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Diritto all'informazione ambientale
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La Corte costituzionale promuove la legge sarda "salva-coste"
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piano per l'edilizia, dibattito e quadro nazionale
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Usi civici in Sardegna
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testamento biologico - appello dei cittadini!
Italia in crisi, in crisi profonda
morire di lavoro, alla Saras
Iran, popolo in rivolta
denuncia chi ti perseguita, no allo stalking!

Diritti civili a rischio: l'erosione della democrazia e dello Stato di diritto

provvedimenti di emergenza e democrazia erosa in maniera strisciante
premier legibus solutus
a chi servono i soldati nelle strade ?
appello in difesa della Costituzione
la legge non è più uguale per tutti
firma contro la legge Alfano !
"anni di piombo", amnistia e "piano di rinascita democratica"
i diritti diventano "virtuali"...
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ronde di "benpensanti" nelle strade
la legge ritorna ad essere un po' più uguale per tutti
libertà di stampa sempre minore

Cagliari

Castello, mobilità meccanizzata
Dissalatore alla cagliaritana
Qualità dell'aria
Beppe Grillo non andare all'Anfiteatro romano !!!!!
Anfiteatro romano "legnaia"
Radio Press, notizie e approfondimenti su Kasteddu
Castello, stop mobilità meccanizzata
Elettrosmog
Cagliari, fra le capitali delle tasse
la "storia" di un'importante opera pubblica, il Colle e il Castello di San Michele
rete comunale di rilevamento della qualià dell'aria
S. Elia, Bètile, Campus universitario
metropolitana leggera
il degrado dell'ex Ospedale Marino
una finestrella sulla Cagliari "da bere"...
la prossima "calamità innaturale"?
Cagliari, di ieri e di oggi, nelle immagini e nei video di una Cagliaritana
i cagliaritani pagheranno 37 milioni di euro?
una storia di ordinaria speculazione edilizia (Via Asti)
galateo infantile comunale di Kasteddu
la "legnaia" abusiva che ammorba l'Anfiteatro romano va in TV

La Sardegna ed i fondi comunitari

Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2007)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2008)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2009)

cronache dal Sardistàn

C'è caldo e si vede. Cronache dal Sardistàn.
Sardistàn, paese di bengodi.
Estate cafona in Sardistàn...
Classe dirigente del Sardistàn, oscura regione del Mediterraneo centrale.
Catrame, petroliere e un direttore a scabecciu
I profeti del Sardistàn.
La pennellatrice folle del Sardistàn.
Conillu miao a s'acchittu
Le cornacchie domineranno il mondo, iniziando dal Sardistàn, naturalmente...
Un direttore a scabecciu, l'Anfiteatro romano e gli odiati ambientalisti
Favole giornalistiche del Sardistàn
Soldi facili, ad ogni costo
Scorie radioattive in Sardistàn
Scorie radioattive dalla lontana Ucraina ?
Carta scottex, trasvolatori e post-fascisti in Sardistàn
Buon anno nuovo, caro Sardistàn
Munnezza napulitana in Sardistàn
Munnezza e teppismo
pessimo inizio 2008 nel Sardistàn
Sardistàn indipendente !
Sardistàn, Cagliari e 'a livella...
il nucleare in Sardistàn
cafoni estivi 2008 in Sardistàn a "vele" spiegate !
l'ambasciatore del Sardistàn
ma è questa l'indipendenza ?
W il Sardistàn, oasi ecologica del giardinaggio!
su Magazinu, l'ottimismo al tempo del nuraghe!
una centrale per ogni moro, in Sardistàn
modello siciliano per il Sardistàn?
lotta dura senza esclusione di polpi per l'indipendenza del Sardistan
un direttore cementato nelle sue convinzioni
disoccupati laureati e plurititolati? Prrrr!!!
soldi pubblici a piacimento?

Testi normativi fondamentali

Codice dell'ambiente, decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni
Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni
Testo unico dell'edilizia, D.P.R. n. 380/2001 e successive modifiche ed integrazioni
direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora n. 92/43/CEE
direttiva sulla salvaguardia dell'avifauna selvatica n. 79/409/CEE
V.I.A. e V.A.S. di competenza regionale
normativa nazionale sulla caccia
normativa regionale sarda sulla caccia
legge-quadro nazionale sulle aree protette
legge-quadro regionale sarda sulle aree protette
legge-quadro nazionale sull'elettrosmog
limiti inquinamento elettromagnetico alta frequenza
limiti inquinamento elettromagnetico bassa-media frequenza
normativa sull'informazione ambientale
legge n. 1766/1927 sugli usi civici
regolamento attuativo della legge n. 1766/1927 sugli usi civici
norme regionali in materia di usi civici (l.r. n. 12/1994)
convenzione europea sul paesaggio
legge quadro n. 281/1991 su animali d'affezione e randagismo
norme regionali in materia di randagismo e anagrafe canina (l.r. n. 21/1994)
norme sul "ritorno" del nucleare in Italia

che cosa ne pensate ?

Renato Soru si ricandida. Una novità, ma non tanto una sorpresa.
Chiesa e pedofilia, perchè tanti silenzi ?
I costi della politica e la "rabbia" della gente comune...
Legge statutaria regionale: colpo di sta(tu)to o congiura di palazzo ?
Munnezza napulitana in Sardegna
astensione uguale cambiale in bianco
la mafia alle urne
elezioni politiche e ombrelli...
contributi ecologici, numero chiuso, limiti di permanenza per salvare le spiagge
la "storia" non si cambia, ma è possibile una "memoria" condivisa ?
Tuvixeddu e il "mistero" delle 431 tombe "scomparse"
il Presidente della Regione Renato Soru si è dimesso
Ugo Cappellacci è il nuovo Presidente della Regione autonoma della Sardegna

I buoni esempi di gestione del territorio

Il Parco faunistico del Monte Amiata
Il sistema dei Parchi della Val di Cornia
Riserva WWF di Monte Arcosu
la Rete ecologica regionale
il ritorno del Gipeto
la salvaguardia del Cervo Sardo
un'efficace campagna antincendi
un milione di nuovi alberi, insieme a bambini

I pessimi esempi di gestione del territorio

la diga di Monte Nieddu - Is Canargius
gli approdi turistici del Sinis
il progetto di sistema tramviario di Firenze.
il parco naturale "Molentargius - Saline"
i ruderi della villa romana di S. Andrea
il disastro ambientale dei rifiuti in Campania
speculazione immobiliare sulle dune di Is Arenas
gli Stagni oristanesi e la pesca
il "ripascimento" del Poetto, il dispositivo della sentenza
l'avvelenamento dei Gipeti
la "gestione" del territorio a Capoterra
i "campeggi" abusivi nella baia di Porto Conte

Petizioni

Per un'aria più pulita
Pellicce/Allevamenti in Cina
Contro le mine
Acqua bene comune
Contro la caccia ai delfini
Stronchiamo la pedofilia !
Per la democrazia e i diritti civili in Birmania
No al progetto minerario di Pasqua Lama
Amazzonia, Rio Madeira in pericolo !
cyberaction europea per auto più ecologiche
cyberaction europea per combattere i cambiamenti climatici
Per salvare un pezzo dell'agricoltura sarda !
Per salvare le aree agricole dei parchi lombardi
Stop alle violenze, Tibet libero !
Per la salvaguardia della Valle della Luna !
contro la nuova crisi alimentare determinata da fattori speculativi
stop al "gas flaring" delle multinazionali del petrolio nel Delta del Niger!

Ultimi Commenti

conchidortos.org: Vi segnalo un piccolo reportage sul nostro sito."Una schiera di betili giganteschi, per non usare paragoni volgari, che per una trentina d'anni orneranno lo skyline di campeda dalla catena del Marghine fino alla cosidetta Valle dei Nuraghi, ingravidando il cielo di eliche rotanti.A Bonorva sembra che finalmente abbiamo risolto i problemi con la soprintendenza e ricomposto i dissidi tra favorevoli e contrari, ora tutto il paese partecipa alla nascita di questa Disneyland di mulini bianchi, quanto mai opportuni nella patria dei mugnai e del zichi"segue qui =>> http://www.conchidortos.org/?menu_id=
7&article=1702
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gruppodinterventogiuridico: ci sono anche le nostre e-mail, tante.

da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Un'alluvione di mail per la campagna «Salviamo l'acqua».
Il comitato che martella i parlamentari.

SASSARI. Loro ci sono e non stanno in silenzio. Tutt'altro. Già da un mese martellano i parlamentari con una valanga di mail: al punto che durante l'ultima seduta alla Camera «l'onorevole Gasparri è stato praticamente costretto a dire che il comitato nazionale per l'acqua pubblica contesta duramente la privatizzazione del servizio idrico». Antonio Canu, portavoce del gruppo sassarese, replica a Marco Fumi, il consigliere d'amministrazione di Abbanoa che ha espresso stupore per la mancata levata di scudi. «Fumi non è informato - dice Canu -. Non sa che con la campagna nazionale "Salviamo l'acqua" abbiamo raccolto 52mila firme in un mese. E non sa che decine e decine di comuni ribelli condividono la nostra battaglia». Una lotta diversa rispetto a quella del 2005: «Allora noi non protestavamo contro Abbanoa, la nostra campagna era contro le spa che gestiscono il sistema idrico, che non può diventare un servizio di interesse economico. Ma Abbanoa, spa in house, è il minore dei mali: il pericolo vero è la scalata dei privati. È questo che dobbiamo evitare».
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
«Ma prima c'erano 70 enti con tariffe diverse»
Mannoni difende le scelte: resta la mano pubblica e una gestione più efficiente.

CAGLIARI. Ad Abbanoa sono tranquilli perché c'è la convinzione che il deficit di bilancio della società sia dovuto alla scarsa liquidità ma che sostanzialmente il rosso non è poi così drammatico. La cassa, è vero, è spesso a secco ma anche per la fatica che la società sta facendo nel raggiungere gli utenti in debito (e disavvezzi per decenni al pagamento delle bollette idriche). Alla Regione, poi, c'è la certezza che l'operatività del gestore unico si potrà e si deve migliorare ma certamente non si può rimpiangere «la foresta pietrificata», cioè quella miriade di una settantina di Enti che per troppi lustri hanno governato l'acqua in Sardegna applicando tariffe disparate a seconda dei territori e dei gestori. L'ex assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni che peraltro è stato uno degli artefici della creazione di Abbanoa, è sicuro della bontà di quell'iniziativa: «L'acqua è un bene primario», afferma, «e tale resterà. Abbanoa, poi, aveva come obiettivo quello di proteggere i consumi più bassi e colpire quelli più elevati». E quindi ricordando le polemiche furibonde che ci furono attorno alla privatizzazione, (e che ci sono ora nella stessa misura dopo l'approvazione alla Camera del disegno di legge Salvainfrazioni), Mannoni spiega: «Non esiste la privatizzazione di un bene primario: l'acqua resta pubblica perché gli enti mantengono il capitale ma la gestione è più efficiente e con meno sprechi». In sostanza il servizio doveva essere affidato a un soggetto che potesse garantire le migliori condizioni di efficienza e di costo. La riforma del governo lascia all'isola la possibilità di confermare l'impianto di Abbanoa. Certo la Regione deve prendere in mano la situazione perché l'Autorità d'ambito, l'organismo nato per far rispettare il piano di gestione del servizio idrico integrato, risulta commissariato. Il commissariamento coincise con le ultime elezioni e da allora non è stata messa mano all'Autorità d'ambito, indispensabile, ad esempio, per le tariffe che sono di competenza di quell'organismo. Uno strano destino quello della Sardegna, chiamata a fare da apripista per molti provvedimenti nazionali: lo era stata per il digitale terrestre che solo ora è arrivato nel Centro Italia, con molto disappunto per i disagi che nell'isola sono stati già affrontati, e lo è stata anche per la riforma dei servizi pubblici locali con la privatizzazione dell'acqua.
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Tutti i buchi di Abbanoa: perduta metà dell'acqua ignoto il 15% degli utenti. (Silvia Sanna)


SASSARI. La rete colabrodo perde per strada almeno il 45 per cento dell'acqua. Lungo i 13mila chilometri di tubi e condotte si volatilizza quasi la metà dell'investimento fatto da Abbanoa. Che quell'acqua l'ha acquistata allo stato grezzo dall'Enas, l'ente regionale che gestisce dighe e invasi. Da lì il primo passaggio nei potabilizzatori, dove viene depurata, poi l'immissione in una rete di distribuzione decisamente malconcia. Le perdite sono a carico di Abbanoa, che paga lo scotto anche per la bassa densità di popolazione in parecchie fette di territorio, dove l'acqua, invece che sgorgare dai rubinetti nelle case, va a dissetare i campi.
La spa è nata con un handicap difficile da superare. Una eredità pesantissima e sottovalutata dall'Ato (l'ambito unico territoriale) quando nel 2002 preparò il piano industriale. Nella radiografia delle spese e delle entrate, il 45 per cento delle perdite non venne preso in considerazione. Oggi, per evitare gli sprechi sfrenati e iniziare a fare quadrare i conti, serve un investimento che sfiora i 500 milioni di euro. Dei fondi Por (350 milioni) messi a disposizione dalla Comunità Europea e vincolati al rifacimento delle reti e degli impianti, si parlava già nel 2004: con cadenza annuale l'Ato avrebbe dovuto programmare gli interventi per ricevere le somme di volta in volta necessarie. Il ritardo nella programmazione è spaventoso. Al momento Abbanoa ha messo in cantiere 191 interventi, tra collettori, reti fognarie, reti idriche, acquedotti e potabilizzatori, per una spesa complessiva di circa 481 milioni di euro. Di questi, 311 milioni sono destinati ai primi 124 interventi, che secondo i piani potrebbero essere appaltati entro il primo semestre del 2010. Gli altri 167 milioni copriranno i rimanenti 67 interventi, per i quali l'appalto non è previsto prima della fine del 2010.
Una grossa fetta della torta sarà riservata ai depuratori. Oltre il 30 per cento di quelli attuali, in totale 364, avrebbe bisogno di una massiccia messa a punto: moltissimi quelli inadeguati, frutto di grossolani errori progettuali. Il dito è puntato contro le scelte compiute dai Comuni. Prima della nascita di Abbanoa erano almeno un centinaio quelli che gestivano il servizio idrico in totale autonomia. E spesso, nella fretta di perdere i fondi, finivano per mettere in cantiere opere concepite male e fuori norma. In molti casi anche inutili doppioni, costruiti a una manciata di chilometri l'uno dall'altro, ognuno chiamato a servire un piccolo spicchio di territorio. Sino a quando la rete colabrodo non sarà sostituita da un sistema efficiente (in grado di contenere le perdite entro la soglia accettabile del 20 per cento), Abbanoa non potrà uscire dal passivo cronico. Anche perchè alle perdite cosiddette fisiche, si sommano quelle amministrative: c'è un 15 per cento di utenti che utilizza regolamente l'acqua ma non sborsa neppure un euro. Sono i consumatori fantasma, quelli non segnalati nelle liste anagrafiche passate ad Abbanoa dai comuni. Che, di fronte alla richiesta di elenchi aggiornati, in parecchi casi tergiversarono: quasi tutti consegnarono le liste solo alla fine del 2006. Il ritardo ebbe una conseguenza pesante per i conti di Abbanoa: le prime bollette furono emesse solo nel 2007, il mancato introito portò a una esposizione bancaria che nel primo anno di attività della spa sfiorò i 70 milioni di euro, a fronte dei 10 previsti dal piano d'ambito. Nel 2009 l'indebitamento bancario supera i 200 milioni di euro e le perdite raggiungono il 60 per cento. Per controbilanciare lo squilibrio, Abbanoa può fare affidamento solo sulla tariffazione, nella quale però le perdite non incidono. Dispersione dell'acqua ed esercito di furbetti non possono infatti intaccare le tasche degli utenti: i clienti pagano solo l'acqua che arriva nel contatore della loro abitazione o attività commerciale. Se Abbanoa dovesse chiudere bottega e lasciare posto a un gestore privato, le cose potrebbero cambiare. In attesa di poter contare su reti di distribuzione e impianti efficienti, il nuovo padrone potrebbe decidere di fare quadrare i conti chiamando in causa i cittadini. Che attualmente rispondono solo per le perdite a valle del loro contatore. Se l'autoclave gira male, se nel pompaggio verso gli appartamenti il meccanismo si inceppa, Abbanoa presenta il conto in bolletta. E nella maggior parte dei casi (come dimostra la valanga di ricorsi) si fa fatica ad accettare che la colpa non sia del gestore: un ente poco amato, che arranca tra difficoltà e disservizi e fa fatica ad acquistare autorevolezza.
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gruppodinterventogiuridico: A.G.I., 20 novembre 2009
ACQUA: SCILIPOTI (IDV), FAREMO REFERENDUM ABROGATIVO.
Roma, 20 nov - "La decisione da parte della maggioranza e' stata ormai presa, approvare la privatizzazione dell'acqua senza alcuna possibilita' di discussione". Cosi' l'On.
Scilipoti in merito all'approvazione, da parte del Governo, del decreto Ronchi. "Nasce spontanea una riflessione: prima di parlare di acqua si deve capire quello che si sta delineando in Italia e nel Mondo. All'interno della societa' civile - dice Scilipoti - convivono due grossi blocchi in contrasto; il primo quello piu' forte, parla di produttivita', di profitto e di ritorno economico, l'altro molto piu' debole, non ha la forza di farsi sentire, soprattutto perche' non e' ben rappresentato da quei politici che dovrebbero dargli voce. Alla luce di tutto cio' ritengo inconcepibile parlare di acqua come bene pubblico ed al contempo di gestione privata della stessa. Il gruppo Italia dei Valori ha valutato come unica possibilita' rimasta - conclude Scilipoti - quella di organizzare un referendum abrogativo, con il maggior numero di convergenze possibili, per una battaglia di democrazia e di giustizia sociale a favore dei cittadini".
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Libri&Pubblicazioni

Per approfondire alcune tematiche ambientali, le nostre pubblicazioni:
- AA.VV., "Argomenti di diritto ambientale", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2007;
- AA.VV., "Indagine di ricerca per l'istituzione dell'Agenzia per la
salvaguardia delle coste della Sardegna
", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2006;
- AA.VV., Atti del convegno "Codice dei beni culturali e del paesaggio, pianificazione territoriale e nuovi condoni", Magistratura
Democratica, Gruppo d'Intervento Giuridico e Giuristi Democratici,
Cagliari, 2005;
- AA.VV., Atti del convegno "Il Testo unico dell'edilizia e le normative di tutela ambientale", Magistratura Democratica e
Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2004;
- AA.VV., Atti del convegno "Valutazione di impatto ambientale, attività mineraria e di cava: problemi e prospettive", Associazione
Nazionale Magistrati e Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2003.
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Alleanza per la monnezza.

postato da Gianluca di Feo [23/01/2008 17:10]

 

 

 

La saga politica della monnezza campana.  Spese e sprechi.  Un interessante inchiesta de L'Espresso, con un solo appunto: in realtà qualche condanna c'è stata.

Gruppo d'Intervento Giuridico

 

da L'Espresso, 17 gennaio 2008

La grande alleanza rifiuti.     Da Forza Italia ai Ds. Passando anche per Udeur e An. Così il business della spazzatura ha coinvolto le forze politiche. Tra appalti milionari e posti di lavoro.   Gianluca Di Feo

 

Provate ad immaginare l'autista di un camion della spazzatura con un super-minimo di 1.500 euro in busta paga: sì, tutti i mesi l'extra garantito che gonfia lo stipendio, come si concede in genere ai top manager delle aziende private. Nell'esercito di netturbini che negli ultimi quindici anni è prosperato in Campania si può trovare persino il super-minimo che trasforma il dipendente comunale in un privilegiato di lusso, mentre tutto intorno lievitano montagne di rifiuti. È un episodio che non sorprende. La Commissione parlamentare d'inchiesta ritiene che per l'immondizia di ogni cittadino campano ogni anno si spendano 134,79 euro: di questi, ben 60 finiscono nelle paghe di spazzini e autisti. Moltiplicateli per 5.790.000 abitanti della Regione e avrete un'idea dello spreco: 350 milioni di euro ogni anno solo per mantenere chi dovrebbe fare pulizia, creando un enorme serbatoio di consenso sociale. Prosperato grazie all'interesse di camorra e partiti, i lanzichenecchi del sacco di Napoli.     Se si vuole tentare di capire l'emergenza perenne che domina la Campania dei cassonetti, bisogna immaginare un'enorme clessidra. In alto c'è il Commissariato di governo, che gestisce i megafondi per porre riparo alla situazione. In mezzo, come la strettoia, c'è la Fibe: l'azienda della famiglia Romiti che avrebbe dovuto trasformare i rifiuti in energia. Ma in realtà come la sabbia della clessidra i finanziamenti piovono soprattutto in basso, arricchendo gli enti locali riuniti nei consorzi che inghiottono fino a 600 milioni l'anno. Soldi che spariscono lì. E non è che quando la sabbia finisce, lo Stato capovolge la clessidra e costringe gli enti locali a trovare la soluzione. No. Finora dal 1994 si è andati avanti di crisi in crisi, per poi sotterrare montagne di scorie e di denaro. Quanto? Cifre astronomiche, che sfuggono a ogni contabilità: si parla di otto miliardi. Tutti sprecati. Perché ora Gianni De Gennaro dovrà ricominciare da zero. Un disastro. Per il quale finora nessuno ha pagato: nessuna condanna penale, civile o erariale. Nessuna responsabilità politica. Possibile che non ci siano colpevoli?

Sacchetti azzurri. Antonio Bassolino apre lo scaricabarile: tutti i governi, nazionali o campani, di destra o di sinistra hanno fallito. Ma se quasi tutti i partiti, a Roma o a Napoli, hanno trovato un modo per sfruttare la crisi, ci sono alcuni leader e alcune formazioni che difficilmente possono dirsi estranee. Per parole, opere e omissioni. E per riuscire ad arrivare a qualche conclusione conviene partire dal fondo della clessidra, da quella rete di consorzi comunali che raccolgono la spazzatura e gestiscono discariche, elargendo assunzioni e commesse. Un giacimento in cui Forza Italia ha pescato a man bassa. L'unico presidente di consorzio finito in manette è Giuseppe Valente, ex numero uno del partito a Mondragone, che ha dichiarato di avere assunto l'incarico su designazione del coordinatore regionale, l'onorevole Antonio Cosentino. I verbali della procura antimafia lo descrivono mentre crea appalti "tagliati su misura" in cambio di mazzette. E poi accompagna gli imprenditori ad incontrare boss al soggiorno obbligato per discutere la quota assegnata alla camorra. Ma al partito di Silvio Berlusconi facevano riferimento due protagonisti del business dei rifiuti, che si sono riciclati più in fretta delle ecoballe.

Il riciclato di Mastella. Il più pesante è Nicola Ferraro da Casal di Principe: tessera azzurra e parentele così ingombranti da fargli negare il certificato antimafia, con la sua azienda EcoCampania ha macinato per anni appalti in quei comuni casertani diventati il regno dei padrini casalesi. Un'inchiesta celebre, citata poi in libri e atti parlamentari, indicava una delle gare vinte dall'EcoCampania come modello del potere di controllo dei casalesi. Ma Ferraro non ha mai ricevuto contestazioni penali. Dopo una lite proprio con Valente ha stracciato la tessera di Forza Italia e ceduto ogni ruolo nell'azienda dei rifiuti. Per dedicarsi alla politica a tempo pieno. Clemente Mastella lo ha accolto a braccia aperte nell'Udeur, nominandolo segretario provinciale a Caserta: non è arrivato in Senato per pochi voti, ma si è insediato nel consiglio regionale dove presiede la commissione sicurezza. Al ministro poco importa di quel certificato antimafia negato e dei familiari condannati. "Lui ha sempre smentito", ha dichiarato il Guardasigilli a 'L'espresso': "Un conto è il dato provato. Un conto è che ti affibbiano delle cose di cui tu non sei responsabile".

La Quercia tra i rifiuti. Sotto il Campanile dell'Udeur negli ultimi mesi ha trovato rifugio un altro protagonista delle inchieste giudiziarie: Angelo Brancaccio, fino a un anno fa uomo forte dei ds nel casertano che ha cambiato partito dopo il recente arresto. Sindaco, consigliere regionale e candidato al Senato per la Quercia. Il suo slogan? 'La politica che fa. In Regione con Bassolino più forti'. È stato lui a offrire una tessera diessina ai nuovi signori dei rifiuti, i fratelli Orsi, gli imprenditori emergenti che avevano spodestato Ferraro. Anche gli Orsi originariamente militavano in Forza Italia, ma poi cambiano casacca per conservare gli affari. E nella sezione di Brancaccio una tessera rossa non si negava mai, nemmeno ai familiari dei latitanti. Un copione che in una Campania governata dal centrosinistra non è infrequente. I comuni 'rossi' sciolti per camorra sono almeno una decina. In tutta la regione dal '91 i municipi commissariati per infiltrazioni mafiose sono stati 59: lo scorso anno nel napoletano 83 amministrazioni su 92 erano 'monitorate' dalla prefettura. Perché è partendo dagli enti più piccoli che boss e politici si possono tuffare nella pancia della clessidra, lucrando su quella pioggia di milioni gettati nella monnezza. Lì l'unica raccolta differenziata è quella dei voti e delle mazzette: i primi vanno ai partiti, le seconde soprattutto ai padrini. Una torta così ricca che non conveniva litigare. Tanto che Brancaccio e uno dei leader di Forza Italia, Paolo Romano, propongono una gestione bipartisan: "I rifiuti sono di tutti, un patrimonio comune". Che altro dire?
Alleanza consortile. Alcuni avrebbero trasformato quel patrimonio in potere. Tra loro, secondo la procura antimafia di Napoli, un altro politico nazionale non estraneo all'oro delle discariche: Mario Landolfi, che ha fatto da spalla a Gianfranco Fini nel suo tour sdegnato tra la marea di sacchetti. I magistrati accusano l'ex ministro di An e presidente della Commissione di vigilanza Rai proprio di corruzione, contestandogli le manovre destinate a mantenere il controllo del comune di Mondragone e, tramite quello, di uno dei consorzi più ricchi. Il braccio destro di Landolfi è stato intercettato mentre chiedeva assunzioni di spazzini: "Quello vale cento voti!". Spiega ai giudici uno dei fratelli Orsi: "Circa il 70 per cento delle assunzioni erano inutili ed erano motivate per lo più da ragioni politico-elettorali, richieste da Landolfi, Valente e Cosentino". Ad ogni elezione, netturbini e autisti venivano mobilitati in sostegno del candidato di riferimento. Ma queste manovre, accusano i pm, servivano anche a garantire gli interessi della camorra. Che dal basso cercava di imporre i suoi uomini anche in alto, risalendo fino al vertice della clessidra. Insospettabili per trattare direttamente con la Fibe dei Romiti. O per arrivare addirittura nella stanza dei bottoni del Commissario per l'emergenza. È l'operazione che riesce ai fratelli Orsi. Prima passano dall'edilizia ai rifiuti. Poi puntano su un architetto, Claudio De Biasio. Dicono al telefono: "È uno dei nostri. Stiamo facendo di tutto perché venga nominato". E ci riescono. De Biasio si insedia al vertice sotto il prefetto Catenacci, a cui il premier Berlusconi affida la direzione dell'emergenza salvando Bassolino dal naufragio. Poi quando con Prodi arriva Guido Bertolaso, l'architetto viene promosso a numero due. Sta persino per diventare consulente della Commissione parlamentare quando interviene la magistratura che lo arresta proprio per le complicità nella gestione camorristica.
Toghe verdi. Ma il problema è doppio, anzi triplo. Perché la designazione di De Biasio come vice di Bertolaso è stata fatta da Alfonso Pecoraro Scanio. Il ministro dell'Ambiente viene in genere trascinato nel girone dell'immondizia solo per peccati di omissione, come il no alla discarica di Serre o il ritardo biblico per il nulla osta al termovalorizzatore di Santa Maria La Fossa. Certo: anche il suo partito in alcuni comuni campani ha avuto crescite record di voti e tessere, ma nulla sembra chiamarlo in causa direttamente. Possibile che il barone verde si sia fatto trarre in inganno da quello che i pm antimafia considerano un ingranaggio chiave del sistema criminale? Ed ecco che spunta la terza faccia della questione. Perché nell'istruttoria viene inquisito il viceprefetto Raio, capo di gabinetto di Catenacci. E finisce sotto inchiesta un alto magistrato, un paladino della lotta ai crimini ambientali: il procuratore capo di Santa Maria Capua Vetere Donato Ceglie. Raio descrive gli uffici del Commissariato come un 'porto di mare', con i padroncini della monnezza che si sedevano direttamente sulle poltrone degli emissari di governo. Prefetti, magistrati. Insomma lo Stato. E poi i partiti e la camorra. I controllori, i controllati e i delinquenti. Manca nessuno? Le accuse penali restano tutte da provare. Anzi, nel caso del procuratore Ceglie sono già state archiviate dai magistrati di Roma. Che però rilevano come Ceglie avesse assunto un ruolo quasi da consulente del commissariato. E parlano di "accertata familiarità tra il Ceglie e altri soggetti coinvolti... elemento censurabile sotto altri profili ma non rilevante".

El Fibe de oro. Nulla di rilevante. Alla fine gli unici protagonisti sotto processo sono la Fibe e Bassolino. A più di sette anni dalla concessione, che ha affidato tutta la questione campana all'azienda del gruppo Impregilo, allora nelle mani della famiglia Romiti, i risultati sono desolanti. Gli impianti che devono trasformare la spazzatura in combustibile ecologico non hanno mai funzionato. Da mesi - sostiene la Commissione parlamentare - non si riesce nemmeno a fare la manutenzione ordinaria. Ora l'unica strada pare la chiusura, nella speranza di inventare un modo per renderli capaci di funzionare. Il completamento del termovalorizzatore di Acerra slitta di anno in anno: ma senza vero combustibile, rischia solo di diventare un colossale inceneritore con veleni difficili da domare. L'altra centrale, quella di Santa Maria La Fossa, forse non nascerà mai. Lo spreco? Settecento milioni. Il Commissario ha fatto una sua causa civile: vuole un miliardo per il danno di immagine. Impregilo replica: è tutta colpa dei governi e pretende 1.700 milioni dallo Stato. La causa è del 2005: la prima udienza ci sarà il 23 maggio. Chissà se per quella data le strade della Campania saranno tornate pulite.

Emergenza in cifre.

*   360.000 le tonnellate di rifiuti in Campania al 15 gennaio, tra spazzatura nelle strade ed ecoballe non smaltite.
*  7.500 le tonnellate di rifiuti prodotti ogni giorno in Campania (4.200 solo a Napoli).
* 4 discariche da attivare.
* 3 i siti forniti dall'esercito.
*  88.500 le tonnellate di rifiuti da trasferire in altre regioni (Sicilia 1.500, Toscana 4.000, Abruzzo 15.000, Emilia Romagna 5.000, Piemonte 5.000, Sardegna 5.000, Marche 3.000, Puglia 50.000).
*   4.900 le tonnellate di rifiuti trasferiti ogni settimana con 25 treni in Germania (finora erano 12 convogli per circa 2.500 tonnellate).
* 170-220 euro a tonnellata il costo dello smaltimento rifiuti in Germania.
*  290 euro a tonnellata il costo per trasformare i rifiuti in ecoballe e custodirle in Campania.
*   100 euro a tonnellata circa il costo dello smaltimento dei rifiuti in discarica nelle altre regioni.

 

 

(foto da www.ansa.it)