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Diritto all'informazione ambientale
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La Corte costituzionale promuove la legge sarda "salva-coste"
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piano per l'edilizia, dibattito e quadro nazionale
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Usi civici in Sardegna
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testamento biologico - appello dei cittadini!
Italia in crisi, in crisi profonda
morire di lavoro, alla Saras
Iran, popolo in rivolta
denuncia chi ti perseguita, no allo stalking!

Diritti civili a rischio: l'erosione della democrazia e dello Stato di diritto

provvedimenti di emergenza e democrazia erosa in maniera strisciante
premier legibus solutus
a chi servono i soldati nelle strade ?
appello in difesa della Costituzione
la legge non è più uguale per tutti
firma contro la legge Alfano !
"anni di piombo", amnistia e "piano di rinascita democratica"
i diritti diventano "virtuali"...
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ronde di "benpensanti" nelle strade
la legge ritorna ad essere un po' più uguale per tutti
libertà di stampa sempre minore

Cagliari

Castello, mobilità meccanizzata
Dissalatore alla cagliaritana
Qualità dell'aria
Beppe Grillo non andare all'Anfiteatro romano !!!!!
Anfiteatro romano "legnaia"
Radio Press, notizie e approfondimenti su Kasteddu
Castello, stop mobilità meccanizzata
Elettrosmog
Cagliari, fra le capitali delle tasse
la "storia" di un'importante opera pubblica, il Colle e il Castello di San Michele
rete comunale di rilevamento della qualià dell'aria
S. Elia, Bètile, Campus universitario
metropolitana leggera
il degrado dell'ex Ospedale Marino
una finestrella sulla Cagliari "da bere"...
la prossima "calamità innaturale"?
Cagliari, di ieri e di oggi, nelle immagini e nei video di una Cagliaritana
i cagliaritani pagheranno 37 milioni di euro?
una storia di ordinaria speculazione edilizia (Via Asti)
galateo infantile comunale di Kasteddu
la "legnaia" abusiva che ammorba l'Anfiteatro romano va in TV

La Sardegna ed i fondi comunitari

Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2007)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2008)
Sardegna, fondi comunitari, controllo sulla gestione (2009)

cronache dal Sardistàn

C'è caldo e si vede. Cronache dal Sardistàn.
Sardistàn, paese di bengodi.
Estate cafona in Sardistàn...
Classe dirigente del Sardistàn, oscura regione del Mediterraneo centrale.
Catrame, petroliere e un direttore a scabecciu
I profeti del Sardistàn.
La pennellatrice folle del Sardistàn.
Conillu miao a s'acchittu
Le cornacchie domineranno il mondo, iniziando dal Sardistàn, naturalmente...
Un direttore a scabecciu, l'Anfiteatro romano e gli odiati ambientalisti
Favole giornalistiche del Sardistàn
Soldi facili, ad ogni costo
Scorie radioattive in Sardistàn
Scorie radioattive dalla lontana Ucraina ?
Carta scottex, trasvolatori e post-fascisti in Sardistàn
Buon anno nuovo, caro Sardistàn
Munnezza napulitana in Sardistàn
Munnezza e teppismo
pessimo inizio 2008 nel Sardistàn
Sardistàn indipendente !
Sardistàn, Cagliari e 'a livella...
il nucleare in Sardistàn
cafoni estivi 2008 in Sardistàn a "vele" spiegate !
l'ambasciatore del Sardistàn
ma è questa l'indipendenza ?
W il Sardistàn, oasi ecologica del giardinaggio!
su Magazinu, l'ottimismo al tempo del nuraghe!
una centrale per ogni moro, in Sardistàn
modello siciliano per il Sardistàn?
lotta dura senza esclusione di polpi per l'indipendenza del Sardistan
un direttore cementato nelle sue convinzioni
disoccupati laureati e plurititolati? Prrrr!!!
soldi pubblici a piacimento?

Testi normativi fondamentali

Codice dell'ambiente, decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni
Codice dei beni culturali e del paesaggio, decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni
Testo unico dell'edilizia, D.P.R. n. 380/2001 e successive modifiche ed integrazioni
direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora n. 92/43/CEE
direttiva sulla salvaguardia dell'avifauna selvatica n. 79/409/CEE
V.I.A. e V.A.S. di competenza regionale
normativa nazionale sulla caccia
normativa regionale sarda sulla caccia
legge-quadro nazionale sulle aree protette
legge-quadro regionale sarda sulle aree protette
legge-quadro nazionale sull'elettrosmog
limiti inquinamento elettromagnetico alta frequenza
limiti inquinamento elettromagnetico bassa-media frequenza
normativa sull'informazione ambientale
legge n. 1766/1927 sugli usi civici
regolamento attuativo della legge n. 1766/1927 sugli usi civici
norme regionali in materia di usi civici (l.r. n. 12/1994)
convenzione europea sul paesaggio
legge quadro n. 281/1991 su animali d'affezione e randagismo
norme regionali in materia di randagismo e anagrafe canina (l.r. n. 21/1994)
norme sul "ritorno" del nucleare in Italia

che cosa ne pensate ?

Renato Soru si ricandida. Una novità, ma non tanto una sorpresa.
Chiesa e pedofilia, perchè tanti silenzi ?
I costi della politica e la "rabbia" della gente comune...
Legge statutaria regionale: colpo di sta(tu)to o congiura di palazzo ?
Munnezza napulitana in Sardegna
astensione uguale cambiale in bianco
la mafia alle urne
elezioni politiche e ombrelli...
contributi ecologici, numero chiuso, limiti di permanenza per salvare le spiagge
la "storia" non si cambia, ma è possibile una "memoria" condivisa ?
Tuvixeddu e il "mistero" delle 431 tombe "scomparse"
il Presidente della Regione Renato Soru si è dimesso
Ugo Cappellacci è il nuovo Presidente della Regione autonoma della Sardegna

I buoni esempi di gestione del territorio

Il Parco faunistico del Monte Amiata
Il sistema dei Parchi della Val di Cornia
Riserva WWF di Monte Arcosu
la Rete ecologica regionale
il ritorno del Gipeto
la salvaguardia del Cervo Sardo
un'efficace campagna antincendi
un milione di nuovi alberi, insieme a bambini

I pessimi esempi di gestione del territorio

la diga di Monte Nieddu - Is Canargius
gli approdi turistici del Sinis
il progetto di sistema tramviario di Firenze.
il parco naturale "Molentargius - Saline"
i ruderi della villa romana di S. Andrea
il disastro ambientale dei rifiuti in Campania
speculazione immobiliare sulle dune di Is Arenas
gli Stagni oristanesi e la pesca
il "ripascimento" del Poetto, il dispositivo della sentenza
l'avvelenamento dei Gipeti
la "gestione" del territorio a Capoterra
i "campeggi" abusivi nella baia di Porto Conte

Petizioni

Per un'aria più pulita
Pellicce/Allevamenti in Cina
Contro le mine
Acqua bene comune
Contro la caccia ai delfini
Stronchiamo la pedofilia !
Per la democrazia e i diritti civili in Birmania
No al progetto minerario di Pasqua Lama
Amazzonia, Rio Madeira in pericolo !
cyberaction europea per auto più ecologiche
cyberaction europea per combattere i cambiamenti climatici
Per salvare un pezzo dell'agricoltura sarda !
Per salvare le aree agricole dei parchi lombardi
Stop alle violenze, Tibet libero !
Per la salvaguardia della Valle della Luna !
contro la nuova crisi alimentare determinata da fattori speculativi
stop al "gas flaring" delle multinazionali del petrolio nel Delta del Niger!

Ultimi Commenti

conchidortos.org: Vi segnalo un piccolo reportage sul nostro sito."Una schiera di betili giganteschi, per non usare paragoni volgari, che per una trentina d'anni orneranno lo skyline di campeda dalla catena del Marghine fino alla cosidetta Valle dei Nuraghi, ingravidando il cielo di eliche rotanti.A Bonorva sembra che finalmente abbiamo risolto i problemi con la soprintendenza e ricomposto i dissidi tra favorevoli e contrari, ora tutto il paese partecipa alla nascita di questa Disneyland di mulini bianchi, quanto mai opportuni nella patria dei mugnai e del zichi"segue qui =>> http://www.conchidortos.org/?menu_id=
7&article=1702
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gruppodinterventogiuridico: ci sono anche le nostre e-mail, tante.

da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Un'alluvione di mail per la campagna «Salviamo l'acqua».
Il comitato che martella i parlamentari.

SASSARI. Loro ci sono e non stanno in silenzio. Tutt'altro. Già da un mese martellano i parlamentari con una valanga di mail: al punto che durante l'ultima seduta alla Camera «l'onorevole Gasparri è stato praticamente costretto a dire che il comitato nazionale per l'acqua pubblica contesta duramente la privatizzazione del servizio idrico». Antonio Canu, portavoce del gruppo sassarese, replica a Marco Fumi, il consigliere d'amministrazione di Abbanoa che ha espresso stupore per la mancata levata di scudi. «Fumi non è informato - dice Canu -. Non sa che con la campagna nazionale "Salviamo l'acqua" abbiamo raccolto 52mila firme in un mese. E non sa che decine e decine di comuni ribelli condividono la nostra battaglia». Una lotta diversa rispetto a quella del 2005: «Allora noi non protestavamo contro Abbanoa, la nostra campagna era contro le spa che gestiscono il sistema idrico, che non può diventare un servizio di interesse economico. Ma Abbanoa, spa in house, è il minore dei mali: il pericolo vero è la scalata dei privati. È questo che dobbiamo evitare».
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
«Ma prima c'erano 70 enti con tariffe diverse»
Mannoni difende le scelte: resta la mano pubblica e una gestione più efficiente.

CAGLIARI. Ad Abbanoa sono tranquilli perché c'è la convinzione che il deficit di bilancio della società sia dovuto alla scarsa liquidità ma che sostanzialmente il rosso non è poi così drammatico. La cassa, è vero, è spesso a secco ma anche per la fatica che la società sta facendo nel raggiungere gli utenti in debito (e disavvezzi per decenni al pagamento delle bollette idriche). Alla Regione, poi, c'è la certezza che l'operatività del gestore unico si potrà e si deve migliorare ma certamente non si può rimpiangere «la foresta pietrificata», cioè quella miriade di una settantina di Enti che per troppi lustri hanno governato l'acqua in Sardegna applicando tariffe disparate a seconda dei territori e dei gestori. L'ex assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni che peraltro è stato uno degli artefici della creazione di Abbanoa, è sicuro della bontà di quell'iniziativa: «L'acqua è un bene primario», afferma, «e tale resterà. Abbanoa, poi, aveva come obiettivo quello di proteggere i consumi più bassi e colpire quelli più elevati». E quindi ricordando le polemiche furibonde che ci furono attorno alla privatizzazione, (e che ci sono ora nella stessa misura dopo l'approvazione alla Camera del disegno di legge Salvainfrazioni), Mannoni spiega: «Non esiste la privatizzazione di un bene primario: l'acqua resta pubblica perché gli enti mantengono il capitale ma la gestione è più efficiente e con meno sprechi». In sostanza il servizio doveva essere affidato a un soggetto che potesse garantire le migliori condizioni di efficienza e di costo. La riforma del governo lascia all'isola la possibilità di confermare l'impianto di Abbanoa. Certo la Regione deve prendere in mano la situazione perché l'Autorità d'ambito, l'organismo nato per far rispettare il piano di gestione del servizio idrico integrato, risulta commissariato. Il commissariamento coincise con le ultime elezioni e da allora non è stata messa mano all'Autorità d'ambito, indispensabile, ad esempio, per le tariffe che sono di competenza di quell'organismo. Uno strano destino quello della Sardegna, chiamata a fare da apripista per molti provvedimenti nazionali: lo era stata per il digitale terrestre che solo ora è arrivato nel Centro Italia, con molto disappunto per i disagi che nell'isola sono stati già affrontati, e lo è stata anche per la riforma dei servizi pubblici locali con la privatizzazione dell'acqua.
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gruppodinterventogiuridico: da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2009
Tutti i buchi di Abbanoa: perduta metà dell'acqua ignoto il 15% degli utenti. (Silvia Sanna)


SASSARI. La rete colabrodo perde per strada almeno il 45 per cento dell'acqua. Lungo i 13mila chilometri di tubi e condotte si volatilizza quasi la metà dell'investimento fatto da Abbanoa. Che quell'acqua l'ha acquistata allo stato grezzo dall'Enas, l'ente regionale che gestisce dighe e invasi. Da lì il primo passaggio nei potabilizzatori, dove viene depurata, poi l'immissione in una rete di distribuzione decisamente malconcia. Le perdite sono a carico di Abbanoa, che paga lo scotto anche per la bassa densità di popolazione in parecchie fette di territorio, dove l'acqua, invece che sgorgare dai rubinetti nelle case, va a dissetare i campi.
La spa è nata con un handicap difficile da superare. Una eredità pesantissima e sottovalutata dall'Ato (l'ambito unico territoriale) quando nel 2002 preparò il piano industriale. Nella radiografia delle spese e delle entrate, il 45 per cento delle perdite non venne preso in considerazione. Oggi, per evitare gli sprechi sfrenati e iniziare a fare quadrare i conti, serve un investimento che sfiora i 500 milioni di euro. Dei fondi Por (350 milioni) messi a disposizione dalla Comunità Europea e vincolati al rifacimento delle reti e degli impianti, si parlava già nel 2004: con cadenza annuale l'Ato avrebbe dovuto programmare gli interventi per ricevere le somme di volta in volta necessarie. Il ritardo nella programmazione è spaventoso. Al momento Abbanoa ha messo in cantiere 191 interventi, tra collettori, reti fognarie, reti idriche, acquedotti e potabilizzatori, per una spesa complessiva di circa 481 milioni di euro. Di questi, 311 milioni sono destinati ai primi 124 interventi, che secondo i piani potrebbero essere appaltati entro il primo semestre del 2010. Gli altri 167 milioni copriranno i rimanenti 67 interventi, per i quali l'appalto non è previsto prima della fine del 2010.
Una grossa fetta della torta sarà riservata ai depuratori. Oltre il 30 per cento di quelli attuali, in totale 364, avrebbe bisogno di una massiccia messa a punto: moltissimi quelli inadeguati, frutto di grossolani errori progettuali. Il dito è puntato contro le scelte compiute dai Comuni. Prima della nascita di Abbanoa erano almeno un centinaio quelli che gestivano il servizio idrico in totale autonomia. E spesso, nella fretta di perdere i fondi, finivano per mettere in cantiere opere concepite male e fuori norma. In molti casi anche inutili doppioni, costruiti a una manciata di chilometri l'uno dall'altro, ognuno chiamato a servire un piccolo spicchio di territorio. Sino a quando la rete colabrodo non sarà sostituita da un sistema efficiente (in grado di contenere le perdite entro la soglia accettabile del 20 per cento), Abbanoa non potrà uscire dal passivo cronico. Anche perchè alle perdite cosiddette fisiche, si sommano quelle amministrative: c'è un 15 per cento di utenti che utilizza regolamente l'acqua ma non sborsa neppure un euro. Sono i consumatori fantasma, quelli non segnalati nelle liste anagrafiche passate ad Abbanoa dai comuni. Che, di fronte alla richiesta di elenchi aggiornati, in parecchi casi tergiversarono: quasi tutti consegnarono le liste solo alla fine del 2006. Il ritardo ebbe una conseguenza pesante per i conti di Abbanoa: le prime bollette furono emesse solo nel 2007, il mancato introito portò a una esposizione bancaria che nel primo anno di attività della spa sfiorò i 70 milioni di euro, a fronte dei 10 previsti dal piano d'ambito. Nel 2009 l'indebitamento bancario supera i 200 milioni di euro e le perdite raggiungono il 60 per cento. Per controbilanciare lo squilibrio, Abbanoa può fare affidamento solo sulla tariffazione, nella quale però le perdite non incidono. Dispersione dell'acqua ed esercito di furbetti non possono infatti intaccare le tasche degli utenti: i clienti pagano solo l'acqua che arriva nel contatore della loro abitazione o attività commerciale. Se Abbanoa dovesse chiudere bottega e lasciare posto a un gestore privato, le cose potrebbero cambiare. In attesa di poter contare su reti di distribuzione e impianti efficienti, il nuovo padrone potrebbe decidere di fare quadrare i conti chiamando in causa i cittadini. Che attualmente rispondono solo per le perdite a valle del loro contatore. Se l'autoclave gira male, se nel pompaggio verso gli appartamenti il meccanismo si inceppa, Abbanoa presenta il conto in bolletta. E nella maggior parte dei casi (come dimostra la valanga di ricorsi) si fa fatica ad accettare che la colpa non sia del gestore: un ente poco amato, che arranca tra difficoltà e disservizi e fa fatica ad acquistare autorevolezza.
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gruppodinterventogiuridico: A.G.I., 20 novembre 2009
ACQUA: SCILIPOTI (IDV), FAREMO REFERENDUM ABROGATIVO.
Roma, 20 nov - "La decisione da parte della maggioranza e' stata ormai presa, approvare la privatizzazione dell'acqua senza alcuna possibilita' di discussione". Cosi' l'On.
Scilipoti in merito all'approvazione, da parte del Governo, del decreto Ronchi. "Nasce spontanea una riflessione: prima di parlare di acqua si deve capire quello che si sta delineando in Italia e nel Mondo. All'interno della societa' civile - dice Scilipoti - convivono due grossi blocchi in contrasto; il primo quello piu' forte, parla di produttivita', di profitto e di ritorno economico, l'altro molto piu' debole, non ha la forza di farsi sentire, soprattutto perche' non e' ben rappresentato da quei politici che dovrebbero dargli voce. Alla luce di tutto cio' ritengo inconcepibile parlare di acqua come bene pubblico ed al contempo di gestione privata della stessa. Il gruppo Italia dei Valori ha valutato come unica possibilita' rimasta - conclude Scilipoti - quella di organizzare un referendum abrogativo, con il maggior numero di convergenze possibili, per una battaglia di democrazia e di giustizia sociale a favore dei cittadini".
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Libri&Pubblicazioni

Per approfondire alcune tematiche ambientali, le nostre pubblicazioni:
- AA.VV., "Argomenti di diritto ambientale", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2007;
- AA.VV., "Indagine di ricerca per l'istituzione dell'Agenzia per la
salvaguardia delle coste della Sardegna
", Gruppo d'Intervento Giuridico e Amici della Terra, 2006;
- AA.VV., Atti del convegno "Codice dei beni culturali e del paesaggio, pianificazione territoriale e nuovi condoni", Magistratura
Democratica, Gruppo d'Intervento Giuridico e Giuristi Democratici,
Cagliari, 2005;
- AA.VV., Atti del convegno "Il Testo unico dell'edilizia e le normative di tutela ambientale", Magistratura Democratica e
Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2004;
- AA.VV., Atti del convegno "Valutazione di impatto ambientale, attività mineraria e di cava: problemi e prospettive", Associazione
Nazionale Magistrati e Gruppo d'Intervento Giuridico, Cagliari, 2003.
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Antonio Bassolino & Co. si dimettano e se ne vadano a casa.

postato da Stefano Deliperi [15/01/2008 17:48]

 

 

Solidarietà e senso di responsabilità: che cosa aspettano il governatore ed ex commissario straordinario Antonio Bassolino e tutti gli altri responsabili della permanente ed istituzionalizzata "emergenza rifiuti" della Campania a dimettersi ed a ritirarsi a vita privata ?

Gruppo d'Intervento Giuridico

La gestione commissariale dell'emergenza rifiuti e depurazione acque del governatore della Campania e già sindaco di Napoli Antonio Bassolino condannata dalla Corte dei conti con la sentenza Sezione giurisdizionale della Campania n. 4174/2007 del 27 dicembre 2007.  Il governatore della Campania è stato condannato a rifondere 3,2 milioni di euro per danno erariale in favore della Regione Campania + 835,08 euro per spese giudiziali.      La sentenza risulta appellata.

L'intera gestione commissariale dell'emergenza rifiuti e depurazione acque risulta fortemente deficitaria, in particolare proprio in Campania, come chiaramente indicato nella deliberazione della Sezione centrale di controllo della Corte dei conti sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato n. 6 del 14 maggio 2007.  

Una semplice citazione, a puro titolo di esempio: "E' da stigmatizzare l'inerzia commissariale nel non affrontare con forza le cause del mancato decollo della raccolta differenziata, con provvedimenti chiari ed inequivoci nei confronti delle autorità competenti. Così, in generale, non si è proceduto all'incentivazione della raccolta differenziata tramite l'introduzione della tariffa sui rifiuti modulata sulla quantità d'indifferenziato conferito al servizio di raccolta cittadino, né ad iniziative di incentivazione per coloro che attuano la raccolta differenziata, il compostaggio ed il conferimento alle isole ecologiche promosse da Comuni e Province. Ciò, a parte i danni di ordine ambientale evidenti, potrebbe avere provocato anche danni finanziari alle casse pubbliche, derivanti sia dai mancati introiti per la vendita del materiale raccolto in maniera differenziata che dai costi di conferimento dei rifiuti indifferenziati agli impianti di smaltimento.  D'altronde, nelle relazioni consuntive sull'attività svolta dai Commissari alle autorità preposte, non vengono quasi mai affrontati i problemi delle basse percentuali di raccolta differenziata, né aggiornati i relativi dati. Ciò risulta particolarmente sintomatico della scarsa considerazione strategica del problema del decollo della raccolta differenziata da parte delle varie strutture commissariali".

 

da La Repubblica, 14 gennaio 2008

Informazioni utili sull'appalto per lo smaltimento dei rifiuti in Campania.   Giovanni Valentini

È già singolare che una forza politica rappresentata in Parlamento, nelle amministrazioni locali e perfino nel governo nazionale, decida di acquistare una pagina pubblicitaria su un giornale non per diffondere le sue idee o raccogliere voti, ma per difendersi dalle accuse che le vengono rivolte. Lo hanno fatto l'altro ieri i Verdi con un "avviso a pagamento" su Repubblica, per chiarire quali sono le loro "colpe" sull'emergenza rifiuti o meglio quelle che - come si legge nel testo - "in modo disonesto e strumentale, molti cercano di scaricare" su di loro.È un'autodifesa che merita di essere presa in considerazione, almeno da parte di chi vuole capire - al di là delle strumentalizzazioni politiche e mediatiche - chi sono i veri colpevoli di questo disastro ambientale e civile, a cominciare dalle imprese appaltatrici guidate dall'Impregilo che l'hanno determinato.     Premesso che "da 14 anni la legge attribuisce al Commissario straordinario tutte le competenze e i poteri per l'emergenza rifiuti in Campania", i Verdi riassumono in otto punti quello che hanno fatto nel frattempo: 1) hanno chiesto più volte di sciogliere una "struttura commissariale inefficace e inadeguata" che fra l'altro ha sperperato due miliardi di euro dei contribuenti; 2) hanno contrastato il "fallimentare" Piano di smaltimento dei rifiuti che ha prodotto cinque milioni di ecoballe; 3) hanno denunciato costantemente il giro del malaffare camorristico e le infiltrazioni delle ecomafie nel traffico dei rifiuti; 4) hanno proposto un moderno modello di gestione dei rifiuti, in linea con le Direttive europee; 5) hanno contributo ad avviare la raccolta differenziata in oltre 150 Comuni della Campania; 6) hanno sostenuto la realizzazione dell'unica discarica controllata e funzionante nella regione, quella di Serre; 7) hanno ottenuto la possibilità di commissariare i Comuni che non effettueranno la raccolta differenziata; 8) e infine, hanno contribuito a fermare il meccanismo perverso del cosiddetto CIP6, oltre 30 miliardi di euro sottratti alle energie rinnovabili e destinati ad alcune potenti lobby industriali.      Le uniche "colpe" che i Verdi sono disposti ad ammettere, dunque, sono da una parte quella di aver detto "no ad affaristi, camorristi ed ecomafie" e, dall'altra, quella di aver detto "sì alla raccolta differenziata e alla salute dei cittadini". E chi è in buona fede, se proprio non vuole rendergliene merito, deve almeno prenderne atto. Il partito del Sole che ride farebbe bene, piuttosto, a riflettere sulla propria immagine, sulla propria credibilità e capacità di comunicazione, per verificare se in qualche caso non ha peccato di estremismo o di massimalismo, compromettendo l'efficacia delle sue iniziative.    Quali sono, allora, i nomi dei veri colpevoli? Lo stesso leader dei Verdi, il ministro dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, nell'intervista rilasciata mercoledì scorso al nostro giornale, ne ha fatto esplicitamente uno: quello di Cesare Romiti. E ha richiamato il "disgraziato appalto alla Fibe del gruppo Impregilo", la società di costruzioni e ingegneria di cui Romiti ha mantenuto il controllo dopo l'uscita dalla Fiat fino al 2005 e la presidenza fino al 2006, che ha prodotto 5 milioni di tonnellate di ecoballe.    Il nome di Cesare Romiti non figura per la verità nella richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura di Napoli per il processo che avrebbe dovuto aprirsi proprio oggi e che è stato rinviato per lo sciopero degli avvocati. Ma in compenso ci sono quelli dei suoi due figli, Pier Giorgio e Paolo, rispettivamente nella qualità di amministratore delegato di Impregilo e di direttore commerciale di Fisia Italimpianti controllata dallo stesso gruppo. Insieme ad altre 26 persone, tra cui spicca il governatore della Campania Antonio Bassolino, sono imputati "in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso" di vari reati come frode, truffa, inadempimento dei contratti d'appalto, stoccaggio illegale di rifiuti e abuso d'ufficio.    Nelle 45 pagine del provvedimento, emesso dopo un'indagine durata cinque anni, c'è la ricostruzione precisa - data per data, cifra per cifra - del "puzzle" che ha originato l'emergenza in Campania da dieci anni a questa parte. E sebbene molti reati rischino di cadere in prescrizione, questo sarà comunque il primo processo sui rifiuti contro le imprese e i rappresentanti della Pubblica amministrazione, nel quale anche il Wwf si costituirà parte civile. Paradossalmente, oltre alla presidenza del Consiglio dei ministri e alla Protezione civile, nel lungo elenco delle parti offese compaiono la stessa Regione, tutte le Province e i Comuni della Campania.    A dare il via al grande scandalo della spazzatura è un'ordinanza commissariale del 12 giugno 1998, con cui furono indette le gare d'appalto per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. A seguito dell'aggiudicazione all'Impregilo e alle aziende controllate, i contratti vengono stipulati il 7 giugno 2000 e il 5 settembre 2001. Prevedono l'obbligo di costruire sette impianti di produzione di cdr (combustibile derivato da rifiuti); di edificare due termovalorizzatori e di gestirli secondo le prescrizioni della normativa di settore.     Ebbene, in base all'accusa della Procura napoletana, gli imputati hanno presentato progetti difformi dagli atti di gara o hanno realizzato impianti difformi dai progetti approvati, in violazione degli obblighi contrattuali. L'Impregilo dei fratelli Romiti e le altre società del gruppo hanno prodotto cdr di qualità diversa da quella concordata, con un potere calorifico inferiore e un'umidità superiore al 25%, ma soprattutto con valori di piombo, cromo, arsenico e cloro ben oltre i limiti previsti. Il compost non risultava idoneo a essere utilizzato per recuperi ambientali. In numerose circostanze le ditte appaltatrici "hanno rifiutato o fortemente ritardato il conferimento dei rifiuti solidi urbani con i camion delle aziende di raccolta", costringendo così il Commissario straordinario e i sindaci a disporre l'imballaggio della spazzatura e il trasporto in altre regioni italiane o all'estero. Spesso sia i trasporti sia la gestione delle discariche sono stati subappaltati, con il rischio di alimentare le infiltrazioni camorristiche. E infine, la grande balla delle ecoballe: in attesa di realizzare i termovalorizzatori, non è stato effettuato il recupero energetico dalle balle di cdr.     Quanto al Commissario Antonio Bassolino, al vicecommissario Raffaele Vanoli e al subcommissario Giulio Facchi, la loro colpa in sostanza è quella di non aver impedito che tutto ciò accadesse nell'esercizio delle loro funzioni. Nel provvedimento della magistratura, si cita un fitto elenco di ordinanze con cui gli amministratori pubblici hanno consentito la violazione degli obblighi contrattuali e la pratica dei subappalti. O comunque, non le hanno contestate e denunciate.      È per tutte queste ragioni che Raffaele Raimondi, presidente emerito della Corte di Cassazione, in qualità di magistrato e di presidente del Comitato giuridico per la difesa dell'Ambiente, ha presentato recentemente un ricorso contro l'Impregilo alla Corte europea per disastro ambientale. L'accusa, com'è già accaduto nei casi di Marghera e di Severo, è di aver attentato alla salute dei cittadini. E il reato in questione è ancora più grave di quelli contestati dalla Procura di Napoli, tanto da superare anche i rischi di prescrizione e i termini di indulto.

da Il Manifesto, 6 gennaio 2008

Tutto si spiega: è un Mistero napoletano.

 

Ho ricevuto nei mesi scorsi diverse sollecitazioni a intervenire sulla questione dei rifiuti a Napoli e in Campania. Ho sistematicamente declinato l'invito per il fatto di non riuscire a capire cosa succedesse esattamente. Come mai le autorità locali (responsabili dei governi regionale, provinciale e comunale) non sono mai stati seriamente contestati (fino a ieri) dalla popolazione per la loro incapacità o mancanza di volontà di affrontare il problema? I risultati elettorali delle ultime elezioni hanno premiato alla grande Antonio Bassolino e Rosa Iervolino per loro indubbi meriti, ma nonostante la assoluta inanizione rispetto alla questione dei rifiuti. E ancora non trovo una riposta. O, forse, la risposta sta proprio nella confusione, nel fatto che i diretti interessati concorrono a rendere la situazione poco chiara.   Non parliamo poi degli opinionisti: Dio ce ne scampi. Chi rivela al Tg1 che le responsabilità vanno individuate nelle regioni del Nord che si accordano con la camorra per portare a Napoli e in Campania i rifiuti tossici. Chi trova la soluzione affidando la gestione di Napoli a governanti stranieri (come un giovane autore intervistato con larghezza da Repubblica). Chi se la prende con la tolleranza dei napoletani. Chi - tanto per cambiare - richiede l'intervento dell'esercito.   Sulla prima spiegazione - nota da una decina di anni grazie al lavoro dei magistrati - c'è da obiettare che ciò non riguarda le cento mila tonnellate di rifiuti da smaltire ora. Il fatto stato è terribile e bisogna ancora indagare sul fenomeno e soprattutto sui suoi potenziali effetti. Ma c'entra poco o niente con le montagne di rifiuti, certo schifose, ma meno pericolose e certamente evidenti e alla luce del sole. Segue il solito gusto napoletano per l'autodenigrazione collettiva che non porta da alcuna parte. C'è poi sempre la trovata dell'esercito, sistematicamente ricorrente quando ci sono guai a Napoli, invocata questa volta non a caso anche dalla Lega.   Il grande protagonista nelle spiegazioni è la Camorra. Tutti sanno e dicono che è colpa della camorra: dalla casalinga di Voghera a Bassolino. Questa è la spiegazione vincente. Peccato che non sia una spiegazione. La camorra - ovviamente - c'è e fa affari. E c'era anche quando insieme ai politici tangentisti lucrava sulle discariche (tanto a chilo al politico di turno). Ma il riferimento alla camorra finisce per essere generico e mitico. Sarebbe utile capire cosa fa esattamente e quali sono gli intrecci e con quali politici opera e come. Se ne invoca invece il ruolo per spiegare sia la gestione dei rifiuti che le rivolte. Nel vederla dappertutto si finisce per non vederla dov'è.  Tra l'altro la spiegazione pan-camorrista fa assolutamente comodo ai politici perché così non devono spiegare la loro incapacità o mancanza di volontà. Il governatore Bassolino ha dichiarato di voler restare al suo posto per portare avanti l'impegno nella lotta alla camorra. Viene da chiedersi cosa ha fatto da quando è governatore in materia di rapporto camorra/rifiuti. Sarebbe stato utile per la Regione se avesse condotto anche la lotta contro il ruolo dell'Impregilo (che tanta parte ha nella mancata volontà o possibilità di affrontare la questione dei rifiuti in Campania). E mi chiedo perché non se ne parli quasi mai. Mistero napoletano.   Un altro pezzo di mistero sta nei messaggi che inviano i politici. Le vuote dichiarazioni del ministro Nicolais che, dopo aver cenato con il Presidente della Repubblica a Capri, si dichiara «molto dispiaciuto per la situazione» mi hanno lasciato più stupefatto che indignato. Ma poi ho capito che sono le meno gravi. Ben più preoccupanti mi sembrano le allusioni e i messaggi in codice che si inviano i politici locali (il presidente di questa o quella provincia che si lamenta «per non aver avuto risposta alla sua offerta» per la soluzione del problema) Rosa Iervolino, sindaco di Napoli, poi se la prende con chi ha scelto il sito di Pianura e appoggia i rivoltosi. Certo, si tratta di uno dei posti più belli del paese (il parco degli Astroni) per altro già distrutto dalla speculazione edilizia (con o senza camorra). Anche lei ci poteva pensare prima. Mistero.   Quando poi la televisione - inquadrando Villa Rosbery (la residenza napoletana del Presidente della Repubblica a Posillipo) - fa sapere alla nazione che il Presidente ha preferito stare a Capri a per marcare la distanza da Napoli, ho pensato che si è raggiunto il colmo. E ancora non c'è stata alcuna smentita da parte del Quirinale.   Questa è Napoli. O forse no: forse c'è anche dell'altro. Ma in questo momento il peggio domina. Domina nella realtà e domina anche nell'immaginario. Il successo delle descrizioni orribili di Napoli (piene di creazioni anche immaginifiche, come quelle dei container pieni dei cadaveri sfusi di cinesi) hanno un successo strepitoso. Le specifiche responsabilità vengono annegate nel mare delle spiegazioni antropologiche. E tutto va avanti come prima. Ma questa è un'altra storia, anche se forse vale la pena di ritornarci sopra.   Io resto con le mie domande senza risposta in questo mistero napoletano. Continuo a chiedermi perché non si è dato un calcio a Romiti e all'Impregilo. Non conosco benissimo i fatti. Ma se ho capito, la storia nasce con un presidente fascista della Regione che fa un accordo capestro e poco credibile con Romiti (Impregilo) - ne accenna l'intervista di Ganapini sul Manifesto di Venerdì. Poi arriva il grande governatore democratico e ci resta intrappolato. Perché non si è denunciato l'accordo, mobilitando la gente, perché non si è fatto chiarezza subito sulla questione di Acerra? Mistero. Altro mistero è la mancata scelta dei comuni di procedere effettivamente alla raccolta differenziata. Andava fatta e si poteva fare comunque e in ogni caso. E' stata la camorra a impedire a Rosa Iervolino, sindaco di Napoli, di far funzionare effettivamente la raccolta differenziata a Napoli? O c'è dell'altro? Mistero napoletano anche qui. E perché non è stata fatta - che so - a San Giorgio a Cremano che ha la palma della invasione della spazzatura? Anche qui è stata la Camorra a ordinarlo? Non lo escludo, ma sarei curioso di sapere come ha fatto, con chi si è accordata. Per ora è un mistero.   C'è invece un fatto per nulla misterioso che riguarda una errore politico gravissimo, che si aggiunge a quello della mancata pratica della raccolta differenziata, esso riguarda l'assenza di partecipazione democratica. Fin dai tempi del regalo a Romiti si poteva stabilire (oltre che forme diverse di uso) un rapporto diverso con la popolazione contrattando qualità, dimensioni e ruolo dell'impianto. E ad Acerra, come in ogni altro luogo, distruzione o deposito della spazzatura (per l'emergenza ma soprattutto per la prospettiva di stoccaggio e distruzione di spazzatura meno pericolosa) andavano, e vanno, offerte contropartite per la popolazione, da negoziare e discutere con essa.   Speriamo che tutto il pandemonio di questi giorni porti almeno a questo esito.

 

 

da http://www.eddyburg.it/, 4 gennaio 2008

Privatizzare i rifiuti è sbagliato.

Ho chiesto ad Antonio di Gennaro quali sono le ragioni per cui la Campania è immersa nel dramma dei rifiuti. Me lo ha spiegato come nessun giornale lo aveva fatto, almeno fino al 29 giugno 2004

 

Prima il Maggio dei monumenti, con le televisioni e la stampa internazionale che rimandano a scala planetaria l'immagine di Napoli umiliata dai rifiuti; ora la protesta degli abitanti di Montecorvino che per alcuni giorni ha tagliato in due la nazione. Perché tanti problemi in Campania, nonostante una gestione commissariale dei rifiuti che dura da più di dieci anni?   Secondo Donato Ceglie, il magistrato che da anni si occupa di crimini ambientali nell'area casertana, il commissariamento di lungo corso in Campania non solo dei rifiuti, ma anche di settori cruciali quali le cave, le acque e il dissesto idrogeologico, deve essere considerato come una vera e propria riforma istituzionale strisciante, non dichiarata, che ha esautorato l'amministrazione ordinaria di ogni voce in capitolo e potere di controllo, allontanando in molti casi la soluzione dei problemi, anziché facilitarla.   Ad ogni modo, le premesse dell'attuale crisi dei rifiuti vanno ricercate nella scelta della giunta regionale Rastrelli, che ha preceduto quella attuale presieduta da Antonio Bassolino, di privatizzare l'intero ciclo regionale dei rifiuti con il meccanismo della finanza di progetto, sulla base di un capitolato che demandava alla progettualità privata ogni aspetto, compreso il dimensionamento e la localizzazione degli impianti di trattamento e termodistruzione. Il progetto prescelto prevedeva la realizzazione nella piana campana di due mega inceneritori, di cui uno proprio nel bel mezzo degli orti di Acerra, una delle pianure più fertili del globo terracqueo.  Il resto è storia nota. Ad Acerra si organizzano prontamente i comitati di protesta, con i blocchi, i picchetti e le processioni, che hanno sino ad ora impedito l'avvio dei lavori di costruzione. Nel frattempo la raccolta differenziata, senza la quale i termodistruttori non potrebbero nemmeno funzionare, non decolla come dovrebbe. I privati, in project financing, continuano ad imballare spazzatura, con i siti di trattamento che si saturano progressivamente di "ecoballe". Sino al punto che, anche nell'ipotesi che il termodistruttore per miracolo entrasse in funzione domattina, occorrerebbero oltre 40 anni per bruciarle tutte. Intanto, con annunci solenni, vengono chiuse, una dopo l'altra, tutte le grandi discariche regionali che, come dimostrato dalle indagini di Donato Ceglie, hanno funzionato per vent'anni come pattumiera d'Italia e d'Europa, alimentando un lucrosissimo traffico di rifiuti di ogni tipo gestito da un comitato d'affari comprendente la camorra, la massoneria deviata, imprenditori locali. Grandi discariche, proprio come quella di Parapoti, che il super commissario Catenacci è costretto ora temporaneamente a riaprire, nell'impossibilità di trasferire in altre regioni o sui treni per la Germania, per intero, le 7.500 tonnellate di rifiuti che le città campane quotidianamente producono.    Insomma, l'esperimento campano dimostra una volta per tutte come problemi socialmente ed ambientalmente complessi, quale quello dei rifiuti, siano difficilmente gestibili con il solo ricorso a metodi privatistici, quale è quello della finanza di progetto. Questo perché ci sono aspetti critici, legati alla localizzazione degli impianti, alla perequazione territoriale dei costi e dei benefici, alla costruzione di un consapevole consenso, al controllo dell'efficienza dei processi di trattamento ed al monitoraggio della qualità dell'ambiente, che non possono essere esclusivamente demandati all'azione privata.   In questa vicenda, l'errore di Bassolino è stato quello di non poter (o, peggio, di non voler) rinegoziare il contratto con la società aggiudicataria, ristabilendo le prerogative dei pubblici poteri, quando ormai era chiaro che la strada prescelta non portava da nessuna parte.   Ad ogni modo, c'è un'altra considerazione da fare: al di là degli aspetti settoriali e di processo, l'emergenza rifiuti rappresenta una delle manifestazioni dello squilibrio patologico che affligge il territorio campano. L'epicentro della crisi - la provincia di Napoli e la Terra di Lavoro - rappresenta circa il 12% del territorio campano, ma ospita più di tre quinti della popolazione regionale complessiva. E' il territorio della Campania Felix, mortificato da cinquant'anni di sviluppo dissennato. Dalla fine degli anni '50 ad oggi una irrefrenabile spinta speculativa ha quintuplicato le aree urbane, nonostante l'incremento demografico sia stato inferiore al 25%. Il territorio rurale si è così progressivamente trasformato, in assenza di un minimo di pianificazione, in una sorta di terra di nessuno, non più campagna ma non ancora città. Uno spazio ritenuto erroneamente privo di valori ambientali, sociali e produttivi intrinseci: una discarica urbanistica all'interno della quale si è inteso via via localizzare le attività che la città respinge, di natura sia legale che illecita. Attività il più delle volte incompatibili con l'utilizzo agricolo, perché capaci di degradare irreversibilmente la salubrità e l'integrità delle risorse ambientali, portando inaccettabili minacce alla salute degli abitanti, come testimoniano le impressionanti statistiche sull'anomala incidenza di malattie tumorali in alcune aree del casertano.   E' in questi territori che ora la gestione commissariale intende far atterrare i pur necessari inceneritori, le discariche, gli impianti di trattamento.   Senza pensare che, in contesti così martoriati, è solo all'interno di un progetto credibile di riequilibrio e recupero del territorio, dei suoi valori e delle sue qualità, che la pubblica amministrazione può richiedere alle comunità locali l'accettazione responsabile di eventuali, ulteriori sacrifici necessari per il superamento delle condizioni di emergenza.   Altro che project financing. La parola giusta era pianificazione.

  

da L'Espresso, 5 settembre 2007

Ragnatela Bassolino. La rete di potere del governatore
di Emiliano Fittipaldi

 

Per Napoli il governatore non ha fatto niente. Invece ad Afragola, sopra i suoi terreni, ha fatto costruire l'Ikea, Leroy Marlin e la stazione dell'Alta velocità. Pazzesco. E la sa una cosa che mi ha detto un amico fidatissimo? Il sindaco si prende i quadri dei musei e se li appende in salotto, a Posillipo. E un altro mi ha giurato che la moglie è proprietaria della Gestline e degli autobus rossi che portano in giro i turisti. Uno schifo...     Il tassista è un fiume in piena, ed è infuriato nero. Colpa forse del caldo e degli affari che vanno male: in città gli alberghi sono mezzi vuoti, le prime stime parlano di una flessione dei turisti del 20-30 per cento.  Così il tassista Giuseppe fa in cinque minuti... la summa completa delle leggende metropolitane che da qualche mese circolano su Antonio Bassolino, sessant'anni appena compiuti, due volte sindaco, già ministro del Lavoro e dal 2000 governatore della Campania. Dicerie senza alcun riscontro ma che, più dell'inchiesta sulla monnezza, rischiano di distruggere un politico che sull'immagine e sulla comunicazione ha sempre puntato moltissimo. Magistrati in azione, rancore degli elettori, fallimento di un'esperienza amministrativa iniziata nel 1993: intellettuali e giornalisti ammettono che il clima che si respira in città è quello del pre-Tangentopoli. Al tempo fu travolta la rete dei Gava, dei Cirino Pomicino, dei De Lorenzo. Oggi, sperano gli avversari, potrebbe essere il turno del tentacolare sistema di potere messo in piedi da quello che lo storico Paolo Macrì definisce "l'uomo più potente in Campania dal dopoguerra in poi". Anche se il regno di Bassolino sembra sulla via del tramonto, in città nessuno si schiera. Politici ed élite stanno in silenzio, in attesa degli eventi. La richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Napoli è stato un colpo durissimo, ma le accuse di truffa aggravata e frode che il governatore avrebbe commesso in qualità di commissario per l'emergenza rifiuti per ora hanno fatto meno danni del previsto. Don Antonio ha collezionato solo attestati di stima. Da Fassino a D'Alema, da Rosy Bindi a Veltroni, dal cardinale Crescenzio Sepe fino ad alcuni esponenti dell'opposizione. Prima di attaccare o' Presidente, infatti, ci si pensa due volte. In tre lustri Bassolino ha messo in piedi un sistema di relazioni istituzionali ed economiche che abbraccia tutti i settori della vita pubblica: dai politici ai professionisti, dagli intellettuali ai giornalisti, dagli imprenditori ai sindacati. Nessuno, a Roma come in Campania, vuole mettersi contro chi ha in mano milioni di voti. "Bassolino è in crisi, ma ha ancora un potere enorme", commenta il filosofo Biagio De Giovanni, ex parlamentare europeo dei ds: "Un'egemonia che si fonda su corporazioni, lobby, complesse articolazioni del consenso. Il suo partito personale gestisce interessi giganteschi. Un simile monstrum non crolla in quattro e quattr'otto. E da garantista, non posso neanche augurarmi che cada sotto i colpi della magistratura".
Il partito del Presidente.  La strategia politica di Bassolino nasce nel 1993, dopo la vittoria su Alessandra Mussolini, ed è figlia di un appartato professore universitario che si è trasformato negli anni in uno degli uomini più influenti di Napoli: Mauro Calise, politologo, non ha (quasi) mai avuto incarichi ufficiali, ma è il consulente più ascoltato dal governatore. Ha un ruolo ombra che ne fa il demiurgo del partito del Presidente: sfruttando i nuovi poteri assegnati al sindaco, Bassolino e Calise tagliano fuori i partiti della maggioranza da ogni decisione reale. Il professore indica gli uomini giusti, arbitra le carriere e consiglia gli assetti delle giunte. La gestione della cosa pubblica è affidata solo a fedelissimi.  Il modello di Calise è mutuato dall'esperienza di Ross Perot, il magnate statunitense candidato alla Casa Bianca: sfruttando il vuoto di potere post-gaviano, la coppia riesce a imporre in città un presidenzialismo all'americana con forti connotati populistici. Vincenzo De Luca, sindaco ulivista di Salerno e da anni in cima
alla lista dei nemici del governatore, ci va giù pesante: "Il risultato è che oggi ci troviamo di fronte a un sistema clientelare di massa. La Regione è gestita come una bottega privata. Non c'è alcuna attività del palazzo che non abbia il marchio della fedeltà, non troverà neanche un usciere che non sia legato alla sua corrente".

La cupola del potere.   Nel 2003 un saggio curato dalla sociologa Enrica Amaturo disegnò per la prima volta una mappa degli uomini che contano sotto il Vesuvio: i bassoliniani la facevano, già allora, da padroni indiscussi. Dopo quattro anni 'L'espresso' ha ascoltato opinion maker, politici e osservatori neutrali, tentando di aggiornare la piramide, inserendo le nomenclature in ascesa e i potenti che agiscono dietro le quinte. La musica non cambia. Tutto ruota ancora intorno al governatore. "Chi critica Bassolino viene sistematicamente messo da parte", ragiona De Giovanni: "Il potere deve invece accettare il dissenso costruttivo, altrimenti rischia l'entropia. Non è un caso che la classe dirigente di cui si è circondato sia così mediocre". Il vicerè ha sempre fatto spallucce e aperto la stanza dei bottoni solo agli amici.  Oggi i suoi uomini-chiave sono Andrea Cozzolino, assessore regionale alle Attività produttive; Ennio Cascetta, ras dei Trasporti che zitto zitto si sta costruendo un enorme potere personale; Teresa Armato, assessore all'Università; Rocco Papa, ex vicesindaco di Rosa Russo Iervolino ("Lei conta pochissimo", dicono gli osservatori più cinici), e infine Annamaria Carloni, senatrice ds, presidente della lobby rosa Emily e moglie dello stesso Bassolino. La Carloni, si legge nell'analisi della Amaturo, ha addirittura più influenza dei partiti dell'Ulivo. Altro personaggio decisivo della rete è Enrico Soprano, avvocato della Napoli bene e superconsulente in varie questioni relative all'amministrazione pubblica, alle Asl e alle discusse società miste controllate dalla Regione. Soprano è a libro paga anche come esperto per la gestione dei rifiuti. "Il suo studio ha svolto un ruolo determinante", chiosa De Luca: "È stato il luogo di compensazione di tutti gli interessi politici ed economici delle élite napoletane". Il settore dell'arte contemporanea, grande pallino del presidente, viene invece delegato a un ex giornalista, Eduardo Cicelyn, oggi direttore del Museo Madre e patron indiscusso - inizialmente sotto la supervisione di Achille Bonito Oliva - di ogni evento culturale in città. Fin dalle prime installazioni in piazza Plebiscito emargina università, accademie e gallerie, snobba le produzioni locali e fa arrivare a Napoli i soliti (questa l'accusa) nomi internazionali. Se il teatro San Carlo va verso il fallimento e il sovrintendente Nicola Spinosa fa miracoli con quattro soldi per difendere i beni culturali della città, Cicelyn sembra invece avere credito illimitato.

Un fiume di denaro.   L'attuale potere di Bassolino si fonda infatti non solo sull'abilità politica e sull'innegabile carisma personale, ma anche sul controllo di enormi somme di denaro. Se la spesa pubblica regionale è ormai arrivata al 19,5 per cento del Pil, i fondi europei nel periodo 2000-2006 superano i 7,7 miliardi di euro. Un fiume di soldi gestito direttamente dall'assessore Cozzolino. Gli aiuti di Bruxelles, a parte gli investimenti nella metropolitana, non vengono destinati a opere strutturali per il rilancio dell'economia, ma polverizzati in migliaia di rivoli che spesso non creano nessun valore aggiunto. Le statistiche sono impietose: nonostante le risorse Ue, la Campania resta tra le regioni più povere d'Europa, il numero degli occupati è fermo al palo (all'inizio del 1994 erano di più), e in dieci anni 250 mila persone sono state costrette a emigrare verso Nord. Per i critici epigoni di Nicola Rossi, l'economista ex ds autore di un saggio sugli sprechi di risorse pubbliche nel Sud, i vari Por, i patti territoriali e i contratti d'area sarebbero usati dalla Regione come 'minicasse del Mezzogiorno', adibite anche al mantenimento dei gruppi economico-politici che portano consenso. La debole industria campana fa parte del gioco, dal momento che sopravvive grazie alle elargizioni di Palazzo Santa Lucia e ai miliardi pubblici della legge 488. Contro il clan Bassolino si è schierato apertamente solo l'ex presidente di viale dell'Astronomia, Antonio D'Amato, mentre i leader degli industriali napoletani (Tommaso Iavarone prima, Giovanni Lettieri poi), hanno preferito mantenere buoni rapporti. Commercianti, artigiani, costruttori e industriali hanno ricevuto sovvenzioni e appalti per milioni, ma senza riuscire a trasformare gli aiuti in crescita: dal 2000 al 2005, secondo Bankitalia, il valore aggiunto delle aziende campane è calato in media del 3,5 per cento l'anno, peggio che in tutto il resto del Mezzogiorno.

I conti non tornano.  Gli indicatori socio-economici non perdonano. Nonostante 15 anni di potere incontrastato, il bilancio dell'amministrazione Bassolino è magrissimo. A parte i cumuli di spazzatura e le faide di camorra che hanno disintegrato il mito del 'Rinascimento napoletano' (quello del recupero del centro storico grazie ai fondi del G7, del restauro dei parchi, del metrò dell'arte omaggiato dal 'Times' e della Città della Scienza), i grandi progetti per lo sviluppo sono rimasti sulla carta. Uniche eccezioni di rilievo il boom del centro orafo Tarì, del Polo della Qualità dedicato alla moda e dell'Interporto di Nola. Troppo poco. L'Italsider ha chiuso battenti nel 1992, gli stabilimenti petrolchimici della Q8 della zona est sono stati smantellati due anni dopo, ma nell'anno di grazia 2007 la riconversione è ancora al punto di partenza.    Per Bagnoli si parla ancora di bonifica dei suoli, e oggi Palazzo San Giacomo sta tentando di traslocare a caro prezzo migliaia di tonnellate di materiale inquinato a Piombino. Sarà colpa anche della burocrazia e della storica assenza della 'cultura del fare', non c'è dubbio. Ma negli ultimi dieci anni, mentre Torino si accaparrava le Olimpiadi e trasformava i vecchi stabilimenti Fiat in aziende hi-tech, mentre Genova si godeva il nuovo porto e Milano tagliava i nastri della Fiera, Napoli perdeva anche il Banco, la Coppa America, l'Expò sognato da Luigi Nicolais oltre a un milione e mezzo (dato regionale della Svimez) di turisti.
Sanità alla carica.      Nonostante gli insuccessi, Bassolino e Iervolino vincono a man bassa anche le ultime tornate elettorali con percentuali bulgare. L'opposizione della Cdl, per usare parole di De Giovanni, "non esiste, è un buco nero". Alle Comunali il dissenso interno si materializza nella candidatura del maestro di strada Marco Rossi-Doria, ma l'intellighenzia di Chiaia e del Vomero prima lo appoggia, poi lo abbandona al suo destino: dalla lista si ritirano d'improvviso tutti i nomi capaci di attrarre voti. Ai plebisciti che premiano la sindaca e il governatore collabora anche il cittadino più illustre di Nusco, l'intramontabile Ciriaco De Mita, il capo della Margherita con cui il partito del Presidente deve venire a patti nel 2000 per formare la prima giunta regionale. L'alleanza tra Bassolino e De Mita si basa (tuttora) su un patto di lottizzazione con regole ferree: a Bassolino e ai Ds i fondi europei, a De Mita e alla Margherita la grande fabbrica di consenso della Sanità pubblica. Secondo Marco Demarco, direttore del 'Corriere del Mezzogiorno' e autore de 'L'altra metà della storia', saggio sull'epopea del potere a Napoli da Lauro ai giorni nostri, Bassolino all'inizio "tenne duro, cercando di influenzare le nomine attraverso il ds Giuseppe Petrella, che finirà persino in un'inchiesta della magistratura. Ma quando il demitiano Angelo Montemarano conquista la poltrona dell'assessorato regionale, il governatore è costretto alla resa". I vertici della Soresa, la società nata per cartolarizzare l'enorme debito sanitario della Regione, vengono spartiti. A Salerno la difficile ricerca della quadra fa saltare cinque direttori dell'Asl in cinque anni: un record. Alla fine il bottino di De Mita è ricco: con una spesa annua di oltre 9 miliardi di euro, ben il 63 per cento del bilancio regionale, si paga infatti lo stipendio a 65 mila tra medici, infermieri, tecnici e amministrativi e si rimborsano farmacie, cliniche e ambulatori privati. La dimostrazione plastica del votificio-Sanità è data dal trionfo del rampollo di Montemarano, il giovanissimo Emilio, che nel 2006 risulta il consigliere comunale più votato (7.547 preferenze) dopo Silvio Berlusconi.

Uomini d'oro.  Conquistati imprenditori e politici, tocca alla società civile. Oltre all'indiscusso fascino, lo strumento di Bassolino è quello delle commissioni speciali, delle consulenze e delle società miste. Di queste ultime dal 2001 al 2006 ne vengono costituite 33. In tutto sono 37, e contano circa 250 consiglieri di amministrazione e oltre 6 mila dipendenti. "Ce ne è una inventata da Cascetta che ha un solo dipendente e 25 consiglieri", racconta Demarco: "Ma il record di spesa è appannaggio del commissariato sui rifiuti: 500 parcelle per 9 milioni di euro".

Nessuno viene scelto per concorso: architetti, professori, giornalisti, notai, avvocati, ragionieri e ingegneri vengono cooptati nel sistema quasi sempre per chiamata diretta, assicurandosi stipendi d'oro, gettoni di presenza e l'ingresso nella cerchia che conta. La produttività è scarsa: le 21 teste d'uovo del Comitato tecnico scientifico si incontrano raramente, potere decisionale zero. Contemporaneamente, i bassoliniani fondano una lobby, chiamata Diametro, capeggiata da Cascetta, Petrella, l'avvocato ds Vincenzo Siniscalchi, la Armato e Dino Di Palma, un verde che diventerà presidente della Provincia. L'associazione non farà molta strada, ma le richieste di adesione saranno centinaia, perfino da parte di esponenti di Forza Italia.   Perché a Napoli chi non è nelle grazie di Bassolino, è fuori dal sistema. E chi è fuori dal network, conta poco. Non stupisce che a volte si sia sfiorata anche la farsa, andata infine in scena al teatro Mercadante. Dove per non far dispiacere a nessuno vennero piazzati quattro consiglieri artistici, oltre al presidente e al direttore. "Nomi di gran prestigio", narrano gli addetti ai lavori: "Ma per forza di cose nella stesura del cartellone la confusione regnava sovrana. Una Babele".

 

 

(foto  da www.agsalerno.org, da www.ansa.it )