Archivio

Archivio Febbraio 2006

Storie di uomini e di tempi…..


Questa volta non desidero parlarVi di un tratto di costa da salvare, di cacciatori da fermare, né di uno stagno inquinato. Questa volta non c?è una discarica abusiva da denunciare, neppure l?ennesimo scempio di un centro storico o altri sprechi di denaro pubblico. Desidero, invece, segnalarVi una lettura di pura evasione, una cavalcata attraverso la storia di uomini che hanno cercato, pur in frangenti ben più grandi di loro, di rimaner sé stessi e di vivere la loro “piccola” storia. “Storie di uomini e di tempi” è una raccolta di quattro racconti che ho scritto per il semplice piacere di scrivere e di leggere e che ha trovato l?interesse ed il coraggio della Riflessione Editrice nel proporlo al pubblico. “Storie di uomini e di tempi” è presente nelle migliori librerie della Sardegna e delle principali Città italiane e, naturalmente, sul sito web della Riflessione Editrice (www.lariflessione.com). Insieme all?Editore, vorrei consigliarne la lettura perchè leggere un racconto può far nascere un sorriso e suggerire un pensiero, fa bene all?anima, fa viaggiare in tempi e terre lontani…buona lettura…

Stefano Deliperi

(immagine archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Via la "legnaia" dall’Anfiteatro romano !


Il T.A.R. Sardegna il prossimo 23 marzo 2006 esaminerà, in udienza di merito, le ragioni del Soprintendente per i beni archeologici che chiedeva la rimozione dell?allestimento ligneo per gli spettacoli estivi (inizialmente predisposti dall?Ente Lirico di Cagliari) che dal 2000, purtroppo, ricopre l?Anfiteatro romano di Cagliari, il principale monumento di epoca romana esistente in Sardegna nonché uno dei tre soli anfiteatri romani scavati nella roccia ancora esistenti. Il Comune di Cagliari ne è la cotroparte. Infatti, con la nota n. 6735 del 9 ottobre 2000 il Soprintendente Archeologico di Cagliari invitava il Comune di Cagliari “a provvedere, con la consentita sollecitudine, alla restituzione del monumento alla naturalità del contesto archeologico e perciò a rimuovere tutte le impalcature lignee relative alla platea ed al palco, nonché alle gradinate delle estremità settentrionale, orientale e occidentale e delle relative vie di fuga, fatti salvi gli apprestamenti idonei a consentire l?agibilità dell?edificio alla visita del pubblico ? e quanto altro necessario a garantire, sul piano della sicurezza, il rispetto della normativa vigente”. Detta nota veniva dall?Amministrazione comunale cagliaritana impugnata davanti al T.A.R. Sardegna con l?esito sostanziale di fermare fino al momento attuale qualsiasi operazione di rimozione di quello che doveva essere un allestimento amovibile e temporaneo. L?Anfiteatro romano riveste le caratteristiche di “bene culturale” ai sensi degli artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 ed è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell?art. 142, comma 1°, lettera m, del decreto legislativo n. 42/2004. Ai sensi dell?art. 20 del decreto legislativo n. 42/2004, “i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare pregiudizio alla loro conservazione”;

L?intervento, definito in tutti gli atti disponibili “temporaneo e reversibile”, risulta autorizzato con condizioni sul piano della tutela archeologica con note Soprintendente Beni Archeologici n. 7252/1 del 14 ottobre 1998, n. 8840 del 9 novembre 1998, n. 9373 del 25 novembre 1998, n. 8989/1 del 23 dicembre 1999 (relativa alle modalità del rilievo archeologico, che presuppone la completa rimozione degli interventi) n. 9170 del 30 dicembre 1999 (individuazione dei 44 punti di appoggio ed ancoraggio) e n. 3375/1 del 16 maggio 2000;d?altra parte, la Soprintendenza per i beni Archeologici non poteva non autorizzare un intervento relativo ad “usi non compatibili con il ? carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla ? conservazione o integrità” ex art. 21 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente (Cass. pen., sez. III, 19 gennaio 1994, n. 2288). Analogamente l?Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico n. 9164 del 30 novembre 1998 ex art. 151 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente “visto il carattere di amovibilità e temporaneità dell?intervento” ed il medesimo Consiglio comunale aveva approvato il progetto definitivo ex art. 42 della normativa di attuazione. P.R.G. allora vigente (deliberazione n. 21 del 23 febbraio 999) con la considerazione che “il progetto è costituito essenzialmente da strutture di adeguamento quasi interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali (servizi igienici, n.d.r.) di modesto volume”. L?intervento comunale di allestimento ligneo ha beneficiato di un finanziamento pubblico di 6,5 miliardi complessivi di vecchie lire ai sensi della legge n. 270/1997 e della legge regionale n. 30/1993 condizionato all?utilizzo dell?intervento medesimo per almeno 5 anni, scaduti nel 2005.

Dopo numerosi esposti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, con la nota del 16 maggio 2005, chiedevano per l?ennesima volta la rimozione della persistente “legnaia” dall?Anfiteatro romano, ormai palesemente illegittima: infatti, ai sensi degli artt. 16 del regio decreto n. 1457/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004, l?autorizzazione paesaggistica perde efficacia con lo scadere del periodo di cinque anni dall?emanazione, per cui, qualora non sia intervenuto nuovo nullaosta, dal dicembre 2003 l?allestimento ligneo non sarebbe autorizzato sul piano paesaggistico. Ora il giudizio del T.A.R. Sardegna: che farà l?Amministrazione comunale del sindaco Floris ? Continuerà a fare orecchie da mercante ? Decenza e rispetto della legge vorrebbero l?avvìo, senza ulteriori indugi, delle procedure per la rimozione dell?allestimento ligneo e la restituzione dell?Anfiteatro romano alla natura di bene culturale archeologico ed alla piena fruizione pubblica

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto da www.andreas-praefcke.de)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Stop alle cluster bombs !


Crediamo che sia una cosa veramente importante dar seguito all’appello nazionale perchè l’Italia si dia da fare, concretamente e subito, per la messa al bando internazionale delle cluster bombs, le bombe a grappolo, uno dei mezzi di morte più subdoli e maggiormente responsabili di vere e proprie stragi striscianti ai danni di bimbi già “scannati” da eventi di guerra. Invitiamo chiunque ad andare sul sito http://www.intersos.org/maipiubombe.htm ed a sottoscrivere l’appello !
Le CLUSTER BOMBS (note come “BOMBE A GRAPPOLO”) sono particolarmente pericolose in quanto circa il 20% degli ordigni non esplode e rimane sul terreno come una vera e propria mina antipersona.

Le bombe cluster sono venute improvvisamente alla ribalta, suscitando l?attenzione dell?opinione pubblica, durante i bombardamenti Nato sulla Federazione Yugoslava, quando alcuni pescatori dell?alto Adriatico le trovarono impigliate nelle proprie reti. Allora si parlò di un attentato alla sicurezza degli operatori del mare, si discusse sulla pericolosità di queste bombe, ma nessuno accennò al fatto che migliaia di questi ordigni, nello stesso momento, si accumulavano sul territorio della Serbia e del Kosovo, pronti ad esplodere al minimo urto. All?atto del ritrovamento in mare, furono definite ?bombe a grappolo?, ma il loro nome corretto è bombe cluster, e il loro effetto è quello di vere mine antipersona e anticarro seminate nel suolo durante gli attacchi aerei. La sorpresa suscitata in quel momento era del tutto ingiustificata; armi analoghe erano già state impiegate dieci anni prima durante la guerra del Golfo. Tuttavia, nemmeno gli artefici del Trattato di Ottawa, nel dicembre del 1997, vale a dire sei anni dopo la conclusione della guerra per liberare il Kuwait dall?invasione irachena,?ricordarono? dell?esistenza delle bombe cluster. Eppure, gli esperti ben sanno che la percentuale reale degli ordigni non esplosi giacenti al suolo, dopo un lancio aereo, si attesta intorno al 15-20% del totale, ben oltre il 5% ufficialmente dichiarato. Ciò finisce per determinare situazioni paradossali. Tenuto conto del numero delle missioni aeree compiute durante la guerra sul territorio serbo e kosovaro, il numero delle bombe cluster rimaste inesplose potrebbe essere superiore a quello delle mine antipersona poste dall?esercito serbo in Kosovo che, peraltro, sono state puntualmente riportate nelle mappe di registrazione e sono quindi localizzabili. La complessità del problema rappresentato dalle bombe cluster deriva dal fatto che è possibile conoscere solo l?area del lancio ma non la loro esatta ubicazione sul suolo. La disposizione casuale delle bombe e il loro interramento rendono quindi complesso e pericoloso ogni intervento di bonifica. Inoltre, gli ordigni sono strutturati in modo tale da rendere impossibile l?impiego dei mezzi meccanici di sminamento e, spesso, anche dei cani appositamente addestrati per la ricerca delle mine.Esistono vari tipi di bombe cluster. Le più potenti riescono a perforare a 15 metri di distanza una lamiera di acciaio di 125 millimetri o ad uccidere in un raggio di 150 metri. Nessun tipo è provvisto di congegno di autodistruzione che le elimini in caso di mancata esplosione.
Realizzate e impiegate con finalità peculiarmente offensive, le bombe cluster più sofisticate costituiscono una consistente fetta dell?armamento aereo degli Stati Uniti d?America e della Gran Bretagna. Non è ancora quantificabile quanto queste bombe durino nel tempo, dato il loro impiego relativamente recente. La maggior parte delle bombe cluster ha forme e colori tali da suscitare la curiosità di chiunque, adulto o bambino, sia ignaro della loro pericolosità. Simili a palline da tennis o a cilindri dai colori sgargianti con attaccato un ?simpatico? fiocco di stoffa o un ?grazioso? piccolo paracadute, gli ordigni invitano facilmente ad essere raccolti. Per questo, dopo aver ottenuto la messa al bando delle mine antipersona vere e proprie, dobbiamo mettere al bando ed eliminare questo oggetto di morte che minaccia e colpisce le popolazioni civili a partire dai bambini.

(foto da mailing list umanitaria)

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Occupazioni demaniali abusive a Torre delle Stelle: primi ripristini ambientali


L?Assessorato regionale degli EE.LL., Finanze, Urbanistica ? Servizio centrale Demanio e Patrimonio ha recentemente comunicato (nota prot. n. 4814 del 15 febbraio 2006) di aver svolto un sopralluogo sulla spiaggia e nelle aree adiacenti di Cannesisa, a Torre delle Stelle, in Comune di Maracalagonis (CA), in data 9 gennaio 2006 per verificare l?avvenuta ottemperanza o meno alle proprie ordinanze di sgombero entro il termine di 30 giorni dall?avvenuta notificazione (note nn. 416 del 23 marzo 2005, 446 del 29 marzo 2005, 449 del 30 marzo 2005, 454 del 30 marzo 2005, 455 del 30 marzo 2005, 461 del 31 marzo 2005, 474 dell?1 aprile 2005, 475 dell?1 aprile 2005477 dell?1 aprile 2005, 478 dell?1 aprile 2005) ai trasgressori delle aree demaniali (complessivamente migliaia di metri quadrati) sul posto (area prospiciente la spiaggia compresa tra le Vie Acquario, del Cigno e Ariete). Cinque trasgressori non hanno tuttora provveduto in alcun modo, uno ha ottemperato completamente, quattro vi hanno ottemperato parzialmente ed è stata riscontrata una nuova recinzione non autorizzata. Tali aree demaniali sono state, nel corso degli anni, occupate illegittimamente da recinzioni in muratura, giardini privati, costruzioni. Nessun trasgressore, nella primavera del 2005, aveva ottemperato all?ingiunzione di sgombero nei termini assegnati (art. 54 del codice della navigazione), per cui il competente Servizio assessoriale comunicava (nota n. 36927 del 9 dicembre 2005) che stava ?ponendo in essere tutti gli atti conseguenti ai suddetti provvedimenti amministrativi? per la procedura di sgombero coattivo. Anche recentemente (nota del 25 ottobre 2005) le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno richiesto alle pubbliche amministrazioni competenti, informandone nel contempo la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, l?adozione degli opportuni interventi per il ripristino della legalità. Già con analoghi esposti del 12 maggio e del 31 luglio 2003 avevano richiesto specifici interventi in materia. Senza esito definitivo, purtroppo. Eppure la situazione è nota da lunghi anni: con nota n. 07/910/17854/Dem la Capitaneria di Porto di Cagliari confermava l?accertamento, in seguito a sopralluogo congiunto (19 maggio 2003) con personale dell?Agenzia del Demanio, dell?avvenuta occupazione abusiva di alcune aree del demanio marittimo con la realizzazione di opere edilizie. Con nota n. 6954/2002 del 16 dicembre 2002 l?Agenzia del Demanio di Cagliari comunicava ad un richiedente Privato ?l?avvenuto accertamento dell?occupazione senza titolo?, di cui non si conoscono ulteriori conseguenze. Con nota n. 463/U.T. del 25 giugno 2003 il Comune di Maracalagonis rispondeva positivamente, con una marginale condizione, alla richiesta di parere del Servizio centrale Demanio e patrimonio dell?Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica (nota prot. n. 25781 del 4 giugno 2003) finalizzato al successivo rilascio delle relative concessioni demaniali, senza che sia nota l?avvenuta emanazione dei necessari provvedimenti comunali e regionali repressivi delle opere abusive e delle occupazioni sine titulo riscontrate. Si ricorda che l?area demaniale marittima (artt. 822 e ss. cod. civ.) interessata, rientrante nella fascia dei mt. 300 dalla battigia marina, è tutelata con vincolo di conservazione integrale nonché con vincolo paesaggistico. A distanza di anni, finalmente, qualche notizia positiva per la legalità e l?ambiente. Speriamo di non dover attendere ancora a lungo per vedere un bel pezzo di demanio marittimo restituito alla collettività.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto G.C.F., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , , ,

Collina di Pittulongu, abusi edilizi..


Con esposto del 23 dicembre 2005, su segnalazioni di residenti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico chiedevano alle pubbliche amministrazioni competenti, informandone nel contempo la competente Magistratura, informazioni a carattere ambientale e l?adozione di opportuni interventi riguardo un cantiere edilizio in piena attività sulla collina di Pittulongu, in Comune di Olbia, area tutelata con vincolo paesaggistico. Si tratta di un intervento edilizio per la realizzazione di diverse residenze stagionali (“seconde case”) da parte della soc. Poggio dei Fiori, a circa 800 metri dal mare, munito di concessione edilizia n. 831 del 13 ottobre 2004. I dubbi sulla legittimità dell?intervento in corso nascevano da un semplice fatto: la legge regionale n. 8/2004 prevede il “divieto di realizzazione di nuove opere soggette a concessione e autorizzazione edilizia, nonché quello di approvare, sottoscrivere e rinnovare convenzioni di lottizzazione” (art. 3) e si applica a tutti i territori comunali non provvisti di piano urbanistico comunale ? P.U.C. alla data del 10 agosto 2004 (art. 8, comma 1°), quale Olbia. Inoltre, alla pretesa data di inizio dei lavori ? necessariamente dopo il rilascio della concessione edilizia ? non poteva sussistere “legittimo avvìo delle opere di urbanizzazione”, né realizzazione del “reticolo stradale”, né, tantomeno, “mutamento costante ed irreversibile dello stato dei luoghi”, condizioni previste dall?art. 4, comma 2°, della legge regionale n. 8/2004 per la deroga al predetto regime vincolistico. La zona sembra rientrare nel piano di risanamento urbanistico di Pittulongu e ciò potrebbe aver portato all?emanazione della concessione edilizia nonostante la piena vigenza della c. d. legge salva-coste. Tuttavia, il Comune di Olbia, dopo aver effettuato un sopralluogo con personale del proprio Ufficio di vigilanza edilizia e con agenti di P.G. della propria Polizia Municipale, ha recentemente comunicato (nota prot. n. 10537 del 19 febbraio 2006) che “a seguito del sopralluogo, avendo accertato la realizzazione di opere edilizie abusive, si è provveduto a redigere gli atti di competenza disponendone nel contempo la trasmissione alla Procura della Repubblica c/o il Tribunale di Tempio Pausania”. Auspichiamo che seguano in tempi brevi i dovuti provvedimenti di legge (ordinanze di demolizione, ecc.) per evitare ulteriori scempi ambientali in un?area fin troppo martoriata da un?arrembante attività edilizia e, addirittura, da occupazioni illecite di demanio marittimo, anch?esse fermate soltanto dopo le denunce ecologiste e l?intervento della competente Magistratura.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Cormorani: contrordine, non si spara più !


L?Assessore regionale della difesa dell?ambiente Tonino Dessì, con il decreto n. 9/IV del 17 febbraio 2006, ora pubblicato sul Bollettino ufficiale della Regione, si è rimangiato l?autorizzazione a ?sparacchiare? ai Cormorani. Motivi: l?Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.) ha detto chiaro e tondo che ?non sussistono le condizioni per l?espressione di un parere favorevole al piano prospettato? (nota n. 711/TA16 del 26 gennaio 2006) e il Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha certificato che l?attività di abbattimento, peraltro scarsa, non è servita proprio a nulla (nota Isp. Rip. OR n. 1254 del 14 febbraio 2006). Altro probabile motivo, non dichiarato, è il ricorso inoltrato dalle associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia e Gruppo d?Intervento Giuridico alla Commissione europea ai sensi dell?art. 226 del trattato U.E. per violazione della direttiva n. 79/409/CEE sulla tutela dell?avifauna selvatica a causa del cattivo esercizio della facoltà di deroga. Con il precedente decreto n. 8/IV del 16 gennaio 2006, ora revocato, l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente consentiva l?abbattimento fino al 28 febbraio 2006 del 5 % dei Cormorani presenti negli Stagni dell?Oristanese. Motivo dichiarato: la salvaguardia delle specie ittiche. La decisione è stata decisamente sbagliata. Al di là delle tante “disinformazioni” circolate in queste ultime settimane (ad es. sabato 14 gennaio il TG 3 regionale, edizione delle 14.00, fonte di informazione pubblica, ha effettuato un servizio sulla “calamità dei cormorani” negli stagni dell’Oristanese, dove si affermava che le importanti lagune venivano assaltate giornalmente da 15.000 cormorani che mangiavano un kg. e mezzo di pesce ciascuno al giorno?), non è certamente inventando cifre ed attribuendo la “colpa” del degrado degli stagni ai Cormorani che si risolvono i veri problemi. A parte il fatto che, secondo gli studi più accreditati e recenti (‘Tecniche e metodologie di mitigazione utili per il controllo della popolazione di cormorano presente nella provincia di Grosseto’, Provincia di Grosseto, 2005, indagine svolta in collaborazione con la Coop. Pescatori di Orbetello), i ?famigerati? cormorani mangiano in media 4 etti di pesce al giorno (in gran parte specie non pregiate), nel corso della riunione del Comitato faunistico regionale, convocato d’urgenza dall’Assessore regionale alla difesa dell’ambiente venerdi 13 gennaio 2006 per discutere del problema, i rappresentanti ecologisti hanno potuto prendere visione dei dati del censimento della popolazione di Cormorano svernante in Sardegna nell’area dell’Oristanese effettuato dall’Istituto regionale fauna selvatica della Regione. Il censimento è stato effettuato nelle aree di S. Maria – Corru Mannu, Corru S’ittiri – S’Ena Arrubia – Mistras e nel periodo dicembre/aprile 2002-2003, 2003-2004,2004-2005 e nel periodo settembre-ottobre 2005. Le cifre medie relative al periodo 2004/2005 sono le seguenti: S. Maria : 12,5 esemplari, Corru Mannu-Corru S’Ittiri : 677,5 esemplari, S’Ena Arrubia : 1.843 esemplari, Mistras: 1.143 esemplari. Nemmeno un terzo delle sbandierate 15.000 presenze. Naturalmente per il censimento del periodo 2005/2006 bisognerà aspettare la fine del mese di marzo. Sono però interessanti di dati del censimento invernale del cormorano (dati IWC) negli Stagni di Marceddi (594 esemplari), Corru Mannu e S’Ittiri (903), S’Ena Arrubia (937), S. Giusta (62), Mistras (2.052) ed Is Benas (44) per un totale di 5.529 esemplari. Insomma, nonostante si cerchi di “tirare” un pò di qui e un pò di là non si va oltre il terzo della cifra di presunti 15.000 cormorani. Durante la riunione del Comitato faunistico dello scorso 15 dicembre 2005 il Comandante del Corpo forestale e di vigilanza ambientale Carlo Boni ha riferito di circa 1.500 esemplari svernanti, con tendenza alla diminuzione. E’ significativo che i siti di nidificazione di Capo Nieddu e Capo Frasca non sono stati occupati nelle stagioni monitorate, ad eccezione di Capo Frasca dove nel 2003 sono stati censiti 6 individui nidificanti. Ma sono i dati (forniti dal Corpo forestale e di vigilanza ambientale) relativi agli abbattimenti autorizzati dei Cormorani che meritano una riflessione. Infatti, nel periodo 2001/2005 i capi abbattuti sono stati 576 così ripartiti: S. Giusta: 57 capi; Valle Marceddì: 125; Corru Mannu e S’Ittiri: 32; S’Ena Arrubia: 77; Cabras: 246; Mistras: 7; Is Benas: 32. Il fatto che sussista il problema, nonostante gli abbattimenti effettuati, dimostra che la caccia al Cormorano non è il metodo efficace, anche perchè l’andamento della presenza dei cormorani nel periodo di abbattimento è altalenante con un picco massimo di presenze nel 2001, un calo nel 2003 ed un rialzo nel 2004/2005. Ma soprattutto, autorizzando l’abbattimento dei Cormorani come strumento di dissuasione nelle valli da pesca sarde, si è inciso anche su tutte le altre specie di uccelli acquatici ed in particolare nello stagno di Cabras dove il numero è diminuito drasticamente negli ultimi anni con valori pressochè nulli nel 2005 relativi alla presenza di folaghe (1, si avete letto bene proprio uno !) ed anatidi (7). Ed è ancor più grave che se ne preveda l?abbattimento fino a tutto il mese di febbraio, proprio in periodo nevralgico per la migrazione e la riproduzione delle specie avifaunistiche, con un potenziale danno assolutamente non considerato con grave leggerezza. E l?assenza di qualsiasi parere favorevole dell?Istituto nazionale per la fauna selvatica (I.N.F.S.) non fa che rincarare la dose. Quello che fa, inoltre, pensare è che, nell’ipotesi di concessione degli indennizzi, a fronte delle dichiarate (dai pescatori) 15.000 presenze, gli stessi non sono stati in grado di fare una stima degli effettivi danni subiti con la predazione da parte dei cormorani del pescato. E ora, dopo il decreto carnevalizio ed un po? di ulteriore piombo negli stagni oristanesi, sono tutti più contenti ?

(foto L.A.C.)

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Il Conservatorio delle coste, l’agenzia per la salvaguardia delle coste sarde

19 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Vi riportiamo di seguito alcuni resoconti stampa relativi alla giornata di presentazione dell’indagine di ricerca promossa dal Gruppo d’Intervento Giuridico in collaborazione con gli Amici della Terra per l’istituzione ed il funzionamento del Conservatorio delle coste, l’Agenzia per la Salvaguardia delle Coste, la naturale evoluzione dell’attuale Servizio della Conservatorìa delle Coste. Il dibattito, animato dagli interventi di Rosa Filippini (Presidente nazionale degli Amici della Terra), Elisabetta Pilia (Assessore regionale dei Beni Culturali), di Christine Sandel (Consigliere del Conservatoire du Littoral francese), di Stefano Deliperi (Presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico e responsabile del gruppo di ricerca), di Lorenza Cavinato (architetto, componente del gruppo di ricerca) e di Giovanni Carta (Direttore del Servizio della Conservatoria delle coste), si è tenuto presso la sala conferenze della Banca CIS (Viale Bonaria) a Cagliari, sabato 18 febbraio 2006. Speriamo davvero che sia stato un utile momento di confronto per la piena operatività di un fondamentale strumento per la tutela e la corretta valorizzazione dei "gioielli" costieri isolani. Ricordiamo che la versione "breve" dell’indagine di ricerca è scaricabile dal sito web ufficiale degli Amici della Terra (www.amicidellaterra.it). Buona lettura….. Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra da La Nuova Sardegna, 18 febbraio 2006 A Cagliari sarà presentato il modello mutuato da esperienze già consolidate. "Agenzia", un progetto salvacoste. CAGLIARI. L’appuntamento è per stamane alle 9 nella sala-convegni del Cis in Viale Bonaria. Organizzato dalle associazioni ambientaliste Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra, il convegno-dibattito "L’Agenzia per la salvaguardia delle coste: un’opportunità per la Sardegna" è il primo importante momento di riflessione sul nuovo e rivoluzionario strumento creato per la tutela dei litorali dell’isola. Grazie anche agli interventi del co-presidente del gruppo Verdi-Ale del parlamento europeo Monica Frassoni e al consigliere del "Conservatoire du littoral" francese Christine Sandel, si farà il punto sul percorso disegnato dalla giunta regionale per difendere le coste dal degrado e dagli appetiti speculativi. Il modello dell’Agenzia è mutuato da esperienze consolidate come quella del Conservatoire du Littoral francese (costituito nel 1975) e del National Trust inglese. La filosofia è quella di creare un sistema equilibrato di gestione del territorio che coinvolge anche le comunità interessate. In sintesi, viene costituita un’agenzia che acquisisce al proprio patrimonio le aree costiere di maggior valore naturalistico, ma anche quelle porzioni di litorale considerate fragili. Un patrimonio pubblico, quindi, che viene affidato per la sua gestione ad associazioni ed enti. Oggi il Gruppo di Intervento Giuridico e gli Amici della Terra presenteranno uno studio che diventerà un contributo fondamentale condotto da un gruppo di lavoro interdisciplinare costiuito dagli architetti Alfredo Ingegno e Lorenza Cavinato (pianificazione territoriale e sostenibilità ambientale), da Bruno Caria (presidente regionale degli Amici della Terra), da Davide Manca del centro di educazione ambientale S’Incantu e da Stefano Deliperi e Claudia Basciu che hanno approfondito gli aspetti giuridici. da La Nuova Sardegna, 19 febbraio 2006 "Soldi pubblici per acquisire le aree". Il modello francese per la tutela delle coste a rischio edificabilità. Presentata dagli ambientalisti l’esperienza della Conservatoria d’Oltralpe. "E ora il censimento". Sabrina Zedda. CAGLIARI. "Sono ottimista, il discorso della giunta di Renato Soru sull’Agenzia per la salvaguardia delle coste mi sembra eccellente. E poi questo è il momento giusto: la presa di coscienza, a tutti i livelli, è fortissima". Nell’incontro in cui il Gruppo d’intervento giuridico, insieme agli Amici della Terra, presenta la sua ricerca per realizzare l’Agenzia per la salvaguardia delle coste, nuovi spunti arrivano da un’esperienza che ha fatto scuola: quella della Conservatoria delle coste francese. E’ Christine Sandel, consigliere dell’organo costituito con una legge votata dal Parlamento nel 1975, a spiegare come è nata la Conservatoria. E a chiarire perché quello avviato dalla giunta guidata da Renato Soru "è un processo molto bello, che si spera possa estendersi all’intero territorio italiano". Il punto di partenza, dice Sandel, è capire che i soldi pubblici servono per l’acquisizione delle aree. Una mossa imprescindibile quando si lavora per salvaguardare un habitat a rischio: "Recentemente – aggiunge – la Conservatoria delle coste ha comprato mille ettari di saline in disuso che i proprietari volevano vendere a privati per 27 milioni di euro. Il tribunale ce lo ha fatto avere per 15 milioni". I prezzi delle aree sono in continuo aumento, osserva Sandel, ma i risultati compensano il sacrificio: duemila ettari di terreni acquistati in media ogni anno (non solo tramite prelazione o espropriazione, ma anche attraverso donazioni), una superficie già protetta arrivata a 73.160 ettari e 300 ecosistemi, rappresentanti circa 880 chilometri di litorali marittimi e lacustri. L’obiettivo a lungo termine si chiama "terzo selvatico" e ha una data: 2050. "Significa che per quell’anno – dice Sandel – la terza parte del litorale francese dovrà essere selvatica". Un bel da fare, a pensarci bene, ma che non darebbe risultati se non fosse accompagnato da forti sinergie. Così una volta acquisite le aree, è ai suoi partners che la Conservatoria ne affida la gestione: enti locali e associazioni ambientaliste. "Una soluzione che vale per la Francia, ma che auspichiamo anche per la Sardegna", dice il presidente del Gruppo d’intervento giuridico, Stefano Deliperi. A monte, però, c’è il censimento delle aree: "Stiamo ancora procedendo", dice l’assessore regionale alle Attività culturali, Elisabetta Pilia, che, prendendo spunto dall’esperienza francese aggiunge: "Bisogna tutelare i gioielli lungo le coste cominciando dai terreni che appartengono al demanio e al patrimonio indisponibile della Regione o degli enti strumentali come l’Ersat, o la Società bonifiche sarde". Insomma, la via del cambiamento pare sia stata intrapresa. La dimostrazione arriva anche dal metodo d’indagine adottato, descritto da Giovanni Carta, direttore del Servizio della conservatoria, nella presidenza della regione: "Nella nostra attività – dice – siamo partiti dalla costa non come pezzo del territorio, ma come sistema costiero, con un’attenzione particolare agli aspetti geomorfologici". Significa che è stato modificato l’approccio. Un esempio? A fornirlo è lo stesso Giovanni Carta: "Quando pensiamo – dice – a fenomeni come l’inquinamento o la pesca, consideriamo i loro effetti sia a terra che a mare". Una visione d’insieme della questione è dunque più che necessaria, ma va accompagnata – dice Carta – da una definizione di "demanio ambientale", che superi il concetto di "usi civici". "Siamo in una situazione di degrado – aggiunge – e questo sarebbe un modo per intervenire con maggior forza". da Il Giornale di Sardegna, 19 febbraio 2006 Ambiente. Presto un disegno di legge sul Conservatore che gestirà i litorali sardi. Da Costa Rei a Capo Cavallo la Regione vuole le sue coste. La Giunta ha incominciato il censimento dei propri immobili e intende acquistarne altri. Alessandro Zorco. Migliaia di ettari demaniali nelle zone costiere, spesso inutilizzati come le Saline di Carloforte e tanti immobili gestiti dall’Ersat e dalla Società bonifiche sarde. Ma anche gioielli messi in vendita dai privati: dall’Isola di Serpentara, nella costa sud orientale, e Capo Coda Cavallo, a Olbia. La Regione vuole ridiventare padrona del patrimonio naturalistico e culturale dando gambe al Conservatore delle coste. Istituito da una delibera emanata un anno fa, l’organismo, oggi rappresentato da un Servizio istituito presso la presidenza della Giunta, diventerà un ente a sé stante. E’ stato l’Assessore alla pubblica istruzione Elisabetta Pilia a delineare le strategie della Giunta durante un convegno organizzato ieri a Cagliari dal Gruppo d’Intervento Giuridico – Amici della Terra. Proprio gli ambientalisti appoggiano senza riserve il progetto che, primo caso in Italia, mira a censire i possedimenti della Regione e ad acquistare altri immobili di pregio nelle coste sarde per utilizzarli in maniera adeguata. L’idea – ha spiegato l’Assessore Pilia – è quella di creare una forma di gestione partecipata dei litorali insieme ai protagonisti del territorio. Proprio agli amministratori locali, che spesso in questi mesi hanno contestato le politiche ambientali della Giunta, l’Assessore si è rivolto con un appello sottolineando il loro ruolo fondamentale. Quanto alla forma giuridica, il Conservatore delle coste potrà essere un’agenzia, una fondazione o un consorzio. In ogni caso, un organismo snello con il compito di pianificare i singoli territori costieri in coordinamento con il piano paesaggistico regionale. L’obiettivo – ha spiegato l’Assessore – non è solo quello di tutelare i litorali, ma anche di sfruttarli in maniera sostenibile, magari con una serie di percorsi culturali e ambientali. Ma per fare tutto questo occorrerà una legge ad hoc. La giunta, per la verità, non ne ha ancora preparata una. Diversamente dagli ambientalisti che – come ha spiegato Rosa Filippini, presidente degli Amici della Terra – credono fermamente nel coraggio della Regione sarda e auspicano che l’esperienza sia copiata dalle altre regioni d’Italia. Il gruppo, presieduto nell’Isola da Stefano Deliperi, ha presentato ieri una bozza di proposta di legge sul Conservatore delle coste che potrebbe essere il punto di partenza del dibattito. (foto S.D., archivio GrIG)

Villette nello Stagno di Porto Pino ? A processo !


La lottizzazione abusiva nello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi), già posta sotto sequestro dopo le denunce ecologiste (esposto del 22 aprile 2004) e le indagini della competente Procura della Repubblica e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale, andrà in giudizio il 20 febbraio 2006 (procedimento n. 5988/2004 R.N.R.) davanti al Tribunale penale di Cagliari (Sez. I). Le 45 unità immobiliari (36 villette + 9 strutture commerciali) quasi completate sull?Isoletta di Corrumanciu, nel bel mezzo dello Stagno di Porto Pino, non sono mai state autorizzate sotto il profilo della tutela paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004, già decreto legislativo n. 490/1999 e legge n. 431/1985). Infatti, l?Isoletta di Corrumanciu ricade entro lo Stagno di Porto Pino, appartenente al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.) e direttamente comunicante con il mare: è, quindi, tutelata con vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 42/2004 e già nella normativa previgente), come esplicitamente chiarito dalla circolare Ass.to reg.le P.I. e BB.CC. ? Ufficio centrale tutela paesaggio n. 16210 del 2 luglio 1986, approvata dalla Giunta regionale con deliberazione del 24 giugno 1986 (?le sponde degli stagni, ove questi ultimi appartengano al demanio marittimo, rientrano nella categoria dei territori vincolati paesisticamente dall?art. 1, primo comma, lett. a), della l. 431?, circ. cit., paragr. 1). Pertanto si tratta di abusi edilizi, come aveva confermato l?Assessorato regionale della pubblica istruzione e beni culturali ? Servizio tutela del paesaggio di Cagliari (nota prot. n. 4008 del 24 maggio 2004). Per giunta in una zona umida costiera estremamente importante sotto il profilo ambientale e naturalistico, tanto da esser contigua al proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) ?Porto Pino? (codice ITB00060) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali. Con provvedimento del 25 ottobre 2004 il complesso edilizio era stato posto sotto sequestro penale (art. 321 cod. proc. pen.) da parte del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Sequestro confermato da ordinanza Tribunale penale di Cagliari (sez. II) n. 61/04 del 12 novembre 2004. Il G.U.P. dott.ssa Ermengarda Ferrarese, nell?udienza tenutasi il 23 novembre 2005 (procedimento G.I.P. n. 6885/04), ha accolto l?istanza di costituzione di parte civile avanzata dall?avv. Carmela Fraccalvieri per conto delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, autrici delle azioni legali che hanno dato avvio agli accertamenti di legge condotti dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale – Ispettorato ripartimentale di Iglesias e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Inoltre, su richiesta del pubblico ministero dott. Daniele Caria ha disposto il rinvio a giudizio di Monti Francesco, amministratore delegato della Isolotto Immobiliare s.r.l., Pilloni Fulvio, direttore dei lavori, e di Granella Massimo Paolo, responsabile dell?Area tecnica del Comune di S. Anna Arresi, per le ipotesi di reato di cui agli artt. 110 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004, mentre Granella Massimo Paolo anche per l?ipotesi di reato di cui all?art. 323 cod. pen. Alla successiva udienza G.U.P. del 15 febbraio 2006 è stata verificata l?intervenuta estinzione del reato di cui all?art. 1161 cod. nav. per oblazione. L?apertura della fase dibattimentale è, invece, fissata per il 20 febbraio 2006 davanti al Tribunale di Cagliari, 1^ Sezione.

Gruppo d?Intervento Giuridico Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Bambini sfruttati, bambini scannati….

17 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Quello che accade in Cina è sempre più noto quanto sempre più ignorato dai Governi dei così detti Paesi civili, con i quali intrattengono sempre più lucrosi rapporti commerciali. Da sempre ?pecunia non olet??
10 milioni di bambini in Cina lavorano pesantemente e sono sfruttati: per legge è necessario avere almeno 16 anni per lavorare nelle fabbriche, ma l?11,6 % dei bambini cinesi fra i 10 ed i 14 anni vi lavora in media 12 ore al giorno per un salario pari a 60 euro mensili (fonte: O.N.U., 2005). Nel 2005 è scoppiato lo scandalo dei libri preparati per la multinazionale statunitense dell?infanzia Disney: dietro gadget, libri, agendine e giochi ci sono migliaia di lavoratori?bambini, come ha potuto comprovare un gruppo di ricercatori universitari di Hong Kong, ancora relativamente liberi di operare non si sa fino a quando. Uno dei fornitori della Disney è la grande azienda tipografica Hung Hing, posseduta da azionisti di Hong Kong e con tre stabilimenti nella città cinese meridionale di Shenzhen: producono fumetti, libri per l?infanzia, giochi interattivi, scatole colorate anche per altre multinazionali americane come Mattel e Mc Donalds. Il giornalista Rampini, sul quotidiano La Repubblica (maggio 2005), scrisse anche di una delle più frequenti modalità di svolgimento del lavoro minorile in Cina: con il paravento dell?apprendistato organizzato dalla scuole. Zang Li, un ragazzo di 15 anni, ha avuto il coraggio di rivelare che la sua scuola tecnica l?ha portato a lavorare insieme ad altri quaranta studenti (alcuni di soli 13 anni) in una fabbrica elettronica di Shenzhen. Salario dai 600 agli 800 yuan (60-80 euro) al mese per un orario di lavoro dall?alba a mezzanotte ed un riposo in 12 stipati in una stanzetta. La copertura delle scuole per mascherare il lavoro minorile emerse per la prima volta anche sui mezzi di informazione interni nel 2001, quando 42 bambini delle scuole elementari morirono nel rogo di una ?scuola? nello Jianxi: l?incendio era scoppiato perché in realtà si trattava di una vera e propria fabbrica di fuochi di artificio?.. In India, seppure con un diverso atteggiamento verso la sorte dei fanciulli, considerata quasi una ?disgrazia inevitabile?, la situazione è, in molti centri urbani, piuttosto simile. Zana Briski è una fotografa londinese che da otto anni documenta crudamente questa realtà, come testimonia questa foto di un bambino al lavoro in una tintoria di Calcutta. Una mostra fotografica tenuta a Siena (Complesso museale di Santa Maria della Scala) fra il dicembre 2004 ed il gennaio 2005 ha testimoniato questa drammatica realtà per la prima volta in Italia. Estremamente significativo il titolo: ?Nati nei bordelli?, perché incentrato sulle foto di bambini figli di madri ?a luci rosse? a caccia della sopravvivenza nei bassifondi di Calcutta (fonte: Sette, Il Corriere della Sera, dicembre 2004). In Somalia, da troppo tempo, essere bambini spesso equivale ad essere dannati all?inferno: l?ennesima siccità, la peggiore degli ultimi dieci anni, ne sta condannando alla lenta morte migliaia. L?agenzia umanitaria Oxfam International, attraverso il suo responsabile del programma per il Corno d?Africa Mohamed Elmi, ha calcolato che la disponibilità di acqua per ogni persona è di soli tre bicchieri al giorno per bere, cucinare e lavarsi. Non avendo acqua da bere, ?i bambini bevono la loro urina?, ha detto con triste rassegnazione Abdullahi Maalim Hussein, un anziano di un villaggio somalo che ha accompagnato la missione umanitaria nel sud della Somalia, al confine con il Kenia. La gente spesso muore per disidratazione, perché costretta a percorrere ?l?equivalente di due maratone per procurarsi l?acqua perché i pozzi vicini sono stati distrutti? durante gli scontri armati fra le varie fazioni che si combattono da oltre quindici anni in una spietata quanto ?povera? guerra civile. A pagare il maggior prezzo di disidratazione e sangue sono proprio i bambini sui quali, insieme alle donne, pesa l’?nere dei viaggi settimanali per l’acqua. Secondo l?O.N.U. sono 1,7 milioni i somali che cercano di sopravvivere in questa situazione (fonte: A.N.S.A., 16 febbraio 2006).

(foto da mailing list umanitaria)

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Il Governo vara il Codice dell’ambiente: Ciampi, non firmare !!!!


Al Presidente della Repubblica
On.le Prof. Carlo Azeglio Ciampi
Palazzo del Quirinale
Roma
Roma, 10 febbraio 2006

Onorevole Presidente,

ben consapevoli della irritualità del nostro appello, in un momento difficile per le tematiche ambientali del nostro Paese, ci permettiamo di rivolgerci a Lei quale supremo garante, per chiederLe di fare quanto in suo potere per arrestare l?iter di approvazione del Decreto Legislativo di riforma della normativa ambientale licenziato dal Consiglio dei Ministri in data 10 febbraio 2006. Già in passato ci eravamo rivolti a Lei per segnalare i rischi e le situazioni di illegittimità che oggi trovano conferma e vengono aggravate nel provvedimento che sottoponiamo alla Sua attenzione. Sono numerosi i punti che in questi mesi le Associazioni Ambientaliste, il mondo accademico, gli enti locali ed anche gran parte del mondo produttivo censurano al testo di decreto, ed oggi ancora una volta vogliamo segnalare alcune delle norme che in maniera macroscopica rendono il provvedimento censurabile sotto il profilo della legittimità costituzionale. Ci riferiamo soprattutto all?appello a Lei inviato in data 28 novembre 2005 e che rimettiamo in allegato alla presente.
In prima battuta va evidenziato che il decreto si discosta da quanto previsto dalla Legge delega n.308 del 2004 sotto il profilo procedurale, di merito, ma anche per quanto riguarda le finalità che la Legge di delega aveva previsto per il decreto. L?obiettivo della Legge delega sull?ambiente era quello di semplificare le leggi ambientali, armonizzandole con le più recenti norme comunitarie, per renderle comprensibili ed applicabili da parte degli amministratori e degli operatori economici. Esso è stato disatteso completamente. L?unica vera riforma va a vantaggio di chi guarda all?ambiente come ad un limite ed un problema da superare per lo sviluppo economico e non come ad un valore prezioso, prevedendo l?abbassamento degli standard di qualità esistenti a tutela dell?ambiente. Non si riscontra alcuna chiarezza nemmeno nella definizione del quadro istituzionale e delle competenze non solo perché si realizza una strana commistione tra concetti diversi come ad esempio ambiente e governo del territorio, ma soprattutto perché il decreto prevede una assoluta convergenza verso il Ministro dell?Ambiente, rischiando di generare situazioni di alta conflittualità, vanificando la tutela dell?ambiente, la gestione del territorio e dei servizi idrici e l?effettività della normativa. Con la riforma del Titolo V della Costituzione, il legislatore ha voluto inserire l?ambiente tra le ?materie? di esclusiva competenza legislativa dello Stato. Sul tema però è intervenuta più volte la Corte Costituzionale con numerose ed univoche pronunce volte ad interpretare la tutela dell?ambiente (lettera s, comma 3° dell?art. 117 della Costituzione) non tanto come materia in senso stretto bensì come ?valore costituzionalmente protetto? che si colloca in maniera trasversale rispetto alle materie del 117, di competenza anche regionale (la tutela della salute, il governo del territorio, la protezione civile, porti ed aeroporti civili, le grandi reti di trasporto e di navigazione, l?ordinamento della comunicazione, la produzione, il trasporto e la distribuzione nazionale di energia, la valorizzazione dell?ambiente e dei beni culturali). Per queste materie lo Stato doveva limitarsi alla determinazione di una disciplina uniforme lasciando poi alle Regioni anche il perseguimento delle finalità ambientali funzionalmente collegate ad esse. Il testo di decreto evidenzia invece un percorso che si discosta totalmente da questa logica, rischiando di compromettere lo spirito di ?leale collaborazione? che dovrebbe caratterizzare i rapporti tra Stato ed enti locali. Su questo punto le Regioni si sono espresse più volte preannunciando la volontà di adire la Corte Costituzionale per ristabilire il rispetto delle competenze in materia di ambiente e di governo del territorio. Tra l?altro la norma è stata scritta interamente dal Ministero dell?Ambiente senza rispettare i passaggi e le consultazioni
E? noto come nonostante le indicazioni contenute nella L.308/2004, sia stato evitato il confronto nella predisposizione dei testi e non si sia minimamente tenuto conto dei soggetti indicati dalla Legge delega, né tanto mano con altri soggetti che comunque per esperienza, competenza, professionalità avrebbero potuto dare contributi preziosi sulle varie materie. Sintomatico è il fatto che non è stato rispettato neanche quanto previsto al comma 15 dell?art.1). Infatti il Ministro dell?Ambiente e del Territorio, ogni quattro mesi dalla data di istituzione della Commissione dei Saggi, avrebbe dovuto riferire al Parlamento sullo stato dei lavori della Commissione stessa. Questo non è mai avvenuto !
V?è di più: ad oggi risulta del tutto disatteso quanto previsto in merito al parere della Conferenza Unificata poiché il testo è stato licenziato dal Consiglio dei Ministri in via preliminare il 18 novembre 2005, senza che il parere fosse stato dato. Leggendo il decreto ed i suoi allegati tecnici appare evidente un attacco frontale senza precedenti ai principi del diritto ambientale ormai consolidati nel nostro ordinamento. Risultano più volte violate disposizioni Costituzionali e Comunitarie. Ad esempio in materia di rifiuti, la Commissione Europea, con atto datato 13 gennaio 2006, ha comunicato al WWF Italia che ?La repubblica italiana è tenuta a conformarsi al parere motivato emesso dalla Commissione. Ove rilevasse la persistenza della situazione di violazione del diritto comunitario la Commissione potrebbe adire la Corte di Giustizia delle Comunità europee?. Questo perché, a seguito di una segnalazione del WWF alla Commissione relativa alla legge n. 308/04, è stata aperta una procedura di infrazione nei confronti dell?Italia rispetto alla normativa rifiuti. Quella dei rifiuti è il preludio ad una lunga serie di condanne che arriveranno dall?Europa anche sulle altre materie ?indebolite? dal nuovo regolamento ambientale come le acque, il danno ambientale, la Valutazione Ambientale Strategica (VAS) e la valutazione d?Impatto Ambientale. Rispetto alla disciplina del danno ambientale, viene abrogata la disposizione che legittima le associazioni di protezione ambientale a ricorrere al giudice per i reati contro l?ambiente. A nostro avviso non viene data regolare attuazione alla Direttiva Europea sulla ?responsabilità ambientale? (Direttiva 2004/35/Ce) che prevede la possibilità per alcuni soggetti, tra cui le Associazioni Ambientaliste, di avviare la c.d. “richiesta di azione” alle autorità pubbliche per quanto ritenuto lesivo del bene ambiente.
Risultano mutate pertanto anche le attuali disposizioni legislative in materia di accesso alla giustizia, negando la legittimazione delle associazioni di protezione ambientale, in evidente eccesso di delega (art. 76 Cost.) e, si ripete, non certo in attuazione della direttiva comunitaria.
Riguardo alla disciplina delle acque, non sembra venga attuato quanto previsto dalla direttiva comunitaria 2000/60 sia per quanto riguarda la definizione dei distretti di bacino che per le procedure di partecipazione
Per quanto riguarda le attività di bonifica, viene consentito di poter alterare mediante contaminazione lo stato dei luoghi e delle matrici ambientali, senza che questo di per sé rappresenti un obbligo di ripristino al termine delle attività in capo a chi ha causato l?inquinamento.
Occorre ricordare che la maggior parte delle legislazioni che accolgono l?analisi del rischio, antepongono la scelta della decontaminazione.Questa priorità non è ravvisabile nel decreto. Questi sono solo alcuni esempi delle censure, ampliamente documentati nei vari documenti predisposti dal coordinamento delle Regioni, dalle Associazioni ambientaliste, dai Sindacati e dai vari soggetti che in questi mesi hanno tentato di fermare questo mostro normativo. Proprio per questo oggi ci rivolgiamo a Lei per chiedere di verificare l?esistenza di disposizioni che configgono con i principi costituzionali e che ci portano ad essere fanalino di coda in Europa rispetto alla normativa ambientale, nonché destinatari di numerosissime sentenze di condanna da parte della Corte di Giustizia Europea. Le chiediamo dunque di fare quanto in suo potere per rimandare il decreto ad un esame più approfondito delle tantissime censure mosse, estendendo la partecipazione anche a quei soggetti, sia pubblici che privati, illegittimamente estromessi e che proprio per le finalità istituzionali che perseguono, sono portatori di interessi finalizzati alla tutela del bene ambiente e della salute umana.
Certi delle Sua particolare attenzione e sensibilità verso le tematiche ambientali anche per i riflessi che queste hanno sulla salute dell?uomo, vogliamo salutarLa con una dichiarazione dalla Prof.ssa Rita Levi Montalcini rilasciata in occasione di un convegno organizzato da WWF e Coldiretti proprio sullo schema di decreto in oggetto?? L?ambiente è un bene prezioso per il ruolo che svolge, essenziale per la sopravvivenza della specie umana e di tutte le altre specie viventi?.
Con i migliori saluti.

Per le Associazioni Ambientaliste Onlus, Fulco Pratesi,Presidente WWF Italia
Acli Anni Verdi
Ambiente e Lavoro
Amici della Terra
Associazione Italiana Insegnanti Geografia
FAI-Fondo Ambiente Italiano
Fare Verde
Green Cross Italia
Italia Nostra
Legambiente
LIPU
Mountain Wilderness
Società Speleologica Italiana
Verdi Ambiente e Società
WWF Italia

(foto S.D., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

Editoriale. Ma può un personaggio simile essere il capo di un governo ?


Il Gruppo d?Intervento Giuridico è un?associazione ecologista che si occupa di salvaguardia e corretta fruizione dell?ambiente e del patrimonio storico-culturale, nonché della difesa e promozione dei diritti civili. Non può, quindi, non occuparsi di ?politica? nel senso migliore del termine, non può non occuparsi della gestione della ?res publica?. Ed è veramente difficile, se non impossibile, restare in silenzio davanti a ?spettacoli? che i principali uomini di governo ultimamente offrono all?opinione pubblica. Molti commentatori hanno fatto, fanno e faranno meglio di noi, tuttavia qualche considerazione sulle ultime, difficilmente credibili, esternazioni dell?attuale Presidente del Consiglio, on. Silvio Berlusconi, vengon fuori proprio spontanee. Durante la trasmissione ?Matrix? del 10 febbraio scorso, davanti ad un accondiscendente Enrico Mentana, ha ammesso che ?solo Napoleone? ha fatto più di lui al governo, ma che, comunque, ?è più alto? del piccolo grande Còrso. Sono seguite una serie ininterrotta di amenità e gaffes degne di Totò e Peppino De Filippo, fra cui l?affermazione secondo cui sarebbe ?un sobrio signore che non va mai in Tv?, incurante dell?overdose di comparsate nelle televisioni del servizio pubblico ed in quelle private, le sue. Secondo Forbes U.S.A. (novembre 2005), il patrimonio personale del nostro Presidente del Consiglio è passato dai 5,9 miliardi di dollari del 2003 ai 12 miliardi di dollari del 2005, raddoppiando in soli due anni. L?ossequiente maggioranza parlamentare, in questa legislatura, ha approvato ormai non si sa quanti provvedimenti legislativi in campo penale, fiscale, ambientale funzionali agli interessi personali del ?leader? e della sua ristretta cerchia. Nel mentre la situazione economico-sociale nazionale è innegabilmente peggiorata, il potere d?acquisto dei salari è calato inesorabilmente, la fiducia nell?amministrazione della giustizia scèma in rapporto esponenziale, la credibilità internazionale diviene esercizio di buona volontà dei nostri interlocutori, l?Italia è stata trascinata in una singolare ?operazione di pacificazione? in Irak che, di fatto, ha quantomeno creato terrorismo diffuso in quel paese. Restando in campo ambientale, abbiamo assistito a reiterati condoni edilizi ed ambientali, a folli progetti di assurde opere pubbliche come il ponte sullo Stretto di Messina, a scandalosi favori verso attività inquinanti, ad un?ambigua politica delle aree protette, al tentativo di ?svendita? ad operatori privati di immobili pubblici di interesse storico-culturale e, da ultimo, all?approvazione definitiva di un codice dell?ambiente che sembra tagliato su misura per inquinatori e speculatori edilizi. Anche le disinvolte operazioni edilizie ?secretate? nella sua Villa La Certosa in quel di Olbia ora dovrebbero esser sanabili?. Uno spiraglio di speranza l?offre la ?storia?: historia magistra vitae, semper. Anche Napoleone, pur avendo ben altra statura, ebbe la sua Waterloo?. Noi, nel nostro piccolo, continueremo la nostra incessante azione per l?ambiente, il patrimonio culturale ed i diritti civili e continueremo anche a fare informazione su questi temi. Un?informazione documentata e puntuale su argomenti che troppo spesso su alcuni organi di informazione pretesa ?indipendente? vengono accuratamente censurati o oscurati. Informazione che mostrate di apprezzare: in soli due mesi di vita il ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico ha superato i 7.000 contatti. Hanno riscosso particolare e forte interesse gli articoli sulla pesante condizione delle bambine in Cina, sul nuovo piano paesaggistico regionale, sulle escursioni guidate sulla Sella del Diavolo, sugli inquinamenti industriali, sulla difesa dell?area archeologica cagliaritana di Tuvixeddu. Grazie per la fiducia accordata, cercheremo di fare sempre meglio. Con l’aiuto di tutti.

(foto da mailing list politico-sociale)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , ,

Storia di una piscina…abusiva…..

10 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Uno degli argomenti spesso utilizzati da chi, amministratori pubblici e politici locali in particolare, vuole un bel condono edilizio generalizzato in favore degli abusi edilizi a Medau su Cramu, nella fascia agricola compresa fra lo Stagno del Molentargius e le Saline, è l?affermazione ? assolutamente destituita di fondamento ? che l?abusivismo edilizio presente è soltanto quello di ?necessità?, cioè quello di chi ha costruito in economia la propria casetta tanti anni or sono perché non aveva altro posto dove andare. Costoro fingono di non vedere villoni e palazzine a più piani, evidentemente frutto di sostanze economiche dei titolari non certo al limite della povertà?..

Una storia emblematica quanto curiosa vede coinvolti una piscina e l?ing. Aldo Pili, fratello del più noto on. Mauro Pili, già Presidente della Giunta regionale ed oggi consigliere regionale, nonché figlio dell?on. Domenico Pili, già più volte Assessore regionale e poi interessato da note vicende giudiziarie concluse con sentenza della Corte di Cassazione del 15 novembre 2001.

Sul relativo cantiere gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico hanno richiesto i dovuti accertamenti con esposto del 19 gennaio 2002 (notizia riportata con ampia evidenza sul Quotidiano La Nuova Sardegna, edizione del 20 gennaio 2002): vennero fuori alcune aspetti ?singolari? sui quali la Procura della Repubblica avviava opportune indagini. Basti pensare che dietro richiesta dell?interessato del 22 gennaio 2002, era stata rilasciata l?autorizzazione edilizia n. 108/2002A per alcuni semplici interventi di ristrutturazione in data 30 gennaio 2002: in sostanza l?interessato chiedeva l?autorizzazione tre giorni dopo l?esposto e due giorni dopo le relative notizie stampa e dopo soli altri otto giorni (festivi compresi) l?atto veniva rilasciato. Mostruosamente efficace questa pubblica amministrazione, anche se ancora dopo un po? di tempo il funzionario responsabile del procedimento nonché sottoscrittore della medesima autorizzazione (ing. Guglielmo Carletti) rispondeva (nota prot. n. 3898 dell?11 marzo 2002) di non essere in grado di identificare il cantiere in argomento nonostante la citazione, nell?ulteriore esposto ecologista del 18 febbraio 2002, degli estremi comparsi su un cartello ?inizio lavori? posto agli inizi del mese?.. La fretta, si sa, è cattiva consigliera per cui, al terzo esposto ecologista in merito (19 marzo 2002) seguiva la nota Comune Cagliari ? Divisione edilizia privata n. 4743 del 21 marzo 2002 che disponeva la sospensione dell?autorizzazione perché l?ufficio s?era accorto che anche i modesti interventi autorizzati necessitavano di preventivo nullaosta paesaggistico?.. Bontà loro, s?erano accorti che l?area è tutelata con vincolo paesaggistico, è inedificabile ai sensi del vigente piano territoriale paesistico, rientra nel sito di importanza comunitario di Molentargius e nel relativo parco naturale regionale. Non se n?erano, invece, accorti gli operatori dell?Ufficio vigilanza edilizia del Comune di Cagliari (un geometra ed un vigile urbano) che, giunti sul posto per il dovuto sopralluogo, l?11 febbraio 2002, non avevano rilevato nulla di irregolare. Come era lecito supporre, il Servizio tutela del paesaggio dell?Assessorato regionale dei beni culturali, a firma dell?allora direttore arch. Lucio Pani, oggi interessato da note vicende giudiziarie, con la nota n. 3587 del 18 aprile 2003, riteneva che ?le opere realizzate abusivamente non sono, per caratteristiche e dimensioni, di pregiudizio ai beni oggetto di tutela paesistica e consentano di poter esprimere, in linea di massima, parere favorevole al loro mantenimento? e chiedeva una perizia giurata sul profitto conseguito per irrogare la prescritta sanzione amministrativa (decreto assessoriale n. 785/2000).

Curiosamente nessuno si era accorto di un?opera visibilissima dall?alto ? ma, presumiamo, anche da terra ? una piscina con tanto di acqua e quant?altro necessario: un nuovo esposto ecologista dell?8 febbraio 2005 con tanto di aerofotogrammetria allegata portava ad una ripresa delle indagini da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari ed alla rapida richiesta (giugno 2005) di emissione di un decreto penale di condanna comportante una pena pecuniaria (fino a 100 mila euro) ed il ripristino dello stato dei luoghi, obbligatori per legge (art. 181 del decreto legislativo n. 42/2004). Richiesta, però, ancora in attesa di accoglimento da parte del G.I.P., per quel che ne sappiamo. Ma non finisce qui: finalmente anche il Comune di Cagliari ? Ufficio IV Sorveglianza edilizia, con sopralluogo effettuato il 15 novembre 2005, si è accorto della realizzazione abusiva di ?una vasca interrata, di forma ellittica (più ellissi compenetranti)? con un ?contenitore? contiguo di circa 3 metri cubi. Tuttavia, grazie all?istanza di accertamento di conformità (decreto legislativo n. 42/2004 e art. 3 della legge regionale n. 28/1998) effettuata con nota n. 9359 del 20 aprile 2005, il proprietario ha ottenuto la sospensione del procedimento amministrativo sanzionatorio (art. 13 della legge regionale n. 23/1985). La vicenda, quindi, non si è ancora conclusa e non si sa che fine farà la povera piscina?se potrà o meno provvedere ai momenti ludici del proprio creatore e dei suoi ospiti sarà giudizio della magistratura competente.

Non si tratta certo del peggior danno ambientale subìto dalla maltrattata zona umida, però la vicenda costituisce un indice di quel che vi succede. Bisogna sapere, infatti, che uno dei casi più macroscopici di abusivismo edilizio in aree di alto valore ambientale in Sardegna riguarda proprio la zona di Medau su Cramu, nella fascia agricola compresa fra lo Stagno del Molentargius e le Saline, area inedificabile tutelata dal vincolo paesaggistico e dal locale piano territoriale paesistico, rientrante nell?omonimo parco naturale regionale, nella convenzione internazionale di Ramsar e nel proposto sito di importanza comunitaria. Ciò nonostante vi sono stati 8 dinieghi di concessione edilizia in sanatoria (costruzioni che devono essere demolite o acquisite al patrimonio comunale) + altri 138 casi ancora in esame in Comune di Cagliari, 4 dinieghi di concessione edilizia in sanatoria + 9 concessioni edilizie in sanatoria (per complessivi mc. 5.074) + ulteriori 34 casi in sospeso in attesa di determinazione delle amministrazioni pubbliche in materia di tutela paesaggistica (Assessorato regionale beni culturali ? Servizio tutela del paesaggio e Soprintendenza ai beni ambientali) in Comune di Quartu S. Elena. Complessivamente, quindi, ben 184 casi di abusivismo edilizio in un?area super-tutelata ? sulla carta? Pur avendo inoltrato alle pubbliche amministrazioni ed alla magistratura competenti numerose denunce, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico non sono riuscite ancora a venirne a capo. Nessun intervento repressivo da parte dei Comuni, men che meno da parte della Regione. E gli organi del parco naturale regionale latitano?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto aerea per conto GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

Presentazione della ricerca sull’Agenzia per la Salvaguardia delle Coste

8 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Desideriamo invitarVi alla presentazione dell’indagine di ricerca promossa dal Gruppo d’Intervento Giuridico in collaborazione con gli Amici della Terra per l’istituzione ed il funzionamento dell’Agenzia per la Salvaguardia delle Coste della Sardegna, la naturale evoluzione dell’attuale Servizio della Conservatorìa delle Coste. L’incontro-dibattito si terrà a Cagliari, sabato 18 febbraio 2006 presso la sala conferenze della Banca CIS in Viale Bonaria, con inizio alle ore 9.00. Presenteranno i vari aspetti dell’importante strumento per la tutela e corretta valorizzazione dei “gioielli” litoranei della Sardegna Monica Frassoni (parlamentare europeo), Elisabetta Pilia (Assessore regionale della pubblica istruzione e beni culturali), Rosa Filippini (presidente degli Amici della Terra), Lorenza Cavinato (architetto, componente del gruppo di ricerca), Christine Sandel (Consigliere del Conservatoire du littoral francese), Stefano Deliperi (presidente del Gruppo d’Intervento Giuridico, coordinatore del gruppo di ricerca). Seguirà un dibattito al quale hanno già assicurato un intervento Salvatore Sanna (sindaco di Villasimius) e Giovanni Carta (direttore del Servizio della Conservatorìa delle Coste sarde). E’ stato invitato a partecipare Renato Soru (presidente della Regione autonoma della Sardegna). Vi aspettiamo !

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

l’indagine beneficia di un contributo regionale ai sensi dell’art. 60, comma 3°, della legge regionale n. 1/1990 concesso con deliberazione Giunta regionale n. 40/2 del 26 agosto 2005

(foto S.D., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , , ,

Nuovo sistema di identificazione di capre e pecore: un’inutile crudeltà !


A seguito di alcune segnalazioni provenienti anche dal mondo veterinario della Sardegna, stanno emergendo alcuni problemi relativi al sistema di identificazione e di registrazione degli animali di allevamento di specie ovina e caprina. Problemi che si evidenziano soprattutto alla luce del regolamento CE n. 21/2004 del Consiglio europeo del 17.12.2003 che impone la modifica del sistema di identificazione a partire dal 1° gennaio 2008.
Con circolare del Ministero della Salute, infatti, è previsto che tutti gli animali nati dopo il 9 luglio 2005 devono essere identificati entro il termine di sei mesi dalla nascita o in ogni caso prima che l?animale lasci l?azienda in cui è nato. La identificazione avviene attraverso due distinti mezzi consistenti: il primo in un marchio auricolare applicato all?orecchio sinistro conforme alle caratteristiche previste dall?allegato della circolare; il secondo in un marchio auricolare simile al primo ovvero in un tatuaggio riportante lo stesso codice del primo mezzo di identificazione applicato all?orecchio destro. Sia i marchi auricolari che il tatuaggio riportano in maniera indelebile un codice identificativo individuale formato dalle lettere IT seguite da un codice costituito da 13 cifre.
Sempre la stessa disposizione del Ministero della Salute prevede che, in alternativa ai precedenti mezzi di identificazione descritti, gli animali destinati ad essere macellati prima dell?età di dodici mesi e che non sono destinati né a scambi intracomunitari né all?esportazione verso paesi terzi, sono identificati con un marchio auricolare apposto all?orecchio sinistro conforme alle caratteristiche previste dal relativo allegato. Questo marchio deve indicare almeno il codice di identificazione dell?azienda di nascita. Se, invece, questi animali sono detenuti oltre l?età di dodici mesi o siano destinati agli scambi intracomunitari o esportazione verso paesi terzi devono essere reidentificati con il sistema descritto precedentemente. Nel caso in cui il mezzo di identificazione sia diventato illeggibile o sia andato perso deve essere apposto al più presto un mezzo di identificazione sostitutivo recante lo stesso codice. In aggiunta al codice e separatamente da esso , il mezzo di identificazione sostitutivo deve recare un marchio con il suo numero di versione. Questo però comporta inutili sofferenze agli animali e difficoltà di ordine pratico agli allevatori che devono preoccuparsi di avere la ristampa delle targhette perse nei pascoli. Il problema, infatti, osservato sui capi bovini che in teoria dovrebbero avere una maggiore resistenza, sui capi più esili come le pecore e le capre comporta praticamente una lacerazione dolorosa degli orecchi. Poiché come prima accennato, la Comunità europea impone dal 1° gennaio 2008 un nuovo sistema di identificazione che è l?uso di transponders, il mondo veterinario, tenuto conto che il sistema di identificazione del tatuaggio attualmente in uso è di provata efficacia, ritiene opportuno che si deroghi al sistema attuale, risparmiando così le inutili sofferenze prima citate. Una proposta con cui non si può che essere d?accordo e che l?Assessore Regionale alla Sanità dovrebbe accogliere, dando le relative disposizioni affinché rimanga in uso il sistema identificativo del tatuaggio.

(foto P.F., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , , , ,

Caso Poetto e personaggi in cerca d?autore


Da La Nuova Sardegna, 4 febbraio 2006

Caso Poetto e personaggi in cerca d?autore.
Ulzega è teste a difesa di Balletto ma consulente della parte offesa Legambiente. L?esperto assicurò: «Sabbia presto bianca». Ma il suo istituto collaborava con la Provincia.

CAGLIARI. Intrecci curiosi nel processo per il ripascimento-disastro del Poetto, l?ultimo è emerso all?udienza di martedì scorso: i legali di Sandro Balletto – gli avvocati Patrizio Rovelli e Rodolfo Meloni – hanno chiesto il giudizio abbreviato per l?ex presidente della Provincia, una richiesta condizionata all?audizione di due testi, fra cui il geologo Antonio Ulzega. Ulzega infatti ?scagionerebbe? Balletto per via di un?intervista rilasciata alla Nuova Sardegna subito dopo la prima fase di sversamento dei detriti neri sull?arenile: il docente universitario sostenne che quel materiale era «assolutamente comparabile alla sabbia del Poetto» e che «l?attuale cromatismo è un fatto temporaneo, che sparirà con l?ossigenazione».
L?attendibilità delle sue previsioni è oggi valutabile da chiunque dia un?occhiata a quanto resta del litorale, trasformato in uno spiaggione stile Adriatico. Ma ciò non toglie – sosterrà la difesa – che l?autorevolezza di Ulzega avrebbe convinto chiunque, compreso Balletto, a non bloccare i lavori: tutto appariva sotto stretto controllo scientifico, quanto avveniva non era che la naturale evoluzione dell?intervento. Ulzega infatti arrivò ad aggiungere: «Interrompere l?immissione di nuova sabbia sarebbe un errore, fermarsi adesso sarebbe come una mezza terapia interrotta all?inizio». Naturalmente le certezze espresse dal docente universitario vennero prese per buone, al punto che Balletto e i suoi legali hanno persino pensato di giocarsele al processo. Pochi però in quei giorni si accorsero di due situazioni curiose, peraltro non sfuggite ai pubblici ministeri Daniele Caria e Guido Pani: la prima è che Ulzega era ed è ancora il direttore del Circam (Centro interdipartimentale ricerche coste e ambiente marino) che nel quadro economico sull?intervento – elaborato dalla direzione dei lavori il 27 settembre 2002 – risultava creditore nei confronti dell?amministrazione provinciale di centomila euro. Come dire: l?autorevole ricercatore faceva parte, almeno indirettamente, dello staff di consulenti della Provincia impegnati nell?operazione Poetto. Poteva dunque smentire se stesso, negando la compatibilità di quella strana sabbia grigiastra e l?adeguatezza del sito di prelievo? Non solo non lo fece, ma smentì seccamente anche i profani che avanzavano dubbi sulla granulometria, lo spessore dei granelli di sabbia succhiati dal fondale marino e scaricati sulla spiaggia: «I composti sono esattamente gli stessi dell?insieme di sabbie già presenti al Poetto». L?altra curiosità – irrilevante nel processo ma significativa, oltre che divertente – è che Ulzega fa parte a pieno titolo del comitato scientifico di Legambiente in qualità di esperto di geomorfologia costiera e sottomarina. Strano dunque che la stessa associazione ecologista abbia deciso di costituirsi parte civile nel processo contro i presunti responsabili del disastro, mettendo nella sostanza sotto accusa scelte tecniche e pareri scientifici avallati pubblicamente da uno dei propri specialisti di riferimento. Ma il valzer delle stranezze, in questo caso giudiziario così complesso e clamoroso, non si esaurisce qui. L?amministrazione provinciale guidata da Graziano Milia ha difatti deciso di costituirsi parte civile, ma soltanto contro gli ?esterni?: quindi se il giudice dovesse riconoscere colpevoli gli ex componenti della giunta, Balletto e Renzo Zirone, la Provincia non sarà fra le parti titolate a ottenere da loro un risarcimento dei danni. Stessa situazione per i dirigenti imputati. Si presenterà alla cassa soltanto se a pagare con una condanna dovessero essere l?impresa Ati Mantovani-Sidra-Gavassino o altri personaggi lontani da viale Ciusa coinvolti nel procedimento. Come se non bastasse, il gup Giorgio Cannas ha accolto l?istanza dell?avvocatura dello Stato perchè la Provincia venga considerata responsabile civile. Risultato: la giunta Milia potrebbe trovarsi paradossalmente a pagare per gli errori commessi dai propri ex amministratori e attuali dirigenti pur avendo riconosciuto – con la costituzione di parte civile – che il Poetto è stato danneggiato per colpa loro. Insomma: un singolare guazzabuglio dove in omaggio alla sabbia non c?è nulla di chiaro. Il 24 febbraio il gup Cannas sentirà Ulzega e l?ex comandante del porto Giovanni Camboni. Poi dovrebbe dare il via alla discussione: parleranno i pubblici ministeri, a seguire la folla di parti civili – adesso sono otto, ma potrebbero aumentare nelle prossime udienze – e quella dei difensori. Balletto – insieme al biologo Luigi Aschieri e al dirigente della Provincia Andrea Gardu – saranno giudicati in tempi brevi. Per gli altri i tempi del dibattimento pubblico si allungano.

(foto S.D., archicio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , , ,

Costa Verde, incubi di cemento…

4 Febbraio 2006 Commenti chiusi


Nel loro attivismo piuttosto frenetico degli ultimi tempi il gruppo societario di proprietà lombardo-veneta Stim s.p.a., attraverso la controllata Chia Invest s.p.a., starebbe per acquistare (o, addirittura, avrebbe già acquistato) i terreni di Portu de Maga, già interessati dalla mega-lottizzazione turistico-edilizia Costa Verde, di proprietà della famiglia Patti. Venti milioni di euro, l?importo della compravendita. 920 mila metri cubi su 1.600 ettari, fino al complesso dunale di Piscinas, le volumetrie e le aree oggetto della vecchia convenzione di lottizzazione del 25 maggio 1980, previo nullaosta regionale rilasciato con decreto assessoriale n. 866/U del 3 agosto 1979 in favore della Costa Verde s.r.l. Il progetto immobiliare partiva addirittura dai precedenti anni ?60 con la Imesom s.r.l. ed il commendator Tasca, che volevano addirittura far impallidire la nascente Costa Smeralda?.. La prima delle tante speculazioni edilizia favoleggiate o, purtroppo, realizzate sulla splendida costa arburese. Verranno poi Torre dei Corsari e Pistis, fino agli “assalti” edilizi alle dune di Scivu, fortunatamente respinti da azioni legali ed iniziative di sensibilizzazione ecologiste, ed ai progetti turistici che sfidano la fantasia su Capo Pecora. Migliaia di posti di lavoro sciorinati come se fossero acqua fresca?..180 milioni di euro di investimenti come se fossero bruscolini?.. Ora è il turno del gruppo Stim. Altri progetti per complessi ricettivi e gli ovvi, immancabili, campi da golf. Così da far “sistema” (altro termine à la pàge di questi tempi) con i campi di Is Molas di Pula ed Is Arenas di Narbolìa, tuttora sotto procedura di infrazione n. 1998/2346 da parte della Commissione europea per violazione della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora. Dimenticano di citare un altro campo da golf, quello “di casa”. Quello avviato sulle rive dello Stagno di Chia ora posto sotto sequestro preventivo dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari e dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale nel giugno 2005 su denuncia delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico per ipotesi di vari reati ambientali. Lavori per cui a fine settembre 2005 è stato chiesto il rinvio a giudizio per gli amministratori delle società committenti ed esecutrici. Ora il responsabile delle relazioni esterne del gruppo societario Lorenzo Lorenti parla di “?un comitato scientifico di cui fanno parte professionisti di diverse discipline, docenti universitari ma anche esponenti del mondo ambientalista” che sosterrebbe questo benedetto “progetto turistico sostenibile”. Sarebbe interessante conoscere costoro e se e quanto questo sostegno sia gratuito. Ma, comunque, poco importa. Interessano, invece, altre dichiarazioni: esattamente quelle secondo cui il piano paesaggistico regionale- P.P.R. in corso di approvazione definitiva farebbe “salve le opere già avviate”, cioè farebbe salvi ? se abbiamo compreso bene ? i piani di lottizzazione in essere. Spiacenti, ma, per fortuna, non è così: l?art. 13 delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. dispone che nei territori costieri “nelle aree inedificate all?entrata in vigore del ? piano è precluso qualunque intervento di trasformazione” ad eccezione di quelli manutentivi, di consolidamento e restauro senza nuove volumetrie (art. 9) e con assoluta esclusione di “campi da golf”. Crediamo che basti ed avanzi per allontanare nuovi, ulteriori, incubi di cemento da Costa Verde. E se non bastasse, non esiteremo ad utilizzare codici e leggi ambientali. Per fare turismo, soprattutto sulla costa arburese, non c?è bisogno di altro cemento, ma si deve puntare all?intelligente riutilizzo di parte delle tante volumetrie minerarie dismesse, un “oggetto” turistico e di soggiorno unico in Europa che può davvero portare una diffusa crescita economico-sociale con autentico turismo sostenibile.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

P.P.R., conferenze di co-pianificazione dell’Oristanese

2 Febbraio 2006 Commenti chiusi


IL PIANO PAESISTICO REGIONALE

Introduzione

Il Piano Paesistico Regionale (PPR) si pone all?interno di un?evoluzione culturale che, partendo dal rapporto Bruntland del 1987, considera l?ambiente un bene pubblico economico. Ciò si è tradotto in un rapporto dialettico tra ambiente e sviluppo economico visti non più come termini contrapposti, poiché ogni sviluppo è tale soltanto se è sostenibile dall?ambiente. Così i vincoli di tutela e conservazione non possono essere riguardati come limiti allo sviluppo, ma come condizioni accessorie allo stesso. In tal modo la teoria economica dello sviluppo sostenibile e le politiche ambientali della Comunità Europea hanno condotto al superamento della visione meramente estetica dei luoghi e degli elementi naturali, non più valutabili attraverso imprecisi e fuggevoli criteri di gusto soggettivo. Adesso il concetto di ?identità? lega in un unicum la valutazione del bene paesaggistico e lo sviluppo sostenibile.
Il PPR ci sembra abbia assunto tali principi come ispiratori e fondanti del suo contenuto e rappresenta un allineamento, oltremodo positivo e meritevole, della Regione Sdegna alle politiche ambientali comunitarie, nella consapevolezza che il patrimonio sardo è un Bene Identitario per il quale sono necessarie azioni di tutela e conservazione.

In sintesi, il Piano ci sembra finalmente ispirato alla tutela del territorio e considera il paesaggio un ?capitale? da conservare. L?abbiamo esaminato nelle sue varie parti trovandolo sostanzialmente uno strumento per un?autentica salvaguardia e corretta valorizzazione degli ambienti.

Le nostre osservazioni ? limitate ai boschi naturali ed artificiali ed alle zone umide, vogliono essere quindi un contributo ad una più approfondita analisi di alcune componenti del piano evidenziando alcune lacune, imprecisioni, o scarsità di azioni di tutela.

Il convegno

L?Assessore agli Enti Locali, Finanze, Urbanistica, ha convocato le previste ventuno conferenze istruttorie per gli enti locali, ordini professionali, sindacati e associazioni ambientaliste per illustrare i contenuti del Piano Paesistico Regionale e raccogliere eventuali osservazioni preliminari. I giorni 21 e 23 gennaio le conferenze istruttorie sono state dedicate alla Provincia di Oristano. Il Gruppo di Intervento Giuridico e gli Amici della Terra hanno illustrato due ?osservazioni? che riguardano i boschi e le zone umide, riservandosi eventualmente di completarle e presentarle in modo formale entro il periodo della pubblicazione del Piano.

BOSCHI NATURALI, BOSCHI ARTIFICIALI, PINETE

Gli articoli sotto citati riguardano le Norme Tecniche di Attuazione.
L?art. 20, c.2 del PPR, aree seminaturali ? definizione, comprende in questa categoria i ?boschi naturali? (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.)
L?art. 23, c.3, b, aree ad utilizzazione agroforestale ? definizione, comprende tra le aree ad utilizzazione agro-forestale, gli impianti boschivi ?artificiali?. Gli art. 24 e 25 indicano per tali boschi prescrizioni ed indirizzi. La distinzione è molto importante dato che prevede un diverso regime di tutela per le due aree. A noi sembra che tutti boschi, anche se impiantati artificialmente, dovrebbero essere considerati naturali poiché la ragione del loro esistere costituisce l?essenza e la base dello sviluppo del bosco destinato a naturalizzarsi e vivere per millenni. Nella categoria dei boschi naturali devono infatti essere compresi tutti i rimboschimenti forestali, la cui importanza è essenziale per la nostra isola. Queste colture hanno inizio normalmente, con la messa a dimora di piante ?pioniere?: ad esempio diversi tipi di pino ( pinus pinea, pinus alepensis), eucalipto, ecc. Nessuna di queste piante è originaria della Sardegna e soprattutto, salvo alcuni rarissimi casi, non si riproducono spontaneamente. Hanno inoltre una vita breve (il pino intorno ai cento anni) rispetto alla previsione di vita di un bosco naturale (millenni). Ma sono impiantate per l?assestamento del suolo. Terminata questa prima fase di assestamento geologico, farà strada alle specie endemiche per poi ospitare la macchia mediterranea il cui punto di massima evoluzione verrà raggiunto con la presenza della quercia.
E? quindi fondamentale ed essenziale che la loro cura e soprattutto la loro tutela sia pari a quella riservata ai boschi ?naturali?. Nell?elenco dei beni paesaggistici tra i boschi non vengono citate le pinete costiere impiantate decenni fa per la stabilizzazione dei suoli – spesso dune – e per la difesa delle zone agricole dai venti salsi marini. Anch?esse rivestono lo stesso ruolo ambientale, storico, culturale, identitario dei boschi spontanei e quasi tutte godono di vincolo idrogeologico ai sensi del R.D.L. 3267/23 (art. 47 e seg.). Tra le pinete e gli impianti ?artificiali? della nostra provincia vogliamo ricordare le seguenti:
ARBOREA pineta litoranea ed entroterra (dune) – ORISTANO pineta litoranea (dune)
SAN VERO, CUGLIERI e NARBOLIA pineta (dune)
TRESNURAGHES (piano di coltura e conservazione)
Per le ragioni esposte chiediamo che anche gli impianti arborei ?artificiali? e ?pinete? rientrino tra i beni che il PPR classifica come ?aree naturali e subnaturali? ai fini di una maggior tutela e protezione.
L?assessore ha risposto che in realtà la classificazione del PPR è stata fonte di vivaci discussioni tra gli esperti. La distinzione tra ?impianti naturali e ?impianti artificiali? è da considerare provvisoria. I redattori del Piano infatti sono in attesa che gli Ispettorati Provinciali finiscano di censire le aree sottoposte a vincolo idrogeologico (vincolo di intrasformabilità). Dopodiché, alla luce dei risultati, verrà effettuata una nuova classificazione. A noi per ora non resta che aspettare. Nel frattempo abbiamo chiesto all?Ispettorato Provinciale Foreste l?elenco delle carte e delle zone dell?Oristanese in cui erano censiti i boschi sottoposti a vincolo idrogeologico. Tutti i boschi citati, nella nostra provincia rientrano tra quelli tutelati e dovrebbero quindi godere della massima protezione. Ma sappiamo anche quali enormi interessi scatenino questi boschi. Chi conosce le vicissitudini delle pinete di Arborea, Oristano e Narbolia lo sa bene. Vedremo se la Regione saprà reggere all?assalto e far valere l?interesse di tutti.

ZONE UMIDE

Gli articoli che citiamo riguardano le Norme Tecniche di Attuazione.
L?art.7 del PPR (Disciplina dei beni paesaggistici e degli altri beni pubblici) al c. 2, pone sotto tutela i beni previsti dal D.L. 22 gennaio 2004 n. 42, art.142, che include, al c. 1, i, tra le aree tutelate per legge ?le zone umide incluse nell?elenco previsto dal decreto del Presidente della Repubblica 13 marzo 1976, n. 448? (si tratta delle zone umide incluse nella Convenzione di Ramsar). L?art.11, c. 3, g, (assetto ambientale. Generalità ed individuazione dei beni paesaggistici) tutelano le zone umide, laghi naturali ed invasi artificiali e territori contermini compresi in una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia ed al comma h prevedono la stessa tutela per i fiumi e torrenti per una fascia di 150. Nell?art. 17, c. 2, si classificano fra le aree naturali e subnaturali le ?zone umide temporanee?. Nell? art. 18, c. 1, c (aree naturali e subnaturali – prescrizioni) le prescrizioni di tutela si limitano a vietare nelle zone umide endoreiche tutti gli interventi che, direttamente o indirettamente, possono comportare rischi di interramento e di inquinamento. L? art. 19, c. a, 5 (aree naturali e subnaturali ? indirizzi) fa ugualmente cenno agli stagni temporanei mediterranei cui viene destinata una pianificazione settoriale e locale. L?art. 20, 2 include nella definizione delle aree seminaturali le zone umide costiere parzialmente modificate. Nell?art. 21, c. 4, nelle zone umide costiere, i divieti si limitano agli interventi infrastrutturali energetici (elettrodotti, impianti eolici, ecc.).

E? ben vero che nelle carte tutte le zone umide hanno la stessa colorazione, ma nelle norme tecniche di attuazione non troviamo uguale livello di tutela e gli articoli citati ci sono sembrati contradditori. Forse sarebbe preferibile una maggior chiarezza. Per quanto riguarda la nostra esperienza, maturata soprattutto negli stagni dell?oristanese (tra i più importanti del Mediterraneo) crediamo che la tutela debba essere più attenta e porre sullo stesso piano tutte le zone umide poiché indistintamente costituiscono una grande risorsa paesaggistica, culturale, ecologica, naturalistica ed economica. Nella provincia di Oristano le zone umide si susseguono ininterrottamente dal Nord a partire da Is Benas (San Vero) fino ad arrivare a Sud agli stagni di San Giovanni e Marceddì (Terralba). Ognuna di queste offre un supporto ecologico per la vita dell?altra e tutto questo complesso costituisce un ECOSISTEMA essenziale all?equilibrio biologico globale.Le paludi che circondano le grandi zone umide di Arborea, Santa Giusta, Cabras, San Vero, ecc. sono numerosissime. La loro importanza è sempre caratterizzata dalla biodiversità e rarità di specie. Ci sembra quindi essenziale che tutte le zone lagunari e stagnali, indipendentemente dalla loro estensione o da riconoscimenti europei, nazionali o regionali, vengano tutelate allo stesso modo, specificatamente se inserite nei ?sistemi? delle zone umide.
Abbiamo sopra citato l?art.11 che tutela le zone umide per una fascia della profondità di 300 metri dalla linea di battigia.
Avremmo considerato valida questa norma se non avessimo visto le continue opere di prosciugamento dei nostri stagni, le arature fin sul limite della riva con conseguente sparizione della vegetazione periferica essenziale alla vita degli stagni; le opere pubbliche, spessissimo inutili che sconvolgono l?habitat; l?aumento della salinità, conseguenza di interventi sconsiderati; la costruzione di canali con profusione di cemento, ma anche di natura ?contadina? che scaricano le acque agricole e meteoriche negli stagni più grandi, ecc. Forse non siamo in tema col PPR, ma vorremmo suggerire che, se proprio si ritiene opportuno creare una fascia di rispetto intorno alle zone umide, questa potrebbe essere articolata in due settori: il primo (m. 150 ?) destinato alla proliferazione della vegetazione stagnale spontanea; il secondo in cui è permessa la sola coltivazione biologica dei terreni. Senza fare quindi alcun torto agli agricoltori. Fantasia ? Può darsi.

Chiediamo quindi che nelle prescrizioni indicate nell?art. 18 (aree naturali e subnaturali ? prescrizioni) si aggiunga la seguente frase: ?sono vietati tutti gli interventi che possono alterare, modificare, pregiudicare l?assetto attuale o l?habitat naturale delle stesse?.

(foto G.C.F., archivio GrIG)

Categorie:Senza categoria Tag: , , ,

Minacce di morte ad un ecologista….

1 Febbraio 2006 Commenti chiusi


MINACCE DI MORTE CONTRO ROBERTO GIURASTANTE SEGRETARIO DEGLI AMICI DELLA TERRA TRIESTE

Trieste 29.01.2006 – Un ulteriore atto intimidatorio è stato portato nei confronti degli Amici della Terra di Trieste. Minacce di morte rivolte contro il segretario dell¹Associazione ambientalista Roberto Giurastante sono comparse all¹interno di un centro commerciale nel quale gli Amici della Terra avevano organizzato un’assemblea pubblica per discutere con i cittadini di un progetto ad elevato impatto ambientale sostenuto dal Comune di Trieste e dalla Regione Friuli Venezia Giulia che stravolgerebbe una delle ultime periferie verdi della città giuliana. Le minacce di morte seguono i numerosi atti intimidatori di cui è rimasto vittima il segretario degli Amici della Terra di Trieste, uno degli ambientalisti dell¹Associazione più direttamente impegnato nelle inchieste sul sistema di smaltimento illecito dei rifiuti con connessioni nazionali e internazionali che hanno devastato il territorio della Provincia di Trieste, e in quelle che riguardano i cartelli che controllano gli appalti per i lavori pubblici. Roberto Giurastante è, tra l’altro, l’autore della denuncia che ha portato recentemente al sequestro del terrapieno/discarica di Barcola. L’Associazione, di fronte all’incremento del rischio per le attività svolte, aveva già provveduto nel marzo del 2005 ad informare della delicata posizione di quattro propri rappresentanti, tra i quali il segretario Roberto Giurastante, il Ministero dell¹interno e la D.I.A. (Direzione Investigativa Antimafia).
Piena solidarietà a Roberto Giurastante da parte del Gruppo d’Intervento Giuridico e degli Amici della Terra della Sardegna.

(foto A.d.T.)

Categorie:Senza categoria Tag: , ,

L’altra metà del Cielo conosce l’inferno in terra, in Cina, ad esempio…..

L’immagine è cruda, ma, purtroppo, reale. In tutto il mondo si deve sapere. E’ molto difficile, se non rarissimo, trovare comportamenti simili fra gli "altri animali". E sempre accade per motivi di sopravvivenza della specie, del gruppo. Una bimba appena nata giace morta sotto il bordo del marciapiedi, nella totale indifferenza di coloro che passano. La piccina è solo un’altra vittima della politica crudele del governo cinese che pone il limite massimo di un solo figlio nelle città (due nelle zone rurali), con aborto obbligatorio. Nel corso della giornata, la gente passa ignorando il bebè. Automobili e biciclette passano schizzando fango sul cadaverino. Di quelli che passano, solo pochi prestano attenzione. La neonata fa parte delle oltre 1000 bambine abbandonate appena nate ogni anno, in conseguenza della politica del governo cinese. L’unica persona che ha cercato di aiutare questa bambina ha dichiarato: "Credo che stesse già per morire, tuttavia era ancora calda e perdeva sangue dalle narici". Questa signora ha chiamato l’Emergenza però non è arrivato nessuno. "Il bebè stava vicino agli uffici fiscali del governo e molte persone passavano ma nessuno faceva nulla… Ho scattato queste foto perché era una cosa terribile…I poliziotti, quando sono arrivati, sembravano preoccuparsi più per le mie foto che non per la piccina". In Cina, molti ritengono che le bambine siano spazzatura. Il governo della Cina, il paese più popoloso del mondo con 1,3 miliardi di persone, ha imposto la sua politica di restrizione della natalità nel 1979. I metodi usati però causano orrore e sofferenza: i cittadini, per il terrore di essere scoperti dal governo, uccidono o abbandonano i propri neonati. Ufficialmente, il governo condanna l’uso della forza e della crudeltà per controllare le nascite; però, nella pratica quotidiana, gli incaricati del controllo subiscono tali pressioni allo scopo di limitare la natalità, che formano dei veri e propri "squadroni dell’aborto". Questi squadroni catturano le donne "illegalmente incinte" e le tengono in carcere finché non si rassegnano a sottoporsi all’aborto. In caso contrario, i figli "nati illegalmente" non hanno diritto alle cure mediche, all’istruzione, né ad alcuna altra assistenza sociale. Molti padri vendono i propri "figli illegali" ad altre coppie, per evitare il castigo del governo cinese. Essendo di gran lunga preferito il figlio maschio, le bambine rappresentano le principali vittime della limitazione delle nascite. Normalmente le ragazze continuano a vivere con la famiglia dopo del matrimonio e ciò le rende un vero e proprio un peso. Nelle regioni rurali si permette un secondo figlio, ma se anche il secondo è una femmina, la cosa rappresenta un disastro per la famiglia. Secondo i dati delle statistiche ufficiali, il 97,5% degli aborti è rappresentato da feti femminili. Il risultato è un forte squilibrio di proporzioni fra popolazione maschile e femminile. Milioni di uomini non possono sposarsi, da ciò consegue il traffico di donne. L’aborto selezionato per sesso sarebbe proibito dalla legge, però è prassi comune corrompere gli addetti per ottenere un’ecografia dalla quale conoscere il sesso del nascituro. Le bambine che sopravvivono finiscono in precari orfanatrofi. Il governo cinese insiste con la sua politica di limitare le nascite e ignora il problema della discriminazione contro le bambine. Non è possibile continuare a ignorare una simile tragedia !! Che cosa possiamo fare? – Inviare una protesta per e-mail all’ambasciata cinese del nostro paese – inviare una protesta al Presidente della Cina: Excellency President Jiang Zemin of de People’s Republic of China 9 Xihuang – Chenggen Beigie Beijing 100032 PCR – China – Infine, ciò che tocca a me, a te, a tutti, è divulgare quanto sopra. E pensare ogni giorno, ogni minuto, che tutti noi siamo responsabili di ciò che accade in questo benedetto mondo. Per omissione, per complicità, per negligenza, per indifferenza, molte cose cominciano a succedere o continuano a succedere, sotto gli sguardi indifferenti di tutti noi. La shoah o altri simili crimini contro l’umanità non hanno ancora insegnato abbastanza…..

Prosegui la lettura…