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Archivio Marzo 2006

"Bimbi pazzi" ? No, abuso di psicofarmaci !


Chi non conosce un bimbo “vivace” ? Un bimbo che salta, gioca, corre, si precipita alla finestra dell’aula perchè vi si è appollaiato un pettirosso ? Un bimbo che, magari, preferisce giocare tirando calci ad un pallone piuttosto che fare i compiti ? Bene, quel bambino “non è normale, ha bisogno di aiuto, di un aiuto che può venire soltanto dalla medicina”. Soffre della “sindrome del bambino iperattivo e con deficit di attenzione”, l’ADHD, dalle iniziali inglesi della presunta malattia. Questo sembra essere il senso della ricerca “Progetto Prisma” recentemente svolta grazie ad equipes di psicologi e psichiatri mediante test fatti compilare ai genitori (“il bambino si distrae ? Il bambino commette errori ? Il bimbo è vivace ?” e così via) nelle scuole di sette città italiane fra cui Cagliari: i risultati – in soldoni – sarebbero decisamente preoccupanti quanto “curiosi”. Ben 9 bimbi su 100 sarebbero “malati” ed avrebbero bisogno di “cure mediche” mediante prodotti specifici. Come il ritalin, un’anfetamina prodotta dalla multinazionale Novartis, che ha l’effetto di sedare il piccolo paziente. Particolare poco conosciuto: spesso questi psicofarmaci sono prodotti dalle medesime case farmaceutiche che sponsorizzano i congressi degli specialisti. E i guadagni nel campo sono stellari: per capirci, lo xanax, ansilitico della multinazionale Pfizer, costa al paziente 100 euro, mentre il guadagno del produttore sarebbe di 6839 volte il costo… Fin dal 1995 l’Organizzazione mondiale della sanità – O.M.S. raccomanda, inutilmente, di frenare l’uso eccessivo del metilfenidato, il principio attivo base per gli psicofarmaci pediatrici. Ora è in corso una campagna informativa contro l’abuso degli psicofarmaci sui bambini promossa dal Comitato dei cittadini per i diritti umani (www.cchr.org), nel 2005 i deputati Alfonso Pecoraro Scanio e Tiziana Biolghini hanno presentato interrogazioni parlamentari contro l’abuso delle prescrizioni di ritalin. Sul sito www.giulemanidaibambini.org è presente una petizione, che riportiamo di seguito, per fermare questa vera e propria prossima emergenza. Una firma contro le fabbriche dei bimbi pazzi è un dovere di civiltà…

Al Presidente del Senato della Repubblica,
al Presidente della Camera dei Deputati,
al Ministro della Salute,
al Presidente Commissione Affari Sociali della Camera dei Deputati,
Illustrissimi Presidenti, Illustre Ministro, Onorevoli,
ho appreso da diverse fonti d?informazione che nel nostro paese sono stati avviati – da parte dell?Istituto Superiore di Sanità ed altri enti ad esso collegati – progetti pilota volti a favorire in qualche modo la somministrazione di psicofarmaci a bambini ed adolescenti.
Sono stato per contro informato della circostanza che recentemente in Giappone, Canada , Nuova Zelanda ed Australia, l’uso degli psicofarmaci sui minori è stato sottoposto in molti casi a restrizione da parte delle autorità sanitarie di controllo. Negli U.S.A. – dove oltre 8 milioni di bambini e ragazzi sono ormai cronicamente dipendenti da psicofarmaci – migliaia di famiglie hanno intentato causa ai produttori del settore farmaceutico per i gravi danni alla salute arrecati dai facili abusi nella somministrazione di dette sostanze. Attualmente – sempre negli U.S.A. – una legge federale rende obbligatoria una scritta ben chiara su ogni confezione di questi prodotti, la quale mette in guardia per i gravi danni alla salute che possono potenzialmente provocare, ed inoltre la prescrizione medica di queste sostanze può essere fatta solo con il consenso informato del paziente, al fine di rendere lo stesso edotto dei potenziali effetti collaterali.
Mi chiedo per quale motivo – trattandosi di terapie alquanto discusse sia tra l?opinione pubblica che anche in letteratura medica – contrariamente ad altri paesi del mondo occidentale in Italia si registri un massiccio aumento delle prescrizioni di psicofarmaci in età infantile, senza che a fronte di questo aumento si registrino iniziative efficaci atte ad impedire abusi nella somministrazione, abusi decisamente pericolosi per la salute dei nostri figli.
Vi chiedo quindi – all?unico scopo di garantire la sicurezza dei bambini e degli adolescenti e ferma la necessità d?intervento medico nei casi veramente meritevoli d?attenzione sotto il profilo clinico – un preciso impegno per far sì che:
siano finalmente chiariti ed enunciati origine, aspetti patologici e criteri diagnostici certi e non arbitrari per le malattie che questi farmaci dovrebbero curare, ed in particolare della Sindrome da Iperattività e Deficit d?Attenzione;
siano definitivamente interrotte le attività di screening di massa ed i sondaggi indiscriminati tra la popolazione scolastica ed infantile, al fine di impedire l?arbitraria classificazione dei giovani soggetti, diversamente etichettabili come ?malati mentali?;
siano poste anche nel nostro paese, come nel resto del mondo occidentale, delle limitazioni alla somministrazione indiscriminata di sostanze psicoattive a bambini ed adolescenti, al fine di evitare i gravi casi d?abuso altrove documentati;
sia ribadito innanzitutto il principio della centralità della famiglia nella risoluzione di ogni turbamento di bambini ed adolescenti.
Nel ringraziarVi per l?attenzione che vorrete riservare a questa mia istanza, Vi saluto molto distintamente.
Firma

(foto da mailing list)

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Tanti escursionisti sul sentiero verde della Sella del Diavolo !

30 Marzo 2006 Commenti chiusi


Continuano le escursioni guidate per i cagliaritani ed i turisti sul sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo, operativo da oltre tre e promosso delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico. In soli due mesi di escursioni domenicali le guide volontarie ecologiste hanno accompagnato a scoprire i valori ambientali, paesaggistici ed archeologici di uno dei “gioielli” del Golfo degli Angeli oltre 300 visitatori, fra i quali anche diversi stranieri (inglesi, tedeschi). Infatti, a partire da domenica 5 febbraio 2006, le escursioni guidate sono effettuate ogni domenica mattina, con partenza alle ore 10.00, grazie ad un programma escursionistico curato dal prof. Antonello Fruttu e dalle guide volontarie Claudia Ghiani, Laura Lecca, Claudia Massidda, Natasha Sebis e Francesca Zedda. Il programma è sostenuto da un contributo della Presidenza della Provincia di Cagliari. Il sentiero è stato predisposto a proprie spese dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico grazie alla collaborazione del Comando Militare autonomo della Sardegna e del Comando Militare Marittimo autonomo in Sardegna, titolari dell?area demaniale militare della Sella del Diavolo.

La Sella del Diavolo rappresenta uno dei simboli più noti di Cagliari ed alla sua storia è indissolubilmente legata: si rinvengono testimonianze archeologiche fin dal neolitico (Grotta di S. Elia, stazione all?aperto della Sella del Diavolo, Grotta dei Colombi), dall?epoca punica e romana (tempio di Ashtart ? Venere Ericina, luogo della “prostituzione sacra”, cisterne ed opere di raccolta idrica, cave, strada) e dal medioevo (monastero e chiesa benedettina di S. Elia, torre). Svettano tuttora, benchè danneggiate dal tempo e dagli avvenimenti bellici, le torri di S. Elia (realizzata dai Pisani nel 1282) e del Pohet (del “pozzetto”, del Poetto), in collegamento con i vicini torre dei Segnali (o della Lanterna) ed il settecentesco Forte di S. Ignazio, baluardo contro l?invasione francese del 1793. Ancora durante la II guerra mondiale la Sella del Diavolo ospitò delle postazioni anti-aeree a difesa di Cagliari. Ma non sono da meno la caratteristiche naturali, tanto da farla tutelare con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e D.M. 26 aprile 1965) ed in parte con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni), da individuarla quale sito di importanza comunitario ? S.I.C. “S. Elia ? Cala Mosca ? Cala Fighera” (codice ITB002243) e futura riserva naturale regionale “Capo S. Elia” (legge regionale n. 31/1989). L?area è attualmente demanio militare ? ramo Esercito e ramo Marina (artt. 822 e ss. cod. civ.). E? stata classificata quale zona “H” con possibilità di interventi di “valorizzazione turistica” nel nuovo piano urbanistico comunale. Il promontorio è di calcare miocenico del quaternario di origine biogena, coste alte e rocciose con alcune calette e diverse grotte, clima con forte escursione termica e notevole salsedine. Presenti numerosi reperti fossili, molto interessante la vegetazione a macchia termoxerofila litoranea (olivastri, carrubi, ginepri, palme di S. Pietro, lentischi, pini d?Aleppo, lecci, euphorbia dendroides, timo, sparto, ecc.) con peculiari endemismi (narciso canalicolato, scrofularia a tre foglie, bellium crassifolium, iris planifolia). Particolarmente interessante la fauna: sono presenti e nidificanti il falco pellegrino ed il gheppio, la rondine, la volpòca, la pernice sarda, varie specie di còrvidi, di uccelli marini, la volpe, il coniglio selvatico, il colombaccio, la tortora, lo storno, vari passeriformi.

La realizzazione del sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo (progetto degli ing.ri Giovanni Battista Cocco e Margherita Secci e della paesaggista Iris Sohn, descrizione del prof. Antonello Fruttu), mediante semplice segnatura di sentieri preesistenti con vernice “ecologica” in terre naturali e colore “verde foglia” e posizionatura di due pannelli illustrativi all?inizio ed al termine del percorso, intende consentire una migliore conoscenza da parte dei residenti e dei turisti di questo inestimabile “gioiello” cagliaritano, evitando quelle faraoniche, dispendiose e distruttive opere pubbliche (monumento delle rimembranze, funivia + servizi, illuminazione con mega-fari) che comitati promotori ed il Comune di Cagliari intendevano realizzare con l?utilizzo di cospicui fondi pubblici). Nell?aprile del 2000 oltre 1.200 cagliaritani inoltrarono una specifica petizione all?amministrazione comunale per sventare tale assurdo progetto: oggi conoscere per tutelare e valorizzare la Sella del Diavolo è diventato ancora più facile e sono già migliaia i cagliaritani ed i turisti ad aver percorso il sentiero in una delle aree cittadine più belle e significative !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Dài il tuo 5 per mille per una buona causa !


Oggi possiamo destinare una piccola parte del nostro gettito fiscale per una buona causa. Possiamo destinare il 5 per mille alla Lega per l?Abolizione della Caccia ? L.A.C. o agli Amici della Terra. La legge finanziaria 2006, infatti, prevede la possibilità per il contribuente di destinare una quota pari al cinque per mille dell?imposta sul reddito delle persone fisiche ad associazioni non lucrative (onlus): tale scelta non determina maggiori imposte da pagare ma è solo un?indicazione allo Stato di come destinare il 5 per mille delle nostre imposte (come già avviene per l?otto per mille).
Può può fare la donazione chiunque percepisca redditi tassabili con le seguenti dichiarazioni:
- modello 730/2006;
- modello UNICO 2006;
- tutti coloro che sono esonerati dalla presentazione delle dichiarazioni dei redditi e ricevono solo il modello CUD 2006.
Per esprimere la scelta a favore delle associazioni ecologiste i contribuenti devono apporre la propria firma SOLO nel primo riquadro corrispondente a ?Sostegno del volontariato, delle organizzazioni non lucrative di utilità sociale, delle associazioni di promozione sociale, delle associazioni e fondazioni? indicando il codice fiscale 80177010156 della Lega per l?Abolizione della Caccia ? L.A.C. ovvero il codice fiscale 80425370584 degli Amici della Terra.
Coloro che devono presentare la dichiarazione dei redditi, devono consegnare la scheda della scelta del 5 per mille entro il 15 giugno 2006. Oppure, coloro che non devono presentare alcuna dichiarazione e hanno solo il modello CUD 2006, possono consegnare la scheda della loro scelta del cinque per mille, sempre entro il 15 giugno 2006, nell?apposita busta chiusa, allo sportello di una banca o di un ufficio postale. Il servizio di ricezione delle scelte da parte delle banche e degli uffici postali è gratuito.

Quest?anno ciascuno ha quindi l?opportunità di fare una piccola donazione a favore della L.A.C. e degli Amici della Terra, che, come sapete, si sono sempre battute per difendere l’ambiente e gli animali da speculatori, cacciatori, bracconieri, inquinatori, politici conniventi, e per promuovere lo sviluppo sostenibile ed una migliore qualità della vita.

La scelta di destinare alle Associazioni ecologiste onlus il 5 per mille non comporta nessuna spesa in più per il contribuente.

(foto L.A.C.)

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A quando la guerra contro la Cina ?


E’ incredibile quello che può uscire dalla bocca del nostro Presidente del Consiglio pro tempore Silvio Berlusconi. Sabato 25 marzo scorso, durante una manifestazione elettorale a Napoli, davanti ad una platea evidentemente altrattanto priva del minimo senso della realtà, ha affermato con forza che, negli anni ’60 del secolo scorso, durante la “rivoluzione culturale” maoista i cinesi, comunisti, “non mangiavano i bambini ma li bollivano per poi usarli come fertilizzante per i campi”.
Il Governo cinese, che pure avrebbe moltissimo da farsi perdonare per il disprezzo dei più elementari diritti naturali e civili (ce ne siamo occupati in più occasioni su questo “blog”: vedi “L’altra metà del Cielo conosce l’inferno in terra, in Cina, ad esempio…..” , http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/zw2408095/, e “Bambini sfruttati, bambini scannati….” , http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/tn2439741/), ha ovviamente protestato duramente contro l’Italia. Buona lettura…

ANSA - 28/03/2006 ,16:29 – LA CINA PROTESTA PER ‘BAMBINI BOLLITI’, AFFERMAZIONI INFONDATE. PECHINO – Il governo cinese ha definito oggi ”affermazioni senza alcuna base” le dichiarazioni del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, secondo il quale durante la rivoluzione culturale i cinesi bollivano i bambini. ”Siamo scontenti di queste affermazioni, che sono completamente prive di fondamento”, ha affermato il ministero degli Esteri di Pechino in una nota. ”Le parole e i comportamenti dei leader italiani dovrebbero favorire la stabilita’ e lo sviluppo di relazioni amichevoli tra la Cina e l’Italia”. Citando il ‘Libro nero del comunismo’, durante una manifestazione elettorale sabato a Napoli, Berlusconi ha affermato che ”…all’epoca di Mao, in Cina non mangiavano i bambini ma li bollivano per poi usarli come fertilizzante per i campi”.
PRODI, BERLUSCONI CI HA SCREDITATO ANCORA. Il presidente del Consiglio scredita l’Italia all’estero. E’ questa l’opinione di Romano Prodi che, parlando in un comizio a Formia, commenta la presa di posizione del governo cinese sulle parole di Silvio Berlusconi in merito ai bambini bolliti in Cina nel passato. ”Un’ora fa - dice il leader dell’Unione – c’e’ stata la protesta ufficiale della Cina. Ma vi rendete conto – si rivolge alla folla – di quale immagine viene data da un paese il cui primo ministro dice una cosa simile? E’ un’offesa fatta a un popolo di un miliardo 300 milioni di persone. E se anche la meta’ se la dimentica, 650 milioni se la ricorderanno comunque. Siamo screditati all’estero e senza crescita all’interno”.
Senza pudore gli accoliti, come il sen. Lucio Malan, capo-gruppo di Forza Italia al Senato della Repubblica: “Berlusconi ha detto la semplice verita’, citando accuratamente un fatto storico… A pagina 460 dell’edizione italiana del ‘Libro nero del comunismo’ c’e’ scritto che nel 1960, all’epoca della scellerata collettivizzazione forzata dell’agricoltura cinese, nell’ambito dell’atroce repressione contro i contadini che si ribellavano, vi erano torture sistematiche su migliaia di detenuti, bambini uccisi, messi a bollire e poi utilizzati come concime…Nessuno ha mai saputo smentire l’accuratezza del Libro nero”.(La Repubblica – Metropoli, 28/3/2006, ore 22.09). Grazie a tali eccelsi recensori nonchè legislatori si viene, quindi, a conoscere che il grande ‘Libro nero del comunismo’, ridicolizzato in tutta la comunità scientifica internazionale degli storici, ora è diventato una pietra miliare della storiografia contemporanea. Ma non basta ancora.
Poi, evidentemente, non ancora soddisfatto, il Presidente del Consiglio Berlusconi è tornato sull’argomento.
ANSA – Roma, 28/03/2006, ore 23.59 – CINA: BERLUSCONI,NO MARCIA INDIETRO. Il premier, “e’ storia, mica li ho bolliti io i ragazzini”. Silvio Berlusconi non fa marcia indietro sulle dichiarazioni riguardo alla Cina e ribadisce che si tratta di fatti storici. ‘Ma e’ storia… Mica li ho bolliti io i ragazzini - ha detto il premier – Poi non si puo’ estrapolare da una conversazione di due ore una frase’. Dal primo ministro poi un’altra stoccata al leader dell’Unione. ‘Prodi – conclude – monta sopra le polemiche perche’ fa il commesso viaggiatore della Cina’.
A quando la guerra contro la Cina ? Iniziamo a boicottare gli involtini primavera…..

(foto da mailing list ambientalista)

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Lavori per la centrale eolica del Grighine: ma sono regolari ?

28 Marzo 2006 Commenti chiusi


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, raccogliendo preoccupate segnalazioni di residenti, hanno inoltrato (nota del 28 marzo 2006) una specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale ed adozione di opportuni interventi alle pubbliche amministrazioni competenti (Ministeri per i beni ed attività culturali e dell?ambiente, Assessorati regionali della difesa dell?ambiente e dei beni culturali, Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Comuni di Villaurbana, Siamanna e Mogorella) e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Oristano in relazione ai lavori recentemente avviati per la realizzazione della centrale eolica (43 aereogeneratori) della società danese Greentech Energy System ora in corso di esecuzione sul Monte Grighine (OR). Nei giorni scorsi, purtroppo, la tensione è nuovamente degenerata con atti di vandalismo ai danni degli anemometri posti per le verifiche tecniche. Ciò è sicuramente grave e da condannare decisamente, ma non elimina le forti perplessità sull?intervento. L?area interessata è in buona parte coperta da vegetazione mediterranea e, quindi, tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004). In parte, poi, è stata percorsa dal fuoco nel triste incendio del luglio 1999 (circa 1.000 ettari) ed è, quindi, sottratta a mutamento di destinazione per 15 anni ed all?edificazione di edifici, infrastrutture ed impianti per 10 anni (legge n. 353/2000 e successive modifiche ed integrazioni). Ma, soprattutto, si ricorda che ai sensi dell?art. 8, comma 3°, della legge regionale n. 8/2004, “fino all?approvazione del Piano Paesaggistico Regionale, nell?intero territorio regionale è fatto divieto di realizzare impianti di produzione di energia eolica, salvo quelli precedentemente autorizzati, per i quali alla data di entrata in vigore della ? legge i relativi lavori abbiano avuto inizio e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi”. In sostanza, i lavori relativi ad impianti similari, qualora non abbiano provocato “irreversibili mutamenti dello stato dei luoghi”, sono inibiti fino alla definitiva approvazione del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. (tuttora non intervenuta), come esplicato dalla circolare interassessoriale n. 40/GAB del 3 febbraio 2005 e, soprattutto, autorevolmente confermato dalla giurisprudenza in tema (Cass. pen., sez. III, 27 aprile 2005, n. 568; Trib. pen. Sassari, 7 gennaio 2005, ord.; G.I.P. Trib. pen. Sassari, 16 dicembre 2004, decr.). Perché, allora, i lavori sono iniziati e proseguono con particolare lèna ? Sono regolari ? Vorremmo saperlo al più presto?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto G.C.F., archivio GrIG)

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Ciao, Angelo ! Ora volerai sempre con le Aquile…

27 Marzo 2006 Commenti chiusi


Angelo d’Arrigo, per chi ha avuto la fortuna di conoscerlo, sarà sempre una delle migliori dimostrazioni di come l’uomo possa entrare in contatto con gli “altri” animali. E’ morto ieri in un incidente con un ultra-leggero, in Sicilia. Ciao, Angelo, ora volerai sempre con le Aquile…..

ANSA, MILANO, 26/03/2006 14:58 – Era colui che avrebbe fatto felice Leonardo da Vinci. Sì perché Angelo D’Arrigo, 45 anni, deltaplanista di fama mondiale votato “per amore della natura e della conoscenza” all’impresa estrema, era l’uomo che volava come fanno gli uccelli. Lungo le rotte del mondo, anzi sopra il mondo. Dagli uccelli aveva imparato, con loro ha vissuto, con loro ha volato. E il rapporto che Angelo aveva con le aquile, Chumi o Gea che fossero, era diventato a tal punto simbiotico che anche loro, le aquile, avevano imparato qualcosa da lui.

Lui ha dato agli uccelli, come a certe gru siberiane, quello che Konrad Lorenz definiva ‘l’imprinting’. E loro, le aquile, gli erano volate accanto fin sopra l’Everest; e le gru lo avevano seguito in volo dal Circolo Polare Artico fino al Mar Caspio, reimparando così, per semplice, naturale fiducia, una rotta migratoria che gli etologi davano per dimenticata. D’Arrigo, maestro di sci laureato all’Università dello Sport di Parigi, viveva con moglie e tre figli sulle pendici dell’Etna, non lontano da dove è finito tragicamente quello che era un volo normale, su un aereo normale. Ben diverso dalle sue imprese quasi ai confini della realtà.

Imprese nei cieli e sulle rotte impossibili di tutto il mondo. Quattro anni fa si alzò il volo con il suo deltaplano dal Circolo Polare Artico e, seguito da uno stormo di gru siberiane, insegnò loro la rotta migratoria che le portò lungo 5.500 chilometri fino in Medio Oriente, sopra l’Iran. Le uova di quelle gru si erano schiuse sotto le ali del suo deltaplano e lui aveva dato da mangiare ai piccoli pulcini con un ‘becco’ artificiale.
Due anni fa, intorno a mezzogiorno del 24 maggio 2004, si alzò invece in volo con l’aquila Gea e dal campo base sfruttò una corrente ascensionale per salire fino a quota 9.000 metri. Giunto in quota, sorvolò l’Everest, con Gea. Con un’altra aquila invece, Nike, sorvolò anni fa tutto il Sahara.

L’anno scorso D’Arrigo aveva raccolto le sue esperienze in un libro dal titolo che era il suo programma di vita: ‘In volo sopra il mondo’. In quel libro – “la mia impresa più impegnativa” – D’Arrigo ha raccolto l’insieme delle sue esperienze nei cieli del mondo. Imprese che sono nate da un vero e proprio progetto scientifico, ‘Metamorphosis’, e riguardanti tanto la metamorfosi di un uomo che si trasforma in uccello, quanto quelle di un uccello che impara l’aria da un uomo.
Metamorfosi per me significa voler crescere - aveva spiegato, a suo tempo, D’Arrigo -. In tutti i sensi, anche quello scientifico. Per esempio secondo me alla scienza dell’aviazione manca un file: si sa tutto sull’alta o altissima velocità, ma non è ancora stato studiato a fondo il volo a velocità lenta. Ecco, io ho fatto finora tutto ciò che ho fatto affinché la scienza possa utilizzare la mia esperienza per i suoi obiettivi“. E diceva: “Gli uccelli mi hanno insegnato cosa significa veleggiare. E io ho imparato. Ho scoperto che il mio era un bisogno, per così dire, ancestrale. Ho due maestri di riferimento: Leonardo da Vinci e Konrad Lorenz“.

L’ultima grande impresa era stata sfidare i condor volando lungo la Cordigliera delle Ande e sull’Aconcagua, il 31 dicembre scorso, salendo fino ai 7.453 metri della vetta più alta d’America. E in mente aveva, per il 2007, di sorvolare il monte Wilson, nell’Antartide. Ma non ci sarà una prossima impresa.

(foto da www.angelodarrigo.com)

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500.000 morti per l’incidente nucleare di Chernobyl…..


Il premier italiano Berlusconi, lo scorso 24 marzo, ha cercato di imporre ai partners comunitari la ripresa in grande stile dell’energia nucleare, smentito, dopo poche ore, dal Presidente della Commissione europea, Manuel Barroso, e dal Presidente di turno dell’U.E., l’austriaco Wolfgang Schussel. Qualche notizia su una realtà non marginale relativa all’utilizzo dell’energia nucleare per riflettere sulle recenti “pulsioni” di qualche governante italiano che vorrebbe rivedere la decisione popolare referendaria del 1987.. buona lettura…

Nuovi studi criticano le stime dell’Aiea e dell’Oms. Nucleare: 500.000 morti a Chernobyl.
ANSA – LONDRA, 25 MAR. 2006, ore 19.14 – Nei 20 anni trascorsi dalla catastrofe nucleare di Chernobyl mezzo milione di persone sono morte per la nube radioattiva. Altre 30.000 moriranno nei prossimi anni. A questa conclusione sono giunti alcuni ricercatori analizzando piu’ di cinquanta studi scientifici, secondo quanto riferisce il quotidiano britannico ‘The Guardian’. Le nuove stime contrastano con quelle molto piu’ modeste dell’Oms e dell’Aiea, che prevedevano un massimo di 4.000 vittime.

ANSA – BRUXELLES, 26 SET. 2005, ore 20.40- Pur riconoscendo che l’energia atomica offre una valida alternativa alla dipendenza dal petrolio, diminuendo la produzione di gas a effetto serra, la maggioranza dei cittadini europei continua ad opporsi allo sviluppo delle centrali nucleari. E in Italia la media dei critici e’ anche superiore a quella dell’Ue: e’ quanto emerge dall’ ultimo Eurobarometro pubblica sul tema, reso noto oggi a Bruxelles. Il sondaggio, condotto tra febbraio e marzo 2005, indica inoltre che quasi la meta’ degli europei ha una scarsa conoscenza in materia nucleare, e che per avere informazioni al riguardo preferisce rivolgersi alle organizzazioni ambientaliste o ai ricercatori indipendenti, piuttosto che ai governi o ai media. La stragrande maggioranza degli intervistati sostiene inoltre un accresciuto ruolo dell’Unione europea nella gestione della materia. Ancora memori del disastro di Chernobil nel 1986, il 55% dei cittadini europei si dicono contrari all’energia prodotta dalle centrali nucleari. I favorevoli sono invece il 37%. In Italia coloro che si schierano per il nucleare sono in media anche di meno: soltanto il 30% del campione. I piu’ favorevoli sono invece gli ungheresi (65%) e gli svedesi (64%). La maggioranza dei cittadini dell’Unione europea e’ inoltre contraria al nucleare anche se i rischi collegati alla gestione delle scorie dovessero diminuire. Eppure, in favore dell’energia atomica, emerge il dato in base al quale coloro che hanno un buon livello di informazione sulla materia appoggiano in maggioranza (52%) lo sviluppo delle centrali. Se i bene informati sono favorevoli al nucleare, e’ anche vero pero’ che sono una minoranza della popolazione, visto che ne rappresentano soltanto il 25%. Per contro, il 57% del campione risponde in modo errato o non risponde affatto alle domande dell’Eurobarometro sulla gestione delle scorie radioattive. In ogni caso, per aumentare la propria conoscenza della materia, gli europei preferiscono chiaramente le organizzazioni non governative (39% degli intervistati) o i ricercatori indipendenti (38%). La fiducia per i governi e per i media in materia nucleare e’ invece in forte calo: rispettivamente al 19% rispetto al 29% registrato nel 2001, e al 13% dal 23%. Di fronte al forte rischio che i cittadini europei collegano al nucleare e alla gestione delle scorie, l’Unione europea e’ chiamata a svolgere un ruolo piu’ ampio, soprattutto nel monitoraggio delle attivita’ degli stati: ben l’89% degli intervistati si dice favorevole ad attribuire a Bruxelles questa funzione. La stessa percentuale del campione sostiene inoltre il bisogno di una politica armonizzata per il settore, visto il suo impatto internazionale.

(foto da whyfiles.org)

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"Altri animali" e piante estinti, è colpa nostra…..


Sono 844 le specie tra piante ed animali scomparse negli ultimi 500 anni dalla faccia del pianeta Terra. La massiccia estinzione, quasi sempre imputabile direttamente alle azioni dell’uomo, è la peggiore dopo quella dinosauri. La denuncia arriva direttamente dalla Convenzione Onu sulla Biodiversità (World Conservation Union) che ha redatto un rapporto di 92 pagine indicando con precisione tutte le specie scomparse.

Siamo responsabili della sesta maggiore ondata di estinzioni, la maggiore dalla scomparsa dei dinosauri 65 milioni di anni fa” recita il rapporto. Le altre cinque (avvenute 205, 250, 375 e 440 milioni di anni fa) sono state causate da devastanti cambiamenti climatici avvenuti a livello planetario. Ma il dato più allarmante è che l’attuale ritmo di distruzione delle diverse specie è mille volte più veloce del passato remoto del pianeta. La causa principale dell’estinzione di tante specie è dovuta all’aumento della popolazione umana (6,5 miliardi di persone) e alla conseguente espansione delle città e alla crescita dell’inquinamento ambientale. La deforestazione, anche se in calo rispetto agli ultimi anni (dagli 8,9 milioni di ettari persi negli anni ’90 del secolo scorso si è scesi ai 7,3 milioni nel periodo 2000-2005) resta uno dei maggiori problemi.

(foto da perso.wanadoo.fr)

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Alla scoperta dell’ex cava di Monte Urpinu !


Il Comitato spontaneo cittadino di Monte Urpinu, insieme con le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, promuovono una manifestazione alla scoperta dell’ex cava di Monte Urpinu, a Cagliari. L’appuntamento è domenica 26 marzo 2006, con inizio alle ore 10.00, in Via Raffa Garzia, angolo Viale Europa. E’ prevista una passeggiata nell’area e lungo il Viale Europa, fino al parcheggio belvedere, dove sarà possibile – fra torte, poesie ed aquiloni – conoscere un patrimonio dimenticato di Cagliari, oggi a rischio speculativo ed igienico-sanitario. Conoscenza e sensibilizzazione per recuperare un bel “pezzo” di Monte Urpinu, per includerlo nel parco comunale e garantirne la fruizione ai cittadini.
Vi aspettiamo !!

Comitato spontaneo cittadino di Monte Urpinu, Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

EX CAVA DI MONTE URPINU
scheda

(a cura di Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra)

valore ambientale e paesaggistico: l?area, compresa fra Viale Europa, Via Raffa Garzia, l?Ospedale ?Binaghi? ed il Deposito combustibili dell?Aereonautica Militare, sul Monte Urpinu presenta vegetazione mediterranea anche ad alto fusto, dei ruderi utilizzati nell?attività di cava dismessa e durante i lavori di realizzazione dei depositi interrati dell?acquedotto comunale. Il panorama è di sensibile rilievo: la vista spazia dal complesso Molentargius ? Saline al massiccio dei Sette Fratelli, dal Poetto alla Sella del Diavolo al porto commerciale.
normativa di tutela: l?area in argomento è tutelata con specifico vincolo paesaggistico ai sensi degli artt. 136 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 (individuata con DD.MM. 17 maggio 1955 e 2 ottobre 1964) e rientra nel piano territoriale paesistico del Molentargius e del Monte Urpinu, esecutivo con decreto Ass.re reg.le P.I. e BB.CC. (in G. U. n. 286, serie gen.le, del 4 dicembre 1992), con la classificazione quale zona ?E 1? (ristrutturativa geoforestale). Nel piano urbanistico comunale (deliberazioni C. C. n. 59 del 5 novembre 2002 e n. 64 dell?8 ottobre 2003, pubblicazione su B.U.R.A.S. del 20 gennaio 2004) vengono recepite (artt. 59 e 61 della normativa di attuazione) le prescrizioni del piano territoriale paesistico.
rischi: purtroppo il sito viene utilizzato da anni quale discarica abusiva, da privati ed anche dal Comune di Cagliari, nonostante diversi esposti inoltrati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico nel corso del tempo e numerosi interventi da parte di pubbliche amministrazioni finalizzati alla necessaria bonifica ambientale . A partire dal mese di febbraio 2005 sono iniziati lavori di natura edilizia sui ruderi da parte della Costruzioni Immobiliari Cannas – C.I.CA. s.r.l. (sede: via Nazionale 73 ? 09044 Quartucciu, amministratore unico Giovanni Cannas) con ignota finalità (si parla di un ristorante ? disco bar). Sul posto è stato reperito un cartello ?inizio lavori? contenente le seguenti informazioni: ?lavori di sistemazione esterna – impianti idrico-fognari – sistemazione asfalto e rifacimenti interni ed esterni? con ?autorizzazione n. 369/2002/A del 24.4.2002?, progettazione e direzione lavori dell?ing. Maurizio Loddo e ?proprietà C.I.CA. s.r.l.?. A specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale ed adozione di opportuni interventi inoltrata associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico , il Comune di Cagliari ha reso nota l?avvenuta emanazione, per i detti lavori, delle seguenti autorizzazioni amministrative: autorizzazione edilizia n. 715/2004 A, in rinnovo delle precedenti (presumibilmente anche della n. 369/2002/A del 24 aprile 2002 citata nel cartello ?inizio lavori? posto in loco), n. 5 concessioni edilizie in sanatoria, nullaosta R.A.S. prot. n. 3876 del 19 maggio 1998. Tali atti, una volta acquisiti, hanno formato oggetto di un nuovo esposto ecologista (11 giugno 2005) con specifiche richieste di blocco dei lavori e di annullamento delle autorizzazioni rilasciate in quanto in contrasto con il regime giuridico di tutela dell?area.
proposte e prospettive: la vocazione dell?area è del tutto evidente: non può che essere un?estensione del contiguo parco comunale di Monte Urpinu. In proposito, è stata inoltrata (marzo 2004) al Sindaco di Cagliari una petizione (art. 65 statuto comunale) promossa dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico e sottoscritta da oltre 360 cittadini cagliaritani finalizzata al recupero dell’ex cava di Monte Urpinu attraverso la necessaria bonifica ambientale delle discariche abusive e delle strutture edilizie dismesse e la realizzazione di uno spazio all’aperto destinato ad attività culturali e teatrali. Con nota n. 1089 del 4 giugno 2004 il Consiglio della Circoscrizione n. 5 ha reso noto di aver espresso in merito parere positivo con votazione unanime in data 19 maggio 2004. Tuttavia, in evidente contrasto con quanto disposto dallo statuto comunale, non è pervenuta dal Sindaco di Cagliari ovvero da un suo delegato alcuna risposta definitiva in merito alle istanze popolari

E questa è la cronaca della manifestazione, una bella giornata di sole e di partecipazione dei cagliaritani per la riscoperta di un bel “pezzo” di paesaggio della propria Città.

da Il Giornale di Sardegna, 27 marzo 2006

Monte Urpinu. Passeggiata organizzata dagli ambientalisti. Progetti a base di mattoni al posto dell?ex cava nel parco. Vecchie planimetrie prevedevano un?area verde. Esiste anche una delibera comunale per la creazione di un vivaio ma continuano i lavori per la costruzione di un ristorante e di una palestra. La denuncia di un gruppo di residenti della zona. CINZIA ISOLA.

Ristoranti, palestre e attività per il tempo libero. Non un?area verde, in un parco da sempre privilegiato dai cagliaritani. Sarebbero questi i progetti per la riqualificazione dell?ex cava di Monte Urpinu. A raccontare il passato, il presente e il futuro di uno degli angoli più suggestivi della città, ci ha pensato Stefano Deliperi, del Gruppo d?Intervento Giuridico. Seguito da un centinaio di abitanti del quartiere, ha guidato quella che più che un?escursione, potrebbe ben dirsi un?incursione nell?area delimitata da una sbarra. Un particolare, questo, che ha sempre premiato i cittadini più smaliziati. O con minore senso civico. Quelli che nel divieto d?accesso hanno intravisto spesso la possibilità di trasformare un luogo poco frequentato in una discarica. L?area ora è pulita e sembra ripresa l?attività edilizia in uno spazio che risulterebbe privato. Nei pressi della cava, arrugginiti e dimessi, ci sono alcuni enormi capannoni abbandonati. Emblema del tempo che passa, resistono in brutta mostra. E allora: “Che fine ha fatto il progetto di recupero ambientale della cava di Monte Urpinu, che prevede l?ampliamento del parco e la realizzazione di un vivaio ? Ma soprattutto”, si chiedono gli abitanti, “che fine hanno fatto i due milioni di euro previsti per l?intervento ?”. Il progetto fa parte del programma degli interventi relativi all?annualità 2004 per il piano straordinario per il lavoro, iniziative locali per lo sviluppo e l?occupazione. Decisioni deliberate dall?amministrazione comunale, lo scorso 28 giugno. “In realtà non è cambiato niente”, protestano i residenti, che rilanciano le loro proposte: difendere il sito dal cemento, recupero dell?area, attuazione dei progetti previsti, inglobare l?ex cava al parco di Monte Urpinu. L?idea del ristorante panoramico non sembra entusiasmare la gente che lì intorno ci abita, che punta alla creazione di un?area da destinare ad attività culturali compatibili con il vicino ospedale. Insomma, affamati sì, ma di poesia, letteratura e arte. Intanto prosegue la lunga marcia dei comitati di quartiere: stilano documenti, organizzano conferenze, scendono in piazza senza colori, senza vessilli. Al limite, come ieri mattina, con le crostate, le torte, i dolcetti fatti in casa. Per chiudere in bellezza, sul belvedere, una passeggiata fatta di lotta e convivialità.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Osservazioni per migliorare il piano paesaggistico regionale !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno presentato le proprie ?osservazioni? al piano paesaggistico regionale ? P.P.R. adottato dalla Giunta regionale del Presidente Renato Soru nel dicembre scorso. Osservazioni che puntano a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un?approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell?Isola. Le ?osservazioni? sono incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis). Con l?accoglimento di tali ?osservazioni? l?impianto del P.P.R. risulterebbe ulteriormente rafforzato nel senso della salvaguardia ambientale e della corretta gestione del territorio. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006). Ora la fase delle ?osservazioni?, in seguito alla quale la Giunta regionale acquisirà il previsto parere della IV Commissione permanente del Consiglio regionale ed approverà definitivamente il P.P.R. tenendo conto anche delle ?osservazioni? presentate. Appaiono decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato. Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall?on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l?esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica. Si ricorda, infine, che una forte connotazione di salvaguardia costiera nel nuovo piano paesaggistico con l?istituzione del Conservatore delle coste aveva espresso nella primavera del 2005 una petizione promossa proprio dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico con migliaia di aderenti, fra cui decine di associazioni ecologiste del bacino del Mediterraneo: le successive azioni in materia della Giunta Soru appaiono proprio conseguenti. Ora c?è da proseguire quanto iniziato.

Di seguito un?analisi più approfondita del P.P.R. e del relativo atto di ?osservazioni?.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver esaminato il piano paesaggistico regionale ? P.P.R., adottato dalla Giunta regionale con la deliberazione n. 59/36 del 13 dicembre 2005, ed aver partecipato (gennaio-febbraio 2006) alle conferenze istruttorie di co-pianificazione, hanno presentato uno specifico atto di “osservazioni” al Presidente della Regione Renato Soru e, per opportuna conoscenza, agli Assessori regionali dei beni culturali Elisabetta Pilia e dell?urbanistica Gianvalerio Sanna, al Presidente della IV Commissione permanente del Consiglio regionale Giuseppe Pirisi ed al Direttore regionale dei beni culturali e del paesaggio Paolo Scarpellini al fine di migliorarne le disposizioni. Ritengono, nel complesso, di poter dare un giudizio positivo sul nuovo strumento di pianificazione.

Le “osservazioni” presentate riguardano i seguenti punti:

* si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R. appare supportato da un?ampia e, sostanzialmente, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la “motivazione” dell?atto pianificatòrio;

* analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l?assetto ambientale, l?assetto storico-culturale e l?assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;

* si conviene con l?individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 4 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la ripartizione del territorio regionale in quattro livelli di valore paesaggistico (art. 5 delle norme tecniche di attuazione), con gli obiettivi di qualità paesaggistica (art. 6 delle norme tecniche di attuazione) e con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conservazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 8 delle norme tecniche di attuazione);

* particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individuati nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere, salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consolidamento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall?art. 13 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi direttamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e consolidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza alterazione dello stato dei luoghi (artt. 9 e 13 delle norme tecniche di attuazione);

* analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mantenimento dell?equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell?attività agricola in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l?estensione minima del fondo di 5 ettari per colture intensive e di 20 ettari per colture estensive (art. 76, delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati “degradati” (“oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l?ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell?area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell?agro;

* le aree appartenenti ai demani civici, oltre ad essere tutelate con specifico vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera h, del decreto legislativo n. 42/2004), vedono i relativi diritti di uso civico quali inalienabili (art. 12 della legge n. 1766/1927 e successive modifiche ed integrazioni), inusucapibili ed imprescrittibili (artt. 2 e 9 della legge n. 1766/1927 e successive modifiche ed integrazioni), in quanto “intesi come i diritti delle collettività sarde ad utilizzare beni immobili comunali e privati, rispettando i valori ambientali e le risorse naturali, appartengono ai cittadini residenti nel Comune nella cui circoscrizione sono ubicati gli immobili soggetti all?uso” (art. 2 legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni). Ogni atto di disposizione che comporti ablazione o che comunque incida su diritti di uso civico può essere adottato dalla pubblica amministrazione competente soltanto verso corrispettivo di un indennizzo da corrispondere alla collettività titolare del diritto medesimo e destinato ad opere permanenti di interesse pubblico generale (art. 3 della legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni). Quindi appare fonte di potenziali equivoci la disposizione di cui all?art. 12 delle norme tecniche di attuazione che uniforma il regime giuridico dei demani civici a quello degli altri beni paesaggistici suscettibili potenzialmente di modifica, pur con il mantenimento delle caratteristiche ambientali (es. comma 4°). Necessita, inoltre, un raccordo con la specifica normativa di settore. Si propone, pertanto, l?inserimento di un comma 9° del seguente tenòre: “le aree appartenenti ai demani civici sono qualificate beni paesaggistici, così come indicati dal precedente articolo 11, e sono gestite mediante gli istituti di cui alla legge n. 1766/1927 e successive modifiche ed integrazioni, nonché relativi regolamenti attuativi, e di cui alla legge regionale n. 12/1994 e successive modifiche ed integrazioni”. Analogamente i demani civici devono essere adeguatamente riportati nella cartografia del P.P.R. al fine di evitare qualsiasi equivoco;

* i piani attuativi a regìa regionale, in sede di avvenuto adeguamento dei piani urbanistici comunali alle disposizioni del P.P.R., possono prevedere nei territori costieri da un lato interventi di oggettiva positiva riqualificazione dell?edificato (es. risanamento e riqualificazione urbanistica ed architettonica degli insediamenti turistici esistenti, riuso e trasformazione a scopo turistico e ricettivo di edifici esistenti, ecc.) o nuovi insediamenti turistici con destinazione ricettivo-alberghiera con standard di elevata qualità nelle aree già antropizzate di cui all?art. 15 delle norme tecniche di attuazione (comma 2°, lettere b, c, d, e, g), tuttavia possono prevedere anche “trasformazioni finalizzate alla realizzazione di residenze” anche se soltanto se contigui a centri abitati e frazioni, con il rischio di innescare fenomeni di trasformazione speculativa contigui a centri urbani prossimi alla costa (es. Pula, Bosa, Villasimius Posada, ecc.). Si richiede, quindi, l?eliminazione integrale della previsione della realizzazione di “residenze” contenuta nel citato art. 15, comma 2°, lettera a;

* l?art. 18, comma 1°, lettera c, delle norme tecniche di attuazione, concernente prescrizioni per le aree naturali e semi-naturali, prevede nelle zone umide endoreiche specifico divieto di interventi diretti e indiretti che “possono comportare rischi di interramento e di inquinamento”: sembra opportuno rinforzare e rendere efficace tale prescrizione, a tutela della biodiversità e degli habitat, con puntuale “divieto di qualsiasi intervento che possa alterare, modificare, degradare, pregiudicare la conservazione dell?habitat naturale delle zone umide endoreiche”;

* in merito all?art. 21 delle norme tecniche di attuazione, riguardante le prescrizioni del P.P.R. per le aree semi-naturali, si riscontra una stridente incongruenza fra il giusto divieto di interventi di modificazione del suolo e di ogni altro intervento che possa provocare pregiudizi alla stabilità, alla funzionalità ecosistemica, alla fruibilità paesaggistica di cui al comma 1° e la possibilità prevista dal comma 7° di autorizzare nei complessi dunali e nei litorali sabbiosi l?accesso di mezzi motorizzati sui litorali e sui complessi dunali, le asportazioni industriali (cave) e private di sabbia, le coltivazioni agrarie ed i rimboschimenti produttivi: si richiede, quindi, l?eliminazione integrale del 7° comma;

* l?art. 20, comma 2°, delle norme tecniche di attuazione , riguardante la definizione delle aree semi-naturali, vi ricomprende i “boschi naturali” (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), mentre l?art. 23, comma 3°, lettera b, delle norme tecniche di attuazione, concernente la definizione delle aree ad utilizzazione agro-forestale, vi comprende gli “impianti boschivi artificiali”, mentre i successivi artt. 24 e 25 indicano relativi prescrizioni ed indirizzi: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall?art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, che esplicitamente qualifica come “bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea?.devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento?”. Si richiede, quindi, l?eliminazione integrale di qualsiasi inferiore tutela in favore dei c. d. boschi di impianto artificiale;

* in merito all?art. 82 delle norme tecniche di attuazione, riguardante gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici, si rinviene (comma 1°, punto 4) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni speculativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano. Si richiede, quindi, il contenimento del premio volumetrico entro un massimo del 30 % della volumetria esistente;

* in merito all?art. 100 delle norme tecniche di attuazione, riguardante l?adeguamento della disciplina urbanistica provinciale alle previsioni del P.P.R., si riscontra una carenza nel prevedere soluzioni all?inattività delle Province nei propri compiti di adeguamento degli strumenti di pianificazione. Si richiede, quindi, l?inserimento del seguente 2° comma: “Qualora le Province, nei termini previsti dal 1° comma del presente articolo, non provvedano all?adeguamento dei propri strumenti di pianificazione alle disposizioni del P.P.R., il Presidente della Regione provvede all?assegnazione di un ulteriore termine non superiore a tre mesi e, in caso di infruttuoso spirare di quest?ultimo, provvede alla nomina di un commissario ad acta per i necessari adempimenti ai sensi e per gli effetti degli artt. 78, comma 2°, del decreto legislativo n. 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni e 26 della legge regionale n. 38/1994″;

* in merito all?art. 101 delle norme tecniche di attuazione, riguardante l?adeguamento della disciplina urbanistica comunale alle previsioni del P.P.R., si riscontra una carenza nel prevedere soluzioni all?inattività dei Comuni nei propri compiti di adeguamento degli strumenti di pianificazione. Si richiede, quindi, l?inserimento del seguente 2° comma: “Qualora i Comuni, nei termini previsti dal 1° comma del presente articolo, non provvedano all?adeguamento dei propri strumenti di pianificazione alle disposizioni del P.P.R., il Presidente della Regione provvede all?assegnazione di un ulteriore termine non superiore a tre mesi e, in caso di infruttuoso spirare di quest?ultimo, provvede alla nomina di un commissario ad acta per i necessari adempimenti ai sensi e per gli effetti degli artt. 78, comma 2°, del decreto legislativo n. 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni e 26 della legge regionale n. 38/1994″;

* si riscontrano, inoltre, alcuni errori materiali nelle cartografie del P.P.R. dove ? a differenza che nella realtà ? vengono qualificati quali “insediamenti turistici” (area di colore azzurro), con le ovvie conseguenze riguardo la disciplina attuativa del P.P.R. applicabile (artt. 80-82 delle norme tecniche di attuazione), aree costiere prive di legittimi insediamenti edilizi di rilievo:

1) Stagno e costa di Pittulongu (Comune di Olbia, ambito paesaggistico n. 18 “Golfo di Olbia”), dove sono presenti fenomeni di occupazione abusiva di aree demaniali e di abusivismo edilizio (verbale di ispezione demaniale Agenzia del demanio – Filiale di Sassari n. 001/fp del 30 gennaio 2002 e nota Agenzia del Demanio – Filiale di Sassari prot. n. 1452/02Dm del 9 aprile 2002), procedimenti penali in corso (vds. nota Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania del 5 novembre 2004 al Sindaco di Olbia) e provvedimenti di sequestro preventivo (2004, 2005, 2006) da parte della procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania (confermati dal competente Tribunale penale);

2) spiaggia di Bados (Comune di Olbia, ambito paesaggistico n. 18 “Golfo di Olbia);

3) Porto Conte ? Pineta Mugoni (Comune di Alghero, ambito paesaggistico n. 13 “Alghero”), dove sono presenti fenomeni di abusivismo edilizio (vds. ordinanze di demolizione e ripristino ambientale Assessorato regionale P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio di Sassari n. 6784 del 6 giugno 1990, n. 11464 del 9 ottobre 1990 e n. 1724 del 24 febbraio 2000, ordinanza Sindaco di Alghero n. 94 del 23 maggio 1990), procedimenti penali in corso e provvedimenti di sequestro preventivo (luglio 2004) da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari (confermato dal competente Tribunale penale);

4) costa di Chia ? Campana ? sponde Stagno di Chia (Comune di Domus de Maria, ambito paesaggistico n. 3 “Chia”), dove l?area rientrante nella classificazione in argomento appare decisamente troppo estesa rispetto alla reale esistenza di legittimi interventi di trasformazione edilizia, sussistono procedimenti penali in corso e provvedimenti di sequestro preventivo (giugno 2005) da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari (confermati dal competente Tribunale penale);

5) Portu Malu (Comune di Teulada, ambito paesaggistico n. 4 “Golfo di Teulada”), dove l?area rientrante nella classificazione in argomento appare decisamente troppo estesa rispetto alla reale consistenza di legittimi interventi di trasformazione edilizia, esistendo fenomeni di abusivismo edilizio conclamati in sentenza penale passata in giudicato (vds. sentenza Cassazione penale, sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50, confermativa della sentenza Corte d?Appello di Cagliari, 7 luglio 1995, n. 117, a sua volta di parziale riforma della sentenza del Pretore di Cagliari n. 1380 del 7 giugno 1993. La Procura Generale della Repubblica di Cagliari, dopo numerosi pronunciamenti dei Giudici penali in sede di esecuzione, ha condotto la demolizione delle strutture abusive per mezzo del Genio militare nel giugno 2001 e, da ultimo, è pendente suo ricorso per cassazione n. 48/06 notif. in data 28 febbraio 2006 per l?attribuzione delle spese per il ripristino ambientale);

6) Baccu Mandara ? Sa Culazziga (Comune di Maracalagonis, ambito paesaggistico n. 27 “Golfo orientale di Cagliari”), dove l?area rientrante nella classificazione in argomento appare decisamente troppo estesa rispetto alla reale consistenza di legittimi interventi di trasformazione edilizia, esistendo fenomeni di abusivismo edilizio conclamati in sentenza penale passata in giudicato (vds. sentenza del Pretore di Cagliari ? sez. Sìnnai n. 146 del 18 giugno 1996 di applicazione della pena su richiesta delle parti. Dopo vari pronunciamenti dei Giudici penali in sede di esecuzione, la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari, per mezzo del Genio militare e con la collaborazione del Comune di Maracalagonis, ha provveduto alla demolizione delle strutture abusive e ad avviare il ripristino ambientale nel marzo 2002).

In proposito, si rammenta che l?art. 13 delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. dispone che nei territori costieri “nelle aree inedificate all?entrata in vigore del ? piano è precluso qualunque intervento di trasformazione” ad eccezione di quelli manutentivi, di consolidamento e restauro senza nuove volumetrie (art. 9) e con assoluta esclusione, ad esempio, di “campi da golf”, tutti interventi consentiti in presenza di “insediamenti turistici” come definiti nel P.P.R.

Le associazioni ecologiste chiedono, quindi, alla Giunta regionale la modifica/integrazione del P.P.R. nel senso delle “osservazioni” presentate.

Ricordiamo che, con la deliberazione n. 59/36 del 13 dicembre 2005, la Giunta regionale ha adottato il piano paesaggistico regionale, per ora limitato agli ampi ambiti costieri con alcune estensioni verso l?interno dell?Isola. Prima tappa verso la pianificazione paesistica di tutto il territorio regionale. In contemporanea i numerosi documenti del piano (deliberazione di adozione, relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, normativa tecnica di attuazione, 5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 + compact disk con 141 carte in scala 1 : 25.000, con 38 carte in scala 1 : 50.000 e 27 schede illustrative degli ambiti costieri) sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell?esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune. Chi volesse, può esaminarli senza particolari difficoltà, così come abbiamo fatto?

Dall?esame svolto, alcuni punti appaiono piuttosto qualificanti: nei 27 ambiti di paesaggio si prevede una sostanziale esclusione di ulteriori volumetrie nella fascia costiera perimetralmente definita, potranno proseguire soltanto gli interventi legittimamente autorizzati alla data di entrata in vigore della legge regionale n. 8/2004, la c. d. legge salva-coste. Si prevedono, poi, quattro diverse graduazioni di tutela, dagli ambiti di conservazione integrale alle aree meritevoli di riqualificazione ambientale, aumenterà l?estensione di terreno per edificare nelle zone agricole (dal limite minimo attuale di un solo ettaro si passerà a 10 ettari dove sono colture intensive e, addirittura, a 20 ettari dove sono colture estensive) e per sole strutture connesse alla conduzione agricola ed aumenteranno le disposizioni di tutela per le campagne (salvaguardia delle recinzioni tradizionali, come il muretto a secco, divieto di nuova viabilità, salvaguardia degli alberi monumentali, ecc.). Inoltre, al di fuori dei centri urbani (dove si punta al recupero urbanistico delle periferie), i Comuni non potranno più decidere in esclusiva gli interventi di trasformazione territoriale, ma subentrerà una procedura di co-pianificazione con il coinvolgimento regionale. Il piano paesaggistico regionale (P.P.R.) è strumento di pianificazione e gestione del territorio sovraordinato e vincolante rispetto agli atti di pianificazione delle province (piano urbanistico provinciale ? P.U.P.) e dei comuni (piano urbanistico comunale ? P.U.C.): questi ultimi dovranno, quindi, essere adeguati alle previsioni di “tutela dinamica” del P.P.R. Dopo l?adozione da parte della Giunta regionale, sarà il momento della fase della concertazione con gli Enti locali e tutti i soggetti sociali interessati.

La previsione di un procedimento “aperto” ai soggetti istituzionali e sociali per l?adozione del piano paesaggistico regionale è insita nella filosofia ispiratrice e nelle medesime previsioni normative (convenzione europea sul paesaggio, decreto legislativo n. 42/2004, legge regionale n. 8/2004, linee guida per la redazione del P.P.R. approvate dal Consiglio regionale il 26 maggio 2005). La proposta di P.P.R., una volta adottata dalla Giunta regionale, deve essere pubblicata per un periodo di sessanta giorni consecutivi all?albo di tutti i Comuni territorialmente interessati (art. 11 della legge regionale n. 45/1989, come sostituito dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Per favorire la partecipazione e la concertazione istituzionale, il Presidente della Regione ? durante il periodo della pubblicazione presso gli albi pretori comunali ? ha convocato apposite conferenze pubbliche per illustrare la proposta di P.P.R. e raccogliere osservazioni, proposte e suggerimenti: ad esse devono essere convocati “i soggetti interessati”, cioè gli Enti locali, le associazioni ecologiste, le associazioni imprenditoriali, ecc. In tali conferenze pubbliche sono state raccolte osservazioni, proposte, ecc. in forma scritta, da esaminare nella prosecuzione dell?iter procedimentale di approvazione del P.P.R., anche se ? per aver pieno valore giuridico e dover essere motivatamente esaminate ai fini dell?approvazione dell?atto di pianificazione definitivo ? necessitano della successiva proposizione al Presidente della Regione nel periodo di trenta giorni successivo all?ultimo giorno di deposito (art. 11, comma 2°, della legge regionale n. 45/1989, come modificato dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Al termine, dopo aver esaminato le varie osservazioni pervenute, la Giunta regionale approverà definitivamente il P.P.R.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico non possono che considerare decisamente ingenerose le polemiche di questi mesi di chi, amministratore locale o associazione imprenditoriale, ha parlato di “piano calato dall?alto” o di “mancato coinvolgimento degli enti locali” ovvero, peggio, di chi contesta completamente la procedura seguita e l?essenza medesima della pianificazione paesistica. Sembrano essere piuttosto ingenerose davanti ad un?attività di pianificazione decisamente buona, soprattutto paragonandola alla cattiva esperienza che diede luogo ai fin troppo noti ed illegittimi 14 piani territoriali paesistici approvati nel 1993, annullati proprio grazie alle azioni legali degli Amici della Terra davanti ai Giudici amministrativi.

Pura demagogia ed elettoralismo di piccolo cabotaggio, addirittura, per le proteste e le iniziative referendarie o pseudo-tali condotte da esponenti di Forza Italia, in primo luogo dall?ex Presidente della Regione Mauro Pili, oggi all?opposizione del governo regionale: proposte referendarie su un P.P.R. ancora in corso di approvazione, su una legge regionale n. 8 del 2004 recentemente giudicata costituzionalmente legittima dalla competente Corte costituzionale con la sentenza n. 51 del 6 febbraio 2006: d?altra parte che ci si potrebbe aspettare da forze politiche che durante l?intera legislatura regionale trascorsa (1999-2004) non hanno fatto proprio nulla per porre rimedio all?annullamento dei vecchi ed illegittimi piani territoriali paesistici ? A costoro non viene certo in mente di intervenire con atti di “osservazioni”, né con atti consiliari per rendere migliore un piano paesaggistico che vede le sue caratteristiche assegnate comunque dalla legge (decreto legislativo n. 42/2004) e da convenzioni internazionali, come quella sul paesaggio del 20 ottobre 2000.

Non è da meglio la c. d. contro-proposta Manichedda, avanzata dall?omonimo consigliere regionale: riduzione della misura di conservazione integrale ad alcune aree (non meglio individuate) definite “di maggior pregio”, previsione di nuove volumetrie alberghiere (fino al 50 % delle attuali previste nelle zone “F ? turistiche”) oltre i 300 metri dal mare, eliminazione del divieto di nuovi campi da golf, strade extraurbane, ecc. nelle zone costiere, eliminazione del divieto di realizzazione di strade esclusivamente su fondo naturale nelle zone costiere, eliminazione del c. d. lotto minimo per l?edificazione nelle aree agricole, sospensione della disciplina del P.P.R. per due anni per i Comuni già dotati di piano urbanistico comunale in attuazione degli annullati perchè illegittimi piani territoriali paesistici, negli altri Comuni sono comunque possibili infrastrutturazioni ed urbanizzazioni. Una contro-proposta comprendente previsioni assolutamente illegittime e censurabili (ultra-vigenza dei P.U.C. attuativi degli annullati piani territoriali paesistici) o previsioni in contrasto con la medesima positiva filosofia del nuovo P.P.R. C?è da chiedersi chi abbia suggerito tali posizioni all?on. Paolo Manichedda, finora non certo noto per il suo impegno “ambientalista”: forse quel settore di progettisti e di urbanisti, già autore di molti piani e altamente “sensibile” ai temi della c. d. urbanistica contrattata, fortemente “spodestato” dal nuovo piano paesaggistico regionale. Se è così, non sarebbe certo una battaglia di grande nobiltà?..

Si ricorda, inoltre, che nell?estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla “società civile” alla quale la Regione autonoma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.

Un ultimo aspetto, ma non di infima importanza: l?operazione di predisposizione della proposta di piano, effettuata all?interno degli uffici regionali, è costata finora circa 400 mila euro, mentre quella relativa ai vecchi 14 piani territoriali paesistici annullati perché illegittimi era costata circa 15 milioni di euro?.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Giustiziati in Cina: si fanno a pezzi e si vendono gli organi a chi può pagare.


La Repubblica popolare cinese non si smentisce…..

notizia A.N.S.A. , 21 marzo 2006, ore 18.03.
ORGANI DI CONDANNATI A MORTE CINESI RIVENDUTI A RICCHI GIAPPONESI

Centinaia di milionari giapponesi bisognosi di un organo nuovo pagherebbero decine di migliaia di euro per comprare fegati e reni espiantati dai corpi di condannati a morte cinesi. Lo rivela oggi il quotidiano britannico ‘The Indipendent’ nella sua versione online raccontando la storia di un uomo d’affari, Kenichiro Hokamura.

Quando il rene di Hokamura smise di funzionare, le vie da percorrere erano due: aspettare in Giappone decine d’anni in attesa di un donatore legale oppure verificare se le voci sul traffico di organi fossero vere. In realtà l’alternativa era solo sulla carta: dal 1997 ad oggi in tutto il Giappone sono stati donati solo 40 organi e le liste di attesa sono chilometriche. “Ci sono 100 persone in lista di attesa solo nella mia prefettura - racconta Hokamura – Sarei morto prima di trovare un donatore.”

Due mesi fa, dieci giorni dopo aver contattato su internet un intermediario giapponese in Cina, l’uomo d’affari si trovava sdraiato su un lettino della sala operatoria di un ospedale di Shanghai per il trapianto dell’agognato rene. Il “donatore”, apprende, è un uomo già giustiziato. Il prezzo 6,8 milioni di yen (circa 48 mila euro).

E’ stato tutto così veloce – racconta – Ero spaventato.” Secondo alcune stime il costo di un trapianto varia dai 54.000 euro per un rene fino a 129.000 per un fegato. Cifre molto alte che attirano un numero crescente di aspiranti donatori, alcuni alla ricerca della pura sopravvivenza, altri del lucro.

Allarmato per l’aumento del traffico di organi, il ministero della Sanità giapponese ha rafforzato la vigilanza, in collaborazione con le autorità aeroportuali, per cercare di fermarlo. Un’ impresa per ora impossibile, davanti alla determinazione di persone in lotta per la sopravvivenza.

Sono rimasto in dialisi quattro anni e quattro mesi - ricorda Hokamura – Non potevo più aspettare.”

In teoria le leggi cinesi contro il traffico illegale di organi sono severissime: anche nel caso in cui il donatore sia un parente stretto del paziente, entrambi devono sottoporsi al test del Dna o fornire le prove della loro relazione di parentela o di matrimonio. La realtà è ben diversa: sui muri di molte cliniche ed ospedali in la Cina scritte tracciate sui muri con la vernice spray mostrano numeri di cellulari accanto ad un ideogramma: shen, rene.

(foto da mailing list umanitaria)

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Aree archeologiche prive di tutela, è meglio comprarle…

22 Marzo 2006 Commenti chiusi


le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico esprimono forte soddisfazione per l’ipotesi di acquisizione della piccola area sepolcrale di Viale S. Avendrace, a Cagliari, ventilata dal Presidente della Regione Renato Soru. Infatti, il sito, ricadente in zona "B" del vigente P.U.C. altamente edificabile già ampiamente noto e facente parte di edifici realizzati nei primi decenni del ’900 recentemente demoliti, non beneficia di tutela storico-culturale diretta (decreto legislativo n. 42/2004), ma soltanto indiretta, grazie alle disposizioni del piano urbanistico comunale – P.U.C. in base alle quali il personale della Soprintendenza per i beni archeologici ha seguito l’attività cantieristica e ne aveva previsto – come in casi simili – la conservazione "a vista". Ma per l’inclusione nel realizzando parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu è necessaria un’acquisizione a prezzi di mercato. Ed è quello che il Presidente della Regione ha dichiarato di voler fare: un’ottima intenzione che speriamo possa tradursi presto in realtà. Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra (foto S.D., archivio GrIG)

Chi fa la campagna elettorale in Italia?


L?Italia è un Paese democratico, concede a tutti i cittadini il diritto di esprimere la propria opinione e, in alcuni casi, concede pure la possibilità di comunicarla al mondo intero attraverso microfoni e telecamere. Al cardinal Ruini, questo diritto piace molto, e lo esercita senza risparmiarsi, e risparmiarci, alcun commento su ogni fatto o circostanza della nostra vita quotidiana. Però, in alcuni momenti il nostro non riesce proprio a contenersi: sono i periodi pre-referendari e pre-elettorali, durante i quali, i mezzi di stampa riservano più tempo a lui che a qualunque altro esponente politico (che non sia, va da sé, il Presidente del Consiglio) con idee e proposte laiche, moderne, civili. Viene da chiedersi se, in uno Stato laico, in piena campagna elettorale, sia normale e salutare che un esponente della Chiesa, con i suoi consigli, dirotti migliaia di voti verso i partiti in linea con la sua personale visione di società. Una società nella quale un uomo e una donna devono convivere, nei confini del matrimonio, anche quando non si amano e non si tollerano più, condannando sé stessi e i propri figli all?infelicità, nel nome della famiglia; nella quale la sperimentazione sugli embrioni è considerata un?offesa alla vita più di quanto non lo sia la vivisezione sugli animali; nella quale non è ammesso l?uso di anticoncezionali, la pratica dell?aborto, la prevenzione di gravissime malattie ed è preferibile abbandonare un bimbo in un sacco per la spazzatura, in nome del diritto alla vita. Ma, è normale che in uno Stato laico, sia un cardinale a dover spiegare, male, cosa sono i PACS? Non è normale, e ai nostri politici, in campagna elettorale, manca il coraggio di dissentire dal Grande Saggio, lasciando gli elettori sempre più dubbiosi sulle reali differenze tra uno schieramento e l?altro. Allora, se è vero che siamo in democrazia, esercitiamo anche noi il diritto d?espressione, e senza invasioni di campo, facciamo una proposta: l?introduzione, all?interno della Cei, delle ?quote rosa?? verrà presa in considerazione?

(foto da mailing list politico-sociale)

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Cagliari: una piazza per l’ambiente, nonostante il freddo…..


Si è svolto sabato 18 marzo 2006 il confronto promosso dagli Amici della Terra e dal Gruppo d’Intervento Giuridico fra i candidati sindaci alle prossime elezioni comunali cagliaritane. Grazie all’aiuto di un’efficiente squadra di volontari (Simona, Coffee e Simone) e nonostante il vento e l’umidità penetrante, dai 100 ai 150 cittadini, a seconda dei momenti, hanno animato una piccola ma importante agorà per l’ambiente. Ecco il resoconto del Giornale di Sardegna, con l’augurio di proporre ulteriori analoghe iniziative al più presto.

da Il Giornale di Sardegna, 20 marzo 2006

Elezioni. Il sindaco diserta il primo confronto pubblico tra i candidati e scoppia la polemica. Floris snobba tutti gli avversari e la sfida elettorale diventa flop. Assente anche Selis colpito da un lutto: Sabiu e Corda all?attacco sui temi ambientali. JACOPO NORFO.

Al primo confronto pubblico, la campagna elettorale diventa flop: appena un centinaio di spettatori e un?assenza che fa rumore, quella del sindaco uscente Emilio Floris, che snobba avversari ed ambientalisti. La sua segreteria aveva confermato la presenza al dibattito di sabato davanti alla Chiesa di San Saturnino, ma il sindaco ha disertato il confronto. Assente anche lo sfidante Gian Mario Selis, colpito però da un lutto familiare: Selis ha inviato due stretti collaboratori, Antonello Gregoriani e Carlo Dore. Davanti ad un pubblico infreddolito la sfida è stata soltanto tra Giandomenico Sabiu e Cesare Corda, i due grandi outsiders delle prossime comunali. Che hanno trovato una vetrina forse unica per la loro campagna, rispondendo alle domande delle associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico sulla ?piazza per l?ambiente?. Il dibattito è così scivolato sul dissalatore, sul tunnel di Tuvixeddu, sul nuovo percorso meccanizzato per Castello. E il più pungente è stato Sabiu che non ha risparmiato le frecciate a Floris: . Ma l?incontro di sabato è stato è stato lo specchio di una campagna per le comunali immersa nel torpore, che stenta ad entrare nel vivo. Anche Corda si è soffermato su temi come l?inquinamento elettromagnetico, la raccolta differenziata dei rifiuti, lo stato dei monumenti cagliaritani. .

Si vota il 28 maggio. Quattro i candidati in lizza: Floris per il Polo, Selis per l?Unione, Sabiu e Corda a capo di diverse liste civiche: si vota l?ultima domenica di maggio.

(foto S.M., archivio GrIG)

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Irak: terzo anno di guerra..senza "armi di distruzione di massa"…..

20 Marzo 2006 Commenti chiusi


Ormai è terminato anche il terzo anno di guerra in Irak e l’intervento statunitense, seguito da quello degli “alleati” fra i quali l’Italia, è riuscito a rendere endemico il così detto “terrorismo”, ormai sfociato in vera e propria guerra civile. Altro che “pace”…
Di seguito un articolo A.N.S.A., quindi tutt’altro che “sovversivo”, molto chiaro….

IRAQ: TRE ANNI DI GUERRA, SANGUE, DOLORE, SPERANZA (ANSA, 19/3/2006, ore 19.43).

L’operazione ‘Iraqi Freedom’ e’ iniziata tre anni fa, il 20 marzo 2003: alle 5:35 ora irachena, missili Cruise e cacciabombardieri colpiscono obiettivi scelti a Baghdad, solo mezz’ora dopo la scadenza dell’ultimatum del presidente George W. Bush al rais iracheno. Da qualche ora i marines del primo corpo di spedizione sono entrati in Iraq dal Kuwait e hanno iniziato l’avanzata verso Bassora. A motivare l’operazione il mai dimostrato possesso dell’Iraq di armi di distruzione di massa ed il presunto appoggio ad Al Qaida.

Dopo 4 mesi di lavoro in Iraq, il 17 marzo gli ispettori dell’Onu ricevono l’ordine dal segretario generale Kofi Annan di lasciare il Paese dopo che gli Usa ne hanno raccomandato il ritiro per ragioni di sicurezza. Qualche ora dopo il presidente Bush da’ a Saddam Hussein un ultimatum di 48 ore per andare in esilio ed evitare la guerra. ‘La sicurezza del mondo richiede che Saddam Hussein sia disarmato. Adesso. Nessuna nazione al mondo puo’ sostenere che Iraq abbia disarmato. E l’Iraq non disarmera’ finche’ Saddam Hussein sara’ al potere’, dice il presidente Usa, in un discorso di 15 minuti. Bush invita i militari iracheni a ‘non combattere per un regime morente che non vale la vostra vita’ e promette alla popolazione irachena che ‘la liberazione e’ vicina’ e che verra’ presto il giorno in cui l’Iraq sara’ ‘libero e prospero’.

Il 20 marzo 2003 inizia l’avanzata delle forze Usa verso la capitale Baghdad, che viene conquistata il 9 aprile. La folla esulta, e con l’aiuto di un carro armato americano, abbatte la grande statua di Saddam Hussein nella centrale piazza Al Ferdous. All’indomani si scatenano ovunque saccheggi, che non risparmiano neanche il museo archeologico di Baghdad. Il primo maggio il presidente Bush, in divisa da top gun, proclama dal ponte della portaerei Lincoln la fine dei maggiori combattimenti in Iraq e la vittoria della coalizione. Poi, ai primi di luglio, il proconsole Usa a Baghdad Bremer annuncia la creazione di un Consiglio del governo transitorio, mentre alla fine del mese, il 22, i figli di Saddam, Uday e Qusay, vengono uccisi a Mossul.

Ma poco piu’ di un mese dopo, il 19 agosto, alle speranze di pace viene inflitto il primo vero duro colpo: un devastante attentato contro la sede dell’Onu a Baghdad causa la morte di 22 persone, tra cui il rappresentante speciale Sergio Vieira de Mello. E ancora, il 29 dello stesso mese, a Najaf un’autobomba davanti alla moschea uccide almeno 80 persone. Ai primi di settembre si insedia il primo governo transitorio del dopo-Saddam, ma l’evento non placa gli attacchi, che il 12 novembre investono il contingente italiano a Nassiriya: un attentato provoca 28 morti, tra cui 12 carabinieri, 5 militari e 2 civili italiani. Alla fine del mese, il presidente Bush compie un viaggio a sorpresa tra le sue truppe a Baghdad.

Il 13 dicembre, le forze speciali Usa catturano Saddam Hussein, nascosto a Tikrit. Ma anche l’immagine del rais sconfitto non seda la rivolta. Il 2004 portera’ una serie interminabile di attentati e anche l’ascesa di un grande nemico: il capo di al Qaida in Iraq, Abu Musab al Zarqawi. Ad Arbil, il primo febbraio due attentati nelle sedi dei due maggiori partiti curdi uccidono 100 persone. E dieci giorni dopo, a Iskandariya e a Baghdad, in due attacchi muoiono oltre 100 reclute dell’esercito. Un mese dopo, gli sciiti vengono colpiti mentre celebrano la ricorrenza dell’Ashura: oltre 170 morti in una catena di attentati a Karbala e a Baghdad. Allo stesso tempo, l’8 marzo, il Consiglio di governo firma la Costituzione transitoria, mentre nel Sud, a Najaf, inizia l’inarrestabile ascesa del leader radicale sciita Moqtada Sadr, capo di una rivolta contro le truppe Usa. Nello stesso periodo un’ondata di rapimenti: per primi sette religiosi coreani, poi tre giapponesi, mostrati in un video con il coltello alla gola.

Il 13 aprile tocca a quattro italiani: al Jazira trasmette le immagini di Salvatore Stefio, Umberto Cupertino, Maurizio Agliana e Fabrizio Quattrocchi. Il giorno dopo si apprende che Quattrocchi e’ stato ucciso e che prima di morire si e’ rivolto ai suoi killer: ‘Ora vi mostro come muore un italiano’. I sui tre compagni verranno poi liberati l’8 giugno. Lo stesso mese, il 28, assume i poteri il governo Allawi, che deve organizzare le elezioni dell’Assemblea Nazionale. In aprile circolano notizie e foto impressionanti su torture e abusi sessuali praticati dai militari Usa nella prigione di Abu Ghraib, alla periferia di Baghdad. Alcuni responsabili saranno poi processati e condannati. Gli attacchi terroristici intanto non accennano a diminuire. Ad agosto, il 31, si registra la piu’ clamorosa strage del dopo Saddam: almeno mille pellegrini sciiti muoiono in una calca micidiale a Baghdad.

Il 30 gennaio per la prima volta gli iracheni sono chiamati alle urne ed e’ un successo. Sfidando i terroristi, in milioni scelgono i loro rappresentanti per il governo di transizione e per redigere la nuova Costituzione. Solo i sunniti boicottano l’appuntamento. In quei giorni, il 4 febbraio, a Baghdad viene rapita la giornalista Giuliana Sgrena. Nel giorno della sua liberazione, il 4 marzo, ad un check point un soldato Usa spara sulla sua auto, causando la morte del funzionario del Sismi Nicola Calipari. Sei mesi dopo, il 15 ottobre la Carta Fondamentale del paese viene infine stilata e sottoposta con successo a referendum popolare. Gli elettori vanno in massa a votare. Quattro giorni dopo, il 19, Saddam Hussein, in forma e con tono di sfida, compare per la prima volta in tribunale per il processo: deve rispondere della strage di oltre 140 sciiti. Il 15 dicembre, gli iracheni tornano alle urne per il nuovo parlamento, ma il Paese appare sull’orlo della guerra civile.

Storico giorno per l’Iraq: il 16 marzo, in una Baghdad blindata, si insedia il nuovo parlamento democratico eletto il 15 dicembre, ma si tratta soprattutto di una mera formalita’ piu’ che di una sessione operativa, perché contrariamente a quanto previsto dalla Costituzione, a causa della mancanza di un accordo tra le forze politiche il presidente dell’assemblea non viene eletto. I lavori sono iniziati con un minuto di silenzio in memoria delle vittime del massacro con i gas chimici compiuto dal regime di Saddam il 16 marzo 1988 nel villaggio curdo di Halabja. La sessione del Parlamento viene sospesa fino a nuovo ordine, ma non e’ ufficialmente chiusa: rimarra’ aperta in attesa di un accordo tra le forze politiche, che devono anche nominare il premier e il capo dello Stato.

Manifestazioni pacifiste in molti Paesi in occasione del terzo anniversario dell’inizio della guerra: da Tokyo a Stoccolma, da Seul a Varsavia migliaia di persone hanno chiesto il ritiro dei soldati della coalizione.

Negli Usa un generale in congedo, Paul Eaton, boccia l’opera di Rumsfeld al Pentagono e ne chiede le dimissioni. Il conflitto sempre piu’ impopolare anche in Gran Bretagna anche tra le file dei militari che disertano in massa. E intanto il capo della Casa Bianca dice: davanti a noi ancora combattimenti e sacrifici.

(foto da mailing list umanitaria)

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Si apre la caccia ! Guai ai piccoli…..


“Fra qualche giorno - ha dichiarato l’International Seals Council, l’organismo internazionale che raggruppa le principali società emanazione di diverse specie di Foche che si occupano di ricerca e del commercio di esemplari umani – inizierà nelle terre prossime all’Artico la consueta stagione di prelievo selettivo degli umani a fini di ricerca scientifica e per tutelarne le popolazioni dall’insorgere delle inevitabili epidemie derivanti dalla sovrappopolazione. Si desidera rassicurare le associazioni umanitarie promosse in numerose colonie di varie specie di Foche sul fatto che, almeno nel 98 % dei casi, gli esemplari di cucciolo umano non soffrono al momento della necessaria soppressione. L’adozione di metodi considerati compatibili con la sensibilità fochesca è stata verificata da strutture sanitarie internazionali”.
Vi piacerebbe leggere cose simili ? Vi piacerebbe vedere foto come questa ?
La realtà è, comunque, diversa, ma non è migliore.
La caccia alle foche, il più grande e crudele massacro di mammiferi marini nel mondo, è ripreso con violenza e intensità grazie all?autorizzazione del Department of Fisheries and Ocean Canadese, che nel febbraio 2003 ha emanato un ?piano triennale di Gestione? con cui ha fissato a quasi un milione il numero di foche che potranno essere uccise nel triennio 2004-2006. Nel 2004 sono state barbaramente uccise 353.000 foche, nella stagione 2005 altre 319.000. La caccia nella stagione 2006 si aprirà nella terza settimana di marzo, e comporterà la barbara uccisione dei cuccioli che nascono i primi del mese, vittime preferite dai cacciatori sia per la morbidezza del manto sia per la facilità di cattura. Questi piccoli ancora non sanno nuotare, per cui non hanno possibilità di fuggire davanti ai cacciatori, e le loro madri li difendono fino alla morte usando il proprio corpo come scudo. Così senza scampo arriva la morte, la più violenta e crudele immaginabile: un team di veterinari indipendenti ha documentato che il 42 % delle foche esaminate erano state scuoiate vive, e il 40 % viene colpito ripetutamente prima di morire. Dal 1970 l?IFAW è impegnata in prima linea in questa battaglia. Sono state le immagini girate segretamente dal suo fondatore, Brian Davis, che, nel 1981, hanno fatto conoscere la strage dei cuccioli neonati di foca avvenuta nel Golfo di San Lorenzo. Immagini che hanno sconvolto l?opinione pubblica ed innestato un movimento di boicotaggio dei prodotti canadesi, ottenendo nel 1983 dalla CEE il divieto di importazione dei prodotti ricavati dai cuccioli di foca. Finalmente nel 1987 il Canada stesso vietò ufficialmente la caccia commerciale dei cuccioli di manto bianco. Nonostante questo passo in avanti, la situazione rimane urgente ed allarmante: i cuccioli sono cacciabili non appena iniziano la muta del pelo e sono le prede preferite dei cacciatori, che li massacrano con crudeltà. La situazione è diventata ancora più insostenibile dopo l?approvazione del ?piano triennale di gestione? con cui è aumentato il numero delle foche che possono essere uccise legalmente ogni anno. L?IFAW ha rilanciato la campagna a favore delle foche, supportata da documentazione scientifica e filmati, chiedendo il sostegno alle associazioni di tutto il mondo, perché solo un?azione internazionale di pressione contro quanto sta accadendo in Canada sarà in grado di porre fine al massacro. In Canada, negli ultimi tre anni, sono state uccise ben 10.312 foche in più rispetto all?ampia quota ufficiale autorizzata di 975.000 animali. Il 98 % delle foche uccise in Canada nel 2005 aveva meno di 3 mesi di vita ed erano quindi tutti cuccioli, fatto che rende questa caccia ancor più inaccettabile, considerando che le foche hanno un?aspettativa di vita di circa 30-35 anni. L?Italia ha assunto una ferma posizione contro l?importazione e la commercializzazione di pelli, pellicce e derivati di foca, un atto concreto contro la strage di oltre 300 mila animali ogni anno (qualche buona notizia ogni tanto). Il decreto interministeriale firmato nel 2005 dai Ministri Scaiola (Attività Produttive) e Tremonti (Finanze), definisce le modalità di applicazione del divieto di importazione in Italia, per fini commerciali, di pelli di cuccioli di foca vincolando le importazioni delle pelli di tutte le foche (anche animali adulti) al regime restrittivo dell?autorizzazione ministeriale. Il decreto offre una concreta risposta alla Risoluzione della Commissione Esteri della Camera dei Deputati che, nel 2004, aveva impegnato il Governo italiano a prendere provvedimenti contro il commercio delle pelli di foca, estendendo gli effetti di una Direttiva europea applicata solo ai cuccioli inferiori ai dodici giorni di vita.
Qualcosa è stato fatto ma se nessuno comprasse le pellicce di questi poveri animaletti tutto questo non accadrebbe. Nel nostro piccolo oltre a sostenere le associazioni come meglio possiamo, cominciamo a non aprire il portafoglio in una pellicceria.

Boicottiamo le pelliccerie, non compriamo pellicce !

(foto da mailing list animalista)

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Quando un prete non le manda a dire…..

17 Marzo 2006 Commenti chiusi


In questi ultimi tempi siamo abituati a veder esponenti della Chiesa svolgere interventi nella vita pubblica italiana quasi come a dettar la linea di che cosa uno Stato sovrano (?) può o non può fare. Dopo analoghe filippiche su vari argomenti, è certo difficile dimenticare il cardinale Camillo Ruini scagliarsi contro i pretesi eccessi nelle intercettazioni delle amichevoli ed affettuose conversazioni telefoniche di… banchieri di area cattolica con uomini d’affari che loro avrebbero dovuto sorvegliare. Alla faccia del nuovo concordato (legge n. 121/1985) che dispone la netta separazione fra Stato e Chiesa. Tuttavia accade anche il contrario. Semplici preti di campagna che dicono chiaro e tondo un bel “no” alle reciproche ingerenze. E’ accaduto che l’on. Sandro Bondi, uno dei portavoce di Forza Italia, abbia avuto la grande idea di inviare una lettera densa di significati pastorali a 25.000 parroci italiani in occasione delle elezioni. “È, questo, il nostro modo di impegnarci per testimoniare la nostra fede. La prego di voler accogliere questo piccolo pensiero, la nostra semplice brochure, come un modo per condividere l’impegno difficile per l’affermazione della Verità Cristiana nella nostra società e nel tempo che ci è dato di vivere. Con questi sentimenti e pensieri voglia ricevere i miei più affettuosi saluti. Con viva cordialità. Suo devotissimo Sandro Bondi”. Queste le parole di accompagnamento all’opuscolo: “I frutti e l’albero. Cinque anni di governo Berlusconi letti alla luce della dottrina sociale della Chiesa” inviato ai parroci italiani. Una brochure che elenca i provvedimenti in favore della Chiesa in questi anni, come la legge per la regolarizzazione degli insegnanti di religione, la legge per gli oratori, l’abolizione dell’Ici per gli enti ecclesiastici e non profit, la battaglia per il riferimento alle radici cristiane dell’Europa e la difesa del crocifisso nelle scuole. E inoltre la legge per la fecondazione assistita, la nuova legge contro la droga, le missioni di pace nel mondo in Iraq, Afghanistan, Kosovo, l’indagine conoscitiva sulla legge 194 sull’aborto. Un parroco gli ha risposto a nome della categoria rispedendo al mittente l’opuscolo. “Signor Bondi, sono abituato a dare alle parole il loro peso per cui a chiamarla “onorevole” dovrei coartare la mia coscienza. Ho ricevuto l’inverecondo opuscolo che lei, immagino, ha inviato a tutte le parrocchie d’Italia. Glielo restituisco senza nemmeno sfogliarlo e le ricordo che le parrocchie non sono discariche di rifiuti né postriboli nei quali si possa fare opera di meretricio. Abbiamo una nostra dignità, noi sacerdoti, e non siamo usi a svendere per un piatto di fagioli il nostro patrimonio religioso, culturale, sociale ed umanistico che voi in cinque anni di malgoverno avete dilapidato. Avete fatto razzia di tutto. Avete dissestato la finanza pubblica, avete ridotto alla fame gli enti locali da una parte e foraggiato, dall’altra, gli enti ecclesiastici cercando di comprarvi il nostro silenzio se non addirittura la nostra compiacenza. Avete popolato il Parlamento di manigoldi, ladri e truffatori. Di 23 parlamentari condannati in via definitiva più della metà (13 per la precisione) fanno parte del vostro gruppo. Avete fornicato con il razzismo della Lega e con il fascismo di Rauti. Con voi i ricchi sono diventati più ricchi ed i poveri più poveri. Il vostro “Capo” in cinque anni ha quadruplicato il suo patrimonio, mentre le aziende del Paese andavano in crisi. Solo l’elettromeccanica, nell’ultimo quadrimestre del 2005, ha perso il 7,1% del suo fatturato. I nostri pensionati, da qualche anno in qua, non solo non riescono più ad accantonare un soldo, ma hanno incominciato a rosicchiare il loro già risicati risparmi. Avete speso energie e sedute-fiume in Parlamento per difendere a denti stretti le “vostre” libertà mentre il Paese rotolava al 41° posto quanto a libertà di stampa e pluralismo di informazione, dopo l’Angola. Avete mercificato i lavoratori e ipostatizzato le merci. Si tenga pure, signor Bondi, la sua presunzione di coerenza con la “dottrina sociale della Chiesa”. Noi preti vogliamo tenerci cara la libertà di lotta e di contestazione contro la deriva liberista e populista della vostra coalizione. Aldo Antonelli, parroco di Antrosano”.
Non crediamo che ci sia altro da aggiungere…..

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il progetto di nuovo acquedotto del Sàrrabus finisce in Parlamento.


Dopo le denunce degli Amici della Terra e del Gruppo d’Intervento Giuridico contro il dispendioso ed impattante progetto di nuovo acquedotto del Sàrrabus, ora anche il Governo ed il Parlamento dovranno analizarlo con più accurata attenzione grazie ad un’interrogazione del sen. Francesco Martone.

SARDEGNA. FLUMENDOSA FIUME A RISCHIO. MARTONE (P.R.C.): ?FERMARE LO SCEMPIO AMBIENTALE E SALVAGUARDARE I POSTI DI LAVORO? (Roma, 16 marzo 2006)

La costa Sud Orientale della regione Sardegna sarà servita da un nuovo acquedotto. Il progetto, programmato dal Cipe oltre quattro anni fa, presenta forti criticità ambientali. Il 23 novembre scorso, l?Ente autonomo del Flumendosa, è stato incaricato dal Comitato interministeriale di eseguire i lavori con uno stanziamento di 60 milioni di euro. Sul caso è intervenuto il senatore di Rifondazione comunista Francesco Martone che oggi ha presentato una interrogazione parlamentare ai Ministri dell?Ambiente, del Lavoro e dell?Agricoltura. Il progetto prevede la costruzione di condotte per settanta chilometri, dodici grandi serbatoi in calcestruzzo sulle alture lungo la costa tra Villaputzu e Villasimius, in vicinanza del mare, oltre a centrali di sollevamento e opere, tra cui l?attraversamento del Rio Picocca, che compromettono il flusso naturale del Flumendosa, fiume con il maggior apporto idrico della Sardegna, già tramutato dalle quattro dighe esistenti (alle quali se ne aggiungerà una quinta a Monte Perdosu) in un mesto rigagnolo per gran parte dell?anno. Inoltre, un eccessivo prelievo dal Flumendosa durante il periodo estivo potrebbe aggravare la già critica situazione di salinizzazione della falda costiera?. ?Si tratta – sottolinea Martone – di un?opera molto discutibile: l?acquedotto in progetto non dispone e non disporrà di una fonte di alimentazione idrica in quanto la diga di Monte Perdosu, da cui l?acquedotto dovrebbe prelevare l?acqua, non è ancora realizzata né finanziata e incontra l?opposizione dei Comuni e delle popolazioni interessate; al punto che alcune associazioni e organizzazioni ambientaliste (Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico), presenti sul territorio, hanno presentato un esposto denuncia alla magistratura sulle modalità di realizzazione dell?opera. ?L?acquedotto in progetto, per il quale non è stata avviata nessuna procedura di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.), prosegue il senatore di Rifondazione comunista, prevede di alimentare villaggi turistici costieri che non esistono, la cui ipotetica realizzazione appare ben lontana dalla realtà e dalle previsioni del piano paesaggistico regionale.? Nel frattempo è stato realizzato, sempre nel Sarrabus, un impianto di sbarramento, per captare le falde del Flumendosa a valle delle dighe, e intercettare così fino all?ultima goccia d?acqua. ?Un?opera ? conclude Martone – che potrebbe costare cara alla collettività sul piano ambientale ed economico-sociale, incrementando ulteriormente la speculazione di società private nel settore idrico. Per la gravità e rilevanza di tali problemi ho presentato una interrogazione ai ministri competenti per chiedere chiarezza e riaffermare il diritto di tutti all?accesso all?acqua, in quanto è un bene comune e non un prodotto da mercificare.? Tali preoccupazioni sono all?origine delle iniziative della stessa Cgil-Funzione Pubblica, la quale ricorda che la privatizzazione dell?idropotabile in Sardegna ha comportato un incremento delle tariffe del 30 % circa e un aumento del 50 % entro i prossimi 5 anni. Una situazione esplosiva anche per i lavoratori precari del settore idropotabile; infatti circa 1200 verranno mandati a casa entro il 30 marzo prossimo. La privatizzazione dell’idropotabile in Sardegna ha causato una grave situazione finanziaria del gestore unico Abbanoa, che dopo un solo mese di vita denuncia un deficit strutturale annuo di circa 100 milioni di euro.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Piccoli delinquenti crescono…..

13 Marzo 2006 Commenti chiusi


Albus era un gattino bianco, sordo dalla nascita. Fino a pochi giorni or sono faceva felice una ragazzina di quindici anni, Claudia, più la sua compagna di giochi che la sua padroncina. Albus aveva anche un torto, ma non lo sapeva. Quello di vivere. Il torto di vivere a Serramanna (CA), in particolare, dove gli “altri” animali da un po’ di tempo a questa parte sembra che siano divenuti il passatempo di piccoli delinquenti in crescita. Dieci giorni fa Albus è stato l’inconsapevole, vivo, bersaglio mobile di un novello Guglielmo Tell di provincia, sadico quanto stupido. Cinque freccette acuminate quanto colorate sparate da una piccola balestra gli hanno spappolato una scapola, trapassato il torace, bucato l’inguine. Il veterinario Fabrizio Defraia ha cercato in tutti i modi di salvarlo, ma, dopo dieci giorni di agonìa, Albus è morto. Auspichiamo davvero che muoia presto anche l’imbecillità nelle teste di bambini che non hanno ancora acquisito il valore della vita. Umana o di “altri” animali, è uguale. Anche se dovesse morire aiutata da un bel paio di sberle da parte dei rispettivi genitori: forse sberle migliori difficilmente ne sono state date…..

(foto da mailing list animalista)

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Ripascimento del Poetto: "Balletto responsabile".

11 Marzo 2006 Commenti chiusi


Da L’Unione Sarda, 11 marzo 2006.

Richieste delle parti civili al giudice. Ripascimento Poetto:.

Le parti civili insistono: l?ex presidente della Provincia Sandro Balletto ha responsabilità anche penali sul mal riuscito rinascimento della spiaggia del Poetto. Davanti al g.u.p. Giorgio Cannas gli avvocati degli ambientalisti hanno ripercorso la strada tracciata dai p.m. Daniele Caria e Guido Pani nel chiedere la condanna di Balletto a un anno e del biologo Luigi Aschieri a sei mesi e il rinvio a giudizio degli altri 11 indagati, incluso l?ex assessore ai lavori pubblici Renzo Zirone. L?avvocato Michela Zanda, per il Wwf, ha tra l?altro prodotto la lettera con cui l?associazione ambientalista, nel marzo 2002, aveva informato Balletto che due esperti consigliavano l?interruzione dei lavori. L?avvocato Rosalia Pacifico, per gli Amici della Terra, si è invece soffermata sulle questioni tecniche legate alla costituzione di parte civile anche per i reati diversi da quelli ambientali, come ad esempio l?abuso d?ufficio. Sono poi intervenuti gli avvocati del Comune di Quartu, della Regione e del Gruppo d’Intervento Giuridico. Le altre parti civili, il Comune di Cagliari con Guido Manca Bitti, Legambiente, con Giuseppe Andreozzi, il Demanio, con Giandomenico Tenaglia, erano intervenuti nel corso della precedente udienza. C?è stato infine spazio per l?arringa di alcuni difensori: l?avvocato Pierluigi Concas, dopo la richiesta di proscioglimento di marcello Vacca della Sarcobit avanzata dallo stesso p.m. ha ribadito l?estraneità ai fatti dell?imprenditore. Quindi l?avvocato Giovanni Locci ha chiesto il proscioglimento del geologo Antonello Gellon incaricato di effettuare le analisi sulla draga. Infine, l?avvocato Denise Miratola, in difesa di Daniele Defendi (il dipendente della Si.Dra. che si occupava delle operazioni di dragaggio) ha prodotto una sentenza della Cassazione sul restauro di piazza della Signoria a Firenze: erano stati usati materiali non conformi ma per gli imputati era stato escluso il dolo. Dopo aver estromesso la Provincia come responsabile civile nei confronti di Balletto e Aschieri, il giudice ha rinviato l?udienza al 17 marzo.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Cagliari, una piazza per l’ambiente: confronto pubblico fra i candidati sindaci.


Nell?ambito del programma di iniziative per far conoscere le posizioni dei vari candidati alla carica di Sindaco di Cagliari sulle tematiche ambientali ed urbanistiche, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno deciso di promuovere un confronto pubblico fra i candidati, rigorosamente in ordine alfabetico, Cesare Corda (indipendente), Emilio Floris (coalizione di centro-destra, attuale Sindaco in carica), Giandomenico Sabiu (indipendente) e Gian Mario Selis (coalizione di centro-sinistra). I candidati Corda, Sabiu e Selis hanno confermato personalmente la partecipazione ed è giunta conferma del Sindaco Floris da parte della sua segreteria. L?intenzione è quella di portare il confronto pubblico quanto più possibile fra gli elettori, la gente comune: il confronto, infatti, si svolgerà sabato 18 marzo 2006, con inizio alle ore 17.00, nella Piazza San Cosimo, davanti alla Basilica paleo-cristiana di San Saturnino, patrono di Cagliari, uno dei luoghi più caratteristici della nostra Città. Saranno proposte ai candidati domande sui principali argomenti di carattere ambientale ed urbanistico predisposte, sulle basi di segnalazioni provenienti dal tessuto cittadino, da un gruppo di lavoro delle associazioni ecologiste organizzatrici. Ma è, comunque, possibile inviare ulteriori segnalazioni all?indirizzo di posta elettronica amicidellaterra@libero.it oppure sul blog http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it. E sarà possibile ancora proporle direttamente durante il confronto pubblico. Una nuova iniziativa, quindi, all?insegna della partecipazione dei cittadini alla gestione della res publica e della trasparenza delle varie proposte politiche. Una prima iniziativa era stata svolta nel gennaio scorso con un ?forum? telematico sulle medesime tematiche esteso anche ai candidati alle elezioni primarie svolte dalla coalizione di centro-sinistra, i cui risultati (?Voglio fare il Sindaco di Cagliari ? Sì, bravo, ma per fare che cosa ??) sono tuttora reperibili sul ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico alla pagina (http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/xf2383052/). Naturalmente la partecipazione dei cittadini e dei mezzi di informazione è calorosamente sollecitata !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Stop alle attività estrattive a Muros !

9 Marzo 2006 Commenti chiusi


Con le deliberazioni n. 9/8 e 9/9 dell?8 marzo 2006 la Giunta regionale ha, in conclusione dei relativi lunghi procedimenti di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) avviati nel corso del 2002 e del 2004, dichiarato l?incompatibilità ambientale rispettivamente del progetto di continuazione dell?attività di cava (calcare, marna, sabbia) della Italcementi s.p.a. in loc. Cane Chervu e del progetto di attività mineraria (caolino, feldspato, bentonite) della Caolino Panciera s.p.a. in loc. Rocca Ruja, San Leonardo e Cane Chervu. Sono stati, quindi, respinti due progetti di attività estrattive che avrebbero interessato complessivamente quasi tutto il territorio comunale di Muros (SS) e che hanno visto la comunità locale e le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico impegnate in tutte le sedi possibili con azioni giudiziarie, amministrative e di sensibilizzazione per evitare che il contesto ambientale (uliveti, macchia mediterranea, testimonianze archeologiche, ecc.) e socio-economico fossero consegnati ad un?attività estrattiva a cielo aperto con profitti quasi esclusivamente a favore del comparto piastrellifero emiliano. Una serie di azioni continuate ed incessanti che hanno portato, anche all?attività parlamentare dell?on. Monica Frassoni (presidente gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo) all?apertura di due procedure di infrazione (art. 226 del trattato U.E.) da parte della Commissione europea (2000 e 2002) a causa del mancato svolgimento del procedimento di V.I.A. prima del rilascio della concessione mineraria n. 616 del 28 settembre 2000 in favore della Caolino Panciera s.p.a. su un?area di ben 218 ettari i cui limiti giungevano fino alla soglia delle case di Muros. Tanto che la Regione autonoma della Sardegna ha dovuto inserire con la legge regionale n. 15/2002 le preventive procedure di V.I.A. e di ?verifica preventiva? nell?iter per il rilascio delle concessioni minerarie e di coltivazione di cava, come è d?altra parte obbligo per normativa comunitaria e nazionale fin dal 1999. E diversi aspetti del medesimo procedimento di V.I.A. apparivano, comunque, poco chiari: infatti, il Servizio S.I.V.E.A. dell?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente comunicava (nota n. 44166 del 24 dicembre 2004) alle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico che l?Organo tecnico istruttore (O.T.I.), nella seduta del 7 aprile 2004, ha dato ?giudizio di compatibilità ambientale favorevole parziale e condizionato? per il solo cantiere di estrazione mineraria in loc. San Leonardo. Il Servizio S.I.V.E.A. aveva accordato ben tre integrazioni della documentazione a supporto dello studio di impatto ambientale della Società mineraria, avendolo già giudicato nel giugno 2003 ?inadeguato sotto l?aspetto programmatico, progettuale e ambientale?: dopo la prima inadeguata integrazione, invece, vi sarebbe dovuta essere una definitiva pronuncia di ?non compatibilità ambientale? (deliberazione Giunta regionale n. 36/39 del 2 agosto 1999, allegato B, punto 2.9). Il procedimento di V.I.A., dove il soggetto che intende realizzare interventi che hanno un forte impatto sull?ambiente e sul territorio (come quelli minerari) deve ?mettere le carte in tavola?, è stato il momento in cui le associazioni ecologiste, le amministrazioni locali, i comitati cittadini possono intervenire anche sul piano formale per evidenziare argomenti e pretendere che siano motivatamente presi in considerazione. E così è stato per il caso di Muros, un piccolo centro che ? al pari di molti altri in Sardegna ? avrebbe visto gran parte del proprio territorio e del proprio tessuto ambientale, economico e sociale degradato o distrutto da un?attività che avrebbe portato ricchezza soltanto allo speculatore di turno. La popolazione di Muros, alla cui tenacia e determinazione esemplari si deve veramente molto in questa materia, con manifestazioni, petizioni, iniziative pubbliche ha contribuito fortemente a portare alla ribalta i gravi problemi determinati dalle attività estrattive senza il rispetto delle condizioni ambientali ed economico-sociali. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, parte insieme al Comitato popolare di Muros dei procedimenti di V.I.A., esprimono la più forte soddisfazione per decisioni della Giunta regionale presieduta da Renato Soru che hanno tutelato le ragioni ambientali e di una crescita eco-sostenibile della comunità locale interessata.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto A.d.T.)

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Editoriale. Ambiente e diritti civili, sete d?informazione?


Con non poca sorpresa di chi vi scrive, questo spazio informativo, il ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico, ha ampiamente superato i 10.000 contatti. E? successo sabato 4 marzo scorso. In meno di tre mesi di attività, visto che le prime zolle d’erba di questa prateria del web le abbiamo messe l’11 dicembre 2005. Abbiamo cercato e cerchiamo di dare la massima informazione sulle attività del Gruppo d?Intervento Giuridico, degli Amici della Terra, della Lega per l?Abolizione della Caccia e di tante altre realtà ecologiste sarde e non. Cerchiamo di ?fare informazione? sui temi importanti dell?ambiente e dei tanti diritti della persona e collettivi troppo spesso ?negati?. Ci siamo occupati di difesa delle coste e della pianificazione paesaggistica, di caccia e bracconaggio, di inquinamento, di gestione dei rifiuti, dell?elettrosmog così sottovalutato, della dignità e tutela dei bambini? Non abbiamo potuto sottrarci dallo svolgere considerazioni, purtroppo amare, sulla decenza del nostro attuale ?premier? ed abbiamo iniziato a chiedere ai candidati alla carica di sindaco di Cagliari che avevano in mente per la ?capitale? dell?Isola. Facciamo informazione con l?umiltà di chi ha molto da imparare, ma con la decenza di non voler nascondere niente. In questo notiamo una netta differenza con buona parte dei così detti mezzi di informazione ?indipendenti?, tanto mezzi di informazione da non citare, ad esempio, nemmeno per un rigo ?avvenimenti? notevoli per Cagliari, anche se ?normali? per molte altre città europee, come lo svolgimento settimanale di escursioni guidate su quel gioiello naturalistico e storico rappresentato dalla Sella del Diavolo. Oppure lo svolgimento, per la 14^ edizione, dell?unico Corso di diritto ambientale aperto a tutti in Sardegna. Forse l?indipendenza alla quale si riferiscono riguarda tutto quanto non riguarda gli interessi del proprio proprietario? In fondo importa relativamente, quanto fatto è sotto gli occhi di tutti, bisogna cercare di farlo conoscere, sempre più e per questo contiamo anche sui tanti che ormai visitano questa libera prateria telematica. E in proposito non possono non farci piacere segnalazioni importanti ed autorevoli come quella fatta da Edoardo Salzano, uno dei maestri europei della tutela del territorio e della pianificazione, sul suo impareggiabile sito web www.eddyburg.it. Ci fanno piacere perché indicano che siamo sulla buona strada?faremo del nostro meglio per non deludervi e per migliorarci sempre di più, con il vostro aiuto?.

(foto da mailing list animalista)

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Far west elettrosmog a Cagliari…..

6 Marzo 2006 Commenti chiusi


Il Sindaco di Cagliari, Emilio Floris, ha fermato, con ordinanza n. 25 del 6 marzo 2006 per motivi d?ordine pubblico, i lavori del cantiere recentemente aperto per conto di TIM s.p.a. per la realizzazione dell?ennesimo ripetitore per telefonìa mobile in Via Is Maglias, al posto di una piccola zona verde da poco predisposta. C?è anche un ordine del giorno del Consiglio comunale del 12 ottobre 2005 che obbliga le articolazioni tecnico-amministrative comunali a sospendere il rilascio di ulteriori autorizzazioni. Lettera morta ? In proposito le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, su segnalazioni preoccupate dei residenti della zona, letteralmente insorti, hanno inviato (esposto del 6 marzo 2006) una richiesta di informazioni a carattere ambientale ed adozione degli opportuni interventi (anche questa ennesima, purtroppo, sul tema?) al Sindaco di Cagliari, al Direttore generale dell?A.R.P.A.S., al Direttore generale dell?Azienda USL n. 8, all?Assessore provinciale alla tutela dell?ambiente ed al Ministro dell?ambiente e della tutela del territorio.
Tutto bene quel che finisce bene ? Magari….. Ricordiamo che, grazie alle informazioni a carattere ambientale fornite dal Comune di Cagliari su richiesta delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, è possibile conoscere numero, gestore ed ubicazione dei ripetitori per telefonìa mobile posizionati nel territorio comunale cagliaritano: al 3 febbraio 2005 gli impianti autorizzati erano ben 114 suddivisi fra i gestori TIM (26 ripetitori), H 3 G (26 ripetitori), Wind (21 ripetitori), Omnitel Vodafone (24 ripetitori), Ericsson (3 ripetitori) e Nokia (14 ripetitori). I ripetitori autorizzati erano 107 al 26 maggio 2004, 87 al 31 dicembre 2002, 68 al 31 dicembre 2001 e “solo” 29 al 31 dicembre 2000: in cinque anni sono quadruplicati !

Ma il far west elettrosmog a Cagliari rivela proporzioni molto più vaste. Probabilmente, infatti, è arrivato addirittura un nuovo Erode?.. sicuramente molto più subdolo?

Tra vedere e non vedere, è meglio, comunque, che nessun bimbo abiti nelle case che circondano la centrale ENEL di trasformazione dell?energia elettrica dall?alta (150 kv) alla bassa (15 kv) tensione situata in Via Aosta. Esagerazioni degli ecologisti ? Terrorismo psicologico ? Magari, purtroppo no. Sono soltanto dati scientifici.

Infatti, con la recente nota prot. n. 2466 del 28 novembre 2005 l?A.R.P.A.S. (la locale Agenzia per la protezione dell?ambiente) ha, finalmente, fornito i dati di alcuni rilevamenti svolti dal P.M.P. dell?Azienda USL n. 8 (nota prot. n. 11157 del 2 novembre 2005) relativi ai campi elettromagnetici prodotti dalla suddetta centrale di trasformazione. Ci sono voluti numerosi esposti inoltrati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico e dal Comitato di quartiere”Zona Via Aosta” (l?ultimo il 5 settembre 2005) ed indirizzati alle pubbliche amministrazioni competenti e, per conoscenza, alla Magistratura. Da ultimo il Servizio atmosferico e del suolo, gestione rifiuti e bonifiche dell?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente chiedeva (nota n. 31135 del 27 settembre 2005) alla Provincia di Cagliari ed al Comune di Cagliari di esercitare le proprie “funzioni di controllo e di vigilanza sanitaria e ambientale utilizzando le strutture dell?Agenzia Regionale per la Protezione dell?Ambiente Sardegna”, l?A.R.P.A.S., ritenendo che si debba in primo luogo “conoscere lo stato attuale dei valori dei campi elettromagnetici emessi dalla cabina di trasformazione, inserendo nella verifica anche la valutazione delle distanze minime di cautela del citato impianto”. Ed ora, finalmente, almeno un rilevamento c?è ed è stato effettuato nella sola data del 28 dicembre 2004 (c?è quindi voluto ben un anno per pubblicizzarlo?). In sostanza, ha dato i seguenti risultati:

* le due linee ad alta tensione (n. 388 “Cagliari centro ? Porto canale” e n. 389 “Cagliari centro ? Molentargius”) hanno dato come valore medio di corrente rispettivamente 237 ampere e 163 ampere ed hanno determinato valori di induzione magnetica compresi fra 0,22 ? 0,40 micro tesla nel giardino e nella veranda di Via Aosta n. 18, 0,16 micro tesla nel cortile condominiale di via Cuneo n. 1, 0,40 micro tesla nel piazzale di Via Aosta, 0,13 ? 0,27 nella via Bolzano;

* “il valore massimo di corrente nel trimestre ottobre ? dicembre 2004″ è stato di “circa 470 ampere per ciascuna linea AT”, per cui “il valore corrispondente del campo magnetico risulta pari a 2,4 volte quelli riportati”, cioè 0,53 ? 0,96 microtesla nel giardino e nella veranda di Via Aosta n. 18, 0,38 micro tesla nel cortile condominiale di via Cuneo n. 1, 0,96 micro tesla nel piazzale di Via Aosta, 0,31 ? 0,65 nella via Bolzano;

* “nel caso si consideri una corrente massima di 860 ampere (la potenza massima della centrale di trasformazione, n.d.r.)… su ciascun conduttore delle due linee AT ? il suddetto valore moltiplicativo risulta pari a circa 4,5″, cioè i valori di campo magnetico devono essere moltiplicati per 4,5 rispetto a quelli riscontrati: quindi, 0,99 ? 1,80 micro tesla nel giardino e nella veranda di Via Aosta n. 18, 0,72 micro tesla nel cortile condominiale di via Cuneo n. 1, 1,80 micro tesla nel piazzale di Via Aosta, 0,58 ? 1,21 nella via Bolzano.

A puro titolo di cronaca, nel medesimo periodo (inverno 2004?2005), da parte ecologista è stato effettuato un simbolico monitoraggio (n. 15 rilevamenti in orari e giorni feriali e festivi diversi), senza alcuna pretesa scientifica, ma soltanto come “indizio” della reale situazione dei campi elettromagnetici mai rilevati con la centrale di trasformazione in funzione. I rilevamenti dei valori di induzione magnetica sono stati effettuati con strumentazione manuale Cell Sensor ed hanno dato in sintesi i seguenti risultati:

* i valori di induzione magnetica rilevati nel giardino di Via Aosta 18 sono risultati sostanzialmente compresi costantemente fra 0,6 e 0,8 microtesla;

* i valori di induzione magnetica rilevati nel piazzale di Via Aosta sono risultati costantemente superiori ad 1 microtesla, così come ? sostanzialmente ? anche in immediata prospicienza dell?abitazione di Via Aosta 33;

* i valori di induzione magnetica nell?abitazione di Via Aosta 33 (unico rilevamento) sono risultati compresi fra 0,7 e superiore ad un microtesla.

Come si può vedere, i dati non sono sostanzialmente diversi con quelli relativi ai valori di trimestre ottobre ? dicembre 2004.

I valori di induzione magnetica riscontrati sono nei limiti di cui alla legge n. 36/2001 sull?elettrosmog e del D.P.C.M. 8 luglio 2003 di attuazione, in particolare l?art. 3, commi 1° e 2° (limiti di esposizione pari a 100 micro tesla e valori di attenzione di 10 micro tesla) e l?art. 4 (obiettivi di qualità di 3 micro tesla), tuttavia i primi risultati delle ricerche epidemiologiche in materia non conoscono i limiti di legge.

Infatti, la pericolosità dei campi elettromagnetici è ormai riconosciuta quale potenziale produttrice di incrementi di leucemia infantile dalle principali organizzazioni sanitarie internazionali e nazionali (es. l?Istituto superiore di Sanità ? I.S.S., vds. rapporti ISTISAN 98/31 del 1995 e del 1999) e dai principali centri di ricerca in seguito ad oltre un trentennio di analisi epidemiologiche condotte in tutto il mondo industrializzato. Tali eventi negativi “scattano” a medio-lungo termine, riguardo ai campi elettromagnetici generati a frequenza industriale (50-60 Hz, es. elettrodotti, centrali di trasformazione) una volta superato il valore di induzione magnetica di 0,2 micro tesla (unità di misura in materia). Valore “stracciato” dai rilevamenti condotti nel quartiere di Via Aosta.

Emerge, quindi, in primo luogo come indifferibile la necessità di un costante monitoraggio con adeguate strumentazioni scientifiche da parte di una struttura tecnico-scientifica indipendente.

Ma questo dovrebbe già esistere: a richiesta ecologista l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente comunicava (note prot. n. 25372 del 9 luglio 2003 e n. 1986 del 19 gennaio 2004) l’avvìo a breve ? tramite la Fondazione Ugo Bordoni (istituzione privata di alta cultura, ai sensi della legge 16 gennaio 2003, n. 3) ? dello svolgimento dei rilevamenti dei campi elettromagnetici nell?ambito di una campagna di monitoraggio che interesserà tutto il territorio regionale. Nell?ottobre 2004 la Fondazione Ugo Bordoni, grazie ad una convenzione con il Ministero delle comunicazioni e con la Regione autonoma della Sardegna, ha svolto un “giro dimostrativo” per le città sarde per parlare ai cittadini di elettrosmog e svolgere vari rilevamenti in punti ritenuti “sensibili”. Lunedi 4 ottobre 2004 è stata a Cagliari, in Piazza Giovanni XXIII. In tutta Italia avrebbe già dovuto fornire, secondo quanto annunciato, 1.205 centraline di monitoraggio dei campi elettromagnetici alle Agenzie per la protezione dell’ambiente (A.R.P.A.S.). Tuttora non risulta alcun rilevamento per la centrale di trasformazione di Via Aosta, né per alcun sito cagliaritano. Basta consultare il sito web www.monitoraggio.fub.it/rete_italiana.html). Non solo: è ancor più drastico il 2° Rapporto sulla qualità dell?ambiente urbano (A.P.A.T., 2005) che, riguardo il monitoraggio dell?elettrosmog, considera Cagliari “non disponibile” in quanto priva di alcun monitoraggio (pagg. 565 e ss.). Nel mentre la benemerita Fondazione avrà avuto i compensi per la trànche sarda del monitoraggio ? Particolare di sensibile importanza ai fini dell?indipendenza e trasparenza dei rilevamenti, fin troppo spesso taciuto, è che alla suddetta Fondazione partecipano i principali soggetti gestori della telefonìa mobile.

Per risolvere definitivamente il problema in base al fondamentale principio di precauzione basterebbe, infatti, trasferire la centrale in un?area pubblica (non privata, questa volta !) lontana da abitazioni (es. nella zona demaniale di Su Siccu) e riutilizzare come struttura pubblica (es. palestra, centro sociale, ecc.) l?edificio previo indennizzo soltanto di questo e del trasferimento dei trasformatori e dei servizi connessi.

Nel mentre il pericolo elettrosmog a Cagliari continua ad essere sottovalutato, pur con continue proteste popolari, nel mentre continua a non esserci alcuna pianificazione urbanistica in merito, nonostante petizioni popolari e previsioni di legge (art. 8 della legge n. 36/2001). Infatti, pur consentito dalla legge n. 36/2001 contro l?inquinamento elettromagnetico (art. 8), il Comune di Cagliari non ha voluto dotarsi di un regolamento urbanistico comunale per stabilire fasce di rispetto in favore di “zone sensibili” (scuole, luoghi di cura, parchi, ecc.) nonostante una specifica petizione al Sindaco (depositata l?8 ottobre 2001) sottoscritta da oltre 1.500 cittadini e finalizzata alla previsione di adeguate fasce di rispetto per zone residenziali, scuole, ospedali, parchi, ecc. nel recentemente adottato piano urbanistico comunale riguardo gli impianti produttivi di inquinamento elettromagnetico (es. centrali di trasformazione, elettrodotti, ripetitori radio-televisivi, per telefonìa mobile, ecc.) ed alla rimozione degli impianti abusivi. Anche per tali impianti la soluzione non sarebbe troppo complessa: la Regione dovrebbe rendere obbligatoria la predisposizione negli strumenti urbanistici comunali (P.U.C.) di un regolamento di ubicazione degli impianti produttivi di inquinamento elettromagnetico, individuando aree di rispetto nei confronti dei “siti sensibili” (es. scuole, ospedali, residenze, parchi, ecc.).

Sarebbe ora che vi fossero rapidi sviluppi, che i candidati a sindaco di Cagliari per la coalizione di centro-destra (l’attuale sindaco Emilio Floris), di centro-sinistra (Gian Mario Selis), così come il candidato indipendente (Giandomenico Sabiu) dicano chiaro e tondo che intendono fare sul problema elettrosmog, ma, nel mentre, è meglio che quantomeno i bimbi girino al largo dalla centrale ENEL di Via Aosta?..

Comitato di quartiere “Zona Via Aosta”, Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Spiaggia di Funtanamare off limits, ma che bella scoperta…


Il Ministero dell?ambiente ha diffidato in questi giorni il Comune di Gonnesa ad adottare, entro 15 giorni, i necessari provvedimenti “per eliminare possibili contatti con la situazione di contaminazione già accertata da parte dei fruitori dell?area” litoranea di Fontanamare. In sostanza, un buon tratto della spiaggia di Fontanamare diventerà off limits e ne sarà interdetto l?accesso. Il tenòre di metalli pesanti riscontrato, infatti, è così elevato che causa forti rischi alla salute pubblica. Bella scoperta? Nel loro piccolo, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico lo denunciano in tutte le sedi da anni. I mezzi di informazione, anche a carattere nazionale (es. Airone, novembre 2005), ne hanno parlato più volte. Attese infinite, inquinamento perenne. La fonte di inquinamento principale è lo sbocco del Rio San Giorgio, che deposita residui di metalli pesanti da secoli. In primo luogo, dalle colline coperte dai “fanghi rossi” di Monteponi di Iglesias. La vicenda storica di questi ultimi è emblematica per i tanti effetti diretti ed indiretti lasciati dalla pluricentenaria attività mineraria in Sardegna, in particolar modo nel Sulcis ? Iglesiente. 35 ettari fra discarica vera e propria e terreno limitrofo a valle, contiguo alla S. S. n. 126 di residui della lavorazione del piombo (scorie dell?impianto Waeltz). Costituiscono una particolare e singolare caratteristica del territorio, tanto da esser assoggettati a tutela storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004). Tuttavia costituiscono anche un fattore di inquinamento ormai “storico” da decine di anni. L?impluvio naturale ed i corsi d?acqua che scendono verso il Golfo del Leone ne portano gli effetti inquinanti allo Stagno di Sa Masa, vero e proprio “ecosistema filtro” che ha diluito, quasi “miracolosamente”, le immissioni inquinanti in mare. Per i “fanghi rossi” di Monteponi appare esservi un piano di risanamento predisposto dall?E.M.SA. fin dal 1997. 4,5 miliardi delle vecchie lire per la “messa in sicurezza” dell?area, iniziando dalla bonifica ambientale degli scarti della lavorazione del piombo (2 ettari, 50 mila metri cubi di materiale, 130 mila tonnellate). Dopo uno stentato inizio dei lavori non se ne fece più nulla. Nel 1999 l?Università degli Studi di Cagliari (Dipartimento di geoingegneria) segnalò la situazione di forte inquinamento ambientale da metalli pesanti (zinco, cadmio e piombo) dell?area e del Rio San Giorgio. Nel 2001 venne, inoltre, effettuata la gara per l?affidamento degli “studi, indagini, rilevamenti, progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva, coordinamento per la sicurezza in fase di progettazione, studio di impatto ambientale, direzione lavori e coordinamento per la sicurezza in fase di esecuzione per la bonifica ed il ripristino idraulico?ecologico del sistema costituito dallo stagno di Sa Masa, dai suoi affluenti ed effluenti” per conto del Comune di Gonnesa (CA), delegato dalla Regione autonoma della Sardegna (Assessorato difesa ambiente) nell?ambito del piano di disinquinamento per il risanamento della zona a rischio del Sulcis-Iglesiente (D.P.C.M. 23 aprile 1993), in base alla nota dichiarazione di zona a rischio di crisi ambientale del Sulcis-Iglesiente (D.P.C.M. 30 novembre 1990). Si trattava di un intervento piuttosto complesso, in una zona umida di importanza internazionale, ricca di avifauna selvatica e ? purtroppo ? ricca anche di milioni di metri cubi di fanghi carichi di metalli pesanti, frutto di oltre 150 anni di scarichi provenienti dalle aree minerarie della zona e di scarichi di insediamenti urbani non depurati. L?importo complessivo a base di gara era di lire 500 milioni, l?importo complessivo dell?opera di lire 8 miliardi. Forse un po? poco per un intervento così ampio, ma, insieme ai 4 miliardi e mezzo previsti per l?intervento relativo ai “fanghi rossi” di Monteponi, forse ci sarebbe davvero stata l?occasione per intervenire efficacemente almeno per contenere i pesanti effetti ambientali dell?inquinamento “storico” dei residui delle lavorazioni minerarie dei principali “cantieri” iglesienti. A tutt?oggi nessuno degli interventi appare concluso positivamente. Penosa situazione amministrativa e cattiva situazione ambientale. Sarebbe davvero il caso che le pubbliche amministrazioni coinvolte a vario titolo spieghino esaurientemente i motivi dei “ritardi” nello svolgimento degli interventi previsti perché, in caso di perdita dei fondi o di “sbagliato” utilizzo, potrebbe esserci anche l?interessamento del competente Ufficio inquirente della Corte dei conti. E, in tal caso, spiegazioni generiche potrebbero non bastare, soprattutto a fronte di un pesante danno ambientale che, oggi, si sta traducendo anche in un incalcolabile danno al turismo?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Perchè far atterrare gli elicotteri in mezzo alle case ?

2 Marzo 2006 Commenti chiusi


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dietro preoccupate segnalazioni dei residenti del quartiere nuorese di Biscollai, hanno inoltrato (nota del 3 marzo 2006) al Presidente della Regione autonoma della Sardegna, all?Assessore regionale della sanità, al Direttore generale dell?Azienda USL n. 3, al Direttore generale dell?A.R.P.A.S. ed al Sindaco di Nuoro una puntuale richiesta di informazioni a carattere ambientale e di adozione degli opportuni interventi riguardo il progetto per la realizzazione di una struttura per l?elisoccorso 118 (superficie per eliambulanze, hangar, edifici di servizio, impianto di rifornimento carburanti, impianti antincendio, parcheggi, viabilità, ecc.) per una volumetria complessiva di mc. 7.360 in un?area densamente abitata compresa fra le vie Mannironi, Porrino e Biscollai, dove attualmente sorgono una chiesa, un giardino pubblico, un campo per il softball. Il sito risulta classificato zona ?S 2? nel vigente P.R.G. di Nuoro, approvato con decreto Ass.re reg.le EE.LL., Finanze, Urbanistica n. 1074/U del 19 agosto 1981. Il progetto in argomento sembra avere, secondo le informazioni disponibili, un?approvazione preliminare da parte del Direttore generale dell?Azienda USL n. 3 con deliberazione n. 110 del 23 febbraio 2006 ed una favorevole reiterazione del vincolo di destinazione ?S 2 ? realizzazione elibase per soccorso? adottata con deliberazione Consiglio comunale n. 8 dell?1 febbraio 2005. La realizzazione dell?elisoccorso ? sicuramente un intervento utile e valido ? tuttavia, in quel sito, andrebbe con elevata probabilità a creare problemi di salute pubblica e di sicurezza: secondo gli abitanti del quartiere, infatti, durante una prova di atterraggio effettuata nell?estate 2005 sarebbero state evidenti le difficoltà di manovra dell?elicottero in mezzo alle case nonché il fortissimo rumore fin dentro le abitazioni. Il quartiere di Biscollai ? e specificamente l?area intorno a quella individuata per la struttura in argomento ? risulta densamente abitato e regolato da specifico piano di zona approvato con D.P.G.R. 17 gennaio 1977, n. 14, mentre specifiche disposizioni regolano la possibilità di realizzazione e di gestione dei siti di atterraggio (D.M. Infrastrutture 8 agosto 2003), oltre al vigente quadro normativo in materia urbanistica. L?area in argomento dovrebbe classificarsi di ?classe II ? prevalentemente residenziale?, con limiti di emissioni sonore pari a 50 decibel in orario diurno (06.00 ? 22.00) ed a 40 decibel (22.00 ? 06.00) in orario notturno (art. 3, comma 1°, lettera a, della legge n. 447/1995 sull?inquinamento acustico e dell?attuativo D.P.C.M. 14 novembre 1997, tabelle A ? D). Ma soluzioni alternative e praticabili ci sono: attualmente esistono soluzioni alternative per la realizzazione di superfici per l?elisoccorso in materiali leggeri (alluminio) presso le medesime strutture ospedaliere con indubbi vantaggi temporali per la riduzione dei tempi utili per l?avvìo delle necessarie terapie (vds. ad esempio, ?elisuperficie ospedaliera in alluminio? in www.118italia.net/elisoccorso/elisuperfici). Insomma, non vorremmo che, per creare un?utile struttura sanitaria, si andassero a creare ulteriori problemi di salute pubblica e di sicurezza. Un po? di buon senso non guasta certo?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto da www.118italia.net)

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La Corte costituzionale "salva" le coste della Sardegna


Con la sentenza n. 51 del 6 febbraio 2006 la Corte costituzionale ha ?promosso? la legge regionale Sardegna 25 novembre 2004, n. 8 (la c. d. legge ?salva?coste?), dichiarando inammissibile il ricorso del Governo n. 15/2005. Sembrano proprio opportune alcune brevi considerazioni.
La legge regionale Sardegna n. 8/2004 dispone alcune importanti norme provvisorie di salvaguardia della fascia costiera dei due km. dalla battigia marina finalizzate alla redazione ed all?adozione del piano paesaggistico regionale (P.P.R.), in particolare gli articoli 4, commi 1° e 2°, e 7, mentre, all?articolo 8, viene disposto un divieto temporaneo di realizzazione di impianti di produzione di energia eolica, salvo in precedenza autorizzati e con svolgimento dei relativi lavori in corso . La legge regionale Sardegna n. 8/2004 ha costituito il tassello fondamentale per la nuova pianificazione paesistica, necessaria dopo l?entrata in vigore del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42) e, soprattutto, dopo l?annullamento dei precedenti piani territoriali paesistici su ricorso dell?associazione ecologista Amici della Terra per gravi vizi di legittimità (1998-2003) . Il ricorso governativo è stato incentrato sulla mancanza di competenze in materia di tutela paesaggistica della Regione autonoma della Sardegna, a differenza della competenza primaria in materia di urbanistica ed edilizia (articoli 3 e 4 statuto speciale): conseguentemente essa sarebbe vincolata alle disposizioni statali vigenti in tema, in particolare agli articoli 131 e seguenti del decreto legislativo n. 42/2004. La legge regionale in parola sarebbe, quindi, illogica, manifestamente irragionevole ed in contrasto con gli articoli 3 e 97 cost. nonché con la normativa nazionale sulla tutela del paesaggio. In particolare la previsione di un divieto generalizzato di realizzazione di nuove opere edilizie esteso a tutta la fascia costiera dei due km. dalla battigia marina, con l?irrazionale deroga in favore di quei piani urbanistici comunali approvati in ossequio agli illegittimi piani territoriali paesistici, paralizzerebbe ? indipendentemente dalla presenza o meno del vincolo paesaggistico ? una lunga ?serie di iniziative ed attività che, ai sensi della legislazione nazionale e regionale devono considerarsi lecite, se non di interesse generale?. Il divieto di installazione di nuove centrali eoliche eccederebbe la competenza legislativa assegnata dallo statuto speciale per la Sardegna (legge costituzionale 26 febbraio 1948, n. 3) ponendosi in contrasto con l?articolo 117, comma 2°, lettera s, cost., che riserva allo Stato la competenza esclusiva in materia di tutela dell?ambiente e dei beni culturali, nonché con l?art. 12, comma 1°, del decreto legislativo 29 dicembre 2003, n. 387 (attuazione della direttiva n. 2001/77/CE sulla promozione nel mercato interno dell?energia elettrica prodotta da fonti rinnovabili), il quale dispone che le fonti energetiche rinnovabili ?sono considerate di pubblica utilità con la conseguente dichiarazione di indifferibilità e urgenza dei lavori necessari alla realizzazione degli impianti?.
Il Giudice delle leggi preliminarmente ha dichiarato inammissibili gli interventi ad opponendum del WWF, del F.A.I. e di Italia Nostra, sul presupposto giurisprudenziale costante secondo cui nei giudizi promossi in via principale avverso leggi statali o regionali ?non possono intervenire soggetti diversi da quelli titolari delle attribuzioni legislative in contestazione? (da ultimo le sentenze n. 469, 383 e 150 del 2005). Ha, inoltre, dichiarato l?inammissibilità delle censure governative nei confronti degli articoli 3, 4 (commi 1° e 2°) e 7 della legge regionale impugnata per preteso contrasto con gli articoli 3 e 97 cost., in quanto argomentate in misure estremamente ?sommarie e meramente assertive?, contraddicendo quanto enunciato più volte dalla stessa Corte quando richiede specifiche argomentazioni a sostegno delle tesi del ricorrente (vds., ad es., sentenze nn. 270 del 2005, 423, 286 e 73 del 2004). Analogamente è stata dichiarata inammissibile anche la censura avverso l?art. 8, comma 3°, della legge regionale Sardegna n. 8/2004 in quanto il segnalato contrasto con l?art. 12, comma 1°, del decreto legislativo n. 387/2003 non appare correlato con alcuna violazione di norme costituzionali né di principi comunitari tali da includersi nel disposto di cui all?art. 117, comma 1°, lettera s, cost. e nella relativa competenza esclusiva statale in materia di ambiente.
La Corte costituzionale, nel riconoscere come infondato il ricorso governativo, ha svolto un sintetico excursus sulle competenze statutarie della Regione autonoma della Sardegna in materia di tutela del paesaggio e, specificamente, di pianificazione territoriale paesistica. La legge regionale n. 8/2004 s?inserisce, infatti, nel solco della legge regionale 22 dicembre 1989, n. 45 (norme per l?uso e la tutela del territorio regionale), modificandola ed integrandola, così come altre precedenti normative. Essa contempla non solo tematiche strettamente urbanistiche, ma anche disposizioni sulla tutela del paesaggio e la pianificazione. E ciò in forza delle disposizioni di attuazione dello statuto speciale contenute nell?articolo 6, commi 1° e 2°, del D.P.R. 22 maggio 1975, n. 480, che trasferisce dallo Stato alla Regione le competenze in tema di valutazione degli strumenti attuativi ai fini della tutela paesaggistica (allora stabilite dalla legge 6 agosto 1967, n. 765, la c. d. legge ? ponte) e in materia di pianificazione territoriale paesistica (allora previste dall?articolo 5 della legge 29 giugno 1939, n. 1497). Secondo la Corte, ?le norme di attuazione degli statuti speciali possiedono un sicuro ruolo interpretativo ed integrativo delle stesse espressioni statutarie che delimitano le sfere di competenza delle Regioni ad autonomia speciale e non possono essere modificate che mediante atti adottati con il procedimento appositamente previsto negli statuti?. Come la stessa Corte costituzionale ha già affermato più volte (ad es. cfr. sentenze n. 341/2001, n. 213/1998, n. 137/1998), la Regione autonoma della Sardegna dispone, nell?ambito delle competenze statutarie in tema di urbanistica ed edilizia, anche della potestà di intervento sugli aspetti di tutela ambientale e paesaggistica, sia sul piano legislativo che su quello amministrativo, grazie al noto principio del parallelismo di cui all?art. 6 dello statuto speciale. Naturalmente nell?alveo tracciato dai limiti espressamente individuati dall?art. 3 del medesimo statuto speciale (armonia con la costituzione e con i principi dell?ordinamento giuridico della Repubblica, il rispetto degli obblighi internazionali e degli interessi nazionali, nonché delle norme fondamentali di riforma economico-sociale della Repubblica). In proposito, ?va osservato che il legislatore statale conserva ? il potere di vincolare la potestà legislativa primaria della Regione speciale attraverso l?emanazione di leggi qualificabili come riforme economico-sociali: e ciò anche sulla base ? del titolo di competenza legislativa nella materia di cui all?art. 117, secondo comma, lettera s, della Costituzione?. Conseguentemente, le norme fondamentali poste dalle leggi e dagli atti aventi forza di legge statali in tali materie ?continueranno ad imporsi al necessario rispetto del legislatore della Regione Sardegna che eserciti la propria competenza statutaria nella materia , come già espresso dal Giudice delle leggi, proprio in riferimento all?attività legislativa sarda (vds. sentenza n. 536/2002). Per il mero riparto delle competenze di cui all?articolo 117 cost. si deve fare riferimento alle Regioni a statuto ordinario, salvo quanto disposto dall?art. 10 della legge costituzionale 18 ottobre 2001, n. 3, per le parti in cui ?le Regioni ad autonomia ordinaria disponessero, sulla base del nuovo titolo V, di maggiori poteri rispetto alle Regioni ad autonomia speciale?. In materia il legislatore statale è intervenuto con il Codice dei beni culturali ed il paesaggio, il decreto legislativo n. 42/2004, il cui articolo 8 conferma espressamente le potestà legislative ed amministrative statutarie delle Regioni e Province autonome. Anche il successivo articolo 135, ampliando l?operatività degli strumenti di pianificazione paesistica all?intero territorio, conferma la facoltà di scelta regionale di dotarsi di ?piani paesaggistici? o di ?piani urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici?, così come già fatto con l?articolo 1 bis del decreto-legge 27 giugno 1985, n. 312, come convertito nella legge 8 agosto 1985, n. 431, la nota legge Galasso. Grazie al trasferimento di funzioni di cui al D.P.R. n. 480/1975 è, quindi, indubbia, la competenza regionale in tema, già esercitata con la sopra detta legge regionale n. 45/1989, che, ?all?art. 12 prevedeva anche apposite norme di salvaguardia ed efficacia temporanea in attesa dell?approvazione dei piani territoriali paesistici (analogamente a quanto attualmente previsto con le norme impugnate)?. E tali ultime norme recepiscono, in particolare, nell?ordinamento regionale proprio le disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (articoli 135 e seguenti). Conseguentemente la Corte ha dichiarato inammissibili anche le ulteriori asserite censure riguardanti la violazione del riparto di competenze legislative: il ricorso governativo è proprio partito, a giudizio della Corte costituzionale, ?dall?erroneo presupposto secondo il quale la Regione Sardegna risulterebbe priva di potestà legislativa in tema di tutela paesaggistica?. Una valutazione decisamente netta e priva di equivoci. Ed una pronuncia che si inserisce, corroborandola, nella linea giurisprudenziale che chiarisce contorni e modalità del riparto di competenze fra i vari Soggetti della Repubblica nella materia trasversale dell?ambiente.
Infatti, in seguito alla riforma del titolo V della Carta costituzionale, apportata con la legge costituzionale n. 3/2001, lo Stato ha competenza legislativa esclusiva (e regolamentare) in materia di ?tutela dell?ambiente, dell?ecosistema e dei beni culturali? (art. 117, comma 2°, lettera s) e competenza concorrente, indicandone quindi i ?principi fondamentali?, in materia di ?governo del territorio?, tutela della salute?, ?tutela e sicurezza del lavoro?, ?valorizzazione dei beni culturali e ambientali? (art. 117, comma 3°). Tutte le altre materia non espressamente riservate alla potestà legislativa statale sono, conseguentemente, di competenza regionale e delle province autonome: l?attività mineraria e di cava appartiene, quindi, alla competenza legislativa ed amministrativa regionale, salvi gli aspetti attinenti alla tutela ambientale ed alla pianificazione territoriale, alla tutela della salute, ecc. rispettivamente di competenza esclusiva statale la prima e concorrente le altre (artt. 117 e 118 cost.). Secondo la recente giurisprudenza costituzionale (sentenza n. 407/2002), l?espressione ?tutela dell?ambiente? non deve riferirsi ad un ambito rigorosamente circoscritto e delimitato, ?giacchè, al contrario, essa investe e si intreccia inestricabilmente con altri interessi e competenze?. In particolare dalla giurisprudenza della Corte antecedente alla nuova formulazione del Titolo V della Costituzione è agevole ricavare una configurazione dell?ambiente come costituzionalmente protetto, che, in quanto tale, delinea una sorta di materia , in ordine alla quale si manifestano competenze diverse, che ben possono essere regionali, spettando allo Stato le determinazioni che rispondono ad esigenze meritevoli di disciplina uniforme sull?intero territorio nazionale? (vds. sentenze nn. 507/2000, 54/2000, 382/1999, 273/1998). Le Regioni possono, quindi, adottare, nei limiti della ragionevolezza del provvedimento e nell?ambito delle competenze concorrenti, ?una disciplina che sia maggiormente rigorosa ? rispetto ai limiti fissati dal legislatore statale, proprio in quanto diretta ad assicurare un più elevato livello di garanzie per la popolazione ed il territorio interessati? (sentenza n. 407/2002). Resta, quindi, allo Stato il compito di fissare standards di tutela minima uniforme sull?intero territorio nazionale (sentenze nn. 108/2005, 62/2005, 307/2004, 536/2002, 407/2002) e, in particolare, criteri di contemperamento dei ?valori? sulla base dell?interesse nazionale, in quanto problematiche di rilievo sovra-regionale, quali, ad esempio, l?individuazione di un sito unico per i rifiuti radioattivi prodotti in Italia ed i limiti di tollerabilità delle emissioni elettromagnetiche (sentenze nn. 62/2005, 307/2003). In sostanza, il ?limite? tra competenze statali e regionali risulta costruito dall?interesse che prevale in relazione alla singola fattispecie: qualora nel bilanciamento degli interessi prevalgano esigenze di carattere unitario, non suscettibili di essere derogate neppure in melius, secondo il Giudice costituzionale la competenza a legiferare in materia non può che essere statale. La categoria delle ?materie trasversali?, come la ?tutela dell?ambiente? determina, quindi, una sorta di ?confine mobile? fra materie di competenza statale e regionale. L?interesse nazionale, seppure non più esplicitamente presente nella carta costituzionale, appare, pertanto, sopravvissuto sebbene trasfuso nel principio di sussidiarietà (vds. sentenza n. 62/2005), costituendo una clausola di flessibilità nel riparto di competenze tra Stato e Regioni a garanzia del principio di unità ed indivisibilità della Nazione (art. 5 cost.). Tuttavia, a differenza del quadro normativo previgente alla legge costituzionale n. 3/2001, emerge una sensibile novità: la tutela degli interessi riguardanti le ?materie trasversali? non può non essere perseguite se non con il rispetto della leale collaborazione fra i vari soggetti della Repubblica, attraverso le varie ipotesi di relazioni istituzionali, in particolare mediante lo strumento dell?intesa (vds. sentenza n. 62/2005).
Ed ora la Regione autonoma della Sardegna sta portando avanti il complesso processo di pianificazione paesaggistica ed ha avviato anche un altro fondamentale tassello per la salvaguardia dei propri litorali con l?istituzione del Servizio per la Conservatoria delle coste, per la tutela e la corretta fruizione del patrimonio ambientale costiero, dando proprio corpo alle disposizioni costituzionali (articolo 9), agli obblighi internazionali scaturenti dalla Convenzione europea sul paesaggio (Firenze, 20 ottobre 2000) ed al proprio quadro normativo .

Dott. Stefano Deliperi

(foto S.D., archivio GrIG)

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S,O,S, Rospi ! E non si tratta di esseri umani particolarmente brutti…

1 Marzo 2006 Commenti chiusi


Forse non tutti lo sanno, ma ogni anno sulle strade italiane muoiono migliaia e migliaia di rospi, schiacciati dalle auto in transito.
Questa poco conosciuta strage di anfibi avviene quando l’ inverno sta per finire e arrivano le piogge, e grandi popolazioni di rospi e di rane cominciano a migrare nel tentativo di raggiungere fiumi, laghi e stagni per deporre le uova, e invece finiscono la loro marcia sotto le ruote delle macchine. Secondo i dati del Centro Studi Arcadia, che con il progetto Rospi si occupa in Italia della tutela degli anfibi, su 47 localita’ oggetto delle campagne, nel 2004 sono stati 8.650 quelli uccisi dai veicoli in transito e censiti, e 138.000 i fortunati messi in salvo dai volontari. Nel 2005 il bilancio, su 49 localita’, e’ stato di 110.000 anfibi salvati e 7.890 morti sulle nostre strade. Oggi sono 51 le localita’ dove si sono attivate le campagne dei volontari del progetto Rospi, presenti in 8 regioni (Lazio, Lombardia, Piemonte, Veneto, Friuli, Toscana, Marche e Puglia). . Grazie al progetto Rospi, dal 1990 al 2005 in Italia sono stati salvati piu’ di un milione di anfibi, appartenenti a 11 specie. A rischio soprattutto la pianura padana, oltre alle aree appenninica e tirrenica. . Proprio vicino a Idro sono stati costruiti i primi ‘rospodotti’ in Italia, tunnel che consentono agli anfibi di passare dall’altro lato delle strade in tutta sicurezza. In 12 localita’ il progetto Rospi ha posizionato barriere per diversi km di lunghezza e realizzato tunnel stradali, piu’ di una decina quelli vicino al lago d’Endine (Bergamo). In questa zona infatti si e’ assistito allo spostamento di 30.000 anfibi alla volta. Dal 1990 ad oggi al progetto di salvataggio hanno partecipato oltre 3.000 persone, mentre nel 2005 i volontari sono stati piu’ di 800. . Molti esemplari maschi pare non debbano nemmeno faticare troppo racconta il volontario, che insieme ad altri si ritrova in giorni prefissati, di sera, vicino al ‘lagone’, lo stagno locale, per mettere gli animali nei secchi da una parte della strada e portarli in salvo oltre la striscia di asfalto, dal lato dello stagno. A fare da tam tam per il salvataggio basta un passaparola e i bambini partecipano volentieri: . Ma i piu’ sensibili al problema, secondo l’artefice del progetto Rospi, Vincenzo Ferri, rimangono gli anziani: (A.N.S.A., 27/02/2006).
Anche in Sardegna gli anfibi corrono più di un rischio, soprattutto lungo le strade contigue alle zone umide, nel Cagliaritano e nell’Oristanese: minore velocità ed un po’ di attenzione fanno bene alla guida, salvano vite umane e…fanno bene anche ai rospi…..

Lega per l’Abolizione della Caccia
maggiori notizie sull’operazione salva-rospi su www.abolizionecaccia.it

(foto L.A.C.)

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