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Archivio Aprile 2006

Bando sulle aree di archeologia mineraria, Masua ed Ingurtosu.


da L?Unione Sarda, 28 aprile 2006.

All?asta Masua e Ingurtosu. Viaggia su internet il bando di gara della Regione. Masua e Monte Agruxiau, due dei gioielli lasciati in eredità dalla miniere sono in vendita per 32 milioni di euro. Altri 11 milioni di euro dovranno esser versati da chi vorrà acquistare Naracauli e Ingurtosu. DAVIDE MADEDDU.

La Regione mette all?asta i beni minerari di Masua e Ingurtosu. I gioielli di famiglia lasciati in eredità dalle società minerarie che ora potranno essere acquistati sborsando alcune decine di milioni di euro. Finiranno ai privati aree minerarie inserite nel contesto del Parco Geominerario distribuite tra Masua, Monte Agruxiau, Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli. L?obiettivo, secondo quanto si legge nel bando regionale pubblicato sul sito internet della Regione, è quello di far decollare lo sviluppo turistico di queste zone tenendo d?occhio, però, l?esigenza di valorizzare il patrimonio minerario dimesso.
Il bando. L?amministrazione regionale ha pubblicato sul web sia la delibera con cui si dà il via libera al progetto di affidamento con bando internazionale sia il bando che dovrebbe portare alla vendita di cinque aree particolarmente ambite dagli imprenditori.
Masua e M. Agruxiau. Con una spesa di 32 milioni di euro si possono acquistare i compendi di Masua e Monte Agruxiau, un?area che si estende per 318 mila ettari dove sarà consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino al limite massimo di 160 mila metri cubi, divisi in 120 mila per Masua e 40 mila per Monte Agruxiau.
Ingurtosu e Naracauli. L?altra area in vendita si estende per 329 mila ettari e comprende le località di Ingurtosu, Pitzinurri e Naracauli. In questo caso sarà consentito il recupero e la realizzazione della volumetria esistente sino al limite massimo di 100 mila metri cubi (30 mila per Ingurtosu e 70 mila per Pitzinurri e Naracauli).
Le clausole. <La Regione intende garantire la conservazione del patrimonio paesaggistico e naturalistico dei villaggi operai del Sulcis ? si legge nel bando ? ma anche la conservazione e la valorizzazione dell?attività mineraria>. Breve premessa per dire che .
I vincoli. Tra le caratteristiche richieste dal bando anche una proposta di piano urbanistico per la riqualificazione territoriale e paesaggistica e inoltre un progetto economico e gestionale di sviluppo.
Alberghi e golf. Progetti, giusto per essere brevi, che, come si legge nel bando, dovranno prevedere uno sviluppo di funzioni turistiche, quali strutture alberghiere ricettive, centri benessere, strutture sportive e per il golf, interventi di miglioramento ambientale e di forestazione, realizzazione di strutture di supporto alla fruizione turistica dei siti di archeologia industriale. Senza dimenticare poi un progetto di sviluppo delle infrastrutture viarie e di collegamento e un?offerta economica per l?acquisto degli immobili in dismissione.

Le reazioni. Il nuovo modello di sviluppo solleva speranze ma anche molta preoccupazione. <Vogliono cedere i gioielli di famiglia>.

Da una parte l?ottimismo di chi vede <la possibilità di un nuovo sviluppo>, dall?altra chi, tra cautele e polemiche, vede <la svendita dei gioielli di famiglia>. Le reazioni alla pubblicazione del bando di gara internazionale con cui si vendono le aree minerarie non viaggiano tutte sulla stessa lunghezza d?onda. Non tutti sono felici di questa operazione che potrebbe portare nelle casse dell?amministrazione regionale una quarantina di milioni di euro. Per Marco Grecu, segretario della Camera del lavoro della Cgil, <siamo davanti ad un nuovo modello di sviluppo. E? chiaro che dovranno essere fatte verifiche e soprattutto si dovrà controllare tutto quanto però è un primo passo che potrebbe portare alla ripresa>. La vendita all?asta delle aree ex minerarie potrebbe contribuire a risollevare l?economia del territorio, precisa il sindacalista. <Se questa operazione dovesse andare in porto e in tempi brevi ? continua ? ci sarà veramente un cambiamento di rotta e potrebbe arrivare quella ripresa economica che tanti ci si aspetta>. Manifesta un ottimismo più cauto Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico. L?ambientalista, pur manifestando apprezzamento per l?operazione che si porta avanti non nasconde qualche perplessità. <Da una parte possiamo sicuramente dire che si tratta di un intervento che permetterà di intervenire in aree degradate in cui si devono fare opere di risanamento ? dice ? e dall?altra possiamo pure aggiungere che a fare da deterrente ad eventuali speculazioni o quantomeno scempi ci sono le linee guida indicate dal Piano paesaggistico regionale>. Deliperi non nasconde le sue perplessità per la grandezza dell?operazione. <Il nostro parere è che sarebbe meglio fare le cose in piccolo. E? chiaro che davanti a interventi di questo tipo, che non possono avvenire diversamente, occorre vigilare costantemente, soprattutto nel periodo che seguirà l?asta>. Più ottimista Francesco Sanna, consigliere regionale e vice presidente del Gruppo della Margherita: <l?avvio dei bandi ? fa sapere ? rappresenta un forte interesse politico ed economico sull?Iglesiente, orientato a mobilitare tutte le sue risorse, le sue chances di inserimento in circuiti turistici di grande qualità>. Nettamente contrario Fabio Enne, segretario della Femca Cisl, il quale assicura di essere pronto a fare battaglie campali per evitare che il patrimonio minerario venga svenduto e annuncia una serie di iniziative che portino alla mobilitazione di tutti gli abitanti del territorio. <Quello che sta succedendo è osceno ? dice ? siamo veramente alla frutta. Diciamo pure che qui si stanno svendendo i gioielli di famiglia perché non si sa più che cosa fare>. La denuncia del sindacalista non si ferma qui. Per Fabio Enne, infatti, tutte le vicende che riguardano le aziende regionali sono strettamente collegate al futuro del patrimonio minerario. <Non sappiamo ancora a che punto siano i processi di privatizzazione di aziende come la Carbosulcis e l?Igea, l?azienda che dovrebbe gestire il patrimonio minerario. Che cosa dovrà gestire l?Igea se la maggior parte delle aree verranno poi vendute ? E, soprattutto, che fine faranno tutte le professionalità che sino ad oggi hanno lavorato qui dentro ?>.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Crepare orgogliosi per la "democrazia irakena"…


L?uomo che vedete nella foto si chiamava Nicola Ciardelli, era nato a Pisa ed aveva 34 anni. Il figlio Nicolò, di due mesi, non lo vedrà più, se non in fotografia. Nicola Ciardelli era un capitano del 185° Reggimento acquisizione obiettivi della Brigata paracadutisti ?Folgore?. Aveva già partecipato a varie ?missioni di pace? in Bosnia (1999), in Kosovo (2002), in Afghanistan (2002), in Irak (2006). Ed in Irak, sulla strada per Nassiriya, è morto il 27 aprile 2006 insieme ad altri tre militari (uno romeno) a bordo di un VM 90P blindato colpito da una granata perforante anti-carro. E? morto bruciato vivo. Come gli altri. E? il ventinovesimo soldato italiano che muore in questa singolare ?operazione di pace?. Altri sette civili italiani sono morti. Pochi, alcuni direbbero, rispetto ai 2.391 soldati americani o ai 104 soldati britannici deceduti. Nicola Ciardelli era un soldato, addestrato, non certo privo di esperienza e capacità. Tutt?altro. La morte di un soldato, tutto sommato, ci sta nel conto. In guerra. Allora si deve avere il coraggio di dire e di riconoscere che quella in corso in Irak a partire dal 20 marzo 2003 è semplicemente una guerra, come ce ne sono state migliaia e migliaia, piccole e grandi, nella storia dell?uomo. E questa è una guerra costruita sulle bugie, bugie internazionali ?vendute? come verità di fede. Balle fenomenali come le mitiche ?armi di distruzione di massa? esistite soltanto nella fantasia di Saddam Hussein, il deposto dittatore irakeno che, magari, le avrebbe volute avere, e di Gorge W. Bush, presidente U.S.A. che le ha ?inventate?. Altra ?scusa? successiva è diventata la ?liberazione del popolo irakeno? che non pare avesse chiesto nulla? Quale ?popolo irakeno? poi ? Gli sciiti filo-iraniani ? I kurdi, ormai semi-autonomi ? Le minoranze turcomanne ? Da anni questa pretesa ?liberazione? ha portato l?Irak in una situazione di guerra civile e di terrorismo generalizzato. Bel risultato. Silenzio su alcuni ?possibili? motivi molto più reali: il controllo di enormi risorse petrolifere e delle relative vie di rifornimento, i lucrosi ?contratti? in favore di società multinazionali per la ?ricostruzione? dell?Irak?.. Questi sono interessi geo-politici ed economici fondamentalmente americani. Si deve anche avere il coraggio di dire che i 2.600 soldati italiani (erano 3.200 fino al settembre 2005) stanno facendo la guerra in Irak per interessi fondamentalmente americani. E? vero, la missione ?Antica Babilonia? svolge da tre anni in Iraq compiti ben precisi: creazione e mantenimento di un ambiente sicuro; concorso all’ ordine pubblico e polizia militare; supporto alle attività di sminamento; rilevazioni biologiche e chimiche; assistenza sanitaria; gestione aeroportuale; supporto alle attività dell’ Ufficio per la ricostruzione e l’ assistenza umanitaria; ripristino di infrastrutture pubbliche essenziali. Per quanto riguarda l’ addestramento, il Dipartimento del contingente italiano che si occupa del supporto tecnico-addestrativo e logistico alle forze di sicurezza irachene, ha finora formato circa 2.000 militari dell’ Iraqi Army e circa 11.000 uomini appartenenti alle forze di polizia locali. Per gli aiuti, i militari italiani hanno completato in Irak 118 progetti, 69 sono in corso e 22 in fase di finalizzazione per un impegno complessivo di 11,5 milioni di euro. Tra i progetti vi è la costruzione o ristrutturazione di 32 scuole, 6 strutture sanitarie, 12 strade, oltre a stazioni di pompaggio per l’ acqua ed alla fornitura di attrezzature scolastiche. Gli italiani hanno anche contribuito alla salvaguardia del patrimonio archeologico del Paese. Tutto questo è molto bello, ma, fra qualche anno, quando Nicolò Ciardelli chiederà perché il padre che non ha mai conosciuto è andato a morire bruciato vivo in un accidenti di sconosciuta cittadina irakena che cavolo andranno a rispondergli ? Perché le Cadillac Escalade 6000 di cilindrata dei borghesotti americani continuassero a girare le loro città ?bevendo? 26,1 litri di benzina ogni 100 km. alla faccia del mondo ?

(foto da www.casertanews.it)

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Sardegna, terra inquinata ?


La Sardegna è vista, nell?immaginario collettivo nazionale, come un?isola ancora integra, la vera ?riserva di natura? d?Italia, una delle oasi ambientali del continente europeo, dove scenari naturalistici, specie di ?altri animali? altrove rare, paesaggi, nuraghi e spiagge deserte la fanno ancora da padrone.
Ma è davvero così ?
Lo scorso 21 aprile è stato presentato a Cagliari, il ?Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della regione Sardegna? (pubblicato come supplemento al numero 1 del 2006 di Epidemiologia & Prevenzione) alla presenza dell?Assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin, promotrice dell?iniziativa, dei sindaci e dei rappresentanti delle Asl dei territori interessati. Curiosamente nessuno dei tanti ?critici? sulla sua persona, decisamente scatenati al momento della nomina, ha dato un cenno di commento in merito. C?è voluto un?assessore ?piemontese? per tirar fuori dai non ignoti cassetti un bel po? di dati che danno purtroppo serie indicazioni di picchi di inquinamento nel territorio regionale. Nel nebbioso ed oppiaceo clima locale e tutto ?sardo? degli anni trascorsi chi, come anche noi ecologisti, chiedeva trasparenza e verità sui dati della morbilità e della mortalità nelle aree a forte concentrazione industriale veniva tacciato di allarmismo o, peggio, di terrorismo. Lo studio (in parte già illustrato lo scorso 12 dicembre 2005) è stato condotto nell?ambito dell?assistenza tecnica dell?Osservatorio Epidemiologico Regionale, con i fondi del Quadro comunitario di sostegno PON ATAS 2000-2006, e gestito dal Ministero della Salute e dalla società E.S.A. (Epidemiologia Sviluppo Ambiente) e ha come scopo quello di verificare lo stato di salute dei sardi nel ventennio 1981 ? 2001. Lo studio riguarda 18 aree del territorio regionale e prende in esame, in relazione ai residenti in Sardegna, l?evoluzione della mortalità nel periodo 1981?2001 (oltre 279.000 decessi) e la prevalenza delle patologie in base all?archivio dei ricoveri 2001?2003 (oltre un milione di ricoveri). Costituisce un?evidente essenziale fonte informativa per la promozione di politiche ambientali e della salute in aree potenzialmente fortemente interessate da fenomeni di nocività ambientale. In otto aree il rischio alla salute è determinato da fattori industriali (Portoscuso, Porto Torres, San Gavino, Sarroch, Ottana, Tortolì, comprensorio del sughero, Macomer), in altre tre da fattori militari (Capo Teulada, La Maddalena, Salto di Quirra), nelle restanti da fattori minerari ed urbani (Arbus, Iglesias, Cagliari, Sassari, Nuoro, Oristano, Olbia). I dati emersi sono, senza dubbio, preoccupanti e non possono essere ignorati o sottovalutati dai nostri amministratori pubblici. Infatti, se consideriamo le difficoltà che si incontrano per ottenere giustizia, qualora insorgano malattie legate all?inquinamento (prima fra tutte, l?impossibilità di stabilire con certezza il nesso di causalità tra esposizione a sostanza tossica-malattia) è quanto mai opportuno, e logico, intervenire nel momento che precede il danno, attraverso controlli costanti e, come affermato dall?ex magistrato Felice Casson oggi neo-deputato, ?attraverso la concertazione tra istituzioni e imprese, senza le bugie e i silenzi del passato?. In alcune aree della Sardegna si sta peggio che nel resto d?Italia: abbiamo un eccesso di malattie respiratorie e dell?apparato digerente; gli uomini sono maggiormente colpiti da tumori del fegato, del polmone e del sangue, malattie in gran parte legate all?inquinamento ambientale e alle esposizioni professionali; nell?area militare di La Maddalena, si è registrato un eccesso del 178 % per il linfoma non Hodgkin e del 121 % per i tumori alla vescica.

Ecco, in sintesi, i risultati principali del rapporto:

Aree industriali

La mortalità per malattie respiratorie era significativamente in eccesso negli uomini a Portoscuso (sono stati osservati 205 casi rispetto a 125 attesi) e a San Gavino (69/47). Morti per pneumoconiosi (termine che raggruppa malattie come l’asbestosi, dovuta all’inalazione di particelle di amianto, e la silicosi, causata dall’inalazione di particelle di silice) sono state rilevate sporadicamente, tranne a Portoscuso, dove l’eccesso era marcato (osservati/attesi 117/30). I rischi di morte per cancro polmonare negli uomini mostravano allontanamenti dai valori attesi nelle aree di Portoscuso e Sarroch (entrambe con eccessi del 24%). A Porto Torres, la mortalità era in eccesso nei due generi per tutte le cause (del 4 % negli uomini e del 9% nelle donne) per le malattie respiratorie (8 e 28 %), per malattie dell’apparato digerente (13 e 21%) per tutti i tumori (ancora 4 e 9%). Anche la mortalità per tumori del fegato era in eccesso nei due sessi (18 e 21%) osservazione confermata dai tassi di incidenza del Registro tumori locale.

Aree minerarie

Nonostante una generale tendenza alla riduzione dell’eccesso di mortalità per malattie respiratorie non tumorali, intorno al 2000 le aree di Iglesias e Arbus mostrano ancora eccessi significativi negli uomini. In anni recenti, i morti per pneumoconiosi sono stati in media 20 all’anno ad Arbus e 10 a Iglesias. Anche il cancro polmonare negli uomini era aumentato nelle due aree (72/56 ad Arbus e 108/72 a Iglesias).

Aree militari

Eccessi significativi di morti e ricoveri ospedalieri per linfoma non Hodgkin sono stati osservati a La Maddalena (mortalità 1981-2001, negli uomini, 17 osservati contro 6,3 attesi, nelle donne 8/5,6). Nell’area di Salto di Quirra, nel 1997-2001 le morti per mieloma (negli uomini 5/2,3) e per leucemie erano aumentate nei due sessi.

Aree urbane

Il profilo di salute a Cagliari e Sassari è quello tipico delle città del mondo occidentale. La mortalità per tumori del colon-retto, del polmone, della mammella e della cervice uterina è relativamente alta rispetto alla media regionale.

Lo studio costituisce un?evidente essenziale fonte informativa per la promozione di politiche ambientali e della salute in aree potenzialmente fortemente interessate da fenomeni di nocività ambientale.

Anche alcuni dati sono proprio da evidenziare. Nella zona di Portoscuso e Comuni limitrofi la mortalità nel periodo 1997-2001 è superiore alla media regionale del 30 % per le malattie respiratorie e del 24 % per i tumori al polmone fra gli uomini, del 18 % per le malattie respiratorie e del 16 % per i tumori al polmone fra le donne. Eccessi, nel periodo complessivo preso in esame, rispetto alla media regionale del 40 % per le malattie dell?apparato respiratorio, del tumore al polmone, delle malattie dell?apparato urinario e dei tumori alla vescica, mentre la mortalità infantile maschile (periodo 0-1 anno) è superiore dell?85 % rispetto alla media regionale. A La Maddalena vi sono eccessi rispetto alla media regionale del 178 % per i linfomi non Hodgkin e del 121 % per i tumori alla vescica. A Porto Torres si sono verificati eccessi rispetto alla media regionale di sarcomi nei tessuti molli del 77 % fra gli uomini e dell?89 % fra le donne, di tumori alla tiroide del 45 % fra le donne, mentre gli incrementi tumorali ai polmoni fra gli uomini sono stati del 37 % nel periodo 1981-1983 e del 6 % nel periodo 1999-2001, con punte di eccessi del 20 % per i tumori al fegato. A Cagliari si è riscontrato un eccesso rispetto alla media regionale del 42 % di tumori all?utero. Ad Arbus sono, invece, stati riscontrati, sempre nel periodo complessivo in esame, eccessi del 149 % per le malattie respiratorie fra gli uomini. A Teulada un eccesso del 43 % di linfomi non Hodgkin fra gli uomini. Al Salto di Quirra sono stati verificati eccessi rispetto alla media regionale del 107 % per le malattie dell?apparato digerente fra le donne e del 28 % per i tumori linfoematopoietici fra gli uomini, mentre a Sarroch un eccesso del 13 % per i tumori del polmone.

Davanti a dati scientifici di questo tenòre stonano le dichiarazioni soporifere e tranquillizzanti di diversi, troppi, amministratori locali e sindacalisti (?i morti per tumore eredità di una stagione ormai alle spalle?), stonano le prese di distanza di alcune aziende industriali (?non si faccia allarmismo?). La verità è che finchè non saranno accertati scientificamente i rapporti causa ? effetto fra inquinamenti e malattie non sarà possibile fare chiarezza ed ottenere giustizia. E non vi potrà essere autentico disinquinamento definitivo senza vera giustizia. In proposito ritornano ancora alla memoria le parole dell?illuminante deposizione del 10 novembre 2004 di Massimo Porceddu, tecnico ambientale del Presidio multizonale di prevenzione (P.M.P.) dell?Azienda USL n. 7, davanti alla Commissione parlamentare d?inchiesta sul ciclo dei rifiuti: “da dieci anni è interrotta ogni attività sistematica di controllo del territorio e delle industrie e i tecnici non possono più operare con quella autonomia prevista dalla legge; solo quando ci vengono fatte richieste ad hoc dell?autorità giudiziaria interveniamo, per il resto il Pmp è in una condizione di inerzia, di sostanziale inefficienza e ininfluenza su comportamenti potenzialmente illeciti di terzi ? in questo territorio esercitare il controllo ambientale non è un diritto ? dovere derivante dalle norme, ma un optional concesso in funzione del contesto politico-istituzionale presente e in funzione della situazione socio-economica della zona ? non abbiamo problemi tecnici, non siamo impossibilitati dalla tecnologia a svolgere i controlli, semplicemente non ce li fanno fare seriamente come si fa nel resto d?Italia”.
Una conferma di quanto si ipotizzava da tempo: da lunghi anni le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico denunciano la palese assenza dei necessari riscontri dei controlli ambientali di legge nel territorio del basso Sulcis, gli scandalosi ritardi nell?attuazione del piano di risanamento ambientale e di disinquinamento della locale zona a rischio di crisi ambientale (approvato nel 1993 ed esecutivo con il relativo accordo di programma del 1994). Analogamente da troppi anni denunciano la mancata attuazione in Sardegna (ultima regione d?Italia) dell?Agenzia regionale per la protezione dell?ambiente ? voluta dal risultato favorevole del referendum del 1992 promosso dagli Amici della Terra che ha sottratto i controlli ambientali alle U.S.L. ? unico strumento possibile di monitoraggio, verifica e controllo sullo stato dell?ambiente senza i troppi legami e condizionamenti provenienti dal mondo politico. I legami politico-amministrativi con il mondo dell?industria, evidentemente, hanno contato ben più del diritto alla qualità della vita e della salute pubblica. Ed ora questa ?operazione trasparenza? dell?Assessore Dirindin fa ben sperare in un futuro migliore, soprattutto perché ha confermato di voler andare fino in fondo. E pare proprio una persona di parola. Brava, avrà il nostro appoggio e quello certamente di tutte le persone oneste. Analoga indagine dovrebbe essere svolta dalla Magistratura competente, presso cui sono state inoltrate negli anni denunce circostanziate così come sono state svolte perizie ed analisi su vasta scala. Senza guardare in faccia a nessuno e chi ha sbagliato paghi, perché ? ancora una volta è necessario ribadirlo ? non vi può essere risanamento ambientale e sociale senza una vera giustizia.

Gruppo d?Intervento Giuridicoe Amici della Terra

(foto da mailing list ecologista)

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Dottore, come stanno i sardi?

26 Aprile 2006 Commenti chiusi


Lo scorso 21 aprile è stato presentato a Cagliari, il ?Rapporto sullo stato di salute delle popolazioni residenti in aree interessate da poli industriali, minerari e militari della regione Sardegna? (pubblicato come supplemento al numero 1 del 2006 di Epidemiologia & Prevenzione) alla presenza dell?Assessore regionale alla Sanità Nerina Dirindin, promotrice dell?iniziativa, dei sindaci e dei rappresentanti delle Asl dei territori interessati. Lo studio (in parte già illustrato lo scorso 12 dicembre) è stato condotto nell?ambito dell?assistenza tecnica dell?Osservatorio Epidemiologico Regionale, con i fondi del Quadro Comunitario di sostegno PON ATAS 2000-2006, e gestito dal Ministero della Salute e dalla società E.S.A. (Epidemiologia Sviluppo Ambiente) e ha come scopo quello di verificare lo stato di salute dei sardi nel ventennio 1981 ? 2001. I dati emersi sono, senza dubbio, preoccupanti e non possono essere ignorati o sottovalutati dai nostri amministratori pubblici. Infatti, se consideriamo le difficoltà che si incontrano per ottenere giustizia, qualora insorgano malattie legate all?inquinamento (prima fra tutte, l?impossibilità di stabilire con certezza il nesso di causalità tra esposizione a sostanza tossica-malattia) è quanto mai opportuno, e logico, intervenire nel momento che precede il danno, attraverso controlli costanti e, come affermato da Felice Casson, ?attraverso la concertazione tra istituzioni e imprese, senza le bugie e i silenzi del passato?. In alcune aree della Sardegna si sta peggio che nel resto d?Italia: abbiamo un eccesso di malattie respiratorie e dell?apparato digerente; gli uomini sono maggiormente colpiti da tumori del fegato, del polmone e del sangue, malattie in gran parte legate all?inquinamento ambientale e alle esposizioni professionali; nell?area militare di La Maddalena, si è registrato un eccesso del 178% per il linfoma non Hodgkin e del 121& per i tumori alla vescica.
Ecco, in sintesi, i risultati principali del rapporto:
Aree industriali
La mortalità per malattie respiratorie era significativamente in eccesso negli uomini a Portoscuso (sono stati osservati 205 casi rispetto a 125 attesi) e a San Gavino (69/47). Morti per pneumoconiosi (termine che raggruppa malattie come l’asbestosi, dovuta all’inalazione di particelle di amianto, e la silicosi, causata dall’inalazione di particelle di silice) sono state rilevate sporadicamente, tranne a Portoscuso, dove l’eccesso era marcato (osservati/attesi 117/30). I rischi di morte per cancro polmonare negli uomini mostravano allontanamenti dai valori attesi nelle aree di Portoscuso e Sarroch (entrambe con eccessi del 24%). A Porto Torres, la mortalità era in eccesso nei due generi per tutte le cause (del 4% negli uomini e del 9% nelle donne) per le malattie respiratorie (8 e 28%), per malattie dell’apparato digerente (13 e 21%) per tutti i tumori (ancora 4 e 9%). Anche la mortalità per tumori del fegato era in eccesso nei due sessi (18 e 21%) osservazione confermata dai tassi di incidenza del Registro tumori locale.

Aree minerarie
Nonostante una generale tendenza alla riduzione dell’eccesso di mortalità per malattie respiratorie non tumorali, intorno al 2000 le aree di Iglesias e Arbus mostrano ancora eccessi significativi negli uomini. In anni recenti, i morti per pneumoconiosi sono stati in media 20 all’anno ad Arbus e 10 a Iglesias. Anche il cancro polmonare negli uomini era aumentato nelle due aree (72/56 ad Arbus e 108/72 a Iglesias).
Aree militari
Eccessi significativi di morti e ricoveri ospedalieri per linfoma non Hodgkin sono stati osservati a La Maddalena (mortalità 1981-2001, negli uomini, 17 osservati contro 6,3 attesi, nelle donne 8/5,6). Nell’area di Salto di Quirra, nel 1997-2001 le morti per mieloma (negli uomini 5/2,3) e per leucemie erano aumentate nei due sessi.
Aree urbane
Il profilo di salute a Cagliari e Sassari è quello tipico delle città del mondo occidentale. La mortalità per tumori del colon-retto, del polmone, della mammella e della cervice uterina è relativamente alta rispetto alla media regionale.

(foto da mailing list animalista)

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Chi sono i nemici della tutela delle coste ?


I nemici della salvaguardia delle coste sarde non mancano mai…..

da La Nuova Sardegna, 26 aprile 2006

I nemici della «Conservatoria delle coste». Stenta a fare i primi passi l?agenzia regionale che dovrà tutelare i litorali sardi. PIERO MANNIRONI.
Ostilità al progetto nel centrodestra ma c?è anche chi rema contro nel centrosinistra.

CAGLIARI. Parto lungo e travagliato, quello della Conservatoria delle coste. L?agenzia regionale che dovrebbe contribuire alla difesa dei litorali sardi continua infatti a esistere in una sorta di animazione sospesa, tra una delibera di giunta che la istituisce e una legge per farla camminare ancora non nata. Insomma, oggi vive come una costola amministrativa della giunta regionale, ma senza un?anima giuridica autonoma.
E che la Conservatoria abbia molti nemici lo si è visto molto bene anche nella recente discussione sul maxicollegato alla finanziaria. L?agenzia, pensata sul modello del Conservatoire du littoral francese, è stata infatti prima anemizzata in Commissione, approdando in consiglio solo come un?entità che ha a disposizione 500 mila euro per «studi e ricerche sulla valorizzazione delle coste». Il fatto è che, nel muro contro muro politico creatosi su alcuni aspetti essenziali del Piano regionale paesistico, si sono vaporizzate molte buone intenzioni. Come appunto quella della Conservatoria delle coste. Eppure sembrava che i tempi per cominciare a far camminare l?agenzia fossero ormai maturi. Che tutto fosse pronto per dare concretezza a un progetto ambizioso, ispirato alla filosofia dello sviluppo sostenibile. Per esempio: il censimento dei beni immobiliari regionali lungo i litorali dell?isola è stato concluso e si ha già quindi un?idea molto precisa del patrimonio iniziale della Conservatoria. Ma perché tante resistenze ? E soprattutto chi sono i nemici di un sistema agile e moderno di gestione del patrimonio ambientale costiero della Sardegna ? Cioé quel valore aggiunto sul quale si possono basare ambizioni e sogni, lavoro e benessere possibile ?
Secondo Stefano Deliperi, il leader del movimento ecologista ?Gruppo di Intervento giuridico?, molte ostilità si fondano sulla non comprensione. «I giudizi severi che arrivano dal centrodestra – dice – rivelano soprattutto una paura. E cioé che la Conservatoria altro non sia che un sistema per imporre ulteriori vincoli urbanistici. Come un nuovo cuneo capace di disarticolare l?incredibile e anacronistico binomio: sviluppo uguale cemento. E invece non si capisce che la Conservatoria è ben altro. E? infatti un sistema di gestione intelligente del patrimonio ambientale». E in effetti molte posizioni assunte dal centrodestra sembrano confermare l?ipotesi di Deliperi. Sta di fatto che lo stesso Soru è sceso in campo per difendere la Conservatoria delle coste che dagli scranni del centrodestra nei giorni scorsi è stata definita un «consulentificio». «Non è così – dice il governatore -. La Conservatoria è una felice intuizione della giunta che merita di essere portata a compimento. In attesa di fare una legge, l?esecutivo ha istituito questa Conservatoria presso la presidenza per fare prima di tutto l?inventario dei beni regionali situati sulle coste e per predisporre progetti per la valorizzazione di questi beni».
Poi, una promessa: «La giunta presenterà al più presto un disegno di legge in materia». Ma la Conservatoria ha anche nemici all?interno della maggioranza. Magari non un?opposizione alla costituenda agenzia netta e dichiarata, puntellata da elementi di critica fondati su ragionamenti e analisi, ma un qualcosa di più impalbabile. Quasi un freno invisibile. C?è addirittura il sospetto che la Conservatoria non sia accettata e sostenuta semplicemente perché è vista come un?idea e una proposta del presidente Renato Soru. Insomma, pagherebbe le conseguenze dei rapporti spesso difficili tra il governatore e settori della maggioranza che lo sostiene. Lo stesso Soru probabilmente non si attendeva simili resistenze. Tanto che il 14 marzo scorso aveva detto: «Sulla Conservatoria delle coste, che ha il compito di acquisire, valorizzare e gestire terreni e immobili lungo la fascia costiera, ci saranno delle semplificazioni. E noi vogliamo dare significato e risorse in coerenza con la delibera della giunta che l?ha istituita». In tutta questa tormentata vicenda c?è poi un convitato di pietra. E cioé ambienti imprenditoriali e finanziari che temono un ulteriore indebolimento di progetti speculativi fondati sul mattone. Una volta diventata adulta e messa a regime, infatti, la Conservatoria delle coste non solo avrà il compito di gestire i gioielli ambientali che arriveranno dal patrimonio regionale, ma anche il potere di acquisire terreni e immobili considerati degni di tutela. Non è quindi impossibile immaginare che le innervazioni nel mondo politico di certi ambienti attivino ostilità, sospetti o scetticismo nei confronti dell?agenzia. Eppure l?esperienza francese, alla quale la giunta Soru si è ispirata, ha dimostrato che il modello funziona. Non solo, ma è perfino condiviso e difeso dalla gente e dalle amministrazioni locali. L?esempio più clamoroso è quello della vicina Corsica, dove il Conservatoire du littoral controlla ormai direttamente il 20% delle coste e, al termine di un programma di interventi in corso, arriverà addirittura al 40 %. Una delle ragioni per le quali in Francia i comuni vedono con grande favore il Conservatoire du littoral è che vengono coinvolti nella gestione del patrimonio. Forniscono personale, ma anche progetti di sviluppo turistico sostenibile. E così, mentre la Conservatoria in Sardegna stenta a fare i primi passi, l?idea della giunta è guardata con grande attenzione da organismi internazionali come l?Unep (il Programma per l?ambiente delle Nazioni Unite). Tanto che, insieme al piano paesistico, il modello di tutela della Conservatoria è stato inserito nel Blue Plan, il dossier del Map (Piano d?azione per il Mediterraneo) dell?Unep. Per il maltese Paul Mifsud, coordinatore del dossier, la Sardegna sta insomma diventando un modello da imitare in tutta l?area mediterranea, considerata ad altissimo rischio ambientale. Se infatti il trend non sarà invertito, entro il 2025 oltre il 50 % delle coste mediterranee sarà cementificato. Dice Mifsud: «Il nostro dossier solleva questioni di enorme importanza che devono assere affrontate immdiatamente, adottando programmi regionali per la gestione sostenibile della fascia costiera e migliorando il sistema delle aree protette mediterranee».

(foto S.D., archivio GrIG)

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Vent’anni fa il disastro nucleare di Chernobyl…..


Vent’anni anni or sono il disastro nucleare di Chernobyl…..
dall’A.N.S.A., 25 aprile 2006,ore 16.00.

ROMA – Vent’anni fa il disastro nucleare di Cernobyl. Era la notte fra il 25 e il 26 aprile del 1986 infatti quando si verifico’ l’esplosione del reattore numero 4 della grande centrale nucleare sovietica che lancio’ nell’atmosfera enormi quantitativi di sostanze fortemente tossiche, i cui effetti nocivi per gli organismi viventi sono purtroppo presenti ancora oggi.

Le autorita’ sovietiche confermarono ufficialmente l’incidente al reattore con tre giorni di ritardo, con un comunicato del consiglio dei ministri letto in televisione, nel quale si parlava anche genericamente di due morti in seguito all’esplosione e dell’immediato ordine di evacuazione per i circa 25.000 abitanti di Cernobyl, cittadina che si trova a 125 km da Kiev, capitale dell’Ucraina e, con i suoi 2,3 milioni di abitanti, terza maggiore citta’ dell’allora impero sovietico dopo Mosca e Leningrado.

Per spegnere l’incendio del reattore, il governo sovietico chiese l’aiuto della Svezia e della Germania, e anche gli Usa, la Francia e altri Paesi occidentali si dissero pronti a intervenire per domare le fiamme del reattore.

Dieci giorni dopo il disastro, questa la ricostruzione ufficiale dell’incidente fornita dalla Pravda, il quotidiano del partito comunista sovietico: ”Si e’ incendiata la pavimentazione bituminosa della sala (dove si trova il reattore). Gli stivali dei pompieri affondavano nel bitume liquefatto e l’aria era difficilmente respirabile. Piu’ tardi gli esperti constateranno che l’eroismo dei pompieri ha limitato considerevolmente le proporzioni dell’avaria. Nonostante cio’ e’ successo quello che i fisici avevano sempre temuto piu’ di ogni altra cosa: il reattore e’ stato danneggiato. Una parte di radioattivita’ e’ stata proiettata in alto e successivamente all’interno del reattore e’ scoppiato un incendio.

Spegnere l’incendio era estremamente complicato perche’ non era possibile usare ne’ l’acqua, ne’ sostanze chimiche che, a causa dell’alta temperatura, evaporerebbero all’istante e finirebbero nell’ atmosfera. Si e’ creata una situazione estremamente complicata e difficile, ma sotto controllo”.

L’incidente provoco’ la diffusione nel’atmosfera di sostanze pesantemente inquinanti e tossiche: circa 45 milioni di curie di xeno 133, 7 milioni di curie di iodio 131, un milione di curie di cesio 134 e 137. La diffusione di radionuclidi nell’atmosfera prosegui’ dalla notte dell’incidente fino al 10 maggio in modo crescente per poi diminuire lentamente col passare del tempo. Quello di Cernobyl e’ il piu’ grave disastro nucleare della storia: provoco’ immediatamente 31 vittime, mentre e’ incalcolabile il numero di persone, stimate in migliaia, che in seguito all’esposizione diretta alle radiazioni si sono ammalate piu’ o meno gravemente ed hanno perso la vita.

Il disastro colpi’ naturalmente anche l’agricoltura. La Comunita’ europea, che allora si chiamava Cee, gia’ 4 giorni dopo l’incidente, decise di cedere all’Unione Sovietica oltre 200 mila tonnellate di orzo e piu’ di 80 mila di grano tenero, tratte dalle sue scorte. La nube radioattiva provocata dall’esplosione contamino’ 150 mila chilometri quadrati attorno alla centrale, mentre il vento spinse le particelle radioattive fino all’Europa. La nube tossica attraverso’ i cieli della Gran Bretagna, della Turchia, della Romania, mentre in Olanda, Svizzera e Belgio per un breve periodo fu registro’ un significativo innalzamento dei livelli di radioattivita’.

L’emissione di radiazioni nucleari dall’impianto danneggiato ando’ avanti per molti giorni, e solo a novembre il reattore esploso fu sigillato in una specie di sarcofago di cemento armato, all’interno del quale si trovano ancora 180 tonnellate di uranio. Per mesi ci furono polemiche, soprattutto da parte dei Paesi occidentali, che accusavano le autorita’ sovietiche di non aver subito dato l’allarme al mondo e di non aver messo a disposizione degli scienziati di altri paesi tutte le informazioni sul disastro nucleare, in modo da limitare i danni e salvare molte vite. L’impianto nucleare di Cernobyl ha smesso di funzionare solo nel 2000.

(foto da southport.jpl.nasa.gov)

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Il sentiero verde sulla Sella del Diavolo durante Monumenti Aperti…

25 Aprile 2006 Commenti chiusi


Sabato 29 e domenica 30 aprile 2006 anche il sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo è coinvolto dalla manifestazione “Monumenti Aperti”, promossa dal Comune di Cagliari, con una finalità che ? nel decennale della manifestazione ? vuole riportarla agli intenti originari: essere uno stimolo alle pubbliche amministrazioni, in primo luogo al Comune di Cagliari, per rendere fruibili 365 giorni all?anno i “tesori” culturali ed ambientali della Città. Sabato 29 e domenica 30 aprile le escursioni guidate svolte dalle guide volontarie degli Amici della Terra e del Gruppo d?Intervento Giuridico inizieranno alle 17.30, l?associazione culturale Isola dei Sardi ne svolgerà due sabato 29 aprile (partenza alle 15.30 ed alle 16.30) e due domenica 30 aprile (partenza alle 9.30 ed alle 10.30).

Il sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo è uno dei pochi “gioielli” ad esserlo tutto l?anno: continuano, infatti, le escursioni guidate per i cagliaritani ed i turisti sul sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo, operativo da oltre tre e promosso delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico. In soli tre mesi di escursioni domenicali le guide volontarie ecologiste hanno accompagnato a scoprire i valori ambientali, paesaggistici ed archeologici di uno dei “gioielli” del Golfo degli Angeli oltre 400 visitatori, fra i quali anche numerosi stranieri (inglesi, tedeschi). A partire da domenica 5 febbraio 2006, le escursioni guidate sono effettuate ogni domenica mattina, con partenza alle ore 10.00, grazie ad un programma escursionistico curato dal prof. Antonello Fruttu e dalle guide volontarie Claudia Ghiani, Laura Lecca, Claudia Massidda, Natasha Sebis e Francesca Zedda. Il programma è sostenuto da un contributo della Presidenza della Provincia di Cagliari. Il sentiero è stato predisposto a proprie spese dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico grazie alla collaborazione del Comando Militare autonomo della Sardegna e del Comando Militare Marittimo autonomo in Sardegna, titolari dell?area demaniale militare della Sella del Diavolo.

La Sella del Diavolo rappresenta uno dei simboli più noti di Cagliari ed alla sua storia è indissolubilmente legata: si rinvengono testimonianze archeologiche fin dal neolitico (Grotta di S. Elia, stazione all?aperto della Sella del Diavolo, Grotta dei Colombi), dall?epoca punica e romana (tempio di Ashtart ? Venere Ericina, luogo della “prostituzione sacra”, cisterne ed opere di raccolta idrica, cave, strada) e dal medioevo (monastero e chiesa benedettina di S. Elia, torre). Svettano tuttora, benchè danneggiate dal tempo e dagli avvenimenti bellici, le torri di S. Elia (realizzata dai Pisani nel 1282) e del Pohet (del “pozzetto”, del Poetto), in collegamento con i vicini torre dei Segnali (o della Lanterna) ed il settecentesco Forte di S. Ignazio, baluardo contro l?invasione francese del 1793. Ancora durante la II guerra mondiale la Sella del Diavolo ospitò delle postazioni anti-aeree a difesa di Cagliari. Ma non sono da meno la caratteristiche naturali, tanto da farla tutelare con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e D.M. 26 aprile 1965) ed in parte con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni), da individuarla quale sito di importanza comunitario ? S.I.C. “S. Elia ? Cala Mosca ? Cala Fighera” (codice ITB002243) e futura riserva naturale regionale “Capo S. Elia” (legge regionale n. 31/1989). L?area è attualmente demanio militare ? ramo Esercito e ramo Marina (artt. 822 e ss. cod. civ.). E? stata classificata quale zona “H” con possibilità di interventi di “valorizzazione turistica” nel nuovo piano urbanistico comunale. Il promontorio è di calcare miocenico del quaternario di origine biogena, coste alte e rocciose con alcune calette e diverse grotte, clima con forte escursione termica e notevole salsedine. Presenti numerosi reperti fossili, molto interessante la vegetazione a macchia termoxerofila litoranea (olivastri, carrubi, ginepri, palme di S. Pietro, lentischi, pini d?Aleppo, lecci, euphorbia dendroides, timo, sparto, ecc.) con peculiari endemismi (narciso canalicolato, scrofularia a tre foglie, bellium crassifolium, iris planifolia). Particolarmente interessante la fauna: sono presenti e nidificanti il falco pellegrino ed il gheppio, la rondine, la volpòca, la pernice sarda, varie specie di còrvidi, di uccelli marini, la volpe, il coniglio selvatico, il colombaccio, la tortora, lo storno, vari passeriformi.

La realizzazione del sentiero naturalistico ed archeologico della Sella del Diavolo (progetto degli ing.ri Giovanni Battista Cocco e Margherita Secci e della paesaggista Iris Sohn, descrizione del prof. Antonello Fruttu), mediante semplice segnatura di sentieri preesistenti con vernice “ecologica” in terre naturali e colore “verde foglia” e posizionatura di due pannelli illustrativi all?inizio ed al termine del percorso, intende consentire una migliore conoscenza da parte dei residenti e dei turisti di questo inestimabile “gioiello” cagliaritano, evitando quelle faraoniche, dispendiose e distruttive opere pubbliche (monumento delle rimembranze, funivia + servizi, illuminazione con mega-fari) che comitati promotori ed il Comune di Cagliari intendevano realizzare con l?utilizzo di cospicui fondi pubblici). Nell?aprile del 2000 oltre 1.200 cagliaritani inoltrarono una specifica petizione all?amministrazione comunale per sventare tale assurdo progetto. Lo scorso 4 aprile il sindaco di Cagliari Emilio Floris, le Autorità militari, i Dipartimenti universitari di botanica di Cagliari, Novara e Roma hanno sottoscritto un accordo per svolgere itinerari turistici e ricerche scientifiche a Cala Mosca, sulla Sella del Diavolo, a Capo S. Elia. Il Comune, per l’attuazione del progetto, ha circa mezzo milione di euro (fondi legge regionale n. 37/1998, art. 19).

Evviva, anche l’amministrazione comunale cagliaritana ha scoperto in positivo la Sella del Diavolo ! In proposito, però, vorremmo ricordare che, comunque, da anni la Sella del Diavolo è già perfettamente fruibile….. Oggi conoscere per tutelare e valorizzare la Sella del Diavolo è diventato ancora più facile e sono già migliaia i cagliaritani ed i turisti ad aver percorso il sentiero in una delle aree cittadine più belle e significative: anche “Monumenti Aperti” è un?occasione per conoscerla !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Si deve proprio togliere la "legnaia" dall’Anfiteatro romano !!!


Le reazioni alla sentenza del T.A.R. Sardegna, recentemente depositata, che, in sostanza, ha accolto le ragioni del Soprintendente per i beni archeologici che chiedeva la rimozione dell?allestimento ligneo per gli spettacoli estivi (inizialmente predisposti dall?Ente Lirico di Cagliari) non sono certo mancate. Fra queste sono degne di particolare nota quelle dell?ex sindaco Mariano Delogu, oggi senatore, fra i principali ?autori? del rivestimento ligneo che dal 2000, purtroppo, ricopre l?Anfiteatro romano di Cagliari, il principale monumento di epoca romana esistente in Sardegna nonché uno dei tre soli anfiteatri romani scavati nella roccia ancora esistenti. Secondo il senatore Delogu <i>?in capo a cinque anni quel posto tornerà ad essere l?immondezzaio poco visitato e poco conosciuto che era prima del nostro intervento?. Il sindaco Floris ed il titolare di Sardegna Concerti Massimo Palmas, come se niente fosse, vogliono far svolgere la stagione estiva sulla ?legnaia?. Poi si vedrà. In autunno. Il Soprintendente ai beni ambientali Gabriele Tola è sostanzialmente d?accordo: <i>?smontare ora sarebbe assurdo, si farà entro dicembre?. Ancora più ?assurda? è la proposta di Amici di Sardegna: ?trasferire? l?anfiteatro di legno, pari pari a Tuvixeddu, nel canyon di cava.
A tutti costoro vien da ricordare qualcosa, non opinioni personali e parole in libertà, ma disposizioni di legge.
L?Anfiteatro romano riveste le caratteristiche di ?bene culturale? ai sensi degli artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 ed è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell?art. 142, comma 1°, lettera m, del decreto legislativo n. 42/2004. Ai sensi dell?art. 20 del decreto legislativo n. 42/2004, ?i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare pregiudizio alla loro conservazione?.
L?intervento, definito in tutti gli atti disponibili ?temporaneo e reversibile?, risulta autorizzato con condizioni sul piano della tutela archeologica con note Soprintendente Beni Archeologici n. 7252/1 del 14 ottobre 1998, n. 8840 del 9 novembre 1998, n. 9373 del 25 novembre 1998, n. 8989/1 del 23 dicembre 1999 (relativa alle modalità del rilievo archeologico, che presuppone la completa rimozione degli interventi) n. 9170 del 30 dicembre 1999 (individuazione dei 44 punti di appoggio ed ancoraggio) e n. 3375/1 del 16 maggio 2000. D?altra parte, la Soprintendenza per i beni Archeologici non poteva non autorizzare un intervento relativo ad ?usi non compatibili con il ? carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla ? conservazione o integrità? ex art. 21 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente (Cass. pen., sez. III, 19 gennaio 1994, n. 2288). Analogamente l?Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico n. 9164 del 30 novembre 1998 ex art. 151 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente ?visto il carattere di amovibilità e temporaneità dell?intervento? ed il medesimo Consiglio comunale aveva approvato il progetto definitivo ex art. 42 della normativa di attuazione. P.R.G. allora vigente (deliberazione n. 21 del 23 febbraio 1999) con la considerazione che ?il progetto è costituito essenzialmente da strutture di adeguamento quasi interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali (servizi igienici, n.d.r.) di modesto volume?. L?intervento comunale di allestimento ligneo ha beneficiato di un finanziamento pubblico di 6,5 miliardi complessivi di vecchie lire ai sensi della legge n. 270/1997 e della legge regionale n. 30/1993 condizionato all?utilizzo dell?intervento medesimo per almeno 5 anni, scaduti nel 2005.
Con la nota n. 6735 del 9 ottobre 2000 il Soprintendente Archeologico di Cagliari invitava il Comune di Cagliari ?a provvedere, con la consentita sollecitudine, alla restituzione del monumento alla naturalità del contesto archeologico e perciò a rimuovere tutte le impalcature lignee relative alla platea ed al palco, nonché alle gradinate delle estremità settentrionale, orientale e occidentale e delle relative vie di fuga, fatti salvi gli apprestamenti idonei a consentire l?agibilità dell?edificio alla visita del pubblico ? e quanto altro necessario a garantire, sul piano della sicurezza, il rispetto della normativa vigente?. Detta nota veniva dall?Amministrazione comunale cagliaritana impugnata davanti al T.A.R. Sardegna con l?esito sostanziale di fermare fino al momento attuale qualsiasi operazione di rimozione di quello che doveva essere un allestimento amovibile e temporaneo. Il Comune di Cagliari ha visto, ora, dichiarare improcedibile il proprio ricorso e, piaccia o no, deve adeguarsi alla sentenza. Ma non solo.
Infatti, ai sensi degli artt. 16 del regio decreto n. 1457/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004, l?autorizzazione paesaggistica perde efficacia con lo scadere del periodo di cinque anni dall?emanazione, per cui, qualora non sia intervenuto nuovo nullaosta, dal dicembre 2003 l?allestimento ligneo non sarebbe autorizzato sul piano paesaggistico: dopo numerosi esposti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, con la nota del 16 maggio 2005, chiedevano per l?ennesima volta la rimozione della persistente ?legnaia? dall?Anfiteatro romano, ormai palesemente illegittima.
Il senatore Delogu, se vuol fare qualcosa di buono per Cagliari e l?Anfiteatro, si preoccupi di sollecitare fondi per la pulizia e la fruizione pubblica del monumento romano, il sindaco Floris ed il Soprintendente Tola rispettino e facciano rispettare la legge: se l?intervento non ha più un?autorizzazione paesaggistica valida, è abusivo, punto e basta. Quanto a voler spostare la ?legnaia? con bulloni e tubi metallici in quel di Tuvixeddu, pare l?ennesima boutade senza conoscere situazioni e contesti: a parte l?assurdo progetto di ?stradone? tanto caro all?Amministrazione comunale cagliaritana, il canyon di cava è destinato a parcheggio esterno nel progetto in corso di realizzazione del parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu. Si informino gli Amici di Sardegna. Un eventuale teatro all?aperto ha bisogno di adeguato spazio, servizi e rispetto delle misure di sicurezza: un?ipotesi di ubicazione alternativa ? da verificare ? potrebbe esser il parcheggio di S. Elia, lato mare.
Decenza e rispetto della legge vorrebbero l?avvìo, senza ulteriori indugi, delle procedure per la rimozione dell?allestimento ligneo e la restituzione dell?Anfiteatro romano alla natura di bene culturale archeologico ed alla piena fruizione pubblica.
L?ennesimo, illegittimo, rinvio o, peggio, l?ignavia costringerà le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico ad interessare formalmente la competente Procura della Repubblica, il Ministero per i beni e le attività culturali, l?Assessorato regionale per i beni culturali, le Soprintendenze competenti ed il Comune di Cagliari perché si provveda coattivamente e si accertino le eventuali responsabilità omissive.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(da www.andreas-praefcke.de)

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Paghi rinnovabile, compri fumi di scarico …….

22 Aprile 2006 Commenti chiusi


dal “blog” di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), 21 aprile 2006, ore 18.47.

Paghi rinnovabile, compri fumi di scarico…

A sette mesi dall?avvio del Conto Energia voglio fare il punto della situazione.

La legge è stata accolta con entusiasmo dagli italiani: 25.000 domande sono arrivate al Gestore della Rete di Trasmissione Nazionale (GRTN), per una potenza complessiva di circa 900 MWp, di cui si prevede siano 19.000 quelle senza errori, per una potenza di circa 700 MWp. Una simile potenza fotovoltaica è in grado di generare l?energia elettrica che verrebbe prodotta da una centrale termoelettrica di circa 140 MW!
Purtroppo l?aggiornamento della legge avvenuto a inizio febbraio ha posto un limite di 85 MWp/anno per le domande pervenute dopo il primo marzo, pari a un decimo della potenza installata in Germania nel 2005. Molte richieste rimarranno così insoddisfatte.

Sembra che la ragione di tale limite sia nell?eccessivo costo da sostenere se si installassero troppi sistemi fotovoltaici. Infatti le risorse finanziarie per il Conto Energia arrivano dalla componente tariffaria A3, che troviamo nelle nostre bollette con la descrizione ?Costruzione impianti fonti rinnovabili?.
Su una bolletta di un anno su un totale, per esempio, di 936 Euro si pagano 34 Euro (3,6% del totale) per finanziare le fonti rinnovabili italiane. In realtà solo il 20% circa (meno di 7 Euro) va alle fonti rinnovabili. I 27 Euro rimanenti pagano l?energia elettrica prodotta da impianti alimentati da fonti ?assimilate?, così definite (fonte GRTN): ?quelli in cogenerazione; quelli che utilizzano calore di risulta, fumi di scarico e altre forme di energia recuperabile in processi e impianti; quelli che usano gli scarti di lavorazione e/o di processi e quelli che utilizzano fonti fossili prodotte solo da giacimenti minori isolati?.

Quanti italiani sanno che dal 1992 ad oggi abbiamo pagato (di tasca nostra) circa 30 miliardi di Euro (pari quindi a due importanti finanziarie) che, stando a quanto scritto sulle bollette, dovevano essere destinati alla ?costruzione impianti fonti rinnovabili??
Alla fine circa solo 6 di quei miliardi di Euro sono serviti per supportare le energie pulite (principalmente idroelettrico).
Buona parte degli altri 24 miliardi ha invece gonfiato i ricavi di note aziende petrolifere che bruciavano (e bruciano) gli scarti della loro produzione (che è anche la parte più inquinante) per produrre energia elettrica. E ancora oggi ci scrivono sulle bollette che quei soldi servono per sostenere le fonti rinnovabili invece dei petrolieri.
Non vi sembra una grande presa per il c..o? Gli interessi dei grandi (e ricchi) gruppi energetici sono più importanti della maggioranza degli italiani, che ha dimostrato la volontà a sviluppare le vere fonti rinnovabili.
Tra i primi provvedimenti il nuovo governo elimini il limite degli 85 MWp/anno, ma soprattutto elimini dalla destinazione ?costruzione impianti fonti rinnovabili? le fonti assimilate o di cogenerazione. Questa situazione riduce investimenti ed occupazione in un settore di protezione per l?ambiente dalle enormi potenzialità di sviluppo.E inoltre aumenta la nostra bolletta per l?importazione di energia.

In una conferenza dello scorso febbraio, il neo dipendente Romano Prodi ha detto: ??come minimo dobbiamo raggiungere la potenza fotovoltaica installata in Germania?. Ora si tratta di rispettare le promesse. Pedalare, pedalare Prodi…

(foto da www.beppegrillo.it)

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la nuvola gialla…..


dal “blog” di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), 19 aprile 2006, ore 12.41.

Numeri, numeri, numeri. La Terra ci parla attraverso i numeri.

1,6 milioni di chilometri quadrati in Cina sono coperti da una nube color zolfo. 200 milioni di abitanti di 562 città scrutano il cielo per rivedere il sole. In una sola notte a Pechino sono caduti 20 grammi di polveri tossiche e di sabbia per metro quadro, per un gran totale di 300.000 tonnellate. E? come essere in spiaggia senza però il problema dei raggi solari e delle scottature, i pechinesi risparmiano così in occhiali da sole e creme solari. L?immensa nuvola gialla (e come poteva essere di un altro colore?) sta depositando le sue scorie in tutto il Pacifico. Corea, Giappone e Stati Uniti stanno importando sabbia inquinata dalla Cina senza pagare dazio.

Questa è la vera economia globale. Quella che fa girare la sabbia, le merci, che fa aumentare il Pil. L?economia globale dei grandi tunnel, dei grandi ponti, delle multinazionali senza controllo politico. Di tante macchine in coda, di tanti camion vuoti, di tanto cemento pulito. Questa concezione dell?economia che prescinde dal pianeta e dalle persone in Cina sta producendo deforestazione, desertificazione, siccità. Malattie dei polmoni e della pelle. Inquinamento causato dalle centrali elettriche a carbone. Inaridimento dei grandi fiumi.

Ma allo stesso tempo, per fortuna, produce una crescita del Pil del 10% annuo, quella che tutti i si-global del pianeta ammirano, ed enormi spazi urbani con 20, 30 milioni di abitanti.

In questo scenario c?è però una buona notizia, anche per i cinesi. In Cina si immatricolano nuove auto con molta circospezione perchè il petrolio importato è insufficiente. Il petrolio sta finendo e come conseguenza il suo prezzo sale, i 100 dollari a barile non sono lontani.
I cinesi dovranno darsi al car sharing.
Speriamo che finisca prima il petrolio del pianeta…

(foto da www.beppegrillo.it)

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Onorevole Maninchedda, un po’ di coerenza, please…


Abbiamo seguito con interesse ed un po? di preoccupazione l?intervento dello scorso 18 aprile dell?on. Paolo Maninchedda (Sardegna e Libertà), già eletto nelle liste di Progetto Sardegna e poi passato nel Gruppo Misto, durante il confronto in Consiglio regionale sul c. d. maxi-collegato alla legge regionale finanziaria. In particolare il consigliere regionale aveva denunciato un grave cedimento nella politica di tutela costiera della Giunta Soru. <i>”Accade di scoprire in Gallura che una richiesta di verifica per l?edificazione di oltre 27 mila metri cubi sul mare sia stata prima giustamente inviata alla valutazione di impatto ambientale e poi, cinque mesi dopo, con la stessa cubatura e con pochi posti letto in meno, ritenuta tale da non essere sottoposta alla stessa valutazione ? è l?unico intervento, dalla in poi, non inviato alla valutazione di impatto ambientale. Come mai quel villaggio non è stato fermato ? Proprio non lo so”</i>. Secondo i mezzi d?informazione regionali, dovrebbe trattarsi del complesso ricettivo Valle dell?Erica, a Santa Teresa di Gallura, cinque “blocchi” di edifici a schiera (altezza massima 6 mt.), circa 28 mila metri cubi di volumetrie complessive, 360 posti letto. In una lottizzazione ricettiva (gruppo Muntoni di Aggius) già esistente da molti anni, a circa 200 metri dal mare. Non sappiamo come e perché vi siano state due diverse procedure in pochi mesi, né siamo gli “avvocati difensori” della Giunta regionale, che risponderà certo per conto suo. Anche e soprattutto perché le procedure di verifica sono di competenza del Servizio V.I.A. dell?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente e non della Giunta regionale (D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni, legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni, deliberazioni Giunta regionale del 15 febbraio 2005). La Giunta regionale, invece, sempre in quel di S. Teresa di Gallura, con la delibera n. 9/10 del 9 marzo 2006, ha negato la compatibilità ambientale al termine del procedimento di valutazione di impatto ambientale (con parere positivo delle strutture tecnico-amministrative) al complesso alberghiero (67 mila metri cubi, 691 posti letto) + campo da golf proposto dalla Balcaccia Resort s.r.l. Tuttavia un paio di informazioni e chiarimenti li vogliamo proprio dare all?opinione pubblica e, in particolare, proprio all?on. Maninchedda, animato sicuramente dalle migliori intenzioni, ma, forse, non a conoscenza di alcuni particolari. Si deve sapere che Santa Teresa di Gallura è dotata di piano urbanistico comunale ? P.U.C. e, quindi, non è soggetta alle disposizioni della legge regionale n. 8/2004, la c. d. legge salva-coste invocata dall?on. Maninchedda. Quel P.U.C., smaccatamente permissivo verso l?edificazione sulle coste, è stato elaborato ed approvato in attuazione di quei piani territoriali paesistici annullati (1998, 2003) perché palesemente filo-cemento ed illegittimi dai Giudici amministrativi su ricorsi degli Amici della Terra. Ora, contestando apertamente criteri e disposizioni del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. attualmente in fase di approvazione definitiva, l?on. Maninchedda ha esplicitamente proposto nelle scorse settimane la riduzione della misura di conservazione integrale ad alcune aree (non meglio individuate) definite “di maggior pregio”, la previsione di nuove volumetrie alberghiere (fino al 50 % delle attuali previste nelle zone “F ? turistiche”) oltre i 300 metri dal mare, eliminazione del divieto di nuovi campi da golf, strade extraurbane, ecc. nelle zone costiere, eliminazione del divieto di realizzazione di strade esclusivamente su fondo naturale nelle zone costiere, eliminazione del c. d. lotto minimo per l?edificazione nelle aree agricole, sospensione della disciplina del P.P.R. per due anni per i Comuni già dotati di piano urbanistico comunale in attuazione degli annullati perchè illegittimi piani territoriali paesistici, negli altri Comuni sono comunque possibili infrastrutturazioni ed urbanizzazioni. Una contro-proposta comprendente previsioni assolutamente illegittime e censurabili (es. ultra-vigenza dei P.U.C. attuativi degli annullati piani territoriali paesistici). Se, per assurdo, si desse retta a tali proposte, ci sarebbero 10, 100, 1.000 Valli dell?Erica: lo sa l?on. Maninchedda ? C?è da chiedersi chi abbia suggerito tali posizioni all?on. Paolo Manichedda, finora non certo noto per il suo impegno “ambientalista”: forse quel settore di progettisti e di urbanisti, già autore di molti piani e altamente “sensibile” ai temi della c. d. urbanistica contrattata, fortemente “spodestato” dalle nuove norme di tutela costiera e dal nuovo piano paesaggistico regionale. Se è così, non sarebbe certo una battaglia di grande nobiltà?..

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto da www.abcsardegna.com)

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E ora via la "legnaia" dall’Anfiteatro romano !!!


Il T.A.R. Sardegna, con sentenza recentemente depositata, ha accolto le ragioni del Soprintendente per i beni archeologici che chiedeva la rimozione dell?allestimento ligneo per gli spettacoli estivi (inizialmente predisposti dall?Ente Lirico di Cagliari) che dal 2000, purtroppo, ricopre l?Anfiteatro romano di Cagliari, il principale monumento di epoca romana esistente in Sardegna nonché uno dei tre soli anfiteatri romani scavati nella roccia ancora esistenti. Il Comune di Cagliari ha visto dichiarare improcedibile il proprio ricorso. Infatti, con la nota n. 6735 del 9 ottobre 2000 il Soprintendente Archeologico di Cagliari invitava il Comune di Cagliari ?a provvedere, con la consentita sollecitudine, alla restituzione del monumento alla naturalità del contesto archeologico e perciò a rimuovere tutte le impalcature lignee relative alla platea ed al palco, nonché alle gradinate delle estremità settentrionale, orientale e occidentale e delle relative vie di fuga, fatti salvi gli apprestamenti idonei a consentire l?agibilità dell?edificio alla visita del pubblico ? e quanto altro necessario a garantire, sul piano della sicurezza, il rispetto della normativa vigente?. Detta nota veniva dall?Amministrazione comunale cagliaritana impugnata davanti al T.A.R. Sardegna con l?esito sostanziale di fermare fino al momento attuale qualsiasi operazione di rimozione di quello che doveva essere un allestimento amovibile e temporaneo. L?Anfiteatro romano riveste le caratteristiche di ?bene culturale? ai sensi degli artt. 10 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004 ed è tutelato con vincolo paesaggistico ai sensi dell?art. 142, comma 1°, lettera m, del decreto legislativo n. 42/2004. Ai sensi dell?art. 20 del decreto legislativo n. 42/2004, ?i beni culturali non possono essere distrutti, danneggiati o adibiti ad usi non compatibili con il loro carattere storico o artistico oppure da recare pregiudizio alla loro conservazione?. L?intervento, definito in tutti gli atti disponibili ?temporaneo e reversibile?, risulta autorizzato con condizioni sul piano della tutela archeologica con note Soprintendente Beni Archeologici n. 7252/1 del 14 ottobre 1998, n. 8840 del 9 novembre 1998, n. 9373 del 25 novembre 1998, n. 8989/1 del 23 dicembre 1999 (relativa alle modalità del rilievo archeologico, che presuppone la completa rimozione degli interventi) n. 9170 del 30 dicembre 1999 (individuazione dei 44 punti di appoggio ed ancoraggio) e n. 3375/1 del 16 maggio 2000. D?altra parte, la Soprintendenza per i beni Archeologici non poteva non autorizzare un intervento relativo ad ?usi non compatibili con il ? carattere storico od artistico oppure tali da creare pregiudizio alla ? conservazione o integrità? ex art. 21 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente (Cass. pen., sez. III, 19 gennaio 1994, n. 2288). Analogamente l?Assessorato reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio tutela paesaggio aveva rilasciato il nullaosta paesaggistico n. 9164 del 30 novembre 1998 ex art. 151 del decreto legislativo n. 490/1999 allora vigente ?visto il carattere di amovibilità e temporaneità dell?intervento? ed il medesimo Consiglio comunale aveva approvato il progetto definitivo ex art. 42 della normativa di attuazione. P.R.G. allora vigente (deliberazione n. 21 del 23 febbraio 999) con la considerazione che ?il progetto è costituito essenzialmente da strutture di adeguamento quasi interamente amovibili ad eccezione di alcuni locali (servizi igienici, n.d.r.) di modesto volume?. L?intervento comunale di allestimento ligneo ha beneficiato di un finanziamento pubblico di 6,5 miliardi complessivi di vecchie lire ai sensi della legge n. 270/1997 e della legge regionale n. 30/1993 condizionato all?utilizzo dell?intervento medesimo per almeno 5 anni, scaduti nel 2005.
Dopo numerosi esposti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, con la nota del 16 maggio 2005, chiedevano per l?ennesima volta la rimozione della persistente ?legnaia? dall?Anfiteatro romano, ormai palesemente illegittima: infatti, ai sensi degli artt. 16 del regio decreto n. 1457/1940 e 158 del decreto legislativo n. 42/2004, l?autorizzazione paesaggistica perde efficacia con lo scadere del periodo di cinque anni dall?emanazione, per cui, qualora non sia intervenuto nuovo nullaosta, dal dicembre 2003 l?allestimento ligneo non sarebbe autorizzato sul piano paesaggistico. Ora il pronunciamento del T.A.R. Sardegna: che farà l?Amministrazione comunale del sindaco Floris ? Continuerà a fare orecchie da mercante ? Decenza e rispetto della legge vorrebbero l?avvìo, senza ulteriori indugi, delle procedure per la rimozione dell?allestimento ligneo e la restituzione dell?Anfiteatro romano alla natura di bene culturale archeologico ed alla piena fruizione pubblica.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

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Cagliari città inquinata? Forse sì, forse no.


Si è conclusa l?iniziativa di Euromobility che tiene sotto osservazione i valori di concentrazione delle polveri sottili nei mesi più critici dell?anno (fonte: www.euromobility.org). Dall?indagine effettuata, già nei primi mesi di febbraio le città prese in considerazione, avevano registrato per più di 35 giorni (il limite concesso dalla Direttiva comunitaria 1999/30/CE recepita in Italia con D.M. 2 aprile 2002 n.60) un valore superiore a 50 milionesimi di grammo per ogni metro cubo di aria. L?indagine ha riguardato 14 città metropolitane, tra le quali Cagliari, questa è la situazione al 31 marzo 2006: Torino, superamenti 77; Milano, sup. 64; Bologna, sup. 51; Venezia, sup. 49; Roma, sup. 45; Cagliari, sup. 42; Palermo, sup. 40; Bari, sup. 32; Trieste, sup. 17; Napoli, sup. 15; Firenze, sup. 14; Genova, sup. 13 (dato aggiornato al 28/02/06) Catania, sup. 1. I dati fanno riferimento alla stazione, localizzata all?interno del territorio comunale, che ha registrato il maggior numero di superamenti o quella direttamente indicata come rappresentativa. Per la città di Cagliari, peraltro, occorre specificare che, a seguito di comunicazione della Regione Autonoma della Sardegna si è accertato che diverse centraline di rilevamento atmosferico sono eccessivamente vicine alle fonti di inquinamento. Per questo motivo i dati rilevati non sono da ritenersi validi ai fini dei controlli di legge (fonte: www.comune.cagliari.it). Il dato è, senza dubbio, preoccupante e poi: siamo sicuri che le centraline di rilevamento sono eccessivamente vicine alle fonti di inquinamento? Non sarebbe stato opportuno valutare in anticipo, e con maggior attenzione la collocazione delle stesse?

Cosa sono le polveri sottili.
L?inquinamento atmosferico è dato dalla presenza, nell?aria che respiriamo, di una o più sostanze indesiderabili o estranee, in quantità e per una durata tali da alterare la salubrità dell?aria stessa e da costituire un pericolo per la salute umana. Le fonti di generazione del materiale particolato (PTS, PM10, PM 2,5) sono molte e dipendono sia da eventi naturali sia da attività antropiche. Diversamente dagli altri inquinanti, il materiale particolato è una miscela nella quale la grandezza delle particelle e la loro composizione chimica varia da luogo a luogo, proprio in ragione delle caratteristiche delle fonti di emissione dominanti. Esse hanno infatti le caratteristiche derivanti dalle sostanze chimiche che le compongono e delle altre sostanze per le quali esse fungono da elemento di trasporto, come nel caso dei metalli.
Il fattore di generazione principale è costituito dai processi di combustione che a grande scala sono rappresentati da fonti naturali come i vulcani. Valga come esempio, il disastro ambientale causato dal Pinatubo o da fonti antropogeniche come le grandi centrali termoelettriche o i grandi impianti industriali. Nelle città entrano in gioco il riscaldamento civile e domestico e, soprattutto, il traffico veicolare. Un veicolo ha infatti più modi di originare materiale particolato:
- emissione dei gas di scarico che contengono il materiale particolato che, per le caratteristiche chimiche e fisiche che lo contraddistinguono, può essere chiamato anche “areosol primario”;
- usura dei pneumatici;
- usura dei freni.
Per effetto del loro movimento, tutti gli autoveicoli concorrono poi ad usurare il manto stradale ed a riportare in sospensione il materiale articolato.
Nelle aree suburbane e rurali, entrano in gioco anche le attività industriali quali, ad esempio, la lavorazione dei metalli e la produzione di materiale per l’edilizia, e le attività agricole.

Danni alla salute.
Da un’indagine della Comunità Europea più del 90 per cento dei morti da smog è causato, dalle famigerate polveri sottili che possono provocare attacchi cardiaci e che sono emesse dai gas di scarico di auto e ciclomotori (in particolare dai motori diesel) dalle industrie e dal riscaldamento domestico. Le altre morti sono dovute a malattie respiratorie causate dall’ozono. Il rapporto della Commissione europea, che è stato inviato ai governi dell’Unione, alle industrie e ai gruppi di pressione, è il primo tentativo di affrontare il problema a livello continentale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità, aggiunge che oltre il 30% delle morti che si registrano tra i giovani e giovanissimi europei (da 0 a 19 anni) sono dovute a fattori ambientali, per la precisione 5. Si tratta dell?inquinamento dell?aria, esterno e interno, all?inquinamento e alla contaminazione delle acque (e alla carenza delle misure igieniche) l?inquinamento da piombo, traumi e incidenti. Così 13.000 morti fra i bambini europei di età 0-4 anni sono attribuibili ogni anno all?esposizione alle polveri sottili (PM10) .

Rimedi possibili.
In primo luogo, per la scelta e l?adozione di rimedi efficaci, è fondamentale una corretta, immediata e aggiornata informazione ai cittadini, relativa sia ai livelli delle sostanze inquinanti nell?aria (obbligo contemplato dallo stesso D.M. n. 60 del 2002 il quale, in alcuni casi, prevede un?informazione al pubblico, addirittura, giornaliera e, se possibile, ogni ora) sia ai possibili danni che, il superamento dei limiti imposti dalla legge, provocherebbe sulla loro salute. Soltanto attraverso un?adeguata informazione sarà possibile quella rivoluzione culturale necessaria per migliorare la qualità della vita nelle nostre città, con la rinuncia per esempio a un po? di caldo in casa, o all?uso dell?automobile per percorrere un tragitto di 200 metri. D?altra parte, se è vero che il cittadino va informato ed educato, anche le istituzioni dovrebbero porre in atto una serie di interventi strutturali come l?eliminazione dei mezzi più inquinanti, la riduzione del trasporto privato e il miglioramento della mobilità pubblica. Sicuramente, la sottovalutazione del problema e l?assenza di informazione garantiranno, ancora, alle polveri sottili la ?licenza di uccidere? silenziosamente migliaia di persone.

(foto da mailing list ambientalista)

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Carloforte, cava di Bricco Patella: a quando il ripristino ambientale ?


Nel bel mezzo dell?Isola di San Pietro, area tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 490/1999), proposto sito di importanza comunitaria (direttiva n. 92/43/CEE e D.P.R. n. 357/1997 e successive modifiche ed integrazioni) e destinata a riserva naturale regionale (legge regionale n. 31/1989), fa tuttora brutta mostra di sé la cava di Bricco Patella, peculiare formazione di commendite, una rarità geologica che ha addirittura preso nome proprio dalla ?zona geografica? de Le Commende di Carloforte, dove rientra lo stesso Bricco Patella. L?attività cavatoria appare terminata da un bel po?, tuttavia l?obbligatorio ripristino ambientale tarda a venir realizzato compiutamente.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo diversi solleciti pubblici, hanno, quindi, inviato una formale istanza per il ripristino ambientale (nota del 17 aprile 2006) ai Ministeri dell?ambiente e dei beni culturali, agli Assessorati regionali della difesa dell?ambiente, dei beni culturali e dell?industria, al Soprintendente al paesaggio di Cagliari, al Servizio regionale tutela del paesaggio, all?Ispettorato del Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Iglesias, al Comune di Carloforte e, per opportuna conoscenza, alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Il consigliere comunale ecologista Salvatore Parodo farà, inoltre, seguire nuove iniziative consiliari vòlte all?ottenimento del prescritto ripristino ambientale.

L?area interessata dall?attività di cava in loc. Bricco Patella (foglio 15, mappali 90-101 N.C.E.U.), in Comune di Carloforte (CA), è situata nella parte interna dell?Isola di San Pietro.

L?intera Isola di San Pietro è tutelata con vincolo paesaggistico ai sensi degli artt. 136 e ss. del decreto legislativo n. 42/2004, individuata con D.M. 25 marzo 1966, è destinata a riserva naturale regionale ai sensi della legge regionale n. 31/1989 ? allegato ?A? ed è interamente classificata quale sito di importanza comunitaria (S.I.C.) ?Isola di San Pietro? (codice ITB040027), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, esecutiva con D.P.R. n. 357/1997 e successive modifiche ed integrazioni e formalmente individuati con D.M. 3 aprile 2000, n. 65, integrato con determinazioni Direttore Serv. cons. natura, habitat, ecc. R.A.S. 6 dicembre 2002, n. 2689/V e 16 dicembre 2003, n. 2810/V.

La cava in loc. Bricco Patella riguarda una peculiare formazione di commendite, rarità geologica che ha addirittura preso nome proprio dalla ?zona geografica? de Le Commende di Carloforte, dove rientra lo stesso Bricco Patella.

In origine i terreni comunali del Bricco vennero concessi alla Impresa Pireddu cav. Remigio per 10 anni per attività di cava a fini edilizi con deliberazione Consiglio comunale n. 24 del 3 ottobre 1977, ma non pare che l?attività estrattiva abbia mai avuto inizio. Successivamente vennero concessi alla Gavassino Cantieri Navali s.p.a. (sede in Cagliari, via N. Sauro n. 9, poi via G.B. Tuveri n. 22, P. I.V.A. 00401067923; progetto ing. Carmelo Piras) per cavare circa 120.000 metri cubi di materiale ?da utilizzare esclusivamente nei lavori di prolungamento delle dighe foranee del porto di Carloforte? (contratto dell?11 dicembre 1986, rep. n. 89, previa deliberazioni di Giunta n. 368 del 2 agosto 1985 e n. 658 del 14 novembre 1986, deliberazioni Consiglio comunale n. 204 del 26 ottobre 1985 e n. 85 del 23 aprile 1986). Il canone previsto era piuttosto modesto: lire 1.200.000 di canone annuo + lire 200 per ogni mc. cavato, cioè massimo lire 42.000.000.

Il progetto di cava era munito di autorizzazione amministrativa comunale (nota Uff. tecnico s. prot. del 2 agosto 1985) e nullaosta paesaggistico (art. 7 della legge n. 1497/1939, oggi art. 159 del decreto legislativo n. 42/2004) rilasciato dall?Assessorato regionale della P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio (n. 3545 del 12 luglio 1985) ed era condizionato all?esecuzione ?in corso di cava? (durata massima di cinque anni) di specifiche operazioni di ripristino ambientale.

Il termine contrattuale di efficacia veniva a scadere il 10 dicembre 1991. Con deliberazione Consiglio comunale n. 46 del 2 luglio 1993 venivano concessi i suddetti terreni per ulteriori cinque anni e 60.000 mc. di materiale da estrarre verso un canone minimo annuale di lire 18.000.000 ovvero, se maggiore, di lire 1.500 al mc. La Gavassino Cantieri Navali s.p.a. chiedeva (istanza del 26 giugno 1990, integrata in data 29 giugno 1992) la prosecuzione dell?attività estrattiva ai sensi degli artt. 19 e 42 della legge regionale n. 30/1989: con nota n. 16622 dell?1 dicembre 1992 l?Assessorato regionale dell?industria ne dichiarava la regolarità. Veniva, inoltre, emanato nuovo nullaosta paesaggistico con nota Assessorato regionale della P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio n. 5041 del 4 ottobre 1991. Con verbali di sopralluogo congiunto (rappresentanti di Assessorato regionale della P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio, Comune, Impresa) in contraddittorio n. 1 del 10 dicembre 1991 e n. 2 del 3 dicembre 1992 veniva riscontrata l?esecuzione dei lavori di ripristino ambientale concordati.

Nel piano territoriale paesistico n. 14, esecutivo con D.P.G.R. 6 agosto 1993, n. 279, l?area veniva classificata ?2 b?, dove è stato ritenuto compatibile l?uso estrattivo ?G b?.

Con nota Assessorato regionale della P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio n. 7401 del 27 giugno 1997 veniva rilasciato nuovo nullaosta paesaggistico in favore del progetto di prosecuzione dell?attività di cava (progetto per. ind. Pasquale Parodo). Con deliberazione Consiglio comunale n. 45 del 20 novembre 1998 viene prolungata la concessione dei terreni per attività di cava per un ulteriore periodo di cinque anni verso un corrispettivo di lire 2.000 per ogni mc. di materiale estratto, su proposta Ufficio tecnico n. 151 del 16 novembre 1998: il contratto di concessione veniva stipulato in data 11 dicembre 1998 (rep. n. 263 del 4 gennaio 1999).

Con nota Assessorato regionale della P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio n. 395 del 22 gennaio 2001 veniva rilasciato nuovo nullaosta paesaggistico in favore del progetto di variante (ampliamento) dell?attività di cava (progetto per. ind. Pasquale Parodo). Con deliberazione Commissario prefettizio n. 64 del 17 maggio 2002 veniva approvata la modifica del contratto di concessione.

Con nota prot. n. 6909 dell?11 luglio 2004 il Comune di Carloforte ? Ufficio tecnico richiedeva agli Assessorati regionali dell?industria e della P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio la verifica della conformità del progetto estrattivo alle autorizzazioni rilasciate. Non se ne conosce l?esito.

La lunga ?storia? della cava ha avuto anche una vicenda penale. Infatti l?11 luglio 1990 il nullaosta paesaggistico perse efficacia, ma i lavori di cava continuarono. Inoltre, il 2 luglio 1989 entrava in vigore la legge regionale n. 30/1989 sulle cave, che stabiliva la possibilità di ottenere un?autorizzazione transitoria per l?attività di cava (artt. 19 e 42) se sussiste una serie di condizioni, tra cui quella fondamentale dell?esercizio legittimo dell?attività all?entrata in vigore della legge senza interruzioni per più di 3 mesi: entro il 2 luglio 1991 doveva essere presentata la relativa documentazione (vds. nota Ass. reg.le Industria prot. n. 986 del 4 ottobre 1990). La Gavassino Cantieri Navali s.p.a. ottemperò soltanto dopo due anni (trasmissione del 29 giugno 1992). Nel mentre l?allora Centro di azione giuridica ed il locale Circolo di Legambiente, poi Gruppo d?Intervento Giuridico, iniziarono una serie di azioni legali per ottenere il blocco dei lavori ed il ripristino ambientale: finalmente con ordinanza sindacale n. 23 del 30 maggio 1991 il Comune di Carloforte ordinava la sospensione dei lavori dato che la precedente diffida del 22 maggio 1991, per stessa ammissione del Comune, aveva visto non solo la mancata ottemperanza da parte dell?Impresa, ma anzi essa aveva proseguito ?nei lavori di coltivazione con maggiore celerità ed intensità? in assenza di nullaosta paesaggistico e senza autorizzazione transitoria di cava. Era, inoltre, entrata in vigore anche la legge regionale n. 31/1989 sulle aree protette, che vede l?intera Isola di S.Pietro destinata a Riserva naturale e, quindi, tutelata con i vincoli temporanei disposti dall?art. 26 tra i quali c?è (comma 1°, lettera f) il divieto di aprire nuove cave o riattivare quelle inerti.

Anziché irrogare una sanzione per l?avvenuta attività di cava abusiva, secondo quanto previsto dall?art. 15 della legge n. 1497/1939 (oggi art. 167 del decreto legislativo n. 42/2004), l?Assessorato regionale della P.I. e BB.CC. ? Ufficio tutela paesaggio emanava un nuovo nullaosta paesaggistico (nota prot. n. 5041 del 4 ottobre1991). Nel dicembre 1991 era anche scaduto il contratto di affitto dei terreni eppure continuava l?attività cavatòria: solo il 2 luglio 1993 il Consiglio Comunale di Carloforte, pur con forti opposizioni dei Consiglieri di minoranza, autorizzava (deliber. n. 46) la stipula di un nuovo contratto di affitto per ulteriori 5 anni per i restanti 60.000 metri cubi con ?un prezzo minimo per annualità di £ 18.000.000 … salvo conguaglio?.

Nuovi esposti delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico (note del 20 ottobre 1991, del 16 marzo 1992 e del 15 ottobre 1993) chiedevano nel mentre conto della situazione. Ne scaturivano rapidi accertamenti da parte della competente Magistratura: viene aperto procedimento penale (n. 12786/93 R.N.R.), il 20 novembre il P.M. dott. Claudio Gatti chiedeva il sequestro preventivo al G.I.P. dott. Bruno Alfonsi, che provvedeva il 26 novembre 1993 con specifico decreto (n. 7023/93 G.I.P.).
Nel decreto di sequestro preventivo venivano confermate le ?considerazioni? svolte dalle Associazioni ecologiste: i lavori di cava erano proseguiti anche in assenza di nullaosta paesaggistico ed in assenza di titolo di disponibilità dei terreni stessi causando notevoli danni all?ambiente. Nel maggio 1994 la stessa cava veniva dissequestrata per consentire le operazioni di ripristino ambientale, iniziate soltanto nell?aprile 1992 e mai portate a termine definitivamente.

Il processo penale per ipotizzata violazione degli artt. 1 sexies della legge n. 431/1985 (attività in area vincolata senza autorizzazione paesaggistica) e 734 cod. pen. (deturpazione di bellezze naturali) presso l?allora Pretura di Cagliari ? Sezione di Carbonia (dott. Ghiani) vedeva prima una serie di rinvii (1 luglio 1996, 9 dicembre 1996, 27 febbraio 1997) e, infine, l?assoluzione di Giovanni Gavassino, rappresentante legale della Gavassino Cantieri Navali s.p.a. Proseguirono, quindi, i lavori di cava.

Nell?aprile 2004 le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico richiedevano pubblicamente il completamento degli interventi di ripristino ambientale.

I lavori per l?ampliamento del porto di Carloforte ? motivo determinante e condizionante della cava ? sono nel mentre terminati. Il Bricco Patella è tuttora sventrato. L?obbligatorio ripristino ambientale non risulta completato.

Sarebbe, inoltre, opportuno verificare l?effettiva corresponsione dei canoni da parte della Società esercente in favore del Comune.

Recentemente è addirittura balenata l?ipotesi di realizzazione dell?intervento di ripristino ambientale mediante parziale riempimento dell?ambito di cava con fanghi di dragaggio derivanti dai lavori di ampliamento del porto di Carloforte: il relativo progetto dovrebbe, in ogni caso, essere preventivamente assoggettato al vincolante procedimento di valutazione di impatto ambientale (V.I.A.) qualora la composizione fisico-chimica dei fanghi sia qualificabile ?rifiuto?, sia ?pericoloso? che ?non pericoloso? con un volume pari o superiore a metri cubi 100.000 (D.P.R. 12 aprile 1996 e successive modifiche ed integrazioni, allegato A, lettere m, n, art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni) ovvero a procedura di c. d. verifica preventiva, se di volumetria inferiore (D.P.R. 12 aprile 1996 e successive modifiche ed integrazioni, allegato B, punto 7, lettera u, art. 31 della legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni).

Ora ci si attende in tempi brevi lo svolgimento delle necessarie attività amministrative per portare a compimento quelle operazioni di ripristino ambientale che hanno tardato fin troppo tempo e che sono dovute per legge e per il minimo elementare buon senso, soprattutto in un?Isola che vede nel turismo la propria principale fonte di reddito.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il Caimano e le Mozzarelle…


Mentre continuano ad allietare le elezioni politiche più carnevalesche della storia repubblicana le pulsioni semi-golpiste di chi ha perso (“voglio un decreto per ricontare i voti!”) e le boutades da osteria (“la casa delle libertà è avanti di 50 mila voti !”), per capirci un po’ di più e stupirsi un po’ di meno, leggiamo da www.marcotravaglio.it

IL CAIMANO E LE MOZZARELLE

Il Caimano c’è: è una brutta bestia, ha sette vite, è risorto un’altra volta dalle sue ceneri. Non c’è la Mortadella, che s’è rivelata una Mozzarella ed è riuscita a resuscitarlo per l’ennesima volta. Quando si vince per meno di 30 mila voti su 30 milioni dopo aver condotto per mesi la campagna elettorale con molti punti di vantaggio, c’è poco da appigliarsi al premio di maggioranza scattato per la Camera. Quando si pareggia contro un centrodestra che ha portato il Paese al più grave disastro della sua storia, c’è poco da recriminare sulla legge elettorale, alias “porcata”. Quando al Senato si resta indietro di 300 mila voti e si è costretti a mendicare un voto da un Andreotti e da un Cossiga, c’è poco da sperare in un governo solido e duraturo. Quale che sia la conseguenza tecnico-istituzionale che questo pareggio sortirà nei prossimi giorni e che al momento non possiamo prevedere (questo giornale chiude nella notte tra lunedì 10 e martedì 11 aprile), bisogna onestamente riconoscere che, se il centrodestra è stato bocciato, il centrosinistra non è stato promosso. E farebbe bene a non nascondersi dietro i numeretti e i tecnicismi, ma ad aprire immediatamente un severo e impietoso esame di coscienza. Un governo così indecente, catastrofico e impopolare, dunque così facile da battere, non era mai capitato ad alcuna coalizione in Europa, né probabilmente capiterà mai più. Superarlo di poche migliaia di voti alla Camera e farsene addirittura battere al Senato non è un successo esaltante. E’ una magra consolazione, la consolazione dei dannati. L’unico elemento positivo è che Silvio Berlusconi non tornerà a Palazzo Chigi. Per il resto, c’è solo da sperare che il governicchio di Prodi duri il più a lungo possibile. Concentrandosi su pochi obiettivi urgenti, quelli che accomunano le varie anime dell’Unione, e accantonando i temi meno centrali, che la dividono. Circondando Prodi di una scorta umana che lo protegga dalle mire ricattatorie di questo o quel partito. Respingendo le tentazioni di inciucio con l’Udc (il partito di Cuffaro) o addirittura con Berlusconi, il quale non chiede di meglio che sedersi intorno a un tavolo purchessia per “dialogare” e mercanteggiare su qualunque favore in cambio delle solite contropartite giudiziarie e affaristiche. E soprattutto, visto che le prossime elezioni non saranno fra cinque anni ma -temiamo- molto prima, concentrare le energie per una draconiana legge sul conflitto d’interessi. Per evitare di ritrovarci, la prossima volta, il solito uomo solo al telecomando. Intanto, recitare il mea culpa e trarne le conclusioni del caso. Il capitolo delle colpe infatti è piuttosto lungo, quasi quanto le 281 pagine del programma dell’Unione.

1) Mentre il Caimano imperversava in tutt’Italia, su tutti i giornali, su tutte le tv, andando a strappare i voti uno per uno negli angoli più reconditi del Paese, le Mozzarelle si cullavano nella certezza di una vittoria schiacciante (illusi da soloni come il professor Ceccanti, il quale giudicava “matematicamente impossibile” quel pareggio al Senato che puntualmente s’è verificato). Complice il suo monopolio illegale sulle televisioni, la campagna elettorale l’ha fatta il Cavaliere solitario, da solo. Gli altri pensavano ai posti da spartire, alle poltrone da assicurare a mogli, parenti, famigli, amici degli amici.

2) Si sono gettati via molti voti utili, impedendo all’unico valore aggiunto dell’Unione, Romano Prodi, di far fruttare il suo contributo. Al Senato s’è gettata la maggioranza alle ortiche perché il signorino Rutelli ha impedito che anche lì, come alla Camera, si presentasse la lista dell’Ulivo, che alla Camera ha totalizzato molti più consensi della misera sommatoria dei Ds e della Margherita. In entrambe le Camere si sono buttati dalla finestra altre migliaia di voti, sbattendo la porta in faccia alle tante liste civiche che chiedevano soltanto di potersi apparentare alla coalizione: il tutto perché Prodi non ha avuto il coraggio di imporsi e perché i maggiori azionisti della sua alleanza, Ds e Margherita, non volevano rischiare qualche centimetro quadrato del proprio orticello.

3) Si sono pagati prezzi altissimi per inseguire i Pannella e i Capezzone nelle loro bizzarrie, in cambio del modesto 2 e qualcosa per cento della Rosa nel Pugno, il partito tutto mediatico che ha raccolto poco più di quel che avrebbe totalizzato lo Sdi. Si è addirittura corso dietro a nullità come i socialisti di Bobo Craxi, neutralizzando segnali importanti come le candidature di Gerardo D’Ambrosio e Furio Colombo, ignorando offerte di collaborazione di un pezzo importante di intellettualità e società civile, come quello rappresentato da Paolo Sylos Labini, Elio Veltri e Giulietto Chiesa.

4) Ci si è attardati appresso a polemiche ormai sterili sulla legge elettorale-porcata anziché sfruttarla come un’occasione imperdibile per chiamare gli elettori a scegliere i candidati con una grande campagna di primarie, che avrebbe valorizzato e galvanizzato i 4 milioni e mezzo di italiani che erano corsi ai gazebo per “investire” l’aspirante premier.

5 )Si sono così presentate liste a tratti deludenti, a tratti imbarazzanti, con capilista giurassici come Ciriaco De Mita, personaggi inquisiti come Crisafulli in Sicilia e De Luca in Campania, o condannati come Carra della Margherita, o prescritti come De Piccoli della Quercia, escludendo nomi forti come Nando Dalla Chiesa ed esiliando in zone grigie combattenti come Beppe Giulietti.

6) Si è ceduto alla vanità televisiva, assecondando così (con l’eccezione di Prodi) l’ansia di presenzialismo del Cavaliere. Mentre il Professore, giustamente, limitava al minimo le presenze in video per contestare anche visivamente lo scandalo del monopolio in mano al suo avversario, disertando gli studi di Mediaset, gli altri vanesii leader e leaderini facevano a gara a sfidare a duello il Cavaliere, consentendogli di realizzare quel giudizio di Dio, quel referendum pro o contro se stesso che è stato fin dall’inizio lo scopo della sua campagna solitaria.

7) Una tragica sottovalutazione del fattore-tv come vettore di voti, frutto di una vecchia arretratezza culturale e di un’annosa “sindrome da puzza sotto il naso” che porta la sinistra a non comprendere, e dunque a rifiutare uno studio attento delle tecniche di comunicazione televisiva più efficaci. Si pensa che la tv sia un posto da occupare, si piange quando lo occupa il Cavaliere, ma non ci si domanda mai come usarlo quando – sia pure in condizioni di minorità e di impar condicio – se ne dispone. E, soprattutto, si trascura l’effetto devastante della scomparsa dei fatti dalla tv berlusconiana, dell’asservimento dell’informazione con l’espulsione di tutte le voci libere, della sterilizzazione delle notizie e dei temi scomodi. Col risultato di sottoporsi alla demonizzazione berlusconiana a base di accuse false, rinunciando a priori a rispondere con una demonizzazione a base di notizie vere.
8) Gli errori di comunicazione del centrosinistra sono noti, ma solo ora se ne possono apprezzare le devastanti conseguenze nel consentire la rimonta del Cavaliere e nel disperdere il cospicuo vantaggio accumulato per cinque anni fino a due mesi dal voto. Un programma interminabile, verboso e illeggibile. Un messaggio confuso, contraddittorio e cacofonico sul tema cruciale delle tasse, al quale il premier rispondeva regolarmente con un messaggio netto e univoco: il suo. Una squadra di consiglieri e “spin doctor” a dir poco dilettantesca, che non è riuscita a escogitare un solo slogan efficace per dare l’idea del progetto di governo dell’Unione (l’unico messaggio a bucare il video, quello del “cuneo fiscale”, non l’ha capito nessuno) o per far sognare la gente. Nemmeno quando è partita la campagna delinquenziale del centrodestra per gabellare il centrosinistra come il governo delle tasse. Il risultato è che Berlusconi era sempre all’attacco, e l’Unione sempre in difesa. Lui la lepre, gli altri gli inseguitori. Lui accusava, loro rispondevano che non era vero. Ma l’agenda la dettava lui per tutti, anche per i suoi trafelati avversari. I quali avrebbero potuto impugnare le bandiere della legalità, della pulizia, della libertà d’informazione, dell’ambiente, insomma di una rivoluzione liberale, invece hanno sprecato il loro tempo a rincorrere la lepre, promettendo moderatismo e continuità a un elettorato ansioso di novità e radicalità.

9) Mentre il Cavaliere s’è concentrato su poche parole d’ordine, rinviando a dopo il voto le fumisterie del partito unico del centrodestra, a sinistra si perdevano energie e tempo prezioso a discettare di Partito Democratico. Un progetto che ricorda sempre più le tragicomiche vicende della “Cosa 2″ di dalemiana memoria, visto oltretutto il misero risultato raccolto dai suoi aspiranti fondatori: il deprimente 18 per cento dei Ds, come l’imbarazzante 10 per cento della Margherita, è un ottimo motivo per non riparlarne mai più. E per inventare qualcosa di più appetibile per gli elettori. Magari ripescando l’idea del Grande Ulivo che tante ironie aveva suscitato fra gli strateghi del riformismo senza riforme quando Romano Prodi l’aveva lanciata. Quanti altri fallimenti dovranno collezionare i Fassino e i Rutelli, cioè i grandi sconfitti del 2001, per cedere il passo a qualcuno più vincente di loro? Non dev’essere poi così difficile trovarlo: si parte quasi da zero.

Alla fine dei conti, si ritorna sempre lì: non in piazza Santi Apostoli, ma in piazza Navona. La piazza Navona del febbraio 2002, quando Nanni Moretti, prima di occuparsi dei Caimano, si occupò molto opportunamente delle Mozzarelle. E urlò: “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Sarà il caso di replicarlo in tutti i cinema d’Italia, quel film. “Con questi dirigenti non vinceremo mai”. Presto o tardi, più presto che tardi, è ora che vadano a casa.

Marco Travaglio

P. S. senza alcuna offesa, naturalmente, per i veri caimani, quelli a quattro zampe che vivono nelle paludi…

(vignetta di Vauro, da www.marcotravaglio.it)

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Biodiesel, che roba è ?


A PortoTorres (SS) è stato presentato un progetto per riconvertire un’industria ormai chiusa, la Distoms s.p.a., che rigenerava olii lubrificanti ed alimentari esausti, in una raffineria per la produzione di biodiesel, un “carburante ecologico” che sta avendo grande espansione in alcuni Paesi, come il Brasile, per i costi contenuti anche sul piano ambientale. Ma che cos’è il biodiesel ? Vediamo di saperne qualcosa…

Qualche informazione sul biodiesel?
(da Wikipedia, l?enciclopedia libera ? http://it.wikipedia.org)
Il biodiesel è un carburante alternativo ottenuto da fonti rinnovabili quali olii vegetali e grassi animali, analogo al gasolio derivato dal petrolio. Contrariamente a quanto si crede comunemente, il biodiesel non è un olio vegetale puro e semplice, come ad esempio l’olio di colza, bensì il risultato di un processo chimico a partire da questi o altri componenti biologici (processo di transesterificazione con alcol metilico). Chimicamente il biodiesel è un carburante composto da una miscela di esteri alchilici di acidi grassi a lunga catena. Un processo di transesterificazione dei lipidi viene usato per convertire l’olio base nell’estere desiderato e per rimuovere gli acidi grassi liberi. Dopo questo procedimento, contrariamente al semplice olio vegetale, il biodiesel possiede proprietà di combustione simili al diesel ricavato dal petrolio e può sostituirlo nella maggior parte dei suoi impieghi. Il processo produttivo più diffuso impiega metanolo per produrre esteri metilici, tuttavia anche l’etanolo può essere usato, ottenendo così un biodiesel composto da esteri etilici. Come sottoprodotto del processo di transesterificazione, si ottiene il glicerolo.

Qualità del carburante, specifiche e proprietà
Il biodiesel è un biocombustibile liquido, trasparente e di colore ambrato, ottenuto interamente da olio vegetale (colza, girasole o altri). Il Biodiesel ha una viscosità simile a quella del gasolio per autotrazione ottenuto per distillazione frazionata del petrolio grezzo. Per l’identificazione delle miscele si ricorre alla siglatura BD (analoga alla BA per le miscele contenenti bio-alcol). Al biodiesel puro viene assegnata la sigla BD100, alle miscele un numero corrispondente alla percentuale di biodiesel contenuto (ad esempio, BD20 per un gasolio tagliato al 20% con biodiesel). Negli Stati Uniti la siglatura è simile, ma senza la D (B100, B20, B50, eccetera.). Le specifiche internazionali standard per il biodiesel sono fissate nella norma ISO 14214; gli Stati Uniti fanno riferimento inoltre alla specifica ASTM D 6751; la Germania ad una apposita specifica DIN che identifica tre tipi di biodiesel:
RME (esteri metilici dell’olio di colza – DIN E 51606)
PME (esteri metilici di soli oli vegetali – DIN E 51606)
FME (esteri metilici di grassi vegetali e animali – DIN V 51606)
Le specifiche fissano alcuni punti importanti nei processi di produzione del biodiesel:
completezza della reazione
rimozione del glicerolo
rimozione del catalizzatore
rimozione degli alcoli
assenza di acidi grassi liberi
La conformità a queste caratteristiche viene generalmente verificata tramite gascromatografia. Il carburante ottenuto secondo questi standard qualitativi risulta molto poco tossico; la dose letale LD50 è maggiore di 50 ml/Kg, ben dieci volte superiore a quella del sale da cucina. Il biodiesel può essere mescolato con il gasolio in ogni proporzione ed impiegato nei moderni motori diesel, anche se alcuni autoveicoli possono subire una degradazione di tubi e giunti in gomma per via del maggior potere solvente del biodiesel rispetto al gasolio tradizionale. La gomma sciolta dal biodiesel può poi formare depositi o intasare le linee dell’alimentazione del veicolo. L’adozione di gomme più resistenti nei veicoli di recente fabbricazione (dal 1992 in poi) dovrebbe aver risolto questo inconveniente, senza contare che il maggior potere solvente del biodiesel aiuta a mantenere pulito il motore sciogliendo residui eventualmente presenti. Il biodiesel puro (BD100 o B100) può essere utilizzato in qualsiasi motore Diesel a petrolio, anche se viene più comunemente utilizzato in concentrazioni inferiori. In alcune zone è richiesto l’uso di diesel a bassissimo contenuto di zolfo, che riduce la naturale viscosità e lubrificazione del carburante poiché sono stati rimossi lo zolfo e certe altre sostanze. Per far sì che scorra propriamente nei motori sono richiesti degli addittivi, e il biodiesel è una popolare alternativa. Concentrazioni fino al 2% (BD2 o B2) si sono mostrate il grado di restituire la lubrificazione. Inoltre, molte municipalità hanno iniziato ad usare il biodiesel al 5% (BD5 o B5) nei mezzi per la rimozione della neve e in altri sistemi. Usato come additivo al gasolio, ne migliora il potere lubrificante. Poiché il biodiesel viene più spesso utilizzato in miscela con il diesel di petrolio, ci sono meno informazioni e studi formali sugli effetti del biodiesel puro sui motori non modificati e sui veicoli attualmente in uso, tuttavia non ci si attendono particolari problemi nell’utilizzo del biodiesel puro con i motori attuali, quantomeno finché tutte le parti del motore siano compatibili con il suo maggior potere solvente. Il punto di gelo del biodiesel è funzione della natura e delle quantità degli esteri che contiene. La maggior parte di esso tuttavia, compreso quello ottenuto dall’olio di soia, ha un punto di gelo superiore a quello del gasolio; questo rende necessario il riscaldamento dei serbatoi di stoccaggio, soprattutto nelle zone a clima rigido. Il biodiesel ha un numero di cetano superiore a quello del gasolio, si incendia quindi più facilmente quando viene iniettato nel motore. Il biodiesel, rispetto al gasolio, non è esplosivo, con un flash point posto a 150 °C per il biodiesel rispetto ai 64 °C del gasolio. Contrariamente al gasolio, è biodegradabile e non tossico, e riduce significativamente le emissioni tossiche quando viene bruciato come carburante.

Impatto ambientale
Dal punto di vista ambientale, il biodiesel presenta alcune differenze rispetto al gasolio:
il biodiesel, rispetto al gasolio, riduce le emissioni nette di ossido di carbonio (CO) del 50% circa e di anidride carbonica del 78,45% perché il carbonio delle sue emissioni è quello che era già presente nell’atmosfera e che la pianta ha fissato durante la sua crescita e non, come nel caso del gasolio, carbonio che era rimasto intrappolato in tempi remoti nella crosta terrestre.
il biodiesel praticamente non contiene idrocarburi aromatici; le emissioni di idrocarburi aromatici polinucleati (benzopireni) sono ridotte fino al 71%.
il biodiesel non ha emissioni di diossido di zolfo (SO2), dato che non contiene zolfo.
il biodiesel riduce l’emissione di polveri sottili fino al 65%.
il biodiesel produce più emissioni di ossidi di azoto (NOx) del gasolio; inconveniente che può essere contenuto riprogettando i motori diesel e dotando gli scarichi di appositi catalizzatori.

Storia
La transesterificazione dell’olio vegetale era stata condotta già nel 1853, dagli scienziati E. Duffy e J. Patrick, molti anni prima che il primo motore Diesel diventasse funzionale. Il primo modello di Rudolf Diesel, un singolo cilindro in ferro di 3 metri con un volano alla base, funzionò per la prima volta ad Augusta (Germania) il 10 agosto 1893. In ricordo di questo evento, il 10 agosto è stato dichiarato Giornata Internazionale del Biodiesel. Diesel successivamente presentò il suo motore all’Esposizione Mondiale di Parigi del 1898. Questo motore rimase come esempio della visione di Diesel, poiché era alimentato da olio di arachidi ? un biocarburante, anche se non strettamente biodiesel, in quanto non era transesterificato. Diesel credeva che l’utilizzo di un carburante ottenuto dalla biomassa fosse il vero futuro del suo motore. In un discorso del 1912, Rudolf Diesel disse, “l’uso di oli vegetali per il carburante dei motori può sembrare insignificante oggi, ma tali oli possono diventare, nel corso del tempo, importanti quanto i derivati dal petrolio e dal carbone dei nostri giorni”. Nel corso degli anni ’20, i produttori di motori diesel modificarono i loro propulsori per sfruttare la minore viscosità del carburante fossile (petrodiesel) a scapito dell’olio vegetale, un carburante di biomassa. Le industrie petrolifere furono in grado di far breccia nel mercato dei carburanti perché il loro prodotto era più economico da produrre rispetto alle alternative ricavate dalla biomassa. Il risultato fu, per molti anni, la quasi completa eliminazione dell’infrastruttura di produzione del carburante di biomassa. Solo recentemente le preoccupazioni circa l’impatto ambientale e una differenza di costo in diminuzione hanno reso i carburanti di biomassa come il biodiesel un’alternativa sempre più valida. Negli anni ’90 la Francia ha lanciato la produzione locale di biodiesel (nota localmente come diester) ottenuto dalla transesterificazione dell’olio di colza. Viene mischiato in proporzione del 5% nel normale carburante diesel, e in proporzione del 30% nel carburante diesel di alcune flotte di mezzi (trasporto pubblico). Renault, Peugeot e altri produttori hanno certificato dei motori da camion per l’utilizzo con questo biodiesel parziale. Sono in corso esperimenti per impiegare un biodiesel al 50%. Dal 1978 al 1996, il National Renewable Energy Laboratory (NREL) statunitense ha sperimentato l’uso delle alghe come fonte di biodiesel, nell’ambito dell’”Aquatic Species Program”. Le sperimentazioni del NREL,[1] durate 16 anni, sono attualmente terminate in quanto il programma di ricerca non è stato ulteriormente rifinanziato.

Oli baseUna varietà di biolipidi può essere usata per produrre il biodiesel. Tra questi troviamo:
Oli vegetali vergini; L’olio di colza o di soia è quello più comunemente usato, anche se altre coltivazioni come, senape, olio di palma e alghe sono promettenti;
Olio vegetale di scarto;
Grassi animali.
Molti sostenitori suggeriscono che l’olio vegetale di scarto sia la miglior fonte di olio per la produzione del biodiesel. Comunque, le forniture disponibili sono decisamente meno della quantità di carburante derivato dal petrolio che viene bruciato per i trasporti e il riscaldamento domestico in tutto il mondo. Secondo l’Environmental Protection Agency (EPA) degli Stati Uniti, i ristoranti degli USA producono circa 13.6 milioni di litri (3 milioni di galloni) di olio da cucina di scarto all’anno mentre ad esempio in Italia si consumano annualmente 39 miliardi di litri di gasolio e benzina. Anche se è economicamente vantaggioso usare gli oli vegetali di scarto per produrre il biodiesel, è ancor più profittevole utilizzarli per convertirli in prodotti come il sapone. Perciò, la gran parte degli oli vegetali di scarto non viene gettato in discarica, ma usato per altri scopi. I grassi animali hanno limitazioni simili nella disponibilità, e non sarebbe efficiente allevare animali solo per il loro grasso. Comunque, produrre biodiesel con grassi animali che altrimenti verrebbero scartati potrebbe sostituire una piccola percentuale del diesel di petrolio.
Per avere una fonte veramente rinnovabile di olio, dovrebbero essere considerate coltivazioni apposite. Le piante utilizzano la fotosintesi per convertire parte dell’energia del sole in energia chimica. Parte di questa energia chimica viene immagazzinata nel biodiesel e rilasciata quando bruciata. Ne risulta che le piante potrebbero fornire una fonte sostenibile per la produzione di biodiesel. Ecco una stima della produzione media di alcune piante (in metri cubi per chilometro quadrato):
Soia: da 40 a 50
Senape: 130
Colza: da 100 a 140
Olio di Palma: 610
Alghe: da 10,000 a 20,000
La coltivazione di alghe unicellulari per estrarre olio per biodiesel non è stata ancora intrapresa commercialmente, ma studi condotti per stimarne l’efficacia sono arrivati ai numeri preindicati. Varietà specialmente selezionate di sènape possono produrre quantità di olio ragionevolmente elevate, e hanno il valore aggiunto di poter utilizzare alcuni scarti della produzione come un pesticida biodegradabile. Ci sono filoni di ricerca per trovare coltivazioni con una rendita di olio più elevata, ma con le tecniche attuali vaste aree di terreno dovrebbero essere messe in produzione per ottenere abbastanza olio con il sostituire l’utilizzo attuale dei combustibili fossili, entrando in competizione con le coltivazioni alimentari o comunque esponendo ulteriori aree di terreno all’erosione e al rischio di desertificazione. I baccelli di soia non sono una fonte efficiente per la produzione di biodiesel, ma, dato che negli Stati Uniti c’è ampia disponibilità di soia, che viene usata per usi alimentari anche dopo l’estrazione dell’olio, la soia è diventata la fonte primaria di biodiesel.

Produzione domestica
con olio di semi: l’olio di semi presenta una viscosità di 70/80 cSt invece dei 2/6 cSt del gasolio. L’uso prolungato dell’olio di semi in motori diesel non predisposti comporta pertanto un danneggiamento grave dell’impianto di iniezione (pompa e iniettori sui quali lascia depositi carboniosi, morchie o gomme). L?unico modo di riportarlo a valori di densità paragonabili al gasolio è una reazione di transesterificazione (ossia di trasformazione di un estere in un altro estere) che spezzi le molecole dei trigliceridi che compongono l?olio in catene più piccole e quindi più fluide. Il gasolio è comunemente diluito con acqua; la presenza di H2O non è tollerata però nella reazione di formazione del biocombustibile (la blocca). Tale processo è utilizzato industrialmente per la produzione di biodiesel, il cui nome tecnico è EMV(Estere Metilico Vegetale). Il procedimento prevede l’utilizzo di alcool etilico assoluto (cioè etanolo anidro, al 99%) come reagente e di soda caustica come catalizzatore che facilita la reazione. L’utilizzo di metanolo presenta alcuni svantaggi, sia perché solitamente non ha origine biologica, sia perché è molto più tossico dell’etanolo. La reazione reale non è mai stechiometrica e tende a un suo equilibrio che obbliga a usare un eccesso di reagenti per ottenere una reazione completa.
La ricetta col metanolo prevede di seguire lo schema:
X litri di olio fresco
0,2*X litri di metanolo
3,5*X grammi di soda caustica (NaOH.Le dosi sono 0,2 litri di metanolo e circa 3,5g di soda caustica (NaOH) per ogni litro di olio fresco.
Con l’etanolo invece occorre utilizzare più catalizzatore (7g/litro di olio contro i 3,5g/litro per il metanolo); ci vuole anche una maggiore quantità di alcool (27,5% contro il 20% dell?olio con il metanolo). Le modalità di processo prevedono che prima si mescoli l?alcool con il catalizzatore. Successivamente si uniscono la miscela e l’olio, a una temperatura tra i 35 e i 60°C (optimum a 45-50°C) agitando il tutto per circa un?ora.

con olio di fritture: nel caso si utilizzi come carburante l’olio delle fritture è bene sottoporlo allo stesso procedimento. Con olii non troppo usati la dose totale di NaOH è circa 6,25g per litro. Occorre però un surplus di soda per eliminare residui di cibi e vapor d’acqua. Tale aliquota di soda è calcolabile con la titolazione. Alla fine della reazione il biodiesel viene lavato con acqua per eliminare residui pericolosi per la salute del motore (acidi grassi liberi, mono e di gliceridi, saponi, metanolo e soda caustica?).

Efficienza ed economia
Attualmente i costi di produzione del biodiesel ne rendono talvolta competitivo il prezzo rispetto al gasolio, ma l’attuale produzione mondiale di grassi animali e oli vegetali necessari per produrlo non è sufficiente a rimpiazzare i combustibili fossili, se non in piccola parte. Alcuni gruppi ambientalisti paventano un massiccio aumento dell’uso di pesticidi ed uno sfruttamento incontrollato del suolo per far fronte all’aumentata richiesta di oli vegetali da destinare alla produzione del biodiesel.
In Italia si parla [2] di produzioni medie di biodiesel da colza e girasole pari a 966 litri per ettaro (850 Kg/ha). In USA di 1029 litri per ettaro.

E.R.O.E.I.
Per valutare se il dispendio energetico per produrre un litro di biodiesel abbia senso (cioè se venga consumato meno di un litro di carburante per produrre un litro di biodiesel), occorre rifarsi a concetti come l’EROEI (rapporto tra energia ottenuta (ricavata) e energia spesa (investita)).
Comunemente viene considerata come resa energetica (EROEI) del biodiesel un valore pari a circa 3, questo significa che dal puro punto di vista energetico con l’energia di un litro di biodiesel si ricavano dopo un anno di coltivazione tre litri di biodiesel. Esattamente non passa un anno per ottenere i tre litri di biodiesel partendo da un litro ma passa un numero di anni pari all’Energy Pay Back ratio del biodiesel. Nell’EROEI non sono conteggiate le spese economiche ma sono solo computate le energie, quindi gli stipendi dei contadini non sono considerati. Un valore di resa energetica pari a 3 è un valore molto più basso dell’EROEI di un impianto eolico (20-30) o quello del petrolio (10-100) ma è un valore accettabile per le coltivazioni agricole. Secondo uno studio elaborato dai dott. Van Dyne e Raymer per la Tennessee Valley Authority, la media degli agricoltori statunitensi consuma carburante in misura di 82 litri per ettaro (8.75 galloni US per acro) di terreno per la produzione di un raccolto. Ma il petrolio necessario per le coltivazioni non è limitabile a quello usato dai trattori, è per questo che si usa il concetto di EROEI in modo da comprendere l’energia per fabbricare il concime chimico, gli antiparassitari, i diserbanti, per fabbricare i trattori, ecc, ecc.
Secondo lo stesso studio un raccolto standard americano di semi di colza produce olio per una media di 1.029 L/ha (110 US gal/acro), mentre una coltivazione degli stessi semi a resa elevata produce circa 1.356 L/ha (145 US gal/acro). Dalla coltivazione di piante oleaginose si ricavano molti prodotti utili e importanti (proteine, biomassa per riscaldarsi, ecc) che rendono utile la produzione di biodiesel oltre il valore del suo EROEI.
Nel 2005, sulla rivista Natural Resources Research, l’ecologo David Pimentel e l’ingegnere ambientale Tad W. Patzek hanno pubblicato uno studio secondo cui sia la produzione di biodiesel da soia e girasole, sia quella dell’etanolo da mais, legno ed erba, consumano di gran lunga più energia di quanta se ne possa ricavare dai combustibili, non tenendo conto né delle tasse, né dei danni ambientali. Tuttavia, oltre a non aver esaminato le materie prime a più alto rendimento (ad esempio la canna da zucchero e la barbabietola da zucchero per l’etanolo, o la colza e l’olio di palma o le alghe per il biodiesel), l’articolo trascura anche la produzione dal riciclo di materiali vegetali per questo scopo: ad esempio gli olii vegetali di scarto, gli scarti della lavorazione agricola, e via dicendo. In questo caso, il vantaggio è che lo smaltimento produce una materia prima, mentre se distrutti o stoccati rappresentano solo un costo, quindi qualunque guadagno, se pur piccolo, è meglio di nulla.

Insufficienza delle risorse
In alcuni stati e regioni dove è stato valutato il passaggio integrale ai biocombustibili si è giunti alla conclusione che tale soluzione avrebbe richiesto enormi estensioni di territorio se si fossero scelte le coltivazioni tradizionali. Considerando solo queste ultime ed analizzando il quantitativo di biodiesel che può essere prodotto per unità di terreno coltivato, è emerso che gli Stati Uniti, nazione con una richiesta energetica pro capite tra le più elevate, non possiede abbastanza territorio coltivabile per rifornire i veicoli della propria popolazione.
La Coldiretti ha pubblicato un documento in cui afferma che la resa media di biodiesel italico è di circa 850 Kg per ettaro, visto che la superficie agricola utile (SAU) è di circa 13 milioni di ettari nemmeno in Italia vi è la possibilità di soddisfare il fabbisogno del parco veicoli nostrano che si aggira sui 34 milioni di mezzi. Si tenga presente che il consumo medio di un veicolo è un po’ sopra la tonnellata (1000 Kg) l’anno di carburante. Un ovvio compromesso sarebbe decimare il numero di veicoli italiani e utilizzare motori diesel di piccola cilindrata e veicoli leggeri, il cui consumo arriva ad essere di 2 o 3 litri per 100Km, come ad esempio il 1200 cc TDi sulla Lupo della Volkswagen, o il progetto Twingo SMILE di Greenpeace. Altri stati sviluppati o in via di sviluppo potrebbero essere in una condizione migliore, anche se molte regioni non possono permettersi di sottrarre coltivazioni alla produzione alimentare. Per i paesi del terzo mondo può avere senso l’utilizzo di sorgenti per il biodiesel che usano terreni marginali, ad es. le noci di Honge (Pongamia pinnata [3] altrimenti detto “faggio indiano”), pianta che cresce normalmente ai margini delle strade. Si tenga comunque presente che pro capite il terreno coltivabile è molto limitato: nel 2000 l’area coltivabile (SAU) nel mondo era pari a 0.11 ettari per persona (fonte FAO) in gran parte usati per produrre cibo. I veicoli mondiali sono secondo stime del DoE (Dipartimento dell’energia americano) 700 milioni e consumano molto gasolio e benzina (si consideri che i veicoli italiani consumano 1 tonnellata all’anno) ed è probabile che per alimentarle a biodiesel sia necessario coltivare una buona parte (percentuali a due cifre) dei 0.11 ettari pro capite a piante che alimenteranno i motori delle auto. Un tale uso delle risorse agricole comporterà la presumibile uscita dal mercato alimentare di una parte enorme della popolazione mondiale e la salita dei prezzi dei terreni coltivabili.
Un calcolo calorico porta a dire che mantenere i veicoli col cibo umano è dispendioso. Vengono consumate in Italia 39 miliardi di litri/anno di benzina e di gasolio per l’autotrazione, ogni grammo di olio ha 9 Calorie e un umano consuma 2500 Calorie al giorno, quindi si può eseguire un semplice calcolo calorico sulla capacità di sfamare le persone da parte del biodiesel (olio) che si potrebbe consumare in Italia. Il conteggio porta a più di 300 milioni di umani sfamabili col consumo di biodiesel dei veicoli italiani, si noti che la popolazione italiana è di quasi 60 milioni.

Efficienza alghe
Studi più recenti su una specie di alga con un contenuto di olio che può arrivare al 50% hanno concluso che potrebbero bastare appena 28.000 Km² del territorio statunitense (corrispondenti allo 0,3% del totale) per produrre il biodiesel necessario per sostituire tutto il carburante da autotrazione che viene attualmente utilizzato nel paese. Un ulteriore incoraggiamento arriva dal fatto che il terreno più adatto alla crescita delle alghe avrebbe caratteristiche di tipo desertico a forte irraggiamento solare, quindi con basso valore economico per qualunque altro utilizzo, e che si potrebbero utilizzare gli scarti agricoli e l’eccesso di CO2 prodotto dalle industrie per velocizzare la crescita delle alghe stesse.
Un recente documento di Michael Briggs del Biodiesel Group dell’Università del New Hampshire, offre stime per la sostituzione di tutto il carburante per autotrazione con biobiesel, utilizzando alghe che hanno un contenuto di olio superiore al 50%. I critici affermano che non vi è alcuna sperimentazione in larga scala sulle alghe, non sono note le malattie che le affliggono quando si ha una monocoltura estesa, non si hanno i costi dell’impianto per produrre il biodiesel da alghe. Nel campo della produzione agricola intensiva non si usa più il concime naturale e si è dovuto metter mano a costose ricerche, prodotti chimici contro i parassiti e per la concimazione. I critici si chiedono se per le alghe ci saranno analoghe o nuove necessità per avere alte rese.
In un documento [4] del “National Renewable Energy Laboratory” americano si pubblicano alcuni inconvenienti delle micro alghe come il costo doppio rispetto al gasolio considerando ipotesi di produzione “aggressive”, la necessità di fare gorgogliare CO2 nelle vasche, il problema di riscaldare le vasche di coltura nel deserto durante la notte e altri problemi. Comunque la produzione di olio e quindi di biodiesel è ottima e si parla di una quantità 30 volte maggiore rispetto alle oleaginose che crescono sul suolo. Tale rapporto è una summa dei risultati raggiunti ed è stato fatto in quanto la DOE (Dipartimento dell’Energia) americana ha deciso di tagliare i finanziamenti per i progetti che riguardano il biodiesel da alghe dopo 16 anni di studi per dedicare i propri fondi a ipotesi più promettenti. La sorgente diretta del contenuto energetico del biodiesel è l’energia solare catturata dalle piante mediante la fotosintesi. L’efficienza della fotosistesi delle piante superiori si aggira sull’1 percento contro ad esempio una efficienza del 12% e sperimentale del 50% dei pannelli fotovoltaici, mentre il rendimento osservato negli esperimenti con le alghe unicellulari è stato attorno al 6%, e teoricamente si ritiene non possa comunque superare l’11%.

Produzione
Il biodiesel sta attirando l’interesse di compagnie orientate alla produzione finalizzata al commercio in larga scala, così come più in generale è successo per coloro che utilizzano il biodiesel di fabbricazione artigianale oppure direttamente l’olio vegetale (puro o di scarto) nei motori diesel. Esistono molti tipi, aventi le più svariate caratteristiche, di bioraffinerie artigianali.

DisponibilitàUn sempre maggior numero di stazioni di servizio sta rendendo il biodiesel disponibile ai consumatori e un numero crescente di grosse compagnie di trasporto usa una percentuale di biodiesel nel loro carburante.
La produzione di biodiesel, in Italia, è stata contingentata per il 2005 a 200.000 tonnellate, perché il costo di fabbricazione è più alto di quello del gasolio e per renderlo competitivo viene detassato. In Italia il biodiesel non è disponibile presso le stazioni di servizio; però può essere miscelato in raffineria al gasolio (fino al 5%) per migliorarne il potere lubrificante.
Negli USA il prezzo del gasolio senza le tasse (20%) era ad agosto 2005 pari a 84 dollari al barile (0,66USD/l) mentre il biodiesel prodotto dall’agricoltura americana molto sovvenzionata dallo stato, ha un prezzo che nel 2001 era compreso escluse le tasse tra i 55 e i 63 dollari al barile (0,34-0,40USD/l). Secondo una fonte del 2004 del governo australiano, il biodiesel non sovvenzionato ha un costo di 97 dollari al barile (0,80AUSD/gal). Visto che ad agosto 2005 il petrolio era a 58 dollari al barile si può calcolare in modo approssimativo che un prezzo del petrolio intorno ai 67USD/bar porterebbe per gli americani in pareggio il prezzo del biodiesel non sovvenzionato e quello del gasolio. Questo tipo di discorsi sono validi se il biodiesel non regge il suo prezzo su un petrolio che costi poco, cioè se i due prezzi sono indipendenti, cosa di cui gli esperti dubitano. Il biodiesel è commercialmente disponibile nella maggior parte degli Stati produttori di olii vegetali degli Stati Uniti. Al momento è notevolmente più costoso del gasolio di origine fossile, tuttavia è ancora generalmente prodotto in quantità relativamente modeste (se confrontate con i prodotti del petrolio e con l’etanolo). Molti agricoltori che producono semi da olio usano per principio una miscela di biodiesel per trattori e macchinari, allo scopo di aiutare la produzione di biodiesel e stimolare l’opinione pubblica. Di norma è più facile reperire il biodiesel nelle aree rurali piuttosto che nelle città. Allo stesso modo, alcuni imprenditori agricoli e persone generalmente connesse alla produzione di semi da olio usano il biodiesel per ragioni legate alle relazioni pubbliche. Per il 2003 negli Stati Uniti sono state concesse riduzioni fiscali per l’uso del biodiesel. Nel 2002 quasi 3,5 milioni di galloni US (13 000 m³) di biodiesel prodotto commercialmente sono stati venduti negli Stati Uniti, in netto aumento rispetto al totale di 0,1 milioni di galloni US (380 m³) del 1998. A causa dell’innalzamento dei requisiti di controllo delle emissioni inquinanti e dei benefici fiscali, si prevede che l’utilizzo del biodiesel negli Stati Uniti aumenterà fino a 1 – 2 miliardi di galloni US (4 000 000 – 8 000 000 m³) entro il 2010. Il prezzo del biodiesel è sceso da una media di $3,50 per gallone US ($0,92/l) nel 1997 a $1,85 per gallone US ($0,49/l) nel 2002, ma rimane di solito più costoso del petrodiesel nei paesi produttori di petrolio (nel 2002, negli Stati Uniti, prima dell’introduzione della “road tax”, il prezzo medio del gasolio era di circa $0.85 per gallone US, $0,22 al litro).

(foto C.F., archivio GrIG)

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Aree archeologiche prive di tutela, si devono comprare…


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico esprimono forte preoccupazione per la ripresa dei lavori per la realizzazione, in forza di concessione edilizia n. 1392/2005 c del 22 novembre 2005, di un edificio ad uso misto residenziale e commerciale da parte della Cocco Costruzioni s.r.l. presso la piccola area sepolcrale di Viale S. Avendrace 35-37, a Cagliari. Infatti, purtroppo l?edificabilità è consentita, in quanto l?area ricade in zona “B” del vigente piano urbanistico comunale – P.U.C., altamente edificabile. Il sito, già ampiamente noto e facente parte di edifici realizzati nei primi decenni del ’900 recentemente demoliti, non beneficia di tutela storico-culturale diretta (decreto legislativo n. 42/2004), ma soltanto indiretta, grazie alle disposizioni del piano urbanistico comunale – P.U.C. in base alle quali il personale della Soprintendenza per i beni archeologici ha seguito l’attività cantieristica e ne aveva previsto – come in casi simili – la conservazione “a vista”. Ma per l’inclusione nel realizzando parco archeologico-ambientale di Tuvixeddu è necessaria un’acquisizione a prezzi di mercato. Ed è quello che il Presidente della Regione Renato Soru ha dichiarato di voler fare soltanto qualche settimana or sono: un’ottima intenzione che speriamo possa tradursi presto in realtà. Si deve fare in fretta, molto in fretta !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Stop all’importazione di pelli di foca !


Finalmente l’Italia sbatte la porta in faccia al massacro pseudo-scientifico delle foche canadesi e di tutta l’area dell’Artico !

A.N.S.A., 14 aprile 2006, ore 15.36 – ROMA – L’Italia dice no al massacro di foche. E’ in vigore infatti, con la pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale oggi in edicola, il decreto ministeriale del 2 marzo 2006 che vieta l’import di pelli di foca per fini commerciali firmato dai ministri Scajola (Attività Produttive) e Tremonti (Economia), su iniziativa del vice ministro alle Attività Produttive con delega al Commercio estero Adolfo Urso. In particolare, il decreto, composto di due articoli, sottopone al regime di autorizzazione ministeriale a prescindere dal Paese di origine l’importazione di beni come pelli da pellicceria gregge di foca, pelli da pellicceria conciate o preparate anche confezionate in tavole, sacchi, mappette, croci o altri simili manufatti di foca di pelliccerie lavorate o confezionate di foca. L’autorità incaricata dell’applicazione del presente decreto e del rilascio delle autorizzazioni all’ importazione dei beni elencati è il Ministero delle Attività Produttive-Direzione generale della politica commerciale. Di fatto, una sorta di moratoria vincolando le importazioni, da qualsiasi Paese, delle pelli di tutte le foche (anche animali adulti) al regime restrittivo dell’autorizzazione ministeriale.

(foto da mailing list animalista)

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Scale mobili in Castello, degno voto in Consiglio comunale…..


Ieri il Consiglio comunale di Cagliari, prima di chiudere la sua consiliatura 2001-2006, non certo esaltante per la tutela e la promozione dei beni ambientali e culturali, ha approvato in via definitiva il progetto dei “lavori di realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico”. 21 voti a favore (maggioranza di centro-destra), astensione dei consiglieri presenti dei D.S., solo un voto contrario, di Giampiero Comandini (S.D.I.). Spariti i consiglieri della Margherita, ancora assenti i consiglieri che si sono, più volte, dichiarati contrari: Gianni Loy (gruppo misto, indipendente) e Ben Amara (Comunisti Italiani). Si ricorda che il progetto comprende: 1 parcheggio interrato di tre piani in via Cammino Nuovo; 4 tappeti mobili (tapis roulant) di collegamento tra via Cammino Nuovo e via dei Genovesi; 1 scala mobile di collegamento tra via S. Margherita e via Cammino Nuovo; 2 scale mobili di collegamento tra via S. Giorgio e via Cammino Nuovo; 3 tappeti mobili di collegamento tra via Cammino Nuovo e la base della Torre dell?Elefante; 1 tappeto mobile e 1 scala mobile di collegamento tra piazza Dettori e via Manno; 3 ascensori (due interni al parcheggio sotterraneo e uno, interno alle mura del Bastione di S. Croce, che mette in collegamento il bastioncino piemontese con la Via S. Croce) resi necessari (legge n. 104/1992 e legge n. 13/1989) dal fatto che l?uso delle scale mobili e dei tapis roulant è impedito ai disabili; 1 bar-ristorante nel “rivellino” piemontese, situato tra il Bastione di S. Croce e il Cammino Nuovo. Per collegare il “rivellino” al Bastione di S. Croce ? e per permettere i flussi pedonali ? è prevista l?apertura di una breccia nelle mura; 1 bar sulla copertura del parcheggio, in fronte alla Via S. Giorgio; la sistemazione a verde attrezzato degli spazi non occupati dagli impianti elettromeccanici, nonché l?illuminazione di tutti i percorsi meccanizzati e dell?area attrezzata a verde; la copertura mediante una pensilina del collegamento tra i due ascensori già in esercizio in Viale Regina Elena. L?intervento appare integralmente finanziato (importo complessivo dei lavori pari a euro 15.000.000,00) in base ad atto aggiuntivo sottoscritto in data 8 agosto 2003 fra Regione autonoma della Sardegna, Provincia di Cagliari e Comune di Cagliari all?accordo di programma relativo al piano integrato d?area ? P.I.A. CA 17 “Sistema dei Colli”, mentre non ha ricevuto la dichiarazione di congruità con l?attuazione della misura 6.2 (accessibilità e governo della mobilità nei maggiori contesti urbani) del P.O.R. Sardegna 2000-2006 . Tale intervento sembra, inoltre, essere soltanto la prima parte di un disegno complessivo che comprenderebbe anche analoghe serie di collegamenti dal mercato di San Benedetto verso Castello. Il costo di gestione ordinaria annuo ammonta a ben 570.000,00 euro. Oltre 2.000 cagliaritani hanno sottoscritto la petizione popolare contro questo progetto. A fine gennaio 2006 era pervenuta la risposta da parte dell?Amministrazione comunale di Cagliari alla petizione popolare promossa dal Comitato per la difesa di Castello con l?appoggio delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico riguardo il progetto. L?Amministrazione comunale del sindaco Floris non ha fatto altro che delegare per la risposta il dirigente dell?Area gestione del territorio, l?ing. Paolo Zoccheddu, per ripercorrere semplicemente l?iter amministrativo del progetto: approvazione all?unanimità del progetto con deliberazione Consiglio comunale n. 12 del 18 febbraio 2002, approvazione del progetto preliminare con deliberazioni Giunta comunale n. 202 del 15 aprile 2002 e n. 807 del 18 febbraio 2002, approvazione definitiva all?unanimità del progetto ed adozione della variante al piano particolareggiato degli spazi verdi intorno Castello con deliberazione Consiglio comunale n. 64 del 9 novembre 2004. La Giunta comunale di Cagliari, con deliberazione n. 523 del 15 settembre 2005, ha approvato definitivamente il progetto dei “lavori di realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico”, valutando le “osservazioni” presentate formalmente nell?ambito della relativa procedura di variante al piano particolareggiato di sistemazione degli spazi verdi intorno Castello. Sono state incluse altre sette tavole progettuali. Tre gli atti di “osservazione” presentati: due, respinti, di residenti (Mario Loi e Marino Di Martino) nella zona interessata e relative ad accessi alle proprietà private ed alle emissioni acustiche degli impianti in progetto. L?altro, presentata dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico (nota del 10 dicembre 2004), accolto. Riguarda l?obbligo di sottoposizione del progetto al vincolante procedimento di c. d. “verifica preventiva” o screening. Il Consiglio comunale l?ha adottato senza alcun preventivo coinvolgimento della cittadinanza e soltanto la presentazione di specifico atto di “osservazioni” ecologista ha portato al pronunciamento regionale che richiede la necessaria procedura di c. d. verifica preventiva (nota prot. n. 4398 dell?8 febbraio 2005 dell?Assessorato regionale della Difesa dell?Ambiente ? Servizio S.I.V.I.A.). Il Comune di Cagliari ha, quindi, affidato (determinazione n. 10/D/AGT del 13 aprile 2005 del Dirigente dell?Area Gestione del Territorio) l?incarico per la redazione della relazione di impatto ambientale. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico ed il Comitato per la difesa di Castello hanno inviato alla Regione autonoma della Sardegna (Assessorato difesa ambiente ? Servizio S.I.V.I.A. e Assessorato P.I. e beni culturali), al Comune di Cagliari, alle Soprintendenze ai beni culturali e paesaggio ed ai beni archeologici, alla Commissione europea e, per conoscenza, ai Ministeri dell?ambiente e dei beni ed attività culturali uno specifico atto di intervento preventivo (nota del 6 luglio 2005) riguardo il procedimento di c. d. verifica preventiva (screening) al quale dovrà esser assoggettato il progetto suddetto. Tutto, non una sola parte. Si suppone, quindi, che l?avvio del procedimento di c. d. verifica preventiva sarà entro tempi brevi. E ci saranno anche le ragioni della cittadinanza e del buon senso?.. Ultima considerazione, non casuale: dopo la “sollevazione” popolare ed ecologista, diversi consiglieri comunali ed anche qualche assessore hanno iniziato ad aprire gli occhi e a rivedere il proprio precedente voto favorevole o la propria assenza: da un lato sono finiti i tempi delle votazioni unanimi “a scatola chiusa”, dall?altro sono continuate le “assenze” o le “astensioni”, segno di un interesse verso i valori culturali ed ambientali cagliaritani fatto soltanto di vuote parole?..

Comitato per la difesa di Castello, Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivo GrIG)

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Stop alla caccia nelle zone umide !

13 Aprile 2006 Commenti chiusi


Esperti scientifici Efsa, uccelli acquatici portatori H5N1. Stop caccia migratori in focolai dell’Unione europea.

A.N.S.A., ROMA, 12 APR. 2006 - L’E.F.S.A. raccomanda la sospensione della caccia ai migratori acquatici nelle aree dell’Unione europea in cui si siano generati focolai di influenza aviaria. Gli uccelli selvatici acquatici, afferma una dichiarazione adottata dal gruppo di esperti scientifici sulla salute e il benessere degli animali dell’Autorita’ dell’Unione europea per la sicurezza alimentare, sono stati riconosciuti portatori dell’H5N1 dentro i confini europei senza escludere la possibilita’ di contagio al pollame domestico in assenza di serie precauzioni.

(foto P.F., archivio GrIG)

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E? finita l?era Berlusconi: meglio anche per l?ambiente e gli "altri" animali ?


Alla fine, dopo un estenuante altalenarsi di exit ? poll sballati, proiezioni, risultati e quant?altro ha reso le elezioni politiche italiane un carnevale fuori stagione, un esito c?è. Berlusconi ha perso. Con rabbia e stupidità, grazie ad una legge elettorale che s?era ritagliato su misura e che il suo stesso proponente, il ministro leghista Calderoli, ha definito emerita ?porcata?. E la ?porcata? s?è ritorta contro? Sconfitta è stata, la sua. Di misura, ma c?è stata. Ha votato l?83,6 % degli aventi diritto. Al Senato ci saranno 159 seggi per l?Unione, compresi i 5 eletti dagli ?italiani all?estero?, e 155 per la Casa delle Libertà. Alla Camera dei Deputati andranno 341 seggi all?Unione e 277 alla Casa delle Libertà. Da assegnare ancora i 12 seggi spettanti agli ?italiani all?estero?. Ininfluenti, comunque, per la nuova maggioranza. Sono intuibili tutte le difficoltà che incontrerà il nuovo governo di centro-sinistra presieduto da Romano Prodi, a partire dalla risicata maggioranza al Senato, ma ci aspettiamo ? come da programma elettorale ? maggiore concreta attenzione per l?ambiente, le libertà civili e gli ?altri? animali. Lo pretendiamo, così come lo pretendono i tanti cittadini sensibili alle tematiche ecologiste. Un?ultima nota sulla Sardegna: chi (e sono moltissimi, nel centro-destra, ma anche nel centro-sinistra) vedeva in queste elezioni un giudizio sull?operato della Regione guidata da Renato Soru è servito. In Sardegna l?Unione ha avuto il 50,7 % dei voti al Senato ed il 52,5 % alla Camera, dando fra i cinque ed i sette punti di distacco alla Casa delle Libertà, fermatasi al 45,5 % sia al Senato che alla Camera. E l?attività ?ambientalista? della Giunta Soru - dalla tutela delle coste alla pianificazione paesistica ed al contenimento delle pretese venatorie – è stata premiata. Berlusconi, Mauro Pili ed i loro ridicoli referendum anti-coste sono stati accontentati?così come è stato accontentato anche Sandro Balletto, indimenticato ex Presidente della Provincia di Cagliari esecutrice dei fallimentari lavori di “ripascimento” della spiaggia del Poetto. candidato al Senato al 6° posto nella lista di Forza Italia in Emilia-Romagna, quindi ben lontano dai lidi cagliaritani, sembra ritrovarsi soltanto 2° dei non eletti…..

CAMERA: VIMINALE, HA VINTO L’UNIONE CON IL 49,805%
(AGI) – Roma, 11 Apr. – Il lungo testa a testa alla Camera e’ finito con la vittoria dell’Unione che si e’ aggiudicata il 49,805% dei consensi contro il 49,739% della Cdl. In termini assoluti, al centrosinistra sono andati 19.001.684 voti, contro i 18.976.460 del centrodestra, con una differenza di appena 25.224 voti (AGI) Vim 110324 APR 06 .
110856 APR 06 08.56

VOTO: VIMINALE, I DEFINITIVI AL SENATO(AGI) – Roma, 11 apr. – Questo il risultato definitivo per l’elezione al Senato, come comunicato dal Viminale. Alla Casa delle Liberta’ sono stati attribuiti 17.153.256 voti, pari al 50,212%; all’Unione sono stati attribuiti 16.725.077 voti, pari al 48,958%. Alla Cdl sono assegnati 155 seggi; all’Unione 154 seggi. Sono ancora da assegnare i seggi derivanti dal voto degli italiani all’estero. (AGI) Vic 110344 APR 06 .
110900 APR 06 09.00

ANSA, 11 aprile 2006 ? ore 07.40. Alla Camera Unione 341-Cdl 277, al Senato Cdl 155-Unione 154 ROMA, 11 APR. – Ripartizione dei seggi per lista e coalizione, dati del Viminale: SENATO: Cdl 155, Unione 154. CAMERA: Unione 341, Cdl 277. SENATO: Fi 78, An 41, Udc 21, Lega 13, Cdl 2; Ds 62, Dl 39, Prc 27, Insieme Un.11, Idv 4, Un.Svp 3, Udeur 3, A.L.Dem.1, Svp 2, L’Ulivo 1, L.Consumatori 1. Da assegnare 6 seggi dall’estero. CAMERA: Ulivo 220, Prc 41, Rnp 18, Pdci 16, Idv 16, Verdi 15, Udeur 10, Svp 4, Ald 1; Fi 137, An 71, Udc 39, Lega 26, Dc-Nuovo Psi 4). Da assegnare 12 seggi dall’estero.

(foto da mailing list)

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In libreria e su internet, Storie di Uomini e di Tempi…


Questa volta non desidero parlarVi di un tratto di costa da salvare, né di uno stagno inquinato. Questa volta non ci sono cacciatori da fermare, non c?è una discarica abusiva da denunciare, neppure l?ennesimo scempio di un centro storico o altri sprechi di denaro pubblico. Desidero, invece, segnalarVi una lettura di pura evasione, una cavalcata attraverso la storia di uomini che hanno cercato, pur in frangenti ben più grandi di loro, di rimaner sé stessi e di vivere la loro ?piccola? storia. ?Storie di uomini e di tempi? è una raccolta di quattro racconti che ho scritto per il semplice piacere di scrivere e di leggere e che ha trovato l?interesse ed il coraggio della Riflessione Editrice nel proporlo al pubblico. ?Storie di uomini e di tempi? è presente nelle migliori librerie della Sardegna e delle principali Città italiane e, naturalmente, sul sito web della Riflessione Editrice (www.lariflessione.com). Il ricavato derivante dal diritto d?autore sarà devoluto al sostegno di azioni a difesa dell?ambiente e degli ?altri? animali. Insieme all?Editore desidero proporvelo: leggere un racconto fa bene all?anima, fa viaggiare in tempi e terre lontani?..

Stefano Deliperi

Alcuni commenti di chi lo ha già letto:

?Non credo che queste siano delle storielle leggere….sono delle storie ben scritte con cognizione di causa e del momento storico…poi che siano fruibili è un altro discorso e dipende credo dal fatto che chi scrive ancora appartiene alla categoria di chi sa scrivere e leggere…..in italiano ! E non ammazza i congiuntivi…….però sono solo considerazioni su dei racconti che mi sono piaciuti molto?. Credo che debba prender tempo e raccontare anche della parte femminile della stirpe….non stonerebbe per nulla, anzi ! Magari tra un capitolo di cavalli e cavalieri, di guerre e sangue, una o più storie di streghette o presunte tali credo che starebbero benissimo…..anche perchè non credo siano state personaggi minori… la questione dell’Inquisizione non fu per nulla uno scherzo e merita un’attenzione pari a tante altre vicende….inoltre rimango dell’opinione che purtroppo la grande storia è stata raccontata al maschile e le donne compaiono solo quali grandi…zoccole, streghe, avvelenatrici, ammaliatrici e tessitrici di trame….cosa che sicuramente tante furono…..ma il più delle volte ciò che spaventò maggiormente delle donne fu l’intelligenza, l’ironia, la libertà di pensiero, d’azione e l’insofferenza alle regole e forse più che alle regole ai divieti assurdi e ai pregiudizi?.
Georgia Randazzo, operatrice culturale.

?Ho letto i racconti, sono veramente belli. Regalano un viaggio nel tempo, passando per campi di battaglia, sale sfarzose e taverne fumose dove si incontrano uomini coraggiosi, talvolta temerari, che affrontano la grande avventura della vita, con passione e un pizzico di ironia. Complimenti ! Soprattutto, per la capacità di catapultare chi legge sul terreno di guerra al fianco di Pietro o del coraggioso ussaro !?
Claudia Basciu, patrocinatrice legale.

?L’ho letto tutto di un fiato. Mi piace molto anche se mi rendo conto che non potra’ diventare un best seller. E’ un libro per chi conosce la storia, per chi vive di emozioni, per chi sente le passioni. Quattro racconti che potrebbero diventare a loro volta quattro romanzi?. Leggendo ho ricordato anche se lontanamente bei momenti passati. La Sardegna?con i profumi che non ho trovato in altre parti del mondo?..Il secondo pensiero che mi ha sfiorato e’ stato durante la lettura dell’ultimo racconto?. da qualche anno passo una settimana in Friuli sopra Udine e davanti ad una grappa, passo sempre una sera con un anziano amico e ogni anno mi faccio raccontare qualche aneddoto storico delle due guerre. La Grande Guerra e’ stata vissuta pesantemente in quelle parti e cio’ che mi viene raccontato e’ di come friulani e austriaci fino allo scoppio della guerra si frequentavano e fraternizzavano. Da un giorno all’altro si ritrovarono nemici e gli stessi italiani diffidavano dei friulani tanto da non mandarli in prima linea?.
Giacomo Banche, curatore della Guida di Supereva per il Modellismo Statico (http://guide.supereva.com/modellismo_statico/).

?C?è un parallelismo tra l?Autore di questi quattro racconti storici e l?ambientalista impegnato nella difesa dell?ambiente, figure entrambe racchiuse nella persona di Stefano Deliperi: sia nei racconti storici che nella difesa dell?ambiente, protagonisti sono uomini che combattono battaglie, a volte vittoriose a volte no?? in entrambi i casi spesso animati da passioni, da altruismo, sentimenti che creano pathos. Certo le armi di queste battaglie sono diverse (cruente le prime, nonviolente le seconde) come diversi anche gli obiettivi. La Storia passata fatta di guerre, violenze, genocidi sembra non abbia insegnato niente all?Uomo, o meglio sembra che l?Uomo non abbia imparato niente dalla Storia, e gli attuali conflitti armati stanno ancora lì a testimoniarlo?.. Questi quattro racconti narrano di vicende umane prima che guerresche, lungo un rapporto temporale che va dal Medioevo fino alla Prima guerra mondiale e prendendo a pretesto determinati contesti storici ci descrivono in realtà gli uomini spesso inconsapevoli di questi avvenimenti; uomini con le loro passioni, con le loro miserie, con le loro speranze??.. E questo è tanto più vero, notando che la parte relativa alle battaglie è sì descritta ma in maniera succinta, dettaglio necessario ma ; maggiore risalto è dato (in maniera forse troppo dettagliata) alla strategia ed alle tecniche delle battaglie più che alla descrizione dell?azione militare, anche se l?uso frequente del termine rende sinteticamente l?idea della violenza e del sangue che scorre??.. Dei quattro racconti, il mio preferito è il primo, forse perché collocato in un periodo, quello medioevale, che ancora oggi affascina per i suoi tanti misteri non risolti; ma soprattutto perché gli elementi psicologici dei personaggi vengono descritti in maniera più lirica, permettendo al lettore di con la propria fantasia le vicende narrate?.
Paolo Fiori, consulente immobiliare, ecologista.

?E? un libro che porta in lungo ed in largo per i secoli, con una capacità linguistica non comune ed un modo di raccontare piacevole e fluente. La passione storica e per l?affabulazione sono in tutte le pagine. Piccole storie, racconti brevi ma completi, densi di avvenimenti e di forti personalità. Pur diversi fra loro, appaiono collegati da un filo conduttore tenace: il mercenario medievale, i due fratelli ?bastardi?, l?ussaro, il tenente sono uomini decisi a vivere, veri e reali?anche se di carta ed inchiostro. Come i ?soldatini? di piombo che fa l?Autore?.
Monica Mura, funzionaria pubblica amministrazione.

?Cavalli, ussari, disperati, uomini d?armi, trincee, boschi, pianure.. sono tanti gli uomini e gli scenari in quel caleidoscopio colorato di vicende e di animi che sono i racconti di questa piccola raccolta. Sfugge a chi legge il limite fra verità storica e fantasìa ed il loro filo conduttore scivola via veloce, sia che la trama sia condita con un po? di ironia, come per i fratelli ribaldi, sia che diventi grave, come nella triste e cruda guerra mondiale del tenente. Una lettura lieve, ma piena di tinte forti. Di storie ben raccontate da un Autore che pensavo lontanissimo dalla letteratura. Una sorpresa. Bella, mi è piaciuta proprio?.
Paola Obinu, impiegata pubblica amministrazione.

(immagine archivio GrIG)

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E ora chi paga il servilismo verso le associazioni venatorie ?


CACCIA IN DEROGA: L’UNIONE EUROPEA PRESENTA IL CONTO: CHI PAGHERA’ IL SERVILISMO VERSO I CACCIATORI ? La Commissione europea ha deciso, nella seduta dello scorso 7 aprile 2006, di inviare all’Italia due lettere di “messa in mora” riguardo le due leggi regionali della Sardegna e del Veneto che prevedono la c. d. caccia in deroga nel mese di febbraio ad un numero esorbitante di specie avifaunistiche e di relativi esemplari. In proposito, pochi mesi or sono la Direzione generale ambiente della Commissione europea aveva già comunicato (nota n. ENV A2/LCI/ac D 2005 21724 del 19 ottobre 2005) di aver inviato una precedente ”lettera di messa in mora” in data 18 ottobre 2005 sul rispetto delle direttive comunitarie in materia di tutela della fauna (direttiva n. 79/409/CEE e direttiva n. 92/43/CEE) in relazione alla c. d. caccia in deroga prevista dalla Regione autonoma della Sardegna con la legge regionale n. 2 del 13 febbraio 2004 ex art. 9 della direttiva n. 79/409/CEE (istituto attuato in Italia con la legge n. 221/2002) e con il decreto Assessore difesa ambiente n. 3/V del 18 febbraio 2004 che ha autorizzato tale forma di caccia per quattro giornate a fine del febbraio 2004 ai danni di passero, passera mattugia, storno e tordo con la possibilità di abbattimento potenziale di ben 6.000.000 di esemplari da parte dei circa 50.000 cacciatori sardi con la patetica motivazione che avrebbero provocato danni imprecisati al mirto, senza alcuna preventiva valutazione tecnico-scientifica. In sostanza, vi è stata una semplice richiesta dell’Assessore regionale dell’agricoltura e riforma agro-pastorale (nota prot. n. 296/Gab. del 13 febbraio 2004). La legge regionale n. 2/2004 risulta violare le direttive n. 79/409/CEE, n. 85/411/CEE e n. 91/244/CEE prevedendo la c. d. caccia in deroga in danno di tutte le "specie di fauna omeoterma" senza alcuna distinzione, senza alcun parere tecnico-scientifico dell’Istituto nazionale per la Fauna Selvatica (I.N.F.S.), prescritto dagli artt. 9 della direttiva n. 79/409/CEE e 19 bis della legge n. 157/1992 come introdotto dalla legge n. 221/2002 (vds. sentt. Corte cost. n. 135/2001, n. 53/2000, n. 272/1996, n. 248/1995, n., 35/1995). Il decreto assessoriale n. 3/V del 18 febbraio 2004 ha violato ancor più pesantemente la normativa comunitaria in materia, prevedendo la c. d. caccia in deroga senza aver esperito alcun rimedio alternativo, senza dimostrare i pretesi danni alle coltivazioni agricole, coinvolgendo specie avifaunistiche già oggetto dell’ordinaria stagione venatoria appena conclusa, autorizzando prelievi venatori potenziali tutt’altro che modesti e marginali in pieno periodo migratorio prenuziale e riproduttivo, in palese spregio della giurisprudenza della Corte di Giustizia in tema (vds. sentenze 16 ottobre 2003, causa C-182/02; 7 dicembre 2000, causa C-38/99; 19 gennaio 1994, causa C-435/92; 17 gennaio 1991, causa C-157/89). Inoltre, la relazione I.N.F.S. n. 2573/2004 ha esplicitamente escluso la sussistenza delle condizioni ecologiche-naturalistiche per la c. d. caccia in deroga nel caso della normativa sarda. In realtà, come appare evidente, mediante il meccanismo procedurale della c. d. caccia in deroga la Regione autonoma della Sardegna sembra essersi preoccupata esclusivamente di aggirare per l’ennesima volta il divieto di prolungamento della stagione venatoria oltre il termine ultimo del 31 gennaio, stabilito dalle direttive n. 79/409/CEE, n. 85/411/CEE e n. 91/244/CEE, dalla legge n. 157/1992 (artt. 18 e 30) e dalla medesima legge regionale n. 23/1998 e confermato dalla giurisprudenza costituzionale costante (vds. sentt. Corte cost. n. 311/2003, n. 227/2003, n. 226/2003, n. 536/2002, n. 323/1998, n. 272/1996, n. 35/1995, n. 577/1990, n. 1002/1988) nonché da numerosissime pronunce dei Giudici amministrativi. In particolare, ”la Commissione ha contestato all’Italia (quale Stato membro, n.d.r.) il fatto che nella Regione Sardegna sia in vigore una normativa regionale sulla autorizzazione alle deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici che non rispetta alcuni principi e condizioni stabiliti dall’articolo 9 della direttiva 79/409/CEE”. In sostanza, un demagogico appiglio per ubbidire all’arrogante pretesa delle parti più retrive del mondo venatorio che crede che andare a caccia a febbraio sia il problema principale della Sardegna. Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, L.A.V., Movimento U.N.A. e Gruppo d’Intervento Giuridico hanno in proposito inoltrato specifico ricorso n. 2004/4242 (note del 13 e del 20 febbraio 2004) alla Commissione europea ai sensi dell’art. 226 del trattato U. E. Ora la Regione autonoma della Sardegna dovrà trovare qualcosa di credibile per giustificarsi davanti alle Autorità comunitarie sulle motivazioni, o meglio i “pretesti”, utilizzati per consentire la c. d. caccia in deroga. Essa, infatti, viola le normative comunitarie in materia (direttiva n. 79/409/CEE e direttiva n. 92/43/CEE) nonchè la normativa nazionale vincolante (legge n. 157/1992) quando permette potenzialmente la c. d. caccia in deroga a carico di qualsiasi "specie di fauna omeoterma" che produca danni in agricoltura a mero giudizio dell’Assessore regionale della difesa dell’ambiente (sentito l’Assessore regionale dell’agricoltura) senza alcun parere di istituti tecnico-scientifici competenti in materia di gestione del patrimonio faunistico. In pratica – magari per accattivarsi i cacciatori – l’assessore di turno può – magari sotto elezioni – aprire la caccia al Cervo sardo con la scusa che mangia il foraggio….. Si ricorda, inoltre, che le associazioni ecologiste ed animaliste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, WWF, Movimento U.N.A., Legambiente, E.N.P.A. e Gruppo d’Intervento Giuridico, nonchè i rappresentanti ecologisti nei Comitati regionale e provinciali faunistici di Cagliari ed Oristano hanno chiesto ai Presidenti della Regione Renato Soru e del Consiglio regionale Giacomo Spissu ed all’ Assessore regionale della difesa dell’ambiente Tonino Dessì (nota dell’1 dicembre 2004) di assumere tutte le necessarie iniziative legislative ed amministrative finalizzate all’abrogazione della c. d. caccia in deroga. Ora l’Italia o, meglio, la Regione autonoma della Sardegna, ha sessanta giorni di tempo (termine ordinatorio) per abrogare le disposizioni che vìolano la normativa comunitaria pena il ricorso alla Corte di Giustizia europea ed il fondato rischio di una condanna, anche ad una pesante sanzione pecuniaria: molto probabilmente ne vedremo delle belle….. Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, L.A.V., Movimento U.N.A. e Gruppo d’Intervento Giuridico (foto L.A.C.)

Editoriale. Liberiamo l’ambiente, liberiamo l’Italia !


Come noto, il Gruppo d?Intervento Giuridico è un?associazione ecologista che si occupa di salvaguardia e corretta fruizione dell?ambiente e del patrimonio storico-culturale, nonché della difesa e promozione dei diritti civili. Non può, quindi, non occuparsi di ?politica? nel senso migliore del termine, non può non occuparsi della gestione della ?res publica?. E, quindi, proprio impossibile, davanti allo scenario elettorale che si presenta a noi cittadini elettori non dire quello che si pensa e non invitare tutti a pensare e votare con la propria testa. Soltanto alcune considerazioni sulla realtà di questo Paese così come è stato governato dalla maggioranza dell?attuale Presidente del Consiglio pro tempore, on. Silvio Berlusconi, quello che durante la trasmissione ?Matrix? del 10 febbraio scorso, davanti ad un accondiscendente Enrico Mentana ed in mezzo ad una serie di gags degne di Totò e Peppino De Filippo, ammise che ?solo Napoleone? aveva fatto più di lui al governo, ma che, comunque, ?è più alto? del piccolo grande Còrso. Secondo Forbes U.S.A. (novembre 2005), il patrimonio personale del nostro Presidente del Consiglio è passato dai 5,9 miliardi di dollari del 2003 ai 12 miliardi di dollari del 2005, raddoppiando in soli due anni. L?ossequiente maggioranza parlamentare, in questa legislatura, ha approvato ormai non si sa quanti provvedimenti legislativi in campo penale, fiscale, ambientale funzionali agli interessi personali del ?leader? e della sua ristretta cerchia. Nel mentre la situazione economico-sociale nazionale è innegabilmente peggiorata, il potere d?acquisto dei salari è calato inesorabilmente, la fiducia nell?amministrazione della giustizia scèma in rapporto esponenziale, la credibilità internazionale diviene esercizio di buona volontà dei nostri interlocutori, l?Italia è stata trascinata in una singolare ?operazione di pacificazione? in Irak che, di fatto, ha quantomeno creato terrorismo diffuso in quel paese. Restando in campo ambientale, abbiamo assistito a reiterati condoni edilizi ed ambientali, a folli progetti di assurde opere pubbliche come il ponte sullo Stretto di Messina, a scandalosi favori verso attività inquinanti, ad un?ambigua politica delle aree protette, al tentativo di ?svendita? ad operatori privati di immobili pubblici di interesse storico-culturale e, da ultimo, all?approvazione definitiva di un codice dell?ambiente che sembra tagliato su misura per inquinatori e speculatori edilizi. Anche le disinvolte operazioni edilizie ?secretate? nella sua Villa La Certosa in quel di Olbia ora dovrebbero esser sanabili?. Ha concluso la campagna elettorale il nostro premier con un crescendo rossiniano, fino all?ormai famoso e festante appellativo di ?coglioni? rivolto a tutti quegli italiani che, incredibilmente, non pensavano di votarlo. Di seguito un piccolo campionario di reazioni provenienti da tutto il mondo. A questo punto, per decenza e rispetto di noi stessi e dell?Italia, facciamo un favore a questo preteso ?signore?: con il voto di domenica prossima togliamogli ?sto pesante fardello e mandiamolo in pensione, a casa sua o in qualsiasi altro posto voglia. E facciamo un favore a tutti gli italiani, di qualsiasi orientamento politico, perché la gestione della ?cosa pubblica? non può continuare a tollerare simili ?anomalìe?. Noi, nel nostro piccolo, continueremo la nostra incessante azione per l?ambiente, il patrimonio culturale ed i diritti civili e continueremo anche a fare informazione su questi temi. Un?informazione documentata e puntuale su argomenti che troppo spesso su alcuni organi di informazione pretesa ?indipendente? vengono accuratamente censurati o oscurati. Informazione che mostrate di apprezzare: in meno di quattro mesi di vita il ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico sta raggiungendo i 15.000 contatti. Hanno recentemente riscosso particolare e forte interesse gli articoli sul nuovo piano paesaggistico regionale, sulle coste del Mediterraneo, sull?abuso di psicofarmaci ai danni dell?infanzia, sulle escursioni guidate sulla Sella del Diavolo, sugli inquinamenti industriali, sulla difesa dell?area archeologica cagliaritana di Tuvixeddu, mentre continua ad esser letto quello sulla pesante condizione delle bambine in Cina. Grazie per la fiducia accordata, cercheremo di fare sempre meglio. Con l’aiuto di tutti.

da La Nuova Sardegna, 6 aprile 2006

STAMPA INTERNAZIONALE. La volgarità intraducibile. Anche in Cina ci hanno provato.

NEW YORK. Adesso tutto il mondo sa il significato della parola «coglione» e soprattutto nel mondo anglosassone la volgarità dell?espressione usata da Silvio Berlusconi è stata riportata senza umorismo, non una battuta su cui scherzare. Negli Stati Uniti infatti una parola così pesante nel campo della politica è quasi senza precedenti. È successo una volta sola nel 1998 quando il senatore Al D?Amato, sconfitto dal rivale Charles Schumer, lo chiamò un «putzhead», espressione colloquiale yiddish che si riferisce al pene. Scoppiò un putiferio e D?Amato fu costretto a chiedere scusa, benché quell?insulto fosse stato capito solamente dagli ebrei newyorkesi che parlano yiddish. «Il primo ministro italiano ha una sola parola per descrivere quelli che votano contro di lui nelle prossime elezioni», ha scritto ieri il quotidiano The Australian, tralasciando di riportare testualmente l?espressione usata da Berlusconi e parafrasando l?insulto con il termine «arsholes», variazione ripulita di un?espressione con cui indicare gli imbecilli. Più diretto il Washington Post che ieri in un brevissimo articoletto ha scritto invece la parola coglioni, spiegandone sia il significato letterale che la sua volgarità. A disagio un quotidiano del Sud Afica che ha pubblicato con imbarazzo il termine impiegato dal presidente del consiglio. Lo traduce con «bloody stupid» dicendo che Berlusconi ha definito quelli che voteranno a sinistra «fottutamente stupidi» ed ha proseguito descrivendo le reazioni avvenute in Italia e i cartelli di protesta sventolati nelle ore successive. Il quotidiano britannico Financial Times ha riportato l?uso della parola «coglioni» definendolo «un ennesimo capitolo di queste campagna elettorale piena di episodi bizzarri». E a questo proposito ha ricordato ai lettori inglesi la maglietta anti-Islam di Calderoli. Anche il canadese Toronto Star ha ritenuto l?episodio dei «coglioni» importante al punto di informarne i suoi lettori. E perfino in Cina il Peoples Daily ha pubblicato la parola dell?insulto. Il New York Times invece, che di solito è così attento alle questioni italiane, ieri non pubblicava una riga sulla campagna elettorale. Ma è possibile che, come spesso fa il Times, abbia saltato la cronaca e oggi o domani pubblicherà un articolo lungo e ben informato sull?episodio di martedì.

(foto P.F., archivio GrIG)

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Berlusconi, ultimo atto: passa il nefasto codice per l’ambiente…

6 Aprile 2006 Commenti chiusi


Purtroppo, nonostante i reiterati appelli ecologisti e delle Regioni al Presidente della Repubblica Ciampi, il decreto legislativo sull’ambiente (il c. d. Codice dell’ambiente), dopo un rinvio ed una nuova approvazione con alcune modifiche non sostanziali da parte del Consiglio dei Ministri il 29 marzo 2006, è stato sottoscritto dal presidente Ciampi e sarà pubblicato a breve sulla Gazetta Ufficiale.
Dal sito web www.gruppo183.org (da dove sono scaricabili il testo definitivo e gli allegati).
Dopo oltre quaranta giorni dalla trasmissione da parte del Governo, un primo stop del Presidente della Repubblica e affrettate e marginali correzioni, è stato emanato il decreto legislativo “in materia ambientale”. Restano unanimi tutte le critiche, di metodo e di merito, della Conferenza delle Regioni e delle Autonomie locali, per esproprio di competenze istituzionali, centralizzazione impropria, rovesciamento dei principi di cooperazione e di sussidiarietà. Così come vengono confermate le critiche del mondo scientifico, delle associazioni ambientaliste, sociali, e di gran parte di quelle economiche; delle opposizioni in parlamento: per eccesso di delega, stravolgimento di un quindicennio di riforme che avevano invece bisogno di “riordino, coordinamento e integrazione” come richiedeva la legge di delega 308/2005; e per contrasto con diverse direttive comunitarie. A Camere sciolte e a meno di una settimana dalle elezioni, a fronte di un periodo di vuoto istituzionale fino all’insediamento del nuovo Parlamento e alla formazione del prossimo Governo, il decreto legislativo apre già nell’immediato una condizione di ingovernabilità dell’ambiente, aggravato ulteriormente – per acque e suolo – dallo scioglimento delle Autorità di bacino, addirittura entro la fine del prossimo mese (anche delle Autorità regionali e interregionali? E con quale copertura degli oneri finanziari per il loro funzionamento, che passerebbero allo Stato centrale?).
Anche sul fronte al governo dell’ambiente diventa essenziale il cambio di direzione politica del Paese per rendere possibile:
1. un immediato intervento normativo di sospensione dell’applicazione del Decreto legislativo;
2. l’apertura di un reale confronto nel Parlamento e nel Paese, indispensabile a realizzare il “riordino, coordinamento e integrazione”; e rilanciare gli strumenti e le azioni del governo dell’ambiente e del territorio, fondato sulla cooperazione tra Stato centrale, Regioni, Autonomie locali e sulla reale partecipazione dei cittadini e delle rappresentanze degli interessi economici, sociali e delle associazioni ambientaliste alla formazione delle decisioni.
Contemporaneamente c’è l’impegno di ricorrere all’impugnativa del decreto legislativo da parte delle Istituzioni regionali, innanzitutto davanti alla Corte costituzionale.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Italiani ? Coglioni !


Scusate l’espressione..non è mia..è del Presidente del Consiglio dei Ministri pro tempore on. Silvio Berlusconi che così, oggi, s’è rivolto nei confronti di quegli italiani – ahi loro – che follemente potrebbero pensare di non votare per lui. Che mi ricordi, nessun “uomo delle Istituzioni” in Italia si è mai rivolto così ai suoi concittadini. Ma, forse, ‘sto illustre premier non è un “uomo delle Istituzioni”….forse è un “uomo degli affari suoi”. Mandiamolo a casa, se abbiamo un minimo di “senso delle Istituzioni” e della res publica, della gestione delle “cose di tutti noi”, della collettività nazionale…..

A.N.S.A., 4/4/2006 - ore 19.25. ROMA – BERLUSCONI ALZA I TONI, L’UNIONE REAGISCE. Dopo il faccia a faccia di ieri sera in tv e la battaglia su fisco e Ici si alzano i toni del confronto tra i due schieramenti. A dar fuoco alle polveri e’ stato per primo il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi con un intervento-show nella sede della Confcommercio.

‘NON PENSO CHE CI SIANO TANTI COGLIONI CHE…’
Ho troppa stima nell’intelligenza degli italiani per pensare che ci siano così tanti coglioni che possano votare contro il proprio interesse“, ha detto Berlusconi. “Scusate il linguaggio rozzo ma efficace“,
ha aggiunto.

ULIVO: BERLUSCONI SQUADRISTA MEDIATICO
“Berlusconi si conferma un uomo rozzo e volgare”. Così i coordinatori dell’Ulivo replicano alle ingiurie lanciate dal presidente del Consiglio, che aggiungono: “Con le sue parole ignobili e violente Berlusconi getta finalmente la maschera dimostrando di essere quello che è: uno squadrista mediatico privo di rispetto per la democrazia, per le istituzioni e per gli italiani”.

BERLUSCONI: HO USATO L’IRONIA, LORO DICONO CHE SONO MAFIOSO
“Ho usato quell’espressione con il sorriso sulle labbra e ci ho scherzato sopra, mentre loro hanno detto che sono un delinquente politico, un mafioso, un assassino: accuse che devono ancora dimostrare e di cui non si sono ancora scusati”. Così il premier Silvio Berlusconi ritorna sulla parola “coglioni” usata davanti alla platea di Confcommercio a proposito di chi nelle prossime elezioni “voterà contro i propri interessi”.
“La mia era soltanto ironia”, ha aggiunto Berlusconi uscendo dalla sede di Confcommercio, “mentre loro lanciano accuse serie di cui ancora non si sono scusati”. Il premier è quindi tornato sull’accusa di “delinquenza politica” lanciata da Romano Prodi. “Le mie parole e quell’accusa non sono assolutamente paragonabili”, ha detto Berlusconi, “loro mi hanno detto sul serio delinquente politico e sto ancora aspettando le loro scuse. Loro mi danno dell’assassino e mi mandano i plotoni telecomandati ad insultarmi”.

PRODI: BERLUSCONI DISPREZZA TUTTO IL POPOLO
“L’asprezza dei toni di oggi dimostra il disprezzo non solo per i leader, ma per tutta la gente e per il popolo: lo sentite nella pelle. Non c’é appartenenza. E invece il paese ha bisogno di essere unito”: lo ha detto Romano Prodi durante una manifestazione elettorale, commentando l’espressione ‘coglioni’ usata dal premier.

“Anche se Berlusconi si comporta da leader dell’opposizione, perché come leader di governo non si può salvare, non può sfuggire al giudizio della storia”. Lo afferma Romano Prodi, durante una manifestazione elettorale a Roma, ricordando l’aumento del debito pubblico e la crescita zero del pil. Il leader del centrosinistra spiega che “il paese ha bisogno di una coalizione forte e seria, ha bisogno di serietà perché tutti ci ridono dietro”.

FINI: IL PREMIER NON VOLEVA OFFENDERE
“Berlusconi ha usato una espressione gergale utilizzata da sette italiani su dieci. Non facciamone un caso”: così Gianfranco Fini ha commentato l’ espressione usata dal presidente del Consiglio durante un incontro in Confcommercio. “Berlusconi – ha assicurato Fini – non voleva essere offensivo”.

(foto da www.marcotravaglio.it)

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Ho visto cose…..


Ho visto approvare in Parlamento la legge sul falso in bilancio il giorno dopo l’11 settembre. Di corsa, per onorare con il nostro lavoro ? così ci venne detto – i morti di New York. Ho visto la commissione giustizia del Senato prolungare i suoi lavori dopo la mezzanotte per tre leggi in cinque anni: per il falso in bilancio, per la Cirami, per l’immunità delle più alte cariche dello Stato.

Ho visto aprire l’ultima legislatura con una legge ad personam, quella che abolisce l’imposta di successione sui patrimoni più grandi. E l’ho vista chiudere con una legge ad personam, quella che abolisce l’appellabilità delle sentenze di assoluzione.

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono o non possono restare in servizio, alzando e abbassando l’età pensionabile secondo le convenienze: fuori Borrelli dentro Carnevale.

Ho visto il Parlamento decidere quali magistrati possono dirigere gli uffici giudiziari più delicati. Insomma, ho visto il Parlamento scegliere i giudici.

Ho visto più di mezzo Senato applaudire in piedi l’appoggio alla guerra preventiva in Iraq. Ho visto la standing ovation della maggioranza e i sorrisi di festa, in attesa dei bombardamenti dei giorni dopo. Ho visto sbeffeggiare le senatrici che si battevano per le quote rosa. Le ho viste sommerse dagli sberleffi della maggioranza. Le ho sentite chiamare “vacca” e “gallina”.

Ho visto togliere ai giudici di pace la competenza sugli incidenti stradali più gravi. Lavoravano troppo velocemente creando problemi alle assicurazioni. Anche alla Mediolanum.

Ho visto portare nel Parlamento repubblicano una legge per equiparare le brigate nere di Salò ai combattenti delle forze armate e ai partigiani.

Ho visto violare il regolamento del Senato anche sei volte in due giorni. Ho visto violare la Costituzione in presenza della seconda autorità dello Stato. A volte invocando precedenti inesistenti. Altre volte senza precedenti.

Ho visto un parlamentare svenire a un passo dall’infarto per l’indignazione, di fronte al numero legale ottenuto più volte senza pudore.
L’ho visto steso a terra, insultato e fischiato dagli avversari che lo accusavano di perdere tempo.

Ho visto censurare o bloccare negli uffici interrogazioni critiche verso il governo o verso esponenti della maggioranza; ho visto funzionari solerti mutilare i diritti costituzionali dei parlamentari.

Ho visto rifare mezza Costituzione come niente, da personaggi senza storia. Per liberare da ogni controllo di garanzia e da ogni contrappeso il potere di chi vince le elezioni. Per mettere lo Stato ai piedi dell’uomo più ricco e potente del paese.

Ho visto barattare pubblicamente in aula l’unità del Paese con gli interessi televisivi del Capo del Governo.

Ho visto un senatore votare per cinque, per dare alla sua maggioranza il numero legale. Ho visto tollerare anche quindici voti di assenti per volta.

Ho visto stabilire il tempo massimo di un giorno per discutere in seconda votazione la riforma di mezza Costituzione.

Ho visto fischiare in un’aula parlamentare il Capo dello Stato mentre il presidente del Senato leggeva il testo del rinvio alle Camere della legge di riforma dell’ordinamento giudiziario.

Ho visto scritto nella relazione ufficiale della commissione antimafia che la mafia non porta voti, che il controllo del voto da parte di Cosa Nostra è “uno dei miti più a lungo e pervicacemente sostenuti”.

Ho visto Giovanni Falcone commemorato sull’autostrada per Punta Raisi, località Cinisi, da un ministro che aveva sostenuto che dobbiamo convivere con la mafia.

Ho visto un ministro definire il carcere di Cagliari un albergo a cinque stelle pochi giorni prima che vi si uccidessero due detenuti.

Ho visto leggi importanti e sulle quali era stata annunciata una dura opposizione votate in Senato alla presenza di poche decine di esponenti della minoranza.

Ho visto decine di senatori dell’opposizione lavorare seriamente ed essere trattati come incapaci o complici del governo. Ho visto sospetti ingiusti. Ho visto fiducie ingiuste.

Ho visto uomini dello Stato oggetto di insolenze e di accuse sanguinose, grazie a un uso prepotente della immunità parlamentare.

Ho visto chiamare tutti i manifestanti di Genova violenti e terroristi e assicurare ufficialmente che nel carcere di Bolzaneto non ci furono violenze. Ho visto negare una commissione d’inchiesta su Genova per non interferire con il lavoro della magistratura. Ho visto dimenticare questo principio per istituire la commissione Telekom Serbia.

Ho visto ridere in faccia alla richiesta di maternità o paternità assistite di persone non felici.

Ho visto esibire i fazzoletti padani a un metro dal tricolore sulle bare nei funerali di Stato.

Ho visto prolungare la durata del Parlamento per uso personale. Per ottenere l’impunità in un processo, per monopolizzare le televisioni.

Così ho visto sfregiare, nel mio Paese, il più grande simbolo della democrazia.

Queste cose, almeno diverse di esse, le abbiamo viste tutti noi italiani: facciamo in modo che non accadano più, ricordiamocene domenica prossima, davanti ad una scheda, con una matita in mano…..

(foto da www.marcotravaglio.it)

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L’abusivismo edilizio in Sardegna.


Sono state eseguite in sede sostitutiva (su richiesta dei Comuni ai sensi della legge regionale n. 23/1985) oltre 1.100 ordinanze di demolizione relative ad abusi edilizi non condonabili secondo quanto previsto dalle leggi nn. 47/1985, 724/1994 modificata con 662/1996, 326/2003 e successive modifiche ed integrazioni (cioè realizzati in aree tutelate con vincolo di inedificabilità assoluto) da parte del Servizio vigilanza in materia edilizia dell?Assessorato EE.LL., finanze, urbanistica della Regione autonoma della Sardegna. Sono stati, quindi, demoliti circa mc. 300.000 di volumetrie abusive (in gran parte fra il 1986 ed il 1987, con una breve ripresa fra il dicembre 1994 ed il gennaio 1995). Ogni anno vengono emesse dai Comuni sardi almeno un migliaio di ordinanze di demolizione di abusi edilizi: quasi nessuna viene eseguita dal trasgressore. Sono tuttora giacenti diverse decine di richieste provenienti da Comuni di personale e mezzi regionali per procedere alle demolizioni degli abusi edilizi: inutilmente, perché da anni non si procede neppure alla prevista gara di appalto (art. 15 della legge regionale n. 45/1989). Nei primi otto mesi del 1994, a cavallo dei provvedimenti normativi inerenti il secondo condono edilizio, sono stati accertati ben 397 casi di abusivismo edilizio nella sola Provincia di Cagliari. Nel 2004 sono stati accertati ben 420 casi di abusivismo edilizio nel solo territorio comunale di Quartu S. Elena. I casi di abusivismo edilizio stimati in base al censimento regionale con aereofotogrammetria (2001) sono circa 45.000 (sotto i profili urbanistico, paesaggistico, dei diritti di uso civico, ecc.), quelli insanabili sono attualmente più di 4.500, in gran parte tutti lungo i litorali. Secondo l?allora Assessore regionale degli EE.LL., finanze, urbanistica ing. Gabriele Asunis (già Direttore generale della pianificazione territoriale) i casi di abusivismo edilizio (opere senza concessione edilizia o autorizzazione) al 29 gennaio 2004 sarebbero stati 17.387, di cui 9.934 aumenti di volumetria di fabbricati esistenti (chiusura balconi, loggiati, ecc.), 965 casi di parziale difformità con il progetto autorizzato, 471 abusi su aree pubbliche (soprattutto in edifici di proprietà I.A.C.P.), 43 ristrutturazioni non autorizzate, 91 mutamenti di destinazione d?uso, 13 ?abusi interni?, 2.383 opere prive di alcuna autorizzazione (di cui 3 lottizzazioni) e 581 casi di difficile inquadramento. In realtà, tale classificazione sembra che si riferisca ai soli abusi esclusivamente sotto il mero profilo urbanistico. L?unico Comune sardo ad avere la ?mappa? pressochè completa dell?abusivismo edilizio sul proprio territorio è Quartu S. Elena (CA): sono risultati (1995 – termine operazione condono legge n. 47/1985) circa 10.400 casi di abusivismo (al 3° posto in Italia per numero di casi, dopo Napoli e Gela), dei quali 127 ?insanabili parziali? e ben 486 ?insanabili totali?. Ben 2.858 casi di abusivismo per mc. 739.007 di volumetria complessiva sono risultati nelle zone ?F? (turistiche) costiere ed altri 1.336 casi nelle zone ?E? (agricole) per mc. 490.971 di volumetria complessiva. Dopo il nuovo condono edilizio (leggi nn. 724/1994 e 662/1996) i casi di abusivismo ?insanabili totali? sono scesi a 147, gli ?insanabili parziali? a 72. Negli ultimi anni l?Amministrazione comunale ha predisposto oltre 20 piani di risanamento ancora inattuati, sono cresciuti a dismisura gli òneri economici collettivi per dotare dei necessari servizi (depurazione, acqua, energia elettrica, smaltimento rifiuti, scuole, ecc.) gli ?abusi condonati? per una spesa complessiva stimata in oltre 222 milioni di euro, a fronte di circa 18/20 milioni di entrate derivanti dalle oblazioni di legge. Riguardo l?ultimo condono edilizio (2003-2004) sono state presentate oltre 3.000 istanze di condono relative ad altrettanti abusi edilizi, dato di notevole rilievo visto che a livello nazionale le domande sono state 102.126 (dati Confedilizia). Al Comune di Cagliari, ad esempio, le istanze presentate sono 2.300. Ancora nell?agosto 2005 sono stati riscontrati ben 25 casi di abusivismo edilizio totale in area costiera (Flumini). Si deve ricordare che, neppure sotto il mero profilo finanziario, il condono edilizio è vantaggioso: nel 1985, a fronte di una previsione di entrata di 2.995 milioni di euro, le entrate effettive furono pari al 58 %, nel 1994, a fronte di un gettito previsto di 2.531 milioni di euro, le entrate effettive furono del 71 %, attualmente, a fronte di una previsione di entrata pari a 3.165 milioni di euro, si stimano solo il 40 % di entrate effettive. Fra i casi più eclatanti di abusivismo edilizio in aree di rilevante interesse ambientale si devono ricordare i 185 edifici abusivi dentro il parco naturale di Molentargius ? Saline (Cagliari ? Quartu S. Elena), le 26 strutture abusive (fra cui una decina di campeggi con bungalows e roulottes) sulla costa algherese entro il parco naturale di Porto Conte per cui il Comune ha richiesto inutilmente i mezzi regionali per la demolizione, centinaia di edifici abusivi nel territorio comunale di Nuoro (ben 370 casi a Testimonzos, diversi altri a Sa Toba, Murichessa e sul Monte Ortobene), circa 50 strutture abusive (villette, pontili, ecc.) nel parco nazionale dell?Arcipelago della Maddalena per cui l?Amministrazione comunale ha richiesto invano i mezzi regionali per la demolizione, 45 strutture abusive nell?isoletta di Corrumanciu (Stagno di Porto Pino), sotto sequestro penale ed oggetto di giudizio (R.N.R. 5988/2004) davanti al Tribunale di Cagliari, i lavori per il campo da golf sulle sponde dello Stagno di Chia (Domus de Maria), anch?essi oggetto di sequestro penale (giugno 2004).

ORDINI DI DEMOLIZIONE CONTENUTI NELLE SENTENZE PENALI IRREVOCABILI

Si tratta di diversi casi, i più noti dei quali sono i seguenti (tutti denunciati in vari momenti da Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra):

* Portu Malu ? Baia delle Ginestre: sulla costa di Teulada (CA). Con sentenza Cassazione penale, Sez. III, 12.1.1996, n. 50, confermativa della sentenza Corte d?Appello di Cagliari, 7.7.1995, n. 117, a sua volta di parziale riforma della sentenza del Pretore di Cagliari n. 1380 del 7.6.1993 sono stati ordinati la demolizione e ripristino ambientale degli abusi realizzati dalla BAIA DELLE GINESTRE s.p.a. (un parcheggio coperto, un fabbricato-alloggio del personale , un campo da tennis, ampliamento del ristorante, un vascone, una cabina ENEL, locali-servizio, la reception del complesso alberghiero, un comparto alberghiero da 100 camere, una piscina con locale-filtri, una piattaforma-pizzeria, tre baracche di legno, un locale, una pista di accesso alla spiaggia, tre pontili galleggianti, una barriera frangiflutti per complessivi mc. 15.600). Finora non è stato demolito quasi nulla. La Corte d?Appello di Cagliari (ordinanza 2.3.1999) ha confermato in sede di incidente di esecuzione l?ordine di demolizione e ripristino ambientale dando opportune disposizioni al pubblico ministero. La Corte di Cassazione (sentenza Sez. III, 30.11.1999, n. 3827) ha respinto definitivamente i ricorsi dei condannati e delle banche creditrici (nonché del Comune). Ma non finisce qui: nuovi incidenti di esecuzione per fermare le ruspe militari della Procura Generale della Repubblica vengono promossi dai condannati, dall?esecutore fallimentare e dal Comune, ma vengono respinti dalla Corte d?Appello (ordinanze 23.4.2001, 25.5.2001, 18.6.2001). Nel giugno 2001 le ruspe del Genio Militare demoliscono le opere abusive, ma si attende ancora il ripristino ambientale. Incredibilmente la Corte di Cassazione accoglie poi un ricorso del Comune (ordinanza Sez. III, 6.8.2002, n. 817) ed ora pende un ulteriore incidente di esecuzione presso la Corte d?Appello di Cagliari e la Corte di Cassazione (soprattutto in relazione alle spese per il ripristino ambientale).
* Baccu Mandara: sulla costa di Maracalagonis (CA). Con sentenza del Pretore di Cagliari ? Sez. Sìnnai n. 146 del 18.6.1996 di applicazione della pena su richiesta delle parti sono stati ordinati demolizione e ripristino ambientale delle opere abusive realizzate dalla TRE P s.r.l. (una serie di 29 unità immobiliari ed ulteriori basamenti in cemento per complessivi mc. 12.900). Finora non è stato demolito nulla. Il Pretore di Cagliari (ordinanze 21.5.1999, 4.3.2002, 7.3.2002, 12.3.2002, 14.3.2002) prima e la Corte di Cassazione (sentenze 8.2.2000 e n. 16377 del 18.11.2002) poi hanno confermato in sede di incidente di esecuzione l?ordine di demolizione e ripristino ambientale dando opportune disposizioni al pubblico ministero, che, sempre con le ruspe militari, ha provveduto alla demolizione e, in collaborazione con il Comune, ad avviare il ripristino ambientale nel marzo 2002 .
* Piscinnì: sulla costa di Domus de Maria (CA). Con sentenza Cassazione penale, Sez. III, 6.6.1997, n. 1435, confermativa della sentenza Corte d?Appello di Cagliari, 8.10.1996, n. 634, a sua volta di parziale riforma della sentenza Pretore di Cagliari, 4.12.1995, n. 2183, e con sentenza Pretore di Cagliari, 7.4.1995, n. 854 di applicazione della pena su richiesta delle parti è stata ordinata la demolizione e ripristino ambientale delle opere abusivamente realizzate (due moli frangiflutto, opere di viabilità entro la fascia dei mt. 300 dalla battigia, scavi, sbancamenti e viabilità nell?arenile). Le numerose denunce ecologiste, l?intervento del Ministero per i Beni e le Attività Culturali (che con D.M. 4.10.1993 annullò l?autorizzazione paesaggistica regionale ?in sanatoria? delle opere abusive e con D.M. 16.9.1994 fermò definitivamente la ripresa abusiva dei lavori), della Soprintendenza per i Beni Ambientali di Cagliari (che con nota n. 7164 del 17.6.1994 bloccò sul nascere la ripresa abusiva dei lavori), dell?Assessorato regionale EE.LL., Finanze, Urbanistica (che con decreto n. 180/SV del 28.2.1994 annullò in sede sostitutiva, dopo le inadempienze comunali, le concessioni edilizie illegittime) e della Magistratura hanno fermato la lottizzazione MALFATANO s.p.a. di 80.000 mc. complessivi (prima del gruppo MONZINO, poi della LEGA DELLE COOPERATIVE). Nel periodo novembre-dicembre ?99 è stata svolta, a cura dei condannati, la demolizione delle opere abusive: oggi la spiaggia, grazie all?azione marina, sta riacquistando il suo aspetto, ma incombe un nuovo progetto edilizio della medesima LEGA DELLE COOPERATIVE.
* Piscina Rey: sulla costa di Muravera (CA). Con sentenza Cassazione penale, Sez. III, 25.9.1997, è stata parzialmente riformata (disponendo nuovo giudizio per il sindaco di Muravera, poi assolto con sentenza Corte d?Appello di Cagliari ? Sez. Sassari) la sentenza Corte d?Appello di Cagliari n. 699 del 5.11.1996, a sua volta di parziale riforma della sentenza del Pretore di Cagliari ? Sez. Sìnnai n. 91 del 25.5.1995: è stata stabilita la demolizione ed il ripristino ambientale degli abusi realizzati dalla SAITUR s.r.l. (un intero complesso immobiliare di villette a schiera per migliaia di mc. di volumetrie) in area ad uso civico. La lottizzazione è stata posta sotto sequestro (sent. Cass. pen., Sez. III, 7.4.1994). Con ordinanza Corte d?Appello Cagliari del 7.9.1998 e sentenza Cassazione penale, Sez. III, 9.4.1999, n. 769 è stata respinta la richiesta di revisione degli ordini di demolizione e ripristino ambientale: ordini confermati in sede esecutiva con ordinanza Corte d?Appello di Cagliari n. 104 del 19.10.1999. Un nuovo incidente di esecuzione ha visto la Corte d?Appello confermare le statuizioni precedenti (ordinanza 28.2.2001). Dopo ben dieci pronunce giurisdizionali (forse un record !), il condannato ha provveduto in proprio alla demolizione (novembre 2001) ed ha avviato il ripristino ambientale.

CONTRO IL ?SACCO? DELLE COSTE SARDE

Da quasi quindici anni le associazioni ecologiste Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra conducono moltissime ?battaglie? legali per difendere i litorali isolani dalla speculazione immobiliare.
Questi sono i ?numeri? (giugno 1992 ? dicembre 2005):
* esposti, richieste di atti, segnalazioni n. 1.015
* azioni a cui è seguito l?intervento delle pubbliche amministrazioni competenti e/o della Magistratura n. 875 (86,20 %)
* ricorsi ai Giudici amministrativi e speciali (T.A.R. Sardegna, Consiglio di Stato, ric. straord. al Capo dello Stato, Commissario per gli Usi civici) n. 40
* costituzioni di parte civile in procedimenti penali per reati ambientali n. 15
* le denunce ecologiste in tutti i casi di mancata esecuzione degli ordini di demolizione e di ripristino ambientale conseguenti a sentenze penali irrevocabili hanno portato la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari a svolgere indagini sull?operato dei sindaci e dei tecnici comunali di Teulada, Domus de Maria, Maracalagonis e Muravera. L?ex sindaco di Teulada C. L. Piras è stato condannato dal Tribunale di Cagliari con sentenza n. 407 dell?1.7.1998 ma assolto in sede di appello, l?ex sindaco di Maracalagonis M. Fadda è stato assolto (2004) in seguito al processo (R.G. n. 2600/01). La Procura della Repubblica di Cagliari sta conducendo una clamorosa indagine penale relativa a gravi ipotesi di reato (corruzione, abuso d?ufficio, concussione, ecc.) che coinvolgono i vertici del Servizio di tutela del paesaggio della Regione autonoma della Sardegna, imprenditori, dirigenti dei Servizi tecnici di vari Comuni, ecc. riguardo l?attività di tutela o, meglio, non tutela del paesaggio nel sud dell’Isola.

Amici della Terra Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

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E l’eco-mostro di Punta Perotti va giù…

2 Aprile 2006 Commenti chiusi


Dopo una lunga vicissitudine giudiziaria l’eco-mostro abusivo di Punta Perotti, a Bari, questa mattina è stato in gran parte demolito: un gran bel punto a favore dell’ambiente e della legalità. Ecco la cronaca.

A.N.S.A., 2 aprile 2006, 00.01 – BARI. Dopo l’ordinanza del Tribunale di Bari con cui è stato respinto ieri l’ennesimo ricorso presentato dall’impresa Matarrese, la lunga e contorta vicenda di Punta Perotti - il complesso edilizio realizzato sul lungomare barese – sembra volgere al termine. A sancirne la fine saranno oggi mattina 350 chilogrammi di tritolo che sono stati inseriti già oggi negli oltre 1000 fori praticati nei pilastri dell’edificio centrale, il più grande dei tre che compongono il complesso.
L’esplosione che darà il via all’abbattimento di Punta Perotti è prevista fra le 10,30 e le 11: in cinque secondi – precisano i tecnici – saranno demoliti i 13 piani ‘vista mare’ del palazzone perpendicolare alla costa. Le cariche di dinamite faranno ‘collassare’ l’edificio su se stesso per poi farlo cadere in avanti. Al fine di limitare la dispersione di polvere e frammenti, i primi tre piani sono stati ‘impacchettati’ con una rete a doppia trama, del tipo di quelle utilizzate in montagna per prevenire le frane.
A sbriciolarsi per prime saranno le strutture più interne e poi quelle esterne dell’edificio. L’esplosione prevista per domani abbatterà tre quarti del palazzo. La parte restante e il secondo edificio, quello più vicino al mare, saranno abbattuti il 23 aprile, mentre il 24 aprile crollerà il terzo palazzo, quello un po’ distaccato e parallelo alla costa. I 35.000 metri cubi di macerie saranno utilizzati per riempire fondamenta e piani interrati e la loro sistemazione si dovrebbe concludere entro agosto.
In tanti, anche solo per curiosità, intendono assistere a uno ‘spettacolo’: per l’occasione numerosi pescatori hanno fatto sapere di mettere a disposizione le proprie imbarcazioni per poter vedere l’avvenimento dal mare. Nel frattempo il Comune di Bari ha messo a punto il piano di sicurezza: il sindaco, Michele Emiliano, ha emesso ordinanze con le misure di sicurezza da osservare entro i 300 metri dall’edificio e i blocchi alla circolazione stradale.
Le misure prevedono anche l’evacuazione e lo sgombero di persone e automezzi (anche di esercizi pubblici, attività commerciali e artigianali) dalle 6.45 alle 19 di domani, nel raggio di 200 metri dalla zona dell’esplosione. Sono interessati, in particolare, alcuni uffici del Politecnico e, unica abitazione, la casa di un ex casellante. Per evitare, inoltre, che lo spostamento d’aria possa danneggiare gli infissi, è stato disposto che in tutti gli edifici della zona (entro 300 metri) siano lasciate aperte le finestre e chiuse tapparelle e avvolgibili.
Inoltre, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18, non si potrà stare all’aperto (nemmeno su terrazzi, balconi e lastrici solari) entro i 300 metri dal palazzo. E’ stata istituita dalla mezzanotte di ieri alle 19 di oggi un’ampia zona rimozione sul lungomare e in strade circostanti e sarà proibito il transito in diverse strade e piazze circostanti Punta Perotti.
Questi divieti si intrecceranno con quelli per la contemporanea gara podistica Vivicittà, che interesserà, tra l’altro, un’altra parte del lungomare.
In mattinata bloccato il transito dei treni lungo la vicina linea ferroviaria (tra le 9.30 e le 12.30) e sarà chiuso lo spazio aereo mentre in mare ci sarà una zona di rispetto di oltre 500 metri al largo.

GIU’ L’ECOMOSTRO DI PUNTA PEROTTI
BARI, 13.33 – La fine dell”ecomostro’ di Punta Perotti a Bari è cominciata in una giornata di sole e tra centinaia di curiosi che da questa mattina hanno cercato di guadagnare le postazioni migliori, anche dal mare, per assistere alle fasi dell’abbattimento del complesso edilizio di circa 300.000 metri cubi di cemento: tre torri alte circa 13 piani edificate ad una distanza inferiore a 300 metri dal mare e posizionate, in parte, in modo da ostruire la vista del lungomare a sud della città. Per questo motivo ‘Punta Perotti’ venne definita dalle piccole associazioni che le si opponevano “la saracinesca”.
Alle 10.30 in punto circa 350 chilogrammi di tritolo e 150 detonatori, inseriti negli oltre 1000 fori praticati nei pilastri dell’edificio centrale, hanno fatto cadere in pochi secondi i due terzi del palazzo principale perpendicolare al mare. L’esplosione dovrebbe aver provocato 35 mila metri cubi di macerie. In una nuvola di polvere che ha evocato immagini di guerra, i due terzi del palazzo principale si sono accartocciati su se stessi.
Dopo l’esplosione, le parti minate non si sono sbriciolate: a terra sono rimasti tre corpi di fabbrica che dovranno essere disintegrati. Una grossa nuvola di polvere si è allontanata nel retrostante quartiere di Japigia, avvolgendo palazzi e vie come nebbia densa. La nube ha impiegato circa mezz’ora per disperdersi. Nella maggior parte si è depositata su palazzi e vie del quartiere Japigia, rendendo l’area ‘lunare’, secondo testimoni.
L’abbattimento ora prevede altre due fasi: la seconda esplosione avverrà il 23 aprile per demolire il modulo rimanente del primo palazzo e il secondo fabbricato, quello più vicino al mare. La terza esplosione, infine, avverrà il 24 aprile: l’esplosivo farà saltare l’edificio più lontano dal mare e parallelo alla costa, l’ultimo della lottizzazione

(foto mailing list ambientalista)

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C?era una volta Arborea…..

1 Aprile 2006 Commenti chiusi


Arborea, vasta distesa di acquitrini, regno di flora e fauna, ma ostile alla vita umana, falcidiata dalla malaria, impedita nel suo sviluppo dalle alluvioni. Poi la resurrezione. Le idee degli uomini, il duro lavoro.

La storia siamo noi.

La storia fatta da migliaia di lavoratori sardi che scavarono, colmarono, costruirono, idearono un ordine, una struttura urbanistica. La storia scende dall?alto e porta i coloni per lo più veneti. E? una lunga storia di sacrifici, di privazioni, di sfiancante lavoro che permetteva di sopravvivere e nulla più. Allora si poteva morire col desiderio di un chicco di caffè, di uno spicchio d?arancia in una terra di agricoltori.

C?era una volta Arborea.

e la storia siamo noi. E? la storia della riforma agraria, dei contadini che si uniscono per essere padroni di sé stessi e del loro lavoro. E? la nascita delle cooperative, di uno spirito di solidarietà di unione che faceva di Arborea un modello, un esempio da imitare. Questo spirito di coesione ha dato ad Arborea un nome, sinonimo di qualità, benessere e pace. Il latte, il formaggio, gli ortaggi, i prodotti della pesca, si diffondono accompagnati da una fama di bontà perché provengono da un territorio sano, un?oasi felice e prospera.

C?era una volta Arborea, perché la storia siamo noi.

ma questa è una brutta storia. Ci siamo isolati. Chiusi dentro l?oasi non abbiamo capito che il mondo stava fuori e indicava la strada da percorrere: lo sviluppo sostenibile. Non c?è sviluppo autentico se non è sostenuto dall?ambiente. Accecati dall?improvviso benessere si è imboccata la strada sbagliata, quella della quantità, delle mucche all?infinito senza badare al territorio, alle conseguenze di una natura che infine ti presenta il conto. Distrutto lo spirito di solidarietà della comunità, ora gli uni contro gli altri. Agricoltori contro pescatori, cittadini contro agricoltori, agricoltori contro agricoltori. La catastrofe ecologica di oggi non è una calamità naturale: questa è imprevedibile. La nostra calamità era ed è stata ampiamente prevista. Da almeno venti anni. Nel 1989 il Comune, l?Amministrazione comunale guidata da Ezio Collu l?aveva paventata. Per questo fu approntato un progetto per il collettamento dei reflui delle case coloniche e delle sale mungitura e la costruzione di vasconi interpoderali per gli altri reflui. Progetto che in parte si sta attuando solo adesso con 17 anni di ritardo. Coloro che consapevoli del pericolo tentarono di scongiurarlo, parlando di ambiente, di inquinamento, furono additati come nemici degli agricoltori. La comunità preferì affidarsi alla politica degli struzzi e delle tre scimmiette: non vedo, non sento, non parlo: minimizzare i problemi, nasconderli sotto la sabbia, non sollevare il coperchio (come pubblicamente invitò a fare un assessore provinciale all?ambiente di Oristano). Per 17 anni è stata questa la politica di Arborea, una politica irresponsabile che non ha tenuto conto nemmeno della qualità della vita dell?intera comunità, in termini di salute pubblica.
E ancora oggi questa comunità non è partecipe delle scelte, delle soluzioni da adottare. Il Sistema Arborea si è rivelato un castello di carte che nascondeva una realtà drammatica. Le falde acquifere sono inquinate e ci vorranno decenni per risanarle. Il nome, la fama di Arborea sono intaccati e discreditati grazie alla politica degli struzzi. Si tratta ora di sce-gliere, di decidere, comprendere e ragionare, soprattutto capire che da questa catastrofe o ci salviamo tutti o non si salva nessuno, nemmeno quelli che pensano di essere forti. Ma Arborea è fortunata e la sua fortuna dipende dall?attuale governo della Sardegna che non ha chiuso gli occhi. Prima ancora delle sacrosante proteste dei pescatori, perché anch?essi hanno una famiglia da sostenere e fanno parte della nostra comunità, sebbene i problemi degli stagni non dipendano solo dall?inquinamento agricolo, la giunta regionale si è messa al lavoro definendo un piano di risarcimento e di ripristino.
Su questo piano dovremmo lavorare uniti, dovremmo discuterlo, migliorarlo su quei punti che destano perplessità come la costruzione di centinaia di vasconi che erodono il terreno agricolo e costituiscono un impatto paesaggistico negativo. Per costruirli occorre accedere ai fondi comunitari del P.O.R. Sardegna 2000-2006, dimostrare la disponibilità finanziaria di ciascuna azienda del 40% del loro costo (cui va aggiunto il 20% di IVA). Molti agricoltori, esposti con le banche, non potranno costruirli, con conseguente riduzione del bestiame, ritorno alla preistoria, alla mera sopravvivenza. Inoltre non risolvono il problema dell?inquinamento. Infatti ogni azienda in seguito dovrebbe dotarsi di impianti di depurazione e produrre biogas: altra erosione del terreno e altri soldi da spendere. E chi sarà in grado di gestire impianti del genere ?
Perché allora non convogliare tutto il refluo liquido che contiene i 2/3 dell?azoto in un unico impianto per la produzione di azoto da vendere o di biogas ? L?intera comunità arborense dovrebbe essere investita di questo problema che riguarda tutti.
La Regione autonoma della Sardegna ha imboccato la strada dello sviluppo sostenibile, l?unico sviluppo possibile per sopravvivere in un mondo globalizzato, Ciò rappresenta, in termini semplici, la capacità di coniugare la qualità ambientale di un territorio con la qualità dei prodotti, attraverso una forte coesione sociale.
La Regione Sardegna si è allineata alla politica perseguita da almeno vent?anni dall?Unione Europea. E ha messo in luce il fallimento della politica fin qui attuata ad Arborea: che finora aveva camminato in tutt?altra direzione.
Ora i tratta di verificare se Arborea vorrà mettersi in scia o starne fuori continuando la strada cieca di un inevitabile declino.

La storia possiamo e dobbiamo essere ancora noi.

(foto da www.arboreaarboreino.it)

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