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Cagliari migliora ? Chi ricorda il mitico dissalatore ?


In questo periodo di campagna elettorale per le ormai vicine elezioni comunali dell?11-12 giungo siamo bombardati da cifre, dichiarazioni, manifesti con faccette sorridenti, ?santini? con gli slogans più improbabili. Ogni candidato fa quel che crede con i suoi soldi. Con i soldi pubblici della pubblicità istituzionale sarebbe invece opportuno essere un po? più oggettivi. Ad esempio ricordare anche le ?cantonate? prese dalle amministrazioni pubbliche. Dal sito istituzionale www.cagliarimigliora.it sappiamo che in città sono stati aperti 360 cantieri che hanno dato lavoro ad oltre 4.500 persone. Lavoro temporaneo, ma sempre lavoro. Leggiamo che le imprese dal 2001 sono aumentate del 9,5 % ed oggi sono 16.354. Ha preso avvio il porto canale con 350 posti di lavoro diretti ed indiretti. Ci ha messo quasi 40 anni, ma è partito davvero. E tante altre cose, cosucce e cosette di maggiore e minore importanza. Ma sempre positive. A questo punto il cagliaritano medio non dovrebbe più avere alcun dubbio e l?amministrazione comunale uscente del sindaco Emilio Floris avere la riconferma in tasca. Ma sarà proprio così ? A parte le mille varie critiche che si possono fare, preme attenersi alla ? a nostro modesto e soggettivo parere ? pubblicità istituzionale mancata. Quella delle ?cantonate? prese. Limitiamoci ad uno dei più grandi progetti della ?Cagliari capitale del Mediterraneo?. Il dissalatore. Alla cagliaritana, naturalmente. Nel febbraio 2003, nel bel mezzo dell?ennesima ?crisi idrica? sarda, preceduto da amorevoli campagne stampa, il progetto di un ?impianto di potabilizzazione col sistema della dissalazione? viene proposto dal Comune di Cagliari a Is Arenas, in pieno parco naturale regionale ?Molentargius ? Saline?. Zona di tutela integrale ed inedificabile. Il progetto depositato per il necessario procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A. riguardava ?la realizzazione di un impianto di potabilizzazione col sistema della dissalazione, la relativa opera di presa a mare, la condotta per conferimento dell?acqua potabile ai serbatoi cittadini di Monte Urpinu, la condotta per lo smaltimento della salamoia e le opere accessorie? (avviso al pubblico del 5 febbraio 2003 e quadro di riferimento programmatico). L?impianto di dissalazione, tecnologicamente definito ?ad osmosi inversa?, prevedeva ? nel sito prescelto ? l?occupazione di un?area di 2,7 ettari (n. 3 edifici con altezza max di mt. 4 fuori terra, viabilità di larghezza 8 mt.) con condotte di captazione dell?acqua marina dal litorale del Poetto, condotte di adduzione dell?acqua dolce verso i serbatoi comunali di Monte Urpinu con interessamento della zona umida (sede di nidificazione del Fenicottero rosa e di altre specie faunistiche di interesse prioritario) e vie di scarico della salamoia di risulta attraverso la condotta verso Cala Mosca o mediante il canale di Terramaini verso l?area portuale. L?intera iniziativa progettuale poggiava su un assunto assolutamente non dimostrato, la necessità imprescindibile della realizzazione di un impianto di dissalazione perché non esiste e non può esistere altra fonte di approvvigionamento idrico per la città di Cagliari. Tale preteso ?postulato? è apparso destituito di fondamento, come affermato anche nei pareri negativi espressi e depositati dal Servizio Difesa del suolo e Politica forestale e dal Servizio Tutela delle acque dell?Assessorato regionale della Difesa dell?Ambiente.
Basti pensare che, nel periodo, secondo i dati comunicati dal Comune di Cagliari all?Osservatorio nazionale sui servizi idrici (1999), Cagliari ha avuto un volume medio di ingresso nella rete idrica di 40,331 milioni di metri cubi di acqua/anno in favore di circa 220.000 utenti (82.445 utenze, di cui 66.663 civili e 15.165 industriali-commerciali nei Comuni di Cagliari, Elmas e Monserrato, quartiere di Su Planu di Selargius), mentre le perdite venivano stimate nell?ordine del 35 % (il Servizio Tutela delle acque dell?Assessorato regionale della Difesa dell?Ambiente indica addirittura il 40%), pari a 14,116 milioni di metri cubi di acqua/anno. Un impianto miracoloso che avrebbe prodotto 10 milioni di metri cubi di acqua all?anno (che però le solite condutture ?bucate? avrebbero ridotto a 6,5 con le perdite) e 15 milioni di metri cubi di salamoia annui. E che si sarebbe fatto di questi ? Li si sarebbe buttati a mare e pazienza se avrebbero ammazzato ogni forma di vita nel Golfo di Cagliari, la posidonia innanzitutto. Alternativa: diluirli con 15 milioni di metri cubi annui di acqua dolce?..
Il tutto al modico costo di 36.150.000.000 euro.
E come andò a finire ? Dopo il puntuale atto di ?osservazioni? inoltrato nel procedimento di V.I.A. da parte delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico (nota del 28 febbraio 2003) ed alcuni (pochi, per la verità) servizi giornalistici, nel successivo mese di maggio 2003 il Comune di Cagliari ritirava il progetto, anzi lo ?metteva in sonno?, come dichiarava l?assessore comunale competente Angius. Così veniva evitata la sonora ?bocciatura? in sede di V.I.A. Buonanotte. Neppure alcun affettuoso foglio di informazioni quotidiano ne parlò più.
Soltanto a distanza di anni, dopo mille insistenze ecologiste, sono finalmente partiti i lavori per il risanamento della ?bucherellata? rete idrica cittadina?.. Ogni tanto qualche ?bocciatura? fa bene, perché non ricordarlo allora ?

Gruppo d?Intervento Giuridico Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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  1. stefano.deliperi
    4 Giugno 2006 a 19:08 | #1

    inserisco un commento pervenuto da Mariano : “Nemmeno io sapevo di questo geniale progetto. E’ vero, siamo disinformati e superficiali in questa città.”

  2. stefano.deliperi
    3 Giugno 2006 a 19:44 | #2

    inserisco un commento pervenuto da S. B. : “Alla base delle scelte della giunta Floris c’è la pura ignoranza. E quando non c’è, ci sono gli interessi”.

  3. stefano.deliperi
    2 Giugno 2006 a 21:53 | #3

    inserisco un commento pervenuto da Vicky : “anch’io non conoscevo questo bellissimo e soprattutto utilissimo progetto per Cagliari capitale del Mediterraneo ! Credo che si faccia sempre bene a parlare di queste cose ed a farle sapere quanto più si può. Io diffonderò queste informazioni alle persone che conosco, fatelo anche tutti voi che leggete !”

  4. stefano.deliperi
    31 Maggio 2006 a 19:13 | #4

    inserisco un commento pervenuto da Franco R. : “purtroppo la conoscenza di queste schifezze da parte dei cagliaritani non eviterà che votino nuovamente per Floris. Quanti cagliaritani poi conoscono queste cose ? Troppo pochi.”

  5. stefano.deliperi
    29 Maggio 2006 a 18:46 | #5

    Cara Giovanna,
    è vero, un piccolo dissalatore può essere molto utile, i sali naturali prodotti in saline e lagune hanno ottimi effetti curativi e depurativi. Tuttavia il “dissalatore alla cagliaritana” era tutt’altra cosa: i suoi “scarichi” di salamoia in mare, con un tenòre di salinità di varie volte superiore a quello marino, avrebbero eliminato qualsiasi forma di vita nel Golfo di Cagliari. Oppure, per eliminarne gli effetti nefasti, sarebbe stata necessaria una diluizione con ben 15 milioni di metri cubi di acqua depurata annui. Insomma, il gioco non valeva proprio la candela !

  6. stefano.deliperi
    29 Maggio 2006 a 18:38 | #6

    inserisco un commento pervenuto da Marco S. : “Questa non la sapevo. Grande !!! Se avessero approvato quel progetto il sindaco – e chi l’avesse approvato – avrebbe potuto fregiarsi del titolo di ATTILA. Un sentito grazie a chi ha bloccato il progetto, a chi ha contribuito a contrastarlo.”

  7. stefano.deliperi
    29 Maggio 2006 a 18:29 | #7

    inserisco un commento pervenuto da Giovanna M. : “Caro Stefano, sai che un piccolo dissalatore potrebbe fornire i sali per un impianto termale tipo quelli del Mar Morto?
    E ci si farebbero affari d’oro! Pazienza, io non ho mentalità imprenditoriale… ma… sei mai stato al centro Thalassos di Foxi… giusto per avere un’idea! Un caro saluto.”

  8. stefano.deliperi
    28 Maggio 2006 a 20:15 | #8

    da La Nuova Sardegna, 28 maggio 2006

    RICORDI DI STAGIONE. Il sindaco che voleva dissalare il mare. Frettolosamente accantonato il progetto per un impianto da 36 milioni. MAURO LISSIA

    CAGLIARI. Davanti ai cronisti con gli alambicchi sul tavolo, un mini-dissalatore dimostrativo che doveva confermare l?attendibilità della scelta fatta dall?amministrazione Floris: per risolvere l?eterno problema della siccità bastava costruire un impianto di dissalazione dell?acqua marina. Costo: 36 milioni di euro. Con l?aria da gattone, il sindaco assaggiò l?acqua dissalata e annuì: “Ottima”. D?altronde il progetto era pronto e con il progetto la società di facoltosi imprenditori decisi a realizzare l?impianto e a gestirlo per decenni. Il sindaco non si fermò neppure di fronte all?opposizione netta manifestata dall?allora presidente della Regione Mauro Pili, quel dissalatore era un must. Così il progetto andò avanti e finì sulle scrivanie dell?assessorato regionale all?ambiente, dove i tecnici lo analizzarono a puntino. Il verdetto fu imbarazzante: così come Floris lo voleva, il dissalatore avrebbe distrutto la maggior parte della vita vegetale nel golfo di Cagliari, la salamoia avrebbe ucciso la poseidonia oceanica e invaso le acque fino a pregiudicare le attività di pesca. Per di più, causa i costi dell?energia elettrica, i cagliaritani avrebbero pagato l?acqua potabile come fosse vino d?annata. Appena prima che la bocciatura arrivasse – forse spinto da qualche anticipazione giornalistica – Floris ritirò il progetto: “Lo ripresenteremo con le opportune modifiche” spiegò l?assessore ai servizi tecnologici Giorgio Angius. Sono passati tre anni e alla Regione stanno ancora aspettando: il dissalatore è finito frettolosamente sepolto nelle memorie da non ravvivare, eravamo su ?scherzi a parte?. Ma a ricordare quei giorni epici è Stefano Deliperi, che insieme a pochi condusse tre anni fa una battaglia mediatica per scongiurare il disastro: “L?intera iniziativa – scrive in una nota il responsabile del Gruppo di intervento giuridico – poggiava su un assunto assolutamente non dimostrato, la necessità imprescindibile di realizzare un impianto di dissalazione perchè non può esistere altra fonte di approvvigionamento idrico per la città. Tale preteso postulato è apparso destituito di fondamento”. A confermarlo ci sono i dati: nel 1999 – secondo le cifre fornite all?osservatorio nazionale sui servizi idrici – Cagliari ha avuto un volume medio di ingresso nella rete idrica di 40,331 milioni di metri cubi all?anno per 220 mila utenti. E le perdite venivano allora stimate nel 35 per cento, pari a oltre 14 milioni di metri cubi l?anno. L?impianto annunciato dall?amministrazione Floris avrebbe dato alla città 10 milioni di metri cubi d?acqua e 15 milioni di salamoia. Quindi, per ottenere un risultato migliore e innocuo per l?ambiente, bastava tappare le falle delle condotte. Ed è quanto il Comune, dopo anni di chiacchiere, ha cominciato a fare. Ma forse sarà utile ricordare quanto dissero i responsabili dei due uffici regionali per la difesa dell?ambiente. Secondo la relazione legata allo studio per la valutazione d?impatto ambientale – depositata all?assessorato all?ambiente dai progettisti incaricati dal Comune – l?impianto di Is Arenas avrebbe prodotto 15 milioni di metri cubi di salamoia all?anno, che secondo lo studio sarebbe andare a finire in mare. Per rendere l?idea: in cento anni la spiaggia del Poetto ha perduto due milioni di metri cubi di sabbia. Ebbene: il dissalatore così fortemente desiderato dal sindaco Floris avrebbe generato in soli dodici mesi una quantità di materiale di scarto sette volte e mezzo maggiore della sabbia sparita in un secolo. Che si sarebbe depositato sul fondale marino, formando strati di sale sempre più spessi, un pavimento bianco destinato a distruggere nel giro di pochi anni l?intera popolazione di posidonia oceanica e a pregiudicare – se la scelta fosse stata quella – la pesca e le attività del porto. Insomma: il dissalatore era una minaccia per l?ambiente marino naturale. “Destano preoccupazione i sistemi e le modalità di smaltimento della salamoia – scrisse Fernando Olla, direttore del servizio Difesa del suolo della Regione – il sale potrebbe creare stratificazioni già nel canale, col rischio concreto dell?espansione e dell?accumulo all?interno del porto, con grave rischio della fuoriuscita e del conseguente deposito nella depressione compresa tra porto canale e molo Saras”. Questo nel primo caso: l?uscita via Terramaini. Nel secondo la salamoia – secondo Olla – sarebbe finita in una zona frequentata da pescatori professionisti, ricca di posidonia. E avrebbe provocato “danni fino alla scomparsa della vegetazione e danni ambientali di gravità eccezionale”. Allegato al dossier sulla valutazione d?impatto ambientale ne comparve un altro, non meno categorico e altrettanto inquietante. Scrisse Pasquale Lasio, direttore del servizio regionale Tutela delle acque: “Una concentrazione di salamoia pari a quindici milioni di metri cubi l?anno provocherebbe stratificazioni e altri problemi gravi”. Come se non bastasse, Lasio rilevò che “le soluzioni di smaltimento comporterebbero (per la necessità di diluire la poltiglia, ndr) il sacrificio di una risorsa idrica già disponibile, il che risulta essere un controsenso”. Questo perchè, pur di rendere ?digeribile? la salamoia alle acque marine, i progettisti ipotizzavano di aggiungervi acqua dolce. Per capire: il Comune voleva produrre acqua potabile dissalando con ingenti costi di produzione quella del mare. Una buona parte della stessa acqua sarebbe stata poi ributtata a mare per diluire gli scarti filtrati dall?impianto. In base a questi pareri il progetto sparì di scena.

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