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Archivio Luglio 2006

Democrazia del futuro: vogliamo ?partecipare??


Riceviamo e pubblichiamo volentieri l?intervento di Francesca Madrigali e Samir Villani, assidui frequentatori del blog, in materia di democrazia partecipativa e vi proponiamo una riflessione: gli italiani sono pronti a partecipare attivamente alla crescita politica e sociale del proprio Paese?

Negli ultimi decenni anche in Italia sono stati portati avanti alcuni esperimenti di politiche pubbliche ?integrate? per raggiungere l?obiettivo del ?buon governo? e il miglioramento della pubblica Amministrazione in termini di trasparenza, efficienza, rapporto reale con il cittadino. Alcuni esempi sono gli Accordi di Programma, i Progetti di Agenda 21 Locale, i Progetti Integrati Territoriali, i Progetti comunitari: Equal, Leader, Urban, Piani strategici per le città. Sono molti gli ?attori? coinvolti: Enti e soggetti portatori di interessi legittimi rappresentativi della realtà sociale, ambientale, culturale ed economica del territorio e del tessuto sociale. In concreto, sono soprattutto le associazioni dei cittadini, perché uno dei positivi effetti collaterali della democrazia partecipativa è appunto il valore dato all?aggregazione. Non si tratta solo di associazionismo politico-partitico, fondamentale per la vita istituzionale, o quello sindacale, decisivo per la difesa dei diritti sul lavoro, ma soprattutto di quello che costituisce una forma importante di promozione sociale, culturale, ecologica, dell’associazionismo autogestionario. Tutte le forme che hanno dato origine a ciò che chiamiamo terzo settore, organizzazioni civiche, forme di economia popolare e di solidarietà, costituiscono ormai una vera e propria nuova dimensione di istituzionalità sociale e come tale dovrebbero poter dire la loro sugli argomenti della cosa pubblica. Ordini professionali, associazioni sportive, associazioni di categoria, associazioni industriali, organizzazioni sindacali, enti pubblici e circoscrizioni, scuole, imprese, servizi / utilities, università e centri di formazione professionale sono alcuni degli attori del processo partecipativo.
E? evidente che non è possibile interpellare ogni cittadino singolarmente, vista anche la complessità delle decisioni e la necessità di dare adeguate informazioni perché il giudizio sia il più possibile sereno e rappresentativo di tutta la popolazione coinvolta. Nella forma attuale di democrazia, chi viene eletto subisce le pressioni del mercato, delle lobbies, e nella maggior parte dei casi non ha le competenze necessarie per far fronte alle problematiche più specifiche (nuove tecnologie, viabilità, ma anche etica della persona). Semplici cittadini, in particolare nei movimenti associativi, sono a volte più informati dei responsabili politici. Nella forma attuale di democrazia il rappresentante riceve una fiducia ?generica?, nella democrazia partecipativa un gruppo di cittadini discute di un argomento preciso dopo avere assunto tutte le informazioni necessarie. Si tratta di una quindicina di persone come nel caso delle conferenze di cittadini, chiamate «conferenze di consenso» in Danimarca, dove sono state lanciate negli anni ’80 e dove sono relativamente istituzionalizzate. I tempi naturalmente si allungano, ma i risultati sono più certi: dove per certezza si intende una reale corrispondenza dei bisogni e delle esigenze della cittadinanza con le decisioni, finalmente prese ?insieme? e non ?calate dall?alto?. Questa novità, infatti scardina il finora conosciuto meccanismo di delega attraverso il quale l’elettore rinuncia all’azione politica personale fino alle elezioni successive, e presuppone un impegno concreto del cittadino, traducibile ad esempio nel dover dedicare molti fine settimana ad informarsi, discutere, interrogare, esprimere un parere, in maniera anonima e non retribuita. Le persone chiamate alle conferenze di cittadini sono suddivise per categoria (età, sesso, professione, scelta politica, origine), su un campione più ampio di alcune decine di volontari scelti a caso. Scopo della procedura è ottenere quel parere, che si presume avrebbe espresso l’insieme della popolazione, se si fosse potuto darle preliminarmente gli strumenti per un giudizio informato, cosa materialmente impossibile.
Queste proposte rischiano di essere tacciate di elitarismo, partendo dall’assunto che il popolo è formato dall’insieme dei cittadini, e non si può escluderne una parte… È vero, ma la crescente astensione nelle consultazioni elettorali non testimonia forse l’esclusione, cosiddetta volontaria, del 30%, 50%, se non di più, delle persone chiamate a votare? L’importante è non inquadrare e fissare una volta per tutte una frazione della popolazione come marginale, e un’altra come parte integrante della società. Così come tutti i cittadini sono chiamati alle urne, tutti possono essere scelti, in modo casuale, per discutere ed esprimere il proprio parere in una conferenza di cittadini. Non c?è dubbio quindi che di sistema democratico si tratti: tutti vengono coinvolti, se lo vogliono.
Senza partecipazione reale il distacco dei rappresentanti dai rappresentati si allarga e diventa incolmabile; ecco dunque che episodi come quello relativo all?Alta Velocità in Val di Susa chiariscono come le forme di democrazia puramente rappresentativa non soddisfino pienamente le esigenze del territorio e di chi lo abita: al contrario, vengono percepiti come prepotentemente imposti dall?alto, senza appunto la ?partecipazione? di chi ha più diritto di dire la sua, cioè i cittadini. Esperimenti come quello della ?democrazia discorsiva? recentemente portato avanti in Grecia per la scelta del candidato alla poltrona di sindaco della città di Marousi, un sobborgo di Atene, da una parte sono laboratori politici evidentemente non applicabili ovunque allo stesso modo, ma illuminano una strada possibile per il futuro, in cui ogni abitante della Polis può riscoprire il senso di un impegno ?politico? e sociale a tutto tondo.

(foto C.B., archivio GrIG)

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Altra estate, stesso mare, stesse abitudini…?

29 Luglio 2006 Commenti chiusi


Da molto tempo, troppo, ogni anno si ripete lo stesso squallido rito. L’abbandono di quello che per mesi è stato il nostro migliore amico e poi, in nome di qualche giorno di “riposo e relax”, diventa invece improvvisamente un peso, un ingombro, un oggetto da toglierci dai piedi. Magari abbandonandolo lungo una strada. Tanto un animale non può capire, non ha anima nè cuore.
Ma qual è la vera bestia tra i due?

ANIMALI:CANI;LAV, OGNI ANNO 150MILA ABBANDONI, 25% IN ESTATE
(ANSA) – ROMA – Sono circa 150.000 i cani che vengono abbandonati ogni anno con punte del 25% in estate. Lo afferma Gianluca Felicetti presidente della Lav presentando la campagna contro l’abbandono e ricordando che da due anni abbandonare un animale e’ un reato che comporta l’arresto fino a 1 anno e ammende da 1.000 a 10.000 euro. In realta’ una buona parte di italiani riesce a portarsi il suo animaletto in vacanza (soprattutto grazie alle seconde case) altri lo lasciano ad amici, altri ancora si affidano alle pensioni per animali o a dog e cat sitter, un 18% decide addirittura di non andare in vacanza per non abbandonare il proprio amichetto. Separarsi ‘legalmente’ dal proprio animale, non e’ cosi’ facile anzi e’ piuttosto difficile per questo prima di adottare un cucciolo bisogna pensarci bene. ”Alcune regioni come la Toscana – ha detto Felicetti – hanno un servizio veterinario al quale poter lasciare il proprio animale se si e’ costretti a separarsene. Ci sono poi i casi in cui il padrone dell’animale muore e allora se ne prende carico l’amministrazione comunale”. Nella maggior parte dei casi bisogna trovare un nuovo adottante. Separarsi insomma e’ difficile non solo emotivamente. Un problema ben raccontato nello spot che la Lav ha realizzato per questa campagna e che sara’ trasmesso dalle reti Mediaset dal 7 agosto. Mentre sul sottofondo Caterina Caselli canta ”Insieme a te non ci sto piu”’, l’attrice Elisa Garantini protesta il suo bisogno di liberta’ al povero cane fuori campo che di li’ a poco verra’ abbandonato. Ma i cani, come gli altri animali, non sono fidanzati e da 2 anni il disamore verso un animale puo’ costare l’arresto. Per contrastare l’abbandono dei cani la Lav propone al Governo quattro misure: l’ aumento della quota di detrazione delle spese veterinarie (oggi il tetto e’ di 250 euro) dalla dichiarazione dei redditi, rendendola totale per chi adotta un cane dalla strada o da un canile, la sterilizzazione, l’iscrizione all’anagrafe canina, il relativo microchip ed il passaporto europeo. Riduzione al 10% dell’Iva sul cibo per animali e delle prestazioni veterinarie. Sostegno ed incentivi all’aumento dell’offerta d’accesso delle strutture turistiche come alberghi, campeggi e spiagge e dei mezzi di trasporto pubblico a cani e gatti. Inclusione dell’anagrafe canina, felina ed equina nel certificato di ‘stato di famiglia’. (ANSA) RED
28/07/2006 15:31

Per fortuna anche qualche buona iniziativa…

ESTATE: INIZIATIVA PARCO LA MADDALENA, SPIAGGE PER CANI
ANSA) – CAGLIARI – Tutela degli animali, convivenza con la collettivita’ e sviluppo di servizi aggiuntivi per una piu’ completa offerta turistica. Sono le tre finalita’ del progetto ”Spiagge per cani a La Maddalena”, promosso da un’associazione di tutela degli animali, dalla Capitaneria di Porto e dall’Ente Parco nazionale dell’Arcipelago di La Maddalena. Due le spiagge attrezzate per l’accesso degli utenti cinofili con i propri cani, e per i quali la Capitaneria di Porto ha rilasciato la concessione in uso, una nell’isola principale, fra la spiaggia ”Monti da Rena” e il Touring Club Italiano, e l’altra nell’isola di Caprera, sulla spiaggia di fronte alla scuola del Centro Velico. Nei due mesi di agosto e settembre in queste due spiagge sara’ consentito l’accesso (orari 9-13; 15-19) dei cani accompagnati dai rispettivi padroni, col rispetto di quattro norme: obbligo del guinzaglio, pulizia immediata delle deiezioni dell’animale con paletta e sacchetto, libretto sanitario in regola con le vaccinazioni e certificato d’iscrizione all’anagrafe canina. Il servizio, offerto dai volontari dell’Associazione e da quattro operatori esterni, prevede per 3 euro un kit con paletta e sacchetto, un ombrellone, una ciotola per l’acqua, l’uso della doccia e l’eventuale assistenza di un veterinario. (ANSA) RED
28/07/2006 15:33

(foto L.C., archivio GrIG)

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Sprechi d’acqua: siamo tutti colpevoli…


Il problema della siccità si ripete, puntualmente, ogni estate: quando smetteremo di considerarlo come un destino ineluttabile ed inizieremo ad utilizzare le nostre risorse in modo razionale?

A.N.S.A. 26 luglio 2006, ore 11.21

ACQUA: SICCITA’, ITALIANI SPRECONI E RETI COLABRODO

ROMA – L’acqua rischia di non essere più una risorsa certa per gli italiani, che rischiano crisi idriche sempre più frequenti e prolungate. Non solo le perdite dalle tubature abbondano, ma piove anche meno. Le piogge in Italia nel giro di un decennio sono diminuite infatti di circa il 10%, che ha significato, per molti dei principali bacini del Paese, una riduzione del 20% della portata. Un fattore che influisce anche sulla qualità dei fiumi italiani, che per il 43 per cento sono solo sufficienti. A lanciare l’allarme e’ la Relazione annuale al Parlamento sullo stato dei servizi idrici presentata a Roma dal presidente del Comitato di vigilanza sull’uso delle risorse idriche. Secondo la relazione, i numerosi sistemi idrici attuali non sono più in grado di fornire le stesse prestazioni in relazione ai servizi offerti. Bisogna tenere conto della variabilità climatica e di rischi di fenomeni estremi, come siccità e alluvioni, sempre più diffusi. Questo nonostante esista un apparente equilibrio tra le esigenze di acqua dell’Italia, di circa 54,3 miliardi di metri cubi l’anno e risorse utilizzabili, stimate in 53 miliardi di metri cubi. A questo quadro vanno aggiunte le reti colabrodo, che perdono circa il 40% dell’acqua trasportata e incidono molto sul servizio: ogni italiano consuma 200 litri al giorno. Le tariffe restano una giungla: si va da un massimo per nucleo familiare in Puglia di 330,89 euro l’anno a un minimo in Molise di 138,79 euro. Ecco i dati sulla emergenza piogge: RISORSE IDRICHE – La stima e’ di 40 miliardi di metri cubi per la risorsa superficiale e 13 miliardi di metri cubi per le risorse sotterranee, ogni anno. Se si guarda al dato dagli anni ’20 del secolo scorso ai giorni nostri, la media della portata dei fiume Adige e Tevere ha registrato un decremento anche superiore al 25%, per il Flumendosa (Sardegna) e’ stato addirittura del 35% e per l’Arno del 45%. Il buon andamento delle piogge tra il 2004 e il 2005 non e’ stato sufficiente a compensare la riduzione, diversa a seconda dell’area. Mentre l’Italia centro-meridionale ed insulare ha registrato un andamento positivo, come in Sardegna, dove nel dicembre del 2004 e’ caduta una quantità di acqua pari al 50% del totale annuo, nell’Italia del Nord e in particolare nel bacino del Po e in quello dell’Adige, nel corso del 2005 si sono avute precipitazioni ancora inferiori ai valori medi pluriennali. Nel luglio del 2005 la portata del Po e’ stata di 341 metri cubi al secondo mentre nei dieci anni precedenti la media nello stesso mese e’ stata più del doppio, con 990,91 metri cubi al secondo. La portata dell’Adige, sempre nel luglio del 2005, e’ stata di 125,80 metri cubi al secondo, contro i 224,77 metri cubi dei 10 anni precedenti. LA QUALITA’ – Secondo la relazione si conferma il ‘preoccupante’ andamento tra il 2000 e il 2004. La predominanza per i fiumi italiani nel periodo considerato e’ per la classe 3, qualità sufficiente (43%), il 37% di classe 2 (buona), il 18% di classe inferiore (4-5) e solo il 2% di prima classe. La qualità dell’acqua e’ determinata anche dagli scarichi dei depuratori che per il 7% non sono conformi con gli standard di qualità. Il numero maggiore di depuratori non conformi si trovano in Sardegna, Campania e Calabria. Il livello di copertura del servizio di depurazione in Italia e del 74,8%, ma ci sono regioni come la Sicilia in cui e’ inferiore al 50%. (dal sito www.ansa.it)

(foto C.B., archivio GrIG)

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Porto Sa Ruxi, un’anonima periferia ?


Porto Sa Ruxi, una piccola perla ambientale del Golfo di Cagliari, nel Comune di Villasimius. Dune con ginepri secolari e tamerici, acqua cristallina, sabbia fine. Al di là della strada provinciale, il “progresso mattonaro” degli anni ?70 e ?80 del secolo scorso. D?estate si trasforma per l?assalto dei turisti. Auto parcheggiate per ogni dove, borse-frigo degne della borsa di Eta Beta, unguenti solari che appestano l?aria, rifiuti sparsi, “bestie” di allegri vacanzieri che tagliano rami di ginepro?.. Il sito costiero è super-protetto, sulla carta. Vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), legge salva-coste (legge regionale n. 8/2004), direttiva sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali (direttiva n. 92/43/CEE), area marina protetta di Capo Carbonara (legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni). Come se questa situazione di progressivo crescente degrado ambientale non fosse sufficiente, ci sta mettendo del suo, direttamente, il Comune di Villasimius, ente gestore dell?Area marina protetta. Altro che strutture in legno amovibili. Con “ecologici” blocchetti in calcestruzzo la Andreoni s.r.l. sta realizzando per il Comune di Villasimius delle strutture per non meglio noti “servizi” (un?altra è in corso di realizzazione a Campu Longu) contigue alle dune. Il cartello “inizio lavori” non si sogna neppure di riportare gli estremi della concessione edilizia, tuttavia ci informa sull?importo complessivo dei lavori: 190.798,88 euro. Perché con tale cifra non è stato messo su un bel servizio di pulizia e vigilanza costiera, decisamente ben più utile dell?ennesima colata ? colatina, in questo caso ? di cemento alle quali da quelle parti sembrano proprio abbonati ? Bandiere blu, boe “intelligenti”, vele e deferenti golette varie non cambiano certo una realtà sotto gli occhi di tutti: rifiuti, degrado ambientale, scarsi servizi e, soprattutto, troppo cemento. Cemento che non vuol certo dire “tutela ambientale” e nemmeno “turismo”. Ci vuole tanto per capirlo ?

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto J.I., archivio GrIG)

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Conservatoria delle coste, strumento indispensabile per fare sul serio…


da La Nuova Sardegna, 26 luglio 2006

Occorre superare i problemi che la ostacolano. Conservatoria delle coste strumento indispensabile. Stefano Deliperi (Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico)

Insieme al piano paesaggistico regionale – Ppr in corso di approvazione definitiva, uno dei tasselli fondamentali della politica di tutela e gestione eco-sostenibile dei litorali isolani del governo regionale del presidente Soru è rappresentato dalla Conservatoria delle coste sarde. Prevista dal programma di governo regionale (2004), istituita con deliberazione giunta regionale del 2 marzo 2005 come Servizio presso la presidenza della Regione, deve, per ora, coordinare la gestione delle aree più importanti sul piano ambientale dell?Isola e, in seguito a provvedimento legislativo, avrà il compito di acquisire al patrimonio pubblico e di gestire in un?ottica di sviluppo sostenibile i «gioielli naturalistici» costieri. Con la successiva deliberazione del 26 luglio 2005 è stato approvato il primo programma di attività. Realizzato finora soltanto in piccola parte. Se da un lato, infatti, è stato faticosamente dotato di personale il servizio ed è stata pressoché ultimata la ricognizione dei terreni costieri appartenenti alla Regione, agli enti strumentali ed alle società controllate, d?altro canto il comitato scientifico non è stato nominato, non v?è stato alcun atto gestionale di aree costiere, mentre è in corso di programmazione la prima conferenza regionale sulla gestione delle coste. E ciò non dipende dalla disponibilità del (piccolo) apparato tecnico-amministrativo. Anzi. Oltre alle prime attività, che possono essere svolte fin d?ora, si avverte la forte necessità che inizi quanto prima l?iter della proposta di legge regionale per far evolvere il Conservatorio delle coste in agenzia governativa regionale. Per questo gli Amici della Terra ed il Gruppo d?intervento giuridico - sostenitori da sempre del Conservatore delle coste ed autori di una specifica indagine di ricerca – hanno inoltrato il 20 luglio 2006 in proposito una proposta comprendente una bozza di testo normativo, una bozza di linee guida statutarie e gestionali al presidente della Regione Renato Soru e agli assessori regionali dei Beni culturali, della Difesa dell?ambiente e dell?Urbanistica. E? ora che difficoltà, resistenze, problemi siano affrontati e superati per dare finalmente corpo ad uno strumento dinamico di gestione «ecologica» dei litorali che ha riscosso l?attenzione a livello nazionale ed internazionale. Si ricorda che l?istituzione della Conservatoria delle coste della Sardegna ha anche avuto positiva eco internazionale: i partecipanti alla Conferenza internazionale della società civile sulla strategia mediterranea di sostenibilità, nel marzo 2005, hanno manifestato la loro soddisfazione in un messaggio al presidente della Regione Sardegna, Renato Soru. Ben 80 rappresentanti di 162 associazioni di 18 Paesi del bacino del Mediterraneo hanno espresso il loro compiacimento per l?istituzione della nuova struttura di tutela ambientale e auspicato che le altre Regioni che si affacciano sul Mare Nostrum adottino analoghi provvedimenti di salvaguardia dei litorali costieri. Non solo. Nel maggio 2005, è stata consegnata al presidente della Regione autonoma della Sardegna Renato Soru e al presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?intervento giuridico. La petizione chiede, oltre ad un piano paesaggistico regionale contenente vere ed efficaci norme di salvaguardia costiera, proprio l?istituzione ed il funzionamento del Conservatorio delle coste. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei, l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra, personalità della cultura, personalità del volontariato attivo, rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo, componenti di formazioni politico-sociali e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Gli approdi del Sinis "approdano" in Parlamento…


L?on. Camillo Piazza, deputato verde, e il sen. Francesco Martone, di Rifondazione Comunista, hanno presentato due interrogazioni parlamentari (n. 4-00681 Camera e n. 4-00361 Senato) al Ministro dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare on. Alfonso Pecoraro Scanio riguardo l?avvenuto inizio dei lavori per la realizzazione dell?approdo turistico (nuovo molo, gavitelli, boe, ecc.) a La Caletta ? Capo San Marco finalizzato formalmente alla fruizione dell?Area Marina Protetta (A.M.P.) ?Sinis ? Mal di Ventre? predisposto a cura dell?Amministrazione comunale di Cabras, Ente gestore dell?A.M.P. Questi lavori sono iniziati senza la necessaria approvazione della valutazione di incidenza ambientale. L?on. Piazza ed il sen. Martone chiedono al Ministro dell?ambiente ?quali iniziative il Ministro intenda assumere avverso questa che all’interrogante appare una palese violazione del diritto nazionale (decreto del Presidente della Repubblica n. 357/1997 e successive modifiche ed integrazioni), comunitario (direttiva n. 92/43/CEE) e degli obblighi di collaborazione degli Stati membri (articoli 10 e 226 trattato)? e ?se non ritenga opportuno intervenire tempestivamente al fine di evitare l’ennesima procedura di infrazione in sede europea, a carico dell’Italia in materia ambientale? .
Il deputato verde e il senatore comunista hanno prontamente raccolto la segnalazione delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, costrette recentemente ad inviare un nuovo esposto (nota del 14 luglio 2006) in proposito. Infatti, il Ministero dell?ambiente e della tutela del territorio ? Direzione per la protezione della natura ha reso noto (telefax del 21 giugno 2006) di aver già da tempo richiesto al Comune di Cabras, quale ente gestore dell?Area marina protetta ?Sinis ? Mal di Ventre?, e all?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente lo svolgimento della necessaria procedura di valutazione di incidenza ambientale in merito all?intero e più ampio progetto per la realizzazione di nuovi approdi turistici sull?Isola di Mal di Ventre, a Capo San Marco ed a Funtana Meiga, dentro l?area tutelata. Con la nota n. DPN/4D/2006/7110 del 10 marzo 2006, ha ribadito che ?è indispensabile la realizzazione dell?intera procedura di valutazione di incidenza, considerato che l?intervento ? si colloca territorialmente all?interno del perimetro di un?area marina protetta e interessa il pSIC e ZPS ITB030039?, come già detto con la precedente nota n. DPN/5D/2005/16276 del 27 giugno 2005, così come è necessaria ?una adeguata caratterizzazione dei siti candidati ? nell?ottica di preservare al meglio la Posidonia oceanica, le biocenosi presenti e lo stato dei luoghi?. E, tanto per gradire, ha concluso richiamando ?le affermazioni formulate, in altri casi, da parte della Commissione europea riguardo la discrezionalità di poter decidere l?esclusione da fonti di finanziamento comunitario quelle amministrazioni regionali che dimostrino un grado di non affidabilità nella tutela della rete Natura 2000 e nel rispetto delle Direttive 92/43/CEE Habitat e 79/409/CEE Uccelli?. Insomma, se non si rispettano le direttive comunitarie, si perdono i fondi europei. Ovvio.

Invece i lavori sono iniziati. Come se niente fosse.

Ricordiamone i precedenti. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, in seguito a specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale inoltrata dalle scriventi Associazioni ecologiste con nota del 13 aprile 2005 e relativa documentazione acquisita dal Comune di Cabras (OR) con nota prot. n. 7046 del 9 maggio 2005, apprendevano della sussistenza di puntuali progetti per la realizzazione di approdi turistici (nuovi moli, gavitelli, boe, ecc.) finalizzati formalmente alla fruizione dell?Area Marina Protetta (A.M.P.) ?Sinis ? Mal di Ventre? predisposti a cura dell?Amministrazione comunale di Cabras, Ente gestore dell?A.M.P., nelle località di Cala Pastori ? Isola di Mal di Ventre (lunghezza molo di 48 mt.), La Caletta – Capo San Marco (lunghezza molo mt. 50) e Funtana Meiga oltre ad altri siti (Porto Suedda, Is Aruttas, San Giovanni, Turr? e Seu, Punta Maimoni ? Is Caogheddas, Tharros) con potenzialmente minore impatto ambientale. I progetti avevano avuto le seguenti autorizzazioni amministrative: nullaosta paesaggistico (nota Ass.to reg.le P. I. e BB.CC. ? Servizio tutela paesaggio OR n. 84/04/UTP OR del 31 marzo 2004, presa d?atto Sopr. B.A.P.P.S.A.D. n. 6628 dell?1 giugno 2004), parere positivo con esclusione dalla valutazione di incidenza ambientale (nota Ass.to reg.le Difesa Ambiente ? Servizio conservazione natura e habitat, ecc. n. 12581 dell?8 aprile 2004), parere positivo condizionato (rimozione dei pontili a Capo San Marco e Mal di Ventre in periodo invernale) con esclusione del sito di Mare Morto ? Tharros ai fini della tutela archeologica (note Sopr. Arch. n. 4203 del 26 maggio 2004 e n. 6403 del 3 settembre 2004) e parere positivo Direzione A.M.P. (nota Direttore A.M.P. n. 51/SEGR del 19 novembre 2004).

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, con note del 7 giugno e del 6 settembre 2005, inoltravano alle pubbliche amministrazioni competenti richiesta di informazioni a carattere ambientale e l?adozione di opportuni interventi in merito a quanto in argomento. Con nota Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio ? Direzione per la protezione della natura prot. n. DPN/5D/2005/16276 del 27 giugno 2005 venivano richieste alle pubbliche amministrazioni regionali e locali notizie in argomento. Con nota prot. n. 1382 del 29 luglio 2005 l?Assessorato reg.le P. I. e BB. CC. – Servizio tutela del paesaggio di Oristano informava che ?l?autorizzazione rilasciata dall?ufficio è stato un provvedimento sofferto? in quanto foriero di interferenze con il particolare ambiente/paesaggio tutelato. Con nota prot. n. 24398 del 22 luglio 2005 l?Assessorato reg.le della Difesa dell?Ambiente ? Servizio conservazione natura e habitat, ecc. affermava di aver rilasciato parere favorevole con esclusione dello svolgimento della valutazione di incidenza ambientale in quanto il progetto esaminato:
6) prevede il recupero, ?attraverso la sua ristrutturazione?, di ?un vecchio molo attualmente in completo abbandono della Marina Militare? senza specificare in quale sito;
7) prevede ?L?installazione di un punto di varo ed alaggio mediante una struttura in legno, amovibile, in località Funtana Meiga?; 8) prevede ?l?installazione di un punto di approdo, in legno e amovibile, all?Isola di Mal di Ventre, che consenta un più agevole e meglio controllabile accesso dei visitatori che attualmente si recano sull?isola nei mesi estivi?;
9) prevede la ?sistemazione di boe e gavitelli dotati di corpi morti ? aventi lo scopo di evitare o limitare i danneggiamenti prodotti da ancore e catene alle biocenosi bentoniche ed in particolare ai popolamenti di Posidonia oceanica (habitat prioritario 1120) presenti nei diversi siti nei quali questi vengono collocati, in prossimità degli ? approdi?;
10) ?non essendo aumentati nel contempo lungo la costa e negli approdi ? il numero dei posti barca, la regolamentazione dell?afflusso e dell?ormeggio dei natanti nelle aree in questione?, non si prevedeva un aumento del carico antropico aggiuntivo, ?ma, al contrario, una diminuzione? dello stesso. Tali interventi in progetto, secondo il detto Servizio, ?hanno l?effetto di tutelare lo specifico habitat prioritario della Posidonia oceanica?.
Con note prot. n. 5388 del 12 agosto 2005 e n. 7280 dell?8 novembre 2005 la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Cagliari ed Oristano ha inviato la documentazione inerente il parere di propria competenza espresso (note Sopr. Arch. n. 4203 del 26 maggio 2004 e n. 6403 del 3 settembre 2004), dalla quale si evince la presenza nel progetto in argomento di uno scivolo permanente (?pali dello scivolo?) in località Funtana Meiga, nonché il pericolo di ?eccessivi affollamenti di imbarcazioni davanti alle aree archeologiche di Tharros e Capo San Marco?.

Nonostante le varie assicurazioni, le preoccupazioni rimanevano ben salde perchè:
1) non risulta possibile comprendere grazie a quali analisi del traffico marino da diporto sia stata esclusa una maggiore presenza di imbarcazioni in aree naturalisticamente sensibili quali Capo San Marco e Mal di Ventre: generalmente ? così come accade per i parcheggi degli autoveicoli in aree urbane ? la presenza di approdi incentiva il traffico dei natanti e la sosta. Sembra, invece, buona pratica conservazionistica limitare la presenza di imbarcazioni con l?effettuazione di adeguati controlli a mare e l?imposizione di un numero chiuso, determinato, nelle due aree citate, dai soli posti ricavabili dagli esistenti moli dimessi della Marina Militare. Mal di Ventre, isola di ridotta estensione (86 ettari) e di rari endemismi, necessita, se si vogliono conservare le caratteristiche ambientali, ecologiche e naturalistiche, di una fruizione controllata e contingentata. In ambedue le aree prescelte per gli approdi la prateria di Posidonia (Posidonia oceanica) risulta assente dal sito (vds. Fondazione I.M.C., le biocenosi bentoniche come strumento di pianificazione territoriale: il caso dell?Area Marina Protetta del Sinis ? Isola di Mal di Ventre, pp. 103, 106 e 112). Nel caso di Capo San Marco, poi, l?evidente esiguità (50-60 mt. lineari) della spiaggia fruibile, con scoscese pareti di accesso, richiederebbe seri ed urgenti provvedimenti per evitare l?antropizzazione ed il degrado ambientale, piuttosto che nuove strutture di ormeggio;
2) l?approdo in progetto a Funtana Meiga è di tipologia permanente (scalo di alaggio), non amovibile, e sorgerebbe a pochi metri da quello attualmente esistente e perfettamente confacente ad una fruizione ricreativa, vi è un notevole dislivello fra la battigia ed il terreno retrostante (evidente necessità di sbancamenti ed opere permanenti) in zona soggetta a movimenti franosi, con assenza di viabilità, sottoservizi, ecc. di collegamento alla zona residenziale turistica distante circa mt. 500.

Come noto, l?intera costa del Sinis, l?Isola di Mal di Ventre e l?Isolotto del Catalano ricadono nell?area marina protetta ?Sinis ? Mal di Ventre? (legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni, DD.MM. Ambiente 12 dicembre 1997 e 11 novembre 2003), in parte nel proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) ?Isola di Mal di Ventre e Catalano? (codice ITB030039) di cui alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora – per cui ogni simile intervento dev?essere supportato da positiva valutazione di incidenza ambientale – ed è tutelata con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Inoltre è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004).

Ora la Commissione europea, il Ministero dell?ambiente, la Procura della Repubblica di Oristano esamineranno gli ultimi sviluppi determinati dall?apertura dei lavori.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Ricerca sulle cellule staminali: l’anatema dei vescovi e del Vaticano.


Perchè, per esempio, non vanno a raccontarlo ai tanti malati di leucemia, bambini o adulti ?

A.N.S.A. , 25 luglio 2006, ore 19.46

STAMINALI: L’ANATEMA DEL VATICANO E DEI VESCOVI UE

CITTA’ DEL VATICANO – Se non è un anatema, poco ci manca. L’accordo raggiunto ieri tra i ministri europei sulle staminali ha fatto insorgere – all’unisono – tutti gli episcopati d’Europa: “L’embrione umano trattato come un soggetto di ricerca non è affatto compatibile con il rispetto della dignità umana” è stata la reazione del COMECE, la conferenza delle 34 conferenze episcopali. Dal Vaticano, invece, sono scesi in campo l’Osservatore Romano e monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia Accademia sulla Vita, per criticare la posizione assunta dal governo Prodi che ha permesso di arrivare ad un testo “ambiguo”.

La decisione italiana di ritirarsi dalla ‘minoranza di blocco’ (che in tema di staminali impediva i finanziamenti alle ricerche eticamente dubbie), a loro dire non farà altro che favorire “un macabro mercimonio” aprendo la porta al commercio di embrioni da paesi più deregolati, come la Corea o l’Australia.

Il dibattito sull’argomento sino ad ora è stato molto serrato e ha visto contrapposti mondo laico e mondo cattolico in un crescendo di toni. Ma ora ciò che si delinea all’orizzonte é un muro contro muro in attesa che il Settimo Programma Quadro sbarchi a Strasburgo. Si spera in un “miglioramento” al testo.

“Per noi la partita non è chiusa. Vogliamo fare di tutto perché si arrivi a dei ritocchi. Il testo dovrà arrivare a Strasburgo. Lì è vero che il Ppe è frazionato, ma al suo interno vi sono tanti cattolici coerenti” spiega una autorevole fonte vaticana che segue da vicino questa vicenda.

Chi ha reagito per primo all’accordo di ieri è stato il giornale dei vescovi italiani, Avvenire, che in un editoriale è andato giù duro: “Un compromesso venato di ipocrisia”, ha pubblicato facendo riferimento al testo del documento votato anche dal ministro Fabio Mussi, il quale “evidentemente prosegue per la sua strada con l’appoggio del governo”.

Ancora più di chiusura il commento dell’Osservatore: è come “ai tempi dell’aborto”. “Quando si tratta della vita (di sopprimerla) alcuni si presentano puntuali col loro macabro appuntamento”. E ancora: “Quando si cominciò a parlare di aborto si preferì una piccola variazione sul tema, sbandierando un oscuro progresso della civiltà (come se la civiltà potesse progredire uccidendo un essere vivente al quale non è riconosciuto alcun diritto)”.

Così oggi, questi “nipotini del progresso” – come li definisce l’Osservatore – si ripresentano all’opinione pubblica, “penetrano indebitamente negli spazi più sacri della coscienza di milioni di persone pretendendo di guidare con il solito elitario materialismo le sorti dell’umanità”.

Ciò che il Vaticano contesta all’Italia è che per diventare finalmente “un Paese moderno” debba per forza “fare ricerca sugli embrioni. A loro, al loro sacrificio, è affidato il compito di fare della Penisola una terra di fecondo sviluppo”.

A livello europeo, in serata, sono intervenuti monsignor Adrianus Van Luyn, vescovo di Rotterdam e monsignor Noel Treanor, rispettivamente presidente e segretario generale del COMECE, per chiamare a raccolta tutti i cattolici e metterli in guardia della battaglia “cruciale”. In una nota i vescovi europei invitano a prendere coscienza della sfida antropologica che si cela dietro questo dibattito. Il compromesso raggiunto ieri è “inaccettabile” sintetizza monsignor monsignor Elio Sgreccia. Appuntamento per l’annunciata battaglia: Strasburgo.

(foto S.D., archivio GrIG)

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L’Armata Brancaleone sulle coste della Sardegna…..


Ed ecco com’è andata a finire la grande spedizione della “Casa delle libertà” (di metter mattoni…) sulle coste della Sardegna.

da La Nuova Sardegna, 25 luglio 2006

Bocciati i referendum sulla «salvacoste». Le firme sarebbero poco più di 10mila e molte non sono valide. AUGUSTO DITEL

CAGLIARI. Il centrodestra si rassegni: i tre referendum contro la legge salvacoste e il piano paesaggistico sono stati bocciati dall?ufficio regionale che aveva il compito di verificarne la fondatezza. Non si hanno molti particolari, ma si mormora che sarebbero state riscontrate palesi incongruenze e numerosi errori sul piano formale.
L?Ufficio regionale del referendum – composto da quattro magistrati (il presidente della Corte d?Appello Ferrero, il giudice del Tribunale Amato, il giudice della Corte dei Conti Passeroni e il giudice del Tar Silvestri) e dal direttore generale della Presidenza della Regione Fulvio Dettori – ha lavorato per tutta la giornata di ieri, e solo a tarda notte avrebbe assunto una decisione.
Le firme. La prima bocciatura senza appello riguarda la raccolta delle firme. La Casa delle Libertà, soprattutto per iniziativa dell?ex presidente della Regione Mauro Pili, aveva annunciato di averne raccolto 33mila, mentre poi si è scoperto che il numero esatto superava di poco le diecimila. Ebbene, in moltissimi casi, non sarebbero state rispettate le disposizioni di legge a proposito dell?identità dei firmatari. Accanto alla firma, infatti, dovevano essere precisati gli estremi di un documento oppure il delegato (Anselmo Piras) avrebbe dovuto dichiarare di conoscere personalmente il sottoscrittore della richiesta di referendum. Ebbene, tutto ciò non è avvenuto. Accanto alla firma del sindaco di Cagliari Emilio Floris, o di quella della vicepresidente del consiglio regionale Claudia Lombardo, infatti, non solo non sarebbero stati indicati gli estremi di un documento, ma l?addetto alla raccolta delle firme non avrebbe neanche dichiarato di conoscere i due esponenti politici di Forza Italia.
Inammissibilità. Il secondo e il terzo quesito, quelli che riguardavano la legge salvacoste e il Piano Paesistico sono sati dichiarati inammissibili a causa di una serie di errori madornali. Chi ha proposto il referendum ha spesso fatto confusione su alcuni termini tecnici che, però, hanno un?importanza decisiva sul piano sostanziale. La formulazione del quesito non avrebbe tenuto conto del soggetto che ha varato il provvedimento. Un esempio per tutti: lo schema di Piano Paesaggistico è stato erroneamente attribuito a una delibera della giunta. Insomma, i giudici dell?Ufficio avrebbero sottolineato con la penna blu i clamorosi errori, frutto di superficialità o quantomeno di scarsa attenzione nei confronti della materia dal punto di vista giuridico.
Tutto da rifare, dunque, per la parte più oltranzista del centrodestra (il capofila è Mauro Pili) che sperava di costringere Renato Soru a indire il referendum entro il mese di ottobre, al termine di una campagna contro le scelte di pianificazione territoriale che la stessa Cdl aveva immaginato di organizzare con assemblee popolari in tutta la Sardegna. Per contrastare i provvedimenti della giunta di Renato Soru, dunque, sarà necessario percorrere altre strade.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Tasse sul lusso: che ne pensa un grande giornalista.

25 Luglio 2006 Commenti chiusi


Le c. d. tasse sul lusso fanno discutere parecchio. Ecco che cosa ne dice un grande giornalista, Giorgio Bocca.

da L?Espresso, 27 luglio 2006, n. 29

Miliardari in rivolta, operai al seguito. GIORGIO BOCCA.

Perché gli operai del Nord votano a destra ? Su questo tema decisivo per la sinistra il giornale del più forte partito della sinistra ?l?Unità? balbetta e svicola. Fra i rarissimi interventi un corsivo di una segretaria della Filtea Cgil, ermetico e divulgante, in attesa che arrivi a conclusione un?inchiesta dell?Ires, quanto dire il nulla. Ora le ragioni concrete per cui una parte degli operai ha smesso di votare a sinistra sono, più che chiare, evidenti. La prima è che se la cultura dominante nel paese e nel mondo è quella del capitalismo anarcoide e senza limiti non si capisce perché gli operai dovrebbero fare eccezione. Anzi, si capisce molto bene che, partendo dal basso, abbiano il desiderio di bruciare le tappe e di entrare anche loro nel mondo berlusconiano dei desideri e delle scorciatoie. Per quale ragione non dovrebbero stare dalla parte dei padroni, dei ricchi, quando ogni giorno si dimostra che la classe padrona non ha avversari né freni ? Non c?è scandalo vergognoso e impudente che non passi per normalità. Prendiamo il caso delle tasse contro il lusso decise dalla Regione Sardegna e altezzosamente respinte dalla borghesia ricca e ladrona. Il presidente della Regione deve aver fatto un ragionamento, ecco il suo errore, perfettamente logico: questa borghesia italiana e straniera si è installata nei luoghi più belli dell?isola, usa i servizi pubblici, recluta i lavoratori, fa delle speculazioni miliardarie e in cambio offre il mediocre spettacolo dei suoi costumi volgari, dei suoi club miliardari e delle sue feste cafonesche. Che almeno paghino una tassa d?uso e di soggiorno, modestissima rispetto alle loro risorse, ma che almeno salvi la faccia della pubblica amministrazione, che almeno dimostri che non può fare nell?isola tutti i suoi porci comodi. Apriti cielo ! Il cavalier Silvio Berlusconi, e ti pareva, ha dato il via ad una campagna mediatica sulle sue sei o sette televisioni, contro il regime comunista che invece di combattere la povertà combatte la ricchezza, allontanando i turisti a vantaggio della Corsica o della Costa Azzurra. Ho risentito i discorsi che si facevano a Rapallo o a Sanremo da parte della clientela degli alberghi di lusso: siamo noi che comperiamo i fiori, che andiamo nei ristoranti eleganti, dai parrucchieri e dai massaggiatori. In Sardegna tutti i record di impudenza sono stati battuti. Abbiamo ascoltato le proteste di padroni di barche lunghe 130 metri, di ville lussuose, di turisti come Silvio che in questi anni ha speso per la sua villa parecchie decine di miliardi. E che fanno i poveri della Sardegna ? Fanno come gli operai occupati del Nord, stanno dalla parte dei ricchi perché non vedono alcuna alternativa, perché i ricchi non solo hanno difeso i loro interessi, ma hanno rivendicato il dominio sociale, si sono comportati come padroni che non tollerano discipline e che non pagano alcun pedaggio. Diceva Alcide De Gasperi negli anni della ricostruzione: in Italia c?è un quarto partito invincibile, il partito dei soldi che può condizionare a suo piacere l?economia del paese. E? strano e incomprensibile che gli operai del Nord facciano quello che i dirigenti dei partiti della sinistra fanno e predicano ogni giorno: andare d?accordo con i ricchi, non disturbare gli affari dei ricchi ? Gli operai del Nord non sanno che nessun ricco sta nelle galere della Repubblica, che tutti i ricchi colti con le mani nel sacco trovano il modo di non andare in prigione, di recuperare il maltolto, di non pagare le tasse ? Le uniche occasioni in cui i ricchi possono perdere è quando vengono in conflitto con altri ricchi, quando pagano risarcimenti miliardari alle loro amanti o mogli ricche che possono ricattarli.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tassa sul lusso: a chi fa paura?


Negli ultimi giorni, si è riaperta la polemica su quell?insieme di disposizioni normative regionali che, ormai, sono tutte conosciute con il nome di ?tassa sul lusso?. Naturalmente, la polemica è dura e rovente, come solo le pietre sarde in piena estate possono esserlo e, proprio per tale ragione, ci piacerebbe rinfrescare gli animi, e le dure pietre sarde, riportando, sinteticamente, alcuni dati. La Legge regionale 11 maggio 2006 n. 4 ?Disposizioni varie in materia di entrate, riqualificazione della spesa, politiche sociali e di sviluppo? istitutiva dell?Agenzia della Regione Autonoma della Sardegna per le entrate, prevede, tra le varie disposizioni, agli articoli 2, 3, 4 rispettivamente:
l?imposta regionale sulle plusvalenze dei fabbricati adibiti a seconde case – si applica sulle plusvalenze derivanti dalla cessione a titolo oneroso di fabbricati siti in Sardegna e di quote di società proprietarie dei predetti fabbricati. Soggetto passivo è l?alienante avente domicilio fiscale fuori dalla Sardegna e, in ogni caso, non lo sono i nati in Sardegna;
l?imposta regionale sulle seconde case ad uso turistico ? presupposto dell?imposta è il possesso (in qualità di proprietario o di altro diritto reale) di fabbricati situati ad una distanza inferiore ai 3 chilometri dalla battigia marina, non adibiti ad abitazione principale (anche in questo caso, soggetti passivi sono i titolari dei diritti suddetti, con domicilio fuori dal territorio sardo). Per rendere l?idea dell?entità dell?imposta, è sufficiente ricordare che, per esempio, per fabbricati di superficie compresa tra 151 e 200 metri quadri, l?imposta regionale è stabilita nella misura annua di ? 3.000,00;
l?imposta regionale su aeromobili ed unità da diporto ? presupposto dell?imposta è lo scalo in Sardegna di aeromobili adibiti al trasporto privato e di unità da diporto (soggetti passivi sono le persone che assumono l?esercizio dell?aeromobile o dell?unità da diporto, con domicilio fiscale fuori dalla Sardegna). Anche in questo caso, è utile riportare un piccolo esempio di imposta: l?imposta annua per gli aeromobili abilitati al trasporto di oltre 12 passeggeri, è pari a ? 1.000,00 mentre, per le navi di lunghezza superiore ai 60 metri, dovrà essere versata un ?imposta pari a ? 15.000,00.
Come ha affermato il Presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, le disposizioni in questione ?mirano a portare avanti un progetto di sviluppo del turismo, ma di un turismo sostenibile dal punto di vista sociale e ambientale. Quindi, un turismo che non pregiudichi la salvaguardia delle coste e promuova anche la possibilità di sviluppo, non solo nelle coste ma nelle zone interne della Sardegna. Perciò è stata sottolineata la coerenza del progetto che va dal Piano paesaggistico regionale alla tassazione? (www.regione.sardegna.it). Non solo. Lo stesso Presidente Soru ha sottolineato un fatto risaputo, ma forse ignorato da chi paragona gli effetti della ?tassa sul lusso? a quelli della bomba all?idrogeno, e cioè che ?le seconde case dei non residenti non portavano alcun reddito in Sardegna (..) in questa maniera, con la ridefinizione della compartecipazione, le seconde case potranno avere un impatto fiscale importante per le casse regionali? (www.regione.sardegna.it) . Peraltro, proprio la questione dell?imposizione fiscale e delle agevolazioni ai non nati in Sardegna (figli di emigrati dalla Sardegna) ha suscitato le perplessità del Governo, per il contrasto di tali previsioni con l?art. 3 della Costituzione italiana (che sancisce l?uguaglianza tra i cittadini). Il Ministro degli Affari Generali, Linda Lanzillotta, in una recente intervista pubblicata sul quotidiano La Nuova Sardegna ha affermato: ?quando si applicano certe agevolazioni ai non nati in Sardegna, si sta confliggendo con l?articolo 3 della Costituzione. O, quando s?ipotizza il pagamento di un?imposta che già si versa allo Stato da parte di cittadini non residenti in Sardegna (I.C.I., n.d.r.), il caso di doppia imposizione è palese (..)Bisogna percorrere la strada dell?imposta ambientale, sull?uso del territorio. In questo caso, una soluzione si può trovare». Quindi, sebbene le perplessità rimangano, l?atteggiamento del Ministro sembra essere improntato alla collaborazione tra Stato e Regione e allo studio di una soluzione condivisa.
E quali saranno gli effetti per il turismo? Probabilmente, considerato il costante afflusso di turisti nella nostra terra e nei nostri mari, i proprietari delle case volanti o galleggianti non sono troppo intimoriti dalla tassa che, supponiamo, avrà un valore inferiore al collarino di diamanti portato dal loro chihuahua. Allora, che siano le pietre ad averne timore?

(foto C.B., archivio GrIG)

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Chi ha paura del lupo cattivo ? La ripresa del lupo, pur con tante difficoltà.


Sicuramente nel Vecchio Continente nessun ?altro animale? è stato così perseguitato dall?uomo come il lupo (Canis lupus). Nell?immaginario collettivo, nelle favole, nell’Europa dilaniata dalle guerre di religione e dalle carestie, il lupo è stato il ?cattivo? per eccellenza: rubava bambini, sbranava intere greggi, assediava paesi, succhiava il sangue dei malcapitati. E via con tante altre amenità simili. Forse non era proprio così, ma andava bene a tutti. Fino a 150 anni fa il lupo era comunque tra i mammiferi maggiormente diffusi che il mondo avesse conosciuto. Nel secolo scorso i lupi erano presenti su tutto il territorio italiano ad eccezione della Sardegna. La prima diminuzione nella distribuzione di questo carnivoro avvenne nella pianura Padana dove al taglio dei boschi si unì una feroce persecuzione. In Sicilia il lupo è scomparso nei primi decenni del ?900 a causa dell’impiego delle doppiette a canne mozze – le lupare – e potenti veleni.
I lupi rimasti circoscrissero il loro areale di distribuzione negli Appennini centro-meridionali dove i branchi si nascosero in zone remote ed inaccessibili comprese tra gli 800 e i 1800 metri, dove ancora potevano trovare consistenti popolazioni di erbivori selvatici (cervi, caprioli, ecc.). L’unica grande esigenza per i branchi era quella di trovare territori senza la presenza del suo grande nemico: l’uomo. Un altro piccolo nucleo di lupi si rifugiò sulle montagne della Sila calabrese.
Durante il rigidissimo inverno del 1956, un ridotto branco di lupi si spostò dagli Appennini ai Monti della Tolfa, nel Lazio settentrionale, dando origine ad una significativa presenza tuttora esistente. E’ la prima nuova migrazione di rilievo. Nonostante ciò, negli anni ’70 la sottospecie italica era giunta sull’orlo dell’estinzione; un censimento effettuato nel 1976 stimò in soli 100 esemplari il numero di lupi presenti sul territorio nazionale. La consistenza numerica attuale, dopo i primi trent’anni di protezione legale e nonostante il persistente bracconaggio, è stimabile in circa 5-600 esemplari distribuiti dal Piemonte alla Calabria.
La situazione non è delle migliori nel resto del continente: solo circa 2 mila esemplari abita ancora le foreste europee (escludendo i territori della Russia) dove la specie è stata sistematicamente cacciata sin dal medioevo. Nell’Europa occidentale il lupo è scomparso in Inghilterra nel 1486, nel 1700 in Scozia. In Francia nel 1930 c’erano solo una decina di individui poi scomparsi. Oggi il lupo sopravvive nella penisola Iberica (Canis lupus signatus), in Norvegia con una piccola popolazione (10-15 esemplari) e Svezia centrale con un gruppo numeroso, ma isolato dalle popolazioni dell’Europa orientale, dove i lupi stanno recuperando terreno anche verso i confini occidentali. Negli Stati in cui le popolazioni di lupi sono ancora relativamente abbondanti la specie non è protetta.
Nella nostra penisola, dove il lupo è presente con la sottospecie Canis lupus italicus, la protezione totale del lupo è stata ottenuta solo nel 1976. Da quel momento, in concomitanza con l’abbandono da parte dell’uomo degli Appennini, si sono aperti nuovi spiragli per la sua espansione. Nella prima metà degli anni ottanta, dopo aver risalito l’Appennino Tosco-Emiliano, il lupo veniva segnalato nell’entroterra genovese. Poi, dopo aver incredibilmente attraversato non si sa come quella spaventosa trincea di asfalto e ferro della Valle Scrivia, è giunto in Liguria occidentale e nelle Alpi piemontesi. Nel 1992 è stato avvistato anche in Francia, nel parco nazionale del Mercantour, dove ora si è stabilizzato un piccolo branco. Negli anni seguenti il lupo ha continuato il suo ?viaggio? lungo l?arco alpino. La presenza di un maschio isolato fu segnalata nel cantone svizzero del Vallese nel 1995 (l?animale fu abbattuto l?anno successivo). Da allora tracce e avvistamenti si sono susseguiti nei cantoni sud-occidentali dei Grigioni e del Ticino. Non si hanno segnalazioni di riproduzione in loco, ma la prima femmina è stata avvistata nel luglio 2002, alla frontiera italo-svizzera, sempre in Vallese. Lentamente continua il suo ritorno sulle Alpi?
Tuttavia, nonostante la persistente rarità della specie, ancora nel 2005 in Norvegia ed in Francia sono state autorizzate ?cacce? al lupo con la pretesa di tutelare il bestiame domestico.
Una splendida esperienza per la salvaguardia del lupo italiano è quella del Parco faunistico del Monte Amiata (www.parcofaunistico.it), ad Arcidosso (GR), un grande e ben gestito wild park pubblico dove vive un piccolo nucleo di lupi, che si è anche riprodotto. Come si può vedere, un “altro animale” con grandi capacità di adattamento ed un?infinita voglia di vivere ancora su questa Terra?..

(foto S.D., archivio GrIG)

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Come il centro-sinistra cerca disperatamente di superare Berlusconi & Co.


Sembra che i centro-sinistri cerchino disperatamente di dar luogo a peggiori vergogne parlamentari di quanto non abbia fatto il precedente governo Berlusconi. Fare di peggio – per l’ambiente, la giustizia, la convivenza civile – era davvero difficile, ma mai darsi per vinti…..

dal “blog” di Beppe Grillo, (www.beppegrillo.it), 24 luglio 2006

lettera del Ministro delle infrastrutture Antonio Di Pietro (I.D.V.)

Domani Unione e Cdl voteranno a favore di una legge, quella sull?indulto, che non era prevista nel programma dell?Unione e che io ritengo del tutto estranea alla volontà degli elettori del centrosinistra. Questa legge, nata per liberare le carceri, è stata estesa ai reati di falso in bilancio, corruzione, reati fiscali e finanziari anche nei confronti della Pubblica amministrazione.
Neppure il governo Berlusconi era arrivato a tanto. E? un colpo di spugna che viene effettuato nel pieno del periodo estivo. Un atto gravissimo del quale è riportata un?informazione parziale, e spesso strumentale, da parte di giornali e televisioni. Il tuo blog, forse, può darne una diffusione maggiore e soprattutto libera. Sono profondamente contrario al fatto che l?accordo per l?approvazione dell?indulto si basi su uno scambio politico con Forza Italia, in quanto prevede l?inclusione di reati per i quali vi sono processi e condanne di esponenti, anche di primo piano, della Casa delle Libertà. Se l?indulto passasse così com?è, tutti i fatti di mala amministrazione e di mala attività imprenditoriale, rimarrebbero impuniti. Si tratta di persone colpevoli di reati come tangentopoli, calciopoli, bancopoli. Persone che hanno occupato le indagini delle magistrature e le prime pagine dei giornali in questi ultimi anni. Io ho scritto ai leader dei partiti dell?Unione per un vertice in cui discutere dell?indulto. Non ho avuto risposta. Nel Consiglio dei ministri dello scorso venerdì ho sottolineato la gravità di questa legge, contraria agli interessi dei cittadini, ma utile alle consorterie dei partiti. Ho minacciato le dimissioni da ministro nella più totale indifferenza dei colleghi. L?Idv è il quarto partito della coalizione con 25 rappresentanti tra Camera e Senato. La sua uscita dalla coalizione può far cadere il Governo, ma io non mi sento di ritornare alle urne e, forse, di riconsegnare il Paese a Berlusconi. L?Unione ha posto il veto sui nostri emendamenti per l?esclusione dei reati finanziari, societari e di corruzione dall?indulto. Lunedì e martedì prossimo l?Italia dei Valori farà tutto quello che è in suo potere per rallentare l?approvazione della legge sull?indulto attraverso una serie di emendamenti. L?Italia merita altri politici, altri governi. Non deve essere costretta a scegliere tra il peggio e il meno peggio, come tu spesso dici. L?Italia dei Valori, da sola non può cambiare, questo Paese. Gli italiani devono fare sentire e forte la loro voce, in tutti i modi legittimi possibili, per evitare un ennesimo passo indietro della democrazia.

Antonio Di Pietro.

da La Nuova Sardegna, 24 luglio 2006

Ai responsabili del malaffare politico-economico non si possono fare sconti. Indulto vergogna per salvare i «furbetti»

Il Parlamento si accinge a votare un indulto per molti scandaloso: non per Fi e Udc, partiti di opposizione che lo voteranno, ma per la quasi totalità dei partiti di centrosinistra che con loro si sono accordati per averne i voti subendone le condizioni. Queste prevedono che tre anni di condono spettino anche a corrotti e corruttori, anche in atti giudiziari, ai responsabili di peculati e concussioni, ai falsificatori di bilanci, agli autori di reati finanziari e fiscali: insomma, a tutti quei colletti bianchi, furbetti del quartierino e responsabili di malaffare politico-economico che hanno caratterizzato gli scandali degli ultimi quindici anni e che hanno gettato le istituzioni nel ridicolo ed i risparmiatori nella miseria. Si avrebbe, così, un colossale colpo di spugna non solo su reati che hanno visto protagonisti esponenti di primo piano del centrodestra, ma anche sui responsabili degli scandali Parmalat, Cirio, bond argentini, Banca d?Italia e Banca Popolare Italiana, Unipol, eccetera.
Ebbene, su questo sono tutti d?accordo, nel centrosinistra. Tutti, eccetto Italia dei Valori, unico partito che si é dissociato da questo patto. Con senso di vergogna e di amarezza ho visto in commissione giustizia Ulivo, Rifondazione, e gli altri partiti dell?Unione votare insieme a Pecorella, di Forza Italia, e Udc per bocciare i miei emendamenti volti ad escludere dal condono i reati contro la pubblica amministrazione e l?amministrazione della giustizia, i reati societari, quelli fiscali e finanziari, e perfino il voto di scambio mafioso (forse che qualcuno della grande alleanza pan-condonista vi é invischiato?). Siamo, così, rimasti soli a difendere nel nostro Paese la legalità e la moralità nella vita pubblica, a poche settimane dalla vittoria elettorale fondata anche sul rigetto dell?opinione pubblica per lo strame delle regole fatto con leggi ?ad personam?. Orbene, l?indulto non ne è altro che una proiezione: ancora favori per certe categorie di persone! Ecco perché stentiamo a credere che oggi vi siano partiti del centrosinistra, indulgenti ad ogni costo, che votano, in disinvolta armonia, insieme a coloro che sono stati artefici di quelle leggi-vergogna contro le quali hanno combattuto nella passata legislatura. Sono gli stessi che, essendo anche responsabili di leggi inique che riempiono le carceri, oggi fanno i teneri verso quelli che essi stessi hanno mandato in galera con la Bossi-Fini sull?emigrazione, la Fini-Giovanardi sulle droghe, la ex Cirielli sulla recidiva. Io ne ho chiesto l?abrogazione in una proposta di legge che chiedevo almeno accompagnasse l?indulto: non loro, che da una parte vogliono svuotare le prigioni, da un?altra non abrogano le leggi inique che le riempiono. Noi non siamo contrari all?alleviamento delle sofferenze dei carcerati. Siamo attenti all?invocazione di Giovanni Paolo II ed alle preoccupazioni del ministro della Giustizia. Ed in una situazione di emergenza voteremmo a favore dell?indulto, anche se questo rappresenta una resa dello Stato: ma a condizione che questo riguardasse i poveracci, e non anche i colletti bianchi e gli uomini di allegra finanza che questo condono, invece, salva, rafforzando nei cittadini la deprimente sensazione che comunque i potenti la fanno sempre franca.. Non siamo insensibili dinanzi ai patimenti delle persone: noi, non gli altri partiti del centrosinistra, abbiamo proposto un assegno di reinserimento sociale per gli scarcerati che, senza sostegno, rischiano di rientrare subito nelle patrie galere, E sempre noi, non loro, abbiamo proposto l?istituzione di un fondo per le vittime dei reati, commessi dagli scarcerati per indulto, dai quali non abbiano potuto avere il risarcimento. Siamo rimasti soli a presidiare legalità e solidarietà, moralità pubblica e correttezza privata nei rapporti economici. Lo faremo anche da soli nelle piazze ed in Parlamento, cominciando da un ostruzionismo alla Camera che ci ha visto proporre trecento emendamenti. In conclusione, l?interrogativo finale è il seguente: i partiti del centrosinistra sono disposti a votare con noi il condono per i poveracci ma non per i soliti profittatori, arrivisti ed imbroglioni ? Se sì, saremo tutti contenti; se no, daremo battaglia campale contro ogni indulto-vergogna fatto per salvare i potenti con il pretesto di scarcerare i disgraziati. Ogni partito si assuma le proprie responsabilità; ed i cittadini di centrosinistra una buona volta si decidano a sostenere chi difende le loro ragioni e le loro richieste di moralità nella vita pubblica: altrimenti sarà per loro difficile continuare a protestare contro le degenerazioni della politica. Queste sono le ragioni di un così radicale impegno.

Federico Palomba, deputato (I.D.V.)

(foto S.D., archivio GrIG)

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Pecunia non olet, alla faccia dell’ambiente…..


Guadagni facili alla faccia delle minime regole di tutela ambientale…..

A.G.I., 24 luglio 2006

TRAFFICO RIFIUTI : 6 ARRESTI E 111 DENUNCE
Sassari, 24 lug. – Sei arresti, due divieti di dimora e altre 111 persone denunciate. E’ il bilancio dell’operazione “Drake 2000″, condotta dai carabinieri del Noe di Sassari che hanno scoperto un traffico e lo smaltimento illeciti di rifiuti. Un’organizzazione formata da imprenditori, nomadi e un funzionario regionale, rottamava abusivamente le auto, non bonificate e quindi con parti pericolose, come le batterie, falsificando le autorizzazioni necessarie allo smaltimento. Le carcasse, in precedenza “depredate” dai nomadi, venivano polverizzate da un macchinario e i rifiuti pericolosi ottenuti venivano stoccati illecitamente nel campo nomadi di Truncu Reale e bruciati o sepolti. Gli arrestati, tutti ai domiciliari, sono Antonio Buoni, 58 anni, di Sassari, Massimiliano Zurru, 30 anni, di Carbonia, residente a Porto Torres, Graziano Benedetto Gosmino, 59 anni, di Sassari, Luigi Renna, di Galatina (LE), 78 anni, residente a Sassari e suo figlio Sandro, sassarese, di 44 anni, accusati a vario titolo di attivita’ organizzate di traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, disastro ambientale e attivita’ di gestione di rifiuti non autorizzata. Con loro e’ finito ai domiciliari, accusato di corruzione, Michelino Marras, 48 anni, di Capoterra, responsabile regionale del settore rifiuti speciali della direzione generale Ambiente. Emessi anche due provvedimenti di divieto di dimora nel comune di Sassari per due extracomunitari, Halil e Sherif Sulejmanovic, rispettivamente di 42 e 45 anni, residenti nel campo nomadi di Sassari.

(foto S.D., archivio GrIG)

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E’ questa la vetrina dell’Italia che produce ?

24 Luglio 2006 Commenti chiusi


E ora che cosa dobbiamo considerarla ? Una delle migliori e tipiche espressioni del "made in Italy" ? A.G.I., 24 luglio 2006 MAFIA SPA, COLOSSO DA 75 MILIARDI Roma, 24 lug. – Mafia, Confesercenti: fatturato 75 mld, il doppio di Enel o Fiat. Commercio paga 12 mld l’anno. Pizzo da 5 a 10mila euro al giorno.. - Un fatturato da capogiro quello della Mafia Spa: 75 miliardi di euro. Una somma enorme se si considera che gruppi consolidati come Fiat e Enel ne ‘racimolano’ appena la meta’. Questi i numeri della ‘mafia imprenditrice’, infiltrata nei gangli vitali del Paese, evidenziati questa mattina nel corso della conferenza stampa di presentazione del rapporto della Confesercenti "Le mani della criminalita’ sulle imprese". Ogni giorno 200 milioni di euro scivolano dalle mani degli imprenditori italiani nelle tasche dei mafiosi. E, dato ancora piu’ allarmante, di questi, 80 milioni sono sborsati a vario titolo dai commercianti. Il rapporto 2006 della Confesercenti sull’intreccio mafia-imprese, giunto alla sua IX edizione, mette in risalto, accanto a un’attivita’ parassitaria di tipo tradizionale (che si nutre principalmente di estorsione e usura), un crescente ruolo della cosiddetta ‘mafia imprenditrice’, che allunga i suoi tentacoli su tutti i settori del sistema economico del Paese: dalla filiera agroalimentare al turismo, dai servizi alle imprese a quelli alla persona, e dagli appalti alle forniture pubbliche. Ecco come si suddivide il fatturato della Mafia Spa: 30 miliardi (la cifra piu’ consistente) arrivano dall’usura, 10 dal racket, 7 da furti e rapine, 4,6 dalle truffe, 2 dal contrabbando, 7 dalla contraffazione, 13 dall’abusivismo edilizio e 4,2 dal cybercrime (cd e dvd). (foto S.D., archivio GrIG)

Basta con lo scempio dell’ex Ospedale Marino !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, raccogliendo numerose segnalazioni e richieste da parte di bagnanti (una ventina soltanto questa mattina !), hanno inoltrato un esposto (nota del 23 luglio 2006) al Sindaco di Cagliari, all?Assessore regionale dell?urbanistica, all?Assessore provinciale alla tutela dell?ambiente, ai Carabinieri del N.O.E., al Direttore generale dell?Azienda USL n. 8 ed alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari per chiedere l?immediata bonifica ambientale e messa in sicurezza dell?area dell?ex Ospedale Marino, sul litorale del Poetto, di facile accesso anche per i numerosi bagnanti e particolarmente quelli in età infantile, dove si può verificare agevolmente una crescente discarica abusiva di detriti vari e rifiuti di vario genere (plastica, scatolame, bottiglie di vetro, ecc.), nonché l?evidente pericolosità della struttura in disuso, incustodita e priva di adeguata recinzione, nel pieno di un sito che si pretende balneare e turistico, tutelato con vincolo paesaggistico (art. 146, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 42/2004).
Infatti, in ogni caso l?abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall?art. 14 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni: il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull?area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d?ufficio l?amministrazione comunale in danno degli obbligati. Già con ordinanza n. 264 dell?11 giugno 1996 il Sindaco di Cagliari dispose un provvedimento a carattere generale, rivolto a tutti i proprietari e/o detentori a qualsiasi titolo di terreni ordinandone la loro bonifica da sterpaglie, erbacce e rifiuti di ogni genere: in questo caso purtroppo senza alcun risultato apprezzabile.
Ora, a prescindere dalle discussioni sul futuro della struttura, (acquario, servizi terapici connessi al mare, demolizione ?) di proprietà regionale (realizzata nel 1937 come Colonia elioterapica ?Dux? per bambini, poi Ospedale civile, chiuso da una decina di anni), l?area non può continuare a costituire un vero e proprio pericolo ambientale ed igienico-sanitario in piena area balneare del Poetto.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

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Scempi a Cala Granu e pelo sullo stomaco…..


In questi giorni su L?Unione Sarda viene denunciato lo scempio, ormai quasi ultimato, causato da un complesso turistico-ricettivo a Cala Granu, in Comune di Arzachena (OT). Il “blocco” (circa 20 mila metri cubi) di cemento a pochi passi dal mare viene realizzato da imprenditori sardi (il gruppo Loi ? Corbeddu, di Orosei). La “storia” dello “scempio” nasce da molto lontano. Il complesso, infatti, dovrebbe essere quello autorizzato anni or sono in favore della Cala Granu s.r.l. e più, la quale ottenne uno dei 235 famigerati nullaosta “in deroga” ai vincoli finalizzati all?approvazione dei piani territoriali paesistici ai sensi dell?art. 13 della legge regionale n. 45/1989 (deliberazione Giunta regionale dell?11 giugno 1991 e nullaosta paesaggistico del 17 aprile 1989), successivamente convenzionato con l?amministrazione comunale. Ben 29 di essi, con il beneplacito dell?amministrazione comunale, vennero rilasciati sulle coste arzachenesi. Il progetto venne, quindi, amorevolmente accolto dal piano territoriale paesistico ? P.T.P. n. 1 della Gallura e, al contrario di quanto sostenuto dal presidente regionale di Legambiente Vincenzo Tiana, l?annullamento dell?illegittimo P.T.P. n. 1 avrebbe ben potuto consentire al Servizio tutela del paesaggio di Sassari di negare l?autorizzazione paesaggistica. L?annullamento dei piani territoriali paesistici, su ricorso degli Amici della Terra, è bene ricordare che venne decretato da Consiglio di Stato e T.A.R. Sardegna proprio per la loro scarsa disponibilità a tutelare l?ambiente e per la loro, invece, forte capacità di tutelare gli interessi edilizi. Risultano, quindi, veramente singolari le dichiarazioni di politici quali i parlamentari Pili e Massidda che hanno in questi anni sempre sostenuto la politica dell?edificabilità dei litorali sardi ed oggi vanno a meravigliarsi degli “scempi” prodotti. Ancor di più vi sono motivazioni pertanto per una forte e decisa applicazione delle norme di tutela ambientale, per l?approvazione di un piano paesaggistico regionale senza deroghe transitorie o fesserie simili e per la piena operatività, senza altri indugi, della Conservatoria delle coste. E non pare il caso di invitare gli imprenditori galluresi a “fare” altri alberghi, come ha fatto recentemente il Presidente della Regione Soru: quelli che ci sono bastano ed avanzano. Vanno, se del caso, ristrutturati, inseriti meglio nei contesti ambientali. Ma soprattutto va ampliata l?offerta turistica e la stagionalità. E lì il cemento non serve a nulla. Ricordiamoci che il “sonno” della Ragione genera “mostri”? ed anche il lassismo nell?applicazione della legge??.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

P.S. bene ha fatto L’Unione Sarda a sbattere a piena pagina lo scempio in corso, ma che scriverà nel malaugurato caso in cui il suo Editore riuscirà a realizzare il suo complesso turistico-edilizio da 81 mila metri cubi a Cala Giunco, in uno dei pochi “spicchi” di costa ancora integri di Villasimius ? Cerchiamo di non toglierci questa curiosità e continuiamo, come facciamo da parecchi anni, a difendere Cala Giunco…..

(foto L.V., archivio GrIG)

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Onorevoli condannati, una schiera…..


dal ?blog? di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), 17 luglio 2006

Marco Travaglio ha curato l’aggiornamento sulla contabilità dei condannati in Parlamento.

“Dopo tre mesi passati insieme a Peter Gomez ad analizzare i precedenti penali dei 900 e passa dipendenti appena eletti nel nuovo Parlamento per il nostro nuovo libro appena pubblicato da Editori Riuniti, ?Onorevoli Wanted?, sono lieto di comunicare che i pregiudicati hanno di nuovo raggiunto quota 25, eguagliando il record della passata legislatura. Considerando poi le altre categorie dei ?diversamente onesti?, e cioè quelle degli indagati, degli imputati, dei condannati in primo o secondo grado, dei miracolati dalla prescrizione o dalle varie leggi-canaglia, siamo arrivati a 82: quasi il 10 per cento dell?intero Parlamento, una percentuale che nemmeno nei quartieri dello Zen di Palermo o di Scampia e Secondigliano a Napoli. Per l?esattezza: 25 condannati definitivi (compresi quelli che hanno patteggiato la pena), 10 prescritti, 8 condannati in primo grado, 17 imputati in primo grado, 19 indagati, 1 imputato in udienza preliminare, 1 prosciolto per immunità parlamentare, 1 colpevole assolto per legge.
L?hit parade dei partiti vede al primo posto Forza Italia (con 29 diversamente onesti), seguita da Alleanza nazionale (14), Udc (10), Lega Nord (8), Movimento per l?autonomia (1), Dc (1), Psi (1), Gruppo Misto (1: Andreotti). In tutto, il centrodestra è a quota 65. Il centrosinistra insegue a quota 17, ma ce la sta mettendo tutta:
Margherita (6), Ds (6), Udeur (2), Rifondazione comunista (2), Rosa nel pugno (1).
Interessante anche la classifica dei reati preferiti dai nostri dipendenti in Parlamento: 18 casi di corruzione; 16 di finanziamento illecito; 10 di truffa; 9 di abuso d?ufficio e di falso; 8 di associazione mafiosa; 7 di bancarotta fraudolenta e turbativa d?asta; 6 di associazione per delinquere, resistenza a pubblico ufficiale e falso in bilancio; 5 di attentato alla Costituzione, attentato all?unità dello Stato e formazione di struttura paramilitare fuorilegge; 4 di favoreggiamento, concussione e frode fiscale; 3 di diffamazione, abuso edilizio e lesioni personali; 2 di banda armata, corruzione giudiziaria, peculato, estorsione, rivelazione di segreti; 1 di omicidio, associazione sovversiva, istigazione a delinquere, favoreggiamento mafioso, aggiotaggio, percosse, violenza a corpo politico, incendio aggravato, calunnia, falsa testimonianza, voto di scambio, appropriazione indebita, violazione della privacy, oltraggio, fabbricazione di esplosivi, violazione diritti d?autore, frode in pubblico concorso e adulterazione di vini.
Le storie e le sentenze dei nostri Magnifici Ottantadue (più i miracolati dal caso Parmalat: quante sorprese, di destra ma soprattutto di sinistra !) le trovi nel libro. Concludo con l?elenco dei 25 condannati definitivi, per aggiornare la contabilità:
1. Berruti Massimo Maria (FI): favoreggiamento.
2. Biondi Alfredo (FI): evasione fiscale (reato poi depenalizzato).
3. Bonsignore Vito (Udc): corruzione.
4. Borghezio Mario (Lega Nord): incendio aggravato.
5. Bossi Umberto (Lega Nord): finanziamento illecito e istigazione a delinquere.
6. Cantoni Giampiero (FI): corruzione e bancarotta.
7. Carra Enzo (Margherita): falsa testimonianza.
8. Cirino Pomicino Paolo (Dc): corruzione e finanziamento illecito.
9. De Angelis Marcello (An): banda armata e associazione sovversiva.
10. D?Elia Sergio (Rosa nel pugno): banda armata e concorso in omicidio.
11. Dell?Utri Marcello (FI): false fatture, falso in bilancio e frode fiscale.
12. Del Pennino Antonio (FI): finanziamento illecito.
13. De Michelis Gianni (Psi): corruzione e finanziamento illecito.
14. Farina Daniele (Prc): fabbricazione, detenzione e porto abusivo di ordigni esplosivi, resistenza a pubblico ufficiale, lesioni personali gravi e inosservanza degli ordini dell?autorità.
15. Jannuzzi Lino (FI): diffamazione aggravata.
16. La Malfa Giorgio (FI): finanziamento illecito.
17. Maroni Roberto (Lega Nord): resistenza a pubblico ufficiale.
18. Mauro Giovanni (FI): diffamazione aggravata.
19. Nania Domenico (An): lesioni volontarie personali.
20. Patriciello Aldo (Udc): finanziamento illecito.
21. Previti Cesare (FI): corruzione giudiziaria.
22. Sterpa Egidio (FI): finanziamento illecito.
23. Tomassini Antonio (FI): falso in atto pubblico.
24. Visco Vincenzo (Ds): abuso edilizio.
25. Vito Alfredo (FI): corruzione?.

Marco Travaglio

(foto S.D., archivio GrIG)

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Rifiuti e raccolta differenziata in Sardegna.

22 Luglio 2006 Commenti chiusi


da La Nuova Sardegna, 22 luglio 2006

Più attenzione per la raccolta differenziata, Pimentel il paese più virtuoso nel 2005. Rifiuti, cambia la tendenza. L?anno scorso prodotte tremila tonnellate in meno. Luigi Alfonso.

CAGLIARI. Per la prima volta, la Sardegna registra una – seppur lieve – inversione di tendenza nella produzione di rifiuti urbani: circa tremila tonnellate in meno rispetto al 2004. È la conseguenza della crescita della raccolta differenziata nell?isola. Sono soltanto alcuni dei dati contenuti nel settimo Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani, presentato ieri dall?assessore regionale all?Ambiente, Tonino Dessì. Nel corso del 2005 sono state prodotte 875 mila 206 tonnellate di rifiuti urbani (di cui appena il 10 per cento differenziati), contro le 878 mila 183 dell?anno precedente. Ogni abitante produce in media 484 kg l?anno, ma l?apporto dei turisti fa salire la quota a 530 kg. La regola che vuole una maggiore produzione di rifiuti nelle aree più popolate, non vale per la provincia di Olbia-Tempio: pur avendo l?8 per cento della popolazione sarda, ha prodotto il 14 per cento dei rifiuti totali (118 mila 260 tonnellate), più delle province di Oristano (74 mila 216), Nuoro e Carbonia-Iglesias (entrambe oltre le 68 mila tonnellate) e, naturalmente, del Medio Campidano (50 mila) e dell?Ogliastra (23 mila 354). Cagliari ha sfiorato le 304 mila tonnellate, Sassari va oltre le 168 mila. L?Oristanese vanta la miglior percentuale di rifiuti differenziati (19,4 %), seguito da Nuorese (15,3 %) e Medio-Campidano (14,6 %). Poi, nettamente distanziate, le province di Cagliari (9,7 %), Ogliastra (8,1 %), Sassari (7,2 %), Olbia-Tempio (6 %) e Carbonia-Iglesias (5,7 %). La media regionale (9,9 %) è decisamente al di sotto di quella nazionale (22,7 %), tanto da piazzare la Sardegna al 14º posto nella raccolta differenziata. Il primo semestre del 2006, però, registra già un deciso incremento. L?isola è al quarto posto, dietro Lombardia, Emilia Romagna e Friuli Venezia Giulia, per quanto riguarda l?incidenza dell?incenerimento dei rifiuti urbani. Resta più o meno invariata la raccolta delle imprese specializzate in appalto, mentre calano vistosamente i cassonetti (malodoranti e senza presidio) a vantaggio della raccolta domiciliare di antica memoria, che potrebbe riprendere piede anche nei Comuni più importanti. In calo i conferimenti alle discariche, la cui incidenza diminuisce a favore degli impianto di trattamento. Nel 2005 sono stati appena 78 (il 20 % del totale) i Comuni che hanno raggiunto o addirittura superato la soglia del 35 % di raccolta differenziata, stabilita dal decreto Ronchi del 1998 (nel 2004 le amministrazioni virtuose erano state due). Il miglior risultato l?anno scorso è stato conseguito da Pimentel: i 1.200 abitanti hanno differenziato il 71,6 % dei rifiuti urbani, meglio di Gonnostramatza (69,4 %), Samatzai (66,1 %) e Terralba (63,5 %). «I sistemi di raccolta differenziata – ha commentato l?assessore regionale all?Ambiente – si stanno diffondendo nei centri piccoli e medi. Siamo in ritardo nelle città più grandi, anche se conforta il dato regionale: nel 2003 eravamo fermi al 3 % di differenziati, oggi siamo quasi al 10 %. Per il 2006 i tecnici preannunciano un?ulteriore crescita, e ciò induce la Regione a puntare sulla premialità dei Comuni. Sfatato pure il mito della pigrizia dei cittadini: collaborano, se i servizi ci sono». Entro il prossimo mese di settembre, ha annunciato ieri in conferenza stampa l?assessore Dessì, dovrebbe essere approvato il nuovo Piano regionale dei rifiuti, con la costituzione di un?unica Autorità d?ambito che gestisca il settore, come peraltro impone la legge. «Va avanti anche l?esame dei progetti di quattro grossi gruppi industriali per la realizzazione della centrale termica integrata di Ottana – ha spiegato Dessì – L?impianto da 20 MegaWatt utilizzerà la frazione secca dei rifiuti. Niente umido e niente metallo, perciò posso assicurare sin da ora che Ottana non diventerà la pattumiera della Sardegna».

da www.sardegnaoggi.it, 21 luglio 2006

Rifiuti: raccolta differenziata al 10% in Sardegna

Andamento positivo nel sistema di gestione di rifiuti in Sardegna con la Regione impegnata su vari fronti. Sul versante della raccolta differenziata, secondo un monitoraggio dell’Osservatorio regionale rifiuti illustrato nel settimo rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Sardegna 2005 si è giunti, infatti, al 10% con il sistema in continuo aumento ed una diminuzione della quantità annua di rifiuti indifferenziati conferiti agli impianti di trattamento e nelle discariche.

CAGLIARI -?Stiamo registrano finalmente un’inversione di tendenza e i sistemi di raccolta differenziata si stanno diffondendo soprattutto nei piccoli e medi centri – ha spiegato l’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente, Tonino Dessì – la grossa difficoltà resta nei maggiori centri urbani?. I rifiuti in discarica che nel 2004 superavano le 800 mila tonnellate annue (con un incremento medio di + 3 % all’anno) anni) sono scesi a poco più di 788 mila tonnellate. La differenziata, invece, ha raggiunto le 86 mila tonnellate a fronte di una produzione totale pari a 875 mila tonnellate (878 mila del 2004). Si e’ passati in poco piu’ di 2 anni dal 3% di raccolta differenziata al 10% con un volume che si è triplicato. Le migliori prestazioni nel servizio di raccolta differenziata nel 2005 sono state raggiunte dal comune di Pimentel (CA) con il 71,6 %, seguito da Gonnostramatza (OR) col 69,4 % e Samatzai (CA) col 66,1 %. Nel 2005 sono stati 78 i comuni isolani (circa il 20 % del totale) che hanno raggiunto e superato la soglia del 35 % di raccolta differenziata dei rifiuti stabilita dal Decreto Ronchi, mentre nel 2004 le amministrazioni ?virtuose? erano state solo due.

Oltre al sistema della premialità ed incentivazione per i Comuni ?virtuosi? (che saranno premiati con sgravi) e con le sanzioni a quelli ?non virtuosi?, l’Amministrazione ha avviato il Progetto di ripristino ambientale ?Sardegna fatti bella?. 30 milioni di euro sono stati accreditati ai 377 comuni sardi per un programma di interventi straordinari della durata di un anno volti al miglioramento delle condizioni e della qualità della vita dei territori, dell’attrazione turistica e dell’immagine complessiva della regione. Prioritarie la azioni nelle vie di accesso ai centri abitati, nelle zone extraurbane più visibili e nelle aree prospicienti le spiagge. Per questo progetto saranno assunti per 12 mesi con contratti part-time da 2 ore settimanali, circa 1.500 disoccupati sardi. La Regione effettuerà poi un serrato controllo sulla corretta attuazione degli interventi e sulla loro coerenza rispetto all’assegnazione delle risorse. Le amministrazioni comunali, infatti, dovranno redigere e trasmettere all’Assessorato regionale del Lavoro una relazione tecnico-contabile sulle attività svolte e sui risultati raggiunti, indicando eventuali criticità riscontrate.

Ma le novità non finiscono qui. Nell’ambito delle attività di gestione e smaltimento dei rifiuti ed in attesa dell’approvazione, prevista per il prossimo mese di settembre, del nuovo Piano regionale, con una Autority che dovrebbe imporre un regime tariffario medio equo, l’assessore Dessì ha lanciato un appello alle istituzioni regionali. In una lettera, inviata questa mattina, l’esponente della Giunta Soru chiede ai Presidenti delle Province sarde, ai sindaci dei 377 comuni isolani ai Prefetti ed alla Direzione Regionale dell’Anas, una collaborazione nelle iniziative in materia di prevenzione e repressione dei fenomeni di abbandono di rifiuti in discariche abusive nelle periferie urbane e lungo le vie di comunicazione. ?Una richiesta di intensificare i controlli – ha spiegato Dessì – per una azione straordinaria di controllo del territorio?. Inoltre lo stesso assessore ha annunciato che ?va avanti anche l’esame dei progetti di quattro grossi gruppi industriali per la realizzazione della Centrale termica integrata di Ottana?. In particolare l’impianto con potenza di 20 MegaWatt, utilizzerà la frazione secca dei rifiuti. ?Niente umido e niente metallo – ha spiegato l’assessore – ma un impianto pulito?.

(foto G.N., archivio GriG)

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Facciamo partire o no la Conservatoria delle coste ?


Insieme al piano paesaggistico regionale ? P.P.R. in corso di approvazione definitiva, uno dei tasselli fondamentali della politica di tutela e gestione eco-sostenibile dei litorali isolani del governo regionale del Presidente Soru è rappresentato dalla Conservatoria delle coste sarde. Prevista dal programma di governo regionale (2004), istituita con deliberazione Giunta regionale n. 9/2 del 2 marzo 2005 come Servizio presso la Presidenza della Regione, deve, per ora, coordinare la gestione delle aree più importanti sul piano ambientale dell?Isola e, in seguito a provvedimento legislativo, avrà il compito di acquisire al patrimonio pubblico e di gestire in un?ottica di sviluppo sostenibile i ?gioielli naturalistici? costieri. Con la successiva deliberazione n. 36/1 del 26 luglio 2005 è stato approvato il primo programma di attività. Realizzato finora soltanto in piccola parte. Se da un lato, infatti, è stato faticosamente dotato di personale il Servizio ed è stata pressoché ultimata la ricognizione dei terreni costieri appartenenti alla Regione, agli Enti strumentali ed alle Società controllate, d?altro canto il Comitato scientifico non è stato nominato, non v?è stato alcun atto gestionale di aree costiere, mentre è in corso di programmazione la prima conferenza regionale sulla gestione delle coste. E ciò non dipende dalla disponibilità del (piccolo) apparato tecnico-amministrativo. Anzi. Oltre alle prime attività, che possono essere svolte fin d?ora, si avverte la forte necessità che inizi quanto prima l?iter della proposta di legge regionale per far evolvere il Conservatorio delle coste in agenzia governativa regionale. Per questo gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico ? sostenitori da sempre del Conservatore delle coste ed autori di una specifica indagine di ricerca ? hanno inoltrato (nota del 20 luglio 2006) in proposito una proposta comprendente una bozza di testo normativo, una bozza di linee guida statutarie e gestionali al Presidente della Regione Renato Soru ed agli Assessori regionali dei beni culturali, della difesa dell?ambiente e dell?urbanistica. E? ora che difficoltà, resistenze, problemi siano affrontati e superati per dare finalmente corpo ad uno strumento dinamico di gestione ?ecologica? dei litorali che ha riscosso l?attenzione a livello nazionale ed internazionale. Si ricorda che l?istituzione della Conservatoria delle coste della Sardegna ha anche avuto positiva eco internazionale: i partecipanti alla Conferenza Internazionale della Società Civile sulla Strategia Mediterranea di Sostenibilità (MSSD), nel marzo 2005, hanno manifestato la loro soddisfazione in un messaggio al Presidente della Regione Sardegna, on. Renato Soru. Ben 80 rappresentanti di 162 associazioni di 18 Paesi del bacino del Mediterraneo hanno espresso il loro compiacimento per l?istituzione della nuova struttura di tutela ambientale e auspicato che le altre Regioni che si affacciano sul Mare Nostrum adottino analoghi provvedimenti di salvaguardia dei litorali costieri . Non solo. Nel maggio 2005, è stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. La petizione chiede, oltre ad un P.P.R. contenente vere ed efficaci norme di salvaguardia costiera, proprio l?istituzione ed il funzionamento del Conservatorio delle coste. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri.
Che si aspetta, quindi, per dar corpo ad uno strumento che tutti ci ammirano ?

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto L.C., archivio GrIG)

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Erode è sempre fra noi, per massacrarli a dovere…


In questi giorni giungono nelle case di tutti le immagini dell’ennesima rappresaglia israeliana in Libano, dopo gli attacchi nell’Alta Galilea da parte della milizia sciita degli Hezbollah, il “partito di Dio”. E spesso e volentieri in nome di Dio, nei mille nomi di Dio, si è massacrato e si massacra. Quelli che ci rimettono per primi sono sempre i bambini, quasi che fossero proprio i prediletti di Dio ad esser chiamati presso di lui. E in Cielo ci volano davvero. A pezzi. Fra la serena esecrazione ed indignazione dei più. Ad iniziare dai Governi del Pianeta. Ad iniziare da quel Consiglio di Sicurezza dell’O.N.U. dove siedono permanentemente alcuni dei Paesi portatori di libertà e progresso che ancor oggi maggiormente avvicinano i bimbi a Dio. Gli Stati Uniti se ne preoccupano in Irak, la Russia in Cecenia, la Cina in casa propria (vds. su questo blog L’altra metà del Cielo conosce l’inferno in terra, in Cina, ad esempio….., 1 febbraio 2006, http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/zw2408095/). Certamente non sono da soli, in questo santo compito. Ma in questi casi il diritto internazionale sembra proprio un passatempo per un club di annoiati signori, fra un discorso sui cani da caccia ed uno sull’ultimo modello di Jaguar…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto da www.beppegrillo.it)

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Imprenditori, regalateci un sogno !


Splendida, ficcante, appassionata e puntuale lettera aperta al presidente della Regione Renato Soru da parte di Pennarrabbiata, del Collettivo Cagliari Mon Amour. Ve la proponiamo sotto.

Imprenditori, regalateci un sogno! (da Cagliari Mon Amour, http://web.tiscali.it/cagliari_mon_amour/) , Terra, 18 luglio 2006

Agli imprenditori galluresi, riuniti l’altro giorno a Olbia, che gli chiedevano grandi progetti (sottintendendo, credo, la cancellazione delle sue leggi ambientaliste, per loro troppo severe), il governatore della Sardegna Renato Soru ha risposto: regalatelo voi un sogno alla vostra terra, costruite alberghi; si possono fare anche nella fascia costiera protetta, se ci sono tutti i requisiti urbanistici.
Alberghi? Ma caro governatore, non poteva fare uno sforzo di fantasia e dire qualcosa di meno banale ? La soluzione per lo sviluppo è la costruzione di alberghi sulle coste ?
Lei, che ci ha imbambolato con la prospettiva di uno sviluppo delle zone interne dell’isola, con la tutela del paesaggio, con lo stop al proliferare delle centrali eoliche, con il recupero del patrimonio architettonico esistente, adesso suggerisce di costruire alberghi ?
Penso che gli imprenditori nostrani stessero aspettando come manna dal cielo queste sue rassicurazioni. Ora si lanceranno a capofitto su ciò che sapevano lei avrebbe detto. Sono lì, tutti in attesa di far fruttare i loro capitali (missione per la quale sono disposti a passare sul cadavere di chiunque) e non perderanno altro tempo dato che il suo messaggio è stato chiaro.
Proprio un bel sogno ! Alberghi per turisti e paesaggio modificato. Lei dirà: meglio gli alberghi che i villaggi turistici. E io dico, come De Sica: meglio niente, signorina, meglio niente.
Il mio sogno è vedere la Sardegna rispettata come una cattedrale gotica delle Fiandre, come gli Uffizi di Firenze o il Louvre parigino, alla quale avvicinarsi in punta di piedi per non disturbare e per poter ammirare e godere il paesaggio, in silenzio. Bisognerebbe ripensare i modi del soggiornare dei turisti; sperimentare nuovi strumenti – ancora più rigidi del Piano Paesaggistico regionale – a garanzia di quel bene di cui non siamo proprietari ma semplici e devoti custodi.
Molti prendono in giro il modello “teca di cristallo”; eppure basterebbe una breve visita ai litorali isolani per rendersi conto dell’incuria e della sporcizia importata dall’uomo. Davanti all’ignoranza e alla barbarie del turista, neppure i cavalli di frisia sembrano una valida barriera.
Bisognerebbe ricorrere al numero chiuso, obbligare i villeggianti a pernottare nelle case dei paesi dell’interno, costruire alberghi nelle valli sotto il Gennargentu (ma anche lì con cautela), incentivare gli spostamenti in bici o a piedi anche per diversi chilometri prima di far apparire ai loro occhi il mare, le spiagge, le rade. E anche le bellezze dell’interno, ripeto, andrebbero godute in punta di piedi.
“La Repubblica tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione” recita l’articolo 9 della Costituzione italiana. Ve la immaginate Via della Conciliazione, a Roma, interrotta dall’albergo di un magnate americano ? Che ne sarebbe della vista di San Pietro, di quel continuum verso il tempio del cattolicesimo ? E ve la immaginate la guglia rocciosa di Cala Goloritzè, alla quale si può accedere anche da terra percorrendo un magnifico sentiero, oscurata da un albergo con vista sul mare per ricchi forestieri ?
Bene, credo che Soru abbia idee chiare e innovative sulla tutela del territorio e dell’ambiente. Allora, che non cada di stile evocando alberghi sottocosta. A quello ci penseranno senza dubbio gli imprenditori del settore. E poi: siamo sicuri che lo sviluppo sostenibile passi per nuove strutture ricettive e che esse siano il modo migliore per creare reddito e posti di lavoro stabili ? Di quanti posti letto abbiamo bisogno ? La maggiore offerta creerà la sua domanda ? E per quanti mesi all’anno si riempiranno, questi nuovi alberghi sulle coste ?
Il sogno ce lo deve regalare lei, dottor Soru. Non i trenta imprenditori del mattone che hanno un’unica, irremovibile, statica… fissa.

Pennarrabiata

(foto C.L., archivio GrIG)

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Scambio di opinioni su progetti alberghieri, pianificazione e V.I.A.

19 Luglio 2006 Commenti chiusi


In questi ultimi giorni è capitato di avere uno scambio di opinioni con l’on. Paolo Maninchedda, consigliere regionale, su progetti alberghieri, pianificazione paesaggistica e procedure di valutazione di impatto ambientale. Lo si riporta di seguito in quanto piuttosto stimolante. Buona lettura…..

Da www.sardegnaeliberta.it

Oggi in Consiglio regionale l?interpellanza sull?albergo sulla spiaggia di un tal Muntoni.

Oggi verrà discussa l?interpellanza di Maninchedda e più sull?albergo Valle dell?Erica di Santa Teresa di Gallura. Si tratta dell?unico albergo costruito in Sardegna in vigenza della legge salvacoste, e non si tratta di un alberghetto: 366 posti letto, 9000 metri quadrati di superfice e 27.800 metri cubi circa. Un privilegio. Pubblicheremo il testo della discussione. intanto ecco quello dell?interpellanza. Con un solo ante scriptum: il dott. Deliperi fu protagonista di una requisitoria contro Maninchedda su questo argomento, ricordando all?amor nostro che il Piano Urbanistico di Santa Teresa era fatto salvo dalla legge 8. L?amor nostro, senza batter ciglio – incazzoso com?è dev?essergli costato molto – è andato avanti e ha segnalato che la legge 8 all?art. 5 commi 6 e 7 obbliga i Piani attuativi anche dei Puc fatti salvi, come appunto è il progetto di Valle dell?Erica, a sottoporsi alla Valutazione d?impatto ambientale. Deliperi ha taciuto, forse perché sta scoprendo che l?amor suo, quello ricchissimo che accarezza i ricchi e fa paura ai poveri, fa un po? quello che gli pare e se ne catafotte delle leggi, delle associazioni e della cultura giuridica.

I sottoscritti,
- premesso che il direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione autonoma della Sardegna, in data 3 agosto 2005 (Buras 12 settembre 2005 parte I e II), ha ritenuto che il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero in località ?Valle dell?Erica? – Piano di lottizzazione comparto f 5.5 ?Padulazzu?, in comune di Santa Teresa di Gallura, proposto dalla società Libellula Srl, con sede legale in Palau, relativo alla realizzazione di un villaggio alberghiero, costituito da 5 edifici con tipologia a schiera di altezza massima 6 metri, volume pari a 27.875 metri cubi e complessivi 390 posti letto, dovesse essere sottoposto alla ulteriore procedura di valutazione di impatto ambientale;
- ricordato che il comma 7 dell?articolo 5 della legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, recita testualmente: ?Gli esiti della procedura di valutazione di impatto ambientale, di cui all?articolo 31 della legge regionale n. 1 del 1999 riguardanti i piani urbanistici attuativi, sono trasmessi alle commissioni provinciali per la tutela del paesaggio, di cui all?articolo 33 della legge regionale n. 45 del 1989 e successive modifiche ed integrazioni ed all?articolo 137 del decreto legislativo n. 42 del 2004, per il definitivo parere. Per le restanti procedure di verifica e di valutazione dell?impatto ambientale, non concluse alla data di entrata in vigore della presente legge, si applicano i divieti e le prescrizioni in essa contenuti?;
- appurato che il comma 6 dell?articolo 5 della medesima legge regionale n. 8 del 2004 recita: ?Lo studio di compatibilità paesistico-ambientale allegato ai piani attuativi, rappresenta il quadro di riferimento urbanistico territoriale e di disciplina paesisitica per la procedura di VIA??. Il dato letterale – si parla solo di VIA e non di verifica – significa che l?assunzione di tale procedura è considerata obbligatoria per i piani attuativi (qual è quello dell?albergo Valle dell?Erica) in considerazione della particolare valenza territoriale e paesaggistica della fascia costiera considerata;
- constatato che, essendo la richiesta di verifica del progetto ?Valle dell?Erica? successiva al varo della legge regionale n. 8 del 2004, tale procedura ricadeva pienamente in quanto disposto dai commi 6 e 7 dell?articolo 5 della legge regionale n. 8 del 2004 che invece non risulta citata nel provvedimento;
- accertato che lo stesso direttore del Servizio sviluppo sostenibile della Regione autonoma della Sardegna, in data 19 gennaio 2006 (Buras 16 febbraio 2006 parte I e II), ha ritenuto che il progetto di realizzazione di un villaggio alberghiero a 5 stelle in località Valle dell?Erica, proposto dalla Società Libellula Srl, consistente nella realizzazione di un villaggio alberghiero costituito da 5 edifici con tipologia ?a schiera? di altezza massima di 6 metri fuori terra, per un totale di 366 posti letto, volumetria complessiva pari a 27.875 metri cubi, superficie coperta totale pari a 9.000 metri quadri, superficie a verde pari a 60.300 metri quadri, superficie destinata a un campo da tennis e a uno di calcetto pari a 1.700 metri quadri, non dovesse più essere sottoposto alla procedura di impatto ambientale in ragione di una variazione del progetto che, come si evince dagli atti, non diminuiva la cubatura ma solo i posti letto e che anche in questo caso nessuna prescrizione viene imposta in ragione della legge regionale n. 8 del 2004;
- considerato che entrambi i provvedimenti del direttore del Servizio sviluppo sostenibile sono successivi, non solo alla legge regionale n. 8 del 2004, ma anche all?adozione della deliberazione della Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005 riguardante ?Procedure per l?attuazione dell?articolo 31 della legge regionale 18 gennaio 1999, n. l, recante ?Norma transitoria in materia di sviluppo ambientale?, la quale prevede all?articolo 3 dell?allegato B, che la procedura di valutazione di impatto ambientale si applichi ai progetti ricadenti nelle previsioni di cui all?articolo 5 della legge regionale n. 8 del 2004, il quale viene evidentemente citato per quanto disposto dai commi 6 e 7 dello stesso articolo;
- ricordato che la legge regionale n. 8 del 2004 prevede che per i comuni con i piani urbanistici approvati, come quello di S.Teresa di Gallura, non si applichino le misure di salvaguardia di cui al comma 3, ma non dispone che per questi stessi comuni si preveda una procedura diversa da quella ordinaria per le verifiche e per le valutazioni d?impatto ambientale, per cui anche per i progetti ricadenti nei loro territori vale quanto disposto dai commi 6 e 7 dell?articolo 5 della stessa legge e quanto stabilito dalla deliberazione della Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005 e che pertanto il progetto per l?albergo Valle dell?Erica doveva essere sottoposto a valutazione d?impatto ambientale e nella procedura dovevano essere applicati i divieti e le prescrizioni di cui ai commi 6 e 7 dell?articolo 5 citato,
chiedono di interpellare con urgenza il Presidente della Regione, l?Assessore della difesa dell?ambiente e l?Assessore della pubblica istruzione, dei beni culturali, informazione, spettacolo e sport per sapere se:
- non ritengano di ravvisare negli atti dell?Amministrazione regionale, rispetto alle richieste della società Libellula Srl, profili di illegittimità rispetto alle leggi citate;
- non ritengano comunque necessario rivedere la procedura autorizzativa per renderla analoga a quella applicata ad altri cittadini e conforme alle leggi.
Cagliari, 11 maggio 2006

Archiviato il 13 Luglio 2006 in Ambiente, Documenti.
Commenti: 1.

Commento da Stefano Deliperi
Data: 17 Luglio 2006, 16:55
Gent.mo On. Maninchedda,
in questi giorni ci siamo confrontati avendo quale occasione l?intervento svolto da un Suo ?giovane ed ingenuo collaboratore? del 13 luglio 2006 (?Oggi in Consiglio regionale l?interpellanza sull?albergo sulla spiaggia di un tal Muntoni?) con un ?ante scriptum? che mi riguarda personalmente. Ripropongo questo commento, inviato già sabato 15, con alcune modifiche frutto della nostra discussione telematica. Mi sono stupito della terminologia usata che contrasta non poco con quanto da Lei asserito nel ?chi siamo? del sito web (?È un luogo di elaborazione, di dibattito, di proposta e di informazione, aperto a chiunque abbia cose intelligenti da dire e sappia farlo con garbo?). Ho, poi, preso atto che Le da dell? ?incazzoso?, cosa che non m?è parsa proprio dal nostro scambio di vedute. Mescola anche la sempre benvenuta ironia, vero sale della vita, con una bufala piuttosto grossolana. Trovo davvero buffo che mi si rimproveri di ?blandire? i ricchi. Lo chieda ai Zuncheddu, ai Pellò, ai Cualbu, alla Lega delle Cooperative, ai Granara, all?Italcementi, e così via. Ne potrei citare un bel po?, ma annoierei tutti quanti e, innanzitutto, me stesso. Persone titolari di iniziative edilizie, in campo turistico o meno, titolari di iniziative industriali, giusto per fare alcuni esempi, che, per ragioni di salvaguardia ambientale o storico-culturale, sono state avversate, con i mezzi consentiti dall?ordinamento, da me in rappresentanza di associazioni ecologiste quali il Gruppo d?Intervento Giuridico e gli Amici della Terra. Avversate sempre le iniziative, non le persone, degne del massimo rispetto in quanto tali. O, forse, costoro devono esser annoverate fra i ?poveri? e mai me n?ero capacitato ? Comunque, la polemica m?interessa assai poco: diamo semplicemente diversa interpretazione ad un articolato normativo. Infatti, la procedura di screening è di competenza del Servizio S.I.V.I.A., non della Giunta regionale (artt. 8-9 della deliberazione Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005, allegato A). Quanto all?applicazione dell?art. 5 (studio di compatibilità paesistico-ambientale) della legge regionale n. 8/2004, essa – per carità, sempre a parer mio – riguarda i piani urbanistici comunali in adeguamento al piano paesaggistico regionale – P.P.R., non quelli già approvati, ovviamente redatti in conformità a normative pre-vigenti. Le riporto di seguito il primo ed unico intervento che, sempre per conto delle associazioni ecologiste, La riguarda. E, come potrà leggere, si contesta un?interpretazione normativa ed una proposta di pianificazione, non una persona. Con i miei più cordiali saluti e con la più ampia disponibilità a segnalarLe fatti e proposte da valutare per la Sua attività consiliare. Anche perché non me ne ?catafotto delle leggi e della cultura giuridica?, sperando che il Suo ?giovane ed ingenuo collaboratore? non se ne ?catafotta? della realtà e del diritto di replica?

Stefano Deliperi

Onorevole Maninchedda, un po? di coerenza, please? (20 aprile 2006)

Abbiamo seguito con interesse ed un po? di preoccupazione l?intervento dello scorso 18 aprile dell?on. Paolo Maninchedda (Sardegna e Libertà), già eletto nelle liste di Progetto Sardegna e poi passato nel Gruppo Misto, durante il confronto in Consiglio regionale sul c. d. maxi-collegato alla legge regionale finanziaria. In particolare il consigliere regionale aveva denunciato un grave cedimento nella politica di tutela costiera della Giunta Soru. ?Accade di scoprire in Gallura che una richiesta di verifica per l?edificazione di oltre 27 mila metri cubi sul mare sia stata prima giustamente inviata alla valutazione di impatto ambientale e poi, cinque mesi dopo, con la stessa cubatura e con pochi posti letto in meno, ritenuta tale da non essere sottoposta alla stessa valutazione ? è l?unico intervento, dalla in poi, non inviato alla valutazione di impatto ambientale. Come mai quel villaggio non è stato fermato ? Proprio non lo so?. Secondo i mezzi d?informazione regionali, dovrebbe trattarsi del complesso ricettivo Valle dell?Erica, a Santa Teresa di Gallura, cinque ?blocchi? di edifici a schiera (altezza massima 6 mt.), circa 28 mila metri cubi di volumetrie complessive, 360 posti letto. In una lottizzazione ricettiva (gruppo Muntoni di Aggius) già esistente da molti anni, a circa 200 metri dal mare. Non sappiamo come e perché vi siano state due diverse procedure in pochi mesi, né siamo gli ?avvocati difensori? della Giunta regionale, che risponderà certo per conto suo. Anche e soprattutto perché le procedure di verifica sono di competenza del Servizio V.I.A. dell?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente e non della Giunta regionale (D.P.R. 12 aprile 1996 e successive integrazioni, legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni, deliberazioni Giunta regionale del 15 febbraio 2005). La Giunta regionale, invece, sempre in quel di S. Teresa di Gallura, con la delibera n. 9/10 del 9 marzo 2006, ha negato la compatibilità ambientale al termine del procedimento di valutazione di impatto ambientale (con parere positivo delle strutture tecnico-amministrative) al complesso alberghiero (67 mila metri cubi, 691 posti letto) + campo da golf proposto dalla Balcaccia Resort s.r.l. Tuttavia un paio di informazioni e chiarimenti li vogliamo proprio dare all?opinione pubblica e, in particolare, proprio all?on. Maninchedda, animato sicuramente dalle migliori intenzioni, ma, forse, non a conoscenza di alcuni particolari. Si deve sapere che Santa Teresa di Gallura è dotata di piano urbanistico comunale ? P.U.C. e, quindi, non è soggetta alle disposizioni della legge regionale n. 8/2004, la c. d. legge salva-coste invocata dall?on. Maninchedda. Quel P.U.C., smaccatamente permissivo verso l?edificazione sulle coste, è stato elaborato ed approvato in attuazione di quei piani territoriali paesistici annullati (1998, 2003) perché palesemente filo-cemento ed illegittimi dai Giudici amministrativi su ricorsi degli Amici della Terra. Ora, contestando apertamente criteri e disposizioni del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. attualmente in fase di approvazione definitiva, l?on. Maninchedda ha esplicitamente proposto nelle scorse settimane la riduzione della misura di conservazione integrale ad alcune aree (non meglio individuate) definite ?di maggior pregio?, la previsione di nuove volumetrie alberghiere (fino al 50 % delle attuali previste nelle zone ?F ? turistiche?) oltre i 300 metri dal mare, eliminazione del divieto di nuovi campi da golf, strade extraurbane, ecc. nelle zone costiere, eliminazione del divieto di realizzazione di strade esclusivamente su fondo naturale nelle zone costiere, eliminazione del c. d. lotto minimo per l?edificazione nelle aree agricole, sospensione della disciplina del P.P.R. per due anni per i Comuni già dotati di piano urbanistico comunale in attuazione degli annullati perchè illegittimi piani territoriali paesistici, negli altri Comuni sono comunque possibili infrastrutturazioni ed urbanizzazioni. Una contro-proposta comprendente previsioni assolutamente illegittime e censurabili (es. ultra-vigenza dei P.U.C. attuativi degli annullati piani territoriali paesistici). Se, per assurdo, si desse retta a tali proposte, ci sarebbero 10, 100, 1.000 Valli dell?Erica: lo sa l?on. Maninchedda ?

(foto S.D., archivio GrIG)

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Coste europee sempre più a rischio !


Le coste del Vecchio Continente sono sempre più antropizzate e sempre più a rischio ! Nonostante questo, qui in Sardegna c’è chi avversa il nuovo piano paesaggistico regionale e chi non vuol far decollare la Conservatorìa delle coste….. Faremo di tutto per rovinargli la festa e non ci dispiace proprio…..

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

A.N.S.A., 17 luglio 2006, ore 09.46

MARE: AGENZIA UE: SOS CEMENTO E TURISMO PER LE COSTE EUROPEE

ROMA, 17 lug – Cemento e turismo. Sono loro tra i principali nemici dell’habitat delle nostre coste, sempre piu’ sottoposte alle pressioni delle attivita’ umane. Durante la bella stagione i litorali di tutta Europa vengono invasi dai turisti e sono tanti i residenti che lavorano prevalentemente in questo periodo. Tutto questo pero’ ha un costo per l’ambiente. A fare il punto sulla situazione e’ l’ultima relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), ‘I mutamenti delle zone costiere in Europa’. Tra i 25 della Ue, sono nove i Paesi, tra cui ovviamente l’ Italia – oltre a Norvegia, Gran Bretagna, Finlandia, Grecia, Spagna, Danimarca, Svezia e Francia – che rappresentano da soli l’80% delle coste europee: un ecosistema tra i piu’ produttivi ma anche fra i piu’ minacciati a livello mondiale. A salvare il 15% delle aree costiere dei 25 e’ stata la stessa Ue, con la creazione della rete dei siti ‘Natura 2000′. Ecco un quadro dettagliato della situazione:
- POPOLAZIONE: La popolazione sulle coste europee e’ superiore e continua a crescere rispetto a quella dell’entroterra, specie nel Mediterraneo occidentale. Il che ha comportato, tra il 1990 e il 2000, un aumento delle superfici artificiali lungo le zone costiere: quello maggiore si e’ registrato in Portogallo (incremento del 34%), in Irlanda (27%), Spagna (18%), seguiti da Francia, Italia e Grecia. La ristrutturazione economica e’ stata il volano per nuove infrastrutture, che hanno attratto l’ edilizia. In diverse aree costiere di Italia, Francia e Spagna, le aree costruite nel primo chilometro della costa sono superiori al 45%. E nell’Europa dei 25, la densita’ di popolazione sulle coste e’ doppia rispetto a quella del totale della popolazione. Vanno considerati anche i picchi di presenze durante la bella stagione: in Costa Brava, in Spagna, la popolazione stagionale raggiunge in media una quota di 2,6 visitatori per ciascun residente. Eccezione, secondo il rapporto della Ue, proprio l’ Italia, che insieme a Romania, Estonia e Lettonia, ha visto la sua popolazione costiera decrescere tra il 1991 e il 2001.
- CEMENTO: A livello europeo, piu’ di 2.720 km2 di terreni agricoli (in genere un mix di coltivazioni e pascoli) sono stati perduti a vantaggio di superfici artificiali. Piu’ di 2.000 km2 sono scomparsi tra il 1990 e il 2000 nelle zone costiere, un fenomeno particolarmente pronunciato in Italia, Portogallo, Olanda, Belgio e Irlanda. Un dato positivo sono i 500 km2 di foreste in piu’, ma che non rimpiazzano la perdita di 400 km2 della vegetazione tipica di queste aree. Tra il 1990 e il 2000, il cemento e’ cresciuto al ritmo di 190 km2 l’anno. E il 61% dell’incremento delle superfici artificiali ha significato la costruzione di abitazioni, servizi e strutture per il tempo libero. Il cemento sulle coste pero’ espone la popolazione a rischi come inondazioni ed erosione. In questo contesto acquista sempre piu’ importanza il programma di ‘gestione integrata delle zone costiere’ (Iczm), rivisto dalla Commissione europea nel 2006. Inoltre la Ue ha cercato di tutelare l’ambiente delle coste da un ulteriore sviluppo attraverso la rete dei siti Natura 2000: per la Ue dei 15 infatti, piu’ del 70% delle regioni costiere (Nuts3), hanno almeno un sito Natura 2000, coprendo un totale di 50.000 km2, circa il 15% delle aree costiere.

MARE: AGENZIA UE; UN QUARTO COSTE EUROPA A RISCHIO EROSIONE

ROMA – Modificare il corso dei fiumi e sfruttare all’eccesso le risorse ittiche con pesca e acquacoltura sono fattori determinanti per due minacce del nostro Mediterraneo, come l’erosione delle coste e la perdita della biodiversita’, cioe’ la scomparsa di molte specie che abitano il Mare Nostrum. L’erosione delle coste non e’ solo una questione ambientale: il fenomeno aumenta il pericolo inondazione per le popolazioni residenti. Lo conferma l’ultima relazione dell’Agenzia europea dell’ambiente (Aea), ‘I mutamenti delle zone costiere in Europa’. Il rapporto raccoglie anche un allarme ormai diffuso a livello mondiale: quello per l’invasione di specie aliene, cioe’ che arrivano da ecosistemi diversi dal nostro e ne sconvolgono l’ equilibrio. In particolare, secondo il rapporto le attivita’ umane riducono o bloccano la formazione di sedimenti necessari alla sopravvivenza delle coste, causando il fenomeno dell’erosione da parte delle onde del mare. Secondo l’Agenzia europea dell’ Ambiente, una diminuzione di circa il 5% del flusso di sedimenti rappresenta il punto critico di fronte al quale il sistema delle coste si deteriora. A portare il flusso sono i fiumi, modificati da dighe e canalizzazioni: il deficit accertato di sedimenti e’ di almeno 100 milioni di tonnellate l’anno, con un quarto delle coste europee che gia’ stanno affrontando il problema dell’ erosione. Non solo un danno ambientale, ma un rischio per la popolazione. Piu’ di 100.000 km2 dell’Europa sono al di sotto di un altezza di 5 metri, aree potenzialmente vulnerabili alla crescita del livello del mare e relative inondazioni. I Paesi piu’ a rischio sono Belgio e Olanda, con piu’ dell’85% delle coste sotto i 5 metri, ma esistono anche singoli casi molto critici, come quello di Venezia e aree circostanti, in Italia. Per quanto riguarda il Mediterraneo, il Rapporto ricorda uno sfruttamento eccessivo da parte della pesca di diversi tipi di pesce, a volte scomparsi, ma anche del pericolo per la sopravvivenza di specie come la foca monaca, che non trovano piu’ il loro cibo. Anche il fenomeno dell’acquacoltura ha comportato pressioni sull’ecosistema. La presenza di sostanze provenienti da agricoltura, industria e crescita della popolazione potrebbero aver contribuito alla forte mortalita’ tra i mammiferi marini del Mediterraneo e la fioritura di alghe tossiche e’ diventata piu’ frequente. L’introduzione di specie aliene e’ in crescita: l’impatto di alghe come la Caulerpa taxifolia, molto invasiva, ha avuto effetti disastrosi sull’ambiente naturale.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Sempre più illegalità nella pesca marittima !


PESCA MARITTIMA: ANCHE IL RAPPORTO DELLA COMMISSIONE UE CONFERMA IL PROBLEMA DELLE ATTIVITA’ ILLEGALI E L’ESIGENZA DI INASPRIRE LE SANZIONI PER I TRASGRESSORI IN ITALIA.

Lo scorso venerdì 14 luglio la Commissione UE ha pubblicato il suo Quinto Rapporto sulle violazioni alla normativa comunitaria sulla pesca in mare da parte degli operatori del settore, con i dati statistici relativi al 2004 :
http://ec.europa.eu/comm/fisheries/doc_et_publ/factsheets/legal_texts/docscom/en/com_06_387_en.pdf

Quasi dimezzato l’importo medio delle singole sanzioni ai trasgressori (dai 4664 euro del 2003 a 2272 euro dell’anno 2004) in ambito comunitario.

Il rapporto si basa sui dati statistici per 19 tipologie di infrazioni rilevate dagli organi di vigilanza alla normativa sulla pesca, che ogni Stato membro deve comunicare alla Commissione UE.

In Italia nel 2004 sono state rilevate infrazioni coinvolgenti 3.398 imbarcazioni da pesca, su un totale di 9.960 casi in ambito comunitario: una preoccupante percentuale di un terzo, sia pure tenendo conto dell’estensione delle coste italiane !

La Commissione auspica un maggior impiego della sanzione delle sospensioni delle licenze per chi pesca di frodo o con attrezzi proibiti.

La Lega per l’Abolizione della Caccia ribadisce l’esigenza di un impianto sanzionatorio effettivamente deterrente e, ad esempio, si chiede: “Quanti detentori ed utilizzatori delle vietatissime reti da posta pelagiche derivanti (le famigerate ‘spadare’, che depauperano la fauna ittica ed uccidono centinaia di cetacei protetti), lunghe sino a 20 chilometri, hanno effettivamente perso il possesso delle attrezzature illegali, una volta colti sul fatto ?”

Purtoppo il sequestro, da parte degli organi di vigilanza, scatta solo quando le reti proibite sono state calate in mare, e mai quando sono a bordo delle imbarcazioni .
Spesso le reti ‘spadare’ sequestrate sono lasciate in custodia ai trasgressori, con quali conseguenze nei giorni successivi è facile immaginarlo.

Allora il Ministero delle Politiche Agricole abbandoni le ambiguità, come avvenuto lo scorso 24 aprile con l’autorizzazione all’impiego di reti da posta derivanti lunghe sino a 2,5 chilometri ed impiegabili sino a 10 miglia di distanza dalle coste(cosiddette ‘ferrettare’), disposta dal Ministro De Castro col proprio decreto dello scorso 24 maggio.

A quando misure efficaci che traccino una vera demarcazione tra pesca legale ed impiego di mezzi proibiti ?
Siano aumentate – propone la Lega per l’Abolizione della Caccia – le sanzioni pecuniarie per la pesca marittima di frodo, e sia disposta la confisca (ovvero la reale ed immediata perdita di possesso) degli attrezzi proibiti, anche quando rinvenuti su inbarcazioni da pesca al largo che non hanno ancora calato gli attrezzi.
Il materiale confiscato sia portato effettivamente via ai detentori e distrutto.
E’ facile aggirare i controlli, camuffando un tipo di attrezzatura costiera (detta ‘ferrettara’ e adibita alla pesca da posta, per fermare palamite e tonnetti) con maglie più larghe e, soprattutto, operando molto al largo, oltre le venti miglia, dove le missioni delle vedette della Guardia costiera e della Guardia di Finanza sono un po’ più sporadiche.

Lega Abolizione Caccia – Ufficio Stampa

(foto C.L., archivio GrIG)

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Demani civici, tentativi diffusi di accaparramento da parte dei privati…


Riceviamo una segnalazione da parte del dott. Franco Carletti, magistrato di Cassazione, Commissario per gli usi civici in Roma, uno dei principali esperti italiani in materia di diritti di uso civico ed altri diritti d’uso collettivi. Una denuncia forte e precisa relativa ad una situazione che definire di “lassismo” non chiarifica con precisione. C’è molto di peggio e non pare proprio casuale. Cerchiamo, con tutte le nostre forze, di sostenerla. Purtroppo, la situazione dei demani civici nelle varie regioni italiane non è delle migliori (per la Sardegna vds. la relazione della Sezione di controllo della Corte dei conti in tema di controllo sulle gestioni pubbliche al link http://www.corteconti.it/Ricerca-e-1/Gli-Atti-d/Controllo-/Documenti/Sezioni-re/Sardegna/Anno-2004/allegati-d4/relazione-usi-civici-.doc_cvt.htm)

Gruppo d’Intervento Giuridico

“Allego sotto una nota da me diretta il 5 giugno scorso al Ministero di Giustizia, dove è traccia del disinteresse che le autorità riservano ai Commissariati Usi Civici e alle loro funzioni. Il mio preavviso non ha infatti sortito alcun effetto e l’Archivio del Commissariato di Bologna è attualmente abbandonato a sè stesso, senza che i responsabili abbiano dato segno di avvertire il problema.

Oggettivamente vi sarebbe materia per sollecitare l’intervento della Procura della Repubblica; ma chi assicura che la competente Procura darà ascolto alla mia voce isolata ?

Preferisco sperare che il problema interessi qualcuno dei lettori e prego pertanto di dargli la massima pubblicità – lieto se l’informativa raccolta fosse smentita in modo credibile dagli ambienti regionali.

Franco Carletti

Magistrato di Corte di Cassazione
Commissario Usi Civici in Roma

Allegato

Messaggio al Ministero della Giustizia

Faccio seguito a precedenti messaggi sull’argomento in oggetto, per trasmettere qui si seguito una notizia ANSA, pubblicata l’altro ieri, che conferma tutte le informazioni già a voi comunicate (note del 31/05/2006 trasmesse alle ore 09:36 e 10:08) e rende necessario e urgente il vostro intervento al fine di evitare la dispersione definitiva dell’archivio commissariale di Bologna.

La misura denunciata mostra tra l’altro con estrema evidenza la subalternità nella quale versano oggi i Commissariati agli Usi Civici rispetto alle decisioni politiche delle Amministrazioni Regionali.

Franco Carletti – Commissario agli Usi Civici in Roma

Magistrato di Corte di Cassazione

REGIONI: Emilia-Romagna; FI, NON ABBANDONARE ARCHIVIO USI CIVICI

(ANSA) – BOLOGNA, 5 GIU – Il capogruppo di Forza Italia in Regione, Giorgio Dragotto, stigmatizza che la dirigenza regionale abbia maturato ‘negli ultimi tempi il disegno di abbandonare le proprie funzioni di coordinamento dell’Archivio Usi Civici, prendendo a pretesto la richiesta di aumento del canone di locazione, a partire dalla scadenza contrattuale (8 novembre 2006), da parte della proprieta’ dell’immobile adibito ad uso ufficio’.
Cosi’ sollecita un intervento della Giunta regionale ‘per non disperdere l’archivio e la sua funzionalita”. Con l’abbandono dell’Archivio da parte della Regione, prosegue, ‘si perderebbe non soltanto uno strumento indispensabile, ma la memoria storica di tutto quello che e’ stato fatto nel settore da piu’ di cento anni (sentenze comprese)’. (ANSA).

05-GIU-06 17:00

(foto L.C., archivio GrIG)

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Un Magistrato sardo e sensibile all?ambiente al C.S.M.


Un magistrato sardo, una donna, una persona sensibile all?ambiente è stata eletta dai colleghi magistrati al Consiglio Superiore della Magistratura, l?organo di auto-governo della magistratura ordinaria. Fiorella Pilato. Sia da Pretore che da Consigliere di Corte d?Appello, particolarmente sentito ed incisivo il suo impegno contro abusivismo edilizio ed inquinamenti: indagini, sequestri, dibattimenti, sentenze, convegni e dibattiti pubblici, più volte organizzati insieme, hanno dimostrato come il diritto ambientale possa essere un forte baluardo contro comportamenti senza scrupoli. I nostri più calorosi e sinceri auguri di un proficuo lavoro nel nuovo ruolo per la giustizia italiana.

Gruppo d?Intervento Giuridico

Da La Nuova Sardegna, 15 luglio 2006
E? Fiorella Pilato che raggiunge gli altri due esponenti dell?isola eletti dal Parlamento. Csm, donna il primo giudice sardo. «Garantiremo maggiore attenzione anche alle sedi disagiate»
GIUSTIZIA Il voto dei magistrati

CAGLIARI. In un colpo solo, Fiorella Pilato, cinquantaquattro anni, cagliaritana, ha messo assieme tre primati: è il primo sardo, è la prima donna e sarà anche tra i pochissimi magistrati che partiti dalla periferia, varcheranno la porta austera del Consiglio superiore della magistratura, il Palazzo dei Marescialli. La sua corrente, Magistratura democratica, aveva fatto delle candidature femminili il punto di forza del programma, così è stato: tre donne su quattro per Md. Cagliaritana nell?animo seppur non nel cognome, Fiorella Pilato, è giudice di Corte d?Assise d?Appello. Nata a Perugia, pasionaria nella vita pubblica e in quella privata, conosce Cagliari per la prima volta nel 1966, dopo il trasferimento del padre, allora vice-provveditore alle Opere pubbliche, e a Cagliari è rimasta. Da sempre giudice impegnato, è stata presidente della sezione sarda dell?Associazione nazionale magistrati. Oggi è in prima linea contro la riforma Castelli (da lei bollata come ?irrazionale e impraticabile?), ieri contro gli abusi edilizi, nelle vesti di quelli che erano i ?pretori d?assalto?.
- Auguri al primo magistrato sardo che lavora in Sardegna, eletto nel Csm.
«Noi sardi da soli non ce l?avremo mai fatta: siamo pochi, appena duecento. Io sono stata eletta dai colleghi di tutta Italia, con 540 preferene. Però la mia elezione conferma quello che sappiamo ma spesso ci dimentichiamo: dall?Isola chiunque può arrivare a livelli nazionali».
Che significa un giudice sardo nel cuore della magistratura italiana ?
«Di sicuro, avere maggiore attenzione per le sedi disagiate, perché venendo da quelle realtà conosco i problemi. Basti pensare all?organico non solo in sedi piccole ma anche medie, come il tribunale di Oristano, dove in Procura ci sono solo due sostituti procuratori sui sette previsti. E nel giro di pochi anni entrerà in sofferenza anche la sezione giudicante».
Arriva a Roma nel solco tra il vecchio e il nuovo ordinamento giudiziario. Cosa si aspetta ?
«Molto lavoro perché le competenze sono aumentate: magistratura onoraria, valutazioni professionali che diventano più impegnative perché la carriera di un magistrato non sarà solo per anzianità. Più lavoro, mentre è stato ridotto il numero dei consiglieri. Con in più questo mistero: non sappiamo neppure in quale quadro normativo lavorare. La riforma dell?ordinamento non prevede neanche norme transitorie, per esempio nella sezione disciplinare».
- Cosa succederà al Csm del dopo riforma ?
«Ci sarà un ingolfamento a causa dell?azione disciplinare obbligatoria. E poi non c?è possibilità di archiviazione: in caso di denuncia di un folle ad un magistrato il Procuratore generale sarà costretto a fare l?istruttoria e l?aspetto più grottesco è così si consentirà di lasciare impunito chi davvero merita la sanzione disciplinare. È il massimo dell?irrazionalità e dell?impraticabilità. Mi riferisco anche alla organizzazione verticistica delle Procure. E? inimmaginabile che il procuratore capo di un grande ufficio eserciti il controllo e accentri su di sé la responsabilità di tutte le indagini dei sostituti». (el)

(foto S.D., archivio GrIG)

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Teulada, coste a rischio cemento !


un po’ di sana informazione…..

da La Nuova Sardegna, 14 luglio 2006

A giugno sono cominciati i lavori di urbanizzazione. Prove di cemento a Malfatano. Le aree sono di proprietà della società veneta Sitas srl. PIERO MANNIRONI

L?investimento immobiliare prevede la costruzione di 139mila metri cubi

TEULADA. In questa estate torrida riprendono a fiorire i sogni di cemento sulla costa di Teulada. Sogni davvero pesanti: in tutto, addirittura oltre mezzo milione di metri cubi. Il primo segnale dell?accelerazione dei processi edificatori è arrivato con lo sblocco del piano di lottizzazione della società Holdima spa di Roma. Storia lunga e maledettamente complicata, questa, costellata da polemiche al vetriolo e valanghe di carte bollate. Poi, proprio nei giorni scorsi, ecco arrivare alcuni segnali di risveglio da parte della Sitas srl, acronimo che sta per Società Iniziative Turistiche Agricole Sarde. In grande silenzio, infatti, sono stati eseguiti alcuni lavori di urbanizzazione primaria in un?area di 394 ettari tra Malfatano, Sa Calarza e Cala Antoni Areddu. Stiamo parlando di un vero e proprio paradiso terrestre sul quale si vuole rovesciare qualcosa come 189 mila metri cubi di cemento. Secondo una valutazione, però ormai un po? datata, il costo complessivo dell?operazione viaggerebbe intorno ai cinquanta milioni di euro. La Sitas srl è controllata al 100% dalla Forma Urbis spa, che ha la sua sede legale a Padova, in via San Clemente 5. Il cinquanta per cento delle azioni è in mano ai fratelli Toffano, in passato tra i maggiori azionisti della catena di supermercati Despar, poi venduta alla multinazionale austriaca Alpiag. L?altro cinquanta per cento è invece equamente suddiviso tra gli architetti Gianpietro Gallina e Albano Salmaso, che sono poi il volto e la voce della società in Sardegna. Forma Urbis spa ha avuto un momento di grande visibilità internazionale quando, nell?estate di quattro anni fa, diventò il catalizzatore di una cordata che puntava alla scalata dell?impero che fu di Karim Aga Khan: la Costa Smeralda. Si coaugulò allora un?alleanza sardo-veneta della quale facevano parte la finanziaria regionale Sfirs, gli imprenditori alberghieri Loi e Corbeddu, i fratelli bellunesi Walter ed Ennio De Rigo (titolari di un colosso dell?occhialeria mondiale) e Giuliano Tabacchi, presidente della Safilo. Il tutto, con la bendizione della Banca Antonveneta. L?operazione però andò male e la Costa Smeralda finì nelle mani dell?americano Tom Barrack.

LA CONCESSIONE EDILIZIA. La Sitas srl avrebbe le carte in regola per dare forma e sostanza al suo progetto immobiliare nelle coste del Sulcis, chiamato ?Costa Dorada?. Ha infatti intascato la concessione edilizia dal comune di Teulada fin dal 7 aprile 2004. Più esattamente è la concessione numero 23. Nel cartello affisso all?ingresso della lottizzazione, si legge che la data d?inizio dei lavori è il 9 luglio di due anni fa. Ma tutto è rimasto fermo. Almeno fino a pochi giorni fa, quando le ruspe sono entrate in azione.
Ma ecco nel dettaglio cosa la società veneta (guarda caso anche Olga Olivi, maggiore azionista dell?Holdima srl, è veneta) vorrebbe realizzare a ridosso delle scogliere e delle calette di sabbia candida della costa teuladina: quattro complessi alberghieri e quattro residences, per un totale di 139 mila metri cubi; due agglomerati di residenze stagionali private (cioé, seconde case) per 18 mila metri cubi. Novanta ettari sono destinati all?edificazione, mentre 184 a verde privato e 120 a verde pubblico. I parcheggi occuperanno tre ettari. Senza dimenticare l?ormai immancabile campo da golf da 18 buche. Enorme la capacità ricettiva dichiarata negli alberghi e nei residence: 2.500 posti letto. Il fronte ambientalista conduce da anni una durissima battaglia per arginare la marea di cemento che minaccia le coste teuladine. E quindi anche contro il progetto ?Costa Dorada?. Il Gruppo d?Intervento Giuridico e gli Amici della Terra hanno voluto vederci chiaro anche nell?investimento immobiliare della Sitas srl. E così hanno scoperto che la concessione edilizia rilasciata dal Comune di Teulada non è un lasciapassare per la società veneta. Per esempio, la Soprintendenza di Cagliari nel maggio del 2003 cancellò con tre decreti le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dal Comune di Teulada per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria. Ma c?è di più: la procedura di verifica preventiva del servizio Sivea dell?assessorato regionale all?Ambiente aveva portato al procedimento di valutazione di impatto ambientale a un solo lotto del progetto della Sitas srl. E più esattamente quello di Cala Antoni Areddu-Sa Calarza. Dice il portavoce del Gruppo d?Intervento Giuridico, Stefano Deliperi: «In pratica, l?unico progetto immobiliare è stato diviso in cinque parti e soltanto uno è stato sottoposto alla valutazione di impatto ambientale. Una prassi che è stata giudicata illegittima in sede europea. Esistono a questo proposito precisi precedenti giurisprudenziali. Primo fra tutti, una sentenza della Corte di Giustizia europea del 16 settembre 1999». Come se non bastasse, nell?unico procedimento di valutazione di impatto ambientale ammesso, ci sarebbero alcune smagliature. Per esempio, non sarebbe stato tenuto in alcun conto il parere pesantemente negativo del Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale, che aveva messo in evidenza vincoli idrogeologici e aveva segnalato che parte dei terreni lottizzati erano stati percorsi dal fuoco. E, si sa, esiste una norma che congela per almeno dieci anni ogni trasformazione sulle aree nelle quali si sono sviluppati incendi. Tutti poi sembrano essersi dimenticati dell?immenso patrimonio archeologico della zona. Proprio qui, infatti, sorgeva il porto fenicio di Melqart.

IL SOGNO DEI POSTI DI LAVORO. Non ci vuole molto per capire cosa ci possa essere di tanto seducente per l?amministrazione comunale di Teulada davanti a progetti immobiliari come quello della Sitas srl. Sono le cifre del benessere possibile. Come il numero dei posti di lavoro promessi: 2.500, a regime. Molto difficile credere che si tratti di una cifra realistica. Anzi, andando ad analizzare il progetto della Sitas srl, diventa veramente impossibile capire come si arrivi a ipotizzare la creazione di tanti posti di lavoro. Per dire la verità, la Forma Urbis spa non è nuova a costruire ipotesi che in qualche modo sembrano alimentare speranze e sogni di benessere in aree economicamente depresse. Due anni fa, infatti, una sua società controllata al 100%, la Capo Pecora Agricola srl, presentò al comune di Arbus un progetto immobiliare che prevedeva la creazione di 779 posti di lavoro a regime e duecento in fase di cantiere. A Capo Pecora la volumetria complessiva prevista avrebbe dovuto essere di almeno 120 mila metri cubi su 480 ettari: una struttura alberghiera a cinque stelle (120 posti letto), un non meglio precisato hotel esclusivo, un altro albergo a quattro stelle, un residence, un centro studi per l?ambiente, residenze stagionali (cioé le solite seconde case), un centro servizi e il solito, immancabile, campo da golf da 18 buche.

IL GREEN TRA LE ROCCE. Difficile davvero immaginare un green in una zona rocciosa e scoscesa come Capo Pecora…
Su questo progetto, gli ambientalisti hanno voluto fare due conti per valutarne la credibilità. Prima di tutto, analizzando i 779 posti di lavoro promessi. «Partiamo – dice Stefano Deliperi – dal costo di un posto di lavoro ?legale?, cioé complessivo di emolumenti, e oneri previdenziali e pensionistici. Ebbene, non possono essere inferiori a duemila euro mensili. Stiamo quindi parlando di almeno 1.558.000 euro al mese e di oltre venti milioni di euro l?anno. Mi sembra che siamo ben oltre ogni soglia di credibilità. O, se vogliamo, abbiamo diritto a porci più di un dubbio». Forse, prima di innamorarsi di un sogno, sarebbe meglio capire, con un sano pragmatismo, che si sta parlando proprio di un?illusione. Mentre i blocchetti, quelli sì, sono molto reali.

Gli ambiziosi progetti dell?Holdima spa, della Sitas srl e della Sardinia Wild Park-Costa del Sud srl.
E? quasi un Masterplan del sud. Il piano urbanistico autorizza mezzo milione di metri cubi.

TEULADA. Il cuore del problema è il Puc. Problema soprattutto politico, perché disegna un?ipotesi di sviluppo possibile per Teulada, fondata sul cemento seminato lungo l?incantevole litorale. Sono i numeri a parlare: nella programmazione territoriale del piano urbanistico comunale è previsto oltre mezzo milione di metri cubi proprio sulle coste. Nel comparto B-Tramatzu, per esempio, sono previste nuove volumetrie per 133.037 metri cubi. Stiamo parlando dell?ormai famoso (e discusso) progetto della società romana Holdima spa, che ha presentato un investimento immobiliare da poco meno di 100 mila metri cubi. Nel comparto E-Malfatano le volumetrie possibili salgono addirittura a 223.736 metri cubi, quasi completamente ?assorbiti? dal progetto della Sitas srl (189 mila). Poi, c?è il comparto A-Foxi. Per capire meglio di cosa si tratta, è la zona vicina alle dune di Porto Pino. Qui il Puc ?concede? al blocchetto 22.072 metri cubi. E infine, il comparto D-Campionna. Anche qui il Piano urbanistico comunale ha aperto le sue maglie, consentendo l?edificazione di 155.630 metri cubi. In questo tratto di costa, si sono mosse negli anni molte società. La prima è stata la Edilavoro spa che, nel 1976 cedette le sue proprietà alla Teuladadomus spa. Dopo il fallimento di quest?ultima, comparvero tre cooperative edilizie (la Teulada I, la Teulada II e la Teulada III) che però poi vendettero i terreni. Alla fine, le aree sulla costa di Campionna finirono alla società Sardinia Wild Park-Costa del Sud srl, che ha la sua sede ufficiale in via San Francesco 1, a Teulada. L?intero pacchetto azionario è detenuto da una famiglia molto conosciuta a Roma: i De Sena Plunkett. Il ?cervello? della società, con la carica di ?procuratore ad negotia? è Gennaro De Sena Plunkett. Settantaquattro anni, ex magistrato e poi avvocato amministrativista molto affermato nella capitale, Gennaro De Sena Plunkett lavora da anni con ostinazione per dare corpo a un investimento immobiliare da oltre 100 mila metri cubi.
L?amministratore unico della Sardinia Wild Park-Costa del Sud srl è invece Girolamo Oliviero De Sena Plunkett, 37 anni, figlio di Gennaro. Recentemente ha cercato di trovare uno spazio in politica, candidandosi sia alla Camera che al Comune di Roma nelle liste di Alternativa sociale di Alessandra Mussolini. Senza successo, però. Come si può vedere, quello di Teulada è un piano urbanistico che ha una filosofia ben precisa. E cioé quella di legare ogni ipotesi di sviluppo economico possibile a massicci investimenti immobiliari sulle coste. Per l?esattezza: mezzo milione di metri cubi. Quasi un Masterplan.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Approdi nel Sinis e rispetto della legge, ma quando mai ?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico sono state costrette ad inviare un nuovo esposto (nota del 14 luglio 2006) riguardo l?avvenuto inizio dei lavori per la realizzazione dell?approdo turistico (nuovo molo, gavitelli, boe, ecc.) a La Caletta ? Capo San Marco finalizzato formalmente alla fruizione dell?Area Marina Protetta (A.M.P.) ?Sinis ? Mal di Ventre? predisposto a cura dell?Amministrazione comunale di Cabras, Ente gestore dell?A.M.P. Questi lavori sono iniziati senza la necessaria approvazione della valutazione di incidenza ambientale. Infatti, il Ministero dell?ambiente e della tutela del territorio ? Direzione per la protezione della natura ha reso noto (telefax del 21 giugno 2006) di aver già da tempo richiesto al Comune di Cabras, quale ente gestore dell?Area marina protetta ?Sinis ? Mal di Ventre?, e all?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente lo svolgimento della necessaria procedura di valutazione di incidenza ambientale in merito all?intero e più ampio progetto per la realizzazione di nuovi approdi turistici sull?Isola di Mal di Ventre, a Capo San Marco ed a Funtana Meiga, dentro l?area tutelata. Con la nota n. DPN/4D/2006/7110 del 10 marzo 2006, ha ribadito che ?è indispensabile la realizzazione dell?intera procedura di valutazione di incidenza, considerato che l?intervento ? si colloca territorialmente all?interno del perimetro di un?area marina protetta e interessa il pSIC e ZPS ITB030039?, come già detto con la precedente nota n. DPN/5D/2005/16276 del 27 giugno 2005, così come è necessaria ?una adeguata caratterizzazione dei siti candidati ? nell?ottica di preservare al meglio la Posidonia oceanica, le biocenosi presenti e lo stato dei luoghi?. E, tanto per gradire, ha concluso richiamando ?le affermazioni formulate, in altri casi, da parte della Commissione europea riguardo la discrezionalità di poter decidere l?esclusione da fonti di finanziamento comunitario quelle amministrazioni regionali che dimostrino un grado di non affidabilità nella tutela della rete Natura 2000 e nel rispetto delle Direttive 92/43/CEE Habitat e 79/409/CEE Uccelli?. Insomma, se non si rispettano le direttive comunitarie, si perdono i fondi europei. Ovvio.

Invece i lavori sono iniziati. Come se niente fosse.

Ricordiamone i precedenti. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, in seguito a specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale inoltrata dalle scriventi Associazioni ecologiste con nota del 13 aprile 2005 e relativa documentazione acquisita dal Comune di Cabras (OR) con nota prot. n. 7046 del 9 maggio 2005, apprendevano della sussistenza di puntuali progetti per la realizzazione di approdi turistici (nuovi moli, gavitelli, boe, ecc.) finalizzati formalmente alla fruizione dell?Area Marina Protetta (A.M.P.) ?Sinis ? Mal di Ventre? predisposti a cura dell?Amministrazione comunale di Cabras, Ente gestore dell?A.M.P., nelle località di Cala Pastori ? Isola di Mal di Ventre (lunghezza molo di 48 mt.), La Caletta – Capo San Marco (lunghezza molo mt. 50) e Funtana Meiga oltre ad altri siti (Porto Suedda, Is Aruttas, San Giovanni, Turr? e Seu, Punta Maimoni ? Is Caogheddas, Tharros) con potenzialmente minore impatto ambientale. I progetti avevano avuto le seguenti autorizzazioni amministrative: nullaosta paesaggistico (nota Ass.to reg.le P. I. e BB.CC. ? Servizio tutela paesaggio OR n. 84/04/UTP OR del 31 marzo 2004, presa d?atto Sopr. B.A.P.P.S.A.D. n. 6628 dell?1 giugno 2004), parere positivo con esclusione dalla valutazione di incidenza ambientale (nota Ass.to reg.le Difesa Ambiente ? Servizio conservazione natura e habitat, ecc. n. 12581 dell?8 aprile 2004), parere positivo condizionato (rimozione dei pontili a Capo San Marco e Mal di Ventre in periodo invernale) con esclusione del sito di Mare Morto ? Tharros ai fini della tutela archeologica (note Sopr. Arch. n. 4203 del 26 maggio 2004 e n. 6403 del 3 settembre 2004) e parere positivo Direzione A.M.P. (nota Direttore A.M.P. n. 51/SEGR del 19 novembre 2004).

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, con note del 7 giugno e del 6 settembre 2005, inoltravano alle pubbliche amministrazioni competenti richiesta di informazioni a carattere ambientale e l?adozione di opportuni interventi in merito a quanto in argomento. Con nota Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio ? Direzione per la protezione della natura prot. n. DPN/5D/2005/16276 del 27 giugno 2005 venivano richieste alle pubbliche amministrazioni regionali e locali notizie in argomento. Con nota prot. n. 1382 del 29 luglio 2005 l?Assessorato reg.le P. I. e BB. CC. – Servizio tutela del paesaggio di Oristano informava che ?l?autorizzazione rilasciata dall?ufficio è stato un provvedimento sofferto? in quanto foriero di interferenze con il particolare ambiente/paesaggio tutelato. Con nota prot. n. 24398 del 22 luglio 2005 l?Assessorato reg.le della Difesa dell?Ambiente ? Servizio conservazione natura e habitat, ecc. affermava di aver rilasciato parere favorevole con esclusione dello svolgimento della valutazione di incidenza ambientale in quanto il progetto esaminato:
6) prevede il recupero, ?attraverso la sua ristrutturazione?, di ?un vecchio molo attualmente in completo abbandono della Marina Militare? senza specificare in quale sito;
7) prevede ?l?installazione di un punto di varo ed alaggio mediante una struttura in legno, amovibile, in località Funtana Meiga?; 8) prevede ?l?installazione di un punto di approdo, in legno e amovibile, all?Isola di Mal di Ventre, che consenta un più agevole e meglio controllabile accesso dei visitatori che attualmente si recano sull?isola nei mesi estivi?;
9) prevede la ?sistemazione di boe e gavitelli dotati di corpi morti ? aventi lo scopo di evitare o limitare i danneggiamenti prodotti da ancore e catene alle biocenosi bentoniche ed in particolare ai popolamenti di Posidonia oceanica (habitat prioritario 1120) presenti nei diversi siti nei quali questi vengono collocati, in prossimità degli ? approdi?;
10) ?non essendo aumentati nel contempo lungo la costa e negli approdi ? il numero dei posti barca, la regolamentazione dell?afflusso e dell?ormeggio dei natanti nelle aree in questione?, non si prevedeva un aumento del carico antropico aggiuntivo, ?ma, al contrario, una diminuzione? dello stesso. Tali interventi in progetto, secondo il detto Servizio, ?hanno l?effetto di tutelare lo specifico habitat prioritario della Posidonia oceanica?.Con note prot. n. 5388 del 12 agosto 2005 e n. 7280 dell?8 novembre 2005 la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Cagliari ed Oristano ha inviato la documentazione inerente il parere di propria competenza espresso (note Sopr. Arch. n. 4203 del 26 maggio 2004 e n. 6403 del 3 settembre 2004), dalla quale si evince la presenza nel progetto in argomento di uno scivolo permanente (?pali dello scivolo?) in località Funtana Meiga, nonché il pericolo di ?eccessivi affollamenti di imbarcazioni davanti alle aree archeologiche di Tharros e Capo San Marco?.

Nonostante le varie assicurazioni, le preoccupazioni rimanevano ben salde perchè:
1) non risulta possibile comprendere grazie a quali analisi del traffico marino da diporto sia stata esclusa una maggiore presenza di imbarcazioni in aree naturalisticamente sensibili quali Capo San Marco e Mal di Ventre: generalmente ? così come accade per i parcheggi degli autoveicoli in aree urbane ? la presenza di approdi incentiva il traffico dei natanti e la sosta. Sembra, invece, buona pratica conservazionistica limitare la presenza di imbarcazioni con l?effettuazione di adeguati controlli a mare e l?imposizione di un numero chiuso, determinato, nelle due aree citate, dai soli posti ricavabili dagli esistenti moli dimessi della Marina Militare. Mal di Ventre, isola di ridotta estensione (86 ettari) e di rari endemismi, necessita, se si vogliono conservare le caratteristiche ambientali, ecologiche e naturalistiche, di una fruizione controllata e contingentata. In ambedue le aree prescelte per gli approdi la prateria di Posidonia (Posidonia oceanica) risulta assente dal sito (vds. Fondazione I.M.C., le biocenosi bentoniche come strumento di pianificazione territoriale: il caso dell?Area Marina Protetta del Sinis ? Isola di Mal di Ventre, pp. 103, 106 e 112). Nel caso di Capo San Marco, poi, l?evidente esiguità (50-60 mt. lineari) della spiaggia fruibile, con scoscese pareti di accesso, richiederebbe seri ed urgenti provvedimenti per evitare l?antropizzazione ed il degrado ambientale, piuttosto che nuove strutture di ormeggio;
2) l?approdo in progetto a Funtana Meiga è di tipologia permanente (scalo di alaggio), non amovibile, e sorgerebbe a pochi metri da quello attualmente esistente e perfettamente confacente ad una fruizione ricreativa, vi è un notevole dislivello fra la battigia ed il terreno retrostante (evidente necessità di sbancamenti ed opere permanenti) in zona soggetta a movimenti franosi, con assenza di viabilità, sottoservizi, ecc. di collegamento alla zona residenziale turistica distante circa mt. 500.

Come noto, l?intera costa del Sinis, l?Isola di Mal di Ventre e l?Isolotto del Catalano ricadono nell?area marina protetta ?Sinis ? Mal di Ventre? (legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni, DD.MM. Ambiente 12 dicembre 1997 e 11 novembre 2003), in parte nel proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) ?Isola di Mal di Ventre e Catalano? (codice ITB030039) di cui alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora – per cui ogni simile intervento dev?essere supportato da positiva valutazione di incidenza ambientale – ed è tutelata con vincolo di conservazione integrale (della legge regionale n. 23/1993). Inoltre è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004).

Ora la Commissione europea, il Ministero dell?ambiente, la Procura della Repubblica di Oristano esamineranno gli ultimi sviluppi determinati dall?apertura dei lavori.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto G.C.F., archivio GrIG)

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Schiavi moderni…


…alla faccia del “diritto al lavoro” sancito dalla Costituzione…

dal “blog” di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), 12 luglio 2006

Ricevo questa lettera da uno dei tanti schiavi moderni. Lavorava 56 giorni (di otto ore) al mese, belin. Ma questa è fantascienza, fantalavoro, fantacapitalismo. Quando ho letto la mail non ci volevo credere, pensavo a uno scherzo di Paolo Villaggio. Ho telefonato al ragazzo che ha confermato tutto e mi ha detto di mettere per esteso il suo nome. Se la Lidl vuole scrivere una replica la pubblicherò.

?Mi presento: mi chiamo Emanuele D., sono pugliese, ho 32 anni, laureato in Economia e Commercio e vivo a Bologna da quando ho un anno. Adesso ho un problema: hai mai sentito parlare della Lidl? E’ una società tedesca che si occupa della grande distribuzione di prodotti quasi esclusivamente alimentari, in Italia è famosa per i suoi discount ma non solo.. A dicembre 2005 vengo contattato dai dirigenti della società per fare un colloquio “di sicuro interesse”, così comincia tutto:mi offrono 29000 euro l’anno, automobile aziendale, buoni pasto e tutti i benefits del caso per diventare quello che chiamano il Capo Settore, ossia, un quadro intermedio con le stesse mansioni di un capo area ma responsabile di una area provinciale non regionale. Il 15 dicembre lascio il mio vecchio lavoro “responsabile di reparto” in una catena di distribuzione di elettronica, a tempo indeterminato, ed il 2 gennaio approdo da questi tedeschi! Da quel giorno la mia vita viene stravolta! Tutte le mattine in piedi alle 5.00, la mia giornata inizia con lo scarico di camion pieni di merce, naturalmente da solo e con la forza delle braccia, poi sistemo il banco della frutta, del pane e le vasche della carne ed anche qui sollevo chili e chili di merce. Alle 9 apre il negozio al pubblico e solo allora iniziano ad arrivare i primi dipendenti (naturalmente tutti in formazione, con mille dubbi e domande alle quali devo rispondere io)e fino alle 21 il mio impegno è rivolto ad ogni singola mansione presente all’interno di un supermercato. Ovviamente se ho un po? di tempo mi offrono di andare a pulire il parcheggio scoperto del negozio, perchè d’inverno con la neve è difficile per i clienti parcheggiare. Se rimane del tempo posso anche mangiare qualcosa, chiaramente dopo le 15.30 perchè a pranzo arriva un altro camion da scaricare.
Dopo la chiusura mi occupo di risistemare tutto il negozio (1286 mq) affinché sia perfetto per l’apertura del giorno successivo. Il negozio che mi viene affidato ha anche la fortuna di essere sotto personale a causa del forte turnover e così dopo le 21 sono sempre da solo a lavorare. Se tutto va bene, finisco per le 22.30, se tutto non va bene alle 22.30, quando credo di aver finito la mia giornata, arriva il controllo notturno, ossia un collega che ha il compito di valutare il tuo operato, che non è mai soddisfacente e così te ne rimani fino a notte inoltrata nel tentativo di fare qualcosa di soddisfacente, ricordandoti che il motivo della tua permanenza è solo la tua negligenza.
Ci sono anche le giornate di inventario notturno in cui dalle 5 della mattina si va letto alle 3.30 per ricominciare tutto dopo 1 ora e mezza.
Il giorno di riposo che mi spetta in realtà è bene non utilizzarlo per risparmiare qualche nottata lavorativa, la domenica non è il giorno di Dio, ma il giorno di chiusura della filiale e non si va a messa ma si approfitta dell’assenza dei clienti per fare altri inventari o rifacimenti.
In questo frangente mi capita un lutto in famiglia, per il quale mi spettano 5 giorni visto il viaggio a Brindisi che devo fare, ma i miei superiori hanno pensato che 3 giorni potessero essere più che sufficienti e al mio ritorno mi accusano di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e “a posto” per i 3 giorni successivi.
Mi capita anche un infortunio, e devo chiedere il permesso di assentarmi dal negozio per andare al pronto soccorso a mettere qualche punto alla mia mano, permesso che mi viene accordato dopo 2 ore e, al mio ritorno dall’infortunio, vengo accusato di aver abbandonato il posto di lavoro senza essermi assicurato che tutto fosse programmato e “a posto” per tutto il periodo di degenza.
Questa non è solo la mia esperienza, infatti abbiamo iniziato la formazione in 83 in tutta Italia (13 in Emilia Romagna) ed a oggi ci sono solo 24 persone (3, me compreso in Emilia Romagna)che continuano ad aver la forza di fare tutto questo ogni mattina.
I costi dei prodotti riescono ad essere contenuti perchè l’azienda non è disposta a pagare straordinari (perchè se lavori di più è solo per colpa tua), festività non godute(perchè sei in formazione e più lavori più impari)..
La loro politica è quella del terrore, i dipendenti devono essere impauriti in modo da evitare ogni genere di rivendicazione o richiesta, infatti i sindacati non riescono ad avere una rappresentanza all’interno dei punti vendita.
Cercando in internet ho scoperto decine di testimonianze vicine alle mie, ed addirittura è stato pubblicato un libro “nero” lo Schwarzbuch, del quale è possibile trovare notizia anche su WIKIPEDIA, che racconta gli innumerevoli soprusi della Lidl nei confronti dei propri dipendenti.
Io all’ennesimo insulto ingiustificato, stanco di ricevere chiamate ad ogni ora del giorno, di non avere nemmeno il tempo per recuperare le mie energie, a quattro giorni dal termine del fatidico periodo di prova, ho provato a contestare i loro comportamenti e così sono stato obbligato a presentare la lettera di dimissioni, cosa che sono riuscito a non fare solo grazie all’aiuto di chi ha vissuto con me questi orribili mesi, e che mi ha permesso di non cadere sotto i loro colpi.
Sono in malattia da quel giorno, ho bisogno di ritrovare l’equilibrio che loro mi hanno tolto, e sto affrontando la situazione con l’appoggio di un sindacato, che mi aiuta anche a contestare qualcosa che non mi aspettavo, il licenziamento arrivatomi via telegramma durante la malattia.
La loro politica va al di fuori di ogni logica di mercato,sfruttano le persone fino all’esaurimento e poi le buttano via, tanto per contratti così appetitosi trovano qualche altro ragazzo che pensa finalmente di poter costruire qualcosa per il suo futuro.
Quello che ora sto cercando è sicuramente di riprendermi da questa esperienza, ma vorrei far conoscere alla gente, ovviamente contenta di aver trovato il risparmio sotto casa, da dove questo risparmio viene; non cuciamo i palloni e siamo tutti maggiorenni, ma sopportiamo soprusi e condizioni di lavoro non certo degni di un paese che ha la pretesa di far parte dell’unione europea (il monte ore mensile, 16 ore al giorno per 28 giorni, è di 448 per una base oraria di 3,48 euro, con un contratto da 42 ore settimanali elastiche e l’inquadramento da quadro).
Vorrei scrivere un milione di altre cose, far parlare insieme con me decine di colleghi costretti alle situazioni più impensabili, ma spero almeno di aver aperto una strada per riuscire a far conoscere tutto questo, in modo che nessuno più si trovi nelle condizioni di dover sposare la società per cui lavora e doverLe riconoscere anche i ‘doveri coniugali’.. passivi chiaramente..
Grazie per l’impegno che metti in quello che fai, per tutti.
Emanuele”.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Cagliari, sempre far west elettrosmog…


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato l?ennesima richiesta di informazioni ambientali e di adozione degli opportuni interventi (esposto del 12 luglio 2006) riguardo i campi elettromagnetici ed il rumore prodotti dal mega-ripetitore Telecom in esercizio situato in Viale Italia, a Pirri (Cagliari). Infatti, ripetute e preoccupate segnalazioni dei residenti evidenziano una situazione di rischio ambientale che va accertata con accuratezza. La richiesta di verifica delle emissioni elettromagnetiche e sonore è stata indirizzata al Sindaco di Cagliari, Emilio Floris, al Presidente della Municipalità di Pirri, al Direttore generale dell?A.R.P.A.S., al Direttore generale dell?Azienda USL n. 8, all?Assessore provinciale alla tutela dell?ambiente ed al Ministro dell?ambiente e della tutela del territorio.

Ricordiamo che, grazie alle informazioni a carattere ambientale fornite dal Comune di Cagliari su richiesta delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, è possibile conoscere numero, gestore ed ubicazione dei ripetitori per telefonìa mobile posizionati nel territorio comunale cagliaritano: al 3 febbraio 2005 gli impianti autorizzati erano ben 114 suddivisi fra i gestori TIM (26 ripetitori), H 3 G (26 ripetitori), Wind (21 ripetitori), Omnitel Vodafone (24 ripetitori), Ericsson (3 ripetitori) e Nokia (14 ripetitori). I ripetitori autorizzati erano 107 al 26 maggio 2004, 87 al 31 dicembre 2002, 68 al 31 dicembre 2001 e “solo” 29 al 31 dicembre 2000: in cinque anni sono quadruplicati !

Ma il far west elettrosmog a Cagliari rivela proporzioni molto più vaste. Probabilmente, infatti, è arrivato addirittura un nuovo Erode?.. sicuramente molto più subdolo?

Tra vedere e non vedere, è meglio, comunque, che nessun bimbo abiti nelle case che circondano la centrale ENEL di trasformazione dell?energia elettrica dall?alta (150 kv) alla bassa (15 kv) tensione situata in Via Aosta. Esagerazioni degli ecologisti ? Terrorismo psicologico ? Magari, purtroppo no. Sono soltanto dati scientifici.

Infatti, con la recente nota prot. n. 2466 del 28 novembre 2005 l?A.R.P.A.S. (la locale Agenzia per la protezione dell?ambiente) ha, finalmente, fornito i dati di alcuni rilevamenti svolti dal P.M.P. dell?Azienda USL n. 8 (nota prot. n. 11157 del 2 novembre 2005) relativi ai campi elettromagnetici prodotti dalla suddetta centrale di trasformazione. Ci sono voluti numerosi esposti inoltrati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico e dal Comitato di quartiere”Zona Via Aosta” (l?ultimo il 5 settembre 2005) ed indirizzati alle pubbliche amministrazioni competenti e, per conoscenza, alla Magistratura. Da ultimo il Servizio atmosferico e del suolo, gestione rifiuti e bonifiche dell?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente chiedeva (nota n. 31135 del 27 settembre 2005) alla Provincia di Cagliari ed al Comune di Cagliari di esercitare le proprie ?funzioni di controllo e di vigilanza sanitaria e ambientale utilizzando le strutture dell?Agenzia Regionale per la Protezione dell?Ambiente Sardegna?, l?A.R.P.A.S., ritenendo che si debba in primo luogo ?conoscere lo stato attuale dei valori dei campi elettromagnetici emessi dalla cabina di trasformazione, inserendo nella verifica anche la valutazione delle distanze minime di cautela del citato impianto?. Ed ora, finalmente, almeno un rilevamento c?è ed è stato effettuato nella sola data del 28 dicembre 2004 (c?è quindi voluto ben un anno per pubblicizzarlo?). In sostanza, ha dato i seguenti risultati:
le due linee ad alta tensione (n. 388 ?Cagliari centro ? Porto canale? e n. 389 ?Cagliari centro ? Molentargius?) hanno dato come valore medio di corrente rispettivamente 237 ampere e 163 ampere ed hanno determinato valori di induzione magnetica compresi fra 0,22 ? 0,40 micro tesla nel giardino e nella veranda di Via Aosta n. 18, 0,16 micro tesla nel cortile condominiale di via Cuneo n. 1, 0,40 micro tesla nel piazzale di Via Aosta, 0,13 ? 0,27 nella via Bolzano;
?il valore massimo di corrente nel trimestre ottobre ? dicembre 2004? è stato di ?circa 470 ampere per ciascuna linea AT?, per cui ?il valore corrispondente del campo magnetico risulta pari a 2,4 volte quelli riportati?, cioè 0,53 ? 0,96 microtesla nel giardino e nella veranda di Via Aosta n. 18, 0,38 micro tesla nel cortile condominiale di via Cuneo n. 1, 0,96 micro tesla nel piazzale di Via Aosta, 0,31 ? 0,65 nella via Bolzano;
?nel caso si consideri una corrente massima di 860 ampere (la potenza massima della centrale di trasformazione, n.d.r.)… su ciascun conduttore delle due linee AT ? il suddetto valore moltiplicativo risulta pari a circa 4,5?, cioè i valori di campo magnetico devono essere moltiplicati per 4,5 rispetto a quelli riscontrati: quindi, 0,99 ? 1,80 micro tesla nel giardino e nella veranda di Via Aosta n. 18, 0,72 micro tesla nel cortile condominiale di via Cuneo n. 1, 1,80 micro tesla nel piazzale di Via Aosta, 0,58 ? 1,21 nella via Bolzano.

A puro titolo di cronaca, nel medesimo periodo (inverno 2004?2005), da parte ecologista è stato effettuato un simbolico monitoraggio (n. 15 rilevamenti in orari e giorni feriali e festivi diversi), senza alcuna pretesa scientifica, ma soltanto come “indizio” della reale situazione dei campi elettromagnetici mai rilevati con la centrale di trasformazione in funzione. I rilevamenti dei valori di induzione magnetica sono stati effettuati con strumentazione manuale Cell Sensor ed hanno dato in sintesi i seguenti risultati:
* i valori di induzione magnetica rilevati nel giardino di Via Aosta 18 sono risultati sostanzialmente compresi costantemente fra 0,6 e 0,8 microtesla;
* i valori di induzione magnetica rilevati nel piazzale di Via Aosta sono risultati costantemente superiori ad 1 microtesla, così come ? sostanzialmente ? anche in immediata prospicienza dell?abitazione di Via Aosta 33;
* i valori di induzione magnetica nell?abitazione di Via Aosta 33 (unico rilevamento) sono risultati compresi fra 0,7 e superiore ad un microtesla.
Come si può vedere, i dati non sono sostanzialmente diversi con quelli relativi ai valori di trimestre ottobre ? dicembre 2004.

I valori di induzione magnetica riscontrati sono nei limiti di cui alla legge n. 36/2001 sull?elettrosmog e del D.P.C.M. 8 luglio 2003 di attuazione, in particolare l?art. 3, commi 1° e 2° (limiti di esposizione pari a 100 micro tesla e valori di attenzione di 10 micro tesla) e l?art. 4 (obiettivi di qualità di 3 micro tesla), tuttavia i primi risultati delle ricerche epidemiologiche in materia non conoscono i limiti di legge.

Infatti, la pericolosità dei campi elettromagnetici è ormai riconosciuta quale potenziale produttrice di incrementi di leucemia infantile dalle principali organizzazioni sanitarie internazionali e nazionali (es. l?Istituto superiore di Sanità ? I.S.S., vds. rapporti ISTISAN 98/31 del 1995 e del 1999) e dai principali centri di ricerca in seguito ad oltre un trentennio di analisi epidemiologiche condotte in tutto il mondo industrializzato. Tali eventi negativi “scattano” a medio-lungo termine, riguardo ai campi elettromagnetici generati a frequenza industriale (50-60 Hz, es. elettrodotti, centrali di trasformazione) una volta superato il valore di induzione magnetica di 0,2 micro tesla (unità di misura in materia).

Valore ?stracciato? dai rilevamenti condotti nel quartiere di Via Aosta. Emerge, quindi, in primo luogo come indifferibile la necessità di un costante monitoraggio con adeguate strumentazioni scientifiche da parte di una struttura tecnico-scientifica indipendente.

Ma questo dovrebbe già esistere: a richiesta ecologista l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente comunicava (note prot. n. 25372 del 9 luglio 2003 e n. 1986 del 19 gennaio 2004) l’avvìo a breve ? tramite la Fondazione Ugo Bordoni (istituzione privata di alta cultura, ai sensi della legge 16 gennaio 2003, n. 3) ? dello svolgimento dei rilevamenti dei campi elettromagnetici nell?ambito di una campagna di monitoraggio che interesserà tutto il territorio regionale. Nell?ottobre 2004 la Fondazione Ugo Bordoni, grazie ad una convenzione con il Ministero delle comunicazioni e con la Regione autonoma della Sardegna, ha svolto un “giro dimostrativo” per le città sarde per parlare ai cittadini di elettrosmog e svolgere vari rilevamenti in punti ritenuti ?sensibili?. Lunedi 4 ottobre 2004 è stata a Cagliari, in Piazza Giovanni XXIII. In tutta Italia avrebbe già dovuto fornire, secondo quanto annunciato, 1.205 centraline di monitoraggio dei campi elettromagnetici alle Agenzie per la protezione dell’ambiente (A.R.P.A.S.). Tuttora non risulta alcun rilevamento per la centrale di trasformazione di Via Aosta, né per alcun sito cagliaritano. Basta consultare il sito web www.monitoraggio.fub.it/rete_italiana.html). Non solo: è ancor più drastico il 2° Rapporto sulla qualità dell?ambiente urbano (A.P.A.T., 2005) che, riguardo il monitoraggio dell?elettrosmog, considera Cagliari ?non disponibile? in quanto priva di alcun monitoraggio (pagg. 565 e ss.). Nel mentre la benemerita Fondazione avrà avuto i compensi per la trànche sarda del monitoraggio ? Particolare di sensibile importanza ai fini dell?indipendenza e trasparenza dei rilevamenti, fin troppo spesso taciuto, è che alla suddetta Fondazione partecipano i principali soggetti gestori della telefonìa mobile.

Per risolvere definitivamente il problema in base al fondamentale principio di precauzione basterebbe, infatti, trasferire la centrale in un?area pubblica (non privata, questa volta !) lontana da abitazioni (es. nella zona demaniale di Su Siccu) e riutilizzare come struttura pubblica (es. palestra, centro sociale, ecc.) l?edificio previo indennizzo soltanto di questo e del trasferimento dei trasformatori e dei servizi connessi.

Nel mentre il pericolo elettrosmog a Cagliari continua ad essere sottovalutato, pur con continue proteste popolari, nel mentre continua a non esserci alcuna pianificazione urbanistica in merito, nonostante petizioni popolari e previsioni di legge (art. 8 della legge n. 36/2001). Infatti, pur consentito dalla legge n. 36/2001 contro l?inquinamento elettromagnetico (art. 8), il Comune di Cagliari non ha voluto dotarsi di un regolamento urbanistico comunale per stabilire fasce di rispetto in favore di “zone sensibili” (scuole, luoghi di cura, parchi, ecc.) nonostante una specifica petizione al Sindaco (depositata l?8 ottobre 2001) sottoscritta da oltre 1.500 cittadini e finalizzata alla previsione di adeguate fasce di rispetto per zone residenziali, scuole, ospedali, parchi, ecc. nel recentemente adottato piano urbanistico comunale riguardo gli impianti produttivi di inquinamento elettromagnetico (es. centrali di trasformazione, elettrodotti, ripetitori radio-televisivi, per telefonìa mobile, ecc.) ed alla rimozione degli impianti abusivi. Anche per tali impianti la soluzione non sarebbe troppo complessa: la Regione dovrebbe rendere obbligatoria la predisposizione negli strumenti urbanistici comunali (P.U.C.) di un regolamento di ubicazione degli impianti produttivi di inquinamento elettromagnetico, individuando aree di rispetto nei confronti dei “siti sensibili” (es. scuole, ospedali, residenze, parchi, ecc.).

Sarebbe ora che vi fossero rapidi sviluppi, in particolare che la vecchia-nuova amministrazione comunale Floris dica chiaro e tondo che intendono fare sul problema elettrosmog, ma, nel mentre, è meglio che quantomeno i bimbi girino al largo dalla centrale ENEL di Via Aosta?..

Comitato di quartiere “Zona Via Aosta”</b>, Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.P., archivio GrIG)

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