Archivio

Archivio Agosto 2006

Editoriale. 40 mila visite, grazie…..


Ormai sono state superate le 40.000 ?visite? al ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico. A partire dall?11 dicembre 2005, quando abbiamo messo nella grande ?prateria? del web le nostre prime informazioni sull?ambiente ed i diritti civili non pensavamo a niente di simile. A dir il vero, quando Claudia, giovane apprendista strega del diritto (spero mi perdonerà l?ironica definizione, questo è un mondo sempre più suscettibile..), tirò fuori l?idea durante l?assemblea dell?Associazione, personalmente non avevo nemmeno la più pallida idea di che cosa fosse un ?blog?. E forse non lo so neppure adesso, ma importa davvero poco. A chi legge ed anche a me. Qui si parla di natura, beni culturali, diritti civili con un occhio di riguardo alla Sardegna. Cerchiamo di fare qualcosa di buono nel nostro piccolo. I ?blog? di Beppe Grillo e di Violet, giusto per citare qualche esempio noto, con migliaia e migliaia di contatti giornalieri (il nostro ?record? giornaliero è di 507 ?visite?), sono proprio su un altro pianeta. Dove non ci interessa nemmeno andare. Siamo e rimaniamo in una dimensione volontaristica, non mandiamo sulle platee informatiche gnocche o palestrati e nemmeno qui si ?postano? i propri ed altrui verità assolute, conàti e pulsioni esistenziali. La coprofilìa informatica non ci piace proprio?.. Ci piacerebbe contribuire un pochino a far aprire gli occhi ed a rendere migliore la Sardegna e la Terra. Finora 283 articoli e 710 commenti. I più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio?? sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.210 ?visite?) e ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (710 ?visite?). Fra i tanti, alcuni sono argomenti più ?gettonati?: la speculazione e l?abusivismo edilizio (3.373 contatti su 35 articoli), la Conservatorìa delle coste (1.218 contatti su 7 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (601 contatti su 4 articoli), le aree minerarie dismesse (722 contatti su 7 articoli), la pianificazione paesistica (1.023 contatti su 10 articoli), l?informazione sui temi ambientali relativi alle elezioni comunali cagliaritane (847 contatti su 6 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (2.376 contatti su 14 articoli). Il ?blog? è, naturalmente, la vetrina delle attività del Gruppo d?Intervento Giuridico, ma anche degli Amici della Terra, della Lega per l?Abolizione della Caccia, di tante altre realtà ecologiste e cittadine. Cerchiamo di fare informazione con obiettività ed in modo documentato, naturalmente da un punto di vista ?ecologista?. Cerchiamo, in particolare con l?utilizzo dello strumento del diritto, di salvaguardare e promuovere ambiente, ?altri? animali, beni culturali e diritti civili. Un utilizzo pragmatico, mirato, puntuale, ?pesante?, quando necessario. Ma sempre chiaro e limpido. E qualche amministratore pubblico, prima di dar sfogo alla propria permalosità, farebbe meglio a starci a sentire. Piuttosto che pensare alla sicurezza della propria aurea poltrona. Per l?interesse della Sardegna e del suo ruolo, non certo delle nostre inesistenti prebende. Facciamo del nostro meglio ed il numero crescente di collaborazioni, interventi, commenti ci fa pensare di essere sulla buona strada. Analogamente i risultati arrivati e, soprattutto, quelli ai quali puntiamo e vogliamo ottenere nel futuro. E la nuova politica ambientale regionale, soprattutto in tema di pianificazione paesaggistica, di impianti eolici e di caccia, registra indubbi risultati positivi rispetto al passato. Anche se le ?ombre?, come nella vicenda delle aree minerarie dismesse, le inefficienze e le lentezze, come nella politica dei parchi naturali, non mancano. E coinvolgono pienamente gli Enti locali, spesso ?attori? fondamentali in campo ambientale. E questo non basta, soprattutto quando si devono recuperare anni ed anni di politiche ambientali improntate a incapacità, interessi particolari, favoritismi. Due parole sul futuro. C?è ancora moltissimo da fare. E? naturale che l?unione faccia la forza: chi condivide le nostre battaglie per l?ambiente, per i beni culturali ed i diritti civili faccia anche un passo ulteriore, si iscriva al Gruppo d?Intervento Giuridico. E ci sostenga e collabori, nei limiti delle sue disponibilità e delle sue capacità. Non chiediamo la luna, ma vogliamo difendere la nostra Terra e chi la vive. Grazie ai tutti i visitatori, siamo qui per voi?

p. Gruppo d?Intervento Giuridico

Stefano Deliperi

(foto C.B., archivio GrIG)

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La "guerra" di Molentargius.


Mentre non si sono spente le polemiche “incendiarie” con il sindaco di Quartu S. Elena – presidente del Comitato di gestione del parco “Molentargius – Saline” Ruggieri a proposito della scarsa tutela del parco di Molentargius, i veri incendiari dello stagno non sono stati con le mani in mano e anzi, con il cerino in mano, hanno appiccato un altro incendio di dimensioni devastanti. Decine di ettari di preziosa zona umida quest’anno sono andati letteralmente in fumo.

Finalmente il sindaco-presidente sembra essersi risvegliato dal suo torpore e sul posto ha rilasciato dure dichiarazioni che danno ragione a chi – Gruppo di intervento giuridico, L.A.C. e Amici della Terra - ne aveva suggerito le dimissioni da Presidente del Parco per dare uno “scossone” ad una situazione ormai cristallizzata. Mentre nei giorni scorsi si difendeva dalle critiche delle associazioni ambientaliste rispondendo che “non si può militarizzare il Molentargius“, ieri sera ha ritenuto necessari interventi straordinari per fermare l?attacco delinquenziale degli incendiari.

Complimenti signor sindaco-presidente ! Quanti incendi ci sono voluti perché capisse quello che si era già capito da tempo e cioè che gli incendi non sono il frutto di qualche distratto gesto di un fumatore che lancia la cicca accesa della sigaretta fuori dal finestrino ? Anche un bambino comprende che c’è una strategia per “mandare in fumo” il parco…..per non parlare di abusivismo edilizio, discariche incontrollate, scarichi inquinanti, vandalismo…..

Speriamo che il sindaco-presidente giunto sul luogo del disastro abbia dato uno sguardo anche alle zone circostanti lo stagno e si accorgerebbe delle sterpaglie che abbondano in terreni pubblici e privati: come mai non è stata data applicazione all?ordinanza antincendi regionale che prescrive di procedere alla loro eliminazione pena sanzioni entro il mese di giugno ?

Le nostre critiche non mirano a creare polemiche inutili che Lei ci invita a lasciare da parte; l?ennesimo incendio di oggi dimostra, purtroppo, che abbiamo ragione, per cui lasci da parte la permalosità e ci presti più attenzione, ma soprattutto si dia da fare !

Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico e Lega per l?Abolizione della Caccia

da La Nuova Sardegna, 29 agosto 2006

Quasi certamente doloso l?incendio a Molentargius-Saline. In fumo ettari di canneto Bruciati alcuni automezzi. PABLO SOLE.

QUARTU. Un violento incendio, divampato ieri pomeriggio intorno alle 15.30, ha ridotto in cenere diversi ettari di canneto all?interno del parco regionale di Molentargius-Saline, e distrutto alcuni automezzi parcheggiati nel deposito della Aspica, la ditta che si occupa della raccolta di rifiuti per conto del comune di Cagliari. I vigili del fuoco e gli agenti del Corpo forestale, coadiuvati dai Carabinieri e dalla Polizia municipale, hanno pochi dubbi sull?origine dolosa del rogo e hanno dovuto faticare per ben tre ore prima di avere la meglio sulle fiamme. Decisivo l?apporto di tre elicotteri della Protezione civile e soprattutto di un Helitanker, giunto sul posto intorno alle 17. Le fiamme, complice il forte vento di maestrale, hanno raggiunto un?altezza di cinque metri e nel giro di un paio d?ore hanno distrutto tutto quello che si sono trovate davanti. Momenti di paura per i residenti della zona di S. Stefano: le palazzine a ridosso dello stagno sono state fatte sgomberare per precauzione e decine di famiglie hanno seguito a bordo strada l?opera di spegnimento. «Siamo al centro di un?aggressione senza precedenti – ha tuonato il presidente del Consorzio di gestione del parco, Gigi Ruggeri – Contro l?area protetta si è scatenato un attacco continuo e insistente. C?è da chiedersi se sia il gioco perverso di qualche incosciente o una strategia precisa per danneggiare un bene prezioso di tutta la comunità. Servono mezzi straordinari per contrastare gli incendiari. Una giornata come quella di oggi, di grande sofferenza in tutta la Sardegna, dimostra che attacchi di questa portata esigono risposte almeno di uguale intensità da parte della forza antincendio. Per prima cosa poi, vanno superati gli ostacoli burocratici che hanno impedito la disponibilità dei locali da destinare a caserma della Forestale».

Molentargius, nuovo assalto al parco. Ore di fuoco devastano il cannetto Case evacuate, automezzi distrutti. Danni ingentissimi Ruggeri: «Aggressione senza precedenti».

QUARTU. ??Siamo al centro di un?aggressione senza precedenti. Contro l?area protetta si è scatenato un attacco continuo e insistente. C?è da chiedersi se sia il gioco perverso di qualche incosciente o una strategia precisa per danneggiare un bene prezioso di tutta la comunità??. Il presidente del Consorzio di gestione del Parco di Molentargius-Saline, Gigi Ruggeri, non usa mezzi termini per commentare l?ennesimo incendio scoppiato ieri pomeriggio intorno alle 15.30 a ridosso del Bellarosa minore. E questa è una novità: si tratta di una zona interna dell?area umida, di sicuro non facilmente raggiungibile. Ecco perché i Vigili del fuoco e gli agenti del Corpo forestale hanno pochi dubbi sull?origine dolosa dell?incendio, uno dei più violenti degli ultimi anni: le fiamme, complice il forte vento di maestrale, hanno raggiunto un?altezza di cinque metri e nel giro di un paio d?ore hanno distrutto tutto quello che si sono trovate davanti. Dopo aver ridotto in cenere diversi ettari di canneto, il fronte delle fiamme è velocemente arrivato fino al deposito automezzi della Aspica, la ditta che si occupa della raccolta dei rifiuti per conto del comune di Cagliari: la potenza distruttrice del fuoco ha mandato in fumo due autocompattatori, due automezzi e ottantacinque cassonetti. Momenti di paura per i residenti della zona di S. Stefano: le palazzine a ridosso dello stagno sono state fatte sgomberare per precauzione e decine di famiglie hanno seguito a bordo strada l?opera di spegnimento dell?incendio. Tre squadre dei Vigili del fuoco e decine di agenti del Corpo forestale, coadiuvati da Carabinieri e Polizia municipale, hanno dovuto faticare per ben tre ore prima di avere la meglio sulle fiamme e riuscire a spegnere gli ultimi focolai: l?incendio sembrava indomabile e un apporto decisivo è arrivato da tre elicotteri della Protezione civile e soprattutto da un Erickson Helitanker, giunto sul posto però intorno alle 17, un?ora e mezzo dopo il primo allarme. Un dato che fa ben capire le difficoltà dell?apparato antincendi, specialmente durante una giornata come quella di ieri caratterizzata da diversi roghi appiccati ai quattro angoli dell?isola. ??Servono mezzi straordinari per contrastare gli incendiari – aggiunge Ruggeri -. Una giornata come quella di oggi, di grande sofferenza in tutta la Sardegna, dimostra che attacchi di questa portata esigono risposte almeno di uguale intensità da parte della forza antincendio. E vanno anche superati gli ostacoli burocratici che hanno impedito la disponibilità dei locali da destinare a caserma della Forestale, per programmare interventi che mettano argini più sicuri all?azione delle fiamme. Di abbondante ci sono state finora, soprattutto le polemiche: se le mettessimo da parte per impegnarci a garantire l?avvenire del parco avremmo già compiuto un passo in avanti??. Al presidente del Consorzio di gestione del Parco fa eco il responsabile Regionale di Legambiente, Vincenzo Tiana: ??Questo episodio ripropone con forza la necessità di un?efficace azione di prevenzione e di repressione delle azioni illecite, con il rafforzamento del servizio i vigilanza già assicurato dal Corpo forestale ma reso difficile dalla vicinanza con il centro abitato??.

(foto P.F., archivio GrIG)

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Il fascino perverso della globalizzazione…..


E chi poteva immaginarlo ? La globalizzazione, tanto decantata da taluni e tanto avversata da altri, porta anche conseguenze singolari quanto “pericolose”. Nessuno dei governi che, a livello planetario, la sostiene pervicacemente, ad esempio quello statunitense, ne avrebbe ipotizzato certi sconquassi economici, come quello di cui qui si parla. O, forse, sì ?! E ora, aumentare il potere d’acquisto delle pensioni o ridurre le tariffe ? E un sostegno psicologico ai vecchietti divenuti poveri ? Dilemmi della globalizzazione, baby…..

A.N.S.A., 28 agosto 2006, ore 15.58

‘TOCCATINA’ A DONNE DELL’EST, ANZIANI SPERPERANO PENSIONI A GELA

GELA (CALTANISSETTA) – A Gela, molti degli anziani che frequentano i giardini pubblici della città non riuscirebbero più ad arrivare a fine mese con la pensione perché spenderebbero molti soldi in un insolito, e per loro molto piacevole, passatempo: toccare le giovani e avvenenti donne dell’Est che si offrono alle loro carezze.

Non si tratta di prostituite ma di bambinaie, colf, cameriere, sempre più numerose in Sicilia, che per arrotondare i salari ricevono da pochi euro a qualche decina dagli anziani lasciandosi palpare. La notizia è stata resa nota da un medico di famiglia, che ha chiesto di restare nell’anonimato, e che ha detto di averlo appreso dal racconto di un suo anziano paziente.

Le donne dell’ Est avrebbero istituito anche una sorta di tariffario: tre euro per una toccatina al sedere, due euro per una carezza alle gambe, cinque euro per una mano sul seno.

(disegno S.D., archivio GrIG)

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Mari Pintau, aliga…..


Il sindaco di Quartu S. Elena, nonché presidente del Consorzio di gestione del parco naturale “Molentargius ? Saline”, dott. Gigi Ruggeri , legge le richieste ecologiste di maggior impegno sul fronte della tutela ambientale come “campagna denigratoria“. Ecco quello che gli segnala e ci segnala un frequentatore della costa quartese. Uno dei tanti che ci segnalano. Un bagnante. Un altro “denigratore” ? Siamo seri: meno parole, meno nervosismo e più fatti.

Gruppo d?Intervento Giuridico

Gentile Sindaco,

ho ascoltato con soddisfazione le sue sacrosante parole contro gli incivili che da tempo hanno trasformato le spiagge del litorale di Quartu in immondezzai indecenti. Salvo poi constatare che anche l?amministrazione pubblica (comunale ? provinciale ?) fa parte di quella schiera che lei giustamente ha condannato con dure parole. Infatti qualche giorno fa, giunto all?ingresso della stradina che porta alla spiaggia di Mari Pintau, ho constatato che i primi a considerare l?ambiente alla stregua di un immondezzaio sono stati coloro che hanno sostituito il guard rail che bloccava l?accesso a detta stradina con una sbarra bianca e rossa. Cioè coloro che hanno svolto un lavoro per conto della pubblica amministrazione.

Indovini che fine ha fatto lo spezzone lungo diversi metri di guard rail rimosso ? Buttato in mezzo alla macchia ai bordi della stradina ! Quasi ad indicare all?incivile di turno che arriva a Mari Pintau qual è il modo migliore per liberarsi dai rifiuti, magari ingombranti. Da non credere.

Inutile aggiungere che tutta l?area intorno a Mari Pintau si presenta in condizione che definire indecenti è dir poco, con i cespugli di lentischio e di ginepro trasformati in autentici collettori di immondezza di tutti i tipi.

Allego le foto che documentano ciò che ho detto.

Cordiali saluti,

Juri Iurato

(foto J.I., archivio GrIG)

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Il Papa, i Caprioli, i Grifoni ed un povero Lupo…..


Il Papa Benedetto XVI ha lanciato, durante l?Angelus domenicale, un vibrante appello per la tutela della Natura: ?Salviamo il Creato, non dilapidiamo le risorse della terra, piuttosto condividiamole in maniera solidale?. Ed ancora. ?Il pianeta è esposto a seri rischi a causa di scelte e stili di vita che possono degradarlo?. A farne le spese, ha aggiunto, sono soprattutto “i poveri“. Proteggere il pianeta minato da uno sfruttamento selvaggio e dall’inquinamento e’ una sfida che deve vedere uniti tutti i cristiani. “In dialogo con i cristiani delle diverse confessioni – ha aggiunto – occorre impegnarsi ad avere cura del creato, senza dilapidarne le risorse“. L?1 settembre la Chiesa italiana celebrerà la prima Giornata per la salvaguardia della Terra. Parole sante, occasioni opportune. Purtroppo mai sufficienti. Per rimanere al nostro Paese, basterebbe ricordare la folle campagna di ?abbattimento controllato? di ben 600 Caprioli nell?Alessandrino per pretesi danni alle colture, attualmente senza considerare alcuna alternativa di trasferimento, pure questo ?controllato?, in altre aree naturali disponibili. A nulla valgono le proteste ed i presidi ecologisti ed animalisti. Lo scorso 23 agosto i soliti criminali con l?accendino hanno fatto bruciare oltre 40 ettari di macchia mediterranea sulla costa di Capo Marrargiu, a Bosa (OR). Curiosamente proprio nel bel mezzo dell?unica colonia vitale di Avvoltoio Grifone. Pensare ad una casualità è un po? azzardato. E per finire un italiano che va all?estero. Un povero lupo, facente parte della popolazione di Lupo italico, lanciata dopo decenni di pesante declino a causa delle infinite persecuzioni (vds. ?Chi ha paura del lupo cattivo ? La ripresa del lupo, pur con tante difficoltà?, 24 luglio 2006, su questo ?blog?), alla riconquista dell?Appennino e delle Alpi, è andato a finire nella Valle di Goms, nel Cantone del Vallese. Poco oltre il confine. Gli svizzeri, brava gente abituata a fabbricare cioccolato ed orologi, inquadrare le mucche su verdi prati e a garantire con il loro segreto bancario alcune fra le peggiori nefandezze dell?umanità, hanno pensato bene di programmare una gigantesca ?caccia al lupo?. Per fargli la festa. La colpa ? Quella di essere un lupo e di essersi fatto fuori una trentina di pecore in qualche mese. Come se le miserabili casse federali elvetiche non potessero scucire qualche migliaio di franchi per ripagare i defraudati allevatori. Furibondi più per lo sconvolgimento delle loro metodiche abitudini al pascolo che per la perdita delle pecore. D?altra parte è ancora vivo il ricordo del povero Orso sparato in Baviera nel luglio scorso, anch?egli in gita fuori dai confini nazionali senza essersi informato sulle psicosi delle Autorità d?oltralpe e fidando un po’ troppo per l’esser nello stemma del nuovo Papa tedesco. Insomma, qualche suggerimento tutt?altro che irriverente viene spontaneo: considerato che un?Angelus ed una ?giornata? di preghiera e sensibilizzazione possono non bastare e visto che, quando si vuole, anatemi e scomuniche piovono come pietre e influiscono anche su eventi referendari ed elettorali oltre che sulle vite di milioni di esseri umani, perché non si fulmina con qualche religiosa frustata almeno piromani e ?distruttori legalizzati? dell?ambiente ? Un intervento tanto forte quanto autorevole sarebbe certo cosa buona e giusta. E porterebbe anche qualche sostanzioso risultato concreto. E agli svizzeri basterebbe minacciargli una ?bolla? contro il cioccolato, alimento lussurioso e peccaminoso, per ridurli a più miti consigli. La Terra, gli ?altri? animali e tantissimi cattolici ne sarebbero felici?..

(foto S.D., archivio GrIG)

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Gennargentu – Golfo di Orosei, un parco e un’occasione persa.


Il nuovo Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare Alfonso Pecoraro Scanio, nella sua visita alle Istituzioni regionali, ha dato per l’ennesima volta la disponibilità dello Stato per giungere ad una nuova intesa con la Regione autonoma della Sardegna ed il coinvolgimento degli Enti locali interessati per l’avvìo del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei. Le reazioni negative non si sono fatte attendere. No al parco e basta ! Benissimo, le norme di tutela ambientale già ci sono, mentre si perde un’occasione più unica che rara per far finalmente crescere in modo equilibrato alcune delle zone interne e marginali sarde che ne evidenziano il maggior bisogno. Allora neppure più un euro finalizzato ai parchi venga distribuito come anche avvenuto nel recente passato…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

Da La Nuova Sardegna, 26 agosto 2006

Secco no degli assessori all?Ambiente delle province di Nuoro e dell?Ogliastra al rilancio del ministro. Nessuna polemica, ma il parco è morto. I nuovi modelli di sviluppo passano per gli enti locali e il marchio Supramonte. NINO BANDINU.

NUORO. «Nel Gennargentu si può fare un parco importante, ma con la partecipazione delle popolazioni»: Pecoraro Scanio non ha finito di accennare alla questione del parco nazionale nella sua visita in Sardegna che dal Nuorese e dall?Ogliastra è partita una levata di scudi.
Un no secco al parco arriva oggi sia dagli assessori provinciali all?Ambiente, Rocco Celentano e Luigi Lai, sia da parte del Movimento antiparco che ha mobilitato tutti ad Aritzo per il 2 settembre. «Nessuna volontà di entrare in polemica con il ministro – affermano i due assessori -, che ovviamente avremmo desiderato incontrare per analizzare i temi relativi allo sviluppo dell?area del Gennargentu. Ci sembra, però, che dalle sue dichiarazioni appaia evidente che ci sia un problema di aggiornamento: già l?anno scorso, esattamente il 16 novembre, tutti i sindaci dei Comuni interessati, insieme ai rappresentanti delle province di Nuoro, dell?Ogliastra e di Cagliari, davanti al Prefetto di Nuoro, avevano chiaramente affermato, in un documento approvato all?unanimità, che di Parco non se ne doveva più parlare: ovvero che non esisteva più la necessità di azioni di sensibilizzazioni o di collaborazione. Inoltre, in una riunione congiunta dei consigli provinciali di Nuoro, Ogliastra e Cagliari, alla presenza del presidente della Regione Renato Soru, si era stabilito che bisognava partire dall?assunto che il decreto istitutivo e dunque l?intero Parco era superato soprattutto come ipotesi di modello di sviluppo». Per i due assessori, dunque, il vecchio modello di parco è morto. E adesso che la Regione ha riconosciuto un «ruolo di supporto agli Enti locali per l?analisi di nuovi modelli di sviluppo socio-economici dell?area» si può programmare in modo integrato tutta l?area con i nuovi attori che «saranno le Province, i Comuni, le realtà pubbliche e private e i laboratori territoriali». D?altronde nuovi modelli di sviluppo sono già partiti con i marchi del Supramonte (e altri ancora) sponsorizzati dallo stesso Renato Soru. Pertanto non si puà tornare indietro. «Quindi rinnoviamo al ministro – concludono Celentano e Lai – l?invito ad incontraci, perché anche lui possa vedere e comprendere che l?idea di Parco, legata alla 394, è antica e superata». Più o meno sulla stessa linea anche la sindacalista nuorese Francesca Ticca, segretario generale della Uil sarda. «Occorre un modello di qualità condiviso e costruito insieme – afferma – perchè non possiamo prescindere dalla salvaguardia del patrimonio naturalistico ma neppure dall?esistente economico, se vogliamo un ripopolamento reale di queste aree marginali. Si tirino fuori proposte chiare, senza dimenticare che alcune comunità si reggono sull?attività agropastorale: la stessa che ha contribuito a preservare queste aree. Servono anche interventi per l?artigianato legato al turismo. Non possono imporre i panni stretti che volevano fare indossare alle popolazioni dell?interno: diciamo no anche ai modelli che sono estranei alla cultura locale».

La Finanziaria 2005 ha modificato il decreto istitutivo. E la Consulta affida al Tar il ricorso di sette Comuni.

CAGLIARI. Sarà il Tar della Sardegna a decidere sul ricorso di 7 comuni dell?Ogliastra con il quale si chiede l?annullamento del Dpr del 30 marzo ?98 che istituisce il Parco del Golfo di Orosei e del Gennargentu. E? quanto deciso dalla Consulta che era stata investita dal Tar della questione di legittimità costituzionale. Nel frattempo è intervenuta una norma – contenuta nella Finanziaria 2005 – con la quale si stabilisce che l?applicazione di quanto disposto dal Dpr istitutivo del Parco «avviene previa intesa tra lo Stato e la Regione nella quale determina anche la ripartizione, tra i comuni interessati, delle risorse finanziarie già stanziate sulla base dell?estensione delle aree soggette a vincolo». La nuova legge dispone che i Comuni potranno far parte dell?area con una apposta delibera dei consigli. Le sette amministrazioni lamentavano nel ricorso il «mancato coinvolgimento degli enti locali interessati». Ora – è scritto nell?ordinanza della Consulta – le nuove disposizioni introducono «rilevanti modifiche nel quadro normativo» in quanto subordinano l?applicazione delle disposizioni all?istituzione dell?Ente Parco a una intesa Stato-Regione e consente ai Comuni di aderire a tale intesa con una decisione dei loro consigli. La consulta ha pertanto ordinato la restituzione degli atti al Tar.

(foto C.B., archivio GrIG)

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Sabbia che va e sabbia che viene in Sardegna…


Una buona notizia ed una cattiva per la sabbia delle spiagge della Sardegna. In questa estate all’insegna della maleducazione e dell’inciviltà. Buona lettura…..

Da La Nuova Sardegna, 26 agosto 2006
Collezionista «pentito» restituisce 5 chili di sabbia della spiaggia rosa

LA MADDALENA. Dopo tanti saccheggi, c?è anche qualcuno che la preziosa sabbia di Budelli ha deciso di restituirla. È il caso di uno sconosciuto (almeno per ora) «collezionista» che anni fa aveva portato via dalla spiaggia rosa di Budelli cinque chilogrammi di sabbia, contribuendo alla spoliazione di uno dei siti naturali più belli dell?arcipelago della Maddalena e dell?intero Mediterraneo. Dopo alcuni lustri si è pentito del saccheggio e ha restituito all?Ente Parco della Maddalena la finissima sabbia rosa sottratta e custodita come souvenir di una bella vacanza in Sardegna. Per celebrare l?avvenimento è stata organizzata una cerimonia nell?isola di Budelli in programma lunedì pomeriggio, durante la quale il presidente dell?Ente Parco, Gianfranco Cualbu, i membri del consiglio direttivo e il direttore generale dell?ente, Vincenzo Satta, oltre a rappresentanti delle autorità locali, riverseranno sulla spiaggia rosa la sabbia restituita. La manifestazione si svolgerà proprio mentre nell?arcipelago della Maddalena trascorre un breve periodo di vacanza il ministro Pecoraro Scanio. La riconsegna della sabbia rubata è stata fatta in forma anonima grazie all?intervento di una terza persona che avrebbe convinto il collezionista di sua conoscenza a riconsegnare al Parco e all?isola di Budelli parte della sua originale collezione. Sempre lunedì pomeriggio, al termine della cerimonia di riconsegna, è in programma una tavola rotonda a carattere scientifico sul fenomeno della creazione della sabbia rosa.

12:03 – Notizie AGI
Sabbia rubata in sardegna da turisti in vendita su internet

(AGI) – Cagliari, 26 ago. – Sacchetti di sabbia, presumibilmente rubata da turisti tedeschi da alcune delle piu’ belle spiagge della Sardegna, sono in vendita su internet, sul sito www.ebay.de, a poco meno di due euro. Lo denuncia il capogruppo dei Riformatori sardi in Consiglio regionale, Pierpaolo Vargiu, a due giorni dalla cerimonia di restituzione di cinque chili di sabbia rosa sottratti negli anni Sessanta e appena restituiti da un’anonima turista nell’isolotto di Budelli, nell’arcipelago di La Maddalena. Entrando sul sito d’aste on line E-Bay Germania, basta digitare “sand aus italien” o “sand weltweit” per concorrere all’acquisto di sacchetti di sabbia prelevati in diverse spiagge italiane. Per la Sardegna sono in vendita campioni sottratti sulla costa di Arbus (Cagliari), in Costa Smeralda e a Porto Taverna, vicino a San Teodoro, sulle coste del Nuorese. “E’ evidente che il fenomeno della spoliazione della sabbia delle piu’ belle spiagge sarde non puo’ che arrecare danni gravissimi all’ecoambiente”, sottolinea Vargiu, che ha appena presentato un’interrogazione al presidente della Regione, Renato Soru e all’assessore all’Ambiente, Tonino Dessi’, “simili a quelli che hanno causato la distruzione dell spiaggia di Budelli, con importanti ricadute negative sul futuro turistico della Sardegna”.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Molentargius, parco naturale, terra di scempi ambientali e di nessuno…


E? di due giorni or sono l?ennesimo incendio nel parco naturale regionale ?Molentargius ? Saline?. Devastante, nella zona delle Saline di Quartu, presso la rotonda del Margine Rosso, nel bistrattato canneto importante per la presenza del raro Pollo sultano (Porphyrio porphyrio). Complice il vento, per poco non andavano a fuoco anche alcune auto parcheggiate lungo strada. Per mano dei soliti delinquenti. Se i conti non sono errati, dovrebbe essere il decimo incendio, fra piccoli e grandi, del 2006. Soltanto nel 2005 ci furono almeno cinque incendi di rilievo. Per giunta, con il progetto del Comune di Quartu S. Elena di allargamento di via Fiume, la cui realizzazione è in dirittura d?arrivo, si vuole tagliare un?altra bella ?fetta? di zona umida. Curiosamente l?allargamento della strada si progetta solo verso il lato stagno, non verso il lato collina? Ma il problema è sempre lì: c?è un parco naturale istituito dal 1999, c?è un Comitato di gestione (rappresentanti degli Enti locali territorialmente interessati), c?è un Presidente del Comitato di gestione (il sindaco di Quartu S. Elena Gigi Ruggeri), c?è un Direttore generale del parco (il manager Mariano Mariani), ci sono lavori di risanamento ambientale per decine e decine di milioni di euro, ci sono infiniti casi di abusivismo edilizio, ancor più infiniti scarichi incontrollati di rifiuti, parte delle infrastrutture per il turismo naturalistico sono state già ?massacrate? da vandali e teppisti e tuttora non c?è alcuna sorveglianza permanente dell?area protetta. In proposito ancora si attende l?operatività della Stazione del Corpo forestale e di vigilanza ambientale dentro il parco naturale. Che cosa si aspetta ? La distruzione definitiva del Molentargius ? Chi non ha voglia di lavorare duramente per far partire questo parco perchè non passa la mano ? Perché il sindaco di Quartu S. Elena Ruggeri non pensa alle dimissioni da Presidente del Comitato di gestione, quantomeno per dare uno ?scossone? ad una situazione così penosa ? Che cosa ha fatto il Direttore generale del parco, insediato fin dal 21 aprile scorso e beneficiario di un trattamento economico dell?ordine di decine di migliaia di euro annui ? A questo punto sarebbe necessario che l?Assessore regionale della difesa dell?ambiente, Tonino Dessì, nell?ambito dei compiti di vigilanza regionali, chiedesse conto di questa ignobile situazione prendendo in serio esame l?ipotesi di commissariamento del parco naturale perchè i piccoli e grandi ?disastri ambientali? sono diventati la quotidianità.

Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico e Lega per l?Abolizione della Caccia

(foto S.D., archivio GrIG)

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Violazioni della normativa comunitaria: brutte figure italiane e sarde…


Al 31 luglio 2006 l?Italia è giunta al poco lusinghiero traguardo delle 260 procedure di infrazione avviate dalla Commissione europea a causa della cattiva o mancata applicazione del diritto comunitario. Ben 189 riguardano violazioni e 71 inadempimenti. Negli ultimi cinque anni sono state 219 le procedure di infrazione aperte, anno record il 2005 con addirittura 62 ?richiami?. La più risalente è del 1985, la più recente è del 12 luglio 2006. Campo privilegiato delle procedure di infrazione e l?ambiente, con 67 procedure avviate. Spesso e volentieri (60 %) per colpa di Regioni ed Enti locali. Anche la Sardegna fa la sua bella figura: quattro procedure di infrazione aperte a causa dei cattivi comportamenti della Regione autonoma della Sardegna. Esattamente queste:
* n. 1998/2346, realizzazione del complesso turistico-edilizio gruppo societario Is Arenas, Narbolìa (OR) in violazione della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora;
* n. 2001/4067, realizzazione del complesso industriale per l?allevamento di suini e la produzione di prodotti suinicoli nell?area industriale di Isili (CA) in violazione delle direttive n. 85/337/CEE e n. 97/11/CE sulla valutazione d?impatto ambientale (procedura confluita nella successiva n. 2003/2049);
* n. 2003/2209, ampliamento della base militare dell?Isola di S. Stefano in Comune di La Maddalena (OT) in violazione della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, la fauna e la flora;
* n. 2004/4242, normativa regionale in deroga alla disciplina di tutela dell?avifauna selvatica in violazione della direttiva n. 79/409/CEE sulla salvaguardia delle specie di avifauna selvatica.
Tutte queste procedure sono state avviate dalla Commissione europea dietro specifici ricorsi inoltrati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico e sostenute da puntuali interrogazioni parlamentari di Monica Frassoni, co-presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo.
Ma vediamo come si esplica il procedimento di infrazione (artt. 226 e ss. del trattato U.E.):
* messa in mora - al primo ammonimento da parte della Commissione europea (lettera di messa in mora) per una possibile violazione del diritto comunitario, lo Stato membro entro 60 giorni deve fornire le proprie controdeduzioni;
* parere motivato - la Commissione, in base alle risposte dello Stato membro, invia un ammonimento scritto ed articolato (parere motivato) in cui illustra la violazione riscontrata ed indica le soluzioni giuridico-amministrative alle quali lo Stato dovrà attenersi;
* ricorso alla Corte di giustizia europea - qualora lo Stato membro non adempia correttamente, la Commissione inoltra ricorso alla Corte di giustizia europea, che può rigettarlo (chiudendo la procedura di infrazione) ovvero accoglierlo, accertando l?infrazione ed obbligando lo Stato membro ad adeguarsi;
* seconda messa in mora - in caso di ulteriore mancato adeguamento, la Commissione europea può riaprire la procedura di infrazione con una seconda lettera di messa in mora, alla quale lo Stato membro deve rispondere entro i successivi 60 giorni;
* secondo parere motivato - la Commissione, in base alle risposte dello Stato membro, provvede ad inviare un secondo invito formale e scritto per l?adeguamento alle disposizioni comunitarie violate ed al pronunciamento della Corte di giustizia europea;
* richiesta di condanna alla Corte di giustizia europea - in caso di reiterato inadempimento, la Commissione chiede alla Corte di giustizia di condannare nuovamente lo Stato membro inadempiente e di infliggergli una pesante sanzione pecuniaria (da 50 a 300 mila euro per ogni giorno di violazione della normativa comunitaria + un?eventuale multa forfettaria pari a 3 milioni di euro). La Corte può accoglierla (come in genere accade) o respingerla.
Sono finora 30 le condanne ?di primo grado? subite dall?Italia e 4 quelle ?di secondo grado?, ma, finora, non è stata irrogata alcuna sanzione pecuniaria, a differenza di quelle inflitte ad altri Paesi membri.
Il Governo nazionale sta cercando di correre ai ripari: con il disegno di legge comunitaria 2006 prevede la relazione semestrale da parte della Presidenza del Consiglio dei Ministri e da parte del Ministero delle politiche comunitarie sullo stato del contenzioso comunitario. Inoltre, come ribadito anche recentemente dal Ministro dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare Alfonso Pecoraro Scanio, si prevede di introdurre la formale corresponsabilità in solido fra Stato e Regioni in caso di violazioni derivanti da comportamenti e atti regionali. Infine, sarà fortemente potenziato il coordinamento fra tutte le pubbliche amministrazioni nelle materie ambientali, per garantire comportamenti uniformi ed in linea con quanto disposto dalle normative europee. Basterà ? Per ora l?Italia sta correndo grossi rischi a causa dell?attività regionale sarda riguardo i casi di Is Arenas, dove è stato inviato un secondo parere motivato (ma non c?è ancora ricorso alla Corte di giustizia) e delle deroghe in materia di tutela dell?avifauna selvatica, dove la Commissione europea ha deciso di inoltrare ricorso alla Corte di giustizia.
Bisognerà mettere mano al portafoglio ? In caso di condanna, gli Amici della Terra ed il Gruppo d?Intervento Giuridico provvederanno a segnalare i relativi casi alla Procura regionale della Corte dei conti affinché provveda nei confronti di amministratori e funzionari pubblici che, con i loro comportamenti, hanno dato luogo al danno per l?Erario.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Fermiamo scale mobili e tapis roulant in Castello !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno presentato all?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente ? Servizio sostenibilità ambientale e valutazione impatti l?atto di “osservazioni” (nota del 23 agosto 2006) nell?ambito della procedura di “verifica preventiva” ambientale riguardo il progetto dei “lavori di realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico”.

Il progetto “lavori di realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico” prevede:

- un parcheggio interrato di tre piani in via Cammino Nuovo;

- quattro tappeti mobili (tapis roulant) di collegamento tra via Cammino Nuovo e via dei Genovesi;

- una scala mobile di collegamento tra via S. Margherita e via Cammino Nuovo;

- due scale mobili di collegamento tra via S. Giorgio e via Cammino Nuovo;

- tre tappeti mobili di collegamento tra via Cammino Nuovo e la base della Torre dell?Elefante;

- un tappeto mobile e una scala mobile di collegamento tra piazza Dettori e via Manno;

- tre ascensori (due interni al parcheggio sotterraneo e uno, interno alle mura del Bastione di S. Croce, che mette in collegamento il bastioncino piemontese con la Via S. Croce) resi necessari (legge n. 104/1992 e legge n. 13/1989) dal fatto che l?uso delle scale mobili e dei tapis roulant è impedito ai disabili;

- un bar-ristorante sul rivellino (bastioncino) piemontese, situato tra il Bastione di S. Croce e il Cammino Nuovo. Per collegare il bastioncino al Bastione di S. Croce ? e per permettere i flussi pedonali ? è prevista l?apertura di una breccia nelle mura;

un bar sulla copertura del parcheggio, in fronte alla Via S. Giorgio;

- la sistemazione a verde attrezzato degli spazi non occupati dagli impianti elettromeccanici, nonché – l?illuminazione di tutti i percorsi meccanizzati e dell?area attrezzata a verde;

- la copertura mediante una pensilina del collegamento tra i due ascensori già in esercizio in Viale Regina Elena.

Tutti i sistemi meccanizzati sono sormontati da una copertura in policarbonato, connessa a una struttura in alluminio preverniciato, a sua volta fissata a montanti di acciaio zincato e verniciato, ancorati a una struttura di cemento armato. Ogni impianto sarà dotato lateralmente di una scala pedonale di sicurezza, anch?essa riparata dalla pensilina in policarbonato e sarà protetto lateralmente da una struttura frangisole e parapioggia in acciaio microforato. I tempi di realizzazione sono previsti in 12 mesi. Al di là degli aspetti ambientali e storico-culturali, ineludibili, non si riesce a comprendere quale sia la reale utilità di un?opera pubblica così dispendiosa, per superare un dislivello massimo di 20-25 metri: i vettori mobili descritti dal progetto “sono in grado di trasportare in servizio continuo fino a 60/75 persone/minuto ciascuno, ovvero 4.500 persone/ora”, per cui, considerati i 10 vettori previsti per l?accesso al quartiere di Castello, con la predisposizione di tali sistemi di trasporto si ipotizza il transito di 45.000 (quarantacinquemila) persone all?ora – più di un quarto del totale dei residenti cittadini – per un costo di gestione ordinaria annuo ammontante a 570.000,00 (cinquecentosettantamila) euro. Il costo totale del progetto ammonta a 15.000.000,00 di euro (importo a base d?asta pari a 12.352.697,96 euro) su fondi pubblici del programma integrato d?area – P.I.A. CA 17 “Il sistema dei Colli” (legge regionale n. 14/1996 e successive modifiche ed integrazioni. Non appare in alcun modo debitamente verificata la “domanda di mobilità” verso Castello, quartiere cagliaritano che ha perso il 7,2 % dei residenti nel periodo 1981 ? 1991 e un ulteriore 21,6 % nel periodo 1991 ? 2001. L?intera città di Cagliari, al 31 dicembre 2005, contava 160.870 residenti, dei quali solo 1.493 a Castello. Nemmeno appaiono congrue le valutazioni costi ? benefici: vengono stimati ricavi pari a 453.000,00 euro annui, basandosi sull?ipotesi piuttosto lontana dalla realtà (basta verificare in merito l?occupazione dei posti auto nelle strutture similari esistenti) della “piena occupazione” dei posti auto nel parcheggio interrato di via del Cammino Nuovo, a fronte di costi gestionali pari a 570.000,00 euro annui. Pur nella migliore e difficilmente verificabile ipotesi di ricavi, permarrebbe un disavanzo gestionale pari a ben 117.000,00 euro annui.

L?intero centro storico cagliaritano è tutelato con vincolo paesaggistico, in buona parte con vincolo storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004), mentre è classificato bene paesaggistico con valenza storico-culturale (decreto legislativo n. 42/2004), come indicato dal piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente adottato con deliberazione Giunta regionale n. 22/3 del 24 maggio 2006. Il valore storico-culturale del sito è notevolissimo. La prima immagine di Cagliari che appare al visitatore è il profilo di Castello che si staglia maestoso contro il cielo, con l?imponente cinta muraria, le magnifiche torri, il tessuto urbano di impianto medievale e il complesso architettonico della Cattedrale. Anche per questo motivo, fin dalla sua origine, tale quartiere è divenuto l?emblema della città, tanto che il dato costante e ricorrente delle antiche iconografie che la riguardano è l?aspetto imponente delle sue fortificazioni e delle torri. Anche oggi, del resto, l?immagine più rappresentativa di Castello è legata alle sue mura che, al contrario di quelle presenti negli altri quartieri storici cittadini, risultano in gran parte ancora conservate. Tale cinta muraria sorge sulla barriera naturale formata dagli strapiombi del Fossario e di San Pancrazio e si estende fino ai precipizi rocciosi del Balice, dello Sperone e di Santa Croce. L?antico sistema difensivo di epoca pisana, era costituito da semplici cortine erette a strapiombo e da torri, delle quali rimangono quasi intatte le torri di S. Pancrazio e dell?Elefante – edificate da Giovanni Capula nel 1305 e nel 1307 – entrambe dotate di una struttura muraria senza intonaci a faccia vista, con conci perfettamente squadrati. Dalla torre dell?Elefante, le mura continuavano – con altre quattro torri rotonde, completamente scomparse – fino ad una delle porte del Castello, detta Porta de Caller, presso la quale i Pisani eressero un?altra torre, oggi quasi inglobata nel palazzo Boyl, chiamata prima Torre del Leone, poi Torre dell?Aquila. Poco più in basso della Torre dell?Elefante, nella zona pianeggiante, si ergeva un?altra torre – distrutta durante un attacco degli aragonesi e dei catalani – sotto la quale sorgeva la Porta di Stampace. L?intero sistema di difesa venne modificato in epoca spagnola – attraverso la formazione di pareti a scarpa e di mura bastionate a forma pentagonale – dal grande architetto Rocco Capellino, il quale trasformò anche il baluardo di S. Croce, che terminava nei pressi della Torre dell?Elefante, da cui partiva il baluardo di S. Antonio, opera anch?esso del Capellino, che scendeva verso l?attuale via Manno per riunirsi al barbacane del Balice nei pressi della biblioteca universitaria. La stessa cinta muraria, fra il 1563 e il 1579, venne rinforzata con i possenti bastioni a rivellino, secondo il progetto di Jacopo Palearo Fratino, rimasto quasi immutato, nonostante i rimaneggiamenti di fine Ottocento. Durante l?epoca sabauda l?architetto Felice de Vincenti modificò ancora l?aspetto delle mura della Città attraverso la costruzione di una muraglia che, oltrepassando l?Avanzada allora presente nell?attuale Cammino nuovo, dal bastione della Zecca, conduceva al baluardo del Mulino a vento, verso il Belvedere del Buon Cammino. Nel 1861 Cagliari cessò di essere una piazzaforte e di conseguenza, nel 1886, la maggior parte delle mura – che allora circondavano tutti i quartieri storici cittadini – fu ceduta al Comune che, per recuperare nuovi spazi, iniziò una demolizione sconsiderata delle cinte murarie e delle porte, senza tenere in alcun conto l?importanza della storia cittadina. Il quartiere di Castello, però, data l?evidente difficoltà di intervento nella struttura muraria, finora non ha subito demolizioni o modifiche consistenti, ma ha visto solo la trasformazione dei bastioni meridionali in “belvedere”.

L?intera area oggetto dal progetto in argomento risulta interessata da rischi di frane di notevole intensità, secondo quanto indicato dal piano di assetto idrogeologico ? P.A.I. (legge n. 183/1989 e successive modifiche ed integrazioni, legge n. 267/1998, deliberazione Giunta regionale n. 54/33 del 30 dicembre 2004, decreto Ass.re LL.PP. n. 3 del 21 febbraio 2005): la relativa scheda B 7113 indica livelli di pericolosità di frana di H g 3 (Fossa di S. Guglielmo) e di H g 2 (via del Cammino Nuovo), nonché livelli di rischio di frana di R g 3 (Fossa di S. Guglielmo) e di R g 2 (via del cammino Nuovo).

Il progetto sarebbe conforme al piano generale del traffico urbano ? P.G.T.U., del quale si ignora l?avvenuta approvazione da parte del Consiglio comunale di Cagliari, ed anche al programma urbano dei parcheggi ? P.U.P., adottato dal Consiglio comunale di Cagliari con deliberazione n. 241 del 16 novembre 1989.

Appare, inoltre, assolutamente non condivisibile in quanto non corrispondente alla realtà dei luoghi lo “sviluppo grafico, modellazione e rendering del progetto definitivo” (tavv. RE 01, RE 02, RE 03, RE 04 del marzo 2005): il complesso storico-culturale dei bastioni di Castello viene reso in forma di un?anonima serie di mura grigie simil-calcestruzzo, ricordando più un moderno aeroporto piuttosto che una fondamentale caratteristica del centro storico cagliaritano.

Oltre 2.000 cagliaritani hanno sottoscritto la petizione popolare contro questo progetto. A fine gennaio 2006 era pervenuta la risposta da parte dell?Amministrazione comunale di Cagliari alla petizione popolare promossa dal Comitato per la difesa di Castello con l?appoggio delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico riguardo il progetto. L?Amministrazione comunale del sindaco Floris non aveva fatto altro che delegare per la risposta il dirigente dell?Area gestione del territorio, l?ing. Paolo Zoccheddu, per ripercorrere semplicemente l?iter amministrativo del progetto: approvazione all?unanimità del progetto con deliberazione Consiglio comunale n. 12 del 18 febbraio 2002, approvazione del progetto preliminare con deliberazioni Giunta comunale n. 202 del 15 aprile 2002 e n. 807 del 18 febbraio 2002, approvazione definitiva all?unanimità del progetto ed adozione della variante al piano particolareggiato degli spazi verdi intorno Castello con deliberazione Consiglio comunale n. 64 del 9 novembre 2004. La Giunta comunale di Cagliari, con deliberazione n. 523 del 15 settembre 2005, aveva approvato definitivamente il progetto dei “lavori di realizzazione di un sistema coordinato di parcheggi di scambio e di trasporto meccanizzato nel centro storico”, valutando le “osservazioni” presentate formalmente nell?ambito della relativa procedura di variante al piano particolareggiato di sistemazione degli spazi verdi intorno Castello. Sono state incluse altre sette tavole progettuali. Tre gli atti di “osservazione” presentati: due, respinti, di residenti (Mario Loi e Marino Di Martino) nella zona interessata e relative ad accessi alle proprietà private ed alle emissioni acustiche degli impianti in progetto. L?altro, presentata dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico (nota del 10 dicembre 2004), accolto. Riguarda l?obbligo di sottoposizione del progetto al vincolante procedimento di c. d. “verifica preventiva” o screening. Il Consiglio comunale l?ha adottato senza alcun preventivo coinvolgimento della cittadinanza e soltanto la presentazione di specifico atto di “osservazioni” ecologista ha portato al pronunciamento regionale che richiede la necessaria procedura di c. d. verifica preventiva (nota prot. n. 4398 dell?8 febbraio 2005 dell?Assessorato regionale della Difesa dell?Ambiente ? Servizio S.I.V.I.A.). Il Comune di Cagliari ha, quindi, affidato (determinazione n. 10/D/AGT del 13 aprile 2005 del Dirigente dell?Area Gestione del Territorio) l?incarico per la redazione della relazione di impatto ambientale.

Ultima considerazione, non casuale: dopo la “sollevazione” popolare ed ecologista, diversi consiglieri comunali ed anche qualche assessore hanno iniziato ad aprire gli occhi e a rivedere il proprio precedente voto favorevole o la propria assenza: da un lato sono finiti i tempi delle votazioni unanimi “a scatola chiusa”, dall?altro sono continuate le “assenze” o le “astensioni”, emerse clamorosamente nel Consiglio comunale quando, il 12 aprile 2006, è stato approvato in via definitiva il progetto. 21 voti a favore (maggioranza di centro-destra), astensione dei consiglieri presenti dei D.S., solo un voto contrario, di Giampiero Comandini (S.D.I.). Spariti i consiglieri della Margherita, ancora assenti i consiglieri che si erano, più volte, dichiarati contrari: Gianni Loy (gruppo misto, indipendente) e Ben Amara (Comunisti Italiani).

Ora, nella procedura di “verifica preventiva” entrano in gioco anche le ragioni dei cagliaritani, assolutamente mai sentiti per decisioni che cambierebbero radicalmente il volto e la percezione di uno dei simboli della propria Città.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(simulazione GrIG, volutamente grossolana…)

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La plastica ci avvelena, nel silenzio e nell’ipocrisia istituzionale…

22 Agosto 2006 Commenti chiusi


Mentre continuano a proliferare gli imballaggi in plastica e a funzionare a singhiozzo la raccolta differenziata dei rifiuti, la plastica continua ad inquinare i nostri mari e ad ucciderci lentamente, nel silenzio e nella più squallida ipocrisia istituzionale…..

A.N.S.A., 22 agosto 2006, ore 16.44

PLASTICA IN MARE, POSSIBILI DANNI SULLA RIPRODUZIONE DELL’UOMO

ERICE (TRAPANI) – Le sostanze plastiche disperse nei nostri mari, anche in piccoli frammenti, vengono assorbite dai pesci finendo così nella catena alimentare umana. E nell’uomo queste molecole interferiscono con il sistema ormonale, producendo una serie di squilibri. L’analisi è emersa stamani nel corso dei lavori della trentaseiesima sessione dei Seminari internazionali di Erice sulle emergenze planetarie. A ingerire i pezzetti di plastica sono generalmente i pesci piccoli di cui però si nutrono i pelagici come tonni e pesce spada, che consumiamo nelle nostre tavole. Charles Moore, dell’Algalita Marine Research Foundation di Long Beach, ha spiegato come “il problema si sia ormai spostato dalla semplice presenza di rifiuti plastici (come bottiglie, contenitori e altri detriti) nelle nostre acque alla capacità di questi materiali di rilasciare sostanze pericolose per l’organismo umano“.
L’enorme quantità di plastica dispersa negli oceani a livello globale produce particelle nocive che vengono liberate nelle acque, – ha detto – contaminando i pesci e altri organismi marini, che trattengono sostanze come il Pcb, la diossina ed altre molecole teratogene. Entrando in questo modo nella catena alimentare dell’uomo“. “Il bersaglio principale di queste sostanze è l’apparato riproduttivo, sia maschile che femminile. Mentre il periodo di maggiore vulnerabilità è durante la gravidanza“, ha precisato Frederick S. vom Saal della Divisione di Scienze Biologiche dell’Università del Missouri.
Durante la gestazione, la donna trasmette al feto questi elementi, che possono intaccare il sistema riproduttivo e il cervello del nascituro provocando effetti permanenti - ha aggiunto la professoressa Shanna H. Swan del Centro di Epidemiologia Riproduttiva di Rochester – Ad essere assimilate sono soprattutto la diossina, il PCB (Policarbonatoplastico) ed il PVC (Polivinilepolidrato) ed altre sostanze“.
Abbiamo osservato - ha raccontato la studiosa – che nei bambini maschi nati da madri nelle quali si registrano alti livelli di questi elementi alcuni caratteri sessuali appaiono alterati“. Gli studi epidemiologici dimostrano un eccessivo sviluppo del seno, una maggiore frequenza di casi di obesità ed asma, ma anche disfunzioni immunitarie. “Sebbene si tratti ancora di cambiamenti ormonali di lieve intensità, quello che ci preoccupa è la diffusione globale di queste sostanze plastiche e dunque l”ampiezza del numero di persone colpite dei loro effetti” ha aggiunto la Swan.
Non solo, un altro elemento che suscita grande preoccupazione nella comunità scientifica internazionale è “la certezza che queste sostanze plastiche siano trasmesse di generazione in generazione mutando, sebbene gradualmente, il patrimonio genetico dell’uomo“. Ma l’allarme non arriva soltanto dagli ambienti marini. Il Professor Saal, concludendo il suo intervento, ha avvertito: “Le sostanze plastiche sono presenti anche nei contenitori metallici che utilizziamo quotidianamente per la conservazione dei cibi o per la loro cottura a micro-onde“. “Sulla pericolosità delle sostanze plastiche – dice il professor Antonino Zichichi, presidente dei Seminari di Erice e della Federazione mondiale degli scienziati – la comunità scientifica ha espresso un parere unanime“.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Uno spicchio di storia della speculazione edilizia in Sardegna…


Ringraziamo Anna Giordano, coraggiosa amica ecologista siciliana, per averci segnalato questa piccola ?perla? pubblicata su “L’Altra Campana” (Siracusa, marzo 2006) che descrive un bel quadretto su come, non molto tempo fa, ci si organizzava per ?fare turismo? sulle coste sarde. Buona lettura…..

Il fiduciario o prestanome di Berlusconi in molte di quelle operazioni era Romano Comincioli, compagno di scuola e stretto collaboratore di quest?ultimo, attualmente senatore. In una delle sue deposizioni Pellicani ha così descritto i termini dell?accordo: ?il Carboni era l?uomo che doveva cercare i terreni e Silvio Berlusconi era quello che doveva finanziare l?operazione?, la proprietà doveva la proprietà doveva essere divisa per un 45 % al Carboni, per un 45 % al Berlusconi e per un 10 % al Comincioli, che avrebbe dovuto fungere da ago della bilancia; al momento dell?inizio delle costruzioni il Carboni avrebbe provveduto a restituire la metà del prezzo pagato dei terreni. I finanziamenti del gruppo Berlusconi si sono così susseguiti in più tranches, per un ammontare complessivo di 21 miliardi, fino alla metà del 1985. In questo modo, alla fine del 1980, ?tra acquisti effettuati e preliminari per accaparramento, il Carboni ed il Comincioli e il Berlusconi avevano proceduto ad acquisire nelle zone Olbia Sud e Olbia Nord circa 1000 ettari di terreno?, in un tratto di costa allora quasi vergine. La corruzione è indicata da più parti come parte integrante di questo sistema: secondo un appunto del Sisde …, per esempio, il Carboni avrebbe versato la somma di un miliardo al sindaco di Olbia perché facesse pressioni su uno dei proprietari per fargli concludere la trattativa e si adoperasse per far aumentare l?indice di edificabilità. La vasta rete di conoscenze e protezioni politiche del Carboni gli fu evidentemente di grande aiuto: si veda qui sotto, per avere un?idea palpabile della natura del suo lavoro, la trascrizione, rimastaci per caso, di una sua telefonata ad un non identificato ?onorevole??.
La conversazione, registrata, si svolge fra più persone, fra cui Carboni, evidentemente davanti ad una mappa topografica.
CARBONI (mostrando la carta, n.d.r.): “?questo è Capo Ceraso, una zona molto bella. Qui c?è l?Isola bianca? il golfo di Olbia? questo si chiama capo Ciarlo (?), anche questa è una zona molto bella? Molto più grande di Porto Cervo, circa cinque volte più grande. Vi è la possibilità di tremila posti barca, quando Porto Cervo ne ha la possibilità soltanto di 7-800, mentre Punta Ala ha 500 posti barca? Oltre un milione e mezzo di metri cubi per un investimento di 250 miliardi di lire? Gruppo berlusconiano? Verranno costruite le case? come? come per occupare il territorio? Golfo di Cugnana, molto più ambizioso come progetto? questo è appunto Cugnana, qui vi è Prato Verde e questo è Porto Rotondo (sempre indicando la cartina, n.d.r.)? e queste sono le aree che abbiamo comprato, circa 700 ettari? Golfo di Cugnana dove sono tutte quelle paludi? qui c?è la peschiera, qui c?è un porto con delle case? terreni demaniali? Verrebbero creati dei terrapieni? Ogni casa avrebbe un posto barca come se fosse il garage? Questo investimento supera come impegno l?altro: sono circa 400 miliardi di lire? Cinque anni? (?). Fra l?una e l?altro dovremmo superare i 700 miliardi ed i tre milioni e mezzo circa di metri cubi. È una città, proprio una città. Qui abbiamo circa 700 ettari e qui altri 750 (indicando evidentemente la cartina, n.d.r.)? Capocaccia? Il comune? il commissario dell?Efim (?)? è una città lagunare.
Comunque tutto il comune di Olbia lo dà proprio
(il progetto, n.d.r.) e si presenta compatto. Ed ho (con me, n.d.r.) tutta la popolazione. Io ho questo vanto, onorevole; io ho la popolazione di Olbia con me? Guardano a me come a uno che porta lavoro. Io sono sostenutissimo dall?intera popolazione, democristiani, socialisti, comunisti, tutti. Non è un fatto politico. Io sono uno che porta lavoro e basta. E non ho mai promesso una cosa ad Olbia che non abbia mantenuto? (evidentemente indicando sempre la cartina, n.d.r.) qui c?è la Costa Smeralda e qui siamo noi; una a sud e una a nord. Con questa iniziativa daremo lavoro ad Olbia ed ai paesi vicini per quindici anni e forse di più? Quindi c?è una possibilità, una iniziativa, che, così come la trattano?gente che se ne infischia? che è organizzata in modo stupendo. Non esiste una cosa più bella? in Italia. È tutta una iniziativa a carattere alberghiero, il che significa? Mercoledì Olbia dà il suo beneplacito ufficiale a tutta questa iniziativa, favorevolissimi tutti. Comunque io non ho nessuno (contrario, n.d.r.)? Sanno benissimo che sono democristiano?”
[Atti parlamentari, IX legisl., doc. XXIII, n° 2-quater/3/XXI, pp. 375, 379-80]

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il paradiso ferito


Un articolo che fa riflettere, e anche parecchio inquietare, su quanto l’uomo sta facendo, in nome della pretesa democrazia o dello sviluppo economico, per distruggere la terra.

Da La Repubblica di sabato 19 agosto 2006

Lo Yunnan paradiso perduto della Cina.
Turismo di massa e sviluppo, vicino il disastro ambientale

Federico Rampini

Il volo Air China 4413 decolla alle 10.55 da Chengdu e atterra quasi sempre puntuale. E? lo stesso percorso dalla capitale dello Sichuan a quella dello Yunnan che l?esploratore inglese Archibald John Little portò a termine nel 1909 ?in esattamente quaranta giorni suddivisi fra 24 tappe, più le soste necessarie al riposo dei coolies?, i facchini cinesi. La carovana di Little era composta di dodici coolies carichi dei loro kang, i grandi cesti di bambù stipati di provviste e portati sulla schiena, più due poltrone da viaggio per i ?bianchi? sollevate da altri otto portantini. Due pony e un asino chiudevano il corteo. La spedizione avanzava faticosamente ?su mulattiere precarie, pericolose in ogni stagione e impraticabili alla prima pioggia, lungo gole profonde, fiumi impetuosi e difficili da traversare, in questa estremità orientale dell?Himalaya?. Le barriere naturali di una regione selvaggia e impervia, espugnata solo dalla cavalleria mongola del Kublai Khan a dorso di jak, non scoraggiarono l?esploratore inglese affascinato dalla feroce bellezza dello Yunnan, che vuol dire ?a sud delle nubi?, cerniera fra la Cina centrale bagnata dallo Yangze, il Tibet, la Birmania, il Laos e il Vietnam. E? una regione più vasta di Italia e Austria messe insieme, la più incantevole di tutta la Cina per le sue meraviglie: ghiacciai, laghi e montagne verdissime di una fitta vegetazione subtropicale, altipiani coltivati a riso e girasole, tè e tabacco, villaggi arcaici dai tetti a pagoda e i muri di calce bianca, 55 etnìe diverse dalla storia più antica degli stessi Han (il ceppo cinese dominante).
Già nell?Ottocento attirava la curiosità dei botanici occidentali e fu definita dai paleobiologi una ?culla della vita? sulla terra per i ritrovamenti di zooliti, tracce organiche che risalgono a 500 milioni di anni fa. All?inizio del Novecento il naturalista Joseph F. Roch esaltò lo Yunnan come un giardino dell?Eden scoprendovi centinaia di varietà di piante sconosciute altrove.
Se vi interessa l?ultimo scorcio di un paradiso terrestre veniteci prima che sia troppo tardi. Oggi lo Yunnan è aggredito dal turismo di massa e dallo sviluppo economico a ritmi cinesi; la sua natura è minacciata dalla costruzione di nuove centrali idroelettriche che faranno impallidire perfino il celebre mostro delle Tre Gole, la diga più grande del mondo inaugurata pochi mesi fa sul fiume Yangze.
Nel 1930 quando ci arrivò il giornalista americano Edgar Snow, destinato a diventare il confidente e biografo di Mao Zedong, lo Yunnan era ancora accessibile solo a piedi e a cavallo. L?unica differenza dal viaggio di Archibald John Little era la ferrovia a scartamento ridotto costruita dai francesi, utile solo per raggiungere il Vietnam. Snow descriveva lo Yunnan-fu, come una ?storica città cinta di mura, con tutto il colore e il fascino eccitante di una selvaggia località di frontiera dove finivano le strade e cominciavano le carovane?.
L?isolamento era tale che lo Yunnan era per la Cina una sorta di Siberia meridionale: gli imperatori vi esiliavano i funzionari caduti in disgrazia.
Oggi arrivando a Kunming in aereo l?oggetto che si avvista per primo è il grattacielo-hotel a forma di torre spaziale, copiato su un modello di Seattle (Usa), con il ristorante su piattaforma girevole al 55esimo piano. Il lago Erhai, un tempo magnifico e placido come un mare sperduto su un altopiano, ora è circondato da decine di ?suburbs? per nuovi ricchi, quartieri residenziali di lusso con ville a schiera ispirate ai modelli americani. La selva di gru e l?andirivieni di scavatrici e betoniere segnalano l?avanzata del nuovo svincolo autostradale che cinge il lago come un cappio al collo dell?impiccato. Il business del turismo di massa ? in Cina questa espressione evoca dimensioni estreme ? cresce del 20% all?anno.
Una delle più suggestive attrazioni naturali di questa regione è la Gola della Tigre che salta, nel canyon scosceso scavato dal ?fiume d?oro? affluente dello Yangze. E? la gola col più alto dislivello del mondo, 3.900 metri fra il letto del fiume e la cima del monte che la sovrasta. E? uno spettacolo maestoso e violento, le rapide si infrangono contro un masso triangolare dove, secondo la leggenda, una tigre spiccò il balzo da una parete rocciosa all?altra. Per secoli custodì un tragico segreto, il rito macabro dei suicidi giovanili nel popolo Naxi, quando i giovani innamorati sfuggivano ai matrimoni combinati dai genitori gettandosi nella cascata.
Da Kunming per arrivare alla Gola della Tigre ci vogliono due ore e mezza in auto, un calvario breve ma mortificante rispetto all?avventura dell?esploratore Little. E? un percorso a ostacoli fra cantieri di nuove superstrade in costruzione, colonne di Tir che sbuffano fumo nero, torpedoni turistici a motore diesel circondati da nubi di anidride solforosa, trattori agricoli che bruciano una miscela dalla combustione più sporca dei nostri motorini di trent?anni fa.
Cinque chilometri prima di arrivare alla gola stessa, sul versante opposto a quello del sentiero per il trekking, si paralizza la fila degli autobus noleggiati dalle agenzie viaggi, che si incrociano a passo d?uomo con manovre a millimetro sui tornanti a strapiombo. Conoscendo la Cina c?è da scommettere che fra breve il traffico sarà fluidificato da una bella autostrada a quattro corsie, ma sarà meglio? Già oggi scrutando il fiume d?oro, nelle pozze di calma ai margini delle rapide impetuose galleggiano bottiglie di plastica, lattine e sacchi di cellophane. Sulla via del ritorno nel pomeriggio a metà strada fra la Gola e Kunming si attraversa il grande mercato delle vacche, dei bufali e dei cavalli, che attira gli allevatori da tutta la regione. Il traffico rallenta ancora di più perché la strada è ingombrata dai contadini in camion, in trattore o a piedi che incalzano le mandrie in marcia verso i piazzali per la vendita. I contadini più poveri, quelli che ancora camminano a piedi nudi dietro le mucche, guardano con invidia i più benestanti che trasportano le bestie sul trattore. Quelli che hanno il trattore sognano il camioncino che li sta sorpassando. E cento milioni di cinesi delle grandi città, il nuovo ceto medio urbano che scopre le vacanze e il turismo di massa, sperano di visitare la Gola della Tigre almeno una volta in vita loro. La condanna a morte è già suonata per lo Yunnan di Archibald John Little e di Edgar Snow.
Sui piccoli villaggi delle minoranze etniche abbarbicati sui pendii delle montagne incombe ora un?altra minaccia terribile. Il governo di Pechino ha avviato la costruzione di 13 centrali idroelettriche, alimentate da altrettante dighe, per soddisfare la sete di energia dello Yunnan che si modernizza: i cantieri sconfinati di Kunming, le nuove villette a schiera con tutti gli elettrodomestici e l?aria condizionata, i grattacieli-motel, gli shopping mall e i karaoke bar. Uno degli sbarramenti di cemento armato per creare laghi artificiali e alimentare le turbine sta sorgendo proprio nelle vicinanze della Gola della Tigre. L?insieme di questo complesso energetico entro il 2009 produrrà 18 mila megawatt, 4 mila megawatt in più del colosso che finora deteneva il primato mondiale, la centrale idroelettrica delle Tre Gole sul fiume Yangze. Nella sua corsa verso lo sviluppo la Cina accumula i record e sta già preparando in casa propria il sorpasso per la ?madre di tutte le dighe?. Fino a due anni fa il governo centrale ha tentato di mantenere una cortina di silenzio intorno ai lavori delle 13 dighe dello Yunnan, e si capisce perché. Centinaia di migliaia di abitanti saranno deportati per l?allagamento di intere vallate; i fiumi già intossicati dall?inquinamento subiranno i danni della sedimentazione; le gole ripide sono soggette a slavine e frane; l?intera regione è sismica e le dighe possono subire l?impatto di terremoti; lo choc sull?ecosistema avrà conseguenze distruttive sulla flora e la fauna. Solo alla fine del 2004 nove organizzazioni ambientaliste locali sono riuscite ad abbattere il muro del silenzio ufficiale. Le notizie sull?immane progetto che stravolge la natura dello Yunnan sono trapelate. Si sono mobilitate anche le Ong internazionali che hanno filiali in Cina, come Greenpeace e il Wwf. Coalizzandosi insieme i verdi hanno ottenuto udienza a Pechino, sono riusciti a farsi invitare a un convegno dell?Onu sull?ambiente, hanno convinto il premier Wen Jiabao a decretare una pausa nei lavori per misurarne l?impatto ambientale. Ma quella vittoria celebrata un?estate fa è stata solo una breve illusione. Dopo pochi mesi d?interruzione Pechino ha ridato il via ai cantieri delle 13 dighe. Come accade quasi sempre in questi casi, il peso politico della città ricca e sviluppata (in questo caso Kunming) ha prevalso sulle ragioni della campagna.
La sete di energia che esplode con la modernizzazione violenterà anche la Gola della Tigre. E se qualcosa le dighe idroelettriche non riusciranno a distruggere, ci penserà la marea infinita di famigliole in vacanza da Shanghai e Canton, l?inondazione di villeggianti in picnic con cartacce e lattine al seguito, i parking e i fast-food e i distributori di benzina da costruire lungo il percorso. Al confronto l?orda mongola del Kublai Khan passò su questa regione vergine come un uragano estivo, irruento ma fugace, una tempesta di vento di cui la natura cancellò presto le tracce.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Estate cafona in Sardistan…


C?è poco da fare. In vacanza, spesso e volentieri anche se non sempre, si finisce col dare il peggio. Vediamo impareggiabili dune ammantate di ombrelloni, buste di plastica, borse frigo, oli solari e quant?altro fa ?servizi per la balneazione?. Quad compresi. Vediamo misure di salvaguardia ambientali più evanescenti delle ?grida? di manzoniana memoria. Vediamo l?ingombrante assenza di educazione, oltre che della pur embrionale sensibilità ambientale. E chi protesta passa per ?stronza rompicoglioni?, come sovente è stato coraggiosamente appellato chi, magari fragile ragazzina, è andato a chiedere ragionevolmente a ?tribù? di allegri bagnanti di non bivaccare in mezzo ai ginepri. Si distingue proprio il notevole numero di casi segnalati di mancato intervento di polizie municipali e di guardie forestali. Qualche caso riesce, comunque, a distinguersi. In peggio. Conserva la sua capacità di stupire ancora il quotidiano L?Unione Sarda. Per due giorni (domenica 6 e lunedi 7 agosto) ci ammàlia con una straordinaria descrizione ad ampio taglio e con dovizia di particolari riguardo un giochetto idiota che imperverserebbe fra i giovani cagliaritani: buttar dentro un po? di caramelle Mentos dentro una bottiglia di Coca Cola light per fare un bel geyser de no s?atrusu e lordare per benino un pezzo di Poetto. Tanto, dopo il mitico ?ripascimento?, nulla può esser peggio. Ma questa è roba per sottoproletari. Che dire dell?elicottero ? taxi che il 18 agosto è sceso nel giardino di un villone di Liscia Renè, a Porto Cervo, per prendere un ricco magnate russo ? Il pilota aveva un po? di fretta e l?immancabile roteàr delle pale, impossibile da eliminare, ha fatto volar via nella contigua spiaggia ombrelloni, sabbia, secchielli e tutti gli ammennicoli da bagnasciuga. Si narra, ma sono certo maldicenze, che varie acconciature, femminili ma anche maschili, siano state rovinate. ?Molti consorziati che prendevano il sole nella spiaggetta esclusiva minacciano querele contro il proprietario della villa?, mentre ?alcuni bagnanti si sono rivolti a polizia e carabinieri per denunciare l?episodio? (La Nuova Sardegna, 19 agosto 2006). Insomma, anche i ricchi, nel caso, s?alterano parecchio. Ma poteva, in questo colorato caleidoscopio, mancare lui, la nostra gloria internazionale del divertissmant, uno dei pochi che può e sa vivere ? Dopo le follìe marocchine, con tanto di danze misteriose e diamanti per la sua Veronica, Dio l?abbia sempre nel suo occhio benevolo, il nostro ex Presidente del Consiglio e ora, forse, leader dell?opposizione parlamentare, l?on. Silvio Berlusconi ha preparato una festicciola per i suoi simpatici amici. Nella sua magione di Punta Lada, la nota ? anche per maliziose vicende giudiziarie ? Villa la Certosa. Clòu della notte della vigilia di ferragosto un piccolo vulcano in mezzo ai cactus, con tanto di tuoni, lapilli e lava. Quei sempliciotti dei suoi vicini, e non solo loro, si sono stupidamente allarmati ed hanno tempestato di telefonate i Carabinieri, i Vigili del fuoco, la Protezione civile, il Corpo forestale e quant?altro s?invoca in casi di disastro. Verso l?una e mezzo di notte un esercito di forze dell?ordine e spegnitori di fuochi di ogni ordine e grado s?affollava all?augusto soglio, ?immediatamente respinti dal servizio di sicurezza dell’ex premier? (La Repubblica on-line, 16 agosto 2006). Immaginiamo il compiaciuto sorriso dell?anfitrione, giulivo per l?ottima riuscita dello spettacolo. ?E? stato solo un gioco tecnologico ? non c?è stato alcun pericolo di incendio? (L?Unione Sarda, 20 agosto 2006). Et voilà, un sorriso ed una pacca sulle spalle e si congedano quei bravi ragazzi in divisa… e che la festa continui più gaia che pria.?. Perché avvertir anzitempo costoro ? Magari il ?segreto? poteva trapelare e allora addìo ?sorpresa?. Qualche solito ?comunista? invidioso, livoroso e guastafeste ha parlato di ?procurato allarme presso l?Autorità? (art. 658 cod. pen.) o, quantomeno, ?disturbo delle occupazioni o del riposo delle persone? (art. 659 cod. pen.): ma quando mai ? Una simpatica festicciola fra amici e nulla più. Riflettendo un po?, anzi un pochino, visto che siamo sempre nel bel mezzo della torrida estate mediterranea, vien da chiedersi in che si differenzia la Sardegna, sempre una delle più ambite mète internazionali delle vacanze, da un?oscura regione magari dell?Asia centrale, ricca di sassi e deserti, dove un turista s?affaccia solo per caso o per errore. Che dire ? Cambiano il nome in Sardistàn ? Un dubbio, poco amletico, che si scioglie al sole ed allo scirocco agostano??

(foto N.I., archivio GrIG)

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Sfacciata maleducazione e impunità sulle dune di Chia.


Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri. Non si può che ripetere e pretendere che i provvedimenti di tutela ambientale di dune e spiagge vengano fatti rispettare. Con una presente vigilanza. Altrimenti golette verdi, bandiere blu, vele, velette e veline saranno soltanto il contorno d’immagine di un’estate sempre più becera e distruttiva del bene ambientale comune. Buona lettura…

A proposito di tutela ambientale e della notizia che ha fatto scalpore relativa al divieto di accesso ad alcune zone della spiaggia di Villasimius, vorrei ricordare cha anche a Chia è stata emessa un’ordinanza del Sindaco di Domus De Maria che proibisce il transito (pedonale e soprattutto “animale”) sulle dune della spiaggia di Su Giudeu. Non esiste alcuna recinzione che delimiti le “aree protette”, ciò per evitare di alterare la naturalità dei luoghi con reti metalliche o perimetrazioni poco consone ai luoghi, ma numerosi e visibili da ogni parte sono i cartelli affissi nella sabbia in molti punti lungo il litorale sabbioso che indicano chiaramente e ripetutamente il divieto.
Nonostante ciò, gruppi di maleducati bivaccavano, il giorno di ferragosto, nelle zone appositamente segnalate dalla cartellonistica, con tanta naturalezza , sfrontatezza e sfida continuavano nel loro comportamento nonostante la restante porzione di spiaggia fosse libera addirittura quasi deserta. Ben vengano le ordinanze, i divieti, le leggi di tutela paesaggistica che sulla carta puniscono i trasgressori con sanzioni amministrative… ma è evidente il fatto che, in questo come in molte altre situazioni di vita quotidiana, i divieti in se senza qualcuno che li fa rispettare sono difficilmente utili, visto che il senso civico del cittadino medio è molto basso… anzi in alcuni casi totalmente inesistente.

Silvia Olla

Chia, 15 Agosto 2006

(foto S.O., archivio GrIG)

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Bestie a due zampe.


Forse qualcuno non sarà d’accordo, ma credo che il termine esatto per definire gli “animali” di altre specie sia “altri animali”. Gli esseri umani appartengono, infatti, alla specie animale Homo sapiens sapiens. Qualche volta sono nostri co-specifici a potersi fregiare del termine spregiativo di “bestie”. Per la crudeltà e la vigliaccherìa che dimostrano. Ma, talvolta, negli stessi frangenti, altri nostri co-specifici danno nobiltà alla specie Homo sapiens sapiens. Buona lettura…..

da La Nuova Sardegna, 19 agosto 2006

Sulla Sassari-Alghero. Chi se n?è disfatto è fuggito. Cucciolo buttato dal finestrino. E? stato raccolto da due spagnoli e portato alla polizia

SASSARI. Non si sono neanche fermati per scaricarlo sul ciglio della strada. Hanno preferito lanciarlo direttamente dal finestrino, con l?auto in corsa. Il cane, un cucciolone di cinque mesi, è rotolato per alcuni metri sull?asfalto. Una scena incredibile a cui ha assistito una coppia di spagnoli a bordo di un?altra auto. I due hanno recuperato il cane e sono andati direttamente in questura per raccontare quanto accaduto. L?episodio è avvenuto giovedì sera, poco dopo le 23, nel primo tratto della superstrada che da Alghero porta a Sassari. I turisti spagnoli, due giovani sui 35 anni, che erano appena sbarcati all?aeroporto di Fertilia con un volo Ryanair, viaggiavano a bordo di un?auto presa a noleggio. Quando hanno visto la povera bestia volare dal finestrino, non hanno esitato un attimo per fermarsi a soccorrerla. Illuminando il ciglio della strada con i fari dell?auto, la coppia si è avvicinata al cucciolo temendo il peggio. Ma il piccolo, un bell?incrocio di Labrador color nocciola, era sano e salvo. Una bella fortuna, visto il modo in cui è stato «abbandonato» dai padroni. «Lucky Pablo», con quale altro nome potevano battezzarlo i due spagnoli? Meno fortuna, molto probabilmente, avranno gli ex proprietari del cucciolo. I turisti, infatti, hanno fatto in tempo a segnare alcuni numeri della targa dell?auto sulla quale viaggiava il cane, e hanno riconosciuto anche il modello. Dopo avere caricato in macchina Lucky, gli spagnoli si sono diretti a Sassari e hanno raggiunto la questura per denunciare l?episodio. Un racconto complicato dal fatto che il turista che ha parlato con i poliziotti non capiva l?italiano. A gesti e con qualche disegno, il giovane è riuscito a spiegare come si sono svolti i fatti. Dalla questura è stato chiamato il veterinario di turno della Asl, Stefano Grassi, che ha visitato il cucciolo (non ha avuto bisogno di cure) e l?ha poi affidato alla guardia zoofila della Lida, Costantino Delrio. Lucky Pablo è stato subito trasferito nel canile dell?associazione di difesa degli animali, a Caniga, dove attenderà un nuovo padrone. Sul grave episodio di maltrattamento degli animali sta indagando la squadra volante della polizia, guidata dal dirigente Giusy Stellino. L?abbandono degli animali è un reato penale che prevede da tre mesi a un anno di reclusione e una multa di 15mila euro.

Per Fido è dura, soprattutto d?estate. Ma il maltrattamento degli animali è una piaga di tutto l?anno.
L?ANALISI. Il vero animale spesso è l?uomo.
ANTONELLO PALMAS.

SASSARI. Coccolati (anche troppo) ed erroneamente trattati da bambini quando rappresentano un regalo per gli ancora più viziati cuccioli d?uomo. Seviziati e nella migliore delle ipotesi abbandonati quando diventano un peso, limitando la libertà dei loro proprietari. Che sempre più spesso non esitano a libersi degli «animali da compagnia», nonostante gli spot pubblicitari con testimonial famosi e messaggi anche forti (?il vero animale sei tu?) e una coscienza civile sempre più diffusa. Solo in apparenza, a quanto sembra. L?auspicato inasprimento delle sanzioni penali, a sentire i volontari delle associazioni animaliste, non avrebbe prodotto i risultati sperati. Gli abbandoni e le violenze proseguono senza sosta e nonostante certi episodi avvengano tutto l?anno (e non soprattutto d?estate) negli ultimi mesi viene segnalato un aumento dei casi. ?Sì, è un periodo tremendo, una cosa mai vista – spiega il presidente della Lida di Sassari, Maria Carboni -; siamo chiamati di continuo da poliziotti di quartiere e semplici cittadini che ci segnalano ogni genere di fatti. Tra quelli più recenti: alcuni cagnetti appena nati sono stati picchiati; un tossico nella zona del Sert ha ridotto in brutte condizioni il suo cane perché lo seguiva… E? un meticcio che ora è con noi. Al centro storico un cane tenuto costantemente chiuso e alla catena è stato tolto al possessore. E poi gli abbandoni, tantissimi. In pochi giorni una trentina soltanto quelli segnalati alla nostra associazione?. E se aggiungiamo quelli degli altri enti che si occupano di proteggere gli animali, come a Sassari fanno Qua la Zampa e Amico Cane, e quelli di cui non si saprà mai niente, i numeri sono certamente preoccupanti e fanno pensare che sia vero ciò che segnalano molti turisti, stupiti soprattutto dalla grande presenza di randagi nelle strade e nelle campagne rispetto ad altre zone d?Italia: in Sardegna l?attenzione per le condizioni di vita degli animali è da Terzo Mondo. E? un problema culturale, ma anche di organizzazione e reale volontà di risolvere il problema. Le tecniche messe in atto da chi vuole disfarsi di Fido sono le più disparate e vigliacche nei confronti non solo dell?animale, ma anche di chi non se la sente di voltare la faccia dall?altra parte in presenza di un animale che chiede aiuto. E proprio su questo fanno leva i nostri ?eroi?. C?è il classico abbandono sulla strada: una breve sosta (a volte nemmeno quella), uno sportello che si apre e buona fortuna. Sempre più spesso i cani non più desiderati vengono legati ai cancelli dei canili delle associazioni di volontari, tutti disperatamente strapieni. Ma c?è addirittura chi, infischiandosene delle conseguenze, getta i cuccioli (a volte con le mamme) in terreni dove sono presenti altri cani che spesso, non accettando l?intrusione, li fanno a pezzi. C?è poi il sistema della scatola di cartone, a volte chiusa ermeticamente e lasciata anche per tutto il giorno sotto il sole, a volte fuori dei cancelli delle associazioni o di privati. A volte nella zona dei cassonetti della nettezza urbana. A volte dentro gli stessi. Ci sono finite cucciolate intere. ?L?estate sembra far impazzire la gente – dice Maria Carboni -, almeno quella senza coscienza. Perché se ci tieni una soluzione la trovi, quando devi partire. Anche noi volontari possiamo dare una mano, ad esempio segnalando delle studentesse che per fare qualche soldo fanno (e molto bene) le dog-sitter. Devo dire che, nonostante le apparenze, c?è più sensibilità da parte di chi non ti aspetti, da chi ha problemi personali anche grossi?.

(foto da mailing list animalista)

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Stop agli scempi sulle dune: benissimo, ma ci dev’essere la vigilanza !


Il Sindaco di Villasimius, on. Salvatore Sanna, ha emanato un?ordinanza (la n. 8 del 16 agosto 2006) con la quale si inibiscono una serie di attività (transito, sosta, divieto di pulizia con mezzi meccanici, sistemazione di gruppi elettrogeni, ecc.) sugli ambienti dunali di Porto Sa Ruxi, Porto Giunco, Simius, Punta Molenti, Riu Trottu. Bravo ! Era ora ! Gli ?accampamenti? con ombrelloni, ?borse-frigo?, teloni da spiaggia, i continui tagli di ginepri e tamerici, i ?raid? con moto e quad ora saranno sanzionati con multe da 50 a 500 euro. Purtroppo l?intervento non è particolarmente tempestivo, visto che siamo nel bel mezzo dell?estate, ma non è mai troppo tardi. Ci auguriamo che l?ordinanza sia fatta rispettare da un adeguato servizio di vigilanza, necessario in un territorio che contempla un?Area protetta marina, quella di Capo Carbonara. Proprio in questi giorni, dando corpo alle decine di segnalazioni provenienti da numerosi turisti, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano richiesto alle pubbliche amministrazioni competenti e, in primo luogo, proprio al Comune di Villasimius l?adozione delle necessarie misure di salvaguardia degli ambienti dunali e verifiche sulle concessioni demaniali per attività di servizio alla balneazione di Porto Sa Ruxi, Porto Giunco e Simius, i litorali più a rischio di eccessiva antropizzazione. Ora il primo importante passo è stato fatto, ma ci aspettiamo anche che l’orsinanza sia fatta rispettare.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Spiagge di Cala Giunco e Simius, ma sono ancora "libere" ?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inviato una richiesta (esposto del 16 agosto 2006) di informazioni a carattere ambientale ed adozione di opportuni interventi agli Assessori regionali dei beni culturali e dell?urbanistica, al Comandante della Capitaneria di Porto di Cagliari, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Servizio tutela del paesaggio di Cagliari, al Sindaco di Villasimius (CA) e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari in relazione alla verifica delle attività a pagamento a servizio della balneazione (noleggio ombrelloni, sdraio, attrezzature nautiche, ecc.) nelle località di Cala Giunco e Spiaggia del Simius, in particolare riguardo l?ampiezza dell?area occupata ed il sito prospicente il complesso turistico-ricettivo ?Timi Ama?, nonché riguardo la sistemazione stradale retrostante. Tali attività si svolgono, come noto, in aree demaniali marittime dietro concessione regionale. Inoltre la strada a fondo naturale costeggiante lo Stagno di Nottèri, avente pubblico uso da tempo risalente, risulta costellata da recinzioni in plastica ?uso cantiere? e da cartelli portanti la scritta ?proprietà privata?. Tutti questi fatti sono stati oggetto di decine di segnalazioni alle Associazioni ecologiste da parte di numerosi turisti (sardi e non) in queste ultime settimane. Si ricorda che la costa di Villasimius è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina, la spiaggia e le immediate adiacenze sono tutelate anche con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). L?area a mare rientra, inoltre, nell?Area Protetta Marina ? A.M.P. ?Capo Carbonara ? Isole di Serpentara e dei Cavoli?, (legge n. 493/1991 e successive modifiche ed integrazioni, D.M. 15 settembre 1998 di istituzione) e nel proposto sito di importanza comunitaria – pSIC ?Isola dei Cavoli, Serpentara e Punta Molentis? (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali). Le spiagge, inoltre, appartengono al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.). Lo Stagno retrodunale di Nottèri, inoltre, è stato recentemente inverno 2005) oggetto di un intervento parziale di risanamento (regolazione della salinità, percorsi obbligati per salvaguardare le dune, isolotto artificiale per favorire la nidificazione dell?avifauna, ecc. per 800 mila euro di importo complessivo) curato dal Comune di Villasimius. Per completare l?opera necessiterebbe un altro milione di euro. Si auspicano controlli rapidi e verifiche che consentano di far fruire di adeguata spiaggia libera i tanti bagnanti che non possono permettersi il lusso di pagare decine di euro al giorno per un bene di tutti.

Qualche riga su un altro aspetto di notevole rilievo per Cala Giunco. Molti turisti hanno letteralmente tempestato gli Amici della Terra ed il Gruppo d’Intervento Giuridico per il timore che le operazioni in corso a Cala Giunco riguardassero l?inizio dei lavori per la realizzazione dell?ennesimo complesso turistico-edilizio sulla costa di Villasimius. Proprio nell?unico tratto rimasto ancora ?libero?. Fortunatamente, almeno per ora, non è così. Le associazioni ecologiste se ne occupano dal lontano 1994, quando l’allora società immobiliare Poker Sardiniae s.p.a. (in mano ad un impresario quartese) riprese dei lavori già iniziati abusivamente negli anni ?’70 e già condannati in sede penale (si rinvengono alcuni rustici dell?epoca). Vennero nuovamente fermati. Dopo una serie di vicissitudini societarie che coinvolsero anche aspetti penali e civili, la Cala Giunco s.r.l. finì in mano al gruppo Zuncheddu, proprietario del polo dell’informazione L’Unione Sarda – Videolina – Radiolina e di numerose società immobiliari operanti in Sardegna e non solo. Il progetto immobiliare venne rimodulato per un complesso ricettivo + alcune ville + campo da golf (circa 81 mila metri cubi). Il progetto venne avversato nei modi di legge e vi furono diversi interventi da parte del Ministero per i beni ed attività culturali e della Soprintendenza per i beni ambientali ed il paesaggio di Cagliari che annullò, in base alla normativa vigente, le autorizzazioni paesaggistiche rilasciate dall’Assessorato regionale della pubblica istruzione e beni culturali (1994-1995). Si deve rammentare che il vecchio ed illegittimo piano territoriale paesistico n. 13 (D.P.G.R. 6 agosto 1993, n. 278), annullato con sentenza del T.A.R. Sardegna 6 ottobre 2003, n. 1207 su ricorso degli Amici della Terra, ne permetteva l’ampia edificabilità. Poco prima l’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente – incredibilmente – escluse il progetto immobiliare dallo svolgimento del procedimento di valutazione di impatto ambientale (determinazione Servizio SIVEA n. 2201/VIII del 18 settembre 2002). Contro questo provvedimento venne presentato ricorso straordinario al Capo dello Stato. Nel mentre la Cala Giunco s.r.l. aveva pensato bene di chiederci in sede di giustizia civile un risarcimento danni di due miliardi di vecchie lire perchè semplicemente avevamo fatto il nostro dovere di associazioni ecologiste… Ci siamo difesi, naturalmente, grazie al prezioso e valido operato dell?avv. Carlo Augusto Melis Costa, e la vicenda processuale finì con una transazione che ci vide riconosciuti gli òneri delle spese legali insieme ad un contenuto ristòro. Ovviamente il progetto turistico-edilizio non è stato abbandonato, ma la legge regionale n. 8/2004 (la c. d. legge salva-coste) e l’adozione del piano paesaggistico regionale nel maggio scorso non consentono, attualmente, alcun legittimo inizio dei lavori.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Altro cemento a Lu Impostu ? No, grazie !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inviato una richiesta (esposto del 14 agosto 2006) di informazioni a carattere ambientale ed adozione di opportuni interventi al Ministro dei beni culturali, al Presidente della Regione, agli Assessori regionali dei beni culturali e dell?urbanistica, al Soprintendente per i beni ambientali di Sassari, al Servizio tutela del paesaggio di Nuoro, al Sindaco di San Teodoro (OT) e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Nuoro in relazione al progetto di nuovo complesso edilizio-ricettivo con volumetria complessiva di 19.000 metri cubi (300 posti letto), ad una distanza minima di mt. 300 dalla battigia marina, sulla costa di Lu Impostu. Qui la società sardo-veneta San Teodoro s.p.a. si appresterebbe a realizzare, in continuazione di un precedente intervento edilizio per residenze stagionali (soc. Le Ville s.r.l., n. 45 residenze stagionali, previe autorizzazioni comunali non meglio conosciute del 27 dicembre 1999) il nuovo complesso edilizio. L?area costiera di San Teodoro è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina è tutelata anche con specifico vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Proprio a causa delle illegittime previsioni di ampia trasformabilità di aree tutelate prive della necessaria motivazione, il previgente piano territoriale paesistico n. 4 (D.P.G.R. 6 agosto 1993, n. 269, che accoglieva le ipotesi edificatorie in argomento) è stato oggetto di annullamento con D.P.R. 29 luglio 1998, previo parere Cons. Stato, sez. II, 13 maggio 1998, n. 474/98 su ricorso da parte dell?associazione ecologista Amici della Terra. Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente adottato con deliberazione Giunta regionale n. 22/3 del 24 maggio 2006, l?area appare ricompresa in specifico ambito di paesaggio costiero. Essendo comunque il Comune di San Teodoro sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Quindi, allo stadio attuale, non appare possibile qualsiasi nuova trasformazione edilizia del territorio. Al di là degli aspetti giuridici, non pare nemmeno che la costa di San Teodoro abbia bisogno di altri posti letto alberghieri?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tuvixeddu diventa parco ? Allora al rogo !


Il Colle di Tuvixeddu, per colpa dell’Amministrazione regionale di Renato Soru, rischia di non esser più dedicato in buona parte al “dio cemento”. E, allora, si manda al rogo…..

da Il Sardegna, 15 agosto 2006

Il caso. Dopo il rogo intorno alla necropoli punica. Allarme incendi in città. ?C?è puzza di bruciato?. Continuano gli assalti a Molentargius e ora è arrivato il turno di Tuvixeddu: è il secondo rogo nel giro di un mese. Un parco in pericolo prima di nascere. Il Comune: ?Difficile rintracciare i proprietari dei campi abbandonati?. Ma gli ambientalisti ce l?hanno con il municipio: ?Deve sorvegliare di più, un patrimonio così va difeso molto meglio?. STEFANO AMBU.

Profumo di parco. E puzza di bruciato. A Molentargius sta succedendo da un paio di anni. Ed è successo anche domenica, nel canneto di fronte alla rotonda del Margine Rosso. Ora sembra arrivata la volta di Tuvixeddu: quello che l?altro pomeriggio ha messo a ferro e, soprattutto, a fuoco Sant?Avendrace è il secondo incendio nel giro di un mese nell?area che la Regione ha ?recintato? per impedire l?assalto del mattone. L?altro ha colpito l?antica Villa Mulas. Va bene che è una zona piena di sterpaglie. E frequentata da senza tetto. Ma quando i casi sono più d?uno è logico pensare che non sia solo un caso. Chi vuole male al parco con necropoli punica incorporata (sempre che qualcuno gli voglia male) non si sa. Ma la Regione, tra Molentargius e Tuvixeddu, ora si sta arrabbiando. Perché i soldi per far ripulire le aree comunali li ha messi (progetto degli Assessorati al lavoro e all?ambiente ?Sardegna fatti bella?). E invece la città è piena di zone a rischio incendi. L?unico rimedio per evitare che il (futuro) parco di Tuvixeddu diventi subito un parco di cenere è un?ordinanza. La solita ordinanza di primavere: quella che dice ai proprietari di fare piazza pulita di erbacce e rifiuti. Farla rispettare spetta ai vigili urbani: ?Un lavoro non facile ? dice il comandante della Polizia municipale di Cagliari Mario Delogu ? perché per individuare i proprietari dei terreni abbandonati bisogna effettuare lunghe ricerche al Catasto e studiare le mappature. Molto complicato?. Ma qualcuno, dice la Polizia municipale, è stato beccato: ?In questi mesi ? dice Delogu ? siamo intervenuti in diverse occasioni. E abbiamo multato i proprietari che non hanno rispettato l?ordinanza. Ma i terreni abbandonati, in città, sono davvero tanti. Più di quanti ci si possa immaginare?. E gli ambientalisti non stanno a guardare. Nel senso che vanno subito all?attacco. ?L?incendio ? ? dice Stefano Deliperi del Gruppo d?Intervento Giuridico ? Non mi sorprende: un fatto ?curioso?, preciso e puntuale. Già in passato per Tuvixeddu era successo qualcosa del genere in momenti clou della storia dell?area?. Una zona verde. E calda, molto calda, quella di Tuvixeddu. Soprattutto dopo che la Regione ha messo le mani in avanti sul progetto che prevedeva parco e mattone. Levando il mattone e lasciando il parco. Proprio la Giunta Soru aveva bloccato a maggio i lavori in viale Sant?Avendrace. Una mossa che anticipava il colpo grosso di agosto: un decreto firmato dall?assessore alla pubblica istruzione Elisabetta Pilia. Che rigetta l?accordo di programma firmato a ottobre del 2000. E dice stop alla parte del progetto che prevedeva le palazzine su una parte del colle. ?Quello che sta succedendo oggi a Tuvixeddu ? dice Deliperi ? mi ricorda quello che succede ogni anno a Molentargius, rosicchiato ettaro dopo ettaro dagli incendi?. La proposta ? ?Più sorveglianza: i lavori per il parco sono a carico del Comune. E il Comune deve vigilare di più sul suo cantiere. Altrimenti è davvero la fine?.

(foto A.F., archivio GrIG)

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I bambini si ammazzano sempre nello stesso modo…..


Il 14 agosto 2006, alle ore 07.00, entra in vigore il “cessate il fuoco” nel Libano meridionale. Chi paga il contro più pesante delle guerre o delle “operazioni di pacificazione” sono sempre i più deboli. Tre storie. Solo una è “a lieto fine”, visto che ha potuto raccontarla, sebbene con difficoltà, 63 anni dopo….. Che serva a qualcosa…..

* bambina libanese ignota, Marwaheen, luglio 2006 – Non è ancora giunto il momento di usare l’espressione “crimini di guerra” ? Quanti bambini dovremo ancora perdere tra le macerie dei bombardamenti israeliani prima che ci rifiutiamo di usare il termine osceno “danni collaterali” e cominciamo una buona volta a parlare di perseguire i crimini contro l’umanità ? Il corpo senza vita di una bambina, immobile come una bambola di pezza, vicino alle macchine che dovevano portarla in salvo, insieme alla sua famiglia, è diventato uno dei simboli di quest’ ultima guerra in Libano. E’ stata sbalzata dal veicolo con il quale, lei e la sua famiglia, erano fuggiti dal villaggio, diretti verso il sud del Libano, secondo le stesse direttive impartite da Israele. Non conosciamo ancora il suo nome, anche i suoi genitori sono stati uccisi durante l’attacco. Non un milite ignoto, ma una bambina ignota. La storia della sua morte è, comunque, documentata. Sabato scorso, l’esercito israeliano ha dato ordine (usando un megafono, pare) agli abitanti di Marwaheen, un piccolo villaggio di confine, di lasciare le loro case entro le 18.00. Marwaheen si trova vicinissimo al punto dove i guerriglieri hezbollah erano riusciti ad aprirsi un varco tra il filo spinato, una settimana fa, per catturare due soldati israeliani ed ucciderne altri tre: l’attacco che avrebbe poi provocato quest’ultima, feroce, guerra in Libano. Gli abitanti del villaggio hanno obbedito agli ordini israeliani e, inizialmente, hanno chiesto aiuto e protezione ad un battaglione ghanese che faceva parte delle truppe locali inviate dall’O.N.U. I militari ghanesi, però, in ottemperanza alle direttive emanate nel 1996 dai quartieri generali O.N.U. a New York, hanno rifiutato ai civili libanesi il permesso di accedere alla loro base. Per una strana e terribile ironia della sorte, queste regole erano state stabilite in seguito ad un bombardamento avvenuto nello stesso 1996, nel Libano del sud, bombardamento durante il quale i militari O.N.U. avevano offerto protezione ai civili. I 106 libanesi, più della metà dei quali erano bambini, furono massacrati quando Israele bombardò il perimetro militare O.N.U. a Cana, nel quale i civili erano stati accolti come in un santuario. La gente di Marwaheen, allora, si è messa in viaggio per il nord, una lunga carovana di macchine che solo pochi minuti più tardi, nei pressi del villaggio di Tel Harfa, sarà attaccata da un cacciabombardiere israeliano F-16. L’aereo ha centrato tutte le macchine ed ha ucciso almeno 20 dei civili al loro interno, molti di loro donne e bambini. Dodici persone sono state bruciate vive nei loro veicoli, ma altre, le cui foto sono state scattate, con grave rischio personale, da Nasser Nasser, un fotografo dell’Associated Press, sono state letteralmente sbalzate fuori dalle macchine, gettate in aria dall’ esplosione e poi ricadute nei campi e nella valle circostante la scena dell’attacco. Non c’è stata alcuna scusa, nè una qualsivoglia espressione di dispiacere da parte di Israele per queste vittime. (di Robert Fisk, traduzione di Patrizia Messinese per Associazione PeaceLink, da www.assadakah.it);

* bambino vietnamita ignoto, My Lai, marzo 1968 – Il 16 marzo 1968 la compagnia C lanciò un?operazione del tipo ?search and destroy?. L?obiettivo era il 48° battaglione viet cong che, secondo informazioni del comando americano, aveva base nel villaggio segnato sulle mappe militari con il nome di My-Lai. All?avvicinarsi del 1° e del 2° plotone alcuni abitanti del villaggio tentarono di fuggire e furono eliminati. Il 2° plotone scagliò bombe a mano nelle capanne e uccisero quanti ne uscirono, violentarono e trucidarono le ragazze, poi raccolsero gli abitanti e li fucilarono. Mezz?ora più tardi raggiunsero un villaggio vicino, Binh Tay, dove i soldati dopo aver commesso altre violenze, radunarono una ventina di donne e bambini: uccisero tutti a sangue freddo. Il 1° plotone, comandato dal tenente Calley, aveva fatto irruzione nella parte sud My Lai sparando a chiunque tentasse la fuga, violentando le donne, abbattendo il bestiame, distruggendo il raccolto e le case. superstiti furono condotti vicino ad un canale di scolo, il tenente Calley ed i suoi uomini aprirono il fuoco sui contadini inermi. Miracolosamente un bambino di 2 anni si alzò piangendo, lo stesso Calley lo spinse indietro e gli sparò. Arrivo il 3° plotone. I soldati finirono i superstiti, appiccarono il fuoco alle case, uccisero il bestiame ancora vivo, raccolsero infine donne e bambini e li uccisero. Furono uccise tra le 172 e le 347 persone: vecchi, donne e bambini. Nel rapporto militare fu scritto che erano stati uccisi 90 viet cong e nessun civile. Tutto questo sarebbe finito lì se due giornalisti, assegnati al plotone di Calley, non avessero assistito al massacro. Poco alla volta la notizia trapelò, l?Esercito indagò sulle voci circa il massacro, ma senza troppa convinzione e concluse che non fosse necessaria l?apertura di un?inchiesta. Un soldato, Ridenhour, cominciò ad interessarsi della vicenda. Fece in modo di parlare con Bernhardt, un soldato della compagnia C che si era rifiutato di prendere parte al massacro. Ridenhour, tornato in patria, scrisse una lettera con tutte le prove raccolte e la spedì a 30 esponenti politici. Il rappresentante al Congresso dell?Arizona, Udall, fece pressioni sull?esercito. Sei mesi più tardi il tenente Calley fu accusato di omicidio. Calley era un ragazzo come tanti tanti altri, richiamato alle armi, seguì un affrettato corso di addestramento che lo lasciò impreparato al vuoto morale che regnava in Vietnam. Non fu in grado di controllare i suoi uomini e di resistere alle pressioni dei suoi superiori che volevano un ?conteggio dei corpi? sempre più alto. Il problema era che il tenente Calley ed i suoi uomini non riuscivano a trovare neanche un viet cong, le battute degli americani erano così rumorose che si sentivano a chilometri di distanza. Durante i pattugliamenti, poi, i suoi uomini finivano sempre per cadere in qualche trappola. In febbraio, durante un?azione, la compagnia cercò di penetrare a My Son, ma il reparto si trovò circondato da trappole mortali. Durante la missione successiva finirono in un campo minato. Gli uomini che accorrevano in aiuto dei compagni feriti non facevano altro che provocare altre esplosioni, nell?aria volavano brandelli di carne. Andò avanti così per due ore, 32 uomini rimasero feriti o uccisi. Il 4 marzo la compagnia fu presa di mira da un mortaio, 10 giorni dopo, 48 ore prima dell?attacco a My Lai, 4 uomini furono dilaniati da un ordigno esplosivo. In 32 giorni la compagnia C ( circa 100 elementi) aveva perso 42 uomini senza mai vedere il nemico. Una notte uno dei soldati fu catturato. La compagnia lo aveva sentito urlare per tutta la notte a 7 km di distanza. Urlava così forte perché era stato spellato vivo e poi immerso nell?acqua salata. Il processo contro il tenente Calley divise il paese in due fronti contrapposti. La giuria si ritirò in camera di consiglio il 16 marzo 1971, riconobbe Calley colpevole dell?omicidio di almeno 22 civili e lo condannò ai lavori forzati a vita. Con la revisione del processo la pena fu ridotta a 20 anni e poi a 10, fu infine liberato sulla parola nel 1974 dopo tre anni e mezzo trascorsi agli arresti domiciliari. Le accuse furono estese ad altri 12 tra ufficiali e soldati. Nessuno fu condannato. Eppure a My Lai furono trucidati solo civili. Cento trovarono la morte in un canale di scolo, uno era un bambino di 2 anni (da http://guerravietnam.blogspot.com/2006/06/il-massacro-di-my-lai.html)

* Wanda, bambina cagliaritana, Cagliari, febbraio 1943 – ?Avevo da poco compiuto sette anni. Alla fine di febbraio, quando arrivavano le incursioni dei bombardieri anglo-americani, ormai non suonavano più neppure le sirene degli allarmi. I ciechi, presso i punti di osservazione sonora, non facevano più in tempo ad avvertire la Milizia che si doveva occupare di questo. Allora cercavano di avvertire la popolazione sparando tre colpi di cannone. Ma il cielo era già pieno di aerei e bombardavano. E dopo aver bombardato, scendevano a mitragliare quelli che non erano riusciti a raggiungere i rifugi e scappavano per le strade. Alla stazione ferroviaria avevano ucciso così molte persone in attesa del treno per sfollare verso i paesi dell?interno. Vicino a casa mia, in via Pergolesi, nello spiazzo davanti alle case dei Pilato, c?era un rifugio e tutti quelli che potevano scappavano lì. Durante un?incursione scappai da casa mia terrorizzata e scesi in strada. Corsi a perdifiato verso il rifugio di via Pergolesi, tanta gente, donne, bambini, qualche anziano correvano gridando. Poi non ricordo più nulla. Mi sono svegliata dopo un po? di tempo, sentivo le guance e le spalle bagnate. Mio padre mi portò di corsa, in mezzo a macerie, urla della gente, lamenti di feriti, fino all?Asilo delle Suore di Carlo Felice (quartiere Villanova, in via Macomer, n.d.r.), dove avevano allestito un ospedale di fortuna e dove ero andata a scuola fino a qualche giorno prima, quando avevano dovuto chiuderla. Lì un medico assistito da una suora mi cucì molti punti in testa, da sveglia, perché non c?era alcuna anestesia. C?era un altro ospedale di fortuna presso il Convento di S. Domenico. Anche quello aveva sul tetto un?enorme croce rossa in campo bianco (all’Asilo era dipinta nel cortile), per essere facilmente riconosciuto dai bombardieri. Non era un obiettivo militare e doveva essere risparmiato anche secondo le leggi di guerra. Così avevano detto a tutti. Ma anche allora c?erano le ?bombe intelligenti? e venne completamente distrutto dagli americani. Morirono decine e decine di cagliaritani, molti già feriti, che credevano di essere al sicuro. Per un puro caso mio padre non volle andare a S. Domenico e ci siamo salvati?.

(foto da mailing list umanitaria)

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Un cavillo (falso) per ritardare il piano paesaggistico regionale – P.P.R.


da www.eddyburg.it

La Commissione urbanistica del Consiglio regionale sardo non s?è accorta che il Codice del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) ha eliminato i ?livelli di valore? e perciò critica il piano paesaggistico regionale. Tre articoli da La Nuova Sardegna del 7, 8 e 9 agosto 2006. Con una postilla.

7 agosto 2006 – Pirisi: «La giunta dialoghi col Consiglio»
di Luigi Alfonso

CAGLIARI. È destinato a far discutere, tanto nell?opposizione quanto nella maggioranza. Il testo del Piano paesaggistico regionale è ancora al vaglio della quarta Commissione consiliare, che ha richiesto alla Giunta ulteriori dettagli. Ma il governatore Soru preme per accelerare i tempi. Il parere della Commissione Urbanistica, per la verità, è previsto dalla legge 8 ma non è vincolante. In poche parole, se il presidente Soru volesse dribblare il lavoro dei consiglieri regionali presieduti dal diessino Giuseppe Pirisi, potrebbe farlo prima del 24 agosto, data che il governatore si sarebbe posto come obiettivo. «È difficile che si possa fare entro quella data – commenta Pirisi – La Commissione ha richiesto la tabella dei livelli, come è previsto dal comma 5 dell?articolo 7 delle Norme tecniche di attuazione. La Giunta è tenuta a fornirle, perché noi possiamo esprimerci compiutamente». Pirisi non ha alcuna intenzione di creare contrasti all?interno della maggioranza e con la Giunta. «Il nostro lavoro va nella direzione di una collaborazione con la Giunta, affinché la Sardegna possa dotarsi di un Piano paesaggistico che oggi manca. Vogliamo delle norme che tutelino le coste da un arrembaggio indiscriminato: su questo punto siamo in perfetta sintonia, ma non nascondo che ci siano dei punti di divergenza e altri che appaiono fragili, sui quali stiamo cercando di offrire il nostro contributo». Pirisi sa bene che il parere della Commissione non è vincolante. «Però nessuno ha la verità in tasca – sottolinea – Ma quando i pareri vengono espressi in un certo modo, assumono un valore politico importante». Fanno discutere i limiti di edificabilità che l?esecutivo vorrebbe porre nelle zone costiere. Anche la Commissione ha avanzato alcune perplessità. «Secondo la proposta avanzata dalla Giunta – spiega Pirisi – in alcuni territori la fascia costiera s?inoltra all?interno per 5-10 chilometri. Talvolta gli àmbiti arrivano addirittura a 30 chilometri e oltre. Noi riteniamo che la fascia costiera sia troppo estesa: ecco perché richiediamo la tabella dei livelli e la cartografia aggiornata». Non ci sarebbero, quindi, i tempi tecnici per rispettare la data del 24 agosto. «Ognuno si assumerà le responsabilità delle proprie azioni. Non credo che l?assessore all?Urbanistica e i suoi consulenti abbiano la verità in tasca. Il presidente Soru è persona saggia e saprà valutare, ma non sempre i suoi consiglieri e i suoi collaboratori sono altrettanto saggi. Noi crediamo che siano da evitare forme di pianificazione calate dall?alto, in quanto rischiano di andare incontro a un insuccesso. È indispensabile la concertazione con gli Enti locali».
Altro nervo scoperto è quello riguardante la disciplina degli spazi agrari. «Si deve intervenire soltanto nell?agro che rientra nella fascia costiera – è il parere di Pirisi – Non possiamo accettare gli attacchi speculativi. Ma fuori da questa fascia si devono fare ragionamenti diversi: il territorio dev?essere presidiato. Le zone interne della Sardegna non possono essere considerate alla stregua degli agri a ridosso del mare. La Regione dà dei contributi in base alle disposizioni dell?Unione europea: non vorremmo che con una mano si conceda e con l?altra si prenda. Bisogna fare dei distinguo. La prima ipotesi fatta dalla Giunta lo scorso mese di dicembre, poneva limiti anche alle aziende agricole dei paesi dell?interno. Qualcosa è stato limato, altro resta da fare. Al di là delle buone intenzioni. Ritengo che la Commissione abbia fatto un buon lavoro, approfondendo tutti i punti, ascoltando i territori con otto riunioni nelle otto province. Crediamo che ci siano dei punti di contraddizione e qualche elemento di confusione nelle norme, come ha avuto modo di evidenziare anche l?esperto professor Edoardo Salzano in un?intervista alla Nuova. Bisogna intervenire e trovare un punto d?incontro tra Giunta e Consiglio, con uno spirito collaborativo». A proposito di collaborazione, una parte dell?opposizione ha offerto un contributo importante alla stesura della relazione della Commissione. «Da una parte – spiega Pirisi – il consigliere Fedele Sanciu, di Forza Italia, ha espresso un parere piuttosto duro, direi in sintonia con l?indirizzo del suo partito, sulla scia di un referendum che non ha avuto un esito glorioso. Molto più costruttivo l?apporto di Ignazio Cuccu dell?Udc. A parte queste considerazioni, abbiamo avuto più di un punto di convergenza, anche perché la minoranza ha capito che non poteva forzare troppo la mano su certi ragionamenti. Devo dire che vale anche al contrario».

8 agosto 2006 – Piano paesaggistico, resta il braccio di ferro di Filippo Peretti

CAGLIARI. Anche se oggi, come è probabile, dovesse arrivare il parere della commissione Urbanistica del consiglio regionale, la giunta di Renato Soru non approverà il Piano paesaggistico: il braccio di ferro all?interno della stessa maggioranza, infatti, non è risolto e potrebbe provocare persino un rinvio rispetto alla data (24 agosto) indicata dal presidente come termine ultimo. E nel Centrosinistra, con una presa di posizione del deputato del Prc Luigi Cogodi, ex assessore regionale, si apre anche un?altra partita politica, quella dei beni demaniali dello Stato. Il piano paesaggistico. Oggi si riunisce la giunta, ma, salvo clamorose sorprese, non ci sarà l?approvazione del documento e delle relative cartografie che tuteleranno le coste dell?isola. Per due ragioni. La prima è tecnica: le recenti modifiche nazionali al codice Urbani hanno costretto la giunta, attraverso i propri uffici, a rivedere diversi punti della normativa del piano paesaggistico. La seconda è politica: la commissione Urbanistica, presieduta dal diessino Giuseppe Pirisi, invia oggi il parere previsto dalla legge, ma è un parere monco, perché contiene la richiesta di ulteriore documentazione, in particolare la «tabella dei livelli» che disciplina l?attuazione dei vincoli zona per zona. Ieri l?assessore all?Urbanistica, Gian Valerio Sanna, non ha voluto commentare la presa di posizione di Pirisi, anticipata ieri dalla Nuova. «Per valutare la situazione – ha spiegato Sanna – vogliamo leggere prima il parere della commissione». Anche se Soru insiste sui tempi rapidissimi («l?approvazione dovrà avvenire nei tempi previsti») il braccio di ferro tra giunta e commissione è destinato a durare anche dopo la data del 24 agosto. Innanzitutto perché la giunta non è in grado, evidentemente, di produrre subito la «carta dei livelli». E poi perché, se la documentazione non dovesse arrivare, la commissione dovrà completare il parere richiesto dalla legge. Un accordo dovrà essere approvato. Perché, tecnicamente, la giunta potrà approvare il Piano anche senza un parere completo, ma un rilievo della commissione su una questione giuridica (l?assenza di una tabella prevista dalla legge) rischierebbe di rendere il Piano vulnerabile. E i ricorsi non mancherebbero. I beni demaniali. «La partita dei beni pubblici regionali, a partire dai beni demaniali, è di vitale importanza per la comunità sarda e non può più essere giocata in difesa». Luigi Cogodi non si è mostrato entusiasta di come è stata sbloccata la lunga vertenza della Regione nei confronti dello Stato per il trasferimento delle proprietà. Ha detto, riferendosi a Soru: «L?annunciato passo avanti è troppo piccolo ed incerto. Così il rischio è di non arrivare mai». Cogodi ha quindi spiegato le «diverse ragioni» del pericolo da lui evidenziato:
1) In forza della norma costituzionale dello Statuto Sardo e delle sue normative di attuazione, i beni demaniali e patrimoniali dello Stato debbono essere attribuiti alla piena disponibilità della Regione, qualora non più funzionali alle attività statali, in modo automatico e non mediato da altri ?Comitati Tecnici?, che, per altro, sempre iniziano e mai finiscono;
2) Lo Stato conosce già benissimo quali sono i suoi beni demaniali e patrimoniali. La Regione lo sa ugualmente. E? necessario perciò compiere finalmente gli atti politici ed amministrativi conseguenti e dovuti;
3) Nella fase attuale di proposta di modificazione statutaria, non si comprende e non si giustifica perché da parte della Regione non debba essere tenuta aperta la partita della titolarità del ?Demanio Marittimo?, bene pubblico essenziale per lo sviluppo ordinato della nostra Regione-Isola.
Il deputato di Rifondazione comunista ha quindi rilevato che «questi temi sono esplicitamente trattati oggi nel Parlamento nazionale (egli è segretario della commissione Finanze a Montecitorio, ndc) e, forse, l?azione dei parlamentari sardi meriterebbe migliore attenzione e disponibilità di coordinamento con le iniziative regionali». Inoltre «anche le buone intenzioni manifestate dal nuovo governo nazionale appaiono ancora troppo parziali e perfino controverse tra diversi ministeri e comunque devono passare il vaglio della concretezza e della immediata concludenza». Perché, ha concluso polemicamente Cogodi, «la enorme quantità di beni pubblici presenti in Sardegna deve costituire la base dei più validi progetti di sviluppo locale, di nuova impresa diffusa nel territorio e di nuova occupazione stabile e giammai la riserva per nuove avventure speculative congeniali ai tradizionali grandi gruppi finanziari e immobiliari che ancora imperversano in Sardegna».

9 agosto 2006 – Piano paesaggistico, c?è il parere

CAGLIARI. La commissione Urbanistica del consiglio regionale ha inviato ieri alla giunta il parere sul Piano paesaggistico. Ora, tecnicamente, la giunta può approvare il Piano in via definitiva: la cosa potrebbe succedere il 24 agosto (probabile data della prossima prossima seduta), secondo l?indicazione «politica» data dal presidente Renato Soru dopo il non tranquillo vertice della settimana scorsa con gli alleati. Ma c?è un problema. La commissione, infatti, ha chiesto di conoscere la «tabella dei livelli» per verificare l?esatta applicazione dei vincoli per non lasciare margini di discrezionalità alla giunta. La quale non ha ancora inviato la tabella e se non lo dovesse inviare il parere della commissione risulterebbe monco. Con una conseguenza rischiosa: il Piano, se la giunta lo varasse così, potrebbe risultare vulnerabile (i ricorsi sono già preannunciati). E? quindi possibile che la giunta, per non far slittare la scadenza indicata da Soru, invii subito la «tabella» per affermare che se il parere non sarà completato in tempo la responsabilità sarà della commissione.

Postilla

Il Piano paesaggistico della Sardegna era stato redatto con molta fedeltà al Codice dei beni culturali e del paesaggio allora vigente. Quest?ultimo dichiarava che ?il piano ripartisce il territorio in ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio paesaggistico fino a quelli significativamente compromessi o degradati? e che ?in funzione dei diversi livelli di valore paesaggistico riconosciuti, il piano attribuisce a ciascun ambito corrispondenti obiettivi di qualità paesaggistica?. In ossequio a questo precetto nelle norme del PPR si faceva riferimento ai ?livelli di valore?, rinviandone la determinazione a un atto successivo. Il Comitato scientifico aveva espresso critiche al concetto stesso di ?livelli di valore?, ritenendolo un errore culturale: ?il CS non può nascondere le sue perplessità nei confronti di impostazioni che (seguendo più o meno la linea indicata dal D.Leg. 42/2004 prima delle recenti modifiche) attribuiscano al PPR il compito di definire una gerarchia di livelli di valore, individuando le modalità per la loro specifica attribuzione ai diversi ambiti o, peggio, alle diverse componenti territoriali?. È proprio a questa critica si faceva riferimento nell?intervista citata dal consigliere Pirisi, ma l?Amministrazione regionale aveva preferito rispettare la lettera della legge.
Fortunatamente, nelle modifiche successivamente introdotte al Codice dei beni culturali e del paesaggio l?intera parte relativa agli ambiti ?omogenei? e alla loro classificazione in relazione a differenti ?livelli di valore? è stata soppressa. La cosa più semplice e più giusta, adesso, per rispondere positivamente alla richiesta della Commissione consiliare è quella di sopprimere quel riferimento ai ?livelli di valore?, e abolire così la materia stessa del contendere.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Un camper in viaggio contro la caccia.


E’ partita venerdì 11 agosto da Genova (in Largo XII ottobre, dalle ore 10.00 alle 16.00) la mostra itinerante 2006 della Lega Abolizione Caccia, che vedrà un camper percorrere la penisola italiana dall’11 al 20 agosto con lo scopo di informare i cittadini sui danni ambientali e sociali causati dall’attività venatoria in Italia.
Sono previste soste nelle zone in cui la densità venatoria e’particolarmente pesante (Toscana, Marche, Delta del Po, Valli Bresciane) al fine di sostenere e mettere in contatto tutti coloro che sul proprio territorio si oppongono alla caccia, dalle associazioni ai cittadini comuni, che ogni anno telefonano ai nostri centralini per protestare contro persone armate che sparano nei loro terreni o che per sbaglio sparano ai loro animali domestici, o colpiscono persone alla ricerca di funghi o di castagne. Molti cittadini si trovano troppo spesso a faccia a faccia con persone armate: ormai non c’e’ più spazio per tutti, chi gira armato incontra ciclisti, escursionisti e famiglie che amano vivere la natura e conoscerla, e che desiderano proteggere e non ferire gli animali selvatici che ci stanno intorno.
Ormai sono diversi, e probabilmente stanno diventando troppi, gli episodi di questo tipo e l’opinione pubblica sta seriamente prendendo le distanze da chi difende una categoria che troppe volte fa il bello e il brutto tempo, in barba alle norme europee. Sono ben 7 le condanne che l?Unione Europea ha inflitto all’Italia in materia venatoria, per carenze nella tutela del territorio e della fauna, per un uso sconsiderato delle leggi in deroga, che permettono di sparare a specie tutelate dalle Direttive CEE. Una fauna sempre più in declino, e lo dimostrano gli stessi cacciatori, che da anni sono costretti ad immettere selvaggina nel territorio per mancanza di prede, scelte che inevitabilmente stanno alterando il fragile equilibrio che la natura deve creare per sopravvivere con l’uomo.
Il 4 agosto scorso il Governo ha emanato un decreto-legge, in attesa di pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, che sospende le cacce in deroga a specie protette come il fringuello , sino ad oggi deliberate dalle Regioni (come Liguria, Veneto e Lombardia), che avevano attivato una procedura di infrazione da parte della Commissione UE per violazione alla direttiva 409 del 1979 sulal tutela dell’avifauna.
Del resto la nostra società di sconvolgimenti ne sta creando anche troppi, con un’urbanizzazione scellerata, con immissioni di inquinanti nelle acque e nell’aria, con l’effetto serra che oltre a creare problemi a noi, li crea al territorio, rendendo sempre più difficile la vita agli animali selvatici. Proprio perché abbiamo a che fare con problemi di questa portata, la caccia non può più essere tollerata, perché non fa altro che creare serie difficoltà a un ecosistema già profondamente provato.
Il camper viaggerà con una mostra fotografica su caccia e bracconaggio, attività divise da una sottile linea di confine ma con conseguenze analoghe, e sui danni causati dall?esercizio venatorio.
Nel 2003 è stato commissionato un sondaggio; alla domanda “È favorevole all’abolizione della caccia ?” gli intervistati hanno risposto sì per il 72%, no per il 22% e per il 6% non so. Alla domanda “In caso di referendum andrebbe a votare ?” l’81% ha risposto sì, il 14% no e il 5% non so.
Seguite la bandiera gialla della LAC ! Sul nostro sito www.abolizionecaccia.it saranno riportate giorno dopo giorno le nostre tappe e potrete venire a firmare le nostre petizioni anche se sarete in vacanza, perchè da voi arriveremo noi con “Un camper in viaggio contro la caccia”.
Lo scopo dell?iniziativa è quella di pubblicizzare le manifestazioni nazionali di:
Sabato 9 Settembre 2006 ? Brescia
Domenica 17 Settembre 2006 ? Porto Levante (Rovigo)

L.A.C. – LEGA PER L’ABOLIZIONE DELLA CACCIA
Via Solari 40 – 20144 Milano – Tel/fax 02.47711806 – info@abolizionecaccia.it - www.abolizionecaccia.it

Contatto stampa: 333 9206116

(foto L.A.C.)

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Storie di ordinario bracconaggio…..


Storie di ordinario bracconaggio, di sangue, di delinquenza e di fratricidio…servirà a qualcosa questo ennesimo “incidente” ? Quasi certamente no…..

A.N.S.A., 12 agosto 2006, ore 15.26

UCCIDE IL FRATELLO DURANTE UNA BATTUTA DI FRODO IN SARDEGNA

CAGLIARI – Ha ucciso il fratello durante una battuta di caccia di frodo sui monti di Santadi, il principale rifugio delle popolazioni superstiti del cervo sardo, e poi ha cercato di cancellare le tracce per garantirsi l’impunita’. Questa l’accusa mossa dai Carabinieri della Compagnia di Carbonia nei confronti di Raffaele Desogus, di 22 anni, accusato dell’omicidio colposo del fratello Roberto, di 35 anni, di Villaperuccio, dopo esser stato bloccato mentre tentava di allontanarsi dalla zona.

In carcere con l’accusa di favoreggiamento personale e’ finito con altre due persone anche Maurizio Tuveri, di 35 anni, di Narcao, che ieri notte aveva chiesto soccorso al 112 per se’ e per Roberto Desogus, raccontando di essere stato preso a fucilate da sconosciuti. Tuveri, che era vestito in tuta mimetica, era stato raggiunto dai soccorritori dopo alcune ore e trasportato all’ospedale dove i medici lo hanno giudicato guaribile in 15 giorni di cure per ferite d’arma da fuoco al torace.

La versione fornita dall’uomo non ha convinto pero’ i Carabinieri che non hanno mai creduto al fatto che Tuveri non conoscesse gli sparatori. Sui monti di Santadi, mentre veniva recuperato il corpo di Desogus, squarciato da due fucilate a pallettoni, e’ scattato cosi’ un rastrellamento che all’alba ha portato all’individuazione di tre persone che tentavano di evitare l’accerchiamento. Fermati, i tre sono stati identificati per Raffaele Desogus, Paolo e Fabio Garau, rispettivamente di 63 e di 30 anni, di Teulada.

Gli uomini erano disarmati, ma erano vestiti con tute mimetiche. I Carabinieri, guidati dal cap. Massimo Rosati, comandante della Compagnia di Carbonia, hanno cosi’ continuato la perlustrazione, scoprendo in un anfratto cinque fucili. Tre delle armi risultavano appartenere a Paolo Garau, le altre due, con le matricole abrase, si sono rivelate provento di furti ai danni di cacciatori.

Nel tentativo di cancellare le prove del delitto, ha spiegato il cap. Rosati durante una conferenza stampa, e garantire l’impunita’ a Raffaele Desogus tutti i fucili sono stati puliti e oliati prima di essere avvolti in un sacco impermeabile ed essere nascosti.

Le armi sono state consegnate agli esperti del Ris per ulteriori accertamenti tecnico-scientifici. Sui monti di Santadi, in localita’ ‘Parenti Sciattu’, continuano invece le perlustrazioni con l’impiego del reparto speciale Cacciatori di Sardegna e unita’ cinofile nel tentativo di trovare altre armi che potrebbero essere state nascoste dai bracconieri. Vi sarebbe il sospetto che possano essere state piazzate delle trappole, realizzate con tubi metallici e rudimentali percussori, in grado di sparare le normali cartucce da caccia se qualcuno o qualcosa urta il filo teso attraverso i punti di passaggio obbligato.

Agli arrestati e’ stato contestato oltre al favoreggiamento personale anche il reato di detenzione di armi clandestine e caccia di frodo.

(foto L.A.C.)

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Non si ammazzano così neppure i cavalli…


Storie di ordinaria crudeltà e delinquenza verso gli “altri” animali….

A.N.S.A., 11 agosto 2006, ore 13.21

CAVALLO LAPIDATO A CATANIA, INDAGINE SU CORSE CLANDESTINE CATANIA -
Sono concentrate sul mondo delle scommesse clandestine le indagini dei carabinieri di Catania sulla vicenda del cavallo lapidato, ieri a tarda sera, da un gruppo di persone non ancora identificate nel lido della Playa.

L’animale è stato colpito ripetutamente con colpi di pietra a pochi passi dalla spiaggia libera numero uno, affollata di persone in attesa di avvistare stelle cadenti nella notte di San Lorenzo. Sono state alcune di loro a chiamare il 112, ma quando i militari sono arrivati i balordi che avevano seviziato l’ animale erano fuggiti e il cavallo era agonizzante in una pozza di sangue. L’animale, di razza ‘Morellino’ alto un metro e 70, é stato abbattuto nella notte con un’ iniezione letale da un veterinario dell’Ausl.

Tra le ipotesi degli investigatori prende appunto sempre più corpo quella secondo cui l’ animale potrebbe essere stato rubato e poi ucciso a pietrate per una vendetta maturata nell’ ambiente delle corse clandestine. Sono stati disposti esami di laboratorio per verificare se il cavallo fosse stato dopato.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Un appello per il teatro…

11 Agosto 2006 Commenti chiusi


Riceviamo e pubblichiamo volentieri un appello per il teatro e il “diritto” di goderne….

L’ISOLA DEL TEATRO – APPELLO CONTRO I TAGLI DELLA GIUNTA REGIONALE

Con il presente appello si comunica che il 2 agosto scorso, con deliberazione n.34/17, la Giunta Regionale ha assegnato i Contributi per la realizzazione di attività culturali e di spettacolo. L.R. 21 giugno 1950, n. 17. Bilancio regionale 2006. UPB S11.052 ? Capitoli 11326-00 e 11335-00, per un totale di ? 800.000.

L?Isola del Teatro ha subito un taglio del 50%!

Il finanziamento a L?Isola del Teatro è stato di circa 10.000,00 euro sia nel 2004 che nel 2005, per l?edizione in corso gli appuntamenti sono aumentati del 40%, non si comprendono quindi le motivazioni del taglio operato ad una manifestazione unica per durata, originalità, articolazione del cartellone, validità dell?offerta formativa di laboratori e stage.

Immediatamente, a Santu Lussurgiu, a Cagliari, a Milano, in altre città italiane, e in alcune città europee, è iniziata una raccolta di firme di cittadini italiani e stranieri per manifestare il loro totale dissenso per il taglio del finanziamento a L?isola del Teatro operato dalla Regione Autonoma della Sardegna.

A causa del taglio proprio la scuola di specializzazione nelle arti sceniche de L?Isola del Teatro, ha subito una battuta d?arresto: il laboratorio del Maestro Gilles Coullet, dal titolo Teatro corporeo e percussioni, è stato annullato?il Maestro è stato tra i primi a firmare la petizione, e partecipa comunque alla vita del festival.

La petizione chiede non solo l?annullamento del taglio del contributo, ma anche che L?Isola del Teatro venga adeguatamente finanziato se è vero che ?[?]i contributi sono stati assegnati tenendo conto del rilievo delle manifestazioni, del consolidamento sul territorio dell?organismo proponente, della durata[?]?

Nel frattempo il Festival prosegue: più di 2.000 persone hanno visto gli spettacoli e i concerti e partecipato alle iniziative in cartellone, che si sono tenuti fino a questo momento.

Rivolgiamo un appello alla stampa per la diffusione di questa notizia e chiediamo ai signori giornalisti di venire a visitare e a vivere il festival per qualche giorno, perché se ne possano parlare, e dedicare uno spazio adeguato sulle testate anche a L?Isola del Teatro, nonché di segnalare la solidarietà sul blog del sito www.isoladelteatro.net o all?indirizzo info@teatrodelsale.net.

Si riporta sotto copia della petizione e si prega di far riavere le firme alla segreteria del Festival presso la scuola materna di Santu Lussurgiu, via Bartolomeo Meloni; o al Teatro del Sale piazza Garibaldi 17, 09127 Cagliari.

L?Isola del Teatro, 349.4325227
www.isoladelteatro.net
info@teatrodelsale.net

I sottoscritti cittadini manifestano il loro totale dissenso per il taglio del 50% del finanziamento alla manifestazione ?L?Isola del Teatro?, operato dalla R.A.S. Assessorato alla Cultura. L?originalità della proposta, la ricchezza e l?articolazione del cartellone, la validità dei laboratori ed il loro numero insieme alla durata del festival, ben quattro settimane, ne hanno fatto, sin dalla sua prima edizione nel 2003, una manifestazione unica nel pur ricco panorama culturale sardo.
Chiediamo pertanto non solo l?annullamento del taglio del contributo, ma che il ?Festival l?isola del Teatro? venga adeguatamente finanziato.

nome e cognome indirizzo città firma

(foto L.C., archivio GrIG)

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Eco-reati, eco-multe…non basta…


..le eco-multe per gli eco-reati e gli eco-delinquenti non bastano, soprattutto quando arrivano gli eco-indulti…

A.N.S.A., 10 agosto 2006, ore 17.47

AMBIENTE: NOE, BOOM ECOMULTE NEL 2006 PER 37 MLN EURO
ROMA – Diminuiscono i controlli degli ecoreati rispetto al 2005, ma aumenta il valore delle multe per l’ambiente. Secondo il primo bilancio dell’attività dei carabinieri per la tutela dell’ambiente, presentato oggi a Roma alla presenza del ministro Alfonso Pecoraro Scanio, l’illegalità ambientale nei primi sette mesi del 2006 è del 26%. Rispetto al 2005 si registra un calo degli ecoreati del 4%, ma è boom per le sanzioni amministrative che toccano la cifra record di circa 37 milioni di euro contro circa un milione e 400 mila dello stesso periodo del 2005. “Occorre essere molto energici contro le illegalità ambientali”, ha detto il ministro dell’Ambiente. I carabinieri per la tutela dell’ambiente nei primi sette mesi del 2006 hanno effettuato 5.429 controlli, nel cui ambito sono state accertate 1.438 infrazioni alla normativa ambientale. I controlli hanno portato a 103 arresti, di cui 83 per reati legati all’inquinamento del suolo e 19 legati all’inquinamento atmosferico.

NASCE OSSERVATORIO NAZIONALE SU ECO-CRIMINI
Nasce l’osservatorio nazionale sui crimini ambientali. I magistrati Donato Ceglie e Maurizio Santoloci sono stati nominati consulenti. Tra gli obiettivi anche quello di scrivere la proposta, coordinata dal ministero della Giustizia, per introdurre i reati ambientali nel Codice Penale. Ad annunciarlo il ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio: “Il ministero dell’Ambiente avrà presso il Gabinetto, un Osservatorio sui crimini ambientali”, ha detto Pecoraro nel corso della presentazione del bilancio delle attività dei primi sette mesi del 2006 del Comando carabinieri per la tutela dell’ ambiente. “Ho firmato ieri il provvedimento – ha riferito il ministro – e ho nominato come consulenti i magistrati Donato Ceglie e Maurizio Santoloci, che hanno accettato, per realizzare il massimo del supporto alle forze dell’ordine, perché ci sia un’attenzione del ministero dell’Ambiente anche dal punto di vista del rispetto delle leggi dello Stato e per scrivere la nostra proposta, che sarà coordinata dal ministero della Giustizia, per introdurre i reati ambientali nel Codice penale del nostro Paese”. “Per quanto riguarda la riscrittura del Codice ambientale – ha proseguito il ministro – tra i magistrati che ci stanno aiutando, per la normativa dei rifiuti, c’é anche Gianfranco Amendola”. “Credo che l’appello rivolto perché questi reati vengano introdotti nel Codice penale debba essere recepito – ha aggiunto il ministro dell’Ambiente – Il termine ‘crimini’ non è scelto a caso. Noi riteniamo che alcune cose gravissime, come i rifiuti tossici o le ecomafie che si sviluppano in questo settore, sono da combattere come criminalità ambientali. Dobbiamo aggredire la malavita organizzata: se pensiamo alla ‘ndrangheta in Calabria e alle vicende collegate ai rifiuti in Campania, sappiamo che va contrastata con grande determinazione ed energia”.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Briatore go home !


Oggi Flavio Briatore & co. protestano al Billionaire contro la c.d. tassa sul lusso. Prima la pubblicità “ricca” a pagina piena sui quotidiani, poi la protesta, fra una tartina al caviale, una comparsata di starlettes e qualche politico “piacione”. Al di là di valutazioni relative all’opportunità e legittimità dell’imposizione fiscale, non si può che rimarcare la protervia e la goffa pressione da parte di chi del lusso e del suo sfoggio ne ha fatto una ragione di vita. Se a Briatore e compagnia le norme vigenti in Sardegna non piacciono, se ne vadano da qualsiasi altra parte. Se a Briatore fa schifo quella Sardegna così cafoneggiata dai modi di comportarsi di tanti suoi ospiti e così redditizia per le sue tasche, se ne torni nella natìa Cuneo e porti il mare ed il suo yacht lì. Buon viaggio !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 10 agosto 2006

Briatore in festa annuncia un polemico bis.
Dopo la pagina pubblicitaria di protesta oggi grande kermesse al Billionaire.
ENRICO GAVIANO

PORTO CERVO. La doppia apparizione di Berlusconi al Billionaire è sembrata quasi una premonizione. Il locale cult di Porto Cervo cambia dimensione: da rifugio dorato di attori e veline, miliardari e dive, campioni del calcio ed emergenti personaggi dei reality show, ad arena della politica.
L?uscita di Flavio Briatore, la pagina pubblicitaria acquistata sui quotidiani sardi e sul Corriere della sera per bocciare la tassa sul lusso varata da Renato Soru, è un autentico botto. Niente a che vedere con i tappi che saltano a ripetizione dalle bottiglie di champagne nell?esclusivo privè della discoteca. Un atto di guerra, politica, senza mezzi termini. Anche se Flavio Briatore continua a ripetere di non essere un nemico della Sardegna, e che il suo è un discorso da imprenditore. Che ama la Sardegna, e che teme la fuga di capitali e di turisti verso altre destinazioni più accoglienti. Intanto si schiera apertamente contro il presidente della Regione, annunciando, attraverso l?ufficio stampa, che oggi parlerà con i giornalisti, riserverà altre dichiarazioni di fuoco. Già, oggi c?è la festa dell?estate al Billionaire. L?appuntamento in cui tanti cercano di imbucarsi, ma pochi (circa 200) sono gli eletti. L?hanno battezzata «Profumo d?oriente», promettono effetti speciali. Soprattutto, l?entourage del manager Renault, sussurra che assieme a tanti personaggi del jet-set, al gran galà ci saranno moltissimi esponenti della politica.
Quasi una chiamata alle armi, un appoggio concreto a chi si sta facendo paladino della battaglia contro i provvedimenti presi a Cagliari. Non solo i Briatores, insomma, il popolo del Billionaire, ma anche qualcuno che bazzica i palazzi romani, qualcuno in grado di dare ulteriore peso e spessore alle accuse lanciate da Flavio, il re del Billionaire. I nomi degli invitati? Sono top-secret. Azzardato pensare che ricompaia Berlusconi, dopo le due cene dei giorni scorsi al ristorante Cipriani.
Il resto, sarà il solito contorno di bel mondo, una piccola isola dei famosi, con gente del calibro di Lenny Kravitz e Mike Tyson, di donne di successo come Fiona Svarovski e Simona Ventura, di nobili come Camilla e Carlo di Borbone e Giuseppe Lanzi di Scalea, e di giovani bellone poche vestite. Più o meno la stessa fauna che ha già animato due giorni fa la festa del gioielliere Fawaz Gruosi, una delle tante che a ripetizione scandiscono il mese d?agosto nel locale adagiato sulla collina di Pantogia.
La sparata di Briatore si sta trascinando dietro una serie di polemiche, grossissime, in Sardegna e fuori. Ma il Billionaire non è nuovo a situazioni imbarazzanti. Uno per tutti il caso scoppiato nel 2002, quando i soldi raccolti nella serata di gala (circa 60mila euro) vennero destinati a Lula. Dal piccolo paese del Nuorese si levò un coro di proteste e, soprattutto, un «grazie, l?elemosina non la vogliamo», rispendendo al mittente il denaro raccolto per iniziativa di Briatore e del deputato di Alleanza nazionale Daniela Santanchè. Inciampato una volta, sulla faccenda della beneficenza, Briatore ci è ricascato anche stavolta. Nella pagina pubblicitaria testualmente rivela che «negli ultimi anni abbiamo effettuato donazioni benefiche per oltre 220mila euro», soldi destinati a varie associazioni della Sardegna. Perché puntualizzare? La caduta di stile il boss del Billionaire poteva anche risparmiarsela.

Marta Marzotto e Piero Marras: due pareri diversi, anzi del tutto divergenti sull?imposta. «Discutibile». «Macché, opportuno». ERNESTO MASSIMETTI

PORTO CERVO. Una cosa è certa: fra pareri favorevoli o contrari, la cosiddetta «tassa sul lusso» è servita almeno a sollevare l?attenzione sul «caso Sardegna». Fra tanto chiasso e pareri contrastanti, ecco due opinioni in qualche modo schierate a favore o contro le imposte su ville e yacht. Due pareri di personaggi noti: per una volta, non chiamiamoli vip. Quello della contessa Marta Marzotto, da molti anni portorotondina doc, e quello del cantautore barbaricino Piero Marras. «E? una decisione discutibile, quella della giunta Soru – spiega la contessa – nel senso che è giusto magari stabilire un piccolo sovrappiù per chi viene a visitare l?isola, ma non in questi termini. Mi raccontano – prosegue la Marzotto – i miei amici con la barca che al largo delle coste della Corsica è comparso un cartello: «Merci, monsieur Soru!» è la scritta che c?è sopra. Vero o falso che sia l?aneddoto, sintetizza l?impressione che questa tassa offre all?esterno. Penso che altre regioni turistiche, non solo italiane, hanno utilizzato invece modi diversi per far pagare i visitatori. Faccio l?esempio che conosco meglio, ovvero Venezia. Chi arriva nella Serenissima, paga comunque dieci euro in più come tassa d?ingresso. E lo fa tutto l?anno. Un modo relativamente indolore per contribuire a mantenere la città di san Marco quale destinazione internazionale?. A favore del «balzello sul lusso», com?è stato sbrigativamente denominato, è invece il cantautore barbaricino (metà sassarese, metà nuorese, a dire il vero) Piero Marras: «Penso che quella del Governatore sia stata l?unica scelta possibile – spiega l?autore di «Stazzi Uniti». Scelta volta a tutelare il bene più caro che come sardi possediamo. Il nostro ambiente, la nostra natura. Imponendo una tassa, Soru cerca di salvaguardare quella che è,a tutti gli effetti, la prima nostra risorsa economica. I grandi yacht, le grandi ville rappresentano l?immagine plastica, materiale della grande ricchezza internazionale che fortunatamente frequenta le nostre coste. Ricchezza legittima, senza dubbio. Ma proprio per questo, essa può facilmente contribuire a migliorare il livello economico di tutti i sardi. I ricavati della cosiddetta «tassa sul lusso» – prosegue Marras – penso andrebbero investiti per far arrivare il flusso turistico un po? ovunque nell?isola. Dunque, favorendo la scoperta, e la promozione delle zone interne. Chi è contrario all?imposta sul lusso ha i soldi per fare le inserzioni sui giornali – prosegue Marras – La gente comune, che magari invece è a favore della nuova tassa, i soldi non li ha. Allora, bisogna essere obiettivi anche nel valutare i commenti…».

DURISSIMO GIGI RIVA. «Vadano altrove».

ROMA. «La Sardegna non è quella che vivono Flavio Briatore e i suoi ospiti al gran galà. La Sardegna è una regione con dei problemi enormi. A 50-60 km da Briatore c?è gente che va a dormire con un pezzo di pecorino, un litro di latte e il giorno dopo via per le montagne a procurarsi la sopravvivenza. La Sardegna che conoscono loro non ha niente a che vedere con quella vera, con la Sardegna che ha tanti problemi e che quest?anno ha perso pure i finanziamenti dello Stato». E? duro il commento di Gigi Riva, il trascinatore del Cagliari scudettato del?70, che attualmente ricopre l?incarico di team manager della Nazionale azzurra di calcio, alla protesta dei Vip della Costa Smeralda. «Secondo me è una manovra politica ingiustificata. Questa tassa a loro non fa né caldo né freddo, figuriamoci. E la Sardegna non va confusa con una loro proprietà». «Ci sono delle regole ben precise – sottolinea Riva – che vanno rispettate; se poi il signor Briatore, o chi per lui, si trova male, c?è altro mare a disposizione. Nessuno li rimpiangerà»

Verdi e Ulivo a favore, destra contro. Soru non replica ma ricorda: «Da qui non scappa nessuno»
CAGLIARI. Renato Soru non ha voluto rispondere all?iniziativa di Flavio Briatore. Il presidente della Regione si è limitato a ricordare che «la tassa lusso non è sul lusso ma per l?ambiente» e che «il presupposto di una fuga dei turisti, da cui parte una certa campagna politica, è del tutto infondato e i dati dimostrano il contrario». Infatti «non solo non scappa nessuno, ma la Sardegna fa registrare il tutto esaurito nei soliti mesi estivi, mentre gli alberghi di qualità quest?anno sono andati bene già dal mese di aprile».
Da Roma a sostegno di Soru si è schierato il deputato dell?Ulivo Franco Monaco: «La «La massiccia campagna orchestrata da Briatore e la serata vip al Billionaire si risolveranno nella promozione più efficace» perché «le norme adottate dalla Regione sarda costituiscono non la colpevolizzazione della ricchezza, compresa quella ostentata ed esibita inelegantemente nei rotocalchi, ma un modo per sostenere lo sviluppo equilibrato di una terra che non può rassegnarsi allo sfruttamento sino al saccheggio del proprio patrimonio naturale da parte di una ristretta cerchia di facoltosi uomini d?affari e di spettacolo». Sulla stessa lunghezza d?onda il senatore dei Verdi Mauro Bulgarelli: «Trovo decisamente ridicola la preoccupazione di Briatore circa il futuro turistico dell?isola, la Sardegna, purtroppo, è stata lottizzata per troppo tempo da milionari, che non si sono mai fatti scrupolo per costruire le loro fastose residenze estive nei luoghi più belli del posto, spesso contrastando le regole di tutela ambientale del territorio». Dunque «se Briatore non ce la fa a pagare quella tassa, può benissimo levare l?ancora e andarsene da qualche altra parte». A sostegno di Soru anche Legambiente, che ha proposto ironicamente «una sottoscrizione popolare per aiutare Briatore a pagare la tassa per il suo maxiyacht da oltre 60 metri». Legambiente ha poi detto: «In Costa Smeralda non c?è nessuna crisi del turismo, gli alberghi sono pieni, i porti turistici lo stesso». Il Codacons ha invece proposto che «Briatore devolva gli incassi del Billionaire, almeno quelli del mese di agosto, ai poveri o se preferisce li dia ai colleghi milionari pagando per loro la tassa Soru». L?associazione dei consumatori critica la proposta di Briatore, quella di far pagare di 4-5 euro a tutti i turisti, e cita i dati sulla crescente difficoltà delle famiglie italiane di pagarsi una vacanza. Sempre sul piano nazionale sono state registrare prese di posizione a favore di Briatore. E? il caso di Franco Franco De Luca, responsabile nazionale degli Enti locali della Dc. «Una protesta giusta – ha sostenuto De Luca – contro un provvedimento inopportuno e ingiustificato. Il presidente Soru con l?imposta sul lusso ha di fatto ridimensionato il turismo in Sardegna. Sono venti anni che trascorro due mesi all?anno in questa splendida isola, ma l?estate del 2006 sarà ricordata solo per le polemiche che Soru ha innescato con questo provvedimento». A Cagliari il senatore Piergiorgio Massidda, coordinatore regionale di Forza Italia, ha detto che «anziché stanziare 75 milioni di euro della Regione in pubblicità per incentivare il turismo – ha detto – Renato Soru farebbe molto meglio a cancellare la tassa sul lusso: avrebbe un effetto molto più efficace sui mass media di tutto il mondo». Massidda ha aggiunto che «Forza Italia, per il bene della Sardegna, è pronta a non strumentalizzare un eventuale passo indietro del presidente, perché di fronte al danno di immagine prodotto dalla giunta e al drastico calo delle presenze e degli approdi, il passo indierro sarebbe un atto di responsabilità, che verrebbe apprezzato anche da noi». Infine Alleanza nazionale, con il consigliere regionale olbiese Matteo Sanna, si è schierata a fianco di Briatore: «Lo considero un ottimo imprenditore, che dà lavoro a sardi e che contribuisce anche lui alla crescita della nostra terra». Sanna ha fatto riferimento a diverse manifestazioni che oggi «si svolgeranno in tutta la Sardegna contro il Centrosinistra e la sua tassa sul lusso». Alleanza nazionale, ha concluso, «preannuncia una mobilitazione che proseguirà nelle prossime settimane contro questa tassa che sta contribuendo a distruggere il tessuto sociale di molte aree della Sardegna». (r.re)

(foto S.D., archivio GrIG)

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Bandi sulle aree minerarie, secondo atto…


L’8 agosto 2006 la Giunta regionale ha dato il via libera alla seconda operazione relativa alle aree minerarie dismesse: questa volta si tratta di Montevecchio. Verificheremo con estrema attenzione gli atti e la documentazione relativi e, conseguentemente, si potranno fare le opportune valutazioni e porre in essere le necessarie iniziative. Così come si attendono gli sviluppi concernenti il primo bando (zone di Ingurtosu e di Masua) e i contenuti delle lettere di invito ai soggetti societari selezionati. Nel mentre questa è la cronaca.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 9 agosto 2006

La giunta regionale ha deliberato l?avvio del bando internazionale per Arbus e Guspini. Soru: pieni poteri per l?emergenza mineraria. Richiesta al governo nazionale per eseguire urgenti azioni di bonifica nelle aree. GIAMPAOLO MELONI

CAGLIARI. La giunta regionale chiede al governo centrale il conferimento al presidente della Regione dei poteri straordinari di Commissario per l?emergenza ambientale delle aree del Parco geominerario. Con lo stesso provvedimento è stato approvato l?avvio del secondo bando.
Dopo la gara internazionale per il recupero a fini turistici delle aree minerarie dismesse di Masua e Ingurtosu, parte ora, d?accordo con i Comuni interessati, la procedura per la riqualificazione e trasformazione a usi turistici dei siti di particolare interesse nell?area del Guspinese e di Arbus. «È necessario rimuovere la rassegnazione al ?tutto permanente? frutto del decadimento territoriale procurato dalle attività estrattive al quale si sommano le azioni distruttive e predatorie messe in essere sul patrimonio minerario, è la motivazione con la quale si dà mandato all?assessore dell?Urbanistica Gianvalerio Sanna di avviare le procedure del bando che dovrà essere formalizzato entro settembre. Il progetto di rilancio, in questa nuova gara internazionale riguarda l?area che da Montevecchio conduce a Piscinas, delimitando uno scenario unanimemente riconsciuto di «straordinario valore naturalistico e culturale», come anche sottolinea la giunta regionale, e che ora è in abbandono totale. La zona segue un percorso di gallerie e infrastrutture di grande valore archeoindustriale che vanno da Pozzo Sant?Antonio a Pozzo Sanna, da Pozzo Amsicora a Telle, da Pozzo Casargiu a Ingurtosu, Naracauli (celebrata anche in una vecchia canzone dei Nomadi) e Piscinas. Nel progetto saranno integrati e valorizzati gli edifici, numerosi e di particolare rilievo, sui quali già sono stati avviati interventi pubblici, tre in particolare: l?Archivio storico e museo del Comune di Guspini (ex direzione delle Miniere di Montevecchio), il Centro servizi turistici di Guspini (ex mensa di Montevecchio), il Museo geologico e mineralogico del Comune di Arbus (ex ufficio geologico di Montevecchio). Tutto il territorio che proviene delle attività minerarie è compromesso dall?inquinamento e impone «urgenti azioni di bonifica e sicurezza» per rendere compatibili gli interventi di riutilizzo e valorizzazione e allo stesso tempo eliminare i processi di progressivo inquinamento ambientale ancora in atti e conseguenti alla dismissione delle attività estrattive. Su questo fronte l?esecutivo regionale ritiene di dover operare con determinazione e immediatezza attraverso i propri strumenti istituzionali, a cominciare da Igea, la società designata a qusto compiuto. Per queste ragioni si chiede al governo nazionale il conferimento al presidente della Regione Renato Soru dei poteri di Commissario straordinario, con l?obiettivo «di accelerare, razionalizzare e provvedere «alla più rapida messa in sicurezza e bonifica delle aree interessate da importanti problematiche ambientali e al migliore utilizzo delle risorse finanziarie disponibili». Ora a Gianvalerio Sanna gestire gi aspetti operativi.

Le reazioni. Il diessino Marrocu si dice soddisfatto ma chiede di coinvolgere Consiglio e Comuni. «Perché non vuole i controlli ?». La Cdl torna all?attacco: «La giunta favorisce i grandi gruppi». Forza Italia e An: «Scandaloso, un nuovo blitz ferragostano». FILIPPO PERETTI

CAGLIARI. Il «blitz» nell?ultima seduta di giunta prima delle ferie estive non è piaciuto all?opposizione. Forza Italia e An insorgono e denunciano che Renato Soru vuole ormai estromettere del tutto il consiglio regionale ed evitare controlli per favorire «i grandi gruppi immobiliari ai quali sta svendendo la Sardegna». Di parere ovviamente diverso sono i Ds, che esultano perché «finalmente si parla di sviluppo» anche nelle aree minerarie dismesse, anche se gli stessi alleati del presidente chiedono che siano coinvolti nella fase preliminare il consiglio regionale e, nella gestione, i Comuni interessati. Proprio mentre la politica regionale stava andando in ferie si sono riaccese le polemiche. Il capogruppo di Forza Italia, Giorgio La Spisa, è esplicito: «Prima il bando per la pubblicità per oltre 70 milioni di euro, ora il nuovo bando sulle miniere: il mese di agosto non è quello giusto per fare cose tanto importanti. Ma insomma, vogliamo parlare almeno dei criteri in consiglio regionale? La giunta non vuole né direttive né controlli. Ma queste aree minerarie sono di alto pregio e forse non è proprio opportuno che sia la giunta a gestire la partita in totale soltudine». In sostanza, secondo La Spisa, «siamo in una fase di emergenze, tutto il consiglio regionale si deve rendere conto che occorre mettere un argine preciso e immediato, altro che far finta di parlare parlare di grandi riforme dello Statuto, qui si preferisce cambiare la Regione pezzo a pezzo, senza discuterne, senza regole concordate». Altrettanto duro è il deputato di FI Mauro Pili. L?ex presidente della Regione ha affermato che «ancora una volta Soru e la giunta pensano a svendere senza avere un piano strategico per il futuro delle aree minerarie dismesse, ignorano il presupposto che occorre trovare chi si faccia carico in termini finanziari del risanamento e continuano a regalare volumetria e patrimonio storico e architettonico ai soliti amici». Secondo Pili «se non si decide prima sul risanamento, crollerà tutto, non si potrà parlare di turismo nelle zone inquinate, non si possono fare alberghi se prima non si risanano le zone inquinate». E ha aggiunto: «Non distinguono il presidio attivo minerario, la gestione dei pozzi. la messa in sicurezza, la verifiche delle falde, dei crolli, stanno ignorando dramaticamente aspetti fondamentali solo perché vogliono chiamare a comprare, come se la Regione fosse un?agenzia immobiliare». Ma il commissariamento richiesto da Soru non serve proprio per accelerare il risanamento ambientale? «Sorge invece il dubbio – ha risposto Pili – che Soru, che è sempre stato contro i poteri commissariali, oggi li chieda perché c?è l?interessamento di Pirelli, che voglia cioé seguire più da vicino altre cose, come favorire tempi rapidi lo sviluppo degli affari immobiliari, senza tanti intralci nella scelta dei lavori, dei materiali, delle imprese. Non vedo uno spirito francescano, perché altrimenti verrebbe da chiedere perché non ha chiesto i poteri commissariali per risanare le zone di Ottana, Porto Torres e Portovesme».
Sulla stessa lunghezza d?onda il capogruppo di An in consiglio regionale, Ignazio Artizzu. «Questo questo processo di dismissione – ha dichiarato – sembra il preludio della consegna di queste vaste aree a grandi gruppi immobiliari della penisola, e conferma dei nostri timori nati con il sopralluogo del presidente e di alcuni immobiliaristi in elicotero». Ora «con i poteri commissariali «Soru non vuole rendere conto a nessuno di quello che farà e, accollando alla Regione l?onere del ripristino ambientale, regala agli imprenditori vaste aree dell?isola. Mi sembra preoccupante e scandalosa questa filosofia del bene pubblico come se fosse un bene privato». Soddisfatto, invece, il capogruppo dei Ds, Siro Marrocu: «Finalmente c?è un progetto di valorizzazione anche di questa zona ex mineraria. Mi auguro che ci sia più attenzione per il ruolo delle comunità locali, molti dei beni indicati sono dei Comuni e i Comuni devono essere attori principali delle scelte». E la richiesta di commissariamento ? Marrocu ha preferito non entrare ancora nel merito, ma ha precisato: «E? sempre auspicabile un maggior coinvolgimento del consiglio regionale, almeno sulle procedure».

Geoparco, sono finiti i soldi. La Regione ha anticipato anche i fondi del governo. Scadenza a dicembre. L?attività di Ati-Ifras potrebbe concludersi. GIUSEPPE CENTORE

IGLESIAS. Per i lavoratori del Parco Geominerario bisogna pensare al futuro in maniera diversa da come si è fatto adesso, se non altro perché la disponibilità finanziaria è terminata e non ci sono più i soldi promessi per assicurare l?attività operativa nei cantieri di sistemazione ambientale avviati nelle arre minerarie dismesse. Ieri la giunta regionale, con una delibera, ha messo in pratica la parola fine all?esperienza dell?Ati-Ifras, che prevede una convenzione tra la stessa e la Regione in scadenza il 21 dicembre di quest?anno. Dopo quella data, è quanto in sostanza riporta la delibera, è difficile che tutti i lavoratori possano venir reintegrati, anzi. A fine dicembre, secondo la giunta, una trentina di cantieri arriveranno comunque a conclusione e 164 lavoratori saranno considerati in esubero. Le condizioni per garantire la copertura finanziaria e la continuità lavorativa a questi lavoratori potenzialmente a rischio di esubero, sono però subordinati al reperimento delle risorse, a cominciare da quelle nazionali, perché le convenzioni firmate con il ministero dei beni culturali erano prive di copertura per la quota nazionale. E così la Regione, ha ricordato il presidente Soru nella seduta di ieri, ha ottemperato agli impegni sottoscritti anticipando di fatto i finanziamenti statali. «E in attesa di ricevere i finanziamenti statali, quelli già assegnati e gli ulteriori per il completamento per dare continuità lavorativa sino a dicembre 2006», la Regione metterà altri dieci milioni di euro. Nella delibera si fa riferimento anche a interventi per le bonifiche ambientali per le quali vi è una disponibilità di 21 milioni di euro, ma che non potranno essere spesi se non nel 2007 per i ritardi nella progettazione e nelle autorizzazioni ministeriali. In ogni caso anche per questi progetti non potrebbero essere impegnati più di 160 lavoratori, per cui la caccia ai soldi ministeriali, e a una più favorevole ricontrattazione con la Ati-Ifras, sono i due obiettivi che la Regione intende perseguire per settembre.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tuvixeddu, stop al cemento !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico manifestano forte soddisfazione per il decreto con il quale l?Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia ha sottoposto a vincolo un?ampia area del colle di Tuvixeddu ? Tuvumannu, a Cagliari, e fermato qualsiasi intervento di trasformazione che possano comprometterne la tutela. Stop al progetto di ?stradone?, da rivedere sicuramente le volumetrie del progetto immobiliare Coimpresa. Era quello che gli Amici della Terra e il Gruppo d?Intervento Giuridico, insieme a varie associazioni culturali ed ambientaliste, chiedevano da tempo.
Gia’ nel maggio scorso la Giunta regionale aveva fermato temporaneamente per 3 mesi i lavori di edificazione sul Viale S. Avendrace, fra i numeri 35 e 55, zona considerata “porta d’accesso? e collegamento al sito archeologico di Tuvixeddu, e deliberato di predisporre la dichiarazione di notevole interesse pubblico (vincolo paesaggistico) per la zona e le grotte e i beni archeologi emersi durante i lavori. Ora, in attuazione del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. e del codice per i beni culturali ed il paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004), l’Assessore Pilia ha decretato l’applicazione di nuovi vincoli per tutta l’area del colle Tuvixeddu-Tuvumannu. Dovranno, quindi, essere radicalmente rivisti i contenuti dell’accordo di programma dell?ottobre 2000 per il ?progetto di riqualificazione urbana e ambientale dei colli di Sant’Avendrace?, inserito nel programma integrato d?area ? P.I.A. n. 17 “Sistema dei colli”, in parole povere il progetto edilizio Coimpresa da oltre 300 mila metri cubi dovrà proprio attendere e cambiare caratteristiche nell?area interessata. Nell’area del colle di Tuvixeddu – Tuvumannu saranno invece ammesse attivita’ di studio, ricerca, scavo, restauro, inerenti i beni archeologici, e le trasformazioni connesse a queste attivita’, autorizzate dall’organo competente. Saranno consentiti anche interventi di manutenzione straordinaria, di restauro e risanamento conservativo sui manufatti e sugli edifici esistenti all’interno dell’area.
Sembra proprio che sia stata voltata definitivamente pagina per il futuro della più importante area sepolcrale punico-romana del Mediterraneo, finalmente in senso positivo, dopo tante battaglie.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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