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Archivio Settembre 2006

Bados – Pittulongu, cemento continuo…


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, dopo aver ricevuto diverse segnalazioni da parte di turisti e residenti della zona, hanno inoltrato (esposto del 30 settembre 2006) una richiesta di informazioni a carattere ambientale e di adozione di opportuni provvedimenti alle pubbliche amministrazioni (Comune di Olbia, Servizio tutela del paesaggio, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari) ed alla Magistratura competenti in relazione ad un cantiere edilizio in corso d’opera sulla piana di Bados, in Comune di Olbia, a qualche centinaio di metri dal mare ed a pochi passi dal Rio Bados, che, dopo poche centinaia di metri, sfocia nell?omonimo stagno costiero. L?intera area è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). Secondo le segnalazioni pervenute, i lavori sono stati avviati grazie alla concessione edilizia n. 150 del 10 aprile 2004, mentre si ignora se abbia avuto le ulteriori e necessarie autorizzazioni ambientali. Inoltre, probabilmente, la zona ricade anche nel piano di risanamento urbanistico ?Pittulongu? (legge n. 47/1985 e successive modifiche ed integrazioni e legge regionale n. 23/1985), viziato da illegittimità in quanto ricomprendente lo Stagno di Pittulongu, alimentato da corsi d?acqua (Rio Moriscu, Rio Cuccaius, Rio Abba Ruia) e direttamente collegato con il mare, quindi appartenente al demanio marittimo (artt. 822 cod. civ. e 28 cod. nav.): attualmente la zona umida si presenta in parte imbonita in seguito ad intubazione degli apporti idrici, in parte occupata da strutture edilizie, ma non risulta essere mai stata sclassificata (art. 829 cod. civ.) e, pertanto, appare conservare le caratteristiche del bene demaniale, come riconosciuto da verbale di ispezione demaniale Agenzia del demanio (Filiale di Sassari) n. 001/fp del 30 gennaio 2002 e nota Agenzia del Demanio (Filiale di Sassari) prot. n. 1452/02Dm del 9 aprile 2002. Come noto, nel novembre 2004 la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania opportunamente avvisò il Comune di Olbia di evidenti illegittimità in proposito per le conseguenti iniziative di competenza.
Si attendono risposte rapide ed esaurienti su interventi in area ancora pregevole sul piano ambientale ed aggredita da una speculazione edilizia fin troppo arrembante.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.A.R., archivio GrIG)

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Confronto sul piano paesaggistico regionale.


Venerdi 29 settembre si è concluso il XIV Corso di Diritto Ambientale promosso, come ogni anno, dagli Amici della Terra e dal Gruppo d’Intervento Giuridico con un confronto sul piano paesaggistico regionale – P.P.R. recentemente approvato definitivamente. Ha partecipato, con un intervento interessante quanto appassionato, l’Assessore regionale dell’urbanistica ing. Gianvalerio Sanna. Di seguito potete leggere una sintesi delle parti salienti del suo intervento. Inoltre una breve considerazione dell’ing. Edoardo Salzano, Presidente del Comitato scientifico di supporto alla redazione del P.P.R. Ormai sono oltre 650 i partecipanti alle varie edizioni del Corso di Diritto Ambientale. Un buon successo che ci permette di ritenere notevole, per le forze a disposizione, quanto è stato seminato in termini di sensibilità ambientale. La prossima edizione è prevista nel periodo gennaio – aprile 2007.

Gruppo d’Intervento Giuridico

Un po’ di informazione sul P.P.R.

La prima cosa che vorrei sottolineare è che la tutela paesaggistica è un principio costituzionale, discende dalla Costituzione e rappresenta un obiettivo sovraordinato ai nostri comportamenti legislativi e regolamentari. Vorrei che questo venisse acquisito come un elemento non discutibile dell?approccio che il Governo regionale ha dato a questo lavoro; è un dovere delle regioni rispettare i principi costituzionali, disciplinandoli nel miglior modo possibile e come tale, essendo un principio costituzionale, esso è sovraordinato a qualunque altro tipo di pianificazione, sia essa urbanistica, sia essa settoriale, sia essa di qualunque altra natura, di modo che la pianificazione paesaggistica fa propria, ricomprende tutti questi livelli di pianificazione preesistenti o che verranno emanati successivamente. Questo punto ci dice di un comportamento diverso che d?ora in poi dovremo avere: mentre prima era il rapporto tra quel singolo territorio e la sua potenzialità volumetrica a determinare la logica di trasformazione di quel contesto, d?ora in poi non è più questo principio, ma è la valutazione della condizione paesaggistica di questo territorio che può far discendere livelli differenti di possibile intervento in quell?ambito, nel rispetto appunto di quei principi di valutazione paesaggistica che stiamo definendo. Ricorderete che i vecchi piani paesistici avevano nove gradi di trasformabilità; non è improduttivo ricordare che questi nove gradi di trasformabilità in molti casi contenevano in sé la violazione del principio stesso a cui erano ispirati questi piani, cioè quello della salvaguardia precettiva del vincolo. Questo perchè è accaduto? Dobbiamo dirlo francamente, è accaduto perchè non è stata fatta propria la considerazione che il valore paesaggistico predomina rispetto ad ogni altro valore o assegnazione che la pianificazione può dare a quel territorio. E? importante dire questo perchè tutti noi siamo abituati da più di un decennio a ragionare in un altro modo e oggi il rispetto del territorio ci chiamerà invece a fare un?analisi puntuale di quello che è lo stato dell?arte del nostro territorio con un elemento in più. Fino a poco tempo fa, se si chiedeva di definire il paesaggio e un po? tutti avevano da dire la propria in funzione del fatto che il paesaggio era assunto quasi totalmente come un elemento percettivo, sulla base della percezione il paesaggio si andava a definire. Cosa abbiamo fatto noi con questo lavoro ? Abbiamo elaborato, sovrapposto e sintetizzato su ogni ambito territoriale ogni possibile conoscenza a nostra disposizione, le abbiamo sistematizzate, le abbiamo omogeneizzate per caratteristiche e abbiamo dato a quel territorio una connotazione puntuale del suo stato attuale in maniera tale che la lettura di queste sovrapposizioni conducano tutti ad una diminuzione del livello di percezione del paesaggio a fronte di una visibilità, di un riscontro oggettivo di quei dati che il paesaggio lo caratterizza. E? per questo che noi nelle norme tecniche di attuazione abbiamo introdotto quattro livelli di qualità paesaggistica che sono contenuti in una griglia di elementi che li vanno a definire, ovviamente secondo i caratteri prevalenti; se un ambito è caratterizzato da tre elementi di qualità 3 e da due di qualità 2 non vi è dubbio che noi dobbiamo assegnare a quell?ambito per prevalenza un livello di qualità 3 dal quale discenderà un elemento di trasformabilità più o meno elevato in ragione di quella che sarà la definizione, così come è anche possibile che in ambiti di conservazione totale per alto livello di naturalità, per la ricchezza di elementi storico – culturali siano possibili degli interventi, ma limitati a dare di quell?ambito elementi di fruibilità nella salvaguardia e nella valorizzazione che siano compatibili col mantenimento dei livelli di qualità in esso riscontrati. Il processo di copianificazione non si fermerà alle conferenze, noi abbiamo allegato, approvando uno schema di disegno di legge, nuove norme per il governo del territorio che oggettivamente fanno propria questa filosofia, cioè abbandonano la dipendenza dalla pianificazione urbanistica e l?affidano alla pianificazione paesaggistica, quindi con una modificazione sostanziale degli strumenti e delle metodiche che devono consentire ai comuni di riacquisire la propria autonomia nel rispetto dei principi generali che la pianificazione paesaggistica regionale offrirà loro.
Si tratterà di dire una cosa molto semplice: cosa faceva il piano urbanistico comunale prima della pianificazione paesaggistica? Pianificava tutto il territorio ! Essendo l?unico elemento attraverso il quale si interveniva nella programmazione del territorio l?urbanistica disciplinava tutto. Oggi non è più così perchè la pianificazione paesaggistica è la pianificazione del territorio regionale e come tale è di per sé già un pezzo del vecchio piano urbanistico comunale, certamente per la parte extraurbana. La parte extraurbana dei vostri territori è già qui pianificata, nel senso che la sua caratterizzazione è già contenuta nello studio che stiamo proponendo. Rimane al comune l?organizzazione del perimetro urbano e della sua pianificazione urbana vera e propria, diversamente da prima commisurata più realisticamente alle dinamiche sociali, ai fabbisogni, alle carenze di spazi pubblici, alla rivalorizzazione dei centri storici che rappresentano per noi un unicum di una strategia che vorremmo venisse colta dentro questa pianificazione, che è quella di ricentralizzare la funzione dei centri urbani. Le zone F indirettamente hanno prodotto un elemento distorsivo nella concezione delle nostre comunità, quelle di spostare l?inurbamento fuori dai centri urbani e di per sé depotenziando la funzione di aggregazione sociale, di concentrazione di servizi di qualità, di funzioni e di relazioni che i nostri centri urbani, le nostre piccole comunità hanno avuto. Indirettamente ? pensiamoci bene – anche questo ha agito sullo spopolamento dei nostri centri minori, invece noi vogliamo, con la pianificazione paesaggistica, in qualche modo, rimettere al centro della dimensione della vita civile e sociale delle nostre comunità il centro urbano. Quindi chiediamo a voi tutti la possibilità di una programmazione più attenta a questi aspetti di relazione, di presenza di attività, di servizi anche di prossimità alle popolazioni meno fortunate. Abbiamo parallelamente a questo orientato coerentemente una serie di…, che si svolgevano a partire da questa finanziaria, ma avrete cognizione della omogeneità e della coerenza con la quale il governo regionale sta cercando di perseguire questo risultato, attraverso una incentivazione dell?attività di ristrutturazione dei centri storici, una immane forza finanziaria disposta sul versante dell?edilizia sociale volta a ripopolare i nostri storici, ad offrire alle giovani coppie la possibilità di avere una casa di buona qualità all?interno delle nostre comunità, a tenere le coppie di anziani all?interno dei nostri centri abitati, perchè questa dimensione si sposi anche con la ricchezza del paesaggio e faccia di per se non solo la tutela, ma anche un elemento di attrazione e di catalizzazione anche rispetto a modelli turistici che proporremo. Ci sono degli ambiti che ovviamente in questi anni sono stati compromessi, c?è stato un forte inurbamento costiero, noi in queste aree proponiamo degli strumenti nella legge urbanistica, che sono quelli del recupero urbanistico volto a dare una caratterizzazione più omogenea di questi ambiti, anche con l?introduzione di procedure fideiussorie che consentano a chi inizia i lavori di portarli a termine e di portarli a termine in maniera corretta sapendo che esercitano un proprio diritto, ma che hanno anche il dovere di restituire alla comunità un quadro omogeneo degli ambiti urbani; abbiamo introdotto la possibilità di processi di riconversione, di ammodernamento delle strutture turistiche anche attraverso l?utilizzo di volumetrie residenziali da trasformare in volumetrie ricettive, attraverso un processo di graduale diminuzione del peso delle doppie case che in qualche modo sono un elemento che appesantisce la prospettiva di volano turistico originale, che è quello che noi vorremmo invece portare avanti.
Tutto questo è stato oggetto di discussione, io credo che con l?umiltà di chi sa che in un anno e mezzo fare un lavoro del genere è un?impresa piuttosto difficile e che quindi può avere dei limiti, ma con questa reciprocità di sapere anche che tutti noi abbiamo il dovere di aggiornare le lancette della pianificazione ai tempi che sono stati scanditi dalla convenzione europea del 2000 e che hanno cambiato completamente la cognizione del paesaggio rispetto alla dimensione della qualità della vita umana e che quindi ci obbliga, noi prima degli altri per la preziosità del nostro contesto isolano, a metterci in questa prospettiva. Credo che capacità che avremmo di tradurre questi lavori significherà indirettamente la capacità di essere di nuovo competitivi attraverso modelli turistici originali, capacità di gestione territoriale volta al miglioramento della qualità della vita dei propri abitanti ed anche all?ottimizzazione di quegli ambiti di servizio intercomunali che noi vediamo come un?esplicazione di quello che abbiamo già scritto nella legge numero 12: ?Unione di comuni che centralizzino le aree di servizi intercomunali per minimizzare l?impatto e consumo del territorio verso aree che diano buona qualità di servizi e che li concentrino, senza una dispersione?. La politica dei piani di insediamento produttivi è chiamata ad essere giudicata forse dopo tanti anni, è stata un?esperienza importante, ma è stata anche un?esperienza che ha consumato molto territorio forse potendolo ottimizzazione in maniera diversa, aprendo dei dialoghi con i comuni limitrofi, unificando queste aree e dando specializzazioni e prospettive anche allo sviluppo artigianale ed industriale di alcune aree. Ci troveremo davanti a delle varianti, ci troveremo davanti a punti critici della dimensione di sviluppo, siamo in questo ambito, basterà vedere cosa è accaduto nella parte costiera del comune di Quartu per capire come una forte espansione di carattere urbano, così qualifica, altro non è stata che un?espansione di carattere turistico o di zona turistica per capire come dobbiamo rileggere questi fenomeni cercando di riconvertirli in una logica di maggiore tutela e qualificazione degli ambiti territoriali. Chiaramente tutto questo poi avrà nel proseguo maggiore definizione; devo solo dirvi che la legge urbanistica che contiamo di approvare in collegato alla finanziaria, proprio perchè fornisce gli strumenti indispensabili per dare gambe al piano paesaggistico regionale, introduce la conferenza unificata della pianificazione, che è luogo dinamico nel quale man mano che i comuni manifesteranno le esigenze di nuove trasformazioni, di riconversioni urbanistiche, di interventi di risanamento e di nuovo insediamento, in quella sede, compatibilmente con tutta la procedura che è stata indicata, valuteremo insieme, in un regime di corresponsabilità, perchè copianificazione non significa dare solo un?opportunità, ma è anche quella di assegnarsi una quota di responsabilità nel disegno comune di addivenire a sintesi nella pianificazione avendo tutti chiaro che quella sintesi ha come punto di riferimento il rispetto di questi principi di paesaggio che noi abbiamo cercato di indicare e che vorremmo venissero anche da voi recepiti come elementi del futuro della pianificazione regionale.
Il piano paesaggistico regionale è articolato, per semplicità di lettura e di elaborazione, in tre distinti assetti: l?assetto ambientale, l?assetto storico culturale e l?assetto insediativo. Questi tre assetti poi si ricompongono negli ambiti di paesaggio, che sono degli spazi geografici che delimitano appunto il territorio, poi vedremo con quali criteri.
Le norme sono praticamente divise in due categorie: ci sono le norme per categorie vere e proprie e le norme di relazione. Il primo è uno strato normativo riferito sia ai singoli elementi territoriali, per i quali è possibile la tutela ex articoli 142 e 143, e sono i beni appartenenti a determinate categorie, a cui è possibile ricondurre i singoli elementi con criteri oggettivi, i vincoli ricognitivi, e poi abbiamo le componenti che, pur non essendo dei beni, devono essere tenute sotto osservazione per evitare disequilibri del paesaggio o per favorirne la riqualificazione. Il secondo strato normativo è riferito invece agli ambiti di paesaggio che, in realtà, stabiliscono le relazioni spaziali che esistono tra i vari elementi che compongono il territorio.
Abbiamo la definizione dei beni paesaggistici che possono essere sia di individui che di insieme. Le componenti di paesaggio sono quelle tipologie di paesaggio che costituiscono la trama e il tessuto connettivo. L?ambito di paesaggio rappresenta l?area di riferimento delle differenze qualitative del paesaggio del territorio regionale, quindi è un?unità territoriale, è articolata nelle sue componenti naturali, storico culturali e insediative. Abbiamo poi gli specifici dei tre diversi assetti che cerchiamo di trattare in maniera molto veloce. L?assetto ambientale è quindi costituito dagli elementi territoriali biotici e abiotici, quindi flora habitat faunistici e fisico morfologici. I beni paesaggistici di natura ambientale sono oggetto di conservazione e tutela. Abbiamo un?elencazione dei beni paesaggistici dell?assetto ambientale che, come vediamo, parte dai territori costieri fino ad arrivare agli alberi monumentali. I territori costieri rientrano nella categoria dei beni paesaggistici d?insieme e sono considerati appunto delle risorse indispensabili per il territorio. Questi territori costieri sono stati delimitati, sono stati studiati e vi sono gli elementi che hanno contribuito alla loro individuazione. Sono molteplici e sono diversi, sono di natura fisica e biologica e sono state prese in considerazione la struttura fisiografica, i caratteri geologici, la funzionalità geomorfologica, i caratteri fitoclimatici, gli habitat ecologici e la connessione ecosistemica. Nell?assetto storico?culturale sono state prese in considerazione tutte le aree, gli edifici, i manufatti e i beni del paesaggio definiti dall?antropizzazione del territorio nei processi storici, e rientrano tra questi quattro categorie che sono le aree, edifici e manufatti di specifico interesse storico?culturale, gli insediamenti storici, le reti e gli elementi connettivi, le aree di insediamento produttivo di interesse storico culturale. Abbiamo le fonti che hanno contribuito all?analisi di questi elementi di conoscenza e vediamo rappresentato in maniera schematica il mosaico delle emergenze storico culturali, che sono circa dodicimila beni catalogati al momento, sono stati georeferenziati; ciascuno di questi beni è poi corredato di una serie di attributi che lo definiscono. Le categorie. Sono le quattro categorie che abbiamo visto prima, poi abbiamo i sistemi territoriali, sempre nell?assetto storico culturale, che costituiscono quei sistemi storici culturali che rappresentano le relazioni sussistenti tra la viabilità storica, le archeologie e le altre componenti di paesaggio aventi valenza storico culturale. L?assetto insediativo rappresenta l?insieme degli elementi risultanti dai processi di organizzazione del territorio. Rientrano nell?assetto territoriale insediativo l?edificato urbano, l?edificato in zona agricola, gli insediamenti turistici, gli insediamenti produttivi, le aree speciali e il sistema delle infrastrutture.
Un lavoro complesso, ampio, compiuto, che ha permesso di far crescere professionalità presenti in un Ufficio del piano che avrà caratteristiche e compiti permanenti. Un lavoro che, finora, è costato circa 1,3 milioni di euro in raffronto agli oltre 20 milioni di euro spesi per la precedente illegittima operazione di pianificazione territoriale paesistica.

Gianvalerio Sanna

dal settimanale ?Carta?, 30 settembre ? 6 ottobre 2006 (n. 32)

Vincendo avversari esterni e resistenze interne la Regione Sardegna ha approvato il suo piano paesaggistico. È un tassello importante di un disegno ambizioso, visto con terrore e tremore dai paladini di uno ?sviluppo? basato sul mattone e sulla privatizzazione del bene comune per eccellenza, il territorio. La premessa del piano paesaggistico è semplice, e Renato Soru non ha mancato di enunciarla in ogni sede. Ciò che resta del paesaggio della sua terra è un bene che non può essere dissipato nell?interesse di pochi, ma deve essere custodito per uno sviluppo basato sulla messa in valore delle qualità (paesaggistiche, culturali, sociali) del territorio. Occorre perciò difenderlo da ogni mercificazione, facendo leva sui poteri della Regione e sulla comprensione da parte dei cittadini dei loro reali interessi. E occorre sviluppare un turismo diverso da quello dei villaggi chiusi e delle seconde case: rispettoso dei luoghi e della loro cultura, che stimoli la ripresa delle tradizioni e dei mestieri locali, che diventi, attraverso la conoscenza, propaganda dei luoghi e dei popoli. Sostenibilità significa responsabilità verso i posteri. E Soru si affanna a ripetere: ciò che i nostri avi ci hanno lasciato intatto abbiamo il dovere di lasciarlo intatto per i nostri posteri. In questa luce è stato formato il piano paesaggistico. Per ora regola i territori costieri, con tutele variabili secondo le caratteristiche proprie dei siti e degli elementi che li compongono. Entro pochi mesi verrà completato per l?intero territorio. Coraggiosamente il piano cancella decine di milioni di metri cubi previsti dai piani comunali lungo la costa. Un accurato rilevamento di tutte le categorie di beni paesaggistici (dalle dune ai centri storici, dai boschi ai nuraghi) e un?intelligente lettura dei diversi paesaggi che compongono il territorio sardo sono stati la premessa di un piano che,mentre sottopone a tutela fin da subito i beni d?interesse nazionale e regionale, è aperto alla collaborazione delle pianificazioni locali per approfondire, precisare, proseguire ai livelli sottordinati la ricognizione e la tutela attiva del patrimonio comune.

Edoardo Salzano

(foto S.D., archivio GrIG)

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Roberto e il suo nemico?


Aiutiamo Roberto e la sua famiglia a vincere la battaglia contro un nemico infido e spietato?

Roberto è un bambino di tre anni affetto da leucodistrofia metacromatica, una malattia rara caratterizzata dal progressivo deterioramento delle funzioni neurologiche e mentali che porta, inesorabilmente, alla morte (per informazioni sulla malattia: www.uildm.org; www.mielina.org). La patologia è incurabile in Italia e l?unica possibilità di vita per il bimbo e la sua famiglia, viene dagli Stati Uniti, dove gli specialisti hanno protocollato la malattia e trovato una terapia che la blocca: il trapianto di cellule staminali prelevate da cordone ombelicale. La buona notizia è che la probabilità di esito positivo è dell?80% ed esistono anche casi di riuscita, come quello di un bambino belga, Xavier Kent (www.xavierkent.com).
Per curare Roberto serve circa 1.000.000 $ , di cui 650 mila $ solo per il trapianto. La cifra restante è per le successive cure che prevedono almeno 6 mesi di ospedalizzazione. Ora occorrono i
documenti necessari per poter iniziare il percorso di terapia, ogni minuto che passa, Roberto potrebbe perdere la vista, il tatto, l?udito, la memoria…
A Gavoi, paese dove Roberto abita con la sua famiglia, si è costituito un forte Comitato di volontari, chiamato ?proroberto?, che vuole aiutare la famiglia ad afferrare l?unica speranza finora possibile: il trapianto di cellule staminali del cordone ombelicale. A tal fine è stato anche allestito un sito internet www.proroberto.it nel quale troverete tutte le informazioni utili per dare il vostro sostegno alla ?battaglia?contro la malattia.

La cura delle malattie rare in Italia.
Ci sembra utile ricordare che, in materia di cura delle malattie rare, l?Italia è ai primi posti nel mondo. Infatti, ha una norma, il decreto legislativo n. 124/1998, che riconosce l?accesso gratuito alle migliori cure specialistiche anche agli affetti da ?malattie rare?. Il Servizio sanitario nazionale, con le modalità attuative stabilite nel D.M. n. 279/2001, si fa carico delle spese per la produzione dei farmaci per le ?malattie rare? e viene così incontro alle necessità dei pazienti. E? una norma di grande civiltà, espressione di quel diritto alla salute consacrato nella nostra Costituzione (art. 32). Chi segue il nostro blog e la nostra attività ricorda, senz?altro, l?impegno per aiutare Enea: affetto da congiuntivite lignea bilaterale asimmetrica per deficit di plamisogeno, ha potuto iniziare la sua terapia solo in seguito alla specifica istanza per l?accesso all?idonea terapia inoltrata dal padre e dal Gruppo d?Intervento Giuridico, al Ministro della salute, all?Assessore regionale della sanità, al Direttore generale dell?Azienda USL n. 2 e, per opportuna conoscenza, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania (potete leggere gli articoli del 4 giugno 2006, del 7 giugno 2006 e, recentemente, del 21 settembre scorso). Le leggi esistono ma, talvolta le stesse istituzioni ne ?dimenticano? l?esistenza e, come in questi casi, è necessario dare loro una mano a ritrovare la memoria e a fare il loro dovere.

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto: www.proroberto.it)

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Bracconieri, sempre personcine a modo e traviate dalla disperazione…


Ancora una volta, l’ennesima, il Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale coglie sul fatto un bracconiere. E, ancora una volta, non è un poveraccio che sfida la legge per guadagnare qualche soldo per sfamare l’innumere prole in attesa…. Quando la si finirà con il lassismo e l’indulgenza verso il bracconaggio ? Quando si andranno a controllare alcuni “noti” ristoranti, fra i principali committenti del bracconaggio nostrano ? Il nostro sostegno agli uomini del Corpo Forestale, ma ci sembrano un po’ troppo soli. Non è mai troppo tardi per cambiare registro…..

Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico e Lega per l’Abolizione della Caccia

da La Nuova Sardegna, 28 settembre 2006

Bracconiere fermato mentre caccia un cervo.

CAGLIARI. Sorpreso nelle campagne di Sinnai mentre stava aspettando di impallinare la sua preda, un cervo sardo, specie protetta perchè a rischio di estinzione, una guardia giurata di Quartu Sant? Elena, E.D., di 61 anni, è stato denunciato dagli agenti del Corpo forestale per bracconaggio e possesso di fucile risultato rubato. Nella sua abitazione, inoltre, sono state sequestrate trappole per uccelli e tagliole per lepri e cinghiali. Non mancavano visori notturni per facilitare la caccia al buio. Ma nel freezer c?erno porzioni di carne di cinghiale e cervo, bottini di precedenti battute di frodo. Il nucleo investigativo di Polizia ambientale e forestale e gli agenti delle stazioni forestali di Castiadas, Muravera e Sinnai, erano sulle tracce dell?uomo da parecchi giorni, dopo la scoperta di diverse postazioni per la cattura dei cervi. Il servizio di appostamento dei rangers ha dato i suoi frutti: il bracconiere è stato bloccato armato in località Genna Suncunnas, nel comune di Sinnai, poco lontano dalla trappola che aveva teso. La trappola consisteva in una pastura di cibo predisposta per far avvicinare la preda. Un modo facile attrarla e poterla colpire.

Sui Sette Fratelli cacciava cervi sardi: bracconiere denunciato dalla Forestale. GIAN CARLO BULLA.

SINNAI. Appostato sui Sette Fratelli per sparare a un cervo, Enrico Dessì (61 anni), guardia giurata di Quartu, è stato denunciato a piede libero dall?autorità giudiziaria per ricettazione, caccia a specie protette e uso di armi non consentite. Il bracconiere è stato sorpreso nel tardo pomeriggio di martedì dagli agenti del Corpo forestale di vigilanza ambientale dell?Ispettorato ripartimentale di Cagliari nel versante orientale dei Sette Fratelli, in località Genna Suncunnas, ai confini tra i comuni di Sinnai e Maracalagonis, mentre era appostato con un fucile carico in attesa della preda nei pressi di una pastura opportunatamente predisposta in precedenza. Le pasture solitamente utilizzate dai cacciatori di frodo sono costituite da mandorle per i cinghiali e da mais per i cervi. Il bracconiere è stato bloccato dagli agenti che lo hanno immediatamente disarmato del fucile, poi risultato rubato. All?operazione di polizia hanno partecipato il nucleo investigativo di polizia ambientale forestale (Nipaf) e le stazioni forestali di Castiadas, Muravera e Sinnai. Nell?abitazione di Dessì a Quartu e nell?azienda agricola di proprietà di due pensionati di Sinnai (L.L. e L.C), denunciati a piede libero per concorso negli stessi reati dei quali è accusata la guardia giurata, i forestali hanno trovato undici fucili di diversi calibri, due pistole, 700 cartucce, trappole per volatili, tagliole per selvatici, visori notturni per la caccia al buio e altri congegni utilizzati per l?attività di bracconaggio. Poi carne di cervo e di cinghiale. «I forestali – ha detto il direttore del servizio territoriale dell?Ispettorato ripartimentale di Cagliari Carlo Masnata – hanno inferto un duro colpo al fenomeno del bracconaggio in uno dei più significativi areali boscati popolati dal cervo sardo».

da L?Unione Sarda, 28 settembre 2006

Sinnai. Guardia giurata e cacciatore di frodo di Quartu denunciato dalla Forestale. Scoperto l?arsenale del bracconiere. Sequestrati fucili, pistole, 400 trappole e un visore notturno. ANDREA PIRAS.

Blitz della Forestale sui monti fra Sinnai e Geremeas. I ranger hanno denunciato un bracconiere e sequestrato un vero arsenale. Alta tecnologia e inventiva. Il cacciatore di frodo fermato nelle montagne fra Sinnai e Geremeas dai Forestali e denunciato per porto illegale di armi, ricettazione, cattura di selvaggina protetta non si era fatto mancare nulla per riuscire ad aver ragione di cervi e cinghiali. Nel suo arsenale, sequestrato dai ranger delle stazioni di Sinnai, Castiadas e Muravera, ma anche dagli 007 del Nucleo di polizia dell?Ispettorato forestale di Cagliari, oltre a quattrocento trappole di vario genere (tagliole e lacci), 800 cartucce, anche un fucile da caccia, calibro 12 rubato a Sinnai nel 1992 (da qui la denuncia per ricettazione), otto fucili da caccia (questi sì, regolarmente registrati), pistole (anche queste regolari e utilizzate per la sua professione di guardia giurata) e un sofisticato visore notturno a raggi infrarossi (del costo di tremila euro) che, sistemato sul fucile, permetteva di vedere piuttosto bene durante la notte e centrare la selvaggina. Il marchingegno. Non solo. Per attirare i cervi, il presunto bracconiere (E. D., 61 anni di Quartu) si era inventato un sistema niente male sfruttando un semplicissimo contenitore con assemblato un attrezzo di rilascio, a tempo, della pastura per gli ungulati selvatici. . Insomma, una vera e propria trappola per poi far partire la fucilata nel buio della notte. Un cervo era già stato abbattuto nei giorni scorsi visto che nel frigorifero di casa il cacciatore di frodo aveva conservato parecchi pezzi di carne ma anche parti delle corna segate. In campagna. Ma il blitz dei Forestali non si è fermato. I ranger hanno anche visitato un?azienda agricola dove il cacciatore di frodo lasciava parte del suo arsenale. E nell?azienda sono stati sequestrati anche altri due fucili da caccia di proprietà dei titolari, i fratelli C. L. e L. L., denunciati perché le armi dovevano essere custodite esclusivamente nei giorni non riservati all?attività venatoria nelle rispettive abitazioni private. Dai Forestali parte un invito a escursionisti per evitare, in caso di avvistamento di mucchi di mais o mandorle, di raccoglierle. .

(foto S.D., archivio GrIG)

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L’acqua è più preziosa del petrolio e dell’oro…


A.N.S.A., 28 settembre 2006, ore 9.56

UNICEF: MANCA L’ACQUA POTABILE, E’ STRAGE DI INNOCENTI.

NAIROBI – La mancanza di acqua potabile uccide oltre 1,5 milioni di bimbi all’anno: significa circa 2.400 al giorno, 175 all’ora, tre al minuto. Una strage degli innocenti denunciata da una ricerca dell’Unicef appena diffusa. L’indagine fa il punto su uno degli obiettivi del Millennio, appunto legato all’accesso all’acqua potabile, che era quello di dimezzare entro il 2015 la popolazione che e’ priva di tale prezioso e vitale elemento.
Obiettivo ormai molto improbabile: se e’ vero che l’accesso ad acqua pulita e’ salito tra il 1990 e 2004 all’83 per cento della popolazione rispetto al 78 (in realta’ molto poco), tale proporzione nell’Africa centrale e’ passata dal 49 al 55. E soprattutto si tratta di una distribuzione molto diseguale: dalla quale grandi regioni, e quelle di per se’ in condizioni peggiori, continuano a restare completamente al di fuori. Piu’ in generale, per quanto riguarda i paesi in via di sviluppo particolarmente seguiti dall’operazione Obiettivo del millennio, solo 75 possono sperare al dimezzamento previsto; cinque ne sono abbastanza lontani, 23 lontanissimi.
Precisa anche la distribuzione geografica del fenomeno: va bene nel sud est asiatico (come del resto per economia e istruzione), miglioramenti infinitesimali in Africa, quella sub sahariana in specie. Li’ si concentra un terzo del miliardo circa di persone che non ha ancora accesso alcuno all’acqua potabile, e quasi i due terzi della popolazione non ne ha alcun accesso. Un contesto che comporta che in tale regione la diarrea e’ la seconda causa di mortalita’ infantile per i bambini al di sotto dei cinque anni, e – piu’ in generale – il tasso di mortalita’ infantile sempre per bimbi al di sotto dei cinque anni, e’ il piu’ alto del mondo: 188 su mille. Nelle aree industrializzate la media e’ di 10 su 1.000. Ancora – si legge ancora nello studio dell’Unicef – larghe parti di nove dei 20 paesi dell’Africa subsahariana ed orientale ricevono in media tra i 200 ed i 400 mm di pioggia all’anno. Il che li mette nella categoria di terre aride o semiaride: categoria che, inoltre, si sta estendendo in maniera veloce.
Ebbene: in Europa si stima che ogni persona consumi giornalmente circa 300 litri d’acqua potabile; la media sub ed est sahariana varia dai 20 ai 30; quelle nelle aree aride e’ di tre. Ed e’ cosi’, ad esempio, che i casi di colera che si contano nell’Africa subsahariana sono tre volte superiori a quelli del resto del mondo (dati ’97-2000). E comunque, piu’ in generale, la mancanza d’acqua potabile moltiplica in maniera geometrica la trasmissioni di gravi malattie infettive come la polmonite. Per non parlare – e cio’ riguarda anche i bambini – dell’Aids e malattie connesse come la tubercolosi. Un dramma di proporzioni bibliche, per affrontare il quale Unicef e Oms stimano che siano necessari 11,3 miliardi di dollari l’anno; almeno l’80 delle quali da destinare ad Asia e – soprattutto – Africa.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Baia delle Ginestre, vendita a metà e nient’altro cemento…


Lo scorso 26 settembre la Regina Pacis s.r.l. del gruppo Antonioli si è aggiudicata la gara fallimentare per il complesso ricettivo “Baia delle Ginestre”, a Portu Malu, sulla costa di Teulada (CA), per un importo di 4.110.000,00 euro. Come noto, la parte abusiva del complesso “Baia delle Ginestre” (15.600 metri cubi) è stata demolita (giugno 2001) dalle ruspe del Genio Militare su disposizioni della Procura generale presso la Corte d’Appello di Cagliari in quanto oggetto di un ordine di demolizione contenuto in una sentenza penale di condanna definitiva e passata in giudicato per abusivismo edilizio (Cass. pen., sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50). Gli intendimenti di Alfredo Antonioli, leader dell’omonimo gruppo immobiliare, riportati dalla stampa regionale (vds. L’Unione Sarda, 27 settembre 2006), sono piuttosto chiari: “puntiamo a ricostruire le volumetrie che c’erano, altrimenti vendiamo gli appartamenti e andiamo via”. Un esempio di comprovata “virtù turistica”, già noto sulla costa teuladina, dove l’obbrobrio a picco sul mare dell’ex Hotel Rocce Rosse, realizzato negli anni ’70 del secolo scorso, è divenuto dopo qualche anno un condominio. E l’Amministrazione comunale di Teulada sembra molto favorevole ad un simile progetto di ri-ampliamento. In nome dei “più di cento posti di lavoro” che, in realtà, neppure lontanamente mai ci sono stati. In realtà, sul piano squisitamente giuridico, il complesso ricettivo “Baia delle Ginestre” non può esser stato legittimamente venduto per intero. Senza alcun intento polemico (e sa solo il Cielo quante polemiche vi sono state), l’area delle strutture demolite è di proprietà del Comune di Teulada. Infatti, la sentenza penale di condanna definitiva e passata in giudicato per abusivismo edilizio (Cass. pen., sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50) ha disposto, come previsto dalla legge (art. 19 della legge n. 47/1985 e successive modifiche ed integrazioni), la confisca penale in favore del Comune di Teulada, il quale ha anche provveduto alla trascrizione nei registri immobiliari (n. 19327 reg. gen.le del 29 agosto 1996), ma si è guardato bene dal fare le operazioni di immissione in possesso. Tali aree e le strutture abusive non sono nemmeno entrate a far parte dell’asse fallimentare, visto che la società titolare del complesso ricettivo, la Baia delle Ginestre s.p.a., è stata dichiarata fallita dal Tribunale di Milano con sentenza del 17 ottobre 1998, cioè oltre due anni e mezzo dopo la sentenza della Corte di Cassazione che ha disposto la confisca penale in favore del Comune di Teulada (vds. anche Corte cass., sez. III, 30 novembre 1999, n. 3827). Quindi, non è nemmeno possibile alcuna operazione di ampliamento della parte residua (il residence + servizi) del complesso “Baia della Ginestre”. Non c’è la titolarità dell’area e, essendo nella fascia dei metri 300 dalla battigia marina, ricade nella fascia costiera tutelata con vincolo di inedificabilità ai sensi dell’art. 2, comma 1°, lettera a, della legge regionale n. 23/1993. E se pure si tentasse l’applicazione di qualche perverso meccanismo, il piano paesaggistico regionale – P.P.R. recentemente approvato (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) prevede quale indirizzo per il futuro piano urbanistico comunale – P.U.C. (art. 90, comma 2°, delle norme tecniche di attuazione) che in ogni caso “le nuove aree (per gli ampliamenti, n.d.r.) sono individuate in arretramento rispetto alla linea di battigia e comunque a quelle già insediate”. Dove c’è una collina scoscesa e dirupata….. E’ sempre opportuno ricordare i passaggi fondamentali di una vicenda lunga nel tempo ed oggetto di forti contrasti sul rispetto della legge e della tutela delle coste. I lavori abusivi vennero denunciati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra (poi costituiti parte civile in sede giudiziaria) e Gruppo d’Intervento Giuridico agli inizi degli anni ’90 del secolo scorso. Dopo gli opportuni accertamenti, la magistratura pose sotto sequestro preventivo le strutture abusive e si diede corso ai procedimenti giudiziari. Con sentenza Cassazione penale, Sez. III, 12 gennaio 1996, n. 50, confermativa della sentenza Corte d’Appello di Cagliari, 7 luglio 1995, n. 117, a sua volta di parziale riforma della sentenza del Pretore di Cagliari n. 1380 del 7 giugno 1993 venivano ordinati la demolizione e ripristino ambientale degli abusi realizzati dalla BAIA DELLE GINESTRE s.p.a. (un parcheggio coperto, un fabbricato-alloggio del personale , un campo da tennis, ampliamento del ristorante, un vascone, una cabina ENEL, locali-servizio, la reception del complesso alberghiero, un comparto alberghiero da 100 camere, una piscina con locale-filtri, una piattaforma-pizzeria, tre baracche di legno, un locale, una pista di accesso alla spiaggia, tre pontili galleggianti, una barriera frangiflutti per complessivi mc. 15.600). Dopo la sentenza della Corte di cassazione, le strutture abusive vennero dissequestrate per consentire la demolizione da parte dei condannati. Risultato: come se niente fosse, il complesso venne riaperto e la società di gestione lucrò per anni miliardi di vecchie lire su un patrimonio ormai divenuto pubblico. Senza mai raggiungere l’astronomica cifra di 100 posti di lavoro. Nel silenzio di tutti, rotto soltanto dalle richieste ecologiste di porre in esecuzione questo ed altri ordini di demolizione di abusi edilizi contenuti in sentenze penali passate in giudicato (complessi abusivi a Baccu Mandara, Piscina Rey, Piscinnì).. La Corte d’Appello di Cagliari (ordinanza 2 marzo 1999), poi, confermava in sede di incidente di esecuzione l’ordine di demolizione e ripristino ambientale dando opportune disposizioni al pubblico ministero. La Corte di Cassazione (sentenza Sez. III, 30 novembre 1999, n. 3827) respingeva definitivamente i ricorsi dei condannati e delle banche creditrici (nonché del Comune). Ma non finiva qui: nuovi incidenti di esecuzione per fermare le ruspe militari della Procura Generale della Repubblica vengono promossi dai condannati, dall’esecutore fallimentare e dal Comune, ma vengono respinti dalla Corte d’Appello(ordinanze 23 aprile 2001, 25 maggio 2001, 18 giugno 2001). Nel giugno 2001 le ruspe del Genio Militare demolirono le opere abusive, ma si attende ancora il ripristino ambientale. Incredibilmente la Corte di Cassazione accoglieva poi un ricorso del Comune (ordinanza Sez. III, 6 agosto 2002, n. 817), ancora in quella sede esecutiva ormai di fatto chiusa con la demolizione, rinviando nuovamente gli atti davanti alla Corte d’Appello di Cagliari. Ora pende, quindi, un ulteriore incidente di esecuzione presso la Corte d’Appello di Cagliari ed un ennesimo ricorso alla Corte di Cassazione in ordine all’attribuzione delle spese per il ripristino ambientale (stimate in circa un milione di euro). Perché non si diede retta al tardivo intervento comunale per “salvare” le opere abusive ? E’ la giurisprudenza dominante della Corte di Cassazione (vds. Sezioni unite, 19 giugno 1996, n. 15; Sezione III, 29 settembre 2001, n. 3428; Sezione III, 29 dicembre 2000, n. 3489; Sezione III, 30 novembre 1999, n. 3827) a prevedere l’esecuzione degli ordini di demolizione e ripristino ambientale contenuti nelle sentenze penali passate in giudicato (e quella relativa al Baia delle Ginestre lo era fin dal gennaio 1996…) con la sola esclusione della legittima dichiarazione da parte del competente Consiglio comunale della sussistenza di prevalenti interessi pubblici ostativi alla demolizione. Questo può avvenire quando c’è assenza di contrasto con rilevanti interessi ambientali (accertamento esclusivo delle pubbliche amministrazioni preposte alla tutela ambientale/paesaggistica) o urbanistici, adozione di formale deliberazione da parte del Consiglio comunale e dichiarazione di contrasto dell’esecuzione dell’ordine di demolizione con prevalenti interessi pubblici concreti ed attuali (es. destinazione delle opere abusive a scuola, uffici pubblici, ecc.). La verifica dell’effettiva sussistenza di tali condizioni è riservata al Giudice dell’esecuzione, cioè alla Corte d’Appello di Cagliari che, nel caso concreto, ha acquisito in udienza le dichiarazioni dei rappresentanti dell’Ufficio tutela del paesaggio e della Soprintendenza per i beni ambientali, i quali hanno escluso la compatibilità ambientale delle opere abusive addirittura per contrasto con norme di legge ed ha valutato come non attuale né concreta la pretesa destinazione a “scuola turistica” avanzata in extremis dal Comune. Ora, il pronunciamento dell’agosto 2002 della Corte di cassazione, in palese contraddizione con la sua giurisprudenza dominante, ha preteso, a demolizione ultimata da tempo, il pronunciamento anche con atti scritti delle amministrazioni pubbliche preposte alla tutela paesaggistica, disponendo “annullamento con rinvio” alla Corte d’Appello di Cagliari. Un vero paradosso difficilmente spiegabile, anche perché la fase dell’esecuzione è, di fatto, conclusa. La bonifica ambientale, a differenza degli altri casi di abusi demoliti (Baccu Mandara, Piscinnì, Piscina Rey) non è stata a suo tempo effettuata a causa della mancanza di intesa con le pubbliche amministrazioni competenti, in primo luogo il Comune. Sembra opportuno anche sottolineare che il gruppo Antonioli, che tuttora cerca incredibilmente di apparir quale “vittima inconsapevole” pur annoverando il responsabile della lottizzazione abusiva condannato in via definitiva e pur avendo ottenuto a suo tempo apposito rinvio dell’esecuzione dell’ordine di demolizione, non ha portato via mobili, condizionatori, frigoriferi, ecc. ma ha, come se niente fosse, ha aperto la stagione turistica 2001 con le ruspe militari alle porte. Ben diversamente si è comportato nel novembre 2001 il condannato per la vicenda degli abusi edilizi di Piscina Rey (Muravera): ha portato via mobili, accessori ed infissi, ha provveduto in proprio alla demolizione ed ha apprestato il ripristino ambientale senza scomodare l’arte tanto cara al Goldoni….. Analogamente ha fatto lodevolmente il Comune di Maracalagonis nel marzo 2002, collaborando pienamente con la Procura della Repubblica in relazione alla demolizione del complesso abusivo sulla costa di Baccu Mandara: in quindici giorni non c’era più neppure un detrito. Curiosamente è rimasta sempre in secondo piano anche l’inattività comunale riguardo alla materiale entrata in possesso delle opere abusive e delle relative aree dopo la sentenza definitiva della Corte di cassazione del 1996 che confiscava in favore del patrimonio comunale la lottizzazione abusiva: per anni altri soggetti hanno lucrato introiti miliardari su tali beni. L’attuale contenzioso sulla proprietà delle aree occupate dall’intervento abusivo non ha ragione d’essere visto che l’acquisizione al patrimonio comunale per effetto della confisca penale è antecedente di due anni al fallimento della Società precedentemente titolare (G.H. Baia delle Ginestre s.r.l.). In un caso simile, riguardante villette abusive realizzate in Comune di Bari, la locale Sezione giurisdizionale della Corte dei conti ha condannato (sentenza n. 578 del 17 luglio 2001) amministratori e funzionari pubblici a risarcire il danno erariale provocato. In seguito allo svolgimento dell’asta giudiziaria in argomento le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico inoltreranno in questi giorni specifica segnalazione alla Procura generale della Repubblica presso la Corte d’Appello di Cagliari, alla Procura regionale della Corte dei conti, ai Ministeri dell’Ambiente e dei Beni ed Attività Culturali, alla Presidenza della Regione autonoma della Sardegna e al Sindaco di Teulada perché né vendite senza titolo, né eventuali ampliamenti edilizi appaiono legittimamente possibili. E l’osservanza della legge non è una mera facoltà. Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Campo da golf sullo Stagno di Chia, rispedito al mittente…..


Questa manìa del golf sulle coste ha veramente stancato: i campi da golf consumano moltissima acqua (e qui in Sardegna l’acqua è molto preziosa), inquinano con diserbanti ed altri prodotti chimici, degradano ambienti naturali di eccezionale valore. Potrebbero essere, forse, accettabili se si limitassero a zone già degradate (es. cave dismesse), se utilizzassero esclusivamente acqua riciclata da sistemi di depurazione. Ma quasi mai è così. E, allora, grazie al diritto ambientale, si prova a rimettere le cose a posto…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 26 settembre 2006.

Concesso il dissequestro in cambio del ripristino. Sparisce il golf abusivo costruito a Chia Laguna. MAURO LISSIA.

CAGLIARI. Il campo da golf realizzato senza autorizzazione vicino all?hotel Chia Laguna sta sparendo sotto le pale delle ruspe. E? stato Guido Manca Bitti, legale della ?Stim spa?, proprietaria dell?area, a chiedere al sostituto procuratore Giangiacomo Pilia l?ok al ripristino del terreno, condizione indispensabile per ottenerne il dissequestro. Sentito il parere della Forestale, il magistrato l?ha concesso e i lavori sono partiti in questi giorni. In base all?accordo dovranno sparire le collinette costruite per disegnare il green, gli scavi, le superfici sterrate e i paletti piantati per segnare probabilmente il percorso delle buche.
Una volta conclusi i lavori, il nucleo ispettivo della Forestale guidato da Ugo Calledda verificherà se tutto è tornato nelle condizioni originali. Un controllo possibile, perchè di quel sito esistono le fotografie aeree. Se il responso dei forestali sarà positivo la Procura revocherà il sequestro dell?area e il procedimento andrà avanti solo sul fronte penale. L?inchiesta giudiziaria è chiusa e a rischiare il rinvio a giudizio sono cinque persone: l?amministratore delegato della ?Stim spa? Antonio Cavalieri, noto soprattutto come organizzatore del premio giornalistico ?Chia?. Con lui, sono accusati di aver modificato un?area destinata ad attività agricole senza il nullaosta paesaggistico e in difformità dall?autorizzazione comunale il responsabile amministrativo della stessa società Piermario Rigoni, l?amministratrice unica della ?Contact Gestioni? e committente dei lavori Ombretta Frisiera, l?esecutore dei lavori Nero Salis e il capocantiere Matteo Pau. La vicenda, clamorosa per l?importanza della struttura turistica coinvolta, è nata nel giugno dell?anno scorso: sono stati gli uomini del servizio investigativo della Guardia Forestale, dopo l?esposto del Gruppo di intervento giuridico e degli Amici della Terra, a controllare l?area vicina a Baccu Mandara, dove venivano segnalati lavori in corso. Conferma immediata: scavi, superfici sterrate, paletti di delimitazione, come se qualcuno stesse preparando il terreno a un intervento piuttosto pesante. Eppure il cartello di inizio lavori indicava soltanto generiche «opere di miglioramento fondiario» legate alla concessione numero 8/05 del 7 febbraio 2005. In realtà – come gli stessi responsabili della Stim confermeranno pubblicamente – l?idea era di realizzare un campo da golf in un?area di straordinario pregio ambientale, ma purtroppo per la società di Cavalieri protetta da vincoli assoluti, oltre che dalla legge ?salvacoste? elaborata dal governo Soru e approvata a dicembre 2004. Alla Forestale non restava che redigere il rapporto, consegnato pochi giorni dopo alla Procura insieme ai documenti sulla concessione, alle fotografie del sito e ad altri rilievi. Esaminato il carteggio, il pm Pilia ha immediatamente ordinato il sequestro giudiziario dell?area e iscritto al registro degli indagati i due dirigenti della Stim spa.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Speculazione immobiliare a Is Molas ? No, grazie !


Spesso e volentieri per cercare di far passare un intervento speculativo di ingente volumetria gli investitori ritengono opportuno affidarsi a progettisti di chiara, anzi chiarissima, fama. I mattoni ed il cemento divengono, così, quasi leggiadri ed aerei. Centinaia di migliaia di volumetrie quasi si smaterializzano? E? quello che, forse, hanno pensato, fra le varie cose, i vertici del gruppo IMMSI s.p.a. (il finanziere Colaninno e soci) che, attraverso la controllata Is Molas s.p.a., si è rivolto al notissimo studio di progettazione Fuksass per rimettere mani alla lottizzazione con campo da golf di Is Molas, a Pula (CA), alle pendici dei Monti del Sulcis ed ai margini della più estesa foresta del Mediterraneo.
La realtà appare un pochino diversa: recentemente (nel corso del 2005), secondo notizie stampa, sarebbe stata convenzionata fra la Is Molas s.p.a. del gruppo IMMSI s.p.a. ed il Comune di Pula una variante al piano di lottizzazione ?Is Molas?. Detta variante, sempre secondo notizie stampa, sarebbe finalizzata alla realizzazione (progetto arch.ti Massimiliano e Doriana Fuksass) di un complesso alberghiero (cinque stelle, 80 stanze + 36 suites), nove residences (298 posti letto complessivi), sala congressi, centro commerciale, piscine, ristoranti, campi da golf per una volumetria complessiva di 428.000 metri cubi (128.000 metri cubi destinati a servizi comuni) su una superficie di 150 ettari ed un investimento complessivo di 130 milioni di euro in cinque anni.
Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inviato in merito una richiesta di diniego delle necessarie autorizzazioni amministrative ambientali ed urbanistiche (esposto del 25 settembre 2006) ai Ministeri dell?ambiente e dei beni culturali, al Presidente della Regione, agli Assessori dell?urbanistica, dei beni culturali e della difesa dell?ambiente, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Servizio tutela del paesaggio di Cagliari, al Sindaco di Pula e, per opportuna conoscenza, alla Commissione europea. L?area in argomento è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 2 ?Nora? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?area naturale e sub-naturale?, ?aree ad utilizzazione agro-forestale? e ?insediamenti turistici?. Essendo comunque il Comune di Pula sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. inoltre, i progetti di interventi turistico-immobiliari e/o di trasformazione urbanistica di tali dimensioni devono essere sottoposti al preventivo e vincolante procedimento di verifica preventiva – ?screening? finalizzato ad accertare se appare necessario dar luogo ad un vero e proprio procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A. Non sembra proprio che tali ingenti volumetrie siano necessarie per rilanciare l?esistente struttura golfistica, a spese dell?ambiente e del paesaggio.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto C.L., archivio GrIG)

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Tra Nizzi e Soru, centomila volte meglio Soru !


Ormai si deve prendere atto che il modo di esprimersi dei nostri uomini politici è radicalmente cambiato negli ultimi anni: dopo un ex Presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che affettuosamente chiamava “coglioni” tutti quelli che, folli, non l’avrebbero votato, siamo ad un Sindaco, Settimo Nizzi, di Olbia che apre la bocca e augura, sia pure “metaforicamente” che giunga un bel colpo di pistola o di fucile alla testa del Presidente della Regione Renato Soru, “reo” di aver fatto approvare un piano paesaggistico regionale che non collima con gli interessi del simpatico frequentatore istituzionale, sempre “metaforicamente”, dei muretti a secco. Ai fatti ed alle ragioni concrete si sostituisce una Magnum 357 o un “calibro 12″. Di Settimo Nizzi si dice che sia il medico di Silvio Berlusconi quando giunge in Gallura. Vien da chiedersi: e a lui chi lo cura ?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Il Sardegna, 25 settembre 2006

Ppr, Nizzi passa alle minacce: un colpo di pistola contro Soru. LAURA MINGIONI.

«Un colpo di pistola o di fucile alla testa del governatore» pur di fermare lo scellerato piano paesaggistico ordito ai piani alti di viale Trento contro l?autonomia e il potere sovrano dei Comuni sardi. La minaccia e l’invito a imbracciare le armi, seppure in senso metaforico, arriva dal sindaco di Olbia Settimo Nizzi, fiero oppositore «di quella gabbia di matti che sta amministrando la Sardegna» e del suo «temibile tiranno», il presidente della Giunta Renato Soru. Un’antipatia che il primo cittadino della città portuale gallurese non nasconde dietro giri di parole perché, prosegue, «se anche Soru morisse di morte naturale, non dispiacerebbe a nessuno». Sono le parole tuonate durante un convegno sul Ppr organizzato dai Riformatori sardi. Durante il quale l’ospite Nizzi non ha esitato a scagliarsi contro il governatore, accusato di essere capace, «nel suo fervore assolutista, di mettere la corda al collo» persino a un big della finanza mondiale come Tom Barrack, «costringendolo a tessere le lodi di una politica urbanistica sciagurata, che allontana i turisti e si compiace che le barche non attracchino nei nostri porti».
Accuse a ruota libera che il leader della Regione preferisce non commentare, ma che nell’aula gremita riscuotono gli applausi scroscianti. Il primo cittadino olbiese sale sulle barricate e chiama a raccolta il popolo del centrodestra per una mobilitazione di massa che scuota dalle fondamenta i palazzi cagliaritani. Invoca, Nizzi, non un semplice ?no? alla tanto vituperata normativa salva-coste, ma una rivolta di piazza che porti la gente per le strade a manifestare contro la politica della Regione. L?occasione gliela fornisce un convegno «sulle ragioni del no al piano paesaggistico regionale» organizzato ieri mattina all?hotel Martini di Olbia dai Riformatori sardi. Un simposio con tanti ospiti illustri, dal senatore dell?Udc Massimo Fantola ai tecnici Gianni Contu e Giampaolo Marchi, rispettivamente amministrativista ed esperto di urbanistica. Tutti in prima linea nella battaglia anti-Soru. «Il Piano paesaggistico è completamente illegittimo – attacca il professore di ingegneria – si tratta di uno strumento che usa l?ambiente come un semplice pretesto per governare l?economia e limitare le prerogative degli enti locali». La riprova starebbe nei tempi dettati dalla Regione per l?adeguamento dei Puc, i Piani urbanistici comunali, alla nuova programmazione paesaggistica delle zone costiere. «Sono del tutto inadeguati – accusa Nizzi – in pratica la Giunta ci ha cucito addosso una camicia troppo stretta e con poche pieghe, il Puc ce l?hanno già fatto loro».

(foto da mailing list umanitaria)

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Ma si ha il diritto di morire in pace ?


Ma si ha il diritto di morire in pace ? Si ha il diritto di morire da esseri umani ? Perché si deve perdere ogni dignità ? Perché si dev?essere condannati a vivere nella sofferenza e contro natura ?

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.G.I., 22 settembre 2006

MALATO TERMINALE A NAPOLITANO: “VOGLIO MORIRE”
(AGI) – Roma, 22 Set. – Video appello di un malato terminale al Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, per ottenere il diritto a togliersi la vita: Piergiorgio Welby – co-Presidente dell’Associazione Luca Coscioni, sofferente di distrofia muscolare progressiva – ha inviato una drammatica lettera aperta al Presidente della Repubblica per denunciare la sua situazione di malato terminale. “Questo mio grido – dice Welby dal letto in cui e’ immobilizzato – non e’ di disperazione ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese”. Welby spiega lo stato d’animo di una persona che non ha piu’ speranza di guarire e si augura solo di non svegliarsi la mattina. “Io amo la vita, Presidente. Vita e’ la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Io non sono ne’ un malinconico ne’ un maniaco depresso…morire mi fa orrore, purtroppo cio’ che mi e’ rimasto non e’ piu’ vita…e’ solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non e’ piu’ mio…e’ li’, squadernato davanti ai medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c’e’ pieta’”. Welby precisa che non sta invocando per se’ “una ‘morte dignitosa’. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte. La morte non puo’ essere ‘dignitosa’; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita”. L’eutanasia, insiste, “non e’ ‘morte dignitosa’ ma morte opportuna. Non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi e’ a favore della vita e chi e’ a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire”. Welby ricorda, quindi, le parole del Papa sulla inviolabilita’ della vita umana, dal concepimento fino al suo termine naturale. E si chiede: “Ma che cosa c’e’ di naturale in una sala di rianimazione? Che cosa c’e’ di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c’e’ di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l’aria nei polmoni? Che cosa c’e’ di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l’ausilio di respiratori artificiali. Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente biologica io credo che questa sua volonta’ debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico”. Welby conclude il suo lungo e drammatico appello rivolgendosi direttamente al Capo dello Stato: “Il mio sogno, anche come co-Presidente dell’Associazione che porta il nome di Luca, la mia volonta’, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie e’ oggi nella mia mente piu’ chiaro e preciso che mai: poter ottenere l’eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunita’ che e’ concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi”.

A.N.S.A., 23 settembre 2006, ore 9.42

IL CASO PIERO WELBY AIUTI A SBLOCCARE IL NODO EUTANASIA

ROMA – Il caso di Piero Welby, co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, malato di distrofia, riapre il dibattito sull’eutanasia. Piero ha chiesto ufficialmente di poter morire. Lo ha fatto in una conferenza stampa in cui ha reso pubblica una lettera aperta al Presidente della Repubblica in cui lui stesso ha chiesto di ottenere l’eutanasia. Marco Cappato (segretario dell’associazione Coscioni), Marco Pannella (consigliere generale) e Rocco Berardo (vicesegretario), hanno parlato di “censura inaudita” sul caso Welby da parte dei mezzi di comunicazione di massa. L’associazione Luca Coscioni chiede quindi all’Unione di portare all’attenzione dell’opinione pubblica il caso e di sconfiggere una volta per tutte il tabu’ della “legalizzazione delle scelte di fine vita”. “Piero Welby oggi, come ieri Luca Coscioni, sta trasformando la sua condizione di debolezza a malattia in condizione di grande forza politica, di guida della campagna dell’Associazione Coscioni e della Rosa nel Pugno per la legalizzazione dell’eutanasia”, sottolinea il radicale Marco Cappato. “Mi auguro – aggiunge – che la sua forza aiuti l’Unione a uscire dall’afasia e dall’immobilismo sui temi delle libertà individuali e aiuti anche quanto esiste di speranze liberali nel centrodestra”. “E’ infatti urgente – prosegue Cappato – sbloccare il dibattito parlamentare sul testamento biologico e anche abbattere l’ultimo grande tabù della politica italiana, quello dell’eutanasia clandestina di massa e quello dell’alternativa, tanto comprensibile e ragionevole per la gente quanto impronunciabile per il ceto medio, di regolamentazione e legalizzazione delle scelte di fine vita”.

da La Nuova Sardegna, 23 settembre 2006

«Presidente Napolitano, mi lasci morire». In tv il video-choc di Piergiorgio Welby, co-presidente dell?associazione Concioni. MONICA VIVIANI.

Lo vediamo mentre respira grazie a quel ventilatore artificiale da cui non può mai separarsi, mentre steso su un letto riesce a muovere solo gli occhi, mentre sentiamo una voce metallica uscire dal computer appoggiato sul comodino e lanciare un appello a Giorgio Napolitano: «Presidente, voglio l?eutanasia». Così, mostrando in un video-choc la sua condizione di malato terminale di distrofia muscolare progressiva, raccontando la sua non vita di oggi, il co-presidente dell?associazione Luca Coscioni Piergiorgio Welby riapre il dibattito su tema «tabù» nel nostro Paese. «Caro Presidente scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese». Il grido di un uomo che se fino a due mesi e mezzo fa poteva ancora per qualche ora al giorno scrivere, leggere e fare ricerche «ora sono come sprofondato in un baratro senza uscita». Il peggioramento della malattia ormai non gli consente più di muoversi, di parlare (ci riesce solo grazie all?aiuto del computer), di mangiare (viene nutrito con una sostanza artificiale) ma solo di guardare la tv «aspettando l?ora della compressa di Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi domani». Lui che ama la vita e che dice «morire mi fa orrore» ora chiede non una morte dignitosa, ma una vita decorosa. E citando la difesa del Papa della «dignità inviolabile della vita umana dal concepimento alla suo termine naturale», si domanda che cosa ci sia di naturale in una condizione come la sua, in «un?esistenza crudelmente biologica». Il suo sogno è «poter ottenere l?eutanasia» e che ai cittadini italiani venissa data «la stessa opportunità che è concessa ai cittadini olandesi, svizzeri e belgi». Un appello, il suo, con cui i parlamentari della Rosa nel pugno (Rnp) e l?associazione Luca Coscioni vogliono richiamare l?attenzione sulla sull?eutanasia e riaprire il dibattito. «Il progetto di legge sul testamento biologico – dice Marco Cappato, segretario dell?associazione Coscioni – giace fermo nella commissione Sanità al Senato, mentre dell?eutanasia, presente nel programma della Rosa nel pugno, non si può nemmeno parlare, perchè viviamo in uno Stato confessionale. Per questo motivo abbiamo deciso di iniziare una nuova lotta, inviando la lettera di Welby al presidente Napolitano. Welby oggi, come ieri Luca Coscioni, sta trasformando la sua condizione di debolezza a malattia in condizione di grande forza politica. Mi auguro che la sua forza aiuti l?Unione a uscire dall?afasia e dall?immobilismo sui temi delle libertà individuali». Del resto, come rilevano Rita Bernardini, tesoriera dei Radicali italiani, e Marco Pannella, «l?eutanasia clandestina è già praticata in diversi ospedali italiani. Come ha ricordato il professor Veronesi, ci sono molti modi per farlo. Il problema è che, per colpa della Chiesa, non si è aperto il dibattito e non si tiene conto dell?opinione di molti cittadini». Sull?appello sono intervenuti ieri parlamentari dei Verdi e di Rifondazione. «E? giusto sollecitare un dibattito parlamentare su un tema così delicato – ha detto Tommaso Pellegrino (Verdi) – ci sono delle situazioni-limite che sconfinano nell?accanimento terapeutico». Sulla stessa linea Salvatore Bonadonna (Prc) che considera quella di Welby «una drammatica testimonianza e una coraggiosa dichiarazione di amore per la vita e per la dignità della vita».

La «dolce morte» è legale in Olanda e Belgio. Ma in Europa solo Italia e Gran Bretagna mantengono norme rigide.

L?ultima proposta di legge sull?eutanasia presentata nel nostro Paese è dello scorso gennaio e porta la firma dei parlamentari della Rosa nel Pugno: si trattava di un provvedimento che sanciva il diritto del malato a richiedere l?eutanasia attiva o passiva e apriva di fatto la possibilità anche per i minori una volta accertato che per questi lo stato di malato fosse terminale. Una proposta che scatenò un aspro dibattito politico e che venne appoggiata, tra gli altri dal professor Umberto Veronesi. Ma non se ne è saputo più nulla come delle altre proposte di legge presentate nelle precedenti legislature (se ne contano cinque) per le quali non è mai iniziato nemmeno l?esame parlamentare. E nel resto del mondo ? Per quanto riguarda l?Europa in Danimarca in caso di malattia incurabile o incidente grave si può chiedere di non essere tenuti in vita artificialmente. L?Olanda è stato inoltre il primo paese a depenalizzare nel 2000 l?eutanasia. In Belgio l?eutanasia è ammessa per legge dal 2001 e viene riconosciuta la prassi del testamento biologico. In Germania e Spagna è possibile fermare i trattamenti nei pazienti terminali e le disposizioni testamentarie permettono di dare indicazioni sul proprio diritto a morire, ma la situazione varia da regione a regione. Inoltre in Spagna dal 1995 il codice penale non tratta più l?eutanasia e l?assistenza al suicidio come un omicidio. In Germania in linea di principio la «dolce morte» può essere autorizzata solo se è corrispondente alla volontà del paziente e deve essere approvata dai tribunali tutori. In Gran Bretagna ci sono stati casi in cui la legge l?ha consentita per i malati incurabili tenuti in vita artificialmente. In Francia l?eutanasia è proibita ma il codice distingue tra attiva e passiva (nel primo caso si viene incolpati di omicidio nel secondo non c?è reato). Inoltre l?anno scorso il parlamento di Parigi ha approvato una legge che autorizza i malati terminali a interrompere ogni assistenza medica. In Svizzera il suicidio assistito non è reato se il malato è consapevole. In Svezia il suicidio assistito non è punibile e in casi estremi il medico può spegnere le macchine che tengono in vita il paziente. In Australia nel 1996 nei territori del Nord è stata approvata una norma a favore della dolce morte, ma è stata bloccata dalla Corte federale.

A.N.S.A., 26 SETTEMBRE 2006

EUTANASIA: NUOVO APPELLO DI UN MALATO A NAPOLITANO.

ROMA – E’ sempre piu’ acceso il dibattito sull’eutanasia. Dopo l’appello di Piergiorgio Welby, copresidente dell’associazione Coscioni malato di distrofia, un altro malato manda un messaggio al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. Intanto oggi in Senato si comincera’ a discutere della legge sul testamento biologico, verso il quale convergono molti politici.
Giovanni Nuvoli, di 52 anni, di Alghero, ex arbitro di calcio, ha scritto al Presidente della Repubblica perché lo aiuti: la malattia deve fare il suo corso senza l’assunzione di quelle medicine che ne ritardano la morte. Da sette anni è affetto da Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), respira grazie ad una macchina, è alimentato tramite un foro nello stomaco e parla con gli occhi. Dopo esser venuto a conoscenza dell’appello di Piergiorgio Welby anche Nuvoli con gli occhi (attraverso una tavoletta con le lettere tenuta dalla moglie) ha dettato un messaggio dal suo letto nel reparto di rianimazione dell’Ospedale civile di Sassari. “Non vuole assumere più medicinali – ha raccontato la moglie dell’uomo – ed ha voluto scrivere anche lui una lettera al capo dello Stato”.
“Gli aspetti più tragici di questa malattia – ha dettato Nuvoli – sono che non si perde affatto la sensibilità e a tutt’oggi vedo, sento e ragiono normalmente. Non ho perso la mia lucidità mentale. Non riesco a immaginare una malattia più crudele di questa. Nessuno è mai guarito da questa malattia. La mia vita sta finendo e io sono capace di accettarlo. Questo è quanto la natura ha previsto per me”. Nuvoli non chiede l’iniezione letale ma nemmeno un accanimento terapeutico. “Io sono in grado oggi e lucidamente di decidere se proseguire o meno le cure e trovo assurdo che la legge non tenga in alcun conto la mia volontà”.
“Sono problemi enormi che possono coinvolgere ciascun cittadino italiano – ha scritto Nuvoli al presidente Napolitano – ed il Parlamento non può continuare a ignorarli”, da qui la sua richiesta per una legislazione “moderna, laica e articolata che metta anche il medico italiano in condizioni di superare il conflitto che spesso deve affrontare da solo, fra il rispetto della legge in vigore ed il suo personale senso morale ed il buon senso”.
Mentre gli schieramenti politici sono trasversalmente divisi e il fronte cattolico dice un “no” categorico all’eutanasia, per la Chiesa la “dolce morte” resta un assassinio. L’eutanasia, afferma il cardinale Javier Lozano Barragan, ministro della Salute vaticano, “é e resta un percorso di morte”.

ACCANIMENTO, TESTAMENTO BIOLOGICO: I TERMINI DEL CONFRONTOROMA – Accanimento terapeutico, testamento biologico, eutanasia. Il dibattito etico sui temi legati alla fine della vita, dopo il caso Welby, si riaccende, creando profonde divisioni nell’opinione pubblica ed anche una certa confusione in merito a definizioni e concetti non sempre di comprensione immediata. Ma nell’acceso confronto di questi giorni, c’é una ‘bussola’ che non va mai persa di vista, almeno secondo il bioeticista Sandro Spinsanti: la volontà dell’individuo, unico e vero ‘spartiacque’ in un terreno così spinoso. L’appello del co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, Piergiorgio Welby, al presidente della Repubblica perché gli sia riconosciuto il diritto all’eutanasia dopo anni di sofferenza per una grave patologia degenerativa, ha scatenato un dibattito in cui, ha sottolineato Spinsanti, “i termini della questione rischiano di complicarsi, ingenerando grande confusione nell’opinione pubblica”. Un dibattito etico in cui il vero rischio è quello di ‘perdersi’, a meno che, afferma il bioeticista e direttore dell’Istituto ‘Giano’ di Roma, non si decida di seguire una ‘bussola’ precisa: “La bussola – spiega – é il diritto dell’individuo a porre dei limiti ai possibili trattamenti medici; una base, questa, su cui penso si potrebbe raggiungere un consenso molto ampio”. Il punto, secondo il bioeticista, è che i trattamenti medici, sempre più avanzati grazie ai progressi della scienza, “non dovrebbero mai essere obbligatori e vi si dovrebbe poter rinunciare anche se comportano un prolungamento della vita”. In altre parole, afferma Spinsanti, “nessuno dovrebbe essere obbligato ad accettare un trattamento se questo lo ‘costringe’ ad una qualità di vita per lui insostenibile”. La ‘chiave’ sta, quindi, proprio nel diritto della persona a porre dei limiti, fermo restando che “nessuno può parlare per qualcun altro o dire quando una condizione è intollerabile, se non il soggetto stesso”. Una garanzia in tal senso, ha aggiunto l’esperto, è il testamento biologico, che “mette appunto al centro la volontà del soggetto, attuale o precedentemente raccoltà”.
- EUTANASIA: ovvero la ‘dolce morte’, indotta in casi estremi di prognosi infauste e in caso di sofferenze ritenute intollerabili. Si distingue tra eutanasia attiva (attraverso la somministrazione da parte di soggetti terzi di determinate sostanze) ed eutanasia passiva (attraverso la sospensione del trattamento medico). In Italia l’eutanasia è un reato, ma in vari paesi europei (come Olanda, Belgio, Danimarca e Germania per particolari casi) è permessa.
- ACCANIMENTO TERAPEUTICO: Con ‘accanimento terapeutico’ si intende la messa in atto di procedure mediche “onerose, pericolose, straordinarie o sproporzionate rispetto ai risultati attesi”. Una espressione che traduce il termine più accademico ‘distanasia’, parola di origine greca che significa ‘morte difficile o travagliata’. Termini che vogliono indicare, insomma, un “prolungamento del processo del morire per mezzo di trattamenti che non hanno altro scopo che quello di prolungare la vita biologica del paziente”.
- TESTAMENTO BIOLOGICO: Il Testamento biologico (o Dichiarazioni anticipate di trattamento) prevede che il soggetto, capace di intendere e volere, possa indicare le opzioni terapeutiche possibili in caso si trovi in stato di incoscienza, rifiutando ad esempio trattamenti estremi che si configurino come accanimento terapeutico. Dalle Dichiarazioni anticipate è esclusa la richiesta di eutanasia. Il Testamento non è vincolante per il medico, che può decidere di non rispettare le indicazioni date motivandone le ragioni nella cartella clinica del paziente. Si prevede anche la possibilità di indicare un “fiduciario”, cioé una persona (parente, convivente, amico o anche lo stesso medico di famiglia) al quale la persona vorrà affidare la cura dell’attuazione delle volontà e dei desideri espressi nella dichiarazione. Le audizioni a Palazzo Madama per la legge sul testamento biologico cominceranno dalla settimana prossima.

INDIANA MALATA DI TUMORE FA IL DIGIUNO PER LASCIARSI MORIRE.
NEW DELHI – A sessant’anni ha deciso di non voler vivere più e per farlo ha scelto l’antica pratica giainista del “Santhara”, che consiste nel non assumere volontariamente più né cibo e né acqua fino ad arrivare alla morte. Quando Vimla Devi Bhansali, una donna che vive nello Stato indiano settentrionale del Rajasthan, ha saputo dai medici di essere gravemente malata per un tumore al cervello, ha deciso non solo di non curarsi più ma di lasciarsi morire di fame e di sete secondo i precetti del “Santhara”, facenti parte della sua tradizione religiosa giainista. Il giainismo è una corrente filosofica a forti connotazioni religiose nata in India nel VI secolo avanti Cristo. Assai affine al buddismo, ma non contraria al sistema castale, ha come regola principale l’ahimsa – la non violenza – : dei 18 peccati capitali enumerati nei testi, l’atto di uccidere è il più grave di tutti, anche se la vittima non è che un minuscolo insetto. Un giainista rigoroso non mangia la carne di alcun animale, non può fare l’agricoltore perché l’aratro semina morte, e filtra persino l’acqua che beve per paura di ingerire piccoli organismi viventi e di ucciderli senza saperlo o volerlo. I jainisti, attualmente circa un milione e mezzo, sono sparsi in tutte le grandi città dell’India. Si occupano prevalentemente di attività bancarie e di ogni sorta di commercio che non richieda uccisione di animali o distruzione di vegetali.La decisione della giainista Vimla Devi Bhansali di lasciarsi morire ha sollevato in India numerose polemiche, al punto che è stata presentata all’Alta Corte indiana una petizione per impedire alla donna di portare a termine il suo gesto. Sono infatti in molti a ritenere che la pratica debba essere bloccata. Consentirla, sostengono, equivarrebbe a concedere un’eutanasia, che in India è illegale.Ma non tutti sono della stessa opinione. Numerosi seguaci della religione giainista sono giunti dalle città vicine per andare a far visita alla donna e per difendere la sua scelta, frutto delle loro tradizioni.La pratica del “Santhara” è ancora molto diffusa in India nell’ambito delle comunità giainiste ed è praticata soprattutto tra gli anziani. I giainisti credono che attraverso la privazione del cibo e dell’acqua il corpo si purifichi, preparandosi così nel modo migliore ad accogliere la morte. Monaci e monache giainiste considerano il “Santhara” il sacrificio supremo che porta all’elevazione dell’anima. Sul caso di Vimla Devi Bhansali dovrà pronunciarsi il prossimo cinque ottobre l’Alta Corte indiana, che dovrà stabilire se la pratica equivalga ad un suicidio o all’eutanasia (come sostengono in molti) e quindi come tale sia illegale e debba essere impedita.La comunità giainista dal canto suo in larga parte rivendica il rispetto delle proprie tradizioni e sostiene che trattandosi di una pratica religiosa, di un rituale che risale ad oltre 1.000 anni fa, il “Santhara” non può essere punito in base alla legge ordinaria. La discussione sulla possibilità di legalizzare l’eutanasia é sempre molto vivace in India. Solo poco più di un mese fa il governo indiano ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di prendere in considerazione la legalizzazione dell’eutanasia nel Paese. La presa di posizione del Governo si è avuta poco dopo la decisione dell’Alta corte di Patna ( capitale dello Stato settentrionale del Bihar) di respingere la richiesta di eutanasia da parte di Mohammad Shahabuddin, un pluripregiudicato gravemente malato che aveva appunto fatto richiesta di essere autorizzato a morire.E poco più di un anno fa quattro fratelli indiani sofferenti di una malattia incurabile avevano scritto una lettera al presidente della Repubblica, Kalam, chiedendogli di essere autorizzati a mettere fine alle loro sofferenze. Una richiesta non accolta anche in quel caso.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Stop alla lottizzazione a due passi dalla foresta dei Cervi sardi !


L?amministrazione comunale del quasi ?eterno? ex sindaco Ennio Murgioni, consigliere regionale di Forza Paris, recentemente dichiarato decaduto dalla Regione autonoma della Sardegna, in quanto eletto in palese contrasto con il limite di due mandati amministrativi consecutivi contenuto nel testo unico degli Enti locali (decreto legislativo n. 267/2000 e successive modifiche ed integrazioni), ha sicuramente dato un impronta particolare e netta al territorio comunale di Castiadas (CA). Il piano urbanistico comunale ? P.U.C., approvato nel 2002 e modificato nel 2005, in attuazione del piano territoriale paesistico n. 13 (D.P.G.R. 6 agosto 1993, n. 278) annullato su ricorso ecologista per le gravi illegittimità sul piano della tutela ambientale (sentenza T.A.R. Sardegna n. 1207 del 6 ottobre 2003), dedica la gran parte della piana e del litorale di Castiadas al cemento sotto la pretesa della ?valorizzazione turistica?. Ed a nulla sono valse la c. d. legge salva-coste (legge regionale n. 8/2004), né l?adozione del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. nel maggio scorso, in quanto consentivano ? in via transitoria ? l?applicazione del P.U.C. Soltanto ora, con l?approvazione definitiva del P.P.R., le cose cambiano. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inviato una richiesta di diniego delle necessarie autorizzazioni amministrative ambientali ed urbanistiche (esposto del 22 settembre 2006) ai Ministeri dell?ambiente e dei beni culturali, al Presidente della Regione, agli Assessori dell?urbanistica, dei beni culturali e della difesa dell?ambiente, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Servizio tutela del paesaggio di Cagliari, al Commissario straordinario del Comune di Castiadas e, per opportuna conoscenza, alla Commissione europea avverso il piano di lottizzazione (metri cubi 6.181 di volumetrie residenziali e ricettive) denominato ?Il Costone? ai margini della splendida ed incantata foresta di S?Acqua Callenti, regno del Cervo sardo, dell?Aquila reale e di tante altre specie faunistiche di primario interesse. Una delle aree di più elevata naturalità della Sardegna e del Mediterraneo, tutelata con vincolo paesaggistico, proposto sito di importanza comunitaria e prevista entro il futuro parco naturale regionale ?Sette Fratelli ? Monte Genis?. Ora, il piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, vede l?area ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 27 ?Golfo orientale di Cagliari? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata ?area naturale e sub-naturale? (boschi; macchie, dune e aree umide) ?aree ad utilizzazione agro-forestale? (colture erbacee specializzate). Essendo comunque il Comune di Castiadas provvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. La ?foresta dei cervi? non deve essere assediata dal cemento !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Bracconieri, brava gente…


Si continua a sfatare il mito del bracconiere indigente, costretto al reato dalle necessità economiche…..

da La Nuova Sardegna, 21 settembre 2006

Due mufloni a pezzi negli zaini, denunciati 10 cacciatori .

FONNI. Due mufloni abbattuti a fucilate e accuratamente spezzettati, la carne distribuita negli zaini in vista di uno spuntino condito con il brivido della trasgressione. Spuntino che gli uomini dell?ispettorato forestale di Lanusei hanno reso impossibile sorprendendo in campagna e denunciando a piede libero dieci persone (un medico dell?ospedale di Nuoro, un gioielliere e tre operai di Tonara, cinque amici di Fonni) per bracconaggio e caccia di frodo ai mufloni. Domenica scorsa – giornata di apertura della caccia nell?isola – il gruppo ha cercato di passare inosservato davanti ad un posto di blocco nelle campagne tra Fonni e Villagrande Strisaili, ma il nervosismo dei cacciatori ha insospettito gli agenti. L?obiettivo – fanno sapere dall?ispettorato forestale di Lanusei – era quello di eludere i controlli perché i dieci avevano nascosto due mufloni, dopo averli sezionati, all?interno degli zaini. I rangers hanno però seguito i loro spostamenti scoprendo in mezzo ai cespugli gli zaini con le prede proibite, ?fardello? scomodo di cui nel frattempo erano riusciti a sbarazzarsi. I forestali hanno inoltre sequestrato fucili, munizioni e due radioline che servivano ai cacciatori per mettersi in comunicazione qualora il gruppo si fosse diviso.

da L?Unione Sarda, 21 settembre 2006

Pula. Scoperti a insidiare gli animali che durante la notte raggiungono il campo da golf. Is Molas, a caccia di cervi sul green. Due bracconieri, padre e figlio, denunciati dalla Forestale. Andrea Piras.

Due cacciatori di frodo sono stati bloccati e denunciati dalla Forestale mentre insidiavano cervi e daini nel campo da golf di Is Molas.
A tradirli è stato il raggio di luce della piccola torcia sistemata sulla canna del fucile. Un fascio stretto e potente che nell?oscurità avrebbe dovuto indicare ai cacciatori di frodo la preda. Un cervo o un daino intento magari a brucare germogli o l?erba del prato. Ma questa volta i bracconieri scoperti dagli uomini del Corpo forestale e di vigilanza ambientale non stavano operando lontano da occhi indiscreti, in piena campagna, tra i boschi di Piscina manna o Gutturu Mannu.
NELLA NOTTE. Macché, per procurarsi fresche bistecche avevano scelto il green di Is Molas, il campo dove poche ore prima qualche giocatore aveva dato sfogo alla grande passione cercando di infilare più buche possibili. Loro, E. C. di 49 anni e suo figlio D. C. di 27, invece, alle palline da golf hanno preferito i pallettoni. Una scelta ? esattamente come quella fatta per l?area dove esercitare l?attività venatoria illegale – non felice, visto che sono finiti nella rete tesa dai ranger. Per entrambi, una denuncia penale per caccia di frodo in zona destinata ad attività sportiva, e quest?ultimo particolare avrebbe complicato la loro posizione giudiziaria. C?è infatti il rischio per padre e figlio, che oltre Forestali della stazione di Pula guidati dall?Ispettore Massimo Sardara, anche i proprietari del centro turistico-residenziale- sportivo di Is Molas, possano decidere di presentare una seconda denuncia.
I FATTI. L?episodio è avvenuto tra domenica e lunedì. Verso le due del mattino, i cacciatori di frodo di Pula, ben conoscendo le abitudini dei cervi e dei daini che abitano le foreste di Piscina Manna e i boschi di Is Molas, abituati durante la notte di scendere a valle per assaporare i teneri germogli delle piante, hanno deciso di attenderli al varco. Imbracciato il fucile, munito di torcia, si sono appostati alla periferia del campo erboso illuminando, di tanto in tanto, l?area. Sono stati quei raggi di luce nel buio della notte a tradirli, indicando la loro posizione alla pattuglia dei ranger che in quelle ore stavano svolgendo l?abituale attività di controllo delle campagne per contrastare l?opera dei bracconieri. Padre e figlio (il primo già conosciuto dai ranger e comunque dalla forze dell?ordine per alcuni precedenti) sono stati fermati. Alla vista dei Forestali hanno anche tentato di darsela a gambe e far perdere le tracce nell?oscurità ma hanno fatto poca strada. Sono stati così bloccati e identificati. Nel sacco avevano un coniglio catturato poco prima, ma il loro armamentario era composto da parecchie cartucce calibro 12 caricate a pallettoni e dunque destinate ad abbattere prede ben più grosse. Di certo, cervi, daini o qualche cinghiale.

E, comunque, c’è anche qualche buona notizia per gli “altri” animali…

da La Nuova Sardegna, 13 settembre 2006

Urzulei. I retroscena del ritrovamento del piccolo roditore sardo.
Presto il ghiro Elune tornerà in libertà. L?università e l?Ente foreste in un progetto di salvaguardia

La naturalista Cavia: «Ho iniziato la ricerca due anni e mezzo fa».

URZULEI. «Ho iniziato la ricerca da sola, circa due anni e mezzo fa, tra l?altro – racconta con aria soddisfatta Maria Agostina Cavia – senza alcun supporto scientifico visto che in proposito non esiste praticamente niente». All?indomani dell?annuncio ufficiale, la giovane naturalista di Urzulei spiega i retroscena del ritrovamento e della cattura del ghiro sardo, evento sensazionale arrivato a coronamento di un lunghissimo lavoro di ricerca, estenuante quanto approfondito. «Non appena ho avuto un riscontro della presenza di questa specie, ho contattato immediatamente la dottoressa Anna Maria Deiana dell?università di Cagliari e il responsabile dell?Ente Foreste» spiega Cavia, 35 anni, laureata in Scienze Naturali, nel capoluogo isolano. «Si tratta di un ritrovamento molto importante – aggiunge la giovane ricercatrice di Urzulei – che scioglie ogni dubbio sulla sopravivenza nell?isola di quella che dovrebbe essere la sottospecie sarda del ghiro europeo la cui ultima rilevazione ufficiale pare risalga al 1980». Il ghiro sardo, in limba soriche de arbore, infatti, è un animale di cui si erano perse le tracce tanto che si credeva addirittura fosse estinto. La costanza, gli studi, il lungo lavoro di appostamenti fatti in luoghi non certo agevoli, hanno tuttavia premiato Maria Agostina Cavia, la quale, con il prezioso ausilio di Sebastiano Cabras, presidente del Gruppo speleologico di Urzulei, è riuscita a catturare lo straordinario roditore.
Un esemplare maschio, di appena un paio di mesi, subito battezzato, dalla giovane naturalista, Elune, presentato al pubblico ieri mattina nelle campagne di Scartari, nella codula Elune appunto, a due passi da Teletotes, il canalone che porta fino alla spiaggia di Cala Luna. Il posto ideale per far sentire a suo agio il curioso animale e ?ritornare? indietro nel tempo, a quando il ghiro sardo era un ottimo boccone per i caprari che ne vendevano anche la preziosa pelliccia. Il piccolo animale, custodito in una gabbia con letto di foglie, tra ghiande e acqua, dopo un primo momento in cui si è rintanato, presa confidenza con le macchine fotografiche e da presa, per niente impaurito, ha iniziato a passeggiare incuriosito per quanto gli stava succedendo intorno. L?animale dopo i rilievi necessari per lo studio che lo riguarda sarà liberato nello stesso posto dove è stato catturato «soltanto per una ricerca scientifica, sostenuta dall?università di Cagliari» dice Maria Agostina Cavia. Top secret, naturalmente, la località del ritrovamento che di certo non è quella della conferenza stampa e che non verrà mai svelata a nessuno, per evitare che arrivano i soliti predatori. Nel corso delle ricerche sono stati raccolti interessanti dati scientifici e individuate diverse caratteristiche etologiche della specie.
«In collaborazione con l?università di Cagliari – sottolinea soddisfata la dottoressa Cavia – verrà avviata ora una ricerca macromolecolare per determinare se effettivamente si tratta di una sottospecie di ghiro europeo. Inoltre è pronto un progetto con l?Ente foreste mirante a tutelare e salvaguardare questo importantissimo elemento di biodiversità». Il ghiro è una specie ad areale eurasiatico e tra le specie di gliridi è la prima ad essere entrata a far parte della fauna italiana nel corso del Pleistocene. È presente in Sardegna con la sottospecie Myoxus glis melonii (Thomas, 1907), probabilmente introdotta dai romani, principalmente nel Supramonte di Orgosolo e di Dorgali.

da La Nuova Sardegna, 15 settembre 2006

Il ghiro sardo Elune torna a casa. Dopo i rilievi e gli esami scientifici, il roditore ritrova la libertà.

URZULEI. Ha riacquistato la libertà, Elune, l?esemplare di ghiro sardo che era stato trovato e catturato nel Supramonte. Mercoledì mattina, la studiosa e naturalista Maria Agostina Cavia con un paio di collaboratori ha liberato dalla gabbietta in cui era stato ?ospitato?, il piccolo roditore. «Dopo aver fatto i prelievi necessari per la classificazione e le indagini che interessano la nostra ricerca è stato riportato nel suo habitat e rimesso in libertà». Inutile insistere per sapere dove era stato catturato e poi liberato, il giovane ghiro dalla apparente età circa un anno. Si sa solo che Elune, appena si è spalancata la porticina della gabbietta in cui era stato tenuto per un paio di giorni, dopo aver dato un?ultima veloce occhiata alla ?prigione?, è schizzato via come un missile, verso il suo gruppo familiare. Un gruppo abbastanza raro ma che pare sia presente in diversi punti dell?Ogliastra e della Barbagia. L?eccezionalità, nel caso di Elune, è stata la cattura, forse la prima in assoluto visto che non esisteva nessuna documentazione sulla specie, per fini scientifici. «Per il mondo universitario – commenta la dottoressa Maria Agostina Calvia – è stata una cosa molto importante per il fatto che prima non esisteva nessun tipo di studio sul ghiro sardo. Studi che adesso invece, potranno avere il via. Abbiamo un contato con il dottor Carlo Mulas dell?Ente foreste con il quale si sta avviando un progetto proprio per curare un primo censimento, un monitoraggio che avranno quale obiettivo principale la tutela e la salvaguardia dell?animale». Intanto, in piena collaborazione con l?università di Cagliari sono stati raccolti interessanti dati scientifici e individuate diverse caratteristiche etologiche della specie. L?altro dato interessante è che verrà avviata una ricerca macromolecolare per determinare se effettivamente si tratta di una sottospecie di ghiro europeo.

(foto L.A.C.)

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Una vita serena davanti…


Ieri abbiamo avuto una splendida notizia. Il padre Achille Mauro ci ha comunicato che Il Comitato etico dell?Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, struttura di eccellenza incaricata, ha validato il protocollo terapeutico del collirio ?plasminogen drops? preparato dalla industria farmaceutica Kedrion s.p.a. Sono in corso gli ultimi accordi con l?A.S.L. n. 2 di Olbia per la somministrazione della terapia, il cui inizio è previsto in questi giorni. Il calvario del piccolo Enea, il bimbo di due anni afflitto da una malattia rarissima (la congiuntivite lignea bilaterale asimmetrica per deficit di plasminogeno, che provoca la rapida progressiva occlusione della visuale), e della sua famiglia sta per finire. Dal giugno scorso lo staff del Ministro della salute Livia Turco, l?Assessore regionale della sanità Nerina Dirindin, l?Agenzia italiana del farmaco ? A.I.F.A. hanno sostenuto, insieme agli Ospedali Careggi e Meyer di Firenze, già interessati al caso, la dura ?guerra? di un bimbo e della sua famiglia per avere un futuro sereno. Eppure tutto poteva esser così facile. Infatti, una volta tanto l?Italia è ai primi posti nel mondo. Ha una norma, il decreto legislativo n. 124/1998, che riconosce l?accesso gratuito alle migliori cure specialistiche anche agli affetti da ?malattie rare?. Quelle malattie che hanno, fortunatamente, pochi pazienti ma, sfortunatamente, non incontrano i favori delle multinazionali del farmaco che non producono normalmente le opportune medicine per?carenza di mercato. Il Servizio sanitario nazionale, con le modalità attuative stabilite nel D.M. n. 279/2001, si fa carico delle spese per la produzione dei farmaci per le ?malattie rare? e viene così incontro alle necessità dei pazienti. E? una norma di grande civiltà, espressione di quel diritto alla salute consacrato nella nostra costituzione (art. 32). Tutto a posto ? Purtroppo no. Non sempre l?applicazione della norma è semplice ed agevole. Enea ed i suoi genitori, dopo mille peripezie fra Istituti di ricerca, Ospedali pediatrici di eccellenza (il Meyer di Firenze), consulti fra specialisti di mezzo mondo, fra i quali quello risolutore presso l?Ospedale pediatrico e per adolescenti dell?Università di Lipsia, erano riusciti a trovare finalmente la terapia, l?unica terapia, che finora aveva dato risultati positivi. L?unica terapia efficace (a base di ?plasminogen drops?) era quella descritta in ?Effective treatment of Ligneous Conjunctivitis with topical plasminogen? a cura del dott. Patrick Watts ed altri (Università di Toronto, Canada), pubblicata sull?American Journal of Opthalmology nell?aprile 2002. Nessuna Casa farmaceutica la produceva: troppo pochi i pazienti, troppo scarsi i guadagni. Nonostante mille assicurazioni, per lunghi, troppi, mesi non era stata ancora data la risposta risolutiva a dei genitori ormai quasi alla disperazione. Ad un bambino che stava perdendo la vista. E? stato quindi necessario inoltrare, da parte del padre Achille Mauro Porcheddu e del Gruppo d?Intervento Giuridico una specifica istanza per l?accesso all?idonea terapia (nota del 3 giugno 2006) rivolta al Ministro della salute, all?Assessore regionale della sanità, al Direttore generale dell?Azienda USL n. 2 e, per opportuna conoscenza, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania. Da allora, con la pubblicizzazione della vicenda sui mass media, finalmente tutto si è messo in moto. E ora la definitiva soluzione positiva ed una vita serena davanti?..

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto L.C., archivio GrIG)

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W Roma capitale d’Italia !


Riceviamo dai Radicali di Sinistra e pubblichiamo volentieri. Un po’ di sano laicismo non farebbe male a questa Nazione…..

Perché il 20 settembre ritorni ad essere la Festa dell?Unità d?Italia

Il 20 settembre 1870 un corpo di bersaglieri guidati dal generale Cadorna entrava a Roma attraverso una breccia aperta nelle mura aureliane all’altezza di Porta Pia.
Era l?atto conclusivo della riunificazione italiana e della fine del potere temporale del Papa. L?Italia, di nuovo unita e rinata come nazione, assumeva, alla pari degli altri grandi paesi europei, un volto laico e un organigramma istituzionale liberale: gli italiani di religione ebraica furono liberati dai ghetti e dalle odiose discriminazioni, fu istituito il diritto all?istruzione, poste le basi per una moderna costruzione del Paese e poste le basi, seppur imperfette e parziali, di una democrazia rappresentativa.
Con il Venti Settembre nasce l?Italia moderna e questa data, fino al 1929, segnò annualmente la Festa dell?Unità d?Italia, la Festa degli Italiani.
La “Conciliazione” mussoliniana coincise con l?abolizione del Venti Settembre, la liquidazione delle istituzioni democratiche e la fine dello Stato laico. L?Italia tornava ad essere un paese paracattolico: furono reinseriti gli odiosi (e ancora esistenti) privilegi economici e fiscali alla Chiesa, l?ora di religione a scuola.
Nonostante la caduta del fascismo e l?avvento della Repubblica, nonostante la revisione del Concordato del 1984 e sebbene la religione cattolica non sia più religione di Stato, la ricorrenza del Venti Settembre non viene più festeggiata e i privilegi ecclesiali sempre più numerosi.
Già dagli anni ?50, il fondatore del moderno Partito Radicale riprese con forza la necessità di reintegrare la festività del Venti Settembre. Oggi, i Radicali di Sinistra, consapevoli del fatto che è sempre più stridente il contrasto tra le ragioni di civiltà (come i PACS, l?autodeterminazione delle donne, la libertà di ricerca e di cura, la difesa della scuola laica e statale) e il ritorno di un oscurantismo ottuso che erige la Fede a nuovo strumento di oppressione delle libertà individuali, crediamo nella necessità di una nuova breccia di Porta Pia che, anche attraverso il ripristino del Venti Settembre, come Festa nazionale dell?Unità d?Italia, riapra un percorso di laicizzazione e di un nuovo Risorgimento civile e di diritti per tutti gli italiani.

Noi sottoscritti cittadini,

Ai sensi dell’Articolo 50 della Costituzione che contempla il diritto dei cittadini di inviare petizioni alle Camere per chiedere provvedimenti legislativi o esporre comuni necessità

CHIEDIAMO

Ai Senatori della Repubblica
Ai Deputati

- di voler promuovere le iniziative legislative necessarie affinché la ricorrenza del Venti Settembre torni ad essere celebrata come Festa dell’Unità d’Italia, così come avveniva dal 1871 fino al 1929, quando, in pieno regime fascista, questa venne abolita;

- il riconoscimento del diritto di tornare a celebrare la data che ci ha resi parte di una unica nazione, nella consapevolezza che sono la salvaguardia della memoria e il rispetto delle radici storiche che rendono una comunità civile e più forte nella costruzione del proprio futuro.

Affidandoci al rispetto e alla sensibilità dei Senatori e dei Deputati verso l’identità storica e civile del Paese che essi rappresentano nei due rami del Parlamento, ci rimettiamo fiduciosi ad un esito positivo di tale Petizione dei Cittadini, attendendo una iniziativa parlamentare che possa tornare a dare valore sociale e civile a una ricorrenza centrale, senza la quale l’Italia stessa non esisterebbe.

La petizione può essere sottoscritta su http://www.radicalidisinistra.it/articolo.php?codice=285%20

(foto S.D., archivio GrIG)

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Qual’è il motivo di questa "crisi" dell’Esecutivo regionale sardo ?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico assistono sconcertate, come la collettività sarda, all?attuale situazione di ?crisi? dell?Esecutivo regionale guidato dal Presidente Renato Soru. Le dimissioni da parte dell?Assessore della difesa dell?ambiente Tonino Dessì dispiacciono non solo umanamente per il cospicuo buon lavoro espletato in questi ultimi due anni, in particolare in tema di tutela della fauna e degli habitat naturali. Dispiacciono anche le ricorrenti ?voci? di sostituzioni assessoriali, soprattutto di componenti dell?Esecutivo che bene hanno lavorato per la tutela dei beni culturali ed ambientali. In questi due anni la Giunta regionale di Renato Soru ha sostanzialmente lavorato bene nel campo ambientale, con particolare riferimento al nuovo piano paesaggistico regionale, alla salvaguardia delle coste, ad una maggiore tutela della fauna selvatica. Non sono mancate e non mancheranno difficoltà ed ?ombre?, come in tutte le cose umane, ma i risultati raggiunti e quelli conseguibili nel prossimo futuro (tutti già delineati nel programma di governo della coalizione di centro-sinistra) devono costituire la base politico-amministrativa dalla quale ripartire con energia ed entusiasmo. Non vorremmo, invece, vedere il riemergere di vecchie modalità prettamente partitiche che speriamo siano consegnate definitivamente al passato. La Sardegna non pare proprio che ne abbia bisogno. Auspichiamo che prevalga il buon senso ed il senso di responsabilità per raggiungere quegli obiettivi di tutela e corretta valorizzazione ambientale degni di una regione europea. Di questo, invece, la Sardegna ha proprio bisogno.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto P.F., archivio GrIG)

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Lavori per la diga di Monte Nieddu ? Ripristino ambientale è meglio !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inviato una richiesta (istanza del 15 settembre 2006) di rescissione del contratto per la realizzazione della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius e di predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius al Presidente della Regione Renato Soru, all?Assessore regionale dei lavori pubblici e, ad interim, della difesa dell?ambiente Carlo Mannoni, all?Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia, al commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì, al Direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini e, per opportuna conoscenza, al Ministro dell?ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

Lo scorso 12 settembre il Consorzio di Bonifica per la Sardegna Meridionale e l?A.T.I. Dragados S.A. e Fincosit s.p.a. avrebbero sottoscritto un accordo per la devoluzione ad un collegio arbitrale dei contenziosi esistenti in ordine alla realizzazione dell?invaso di Monti Nieddu ? Is Canargius, nei Comuni di Pula, Sarroch, Villa San Pietro (CA). Detti lavori, consegnati il 21 gennaio 1998, sono sospesi dal febbraio 2002 e risultano attuati per meno del 20 %. Secondo notizie stampa, il risarcimento richiesto dal consorzio di costruttori sarebbe stimabile in circa 60 milioni di euro. Il collegio arbitrale dovrebbe pronunciarsi entro 180 giorni

Riassumiamo la vicenda, una delle più scandalose riguardo ambiente ed opere pubbliche avvenute in Sardegna. Da qualche anno una delle parti più pregevoli della più vasta foresta del Mediterraneo, le vallate contigue di Monte Nieddu e di Is Canargius (Comuni di Villa S. Pietro, Sarroch e Pula), è stata sventrata per un?opera pubblica tanto inutile quanto deleteria. Di un?importantissima area di rilevanza naturalistica, ricca di vegetazione mediterranea e di specie faunistiche di primaria importanza (Cervo sardo, Falco pellegrino, Aquila reale, ecc.) ne è stata fatto semplicemente carne da macello. Perché ? Per realizzare la diga di Monte Nieddu con la traversa di Is Canargius e le opere connesse. Il progetto: la costruzione di una diga sul Rio di Monte Nieddu (nei Comuni di Sarroch, Pula, Villa S.Pietro, in Provincia di Cagliari) in loc. Sa Stria, altezza mt. 87 (mt. 17 fondazioni + mt. 70 fuori terra), lunghezza mt. 340, in ?calcestruzzo rullato? a gravità, capacità potenziale di invaso di 35,4 milioni di mc. di acqua; una traversa sul Rio Is Canargius in loc. Medau Aingiu, altezza mt. 15, lunghezza mt. 100 circa, destinata successivamente a diventare una diga alta mt. 40 fuori terra, con un invaso di circa 8 milioni di mc. potenziali. i due invasi saranno collegati da una galleria di valico lunga circa 1 Km., mentre sono previste altre tre traverse ?minori? sui Rii Lilloni, Tintioni, Palaceris con una condotta irrigua addutrice di circa 8 Km. ed altre opere connesse (elettrodotti ad alta tensione a valle della diga, strade, accantieramenti, ecc.).

Questa immane opera pubblica venne progettata dal prof. Costantino Fassò, un?autorità in materia, negli anni ?60 del secolo scorso e poi approvata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel lontano 1970. La concessione per la derivazione della risorsa idrica venne rilasciata al Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale, ente attuatore, dall?Assessorato regionale dei lavori pubblici nel lontano 1975 (decreto n. 663 del 5 agosto 1975). Per questa ?archeologica? approvazione non si diede corso ? contro ogni esigenza territoriale, economica e di buon senso ? al procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., obbligatorio per simili interventi dal 1988. Nel 1994 il progetto emerse dal lungo sonno e venne approvato dalla Regione autonoma della Sardegna.

Secondo gli intendimenti del Consorzio di bonifica, uno dei tanti ?feudatari? delle acque sarde, le previsioni di utilizzazione idrica indicavano in origine 23.321.000 mc. di acqua/anno per l?irrigazione di 5.000 ettari, 6.300.000 mc. di acqua/anno per usi industriali, 3.500.000 mc. di acqua/anno per usi civili, mentre, nel bel mezzo della crisi idrica di metà degli anni ?90, affermavano che 21.500.000 mc. di acqua/anno sarebbero andrebbero ad irrigare 4.590 ettari e 9.600.000 mc. di acqua/anno per usi civili in favore della popolazione residente (circa 30 mila abitanti). Silenzio su quanta acqua finiva alle industrie. Le industrie del polo di Sarroch, infatti, hanno ricevuto negli anni 1995 e 1996 dall?acquedotto costiero del CASIC (attraverso la controllata TECNOCASIC s.p.a.) una media di circa 10 milioni di mc. di acqua annui (dati CASIC) a cui si sommano (stime 1994) altri 700 mila mc. di acqua attinti dalla SARAS spa dai pozzi. Soltanto una percentuale di circa il 30 % del consumo idrico industriale del polo di Sarroch proveniva dalla desalinizzazione e dal riciclaggio. Si tratta di svariati milioni di mc. di acqua che potevano essere destinati agli usi agricoli e civili (nel 1995 l?E.S.A.F. ha fornito circa 3.350.000 mc. di acqua nella zona per usi civili). E? ovvio – e lo abbiamo sempre sostenuto – che la destinazione di questi quantitativi idrici agli usi civili ed agricoli avrebbe tolto i pretesi argomenti a sostegno della realizzazione della diga di Monte Nieddu.

La realizzazione dell?invaso e delle opere connesse è stata finanziata con il piano operativo plurifondo ? P.O.P. 1994-1999 (fondi strutturali europei) con un finanziamento di 110 (anni 1994-1996) + 70 (anni 1997-1999) miliardi di lire che, però, sarebbero stati sufficienti per il solo 1° lotto. In totale la spesa prevista veniva stimata in circa 250 miliardi di vecchie lire.

Grazie ad una nutrita serie di azioni legali e di sensibilizzazione esperite in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico a partire dal 1994 il progetto dal pesantissimo impatto ambientale venne ridimensionato: con decreto del 16 luglio 1996 (poi modificato) il Ministero per i beni e le attività culturali annullava l?autorizzazione paesaggistica regionale n. 894 del 19 gennaio 1996. Lo stesso Ministero dell?ambiente – Servizio VIA (nota n. 3976/VIA/A.51.10 del 14 maggio 1996) richiedeva radicali cambiamenti progettuali riguardo ?il complesso delle opere? in relazione alle ?destinazione d?uso previste? ed a ?misure di mitigazione e compensazione tali da evitare problemi di salinizzazione delle falde (che risultano già fortemente presenti nella zona, n.d.r.), alterazione dei regimi idrici, compromissione di aree individuate ai sensi della Direttiva Comunitaria n. 92/43, ecc.? , ritenendo inoltre ?che si possano raggiungere notevoli risparmi nell?uso delle acque a scopo industriale così come negli susi agricoli attraverso la scelta di diversi sistemi irrigui o di riciclaggio dei reflui … alla luce delle mutate situazioni … alla luce delle mutate tecnologie?. L?area interessata, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A), inclusa nel proposto sito di importanza comunitaria ? pSIC ?Monte NIeddu? (direttiva n. 92/43/CEE), ricca di fauna e vegetazione mediterranea di primaria importanza. Per ?sbloccare? l?invaso si mossero un po? tutti: dall?allora Presidente della Giunta regionale Federico Palomba (oggi deputato) all?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, parlamentari, consiglieri regionali (attivissimo l?attuale deputato Paolo Fadda), le organizzazioni degli agricoltori, l?allora Presidente della Provincia di Cagliari Nicola Scano, gli allora sindaci di Villa S. Pietro, Pula, Sarroch e Capoterra minacciarono le dimissioni. Aurelio Misiti, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dichiarava (1997) che ?sotto un certo parallelo, più precisamente nel centro-sud, opere come questa di Monte Nieddu vengono spesso boicottate per i più svariati motivi. Non ultimo da pseudo culture che si richiamano all?ambientalismo. Nessuno può permettersi il lusso di dire che in Europa deve entrare solo una parte del nostro Paese, i ritardi nella realizzazione dei progetti dei progetti al sud rischiano però di avvalorare queste tesi? definite ?pseudo culture ambientaliste?. L?allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, docente nella Facoltà di Ingegneria dell?Ateneo cagliaritano, minacciava imprecisate azioni di rivalsa contro gli ecologisti ?cattivi?. Per indorare la pillola veniva fatto, depositato (ottobre 1994) e pagato anche uno ?studio per la valutazione di impatto ambientale?, a babbo morto, sottoscritto dal prof. Pasquale Mistretta, allora come oggi Magnifico Rettore dell?Università di Cagliari, dall?ing. Roberto Binaghi, presenza frequente nelle progettazioni della ricorrente ?emergenza idrica? di quegli anni, dalla prof.ssa Emanuela Abis, allora assessore comunale dell?urbanistica cagliaritana, dal noto ?ambientalista? Helmar Schenk e vari altri esperti?..
La ?grande diga? si doveva fare, punto e basta.

Dopo la regolare gara d?appalto europea – con un ribasso del 21,4 % rispetto agli 87 miliardi e 447 milioni di vecchie lire dell?importo a base d?asta – si aggiudicava i lavori l?A.T.I. spagnola Dragados e FCC Fomento: il 21 gennaio 1998 venivano consegnati i lavori che dovevano concludersi, pena la perdita di ingenti fondi comunitari, entro il 30 dicembre 2001. In meno di tre anni. Roba da Guiness dei primati?..

Come era facilmente prevedibile, si scoprì che, per rendere utilizzabile l?invaso, sarebbero stati necessari altri 125 miliardi di vecchie lire per realizzare le condutture di adduzione ed irrigazione, non arrivarono i 200 posti di lavoro locali promessi, sparirono le decine e decine di alberi secolari (lecci, carrubi, ginepri, ecc.) che dovevano essere reimpiantati a valle dello sbarramento, vi furono i soliti ?problemi tecnici?. Dopo un paio di anni il cantiere veniva abbandonato dal consorzio spagnolo vincitore dell?appalto (A.T.I. Dragados e FCC Fomento) per presunte inadempienze del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore) con una richiesta di risarcimento danni di ben 60 miliardi di vecchie lire. Con lo svanire del termine ultimo per la chiusura dei lavori del 31 dicembre 2001 sono andati persi 38 miliardi e 628 milioni di vecchie lire di fondi comunitari. All?ottobre 2005 i lavori realizzati risultavano pari al 19,46 % di quelli previsti. Per il termine e la funzionalità dei lavori non saranno necessari, oggi, meno di 150 milioni di euro. L?attuale assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni spera di reperirne almeno un po? dai fondi comunitari del piano operativo nazionale ? P.O.N. ?aree depresse?. Un vero successo !

Oggi, nel silenzio dei tanti ?padri? di questa vergogna istituzionale, di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un?unica soluzione razionale anche per trarre d?impaccio la gestione commissariale del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: la rescissione del contratto con indennizzo per la realizzazione dell?opera su adeguati indirizzi da parte della Regione autonoma della Sardegna in materia di politica di gestione della risorsa idrica ed un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius curato dalle strutture tecnico-amministrative regionali (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ente foreste della Sardegna, Genio civile).

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 194 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 472,33 milioni di mc. con autorizzazione all?invaso (dati R.A.S.). Ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e circa un sesto della risorsa idrica ?invasabile? di tutto il territorio nazionale (526 bacini medio/grandi per circa 10 miliardi di mc. di risorsa idrica ?invasabile?, vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero LL.PP.). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 600 milioni di mc. di risorsa idrica ?invasabile?.

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all?anno, che solo da poco vengono portati ?in risalita? nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all?agricoltura, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore CASIC produce circa 20 milioni di mc. all?anno di acqua depurata.

Il caso della diga di Monte Nieddu ? Is Canargius dovrebbe insegnare qualcosa: gestire l?acqua vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe !

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto L.C., archivio GrIG)

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Religione e civiltà, muore una "crociata" e il Papa tuona…..


Oggi è morta Oriana Fallaci. Al di là di quanto ha sostenuto, certamente opinabile, sicuramente una donna dalla fortissima personalità, dura nelle sue posizioni, violenta nelle sue passioni. Non è passata inosservata. In questi giorni, quasi non per caso, papa Benedetto XVI ha tuonato contro la “guerra santa dell’Islam … contraria alla natura di Dio“. Il mondo islamico non l’ha presa bene e, anzichè andare verso un proficuo dialogo, sembra che si vada verso nuove crociate. In proposito abbiamo già dato…al massimo si può inviare un Calderoli alla Mecca…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 15 settembre 2006, ore 08.01

E’ MORTA ORIANA FALLACI

FIRENZE – Oriana Fallaci è morta nella notte presso al casa di cura Santa Chiara a Firenze, dove era ricoverata da una settimana sotto il piu’ stretto riserbo. Aveva 77 anni. Soffriva di un male incurabile. Le esequie della scrittrice, per sua espressa volonta’, si svolgeranno in forma strettamente privata. Lo hanno reso noto i familiari. Giornalista d’ assalto, intervistatrice di ‘grandi firme’, polemista anti-Islam, scrittrice di best-seller: in un paese come l’Italia, che tiene ancora rigorosamente distinti letteratura e giornalismo e che solo in anni recenti ha visto il fiorire di figure di intellettuali-star, grazie alla diffusione dei talk-show televisivi, Oriana Fallaci ha rappresentato un ‘caso’.
Toscana purosangue, con la sua forte personalità e i suoi modi spicci la Fallaci è stata la prima donna in Italia ad emergere in un terreno tradizionalmente occupato dagli uomini. Esplicita e sincera fino all’ esibizionismo, ha interpretato sia il giornalismo che la vita con forte spirito d’ avventura, documentando alcuni dei più importanti conflitti e insurrezioni tra gli anni ’60 e ’70, ma anche, benché dietro lo schermo della finzione letteraria, vicende personali. E quando è passata alla narrativa è diventata in breve tempo la scrittrice italiana contemporanea più letta nel mondo. Nata a Firenze nel 1930, la Fallaci esordì non ancora diciassettenne come cronista di un quotidiano fiorentino per poi passare all’ ‘Europeo’. Qui si occupa di attualità e costume e a questa fase appartengono i suoi primi libri: ‘I sette peccati di Hollywood’ (1957), ‘Il sesso inutile, viaggio intorno alla donna’ (1961), il romanzo ‘Penelope alla guerra’ (1962) e ‘Gli antipatici’ (1963). L’impegno nel giornalismo cresce negli anni successivi proporzionalmente all’importanza dei temi trattati. La Fallaci si misura con eventi come la conquista della Luna (tema del libro ‘Se il Sole muore’, 1965) e con la guerra in Vietnam: ‘Niente e cosi’ sià, 1969, è il libro con cui vince il suo primo premio Bancarella e rivela le sua qualità di corrispondente consolidando la sua fama internazionale. Negli anni seguenti continua a recarsi in Vietnam, seguendo le battaglie più sanguinose e distinguendosi per il coraggio. Si occupa anche, sempre per ‘L’ Europeò e poi per ‘Il corriere della sera’, dei conflitti indopakistani e mediorientali e delle insurrezioni in America Latina, rimanendo gravemente ferita nel massacro di Plaza Tlatelolco a Città del Messico (1968). E’ questo anche il periodo delle sue celebri interviste con capi di stato e leader politici, da qualcuno giudicate a tratti insolenti, da altri fino troppo addomesticate, ma che restano comunque un modello nel genere più difficile del giornalismo: particolarmente noti e riusciti i suoi “faccia a faccia” con Henry Kissinger, Nguyen Van Giap, Golda Meir, Ghedafi, Khomeini, Deng Xiao Ping che confluiscono nel libro “Intervista con la Storia” (1974). Il suo passaggio alla narrativa, la cui vocazione covava chiaramente anche nello stile dei reportage, viene premiata dal pubblico di tutto il mondo. I suoi romanzi (‘Lettera ad un bambino mai natò, 1975, 40 edizioni solo in Italia; ‘Un uomo’, 1979, premio Viareggio; ‘Insciallah’, 1990, superpremio Bancarella) vengono tradotti in 30 paesi (tra cui Giappone, Cina, Thailandia, paesi arabi), vendono milioni di copie e scatenano puntualmente polemiche culturali e non solo. Che sono solo l’ antipasto di quello che accadrà per l’ultima, colossale battaglia della Fallaci, quella contro l’Islam inaugurata dal caso editoriale italiano degli ultimi anni, ‘La rabbia e l’orgogliò, rielaborazione di un intervento apparso sul Corriere della sera all’indomani dell’ 11 settembre, e proseguita con altri due libri. Il suo stile, enfatico e magniloquente secondo i critici più spietati, piace al pubblico e d’ altra parte corrisponde, nel bene e nel male, ai tratti della sua personalità. Il pubblico apprezza gli accenti sinceri delle sue confessioni anche quando il confine della retorica sembra essere superato, ma i critici di professione non le conferiscono mai la definitiva patente di ‘scrittrice’. Lei se ne rammarica, ma lo fa senza conveniente diplomazia: ancora qualche anno fa, ricevendo un premio in Francia, aveva detto: “In Italia la gente mi ama, ma quelli che pretendono di dire cosa deve o non deve piacere mi amano molto meno”.
Qualcuno le aveva rimproverato anche l’ eccessivo gusto per la spettacolarizzazione dei propri casi personali: gli incidenti in guerra, l’ amore per Panagulis, la malattia. Ma era inevitabile che un carattere indomabile come il suo ‘personificasse’ anche la sfida dell’ ultimo, tragico ‘faccia a faccia’.

A.N.S.A., 15 SETTEMBRE 2006, ORE 09.12

LA SCRITTRICE ANTI-ISLAM E IL PAPA DEI TEO-CON

Con la religione cattolica Oriana Fallaci non era mai stata tenera. Non lo era ai tempi di ‘Lettera a un bambino mai nato’, ‘Niente e cosi’ sià, ‘Un uomo’, e non lo è stata nemmeno con ‘La Rabbia e l’Orgoglio’, il best seller che dopo l’11 settembre la riportò ai vertici delle classifiche e delle polemiche. In quel pamphlet non perdonava Giovanni Paolo II di aver chiesto scusa per Le Crociate. Ma con Benedetto XVI aveva condiviso l’ amore per i valori dell’ Occidente e il rifiuto del relativismo, e il suo atteggiamento era decisamente mutato. Di sicuro la richiesta di un’udienza privata, circa un anno fa, dimostrava una maggiore vicinanza della giornalista-scrittrice a Papa Ratzinger che non al suo predecessore. In comune almeno un nemico: il relativismo che, per dirla con la veemenza della Fallaci, rischia di trasformare l’Europa in ‘Eurabia’. Ancora cardinale, Joseph Ratzinger scrisse insieme al presidente del senato Marcello Pera ‘Senza Radici’, un libro dove il futuro Papa scrive: “L’Occidente non ama più se stesso; della sua storia vede oramai soltanto ciò che è deprecabile e distruttivo, mentre non è più in grado di percepire ciò che è grande e puro”. Dopo l’11 settembre Oriana Fallaci combatte, a modo suo, su questo stesso fronte. Attirando accuse e odii, ma anche discepoli e ammirazione tra intellettuali di prima fila e gente comune: per capirlo basta guardare il top di vendite della sua controversa trilogia che ne ha caratterizzato la svolta post-narrativa. ‘La Rabbia e l’orgoglio’ esplose (dopo 10 anni che la Fallaci non dava alle stampe un libro – ultimo successo ‘Inshallah’) prima come estratto sulle pagine del Corriere della Sera e poi in libreria (fu il libro più venduto del 2002).
In spregio del linguaggio politicamente corretto, Oriana Fallaci scandalizzò, provocò, fu attaccata fin nella sua Toscana e si difese a modo suo, con la penna. Ma non cambiò linea; anzi aveva dato il via a un dibattito culturale che nel corso dei mesi e degli anni si farà sempre più accesso tanto da avvicinare laici a cattolici fornendo legna al pensiero che oggi viene definito Teo-Con. Carlo Rossella, allora direttore di Panorama, fu il primo a proporla come senatrice a vita e da allora il suo nome per palazzo Madama ritorna spesso.
Dopo due anni e mezzo esce il secondo libro, ‘La forza della Ragione’: questa volta nel mirino di Oriana non c’é solo l’Islam ma anche l’Europa “che si è venduta come una sgualdrina ai sultani, ai califfi, ai vizir” perdendo il senso del valore della propria cultura: lo stile è diverso, per molti non condivisibile, ma la difesa delle radici culturali europee è la stessa fatta dal teologo Joseph Ratzinger e dal filosofo Marcello Pera in ‘Senza Radici’ uscito in libreria sei mesi dopo, a fine 2004. Dello stesso anno è l’ultimo libro della trilogia: ‘Oriana Fallaci intervista Oriana Fallaci’, 126 pagine scritte “in un qualche posto in Toscana nel luglio del 2004″ e dedicate alla sorella Paola Fallaci, anche lei giornalista. Un libro che oggi si può leggere come il suo testamento. La scrittrice-combattente sta già molto male, colpita da anni da un cancro al polmone, e non ha paura a scrivere: “Ho la morte addosso”. “Ho qualche anticorpo nel cervello – continua senza pudori – ma non ho molto da vivere. Però ho ancora tante cose da dire”. Cose che forse avrà detto nel colloquio privato, che si voleva segreto, con papa Benedetto XVI nell’agosto del 2005.

A.N.S.A., 12 SETTEMBRE 2006

Papa: guerra santa Islam contro Dio. L’Occidente e’ sordo a Dio e incapace di dialogare.
RATISBONA, 12 SET- La guerra santa dell’Islam e’ ‘contraria alla natura di Dio’ e l’Occidente e’ ‘sordo al Divino e incapace di dialogare’, dice il Papa. ‘Argomentazione decisiva’ per il Pontefice ‘contro la conversione mediante violenza e’ che ‘non agire secondo ragione e’ contrario alla natura di Dio’. Il Papa ha poi invitato Islam e Occidente a dialogare per ritrovare l’equilibrio di una fede non disgiunta dalla ragione.

A.N.S.A., 14 SETTEMBRE 2006, ore 16.50

PAPA: REAZIONI A DISCORSO SU ISLAM. Mufti Turchia: ‘molto provocatorio, ostile e pregiudiziale’
ANKARA, 14 SET – Il ‘Gran Mufti’ di Turchia Bardakoglu definisce ‘molto provocatorio, ostile e pregiudiziale’ il discorso di martedi’ del Papa sull’Islam. ‘Rivela un atteggiamento presuntuoso,viziato e arrogante di chi sa di avere dietro di se’ il potere economico dell’Occidente -dice- i musulmani devono preoccuparsi del viaggio di Benedetto XVI in Turchia a novembre’. Intanto due dignitari kuwaitiani,uno sunnita e l’altro sciita,hanno chiesto le scuse del Papa che a Ratisbona ha condannato la guerra santa.

A.G.I., 14 SETTEMBRE 2006

IL PAPA CHIEDA SCUSA SULL’ISLAM
Kuwait City, 14 sett. – I leader religiosi musulmani contro Papa Ratzinger. Due alti rappresentanti musulmani in Kuwait hanno chiesto le scuse ufficiali di Papa Benedetto XVI dopo il suo discorso di ieri a Monaco di Baviera. Haken al-Mutairi, segretario generale del partito della comunita’ islamica degli emirati, e Sayed Baqer al-Mohri, capo dell’assemblea sciita degli Ulema, hanno letto nelle parole di Joseph Ratzinger un collegamento implicito tra la “Jihad”, o guerra santa, e il terrorismo. Haken al-Mutairi ha chiesto che il capo della chiesa cattolica chieda immediatamente scusa “al popolo musulmano per le sue calunnie contro il profeta Maometto e l’Islam”. Mutairi ha definito le parole del papa “irresponsabili e senza precedenti” e ha collegato i commenti di Ratzinger alla “guerra dell’occidente attualmente in corso contro il mondo musulmano, in paesi come Afghanistan, Iraq e Libano. Le sue affermazioni ricordano lo spirito delle crociate” ha aggiunto, “chiedo a tutti gli Stati arabi e islamici di interrompere le relazioni diplomatiche con lo stato Vaticano fino a quando il papa non si dira’ dispiaciuto”. Sayed Baqer al-Mohri, capo dell’assemblea sciita degli Ulema in Kuwait, ha etichettato le parole del papa come “irrealistiche e ingiustificate”. “Il suo attacco all’Islam e al profeta Maometto contraddice esplicitamente i suoi richiami al dialogo tra le civilta’” ha detto Mohri. “Le sue affermazioni aprono la strada al conflitto tra le religioni. Vogliamo le sue scuse pubbliche” ha concluso.

PAPA: PARLAMENTO PAKISTAN, RITRATTI LE SUE DICHIARAZIONI

(AGI) – Isamabad, 15 set. – Nuova presa di posizione nel mondo islamico contro le dichiarazioni pronunciate durante la recente visita in Baviera dal Papa sulla guerra santa, il retaggio di Maometto e l’estremismo religioso: il Parlamento del Pakistan ha approvato all’unanimita’ una mozione, presentata da un deputato eletto nelle file di una coalizione di partiti d’impronta islamica, nella quale si reclama da Benedetto XVI la “ritrattazione” di quanto affermato, “nell’interesse dell’armonia tra le religioni”. Persino piu’ duro l’affondo del ministero degli Esteri, il cui portavoce Tasnim Maslam ha parlato senza mezzi termini di “ignoranza”, sottolineando come le affermazioni di Joseph Ratzinger rischino di minare gli sforzi per garantire la pacifica convivenza tra confessioni diverse. Ieri il Vaticano aveva precisato il significato delle parole del Pontefice, puntualizzando come fossero dirette soltanto contro le manifestazioni di violenza che prendano a pretesto un credo religioso, e come per l’Islam il Santo Padre provi rispetto: ma cio’ non ha impedito che veementi proteste fossero sollevate dalle autorita’ religiose in diversi Paesi musulmani, dall’Egitto al Kuwait e alla Turchia, dove Benedetto XVI dovrebbe recarsi in visita a fine novembre. Critiche molto negative anche dai leader delle comunita’ islamiche in Francia e nella stessa Germania, terra natia del Papa. Quela pakistana e’ pero’ la prima reazione ufficiale scaturita finora a livello istituzionale vero e proprio.

PAPA: AUTORITA’ INDIANE, USA LINGUAGGIO DA ANTICHE CROCIATE

(AGI) – New Delhi, 15 set. – Pesanti critiche a Benedetto XVI per le recenti e controverse dichiarazioni sull’Islam sono venute anche dall’ndia, Paese dove pure i musulmani costituiscono una minoranza della popolazione complessiva, pur se ragguardevole. “Il linguaggio utilizzato dal Papa suona come quello del suo omologo che nel XII secolo ordino’ le Crociate”: in realta’ la Prima tra esse risale alla fine del secolo precedente, e fu lanciata da Urbano II. Al di la’ delle imprecisioni storiche, resta comunque il tono aspro cui ha fatto ricorso Hamid Ansari, presidente della Commissione Nazionale indiana per le Minoranze. Si tratta di un organo statale, dunque ufficiale e istituzionalizzato, il cui compito principale consiste nel mantenere l’armonia e la convivenza tra la maggioranza induista e gli altri gruppi confessionali presenti nell’immenso Paese. Durissimo uno dei principali quotidiani, ‘The Hindu’, che nell’editoriale definisce oggi “assolutamente sinistra” la presa di posizione del Pontefice. “Venendo essa da un’entita’ che a suo tempo scateno’ la propria ‘guerra santa’”, scrive il giornale di New Delhi, “e che trasformo’ il termine ‘Inquisizione’ in un’espressione che incuteva terrore, tutto cio’ e’ davvero sconveniente”. Infondata la reazione dell’Ufficio Legislativo della comunita’ musulmana: “Quanto detto dal Papa altro non e’ che una bestemmia”, denuncia un comunicato, nel quale tuttavia si incitano i fedeli islamici “a esercitare l’autocontrollo, e a non perdere la calma”. (AGI) -

A.N.S.A., 14 SETTEMBRE 2006, ore 19.31

L’ISLAM INDIGNATO CON IL PAPA IL VATICANO: RATZINGER VUOLE IL DIALOGO

ROMA – Stupore e indignazione nel mondo islamico alle parole di Benedetto XVI, che in Germania due giorni fa ha condannato la guerra santa e la violenza dell’islam. Ignoranza dell’islam, è l’accusa principale contro il Papa che all’università di Ratisbona ha denunciato come la violenza sia “in contrasto con la natura di Dio e dell’anima” e la “conversione mediante violenza” sia cosa irragionevole. “Ciò indica una mancanza di comprensione dell’islam e della sua storia e un tentativo di generalizzare a tutti i musulmani un fenomeno legato a una minoranza estremista… non bisogna considerare l’estremismo e la violenza tra i principi dell’islam”, afferma un editoriale sul quotidiano governativo al Ahram, il solo giornale egiziano che commenti la notizia, la quale per altro è stata quasi ignorata dagli organi d’informazione arabi.
“Il Papa dovrebbe fare una rilettura e una verifica dei fatti per comprendere correttamente l’islam”, concorda, interpellato dall’Ansa, Hassan Hanafi, professore di filosofia all’Università del Cairo. Quanto sostenuto dal Papa sono idee “comunemente accettate in occidente”, ma l’islam “non è nato con le armi… e anche Maometto è entrato alla Mecca grazie ad un accordo e non con la conquista – aggiunge il professore, che é uno dei principali studiosi di islam al mondo – in Africa e Asia si è diffuso grazie al commercio e al matrimonio, non con le armi”. Ma “é vero che l’islam ha liberato i popoli dagli imperatori (romani)… e la jihad (guerra santa) è un principio nato con l’occupazione e non è mai stato utilizzato per aggredire, bensì per l’autodifesa, come in Afghanistan, Cecenia e Iraq”. “Non posso commentare le parole del Papa, perché sua Eminenza pesa ogni parola con il bilancino, ma se veramente ha detto così non avrebbe dovuto farlo”, afferma Milad Hanna, studioso copto e “papa laico” della comunità che in Egitto conta circa 6 milioni di fedeli. Anche per Mohamed Habib, numero due dei Fratelli musulmani, le dichiarazioni sono “una menzogna e in contraddizione con il Corano… dovrebbe sapere che la conversione non si impone a nessuno.
Mentre Fawi Zefzaf, presidente della Commissione del parlamento egiziano per il dialogo interreligioso definisce “bugiardo” il Papa, e mette in guardia: “semplici caricature (di Maometto) hanno scatenato la risposta furiosa delle masse musulmane, quale sarà la reazione a simili dichiarazioni?”, dice all’Ansa. “Dovrebbe pregare per il dialogo… e invece con questo ha perso credibilità “, conclude con una benedizione all’anima di Giovanni Paolo II, “rispettoso e moderato, amato da tutto il mondo”. Indignazione anche dal Pakistan dove uno dei maggiori leader del partito fondamentalista pachistano Jamiat Ulema-e Islam (Jui), il parlamentare Hafiz Hussain Ahmed, ha chiesto al Papa di non allinearsi sulle posizioni del presidente americano George W.Bush. Mentre in Kuwait due dirigenti di organizzazioni islamiche hanno chiesto “immediate scuse” per le “calunnie contro il profeta Maometto e l’islam”. E in Turchia, dove il Papa si deve recare a fine novembre, il gran mufti Ali Bardakoglu ha espresso “meraviglia e orrore” per un discorso “provocatorio”.
Anche in Italia sono statanzialmente critiche le reazioni di alcuni dei principali esponenti del mondo islamico italiano alle considerazioni sull’ islam fatte dal Papa. “Segnaliamo in principio una mancanza di opportunità e di sensibilità nei confronti dei milioni di fedeli musulmani che vivono in Europa e nel mondo” ha commentato il segretario generale della COREIS (Comunità Religiosa Islamica italiana) e membro della Consulta per l’Islam italiano, Yahya Sergio Pallavicini. “Dall’inizio di questo pontificato – prosegue Pallavicini – é mancato purtroppo un segnale chiaro di disponibilità verso il dialogo interreligioso”.
Per Omar Camilletti, esponente della Grande Moschea di Roma, il Papa avrebbe dovuto ricordare in Germania che “proprio in nome della religione e della sua vitale ispirazione, nel medioevo, il mondo islamico seppe primeggiare con un grande sviluppo scientifico e culturale riprendendo proprio quella migliore eredità greca trasmessa poi all’Europa.”. Un esempio di sano ‘intelletto musulmano’ sono le opere di Ibn Arabai e Rumi “che hanno proposto, al di là di una razionalità ilusoria e parziale, quella ‘conoscenza della certezza’ frutto dell’intelletto non separato dal cuore.” Per Camiletti è con questo ‘intelletto’ e non con la spada, che fu possibile la “diffusione pacifica del messaggio dell’Islam in Paesi come l’Indonesia o l’Africa subsahariana”. Glissa alla domanda sul discorso di Benedetto XVI Abdelhamid Shaari, presidente dell’Istituto Islamico di viale Jenner a Milano che risponde: “Quelle del Papa sono argomentazioni filosofiche che sia noi che loro abbiamo già sviscerato in passato e che ci lasciano del tutto indifferenti”. “Sulla condanna della violenza in nome di Dio sfonda con noi una porta aperta, ma i suoi approfondimenti di natura teologica non ci entusiasmano. A noi – prosegue Shaari – interessano discorsi più vicini alla realtà e ai temi sociali che riguardano la nostra comune convivenza e la quotidianità dei nostri fedeli”.

PADRE LOMBARDI, RISPETTA L’ISLAM E VUOLE IL DIALOGO
Papa Ratzinger vuole “coltivare un atteggiamento di rispetto e di dialogo verso le altre religioni e culture, evidentemente anche verso l’Islam”. Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa vaticana, interviene a seguito delle dure reazioni di alcuni esponenti musulmani al discorso di Benedetto XVI all’università di Ratisbona. “E’ opportuno rilevare che ciò che sta a cuore al Papa -ha fatto sapere in una dichiarazione diffusa in serata – é un chiaro e radicale rifiuto della motivazione religiosa della violenza”.

A.N.S.A., 16 SETTEMBRE 2006

IL MONDO ISLAMICO AL PAPA: ‘CORREGGA UN GRANDE ERRORE’

TEHERAN – Sono “un grande errore” le parole pronunciate da Papa Benedetto XVI sull’Islam. Lo ha detto oggi, citato dall’agenzia Irna, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Mohammad Ali Hosseini, invitando il Pontefice a “rivedere e a correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”.

L’Islam “é la religione più bella, la migliore per l’Umanità” e “l’unica via per la salvezza” e deve essere spiegata “molto bene” al mondo perché “nessuno possa darne un’immagine distorta”. Lo ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, citato dall’agenzia Irna, reagendo alle parole di Papa Benedetto XVI.

PRESIDENTE MALAYSIA ESIGE SCUSE

Abdullah Ahmad Badawi,primo ministro della Malaysia, paese a maggioranza musulmana, ha chiesto a papa Benedetto XVI di scusarsi per le parole pronunciate sull’Islam durante il suo viaggio in Germania, e che hanno suscitato un’ondata di indignazione in tutto il mondo musulmano. Lo riferisce l’agenzia ufficiale della Malaysia, Bernama. “Il Papa non deve prendere alla leggera lo scandalo che ha provocato”, ha detto Abdullah, che presiede l’Organizzazione della Conferenza islamica, la più grande organizzazione musulmana nel mondo.

BOTTIGLIE INCENDIARIE CONTRO 2 CHIESE NABLUS

Bottiglie incendiarie sono state lanciate questa mattina a Nablus, nel nord della Cisgiordania, contro due chiese: lo hanno riferito fonti della sicurezza palestinese, precisando che non hanno provocato danni. Non ci sono per ora rivendicazioni. Ieri una granata era stata lanciata contro il centro giovanile del chiesa greco-ortodossa di San Porfirio, a Gaza City. L’attacco aveva leggermente danneggiato la porta d’ingresso del centro. Ieri sera alcune migliaia di palestinesi hanno partecipato a una manifestazione indetta da Hamas a Gaza City contro le dichiarazioni del Papa Benedetto XVI, che sono state criticate ieri mattina dal premier islamico palestinese Ismail Haniyeh.

DEPUTATO KUWAIT CHIEDE BLOCCO COSTRUZIONE CHIESE

Un membro del Parlamento del Kuwait ha chiesto al governo di non dare più autorizzazioni per la costruzione di nuove chiese, in rappresaglia al discorso del Papa sull’Islam. Daifallah Buramia, questo il nome del parlamentare, ha invocato una nuova legislazione per “ridurre il numero delle chiese in Kuwait” ed ha definito le parole di Benedetto XVI “un’offesa all’Islam e al suo profeta”.

MONTA LA PROTESTA CONTRO LE PAROLE DEL PAPA

IL CAIRO – Monta la protesta nel mondo musulmano che reagisce risentito alle parole di Benedetto XVI sull’islam e si levano dovunque le richieste di scuse dirette del Papa, accusato di avere offeso la religione di oltre un miliardo di fedeli. Dall’Indonesia al Marocco, dal Pakistan all’Egitto, non c’e’ Paese musulmano che non abbia reagito con sdegno alle affermazioni del Papa a Ratisbona, in Germania, tre giorni fa.

E non bastano le giustificazioni della Santa sede che ha cercato di gettare acqua sul fuoco, spiegando che non era intenzione del Papa ne’ di svolgere uno studio sull’islam ne’ di offendere. Nei paesi islamici stupisce anche i commentatori piu’ moderati come il Papa possa aver fatto riferimento ad un imperatore bizantino del 14/o secolo, Michele II il Paleologo, secondo il quale Maometto non aveva portato nulla di nuovo, se non ‘delle cose cattive e disumane, come la sua direttiva di diffondere per mezzo della spada la fede che egli predicava’.

Parole che sono state lette dai musulmani come una conferma dell’idea comune fra i cristiani, e contestata dalla gran parte degli islamici, che l’islam ai suoi albori si sia diffuso con la forza delle armi. ‘Il Papa non ha detto nulla di nuovo, le sue opinioni rappresentano quelle del cristianesimo… ma che lo affermi cosi’ e’ un problema’, afferma Emad Gad, ricercatore del Centro di studi strategici di al Ahram al Cairo, secondo il quale Benedetto XVI ‘non si scusera’ mai, perche’ era esattamente quello che voleva dire’. Il Corano accetta il concetto di jihad (guerra santa) ma ci sono opinioni molto diverse tra i musulmani su quando e come debba essere condotta, alcuni sostengono che sia solo un mezzo di difesa in caso di attacco e che mai l’islam ha imposto con le armi la conversione. Gad mette in guardia che la reazione degli arabi e’ sempre lenta ‘ma potrebbe degenerare’, come e’ accaduto per le caricature di Maometto, pubblicate nel settembre 2005 da un giornale danese, che hanno scatenato violente proteste all’inizio di quest’anno.

Dal gran mufti di Turchia, dove il Papa e’ atteso a novembre, ai leader sciiti del Libano e sunniti dell’Iraq e del Cairo e’ un’unica richiesta di scuse, chiare e dirette per fugare i timori che il nuovo Pontefice sia per lo scontro e ‘non per il dialogo, come Giovanni Paolo II’, come ha detto al Cairo il presidente della commissione per il dialogo interreligioso del Consiglio supremo islamico Ali Samman. E’ ‘un precedente pericoloso davanti al quale non si puo’ tacere’, ha detto il Consiglio degli ulema (sunniti) iracheno, invitando il Vaticano ‘a ritirare queste affermazioni irresponsabili’. Il parlamento pakistano ha formalmente chiesto le scuse del Papa e le assemblee degli altri Paesi musulmani probabilmente ne seguiranno l’esempio, se non altro per non sentirsi accusare di non essere buoni musulmani. Il mufti di Siria ha espresso la speranza che il discorso sia stato male riportato. E lo sheikh di al Azhar al Cairo, Mohamed Sayed Tantawi, la massima autorita’ religiosa sunnita, in un comunicato si e’ definito ‘estremamente indignato’ dalle dichiarazioni ‘ostili all’islam e a Maometto’. ‘Ignoranza dell’islam’ e’ la critica che viene sollevata da piu’ parti a Benedetto XVI. E non e’ la peggiore.

‘Il Papa si unisce all’alleanza sionista-americana contro l’islam’, scrive il principale quotidiano islamico marocchino Attajdid. Il discorso del Papa rischia solo di inasprire i gia’ difficili rapporti tra Occidente e Oriente, e’ l’opinione comune nei Paesi musulmani, dove gia’ e’ forte il risentimento per le guerre in Afghanistan, Iraq, Cecenia e Libano. Il governo egiziano, tendenzialmente laico e filo occidentale, ha manifestato apertamente le sue preoccupazioni: ‘Queste parole (del Papa), se vere, rischiano di infiammare gli appelli a uno scontro di civilta’ ‘, ha detto il ministro degli Esteri Ahmed Aboul Gheit, dall’Avana dove si trova per il vertice dei Non Allineati. Sui siti Internet islamici, la rabbia si sfoga in insulti. Sul sito Tajdid, uno che si firma ‘giovane di al Jazira’, pubblica un ritratto del Papa con tratti da Satana e chiede la sua morte. Ai commenti e’ spesso affiancato un ritratto di Ayman al Zarqawi (il leader di al Qaida ucciso in Iraq) e di Osama bin Laden, ‘difensori dell’islam’. ‘Il Papa ha rivelato il suo volto con parole di odio per l’islam… proseguendo l’attacco al nostro profeta cominciato con le caricature’, afferma un intervento, mentre molti altri ricordano le crociate.

A.N.S.A., 17 SETTEMBRE 2006

CASTEL GANDOLFO (ROMA) – “Sono vivamente rammaricato per le reazioni suscitate da un breve passo del mio discorso all’Universita di Ratisbona, ritenuto offensivo per la sensibilita dei credenti musulmani”. E’ quanto ha affermato Benedetto XVI prima della preghiera dell’Angelus a proposito dell’ondata di protesta scatenata nel mondo islamico dal suo discorso all’Università di Ratisbona. “Spero che la dichiarazione resa pubblica ieri dal cardinale segretario di Stato Tarcisio Bertone, in cui ha spiegato l’autentico senso delle mie parole, valga a placare gli animi e a chiarire il senso del mio discorso, che nella sua totalità era ed è un invito al dialogo franco e sincero, con grande rispetto reciproco”. Il passo del discorso all’Università di Ratisbona, ritenuto offensivo dai credenti musulmani, era “una citazione di un testo medioevale, che non esprime in nessun modo il mio pensiero personale”. “Il viaggio apostolico in Baviera, che ho compiuto nei giorni scorsi, è stato una forte esperienza spirituale, nella quale si sono intrecciati ricordi personali, legati a luoghi a me tanto familiari e prospettive pastorali per un efficace annuncio del Vangelo nel nostro tempo”. Così papa Benedetto XVI, interrompendosi più volte per la pioggia scrosciante che cadeva sui fedeli riuniti nel cortile del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo, ha iniziato il suo atteso discorso di oggi, prima della recita dell’Angelus. “Ringrazio Dio – ha aggiunto – per le consolazioni che mi ha dato di vivere e sono riconoscente, al tempo stesso, a tutti coloro che hanno attivamente lavorato per la riuscita di questa mia visita pastorale”. Di essa il Papa ha detto che parlerà più diffusamente nell’udienza generale del prossimo mercoledì in Piazza San Pietro. Dopo le ulteriori precisazioni sul senso del suo discorso a Ratisbona e l’espressione del suo “vivo rammarico” per le reazioni scatenatesi nel mondo islamico, il Papa si è quindi soffermato su due recenti ricorrenze liturgiche, la festa dell’esaltazione della Croce e la memoria della Madonna Addolorata, celebrate il 14 e 15 settembre.
Anche la televisione satellitare del Qatar al Jazira, la più seguita nel mondo musulmano, ha trasmesso in diretta l’intervento del Benedetto XVI all’Angelus.

VIMINALE INNALZA LIVELLO SICUREZZA.

Una circolare del Viminale inviata a tutti i questori innalza il livello di sicurezza dopo le minacce nei confronti della comunità cattolica seguite al discorso del Papa a Ratisbona. La circolare, firmata dal capo della Polizia, De Gennaro, invita i questori ad intensificare le indagini e il monitoraggio nei confronti degli ambienti del radicalismo islamico. “Non potendosi escludere, sul territorio nazionale – è scritto nella circolare giunta nella sera di ieri – il verificarsi di analoghe manifestazioni di dissenso, nonché azioni violente” come quelle messe in atto in alcuni paesi islamici. Il 12 settembre scorso – ricorda la circolare – sua Santità ha tenuto una lectio magistralis con considerazioni sulla religione islamica “che hanno provocato forti critiche in alcuni paesi musulmani non disgiunte da atti vandalici nei confronti delle comunità cattoliche”. “Toni particolarmente accesi” contro il Santo Padre, rileva il Viminale, sono stati registrati sui siti notoriamente utilizzati da organizzazioni jidahiste. Controlli accurati a Castel Gandolfo tra i fedeli che stanno assistendo all’Angelus del Papa. Dopo le minacce nei confronti di Benedetto XVI all’indomani del suo discorso su Islam e Guerra santa all’università di Ratisbona, quello di oggi è un appuntamento tenuto sotto stretta osservazione dai responsabili della sicurezza, anche se, si fa notare, non ci sono segnalazioni specifiche e il livello di attenzione su simili eventi è sempre al massimo livello. A differenza delle altre domeniche è stato però esteso il perimetro controllato dalle forze dell’ordine attorno a Castel Gandolfo: il dispositivo di sicurezza è così articolato su tre livelli. Un primo livello riguarda il palazzo papale; il secondo i varchi d’accesso al centro storico di Castel Gandolfo dove polizia e carabinieri controllano chiunque entri con il metal detector e un terzo che controlla il perimetro esterno del paese, pattugliato da volanti. Anche per l’accesso al palazzo i controlli sono molto accurati: i portoni del palazzo sono stati aperti poco fa e alle le circa duemila persone in fila vengono controllate borse e zaini. Folta la presenza di fedeli stranieri, dal Venezuela al Portogallo, dalla Francia alla Polonia.

GUL, PER GOVERNO TURCO VISITA RESTA IN PROGRAMMA.

“Per il governo turco non vi è alcun motivo di cambiare la data della visita del Papa “: è quanto ha dichiarato il ministro degli esteri di Ankara, Abdullah Gul, a proposito del viaggio programmato in Turchia per fine novembre da papa Benedetto XVI e apparso a rischio dopo l’ondata di polemiche nel mondo musulmano per le dichiarazioni fatte dal pontefice su Maometto e l’Islam. Gul ha fatto questa precisazione all’aeroporto di Ankara, prima di imbarcarsi per New York dove parteciperà all’annuale assemblea generale dell’Onu.Il ministro ha scritto una lettera a papa Benedetto XVI per esortarlo a non rimandare la sua visita, in programma dal 28 al 30 novembre, spiegando che, ad avviso del responsabile della diplomazia turca, la visita può rappresentare “un’importante opportunità per promuovere il dialogo tra culture diverse”. “La responsabilità dei leader spirituali e politici – scrive Gul nella sua missiva- è quella di sottolineare le somiglianze, e non le differenze, tra le religioni”.

EGITTO, FRATELLI MUSULMANI ACCETTANO SCUSE.

I Fratelli musulmani, la principale forza d’opposizione in Egitto, hanno accettato le scuse del Papa. “Accettiamo le parole del papa e le sue scuse per le dichiarazioni e le citazioni che ha detto non riflettono il suo punto di vista personale”, ha detto all’Ansa il numero due dell’organizzazione Mohamed Habib – Avremmo auspicato che avesse anche confermato come l’islam sia una religione di amicizia, di cooperazione e di fratellanza tra Occidente e Oriente”. “Diamo particolare importanza al dialogo tra l’oriente musulmano e l’occidente cristiano nell’interesse dell’umanità”, ha aggiunto Habib. L’agenzia ufficiale di stampa egiziana Mena ha dato la notizia del discorso del Papa all’Angelus, dicendo che Benedetto XVI si è “personalmente scusato”, per le dichiarazioni sull’islam.

GRAN MUFTI PALESTINA CONDANNA ATTACCHI CHIESE.

Il gran mufti di Palestina lo sceicco Muhammad Hussain, ha condannato gli attacchi contro le chiese degli ultimi giorni a Nablus e Gaza ed ha invitato i musulmani palestinesi “alla calma e alla ragione”: lo ha riferito oggi l’agenzia di stampa palestinese Maan. “Siamo un popolo di musulmani e di cristiani che vivono insieme, ognuno con le speranze e con le sofferenze dell’altro, dobbiamo essere uniti e saggi davanti a ogni offesa ai nostri simboli religiosi” ha affermato il grand mufti, ha riferito Maan. Negli ultimi due giorni cinque chiese di Gaza e di Nablus sono state attaccate a colpi di arma da fuoco e con bottiglie incendiarie. Gli attacchi, che hanno fatto solo danni limitati, sono stati rivendicati da gruppi finora sconosciuti che hanno affermato di voler protestare contro le dichiarazioni del papa su Islam e violenza.

IN IRAN CHIUSI PER PROTESTA I SEMINARI SCIITI.

I principali seminari sciiti iraniani sono stati chiusi oggi in segno di protesta per le parole sull’Islam pronunciate dal Papa, che il ministero degli Esteri di Teheran ha invitato a “rivedere e correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”. L’agenzia Irna riferisce che tutte le scuole religiose sono chiuse oggi nella città santa sciita di Qom, 130 chilometri a sud di Teheran, dove durante un raduno ha parlato Ahmad Khatami, il religioso che per primo aveva attaccato il Pontefice parlando come oratore della preghiera del venerdì a Teheran. Chiusi anche i seminari di Tabriz, di Ilam, di Saveh e le 11 scuole religiose della provincia di Semnan. Uno dei più influenti ayatollah di Qom, Makarem Shirazi, ha emesso una dichiarazione in cui si rivolge direttamente a Benedetto XVI: “Signor Papa – gli dice – invece che attaccare i Musulmani, farebbe meglio a dire ai suoi statisti senza pietà e assetati di sangue che l’epoca della dominazione coloniale è finita”. In un editoriale, il quotidiano conservatore ‘Jomhuri Eslami’ afferma che il Papa ha parlato “sotto dettatura dei Sionisti e degli Stati Uniti” il cui fine è quello di “mettere in ombra la vittoria dei figli dell’Islam dell’Hezbollah in Libano”. Il giornale afferma anche che “una delle pagine più nere” nella Storia della Chiesa è “il silenzio sulla tragedia dei Palestinesi, e in alcuni casi l’aiuto dato ai Sionisti contro il popolo oppresso della Palestina”.

DUE CHIESE DANNEGGIATE IN CISGIORDANIA.

Due chiese cattoliche sono state danneggiate da sconosciuti in Cisgiordania nelle ultime ore. Lo riferiscono fonti locali secondo cui ignoti hanno cercato di appiccare il fuoco alle chiese di Tubas e di Tulkarem, provocando danni materiali contenuti. Nel frattempo il patriarca latino di Gerusalemme monsignor Michel Sabbah è giunto a Nablus dove ieri sono state danneggiate cinque chiese.

AHMADINEJAD, ATTACCHI RIVELANO DEBOLEZZA NEMICI.

“Gli insulti all’Islam e ai Musulmani” sono “un segno della debolezza dei nemici”. Lo ha detto il presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad, citato oggi dall’agenzia ufficiale Irna, pur senza citare direttamente Papa Benedetto XVI. Ieri lo stesso Ahmadinejad, sempre senza nominare esplicitamente il Pontefice, aveva affermato che vi sono “alcuni tentativi di distorcere e mostrare un’immagine non reale dell’Islam” e aveva aggiunto che “l’Islam è la religione più perfetta, la più bella, la migliore per l’Umanità” e “l’unica via per la salvezza”. Da parte sua, il ministero degli Esteri di Teheran ha consigliato al Papa di “rivedere e a correggere con rapidità i suoi commenti” al fine di “prevenire le fiamme del sentimento religioso dei Musulmani”. “L’attuale situazione mondiale – ha detto oggi Ahmadinejad incontrando il presidente sudanese Umar Hassan Ahmad al Bashir all’Avana, dove entrambi si trovano per un vertice dei Paesi non allineati – è favorevole al mondo dell’Islam e delle nazioni musulmane”. Per questo ha aggiunto di considerare “gli insulti all’Islam e ai Musulmani come un segno della debolezza dei nemici”. “Se gli Stati musulmani rimangono fianco a fianco e si uniscono sulla base dei loro valori comuni – ha aggiunto il presidente iraniano – niente può essere una minaccia per loro”.

CALDEROLI, SANTO PADRE SOTTO TUTELA ONU.

“L’Onu si interessa, e anche male di tante cose. Se il Santo Padre non venisse messo sotto la tutela della Comunità Internazionale sarebbe una cosa gravissima”. Lo ha detto il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli, commentando a Venezia, a margine della festa della Lega, le reazioni suscitate dalle affermazioni di Benedetto XVI su Islam e violenza. “Mi sembra di rivivere, ovviamente con l’umiltà rispetto alla persona – ha spiegato Calderoli – la questione della mia ‘maglietta’: di una cosa che non è mai esistita ne fanno uso per un attacco, quando chi attacca invece sono loro, strumentalizzando qualunque cosa”. “Purtroppo – ha proseguito – era immaginabile la reazione di qualche Imam o esponente religioso. Ma che si arrivi addirittura alla reazione di Stati e al ritiro degli ambasciatori dallo Stato Pontificio mi pare faccia nascere la necessità che tutti gli stati occidentali si schierino dalla parte del Papa, in maniera molto manifesta”. “E a chi ritira gli ambasciatori – ha concluso – dobbiamo rispondere con la stessa moneta, ritirando le nostre delegazioni diplomatiche”.

CESA, INDIGNATI DA SILENZIO EUROPA.

“La cosa che sorprende ed indigna di più della reazione di parte del mondo islamico è stato il silenzio dell’Europa e dell’Italia. Non riconoscere le radici cristiane sulle quali si fonda la nostra convivenza civile e rinunciare a spendere una parola in difesa del Santo padre è un grave segnale di debolezza”: lo afferma Lorenzo Cesa, segretario dell’Udc, a conclusione della Festa del partito.

A.G.I., 17 SETTEMBRE 2006

SUORA ITALIANA UCCISA IN SOMALIA, “PER LE PAROLE DEL PAPA”

(AGI) – Mogadiscio, 17 set. – L’uccisione di suor Leonella Sgorbati, la religiosa italiana di 66 anni uccisa questa mattina in un agguato a Mogadiscio, e’ legata alle parole sull’Islam pronunciate dal Papa in Germania. Lo ha detto una fonte delle Corti islamiche, che nei mesi scorsi hanno preso il controllo della capitale somala. “C’e’ una concreta possibilita’ che le persone che hanno ucciso la suora lo abbiano fatto in rappresaglia per i recenti commenti del Papa contro l’Islam” ha detto la fonte. Lo sceicco Muktar Robow, vicecapo della sicurezza delle Corti, ha condannato il delitto, definendolo un atto “barbaro e contrario agli insegnamenti dell’Islam” e impegnandosi a scovare e punire i responsabili. “Abbiamo catturato uno degli assassini” ha aggiunto Robow, “e sta collaborando. Contiamo di catturare anche il suo complice: non ha dove nascondersi”. La suora, originaria della provincia di Piacenza e da 36 anni in missione nel paese africano, e’ stata uccisa fuori dall’ospedale pediatrico di Mogadiscio. Apparteneva alle all’ordine delle Missionarie della Consolata. Era in Somalia dal 2002 e lavorava nella struttura gestita dall’Ong austriaca ‘Sos’, dove insegnava nella scuola di formazione per infermieri attivata cinque anni fa. Suor Leonella era entrata nell’ordine delle Missionarie della Consolata nel 1963. Nel 1970 era partita per una missione in Kenya, dove e’ rimasta fino al 2002, quando si e’ concluso il suo mandato di superiora. Secondo quanto si e’ appreso, la religiosa girava sempre scortata ed era accompagnata da una guardia del corpo anche quando, mentre usciva dall’ospedale, e’ stata raggiunta dai colpi che le sono stati sparati al cuore e all’addome. “Sono entrati” ha raccontato un testimone, “hanno sparato e sono scappati via. Non abbiamo idea di chi fossero”. Il corpo di suor Leonella sara’ trasferito quanto prima a Nairobi.

A.N.S.A., 18 SETTEMBRE 2006

AL QAIDA: JIHAD FINO ALLA SCONFITTA DELL’OCCIDENTE

IL CAIRO – La cellula irachena di al Qaida promette di proseguire la jihad (guerra santa) fino alla “sconfitta” dell’Occidente, in risposta alla “denigrazione” del Papa Benedetto XVI dell’islam e della jihad, in un comunicato pubblicato oggi su un sito Internet. “Dopo che lo stupido portatore della croce Bush ha annunciato l’inizio di una nuova campagna dei crociati contro l’islam e i musulmani e ha cominciato questa campagna con l’invasione dell’Afghanistan e dell’Iraq, ecco che il servo dei crociati , il ‘papa del Vaticano’, ha seguito le orme di Bush negli attacchi flagranti contro l’islam e il suo profeta Maometto, per ciò che riguarda il rito della jihad”, afferma il messaggio, intitolato “Comunicato sulla denigrazione del Papa dei cristiani contro il nostro profeta”. “Le sue dichiarazioni sono una mobilitazione a favore della guerra dei crociati dichiarata da Bush – continua il comunicato dell’organizzazione che raduna otto gruppi armati – Diciamo al servo dei crociati, ti devi aspettare la sconfitta… Diciamo agli infedeli e ai tiranni: dovete aspettarvi la sofferenza. Noi continueremo la nostra jihad. Non ci fermeremo fino a quando la bandiera della unicità (del dio islamico, ndr) sventolerà dovunque nel mondo”. Un altro gruppo armato aveva minacciato sabato di rappresaglie il Vaticano per le parole del Papa, pronunciate in una lectio magistralis a Ratisbona all’inizio della scorsa settimana, e considerata dai musulmani un’offesa all’islam.

IRAN, SPIEGAZIONI DI IERI NON SUFFICIENTI.

L’Iran ritiene le spiegazioni date ieri dal Papa sul suo discorso a Ratisbona ”necessarie”, ma non sufficienti. Il Pontefice ”deve dire che quello che aveva affermato e’ sbagliato”, ha detto il portavoce del governo di Teheran, Gholam Hossein Elham.

GRAN MUFTI TURCHIA: SOLO SCUSE INDIRETTE.

Il Gran Mufti’ di Turchia, Ali Bardakoglu, che giovedi’ scorso aveva reagito duramente alle affermazioni del papa Benedetto XVI sull’Islam, chiedendo le sue scuse, ha dichiarato che ieri il papa ”non ha chiesto scusa per le sue parole, ma ha detto di essere stato frainteso a causa delle sue parole”. ”Era difficile per il papa fare delle scuse dirette. Ha fatto percio’ delle scuse di terzo grado. Non ha chiesto scusa per le sue parole, ma di essere stato inteso male a causa delle sue parole” – ha dichiarato Bardakglu (che e’ un alto funzionario governativo) al giornale Hurriyet. Anche la stampa turca di stamane, sia laica sia islamica, esprime un giudizio analogo sulle affermazioni del papa durante l’Angelus di ieri. ”Il mondo islamico aspetta le sue scuse, ma il papa non ha potuto chiedere scusa ed ha affermato che la sua era solo una citazione di un episodio medioevale che non riflette le sue opinioni ed ha confermato la sua volonta’ di dialogo”, ha scritto il giornale Sabah. ”Invece di chiedere scusa, il papa ha ricordato che le sue parole erano una citazione” ha scritto il giornale Radikal. Anche se non ha chiesto scusa direttamente ”il Papa verra’ comunque in Turchia: ieri ha detto che l’equivoco e’ dispiaciuto anche a lui personalmente. Adesso, si discute sulla sua visita in Turchia”, ha scritto Vatan. ”Il papa ha fatto un passo indietro affermando che la sua citazione non risponde alle sue opinioni. Ieri il ha cercato di inviare un messaggio finalizzato a calmare il mondo dell’Islam” e’ il giudizio del giornale islamico Zaman. ”Il Papa ha fatto un passo verso una scusa. Le reazioni si sono calmate dopo che il Papa ha detto ieri di avere fatto solo una citazione, che non riflette le sue idee personali. Ed ha annunciato che mercoledi’, fara’ una dichiarazione piu’ particolareggiata” , e’ il giudizio del giornale islamico Yeni Safak.

CHIRAC LANCIA APPELLO A EVITARE TENSIONI.

Il presidente francese Jacques Chirac ha lanciato oggi un appello a ”evitare tutto cio’ che puo’ alimentare tensioni tra i popoli e le religioni” e ”ogni confusione” tra islam e fondamentalismo islamico rispondendo a una domanda sulle controverse parole pronunciate la settimana scorsa da papa Benedetto XVI. Chirac si e’ cosi’ espresso in una intervista alla radio privata Europa 1 rilasciata prima di partire per New York dove partecipera’ alla Assemblea generale dell’Onu. Chirac ha voluto in particolare sottolineare la necessita’ di non confondere l’Islam, ”che e’ una religione rispettata e rispettabile”, e il fondamentalismo islamico, definito ”un’azione di natura politica”. Il presidente francese ha tenuto comunque sottolineare che non aveva ”ne’ la vocazione ne’ l’intenzione di fare commenti sul discorso del papa ” e che parlava ”sul piano generale e nel quadro del dialogo tra culture e civilta’ ” che egli appoggia.

PRESIDENTE INDONESIA, CI SARA’ LIETO FINE.

Il presidente indonesiano Susilo Yudhoyono e’ convinto che, dopo il rammarico espresso dal Papa per le dichiarazioni sull’Islam e jihad, il problema avra’ ”un lieto fine”. Yudhoyono ha sottolineato che il leader religiosi indonesiani ”avevano invitato tutti a essere pazienti, a controllarsi e a credere che il problema sara’ risolto positivamente, specialmente ora che il Papa ha presentato di persona le sue scuse”il problema sara’ risolto positivamente, specialmente ora che il Papa ha presentato di persona le sue scuse”. Il presidente aveva deplorato nel passato week-end le dichiarazioni di Benedetto XVI, parlando da Cuba, dove si teneva il vertice dei Paesi non-allineati. A Giakarta sabato scorso c’era stata una piccola manifestazione per contestare le affermazioni del Papa . L’ Indonesia, dove sui 220 milioni di abitanti l’85% sono musulmani, e’ Paese islamico piu’ popoloso del mondo.

E poteva mancare il “crociato” della politica interna italiana ? In nome del Papa Re…..

RUINI: ITALIA E CHIESA TRA DERIVA ETICA E SOGGETTIVISMO

ROMA – I rischi per l’Italia della “deriva etica, del laicismo e del soggettivismo”, che affascinano soprattutto i giovani, e la consapevolezza che anche la Chiesa subisce “la costante insidia di una secolarizzazione interna”. Si è mossa su questi binari, insieme con la determinata difesa del Papa dagli attacchi del mondo islamico, la prolusione del cardinale Camillo Ruini al consiglio permanente della Cei, l’ultimo prima del convegno ecclesiale nazionale che si terrà a Verona dal 16 ottobre, “grande e ormai vicino appuntamento” che, come i tre precedenti, scandirà, ha detto il porporato, “il nostro cammino di Chiesa in stretta interdipendenza con le vicende d’Italia”. Il presidente dei vescovi ha osservato che la Chiesa in Italia ha “compiuto significativi passi in avanti sia nella comunione al suo interno che nella capacità di incidenza a livello di ‘cultura pubblica’, mentre certamente non sono regrediti il suo radicamento popolare e l’adesione al messaggio di cui essa è portatrice, nonostante il persistere di una diffusa mentalità soggettivistica e l’aggravarsi della deriva etica che non è limitata agli ambiti dell’affettività, della sessualità e della famiglia”. Per quanto riguarda la ‘cultura pubblica’, ha osservato “l’accentuarsi e a volte il radicalizzarsi di posizioni laiciste, che però proprio nella loro aggressività, non esprimono certo l’animo popolare e vengono vigorosamente contraddette da altre voci ‘laiche’ consapevoli del contributo che la fede cristiana può recare al bene dell’Italia”. Dalla cronaca politica il card. Ruini, in passaggi successivi del suo discorso, ha tratto alcuni esempi significativi per questo argomento, in particolare quando ha chiesto “provvedimenti di medio e lungo periodo per le nuove generazioni e le famiglie” e ha ribadito la condanna di riconoscimenti giuridici per le coppie di fatto. Echi del dibattito sulla bioetica che ha diviso i politici cattolici si sono avuti quando il porporato ha raccomandato di non confondere “il giusto rifiuto dell’accanimento terapeutico” con “forme più o meno mascherate di eutanasia” e quando ha auspicato che “in sede europea” possa essere rivista la decisione del consiglio dei ministri della Ue sulla ricerca sulle staminali, già condannata dalla Cei lo scorso luglio. “In una prospettiva più ampia – ha commentato il presidente della Cei – desta grande preoccupazione la possibilità che logiche e solidarietà di tipo partitico prevalgano, anche tra i cattolici e tra quanti condividono una corretta concezione antropologica, sull’adesione concreta a quei ‘principi non negoziabili’ che devono orientare le decisioni, anche e particolarmente di chi ha responsabilità politiche”. L’attualità politica ha fatto capolino anche a proposito degli sbarchi di immigrati clandestini che a volte finiscono in tragedia, provocando “dolore e turbamento” negli italiani, come anche i “fatti di sangue e gli altri delitti che non di rado vedono gli immigrati come protagonisti”. Si difendano i diritti umani degli immigrati, ha sottolineato il vicario del Papa, ma si eviti la “prospettiva, ingannevole e gravida di rischi, di un multiculturalismo che fa crescere comunità separate e chiuse in se stesse”. A proposito della secolarizzazione interna della Chiesa il card. Ruini ha sollecitato a lavorare alla formazione dei laici e dei sacerdoti, per questi ultimi badando più alla qualità che al numero di vocazioni. Alla Caritas ha chiesto di conformarsi a quanto ha detto il Papa nella sua enciclica, a proposito del “carattere ecclesiale della carità “. La prolusione si è conclusa con il “personale ricordo” di Oriana Fallaci e con la preghiera che “il Signore la accolga nelle braccia del suo amore sovrabbondante”.
Ecco uan sintesi dei punti principali affrontati dal card. Ruini:
- SUORA UCCISA. Attacchi al Papa pretesto anche per uccidere i cristiani, come nell’abominevole assassinio di suor Leonella.
- CHIESA E POLITICI DAVANTI ALLA DERIVA ETICA. Chiede provvedimenti per giovani e coppie, ribadisce no a riconoscimento giuridico coppie di fatto.
- STAMINALI: La Ue e Mussi rivedano propria posizione.
- EUTANASIA. Non confondere giusto rifiuto accanimento terapeutico con eutanasia.
- IMMIGRAZIONE Sì diritti umani no a comunità chiuse e separate.
- RIFORME Dopo referendum costituzionale dialogo governo opposizione, auspicabile un cammino condiviso
- FINANZIARIA Affrontare nodi strutturali e favorire la ripresa.
- CINA arrestato vescovo, Ruini rivendica libertà religiosa. – M.O. Sarà determinante contributo Italia in Libano.
- FALLACI. Ha mostrato coraggio, ingegno e amore per l’Italia.

A questo punto, non ci resta che sperare in un miracolo…

A.G.I., 19 SETTEMBRE 2006

RINNOVATO IL MIRACOLO DI SAN GENNARO. Napoli 19 set. – Il miracolo della liquefazione del sangue di San Gennaro si e’ rinnovato nella cattedrale di Napoli, nel giorno della festa del Santo Patrono, che cade nell’anniversario del martirio avvenuto nel 305 d.C. presso la Solfatara di Pozzuoli. L’annuncio e’ stato dato dall’arcivescovo, card. Crescenzio Sepe, che celebra la prima volta in occasione della ricorrenza di San Gennaro, subito dopo la lettura del Vangelo. Alle 9,20 l’arcivescovo ha detto: “Vi anuncio che da pochi minuti il sangue ha cominciato a sciogliersi”. L’annuncio e’ stato accolto da un calorosissimo applauso dalle migliaia di fedeli che gremiscono la cattedrale.

(immagine da mailing list storico-culturale)

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Il nuovo "demanio costiero" della Sardegna.


Anche il principale ed autorevole quotidiano economico italiano si interessa

da Il Sole 24 Ore, 14 settembre 2006

Soru inventa il demanio sardo delle coste. Nuovo piano paesaggistico. La Sardegna compra le coste. VALENTINA MELIS.

La ricetta di Renato Soru per tutelare i litorali sardi ? Farli acquistare dalla Regione e affidarli alle cure di un?Agenzia regionale per la salvaguardia delle coste, sul modello del Conservatoire du littoral francese o del Nazional Trust inglese. Poco importa se i terreni alle spalle della spiaggia (che rientra nel demanio) possano essere di proprietà dei privati. La Regione può acquistarli, se si trova l?accordo, o espropriarli, nell?ipotesi peggiore (per il proprietario). Con questa proposta il presidente della Sardegna ha concluso una maratona di tre giorni di dibattito, in Consiglio regionale, sul piano paesaggistico appena adottato, che vieta nuove costruzioni sulla costa per una profondità di almeno due chilometri. Ad acquistare le zone non più edificabili dovrebbe essere la Conservatoria delle coste, istituita un anno fa a Cagliari per gestire le aree ambientali più importanti dell?isola. A finanziare il tutto, dovrebbero essere invece i proventi delle imposte regionali sulle seconde case e sugli scali di yacht e aerei, introdotte dall?amministrazione sarda prima dell?estate. E per sfuggire alle critiche, Soru ha fatto sapere che sarà il primo a mettere a disposizione della Conservatoria le sue proprietà a Scivu, una delle zone più belle della marina di Arbus. Approfittare del piano paesaggistico regionale appena approvato, che stabilisce il divieto di costruzione lungo il litorale per una profondità di almeno due chilometri, per far acquistare alla Conservatoria delle coste i terreni non più edificabili: un?unica, grande area alle spalle del demanio marittimo costiero (limitato alla spiaggia), da destinare <a usi civici>. E? la proposta con cui il presidente della Sardegna, Renato Soru, ha concluso in Consiglio regionale l?acceso dibattito (durato tre giorni) sul piano paesaggistico adottato dalla Giunta il 5 settembre (delibera 36/7). Che non si tratti di un?idea improvvisa, ma di un?intenzione da formalizzare presto in un disegno di legge, sembra confermarlo lo stesso presidente, che ha concluso: <E? una proposta su cui il Consiglio può legiferare e, anzi, spero che presto possa essere approvata in Giunta>. Ad acquisire i terreni, comprandoli o, nei casi in cui non si raggiungesse l?accordo con i privati, espropriandoli, dovrebbe essere la Conservatoria delle coste della Sardegna, istituita un anno fa nella presidenza della Regione per coordinare la gestione delle aree ambientali più importanti dell?isola. Nel nuovo ufficio lavorano sei persone, compreso il direttore Giovanni Antonio Carta: <l?obiettivo del progetto ? spiega ? è arrivare alla gestione integrata tra pubblico e privato delle zone costiere e alla manutenzione programmata delle spiagge, per evitarne l?abbandono. Per il momento stiamo seguendo un progetto sperimentale di questo tipo a Pula, nel Sud dell?isola, con una dotazione finanziaria di un milione di euro>. Nei disegni della Giunta Soru, la Conservatoria dovrebbe presto trasformarsi in un?Agenzia per la salvaguardia delle coste, sul modello del ?Conservatoire du littoral? francese, ente pubblico creato nel 1975, o del ?National Trust? inglese, ente privato senza scopo di lucro fondato a Londra nel 1895. <Il Conservatoire du littoral ? spiega Stefano Deliperi, presidente del Gruppo d?intervento giuridico e firmatario di una proposta di legge regionale che sembra aver ispirato Soru ? ha assicurato in Francia la protezione di 75 mila ettari di litorale e rive lacustri. Sarebbe utile replicare questa esperienza in Sardegna>. Per finanziare il piano di acquisto dei terreni da assegnare all?Agenzia per la salvaguardia delle coste, l?amministrazione farebbe affidamento sui proventi delle imposte sulle seconde case e sugli scali degli yacht e aerei privati, istituite con la legge regionale 4/2006. Già su questo provvedimento, però, pende il ricorso del Governo alla Corte costituzionale. Per respingere eventuali accuse sul conflitto di interessi, poi, Renato Soru ha fatto sapere che metterà a disposizione della Conservatoria delle coste il terreno che possiede a Scivu e che rinuncerà, in base al nuovo piano paesaggistico regionale, alla costruzione di un albergo in un altro terreno di sua proprietà nel comune di Arbus. La nuova idea di far acquistare alla Regione ampie porzioni di costa da tutelare nasce infatti come completamento del piano paesaggistico fortemente voluto da Soru: in base alle nuove disposizioni, non è possibile costruire edifici in una fascia costiera mediamente profonda due chilometri (che arrivano a quattro, in alcune zone). L?attività edilizia sarà possibile nei centri abitati lungo il litorale, a condizione che le amministrazioni si dotino di un piano urbanistico comunale. Nelle campagne sarà possibile costruire solo case di abitazione per gli imprenditori agricoli, per cui sarà indispensabile la residenza rurale, mentre viene bloccata la proliferazione di nuove costruzioni.

(foto P.F., archivio GrIG)

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Approvazione del P.P.R. e Consiglio regionale, qualche resoconto.


L’approvazione del piano paesaggistico regionale – P.P.R. ed il relativo dibattito nel Consiglio regionale sardo hanno avuto momenti piuttosto accesi e polemici. Facciamo un po’ di sana informazione e riportiamo qualche resoconto. Naturalmente, come abbiamo chiesto a gran voce più volte, sosteniamo il futuro ruolo del Conservatore delle coste, ora più che mai deve poter operare efficacemente.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 13 settembre 2006

Soru: «I miei interessi alla luce del sole»
Proposta-choc: alla Conservatoria i terreni inedificabili. La destra: «Ppr di lucida follia» . In maggioranza voce critica di Balia «Gli incontri bilaterali? Un errore» Marrocu: Ds uniti nell?obiettivo finale.
AUGUSTO DITEL

CAGLIARI. Un?autodifesa sul conflitto d?interessi che non c?è più. Un boomerang che atterra sui banchi della destra, dove qualche consigliere contesta in maniera pelosa il Piano paesaggistico. Eppoi, la proposta-choc: che tutti i terreni resi inedificabili dal Ppr varato dalla giunta vengano ceduti alla Conservatoria regionale in modo che la corsa al loro acquisto (ventilata da Mario Diana di An e dal capogruppo di FI Gorgio La Spisa) «da parte di chi ha molti soldi», in previsione di cubature prossime venture, sia vanificata per sempre. Questa la sintesi del Soru-pensiero.
Il governatore l?ha chiuso così, poco prima delle nove di sera, il dibattito-fiume sul Ppr. Con la voce un po? arrochita, e un malcelato fastidio nei confronti di chi l?ha interrotto (l?ha fatto un paio di volte il forzista Fedele Sanciu), stufo delle «tante maldicenze» sul piano personale, Renato Soru ha parlato abbastanza si se stesso, facendo riaffiorare in aula il tema del conflitto di interessi, proprio nel giorno in cui i sardisti Beniamino Scarpa e Francesco Atzeri hanno presentato una proposta di legge «in materia di etica pubblica». Soru ha parlato dei suoi tre terreni «acquistati prima della candidatura» a Scivu e Funtanazza, ha sottolineato la sua volontà di venderli (ha già incaricato il comune di Arbus), rinunciando così alla costruzione di un albergo e ad altra volumetria. «Perderò tra i 150mila e i 180mila metri cubi – ha rivelato -, per averne 30mila, a Funtanazza. Ecco, le mie proprietà sono alla luce del sole. Non so se altri possono affermare la stessa cosa». Soru stava per affondare il coltello su Fedele Sanciu, che gli ha urlato qualcosa dal suo scranno. Poi, ci ha ripensato auspicando che «si possa legiferare in tempi brevi sulla cessione alla Conservatoria regionale di tutte quelle aree che il Ppr ha reso inedificabili e che diventerebbero di tutti i sardi. In questo modo – ha spiegato ancora Soru – non esisterebbe più il pericolo che gli speculatori di lungo periodo, tutti impegnati, a sentire qualcuno della destra, a comprare a poco prezzo aree intonse, possano costruire qualcosa in futuro, se le attuali norme fossero modificate».
I calcoli. Quella di Soru non è stata una boutade. Pare che quest?idea gli sia balenata di recente, dopo l?intervento di Mario Diana di An. Fedele alla sua vocazione per i numeri, il presidente avrebbe fatto due conti: basterebbero gli introiti dei prossimi tre anni sulla tassa sulle seconde case per acquistare i terreni vincolati. «L?abbiamo fatta grossa». E? una delle frasi usate da Renato Soru per rimarcare l?importanza dell?approvazione definitiva del Ppr «da parte di una maggioranza di centrosinistra che aveva preso un impegno in campagna elettorale e e l?ha rispettato. Il Piano è l?atto più importante di questi due anni di governo». Quanto ai dissidi nella coalizione, il presidente non ne ha negato l?esistenza. «Il centrosinistra non aveva un pensiero unico, ma la discussione è avvenuta alla luce del sole. Qualcuno ha fatto dei distinguo, ma alla fine è stata tutta la maggioranza ad aver approvato questa legge».
Il cammino futuro. Il capo dell?esecutivo ha poi annunciato che «ci sarà ancora da discutere. Dovremo varare la nuova legge urbanistica, i Piani delle zone interne, i problemi legati all?agro, esaminare i Puc: in quella sede potremo esaminare le osservazioni e i suggerimenti di chi non ha condiviso completamente i contenuti del Ppr».
L?attacco alla minoranza. «La destra – ha sostenuto Soru – non ha saputo gestire il tema. Nella discussione sulla legge, ha bloccato l?aula, poi ha sperato nel governo che ha impugnato il provvedimento, sperando invano nella bocciatura della Corte Costituzionale. Quindi, ha organizzato un referendum, triplicando i voti reali. In aula si è speculato, banalizzando il concetto, sulla ?salvezza? della Sardegna. Certo, la Sardegna è salva, l?abbiamo salvata dal saccheggio delle coste».
L?assessore. Era stato Gian Valerio Sanna ad aprire la seduta. Dopo aver definito «artificiose» le polemiche sulle aree agricole l?assessore ha detto: «Abbiamo agito nel massimo rigore normativo superando anche alcune contraddizioni legislative e stabilendo la procedura del confronto sulle linee-guida della pianificazione, ad esempio, con i 73 comuni costieri». Sul rischio di ricorsi Sanna ha precisato: «Sono due, entrambi sulle misure di salvaguardia e non sulle norme. Quindi la contestazione è superata».
La voce critica. E? quella del capogruppo della Fas Peppino Balia, secondo il quale la maggioranza ha commesso «l?errore di aver sostituito il metodo dialettico e collegiale con quello degli incontri bilaterali. Lo dico senza acredine, ma per avvertire che è un modo di indebolire il Consiglio nel suo rapporto corretto con la Giunta». Quanto al parere della Commissione, obbligatorio ma non vincolante, Balia ha posto un problema politico: «La Giunta si può discostare, ma deve fornire le motivazioni. Sarebbe stato più logico e opportuno che la nuova legge urbanistica – ancora da discutere e approvare, e che dovrebbe assecondare il Ppr – avesse preceduto il Piano Paesaggistico regionale».
I sì dei capigruppo. Seppur con toni differenti, i capigruppo di maggioranza hanno sostenuto «l?estrema rilevanza di questo provvedimento che pone fine a un?anarchia durata molti anni e pone al centro della pianificazione la tutela delle nostre coste». Hanno parlato Antonello Licheri di Rifondazione, Antonio Biancu della Margherita, e Chicco Porcu di Progetto Sardegna. A Siro Marrocu è toccato il compito di sdrammatizzare «il confronto dialettico nei Ds. A parte i dissensi, nessuno di noi ha mai messo in discussione l?obiettivo finale di arrivare a una svolta, con l?approvazione di un Ppr condiviso. Nessuno di noi – ha aggiunto Marrocu – si è mai sentito subalterno a chicchessia».
L?opposizione. Ha cominciato Pierpaolo Vargiu dei Riformatori, ha proseguito Ignazio Artizzu di An. A suo giudizio «Il Ppr favorisce alcuni sardi e i loro progetti illuminati, gli speculatori continentali e Renato Soru che, da privato, possiede case e aziende sull?acqua, mentre da presidente ha vietato tutto». L?Udc Roberto Capelli ha parlato di «dibattito-farsa su un Ppr frutto di lucida follia» e di «maggioranza al guinzaglio di Soru», segnalando «la paura che mi provoca il silenzio di Giuseppe Pirisi». Ecco Giorgio La Spisa. «La nostra occupazione dell?aula – ha esordito il capogruppo di Fi – è stata un fatto irrituale, ma necessario. Ci dà fastidio il servilismo, mortificante per chi lo esercita: sia chiaro però che il governo regionale e la maggioranza hanno le stesse responsabilità. E non è vero che è scomparsa la discrezionalità: attraverso il meccanismo dell?Intesa, la Regione condizionerà sempre la politica urbanistica».

da L?Unione Sarda, 13 settembre 2006

La Regione comprerà tutte le coste. Soru: le faremo acquisire dalla Conservatoria per gli usi civici. GIUSEPPE MELONI.

Ultima frase dell?ultimo intervento in aula sul piano paesaggistico: calcisticamente sarebbe il 90° minuto, anzi il recupero. Sta parlando Renato Soru, ha appena finito di replicare a tre giorni di duri attacchi del centrodestra: e più o meno tutti, nel Consiglio regionale reduce da un dibattito lungo e velenoso, aspettano solo il fischio finale. Anche perché nei televisori del transatlantico va già in onda la Champions? league. Ma prima di spegnere il microfono il governatore tira fuori una proposta a sorpresa: tutti i costieri, dice, dovrebbero essere acquistati dalla Conservatoria regionale (creata un anno fa proprio per tutelare i litorali), per farne un?unica, enorme area destinata a usi civici. “Così apparterrebbero ai sardi: non saremmo allora tutti più ricchi ?”, aggiunge Soru, mentre i consiglieri ancora si chiedono se stia scherzando.
La proposta. Non stava scherzando. I commentatori diranno se si tratta di una rete a suo favore o di un autogol e, soprattutto, il tempo dirà se l?idea ha la possibilità di trasformarsi in legga. Ma che non sia qualcosa buttata lì si capisce già da come Soru conclude l?intervento: “E? una proposta su cui il Consiglio può legiferare e, anzi, spero presto possa essere approvata in Giunta”. Infatti subito dopo, mentre maggioranza e opposizione si interrogano sulla novità, trapela la conferma: la proposta presidenziale è ?in cottura? da qualche tempo e mira a rendere ancora più forti i vincoli di inedificabilità. Del resto anche provvedimenti come il decreto sui due chilometri, per restare alla materia vincolistica, o le tasse regionali sono nati così: da un?esternazione soriana archiviata inizialmente come ?boutade?. Adesso, siccome tutti hanno imparato a conoscerlo, il centro sinistra sa già che dovrà discutere di questa nuova proposta. Come negli altri casi, ancora gli alleati non ne sanno alcunché.
Le finalità. Pare che Soru intenda così rimediare ai rischi di speculazioni immobiliari sottolineati, tra gli altri, dall?intervento di Mario Diana (di An) nella prima giornata di dibattito sul piano paesaggistico. Rischi legati al prevedibile calo di valore dei terreni su cui si abbattono i rigidissimi divieti del Ppr. “Proprio perché perderanno di valore ? è il ragionamento fatto in aula dal presidente ? potrebbe acquistarli la Conservatoria”. Istituita proprio dalla Giunta Soru con lo scopo di acquistare e tutelare i terreni costieri, ma ancora non operativa. Non si parla di litorali veri e propri, che sono già demaniali, ma di aree per lo più classificate come zone agricole. Di certo non si potrebbe prescindere da trattative con i proprietari: l?esproprio proletario non sarebbe in programma. Sarebbe una procedura lunga e servirebbero risorse abbondanti. Pare che il presidente abbia già fatto condurre alcuni studi sull?impatto economico della proposta e che mediti di finanziarla con le tasse su seconde case, yacht, aerei e plusvalenze immobiliari. Sulle quali però pende il ricorso del Governo alla Corte costituzionale.
L?opposizione. Reagisce subito l?Udc Roberto Capelli: per lui è un proposito “semplicemente inconcepibile. Soru ? aggiunge ? ha imparato bene il mestiere, è sfuggito a tutte le domande serie e ha tirato fuori l?ennesima sparata populistica”. Il consigliere dello scudocrociato pensa ad una provocazione “ma se non è così, è la conferma di una lucida follia che sta alla base delle scelte sull?urbanistica. Quanto costerebbe l?operazione ? E alla Bocconi Soru non ha appreso che con le cubature premiali le aree libere acquisteranno valore anziché perderlo ? Questo progetto ? conclude Capelli ? aprirebbe la strada a speculazioni ben peggiori”. Sarcastico il forzista Giorgio La Spisa: “Bum ! Stiamo rasentando il ridicolo, è una gara a chi la spara più grossa”.

CONSIGLIO REGIONALE DELLA SARDEGNA
XIII LEGISLATURA

Nota stampa
della seduta n. 229 del 12 settembre 2006

Il dibattito sulle dichiarazioni del presidente Soru sul Piano paesaggistico regionale. Gli interventi dell?assessore agli enti locali Gian Valerio Sanna e dei capigruppo.

Cagliari 12 settembre 2006 – Con l?intervento dell?assessore regionale agli enti locali Gian Valerio Sanna si sono aperti, questo pomeriggio, i lavori del Consiglio regionale. Il presidente Spissu prima di dare la parola all?esponente dell?esecutivo, ha reso noto di aver nominato l?on. Eliseo Secci, presidente della Giunta delle elezioni e che il consigliere Gerolamo Licandro era entrato a far parte dello stesso organismo in sostituzione dell?on. Andrea Biancareddu.
L?assessore agli enti locali Gian Valerio Sanna ha voluto puntualizzare alcune questioni emerse nel dibattito. L?assessore ha detto che il rispetto delle prerogative istituzionali è sempre stato un punto fermo della giunta. Non è stato, infatti, questo esecutivo a espropriare le prerogative del Consiglio in tema di approvazione del Piano. Ma tale esproprio è contenuto nella legge n. 23 del 1993 quando era presidente l?on. Mario Floris. Pronta la replica anche per quanto riguardo l?esproprio delle prerogative dei comuni. Nella redazione del precedente PTP ? ha detto l?assessore – i comuni non vennero mai ascoltati, infatti, nel 1993 ai comuni vennero inviati gli atti solo per la loro pubblicazione. Prima di approvare il PPR ? ha detto G.V. Sanna ? noi abbiamo notificato gli atti ai 73 comuni costieri, abbiamo organizzato 24 conferenze di co-pianificazione (vi hanno partecipato 100 comuni e 8 province), 174 incontri tecnici con i comuni e 8 con le province. Tutto questo lavoro di concertazione ha portato al risultato di far diminuire in maniera notevole le osservazioni che sono passate dalle 10.000 del 1993 alle 2.800 attuali. Altro argomento affrontato dall?assessore Sanna nel suo intervento, il tema dei ricorsi. In passato ce ne furono 50, oggi appena 2. Sull?agro, altro tema su cui si sono moltiplicate le critiche, l?esponente della giunta ha avvertito che non è corretto mandare messaggi sbagliati: l?attività agricola è salva e l?obiettivo della giunta è quello di voler frenare l?uso indiscriminato della residenza (soprattutto per chi non è imprenditore agricolo). Fortemente critico, sia sul metodo che nella sostanza, il giudizio sul PPR del capogruppo dei Riformatori Pierpaolo Vargiu. La riflessione che stiamo facendo in aula ? ha detto ? non riguarda solo il PPR ma la prima metà di questa legislatura. Il PPR e la legge n. 8 sono gli atti più importanti di questi due anni di governo. Sul metodo, l?on. Vargiu ha ricordato che la discussione sul PPR ha interessato il Consiglio solo durante la fase dei lavori in commissione. Vargiu ha specificato che i riformatori non hanno mai detto che tale procedura era illegittima. Noi Riformatori siamo per il presidenzialismo e per il maggioritario, noi siamo consapevoli che un presidente eletto dal popolo ha una delega, ma questi sistemi si difendono dando strumenti anche alla minoranza.. Sarebbe stato opportuno, prima di approvare il PPR, aprire una discussione in Consiglio. Ma quando la minoranza ha chiesto di convocare l?Assemblea per discutere l?argomento la maggioranza ha risposto che sarebbe stato meglio discutere dopo l?approvazione da parte della giunta così potevamo ragionare anche sui vincoli. Così non è stato, però, perché la tabella dei vincoli non è stata allegata al PPR. Per Vargiu questo PPR è un mix mediatico di integralismo e di discrezionalità. Abbiamo la sensazione ? ha proseguito il capogruppo dei riformatori ? che l?integralismo si sposi con la discrezionalità quindi che ci sia un atteggiamento ?arcigno? con i piccoli e ?largheggiante? con chi piccolo non è. L?occupazione dell?aula attuata dall?opposizione per Vargiu è la dimostrazione che in Consiglio ormai c?è la morte della politica. ?Noi abbiamo occupato ? ha ribadito – perché non abbiamo più i mezzi per poterci confrontare. La maggioranza si deve ormai porre il problema di come garantire i diritti della minoranza. E? poi intervenuto l?on. Balia (Fas) che è stato critico nei confronti del PPR e sul metodo seguito dalla maggioranza. ?Il centrosinistra ha commesso un errore ? ha detto Balia ? nel momento in cui ha voluto sostituire la forma dialettica con la forma degli incontri bilaterali ( a cui sono stato invitato ma non ho partecipato) perché questo è un modo di indebolire il Consiglio. L?intervento dell?assessore Sanna è stato definito ?una lezioncina? in stile difensivo con molte giustificazioni ma con una visione eccessivamente ?deterministica? delle cose fatte dal Consiglio regionale e priva di dubbi. La sensazione ? ha proseguito l?on. Balia ? rivolgendosi all?assessore Sanna – è che lei abbia commentato un testo diverso da quello che ho letto io. Dopo aver riconosciuto al presidente Soru una coerenza di fondo, l?on. Balia ha proseguito dicendo che nessuno ha mai detto che la Giunta, approvando il Piano, abbia commesso un atto illegittimo. La legge n. 8 prevede che il ppr debba essere approvato dalla giunta regionale ma prevede anche che la commissione debba dare un parere che è obbligatorio ma che non è vincolante per la giunta la quale se vuole discostarsene deve, però, motivare tale scelta. ?Le motivazioni ? ha detto Balia ? non ci sono?. Il capogruppo del FAS ha affermato, inoltre, che questo PPR può decuplicare capitali e impoverire altri, ha posto dei dubbi se è giusto l?aumento di volumetrie concesso ad alberghi sul mare che in passato avevano già ottenuto incentivi volumetrici e ha ribadito che nel profilo dei rapporti tra giunta e Consiglio si è persa un?occasione perché il Consiglio doveva discutere il PPR prima dell?approvazione da parte della giunta. Infatti, ha chiesto, l?aver approvato il Piano anticipatamente costringerà il Consiglio regionale ad approvare una legge urbanistica che si adegui al piano? Sarebbe stato meglio il percorso inverso. Inoltre, Balia è stato molto critico anche sul metodo: ?Il Piano l?ho letto dopo averlo estrapolato da internet, gli atti che la giunta ha messo a disposizione del Consiglio erano limitati e incompleti?. Inoltre, molte disposizioni del PPR sono ambigue (articoli 4, 11, 15) e spesso, si sottraggono poteri agli enti locali con atto amministrativo e non con un atto legislativo. Sull?agro, poi, ha detto l?on. Balia rivolgendosi all?assessore ?abbiamo letto cose diverse?. In conclusione l?on. Balia ha sottolineato la necessità che la legge urbanistica arrivi subito in aula e che non si pieghi al piano. Per il capogruppo di AN Ignazio Artizzu la Sardegna è molto simile alla ?fattoria degli animali di Gorge Orwell dove gli animali sfruttati organizzano la rivoluzione con a capo due maiali che poi si approfittano del potere. Il motto di questa storia ? ha detto Artizzu ? ?in questa fattoria tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri? calza perfettamente alla vicenda del PPR. In Sardegna ? ha detto Artizzu ? ci sono tre categorie di ?più uguali?: alcuni sardi (che vedranno i loro progetti approvati discrezionalmente dalla giunta); alcuni speculatori (saranno avvantaggiati i grandi imprenditori che possono acquistare adesso a prezzi convenienti e aspettare nel lungo periodo che le cose cambino); il presidente Soru (che nel pieno rispetto delle leggi ha realizzato case e aziende sull?acqua). Il responsabile del Piano ?che è un danno gravissimo per la Sardegna? non è solo il presidente Soru ma anche l?intera maggioranza che ha consentito al presidente della Regione di approvare il piano che voleva. Il presidente Soru vuol far credere ai sardi che la nostra isola sarà una nuova Atlandide, ma non sarà così, sarà un Far West dove tutti staranno peggio: le amministrazioni comunali che dovranno rivedere il proprio bilancio e azzerare gli introiti dell?Ici sulle aree edificabili; i clienti delle aziende bancarie che dovranno restituire prestiti concessi in base ai terreni che prima avevano un valore e adesso ne hanno un altro; i turisti , gli automobilisti e persino i pedoni che dovranno vedersela con regole tragicomiche. Per non parlare dei pastori, degli agricoltori e dei cacciatori. Il PPR, insomma, è un danno grave e un vero pericolo per la Sardegna . (r.r.)

Gli interventi dei capigruppo Licheri (Prc), Capelli (Udc), Porcu (Ps), Atzeri (psd?az), Biancu (La Margherita), Marrocu (Ds).
Con l?intervento dell?on. Licheri (Rc), è proseguito il dibattito sulle dichiarazioni del presidente della Regione sul Piano Paesaggistico. Un intervento di soddisfazione per il lavoro fatto. ?Si tratta di uno strumento importante che pone la Sardegna all?avanguardia nella politica di protezione ambientale?. Licheri ha espresso rammarico per i numerosi banchi vuoti nel settore delle forze di opposizione, ?manca il contributo della minoranza ?ha detto- ma per fortuna si registra il consenso dei sardi?. Dopo aver approfondito vari aspetti del Piano paesaggistico approvato dalla Giunta, che rappresenta un punto importante, ha precisato, del programma di governo presentato a inizio legislatura, Licheri ha ricordato come sia importante che lo sviluppo della Sardegna si imperni su una crescita qualitativa e non su una crescita quantitativa. ?La tutela e la salvaguardia ambientale pone la Sardegna all?avanguardia rispetto alle altre regioni ed in Europa?. Critico verso l?opposizione, ?posizioni di retroguardia quelle del centrodestra, proprio quando la Sardegna fa da apripista?.
Fortemente critico invece l?on. Roberto Capelli (Udc): ?Non è questo il dibattito che avremmo voluto fare, avremmo preferito fare questa discussione prima che il Ppr fosse approvato?. L?occupazione dell?aula ha quindi aggiunto è stato un atto estremo (?lontano dalla nostra cultura politica che non è nel nostro DNA?) ma necessario per richiamare l?attenzione su un problema importante. Il dibattito, secondo il rappresentante dell?opposizione, ?manifesta le incapacità legislative della maggioranza e della Giunta. Molte leggi fatte ma nessuna applicata, da quella sulle comunità montane alle aziende ospedaliere miste. Molte leggi impugnate dal Governo?. Richiamando l?intervento critico di Balia ha parlato di ?disastro legislativo di cui sono responsabili tutti i componenti della maggioranza?. ?Il PPr una scelta coraggiosa? Piuttosto una lucida follia?, ha sottolineato. Ha quindi concluso sottolineando l?asserita incoerenza del Presidente della Giunta (?L?edificazione a Santa Gilla?), la disastrosa politica dei trasporti e della politica dello sport, l?emergenza industria,
Rigetto convinto delle critiche dell?opposizione da parte dell?on. Chicco Porcu (Ps): ?Accuse gratuite quelle di minaccia alla democrazia parlamentare in pericolo?. Si è fatto un gran clamore, ha proseguito Porcu, su un presunto allarme per la stagione turistica, ?ma il disastro annunciato non vi è stato, nessun calo delle presenze nessun calo dell?occupazione?. ?Forse si può fare meglio, ma se ne discuta?. Quanto poi alle accuse di prevaricazione sull?opposizione, niente di più inesatto ?perchè da 10 giorni stiamo discutendo proprio su un argomento richiesto dall?opposizione?. ?Nessuna emergenza democratica, e nessuna questione morale?, ha detto ancora Porcu. Sul merito ha ricordato l?eccessiva nostalgia manifestata per i vecchi PTP troppo permissivi, per le ?zonizzazioni? fin troppo elastiche?. Certamente, ha aggiunto ?dubbi ce ne sono certamente su singoli aspetti che saranno ridiscussi e rivisti. E? necessario definire un piano di sviluppo sostenibile, ma su questo si deve ancora discutere e confrontarsi?.
Richiamo ad un maggiore reciproco rispetto quello dell?on. Giuseppe Atzeri (Psd?az) che ha annunciato la presentazione da parte della propria forza politica della proposta di legge sul conflitto di interessi: ?perchè occorre finirla con le maldicenze e piuttosto porre regole precise?. E? vero, ha detto Atzeri che il Piano Paesaggistico attua una parte del programma della Giunta Soru, ?certamente questo provvedimento condiziona e orienta lo sviluppo della Sardegna per i prossimi dieci anni?. Ma proprio per questo, ha aggiunto ?proprio per l?importanza dei problemi posti si doveva discutere e varare un Piano interistituzionale Giunta-Consiglio regionale?. Dopo aver messo in guardia dal pericolo di una deriva presidenzialista, ha criticato l?eccessivo ricorso alla corsia preferenziale per i provvedimenti del governo: ?la concertazione è un valore fondamentale?.
La soddisfazione della Margherita è stata espressa da Antonio Biancu: ?si colma un vuoto normativo pericoloso?. Dopo aver definito improprie le accuse della opposizione di ?svuotamento delle prerogative del Consiglio?, Biancu ha affermato che si stanno mantenendo le promesse del programma di governo. ?Nessun eccesso decisionista da parte del presidente ?ha detto- nessun eccesso di discrezionalità nè di arbitrio?. Quanto al lavoro della Commissione, ?si può dissentire sul risultato- ha quindi affermato- ma non certo sull?impegno del lavoro svolto, dove però è mancato il contributo del Centrodestra?. Il Piano Paesaggistico ?è un importante tassello del complessivo mosaico che si completerà col Piano per un turismo sostenibile e con la legge urbanistica?, ha detto ancora, respingendo con forza le accuse ?di centralismo regionale?; il centrosinistra ha concluso ?ha dato vita a un dibattito approfondito: il varo del provvedimento rappresenterà uno dei frutti più significativi della legislatura?.
Anche il capogruppo Ds Siro Marrocu ha respinto le critiche di ?subalternità? da parte della opposizione. ?Non sento nessuna minaccia alla democrazia consiliare; ciò che in passato ha offeso l?aula e ha tolto dignità erano piuttosto gli agguati del voto segreto alle Giunte di turno?. Nessun imbarazzo e nessun disagio, dunque: ?c?è stato confronto vero?. Per Marrocu è estremamente positivo che il Piano Paesaggisto ponga una rigorosa disciplina normativa. ?Volevamo dare regole ?ha detto- con un Piano inattaccabile. Esso segna una svolta in questa legislatura, apre alla certezza del diritto?. Non tutto può essere perfetto, ha quindi proseguito, ?non nascondiamo alcune perplessità su alcune soluzioni indicate, ad esempio per quanto concerne l?agro. Ma ci saranno altri confronti ed il modo di trovare altre soluzioni?. Sottolineando l?importanza dei prossimi appuntamenti: la legge urbanistica ad esempio, ha espresso soddisfazione auspicando che anche gli enti locali si possano dare regole certe attraverso i Puc.

Il dibattito prosegue con gli interventi del capogruppo di Forza Italia e successivamente del Presidente della Regione Soru. (L.P.)

Gli interventi del capogruppo di Forza Italia La Spisa e del presidente della Regione Renato Soru.
Gli interventi dei capigruppo si sono conclusi con l?on. La Spisa (Forza Italia) che ha attaccato duramente il PPR e il servilismo della maggioranza poco edificante che tenta di coprire un?ipocrisia che ormai è chiara a tutti i sardi. Il capogruppo di Forza Italia ha chiarito che la decisione della minoranza di occupare l?aula è stata maturata dopo aver riflettuto sulla delicata fase che sta attraverso la politica isolana sempre più a rischio involuzione. Per La Spisa si sta svilendo il rapporto tra Regione e Comuni e si sta rafforzando sempre più il ruolo del presidente della Regione che, sarà sempre più ambito dai poteri forti che potranno così gestire la Sardegna e portare a termine i loro interessi. Questo PPR ? ha detto ancora La Spisa ? stravolge tutto un sistema normativo di divisione dei poteri. Tramite le ?intese? che compaiono in molti articoli del piano si stravolge tutto. Insomma, la discrezionalità sfiora, spesso l?arbitrio. E così si prevede sempre tramite ?intesa? la possibilità di attuare interventi di riqualificazione, di incrementare volumetrie, di vincolare alcuni territori e altri no. Quindi, un potere enorme in capo alla giunta e al presidente della Regione. La Spisa ha auspicato che i sardi capiscano quale è la verità. Dopo i capigruppo è intervenuto il presidente della Regione Renato Soru che ha detto che con l?approvazione del PPR da parte della giunta si è ultimato un percorso che ha preso il via nel novembre del 2004. E? un provvedimento atteso dai sardi, promesso in campagna elettorale, che colma un vuoto legislativo. Il presidente della Regione si è soffermato sulle diverse vedute che c?erano sull?argomento all?interno del centrosinistra. ?Dopo un acceso dibattito ? ha aggiunto – abbiamo superato le contrapposizioni e questo PPR è frutto della sintesi dei diversi pensieri. Il centrosinistra ha così mantenuto la sua promessa nei confronti dell?elettorato: abbiamo approvato un piano i cui effetti dureranno decenni e che inciderà sul futuro della nostra Regione?. Renato Soru è stato molto critico nei confronti dell?opposizione che, tradendo largamente il mandato degli elettori, ha cercato in ogni modo di bloccare il provvedimento. Il presidente della Regione ha poi detto basta alle maldicenze: ?E? dal mio primo passo in quest?aula che le maldicenze nei miei confronti bloccano il sereno confronto. I miei interessi sono tutti chiari e alla luce del sole. Prima di diventare presidente della Regione avevo acquistato un terreno a Scivu dove volevo costruire un albergo. Non ne farò più nulla. Sono stato anch?io regolato dal piano?. Il presidente ha aggiunto che sta cercando di vendere il terreno nella maniera più trasparente possibile, magari affidando la vendita al comune. Contro chi ha detto che intravede la possibilità di una grande speculazione edilizia a medio e a lungo termine il presidente Soru è stato chiaro: ?La mia proposta è quella di far acquistare alla Conservatoria regionale tutte le coste della Sardegna per uso civico. Così nessuno potrebbe mai più approfittarne?. I lavori del Consiglio regionale riprenderanno domani mattina alle ore 10 con la prosecuzione dell?ordine del giorno. (r.r.)

(foto C.B., archivio GrIG)

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Aliga a Cala Mosca: ripulire e vigilare !


La A.S.L. n. 8 ? Servizio igiene edilizia, urbanistica, ambienti confinati ha chiesto (nota prot. n. 10341 del 4 settembre 2006) alle pubbliche amministrazioni competenti (Comune di Cagliari, Regione autonoma della Sardegna) di effettuare la bonifica ambientale del costone di Cala Mosca, ponendolo in sicurezza e interdicendo l?accesso alle auto, nonché di interdire gli accessi veicolari alle piazzole sul mare e l?istituzione di un servizio di vigilanza contro gli abusi ambientali. Gli operatori della A.S.L. n. 8 ? Servizio igiene edilizia, urbanistica, ambienti confinati, durante il sopralluogo effettuato lo scorso 19 agosto, hanno verificato quanto denunciato con esposto del 10 luglio 2006 dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, confermandolo pienamente: ?l?area compresa tra collina e strada ? è diventata un?area di deposito di rifiuti e materiali inerti derivanti da attività edili, anche recenti ? in vari punti il costone di roccia è instabile e le recinzioni poste a protezione non sembrano sufficienti ? verso il mare ci sono alcune piazzole cui è possibile accedere con le auto ? tali zone sono estremamente pericolose ? sono senza protezione? . Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano presentato al Comune di Cagliari, all?Assessorato regionale dei beni culturali, alla Soprintendenza per i beni ambientali ed il paesaggio, ai Carabinieri del N.O.E., all?Azienda USL n. 8 e, per opportuna conoscenza, alla competente Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari una richiesta per la bonifica ambientale dei numerosi cumuli di rifiuti (detriti, rottami, imballaggi, ecc.) che, in crescente quantità, si ritrovano lungo la strada ? ora pare di pertinenza comunale ? che da Cala Mosca conduce allo stabilimento ?la Paillotte? (ex stabulario) e lungo il sentiero che conduce agli scogli del lato destro della Cala . La situazione appare ora critica anche sotto il profilo igienico-sanitario, soprattutto in piena stagione estiva e per i piccoli bagnanti, nel pieno di un sito che si pretende balneare e turistico.
L?intera area è tutelata vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e D.M. 26 aprile 1965) ed in parte con vincolo idrogeologico (regio decreto n. 3267/1923 e successive modifiche ed integrazioni), individuata quale proposto sito di importanza comunitario ? pSIC “S. Elia ? Cala Mosca ? Cala Fighera” (codice ITB002243), ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali. L?area è, inoltre, individuata quale futura riserva naturale regionale “Capo S. Elia” (legge regionale n. 31/1989 ? allegato A) ed è attualmente in parte demanio militare ? ramo Esercito e ramo Marina, in parte demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.), mentre la strada sopra citata pare trasferita alle competenze comunali.
In ogni caso l?abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall?art. 14 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni: il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull?area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d?ufficio l?amministrazione comunale in danno degli obbligati. Dopo l?intervento dell?A.S.L., si ritiene che vi debbano essere interventi rapidi per riportare in buone condizioni igieniche uno dei ?gioielli? ambientali cagliaritani.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Gli approdi nel Sinis si arenano…..


Il Ministero dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare ha reso noto (nota Direz. gen.le protezione della natura n. DPN/4D/2006/22098 del 5 settembre 2006) di aver inibito la prosecuzione dei lavori per la realizzazione dell?approdo turistico (nuovo molo, gavitelli, boe, ecc.) a La Caletta ? Capo San Marco finalizzato formalmente alla fruizione dell?Area Marina Protetta (A.M.P.) ?Sinis ? Mal di Ventre? predisposto a cura dell?Amministrazione comunale di Cabras, Ente gestore dell?A.M.P.

Il Ministero dell?ambiente ha ricordato all?Ente gestore dell?A.M.P. (e per esso al Direttore Bruno Paliaga ed all?Assessore comunale competente Alessandro Murana) che ?la realizzazione del progetto ? risulta realizzabile solo nel rispetto delle seguenti prescrizioni:
* realizzazione dell?intera procedura di valutazione di incidenza ambientale, considerato che l?intervento ? si colloca territorialmente all?interno di un?area marina protetta ed interessa il pSIC e ZPS ITB030039..;
* necessità che l?installazione delle strutture previste sia preceduta da un?adeguata caratterizzazione dei siti candidati ? nell?ottica di preservare al meglio la Posidonia oceanica, le biocenosi presenti e lo stato dei luoghi.?
E, tanto per gradire, ha concluso richiamando ?le affermazioni formulate, in altri casi, da parte della Commissione europea riguardo la discrezionalità di poter decidere l?esclusione da fonti di finanziamento comunitario quelle amministrazioni regionali che dimostrino un grado di non affidabilità nella tutela della rete Natura 2000 e nel rispetto delle Direttive 92/43/CEE Habitat e 79/409/CEE Uccelli?. In parole povere, se non si rispettano le direttive comunitarie, si perdono i fondi europei. Ovvio.

Il Ministero dell?ambiente ha ribadito di aver esplicitato queste specifiche direttive all?Ente gestore dell?A.M.P. con note n. DPN/5D/2005/16276 del 27 giugno 2005, n. DPN/4D/2006/7110 del 10 marzo 2006, n. DPN/4D/200616118 del 19 giugno 2006 e n. DPN/5D/2006/20716 del 10 agosto 2006.
Insomma, l?Ente gestore dell?A.M.P. ed il Comune di Cabras non potevano far finta di non sapere.

Invece, questi lavori sono iniziati nel luglio 2006 senza la necessaria approvazione della valutazione di incidenza ambientale. Come se niente fosse.

Nel luglio scorso l?on. Camillo Piazza, deputato verde, e il sen. Francesco Martone, di Rifondazione Comunista, hanno presentato in proposito due interrogazioni parlamentari (n. 4-00681 Camera e n. 4-00361 Senato) al Ministro dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare on. Alfonso Pecoraro Scanio. Il deputato verde ed il senatore comunista hanno chiesto al Ministro dell?ambiente ?quali iniziative il Ministro intenda assumere avverso questa che all’interrogante appare una palese violazione del diritto nazionale (decreto del Presidente della Repubblica n. 357/1997 e successive modifiche ed integrazioni), comunitario (direttiva n. 92/43/CEE) e degli obblighi di collaborazione degli Stati membri (articoli 10 e 226 trattato)? e ?se non ritenga opportuno intervenire tempestivamente al fine di evitare l’ennesima procedura di infrazione in sede europea, a carico dell’Italia in materia ambientale? .

L?on. Piazza ed il sen. Martone hanno prontamente raccolto la segnalazione delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, costrette recentemente ad inoltrare un nuovo esposto (nota del 14 luglio 2006) in proposito. Analogamente ha fatto l?Associazione italiana per la Wilderness (nota del 17 agosto 2006).

Ricordiamone i precedenti. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, in seguito a specifica richiesta di informazioni a carattere ambientale inoltrata dalle scriventi Associazioni ecologiste con nota del 13 aprile 2005 e relativa documentazione acquisita dal Comune di Cabras (OR) con nota prot. n. 7046 del 9 maggio 2005, apprendevano della sussistenza di puntuali progetti per la realizzazione di approdi turistici (nuovi moli, gavitelli, boe, ecc.) finalizzati formalmente alla fruizione dell?Area Marina Protetta (A.M.P.) ?Sinis ? Mal di Ventre? predisposti a cura dell?Amministrazione comunale di Cabras, Ente gestore dell?A.M.P., nelle località di Cala Pastori ? Isola di Mal di Ventre (lunghezza molo di 48 mt.), La Caletta – Capo San Marco (lunghezza molo mt. 50) e Funtana Meiga oltre ad altri siti (Porto Suedda, Is Aruttas, San Giovanni, Turr? e Seu, Punta Maimoni ? Is Caogheddas, Tharros) con potenzialmente minore impatto ambientale. I progetti avevano avuto le seguenti autorizzazioni amministrative: nullaosta paesaggistico (nota Ass.to reg.le P. I. e BB.CC. ? Servizio tutela paesaggio OR n. 84/04/UTP OR del 31 marzo 2004, presa d?atto Sopr. B.A.P.P.S.A.D. n. 6628 dell?1 giugno 2004), parere positivo con esclusione dalla valutazione di incidenza ambientale (nota Ass.to reg.le Difesa Ambiente ? Servizio conservazione natura e habitat, ecc. n. 12581 dell?8 aprile 2004), parere positivo condizionato (rimozione dei pontili a Capo San Marco e Mal di Ventre in periodo invernale) con esclusione del sito di Mare Morto ? Tharros ai fini della tutela archeologica (note Sopr. Arch. n. 4203 del 26 maggio 2004 e n. 6403 del 3 settembre 2004) e parere positivo Direzione A.M.P. (nota Direttore A.M.P. n. 51/SEGR del 19 novembre 2004).

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, con note del 7 giugno e del 6 settembre 2005, inoltravano alle pubbliche amministrazioni competenti richiesta di informazioni a carattere ambientale e l?adozione di opportuni interventi in merito a quanto in argomento. Con nota Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio ? Direzione per la protezione della natura prot. n. DPN/5D/2005/16276 del 27 giugno 2005 venivano richieste alle pubbliche amministrazioni regionali e locali notizie in argomento. Con nota prot. n. 1382 del 29 luglio 2005 l?Assessorato reg.le P. I. e BB. CC. – Servizio tutela del paesaggio di Oristano informava che ?l?autorizzazione rilasciata dall?ufficio è stato un provvedimento sofferto? in quanto foriero di interferenze con il particolare ambiente/paesaggio tutelato. Con nota prot. n. 24398 del 22 luglio 2005 l?Assessorato reg.le della Difesa dell?Ambiente ? Servizio conservazione natura e habitat, ecc. affermava di aver rilasciato parere favorevole con esclusione dello svolgimento della valutazione di incidenza ambientale in quanto il progetto esaminato:
1) prevede il recupero, ?attraverso la sua ristrutturazione?, di ?un vecchio molo attualmente in completo abbandono della Marina Militare? senza specificare in quale sito;
2) prevede ?l?installazione di un punto di varo ed alaggio mediante una struttura in legno, amovibile, in località Funtana Meiga?;
3) prevede ?l?installazione di un punto di approdo, in legno e amovibile, all?Isola di Mal di Ventre, che consenta un più agevole e meglio controllabile accesso dei visitatori che attualmente si recano sull?isola nei mesi estivi?;
4) prevede la ?sistemazione di boe e gavitelli dotati di corpi morti ? aventi lo scopo di evitare o limitare i danneggiamenti prodotti da ancore e catene alle biocenosi bentoniche ed in particolare ai popolamenti di Posidonia oceanica (habitat prioritario 1120) presenti nei diversi siti nei quali questi vengono collocati, in prossimità degli ? approdi?;
5) ?non essendo aumentati nel contempo lungo la costa e negli approdi ? il numero dei posti barca, la regolamentazione dell?afflusso e dell?ormeggio dei natanti nelle aree in questione?, non si prevedeva un aumento del carico antropico aggiuntivo, ?ma, al contrario, una diminuzione? dello stesso. Tali interventi in progetto, secondo il detto Servizio, ?hanno l?effetto di tutelare lo specifico habitat prioritario della Posidonia oceanica?.
Con note prot. n. 5388 del 12 agosto 2005 e n. 7280 dell?8 novembre 2005 la Soprintendenza per i Beni Archeologici per le Province di Cagliari ed Oristano ha inviato la documentazione inerente il parere di propria competenza espresso (note Sopr. Arch. n. 4203 del 26 maggio 2004 e n. 6403 del 3 settembre 2004), dalla quale si evince la presenza nel progetto in argomento di uno scivolo permanente (?pali dello scivolo?) in località Funtana Meiga, nonché il pericolo di ?eccessivi affollamenti di imbarcazioni davanti alle aree archeologiche di Tharros e Capo San Marco?.

Nonostante le varie assicurazioni, le preoccupazioni rimanevano ben salde perchè:
1) non risulta possibile comprendere grazie a quali analisi del traffico marino da diporto sia stata esclusa una maggiore presenza di imbarcazioni in aree naturalisticamente sensibili quali Capo San Marco e Mal di Ventre: generalmente ? così come accade per i parcheggi degli autoveicoli in aree urbane ? la presenza di approdi incentiva il traffico dei natanti e la sosta. Sembra, invece, buona pratica conservazionistica limitare la presenza di imbarcazioni con l?effettuazione di adeguati controlli a mare e l?imposizione di un numero chiuso, determinato, nelle due aree citate, dai soli posti ricavabili dagli esistenti moli dimessi della Marina Militare. Mal di Ventre, isola di ridotta estensione (86 ettari) e di rari endemismi, necessita, se si vogliono conservare le caratteristiche ambientali, ecologiche e naturalistiche, di una fruizione controllata e contingentata. In ambedue le aree prescelte per gli approdi la prateria di Posidonia (Posidonia oceanica) risulta assente dal sito (vds. Fondazione I.M.C., le biocenosi bentoniche come strumento di pianificazione territoriale: il caso dell?Area Marina Protetta del Sinis ? Isola di Mal di Ventre, pp. 103, 106 e 112). Nel caso di Capo San Marco, poi, l?evidente esiguità (50-60 mt. lineari) della spiaggia fruibile, con scoscese pareti di accesso, richiederebbe seri ed urgenti provvedimenti per evitare l?antropizzazione ed il degrado ambientale, piuttosto che nuove strutture di ormeggio;
2) l?approdo in progetto a Funtana Meiga è di tipologia permanente (scalo di alaggio), non amovibile, e sorgerebbe a pochi metri da quello attualmente esistente e perfettamente confacente ad una fruizione ricreativa, vi è un notevole dislivello fra la battigia ed il terreno retrostante (evidente necessità di sbancamenti ed opere permanenti) in zona soggetta a movimenti franosi, con assenza di viabilità, sottoservizi, ecc. di collegamento alla zona residenziale turistica distante circa mt. 500.

Come noto, l?intera costa del Sinis, l?Isola di Mal di Ventre e l?Isolotto del Catalano ricadono nell?area marina protetta ?Sinis ? Mal di Ventre? (legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni, DD.MM. Ambiente 12 dicembre 1997 e 11 novembre 2003), in parte nel proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) ?Isola di Mal di Ventre e Catalano? (codice ITB030039) di cui alla direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora – per cui ogni simile intervento dev?essere supportato da positiva valutazione di incidenza ambientale – ed è tutelata con vincolo di conservazione integrale (della legge regionale n. 23/1993). Inoltre è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004).

Ora, finalmente, i lavori sono stati sospesi, mentre la Commissione europea, il Ministero dell?ambiente, la Procura della Repubblica di Oristano esamineranno gli sviluppi determinati dal loro avvìo senza alcuna valutazione di incidenza ambientale.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto G.C.F., archivio GrIG)

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Campi da golf: le diverse scelte di Sardegna, Veneto e Sicilia.


Mentre il golf ?sbanca ? in Sardegna,
Veneto e Sicilia bloccano i green di? Rutelli e Miccichè!

di Andrea Atzori- giornalista ambientale

Mentre in Sardegna le ruspe sbancano le colline a Villasimius e analogamente si apprestano a fare anche a Lunamatrona, dal Veneto e dalla Sicilia arrivano due clamorosi stop, per altrettanti progetti di campi da golf con annesse strutture ricettive.
Il primo riguarda il golf a Cortina d?Ampezzo, in località Miramonti. Dopo il “tiepido” e contraddittorio parere della Commissione Via provinciale di Belluno, che aveva espresso un giudizio favorevole di compatibilità ambientale accompagnato da ben 23 prescrizioni e 3 raccomandazioni, è arrivato il 25 agosto scorso il parere articolato e approfondito della Soprintendenza a firma del Sopraintendente l’Architetto Guglielmo Monti. Parole chiare senza ombra di dubbio stavolta: “l’area prescelta non è idonea per la realizzazione di un campo da golf”, in quanto “altera i tratti caratteristici della località protetta” vincolata dalla normativa ambientale. Le ricadute negative per il patrimonio ambientale tutelato sarebbero molte e sono descritte precisamente nel parere. L’eventuale autorizzazione dell’impianto da golf determinerebbe inoltre una modifica del provvedimento di vincolo paesaggistico posto con D.M. 10.06.52, violando l’art. 157 D.Lgs n.42/2004 (Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio).?
Nel mirino di Monti, club house, parcheggi, pista 5 «di notevole impatto visivo e che attraversa pure il sentiero Cai 220» (sterrato), oltre a un aumento di oltre 4mila metri cubi di area da disboscare.
La Sovrintendenza sostiene che le «modificazioni planoaltimetriche, rispetto al precedente progetto, aumentano: l’eccedenza del materiale di sterro è di «ben 10.650 metri cubi». Non è l’unico aumento: le aree da disboscare «passano dagli 80.127 metri quadrati del precedente progetto agli 84.685 metri quadrati di quello attuale con conseguente aumento dell’impatto paesaggistico
globale». Nel nuovo progetto la club house. viene spostata sulla sommità dell’ ex buca 8, vicino alla Buca dell’Orso. Il «notevole sbancamento per la realizzazione dei locali interrati e la realizzazione dei posteggi» «comporta un danno irreversibile» ai valori ambientali della zona. Le buche 2 e 3 e la 8 e la 9 interferiscono con biotopi esistenti a macchia di leopardo. Biotopi che rischiano di non essere più alimentati dalla rete idrica superficiale per effetto di riporti e drenaggio dei campi di gioco. » Se non bastasse, Monti conferma pure le 10 prescrizioni enunciate col primo parere negativo (settembre 2005), convinto che le strutture caratterizzanti i campi da golf (green, bunker e compagnia) contribuiscono
a «snaturalizzare e banalizzare l’intera area». Insomma, l’area non è proprio adatta al progetto.
La stessa conclusione alla quale era arrivato il locale Comitato Emergenza Terra di Marina Lecis, insieme al GAM Global Antigolf Movement (www.antigolf.org http://it.groups.yahoo.com/group/antigolf ) che avevano presentato sin dal 2004 le loro osservazioni critiche al progetto. E il parere della Soprintendenza che evidenzia come la scelta del golf in località Miramonti a Cortina sia sbagliata, fa più notizia in quanto arriva mentre il Ministro dei beni culturali in persona e vicepresidente del consiglio? (nonché golfista) Francesco Rutelli aveva cercato (invano) di lanciare, pubblicamente e con la benedizione del governatore forzista del Veneto, Galan, una ciambella di salvataggio al progetto. E se è la Sovrintendenza ad intervenire in Veneto a Sciacca (Agrigento) in Sicilia ci ha pensato direttamente la magistratura che anche in questo caso si scontra con la Regione.

In ballo 113 milioni di euro : un maxialbergo con 40 suites e 500 posti letto, tre campi da golf, un centro benessere e un centro congressi. Poi, dietro l’angolo, il solito piano di lottizzazione per centinaia di villette. Tutto, benedetto sia dal governatore della Regione Totò Cuffaro che dal presidente del Parlamento dell’Isola Gianfranco Miccichè, già viceministro nel governo Berlusconi.Ma anche qui quest’estate il tutto si è inceppato per un piccolo sassolino lanciato dai soliti ambientalisti. Un sassolino che in poco tempo, sotto la regia del vicepresidente siciliano di Legambiente Angelo Dimarca, aiutato dal responsabile del Cai Gianni Mento, si è trasformato in una valanga che ha finito con lo scoperchiare ogni cosa. Ed è saltato fuori che il meraviglioso golf resort di Sciacca che sta realizzando la Sir Rocco Forte appare fuorilegge: niente permessi, niente Via (Valutazione impatto ambientale) e nemmeno Valutazione d’incidenza – obbligatoria per i siti d’interesse comunitario – e, manco a dirlo, il territorio in questione è un Sic (Sito d’interesse comunitario). Così si è bloccato tutto. Una faccenda iniziata tre anni addietro, quando Micciché presentò, assieme all’amministratore delegato di Sviluppo Italia (società a totale partecipazione del ministero dell’Economia, il programma per lo sviluppo turistico nel Mezzogiorno). Una torta da 770 milioni di euro da dividere fra Puglia, Calabria e Sicilia. Alla Sicilia toccò una fetta da 236 milioni per due investimenti previsti: uno è proprio quello del resort di Sciacca in appalto al gruppo Sir Rocco Forte, che alla fine sarebbe risultato il più grande investimento disposto da Sviluppo Italia nel Mezzogiorno. Un investimento cui non ha mancato di partecipare la Regione Siciliana, che con una mano ha prontamente sganciato15milioni di euro e con l’altra ha spinto sull’acceleratore per superare ogni ostacolo, con una lettera di Cuffaro al Parlamanto: «Si allegano gli atti e si rappresenta l’urgenza».

(foto C.B., archivio Gr.I.G.)

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Fronte mare S. Elia, ci vuole la verifica preventiva ambientale !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato una specifica istanza (nota del 4 settembre 2006) agli Assessori regionali della difesa dell?ambiente e dei beni culturali, al Direttore del Servizio regionale sviluppo sostenibile e valutazione degli impatti, al Direttore generale per i beni culturali ed il paesaggio, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Sindaco di Cagliari e, per opportuna conoscenza, alla Commissione europea ed ai Ministeri dell?ambiente e dei beni ed attività culturali per lo svolgimento della procedura di ?verifica preventiva? ambientale riguardo una serie coordinata di progetti di opere pubbliche nella zona di Su Siccu ? S. Elia.
Infatti, l?Amministrazione comunale di Cagliari, in sinergia con altre pubbliche amministrazioni, come, ad esempio, la Regione autonoma della Sardegna, sta procedendo alla predisposizione di una serie di progetti coordinati ed integrati di opere pubbliche meglio noti come ?Fronte mare? e di Sant?Elia comprendenti il rifacimento del lungomare di Borgo S. Elia (importo complessivo 3,2 milioni di euro), nuovo porticciolo di Sant?Elia (importo complessivo 7,4 milioni di euro), parcheggi presso il centro museale del Lazzaretto e riqualificazione del vecchio Borgo (10 milioni di euro), il Museo regionale dell?arte nuragica e dell?arte contemporanea del Mediterraneo (?Betile?, importo complessivo 40 milioni di euro), il lungomare fra la pineta di Su Siccu e Sant?Elia, la riqualificazione dei depositi costieri del sale (Padiglione Nervi).
La realizzazione di questi progetti coordinati ed integrati comporterebbe la radicale trasformazione delle aree interessate e, qualificandosi come ?progetto di riassetto urbano, compresa la costruzione di centri commerciali e parcheggi superiori a 10 ettari?, appare subordinata ad esito positivo del preventivo e vincolante procedimento di ?verifica preventiva? ambientale (direttiva n. 85/337/CEE, integrata e modificata dalla direttiva n. 97/11/CE, D.P.R. 12 aprile 1996 e successive modifiche ed integrazioni, legge regionale n. 1/1999 e successive modifiche ed integrazioni, deliberazione Giunta regionale n. 5/11 del 15 febbraio 2005). In proposito è opportuno e necessario far conoscere preventivamente gli effetti di tali trasformazioni e permettere ai cittadini di dire la loro. Senza andar troppo lontano, pur non essendoci i termini di legge, sarebbe certo opportuno che analoghe procedure venissero applicate anche all?altro ?grande progetto cagliaritano? in corso, cioè il rifacimento della zona di Piazza Giovanni XXIII, con un ?parco della musica? che, ovviamente con soldi pubblici, sembra tagliato su misura dei prevalenti interessi del gruppo societario dell?ing. Gualtiero Cualbu, imprenditore ed affezionato melomàne, recentemente nominato consigliere di amministrazione dell?Ente lirico di Cagliari?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto C.G., archivio GrIG)

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Pianificazione strategica: il buon esempio di Villa San Pietro.

7 Settembre 2006 Commenti chiusi


Ringraziamo Matteo Muntoni, Sindaco di Villa San Pietro, per il suo intervento sulle opportunità offerte dalla pianificazione strategica per il futuro delle nostre città.

Negli ultimi anni si è sentita l?esigenza di utilizzare pratiche, concetti e politiche prettamente aziendalistiche anche in altri campi. In particolare le tecniche di marketing, applicate ad organizzazioni tra loro diverse, molte operanti nel campo del no profit e dell?associazionismo, sono state impiegate con successo e buoni risultati. Ancora si è andato affermando, ad esempio, l?estensione del concetto di marketing al di fuori delle imprese, che ha, poi, alimentato una evoluzione dei comportamenti delle tecnostrutture di una serie di organizzazioni.
Anche il concetto di strategic planning è stato importato dal mondo aziendale e trasferito, prima da urbanisti e poi da lungimiranti amministratori pubblici soprattutto dell?Europa continentale, nell?ambito della pianificazione dello sviluppo urbano. Gran Bretagna, Francia e Olanda già negli anni sessanta definiscono i primi piani strategici, caratterizzati da piani sovralocali che, nella fase iniziale, presentavano uno specifico imprinting socio-economico e di inquadramento territoriale, proiettati in una prospettiva temporale di medio-lungo periodo.
Dalle prime esperienze europee ad oggi sono mutate le esigenze e le problematiche territoriali da gestire e risolvere. In sostanza le città si trovano ad affrontare temi e problemi diversi. Le criticità e le emergenze dello sviluppo locale sono completamente mutate e il concetto di strategic planning oggi si proietta su risultati che tentano di dare una visione del futuro che tiene conto di aspetti critici completamente diversi. L?elemento che differenzia in modo netto la pianificazione strategica di prima generazione da quella contemporanea è il metodo: il percorso adottato per la sua formulazione. Oggi si parla di new governance urbana. Dal concetto di gerarchia delle decisioni e delle scelte che venivano adottate esclusivamente da parte degli amministratori e dai grandi gruppi di interesse economico delle città, oggi si assiste ad una governance che tiene conto, in tutte le fasi della pianificazione, dell?apporto critico e costruttivo degli attori sociali coinvolti.
Dunque, in questo contesto entra nell?agenda politica dei Comuni dell?area vasta di Cagliari, sedici per la precisione, l?attività legata al processo di pianificazione strategica comunale e intercomunale. Tale processo, interamente finanziato dalla Regione Sardegna, deve concludersi entro la fine di ottobre del 2006. In questo percorso, che viene messo in evidenza in modo particolare nelle Linee Guida della Regione ed in particolare del Ministero delle Infrastrutture e Trasporti, i Comuni sono chiamati a confrontarsi con gli attori locali dello sviluppo e condividere con loro strategie e una precisione visione del futuro. Gli enti locali devono in sostanza cercare di guidare un processo economico e sociale di sviluppo del territorio.
Il Piano strategico individua e promuove le strategie di sviluppo locale in un?ottica di sistema con le opportunità offerte dalle politiche infrastrutturali nazionali e europee, per coglierne le esternalità, in termini di: riduzione delle distanze spaziotemporali tra città e tra territori; superamento delle perifericità; costruzione di reti di città motivate e sostenute da strategie di sviluppo complementare praticabili – anche in termini di accessibilità. E?, in sintesi, lo strumento tramite il quale le città si danno strategie per assolvere al loro ruolo di nodi di eccellenza dell?armatura infrastrutturale europea, nazionale, regionale e di motori del processo di coesione dello spazio dell?Unione.
Ecco che il Piano strategico eventualmente elaborato da una Pubblica Amministrazione non è in se per se una garanzia di sviluppo sostenibile, di rispetto dell?ambiente come priorità assoluta delle scelte amministrative che da qui a 10 anni saranno fatte dagli amministratori di una città e di un territorio.
Il Piano strategico della città definisce il disegno politico dello sviluppo sostenibile in una prospettiva di mediolungo periodo, almeno decennale, e orienta, nel vincolante rispetto del capitale sociale e ambientale, la ricerca di condizioni di coesistenza con i piani urbanistici comunali, i piani provinciali di coordinamento e gli strumenti di programmazione del territorio. Mi pare ovvio che una città potrebbe anche legittimamente decidere di adottare un Piano strategico che non tenga in nessun modo conto del rispetto dell?ambiente, del paesaggio e del territorio, e che anzi si ponga in aperto contrasto con la tutela dell?ambiente. Basti pensare a ciò che in questi mesi sta accadendo a Catanzaro con il progetto di Europaradiso, tutte le forze politiche e sociali della città sostengono con forza il progetto di una nuova città che prevede la realizzazione di metri e metri cubi di cemento in una zona umida protetta dall?Unione europea.
Questo per dire che i processi che porteranno all?adozione dei Piani strategici, pur con le raccomandazioni del Ministero, della Regione e dell?Unione europea non mettono in nessun caso a riparo le nostre città e i nostri territori da nuovi assalti al patrimonio ambientale e paesaggistico. Anzi, bisogna fare attenzione e vigilare affinché i processi di pianificazione di questi mesi non vengano piegati dalle amministrazioni per legittimare con un processo di governance urbana condiviso, ma ben mirato e guidato, non porti a rendere utili alla ?visione del futuro? che delle città si voglia dare rendendo forti, condivise e partecipate scelte sciagurate.
Ecco perché il Comune di Villa San Pietro ed altri comuni dell?hinterland cagliaritano hanno intrapreso il cammino per arrivare alla definizione di un Piano strategico aperto a tutti gli attori sociali e ha iniziato una serie di incontri che permettano il confronto sulla visione del futuro che del territorio si vuole dare. Il punto è che questo non è sufficiente. Le associazioni, le organizzazioni che a diverso titolo rappresentano interessi diffusi, devono prendere parte al processo di pianificazione, non devono attendere di essere invitate agli incontri, ma devono incidere in questa fase. Solo in questo modo potranno evitare e scongiurare che venga disegnato uno sviluppo socio-economico che non tenga conto della sostenibilità economica ed ambientale degli interventi. Il rischio è che il Piano strategico possa essere una buona e innovativa formula per tracciare un percorso di sviluppo territoriale condiviso, ma al contempo possa essere piegato e utilizzato per giustificare interventi di vero e proprio saccheggio del territorio, sostenuto dagli attori sociali più vari e qualificati. Per sicurezza, senza voler dare giudizi nel merito e della bontà dell’iniziativa, si consiglia di vedere alla voce: Catanzaro, Europaradiso.

(foto C.B., archivio Gr.I.G)

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Il Piano Paesaggistico Regionale della Sardegna è stato approvato !


La Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/7 del 5 settembre 2006, ha approvato il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. E? giunto al termine il lungo procedimento che ha visto il parere della Commissione competente del Consiglio regionale, in seguito all?adozione del P.P.R. (deliberazione G. R. n. 22/3 del 24 maggio 2006) e, in precedenza, all?adozione della proposta di piano (deliberazione G.R. n. 59/36 del 13 dicembre 2005), le successive conferenze di co-pianificazione, la presentazione di atti di “osservazioni” da parte di soggetti imprenditoriali, enti locali, associazioni ecologiste, ecc. In contemporanea i numerosi documenti del piano sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell?esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune. Chi volesse, può esaminarli senza particolari difficoltà, così come abbiamo fatto?

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico danno sul P.P.R. approvato complessivamente una prima valutazione positiva, tuttavia, riservandosi una compiuta valutazione una volta ultimato l?esame dell?intero complesso di disposizioni del P.P.R.

I principali punti di forza, positivi, riguardano i seguenti aspetti:

* si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R., il primo piano approvato da una regione italiana in applicazione delle previsioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), appare supportato da un?ampia e, sostanzialmente, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la “motivazione” dell?atto pianificatòrio;

* analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l?assetto ambientale, l?assetto storico-culturale e l?assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;

* si conviene con l?individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 6 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conservazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 10 delle norme tecniche di attuazione);

* particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individuati nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere (artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione), salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consolidamento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall?art. 12 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi direttamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e consolidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza alterazione dello stato dei luoghi (artt. 12, 15, 19, 20 delle norme tecniche di attuazione);

* vengono in parte eliminati alcuni effetti fortemente negativi determinati dall?applicazione della normativa transitoria: in particolare la possibilità, per i Comuni dotati di piano urbanistico comunale ? P.U.C. di mandare avanti interventi di trasformazione del territorio in base a semplice stipula di convenzione di lottizzazione entro il 24 maggio 2006, anche in assenza di alcun intervento. In questi mesi, infatti, numerosi Comuni dotati di P.U.C. hanno approvato convenzioni di lottizzazione in fretta e furia proprio per anticipare l?entrata in vigore delle norme provvisorie del P.P.R. Fra i tanti casi, a Teulada è stato approvato il piano di lottizzazione presentato dalla soc. Holdima a Porto Tramatzu, pur esistendo un contenzioso societario su chi abbia realmente titolo su quelle aree. A Carloforte hanno rapidamente presentato all?approvazione un piano di lottizzazione sulla collina della Croce. A Castiadas il Consiglio comunale ha lavorato a ciclo continuo per adottare una trentina di piani di lottizzazione in zona costiera ed in area agricola. Ora, però, i comparti privi di titoli abilitativi (permessi di costruire, nullaosta paesaggistici, ecc.) alla data di entrata in vigore del P.P.R. dovranno esser rivisti (art. 15, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione) e potranno esser realizzati soltanto previa intesa (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Provincia e Comune interessato;

* analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mantenimento dell?equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell?attività agricola, generalmente fuori dalla fascia costiera, in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l?estensione minima del fondo di 3 ettari per colture intensive e di 5 ettari per colture estensive (art. 83 delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati “degradati” (“oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l?ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell?area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell?agro;

* la previsione quali “beni paesaggistici” (artt. 6 e 8 delle norme tecniche di attuazione e parte II del P.P.R.) aventi specifica necessità di conservazione del loro insieme, come ad es. l?area archeologica di Tuvixeddu, e di “beni identitari” (artt. 6 e 9 delle norme tecniche di attuazione e II parte del P.P.R.) di aree e singoli beni che indichino il senso di appartenenza alla collettività sarda, es. l?archeologia mineraria ed industriale.

I principali punti di debolezza, negativi, appaiono questi:

* permane una normativa transitoria (art. 15 delle norme tecniche di attuazione) che può provocare potenzialmente notevole degrado in fascia costiera, a causa dei numerosi piani di lottizzazione approvati sulla base dei P.U.C. vigenti;

* non appaiono presenti meccanismi procedurali sostitutivi nel caso di mancato adeguamento della disciplina urbanistica provinciale e comunale alle previsioni del P.P.R. (artt. 106-107 delle norme tecniche di attuazione);

* la definizione delle aree semi-naturali (art. 25 delle norme tecniche di attuazione) ricomprende i “boschi naturali” (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), volendo individuare diversa disciplina per le aree ad utilizzazione agro-forestale comprendenti i “rimboschimenti artificiali”: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall?art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, norma quadro in materia, che esplicitamente qualifica come “bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea?.devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento?”;

* gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici prevedono (art. 90, comma 1°, punto 3) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni speculativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano.

La fascia di salvaguardia costiera, norma di tutela provvisoria di cui alla legge regionale n. 8/2004 (la c. d. legge salva-coste), ora varia nel P.P.R. in funzione della conformazione del paesaggio costiero, in alcuni casi è più profonda, in qualche caso meno profonda dei 2 chilometri. Lungo la fascia costiera sono vietate anche costruzioni in area agricola, a meno che non siano legate all’attività agro-zootecnica, nel caso di ricovero per attrezzi, o nel caso che la residenza in campagna sia strettamente necessaria alla conduzione dell’attività.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano presentato le proprie “osservazioni” al P.P.R. con atto del 21 marzo 2006. Osservazioni, parzialmente accolte, che hanno puntato a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un?approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell?Isola. Le “osservazioni” erano incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), oggi purtroppo oggetto di pericolose disposizioni che ne prevedono di fatto la “svendita”, sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006).

In questi mesi ed anche recentemente sono apparse decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie (miseramente naufragate alla prima verifica di legittimità) avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato. Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall?on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l?esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica.

Si ricorda, inoltre, che nell?estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla “società civile” alla quale la Regione autonoma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Diritti di un padre, l’ultimo della fila…


Riceviamo da parte di un padre con una figlia, separato, la segnalazione e pubblichiamo volentieri, perchè si sappia un po’ di più. Evviva i fondamentali diritti della persona

A.N.S.A., 31 agosto 2006, ore 16.05

CASSAZIONE: CATECHISMO PREVALE SU DIRITTI GENITORI SEPARATI

ROMA – Le lezioni di catechismo hanno la priorita’ sul diritto dei genitori separati a vedere i propri figli. Lo sottolinea la Corte di Cassazione che ha annullato senza rinvio la condanna della Corte di Appello di Roma di una madre cinquantenne che non aveva rispettato la disposizione del giudice civile con cui si stabiliva che l’ex marito avrebbe dovuto vedere la figlia minorenne nello stesso giorno in cui la parrocchia teneva gli incontri di catechismo.

Nel dicembre del 2005 i giudici della Capitale condannarono Silvana D.D. ad una multa di 800 euro perche’ ”con piu’ azioni esecutive dello stesso disegno criminoso, non consegnava a Vittorio D. – l’ex marito – nei giorni indicati dal giudice della separazione la figlia minore, eludendone cosi’ il provvedimento fino al settembre del 1998”.

Contro la sentenza la donna e’ ricorsa in Cassazione sostenendo che sua figlia non poteva incontrare il padre nei giorni indicati dal giudice per la coincidenza con le lezioni di catechismo fissate dalla loro parrocchia, e che comunque ad ogni incontro mancato i due genitori concordavano una data alternativa che veniva rispettata.

La Sesta sezione penale della Suprema Corte ha ritenuto ”fondato” il ricorso della madre perche’ – spiega il relatore della sentenza n. 27613, Francesco Romano – la condotta della donna ”non era sorretta dal dolo”.

I supremi giudici hanno sottolineato che ”le lezioni di catechismo sono stabilite dal clero preposto alla parrocchia compatibilmente con gli impegni dei sacerdoti” e quindi non sindacabili. Per questo motivo la Cassazione ha annullato la condanna per Silvana D.D. considerato che ”in tema di mancata esecuzione di un provvedimento del giudice civile, concernente l’ affidamento di un figlio minore, il motivo plausibile e giustificato che puo’ costituire valida causa di esclusione della colpevolezza, anche se non deve configurarsi l’esimente dello stato di necessita’, deve comunque essere stato determinato dalla volonta’ di esercitare il diritto-dovere di tutela dell’interesse del minore, in situazione che non abbia potuto essere devoluta al giudice per eventuale modifica del provvedimento”.

GENITORI SEPARATI, SENTENZA VIOLA NOSTRI DIRITTI

”Questa del catechismo ha tutta l’aria di essere una buona scusa e la sentenza viola i diritti fondamentali dei genitori non affidatari che sono la parte piu’ debole rispetto a chi – in base alla decisione del giudice – puo’ tenere i propri figli tutti i giorni della settimana”. Questo il commento dell’associazione ”Genitori separati dai figli” (Gesef), alla decisione della Cassazione con la quale si stabilisce la priorita’ delle lezioni di catechismo sul diritto dei genitori separati a vedere i propri figli.

”Non si possono dare simili alibi ai genitori che violano la legge – spiega Fabrizio De Iorio della Gesef – e’ un argomento decisamente negativo, la sentenza deve far riflettere il legislatore. Mi chiedo – conclude De Iorio con una battuta – se per rispondere al ‘catechismo prioritario’ non sia il caso di diventare tutti islamici”.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Campo da golf a Villasimius: i lavori sono regolari ?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato al Ministro per i beni ed attività culturali, al Presidente della Regione, agli Assessori regionali dell?urbanistica, dei beni culturali e della difesa dell?ambiente, al Soprintendente per i beni ambientali, al Servizio tutela del paesaggio, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Sindaco di Villasimius e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari una richiesta di informazioni a carattere ambientale ed adozione di opportuni interventi (nota del 2 settembre 2006) riguardo i lavori in corso per la realizzazione di un campo da golf (“percorso golfistico”) in loc. Campulongu, in Comune di Villasimius (CA). Nel cartello “inizio lavori” non viene indicata la relativa concessione edilizia, ma solo la beneficiaria Progestim s.p.a. per conto della IM.CO. s.p.a.: in particolare viene indicata la data di inizio dei lavori del 16 gennaio 2006, in piena vigenza delle norme di salvaguardia provvisorie di cui alla legge regionale n. 8/2004. Attualmente le pendici della collina di Campulongu si presentano ampiamente sbancate e manomesse.

La costa di Villasimius è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e nel proposto sito di importanza comunitaria (pSIC) “Isola dei Cavoli, Serpentara e Punta Molentis” (direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali), mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina, la spiaggia e le immediate adiacenze sono tutelate anche con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). L?area a mare rientra, inoltre, nell?Area Protetta Marina ? A.M.P. “Capo Carbonara ? Isole di Serpentara e dei Cavoli” (legge n. 394/1991 e successive modifiche ed integrazioni, D.M. 15 settembre 1998). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente adottato con deliberazione Giunta regionale n. 22/3 del 24 maggio 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 27 “Golfo orientale di Cagliari” (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata “area naturale e sub-naturale” (boschi; macchie, dune e aree umide) “aree ad utilizzazione agro-forestale” (colture erbacee specializzate). Essendo comunque il Comune di Villasimius non provvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.

Pare proprio opportuno, quindi, vederci chiaro e verificare la regolarità o meno dei lavori in corso, inseriti in un contesto ambientale e paesaggistico di notevole importanza e che ha visto, nel corso anche di questi ultimi anni, fin troppe trasformazioni.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Una verità su Abu Ghraib…


Una panoramica sui “diritti della persona”. In guerra o, per chi lo preferisce, nelle “operazioni di peacekeeping”. In Irak….

Da www.peacereporter.net. Iraq – 27.8.2006.

Abu Ghraib, io c’ero La verità di Joe Darby, il soldato che denunciò lo scandalo delle torture.

Tutti pensano ci fosse una cospirazione ad Abu Ghraib.
Tutti pensano che fosse stato dato un ordine dall?alto, o che qualche comandante sapesse. Tutti si sbagliano. Nessun comandante sapeva degli abusi, perché a nessun comandante importava nulla di indagare; questo era il vero problema. Tutta la struttura di comando era ignara, vivevano nel loro piccolo mondo. Così non è stata una cospirazione: è stata solo pura e semplice negligenza. Erano tutti fottutamente all?oscuro di tutto.

Il generale responsabile della prigione era Janis Karpinski, ma questo non significa che lei fosse mai stata là. Per riuscire a vedere Karpinski era necessario l?intervento divino: passava tutto il tempo in Kuwait o nel palazzo della Zona Verde. Teneva il suo bel culo in posti carini e sicuri; veniva solo quando c?era qualche dignitario in visita. Arrivava mezz?ora prima di loro, si faceva spiegare come stavano le cose, guidava l?ispezione e poi se ne andava. A parte questo, non aveva idea di cosa stesse succedendo. Non faceva nulla se non leccare i culi dei dignitari. Penso che non le piacesse restare in una prigione sovraffollata e violenta sotto costante bombardamento: durante i cinque mesi in cui sono stato ad Abu Ghraib, l?ho solo vista due volte.
Dovete capire che stavamo nel complesso (militare americano, n.d.r.) più pesantemente bombardato dell?Iraq: dal momento in cui siamo arrivati fino a quando ce ne siamo andati, nessuno è stato bombardato più di noi. Nessuno. Piovevano bombe dalla mattina alla sera; è qualcosa a cui ci si abitua, diventa normale. Dopo un po?, iniziavamo ad avere conversazioni surreali mentre il suono dei mortai diminuiva: sentivamo il rumore del lancio, e discutevamo su che calibro fosse mentre quella merda ci stava per cadere addosso.
?Cosa pensi che fosse, un pezzo da 60 o da 80??
?Potrebbe essere un 120.?
?No, non era abbastanza grosso per essere un 120.?
Altre volte, sentivamo il lancio, e iniziavamo a contare, tanto per vedere quanto fosse distante. Se arrivavi a trenta prima che esplodesse, erano tra i settecento e i mille metri. Ma questo era in realtà tutto quello che potevi fare: cercare di capire dove fossero e con cosa ti stessero sparando addosso. Questo, e incazzarti perché nessuno rispondeva al fuoco.

Il complesso era composto da una prigione principale, che era alta due piani, da una serie di prigioni più piccole, da un edificio amministrativo e da un piccolo edificio chiamato la Camera della Morte, dove Saddam torturava i suoi prigionieri. C?era una stanza con piastrelle di ceramica sui muri, sulla porta e sul pavimento, così che il sangue potesse essere lavato facilmente. Fuori, c?era una tendopoli, dove ospitavamo i prigionieri che avevano commesso crimini normali: alcuni erano crimini minori per i quali la condanna era solo a due mesi di prigione, ma potevano stare rinchiusi per tre anni in attesa del processo; il sistema era molto inefficiente.
Se i colpi di mortaio finivano su un edificio, non era un grosso problema: non erano abbastanza potenti da perforare il tetto. Ma se uno atterrava nel cortile della tendopoli, poteva fare molti danni. Tipo, una notte un colpo fortunato ha spaccato in due la nostra cisterna del carburante, colpita in pieno da un colpo di mortaio. Ha provocato un incendio che poteva essere visto per miglia, circa 4 mila galloni di carburante che bruciavano. Un?altra volta, un colpo di mortaio è caduto in mezzo ad un gruppo di prigionieri in preghiera: è stato particolarmente brutto. Questi tipi si erano appena disposti in file, rivolti verso la Mecca, e avevano iniziato a pregare quando è arrivato. Ci sono stati quindici o sedici morti e un bel po? di feriti: abbiamo dovuto scavare tra i corpi, metterli in sacchi e portarli alla zona di controllo per portarli fuori dalla prigione. Ogni volta che portavano un prigioniero, lo identificavamo con una scansione della retina e con le impronte digitali, così quando morivano dovevamo seguire lo stesso procedimento. Ciò significava che, per tutto il giorno abbiamo dovuto cercare globi oculari nei sacchi dei cadaveri, e a volte non c?erano globi oculari utilizzabili, quindi cercavamo un dito. Non dovevi farci caso, non potevi pensarci: diventavi insensibile.

Ma ci ripensi più tardi, quando torni a casa. Tipo, dormivo bene quando ero là, ma ora ho incubi, e pochi giorni prima che la mia unità lasciasse Abu Ghraib, all?improvviso la gente ha iniziato a preoccuparsi dei bombardamenti per la prima volta. E? stato strano, si raggomitolavano tutti insieme contro il muro, e mi sono ritrovato inginocchiato in un angolo, a pregare. L?insensibilità se ne stava andando. Una delle cose che devi tenere in mente quando guardi le foto è che tutti eravamo diventati insensibili in modo differente.
Inoltre, dirò questo: gli abusi sono iniziati prima di quanto chiunque creda; nessuno l?ha mai detto pubblicamente, ma anche prima che l?unità arrivasse, stavano succedendo delle cose. Il giorno in cui siamo arrivati, nell?ottobre del 2003, stavamo facendo un giro del complesso e abbiamo visto quindici prigionieri seduti nelle loro celle con indosso biancheria intima femminile. Questo il primo giorno; nessuno di noi era mai entrato nella prigione. Abbiamo chiesto ai poliziotti militari di guardia, il Settantaduesimo di Las Vegas, perché i prigionieri stessero indossando biancheria intima femminile. Ci hanno detto che era un?azione correttiva, perché quei tizi avevano bombardato il complesso. Quindi, la polizia militare aveva deciso di maltrattare questi tipi. Cose del genere accadevano da prima che arrivassimo: ma, dopo che siamo arrivati, praticamente le cose hanno iniziato ad andare sempre peggio.
L?altro problema era che c?erano anche altre agenzie governative che venivano in prigione a gestire i prigionieri. Non posso dire quali agenzie ma probabilmente potete immaginarlo; a volte non sapevamo chi fossero. Ricevevamo una chiamata dal comandante di battaglione che diceva, ?Sta arrivando un elicottero. Dovete portare il tale prigioniero dalla tale cella alla zona di atterraggio in quindici minuti.? Quindi dovevo indossare la divisa, ammanettare il prigioniero, incappucciarlo, andare alla zona di atterraggio, attendere che l?elicottero atterrasse, e quindi consegnare il prigioniero ai tipi all?interno. Non sapevo chi fossero, non domandavo. Quando ti dicono di non fare domande, non fai domande. Potevano riportare il prigioniero in poche ore, o la mattina successiva, o due giorni dopo. Non facevi domande. Altre volte portavano qualche altro prigioniero al complesso. Non sapevi chi fossero, o chi fosse il prigioniero, o che cosa gli avrebbero fatto: ti limitavi a consegnare i prigionieri. Una notte, questo Black Hawk è atterrato alle 4 del mattino circa, e una coppia di tizi è arrivata con un prigioniero e l?ha portato al primo piano, mettendo su dei lenzuoli cosicché nessuno potesse vedere, e hanno passato il resto della notte là. Ci hanno detto di stare lontani, e così abbiamo fatto. Un paio di ore dopo, sono venuti fuori. Hanno detto come, ?Il prigioniero è morto? e hanno chiesto del ghiaccio per impacchettarlo, poi hanno detto, ?Pulite voi, noi non siamo mai stati qui. Buona giornata.? Sono tornati sull?elicottero, sono decollati, lasciando là il cadavere. Questa gente può venire qui, uccidere un uomo, e non puoi farci nulla: non ci sono registrazioni, non sono mai stati qui, non esistono.

Avete probabilmente visto le fotografie di quel prigioniero con Charles Graner e Sabrina Harman, che posavano accovacciati accanto al suo corpo morto: ecco, quello è il tipo. Tutti giudicano l?immagine per ciò che appare a prima vista, ma la verità è che Graner e Harman non l?hanno ucciso; e quando qualcosa del genere accade, sposta i paletti di ciò che è lecito. Forse Graner e Harman se ne sono andati via pensando, ?Okay, andiamo oltre.?
Le prime immagini erano dell?ottobre 2003, ma non le ho scoperte fino al gennaio del 2004. Ho scoperto le immagini in un Cd che Graner mi aveva dato; ancora oggi non ho capito bene perché mi ha dato quel Cd. Forse si era solo dimenticato quali immagini ci fossero, o ha dato per scontato che non me ne importasse nulla. Stavo sfogliando il contenuto del Cd, guardando quelle che aveva fatto a Hilla, dove eravamo di stanza prima di Abu Ghraib, quando all?improvviso sono apparse queste immagini. All?inizio, per dire il vero, ho pensato che fossero molto divertenti: mi spiace, alcuni potrebbero arrabbiarsi con me se vogliono, ma non sono un boy-scout. A me, quella piramide di iracheni nudi, la prima volta che l?ho vista, è sembrata molto comica. Quando è venuta, così, fuori dal nulla, ho solo sghignazzato dicendo, ?Che cazzo è? Sto guardando una piramide di culi!? Ma altre foto non mi sono piaciute: quelle con i prigionieri picchiati, o quella con un iracheno nudo inginocchiato in fronte ad un altro iracheno nudo, altra roba più sessualmente esplicita per umiliare i prigionieri. Non mi sono piaciute, non riuscivo a smettere di pensarci. Dopo circa tre giorni, ho deciso di consegnare le immagini al comando. Dovete capire che non sono il tipo da fare la spia: ho tenuto tantissimi segreti di soldati. Nell?impeto della battaglia, certe cose accadono: fai cose di cui poi ti penti. Anche io ho esagerato nell?uso della forza un paio di volte, ma questo è stato troppo: dovevo scegliere tra ciò che sapevo essere moralmente accettabile e la mia lealtà verso gli altri soldati. Non c?era una via di mezzo.
Penso che sarebbe stata una decisione più difficile se fossero stati altri soldati; ma avevo già dubbi sulla maggior parte di quei militari. Come Sabrina Harman, un pezzo di merda dal primo giorno in cui l?ho vista. Prima che arrivassimo ad Abu Ghraib, quando eravamo ancora a Hilla, ha tenuto un gattino per tre giorni, poi un cane è arrivato e l?ha ucciso. Così Harman decise di sezionarlo. Ha detto che non c?erano segni all?esterno, così l?ha dissezionato e ha trovato degli organi spappolati. Così ha deciso di mummificarlo: ha tentato diversi metodi, ma alla fine tutto ciò che è riuscita a salvare è stata la testa: una dannata testa di gatto mummificata, Cristo. Una testa semidecomposta con dei ciottoli per occhi. L?ha attaccata ad una lattina di selz e la portava con sé ovunque andasse. Non me ne fregava un cazzo di quello che le capitava, cercavo solo di evitarla. C?era anche Ivan Frederick, il sottufficiale responsabile del turno di notte: ci evitavamo, non ci piacevamo. Oppure Charles Graner, ci intendevamo, ma non eravamo amici; è una di quelle persone con un?aura di potenza tutto intorno. Piaceva alle persone, ma se lo conosci bene, scopri di non volergli stare vicino: è manipolatore, ha personalità multiple. Può essere una persona devota, che parla di Dio e di come le cose dovrebbero essere, ma ha anche un lato molto, molto oscuro e malvagio. Una volta, eravamo a Hilla, prima di andare ad Abu Ghraib; stavo facendo una passeggiata e fumavo una sigaretta, e lui stava lavorando al cancello del complesso. Gli ho parlato per dieci minuti, e mi stava dicendo di come pensasse che sua moglie lo tradiva. Mi ha detto che si è appostato su una collina che guardava verso la casa, con un fucile carico puntato sulla porta, aspettando che uscissero. Ho chiesto, ?Cosa è successo?? e ha risposto, ?Non sono usciti?.
Quando ho consegnato le immagini, questa è stata la storia che mi ha colpito di più, perché sapevo di cosa era capace quel tipo.
Ho sempre voluto rimanere anonimo: all?inizio non ho nemmeno dato il mio nome alla Criminal Investigation Division [Divisione d?investigazione criminale, N.d.T.]. Ho solo fatto una copia delle fotografie su un Cd, scritto una lettera anonima, imbustata e consegnata ad un agente Cid. Ho detto: ?L?hanno lasciato nel mio ufficio,? e me ne sono andato via. Ma circa un?ora più tardi, è arrivato nel mio ufficio un ometto chiamato agente speciale Pieron e mi ha iniziato a interrogare riguardo alla provenienza delle immagini. Gli ci è voluta circa mezz?ora per farmi confessare tutto: ho detto, ?Bene, ho ottenuto le immagini, sono stato io a metterle là dentro.? E ho aggiunto, ?Ti parlerò dopo il lavoro.?

Ancora non pensavo che sarebbe stato un affare così grosso come alla fine è stato. Pensavo che sarebbero stati sollevati dall?incarico e processati, ma non pensavo che il mondo ne avrebbe mai sentito parlare. Non pensavo che la faccenda sarebbe esplosa come poi ha fatto.
Così, dopo il lavoro, sono andato all?ufficio dell?agente Pieron, ho esaminato con lui le immagini e ho fatto un giuramento. Lui conosceva alcuni dei soldati nelle immagini, ma io ho identificato gli altri e gli ho detto dove le fotografie fossero state fatte, queste cose. Ma mentre stavo facendo questo, un altro agente Cid stava andando a prendere queste persone: lavoravano troppo velocemente. Li stavano già fermando mentre stavo là! Così, sto nella stanzina sul retro, e inizio a sentire voci e gente in divisa venire dall?entrata di fronte: ho capito immediatamente chi fossero. Erano Graner, Ambuhl e England. Ho guardato l?agente Pieron e non ho dovuto dire nulla. Ha afferrato l?altro agente e ha detto, ?E? ancora qui. E? ancora qui.?
C?era solo un?uscita, quindi non c?era modo di svignarsela. Uno degli agenti è andato a prendere dei lenzuoli e dei tappeti e mi ha coperto con quelli, per farmi assomigliare ad una donna altissima, vestita in maniera ridicola. Quindi hanno detto a tutti i presenti nella stanza di voltarsi verso il muro, e mi hanno fatto uscire dalla porta. Non potevo vedere nulla e mi hanno dovuto guidare: ero terrorizzato.
Nei due giorni successivi, la tensione nell?unità si poteva tagliare col coltello. Il mio sergente maggiore e il mio comandante di compagnia sapevano ciò che avevo fatto, e non gli andava bene: erano incazzati perché non ero andato da loro prima; ma il problema è che, ogni volta che gli si diceva che c?era qualcosa che non andava, veniva tutto insabbiato. I precedenti non mi avevano lasciato scelta. C?era un tossicodipendente nell?unità che stava prendendo delle medicazioni. Se n?è andato dall?ospedale militare, è saltato su un taxi iracheno e si è fatto un giro di cento miglia fino a Hilla: non hanno fatto nulla. E sono successe anche altre cose, che non dirò. Ma succedevano molte cose, e non si faceva nulla a riguardo. E in più, Frederick era coinvolto: era il responsabile del turno di notte e appariva nelle maledette foto.
Per circa tre giorni hanno interrogato Graner, England e il resto. Poi è la situazione è ulteriormente peggiorata. Qualcuno ha deciso di tenerli al complesso: mi aspettavo che fossero incriminati e portati via, ma no! Gli hanno assegnato altri incarichi. Avrebbero potuto andare in giro armati tutto il giorno, sapendo che qualcuno li aveva denunciati e cercando di capire chi fosse stato.
E? stato uno dei periodi più spaventosi della mia vita: ero costantemente sul chi vive e ho iniziato a diventare paranoico. Tenevo il fucile con me tutto il tempo, lo portavo a letto. Tutti i soldati della compagnia dormivano in uno degli edifici del complesso carcerario, in celle, ma io dormivo in uno stanzino di un vecchio edificio amministrativo; ero uno dei pochi soldati che non avevano una grossa porta di metallo da poter chiudere. In effetti non avevo alcuna porta ed ero completamente vulnerabile. Ho appeso un poncho all?entrata, un impermeabile militare, e mi sdraiavo con le mani dietro la testa e la sinistra sotto al cuscino, stringendo la 9mm senza sicura, ascoltando. E dopo circa quattro giorni, me ne stavo sdraiato e ho sentito il poncho frusciare e ho pensato, ?Merda! Qualcuno sta entrando nella mia maledetta stanza?. E poi tutto è tornato tranquillo e penso: ?Cazzo!? Stringo la mia arma e sento una mano sul mio piede, così estraggo la 9mm più veloce che posso e afferro il tizio per la spalla, che dice ?Gesù Cristo!? Era il mio amico Layton, ubriaco fradicio. Voleva solo che lo aiutassi col suo computer. Grazie a Dio, la mattina non si ricordava che gli avevo puntato addosso una pistola: non credo che avrebbe capito perché ce l?avessi, ma Layton non era il tipo da lasciar correre. Mi avrebbe rotto le scatole per capire, e qualcun altro avrebbe potuto sentire qualcosa e capire come stavano le cose.

Il giorno dopo, stavo lavorando nel mio ufficio nell?ufficio delle Operazioni quando entrò Graner. Si vedeva che non aveva dormito, non si era rasato e tutto, e aveva ancora la sua arma ? un M16 con un lanciagranate, che lasciò sulla scrivania. Sembra esausto e si comporta in maniera strana. Parla al mio capo, il sergente Coville, ma continua a guardare me; ad un certo punto dice a Coville, ?Non sai chi ti è amico?, poi mi guarda e dice, ?E tu lo sai, Darb??. Mi si è gelato il sangue, ma quando ha riso e ha cominciato a parlare di nuovo, ho capito che non sapeva nulla. Si fidava di me abbastanza da non credere che potessi esser stato io.
Finalmente, dopo circa un mese, qualcuno li ha trasferiti; è stato un grosso sollievo, ma volevo ancora essere certo che nessuno scoprisse ciò che avevo fatto. Una delle cose che dovete capire è la mentalità di dove sono cresciuto, nel Maryland occidentale. E? una piccola città, e non c?è molto lavoro, così la maggior parte della gente è nell?esercito, nei riservisti o conosce qualcuno che lo è. Sono brava gente, ma sapevo che nessuno avrebbe considerato il fatto che questa gente stava picchiando i prigionieri: avrebbero considerato il fatto che un soldato americano ha fatto andare un altro soldato americano in prigione, per degli iracheni. E per queste persone, fondamentalmente patriottiche, socialmente programmate e che credono a tutto ciò che gli si dice, gli iracheni sono il nemico, e chi se ne fotte che cosa gli succede. Così sapevo che, se volevo tornare a fare la mia vita civile, se volevo integrarmi a casa, nessuno avrebbe dovuto sapere cosa avevo fatto: sarei dovuto rimanere anonimo.
Beh, alla fine non è andata così. Dopo circa un mese che Graner e gli altri se n?erano andati da Abu Ghraib, eravamo al campo Anaconda, ed ero seduto in mensa con altri dieci tipi del mio plotone. E? una grossa struttura, che conteneva circa altri quattrocento soldati. Sedevo là, mangiando, quando Donald Rumsfeld arriva durante le maledette audizioni congressuali. E? stato come in un film: stavo là seduto, di lato alla Tv, e c?è Rumsfeld che dice il mio nome, alla Tv nazionale. Stavo seduto a masticare quando l?ha detto e ho pensato, ?Oh, mio Dio.? E i ragazzi al tavolo hanno smesso di mangiare e mi hanno guardato. Ho pensato, ?Meeerda.? Mi sono alzato e ho portato il culo fuori di là.
Dopo che il mio nome è venuto fuori, sapevo di dover tornare a casa. I media ronzavano attorno alla mia casa come avvoltoi: facevano foto ogni volta che mia moglie usciva ed entrava, e il telefono squillava senza pausa. Venivano uno dopo l?altro alla porta con regali e doni, anche dopo che mia moglie gli aveva detto di andarsene. Molti dei vicini non le mostravano simpatia, altri lo facevano, come il capo dell?ufficio postale: è un veterano del Vietnam e ha detto a mia moglie che capiva. Ma appena arrivava qualche altra persona, anche lui smetteva di parlarle, perché un sacco di persone laggiù mi vedono come un traditore. Anche alcuni della mia famiglia mi considerano un traditore: uno dei miei zii lo pensa, e è riuscito a convincere mio fratello a non parlarmi più. Così mia moglie si è dovuta nascondere nella casa di un parente, e quando i media l?hanno rintracciata là, ha dovuto essere presa in custodia dai militari. Sento di disprezzare ancora i media.

Ero bloccato in Iraq, incapace di aiutarla: dovevo tornare a casa. Ho chiesto un permesso d?emergenza e all?una del mattino sono entrati nella mia stanza con un preavviso di due ore. Hanno detto: ?Alzati, prendi quello di cui hai bisogno, riconsegna la tua divisa khaki. Stai per andartene dall?Iraq.? Così ho preso tutto ciò che sono riuscito a infilare in due borse, ho consegnato le mie armi ad un mio amico e sono andato ad attendere l?aeroplano. E? un lungo viaggio, e sono riuscito a dormire per la maggior parte del viaggio. Alla fine, siamo atterrati a Dover, in Delaware. L?aereo sta rullando sulla pista, quando all?improvviso, si ferma: sento l?idraulica sibilare, e la porta dell?aereo si apre, ma siamo ancora sulla pista. Il responsabile del cargo dell?aereo mi guarda e dice, ?Che diavolo stiamo facendo??. Entrano questi tre tizi in giacca e cravatta, mi indicano e dicono, ?Andiamo.?
C?era un camioncino che attendeva sulla pista, e un colonnello mi ha salutato e mi ha detto, ?La tua famiglia ti sta aspettando; ti porteremo da loro.? Non potevo credere ai miei occhi quando ho attraversato le porte e ho visto mia moglie: non credevo che sarebbe venuta in aeroporto. L?ho abbracciata e mi sono messo a piangere, poi ci hanno portati ad una casa vicina per passare la notte e, dopo un po?, sono uscito per vedere il maggiore Chung, il maresciallo capo della polizia militare della mia unità di stanza in Cumberland. Mi ha chiesto cosa volessi fare e gli ho risposto, ?Voglio solo tornare a casa.? Mi ha risposto, ?Non puoi andare a casa. Probabilmente non potrai tornare mai a casa.?
Aveva ragione, non sono mai tornato a casa. Sono tornato al mio paese solo due volte: per il funerale di mia madre e per un matrimonio. E anche allora, sono restato solo per il tempo necessario. Non sono il benvenuto: la gente non guarda il fatto che ho saputo distinguere il giusto dallo sbagliato. Guardano il fatto che ho messo un iracheno davanti ad un americano. Così ci siamo trasferiti, e ho lavorato come meccanico militare per gli ultimi due anni. Ho continuato a servire durante i processi, e ora ho cumulato dieci anni di di servizio su un contratto di otto anni: il mio ultimo giorno nell?esercito sarà il 31 agosto. Ho finito, ho già trovato un lavoro per una compagnia che produce equipaggiamento medico: un bel lavoro, ben pagato. All?inizio potrebbe essere difficile per me adattarmi alla vita da civile. Senti questa storia ripetuta da tutti quelli che sono fuori dall?esercito: se sei il supervisore di un civile, non puoi gridargli addosso come fai al militare, e così devi imparare a fare le cose in modo differente. Ho sempre trattato bene i miei soldati, ma se volevo che qualcosa fosse fatta, doveva essere fatta immediatamente. Sarà diverso nella vita da civile.
Ma non mi pento di nulla: mi ero già messo la coscienza in pace prima di consegnare le immagini. Già sapevo che se la gente avesse saputo che ero stato io, non sarei stato apprezzato: ecco perché ho voluto rimanere anonimo. So come la gente pensa laggiù. L?unica volta che me ne sono pentito è stato quando ero in Iraq e la mia famiglia stava vivendo un momento difficile. Altrimenti, non ho mai dubitato del fatto che stessi facendo la cosa giusta. E? stato un grosso cambiamento nella mia vita, ma il cambiamento è stato sia positivo che negativo. Mi piaceva la mia città, ma ora ho una nuova casa, un nuovo lavoro e nuove opportunità. E vivrò la mia vita come chiunque altro e starò con la mia famiglia.

Joe Darby

(foto da www.peacereporter.net)

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Valle della Luna, valle degli scoppiati..e dintorni….

2 Settembre 2006 Commenti chiusi


Una piccola panoramica sui “diritti della persona”. I più indifesi, in Italia…

da La Nuova Sardegna, 2 settembre 2006

Bimba abbandonata nella Valle della Luna. Ha vissuto da sola per tre giorni in una tenda tra le rocce: arrestato il padre. GIAMPIERO COCCO.

SANTA TERESA. Rosa (nome di fantasia), una bimba di 6 anni è rimasta per 3 notti a guardare il cielo stellato, intimorita dal sibilo del maestrale che soffiava nelle gole buie della Valle. Per tre giorni ha mangiato tozzi di pane, addolciti dalla Coca Cola che una delle ?zie? adottive della valle della Luna le aveva regalato. I carabinieri, alle 7 del mattino, l?hanno trovata raggomitolata dentro una canadese, lasciandola dormire. E sono andati alla ricerca dei genitori, che non c?erano. «Sono suo zio» ha abbozzato un fricchettone male in arnese, il cui nome è rimbalzato immediatamente dentro il cervellone dei carabinieri per il quale era una vecchia conoscenza. Il padre, quello vero, un ex ?tappetaro? di 48 anni originario di Perugia che vende paccottiglia ai margini dei mercatini notturni per turisti, si è presentato in caserma poche ore dopo, finendo in manette. L?accusa, confermata ieri dal gip del tribunale di Tempio, è quella di abbandono di minore. L?uomo, dopo il fermo, è stato portato davanti al magistrato di Tempio per l?udienza di convalida e quindi trasferito nel carcere di San Sebastiano, a Sassari. La bimba, nata dalla relazione avuta con una ragazza pesarese di 33 anni, era arrivata in Sardegna il 25 agosto scorso, sbarcata (da sola ?) da uno dei traghetti che fanno la spola tra Olbia e Civitavecchia. A portarla all?imbarco del porto laziale era stata la madre, arrivata ieri nell?isola in fretta e furia per riportarsi indietro la bambina che, in questi due giorni, è stata ospitata nella casa di accoglienza per minori di Arzachena. Dove è stata visitata e rifocillata. Dopo un bagno caldo che le ha tolto di dosso il freddo di questo fine agosto e la polvere accumulata in questi cinque giorni di vita in piena natura, senza alcun genere di servizio igienico, nè acqua, la ragazzina è stata sottoposta alle visite mediche disposte dal sostituto procuratore della Repubblica Carla Altieri. I sanitari e la psicologa l?hanno trovata in buona salute, fisica e mentale. Una storia di ordinario degrado, anche perchè la valle della Luna, un tempo regno dei bohemiennes e dei figli dei fiori, è ormai diventata un posto pericoloso, zeppo di tossici e alcolizzati, pur mantenendo intatto il suo fascino selvaggio. La bimba è stata affidata ieri pomeriggio alla madre, giunta in mattinata a Sassari per un colloquio urgente con i giudici del tribunale dei minori che, preliminarmente, hanno sospeso la patria potestà al padre che si trova detenuto. Antonio D.L., il padre di Rosa, è un perugino con diversi precedenti penali sulle spalle. Frequentatore abituale della Valle della Luna, tanto che poco meno di due anni fa aveva ottenuto il foglio di via dalla questura di Sassari e la triennale interdizione a rimettere piede nel territorio di Santa Teresa di Gallura. Un provvedimento di polizia che l?uomo ha semplicemente ignorato, trascorrendo le primavere e le estati nella ?sua? grotta nella Valle, dove ogni posto nell?hotel all?aperto è rigorosamente assegnato dal portiere tuttofare ?Nino lu sussincu? e dal carismatico capo tribù Antoine, il cui nome francese nasconde però le origini friulane. Sono questi due personaggi ad aver ereditato le chiavi della Valle dai mitici ?Geronimo? (uno strafatto madonnaro veronese) e ?Cochis?, un disoccupato cagliaritano vicino agli ambienti dell?anarchia che, dagli anni 80, dettava legge e imponeva regole ferree alla variopinta umanità che frequenta la Valle. Il caso di Rosa ha riportato sull?onda della cronaca questa riserva degli ultimi hippy, composta da tossici, alcolisti, disoccupati cronici ma anche giovani bene in vena di forti emozioni e vacanze un sacco alternative a costo zero.

L?ultima riserva degli hippy.

SANTA TERESA. Per gli schiavi dell?antica Roma la Valle della Luna era un posto stramaledetto, costretti com?erano a rompersi la schiena per realizzare le colonne di granito del Pantheon e i lastricati delle strade consolari. Nel medioevo le grotte scavate dal mare e dal vento diventarono rifugio per gli appestati, mentre nell?Ottocento le stesse caverne furono ottimi nascondigli per i contrabbandieri sardo-corsi di sale e armi. Alla fine degli anni ?60 la rivoluzione giovanile scoprì (col turismo fai da te) quei posti. Poco dispendiosi e belli da impazzire, tanto da competere con la elitaria Costa Smeralda. L?eco degli slogan dei figli dei fiori «fate l?amore non fate la guerra», riecheggiò per un mitico decennio a Cala Grande, attirando frotte di indigeni che applicavano alla lettera quel dettato sessantottino. L?effetto dell?hascisc fumato in gruppo e l?eroina dei più duri tra i tossici, il tutto consumato attorno al falò acceso sotto il totem (un pesantissimo tronco gettato sulla scogliera da una maestralata) fece ribattezzare quel posto di una bellezza da urlo ?Valle della Luna?. Tre conche degradanti verso il mare scavate nel granito, con sculture mozzafiato. Sino ad allora la valle era abitata soltanto dalle capre selvatiche e dalle aquile, che ancora nidificano tra i suoi picchi. Zona protetta da decreti paesaggistici regionali e nazionali, la Valle della Luna è da quarant?anni il paradiso degli hippy, dei senzatetto e di quanti intendono vivere e meditare come eremiti. Digiuni bibblici compresi.
«Abbiamo intrapreso una iniziativa di recupero di quel sito – ha spiegato ieri il sindaco di Santa Teresa Piero Bardanzellu – e stiamo stringendo accordi con i proprietari della zona per una concessione a lungo termine. Le nostra idea e di trasformare la Valle in un percorso naturalistico, lasciando intatto tutto, dall?antica cava romana ai graffiti degli Anni settanta. Anche questi fanno parte della storia della Valle». I militari di Santa Teresa la visitano a giorni alterni. Vanno a colpo sicuro. Ad ogni arrivo di nuovi valligiani (mediamente vi dimorano un centinaio di persone) la droga è assicurata. Ieri l?altro sono stati recuperati una ventina di grammi di coca, un etto di hascisc e alcune pastiglie di ecstasy.

A.N.S.A., 1 settembre 2006, 19.20

RAGAZZA OMOSESSUALE VIOLENTATA IN VERSILIA, STUPRO DI ODIO

FIRENZE – Paola ha 30 anni ed è omosessuale. La sua scelta l’ha fatta molto tempo fa. Quello che Paola non ha scelto è stato lo stupro, avvenuto tre giorni dopo Ferragosto. Quello l’hanno scelto i due uomini giovani, alti, probabilmente viareggini, senz’altro italiani che l’hanno aspettata nella pineta della Marina di Torre del Lago, poco lontano da Viareggio, alle spalle di un noto locale gay della Versilia e l’ hanno violentata.

Il racconto che Paola ha voluto fare nella sede di Arcigay a Firenze è una denuncia a più facce: parla perché altri parlino, perché si vuole scrollare da dosso quello che è successo, perché si vuole sentire la propria voce quando si deve attraversare un luogo buio e si ha paura.

“Ero andata a ballare e verso le due dovevo andare in bagno. – racconta Paola -. Ma alle toilettes c’ era la fila così ho deciso di andare in pineta e mi sono fatta accompagnare da alcune mie amiche. Loro si sono fermate lontano e io mi sono messa dietro a un cespuglio”. E’ stata afferrata alle spalle, la bocca chiusa da una mano. Poi la violenza. Paola si divincola e comincia a urlare. I due scappano prima a piedi poi a bordo di un motorino. Nella testa di Paola c’ è l’ inferno: ricorderà più tardi solo la frase che uno dei due le ha sussurrato in un orecchio: “Stai zitta che adesso tocca a te brutta lesbica”.

Paola va all’ ospedale ma aspetta due ore poi decide di tornare a casa. Chiama il suo ginecologo, che certifica la violenza. Va dai carabinieri, non senza disagio: perché si tratta non solo di raccontare quello che è successo, ma di dire anche che lei è omosessuale. Maresciallo e appuntato le lasciano tutto il tempo di cui ha bisogno, ascoltano, l’ assistono. Lei si rassicura, denuncia. “Vorrei che venissero presi”, dirà alla fine.

I carabinieri avviano le indagini: di certo, la prima cosa che salta agli occhi è che questo stupro non è soltanto l’ atto di violenza contro la donna ma è un ‘hate – crime’, un delitto d’ odio. E’ stata stuprata una donna con un orientamento sessuale preciso. I due sapevano cosa stavano facendo. Lo volevano fare, tanto che sono arrivati, secondo il racconto di Paola, con il condom. E’ stato uno stupro programmato.

E quello di Paola è solo l’ ultimo episodio di una serie di episodi di violenza contro gli omosessuali a Torre del Lago, meta internazionale del turismo gay. Proprio durante la conferenza stampa di Paola emerge un particolare: una settimana prima è toccato ad un’ altra omosex, proprio a Torre del Lago. La ragazza è stata aggredita nello stesso modo, ma è riuscita a scappare. Ha fatto denuncia anche lei. E prima di lei, le botte a un cuoco gay, le rapine alle coppie omosex, le violenze ai transessuali. “La campagna d’ odio – aggiunge Alessio De Giorgi, di Arcigay toscana – è stata avviata da tempo dalla destra estrema”.

Dal giorno dello stupro di Paola, davanti al locale cult degli omosessuali, a pochi metri dal luogo dove si è consumata la violenza, un cartello ammonisce i ragazzi “E’ pericoloso andare in pineta”. C’ è chi vuol sdrammatizzare e ricorda che “da sempre è pericoloso, fin dai tempi di cappuccetto rosso”. Ma l’ ironia, amarissima, non basta.

(foto L.C., archivio GrIG)

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La solita arroganza venatoria. Gliene fregasse qualcosa della fauna…


Caccia: patetica la mini-marcia su Roma degli estremisti “polenta e osei”, sostenuti dall’industria armiera.

La Lega per l’Abolizione della Caccia: “casomai si rispettino le Direttive UE, e si applichi da subito l’Accordo internazionale (AEWA), in vigore da oggi, per il bando delle cartuccce a pallini di piombo nelle zone umide”. Una volta si manifestava a Roma per ottenere diritti civili o conquiste sindacali. Stamane qualcuno cala coi pullman dal Veneto per rivendicare…. più “polenta e osei”, specie se gli “osei” sono specie come fringuelli e peppole, protette dalla legge venatoria statale e dalla Direttiva CEE del 1979 sulla tutela dell’avifauna.
Che sia il segno di un nuovo , arrogante, benessere ?
Non piace ai manifestanti “calibro 12″ che il Governo, con un decreto-legge del 4 agosto scorso, abbia (sia pure in modo piuttosto blando) messo qualche paletto per evtitare nuove procedure di infrazione comunitaria, dopo le censure della Commissione Europea alle numerose violazioni regionali in materia di caccia in deroga a specie protette e per la mancata tutela delle ZPS (Zone di Protezione Speciale per l’avifauna) previste dalla Direttiva 79/409/CEE.
Le cacce in deroga a specie protette sono ora sospese e nuove deroghe dovranno ottenere il parere conforme dell’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica. La Lega Abolizione Caccia pone in evidenza anche l’ombra lunga dell’industria armiera, che con due comunicati stampa degli scorsi giorni non fa mistero di aver dato collaborazione e sostegno alle rivendicazioni venatorie odierne di sparare di tutto e di più; dietro la sorridente sigla “Comitato Nazionale Caccia e Natura” si cela infatti il raggruppamento delle fabbriche italiane di fucili e munizioni, elencate sul loro sito web alla pagina http://www.cncn.it/aderenti.htm
Intanto dal 1 settembre 2006 (come da comunicato Ministero Affari Esteri, in Gazz. Uff. n.183 dell’8/8/2006) entra in vigore in Italia l’Accordo sulla conservazione degli uccelli acquatici migratori dell’Africa-Eurasia (AEWA) , con Allegati e Tabelle, fatto a L’Aja il 15/8/1996.
L’adesione è avvenuta a seguito dell’entrata in vigore della legge 6 febbraio 2006, n.66 (in Gazzetta Ufficiale del 4/3/2006).
L’art. 4.1.4 del testo dell’Allegato 3 dell’Accordo, che costituisce parte integrante della legge, recita : “Le Parti contraenti si impegnano a sopprimere l’utilizzazione piombo per la caccia nelle zone umide entro il 2000.” Sia pure in ritardo rispetto alla data di predisposizione dell’Accordo, anche l’Italia potrà pertanto aggiungersi ai molti Paesi europei ed extraeuropei che hanno bandito i pallini di piombo nella caccia praticata nelle zone umide, contrastando in tal modo l’avvelenamento indiretto da piombo (saturnismo) e la mortalità di molti uccelli acquatici indotta dalle grandi quantità di pallini che, a causa dell’attività venatoria, rimangono per molti anni nei fondali di stagni, paludi, lagune ed acquitrini, e che vengono accidentalmente ingeriti da specie come anatre e cigni.

LEGA ABOLIZIONE CACCIA – Ufficio Stampa

A.N.S.A., 30 agosto 2006.

AL VIA APERTURA ANTICIPATA DELLA CACCIA MA FRA LE POLEMICHE

(ANSA, ore 18.27) ROMA – Doppiette al via il 2 e 3 settembre in varie regioni italiane, dove i cacciatori godono di una apertura anticipata, mentre l’avvio ufficiale a livello nazionale è previsto, come da copione, la terza domenica del mese. Secondo un primo vaglio dei calendari venatori del Wwf sono già otto le Regioni che partiranno prima del 17 settembre, “in violazione – fa notare l’organizzazione – di quanto espresso dalla direttiva europea ‘Uccelli’”, dove non vengono stabilite date precise, ma secondo cui le specie migratorie vanno tutelate soprattutto nei periodi di nidificazione e migrazione, come quello attuale.

A differenza del passato, quest’ anno i cacciatori dovranno fare i conti anche con il possibile pericolo aviaria. Secondo l’ordinanza approvata dal ministero della Salute lo scorso febbraio, infatti, nel caso in cui si verificassero nuovi casi, potranno scattare i provvedimenti di sospensione temporanei, ma solo nell’area attorno ai 10 chilometri dove verrà riscontrata la presenza del virus. “Solo e soltanto in quella zona – aveva spiegato l’ex ministro Storace – la caccia si chiuderà per almeno tre o quattro settimane. E lo deciderà la task-force ministeriale”, composta da associazioni di cacciatori e per la fauna selvatica.

Ma la nuova stagione venatoria è già un tema caldo dal 4 agosto scorso, quando il governo ha approvato un decreto sulla caccia. Le associazioni dei cacciatori non sono state interpellate in materia e per questo sono scese sul piede di guerra: venerdì prossimo, davanti a Palazzo Chigi, sfileranno rappresentanti di Federcaccia, Confavi, Enalcaccia, Liberacaccia e Anuu Migratoristi, mentre sarà assente Arcicaccia. Il confronto con le istituzioni è fissato per il 6 settembre, quando il ministro delle Politiche agricole, Paolo De Castro, ha annunciato che partirà un ‘tavolo sulla caccia’, in cui incontrerà rappresentanti del mondo venatorio, agricolo e ambientalista.

Quali le principali novità introdotte dal decreto approvato? Il provvedimento detta disposizioni urgenti per assicurare un più puntuale recepimento e una più compiuta attuazione della direttiva comunitaria 79/409 sulla conservazione degli uccelli selvatici. In particolare, il provvedimento stabilisce anche che nelle zone classificate come Zps (Zone protezione speciale) sarà permessa la caccia, ma senza alcuna deroga possibile in termini di calendario o specie cacciabili. Quindi nessuna doppietta fino al 17 settembre nelle 559 aree interessate, che costituiscono il 9,8% del territorio nazionale. “Ora siamo più vicini all’Europa” aveva commentato il ministro Politiche agricole, Paolo De Castro, mentre il ministro dell’Ambiente Pecoraro Scanio aveva affermato: “Il decreto è un atto che segna una svolta rispetto all’estremismo venatorio degli scorsi anni “.

Ad essere soddisfatti del provvedimento sono gli ambientalisti, come Wwf, Enpa, Animalisti, Lipu e Vas, in particolare per la tutela delle Zps. Il Wwf, inoltre, ha sottolineato lo stop che chiude la caccia a specie come la pernice bianca, il combattente o la moretta. Di diverso avviso la Lac (Lega abolizione caccia), che giudica il decreto “troppo timido e condizionato dalle lobby delle doppiette”, mentre la Lav parla di un “provvedimento illegittimo che consente strage di fauna in riproduzione”.

A.N.S.A., 31 agosto 2006

CACCIA: TAR MARCHE; LAV, RIAFFERMATA LEGALITA’. MINISTRI DE CASTRO E PECORARO SCANIO LA FERMINO IN ALTRE REGIONI.

(ANSA, ore 17.25) – ANCONA, 31 AGO – L’ordinanza sospensiva del calendario venatorio delle Marche emessa dal Tar “pone fine alla strumentalizzazione dei poteri amministrativi da parte della giunta regionale per assecondare il mondo venatorio più oltranzista”. Questo il commento della Lav, che sottolinea come la decisione dei giudici amministrativi rappresenti una “straordinaria vittoria morale e giudiziaria contro l’arrogante politica filovenatoria condotta della Regione”. Il calendario venatorio delle Marche, secondo l’associazione ambientalista, era “il peggiore a livello nazionale perché totalmente contrastante con le disposizioni della legge statale 157/1992, come modificata dal recente decreto-legge 251/06, e della Direttiva 79/409/Cee”. “Questo provvedimento giudiziario deve suonare come un perentorio avviso ai ministri delle Politiche agricole, De Castro, e dell’Ambiente, Pecoraro Scanio, perché entro domani si attivino con un atto contingibile ed urgente – dichiara Ennio Bonfanti, della Lav – per blocare le illegittime preaperture delle altre 14 Regioni”. I ministri “devono subito intervenire per dichiarare nulle e inefficaci le deroghe regionali che autorizzano sin da sabato 2 e domenica 3 settembre una strage inaccettabile di animali selvatici, in sfacciato spregio alle norme statali e comunitarie”.

CACCIA: ARCI E ARCICACCIA, DECRETO IN LINEA CON DIRETTIVE UE.

(ANSA, ore 17.51) – ROMA, 31 ago – “Il recente provvedimento del governo sull’esercizio dell’attività venatoria contiene novità molto apprezzabili”. Questo il commento di Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, sul decreto varato dal governo. “Finalmente le politiche nazionali sull’esercizio della caccia sono in linea con le direttive europee in materia di tutela della natura e vengono superate le condizioni di grave inadempienza nelle quali si trovava il nostro paese, più volte sanzionato dalla Ue”. Secondo Beni, il decreto fa chiarezza sul quadro normativo, finora estremamente confuso e contraddittorio, ed è importante che sul provvedimento sia stato espresso un giudizio positivo dalla parte più equilibrata e responsabile dell’associazionismo venatorio ed ambientalista, segno che le polemiche scatenate in questi giorni sono frutto di posizioni pregiudiziali e strumentali. Il presidente dell’Arci Caccia, Osvaldo Veneziano, nell’ incontro di oggi con il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, ha richiesto invece “un’ attenzione particolare per il decreto sulla caccia, al fine di evitare all’Italia le conseguenze negative delle procedure di infrazione da parte della Ue, oltre alle gravi ripercussioni sull’impresa agricola. E’ importante perciò – riferisce la nota di Arcicaccia – che entro il 18 ottobre, il decreto concluda il suo iter nei due rami del Parlamento. Da una rapida approvazione trarrà soddisfazione anche l’attività venatoria che sarebbe così garantita nelle Zps con il superamento definitivo del divieto conseguente alle decisioni della magistratura amministrativa”. Sodano, riferisce Arcicaccia, “ha espresso l’auspicio che non prevalgano logiche corporative e strumentalizzazioni politiche”.

A.N.S.A., 1 settembre 2006

CACCIA: MANIFESTAZIONE ROMA, 10.000 IN PIAZZA CONTRO DECRETO ASSOCIAZIONI PRONTE A PROTESTARE ANCHE IN AMBITI REGIONALI.

(ANSA, ore 11.00) – ROMA, 1 SET – E’ partita da piazza della Repubblica la manifestazione promossa a Roma dalle associazioni di categoria Federcaccia, Libera Caccia, Confavi, Anuu. I manifestanti, circa 10.000, stima che vede
d’accordo sia gli organizzatori sia le Forze dell’ordine, si apprestano a percorrere via Einaudi, via Cavour, Largo Ricci, via dei Fori Imperiali per convergere a Piazza Madonna di Loreto. Il ministero delle Politiche agricole, da parte sua, ha confermato che il ministro Paolo De Castro incontrerà mercoledì prossimo 6 settembre i rappresentanti del mondo
venatorio, agricolo e ambientalista, precisando che oggi “non é invece previsto alcun incontro con i rappresentanti del Governo, né presso Palazzo Chigi né presso il Mipaaf”. “Evidentemente – ha risposto Franco Timo, presidente di Federcaccia – il governo ritiene che i nostri problemi non siano sufficientemente importanti, e quindi non ci consulta; di questo ci lamentiamo perché noi siamo una categoria di cittadini e riteniamo di avere diritto a confrontarci con le istituzioni”. Riguardo invece all’incontro confermato per il 6 settembre, il presidente del Comitato nazionale caccia e
natura, Piero Fiocchi, si augura che possa dare risultati positivi “anche perché le associazioni venatorie sono intenzionate a proseguire in manifestazioni a livello regionale e anche a livello nazionale”.

CACCIA: DONAZZAN, DECRETO INVADE COMPETENZE REGIONALI.

(ANSA, ore 11.39) – ROMA, 1 SET – “Con questo decreto sulla caccia, si invadono competenze che sono delle Regioni, ai sensi della Costituzione Titolo V modificato nel 2001 da un governo di centrosinistra”. E’ quanto afferma Elena Donazzan, 34 anni, assessore regionale alla caccia del Veneto, nel corso della manifestazione promossa a Roma dalle principali associazioni venatorie italiane che ha raggiunto Via dei Fori Imperiali, con 20.000 manifestanti, stando alle stime degli organizzatori. Vengono “invase le competenze regionali”, secondo l’assessore, quando si parla di misure di conservazione per le Zps, le zone a protezione speciale, perché la normativa comunitaria non prevede alcuna limitazione per la caccia. Inoltre le competenze regionali vengono scavalcate anche per quanto riguarda la caccia in deroga. “Nel 2002 – continua Donazzan – il Parlamento ha fatto una legge, la numero 221, che permetteva l’applicazione del regime di deroga in Italia e molte regioni hanno normato in questo senso, con questo decreto di fatto si impedisce alle regioni di esercitare questa potestà”. Stando all’analisi dell’assessore Donazzan, con il decreto legge si perderebbe territorio di caccia e si concentrerebbe il fuoco sulle specie sono già sottoposta alla cacciabilità ordinaria, “ci sarà quindi maggiore stress per le specie che con la caccia in deroga veniva diluito. Critica la posizione dell’assessore alla caccia riguardo alla mancanza di un incontro da parte delle istituzioni con i rappresentati delle associazioni venatorie al termine della manifestazione. “E’ scandaloso – commenta Donazzan – che dopo non aver fatto concertazione non si abbia nemmeno il dovere istituzionale di ricevere i presidenti nazionali delle associazioni venatorie”. Duro il giudizio dell’assessore sull’incontro invece confermato per il 6 settembre prossimo, tra il ministero delle Politiche agricole e le associazioni venatorie, che viene definito “una toppa a un buco enorme”.

CACCIA: BELLILLO (PDCI), SONO INDIGNATA DECRETO ATTO GRAVE.

(ANSA, ore 12.40) – ROMA, 1 set – ”Il decreto sulla caccia e’ stato un atto grave che bisogna recuperare al piu’ presto perche’ non si puo’ umiliare e frustrare una parte di cittadini”. Lo ha dichiarato l’onorevole Katia Bellillo (Pdci) nel corso della manifestazione promossa a Roma dalle associazioni venatorie italiane, Federcaccia, Liberacaccia, Confavi e Anuu che e’ giunta adesso al termine del suo percorso. La parlamentare ha dichiarato di aver sollecitato i ministri competenti sulla possibilita’ di concordare i contenuti del decreto sulla caccia prima della sua emanazione ”non solo con le istituzioni e le Regioni ma anche con il mondo venatorio”. Bellillo ha sottolineato che non bisogna ”lasciarsi prendere dall’idea di comandare invece che governare”. ”Sto dalla parte della democrazia partecipata – ha concluso Bellillo – ho attaccato la destra su questo principio e se lo fanno ministri. Come ha fatto negli anni passati, la Bellillo continuera’ ”a difendere la caccia, la legge 157 e il metodo democratico che deve vedere necessariamente la concertazione come priorita’ a tutti i livelli”.

CACCIA: ANIMALISTI, MANIFESTAZIONE ROMA E’ CONTRO LEGALITA’.

(ANSA, 12.57) – ROMA, 1 set – “Oggi, Giornata mondiale per l’ambiente, mentre c’è chi chiede di uccidere senza regole gli animali, c’é anche chi li libera e pretende per loro tutela e rispetto”. Lo sostiene in una nota l’associazione
Animalisti Italiani, secondo la quale “la maggioranza dei cittadini italiani chiede tutela e rispetto degli animali e dell’ ambiente”. La manifestazione dei cacciatori di oggi, secondo gli animalisti, “dimostra che si tratta di una piccola parte della società italiana che rifiuta la legalità ed è ancora legata a quelle che dovrebbero essere ricordate come tristi e macabre tradizioni del passato”. Per questo, conclude l’associazione, “siamo grati al ministro Pecoraro Scanio che, nell’iniziativa di oggi di liberare uccelli feriti da cacciatori, tra i quali il falco pecchiaiolo, vittima e simbolo del bracconaggio sullo Stretto di Messina, ha rappresentato il pensiero e il sentimento di tutti gli italiani che ripudiano la caccia, la violenza e chiedono fortemente il rispetto della legalità e della natura tutta”.

CACCIA: CARRARA E ROSSI (FI), PROTESTA CONTRO ATTO D’IMPERIO.

(ANSA, ore 13.18) – ROMA, 1 set – “Siamo ben oltre i diecimila previsti, 30.000 sportivi amanti della caccia attraversano le strade della capitale contro questo atto di imperio del governo che, sembra, non ci vuole nemmeno
ricevere”. Lo affermano i parlamentari di Forza Italia, Valerio Carrara e Luciano Rossi (presidente della Federazione tiro a volo) che partecipano alla manifestazione dei cacciatori. “Il 6 settembre le organizzazioni venatorie saranno dal ministro De Castro – hanno sottolineato i due parlamentari – che però non ha avuto la sensibilità di ricevere oggi almeno
una nostra delegazione. Con i tassisti a braccia aperte, con noi chiusura totale”. “Crediamo ancora nel buonsenso di questo esecutivo – hanno concluso Carrara e Rossi – e ci aspettiamo di essere ricevuti a Palazzo Chigi”.

CACCIA: BELLOTTI(AN), DECRETO AMMAZZA DIRITTI.

(ANSA, 13.33) – ROMA, 1 set – “Non ci piegheremo alle prepotenze di quanti vogliono negare i diritti ai cacciatori”. E’ la posizione di Luca Bellotti (An), che questa mattina ha preso parte alla manifestazione di Roma accanto alle associazioni venatorie contro il Decreto Legge del 4 agosto scorso. “I contenuti restrittivi del famigerato Decreto insiste Bellotti la sua approvazione a pochi giorni dall’inizio della stagione venatoria, il mancato coinvolgimento delle associazioni, sono prova del metodo con cui lavora la sinistra. La frangia più estrema degli ambientalisti, rappresentata dal ministro dell?Ambiente Pecoraro Scanio, ha avuto buon gioco dal Governo Prodi per negare ogni diritto ai cacciatori”. Nella battaglia contro il Decreto aggiunge Bellotti – “sono accanto a tutti i cacciatori italiani ed alla Regione del Veneto, per difendere il diritto alla caccia, un attività che fa parte della nostra cultura e della nostra tradizione. Non possiamo accettare in silenzio né le restrizioni imposteci, né la pesante invasione del Governo nei confronti delle specifiche competenze regionali in tema di misure di conservazione delle zone di protezione speciale, che per ciò che riguarda il Veneto, erano già state regolamentate in virtù delle competenze attribuite dalla Costituzione”.

CACCIA: PECORARO, DECRETO HA SALVATO FONDI AGRICOLTURA. MEGLIO CHE I CACCIATORI MANIFESTINO CONTRO IL BRACCONAGGIO.

(ANSA, 14.04) – ROMA, 1 set – “Con il decreto noi abbiamo salvato l’agricoltura, la fauna selvatica e la caccia responsabile”. Questo il commento del ministro dell’Ambiente, Pecoraro Scanio in merito alla manifestazione di protesta delle associazioni venatorie sul decreto in materia di caccia, a margine della sua partecipazione alla liberazione di alcuni uccelli curati da Lipu e Wwf, nel Parco romano dell’Appia Antica. “E’ indecente che a causa dell’estremismo venatorio avremmo dovuto paralizzare l’agricoltura italiana, che non avrebbe ricevuto i fondi europei – ha spiegato il ministro – C’è stata negli anni scorsi una destra che ha tollerato violazioni alla normativa europea in materia di fauna selvatica, per questo abbiamo ricevuto molte infrazioni. Se non si adottava questo decreto legge si bloccavano i soldi agli agricoltori italiani. Secondo il ministro, “purtroppo c’é una disabitudine a rispettare le regole. Non si può non rispettare le leggi, anche quelle europee. Difendere privilegi ed estremismi non è corretto. In Italia se c’é un problema è quello dell’eccessivo bracconaggio e forse le associazioni venatorie farebbero bene ad aiutarci a combattere i bracconieri e tutti quelli che esercitano in modo illegale un’attività – ha concluso il ministro dell’Ambiente – Vorremmo finalmente vedere in piazza le associazioni venatorie con gli ambientalisti contro il bracconaggio”.

(foto L.C., archivio GrIG)

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