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Archivio Novembre 2006

Via Asti, speculazione edilizia alla cagliaritana…


Il noto giornalista Alberto Statera, in un?inchiesta di qualche anno fa, definiva Cagliari la ?città delle tre emme? per indicare i ?pilastri? sui quali si regge la vita cittadina: ?m? come ?mattone?, ?m? come ?medicina?, ?m? come ?massoneria?. Qui non interessa parlare della ?medicina?, dei grandi interessi che ruotano intorno alla sanità pubblica ed a quella privata, che pure esprime il sindaco Floris. Nemmeno interessa più di tanto parlare della ?massoneria? e dei vari trasversalismi di questa Città. Per l?ennesima volta è il ?mattone? il fulcro di quel che accade a Cagliari. Ed è l?interesse edilizio quello che ha pervaso il piano urbanistico comunale ? P.U.C. che ha sostituito da qualche anno (2001) il vecchio piano regolatore generale ? P.R.G. Al di là delle enunciazioni di facciata (?Cagliari città ambientale?), la qualità della vita urbana è stata fortemente sacrificata in nome di interessi immobiliari sempre più invadenti. Una delle più evidenti dimostrazioni è stata data con la trasformazione delle tante ? piccole o grandi ? zone ?S 3 ? servizi pubblici? (es. verde urbano, parcheggi pubblici, scuole, ecc.) destinate a fornire i quartieri cagliaritani dei necessari ?strumenti? per una buona qualità della vita mediante esproprio in zone ?BS 3*?, acronimo dal sapore iniziatico che indica le aree dove il proprietario può edificare sul 60 % della superficie (con un indice volumetrico di 5 metri cubi per ogni metro quadro di superficie) e deve cedere gratuitamente il 40 % al Comune per la realizzazione di quei servizi pubblici che, comunque, si ritengono necessari. C?è, tanto per cambiare, anche la possibilità di una deroga, ovviamente in favore dei costruttori: se si dimostra che l?intervento edilizio con le condizioni ordinarie non è redditizio, si può chiedere di monetizzare una parte della quota destinata ai servizi pubblici. Bontà dei ?signori del mattone?? Vien da sé che queste aree siano state di gran carriera accaparrate dai costruttori locali. L?affare è evidente.

Due di queste aree sono nel quartiere di Via Aosta, a Bonaria, dove non c?è nemmeno un filo di ?verde pubblico? e i parcheggi pubblici scarseggiano. Nel vecchio P.R.G. vi erano ben quattro zone servizi di quartiere ?S 3? destinate a quel ?verde pubblico? del quartiere di Via Aosta, già amputato dalla contigua centrale ENEL di trasformazione dell?energia elettrica dall?alta (150 kv) alla bassa tensione (15 kv) e dall?ex depositeria delle auto rimosse di Via Bolzano, poi divenuta uno squallido cantiere ? deposito, oggi pare di proprietà di un imprenditore molto vicino ad un amministratore comunale. In seguito un accordo di programma diede la possibilità a costruttori di realizzare, con fondi pubblici, un palazzo di 24 appartamenti per dipendenti delle Forze dell?ordine sotto il ciglio del costone di cava di Bonaria. In una zona ad elevato rischio di frane, sempre, naturalmente, in zona ?S 3?. L?esclusione con tanto di perizie giurate del rischio di crolli è stato puntualmente smentito qualche settimana fa quando un pezzo del costone è franato nel cortile condominiale. Fortunatamente di notte, perché di giorno sarebbe stata una strage, visto che vi giocavano i bambini residenti nel palazzo. Di tutto ne era stata informata la competente Procura della Repubblica. Inutilmente, il solito ?mattone? cagliaritano doveva aver la meglio. I lavori di messa in sicurezza sono ancora in corso.

Ed ora è il turno di colorare di grigio cemento la già zona destinata a verde al termine di Via Asti: due bei palazzoni di sette piani ciascuno (altezza 22 metri) + parte interrata per circa 12 mila metri cubi di volumetrie complessive, la congiunzione fra Via Asti e Via Padova eliminando un pezzo di una villa ?storica? cagliaritana. Il tutto è stato adottato con deliberazione Consiglio comunale n. 92 del 13 settembre 2006. Il proponente è la società Sole Immobiliare s.r.l. del gruppo Cadeddu. Lo studio geologico, per giunta di parte, elaborato dal dott. Alessandro Melis induce a qualche seria preoccupazione: ?la natura rocciosa delle formazioni presenti (calcare, n.d.r.) renderebbe problematico lo scavo anche in considerazione degli edifici esistenti. Escludendo l?impiego di esplosivi, la demolizione della formazione rocciosa con l?impiego dei consueti mezzi meccanici (martelli demolitori) potrebbe interferire negativamente con le strutture esistenti. Le vibrazioni indotte dai suddetti mezzi meccanici ed il transito di veicoli pesanti in prossimità della scarpata potrebbero indurre fenomeni di assestamento e allentamento dell?ammasso roccioso??. Il geologo dott. Melis scriveva queste cose nell?ottobre 2004: nell?ottobre 2006, smentendo clamorosamente quanto affermato da suoi colleghi (le relazioni geotecniche del dott. F. Pancirolli del 12 ottobre 1995 e del prof. R. Cotza e ing. B. Grosso del 15 marzo 1996) un bel pezzo del medesimo costone di cava se ne veniva giù a poche decine di metri di distanza. Ma, ovviamente, ciò non placa la sete speculativa cagliaritana: con deliberazione n. 105 del 29 novembre 2005 il Consiglio comunale autorizzava la redazione del piano attuativo prevedendo la monetizzazione di una parte degli standard pubblici da cedere per consentire un aumento di volumetria di 4.773,96 metri cubi perché ?la realizzazione dei parcheggi pubblici interrati non è economicamente? conveniente. Ovviamente la deliberazione successiva del settembre 2006 conferma tale autorizzazione, permeate di evidenti interessi pubblici in un quartiere privo di tali servizi?..

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico sosterranno il Comitato di quartiere ?Zona Via Aosta? presentando specifico atto di ?osservazioni? nell?ambito della procedura di esame del piano attuativo, richiedendo il riequilibrio delle aree per servizi pubblici da cedere per la realizzazione di quel verde e parcheggi pubblici oggi inesistenti. Non si escludono ulteriori azioni legali per la difesa della qualità della vita.

Comitato di quartiere ?Zona Via Aosta?, Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Come ti gestisco le coste n. 6


Altra udienza presso il Tribunale penale di Cagliari del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli ultimi anni. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. La cronaca delle precedenti udienze ed ulteriori informazioni potete trovarle in questo ?blog? (?Come ti gestisco le coste??, 4 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 2…?, 17 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 3…?, 24 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 4…?, 7 novembre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 5…?, 22 novembre 2006). Ricordiamo che tutti, naturalmente, beneficiano della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Non possiamo, però, non evidenziare che le argomentazioni apportate dalla pubblica accusa unitamente a quanto sta emergendo dal dibattimento non possono che suscitare considerazioni piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio nel caso principale del quale si discute (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione. Buona lettura?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 29 novembre 2006

Caso Pani: «Sbloccarono i permessi quando ormai avevo venduto tutto». MAURO LISSIA

CAGLIARI. Si chiama Maria Giovanna Campus, è una dirigente della Regione. Nell?estate del 2002 aveva maturato il diritto a diventare responsabile di un servizio ma anzichè ottenere l?incarico è rimasta tredici mesi con le mani in mano: scrivania deserta, neppure una pratica. Non per sua scelta: la poltrona che le sarebbe spettata per la posizione ottenuta in graduatoria e per i titoli, quella di direttrice dell?ufficio tutela paesaggio, i vertici regionali avevano preferito assegnarla a Lucio Pani. Come poi quella poltrona sarà utilizzata è scritto nei faldoni del processo sulle concessioni edilizie facili, che ieri è andato avanti con un?altra udienza davanti al tribunale presieduto da Francesco Sette. Udienza in cui le anomalie di cui è piena questa vicenda sono emerse in modo palese: «Lavoravo da anni all?ufficio tutela paesaggio di Oristano – ha raccontato la dirigente – e quando ho superato le prove di concorso per la dirigenza mi attendevo un incarico adeguato. Pensavo di andare alla tutela del paesaggio, avevo chiesto Oristano e Cagliari». Considerato il punteggio e la conseguente graduatoria, quell?ufficio doveva essere suo: invece – ha osservato il pm Daniele Caria – andò a Pani. Una decisione inspiegabile: «Mi sono rivolta al sindacato – ha detto Maria Giovanna Campus ai giudici – ho fatto tutto quello che potevo fare per ottenere un incarico». L?incarico arrivò solo a settembre del 2003, più di un anno dopo. Mentre Pani faceva il bello e il cattivo tempo da direttore dell?ufficio tutela paesaggio. Il tribunale ha sentito ieri Severino Cadelano, l?ex proprietario del villaggio Maramura. Ha raccontato delle enormi difficoltà trovate al comune di Capoterra per ottenere le autorizzazioni a realizzare alcuni servizi sul lungomare, dove l?imprenditore avrebbe voluto attrezzare una discoteca e un ristorante: «Mi dicevano che i permessi erano pronti – ha insistito – ma non me li davano mai e i mesi passavano… Eppure era tutto in regola». Finchè, stanco di attendere, Cadelano vende all?imprenditore Mario Dettori. E d?incanto le autorizzazioni arrivano, una dopo l?altra: «Quando è arrivato lui si è sbloccato tutto e tutte le opere progettate sono state realizzate in pochissimo tempo. In quindici giorni, in due anni non ero riuscito a ottenere niente». Secondo l?accusa grazie ai buoni uffici di Pani e del dirigente dell?edilizia privata a Capoterra Giancarlo Suelzu, che proprio su questi aspetti saranno sentiti alla prossima udienza: il 5 dicembre. Quando in tribunale dovranno presentarsi nelle vesti di testimoni anche l?ex assessore regionale alla pubblica istruzione Beniamino Scarpa, l?ex dirigente Pietro Leo e altre persone informate dei fatti.

da L?Unione Sarda, 29 novembre 2006

Ieri a palazzo di giustizia udienza breve ed interlocutoria. Il Processo sulle concessioni facili: martedì testimoniano quattro imputati.

Lasciato l?ufficio di responsabile del settore Tutela del paesaggio a Oristano nel 2002, rimase un anno senza incarico: nel processo sulle concessioni facili, Maria Giovanna campus spiega al Tribunale che ?chi diventa dirigente non può più responsabile , quindi fino al conferimento di un incarico restai ferma. Diedi la disponibilità a coprire l?incarico di dirigente del servizio regionale Tutela del paesaggio quando le nomine non erano ancora avvenute. Nella graduatoria precedevo Pani: per l?incarico servivano preparazione e professionalità ma lui, senza titoli specifici, mi fu preferito?. Ma lo stesso Lucio Pani, che la precedette anche come responsabile dell?ufficio di Oristano, in una dichiarazione spontanea spiega come ?la graduatoria nasca per accedere alla dirigenza. Una volta entrati, c?è solo un elenco di dirigenti in attesa di incarico e basta, non si parla di competenze specifiche?. Poi la deposizione di Severino Cadelano, ex proprietario del ristorante a Maddalena spiaggia a Capoterra: secondo le accuse pani e Giancarlo Suelzu, dirigente dell?Urbanistica di Capoterra, favorirono il rilascio di concessioni illegittime in favore di Mario Dettori, che aveva acquistato la struttura da Cadelano. ?Le autorizzazioni per la discoteca e lo stabilimento balneare erano pronte ma il Comune non me le consegnava?, racconta Cadelano. ?La stampa inoltre mi faceva una campagna stampa negativa, avevo contro anche una parte del Consiglio e allora cedetti tutto a Dettori, che ottenne il via libera 10 giorni dopo?. Il 5 dicembre deporranno Piero Fois, Beniamino Scarpa e Pierluigi Leo (ex capo di gabinetto ed ex direttore generale dell?assessorato alla Pubblica istruzione) e gli imputati Pani, Suelzu, Dettori e Ruggero Carta, l?altro dirigente della Tutela del paesaggio.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Oschiri fatti bella!

29 Novembre 2006 Commenti chiusi


Francesca Mereu ci segnala la notizia dell?ennesima discarica abusiva, da tutti conosciuta e da tutti ignorata..stavolta, in quel di Oschiri.

Sardegna fatti bella o arrivano i carabinieri
Oschiri, sindaco denunciato per la discarica
(http://www.altravoce.net/2006/11/19/discarica.html)

Una discarica abusiva di circa un ettaro a Pedra Majore, nel territorio di Oschiri, è stata sequestrata dai carabinieri. Il sindaco Antonio Perinu è stato denunciato per non aver messo in sicurezza l’area, che un tempo era utilizzata come discarica comunale, poi chiusa in quanto non più a norma. Nonostante mancassero le necessarie autorizzazioni, molti cittadini continuavano a scaricare ogni sorta di rifiuti.
I carabinieri del Nucleo radiomobile di Ozieri hanno posto sotto sequestro anche una pala meccanica di una ditta di Oschiri, che al momento del sopralluogo era impegnata a sotterrare rifiuti nella discarica. Il titolare dell’impresa è stato denunciato. Nell’area di Pedra Majore, che non è recintata, da qualche giorno si leva del fumo a causa di un incendio che invano i vigili del fuoco hanno cercato di spegnere. Per questa ragione il sindaco è stato denunciato anche per emissioni nocive.
Nella discarica si sono accumulati, oltre a rifiuti solidi urbani, anche carcasse di mezzi meccanici, batterie esauste, elettrodomestici e carogne di animali. Tra l’altro, la zona è attraversata da un torrente stagionale, il cui alveo è stato interrato dal materiale scaricato abusivamente: secondo un rapporto, la situazione crea rischi per la linea ferroviaria sottostante e per alcune case coloniche. (AGI)

(foto: www.comune.oschiri.ss.it)

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Dicono di noi…..


La pattuglia degli ecologisti d’assalto: passione e denuncia pronta (L?Altravoce, www.altravoce.net, martedì 28 novembre 2006) di Matteo Bordiga.

Le cifre del 2006 parlano da sole: 105 azioni legali e iniziative varie a tutela delle coste, 95 in difesa del patrimonio archeologico, dei boschi e del territorio, 27 in tema di inquinamento dell’aria, 20 in materia di gestione di rifiuti, 15 a salvaguardia di stagni e zone umide e 15 in soccorso degli animali. Il “Gruppo di Intervento Giuridico” si prepara a chiudere il bilancio – decisamente positivo – di un altro anno trascorso di vedetta e in trincea, codici alla mano, pronti a denunciare attentati ambientali e abusi. Stefano Deliperi, presidente dell’associazione, non nasconde la soddisfazione per un anno da incorniciare e mettere in bacheca: «Rimangono ancora tanti obiettivi da centrare, ma ultimamente i risultati dei nostri sforzi stanno diventando sempre più tangibili. Anche grazie al rinnovato impegno delle istituzioni: il piano paesaggistico regionale ha rappresentato una bella boccata d’ossigeno, che permette alla Sardegna di guardare al futuro con ottimismo. È stato preparato tenendo conto anche delle nostre proposte e dei nostri suggerimenti: si potrebbe ancora ritoccare in alcuni punti, ma nel complesso si tratta di uno strumento di tutela decisamente da promuovere».
Secondo Deliperi, negli ultimi anni è cresciuta la consapevolezza sui problemi legati alla salvaguardia dell’ambiente. E il web aiuta a farla crescere ancora: l’associazione ha attivato un blog che in meno di un anno ha registrato oltre 60mila contatti e raccoglie segnalazioni, pareri e idee su temi ambientali e su questioni legate ai (calpestati) diritti civili. «I risultati ottenuti sono anche merito dei cittadini che segnalano gli abusi, si indignano, si mobilitano: non sono più disposti a subire passivamente e a tollerare le nefandezze degli irresponsabili». Ovviamente vedere che indignarsi serve a qualcosa dà coraggio. Delle 277 azioni legali, denunce e segnalazioni – quasi interamente autofinanziate – che l’associazione ha promosso da sola o con altre organizzazioni, in particolare con gli Amici della Terra, ben 232 (l’83%) sono state seguite da un intervento delle amministrazioni pubbliche competenti o della magistratura. Merito di un «utilizzo accorto dello strumento diritto», dice Deliperi, e della «preziosissima opera, competente, disinteressata ed appassionata» di una agguerita pattuglia di legali «che non si finirà mai di ringraziare»: gli avvocati Gianluigi Falchi, Carmela Fraccalvieri, Guendalina Garau, Carlo Augusto Melis Costa, Sandra Montis, Rosalia Pacifico. Ma qual è stato, dal 1992 a oggi, l’exploit più clamoroso messo a segno dall’associazione? «Forse il colpo grosso l’abbiamo fatto con l’annullamento dei 14 illegittimi piani territoriali paesaggistici, che fra il 1998 e il 2003 vennero completamente cancellati», ricorda Deliperi. «Riuscimmo a far abbattere numerose costruzioni innalzate abusivamente da privati voraci e irrispettosi della natura. Penso alla lottizzazione abusiva che mortificava la baia di Piscinnì, o al famoso residence TreP di Baccu Mandara. O ancora agli scempi edilizi di Domus de Maria e di Baia delle Ginestre, vicino a Teulada». Non si può vincere sempre, ovviamente. Quale, viceversa, il cruccio più grande, il progetto rimasto incompiuto? «Sempre nel campo dell’abusivismo edilizio, il parco di Molentargius. Da anni portiamo avanti una crociata contro i 185 edifici abusivi presenti all’interno del parco: ebbene, fino a oggi non è stato fatto nulla di concreto». Ma il Gruppo di Intervento Giuridico, con i suoi 270 soci, non si è contraddistinto solo per l’iperattivismo legale. Alla denunce ha affiancato un’intensa campagna di sensibilizzazione in favore dell’ambiente e del patrimonio naturale: ha rinnovato, ad esempio, il corso annuale di Diritto ambientale, realtà unica in Sardegna e accolta dal pubblico con grande entusiasmo (circa 700 i partecipanti). Fra le attività più significative dell’associazione nel 2006 trovano posto i numerosi convegni e dibattiti pubblici, la promozione del turismo ecocompatibile, la battaglia per la corretta gestione delle risorse idriche e l’organizzazione di un programma di escursioni guidate sul sentiero naturalistico e archeologico della Sella del diavolo, a Cagliari. Qualche giorno fa l’assemblea annuale dell’associazione ha impostato le linee d’azione per l’attività del 2007: salvaguardia delle coste, lotta agli inquinamenti, vigilanza sull’attuazione del piano paesaggistico regionale, tutela della fauna selvatica, salvaguardia dei centri storici, e via denunciando. I fronti aperti sono ancora tanti: dal colle di Tuvixeddu ai veleni di alcune industrie, dalle discariche a certi “progetti di sviluppo” che trovano ogni scorciatoia. Il lavoro non mancherà?

(foto P.F., archivio GrIG)

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Autunno nero per la fauna selvatica in Italia ?

28 Novembre 2006 Commenti chiusi


AUTUNNO NERO PER IL PATRIMONIO FAUNISTICO ITALIANO. E IL GOVERNO TACE O ACCONSENTE. Pecoraro Scanio, se ci sei batti un colpo !

Ancora nessun segnale concreto per una nuova politica di salvaguardia del patrimonio naturale, per marcare una discontinuità dal precedente Governo.

Per la Lega Abolizione Caccia si sta assistendo, ad esempio, ad un “autunno nero” nel campo della tutela e della gestione delle risorse faunistiche.

Dilaga il bracconaggio nei soliti “buchi neri”: piccole isole tirreniche, valli bresciane, entroterra sardo, pianure del foggiano, estuari siciliani, Monti Peloritani in Calabria, senza che si avvii una seria azione coordinata di contrasto. E’ boom nella vendita dei micidiali e vietati apparati eletromagnetici radiocomandati per l’uso di richiami registrati ai fini della caccia di frodo. Reato usarli, ma consentita la vendita per posta o nelle armerie….

Nel campo della pesca marittima prosegue la sciagurata politica governativa di reclamare in sede UE proroghe per la pesca di novellame (bianchetto) o deroghe per la misura delle maglie o i tipi di attrezzi consentiti, perpetuando la politica di un comparto assistito dai finanziamenti pubblici e proteso solo verso il sovrasfruttamento delle risorse ittiche. L’Italia accetta l’aumento in sede internazione (commissione ICCAT) delle quote di pesca dell’ormai minacciato tonno rosso.

L’Istituto Nazionale per la Fauna Selvatica langue per il ritardo nell’erogazione dei finanziamenti ordinari, ed è amministrato anche da politici ostili all’Istituto, nominati dal precedente Governo senza che avessero i requisiti statutari per far parte del consiglio d’amministrazione, cosa sui cui gli attuali ministri tardano ad intervenire.

Nel campo delle aree protette si è solo assistito ad una riduzione del Parco Nazionale dello Stelvio (porzioni della Val Venosta e della Val d’Ultimo, con D.P.R. 7 luglio 2006) , e all’incapacità dell’Unione di far convertire in legge il decreto-legge n. 251 del 16 agosto scorso sulla gestione delle ZPS – Zone di Protezione Speciale per la tutela dell’avifauna ai sensi della direttiva CEE “Uccelli” del 1979; in queste settimane al loro interno si spara di tutto e di più.

Già accantonata quella parte del programma dell’Unione che prevedeva il rispetto delle Direttive Comunitarie per la tutela della fauna: il Governo non ha impugnato presso la Corte Costituzionale neanche una delle recenti leggi regionali (Veneto, Lombardia, Liguria, Toscana,ecc.) che violano la direttiva CEE “Uccelli”, e che prevedono la caccia in deroga di milioni di esemplari di piccole specie protette, come il fringuello.

Ministro Pecoraro Scanio, se ci sei batti un colpo !

Lega per l’Abolizione della Caccia

(foto L.A.C.)

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I diritti civili sono in pericolo con le dimissioni del senatore Cossiga ?!


Il mondo politico italiano è animato da commenti, sussulti, appelli, voti, valutazioni, considerazioni sulle dimissioni del Senatore a vita Francesco Cossiga, Presidente emerito della Repubblica, già Presidente del Senato, già Presidente del Consiglio dei Ministri, già Ministro dell?interno, già Sottosegretario della difesa, deputato e non so che altro. Da cinquant?anni riveste una qualche carica politica. Da un paio di legislature anche il figlio Giuseppe ha scoperto che tanto poteva dare alla Patria ed è deputato. Di Forza Italia. Il Padre ha affermato di disinteressarsi dell?attività politica del Figlio. Amen. Personalmente, da cittadino ? elettore, non saprei che cosa dire dell?attività del Figlio in favore del Suo collegio di elezione forzata, la Sardegna. La cionfra della natìa Sassari ne farebbe sberleffi delle nuove dimissioni del Senatore a vita, ma la beffa cionfraiola finirebbe lì. Noi, semplici cittadini ? elettori, alle prese con mutui, bollette da pagare, lavoro da trovare, raccomandazioni da schivare e amenità simili, tuttavia una drammatica domanda non possiamo che pòrcela con tremante parola: i diritti civili sono in pericolo con le dimissioni del senatore Cossiga ? Ai posteri l?ardua sentenza?..

Stefano Deliperi

A.N.S.A., 27 novembre 2006

COSSIGA, LE MIE DIMISSIONI MI LASCIANO TRANQUILLO

ROMA – “Sono tranquillo perché, estraneo come sono da politico della prima Repubblica all’atmosfera ed ai giochi della ‘transizione infinita’, la mia scomparsa dal Senato non ha alcuna rilevanza. Perché a differenza degli altri colleghi senatori a vita non ho la loro autorità e autorevolezza politica, culturale e professionale”.

Nel giorno delle sue dimissioni da Palazzo Madama Francesco Cossiga è, appunto, tranquillo, e nella sua abitazione incontra il cronista dell’Ansa per spiegargli le ragioni di queste sue dimissioni, senza perdere mai la sua solita ‘verve’. “D’altronde – dice mentre mangia un pezzetto di cioccolata – anche un amico come Giuliano Amato mi ha trattato recentemente a pesci in faccia facendo rispondere ad una mia delicata interpellanza dal noto ex sindacalista Roberto Sgalla, manutengolo del capo della Polizia. Non credete che per tornarmene a casa ce ne sia abbastanza?”.

Ma insomma, perché si dimette da senatore a vita?. “Cerco di spiegare tutto in modo piano nella lettera che ho fatto pervenire all’amico presidente del Senato Franco Marini tramite il segretario generale di Palazzo Madama Antonio Malaschini. Certo, per motivi di correttezza quella lettera avrei voluto consegnarla personalmente a Franco; ma lui ha trovato difficoltà a fissarmi un’udienza in tempi brevi, incasinato com’é in tutti i pasticci della Margherita…”. Si insiste un po’, e Cossiga dice i motivi che lo hanno spinto a decidere le dimissioni.

“Innanzitutto – afferma – l’età e la salute, anche per gli evidenti ostacoli che mi creano alla mobilità fisica. Poi c’é la particolare sindrome di stanchezza, malattia rara che condivido con la duchessa di Kent e che mi costringe a lunghi periodi di pausa. Mi hanno illuminato – aggiunge – le prese per i fondelli nei miei confronti da parte di Giulio Andreotti (‘non osserva neanche l’orario dei barbierì. Dio mio, non riesce proprio a perdonarmi di averlo nominato senatore a vita…). Così come mi ha illuminato la qualifica di ladro datami con bonomia dal vicepresidente del Senato Roberto Calderoli perché percepisco, cosa che non sapevo e che è un bene sia tolta anche agli altri senatori a vita, l’indennità di presenza anche pur non partecipando alle sedute dell’Assemblea e delle commissioni”.

Cossiga non ha dubbi sull’ammissibilità delle dimissioni dalla carica di senatore a vita, che mantiene da 16 anni, da quando ha lasciato il Quirinale (ma siede in Parlamento ininterrottamente da 48 anni). “Con una delibera del Senato su proposta dell’allora presidente Marcello Pera, dietro l’unanime e conforme parere della conferenza dei Capigruppo e delle giunte per il regolamento e per le elezioni – spiega – le dimissioni dei senatori a vita, sia di diritto sia di nomina presidenziale, sono state ritenute ammissibili. E ciò anche in forma di un principio ritenuto valido nel diritto pubblico civile e canonico. E cioé che nessuno può essere costretto ad accettare una carica o a permanere in essa. Pensi che può abdicare persino il Papa…”.

A.G.I., 27 novembre 2006

COSSIGA ANNUNCIA LE SUE DIMISSIONI

Roma, 27 nov. – “Questa mattina il Presidente Emerito della Repubblica Francesco Cossiga ha consegnato alla Presidenza del Senato della Repubblica la sua lettera di dimissioni da senatore. Il testo della lettera sara’ reso noto non appena esso sara’ comunicato all’Assemblea”. Lo riferisce l’ufficio del presidente emerito, in una nota. In un’intervista a SKY TG24 Cossiga ha spiegato il perche’ della sua scelta: “Sono stato preso a pesci in faccia da Giuliano Amato”. “Amato, uomo prudente e molto attento ai rapporti di forza – ha aggiunto il senatore a vita – ha fatto rispondere ad una mia interpellanza da uno sbirro di De Gennaro, Roberto Sgalla, mai conosciuto. Vuol dire che nella vita politica italiana non conto nulla. La sensazione e’ di non essere considerato utile al paese”. “Mi sono dimesso a cagione della mia eta’ – ha anche detto Cossiga – e delle mie condizioni di salute, dovute alle cinque operazioni che ho subito negli ultimi anni. Ho 78 anni e, essendo affetto dalla sindrome della stanchezza, non sono piu’ in grado di adempiere al mandato senatoriale”. Gia’ nella primavera del 2002 Francesco Cossiga si dimise da senatore a vita in polemica con l’allora Capo dello Stato, Carlo Azeglio Ciampi, e allora come oggi annuncio’ di lasciare l’assemblea di Palazzo Madama ma non la politica. In una affollata conferenza stampa di quattro anni fa Cossiga annuncio’: “Mi dimetto contro il Capo dello Stato” ed al Quirinale invio’ una lunga missiva in cui accusava Ciampi di non averlo difeso dalle “intimidazioni” della Procura di Potenza che si occupava in quel periodo delle indagini sulle tangenti Inail. Furono dimissioni “irrevocabili” del “Picconatore” annunciando che non avrebbe piu’ messo piede al Quirinale neanche per la festa della Repubblica del 2 giugno. In quella occasione i costituzionalisti si sbizzarrirono sulla possibilita’ che un senatore di diritto possa dimettersi o meno. L’assemblea di Palazzo Madama prima dell’estate di quell’anno venne chiamata ad un lungo dibattito sulle dimissioni di Cossiga e alla fine vennero respinte. Del resto Francesco Cossiga non e’ nuovo al gesto. Si dimise da ministro dell’Interno dopo l’assassinio di Aldo Moro. Si dimise da Presidente della Repubblica due mesi prima della scadenza naturale del mandato. “Esprimo voti affinche’ ci ripensi…Considerando tutto questo come una provocazione, nel senso di indicare un problema”. Cosi’ il presidente della Camera, Fausto Bertinotti, entrando a Palazzo San Macuto per la conferenza stampa di presentazione di Telethon, ha commentato le dimissioni di Francesco Cossiga dalla carica di senatore a vita.

(disegno S.D., archivio GrIG)

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Senzacognome di tutto il mondo: unitevi!!


La telenovela di Parentopoli in Sardegna, iniziata grazie ai ricorsi di alcuni esclusi dagli ultimi concorsi pubblici e dall?indagine di un giornalista coraggioso (pubblicata su Il Sardegna) è sempre più avvincente. Il successo è paragonabile solo alla mitica ?Anche i ricchi piangono? di decenni fa, con la differenza che, in Sardegna, gli unici a piangere sono i poveri, come sempre. Nella telenovela sarda, tutt?al più, i ricchi, o riccastri, piagnucolano perché il loro nome finisce sui quotidiani con la disdicevole nomea di ?raccomandati?, ossia gente che occupa posti pubblici soltanto in virtù del diritto ereditario. Nello specifico (Provincia di Cagliari, Consiglio Regionale, Tecnocasic, Sogaer) il diritto ereditario si esercita attraverso chiamate dirette, appalti, convenzioni, consulenza e, dulcis in fundo, concorsi pubblici. Tutto, rigorosamente, legale. Eh già, perché, secondo gli attori della telenovela, in realtà si tratta solo di una coincidenza se, in alcuni enti pubblici, interi nuclei familiari lavorano gomito a gomito; se le top ten dei concorsi pubblici sono occupate da figli, nipoti, nuore (ah, il ?buon matrimonio?!) di politici e/o funzionari pubblici. Coincidenze. Un po? come le coincidenze che ritroviamo nelle Università, dove le cattedre si tramandano di padre in figlio, attraverso i concorsi-farsa, sui quali, ancora, nessuno ha indagato. Coincidenze vergognose, in una Regione, e uno Stato, nel quale, però, nessuno si vergogna?nessuno si ricorda dei ?senzacognome? laureati, preparati e precari, che mangiano la polvere delle strade sarde per partecipare a dei concorsi con la top ten già stilata. Si tratta, ancora una volta, di una questione culturale? Ma, allora, nel nostro Paese che razza di cultura regna? Quella del malaffare, dell?imbroglio e dell?inciviltà? Rimarremo per sempre una democrazia del piffero?

(foto C.B., archivio Gr.I.G.)

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Il Papa e le malattie del secolo?


E? con piacere che notiamo l?attenzione e le aperture del Pontefice verso le tematiche più tragiche del quotidiano, come l?AIDS. Certo, c?entreranno qualcosa il calo di influenza e popolarità della Chiesa cattolica (ma sarà poi vero? In Italia? Mah?), non più omnicomprensiva come qualche decennio fa, l?allontanamento del sentire comune dai suoi precetti e il distacco che molti, pure allevati nel culto cattolico, avvertono fra se stessi e la Chiesa. C?entrerà anche la conseguente crisi delle vocazioni, e insomma la necessità di cominciare a fare un marketing mirato?però questo non diminuisce l?importanza che riveste il fatto che il Papa parli di quella che è stata definita crudelmente anche ?peste del secolo?, ?castigo di Dio? eccetera. Se poi lo spiraglietto aperto verso il profilattico come strumento di prevenzione dovesse confermarsi, beh?perfino i laici di ferro apprezzeranno sinceramente!

L’accusa: «Ecco le colpe della società del benessere»
Benedetto XVI: «Aiutiamo i sieropositivi»
Il monito del Papa: «Troppi pregiudizi, indispensabile la collaborazione tra le varie istanze pubbliche»

ROMA – Il Papa è preoccupato per la situazione dell’Aids e delle malattie infettive in tutto il mondo. «Impressionante è il numero e la varietà dei modi con cui esse minacciano, speso mortalmente, la vita umana anche in questo nostro tempo – ha detto il pontefice incontrando questa mattina i partecipanti alla XXI Conferenza internazionale promossa dal Pontificio Consiglio per la Pastorale della Salute sul tema Aspetto pastorali della cura delle malattie infettive – termini quali lebbra, peste, tubercolosi, Aids, ebola evocano drammatici scenari di dolore e di paura. Dolore per le vittime e per i loro cari, spesso schiacciati da un senso di impotenza di fronte alla gravità inesorabile del male».

«Tra i pregiudizi che ostacolano o limitano un aiuto efficace alle vittime di malattie infettive – ha proseguito il pontefice – c’è l’atteggiamento di indifferenza e persino di esclusione e rigetto nei loro confronti, che emerge a volte nella società del benessere. È una pericolosa tendenza culturale – ha osservato ancora Benedetto XVI – che porta a porre se stessi al centro, a chiudersi nel proprio piccolo mondo, a rifuggire dall’impegnarsi nel servire chi è nel bisogno». Per Ratzinger «questo atteggiamento è favorito anche dall’immagine veicolata attraverso i media di uomo e donna preoccupati prevalentemente della bellezza fisica, della salute e della vitalità biologica». Di fronte al flagello di queste malattie infettive, «l’impegno umano – ha scandito Benedetto XVI – non deve mai arrendersi nel cercare mezzi e modalità di intervento più efficaci per combattere questi mali e per ridurre i disagi di quanti ne sono vittime».

Infine, Papa Ratzinger ha ribadito «quanto sia importante la collaborazione con le varie istanze pubbliche, perché venga attuata la giustizia sociale in un delicato settore come quello della cura e dell?assistenza ai malati infettivi». E su questo il Papa ha accennato «all’equa distribuzione delle risorse per la ricerca e la terapia, come pure alla promozione di condizioni di vita che frenino l’insorgere e l’espandersi delle malattie infettive». (www.corriere.it)

(foto: www.ansa.it)

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Bonificare Via San Paolo, risollevare la dignità umana !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (25 novembre 2006) alle amministrazioni pubbliche (Azienda USL n. 8, Assessorato provinciale alla tutela dell?ambiente, Comune di Cagliari), ai Carabinieri del N.O.E. ed alla Magistratura competenti in relazione all?avvenuta realizzazione di una discarica abusiva di detriti vari (materiali da demolizione, imballaggi, ecc.), pneumatici e rottami metallici (elettrodomestici, ecc.), ormai di notevoli dimensioni, lungo la Via San Paolo, in Comune di Cagliari, praticamente sulla strada pubblica. Si ricorda, infatti, che in ogni caso l?abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall?art. 14 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni: il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull?area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso senza esito positivo il termine assegnato, provvede d?ufficio l?amministrazione comunale in danno degli obbligati. Qui c?è però una triste particolarità che rende ancor più urgente la bonifica ambientale e l?intervento pubblico in generale: la discarica abusiva è diventata la ?casa? di alcuni extracomunitari che vivono in condizioni folli, in mezzo a rifiuti di ogni genere. Le amministrazioni comunali possono richiedere i fondi per le bonifiche ambientali delle discariche abusive anche alla Regione autonoma della Sardegna, nell?ambito del programma ?Sardegna fatti bella?: mai come ora sarebbe necessario, visto che l?aliga sembra ormai di casa in città, piccoli centri e campagne. E in notevoli proporzioni. E mai come ora sarebbe meglio rinunciare a qualche dispendioso intervento pubblico vano e fatuo per dare condizioni di vita decenti a diversi esseri umani?

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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E se avesse ragione Enrico Deaglio ? Prove di "democrazia deviata" ?


E se davvero avesse ragione Enrico Deaglio ? Che razza di democrazia del piffero sarebbe la nostra ? La magistratura vada fino in fondo…

Dal ?blog? di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), 21 novembre 2006

Gorgo elettorale

Nelle ultime elezioni c?era uno strano odore nell?aria. Il risultato elettorale che dava vincente l?Unione con cinque punti di vantaggio a mezzogiorno svaniva di minuto in minuto. Sempre a favore della Casa circondariale delle libertà. Se il conteggio proseguiva un?altra mezz?ora Prodi sarebbe un ciclista in pensione. Cose strane sono successe quella notte. Pisanu convocato d?urgenza dallo psiconano. Prodi che proclama la vittoria dell?Unione il più in fretta possibile. Deaglio ha prodotto un video: ‘Uccidete la democrazia’ su cui ho ricevuto molte lettere. Ne pubblico due. Una di Aldo di Albenga e una di Stefano Benni.

“Caro Beppe,
ho visto ieri la trasmissione di Lucia Annunziata su Rai3 nella quale Enrico Deaglio avanzava un’ipotesi inquietante sullo svolgimento delle ultime elezioni politiche. Per farla breve, le schede bianche che normalmente si sono sempre attestate su percentuali variabili nelle diverse province tra il 4% e l’11% si sarebbero miracolosamente ridotte su tutto il territorio nazionale a percentuali comprese tra l’1% e il 2%. Questo milioncino di non-voti si sarebbe trasformato, per merito di qualche responsabile del Viminale e di un software da cinquemilalire, in altrettanti voti per un partito a caso della Cdl. Ad oggi non si è ancora provveduto al ri-conteggio di queste schede. A domanda della Annunziata sul motivo per cui il centro-sx non abbia denunciato il fatto, Deaglio (ingenuo??) risponde: avranno detto “abbiamo vinto lo stesso”. Ma se ogni minuto devono ricorrere alla fiducia per colpa di una maggioranza quasi invisibile al senato! 1.200.000 voti in meno alla Cdl avrebbero significato ben altra distribuzione dei seggi! Devo FORSE pensare ad accordi sottobanco da fare impallidire le trame dei servizi e la P2, e che il 99% di ciò che ci viene quotidianamente riportato sia solo il solito teatrino delle apparenze? Mi sono detto (ingenuo!!) “domani scoppierà un casino sui giornali e FORSE anche nel Paese”. Stamattina il Corriere della Sera riportava un trafiletto in cronaca nel quale la notizia non era il milione di voti trasformato, ma la protesta dei vari interessati e dei vertici Rai per l’eccessivo tempo concesso a Deaglio.La stampa non riportava neppure la notizia. Ci stanno rubando la democrazia dalla base, dal voto, e nessuno fa niente per impedirlo. Né chi ci governa, né chi dovrebbe vigilare, né chi ci dovrebbe informare, né chi dovrebbe indagare, né noi italiani, perché tanto siamo i campioni del mondo?.
Aldo – Albenga

” Ho visto il video di Deaglio sulle ultime elezioni. L?ho trovato documentato, preciso, interessante. In esso si ipotizza un broglio di più di un milione di voti a favore di Berlusconi e della Casa della Libertà.Mi sembrerebbe necessario che su questo ci fosse perlomeno un?inchiesta parlamentare. O almeno l?interesse della magistratura, dei media, delle segreterie dei partiti. Mi sembrerebbe onesto nei confronti degli elettori di sinistra e di destra. Non mi stupisce il silenzio della destra, ma quello della sinistra. Per la classe politica italiana, un attentato di questa gravità alla democrazia è poca cosa. Ma un cittadino vorrebbe sapere se il voto in Italia ha ancora senso, o se si vota per scherzo. Tante volte c?è stata oscurità su episodi della vita pubblica italiana. Se questo buio resta, forse è meglio cancellare la parola ‘repubblica democratica fondata sul lavoro’ dalla costituzione. Diciamo ‘repubblica mediocratica fondata sul patteggiamento e il silenzio’. Forse anche il voto è troppo pericoloso per questo paese. Almeno ce lo dicano, sapremo regolarci…”.
Stefano Benni, il lupo

A.N.S.A., 23 novembre 2006

BROGLI ELETTORALI, INCHIESTA SUL FILM DI DEAGLIO.

ROMA – Una indagine su un film-documentario, ma soprattutto per verificare una tesi che se dimostrata in un’aula giudiziaria potrebbe avere effetti impensabili. La tesi è nel film ‘Uccidete la democrazia!’, un dvd, che sarà in edicola con il settimanale “Il Diario”, in cui si sostiene che le elezioni politiche di quest’ anno sarebbero state truccate tramite un programma informatico, inserito nella rete di trasmissione dati del Viminale, che avrebbe in automatico trasferito una quota delle schede bianche nei voti di Forza Italia. Su questa denuncia indaga la procura della Repubblica di Roma che ha incaricato la Digos della capitale di acquisire il film documentario.

Il fascicolo aperto dal pm Salvatore Vitello è intestato “atti relativi a”, ossia senza indagati. Vitello sentirà quasi sicuramente come testimoni gli autori della denuncia in dvd, il giornalista Enrico Deaglio e Beppe Cremagnani autori della denuncia che se non sarà dimostrata da una verità giudiziaria potrebbe, tuttavia, trasformarsi in un boomerang, trasformando gli accusatori, in accusati, magari di diffamazione. Secondo la sceneggiatura di ‘Uccidere la democrazia!’, il processo di acqusizione delle schede bianche dal sistema informatico del Viminale si sarebbe però interrotto in extremis nella notte elettorale lasciando alla coalizione di Romano Prodi un margine di 24 mila voti alla Camera.

La procura, che ha già aperto una inchiesta da mesi su presunti brogli elettorali sulla denuncia stavolta di esponenti della Casa delle Libertà (nello specifico, per presunte irregolarità nella raccolta delle preferenze sul voto degli italiani all’estero), acquisirà probabilmente anche un libro da cui ha tratto ispirazione il lavoro di Deaglio: il volume è intitolato ‘Il broglio’ ed è firmato da un anonimo autore che si cela sotto il ‘nom de plume’ di Agente italiano. “Sono colpito favorevolmente per la rapidità e l’interesse dimostrato dalla magistratura per un argomento per noi così importante ma che in sei mesi è stato oggetto di tanto silenzio” ha commentato il direttore di “Diario” Enrico Deaglio.

L’apertura del fascicolo da parte della procura di Roma, si sottolinea a Piazzale Clodio, è un atto dovuto, data la portata della denuncia sui presunti brogli che avrebbero caratterizzato, secondo il documentario, la notte tra lunedì 10 aprile 2006 e martedì 11, quando con il risultato in bilico, si bloccò il flusso dei dati elettorali, mentre, secondo la tesi del film, a Palazzo Grazioli, quartier generale di Berlusconi, giungeva l’allora ministro dell’Interno Beppe Pisanu. Una convocazione “irrituale” secondo gli autori del documentario che lasciano intuire che nei confronti dello stesso Pisanu vi sarebbe stato un tentativo di condizionare il risultato elettorale.

Secondo ‘Uccidete la democrazia!’, alla fine il “grande imbroglio informatico” sfuma, non si attua il programma che prevedeva di ‘trasformare” le schede bianche in preferenze a Forza Italia. Io narrante di “Uccidete la Democrazia” e fonte riservata dell’inchiesta di Deaglio è l’attore Elio De Capitani, il Berlusconi di morettiana memoria de “Il Caimano”. Non si sa se i magistrati convocheranno anche lui a Piazzale Clodio, in una vicenda che è difficile catalogare, almeno per ora, tra i confini netti della fantasia o della realtà.

24 novembre 2006

ROMA – Un confronto tra i dati sul numero delle schede bianche, elaborati dai seggi e depositati negli uffici elettorali presso le Corti d’appello dei più importanti capoluoghi, e quelli comunicati dal Viminale sulle elezioni politiche dello scorso mese di aprile. Sarà questo uno dei primi atti che la procura di Roma compirà nell’ambito dell’inchiesta aperta dopo la denuncia di presunti brogli contenuta nel film-documentario ‘Uccidete la democrazia!’, di Enrico Deaglio. Il pm Salvatore Vitello, che ha aperto un fascicolo ‘atti relativi a’ (senza per ora ipotesi di reato) dovrebbe visionare in procura il film che propone una tesi secondo la quale un consistente numero di schede bianche, alle elezioni del 9 e 10 aprile scorso, venne ‘trasformato’ grazie ad un software, in preferenze a favore di Forza Italia. All’attenzione della procura anche un libro ‘Il broglio’ firmato dall’autore con lo pseudonimo ‘Agente Italiano’. Aldilà della inchiesta giudiziaria, che si preannuncia molto lunga e complessa (é attesa in procura l’annunciata querela dell’ex ministro dell’Interno Beppe Pisanu, contro Deaglio), l’eco dell’iniziativa dei magistrati ha fatto andare esaurite in breve tempo in edicola le copie del settimanale ‘Il Diario’ a cui è allegato il dvd.

BERTINOTTI, LEGITTIMITA’ PIENAMENTE GARANTITA

“In ogni caso i risultati sono acquisiti, la legittimità è pienamente garantita”: lo dice il presidente della Camera Fausto Bertinotti a chi gli chiede di commentare le polemiche scaturite dal film sui presunti brogli alle ultime elezioni politiche. “E’ una polemica – osserva Bertinotti – che è stata già esaminata e mi pare abbia già avuto una risposta”.

FASSINO, FUGARE OGNI DUBBIO PER SERENITA’DEMOCRATICA ROMA

“Certamente è una denuncia su cui bisogna interrogarsi e a cui occorre dare risposte: deve essere fugato ogni dubbio per la serenità della vita democratica del paese”. Così il segretario nazionale dei Ds, Piero Fassino, a margine del congresso straordinario della Associazione italiana giovani avvocati (Aiga) in corso a Roma in Campidoglio, commentando l’inchiesta su presunti brogli elettorali aperta in seguito ad un inchiesta del direttore di ‘Diario’ Enrico Deaglio. “Credo ci siano sedi politiche e istituzionali – ha aggiunto Fassino – che lo possono fare, a partire dagli organi parlamentari deputati a certificare la regolarità degli eletti; certamente occorre evitare che il paese sia insidiato dal dubbio che qualcuno abbia potuto manomettere la volontà elettorale del popolo”.

BONDI, DA BERTINOTTI PAROLE GRAVISSIME SU BROGLI

Il coordinatore di Forza Italia, Sandro Bondi, definisce “gravissime” le parole di Fausto Bertinotti sul documentario di Deaglio su presunti brogli di Forza Italia alle ultime politiche. In particolare, l’esponente azzurro contesta una frase del presidente della Camera (“Escludo che le prove che vengono sollevate possano avere influenza sul risultato elettorale”) su quello che Bondi definisce “documentario-spazzatura di Enrico Deaglio”.

IL PRECEDENTE DEL FILM DI LUCIANO SALCE

Come quasi sempre succede, lo scenario delle elezioni truccate era già stato descritto in un film, stranamente scomparso e mai più trasmesso da decenni. Il film è ‘Colpo di stato’, del regista Luciano Salce, che uscì nel 1969, con una curiosa veste in bianco e nero e senza attori di grido, bistrattato dalla critica di destra e di sinistra come un maldestro tentativo di fantapolitica. Salce lo considerava il suo capolavoro. Rimase nelle sale pochi giorni per poi ricomparire, raramente, in qualche cinema d’essai. Anche in tv non è stato più trasmesso da decenni.

La sceneggiatura era di Salce e di Ennio De Concini. Gli interpreti Steffen Zacharias, Orchidea De Santis, Liz Barrett, Dimitri Tamarov, Loris Gizzi, Alberto Plebani, Gaetano Imbrò, lo stesso Luciano Salce. C’era anche una specie di coro da tragedia greca a commentare gli sviluppi della vicenda, sulle musiche di Gianni Marchetti. Il tema del film era quello delle elezioni politiche del 1972, ancora da venire.

Per lo scrutinio viene usato, per la prima volta, un fantascientifico e misterioso calcolatore elettronico, fatto venire appositamente dall’America. Il cervellone rivela subito che, stavolta, contro tutte le aspettative, a vincere le elezioni sono stati i comunisti. Scatta subito l’allarme, sia a destra sia a sinistra (ci sono anche i sosia di Saragat, Johnson e De Lorenzo).

Usa e Urss, immediatamente informati, prima mettono in allarme l’apparato militare, poi decidono di cercare una soluzione pacifica. In Italia, molti industriali preparano i bagagli, mentre militari e servizi cominciano a lavorare per un vero ‘colpo di Stato’. Alla fine i capi della sinistra, su consiglio di Mosca, suggeriscono al governo di dichiarare inattendibili i risultati elettorali attribuendone la colpa al povero calcolatore elettronico. Con l’accordo di tutti, i risultati finali saranno truccati per far vincere di nuovo la Dc e l’inventore della macchina finirà rinchiuso in un manicomio.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Grazie, Presidente Napolitano!


Grazie, al nostro Presidente della Repubblica, per aver ricordato ai politici italiani, governanti e non, l’esistenza, in Italia, di cittadini pensanti e di buona volontà chiamati donne. Grazie, perché con le sue parole (“il modo per favorire la presenza delle donne in politica, non è tanto quello di approvare norme di legge, quanto quello di apportare modifiche nella vita democratica dei partiti”) ha svelato l’ipocrisia che sta alla base delle leggi a favore dell’inserimento delle donne nella vita politica del nostro Paese. E’ sufficiente dare uno sguardo alla composizione dell’attuale governo, per constatare l’ipocrisia delle parole spese durante l’ultima campagna elettorale, quando si promisero mari, monti e qualche ministero anche alle donne. Ebbene: nel nostro Paese, le donne ministro sono ben 7 su 26! Da notare che 5 sono ministri senza portafoglio, solo 2 con portafoglio, in parole poverissime, i 18 ministeri che “contano”, sono quasi tutti in mano agli uomini. Certo, dove avrebbero mai potuto trovare una donna con la stessa professionalità e autorevolezza di Padoa Schioppa, Mastella, Amato o Rutelli? Da nessuna parte, anzi, solo a pensarlo si commette peccato! Ma, l’ipocrisia, purtroppo, emerge anche nelle infinite e, forse, inutili iniziative a favore delle “pari opportunità”. Si tratta di progetti che, senza dubbio, costituiscono un’opportunità di lavoro allettante per quante/i vi partecipano, all’interno dell’omonimo Ministero, nelle varie commissioni statali e/o regionali, in qualità di docenti, coordinatori etc. nei molteplici corsi “per lo sviluppo delle pari opportunità”..e, in questi casi, come abbiamo imparato velocemente anche in Sardegna, non importa essere donna, è sufficiente soltanto avere parenti, meglio genitori, ben introdotti nel settore. Ma, sono poche le donne che hanno intrapreso la carriera politica, dopo aver frequentato tali corsi. Quindi, la vita politica inizia e si decide, ancora, nelle sedi dei partiti, nelle riunioni-fiume che, talvolta, si riducono a chiacchiere da “Bar Sport” di provincia, dove dominano e dettano legge gli uomini, con i loro tempi e la loro solidarietà di “sesso” dove, come ha, implicitamente, affermato il Presidente Napolitano, le regole della democrazia non esistono. (ANSA) – ROMA, 21 nov – Per avere delle donne ai vertici dello Stato e del governo “i tempi sono maturi da un pezzo anche in Italia”. Così Napolitano. Il presidente della Repubblica ha spiegato che il modo per favorire la presenza delle donne in politica “non e’ tanto quello di approvare norme di legge, quanto quello di apportare modifiche nella vita democratica dei partiti” soprattutto per quanto riguarda la scelta delle candidature. (foto: C.B., archivio Gr.I.G.)

Un anno del Gruppo d’Intervento Giuridico…


Si svolge venerdi 24 novembre 2006 (con inizio ore 16.30 presso la sede sociale di Via Cocco Ortu n. 32, Cagliari) l’assemblea annuale dell’associazione ecologista Gruppo d’Intervento Giuridico alla quale possono partecipare i soci iscritti per l’anno 2006, ma anche chiunque sia interessato. Il numero degli aderenti è ormai consolidato ben oltre i 270 soci, mentre riveste particolare interesse l’attività svolta nel corso del 2006 e descritta nella relazione consuntiva: ben 105 azioni legali ed iniziative varie a tutela delle coste, 15 a salvaguardia di stagni e zone umide, 20 in materia di gestione dei rifiuti, 27 in tema di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo, 15 in difesa degli “altri” animali e 95 a salvaguardia del patrimonio archeologico e culturale, dei boschi e del territorio. Un complesso di 277 azioni legali ed iniziative di sensibilizzazione – quasi interamente autofinanziate e spesso condotte insieme ad altre realtà associative, in particolare con gli Amici della Terra – che hanno visto in ben 232 casi (cioè l’83,75 %) l’intervento fattivo e concreto delle amministrazioni pubbliche competenti e della magistratura. Azioni ed iniziative che hanno spaziato dalla salvaguardia delle coste (es. Chia di Domus de Maria, Is Arenas di Narbolìa, Porto Conte di Alghero, Poetto a Cagliari, Malfatano a Teulada, base U.S. Navy di S. Stefano, Bados a Olbia, Porto Pino a S. Anna Arresi, ecc.) alla pianificazione territoriale paesistica (es. proposte e “osservazioni” in materia di pianificazione, istituzione della Conservatoria delle coste, ecc.), dalla gestione dei rifiuti (es. raccolta differenziata nelle realtà urbane, discariche abusive in varie località, utilizzo fumi di acciaieria a Portoscuso, ecc.) alle varie forme di inquinamento (es. centrale ENEL di Via Aosta a Cagliari, zona “a rischio di crisi ambientale” del basso Sulcis, ecc.), alla salvaguardia del patrimonio archeologico (es. necropoli di Tuvixeddu a Cagliari, aree minerarie dell’Iglesiente e Arburese, ecc.), dei centri storici (es. progetto di mobilità meccanizzata di Castello a Cagliari) e delle aree boscate (es. cantiere della diga di Monte Nieddu – Is Canargius, progetti opere di “difesa del suolo” sul Gennargentu, progetti di varie centrali eoliche, ecc.), alla tutela degli “altri” animali (es. contro la caccia in deroga, ecc.). Azioni che, in campo giurisdizionale, si sono giovate nel tempo della preziosissima opera, competente, disinteressata ed appassionata, di diversi professionisti legali (in ordine meramente alfabetico: prof. avv. Gianluigi Falchi, avv. Carmela Fraccalvieri, avv. Guendalina Garau, avv. Carlo Augusto Melis Costa, avv. Sandra Montis, avv. Rosalia Pacifico) che non si finirà mai di ringraziare. Senza naturalmente dimenticare le iniziative divulgative quali l’annuale Corso di diritto ambientale, unica realtà similare in Sardegna giunta ormai alla quattordicesima edizione (è in preparazione la quindicesima) con un complesso di circa 700 partecipanti (con docenti preparati e capaci quali l’avv. Nicoletta Ornano, l’avv. Sandra Montis, il dott. Silvio Cocco, l’avv. Carlo Augusto Melis Costa, l’arch. Lorenza Cavinato, la dott.ssa Claudia Basciu, la dott.ssa Cristina Ornano ed un seminario conclusivo sul piano paesaggistico con la partecipazione dell’Assessore regionale dell’urbanistica ing. Gianvalerio Sanna) ed la ricerca sullo sviluppo della Conservatoria delle coste quale Agenzia per la salvaguarda delle coste sarde con la presentazione pubblica di risultati ed avvio del relativo dibattito con il coinvolgimento di rappresentanti del Conservatoire du littoral francese, esempio di gestione sostenibile dei litorali. Poi conferenze-stampa, convegni e dibattiti pubblici (come quello sulle elezioni amministrative cagliaritane), la promozione del turismo “eco-compatibile”, l’istituzione delle aree protette, la “battaglia” per la corretta gestione della risorsa idrica. La partecipazione diretta ai lavori dei Comitati faunistici regionale e provinciali con Paolo Fiori e Gian Carlo Fantoni. Lo svolgimento di un programma di escursioni guidate coordinato dal prof. Antonello Fruttu e svolto da competenti guide volontarie sul sentiero naturalistico e archeologico della Sella del Diavolo, a Cagliari, per far conoscere ormai a migliaia fra residenti e turisti uno dei “gioielli” ambientali isolani. Così come l’apertura di un frequentato spazio web su ambiente e diritti civili, il “blog” dell’Associazione (http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/), con oltre 60 mila contatti in meno di un anno. Il Gruppo d’Intervento Giuridico è divenuto, quindi, un soggetto fortemente inserito nella realtà regionale con caratteristiche innovative ed incisive per la salvaguardia dei valori ambientali e la promozione dei diritti civili attraverso l’utilizzo accorto dello “strumento diritto”. Nel corso dell’assemblea saranno vagliate e predisposte le linee fondamentali per l’attività del 2007: chi fosse interessato naturalmente può partecipare. Adesso attende il Gruppo d’Intervento Giuridico un nuovo anno di ancora forte impegno e decisa attività, sempre in favore dell’ambiente e dei diritti civili. Gruppo d’Intervento Giuridico (foto L.C., archivio GrIG)

Come ti gestisco le coste n. 5…


Nuova udienza presso il Tribunale penale di Cagliari del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli anni scorsi. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. La cronaca delle precedenti udienze ed ulteriori informazioni potete trovarle in questo ?blog? (?Come ti gestisco le coste??, 4 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 2…?, 17 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 3…?, 24 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 4….?, 7 novembre 2006). Tutti, naturalmente, beneficiano della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Tuttavia, le argomentazioni apportate dalla pubblica accusa unitamente a quanto sta emergendo dal dibattimento non possono che suscitare considerazioni piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio nel caso principale del quale si discute (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione. Buona lettura?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 22 novembre 2006.

Licenze facili. Smentite le tesi di Lucio Pani. «Baccu Mandara, abusi insanabili». L?Ufficio tutela doveva tener conto del cambio di destinazione d?uso. MAURO LISSIA.

CAGLIARI. E? arrivata nell?aula del tribunale una smentita pesante alla linea difensiva di Lucio Pani, l?ex dirigente dell?ufficio regionale tutela del paesaggio accusato di corruzione, truffa, abuso d?ufficio e falso nel processo per le concessioni edilizie facili, che coinvolge ventidue persone.
Chiamato dal presidente Francesco Sette, l?ex direttore generale dell?assessorato alla pubblica istruzione Ettore Gasperini ha chiarito che un caso di abuso edilizio come quello del villaggio di Baccu Mandara non poteva essere sanato in nessun caso perchè la destinazione d?uso era stata cambiata: da residence turistico ad abitazioni. Gasperini ha in sostanza confermato la tesi del pm Daniele Caria: l?ufficio tutela del paesaggio doveva dare il proprio parere sulle richieste di sanatoria tenendo conto anche degli aspetti urbanistici e non solo – come ha sostenuto Lucio Pani in aula – di quelli paesaggistici. Per Pani la valutazione dell?ufficio doveva riguardare esclusivamente l?estetica dell?intervento, la sua compatibilità con il paesaggio. Gasperini ha sostenuto il contrario: «Se la destinazione fosse stata alberghiera – ha detto al giudice – considerato che si trattava di una zona abbastanza compromessa avremmo potuto dar seguito alla richiesta di sanatoria, Baccu Mandara non era un intervento devastante. Ma se la destinazione fosse stata residenziale no, nessuna possibilità di sanatoria». Quindi l?ufficio – come conferma la nota firmata da Gasperini in risposta al giudice delle esecuzioni, la data è 27 gennaio 1999 – entrava nelle questioni urbanistiche, doveva entrarci. Nel caso di Baccu Mandara resterebbe da accertare se la Regione sapesse che le residenze alberghiere erano state trasformate in abitazioni: Pani ha sostenuto che per l?ufficio la cosa era irrilevante. La seconda parte dell?udienza è stata dedicata alla ricostruzione puntigliosa di tutti i passaggi autorizzativi che riguardano il villaggio Maramura, sulla costa di Capoterra, nella gestione originaria e in quella successiva, finita sotto la lente d?ingrandimento della Procura. Niente di nuovo, se non la conferma che il primo proprietario dell?area non era riuscito a superare il muro dell?ufficio regionale tutela del paesaggio mentre l?imprenditore Mario Dettori – subentrato nella società Maramura e nel progetto – avrebbe goduto di una corsia preferenziale grazie alle sue conoscenze ai vertici della Regione. A dargli una mano sarebbe stato però il dirigente dell?edilizia privata a Capoterra, Giancarlo Suelzu, che ha sempre respinto ogni accusa. Il dibattimento va avanti il 28 novembre, si parlerà probabilmente del terzo caso all?origine del processo: l?abuso edilizio legato al Green Blue Center di Quartu Sant?Elena, che coinvolge come imputato di abuso d?ufficio l?ex sindaco di Quartu e attuale presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia.

da L?Unione Sarda, 22 novembre 2006

Processo Pani, il pm chiede di ascoltare le intercettazioni.

Il pm chiede di sentire due telefonate intercettate e l?udienza si accende. Nella prima conversazione l?ex direttore della Tutela del paesaggio Lucio Pani e il dirigente dell?Urbanistica del comune di Capoterra Giancarlo Suelzu parlano delle autorizzazioni da concedere all?imprenditore Mario Dettori per il Maramura. Pani si mostra molto interessato, forse troppo, quando dice, ribadisce, insiste che la pratica deve andare avanti perché è tutto regolare. Suelzu ha dei dubbi poi suggerisce che bisogna cambiare domanda. La seconda telefonata che scuote l?aula del Tribunale dove si svolge il processo sulle concessioni facili affronta lo stesso argomento ma questa volta Pani parla col presidente del Consiglio comunale di Capoterra. E l?accusa mette a segno un punto pesante. Pani è accusato di corruzione insieme a Suelzu: avrebbe favorito il rilascio di concessioni illegittime in favore di Dettori, amico dell?ex capo di gabinetto dell?assessorato della Pubblica istruzione Piero Fois (già assolto con l?abbreviato) che si sarebbe mosso affinché Pani ottenesse la nomina a direttore. Il processo continua il 28 novembre.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Ripulire le campagne di Sestu !

22 Novembre 2006 Commenti chiusi


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (22 novembre 2006) alle amministrazioni pubbliche (Azienda USL n. 8, Assessorato provinciale alla tutela dell?ambiente, Comune di Sestu), ai Carabinieri del N.O.E. ed alla Magistratura competenti in relazione all?avvenuta realizzazione di una discarica abusiva di detriti vari (materiali da demolizione, imballaggi, ecc.), pneumatici e rottami metallici (carcasse auto, elettrodomestici, ecc.), ormai di notevoli dimensioni, in località Piscina Matzeu, in Comune di Sestu (CA), in luogo di facile accesso dalla strada pubblica. Si ricorda, infatti, che in ogni caso l?abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall?art. 14 del decreto legislativo n. 22/1997 e successive modifiche ed integrazioni: il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull?area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso senza esito positivo il termine assegnato, provvede d?ufficio l?amministrazione comunale in danno degli obbligati. Le amministrazioni comunali possono richiedere i fondi per le bonifiche ambientali delle discariche abusive anche alla Regione autonoma della Sardegna, nell?ambito del programma ?Sardegna fatti bella?: mai come ora sarebbe necessario, visto che l?aliga sembra ormai di casa in città, piccoli centri e campagne. E in notevoli proporzioni.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto G.C., archivio GrIG)

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Basta con il saccheggio dei funghi !

22 Novembre 2006 Commenti chiusi


Sarebbe ora che anche la Regione autonoma della Sardegna legiferasse in materia !

da La Nuova Sardegna, 21 novembre 2006

A funghi col patentino, stop alla raccolta libera.
Una proposta di legge del consigliere regionale Alberto Sanna detta le regole. Il progetto è stato presentato alla nona rassegna «S?Antunna» svoltasi a Macomer Massima quantità consentita: 3 kg a testa.
TITO GIUSEPPE TOLA

MACOMER. Cercatori di funghi con licenza e la raccolta sarà limitata a tre chili. Come per la caccia e la pesca nelle acque interne, anche per raccogliere funghi sarà necessaria la licenza. Lo prevede una proposta di legge che presto sarà l?esame della Commissione regionale ambiente.
La proposta di legge regionale è stata presentata alla IX edizione della rassegna ?S?Antunna? di Macomer dal presidente della Commissione agricoltura e ambiente, Alberto Sanna. La manifestazione, organizzata dall?associazione pro Loco, è dedicata ai prelibati pleurotus, s?antunna, che nelle campagne del Marghine cresce con particolari caratteristiche di gusto e di aroma. Sanna ha detto che si tratta di una proposta «aperta e modificabile», per cui non c?è ancora niente di definitivo se non le linee della nuova normativa che disciplinerà la raccolta dei funghi in Sardegna. La proposta, come ha detto il presidente della Commissione, è perfezionabile ed è aperta a idee e contributi, ma alcuni punti restano fermi. Il primo è che i cercatori di funghi per poter battere le campagne dovranno munirsi di un libretto che costerà cinque euro. Non è ancora deciso se a rilasciarlo sarà il comune sul cui territorio si farà la raccolta oppure le provincie o la Regione. Di certo c?è che, come per l?attività venatoria e per la pesca nei fiumi e nei laghi, anche per raccogliere funghi sarà necessaria la licenza. Per i cercatori si annunciano tempi difficili. Per avere il tesserino dovranno pagare cinque euro e se a rilasciarlo saranno i comuni, dovranno munirsi di tanti libretti quanti sono i territori comunali che attraverseranno durante la raccolta. Altra certezza è che ci saranno dei limiti per le quantità da raccogliere. Il disegno di legge che Alberto Sanna porterà in Commissione fra una settimana prevede un tetto di tre chilogrammi di funghi per ciascun adulto. Se si tratta di funghi ipogei, cioè quelli che come i tartufi crescono sotto terra e di cui in Sardegna c?è poco, la quantità sarà limitata ad un chilogrammo. I cercatori professionisti che vendono i funghi ad alberghi, ristoranti e commercianti potranno raccoglierne di più, massimo dieci chili, ma dovranno superare un esame di fronte a una commissione di micologi ed esperti da costituire a livello provinciale, la quale rilascerà un patentino. Queste le linee della proposta di legge regionale per la regolamentazione della raccolta dei funghi in Sardegna. Non sono mancate le perplessità espresse dal sindaco di Macomer, Marco Mura, che per arginare l?assalto dei cercatori in trasferta aveva emesso un?ordinanza senza efficacia che istituiva il patentino comunale, dall?assessore comunale all?ambiente, Andrea Rubattu, dal presidente della pro Loco, Alberto Frau, e da altri intervenuti al dibattito. Il primo dubbio riguarda gli enti abilitati al rilascio dei libretti ai cercatori dilettanti. Se sarà la Regione e se la licenza sarà valida per il territorio regionale, le cose non cambieranno più di tanto perché non servirà a limitare l?assalto dei cercatori provenienti da altre zone. Il rilascio da parte dei comuni (i residenti potranno raccogliere funghi anche senza autorizzazione) sarà piuttosto costoso. Al costo di cinque euro, per cercare funghi in tutti i comuni della Sardegna bisognerà investire una bella somma. La legge che regolamenta la raccolta riguarda esclusivamente i suoli pubblici. Sui terreni privati non ha efficacia se non per limitare la quantità. L?assalto dei cercatori interessa soprattutto l?altopiano di Campeda dove i fondi sono tutti di proprietà privata. A Campeda, tra bonifiche che modificano le caratteristiche dei terreni e la raccolta senza regole, l?antunna, il re dei funghi dell?altopiano, tra un decennio sarà introvabile.

Sardegna paradiso dei predatori.
Il micologo Renato Brozzu: «La nostra regione è l?ultima a dotarsi di una legge che limiti il saccheggio sistematico». L?ESPERTO «Calerà il numero degli avvelenati».
AGOSTINO MURGIA.

NUORO. La Sardegna è l?unica regione d?Italia a non avere ancora un regolamento per la raccolta dei funghi. Sino allo scorso anno era in compagnia della Sicilia, che però nel febbraio di quest?anno ha provveduto a colmare la lacuna. L?esigenza di una legge sulla materia è andata crescendo negli anni a mano a mano che i fungaioli aumentavano di numero, in misura quasi esponenziale. Sino a non molto tempo fa, infatti, la raccolta dei funghi era praticata da un numero esiguo di persone e generalmente limitata soltanto ad alcuni tipi. In passato c?erano addirittura alcuni centri dell?interno nei quali i funghi non erano considerati alimenti. Le rare persone che li raccoglievano e mangiavano erano ritenute dei folli che rischiavano di avvelenarsi. Lentamente ma inersorabilmente, la febbre dei funghi ha però invaso ogni angolo della Sardegna, facendo aumentare nel contempo anche il numero delle specie scelte: dai classici ?antunna? e prataioli la raccolta è stata estesa ai porcini, agli ovuli, alle mazze di tamburo e via dicendo, in un continuo crescendo. Parallelamente sono aumentati anche i casi di intossicazione e di avvelenamento. Il fenomeno è diventato sempre più di massa, e spesso la raccolta è diventata indiscriminata. A quello che in molti casi viene definito un vero e proprio saccheggio danno un notevole contributo anche i fungaioli provenienti dalla penisola, ben lieti di poter riempire i camion frigo con enormi quantità di prodotto da smerciare a caro prezzo, senza dover sottostare ad alcuna limitazione. La necessità di una legge – oltre che dagli appassionati più coscienziosi – è da tempo sostenuta da diversi esperti del settore. Tra questi Renato Brotzu, micologo e autore di diverse pubblicazioni in materia. «Le ordinanze dei sindaci emanate ultimamente – dice – non hanno alcuna efficacia, ma sono interessanti come provocazione. Arriviamo per ultimi, ma ciò può comunque presentare qualche vantaggio perché consente di utilizzare le esperienze precedenti. La Sicilia, che ci ha preceduti di poco, è riuscita a introdurre nella normativa tutte le correzioni apportate nel tempo dalle altre regioni, riuscendo a fare un?ottima legge». «Il successo della produzione di quest?anno – prosegue il micologo – ha evidenziato l?urgente necessità di una normativa. Ci siamo infatti trovati di fronte ai soliti problemi: atteggiamento predatorio, mancato rispetto delle proprietà, raccolta forsennata oltre misura. Un serie di circostanze che pongono dei problemi anche di tipo etico, dal momento che vengono raccolte quantità nettamente superiori al necessario. Un atteggiamento che non è rispettoso neanche dal punto di vista ambientale, visto che vengono raccolti anche i funghi che non si conoscono. E infatti vengono registrati vari casi di avvelenamento. Quest?anno ci sono state numerose proteste da parte dei sindaci di molti paesi, entrati in conflitto con molti raccoglitori per via di comportamenti sconsiderati. Le campagne sono state invase da veri e propri ?predatori forsennati?, compresi quelli provenienti dalla penisola, che approfittano della mancanza di una regolamentazione sulle quantità e sulle specie. Tutto ciò, compresi le reti e i mureti a secco buttati giù, non è corretto né accettabile». «Ci troviamo di fronte ad atteggiamenti poco rispettosi, per cui ben venga la legge regionale – continua Renato Brotzu -. Ci arriviamo per ultimi, ma abbiamo anche la possibilità di correggere gli errori degli altri. È comunque assoltamente necessario che la legge passi. Io avevo partecipato a una prima stesura già dodici anni fa, quando dalla Regione mi venne chiesto di contribuire all?elaborazione di una regolamentazione della materia. La legge non è comunque mai arrivata in aula perché la riduzione della quantità è sempre stata considerata impopolare. Le norme nazionali, infatti, stabiliscono il limite in tre chili, che la Regione non può superare. Può soltanto diminuirlo, ma non aumentarlo. L?ostacolo più grosso è stato questo. Ma tre chili, per un raccoglitore o anche una famiglia, sono più che sufficienti. Si potranno poi prendere solamente le specie commestibili comprese nell?elenco nazionale. La quantità limitata avrà come conseguenza una raccolta più attenta, ponderata e prudente. Ciò contribuirà a limitare il pericolo di avvelenamenti». I funghi non potranno più essere trasportati con le buste di plastica ma con dei cestini: ciò contribuirà non solo allo spargimento delle spore, ma garantirà anche una migliore conservazione. Un porcino trasportato in un contenitore rigido e aerato, infatti, arriva a casa integro e non alterato, come invece accade con la plastica.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Solidarietà per Elisabetta…


Dopo Tonino Dessì, già Assessore della difesa dell?ambiente, dopo Francesco Pigliaru, già Assessore del bilancio, anche Elisabetta Pilia, uno dei più attivi ed efficaci Assessori regionali ai beni culturali degli ultimi tempi, si è dimessa. La pianificazione paesistica, il Conservatore delle coste, la normativa sui beni culturali (la Sardegna è la prima regione ad averne una dopo il Codice dei beni culturali ed il paesaggio), le disposizioni sul cinema, il riordino del sistema museale regionale, la difesa di Tuvixeddu, la riorganizzazione dei Servizi tutela del paesaggio dopo lo scandalo delle ?autorizzazioni facili?, il progetto Betile sono soltanto alcune delle sue iniziative. Un amministratore pubblico che s?è fatto apprezzare per impegno e capacità, per rapporti umani improntati alla massima disponibilità e correttezza. Preoccupano non poco le amare riflessioni sulla scarsa collegialità dell?azione di governo e sul rispetto delle persone e dei ruoli. ?Nessun cambiamento potrà essere duraturo se non consolidato dalla collegialità, dal rispetto dei ruoli e delle persone, dalla condivisione, dalla partecipazione?: parole da condividere fino in fondo che devono indurre ad un profondo ripensamento anche da parte del Presidente della Regione Renato Soru. I risultati raggiunti ? non certo trascurabili in campo ambientale ? e gli obiettivi ancora da realizzare devono essere consolidati e permanere. E il cambiamento in positivo della Sardegna è un risultato troppo importante per non prevedere qualche disponibilità e confronto personali in più. Auspichiamo una ritrovata armonia nell?Esecutivo regionale e che il futuro titolare dell?importante Assessorato prosegua nella linea e nelle attività di Elisabetta Pilia.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 21 novembre 2006.

Grana per Soru, si dimette anche la Pilia.
«Serve maggior rispetto dei ruoli e delle persone». La replica del presidente: «Solo richieste di chiarimenti». La responsabile della Cultura dà l?addio proprio nella giornata dedicata al lancio del museo Bètile.
FILIPPO PERETTI

CAGLIARI. Si dimette un altro assessore, il terzo in due mesi: Elisabetta Pilia, responsabile della Cultura, ha lasciato ieri mattina la giunta regionale con una lettera a Renato Soru e ha poi disertato la presentazione del museo Bètile, iniziativa per la quale aveva lavorato a lungo. Come i due assessori che l?hanno preceduta nell?addio volontario, Tonino Dessì e Francesco Pigliaru, e come Salvatoricca Addis, il cui incarico era stato revocato direttamente dal presidente, anche l?esponente sassarese di Progetto Sardegna ha messo sotto accusa il «metodo di governo» non collegiale e la mancanza di rispetto «dei ruoli e delle persone».
Soru, che ha già l?interim del Bilancio dopo l?addio di Pigliaru, è forse preoccupato perché il nuovo caso incoraggia i partiti del Centrosinistra a insistere sulla verifica politica e l?opposizione di Centrodestra a caricare ulteriormente le armi. E così ieri sera ha cercato di minimizzare l?accaduto dando atto alla Pilia di aver lavorato bene e precisando: «Nessuna contrapposizione, solo richieste di chiarimenti su alcune recenti attività». Elisabetta Pilia ha voluto troncare precipitosamente le l?esperienza di governo. Fatta recapitare la lettera ufficiale al presidente, l?ha poi resa nota inviandone una copia ai giornali attraverso la sua posta elettronica privata e non quella dell?assessorato. Immediatamente il suo gesto è stato interpretato come la conclusione di uno scontro sul progetto Bètile. Ma una sua collaboratrice ha smentito: la notizia delle dimissioni è stata data solo nel pomeriggio inoltrato proprio per non turbare la presentazione del modernissimo museo. La collaboratrice ha anche precisato che non ci sarebbe stato un vero e proprio incidente, spiegando che i rapporti si erano deteriorati da tempo attraverso tanti piccoli fatti. Il nome della Pilia era comparso, già all?inizio dell?estate, in una indiscrezione sui nomi dei possibili assessori (almeno sei) da sostituire. In quell?elenco c?erano anche Dessì e Pigliaru. Il fatto che anche la responsabile della Cultura sia arrivata alla decisione di abbandonare anzitempo sembra confermare anche l?ipotesi che Soru abbia sinora impedito ai partiti di discutere del rimpasto di giunta per il semplice motivo che forse sapeva che le cose in qualche modo potevano «aggiustarsi» da sole. Nella lettera di dimissioni (che pubblichiamo integralmente in alto a sinistra), Elisabetta Pilia non mette in discussione né il ruolo dominante del presidente né punta a ridimensionare i risultati raggiunti dall?esecutivo. Ma prende le distanze, denunciando «disagio», dal «metodo di governo» a suo avviso contradditorio rispetto ai proclami preelettorali di Soru. Al quale muove la critica di non aver dato un senso politico, un?anima, al programma. Nella lettera c?è poi un?accusa precisa al presidente: «Nessun cambiamento potrà essere duraturo se non consolidato dalla collegialità, dal rispetto dei ruoli e delle persone, dalla condivisione, dalla partecipazione».
Dette dall?opposizione di Centrodestra o da esponenti più o meno critici della sempre più agitata maggioranza di Centrosinistra, le parole usate dalla Pilia non avrebbe fatto più quasi notizia. Ma dette da un assessore, il terzo in due mesi, da sempre considerata «fedelissima», lasciano riflettere. Soprattutto perché anche Dessì (che nel 2004, pur essendo ufficialmente di designazione diessina era stato scelto direttamente da Soru) e Pigliaru (persino amico personale del presidente) hanno usando le stesse argomentazioni nel momento dell?addio e, anzi, avevano usato riferimenti politici ben più pesanti. Forse per questo motivo, per non lasciare che le tensioni potessero montare, Renato Soru ha voluto replicare immediatamente alla ormai ex responsabile della Cultura. «Altre volte – ha dichiarato il presidente – Elisabetta Pilia aveva manifestato anche con me l?intenzione di lasciare la giunta per la stanchezza accumulata nella conduzione di un assessorato evidentemente impegnativo. Tuttavia la sua lettera di dimissione mi giunge inattesa». Soru ha quindi affermato: «Non c?era tra me e l?assessore alcune contrapposizione, a meno che non possa essere giudicata come tale, o come un?ingerenza, la richiesta di chiarimenti su alcune recenti decisioni dell?assessorato». Ed ecco la conclusione: «Non mi è stato dato modo di discutere con lei delle dimissioni. Ne prendo atto, ringraziandola per il lavoro svolto con il massimo impegno a favore della cultura in Sardegna. E? un lavoro segnato da molti traguardi in due anni e mezzo di legislatura: la legge di riordino dei beni culturali, il disegno di legge sull?istruzione, la legge sul cinema e la Film Commission, il portale Sardegnacultura, il sistema dei musei e, oggi, il museo Betile». Nella sostanza, il presidente ha attribuito le dimissioni della Pilia a fatti personali: la stanchezza, il rifiuto di dare chiarimenti. Una replica simile a quella utilizzata nei confronti di Dessì e di Pigliaru, che avevano motivato il loro gesto con riferimenti ancora più politici. Il tentativo del presidente di minimizzare anche questo nuovo caso per il momento non ha raggiunto lo scopo. Le opposizioni di Centrodestra sono andate subito all?attacco, usando toni durissimi. Ma hanno preso posizione, in modo alquanto preoccupato, anche leader della maggioranza di Centrosinistra. Primo fra tutti il segretario dei Ds, Giulio Calvisi. Il quale, dopo aver precisato di non condividere il gesto della Pilia, ha rilanciato la sua idea del «tagliando di metà legislatura» che aveva proprio l?obiettivo di consolidare politicamente la giunta. Per sollecitare il confronto, Calvisi ha detto che «non è sano» il sistema nel quale uno alla volta gli assessori si dimettono senza che avvengano discussioni nella maggioranza.
La riapertura immediata della verifica politica è stata chiesta anche dall?Italia dei valori con Federico Palomba, mentre lo Sdi si è spaccato: mentre il segretario Peppino Balia ha posto l?esigenza di un urgente chiarimento all?interno della maggioranza, il consigliere Mondino Ibba ha salutato con soddisfazione le dimissioni della Pilia: «La giunta – ha tagliato corto – non potrà che migliorare». Oggi il presidente deciderà come muoversi. Dato che ha già l?interim del Bilancio dopo le dimissioni di Pigliaru, potrebbe temporaneamente affidare la Cultura a un altro assessore o nominare immediatamente il nuovo responsabile. Ma stavolta i partiti del Centrosinistra non sembrano intenzionati a favorire, quasi in silenzio, le sue scelte solitarie e potrebbero insistere sulla verifica politica e il rimpasto di giunta da concordare in blocco.

da Altravoce (www.altravoce.net), 21 novembre 2006

Anche l’assessore Pilia lascia. Per Soru un fulmine che rovina la festa.

Meno uno, meno due e, oplà, meno tre. Tre assessori in fuga da Renato Soru in due mesi. Dopo Tonino Dessì e Francesco Pigliaru, ieri – a sorpresa – Elisabetta Pilia, responsabile della cultura. Non incompatibilità di carattere o “crudeltà mentale” (l’antica formula d’accusa nei divorzi americani), ma convivenza ormai impraticabile per carenza di collegialità e scarso rispetto della sua autonomia da parte di Soru. Quasi una fotocopia delle motivazioni di Francesco Pigliaru. Ma senza le dure accuse mosse da Tonino Dessì al presidente, che comunque Pilia ringrazia per la fiducia avuta. Decisione «inattesa» per Soru: non c’era «alcuna contrapposizione», anche se in precedenza l’assessora «aveva manifestato anche con me l’intenzione di lasciare l’assssorato per stanchezza». Oltre il rispetto formale, il dissenso c’è tutto, appena diplomatizzato. E mette in ambasce i partiti del centrosinistra che intanto celebravano una serie di importanti risultati della Giunta: nuovo regime delle entrate, metanodotto, dismissione delle aree militarizzate e altro. Il tutto appannato, mentre l’opposizione riprende fiato dopo essersi spompata nelle grottesche sortite delle ultime settimane, rivelatesi un boomerang. Soru per ora non si sbilancia, è all’apparenza tranquillo. Ma non può non essere consapevole della serie di un caso politico cui non sarà facile porre rimedio. Due le possibilità. Un largo rimpasto, negato in precedenza alla sua maggioranza, con l’arrivo di assessori tutti politici: ma potrebbe essere un cedimento fino all’autolesionismo. Oppure affidare l’interim della cultura a un altro assessore, andare avanti con le importanti scadenze ravvicinate (Finanziaria, piano sanitario, legge statutaria) e solo dopo trovare un definitivo assetto di Giunta. Non è da neppure da escludere attraverso un percorso tormentato e difficile, forse non del tutto sgradito, Soru usi la dimissioni di Elisabetta Pilia per attuare di fatto, accampando lo stato di necessità, la riduzione degli assessori: in attesa che per legge si contragga il numero degli assessorati richiesta alla maggioranza e al Consiglio. Ma si annuncia buriana, perché nel centrosinistra si rialzano le voci contro il decisionismo presidenziale, che l’opposizione bolla come autoritarismo invocando, nientemeno, elezioni anticipate. Ci vorrà qualche giorno per capire se Soru capitolerà davanti ai partiti della maggioranza oppure si limiterà a gestire la situazione. È in posizione di forza, dopo i grandi risultati dell’azione col Governo, e le favorevoli prospettive che si aprono. I partiti sono stati messi in affanno dall’imprevista complicazione ma anche per loro non sarà facile far quadrare il cerchio.

Promenade in Castello durante la bufera politica.

Le dimissioni di Elisabetta Pilia sono apparse il classico fulmine a cielo non sereno: in realtà era da tempo rannuvolato. Ma il fulmine è caduto quando il presidente della Giunta aveva appena concluso un evento mirabile come la presentazione dei progetti del museo Betile di Sant’Elia. Con una cornice di folla impensabile, stimolante e appagata da un progetto tanto significativo in uno scenario di grande suggestione. Tra personaggi eccellenti, studenti, professori, uomini di cultura, politici e amministratori (in minoranza). Si sarebbe dovuto capire che qualcosa non andava dall’assenza di Elisabetta Pilia. Soru era stato informato all’ora di pranzo ma l’assessora non aveva comunicato ad altri la sua decisione (neanche al suo partito, Progetto Sardegna, che non l’ha affatto presa bene) Soru era tranquillo, disteso, soddisfatto della manifestazione. Ha nervi d’acciaio o dissimula alla perfezione. Oppure ha pensato che l’annuncio della Pilia non fosse definitivo. Fatto sta che quando l’assessora le ha rese note con un messaggio di posta elettronica, e l’agenzia Italia le ha rilanciate con largo anticipo su tutti, Soru stava facendo ammirare dal Castello il panorama del tramonto cagliaritano all’architetto anglo-iracheno Zaha Hadid, vincitrice del concorso per il Betile. Conversava in inglese con la prestigiosa ospite sulle mura di Santa Croce. Tranquillo, sorridente. Senza far cenno con alcuno della perdita di un altro assessore. Senza mostrare alcun turbamento. Solo a sera la sua nota di replica: distaccata, come rassegnata e per niente preoccupata. Mentre fuori divampava la polemica del centrodestra e l’imbarazzo del centrosinistra si tagliava a fette. Ed ecco la sequenza dei fatti in un pomeriggio iniziato nella tranquillità più rilassata e fattosi incandescente con le dimissioni annunciate alle 18 dall’assessora Pilia. Annuncio fragoroso perché segue di poche settimane quella analoga dell’assessore alla Programmazione, Francesco Pigliaru (dimessosi il 27 ottobre in aperto dissenso con Soru sulla riorganizzazione dell’assessorato) e di circa un mese quella dell’assessore all’Ambiente Tonino Dessì, che ha lasciato polemicamente la Giunta il 15 settembre.

Pilia: «non condivido il metodo di governo».

Ecco la lettera di dimissioni di Elisabetta Pilia notificata a Soru: formalmente corretta, dura nella sostanza, fredda a partire dall’incipit: «Egregio Presidente, comunico le mie irrevocabili dimissioni, a partire dalla data odierna, dall’incarico di assessore della pubblica istruzione, beni culturali, informazione, spettacolo e sport. La mia decisione, a lungo ponderata, non intende mettere in discussione il ruolo e i compiti che al Presidente derivano da una legge elettorale e dalla sua elezione diretta, nè disconosce gli importanti risultati raggiunti. Muove piuttosto dal disagio di non condividere un metodo di governo non del tutto consono ai valori che hanno ispirato il programma denominato non casualmente “Sardegna insieme”. Credo, infatti, che la realizzazione del programma non si misuri unicamente sui risultati raggiunti ma anche su una cultura di governo capace di declinare nelle sue azioni il senso della politica che di quel programma ha animato gli obiettivi. Nessun cambiamento potrà essere duraturo se non consolidato dalla collegialità, dal rispetto dei ruoli e delle persone, dalla condivisione, dalla partecipazione. Ringrazio per la fiducia accordatami ed auguro al Presidente e agli Assessori un proficuo e soddisfacente lavoro».

Il Polo: la Giunta frana, Soru un monarca.

Per Matteo Sanna (An) «le dimissioni dell’assessore Pilia giungono inaspettate ma è il proseguo della politica monarchica di Soru. Voglio esprimere la mia solidarietà alla sinistra sarda che ancora una volta ha dovuto subire una nuova frustata da Soru e dal suo modo di gestire la maggioranza, che ha portato a queste nuove dimissioni». Ironico-polemico Carlo Sanjust (Forza Italia). «E l’ultimo spenga la luce. Anche l’assessore Pilia getta la spugna. Sarà un caso, ma in questo modo Soru sta anticipando quanto si è prefissato con la modifica dello statuto per portare a otto il numero degli assessori e nel contempo far crescere ancora più a dismisura il suo potere. La scelta delle otto donne nel listino e delle cinque donne in Giunta al momento si è rivelata una boutade elettorale e, se con le donne consigliere elette, il Governatore non può intervenire per dimissionarle, in Giunta, invece, già due donne non ci sono più e non sono state sostituite certamente da altre donne. Un’altra presa in giro del padre-padrone della Regione a tutti i cittadini sardi». Perentorio Pierpaolo Vargiu (Riformatori): «Basta con questa tragicomica telenovela a puntate: con la Pilia, si dimetta l’intera Giunta e si torni alle urne. Non a caso, la quarta testa di assessore è ancora (dopo Pigliaru) quella di un assessore di Progetto Sardegna, il partito del Presidente. È la prova del fallimento complessivo, che interessa tutto il centrosinistra, ma parte proprio dall’inadeguatezza di un Presidente che, come un patetico prestigiatore da avanspettacolo, tira fuori ogni giorno un nuovo coniglio dal cappello per tentare di distrarre i sardi dal disastroso fallimento delle mille promesse non mantenute». Ancor più definitivo Giorgio La Spisa (Forza Italia). «Il governo regionale è un muro che da tempo ha iniziato a sgretolarsi, ma ormai siamo di fronte ad una vera e propria frana. Le motivazioni di chi lascia sono sempre più esplicite. Il metodo di governo è inaccettabile perché isola la Regione dalla realtà concreta della Sardegna. La responsabilità però, ormai è chiaro, non è tanto del Presidente, ma della sinistra, che ha accettato a suo tempo di costruire un sistema di potere accentrato ed accentratore. Oltre al metodo bisogna cambiare la concezione del potere. Questo è il vero punto nevralgico della sinistra, a Cagliari come a Roma». Per Mariano Contu (Fi), le dimissioni di Pilia sono «un grande atto di dignità politica e personale, che denunciano con grande onestà intellettuale la grande bugia che il centrosinistra ha raccontato ai sardi due anni e mezzo fa: “Sardegna insieme” non esiste, anzi, non è mai esistita». Secondo Mario Diana e Antonello Liori (An) «è bene che le prossime dimissioni siano quelle del presidente Soru. Il gioco ha stancato, non è possibile continuare a governare la Regione con una Giunta che perde pezzi per strada di settimana in settimana. Lo stillicidio deve finire. Meglio porre fine imediatamente alla legislatura piuttosto che protarre all’infinito un’agonia senza speranza».

Maggioranza in difficoltà: per Calvisi «sistema non sano».

«Le condizioni venutesi a creare con le ultime dimissioni non possono più eludere una riunione plenaria della maggioranza. Sembra quasi che non si voglia accettare l’esigenza espressa da più parti di rivisitare il programma, attualizzandolo, e di rivedere il metodo di lavoro troppo sbilanciato sul fronte verticistico». È il commento della socialista Maria Grazia Caligaris, che esprime solidarietà a Elisabetta Pilia. «C’e’ un tratto comune non trascurabile nelle dimissioni degli assessori che fa riflettere sul sistema maggioritario, sul presidenzialismo e sul modo di attuare il programma. Aldila’ dei limiti di ciascuno, il rispetto dei ruoli e della politica non possono essere messi tra parentesi». Significativo il commento di Giulio Calvisi, segretario regionale dei Ds: «Le dimissioni dell’assessore Pilia costituiscono una sorpresa per noi. Tutto il mio partito ha avuto modo di conoscere e apprezzare Elisabetta nel suo lavoro in questi anni. Sono perciò molto dispiaciuto del suo abbandono. Vi è naturalmente un problema più generale. Oggi – dopo le dimissioni di Tonino Dessì e di Francesco Pigliaru – discutiamo delle dimissioni di un altro assessore. Si rischia davvero di vanificare molto del lavoro positivo e importante che il presidente e tutto il centrosinistra stanno portando avanti», aggiunge Calvisi. La decisione dell’assessore Pilia, secondo Calvisi, conferma che «l’esigenza di un rafforzamento politico della squadra di governo – posta da noi mesi fa – era un’esigenza reale. Al problema di rapporti fra presidente e Giunta non vanno date solo risposte istituzionali, ma soprattutto risposte politiche. Secondo noi, la Giunta dev’essere di più espressione del patto politico fra presidente e la sua maggioranza. Non e’ sano un sistema in cui – come i casi dell’assessore Pigliaru e Pilia mi sembra dimostrino ampiamente – in qualsiasi momento gli assessori possano lasciare la squadra di governo. Senza una discussione politica formale all’interno della coalizione, senza un giudizio negativo espresso su di loro, a prescindere e persino contro la volonta’ del presidente e della stessa maggioranza. Auspico una discussione, in tempi brevi, su questi punti all’interno della coalizione di centrosinistra».

La replica di Soru: «non c’erano contrapposizioni».

«Altre volte Elisabetta Pilia aveva manifestato anche con me l’intenzione di lasciare la Giunta per la stanchezza accumulata nella conduzione di un assessorato evidentemente impegnati. Tuttavia la sua lettera di dimissione mi giunge inattesa». Il presidente Soru, commenta così, in una nota diffusa in serata, la decisione dell’assessore di lasciare l’incarico. «Non c’era tra me e l’assessore alcuna contrapposizione, a meno che non possa essere giudicata come tale, o come un’ingerenza, la richiesta di chiarimenti su alcune recenti decisioni dell’assessorato. Non mi è stato dato modo di discutere con lei delle dimissioni. Ne prendo atto, ringraziandola per il lavoro svolto con il massimo impegno a favore della cultura in Sardegna. È un lavoro segnato da molti traguardi in due anni e mezzo di legislatura: la legge di riordino dei beni culturali, il disegno di legge sull’istruzione, la legge sul cinema e la Film Commission, il portale Sardegnacultura, il sistema dei musei e, oggi, il museo Betile».

(foto L.C., archivio GrIG)

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Infanzia allo sbando…


Troppo spesso bambini allo sbando, nel “mondo dei poveri” come nel “mondo dei ricchi”…

A.N.S.A., 19 novembre 2006

AL SUD UN BAMBINO SU TRE E’ POVERO.

ROMA, 19 NOV – In Italia ci sono quasi 10 milioni fra bambini ed adolescenti, e di questi il 17% vive in stato di poverta’. Lo rileva l’Istat. Nelle regioni meridionali (soprattutto Sicilia, Campania e Calabria) il dato, quasi raddoppia: e’ povero un bambino ogni tre. Domani sara’ la loro festa: si celebra la Giornata internazionale dell’Infanzia voluta dall’Onu. In Italia i minori detengono l’incidenza di poverta’ piu’ alta rispetto alle altre fasce della popolazione, superando gli anziani (14%).

A.N.S.A., 16 novembre 2006

TROPPI PSICOFARMACI AI BIMBI

ROMA – Psicofarmaci a ‘go-go’ ai bambini italiani: in cinque anni, la prescrizione di questi medicinali ai più piccoli è infatti aumentata addirittura del 280% mentre negli Usa, dove i bambini in terapia sono più di 11 milioni, l’aumento è stato del 150%. E’ l’allarme lanciato oggi da un cartello di associazioni tra le quali ‘Giu’ le mani dai bambinì con altre 100 organizzazioni e 230 mila addetti ai lavori del settore salute.

Tutti insieme gli esperti hanno denunciato come gli psicofarmaci siano somministrati con troppa leggerezza ai minori e hanno lanciato un appello al ministro della Salute Livia Turco affinché intervenga subito istituendo, anche, un tavolo di confronto al ministero. “E’ un grande scandalo – ha affermato il portavoce di ‘Giu’ le mani dai bambinì, Luca Poma – se si pensa che si stanno aprendo in Italia 82 centri per la somministrazione di psicofarmaci ai bambini iper-attivi, mentre le autorità di controllo sanitario avevano garantito l’istituzione di un solo centro d’eccellenza per regione in modo per prevenire gli abusi”.

A questo si aggiunge un altro elemento che gli esperti considerano allarmante: l’agenzia europea per i farmaci (Emea) ha autorizzato la somministrazione del Prozac, ribattezzata come ‘la pillola della felicita”, ai bambini già da 8 anni dopo appena 4-6 sedute di psicoterapia senza risultati. E la situazione è grave anche nelle scuole: “gli istituti – ha detto Poma – non hanno risorse per affrontare il problema dei bambini super vivaci e così si sono già registrati i primi casi di alunni allontanati dalle scuole; chiediamo al ministro Fioroni di intervenire”.

Dura anche la posizione dello psicoterapeuta e direttore dell’istituto di ortofonologia di Roma Federico Bianchi di Castelbianco: “Chi all’Emea ha deciso ciò – ha commentato – è incompetente poiché in sei settimane nessuno può dichiarare fallita una psicoterapia. Ecco perché il ministro Turco deve subito intervenire per neutralizzare la corsa agli psicofarmaci e limitare i danni della decisione dell’Emea, mentre chiediamo al ministro Fioroni di emettere una circolare affinché le scuole siano messe in condizioni di gestire i cosiddetti bambini ‘Giamburrasca’. In Italia, hanno sottolineato gli esperti, sono 30 mila i piccoli che già assumono psicofarmaci secondo uno studio dell’Istituto Mario Negri, ma si tratterebbe di un dato fortemente sottostimato. Inoltre, ha rilevato Poma, “secondo i dati del ministero della salute sono 700 mila i bambini affetti da disturbi psichici. Ciò vorrebbe dire che per ogni 100 bimbi 9 sono candidati ad assumere psicofarmaci; come dire che in ogni classe scolastica almeno due piccoli dovrebbe essere medicalizzati”.

Insomma, psicofarmaci ‘facili’ e diagnosi troppo ‘disinvolte’. Ma a cosa si deve questo ‘boom’ di prescrizioni? “Sono dovute – ha affermato lo psichiatra Massimo Di Giannantonio dell’università di Chieti – ha diagnosi non corrette formulate da medici che non hanno il necessario bagaglio di informazioni ma anche diagnosi fatte da medici competenti come neuropsichiatri infantili e psichiatri adolescenziali che ritengono che alla base del disturbo dei bambini ci sia un fattore biologico curabile, quindi, solo con i farmaci”. Solidali con la denuncia del cartello delle associazioni anche vari esponenti del mondo politico, che hanno assicurato il proprio impegno istituzionale.

La vicepresidente della commissione Affari Sociali della Camera Dorina Bianchi, ad esempio, ha proposto un piano di investimenti sociali insieme alle regioni, di supporto ai giovani e per l’implementazione dei consultori, mentre la presidente della commissione bicamerale per l’infanzia, Anna Maria Serafini, ha annunciato che “questo sarà uno dei temi su cui si lavorerà in commissione e che verrà messo all’ordine del giorno”. Alla vigilia della giornata mondiale dell’Infanzia, le associazioni invitano dunque a puntare i riflettori su un fenomeno che definiscono “drammatico”, ricordando anche come il 97% degli italiani, sulla base di un sondaggio svolto da ‘Giu’ le mani dai bambinì su un campione di 1.600 adulti, ha detto no all’uso degli psicofarmaci per risolvere i disagi psichici dei minori.

A.G.I., 20 novembre 2006

SCUOLA: ROMA, BIMBI LEGATI CON LO SCOTCH, MAESTRA SOTTO ACCUSA

Roma, 20 nov. – Bambini tra i 3 e i 5 anni legati con lo scotch da pacchi ai banchi o alle sedie. E se si dimostravano troppo vivaci, lo scotch serviva anche per tappargli la bocca. E’ il contenuto di un esposto presentato a fine ottobre da alcuni genitori di una scuola materna di Roma all’Ufficio scolastico regionale per il Lazio, di cui l’AGI e’ venuta in possesso. Dopo i video-choc che documentavano il bullismo nelle scuole arriva ora l’eco di un’educazione fine ottocento. Sotto accusa una maestra d’asilo: sul suo curriculum e sui presunti maltrattamenti inflitti ai bambini indagano gli ispettori scolastici che promettono accertamenti rapidissimi e rigorosi. Lei, l’accusata, mantiene un silenzio strettissimo. Ma chi le sta vicino riferisce che la maestra e’ molto dispiaciuta e che si dichiara estranea ai fatti contestati. Della vicenda sono stati informati sia la Procura della Repubblica di Roma sia il tribunale dei minorenni ai quali si sono rivolti con esposti-denuncia i genitori degli alunni e il Telefono Azzurro. La scuola, una statale nel quadrante sud della citta’, accoglie bambini dai 3 ai cinque anni in classi a tempo pieno. A insospettire i genitori sarebbero stati i racconti di uno strano gioco che si volgeva a scuola: il gioco dello scotch.

21 novembre 2006

C’E’ CHI DIFENDE LA MAESTRA

Roma, 21 nov. – La maestra della sezione C della scuola materna Poggiali ”non e’ un mostro”, e’ una signora di oltre 50 anni che ”segue i nostri bambini da tanti anni, e che ha sempre avuto un comportamento irreprensibile”. Il giorno dopo la notizia dei bambini che sarebbero stati legati con lo scotch, davanti all’istituto di via Croce, quartiere romano della Montagnola, sfilano i genitori che accompagnano i figli per un’altra, quotidiana giornata di scuola. Tra loro, molti sono gli ”innocentisti”, quelli che non credono alle accuse contro la maestra, che attaccano la stampa, che addirittura criticano i colleghi genitori che hanno firmato l’esposto, rei a loro dire ”di una qualche forma di ripicca”. E’ il caso del signor Giovannelli, marito tra l’altro della vicedirettrice della scuola: ”La maestra e’ una delle migliori, Sono 30 anni che sta qua. Forse avra’ esagerato un giorno, ma e’ sempre stata corretta e amata dai bambini. L’ho vista ieri – riferisce – e sembrava dimagrita di dieci chili, sta soffrendo molto per quanto successo. La verita’ – aggiunge – e’ che sono i bambini a non accettare la disciplina, e i genitori sono andati loro dietro, forse anche per qualche ripicca verso l’insegnante”.
Passa un giovane padre, il cui figlio frequenta la sezione C: ”I bambini erano sereni, nessuno ha mai sentito niente di piccoli legati alle sedie o azzittiti con lo scoth. Mia figlia non e’ per niente traumatizzata, e come lei gli altri compagni, compresi i figli delle persone che hanno denunciato il fatto”.
Un altro genitore, sempre della C, confessa che il figlio non gli ha mai detto niente: ”Non sapevo nulla, ma ho firmato lo stesso l’esposto per correttezza. La cosa piu’ grave – sottolinea – e’ il modo in cui e’ stata gestita la situazione: prima di sbattere il mostro in prima pagina serviva un’indagine accurata, e comunque la dirigente avrebbe dovuto allontanare subito la maestra, pre preservarla”. Altri danno una versione meno rosea della vicenda: un nonno riferisce che alcuni bambini ”tornavano a casa con le labbra scorticate per lo scotch, era una cosa che si sapeva da almeno 15 giorni, anche se – riconosce – mio nipote non si e’ mai lamentato”. La gran parte dei genitori sono delle altre due sezioni del piccolo plesso, la A e la B, e tutti confermano di non aver sentito niente prima di ieri. La sezione C, in fondo alla scuola, e’ piena solo a meta’: a mancare sono proprio molti dei figli dei firmatari dell’esposto contro la maestra, sostituita dall’altra insegnante della classe. Il portone si apre e si chiude a chiamata, per far entrare uno a uno i genitori con i bambini: quasi tutti ostili i primi (c’e’ anche chi minaccia di denunciare i fotografi in caso di foto sui minori), spauriti e intimiditi i secondi, vittime della vicenda comunque vada a finire.

(foto da mailing list umanitaria)

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Piano paesaggistico, interessi particolari, timbri e ceralacche…

20 Novembre 2006 Commenti chiusi


I ricorsi avverso il piano paesaggistico regionale sono 300 ? Sono 400 ? Chi offre di più ? Vanno anche a peso o a stracciatura di vesti ? Una divertente descrizione dello scrittore ed oculista (quindi abituato a vedere oltre che a guardare..) Giorgio Todde. Abbiamo grande rispetto delle reali argomentazioni giuridiche contenute nei ricorsi e cercheremo – nel nostro piccolo e con sobrietà tecnica – di contrastarli con uno specifico intervento ad opponendum…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 20 novembre 2006

IL NOCE. I ricorsi al Piano paesaggistico e l?Autonomia del mattone. GIORGIO TODDE.

La carta ha avuto, nella storia, un ruolo rivoluzionario e il mondo è progredito vertiginosamente quando le macchine a vapore hanno prodotto carta per tutti. Alle volte più carta che idee. Ma per la carta sono scomparse foreste e intere regioni hanno cambiato il loro paesaggio. La Sardegna, dice qualcuno, ha subito un disboscamento selvaggio e forse possedeva più boschi di oggi anche se il geografo Le Lannou sostiene che l?Isola non è stata mai granché ricca d?alberi. Questa piccola riflessione sulla carta ha subìto un approfondimento improvviso dopo un diluvio tropicale di ricorsi al nostro Tribunale Amministrativo. Si favoleggia di quattrocento ricorsi contro il nuovo Piano Paesaggistico che mette regole – perfino tardive – al consumo sfrenato della terra e delle coste. Insomma una quantità straordinaria di carta che ha danneggiato foreste e ha fatto barcollare i messi giudiziari. Alcuni di questi ricorsi risultano di grande peso e anche noi incompetenti apprezziamo come ciascuno si esprima secondo uno stile giuridico personale. Qualcuno procede con un bel passo forense, qualcuno zoppica. Ma ce n?è di consigliabili. Ne circola, per esempio, uno decorato con bei fregi rossi e adeguato ai fregi anche nei contenuti. Qualcuno ha scelto uno stile minimalista e stinto. Se ne possono vedere altri colmi di metafore avvolgenti, di parabole e di dottrina. Ce n?è che promettono sventura, epidemie, povertà, fame e ce n?è che nascono già ricoperti di sottile pulviscolo giuridico. Ma tutti concordano sul fatto che le norme ci volevano, sì, però queste norme, proprio queste, non vanno bene. Non si poteva andare avanti come prima, questo no, e qualche precetto serviva, ammettono. D?altronde loro sono avvocati e quindi, per conseguenza, amano le norme e vi si immergono come in un fiume sacro, le studiano, ne ricavano il pane con il quale comprano la carta. Le norme sono, in uno studio legale, come il bisturi per il chirurgo e sono venerate. Ma queste nuove norme, dicono, sono senza misura, esagerate e perfino sgraziate. E non vanno bene ai clienti i quali contrastano il Piano Paesaggistico familiarmente indicato con il brutto suono di Ppr. Le migliori teste giuridiche isolane non hanno lasciato le proprie scrivanie per mesi, e sono incappate inevitabilmente nel tema Autonomia, parola che ricorre in questa grande massa di fogli legali. Il dibattito sull?Autonomia muta col mutare degli anni ma oggi, a leggere una parte dei ricorsi, l?Autonomia è rimasta nuda, spogliata di ideali e appare ridotta alle sue vergogne, ossia ad una forma primitiva di autonomia inferiore che possiamo chiamare edilizia. Alcuni comuni isolani infatti ricorrono contro la madre Regione perché il Piano Paesaggistico li priva, a sentirli, dell?autonomia che, in questo caso, consisterebbe nel costruire, edificare, utilizzare il proprio territorio con regole dettate da sé stessi in un?anarchia amministrativa nella quale ciascuno fa quello che vuole e il territorio è frantumato in microscopici regni autonomi, piccoli feudi arcaici. E l?Autonomia, ridotta a autonomia, si confonde con il potere di rilasciare licenze edilizie, di definire lottizzazioni, di costruire a piacimento, confondendo l?amministrazione con gli affari i quali, invece, per andare d?accordo con gli ideali dovrebbero uniformarsi a regole, norme e leggi. Chissà cosa penserebbero i padri dell?Autonomia a sentire che alcuni nostri comuni, per sentirsi autonomi, si ritengono padroni assoluti delle terre che amministrano e rifiutano limiti e regole. Quest?idea, si sa, ha radici nella proprietà perfetta e in quella comune, nel viddazzone e negli ademprivi, radici in un tempo lontano. Ha spiegazioni ma non giustificazioni. Vedere come un esercito di giureconsulti concorre, frugando nelle proprie dispense legali, a sostenere la terribile tesi del separatismo edilizio, beh, vedere questi studiosi del diritto lanciati al galoppo giudiziario contro le nuove regole procura dolore e toglie speranza. Il rimbombo legale delle scrivanie giuridiche è sconfortante, ma neppure il più cinico cultore del diritto può negare che senza regole severe la nostra Isola diventerà rapidamente una muraglia di mattoni con vista a mare e morirà soffocata. Come le coste perdute senza rimedio di altre regioni già violentate dalla speculazione. E quelli che vedevano l?Isola come un?eccezione alla drammatica distruzione nazionale cercheranno l?intatto da altre parti. Magari in Corsica dove hanno fatto un referendum per conservare i vincoli che ai nostri sindaci edificatori suonano come un insulto. Là i vincoli li hanno invocati e là, evidentemente, chi amministra ama la propria terra. E quello si chiama amor patrio.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Editoriale. 60 mila visite, 60 mila volte grazie…..


Sono più di 60.000 le ?visite? al ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico. Dall?11 dicembre 2005, quando abbiamo messo nella grande ?prateria? del web le nostre prime informazioni sull?ambiente ed i diritti civili s?è galoppato un bel po?. Gli ultimi 10.000 contatti sono stati fatti in 38 giorni. Una media di poco più di 263 al giorno. Con il nostro piccolo ?record? di 610 ?visite? in un giorno. Per noi, per una piccola realtà dell?informazione ambientale, è una soddisfazione non indifferente. Non era certo preventivato. Non sono certo i numeri dei ?blog? di Beppe Grillo, ?comico? con ?missione? politico-sociale, o di Violet, luogo dove si vomitano parole in libertà. O ?sperduti nel cosmo?, ganzo e curioso ?blog? demenziale. Non erano e non sono i nostri obiettivi. Qui si parla di natura, diritti civili, beni culturali, con un occhio di riguardo alla Sardegna. Il ?blog? è di parte: è la vetrina delle attività del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come degli Amici della Terra, della Lega per l?Abolizione della Caccia, di tante altre realtà ecologiste e cittadine. Cerchiamo di fare informazione con obiettività ed in modo documentato, naturalmente da un punto di vista ?ecologista?. Nessuna tesi complottistica, verità assoluta, folle manìa di persecuzione, conàto da reparto psichiatrico. Sul web c?è già chi soddisfa ?ste pretese. Cerchiamo di fare informazione anche e soprattutto su quei fatti che troppo spesso non trovano spazio sui mass media ufficiali. Siamo tutti volontari e nessuno vede, neppure da lontano, il becco di un quattrino. Ci piacerebbe che quanti più nostri concittadini aprissero un po? gli occhi sulla realtà di questa Terra anche grazie alle parole ed alle immagini di questo ?blog?.

Qualche numero, giusto per deformazione professionale. Finora 389 articoli e 1.075 commenti. I più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio?? sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.301 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (750 ?visite?) e ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (535 ?visite?). Fra i tanti, alcuni sono argomenti più ?gettonati?: la speculazione e l?abusivismo edilizio (5.439 contatti su 50 articoli), la Conservatorìa delle coste (1.600 contatti su 9 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (601 contatti su 4 articoli), le aree minerarie dismesse (1.045 contatti su 12 articoli), la pianificazione paesistica (2.217 contatti su 17 articoli), l?informazione sui temi ambientali relativi alle elezioni comunali cagliaritane (847 contatti su 6 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (4.127 contatti su 30 articoli).

Come ecologisti, cerchiamo, in particolare con l?utilizzo dello strumento del diritto, di salvaguardare e promuovere ambiente, ?altri? animali, beni culturali e diritti civili. Un utilizzo pragmatico, mirato, puntuale, ?pesante?, quando necessario. Ma sempre chiaro e limpido. Senza secondi fini. E questo lo sanno tutti. Magari non condividono le nostre ?battaglie? contro speculazioni edilizie o elettrosmog, ma amministratori pubblici, imprenditori, gente comune lo riconoscono. E qualche volta sono anche altre associazioni ambientaliste che non condividono i nostri metodi. A specifica domanda del giornalista Paolo Paolini (?Avete protestato senza mai fare una denuncia formale contro il ripascimento del Poetto. Perché ??), il presidente regionale di Legambiente Vincenzo Tiana afferma: ?abbiamo chiesto il blocco dei lavori in tempo reale. Non ci interessa denunciare qualcuno, piuttosto che un bene ambientale venga tutelato? (L?Unione Sarda, 29 ottobre 2006). Bene, bravo, e se della cortese richiesta l?interlocutore se ne frega altamente che fai ? Assisti immoto e silente al danno ambientale ? Così come i tanti affetti da una fra le più nefaste ?malattie? dell?epoca moderna, la compatibilite. Una ?malattia? che porta a ritener ?compatibile? con l?ambiente qualsiasi cosa, basta che provenga dall?amministrazione pubblica ?amica?, assegnarne la progettazione all?ingegnere, al docente universitario ?di chiara fama? e di lucrosa parcella. Meglio ancora se ha fama di ?ambientalista?, ?progressista?, magari anche ?terzomondista? nonché estremamente sensibile al problema del popolo Kurdo. Personalmente sono anche favorevole all?indipendenza di uno Stato Kurdo, ma poco ha a che fare con la bontà o meno dell?attività di chiunque. A puro titolo d?esempio, si ritrova, ormai sovente, il libero professionista, il dirigente ambientalista che in contemporanea partecipa ad attività ambientaliste e difende pesanti interessi immobiliari. Un po? di mera, banale, coerenza non guasterebbe??

Noi, comunque, la pensiamo in maniera diversa. E le nostre azioni sono riportate in questo ?blog?. Facciamo del nostro meglio, senza alcuna pretesa di infallibilità né di onnipotenza (di ?infallibili? ed ?onnipotenti? ?sto mondo è già farcito come un pollo ripieno). Il numero crescente di collaborazioni, interventi, commenti ci fa supporre di essere sulla buona strada. Così come i risultati giunti e, soprattutto, quelli ai quali puntiamo per il futuro.

L?attuale politica ambientale regionale, soprattutto in tema di pianificazione paesaggistica, di impianti eolici, di difesa del suolo e di limitazione della caccia, registra indubbi risultati positivi rispetto al passato. Da più parti si contesta l?Amministrazione regionale del Presidente Renato Soru soprattutto perché? sta attuando in campo ambientale quando contenuto nel programma di governo con il quale sono state nettamente vinte le elezioni regionali del 2004. La recente ?carnevalata? di sondaggi propinati in lungo ed in largo per cercare di dimostrare addirittura l?odio del popolo sardo verso il tiranno sembra uno dei punti più bassi, penosi e squalificanti della vita sociale in Sardegna negli ultimi decenni. Cretinate a parte, non tutto è certamente bello e buono: le ?ombre? ed i ?punti interrogativi irrisolti?, come nella vicenda delle aree minerarie dismesse, le inefficienze e le lentezze, come nella politica dei parchi naturali, non mancano. E gli Enti locali, spesso ?attori? fondamentali in campo ambientale, ne sono fortemente coinvolti come nel caso dell?inceppata campagna ?Sardegna fatti bella? finalizzata a ripulire le innumerevoli discariche abusive dell?Isola e tuttora ancora in netto ritardo. E ricordiamoci che si devono inoltre recuperare anni ed anni di politiche ambientali negative, improntate a incapacità, interessi particolari, favoritismi, nepotismi. Anni di pessime politiche ambientali ?governati? proprio da alcuni fra quelli che oggi sbraitano più forte. Se ne distingue qualcuno che, dopo esser giunto, in tempo di elezioni, a portare al macello lo storico e largamente amato simbolo dei ?quattro mori? in terra egoista di ?padània?, oggi pontifica e bacchetta convinto d?esser ritornato verginello e puro. Anziché tornarsene a casa.

Due parole sul futuro. C?è ancora moltissimo da fare. E? naturale che l?unione faccia la forza: chi condivide le nostre battaglie per l?ambiente, per i beni culturali ed i diritti civili faccia anche un passo ulteriore, si iscriva al Gruppo d?Intervento Giuridico. E ci sostenga e collabori, nei limiti delle sue disponibilità e delle sue capacità. Questo consente di avere sempre più forza per spingere ad agire chi governa questa Terra. Non chiediamo la luna, ma vogliamo difendere la nostra Terra e chi la vive. Grazie ai tanti visitatori, siamo qui anche per voi?

p. Gruppo d?Intervento Giuridico
Stefano Deliperi

(foto L.C., archivio GrIG)

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Basta con il nuovo cemento a Chia !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un nuovo esposto (20 novembre 2006) alle amministrazioni pubbliche (Ministero per i beni e attività culturali, Assessorati regionali dell?urbanistica, dei beni culturali, della difesa dell?ambiente, Comune di Domus de Maria, Servizio tutela del paesaggio, Soprintendenza ai beni ambientali di Cagliari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E. ed alla Magistratura competenti in relazione al prossimo avvìo dei lavori per la realizzazione del comparto 14/D (residenze stagionali, piazza centrale, piscina, viabilità, ecc.) del piano di lottizzazione Stim s.p.a. in loc. Chia ? Setti Ballas, in Comune di Domus de Maria (CA). In merito il Comune di Domus de Maria emanava le concessioni edilizie n. 35 del 20 aprile 2005, nn. 85, 86, 89 del 25 novembre 2006, ma la Soprintendenza per i beni ambientali di Cagliari disponeva, con il decreto n. 63 del 24 agosto 2006, il diniego di autorizzazione paesaggistica in via surrogatoria (art. 159, comma 4°, del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) in quanto ?l?area in oggetto risulta di alta valenza paesaggistica, sia sotto il profilo percettivo (per la notevole visibilità da numerosi punti di visuale pubblici), sia riguardo l?aspetto di connubio di diverse configurazioni dell?assetto territoriale, naturali e seminaturali (le colline densamente ricoperte di macchia mediterranea, le zone umide stagnali e peristagnali) e storicizzate (l?assetto rurale dei territori limitrofi)?. In seguito, con nota Responsabile Area tecnica del Comune di Domus de Maria n. 3147 del 26 aprile 2006 veniva sospesa l?efficacia delle sopra citate concessioni edilizie per la produzione di un unico elaborato planivolumetrico con l?indicazione delle varie destinazioni e le relative volumetrie ancora da realizzare.

Tuttavia, secondo varie segnalazioni pervenute, le ruspe pare che stiano per accendere i motori.

L?area di Chia è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) Rientra, inoltre, nell?istituenda riserva naturale regionale ?Capo Spartivento e Stagni di Chia? ai sensi della legge regionale n. 31/1989 (allegato ?A?) ed è contigua al sito di importanza comunitaria (SIC) ?Stangioni de su Sali e di Chia? (ITB04235) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R. (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 3 ?Chia? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata in parte ?area naturale e sub naturale?, ?area semi-naturale?, ?area ad utilizzazione agro-forestale? e ?insediamenti turistici?. Essendo comunque il Comune di Domus de Maria sprovvisto di piano urbanistico comunale – P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Nel caso specifico, trattandosi di comparto inedificato di piano di lottizzazione, ogni intervento non autorizzato definitivamente appare dover esser rivisto alla luce delle disposizioni del P.P.R. e potrebbe esser realizzato soltanto previa ?intesa? (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Comune e Privati. Inoltre, si deve rammentare che, per legge e giurisprudenza costante, l?efficacia di un piano di lottizzazione è di 10 anni, terminati i quali non possono più essere realizzate le parti (es. comparti) inattuale. Il piano di lottizzazione è stato convenzionato nel lontano agosto 1979, quindi, se non sono intervenuti sconosciuti atti di rinnovo, è scaduto da un bel pezzo.

Insomma, sono parecchi gli aspetti legali ed ambientali che necessitano dei doverosi approfondimenti, così come sono numerosi i casi già denunciati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico che hanno provocato a Chia l?arrivo della Polizia giudiziaria e della Procura della Repubblica. Evidentemente necessario per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una speculazione immobiliare arrembante.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Arriverà anche in Sardegna il metano, energia pulita ed a basso costo ?


Fra qualche anno giungerà anche in Sardegna il metano, energia “pulita” ed a basso costo. Un’operazione per la quale si fanno avanti tanti “padri”…ma la “madre” chi è ? Misteri del Sardistàn….

Il gas algerino entro il 2009.

A.N.S.A., 16 novembre 2006.

Diventa realtà il progetto di un nuovo gasdotto che unirà, l’Algeria all’Italia passando attraverso la Sardegna, “l’ultima regione italiana a non avere gas naturale”.

ALGERI, 16 NOV – Con questo risultato concreto Romano Prodi ha chiuso una visita di lavoro di due giorni in Algeria nella quale il premier ha molto lavorato per fare pressioni sulle autorità algerine affinché aprano il loro mercato all’Italia e permettano, soprattutto alle piccole e medie imprese, di partecipare al grande piano di ricostruzione nazionale delle infrastrutture (60 milioni di dollari) recentemente avviato. “Abbiamo firmato un grande progetto di enorme importanza, quello di un gasdotto con capacità iniziale – ha spiegato ieri il presidente del Consiglio da Algeri – di 8 miliardi di metri cubi all’anno; si tratta di un progetto particolare perché giunge in Italia attraverso la Sardegna”. Ad Algeri sono già stati siglati “gli accordi di fornitura del gas tra l’algerina Sanatrach e i soci italiani del progetto relativo al gasdotto”, ha precisato Prodi dopo un lungo incontro con il presidente Bouteflika. Il premier ha ringraziato il presidente della Regione Sardegna Renato Soru, anch’egli presente ad Algeri, che ha “fortemente voluto questo progetto”. Naturalmente la visita è stata anche l’occasione per un esame delle principali crisi internazionali, con particolare attenzione al Medio Oriente ed al Mediterraneo che, ha ricordato Prodi, “deve essere e rimanere un mare di pace dove islamismo e cristianesimo si incontrano”. Prodi ha confermato che si è discusso molto della crisi mediorientale e sul ruolo che l’Italia ” può giocare per un riavvicinamento delle posizioni”. “Noi come Italia – ha precisato Prodi – siamo fortemente impegnati in questo lavoro”. A conferma ci ciò ha annunciato di aver parlato nei giorni scorsi sia con il premier libanese Fuad Siniora che con il leader siriano Bashar al-Assad. Oggi intanto è atteso a Roma “un emissario iraniano” che porterà al presidente del Consiglio un messaggio del presidente Mahmud Ahmadinejad. (ANSA).

CAGLIARI, 16 NOV – “Arriviamo tardi, arriviamo per ultimi, le nostre imprese in questi anni hanno pagato uno svantaggio competitivo, ma ora tutto ciò verrà colmato con l’approvvigionamento di gas ad un prezzo più basso rispetto ai ‘competitor’ nazionali”. L’ha sottolineato il presidente della Regione Sardegna, Renato Soru, commentando coi giornalisti l’accordo siglato ieri ad Algeri dal presidente del Consiglio Romano Prodi. Soru ha spiegato che su otto miliardi di metri cubi di metano che arriveranno in Italia dall’Algeria, due miliardi saranno a disposizione della Sardegna ad un prezzo di maggior favore rispetto ai 900 milioni di metri cubi che rappresentano il fabbisogno energetico attuale dell’isola. “La quota di gas riservata alla Sardegna consentirà cioé, di far fronte – ha aggiunto – all’esigenze delle imprese e delle famiglie sarde fino al 2030″. Il presidente della Regione ha fatto alcuni raffronti, dal metro cubo di metano che costa circa 0,25 dollari contro gli attuali 60 dollari al barile per il petrolio, ai vantaggi del gas rispetto all’olio combustibile: “ci sarà in pratica un abbattimento del 40% della bolletta energetica sarda”. Soru ha ribadito l’importanza e la “storicità” dell’accordo “un passo ulteriore, quasi definitivo di un progetto nato negli anni ’90 in occasione del precedente mandato di governo del presidente Prodi”. “Ci hanno assicurato – ha concluso – che faranno il possibile per garantire l’avvio della fornitura entro il 2009 e ieri sono stati firmati i contratti di acquisto tre le varie società azioniste di Galsi (Sonatrach 36%, Edison 18, Enel e Wintershall entrambe col 13,5, Hera 9, Regione Sardegna 10)”. Lunedì prossimo nell’assemblea dei soci Galsi dovrebbe essere approvato un aumento di capitale.(ANSA).

da La Nuova Sardegna, 17 novembre 2006

Il metano arriverà entro il 2009: taglierà il 40% dei costi energetici alle famiglie sarde. Soru: «Momento storico per la nostra regione».
L?ex presidente Pili: «Un bel risultato, ma il merito è mio e di Berlusconi».

CAGLIARI. Prodi esulta. Soru parla addirittura di «momento storico». Compatto, il centrosinistra saluta come una vittoria per la Sardegna (l?unica regione italiana priva di gas naturale) l?arrivo, entro il 2009, del metano dall?Algeria. Insorge, il centrodestra, invece. E Mauro Pili rivendica a sé, alla sua Presidenza, il merito della realizzazione del metanodotto, grazie al governo guidato da Silvio Berlusconi che trovò le risorse nel collegato alla Finanziaria del 2002. La firma è dell?altro ieri, e Romano Prodi, dopo aver ringraziato il governatore sardo («che ha fortemente voluto questo progetto»), ha subito sottolineato «l?enorme importanza di un gasdotto che avrà una portata iniziale di otto miliardi di metri cubi all?anno e che porterà gas naturale all?Italia, passando per la Sardegna». Il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika ha confermato di credere molto alla partnership con l?Italia, in un?iniziativa che comprende anche gli accordi di fornitura del gas tra l?algerina Sanatrach e i soci italiani del progetto. E? toccato a Renato Soru, come spesso gli càpita, fare i conti, e sottolineare i benefici che, nel caso della Sardegna, equivalgono a un risparmio della bolletta energetica pari al 40 per cento. «Arriviamo tardi, arriviamo per ultimi – sottolinea il Presidente della Regione -, le nostre imprese in questi anni hanno pagato uno svantaggio competitivo, ma ora tutto ciò verrà colmato con l?approvvigionamento di gas ad un prezzo più basso rispetto ai ?competitor? nazionali». Soru ha spiegato che su otto miliardi di metri cubi di metano che arriveranno in Italia, due miliardi saranno a disposizione della Sardegna ad un prezzo di maggior favore rispetto ai 900 milioni di metri cubi che rappresentano il fabbisogno energetico attuale dell?isola. «La quota di gas riservata alla Sardegna consentirà cioè, di far fronte – ha aggiunto – all?esigenze delle imprese e delle famiglie sarde fino al 2030». Il governatore ha fatto alcuni raffronti, dal metro cubo di metano che costa circa 0,25 dollari contro gli attuali 60 dollari al barile per il petrolio, ai vantaggi del gas rispetto all?olio combustibile. «Ci sarà un abbattimento del 40 % della bolletta energetica sarda». Renato Soru ha ribadito l?importanza e la «storicità dell?accordo, un passo ulteriore, quasi definitivo di un progetto nato negli anni ?90 in occasione del precedente governo Prodi». Anche per il senatore dei Ds, Antonello Cabras, «l?accordo segna un importante risultato per l?approvvigionamento energetico dell?Italia. Tutti si dovrebbero rallegrare senza distinzione di schieramento perché l?intesa comprende, dopo molti anni, il territorio sardo fra quelli serviti dalle reti metaniere. Tutti hanno concorso – ha osservato il parlamentare – a questo importante risultato, il Governo guidato da Prodi e la Regione presieduta da Soru. C?è anche Pili che rivendica meriti per sè e per Berlusconi: nessun problema, potranno allacciarsi anche loro alla rete come tutti i cittadini sardi».
Non sono mancati i commenti positivi del segretario regionale dei Ds, Giulio Calvisi, e del vicepresidente del gruppo consiliare della Margherita, Francesco Sanna. «Le cose si fanno – ha fatto notare l?esponente della Quercia – e gli impegni che si prendono, si rispettano: la differenza rispetto al passatto è abissale. Nell?ultimo mese il governo Prodi, grazie al nuovo peso e alla nuova autorevolezza riconosciuta all?esecutivo regionale e al suo Presidente in campo nazionale, ha assunto provvedimenti importanti a favore della Sardegna». Per Sanna invece si tratta «di una bella giornata per la Sardegna e per il Paese: la collaborazione tra governo nazionale e governo regionale produce altri buoni frutti. Ora si tratta di rimboccarsi le maniche e preparare la Sardegna alla grande impresa». Sul fronte del centrodestra, a parte Pili, il forzista Mariano Contu polemizza con Calvisi. «Forse il giovane segretario dei Ds, qualche anno fa era troppo impegnato negli studi alle Frattocchie e non ha letto e neppure sentito che l?accordo con l?Algeria è frutto del lavoro del Governo Berlusconi e della Giunta di centrodestra».

L?Altra voce (www.altravoce.net), 17 novembre 2006

Il metano ti dà una mano(ma qualcuno preferisce un calcio). Giorgio Melis.

Il metano ti dà una mano. Era lo slogan dell’Eni, col cane a sei zampe amico dell’uomo a quattro zampe, per reclamizzare nei manifesti l’amichevole fiammella bluastra che si spandeva dalla Sicilia alla Valle d’Aosta. Il gas arrivava nelle case di tutti gli italiani, tranne i sardi. Con vent’anni di ritardo, sbarcherà nell’isola dei Mori. Finalmente darà anche a noi la mano dello slogan. Ma per alcuni è un doloroso calcio, come l’avessero preso all’inguine. Non c’è razionalità in questa reazione. Solo l’invidia che in Sardegna concima l’erba del vicino-nemico: sempre più verde-biliosa. La storia si ripete in modo stucchevole. Pochi giorni fa Renato Soru aveva firmato uno spettacolare accordo con Parisi: a Cagliari è passato in largo anticipo Babbo Natale, regalando uno straordinario patrimonio territoriale ed ambientale. Mai l’avesse fatto: da liberatore è passato in poche ore a malfattore che non meritava un grazie ma subito una scarica di male parole. È pure recidivo. Andato con Prodi ad Algeri, è stato associato alla firma (ancora !) dell’accordo per il gasdotto Algeria-Sardegna-Toscana. Insopportabile. Appena Roma ha dato l’annuncio, un coro di ex presidenti divisi su tutto ma uniti-alleati contro il successore: Soru è un usurpatore, il merito è mio, mio, mio. Che tristezza il livore incontenibile nelle parole di Maurretto Pili. E la smorfia deformata dal disgusto nella bocca con mezzotoscano di Mariolino Floris. Penoso il volto ingrigito e contristato di Federico Palomba.
Calma ragazzi, non avete mica il morto in casa. Soru ha firmato come presidente pro-tempore della Regione grazie alla determinazione di Prodi. È pure fortunato ma non sarà tutto per caso. Non è necessario mettere il lutto. Nessuno lo santificherà né oscurerà i meriti (quelli veri) dei predecessori. Era meglio, anziché abbandonarsi all’afflizione, partecipare con i sardi alla buona notizia per tutti: senza esprimere solo sdegno e rabbia impotente. Rivendicando legittimamente meriti pregressi. Badando al risultato e comunque valorizzandolo, anziché preoccuparsi solo di svalutare il ruolo del successore, perfino negandogli ogni ruolo. Se è vero che l’Italia è impazzita come dice Prodi e come pare, la Sardegna politica è da camicia di forza più elettroshock. Tutto inutile, per una triste malattia genetica dell’anima sarda: ulcerata irredimibilmente dall’invidia rancorosa. Siamo alla psicopatologia di una politica smemorata di se stessa, pensosa solo della rissa per segnalare strapagate esistenze altrimenti inutili se non dannose.

Prodi e Soru non c’entrano: ad Algeri due controfigure.

Il record del ridicolo è naturamente dell’imbattibile Maurretto Pili. “Col gasdotto, Prodi e Soru non c’entrano: tutto merito di Berlusconi e mio, dal 2002″. Una rapida indagine ha accertato che in effetti i due reprobi non c’erano. Avevano inviato due controfigure travisate come il Cavaliere e il suo staffiere sulcitano. Il presidente algerino è stato ingannato: ha firmato convinto d’avere di fronte Berlusconi e il Mauro-da-corsa (come i tonni). Mister Pili, I suppose, ha chiesto Bouteflika. E lui, poliglotta ma patriota limbistico: Eia, seu deu. E così il metano si è messo a correre, quasi scappare, verso i nostri lidi. Insomma, la pochade continua. Ma se Palomba con D’Alema premier e poi Floris-Pili con Berlusconi avevano già fatto tutto, perché non hanno portato a compimento l’opera loro? Se Prodi ha forzato i tempi e Soru con lui, qualcosa gli andrà pure riconosciuto per aver portato a casa il risultato. Senza nulla togliere alle rivendicazioni dei predecessori, rimasti tuttavia a metà: un coitus metaniferus interruptus. Accade e non c’è da menarne scandalo. Anche perché dall’altra parte non c’è stato il grido con effetti speciali alla Pili: ho fatto tutto io.

Il metano ? L’ha inventato Pili, creator cortese.

È ben vero, e accade spesso, che chi scuote l’albero vede altri racogliere i frutti. Ma a scrollare la pianta erano stati tanti, da tanto tempo, in mille modi: non solo i tre che ne rivendicano la primogenitura assoluta. E invece sembra di capire che questo gas sia stato inventato, quasi creato, da Mauro Pili senza il concorso della natura. Curioso, veniva evocato e richiesto con forza quando il giovanotto iglesiente aveva ancora i calzoni corti. Bisogna far ricorso a memorie lontane. Un incontro col ministro del Tesoro Beniamino Andreatta, che aveva voluto ascoltare i direttori dei giornali del Sud prima di annunciare l’abrogazione della legge per il Mezzogiorno. “Davvero voi sardi siete gli unici a non avere il metano? E perché i vostri parlamentari non fanno una dura battaglia per avere una compensazione?”. Eravamo a metà anni ottanta, una decina nella sede dell’Arel di Andreatta, in corso Rinascimento a Roma. Pochi anni dopo, visita ufficiale in Algeria di Francesco Cossiga presidente; al seguito Gianni De Michelis ministro degli Esteri. Conferenza-stampa finale (eravamo una quarantina, Cossiga defilato se la rideva) e domanda con scintille al ministro. “Quando arriverà il metano anche in Sardegna ?” E De Michelis, imbufalito: “Anche qui dovete rompere con ‘sto metano ! Non basta Giovanni Nonne in Parlamento e al governo. Anche all’estero dovete sciorinare i panni sporchi di casa?”. Era un estero particolare, appropriato: l’Algeria donde partiva il tubo del gas che – via Sicilia – arrivava dappertutto tranne in Sardegna. Ancora, metà degli anni novanta, seconda o terza Giunta Palomba. Giuliano Murgia, assessore all’industria, convince gli industriali emiliani delle piastrelle a studiare lo sbarco di loro produzioni in Sardegna, ricca di materie prime pregiate. Quelli vengono, vedono che non c’è metano, l’energia costa troppo, e rifanno le valigie. Murgia, sconsolato: “Senza il gas, non si va da nessuna parte”: e Palomba a insistere ancora con Roma, senza fortuna purtroppo.

Il vero tubo di Mauro: un pacco da 10 milioni per poche ore.

Fine della cronistoria per confermare agli increduli che non è stato Pili a inventare il metano né a brevettarne la rivendicazione. La storia non comincia mai oggi, c’è sempre un ieri da non dimenticare. Spesso, nelle grandi opere, chi mette la prima pietra non piazza l’ultima: è la vita. Ma nessuno può per questo dannare chi arriva alla fine di un cammino iniziato da altri, ugualmente meritevole d’essere ricordato: se non scade a bilioso, invidioso contestatore. Ad esempio, nessuno ha mai negato a Pili il merito d’aver inventato un tubo vero e grosso, un’opera (cito a memoria) da una decina di milioni di euro, realizzata in tempi record, inaugurata con fanfare e grancasse e dirette di tv amiche. Avrebbe dovuto portare a Cagliari assetata l’acqua metallica delle miniere suscitane. Intenzione buona, benché costosa e troppo strombazzata. Esito tragicomico. La condotta funzionò per poche ore o giorni e mai più: inservibile. Era un pacco travestito da tubo, tutto il merito era e resta di Pili l’idraulico.

Ma Soru era contrario al gasdotto: non vale.

Ultima contestazione, che dovrebbe essere decisiva. In campagna elettorale Soru si era detto contrario. Vero in parte. Parole testuali: “Non c’è una necessità? Se qualcun altro paga per questo metanodotto, ne sarei felicissimo. Ma non vorrei che dovessero pagare i sardi per un’opera che giova agli altri? “. Opinabile. E con ciò? Se era contrario e ci ha ripensato, portando a casa il risultato in tempi ravvicinati, dev’essere impiccato a parole precedenti? Solo i cretini totali, col tracciato cerebrale piatto, non cambiano mai idea. Dicono i cinesi: non conta il colore del gatto ma solo se prende il topo. E se la piantassimo di buttare tutto e sempre in caciara, di avvelenare polemicamente anche il poco di buono che ci arriva ? La Sardegna è la prima Regione a partecipare con quote significative a una joint-venture internazionale per una grande infrastruttura che eliminerà una storica diseconomia. Il metano che non c’era arriverà. Parliamo di come sfruttarlo, prepariamoci per affrontare i problemi connessi: sono molti e complessi. Oppure dovremo litigare di qui all’eternità solo su meriti e demeriti di cui frega niente a nessuno ? È lo schema dissociato e distruttivo della politica sarda, con larghe componenti estranee all’interesse comune: pensose solo della propria visibilità urlata. Peccato non poterle gasare col metano: metaforicamente, s’intende. O almeno col gas esilarante: almeno li vedremmo ridere, anziché lacrimare come prefiche a contratto.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Ma si può morire in pace ?


Piergiorgio Welby sta provando, ormai da troppo tempo, a morire con dignità. Sta cercando di non esser tenuto artificialmente in una vita che ritiene sia impossibile da vivere. In una “non vita”. Il Parlamento, pur sollecitato in vari modi ed in più occasioni, non ha neppure avviato lontanamente alcuna discussione sulla “dolce morte”. In Sardegna, fino a qualche decennio fa, era sa femina accabadora, l’entitò pietosa che aiutava i moribondi quando non riuscivano a morire. Accadeva in silenzio, senza alcun clamore. Nessuno, nemmeno la Chiesa, riteneva che fosse un omicidio. Piergiorgio Welby, secondo natura e senza tecniche e ritrovati medici che ormai possono andare anche contro la loro funzione, sarebbe già morto da tempo. Forse ha ragione lui. E’ il momento, per scuotere le coscienze, della disobbedienza civile. Forse se dieci, cento, mille persone dichiarassero pubblicamente la loro disponibilità a “spegnere le macchine”, allora inizierebbe un dibattito civile su tali rilevanti problemi. Oltre le ideologie politiche, oltre le appartenenze partitiche. Per il diritto dei cittadini ad una vita vera. Io inizio a fare la mia parte: sono disposto a “spegnere la macchina” e a consentire che la natura faccia il suo corso ed un uomo possa conservare la sua dignità anche in un momento così difficile.

Stefano Deliperi

A.N.S.A., 15 novembre 2006

WELBY PRONTO ALLA DISOBBEDIENZA CIVILE

ROMA -”Nonostante la mia pubblica richiesta di essere sedato per staccare il respiratore, nessuno vuole prendersi questa responsabilità. Quindi, l’unica via percorribile resta quella della disobbedienza civile che – insieme a Marco Pannella e ai compagni radicali – non potremmo e non potremo far altro che mettere in pratica un giorno da decidere. P.Welby”. E’ quanto afferma in una lettera Piergiorgio Welby, vicepresidente dell’associazione Coscioni in una lettera inviata ai Presidenti e ai membri delle Commissioni Sanità e Giustizia di Senato e Camera, e per conoscenza, ai Presidenti dei due rami del Parlamento.

Dopo il seminario svolto il 27 ottobre scorso, alla Presenza del Presidente della Commissione Sanità Ignazio Marino, con all?ordine del giorno la domanda di Welby rivolta ad autorevoli giuristi, medici, bioetici e politici (“é possibile che mi sia somministrata una sedazione terminale che mi permetta di poter staccare la spina senza dover soffrire?”), il co-Presidente dell Associazione Coscioni ha ritenuto di prendere questa decisione. L’Associazione ha inoltre organizzato per sabato e domenica prossimi una mobilitazione nazionale di raccolta firme sulla petizione rivolta al Parlamento “perché affronti la discussione sulle proposte di legge in materia di decisioni di fine vita e dia l avvio ad una indagine conoscitiva sul fenomeno dell?eutanasia clandestina”.

ESCE ‘LASCIATEMI MORIRE’
“Ai giorni nostri siamo assediati dalla paura di sopravvivere oltre il limite consentito dalla dignità personale, dal nostro desiderio, dalla capacità di sopportare sofferenze fisiche e mentali”. E’ l’opinione che Piergiorgio Welby, cinquantunenne romano da oltre quarant’anni affetto di distrofia muscolare e che ormai da trent’anni respira con l’ausilio di un ventilatore polmonare e comunica mediante un computer, affida al libro “Lasciatemi Morire” (Rizzoli), in libreria da domani.

Centoquarantesette pagine: quattro capitoletti, una lettera aperta al presidente della Repubblica per rivendicare il diritto alla morte da parte di un uomo che ha già chiesto, senza avere risposta, il permesso “di essere sedato per staccare il respiratore”. Secondo l’autore questo “vivere oltre i limiti” è il risultato del progresso della scienza medica che “é in grado di tenere in vita chi un tempo sarebbe morto”. “Ma se è la medicina ad aver creato il problema, è doveroso che sia la medicina a preoccuparsi di trovare soluzioni”. Per ora Welby, nel contesto italiano vede nella disobbedienza civile l’unico modo possibile per praticare l’eutanasia e mettere così fine a sofferenze insopportabili con una “morte opportuna”.

“L’eutanasia – si legge nel volume – è l’estremo e generoso aiuto che il medico può offrire per interrompere un percorso di morte”. “Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ‘biologica’, io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico”. Così Welby si rivolge, dalle pagine del libro, al presidente Napolitano affidandogli la realizzazione di un sogno: “ottenere l’eutanasia”. “Vorrei – scrive – che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che é concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi”.

Inoltre Welby denuncia: “In Italia, l’eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non ‘esista’: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti”. “Forse – scrive ancora Welby – quel che ci vuole per ridare ossigeno allo stagnate dibattito italiano è una scossa semantica, una parola che sia priva di incrostazioni, che esprima le contraddizioni che si sono create a causa delle tecnologie legate alla rianimazione, ai supporti che simulano le funzioni vitali”. “Noi usiamo una parola che rimanda ad altro, che non ha alcun rapporto con il significato che oggi vogliamo darle”. Eutanasia, ricorda l’autore, letteralmente è “buona morte”, ma per Welby è “solo una parola falsamente tranquillizzante”. “Potremmo dire – aggiunge _ ‘biodignita’ o ‘ecomorire’ o ‘finecosciente’”. L’obiettivo è quello di trovare “una parola che esprima il diritto del malato a non essere ridotto a semplice palestra per esercitazioni e virtuosismi fantascientifici”.

Questa è la lettera inviata al Presidente della Repubblica:

Lettera aperta al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano
da Piergiorgio Welby, Co-Presidente dell?Associazione Coscioni

Caro Presidente,
scrivo a Lei, e attraverso Lei mi rivolgo anche a quei cittadini che avranno la possibilità di ascoltare queste mie parole, questo mio grido, che non è di disperazione, ma carico di speranza umana e civile per questo nostro Paese. Fino a due mesi e mezzo fa la mia vita era sì segnata da difficoltà non indifferenti, ma almeno per qualche ora del giorno potevo, con l?ausilio del mio computer, scrivere, leggere, fare delle ricerche, incontrare gli amici su internet. Ora sono come sprofondato in un baratro da dove non trovo uscita. La giornata inizia con l?allarme del ventilatore polmonare mentre viene cambiato il filtro umidificatore e il catheter mounth, trascorre con il sottofondo della radio, tra frequenti aspirazioni delle secrezioni tracheali, monitoraggio dei parametri ossimetrici, pulizie personali, medicazioni, bevute di pulmocare. Una volta mi alzavo al più tardi alle dieci e mi mettevo a scrivere sul pc. Ora la mia patologia, la distrofia muscolare, si è talmente aggravata da non consentirmi di compiere movimenti, il mio equilibrio fisico è diventato molto precario. A mezzogiorno con l?aiuto di mia moglie e di un assistente mi alzo, ma sempre più spesso riesco a malapena a star seduto senza aprire il computer perchè sento una stanchezza mortale. Mi costringo sulla sedia per assumere almeno per un?ora una posizione differente di quella supina a letto. Tornato a letto, a volte, mi assopisco, ma mi risveglio spaventato, sudato e più stanco di prima. Allora faccio accendere la radio ma la ascolto distrattamente. Non riesco a concentrarmi perché penso sempre a come mettere fine a questa vita. Verso le sei faccio un altro sforzo a mettermi seduto, con l?aiuto di mia moglie Mina e mio nipote Simone. Ogni giorno vado peggio, sempre più debole e stanco. Dopo circa un?ora mi accompagnano a letto. Guardo la tv, aspettando che arrivi l?ora della compressa del Tavor per addormentarmi e non sentire più nulla e nella speranza di non svegliarmi la mattina. Io amo la vita, Presidente. Vita è la donna che ti ama, il vento tra i capelli, il sole sul viso, la passeggiata notturna con un amico. Vita è anche la donna che ti lascia, una giornata di pioggia, l?amico che ti delude. Io non sono né un malinconico né un maniaco depresso ? morire mi fa orrore, purtroppo ciò che mi è rimasto non è più vita ? è solo un testardo e insensato accanimento nel mantenere attive delle funzioni biologiche. Il mio corpo non è più mio … è lì, squadernato davanti a medici, assistenti, parenti. Montanelli mi capirebbe. Se fossi svizzero, belga o olandese potrei sottrarmi a questo oltraggio estremo ma sono italiano e qui non c?è pietà. Starà pensando, Presidente, che sto invocando per me una ?morte dignitosa?. No, non si tratta di questo. E non parlo solo della mia, di morte. La morte non può essere ?dignitosa?; dignitosa, ovvero decorosa, dovrebbe essere la vita, in special modo quando si va affievolendo a causa della vecchiaia o delle malattie incurabili e inguaribili. La morte è altro. Definire la morte per eutanasia ?dignitosa? è un modo di negare la tragicità del morire. È un continuare a muoversi nel solco dell?occultamento o del travisamento della morte che, scacciata dalle case, nascosta da un paravento negli ospedali, negletta nella solitudine dei gerontocomi, appare essere ciò che non è. Cos?è la morte? La morte è una condizione indispensabile per la vita. Ha scritto Eschilo: ?Ostico, lottare. Sfacelo m’assale, gonfia fiumana. Oceano cieco, pozzo nero di pena m’accerchia senza spiragli. Non esiste approdo?. L?approdo esiste, ma l?eutanasia non è ?morte dignitosa?, ma morte opportuna, nelle parole dell?uomo di fede Jacques Pohier. Opportuno è ciò che ?spinge verso il porto?; per Plutarco, la morte dei giovani è un naufragio, quella dei vecchi un approdare al porto e Leopardi la definisce il solo ?luogo? dove è possibile un riposo, non lieto, ma sicuro. In Italia, l?eutanasia è reato, ma ciò non vuol dire che non ?esista?: vi sono richieste di eutanasia che non vengono accolte per il timore dei medici di essere sottoposti a giudizio penale e viceversa, possono venir praticati atti eutanasici senza il consenso informato di pazienti coscienti. Per esaudire la richiesta di eutanasia, alcuni paesi europei, Olanda, Belgio, hanno introdotto delle procedure che consentono al paziente ?terminale? che ne faccia richiesta di programmare con il medico il percorso di ?approdo? alla morte opportuna. Una legge sull?eutanasia non è più la richiesta incomprensibile di pochi eccentrici. Anche in Italia, i disegni di legge depositati nella scorsa legislatura erano già quattro o cinque. L?associazione degli anestesisti, pur con molta cautela, ha chiesto una legge più chiara; il recente pronunciamento dello scaduto (e non ancora rinnovato) Comitato Nazionale per la bioetica sulle Direttive Anticipate di Trattamento ha messo in luce l?impossibilità di escludere ogni eventualità eutanasica nel caso in cui il medico si attenga alle disposizioni anticipate redatte dai pazienti. Anche nella diga opposta dalla Chiesa si stanno aprendo alcune falle che, pur restando nell?alveo della tradizione, permettono di intervenire pesantemente con le cure palliative e di non intervenire con terapie sproporzionate che non portino benefici concreti al paziente. L?opinione pubblica è sempre più cosciente dei rischi insiti nel lasciare al medico ogni decisione sulle terapie da praticare. Molti hanno assistito un famigliare, un amico o un congiunto durante una malattia incurabile e altamente invalidante ed hanno maturato la decisione di, se fosse capitato a loro, non percorrere fino in fondo la stessa strada. Altri hanno assistito alla tragedia di una persona in stato vegetativo persistente.
Quando affrontiamo le tematiche legate al termine della vita, non ci si trova in presenza di uno scontro tra chi è a favore della vita e chi è a favore della morte: tutti i malati vogliono guarire, non morire. Chi condivide, con amore, il percorso obbligato che la malattia impone alla persona amata, desidera la sua guarigione. I medici, resi impotenti da patologie finora inguaribili, sperano nel miracolo laico della ricerca scientifica. Tra desideri e speranze, il tempo scorre inesorabile e, con il passare del tempo, le speranze si affievoliscono e il desiderio di guarigione diventa desiderio di abbreviare un percorso di disperazione, prima che arrivi a quel termine naturale che le tecniche di rianimazione e i macchinari che supportano o simulano le funzioni vitali riescono a spostare sempre più in avanti nel tempo. Per il modo in cui le nostre possibilità tecniche ci mantengono in vita, verrà un giorno che dai centri di rianimazione usciranno schiere di morti-viventi che finiranno a vegetare per anni. Noi tutti probabilmente dobbiamo continuamente imparare che morire è anche un processo di apprendimento, e non è solo il cadere in uno stato di incoscienza. Sua Santità, Benedetto XVI, ha detto che ?di fronte alla pretesa, che spesso affiora, di eliminare la sofferenza, ricorrendo perfino all’eutanasia, occorre ribadire la dignità inviolabile della vita umana, dal concepimento al suo termine naturale?. Ma che cosa c?è di ?naturale? in una sala di rianimazione? Che cosa c?è di naturale in un buco nella pancia e in una pompa che la riempie di grassi e proteine? Che cosa c?è di naturale in uno squarcio nella trachea e in una pompa che soffia l?aria nei polmoni? Che cosa c?è di naturale in un corpo tenuto biologicamente in funzione con l?ausilio di respiratori artificiali, alimentazione artificiale, idratazione artificiale, svuotamento intestinale artificiale, morte-artificialmente-rimandata? Io credo che si possa, per ragioni di fede o di potere, giocare con le parole, ma non credo che per le stesse ragioni si possa ?giocare? con la vita e il dolore altrui. Quando un malato terminale decide di rinunciare agli affetti, ai ricordi, alle amicizie, alla vita e chiede di mettere fine ad una sopravvivenza crudelmente ?biologica? ? io credo che questa sua volontà debba essere rispettata ed accolta con quella pietas che rappresenta la forza e la coerenza del pensiero laico. Sono consapevole, Signor Presidente, di averle parlato anche, attraverso il mio corpo malato, di politica, e di obiettivi necessariamente affidati al libero dibattito parlamentare e non certo a un Suo intervento o pronunciamento nel merito. Quello che però mi permetto di raccomandarle è la difesa del diritto di ciascuno e di tutti i cittadini di conoscere le proposte, le ragioni, le storie, le volontà e le vite che, come la mia, sono investite da questo confronto. Il sogno di Luca Coscioni era quello di liberare la ricerca e dar voce, in tutti i sensi, ai malati. Il suo sogno è stato interrotto e solo dopo che è stato interrotto è stato conosciuto. Ora siamo noi a dover sognare anche per lui. Il mio sogno, anche come co-Presidente dell?Associazione che porta il nome di Luca, la mia volontà, la mia richiesta, che voglio porre in ogni sede, a partire da quelle politiche e giudiziarie è oggi nella mia mente più chiaro e preciso che mai: poter ottenere l?eutanasia. Vorrei che anche ai cittadini italiani sia data la stessa opportunità che è concessa ai cittadini svizzeri, belgi, olandesi.

Piergiorgio Welby

(foto L.C., archivio GrIG)

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Tumori al seno, quante vite può costare il ritardo nella prevenzione ?

17 Novembre 2006 Commenti chiusi


Riceviamo e pubblichiamo volentieri da Alba Canu, consigliere D.S. della Provcincia di Sassari.

La ASL di Sassari ha finalmente avviato la fase preliminare dello screening per la diagnosi precoce dei tumori al seno. Voluto dalla Regione e previsto da una delibera del luglio 2005, lo screening fa parte del Piano regionale di prevenzione e mette in gioco un finanziamento alla Sardegna di quasi 12 milioni e mezzo di euro per ogni anno di attività programmato (2005/2007). A questo finanziamento si aggiungono oltre 200 mila euro quali risorse aggiuntive per colmare gli squilibri di offerta di prevenzione esistenti tra la realtà sarda e quella delle altre Regioni italiane. Il progetto fornisce indicazioni sull’opportunità di formazione e aggiornamento per medici e altro personale, e prevede che il centro pilota per la messa a punto del sistema screening per il tumore alla mammella sia l’Azienda USL di Sassari (per il colon retto è l’Azienda USL di Nuoro e per il tumore alla cervice uterina quella di Cagliari). Ognuna delle tre procedure dovrà essere riprodotta, una volta codificata e sperimentata, in tutte le ASL della Regione. Il Registro dei tumori della ASL di Sassari diventerà, quindi, il luogo di raccolta di dati finalmente confrontabili in ambito regionale e nazionale. I tempi indicati dal Piano regionale all’Azienda USL di Sassari per l’avvio dei programmi di formazione/aggiornamento e di organizzazione delle strutture (personale, strumenti e software) erano settembre/ottobre 2005. L’avvio a regime dello screening per il tumore alla mammella era previsto per marzo 2006.
Obiettivo dichiarato del Piano regionale di prevenzione era anche quello di costruire un percorso virtuoso di rafforzamento e consolidamento delle risorse tecniche e delle professionalità dentro le strutture pubbliche, così da assicurare negli anni a venire un servizio efficiente ed efficace per la prevenzione del tumore al seno e, sulla scorta delle esperienze delle altre ASL, per le altre tipologie tumorali. Se con oltre un anno di ritardo parte finalmente la fase organizzativa preliminare, dalle informazioni fornite dalla ASL sassarese dobbiamo constatare che è in buona misura affidata a strutture private convenzionate. Anche questa è una scelta politica, certamente diversa dalla filosofia contenuta nel Piano, che indicava come “?le strutture sanitarie regionali siano in condizione di sopportare una riorganizzazione dello screening e l’aumento di carico di lavoro che ne conseguirà”, soprattutto se i finanziamenti sono tali da consentire agevoli interventi sulle apparecchiature e sul personale.
Serve ricordare che nel territorio della Provincia di Sassari operano 8 mammografi (due in Radiologia con circa 5.000 mammografie/anno, uno all’Ospedale di Sassari con circa 800/900 mammografie/anno, due negli ambulatori dell’ex ospedale Conti e di via Tempio, uno ad Ozieri, uno ad Alghero, uno ad Ittiri). Molti di questi impianti sino ad ora sono stati sottoutilizzati rispetto alle potenzialità e alle esigenze di vera prevenzione. Alcuni dati possono chiarire l’urgenza che in Sardegna si realizzino quanto prima, in modo stabile e certo, gli interventi di prevenzione indicati nel Piano, e soprattutto che le strutture Asl siano capaci di intervento per tutti gli anni a venire. I dati riportati di seguito sono quelli elaborati dal Registro dei tumori della USL di Sassari -l’unico esistente in Sardegna – e contenuti nella citata delibera regionale. Mentre nel resto d’Italia le pur alte percentuali di mortalità per tumore restano stabili, in Sardegna la percentuale ha una tendenza in aumento del 2,7-2,9% l’anno, ed ogni anno sono diagnosticati 8.000 nuovi casi di tumore. Il tumore alla mammella rappresenta di gran lunga il tumore più frequente nelle donne, in quanto costituisce il 25% del totale dei tumori. Il numero di casi è massimo nella fascia d’età compresa tra i 50 e i 64 anni, ma è molto elevato anche tra i 40 e i 49 anni. In Sardegna, sulla base dei dati del Registro tumori di Sassari, il rischio cumulativo di sviluppare un tumore al seno tra 0 e 74 anni è pari a 72,5 per mille donne. Negli anni dal 1992 al 2002, in provincia di Sassari si sono ammalate circa 2.700 donne e negli anni 1995-2000 ne sono morte per la stessa causa circa 405 (1.633 a livello regionale), con rapporto mortalità/incidenza di circa 1/3. Nel 1992 si registravano, alla USL di Sassari, 4-5 casi di carcinoma in situ, nel 2002 se ne registrano 50.
In Italia, la sopravvivenza media a cinque anni è in leggero aumento, con differenze significative nelle diverse aree del paese, correlate verosimilmente all’attuazione di iniziative di prevenzione. Si osserva infatti che in Emilia Romagna è pari al 75 %, mentre nella provincia di Sassari è pari al 48 %. E siccome i numeri hanno un significato, dobbiamo rilevare con grande preoccupazione e indignazione che, mentre in Emilia su cento donne che si ammalano 75 sono ancora in vita dopo 5 anni, in provincia di Sassari sono ancora in vita solo 48: ben 27 donne del Sassarese, oltre il dato medio di mortalità raggiunto in Emilia, non sopravvivono. E le cause devono essere evidentemente ricercate nella differente capacità delle strutture emiliane di organizzare e di fare prevenzione adeguata alla realtà. Il fondamentale progetto di screening di prevenzione è stato più volte richiesto dalle donne, dalle loro associazioni, dalle forze sociali e politiche, dagli stessi operatori sanitari che toccano con mano le drammaticità. Il suo ritardato avvio da parte dell’ASL di Sassari, assieme alla tendenza ad allocare fuori dalla struttura sanitaria pubblica alcune funzioni di rilevanza prioritaria, quale ad esempio la prevenzione, esigono una particolare attenzione da parte delle istituzioni locali, che hanno il compito non solo di governare e gestire direttamente le materie di propria competenza, ma anche di vigilare sul territorio, soprattutto quando in discussione vi siano questioni di rilevanza per la salute dei cittadini, donne e uomini.
Ora la ASL 1 annuncia, con le modalità e i soggetti privati che ha scelto, la realizzazione a pieno regime dello screening a partire da gennaio 2007: sta alle Amministrazioni del territorio – regionale, provinciale e comunali – vigilare, ognuno per i propri compiti, sull’evoluzione, i tempi e la qualità ed i risultati dell’indispensabile campagna di prevenzione. Le donne sicuramente lo faranno.

Alba Canu

(foto S.D, archivio GrIG)

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I giornalisti saranno ascoltati?


Pubblichiamo volentieri l?intervento di Pietro Folena, pubblicato su Il Giornale di Sardegna e segnalatoci da Francesca Madrigali. Forse, anche le ragioni dei giornalisti, per la maggior parte precari, saranno ascoltate..forse?

Articolo di Pietro Folena da Il Giornale di Sardegna del 15/11/2006

Giornalisti. Ed uno pensa subito ad una corporazione di privilegiati che intascano stipendi enormi, battuti solo dai calciatori e da qualche presentatore tv. Così pare pensarla anche l?associazione degli editori Fieg (cioè i datori di lavoro dei giornalisti) che qualche mese fa ha mandato un dossier a me e al ministro del Lavoro Cesare Damiano. Solo che, a leggere bene quel dossier,si scopre che esistono quasi 22mila iscritti al fondo separato dell?Inpgi (che è l?Inps dei giornalisti). Come il fondo separato dell?Inps, anche quello dell?Inpgi raccoglie i precari, quelli che non hanno un “posto fisso” ma si barcamenano con contratti che non danno alcuna sicurezza.Se contiamo che gli altri, i giornalisti “r e g o l a r i “, sono meno di 17mila, diventa subito chiaro il quadro: molto più della metà di tutta la categoria è precaria. Ma c?è di più. Di questi quasi 17mila “r e go l a r i “, 2000 sono però a termine (quindi anch?essi precari,sia pure un po? meno degli altri). E infine occorre aggiungere un numero inquantificabile, ma molto grande, di persone (soprattutto giovani)che non figurano come giornalisti, ma fanno questo lavoro, assunti come “f i n t i ” segretari di redazione, o programmisti nelle tv (compresa quella di Stato). Un esercito di precari. Quanto guadagnano?La media è di 7000 euro. Non al mese, ma all?anno. Come la pensione sociale. Vicini, insomma,alla soglia di povertà. Contro questo stato di cose ?e per chiedere il rinnovo del contratto scaduto da quasi 2anni ? il sindacato dei giornalisti (Fnsi) ha scioperato più volte e, ultimamente, ha minacciato addirittura una settimana di astensione dal lavoro. La Commissione Cultura della Camera, che presiedo,li ha voluti ascoltare e ha spronato il governo perché si occupasse, come ha fatto, di questo scandalo. Non solo perché sono lavoratori, e chi è di sinistra deve difenderli, ma perché un giornalista precario è un giornalista ricattabile. E un giornalista ricattabile non può scrivere ciò che vuole, ma deve ubbidire. E se un giornalista ubbidisce, invece che dire ciò che dovrebbe per l?etica del suo lavoro, anche i lettori saranno meno liberi. Loha sottolineato molto saggiamente il presidente della Repubblica Napolitano. Per questo io, Giuseppe Giulietti, Enzo Carra, Antonello Falomi e altri 60 deputati abbiamo presentato una mozione per impegnare il governo ad agire ancora con più forza perché si apra una vera trattativa. Agli editori abbiamo proposto uno scambio: sì ai finanziamenti all?editoria, ma solo se i giornalisti vengono regolarizzati;sì a meno pubblicità in tv e più sulla stampa, ma solo se si rinnova il contratto. Come per altre categorie (tra cui ricordo in particolare gli insegnanti)il nostro impegno è battere la precarietà.
*Presidente commissione Cultura

(foto: wikipedia)

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300 ricorsi contro il piano paesaggistico regionale, controricorso ecologista !


Il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. approvato definitivamente dalla Giunta regionale nel settembre scorso viene in questi giorni impugnato davanti al T.A.R. Sardegna. Forse trecento ricorsi, alcuni sostengono addirittura quattrocento. Più o meno quanti avverso i quattordici piani territoriali paesistici approvati dalla Regione nel 1993 e poi annullati su ricorsi degli Amici della Terra in quanto gravemente lesivi delle prerogative di tutela ambientale. Hanno inoltrato ricorsi amministrazioni comunali (Cagliari, Olbia, Arzachena, Carloforte, Tertenia, Teulada, Castelsardo, Bosa, Tempio Pausania, Santa Teresa di Gallura, Budoni, Gairo, Valledoria), ?signori del vento? (la società Bonorva Wind Energy), tanti ?signori del mattone? ed anche tre consiglieri regionali dell?U.D.C. (Roberto capelli, Sergio Milia e Franco Cuccu). Si sentono defraudati del potere di approvare il piano paesaggistico. Curiosamente la legge assegna, invece, tale potere alla Giunta regionale (art. 11 della legge regionale n. 45/1989 come modificato dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Comuni e privati lamentano lo scarso coinvolgimento ed il mancato accoglimento delle proprie ?osservazioni? durante la procedura di approvazione.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico danno sul P.P.R. approvato complessivamente una valutazione positiva e sosterranno le ragioni della salvaguardia ambientale proprie del P.P.R. con uno specifico intervento ad opponendum davanti al T.A.R. Sardegna.

Ricordiamo che la Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/7 del 5 settembre 2006, approvava il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. Giungeva, quindi, al termine il lungo procedimento che ha visto il parere della Commissione competente del Consiglio regionale, in seguito all?adozione del P.P.R. (deliberazione G. R. n. 22/3 del 24 maggio 2006) e, in precedenza, all?adozione della proposta di piano (deliberazione G.R. n. 59/36 del 13 dicembre 2005), le successive conferenze di co-pianificazione, la presentazione di atti di ?osservazioni? da parte di soggetti imprenditoriali, enti locali, associazioni ecologiste, ecc. In contemporanea i numerosi documenti del piano sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell?esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune.

I principali punti di forza, positivi, riguardano i seguenti aspetti:
si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R., il primo piano approvato da una regione italiana in applicazione delle previsioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), appare supportato da un?ampia e, sostanzialmente, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la ?motivazione? dell?atto pianificatòrio;
analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l?assetto ambientale, l?assetto storico-culturale e l?assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;
si conviene con l?individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 6 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conservazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 10 delle norme tecniche di attuazione);
particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individuati nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere (artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione), salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consolidamento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall?art. 12 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi direttamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e consolidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza alterazione dello stato dei luoghi (artt. 12, 15, 19, 20 delle norme tecniche di attuazione);
vengono in parte eliminati alcuni effetti fortemente negativi determinati dall?applicazione della normativa transitoria: in particolare la possibilità, per i Comuni dotati di piano urbanistico comunale ? P.U.C. di mandare avanti interventi di trasformazione del territorio in base a semplice stipula di convenzione di lottizzazione entro il 24 maggio 2006, anche in assenza di alcun intervento. In questi mesi, infatti, numerosi Comuni dotati di P.U.C. hanno approvato convenzioni di lottizzazione in fretta e furia proprio per anticipare l?entrata in vigore delle norme provvisorie del P.P.R. Fra i tanti casi, a Teulada è stato approvato il piano di lottizzazione presentato dalla soc. Holdima a Porto Tramatzu, pur esistendo un contenzioso societario su chi abbia realmente titolo su quelle aree. A Carloforte hanno rapidamente presentato all?approvazione un piano di lottizzazione sulla collina della Croce. A Castiadas il Consiglio comunale ha lavorato a ciclo continuo per adottare una trentina di piani di lottizzazione in zona costiera ed in area agricola. Ora, però, i comparti privi di titoli abilitativi (permessi di costruire, nullaosta paesaggistici, ecc.) alla data di entrata in vigore del P.P.R. dovranno esser rivisti (art. 15, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione) e potranno esser realizzati soltanto previa intesa (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Provincia e Comune interessato;
analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mantenimento dell?equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell?attività agricola, generalmente fuori dalla fascia costiera, in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l?estensione minima del fondo di 3 ettari per colture intensive e di 5 ettari per colture estensive (art. 83 delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati ?degradati? (?oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l?ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell?area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell?agro;
la previsione quali ?beni paesaggistici? (artt. 6 e 8 delle norme tecniche di attuazione e parte II del P.P.R.) aventi specifica necessità di conservazione del loro insieme, come ad es. l?area archeologica di Tuvixeddu, e di ?beni identitari? (artt. 6 e 9 delle norme tecniche di attuazione e II parte del P.P.R.) di aree e singoli beni che indichino il senso di appartenenza alla collettività sarda, es. l?archeologia mineraria ed industriale.

I principali punti di debolezza, negativi, appaiono questi:
permane una normativa transitoria (art. 15 delle norme tecniche di attuazione) che può provocare potenzialmente notevole degrado in fascia costiera, a causa dei numerosi piani di lottizzazione approvati sulla base dei P.U.C. vigenti;
non appaiono presenti meccanismi procedurali sostitutivi nel caso di mancato adeguamento della disciplina urbanistica provinciale e comunale alle previsioni del P.P.R. (artt. 106-107 delle norme tecniche di attuazione);
la definizione delle aree semi-naturali (art. 25 delle norme tecniche di attuazione) ricomprende i ?boschi naturali? (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), volendo individuare diversa disciplina per le aree ad utilizzazione agro-forestale comprendenti i ?rimboschimenti artificiali?: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall?art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, norma quadro in materia, che esplicitamente qualifica come ?bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea?.devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento?? ;
gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici prevedono (art. 90, comma 1°, punto 3) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni speculativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano.

La fascia di salvaguardia costiera, norma di tutela provvisoria di cui alla legge regionale n. 8/2004 (la c. d. legge salva-coste), ora varia nel P.P.R. in funzione della conformazione del paesaggio costiero, in alcuni casi è più profonda, in qualche caso meno profonda dei 2 chilometri. Lungo la fascia costiera sono vietate anche costruzioni in area agricola, a meno che non siano legate all’attività agro-zootecnica, nel caso di ricovero per attrezzi, o nel caso che la residenza in campagna sia strettamente necessaria alla conduzione dell’attività.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano presentato le proprie ?osservazioni? al P.P.R. con atto del 21 marzo 2006. Osservazioni, parzialmente accolte, che hanno puntato a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un?approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell?Isola. Le ?osservazioni? erano incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), oggi purtroppo oggetto di pericolose disposizioni che ne prevedono di fatto la ?svendita?, sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006).

In questi mesi ed anche recentemente sono apparse decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie (miseramente naufragate alla prima verifica di legittimità) avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato. Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall?on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l?esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica.

Si ricorda, inoltre, che nell?estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla ?società civile? alla quale la Regione autonoma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Sondaggi, che passione !


Ed ecco un resoconto sul sondaggio svolto dal Sole 24 Ore, notoriamente un giornaletto parrocchiale…

da La Nuova Sardegna, 14 novembre 2004

I dati del Sole-24 Ore: la Sardegna, come il suo governatore, è tredicesima in Italia.
Soru tiene, bene solo due Province e tre sindaci.
Il presidente della Regione perde appena lo 0,1 per cento, più sorprese negli enti locali.

CAGLIARI. Tredicesima in Italia per il consenso degli amministratori pubblici, la Sardegna politica si conferma a più facce. E? una conferma quella del presidente della Regione, Renato Soru, che tiene i voti del 2004: solo un lievissimo calo dello 0,1 per cento. Migliorano il dato tre sindaci e appena due presidenti di Provincia: vanno meglio quelle nuove, con ai primi posti le «rosse» Ogliastra e Medio Campidano e un salto della Gallura. Mentre Cagliari e Oristano sono tristemente in coda.
I dati sono emersi da un sondaggio del quotidiano Il Sole-24 Ore.
Come l?isola che governa (la media del sondaggio è 54,7 %), anche Soru si è piazzato al tredicesimo posto, ma con il 50 % dei consensi. In tutta Italia solo il lombardo Roberto Formigoni (primo assoluto), la piemontese Mercedes Bresso e il pugliese Niki Vendola hanno migliorato la percentuale. Soru, in graduatoria, è stato superato a Vendola ma, a sua volta, ha sorpassato in discesa altri due presidenti in netto calo. Nel recente sondaggio della «Nuova» era stata registrata, per il presidente sardo, una perdita leggermente più consistente (-2,0) rispetto al voto del 2004. La sostanziale tenuta smentisce chi, tra i sostenitori di Soru, lo dava invece in netta avanzata, ma smentisce anche chi, tra gli oppositori, parlava di frana: anche perché, come s?è visto, solo tre «governatori» sono riusciti ad andare meglio rispetto alle elezioni. E i dati appaiono attendibili, visto che all?ultimo posto è segnalato il calabrese Agazio Loiero, da tempo in netta difficoltà politico-amministrativa. (C?è da tener conto che il sondaggio non coinvolge Valle d?Aosta e le Province autonome di Trento e Bolzano, dove non c?è l?elezione diretta, e il Molise, dove si è appena votato). Se Soru esce senza infamia e senza lode dalla rilevazione, non altrettanto si può dire dei presidenti di Provincia e dei sindaci delle città capoluogo (o delle più popolose delle nuove realtà intermedie). In questi casi, infatti, ci sono promozioni o bocciature. Con molte sorprese.
La prima sorpresa è che tra i presidenti di Provincia resta al primo posto (sesto in Italia) Fulvio Tocco, nonostante le evidenti difficoltà iniziali del suo Medio Campidano: Tocco ha perso 3 punti, ma è rimasto in testa nell?isola grazie al 67,2 di partenza. Avanzano solo, e bene, l?ogliastrino Pierluigi Carta con un + 3,1 (al settimo posto assoluto in Italia benché la sua Provincia non sia ancora decollata) e la gallurese Pietrina Murrighile (+ 2,8 per cento) che invece molti negli ambienti politici davano in grande affanno. Gli altri presidenti sono tutti in calo. Come la sassarese Alessandra Giudici (- 3 %), che resta però al ventunesimo posto, dato che molti dei suoi colleghi continentali hanno perso percentuali più robuste: solo 13 su 106 hanno avuto il segno + a conferma che il giudizio sul ruolo delle Province (bersagliate da più parti) non è proprio esaltante neanche oltre Tirreno. Il dato sardo è impietoso anche su Nuoro, nonostante l?attivismo di Roberto Deriu, così come l?oristanese Pasquale Onida (- 3,2), che, unico della Cdl nell?isola, è appena all?ottantottesimo posto. Retrocede, anche se di poco, il cagliaritano Graziano Milia, che aveva vinto a sorpresa nel 2005 e che però non ha sinora sfruttato bene la chance. Anche tra i sindaci Oristano è il fanalino di coda, con una situazione persino peggiore: Antonio Barberio (Cdl) è centunesimo (- 6,2 %). Ma la Cdl può consolarsi con l?exploit dell?olbiese Settimo Nizzi (+ 4,8 %, al trentunesimo posto) mentre riprende a piangere con il cagliaritano Emilio Floris (settantacinquesimo con – 2,2 %).
Il primato sardo spetta a Villacidro (Francesco Sedda è ottavo in Italia) e Carbonia (Salvatore Cherchi è nono), che sono dati in calo ma solo perché alle elezioni avevano sfruttato l?assenza di liste avversarie.
Situazione del tutto particolare nella ex grande provincia di Nuoro: mentre l?Ogliastra va bene anche con il sindaco di Tortolì Elena Lepori (+ 4,6 %), il capoluogo nuorese perde quota anche con Mario Zidda (- 2,8 %).

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tuvixeddu, intervento ecologista in difesa della tutela del paesaggio.


L?associazione ecologista riconosciuta Amici della Terra, grazie al prezioso operato degli avv.ti Carlo Augusto Melis Costa e Guendalina Garau, interviene davanti al T.A.R. Sardegna in favore delle ragioni della tutela paesaggistica dei Colli cagliaritani di Tuvixeddu ? Tuvumannu poste in pericolo dai ricorsi della società Nuove Iniziative Compresa s.r.l. e del Comune di Cagliari avverso i decreti dell?Assessore regionale dei beni culturali n. 2323 del 9 agosto 2006 e n. 2836 del 12 ottobre 2006. I provvedimenti assessoriali hanno concluso un fin troppo lungo iter procedimentale culminato nella deliberazione della Commissione provinciale per le bellezze naturali n. 1 del 16 ottobre 1997 che individuava un?ampia area dei Colli di Tuvixeddu e Tuvumannu da tutelare con il vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004). La Società immobiliare ed il Comune di Cagliari hanno impugnato i provvedimenti di tutela paesaggistica ritenendoli lesivi dell?accordo di programma (art. 27 della legge n. 142/1990 e successiva modifiche ed integrazioni) posto a base dell?intervento edilizio residenziale (circa 300 mila metri cubi di volumetrie complessive), viabilità, opere connesse stipulato fra Regione, Comune e Privati il 15 settembre 2000. Secondo i provvedimenti di tutela regionali, il contenuto dell?accordo di programma sarà oggetto di una proposta di rimodulazione che potrà prevedere riduzioni e spostamenti di volumetrie: al di là di varie argomentazioni comprendenti anche pesanti allusioni sulla persona dell?Assessore dei beni culturali Elisabetta Pilia, i due corposi ricorsi ? secondo l?intervento ad opponendum ecologista ? non dimostrano in alcun modo la lesività delle rispettive posizioni comunali e private da parte dei provvedimenti di tutela. Da un quindicennio le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico ? con azioni legali e di sensibilizzazione in tutte le sedi ? sostengono la destinazione del Colle di Tuvixeddu, sede della più importante necropoli punico-romana del Mediterraneo, ad un grande parco archeologico-ambientale per la città di Cagliari. Parco che costituirebbe anche seria occasione di equilibrata crescita economico-sociale. Con decreto ministeriale 2 dicembre 1996 un?ampia area del Colle è stata assoggettata a vincolo storico-archeologico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e sono in corso di realizzazione, sostenuti da cospicui fondi pubblici, i lavori per la destinazione a parco pubblico di buona parte dell?area, dove tuttavia continuano ad incombere assurdi progetti di viabilità ed eccessive pretese edificatorie private.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

Aggiornamento: con deliberazione n. 46/1 del 14 novembre 2006 la Giunta regionale ha ritenuto opportuno revocare i decreti assessoriali impugnati, “richiamando, ai fini della salvaguardia, l’immediata applicazione dell’art. 15, comma 4, delle norme tecniche di attuazione del Piano paesaggistico regionale” anche ai fini dell’eventuale rimodulazione dell’accordo di programma immobiliare relativo ai Colli di Tuvixeddu – Tuvumannu. Il Presidente della Regione avrà ora il compito di convocare i soggetti sottoscrittori dell’accordo di programma e gli ulteriori soggetti interessati (Soprintendenze, ecc.) per quanto di competenza.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Squola di vita ed educazione civica…


E poi c’è chi dice che la scuola italiana è piatta e noiosa…

A.N.S.A., 12 novembre 2006

SCANDALO A LUCI ROSSE ALLE MEDIE: SUPPLENTE SORPRESA NUDA CON ALUNNI

NOVA MILANESE (MILANO) – Saranno interrogati tra qualche giorno, e in forma molto protetta, i cinque studenti di terza media coinvolti in uno scandalo a luci rosse nella loro scuola insieme alla supplente di matematica. Sono stati sorpresi mentre lei, precaria di 33 anni, dava una lezione pratica di sesso ai cinque alunni durante l’ora di sostegno. Un “fatto gravissimo”, così l’ha definito il procuratore della repubblica di Monza, Antonio Pizzi, che sta indagando sull’incredibile episodio, in una scuola media di Nova Milanese, un comune brianzolo che quasi sicuramente passerà sotto la provincia di Monza. Lunedì scorso i cinque ragazzi e la loro supplente sono stati sorpresi da un’ altra insegnante, in un’ aula, impegnati in qualcosa di più simile ad un film di serie B degli anni ’70, che a quanto si svolge in genere in una scuola. La supplente si stava infatti dedicando ad un rapporto orale con il piu’ grande dei suoi ragazzi, altri due si stavano (o li stava) masturbando. Gli ultimi due guardavano in attesa del loro turno. A parte il primo, 15enne ripetente e descritto da tutti come un ragazzo che dimostra una età maggiore, gli altri sono tra i 13 e i 14 anni. “Non mi sembrava di fare nulla di male – si è difesa in seguito la supplente, in dichiarazioni spontanee ai carabinieri – Quei ragazzi sono molto più grandi della loro età, soprattutto il maggiore che dimostra almeno 17 anni ed è molto attraente..”. Per lei in ogni caso è subito scattata l’accusa di violenza sessuale aggravata e corruzione di minorenni. Corruzione perché non si esclude che quelle ‘lezioni’ supplementari avessero come contropartita una valutazione più o meno negativa nella materia da recuperare. Una storia boccaccesca e drammatica che ha gettato nello sconforto gli insegnanti di una scuola media di Nova Milanese. Circa 160 studenti e un corpo docente che sta facendo da anni di tutto per predisporre un’ottima offerta formativa. Piani di accoglienza, attività alternative, laboratori, giornalini, teatro. “E poi arriva una così – ha detto una professoressa della scuola – e getta discredito su tutti noi e su questa scuola”. La supplente, una giovane insegnante residente in un paesino della provincia di Campobasso, era infatti arrivata da poche settimane come sostituta della titolare di matematica. Nessuno, almeno a quanto si è appreso, aveva mai notato qualcosa di strano nel suo atteggiamento. Fino a lunedì scorso, quando la supplente si presenta in palestra e dice all’ insegnante di educazione fisica che cinque alunni della classe, impegnata nell’ ora di ginnastica, devono fare un’ora di sostegno di matematica. I cinque, invece di seguirla corrucciati, come farebbe qualunque coetaneo costretto a occuparsi di espressioni e problemi invece che esercizi in palestra, vanno dietro la supplente felici e contenti. Un atteggiamento che desta qualche sospetto nell’insegnante che però, in quel momento, torna a dedicarsi al resto della classe. Ma quando l’ora è scaduta e dei cinque ragazzi non c’é nessuna traccia, decide di andare a cercarli nell’ aula di sostegno e si trova di fronte a quella scena a luci rosse con tre ragazzini seminudi e la prof impegnata in esercitazione pratica. Sconvolta, l’insegnante di ginnastica corre dalla preside. La supplente e i cinque ragazzini si ricompongono e se ne vanno.
Qualche ora dopo la supplente molisana viene convocata in presidenza. E’ presente anche l’insegnante di educazione fisica. Devono decidere cosa fare. E, considerando che la supplente sta per finire la sostituzione e pensando di proteggere così i ragazzi dalle conseguenze di una inevitabile pubblicità, propendono per l’inevitabile rapporto al provveditorato scolastico. Ma non hanno fatto i conti con le voci che subito corrono per la scuola tra gli studenti, e arrivano anche alle orecchie dei genitori di quelli coinvolti nello scandalo. Genitori che infuriati si precipitano in presidenza e quindi dai carabinieri per la denuncia. Per la supplente scatta una denuncia a piede libero. Sull’ episodio ha aperto indagini la Procura della Repubblica di Monza, affidata al Pm Francesca Vullo. La vicenda passerà presto per competenza al nuovo ‘pool’ appena costituito da procuratore Antonio Pizzi, per indagare proprio sui reati di violenza sessuale in cui sembra rientrare a pieno titolo. “Un episodio gravissimo considerando anche dove è accaduto – ha detto Pizzi – un luogo deputato all’educazione, protagonista propria un educatore”. Anche se si tratta di una supplente. Proprio come in certi film di un tempo, vietati ai minori.

A.N.S.A., 13 novembre 2006

VIDEO CON RAGAZZO DOWN: MINISTERO SI COSTITUSCE PARTE CIVILE

ROMA – Il ministro della Pubblica Istruzione, Giuseppe Fioroni ha chiesto al direttore dell’Ufficio scolastico della Lombardia, Mario Giacomo Dutto, di promuovere tramite l’avvocatura dello Stato, la costituzione di parte civile del ministero nei confronti dei responsabili, e anche contro ignoti, del grave episodio nei confronti di un alunno diversamente abile, episodio che lede gravemente la dignità della persona umana e arreca rilevanti danni al mondo della scuola. Il direttore, rende noto Viale Trastevere, ha già inoltrato la richiesta. Dalle immagini si sta ora cercando di risalire a nomi e cognomi dei ragazzi coinvolti.

da www.beppegrillo.it, 12 novembre 2006

W la scuola !

A scuola si può andare ormai solo sotto scorta. Le baby gang ti rubano il cellulare. La coca per venti euro, l?equivalente di una paghetta da fame, la trovi all?ingresso. Se hai qualche handicap vieni tormentato dai compagni di classe. E se è disponibile un down che non può difendersi la scena del pestaggio viene veramente bene. Da urlo. E finisce su Google video e diventa un hit. Un mongoloide buono da picchiare, bello da vedere. Cosa c?è di meglio nella vita ? Forse una professoressa di matematica (la professoressa di matematica che avrei voluto avere io) che insegna seni e coseni ai ragazzini delle medie. Sorpresa nuda come Eva con gli studenti a pantaloni abbassati. La scuola è maestra di vita. Una palestra piena di sesso, droga e pestaggi. Ti fai le ossa e poi sei pronto per fare il l?esperto di alta finanza, il politico, l?amministratore pubblico. Per gli ultimi, quelli che fanno sempre fatica, rimangono le professioni, intramontabili, del ladro, dello spacciatore, della puttana o del protettore. Ma questi si sa, sono ormai ripieghi da falliti. La scuola ha bisogno di rinforzi. I nostri ragazzi hanno bisogno di guide per sopravvivere in questa giungla. I politici sono le persone giuste per sviluppare una serie di audiovideo da proiettare in classe. I temi sono inesauribili: ?Falso in bilancio?, ?Il crimine indultato?, ?La corruzione dei giudici?, ?Come non fare un c..o tutta la vita a spese dei cittadini?, ?Il condono per tutti?. Se si viene interrogati dal solito professore rompic……i è sufficiente fargli ascoltare le risposte a domande di cultura generale date dai nostri dipendenti deputati. Quelle su Darfur, Nelson Mandela, RCS e Rabin. Il professore capirà i motivi della vostra ignoranza e vi assegnerà un bel voto. Se quelli sono arrivati dove sono arrivati ci sarà un perchè. Ed è per questo che la scuola si sta trasformando. Per essere all?altezza dei massimi rappresentanti dello Stato.

(disegno S.D., archivio GrIG)

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Legalità sui temi ambientali = optional?..

13 Novembre 2006 Commenti chiusi


Una vicenda emblematica del rapporto fra legalità e tematiche ambientali nel nostro Paese. Buona lettura…

da www.eddyburg.it, 11 novembre 2006

Tre livelli d?illegalità contrassegnano la vicenda del MoSE. Non esiste un progetto esecutivo del complesso di opere di cui si è iniziata la realizzazione, obbligatorio per legge. L?unica esistente valutazione d?impatto ambientale, obbligatoria per legge, è negativa (sebbene il decreto che la ratificava sia stato annullato dal TAR per ragioni formali). Il Consorzio Venezia Nuova non avrebbe più potuto, per una legge del 1993, essere ?concessionario unico? per gli studi, le sperimentazioni, le progettazioni e l?esecuzione dei lavori.

Ciò nonostante, il più appariscente attore della stagione di Mani pulite, il più acceso paladino della legalità, il ministro Antonio Di Pietro, e con lui il prudente ed equilibrato premier Romano Prodi, hanno imposto al Consiglio dei ministri di blindare ogni decisione e decretare la validità del MoSE. La forzatura (il blitz, lo hanno chiamato i giornali) è avvenuto alla vigilia della riunione del Comitato per la salvaguardia di Venezia e che era stato convocato per esaminare, su richiesta del Comune di Venezia, le ipotesi alternative: più leggere, più economiche, più affidabili, meno rischiose per la vita della Laguna. Nel Comitato, cui sono sottoposte le decisioni sui finanziamenti per la salvaguardia di Venezia e della Laguna, siedono i rappresentanti di quattro ministeri, della Regione, della Provincia, del Comune di Venezia e del rappresentante degli altri comuni lagunari.

Il blitz è avvenuto perché, nonostante l?immane apparato propagandistico del Consorzio Venezia Nuova, alimentato dai soldi dei contribuenti, la verità sugli errori del sistema MoSE si stava facendo luce. La maggioranza del Comitato poteva oscillare. Qualche ministro aveva studiato le carte (che inutilmente erano state da tempo trasmesse a Prodi e a Di Pietro), e il gigantesco apparato messo in piedi dal Consorzio Venezia Nuova poteva vacillare. I danni all?ecosistema lagunare potevano non commuovere troppi, ma il dubbio di gettare soldi in un pozzo senza fondo potendone spendere meno poteva sollecitare qualche attenzione. Meglio non rischiare. Meglio costringere i ministri a indossare l?elmetto e dichiarare ?Obbedisco!?. (Lo faranno? Vedremo). Meglio dare uno schiaffo al Sindaco-filosofo di Venezia, e magari fargli minacciare le dimissioni.

L?ignoranza sulla realtà della Laguna e dello Mose, favorita dalla complicità di gran parte della stampa, è enorme. E altrettanto grandi sono gli interessi (privati) coinvolti. Il Consorzio Venezia Nuova è composto dai colossi del settore dell?edilizia, e l?entità della spesa prevista è di 4,5 miliardi di euro: ma tutti sanno che il consuntivo sarà molto più alto. Nessuno sa chi pagherà la gestione (certamente costosissima, data l?entità delle installazioni sotterranee, la struttura metallica delle parti sommerse, la delicatezza degli impianti, la continuità delle operazioni richieste). E nessuno ha avuto la possibilità di sperimentare a fondo le soluzioni alternative, dato il monopolio concesso dallo Stato (per la precisione, dal ministro Franco Nicolazzi, con un altro blitz) al poderoso Consorzio.

Elasticità nel rispetto della legge e subordinazione agli interessi forti sembrano essere gli elementi di continuità tra il vecchio e il nuovo governo. Difficile dire se ciò dipende da una oggettiva confluenza di atteggiamenti oppure ? per il governo Prodi ? dalla circostanza di affidarsi a consiglieri ?amici del giaguaro?.

Edoardo Salzano

(foto L.C., archivio GrIG)

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Aree demaniali militari da dismettere, no a qualsiasi speculazione !


Lo scorso 10 novembre è stato raggiunto a Roma un accordo di massima Stato ? Regione autonoma della Sardegna fra il Ministro della difesa Arturo Parisi ed il Presidente della Regione Renato Soru avente ad oggetto la dismissione di numerose aree appartenenti al demanio militare in favore della Regione, in forza dell?art. 14 dello statuto speciale (legge costituzionale n. 3/1948). Tra le varie aree che potranno esser trasferite alla Regione ve ne sono diverse di elevato valore ambientale e culturale. Rimanendo alla sola Cagliari, basti pensare, a puro titolo di esempio, alla Sella del Diavolo, al Faro di Cala Mosca, al Forte di Sant?Ignazio, a gran parte del versante nord di Monte Urpinu, a Cala Fighera. Gli amministratori comunali cagliaritani, il sindaco Emilio Floris e l?assessore all?urbanistica Giovanni Maria Campus in testa, si sono affrettati ad affermare che ne faranno esclusivamente parchi e musei all?aperto. In linea di principio chiunque sarebbe d’accordo. Hanno, comunque, iniziato a metterci le mani sopra pur non avendone titolo, visto che il futuro (e non ancora certo, visto che si tratta di beni ?dismissibili? e non ?dimessi?) trasferimento opererà in favore del demanio regionale e non dei Comuni. Gli esempi recenti di richiesto utilizzo di queste aree non sono certo in sintonia con una razionale fruizione corretta eco-sostenibile: sulla Sella del Diavolo, tanto per ricordar un caso, il Comune di Cagliari ha progettato o sostenuto progetti per realizzarvi funivie e punti ristoro (2000), monumenti vari (1993, 2003), impianti di illuminazione a giorno (2005). Progetti abortiti grazie anche agli esposti, alle petizioni popolari ed alle iniziative di sensibilizzazione promossi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico che, fra l?altro, vi hanno realizzato, in accordo con le autorità demaniali militari, un sentiero naturalistico-archeologico operativo fin dal 2002, consentendo la libera fruizione a migliaia di cagliaritani e di turisti e svolgendo (dal febbraio 2006) un servizio settimanale di escursioni guidate gratuito che ha portato complessivamente ormai oltre 3.000 persone a scoprire i valori naturalistici, paesaggistici e storico-archeologici di uno dei ?gioielli? cagliaritani. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico garantiranno la più ferrea vigilanza sull?operazione di dismissione delle aree di demanio militare di interesse ambientale per evitare qualsiasi iniziativa non consona ai relativi valori naturalistici e culturali. Una soluzione razionale ed intelligente c?è ed è praticabile: la Regione, una volta acquisite le aree al proprio demanio, le destini alla gestione della Conservatoria delle coste della Sardegna, l?organo istituito nella primavera del 2005 ? tuttora un Servizio presso la Presidenza della Regione – che dovrà curare la gestione delle aree costiere di rilevante interesse ambientale. Di funivie, strade e stradine panoramiche, punti ristoro e “arredi urbani” non c’è proprio bisogno e, francamente, ne abbiamo piene le tasche…..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 11 novembre 2006

Ecco l?elenco dei beni che possono essere ceduti.

Ed ecco l?elenco delle aree militari nella zona di Cagliari che potranno essere dismesse, quelle che potranno passare alla Regione previo accordo di programma, quelle che potranno essere ridimensionate e quelle la cui sorte è ancora in discussione dopo l?incontro al ministero della Difesa.
Aeroporto militare di Elmas 1.979.908 mq. Uso attuale: manutenzione aerei militari. Potenzialmente dismissibile (trasferimento della manutenzione a Sigonella). In discussione.
Alloggio comandante A.M. Di fronte al 68º deposito carburanti dell?aeronautica militare; è inutilizzato. Dismissibile.
68º deposito carburanti A.M. Monte Urpinu; 138.175 mq; uso attuale: deposito carburanti. Dismissibile. Da bonificare.
Palazzo Vinceremo A.M. Tra via San Benedetto e via Petrarca; 2.940 mq; uso attuale: alloggi famiglie. Dismissibile dopo acceramento su utilizzatori.
Magazzini Aeronautica Quartiere Sant?Avendrace; 29.177 mq; uso attuale: CRT – 5º gruppo manutenzioni. Dismissibile previo trasferimento a Decimomannu del gruppo.
Ex centro sanitario A.M. Vico III di viale Morello; 5. 725 mq; non utilizzato. Dismissibile.
Ospedale militare Amerigo Demurtas Nel complesso monumentale di San Michele; 6.670 mq; uso attuale: Centro militare di medicina legale. Dismissibile.
Magazzino vestiario E.I. Fra via Liguria e via Campania; 3.960 mq. Dismissibile.
Caserma Villasanta Viale Poetto; 102.000 mq. In uso. Dismissibile dopo un accordo di programma per l?accorpamento con altre caserme.
Caserma Cascino Piazza San Bartolomeo; 59.000 mq. In uso. Dismissibile dopo accordo di programma.
Ex tettoia ricovero quadrupedi Via Borgo Sant?Elia; 1.014 mq; inutilizzata. Dismissibile.
Ex poligono di tiro E.I. Cala Mosca; 16.069 mq; non utilizzato. Dismissibile.
Palazzina ufficiali Via Cala Mosca-viale San Bartolomeo; 1.000 mq; inutilizzata. Dismissibile.
Caserma Gioda e Martinazzo Fra via Nuoro e viale Bonaria; 11.308 mq; uso attuale: alloggi di servizio. Dismissibile.
Caserma Monfenera Viale Poetto; ma Villasanta area 60.000 mq, 5.000 mq alloggi militari; uso attuale: Sede del 151º Reggimento fanteria Brigata Sassari. In uso. Dismissibile dopo accordo di programma.
Caserma Mereu Rione di San Bartolomeo; area 44.161 mq, 15.640 mq terreno adiacente; uso attuale: 12º Serimant (Sezione rifornimenti e mantenimenti). In uso. Dismissible dopo accordo di programma.
Stabilimento balneare Aeronautica Viale Poetto; 27.300 mq. In uso. Impegno alla riduzione degli spazi.
Stabilimento balneare Esercito Viale Poetto; 10.378 mq. In uso. Impegno alla riduzione degli spazi.
Stabilimento balneare Carabinieri Viale Poetto; 6.600 mq. In uso. Impegno alla riduzione degli spazi.
Ex panificio militare Viale Buoncammino; 6.815 mq; uso attuale: biblioteca militare. Dismissibile.
Ex caserma Griffa Belvedere al colle di Buoncammino; 8.744 mq; uso attuale: alloggi di servizio. Dismissibile.
Magazzini del Genio e alloggi Viale San Vincenzo; 8.200 mq; uso attuale: magazzino del Genio. Dismissibile.
Campo Rossi Tra via Tramontana, viale Poetto e stadio Amsicora; 54.445 mq; uso attuale: Centro addestramento personale a cavallo; Centro addestramento sportivo. In uso. In discussione l?ipotesi di dismissione.
Caserma Ederle Colle di Sant?Elia; 22.456 mq; uso attuale: centro di selezione dei volontari in ferma prefissata. Dismissibile dopo accordo di programma.
Stabilimento balneare ufficiali M. M. Viale Poetto; 6.387 mq. In uso. Impegno alla riduzione degli spazi.
Ex caserma Monte Grappa Via Monte Grappa; 1.415 mq; in gran parte inutilizzata. Dismissibile.
Parco logistico M.M. Colle di Sant?Elia; 82.600 mq; uso attuale: servizi di commissariato della Marina Militare. In uso. In discussione la riduzione delle dimensioni.
Stabilimento balneare sottufficiali M.M. Viale Poetto; 9.503 mq; in uso. Impegno alla riduzione degli spazi.
Batteria Prunas – Ex stabulario Cala Mosca; uso attuale: ex stabulario ora dismesso. Dismissibile.
Ex deposito carburanti Monte Urpinu. Via dei Conversi; 129.000 mq; 1.500 mq coperti; attualmente in disuso. Dismissibile.
Deposito PolNato M.M. Sella del Diavolo Capo Sant?Elia; 540.790 mq. Dismissibile. Da bonificare.
Comando Marina – Ammiragliato Viale Colombo molo Ichnusa; 40.650 mq; uso attuale: Comando regionale della Marina. In uso. In discussione la riduzione delle dimensioni.
Faro di Sant?Elia Promontorio di San?Elia; area 3.000 mq. In uso. Dismissibile.
Fortino Sant?Ignazio Colle di Sant?Elia; in totale degrado. Dismissibile.
Stazione RT Sant?Ignazio M.M. Via San Bartolomeo; 43.650 mq; uso attuale: Centro di telecomunicazioni. In uso. In discussione la riduzione delle dimensioni.
Radice del Molo di Levante Zona stadio Sant?Elia; uso attuale: terminal di rifornimento per navi militari. Dismissibile.
Alloggi M.M. – Cala Fighera Località Cala Fighera – Capo Sant?Elia; uso attuale: alloggi di servizio. Dismissibile.
Ex batteria Dicat Colle di Sant?Elia; area 3.775 mq; uso attuale: alloggi di servizio. Dismissibile.
Alloggi militari M.M. Piazza San Bartolomeo; 1.220 mq; uso attuale: alloggi di servizio. Dismissibile.
Alloggi militari M.M. Via 28 Febbraio; area 345 mq; uso attuale: alloggi di servizio. Dismissibile.
Sede ex Cral Marina militare Via dei Conversi; 1.475 mq; attualmente inutilizzata. Dismissibile.
Bunker ex rifugi Viale Colombo; 1.575 mq; uso attuale: depositi Marina Militare. Dismissibile.
Magazzini generali M.M. Su Siccu; 7.215 mq. In uso. Dismissibile.
Palazzina alloggi Calamosca-San Bartolomeo; uso attuale: alloggi di servizio. Dismissibile.

(foto C.G., archivio GrIG)

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