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Archivio Dicembre 2006

Buoni propositi per il nuovo anno…


Andai nei boschi perché volevo vivere in profondità e succhiare tutto il midollo della vita… per non scoprire in punto di morte di non aver mai vissuto”. H. D. Thoreau. Forse, penserà qualcuno, per succhiare il midollo della vita non è necessario abitare nei boschi, ma ricordare ogni tanto che, oltre al mutuo da pagare, al lavoro che non c’è e alle solite ingiustizie quotidiane, esiste una natura da conoscere, da amare e dalla quale imparare qualcosa, ci pare un buon proposito per il 2007. Buon anno a tutti! Gruppo d’Intervento Giuridico (disegno S.D., archivio GrIG)

All’assalto del colle di Cane Chervu ?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (30 dicembre 2006) alle amministrazioni pubbliche (Ministeri per i beni e attività culturali e dell?ambiente e tutela del territorio, Presidenza della Regione, Assessorati regionali dell?industria, della difesa dell?ambiente, Comune di Muros), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E., alla Commissione Europea ed alla Magistratura competenti in relazione alla segnalata avvenuta denuncia di inizio attività estrattive riguardo il progetto di prosecuzione della coltivazione di cava di calcare, marna e sabbia della Italcementi s.p.a. sul colle di Cane Chervu, in Comune di Muros (SS).
Tale progetto, al termine della procedura di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A., che aveva visto la partecipazione delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico e del locale forte Comitato popolare, ha visto negata la pronuncia di compatibilità ambientale con deliberazione Giunta regionale n. 9/8 dell?8 marzo 2006 con conseguente diniego di prosecuzione dell?attività estrattiva. Non si conosce alcun successivo atto che possa aver modificato tale situazione giuridica. L?area interessata, a tessuto economico-sociale agricolo e interessata soltanto in loc. Cane Chervu da precedente attività di cava sempre della Italcementi s.p.a. (circa 25 ettari sui 102 disponibili, di cui 6 in recupero ambientale) risalente agli anni ?60 a servizio del locale cementificio, appare in buona parte ricoperta da macchia mediterranea evoluta ed anche ad alto fusto (es. olivo, olivastro, leccio, mandorlo, perastro, ginestra, ecc.) con sensibili presenze di fauna (cinghiale, volpe, coniglio selvatico, gruccione, poiana, ecc.) con presenza di varie sorgenti (es. Funtana de Pale e?aranzu, su Puttu, su Cantaru) quindi tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004) e in parte con vincolo archeologico (siti di Cane Chervu, Badde Irvos, Nuraghe Pedras Serradas, Nuraghe Mina) destinato ad ampliamento (siti medievali dei ruderi della Chiesa di S. Leonardo, strade di S. Leonardo e di Coa de Redulas). L?area olivetata è, inoltre, tutelata con divieto di abbattimento degli alberi di olivo (se non morti o permanentemente improduttivi e salvo reimpianto) ai sensi del decreto legislativo luogotenenziale n. 475/1945 e successive modifiche ed integrazioni (legge n. 144/1951 e D.P.R. n. 987/1955).
Il progetto estrattivo riguarda ?la prosecuzione della attività? e ?prevede l?interessamento di una superficie complessiva di 15 ettari ? E? prevista l?asportazione di 1.150.000 mc. di materiale ? sostanzialmente all?interno dell?area già oggetto di sfruttamento, con la sistemazione delle aree alte man mano abbandonate ed un modestissimo ampliamento in zona vergine? (vds. modello domanda, punto V). L?intervento di coltivazione autorizzato con concessione cavatòria in via transitoria (art. 42 della legge regionale n. 30/1989) rilasciata con nota Assessorato regionale Industria n. 16250 del 30 novembre 1992 non ha visto successivamente il rilascio di concessione definitiva.
L?attività estrattiva che rischiava di interessare pressoché l?intero territorio comunale da parte delle società Caolino Panciera e Italcementi è stata avversata in questi anni dal Comitato popolare di Muros e dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico con manifestazioni, esposti, interrogazioni parlamentari presentate in sede comunitaria dall?on. Monica Frassoni (Verdi/A.L.E.), nonché con l?opposizione del Comune di Muros fin quando i progetti estrattivi sono stati ?bocciati? al termine delle rispettive procedure di V.I.A.
E ora ? Stanno per sventrare il colle di cane Chervu ? E le amministrazioni pubbliche competenti che fanno ? La ?battaglia? popolare ed ecologista, naturalmente, riprende?..

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Alla forca dell’est…


In Irak sono ormai morti in questa pretesa ?operazione di peace-keaping? iniziata il 19 marzo 2003 ben 2.976 soldati americani, tre in più di quanti perirono negli attentati alle ?Torri gemelle? di New York l?11 settembre 2001. Ma non sono morti invano. Ne e’ convinto il presidente George W. Bush, secondo cui “la guerra al terrorismo e’ una lunga battaglia e noi combatteremo i jihadisti violenti per salvaguardare la pace per molti anni a venire“, ha spiegato il portavoce Scott Stanzel. Per Bush “il compito di questa generazione e’ combattere i terroristi per prevenire un attacco alla nostra Nazione peggiore di quello dell’11 settembre“, ha aggiunto Stanzel, ribadendo che “la piu’ dura decisione del presidente e’ stata inviare i nostri giovani in uniforme, uomini e donne, a combattere e lui e’ sicuro che il loro sacrifico non sara’ invano“. Così ha parlato l?uomo più potente del mondo, questo immane genio della politica universale, capace di creare una guerra civile, quella irakena, praticamente dal nulla?.. E fino a poco tempo or sono anche i soldati italiani combattevano per la difesa degli interessi americani, il petrolio e il business della ricostruzione. Secondo uno studio apparso nell?ottobre scorso sulla rivista medica britannica ‘Lancet‘ e condotto da medici dell’americana John Hopkins University e della scuola irachena di medicina al-Mustansiriya di Baghdad, fra il marzo 2003 e il luglio del 2006 i civili iracheni morti sarebbero circa 655.000. Da stamattina se ne contabilizza un altro, eccellente. E non nelle tumultuose ore della caduta o della cattura, ma al termine dei soliti processi – farsa di tribunali più o meno “indipendenti” dai desideri dei vincitori. Cambia forse qualcosa ?

Stefano Deliperi

A.G.I., 30 dicembre 2006.

SADDAM IMPICCATO ALL’ALBA. BUSH, ESECUZIONE UNA PIETRA MILIARE.

(AGI/REUTERS) – Baghdad, 30 dic. – Saddam Hussein e’ stato impiccato. Lo ha riferito la televisione irachena Al-Hurra, un’emittente finanziata dagli americani. La sentenza di condanna a morte dell’ex dittatore iracheno, colpevole di crimini contro l’umanita’, e’ stato eseguita pochi minuti prima delle 06:00 ora locale, le 04:00 in Italia.

SADDAM: “SPERO CHE SIATE UNITI, NON FIDATEVI DELL’IRAN”

(AGI/AFP) – Baghdad, 30 dic. – Le ultime parole di Saddam Hussein sul patibolo sono state un monito agli iracheni. “Spero che siate uniti e vi esorto a non credere a un’alleanza con l’Iran, perche’ gli iraniani sono pericolosi. Io non ho paura di nessuno”. E’ quanto ha riferito il giudice Moneer Hadded, il quale ha assistito all’esecuzione. Saddam, ha raccontato la stessa fonte, ha mantenuto la calma fino all’ultimo in un’accettazione del proprio destino. Il riferimento all’Iran va interpretato come un’ultima bordata di Saddam alla coalizione a maggioranza sciita guidata dal premier Nuri al-Maliki, che molti sunniti accusano di essere strumento dell’Iran. Un altro testimone, il consigliere per la Sicurezza nazionale irachena, Mowaffaq al-Rubaie, ha raccontato alla televisione di Stato che Saddam non ha opposto alcuna resistenza al boia cui e’ stato consegnato ammanettato. Nessuno dei testimoni ha voluto rivelare il luogo esatto dell’esecuzione; tutti si sono limitati a dire che e’ avvenuta fuori della cosidetta ‘zona verde’, la cittadella fortificata di Baghdad, dove hanno sede gli uffici governativi e anche l’ambasciata statunitense. Rubaie ha riferito che i carcerieri americani hanno consegnato Saddam alle autorita’ irachene e che nessun funzionario statunitense era presente nell’edificio mentre veniva azionata la botola del patibolo. “Speriamo che questo grande giorno sia il giorno dell’unita’ nazionale e della liberazione per il popolo iracheno”, ha dichiarato Rubaie alla televisione Al-Arabiya cui ha confermato che l’esecuzione e’ stata filmata e fotografata. “Sara’ una decisione politica, considerata la delicatezza della materia, se trasmettere subito o piu’ avanti le immagini. Non vogliamo esasperare gli animi di alcune persone”, ha aggiunto. Le televisioni hanno preparato l’opinione pubblica a questo evento mostrando filmati di soldati mutilati e di prigionieri torturati a morte nelle carceri di Saddam e gettati in fosse comuni.

SADDAM: BUSH, L’ESECUZIONE E’ UNA “PIETRA MILIARE”

(AGI/AFP) – Crawford (Texas, Usa), 30 dic. – Il presidente degli Stati Uniti, George W. Bush, ha definito l’esecuzione di Saddam Hussein “una pietra miliare” sulla strada della costruzione di un Iraq democratico. Il capo della Casa Bianca ha avvertito tuttavia che avere eliminato l’ex dittatore non mettera’ fine alle violenze che insanguinano l’Iraq.

A.N.S.A., 30 dicembre 2006

SADDAM HUSSEIN IMPICCATO ALL’ALBA, PER BUSH ATTO DI GIUSTIZIA.

L’impiccagione di Saddam Hussein e’ stata annunciata dalla televisione irachena al Hurra. Un giudice negli Stati Uniti aveva respinto un appello dell’ultim’ora dell’ex presidente iracheno per evitare l’esecuzione. Saddam era stato condannato a morte per il massacro nel 1982 di 148 uomini e ragazzi sciiti. La tv pubblica irachena, al Iraqia, ha confermato che Saddam Hussein e’ stato impiccato oggi all’alba. Secondo l’emittente l’esecuzione e’ avvenuta a Baghdad. Secondo le tv in arabo al Hurra (sponsorizzata dagli Stati Uniti) e al Arabya, Saddam e’ stato impiccato pochi muniti prima delle sei di Baghdad, le quattro in Italia. La condanna a morte dell’ex presidente iracheno per crimini contro l’umanita’ il 5 novembre scorso era stata salutata dal presidente americano George W. Bush come un trionfo per la democrazia in Iraq. L’impiccagione di Saddam Hussein e’ stata confermata da fonti del Pentagono alla Cnn.

IRAQ: SADDAM; PER BUSH ATTO GIUSTIZIA.

NEW YORK – Il presidente George W. Bush ha definito l’impiccagione di Saddam Hussein ”l’atto di giustizia che lo stesso Saddam aveva negato alle vittime del suo brutale regime”. Per Bush, che ha definito ”equo” il processo ricevuto da Saddam, l’impiccagione dell’ex presidente iracheno e’ stata ”una tappa importante” nella strada dell’Iraq verso la democrazia. Il presidente americano e’ a Crawford in Texas e ha tenuto per tutta la giornata di ieri un basso profilo per non mostrare interferenze con le autorita’ irachene. I suoi commenti su Saddam sono stati diffuso attraverso un comunicato: il ‘numero uno’ degli Usa non si e’ presentato davanti alle telecamere per pronunciarsi pubblicamente sulla morte del suo arci-nemico. Bush ha messo in guardia che l’esecuzione di Saddam non fermera’ la violenza in Iraq.

IRAQ: SADDAM; DANZE ATTORNO A CADAVERE, CNN.

NEW YORK – Secondo la Cnn, che cita testimoni all’esecuzione, ”si e’ ballato e cantato per la gioia” attorno al cadavere di Saddam Hussein.

IRAQ: SADDAM; SCENE DI GIUBILO TRA IRACHENI MICHIGAN DOVE VIVE LA MAGGIORE COMUNITA’ DI IMMIGRATI IRACHENI NEGLI USA.

WASHINGTON – Scene di giubilo sono esplose tra le strade della cittadina di Dearborn (Michigan), dove vive la piu’ numerosa comunita’ di immigrati iracheni, alla notizia della esecuzione di Saddam Hussein. La comunita’ irachena, riunitasi per attendere insieme la notizia della esecuzione, e’ esplosa in scene di giubilo, sventolando bandiere irachene e ballando per le strade non appena la conferma della impiccagione di Saddam Hussein e’ rimbalzata da Baghdad. Nel Michigan erano passatre da poco le ore 22.00.

Saddam: autobomba a Kufa, linciato l’attentatore.

BAGHDAD, 30 DIC- E’ stato linciato a morte dalla folla l’attentatore che stamani ha fatto esplodere l’autobomba nel mercato popolare della citta’sciita Kufa. Testimoni hanno affermato che il terrorista era a poca distanza dal luogo dell’attentato quando e’ stato visto azionare il detonatore con un telecomando. L’attentatore sarebbe stato subito fermato dalla polizia che non e’ pero’ riuscita a evitare il suo linciaggio. Intanto, l’agenzia irachena Nina da’ un bilancio provvisorio di 35 morti e 18 feriti.

IRAQ: SADDAM, LA LUNGA PARABOLA DI UN DITTATORE.

ROMA – L’esecuzione di Saddam Hussein, avvenuta oggi all’aba, al termine di un processo durato poco piu’ di un anno e conclusosi con una condanna a morte in appello per crimini contro l’umanita’, ha posto fine all’esistenza di un uomo che ha governato con pugno di ferro l’Iraq per 35 anni. Ecco un profilo del defunto dittatore.
– INFANZIA e GIOVINEZZA INQUIETE – Nato nel villaggio di Al Quja, vicino a Tikrit, cittadina sul Tigri, il 28 aprile 1937, orfano di padre, Saddam Hussein vive parte dell’infanzia presso lo zio. Nel 1959 si trasferisce al Cairo dove restera’ fino al 1963. Nello stesso anno, tornato a Baghdad, il suo partito, il Baath prende il potere per pochi mesi, ma in seguito ad un colpo di Stato torna nella clandestinita’. – LA CARRIERA POLITICA – Saddam viene arrestato nel 1964, ma evade, due anni piu’ tardi, per preparare un putsch che, nel luglio 1968, porta di nuovo il Baath al potere. Il futuro rais diventa segretario generale aggiunto del ‘comando generale’ del Baath e, tre anni piu’ tardi, vicepresidente della repubblica. Nel 1969, Saddam e’ gia’ l’ ‘uomo forte’ dell’Iraq. Il regime viene strutturato in modo poliziesco. Nel 1975-1976 vengono trasferiti con la forza nel sud dell’Iraq circa 300.000 curdi che reclamano l’autonomia e contro gli stessi curdi Saddam non esitera’ a utilizzare gas letali nel 1988.
– IL POTERE ASSOLUTO – Nel luglio 1979 Saddam costringe alle dimissioni il presidente El Bakr e assume i pieni poteri. Chi nel partito si oppone a questa successione viene passato per le armi. Dopo i curdi tocca agli sciiti, maggioritari nel paese. Il 22 settembre 1980 Saddam dichiara guerra all’Iran. Il conflitto durera’ otto anni e l’Iraq paghera’ la ‘non vittoria’ con 300.000 morti e 70 miliardi di dollari di debito. Il rais individua nella superproduzione petrolifera del Kuwait e degli Emirati una guerra economica diretta contro l’Iraq. Il 2 agosto 1990 Saddam lancia il suo esercito all’assalto del Kuwait. La reazione internazionale non si fa pero’ attendere. L’alleanza guidata dagli Usa travolge in 42 giorni l’esercito del rais (28 febbraio 1991). Saddam e il suo regime danno vita allora ad un lungo braccio di ferro con il Palazzo di vetro sulla questione delle sanzioni e degli ispettori. Dinanzi, pero’, all’ultimatum del presidente americano George W. Bush, che accusa l’Iraq di avere armi di distruzione di massa e di appoggiare il terrorismo internazionale, Saddam sa che questa volta la posta in gioco e’ lui stesso.
– LA CADUTA E LA LATITANZA – Dopo la caduta del suo regime, Saddam si da’ alla latitanza, lanciando messaggi al paese affinche’ resista alle forze straniere. Mentre e’ in fuga vengono trovati e uccisi i suoi due figli, Uday e Qusay. La cattura del rais avviene il 13 dicembre, in una cantina-rifugio nel Kurdistan. Sono i soldati americani a prenderlo in consegna, ma molti indizi fanno pensare che l’ex dittatore fosse gia’ sotto il controllo di gruppi curdi e che in pratica la cattura sia stata una consegna.
– LA DETENZIONE – Da dicembre 2003 e’ sotto custodia americana. Guardato a vista, anche perche’ non si tolga la vita. Ma da quel pochissimo che trapela dal carcere non sembra proprio che abbia una simile intenzione. ”Il mio governo non s’e’ mai arreso e io vincero’ a mani basse le prossime elezioni”, avrebbe detto ai primi agenti della Cia che lo interrogavano. Ha un atteggiamento di sfida e nel contempo pretende di essere trattato come compete a un capo di stato. Afferma di essere stato un leader ”equo e giusto”, nega il possesso di armi di distruzione di massa e di avere mai avuto rapporti con Osama bin Laden (circostanza quest’ultima che viene poi confermata anche dalle piu’ approfondite inchieste americane). Saddam non collabora negli interrogatori. Secondo alcuni esperti si ritiene sicuramente piu’ intelligente di chiunque altro e pensa soprattutto al proprio posto nella Storia. A gennaio 2004 viene dichiarato dalle autorita’ di occupazione americane ‘prigioniero di guerra’. Si comincia a parlare del suo futuro processo. C’e’ l’ipotesi di organizzare un tribunale internazionale come quello che giudica l’ex presidente serbo Slobodan Milosevic, ma poi prevale quella di farlo giudicare ”dal suo stesso popolo”. Si costituisce intanto un collegio di difesa, incaricato dalla sua stessa famiglia, in primo luogo le figlie. Ne fanno parte avvocati di varia nazionalita’.
– IL PROCESSO – Il processo all’ex dittatore Saddam Hussein e a sette dei suoi collaboratori comincia a Baghdad il 19 ottobre del 2005. Dopo poco piu’ di un anno, il 5 novembre, per lui i giudici emanano il verdetto di condanna a morte, tramite impiccagione, per crimini contro l’umanita’. Il 26 dicembre la pena viene confermata dalla Corte d’appello irachena.

(foto da C.N.N. News)

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L’Amministrazione Soru al giro di boa…

30 Dicembre 2006 Commenti chiusi


L’Amministrazione regionale del Presidente Soru è a metà mandato, è al giro di boa. Molte le cose avviate, alcune fatte, molte in corso di attuazione. Molte le cose da fare, secondo il programma della coalizione che ha vinto nettamente le elezioni regionali del 2004. In campo ambientale, alcune fortemente positive (es. il piano paesaggistico regionale, la limitazione della caccia), altre solo avviate (es. la Conservatoria delle coste, la gestione unitaria dell’acqua), altre ancora da “scoprire” (es. la gestione dei rifiuti). Altre, infine, portatrici di “ombre” (es. le aree minerarie dismesse). I risultati sono innegabili, ma c’è ancora molto da lavorare, lo si può fare con coraggio, trasparenza, condivisione, entusiasmo. E dove l’azione di governo è carente, non si deve aver paura di ammetterlo e di cambiare strada.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da www.regione.sardegna.it. 30 dicembre 2006.

Il bilancio di metà legislatura.

Presentato a Cagliari dal Presidente della Regione, nel corso della conferenza stampa di fine anno, il bilancio di metà mandato dell’attività di governo cominciata a metà 2004. Un libro di cento pagine, destinato ai sardi ”perché siano informati e nella condizione di partecipare allo sforzo di cambiamento della Sardegna”.

CAGLIARI 29 DIC: 2006 _ ”E’ un momento importante della legislatura: da qui a qualche giorno sono due anni e mezzo che il centrosinistra è al governo della Regione e che la nostra Giunta ha la responsabilità”. Il Presidente Renato Soru ha introdotto così davanti ai giornalisti riuniti nella saletta della Regione in via Roma, la tradizionale conferenza stampa di fine anno. ”Sono due anni e mezzo e inizia la seconda parte della legislatura, di uguale durata -a ha continuato – e quindi è sicuramente un momento importante di riflessione sull?attività svolta in questo anno, ma anche un momento doveroso di riflessione sull?attività svolta in questa prima parte della legislatura, sulle cose che sono state fatte, le cose che ancora rimangono da fare e che ci impegnano per la seconda parte della legislatura”. Annunciando la diffusione di una pubblicazione sull’attività di due anni e mezzo di governo, e mostrandola alla stampa, il Presidente della Regione ha detto: ”Per questo abbiamo ritenuto utile ma anche doveroso, in quella volontà di trasparenza, di apertura, di chiarezza e di rendiconto delle cose che si fanno, presentare questo stampato, dove abbiamo voluto ripercorrere i diversi temi della campagna elettorale e del programma di governo, elencando semplicemente le cose appunto che erano state promesse, che ci eravamo impegnati a fare, e le cose che abbiamo già fatto e che ancora rimangono da fare”.
”Credo che sia stato un anno importante – ha aggiunto Renato Soru – in cui sono state realizzate parecchie cose, e che sia stata una prima parte di legislatura altrettanto importante, segnata dall?entusiasmo, dalla passione, dalla volontà di realizzare e di dare risposta a quella speranza e aspettativa forte che si era manifestata in Sardegna nel corso della ultima campagna elettorale per le regionali”.

”La Sardegna è nel mezzo sicuramente di un processo di cambiamento importante. E se pure – ha continuato il Presidente – in questi primi due anni e mezzo, in questi ultimi mesi di questo 2006 che si sta per concludere, ci sono stati momenti di disagio, momenti di confronto, anche aspro, mi sembra che questi ultimi giorni di questo 2006 segnino sempre di più la consapevolezza che probabilmente la Regione sta cambiando davvero, che sta cambiando nella sua organizzazione, che sta cambiando nel sistema della pubblica amministrazione; sta cambiando nella trasparenza, nella volontà di perseguire in maniera determinata gli interessi generali. Sta cambiando avendo in mente un?idea chiara di un possibile modello di sviluppo per la Sardegna: quello della maggior consapevolezza, della maggior assunzione di responsabilità, di maggior determinazione nel far rispettare i propri diritti. C?è la consapevolezza – ha detto Renato Soru – che un processo che miri al rispetto dei diritti della nostra Regione, e, coerentemente all?assunzione di responsabilità, nell?idea che i problemi della Sardegna debbano essere risolti innanzitutto dalla responsabilità dei suoi cittadini, c?è la consapevolezza che questo effettivamente sta portando dei risultati”.

”Ha portato dei risultati nella rideterminazione delle entrate della Regione, quindi nel suo riequilibrio finanziario; ha portato dei risultati, con un processo ancora in corso, nella diminuzione del peso delle servitù militari; ha portato dei risultati nella tutela dell?ambiente; quindi sta portando dei risultati in quelle categorie fondamentali per la convivenza civile, che stanno alla base della convivenza civile. C?è la consapevolezza che siamo in mezzo a un cambiamento importante nei processi di sviluppo e dell?economia della nostra regione. E la riscoperta nella valorizzazione dei saperi tradizionali, nell?agricoltura, nell?artigianato, nella tutela, nella salvaguardia di quello che rimane della grande industria in Sardegna, nel rafforzamento dei singoli settori produttivi. C?è la consapevolezza di un turismo possibile e sostenibile nel lungo periodo e capace di dare migliori risultati all?economia complessiva e alla società nel suo complesso della nostra regione”.

Il Presidente della Regione ha così continuato: ”Credo che sia stato chiaro anche il percorso che è stato fatto anche nelle politiche dell?istruzione, della formazione, della scuola: nel sottolineare in maniera chiara il diritto e il dovere dell?istruzione scolastica fino a una certa età. Anticipando, come si è anticipato in Sardegna, un percorso, una decisione che ormai fa parte anche del nuovo governo nazionale. La Regione è impegnata nel rafforzamento del sistema scolastico, e anche nella prossima legge finanziaria, nei prossimi mesi, nell?interlocuzione con lo Stato, avremo la possibilità di portare a conclusione, di portare a termine delle politiche di rafforzamento sostanziale del sistema della scuola della nostra regione”.

Introducendo il tema della sanità e delle politiche sociali, il Presidente Soru ha continuato: ”Credo che si chiaro quello che si sta cercando di fare nel sistema sanitario della regione. Dopo circa 25 anni è in corso di approvazione in questi giorni, definitivamente, nell?Assemblea regionale, il Piano sanitario. Nelle scorse settimane è stata approvata la legge di riordino del sistema sanitario regionale, e in questi giorni appunto si approva il Piano sanitario: dando chiarezza di un progetto, chiarezza di un sistema che deve fornire il diritto alla sanità e il diritto alle politiche sociali ai nostri cittadini. La Regione – ha detto ancora Renato Soru – è all?interno di un processo di modernizzazione e di cambiamento importante. E a questo cambiamento, a questa modernizzazione vogliamo che partecipino tutti, e vogliamo arrivarci tutti assieme: i più forti ma anche quelli meno forti, quelli che hanno bisogno di un aiuto in più rispetto ad altri. E? per questo che la Regione ha rafforzato le sue politiche sociali: ha rafforzato l?attenzione verso i più deboli, verso le persone che maggiormente hanno bisogno dell?aiuto degli altri. Sono aumentati gli investimenti nelle politiche di assistenza, nelle politiche sociali, gli investimenti nei piani personalizzati di assistenza, gli investimenti nella politica di far tornare a casa, per quanto possibile, persone che precedentemente venivano assistite in maniera non adeguata lontano da casa.
Sono state investite cifre importanti rilanciando la politica per la casa, rilanciando il diritto essenziale appunto all?abitazione”.

”Io credo che sempre di più nelle prossime settimane, nei prossimi mesi – ha detto il Presidente Soru, parlando degli impegni alla ripresa dell’attività nel nuovo anno – la Regione possa godere dei risultati di queste politiche di cambiamento che sono state messe in atto in questi primi due anni e mezzo e in questo ultimo anno, a cominciare dalla prossima legge finanziaria che verrà discussa nelle prossime settimane in Consiglio regionale appena terminerà la discussione del piano sanitario e della legge statutaria. E nella legge finanziaria, appunto, vedremo riassunte molte delle possibilità che sono state aperte in questi due anni e mezzo di lavoro duro, di lavoro appassionato, coerente con quelle che era il programma di governo, con quello che avevamo promesso ai sardi e con quello che i sardi si aspettavano”.

”E’ per questo che io, la Giunta, credo l?intero centrosinistra – ha concluso il Presidente prima di dare la parola ai giornalisti per le domande – vive questo fine anno in maniera piuttosto serena, con la consapevolezza del lavoro fatto e con la consapevolezza dei risultati che stanno arrivando e dei tanti risultati che continueranno ad arrivare nella prossima metà della legislatura”.

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 30 dicembre 2006

Regione, due miliardi da investire. E subito la rivoluzione informatica.

Un libro di un centinaio di pagine, stampato in gran fretta, per raccontare ai sardi che cosa si è fatto alla Regione in due anni e mezzo. Renato Soru l’ha sfogliato durante la conferenza stampa di fine anno, ma le vere novità le ha anticipate – o se le è fatte sfuggire – di persona.
La prima: nella legge finanziaria del 2007 solo due terzi delle risorse saranno sequestrate dalle spese obbligatorie. Una fetta importante, quasi due miliardi di euro, potrà essere destinata alle politiche di sviluppo. È un fatto senza precedenti, per una Regione abituata a far politica con le briciole: le spese obbligatorie – stipendi, rate di mutui, servizi essenziali e così via – erano pari al 100% del bilancio nel 2004 e al 98% nel 2005.
Seconda notizia: riparte la politica per la casa, con un primo stanziamento di 100 milioni di euro che dovrebbe rendere disponibili duemila alloggi da destinare a famiglie a basso reddito. E non casermoni nelle periferie: case costruite o ristrutturate nei centri storici, per far rivivere il cuore di paesi e città.
Terzo: a capodanno nei palazzi della Regione scatta la rivoluzione digitale, con un nuovo “sistema informativo di base” costato 8 milioni di euro («e non 48 milioni, secondo l’appalto che avevamo trovato pronto e subito annullato», ha fatto notare il presidente). L’informatica gestirà tutto, dal personale alla contabilità, fino al protocollo. È finita l’era delle pratiche che si perdono misteriosamente nel lungo viaggio da una stanza all’altra: documenti digitali identificati da un’etichetta con il codice a barre, come al supermercato, e si ritrova tutto.
Quarto: entro il 2007 ogni famiglia e ogni impresa in Sardegna avranno la possibilità di utilizzare Internet con una connessione veloce. La liberazione di alcune frequenze militari decisa qualche giorno fa con un accordo fra ministero della Difesa e ministero della Comunicazione dà il via libera ai progetti che utilizzano le onde radio. In Sardegna permetteranno di mettere in rete anche i piccoli paesi, le aree rurali e persino qualche zona industriale in cui Telecom Italia non trovava conveniente investire in infrastrutture.
L’ultima novità è – forse – Renato Soru: da un anno all’altro è parso più rilassato, più sicuro, magari «per la consapevolezza del lavoro fatto e dei risultati che verranno». I successi incassati – il piano paesaggistico, le aree militari recuperate, la vertenza con lo Stato sulle entrate, il gas dall’Algeria, la riforma del sistema idrico, il piano sanitario ad un passo dal traguardo – fanno dimenticare «alcuni momenti aspri di disagio». Ben venga persino la commissione di inchiesta approvata dal Consiglio sull’appalto per la comunicazione: «Così si farà chiarezza, dopo tutte le inesattezze lette sui giornali. Siamo tranquilli, presidente, direttore generale, funzionari, perché tutto è stato fatto nel rispetto delle regole».
Un Soru meno diffidente che in passato anche sulle domande più politiche o solo un po’ meno comode.
Attriti nel centrosinistra? «Spero che vada così anche per i prossimi due anni e mezzo. Non ricordo un voto contrario dai banchi della maggioranza in Consiglio. Il dibattito è arricchito dal contributo di tutti, ma non è mai mancata la compattezza nell’attuare il programma e mantenere gli impegni presi con gli elettori».
Troppi cambiamenti nella squadra di governo? «Ai cittadini interessano i risultati, non i nomi degli assessori. Nessuno ha il posto sicuro, neppure il presidente: la prossima settimana il Consiglio discuterà una mozione di sfiducia, se non sbaglio. E comunque questa Giunta è cambiata meno di qualsiasi altra in passato». (Per la cronaca, la domanda su quanto possa durare l’interim per gli assessorati lasciati da Francesco Pigliaru ed Elisabetta Pilia è rimasta senza risposta).
Sempre dell’idea di abolire le Province? «Il Consiglio regionale ne ha voluto otto, quindi cercheremo di farle funzionare. Ma le vedrei più come il luogo dell’assemblea dei sindaci, secondo un modello adottato in altre regioni d’Europa. Dopo Regione, Province e Comuni non capisco la necessità di disperdere le competenze fra altri enti che consumano risorse e basta. Stiamo liquidando quasi tutte le Comunità montane, rivedremo anche il numero e le competenze dei Consorzi di bonifica e dei Consorzi industriali».
In qualche caso sono state forzate delle regole per arrivare prima al risultato? «Quando? Non mi risultano notizie di grandi scandali. Le regole si rispettano, non c’è bisogno di forzature. Dobbiamo solo ricordare ogni giorno che il fine della nostra azione non è la formalità del procedimento amministrativo, ma l’obiettivo che con questa si deve raggiungere».
E questo libro su due anni e mezzo di governo? «Una scelta di trasparenza, lungo la linea seguita fin da principio con il rilancio del sito Internet istituzionale e la piena accessibilità dei documenti, a cominciare dalle delibere di Giunta, perché l’informazione non deve più essere usata come strumento di potere. È doveroso dar conto del lavoro fatto. Quanto è costato? Due anni e mezzo di lavoro e qualche settimana per l’organizzazione dei materiali. Il progetto grafico è stato elaborato dagli uffici regionali, la stampa di 50mila copie ci costerà meno di un euro a copia: se avessimo fatto il classico calendario avremmo speso molto di più. È già prevista una ristampa, in un formato più simile a quello di un quotidiano, per fare arrivare una copia di questo rendiconto ad ogni famiglia sarda».
Rimpianti? «Uno solo, per una politica sempre più divisa per schieramenti e incapace di confrontarsi sui fatti».
Pentimenti? Neppure uno, ufficialmente. Neanche a proposito delle tasse sul lusso: «Ne sono orgoglioso, sono uno strumento di riequilibrio che chiede i soldi a chi li ha. E soprattutto chiede i soldi ai cittadini non quando acquistano un farmaco o mandano i figli a scuola, ma quando godono di un bene pubblico da tutelare come l’ambiente costiero. Da queste tasse abbiamo ricavato una cifra importante, che sarà impegnata a vantaggio dei Comuni lontani dal mare ed esclusi finora dallo sviluppo turistico».
Quest’anno la parola chiave è responsabilità. In positivo, come voglia e capacità di decidere il proprio destino, «senza aspettare che sia qualcun altro a risolvere i nostri problemi». E in negativo, per gli errori commessi nella gestione di risorse che non sono mai state scarse: «Se di fronte agli investimenti straordinari dell’Unione europea e dello Stato negli ultimi tredici anni il nostro reddito pro capite non è cresciuto, è evidente che si è speso male. È mancata sicuramente la pubblica amministrazione, ma anche le imprese, l’Università, la scuola, l’intera società sarda», ha detto Soru.
Responsabilità è anche rimanere sui banchi di scuola più a lungo, «perché l’istruzione è un diritto e un dovere. Su questa scelta abbiamo anticipato la linea del Governo». E responsabilità è farsi carico di un onere – come la gestione delle Ferrovie della Sardegna, dimenticate per decenni da Roma – e ricavarne in cambio anche la possibilità di risolvere problemi grandi e meno grandi: ad esempio «restituire a Palau l’area centralissima della vecchia stazione, che il Comune chiedeva invano da anni come sfogo per costuire nuove case».
Poteva mancare la stoccata alla stampa? Giusto alla fine, prima degli auguri di buon anno, il presidente Soru ha confessato di avere «dubbi ogni giorno sulla qualità del lavoro fatto». Ma ha subito aggiunto: «Quindi posso permettermi di pensare che ci siano ampi spazi di miglioramento anche nella qualità dell’informazione in Sardegna».
Ah, un’altra domanda non ha avuto risposta: «Presidente, ha deciso se ricandidarsi?»

L’evoluzione del Soru di mezzo: cambia passo e strategia e rischia di regnare fino al 2014. Giorgio Melis

Il Soru di mezzo, a metà del cursus presidenziale, cambia passo, approccio strategico e tattico: senza annunciarlo ufficialmente. Ma è nei fatti, o almeno così sembra. Trenta mesi dopo la nomination, meno proclami ideali, nel segno di un’avanzata ideologia sardista da terzo millennio. Restano le visioni alte del pragmatico Soru-pensiero delle origini. Ma ora più calate nella concretezza di scadenze pressanti, ineludibili. Facendo conti più stringenti con una realtà che impone risposte determinate e immediate all’ascolto di un sociale in sofferenza e in fibrillazione.
Oltre le grandi aperture iniziali, e senza il crollo di consensi come per Prodi (Soru mantiene una salda presa su almeno metà dell’elettorato), la frastornata comunità sarda chiede rassicurazioni. Certezze in prospettiva ravvicinata. Progetti e atti di governo capaci di rilanciare il volano delle sviluppo. La fedeltà ai proclami che mobilitarono un orgoglio nazional-identitario non può reggere senza che si inveri nella speranza di realizzazioni significative: non certo salvifiche a breve.
L’onestà intellettuale deve ricordare a tutti il baratro economico e sociale in cui è stata precipitata la Sardegna da tre lustri: per la quasi totale de-industrializzazione, la dissipazione di enormi risorse europee e italiane in politiche economiche parassitarie e vanamente assistenziali (spesso a beneficio di imprese di rapina e malavitose) che non hanno salvato l’asfittico tessuto produttivo né creato uno nuovo e alternativo.

Vagone sardo fermo sul binario morto: da agganciare al treno europeo.

Dopo le grandi battaglia di sostanza e d’immagine, le riforme di rottura per salvare l’ambiente da definitiva colonizzazione e svendita cementizia, l’attacco alle rendite di posizioni burocratiche e politico-clientelari, il Soru di mezzo sta passando dalla grammatica alta alla pratica da cantiere. Forse non era possibile prima. Non senza aver portato a casa il risultato del nuovo regime di entrate. Non senza aver sterilizzato l’enorme debito regionale. Solo dopo aver incassato il via operativo al metanodotto fin qui immaginario. Conquistate le dismissioni di un enorme patrimonio ex militare. In procinto di far finalmente decollare una continuità territoriale finora col piombo nelle ali. Avviata la ripartenza del carbone. Quasi definita l’intesa sull’energia con Endesa ed Enel.
Tutti risultati a buon punto o da formalizzare. Configurano uno scenario interessante, opportunità potenzialmente decisive. Da un giorno all’altro, non produrranno certo più lavoro e reddito, più produzione e occasioni. Ma sono la pre-condizione per una ripartenza che stavolta non potrà essere drogata, fasulla, con i piedi d’argilla. Ci sono i dieci miliardi di fondi europei che di qui al 2011 rappresentano davvero l’ultima spiaggia per consentire al vagone sardo fermo in un binario morto di agganciare il treno della ripresa europea e nazionale.

Una nuova stagione di doveri per un’autonomia vera e matura.

Questi risultati, comunque da consolidare con una pressione inesausta e da monitorare senza distrazioni, hanno richiesto tempo e sforzi nell’esplodere di tensioni sociali che venivano da lontano: solo da ora potranno essere affrontate con progetti e risorse nuove. Il documento non trionfalistico ma dettagliato e analitico proposto ieri è qualcosa in più di un bilancio di mezzo termine. Dev’essere soprattutto un impegno e un programma di cui Soru dovrà rispondere per fronteggiare gradualmente le tante emergenze regionali.
La disponibilità del 30 per cento dei fondi di bilancio per investimenti a largo spettro, anche nel sociale (a cominciare dal piano-casa ormai sparito da decenni in Regione e nelle città, Cagliari in primis) che poi mobiliterà lavoro e reddito, è una novità impensabile fino a ieri: quando l’indebitamente impediva alla Regione di contrarre un euro di nuovi mutui.
Oltre il dettaglio dei programmi (decisiva, nel rapporto col cittadino e per la certezza del diritto, l’informatizzione integrale e controllabile degli atti regionali), una nuova autonomia governante ed efficiente avrà come motivo ispiratore il trittico che Soru indica fino dalla candidatura:
1) una nuova stagione di doveri che legittimino la rivendicazione di diritti;
2) l’assunzione piena delle responsabilità e degli oneri che comporta un autogoverno adulto, non straccione e postulante;
3) la convinzione che nessuno risolverà i problemi che non saremo capaci di affrontare da soli: non ci saranno più pasti gratis per alcuno, nessuno regala più niente, la solidarietà va coniugata come scambio di reciproche convenienze.
Ma occorre un valore fondante: il rigoroso rispetto dell’interesse generale che spazzi via per sempre favori e abusi, familismo amorale e dissipazioni illegali dai luoghi della politica, del governo, dell’amministrazione. Sembra utopia ma è solo necessità ineludibile per evitare il definitivo collasso. Riporterebbe la Sardigna alla condizione di inane espressione geografica, riserva esclusiva per le vacanze di altri.
In una comunità gregaria (da “todos caballeros” a “tutti camerieri” ), dilagherebbero gli addetti marginali di un turismo posseduto e governato da altri. Un turismo che se totalizzante – non bilanciato da economia e produzioni locali – ruba l’anima e la dignità, cancella l’orgoglio della cittadinanza, compone una comunità di servi non della gleba ma della sabbia dorata: per altri.
Il richiamo alla responsabilità (e dignità, va aggiunto) non è un generico proclama nazionalitario o populista. Attiene alla necessità che la Sardegna non ricada in una condizione subalterna come e peggio del passato: dimentica dei valori anche immateriali che innervano l’orgoglio di un popolo. Perciò è sacrosanto il richiamo non solo alle risorse ma alla qualità della spesa: se infima, sbrana le prime e induce nuova, irredimibile povertà senza riscatto.

Il vecchio-nuovo dominus, evoluzione del brutto anatroccolo.

Non ci sono stati botti di fine anno nel matinée del Soru di mezzo: non è nel suo stile. Niente buffet, neanche caffè e acqua minerale. La sobrietà monastica al potere. Col protagonista quasi irriconoscibile rispetto al brutto anatroccolo tutto pause e scatti, rigido come un baccalà occhialuto, d’eloquio stento ma trascinante, che tre anni fa esordì con una tensione indicibile annunciando la marcia sulla Regione. L’evoluzione della specie soriana ne ha fatto un personaggio sicuro, meno spigoloso (se dura), padrone di molte materie assobite come una spugna, disinvolto e più pronto alla battuta e al sorriso.
Questo nella forma. Nella sostanza politica, pacato (fin troppo) verso il Polo che continua a farsi male demonizzandolo proprio quando i risultati gli danno ragione. Deposta l’arroganza dei momenti peggiori con un tocco-sberleffo autoironico: «Siamo tutti a rischio, io per primo: mi attende una mozione di sfiducia». Meno autoritario e padronale (ma insista) nei rapporti personali: forse si è convertito al presidenzialismo mite, addolcendo scarti temperamentali altrimenti insopportabili. E con gli assessori, un primus inter pares che farà bene a non farsi tentare dall’assolutismo: neanche temperabile col regicidio.
Sembra pacificato (se dura) anche con la sua maggioranza: sarebbe una buona notizia da far arrivare anche all’altra parte. Ad un Polo francamente sotto vuoto spinto. Che tratta Soru da smemorato di Sanluri, da illusionista e quasi imbroglione, gli nega qualunque merito e gli scarica addosso i sospetti peggiori senza confutarlo sul merito dei problemi.
Così il Polo si conferma il maggior sostenitore di Soru, gli firma una polizza assicurativa presidenziale fino al 2014, si autosterilizza vociando senza essere sentito. Convinto che un ostruzionismo o il blocco temporaneo del piano sanitario siano contrabbandabili per successi politici. Il Polo è senza leadership in campo e alle viste, allo sbando oltre la pulsione agitatoria. È autolesionismo e vulnus al buon funzionamento di un’autonomia matura.

All’ombra del grande pino-Soru, il vuoto di classe dirigente.

La deriva suicida del Polo, in un sistema dove tutto si tiene, è deleteria a tutto campo. Perché il centrosinistra, a parte la rendita molto ridimensionata di governo, non sta affatto meglio. Le divisioni sono uguali e contrarie. Soru c’è e, salvo imprevisti, resterà a lungo. Rischia di essere anche involontariamente il grande pino sotto il cui ombrello non cresce niente. Ma nessuno può anche attribuirgli la responsabilità del vuoto persistente di una nuova classe dirigente regionale. Il suo compito è al massimo di non ostacolarla e anzi favorirla. Ma soprattutto deve governare.
Spetterebbe ai partiti selezionare e formare gruppi all’altezza delle sfide presenti e future. Ma è chiaro a tutti che il post-Soru non è meglio ma peggio del già disastroso ante-Soru. I partiti sono gusci vuoti che affondano senza consenso e senza passione. Con una non-selezione o cooptazioni fidelistiche senza qualità: per non avere concorrenti ma privando così la politica e le istituzioni di un ricambio essenziale.
Questo è il grande problema attuale e di prospettiva per il futuro della Sardegna. Chi, dall’opposizione e ora assai meno nella maggioranza, si balocca con innocue torte in faccia a Soru (rimbalzano sui lanciatori), sta facendo il vuoto sul futuro dei sardi. Non è in grado di neutralizzare Soru (con chi potrà contrastarlo, nel deserto attuale?) e così sterilizza i fantasmatici protagonisti del dopo-Soru. Quello di mezzo in scena ieri raddoppierebbe indisturbato. Ma la democrazia ha bisogno come di ossigeno di altri protagonisti, di una classe dirigente plurale.

(foto C.L., archivio GrIG)

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Intesa per la predisposizione dei nuovi piani urbanistici comunali.

29 Dicembre 2006 Commenti chiusi


La Regione autonoma della Sardegna ed il Ministero per i Beni e le Attività Culturali hanno siglato una specifica intesa con numerosi Enti locali per la redazione dei piani urbanistici in adeguamento al piano paesaggistico regionale. Si tratta di un altro passo in avanti per un’efficace tutela e gestione del territorio.

da Sardegna Oggi (www.sardegnaoggi.it), 28 dicembre 2006

Adeguamenti PUC: siglata intesa con Regione.

Firmato il secondo protocollo d?intesa tra il Ministero dei Beni Culturali, la Regione, le Province e i Comuni per la predisposizione delle procedure di adeguamento degli strumenti Urbanistici Comunali al Piano Paesaggistico Regionale. A siglare l?accordo con gli Assessori Regionali Gian Valerio Sanna (Urbanistica) e Carlo Mammoni (Interim – Pubblica Istruzione), insieme ai Presidenti delle Province Pasquale Onida (Oristano) e Fulvio Tocco ( Medio-Campidano), sono stati i Sindaci dei comuni di Magomadas, Arbus, Carbonia, Cuglieri, San vero Milis, Portoscuso e Sant’Anna Arresi, per le Province di Oristano, Medio-Campiano e Carbonia-Iglesias, e Tortolì, Tertenia, Orosei, Siniscola, Posada, Santa Teresa di Gallura, Palau, Aglientu, Badesi, Olmedo, Sorso, Porto Torres, Loiri Porto San Paolo e Barisardo, per le Province di Sassari, Olbia-Tempio, Nuoro e Ogliastra.

CAGLIARI – ?Il protocollo d?intesa siglato oggi avvia di fatto le modifiche del percorso di adeguamento del processo di pianificazione urbanistica ? ha dichiarato l?Assessore regionale dell?Urbanistica Gian Valerio Sanna ? gli obiettivi sono quelli di far decollare una nuova fase nel rapporto istituzionale tra Regione e Comuni, di avviare un lavoro che semplifichi i tempi, che da regole certe e possibilità di sviluppo per tutti, e che ci auguriamo possa contribuire a lasciare alle spalle un passato di complessa burocrazia e di lungaggini. Si prosegue in quella concertazione istituzionale avviata con le conferenze di co-pianificazione verso una nuova politica il più possibile integrata, disposta a rete e con la promozione di attività intercomunali che possano garantire servizi di qualità ed economie. Stiamo anche preparando adeguate risorse che destineremo ai Comuni per far fronte alle prime necessità ? ha aggiunto l?Assessore Sanna ? assegneremo subito un acconto e successivamente attraverso il Bilancio del 2007 definiremo il saldo?.

Per quest?anno sono disponibili 2 milioni di euro, altri 4 saranno destinati nella nuova Finanziaria. II Protocollo è finalizzato alla predisposizione di una procedura inter-istituzionale concertata per l?adeguamento alle previsioni del P.P.R. dello strumento urbanistico dei Comuni, attraverso l?individuazione di criteri per la salvaguardia dei valori paesaggistici presenti nel territorio comunale. La Regione si impegna a fornire la necessaria consulenza tecnico giuridica, attraverso l?Ufficio del Piano, e alla redazione delle parti cartografiche utili alla costruzione del Mosaico degli strumenti Urbanistici Comunali, ad assistere il Comune durante la fase di esame delle osservazioni che verranno presentate successivamente alla adozione del PUC e in tutta la fase relativa all?iter amministrativo finalizzato all?adozione definitiva dello strumento urbanistico.

Il Ministero si impegna invece a fornire la propria assistenza nelle materie di propria competenza e in particolare per l?individuazione del patrimonio storico- culturale e paesaggistico del territorio comunale secondo le indicazioni del P.P.R. e per la definizione delle opportune forme di tutela dello stesso patrimonio culturale. La Provincia si impegna, fine, ad assicurare la propria assistenza attraverso il proprio Ufficio del Piano, mettendo a disposizione gli studi e le ricerche realizzate sul territorio comunale interessato, collaborando anche ai fini della regolamentazione dell?uso del territorio agricolo e delle parti destinate allo sviluppo turistico e produttivo industriale ? artigianale. I Comuni, sulla base degli strumenti urbanistici vigenti nel proprio territorio, si impegnano a loro volta a predisporre un cronoprogramma di lavori e attività da sottoporre all?intesa dei partecipanti, al fine di favorire la crescita professionale degli addetti al proprio ufficio tecnico, ad espletare tutti i lavori inerenti il presente protocollo mediante ampio coinvolgimento delle proprie strutture, utilizzando il materiale fornito dalla Regione, solo ed esclusivamente per le attività finalizzate alla redazione ed approvazione del piano urbanistico.

Il Comune si impegna inoltre a redigere lo strumento urbanistico secondo le specifiche tecniche del SITR fornite dalla Regione, ed a consegnare alla Regione copia di tutti gli elaborati costituenti il PUC, inclusa copia su supporto informatico, ed al Ministero copia degli elaborati di competenza. Soddisfatto della stipula dell?accordo l?assessore Carlo Mannoni: si è complimentato per questo nuovo modello organizzativo tecnico e finanziario: ?un nuovo modo di fare politica di una Regione che cambia soprattutto il rapporto con le Istituzioni ? ha detto l?Assessore Mannoni ? il processo della pianificazione intrapreso conferma questo rapporto di collaborazione con gli Enti Locali che insieme alle Province potranno governare il loro territorio.

(foto S.D., archivio GrIG

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Come si campa in Italia…..


Soltanto pochi mesi or sono un Presidente del Consiglio pro tempore dal sorriso smagliante insieme al suo fantasioso Ministro dell’economia invitavano gli italiani ad esser ottimisti ed a prender soldi in prestito per incentivare i consumi….. almeno questi ce li siamo tòlti dai piedi, pro tempore…..e chi governa ora ? D’altro canto, il consumismo e una pubblicità sempre più persuasiva fanno il resto…

da La Nuova Sardegna, 29 dicembre 2006

Vivere con meno di 1.800 euro al mese.
Così una famiglia su due e al Sud è ancora peggio.

ROMA. Metà delle famiglie italiane vive con meno di 1.800 euro al mese. Nel 2004, un nucleo familiare su sette ha ammesso di arrivare con molta difficoltà alla fine del mese; una spesa imprevista di 600 euro, ad esempio, porta in crisi il 30 % delle famiglie italiane. I dati contenuti nell?indagine ?Reddito e condizioni di vita? curata dall?Istat dipingono un?Italia in affanno, con il borsellino vuoto e il conto corrente sovente in rosso. Nel 2004 – secondo l?Istituto – le famiglie residenti in Italia hanno percepito, in media, un reddito netto di 28.078 euro, circa 2.340 euro al mese. Tuttavia la maggioranza delle famiglie (62,3 %) ha conseguito un reddito inferiore. Inoltre il 50 % delle famiglie ha percepito nel 2004 meno di 22.353 euro (circa 1.863 euro al mese).
I risultati dell?indagine Istat sui redditi e le condizioni di vita confermano inoltre l?esistenza di un profondo divario territoriale: il reddito medio delle famiglie che abitano nelle regioni del sud e delle isole é pari a circa tre quarti del reddito delle famiglie residenti nel nord. La Lombardia – secondo i dati – presenta il reddito medio più alto (32.313 euro), mentre il reddito medio familiare più basso si osserva in Sicilia (20.996 euro).
Le famiglie in cui il lavoro autonomo costituisce la fonte di reddito principale percepiscono, in media, 3.051 euro al mese, rispetto ai 2.642 mensili delle famiglie con redditi prevalenti da lavoro dipendente.
Per l?Istat il 22,8 % delle famiglie meridionali e insulari arriva con grande difficoltà alla fine del mese. In Sicilia la metà non riesce a sostenere spese impreviste, mentre in Puglia quasi il 10% riconosce di avere difficoltà ad acquistare i generi alimentari. In almeno un?occasione, il 9 % delle famiglie si è trovato in arretrato con il pagamento delle bollette; il 12 % ha procrastinato di saldare gli onorari dei medici e il 18 % ha evitato di comprare i vestiti necessari perchè non aveva più soldi.
Addirittura l?11 % delle famiglie intervistate ha confessato di dover tagliare anche sulle spese di riscaldamento per poter sbarcare il lunario.
In Italia è molto aumentato, negli ultimi anni, il ricorso al credito al consumo (cioè la rateizzazione dei pagamenti). Le famiglie italiane, secondo l?Istat, si indebitano soprattutto per comprare i mobili, ma spesso non riescono a far fronte all?onere delle rate. E così, il 14,4 % dei nuclei familiari si ritrova, almeno una volta all?anno, in difficoltà alla scadenza dei pagamenti. Il fenomeno è più evidente al Sud e nelle isole, dove la percentuale di famiglie che non riescono a pagare le rate sfiora il 25 %. Credito al consumo a parte, quasi una famiglia su 10 non riesce a pagare le bollette di gas, luce e acqua. Sono invece il 4 % le famiglie che dichiarano di non essere riuscite a pagare l?affitto o la rata del mutuo.
Gli acquisti a rate. Un rapporto della Banca d?Italia, comunque, fa notare che il fenomeno del credito al consumo è in forte aumento, tanto che nell?ultimo anno i prestiti a più di 5 anni sono aumentati del 36,5%.
Sempre l?Istat annota che il 14,4% delle famiglie dichiara di trovarsi in difficoltà avendo da pagare, in arretrato, affitti, mutui e bollette. Ma ci sono anche nuclei familiari (il 17,6 %) che sostiene di non avere i soldi per i ?vestiti necessari? o ancora peggio (il 12,2 %) per le spese mediche.
Il 5,3% delle famiglie afferma, inoltre, di ?non avere i soldi?, almeno una volta all?anno, per l?acquisto del cibo. E ancora, l?8 % delle famiglie ha problemi con le spese per il trasporto e oltre il 13 % per il pagamento delle tasse.
Il 10% afferma, invece, di non potersi permettere un riscaldamento adeguato all?abitazione.
Analizzando i dati Istat, sono poi 4 su 10 le famiglie italiane che dichiarano di non potersi permettere una settimana di ferie all?anno. Con punte che sfiorano il 50 % tra i pensionati o i nuclei numerosi, da cinque componenti o più. L?abitazione, invece, ?brucia? il 15 % del reddito medio. Infatti, secondo le statistiche, la casa ha un costo medio di 302 euro al mese. La cifra sale a 473 euro in caso di affitto e scende a 232 quando si è in presenza di una casa di proprietà.
«E? una società consumista che tende a far indebitare le famiglie perchè ci induce a spendere, non i soldi che abbiamo, ma quelli che pensiamo di avere in futuro», dice il sociologo Domenico De Masi. «Ma per rinviare i pagamenti nel tempo, dobbiamo sperare che il nostro reddito non diminuisca. E purtroppo non è sempre così».

PREVISIONI ADUSBEF. Auto, tv, luce, gas e autostrade aumenti-stangata per 440 euro.

ROMA. Una stangata da 440 euro si «abbatterà sulle spalle delle famiglie italiane» con l?arrivo del nuovo anno. E? quanto prevede l?Adusbef in base all?attesa raffica di rincari che colpirà gli italiani: dal bollo auto al canone Rai, dall?addizionale Irpef ai pedaggi, passando per le bollette di luce e gas e le polizze Rc Auto. L?associazione dei consumatori stima così che dei 450 euro di rincari che il nuovo anno riserva agli italiani, 279 euro a famiglia sarà il peso legato alle misure introdotte da una Finanziaria «lacrime e sangue» mentre altri 171 euro di aumenti saranno legati ai «soliti incrementi tariffari».

(foto da mailing list politico-sociale)

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Anno nuovo, rifiuto nuovo?o no?


Il Governo italiano, oggi inspiegabilmente ottimista sulle progressive sorti del nostro Paese, auspica che le Regioni garantiscano sul proprio territorio una raccolta differenziata dei rifiuti pari al 40% entro il 2007. Si tratta, evidentemente, di un auspicio ?obbligato?, finalizzato ad evitare le sanzioni dell?UE all?Italia e, sempre nell?ottica del risparmio nazionale, viene introdotto il ?principio di rivalsa? che lo Stato potrà esercitare nei confronti degli enti locali inadempienti. Considerati i dati recentemente resi noti dalla Provincia di Cagliari (a tal proposito si può leggere il post del 19 dicembre 2006 pubblicato sul nostro blog) la nostra Isoletta rimpinguerà abbondantemente le casse dello Stato ma, a questo punto, la domanda sorge spontanea: in quale cassonetto mettiamo gli amministratori che non sono stati in grado di attuare la raccolta differenziata?

ANSA 29.12.2006 13:05
ROMA – Il 2007 si prospetta all’insegna della raccolta differenziata dei rifiuti. Secondo gli interventi previsti dalla Finanziaria approvata dal governo e presentata dal ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, con il nuovo anno partirà una vera e propria rivoluzione. Le Regioni infatti dovranno garantire sul proprio territorio una raccolta differenziata pari al 40% entro il 2007, al 50% entro il 2009, al 60% entro il 2011. E per chi non rientra nelle norme europee (in materia di rifiuti, ma anche di altri settori), per difendersi da multe salate da parte della Ue lo Stato si difende: viene introdotto anche il ‘principio di rivalsa’ nei confronti degli enti locali inadempienti. In pratica, le mega multe che la Ue farà all’ Italia nei casi di infrazione, dovranno essere pagate dai soggetti (enti locali o altri organismi) che le hanno provocate.

(foto archivio Gr.I.G.)

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Dite la vostra sul parco naturale di Molentargius – Saline.,,


Riceviamo e pubblichiamo molto volentieri questa richiesta di commenti relativamente alla gestione del parco naturale Molentargius – Saline. Ringraziamo tutti anticipatamente per la partecipazione.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Molentargius e Certificazione Ambientale

Ultimamente si parla molto delle sorti del Molentargius, un tesoro non proprio riconosciuto della città. Le problematiche si sa, sono numerose. Is Arenas e abusivismo, ruoli non molto chiari di gestione, biodiversità da mantenere e proteggere, ecc.

Avete mai pensato che una certificazione ambientale (EMAS / ISO 14001) riconosciuta a livello internazionale potrebbero essere una soluzione alle problematiche di questa importantissima zona umida ?

Un gruppo ambientalmente sensibile come il vostro, vedrebbe i benefici dell?applicazione di un sistema di gestione ambientale finalizzato alla certificazione ?

Se pensate che l?ipotesi di una certificazione possa semplificare le problematiche gestionali o ambientali del Molentargius, includendo anche il miglioramento della organizzazione dell?educazione ambientale, incremento dei numeri del turismo sostenibile, miglioramento del rapporto dei vari portatori d?interesse e cosi via vi prego di scrivere numerosi commenti. Non si escludono opinioni negative al riguardo e sono altrettanto benvenute.

Questi commenti servirebbero ad una ricerca per la tesi di un master in Management Ambientale che analizza le opinioni degli stakeholders sull?ipotesi della certificazione ambientale del Molentargius.

Anche se l?applicazione del sistema di gestione ambientale non avesse attuazione nel futuro prossimo le vostre opinioni potrebbero essere lo spunto nell?iniziare a pensare all?innovazione e ad una visione del Molentargius come un parco che potrebbe in futuro portare un marchio di qualità ambientale.

Ingrid Rudi

(foto L.C., archivio GrIG)

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Aperte le iscrizioni al XV Corso di Diritto Ambientale !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico organizzano il quindicesimo Corso di Diritto Ambientale: inizierà venerdi 26 gennaio 2007, alle ore 20.30, presso la sede cagliaritana di Via Cocco Ortu n° 32 (telefono e fax 070/490904 e-mail: amicidellaterra@libero.it).
Le conversazioni, tenute da liberi professionisti, dirigenti pubblici ed operatori del diritto, avranno carattere monografico, con cadenza settimanale, ognuna relativa ad una specifica tematica propria del diritto ambientale: tutela delle coste e pianificazione paesaggistica e territoriale, caccia e tutela degli ?altri? animali, aree protette, strumentazione volontaria ambientale, diritti di uso civico ed altri diritti d?uso collettivi, inquinamento elettromagnetico, diritto all?informazione ambientale e partecipazione al procedimento amministrativo, gestione dei rifiuti, abusivismo edilizio e condono, salvaguardia e gestione delle aree boscate, valutazione di impatto ambientale.
Le precedenti 14 edizioni del Corso ? l?unico del suo genere in Sardegna ? hanno visto la proficua frequenza di circa 700 partecipanti della più varia estrazione (numerosi studenti universitari, appartenenti al mondo professionale, tecnici nei vari settori ambientali, funzionari pubblici, insegnanti, ecc.) proprio perché l?approccio agli argomenti è quanto più agevole e concreto. E? infatti intendimento fondamentale del Corso quello di fornire al maggior numero possibile di persone un?introduzione quanto più possibile approfondita all?utilizzo dello ?strumento diritto? per la difesa dell?ambiente e dei connessi diritti dei cittadini.
Viene inoltre distribuita ai partecipanti una dispensa su compact disk relativa agli argomenti trattati durante il Corso. Per informazioni ed iscrizioni è possibile rivolgersi presso la segreteria degli Amici della Terra, in Via Cocco Ortu 32, a Cagliari (telefono e fax 070/490904; e-mail: amicidellaterra@libero.it) oppure attraverso il blog del Gruppo d?Intervento Giuridico (http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/) .

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(disegno S.D., archivio GrIG)

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Auguri !!!!!


Il Gruppo d?Intervento Giuridico, gli Amici della Terra e la Lega per l?Abolizione della Caccia augurano a tutti i visitatori di questa verde prateria del web un sereno Natale ed uno splendido anno nuovo? con maggiore tutela dell?ambiente e dei beni culturali, con più forte sostegno ai diritti civili e più rispetto degli ?altri? animali?. Se ci mettiamo anche un po? di buona volontà e ci rimbocchiamo le maniche possiamo contribuire anche noi !

Gruppo d?Intervento Giuridico, Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia

Ci hanno inviato i loro auguri, che contraccambiamo calorosamente:

Giosuè Loy, Bruno Caria, Ivana Dettori, la direzione e lo staff nazionali degli Amici della Terra, Carlo Masnata, Francesco Martone, Rossella Ognibene, Maurizio Giudice, Francesca Carrada, gli Amici della Terra della Toscana, Simona Murroni, Augusto Atturo, Cristina Lavinio, Antonello Fruttu, Sergio Diana, Elisabetta Pilia, Francesca, Monica Frassoni e tutto il suo staff, Sergio Andreis, Maria Rosaria Demuro, il WWF Sulcis, Agostino Giordo, Luca di Sassari, Carlo Dore, Carlo Ferrando e Cinzia Sidoti, Salvatore Parodo, Tonino Dessì, Giandomenico Sabiu, Paolo Maninchedda, Gianluca Solera, Dinda Ruspoli, Chicco e Angela Porcu, Roberto Giurastante, Pietro Silvestri, Butterfly Arc, Alba Canu e Pietro Pallavisini, Vicky, Federico Palomba, Maria Francesca, Alfredo Ingegno, Raffaele Deidda, Maurizio Merea, Graziana Gutmann, la Lega per l’Abolizione della Caccia del Veneto, Flaviano, Franco, Andrea Scano, Giuseppina Primavera, Giacomo Banche, Antonio Soddu Pirellas, Fausto Pani, Mauro Lissia, gli Amici della Terra di Verona, Carlo Augusto Melis, Anna Giordano, Ofelia Limongelli, lo staff di Vigilanza Ambientale, Stefano Corda, Fausto Mancin, Andrea Zanoni, Achille Mauro ed Enea Porcheddu, Marcello Grussu ed il Gruppo Ornitologico Sardo, Giuseppe Floris, Maxroom ed il gruppo d’incontro Beppe Grillo di Cagliari, Natalia Ibba e Massimiliano Farina, Sandro Martis, Gian Valerio Sanna, Gian Carlo Fantoni, Carla Testa, Piero Mannironi, Alessandro Spano, Nicoletta Ornano, Cristina Ronzitti, Ingrid Rudi, Cicito Morittu, Pablo Sole, Rino Sanna, Paolo Fiori e Caterina Carta, Salvatore Sanna, Maria Itria Delitala e Salvatore Dessì, Georgia Randazzo, Gaia Pallottino?..

(immagine da mailing list animalista)

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Settantamila volte insieme !


Il ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico, in poco più di un anno ha superato le 70.000 ?visite?. Siete davvero tanti. Gli ultimi 10.000 contatti sono stati fatti in 33 giorni. Una media di poco più di 303 al giorno. Con il nostro piccolo ?record? di 635 ?visite? in un giorno. Per noi, una piccola realtà dell?informazione ambientale, è una soddisfazione non indifferente.
438 articoli, 1.305 commenti. Gli articoli più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio??, sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.350 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (770 ?visite?), ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (553 ?visite?) e ?Ma si può morire in pace? (460 ?visite?) sul drammatico caso Welby e sulle difficili problematiche della ?buona morte?. Fra i tanti, alcuni sono argomenti più ?gettonati?: la speculazione e l?abusivismo edilizio (6.595 contatti su 59 articoli), la Conservatorìa delle coste (1.630 contatti su 9 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (601 contatti su 4 articoli), le aree minerarie dismesse (1.150 contatti su 13 articoli), la pianificazione paesistica (2.471 contatti su 20 articoli), l?informazione sui temi ambientali relativi alle elezioni comunali cagliaritane (847 contatti su 6 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (5.953 contatti su 45 articoli), le tematiche dell?energia (993 contatti su 8 articoli), la gestione dei rifiuti (563 contatti su 9 articoli).
Questo ?blog?, come è agevole capire, è di parte, è la vetrina pubblica del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come della Lega per l?Abolizione della Caccia, degli Amici della Terra e di tante altre realtà ecologiste ed animaliste. Ma è anche luogo di informazione e confronto e l?alto numero di contatti e commenti, per una piccola ?vetrinetta? dell?informazione ambientale come la nostra, lo testimonia. Desideriamo ringraziare tutti coloro che ci hanno inviato articoli, interventi, commenti, critiche che rendono vivo e vitale questa ?nicchia ecologica? dell?informazione verde. Naturalmente, cercheremo di fare sempre meglio, con l?aiuto di chiunque voglia partecipare e darsi da fare e con l?obiettivo di fare qualcosa di buono per questa nostra Terra. Qui le porte sono sempre aperte.

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto L.C., archivio GrIG)

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La Germania insabbia un rapporto sugli alti costi dell’energia eolica.


Un imbarazzante Rapporto che avverte che i programmi di parchi eolici faranno crescere i costi energetici e che i gas serra possono essere ridotti con metodi più tradizionali è stato da poco insabbiato. Si trattava di una ricerca di quasi 500 pagine eseguita per conto del Governo tedesco e che avrebbe dovuto essere pubblicata a metà gennaio. Tuttavia essa è stata considerata così imbarazzante che i ministri l’hanno rimandata indietro chiedendo correzioni. Jurgen Trittin il ministro verde tedesco col portafoglio dell’ambiente ha dichiarato: “non vogliamo che i contenuti di questo Rapporto possano essere male interpretati“. La ricerca sui parchi eolici era stata compilata dall’Agenzia governativa sulle ricerche energetiche insieme ad altri Enti indipendenti. Le sue conclusioni sono difficili da digerire per la maggioranza di governo formata da Socialdemocratici e Verdi, che ha favorito una grande espansione dei parchi eolici tedeschi, che con più di 15.000 turbine, rappresentano la punta europea. Inoltre, secondo i piani, esse dovrebbero raddoppiare entro il 2015.
Questo Rapporto ha implicazioni anche per altri Paesi. Il Governo britannico ha indicato di voler seguire il governo tedesco e lo scorso anno in una conferenza sull’energia tenuta a Berlino, e inaugurata dalla Regina Elisabetta, ministri e scienziati di entrambi i paesi hanno annunciato un grande impegno di collaborazione sulle fonti rinnovabili.
I dati contenuti nel Rapporto ora insabbiato, erano filtrati al settimanale “Der Spiegel” alcuni mesi or sono. Da essi si desumeva che se la Germania procederà a raddoppiare il numero delle proprie turbine eoliche, il costo annuale dell’energia per i consumatori salirebbe da 1,4 miliardi di euro a 5,4 miliardi, facendo aumentare la bolletta media delle famiglie di 44,00 euro entro il 2015. Secondo il Rapporto, inoltre, il Governo tedesco dovrebbe pagare oltre 1 miliardo di euro per installare più di 1.000 Km di nuovi cavi. Infine il parco centrali elettriche esistente dovrebbe essere notevolmente riadattato per far fronte alle grandi fluttuazioni di potenza legate all’energia eolica. In base a questa ricerca, anche la principale ragione del ricorso all’energia eolica, ovvero la sua capacità di contrastare l’effetto serra, viene ridimensionata: con costi minori si potrebbero apporre moderni sistemi di filtraggio alle centrali elettriche convenzionali, ottenendo gli stessi risultati di riduzione dei gas serra.

Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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NON COMPRATE LE GRIVE !


Non comprate le grive ! Sono il frutto di una caccia illecita e senza scrupoli e chi le acquista (dai 30 ai 50 euro per “spiedo”) commette il reato di ricettazione. Se le vedete in vendita nei mercati o ve le offrono nei ristoranti, avvertite le Forze dell’ordine oppure segnalatecelo.

NON COMPRATE LE GRIVE, NON SOSTENETE IL BRACCONAGGIO !

Lega per l’Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto C.F.V.A.)

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Arriva la Procura della Repubblica per Palazzo Aymerich…


E ora arriva la Procura della Repubblica a vederci chiaro sulla “ristrutturazione” a colpi di ruspa e benna dello storico Palazzo Aymerich e del Portico Laconi. Nei giorni scorsi la Soprintendenza per i beni archeologici aveva sospeso temporaneamente i lavori per verificare gli aspetti di propria pertinenza, poi la Direzione generale per i beni culturali e paesaggistici e la Soprintendenza per i beni ambientali ed architettonici hanno avviato il procedimento per la declaratoria di interesse storico-culturale del Palazzo Aymerich e del contiguo Portico Laconi. Forse non tutto è perduto e un “pezzo” di storia cagliaritana potrà esser recuperato. Quel recupero che al buon sindaco di Cagliari Floris piace soltanto se affidato alla “buona volontà”, quando c’è, di imprenditori e progettisti. Non dovrebbe andar il panettone di traverso a nessuno, se tutti vogliono davvero il recupero del centro storico. Noi crediamo, però, che debba essere vero “recupero” storico e culturale e non “vuoto” urbanistico da riempire con “volumetria” residenziale o ricettiva. Ne abbiamo le tasche piene di disinvolte o meno operazioni edilizie a spese dell’ambiente, della storia e dei beni culturali di Cagliari. Auspichiamo che la Procura della Repubblica faccia chiarezza e che gli Organi periferici del Ministero per i beni e le attività culturali tutelino il centro storico casteddaio. Sarebbe anche interessante andar ad accertare dove si recano i camions con le “pietre storiche” demolite: pare che vadano in un altro luogo topico della speculazione immobiliare cagliaritana, un Colle anch’esso ricco di storia e delle sue testimonianze…..

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da L?Unione Sarda, 21 dicembre 2006

Dopo il via ai lavori. Palazzo Aymerich, sul restauro la lente della Procura.

Palazzo Aymerich: nello stop and go dei lavori di ristrutturazione si inserisce la Procura della Repubblica. Non è stata aperta un?inchiesta, ma, in seguito alla segnalazione del Gruppo d?intervento giuridico, il sostituto Daniele Caria ha deciso di controllare. Così ieri mattina gli ufficiali di polizia giudiziaria hanno bussato al Comune per chiedere gli atti relativi ai lavori di restauro. Allo stato si direbbe tutto regolare, nel senso che non pare siano stati commessi reati, ma, davanti alla segnalazione degli ecologisti, il magistrato vuol controllare se davvero ci sia stato un cambio di destinazione d?uso. Il controllo riguarda, insomma, l?uso abitativo del palazzo. Così, mentre la Sovrintendenza ha dato il via alla ripresa dei lavori dopo il blocco di mercoledì, c?è grande attesa per la decisione sollecitata dalla Direzione per i beni culturali che ha chiesto alla Soprintendenza dei beni architettonici un vincolo sull?area compresa fra via dei Genovesi e via Lamarmora. Se sarà dichiarato un ?particolare interesse? di ciò che resta dell?edificio ottocentesco, i lavori di ristrutturazione potranno essere bloccati. La vicenda del palazzo Aymerich è stata segnalata dalle associazioni ambientaliste secondo le quali si stava buttando giù un pezzo di storia cagliaritana col benestare delle amministrazioni pubbliche. Ma il progettista e l?assessore comunale avevano replicato immediatamente sostenendo che stavano recuperando un angolo abbandonato con tutte le autorizzazioni necessarie. Il Gruppo d?intervento giuridico e gli Amici della terra hanno comunque chiesto l?intervento del ministero ai Beni culturali, degli assessorati regionali all?Urbanistica e ai Beni culturali, del Comune, della Soprintendenza, del Corpo forestale, dei carabinieri del Noe e della Procura della Repubblica: con un esposto hanno segnalato che in via dei Genovesi sono in corso i lavori per la costruzione di una serie di appartamenti su ciò che resta di palazzo Aymerich. I lavori metterebbero a rischio anche il Portico Laconi che collega via Genovesi con via Lamarmora. Dopo qualche giorno di blocco avant?ieri è arrivato il via libera alla ripresa dei lavori, a certe condizioni: i funzionari del dipartimento ministeriale ritengono che sotto la strada ci possa essere un?antica cisterna, dunque bisognerà fare attenzione per non danneggiarla. Ecco perché i lavori verranno monitorati dagli uomini della Soprintendenza. Inoltre sulla ristrutturazione ci sarà la vigilanza del Comune e dei Beni archeologici.

da La Nuova Sardegna, 21 dicembre 2006

Il sindaco critica la decisione della sovrintendenza. «Palazzo Aymerich, grave bloccare i lavori». Roberto Paracchini.

CAGLIARI. «Ma io disconosco questo intervento, mi si deve dire che cosa ne sarà allora del palazzo Aymerich e chi lo custodirà se resta un rudere?», commenta il sindaco Emilio Floris alla notizia che la sovrintendenza ai Beni architettonici avvierà («entro questa settimana») la procedura per il vincolo dello stabile di Castello. Le norme stabiliscono che una volta iniziata la procedura non si possa continuare la rimozione dell?esistente. «Si tratta di intervenire per proteggere quel bene – ha spiegato l?altro ieri a La Nuova Stefano Gizzi, sovrintendente ai Beni architettonici di Sassari e facente funzioni anche per Cagliari – venerdì scorso ho fatto un sopralluogo col coordinatore delle soprintendenze regionali Paolo Scarpellini e abbiamo convenuto che si tratta di una struttura storica e che quel che vi si trova ancora dopo i bombardamenti del 1943 presenta importanti elementi architettonici in grado di ricostruire una serie di fasi storiche della struttura. L?obiettivo è quello di far sì che le ruspe non entrino più in quell?area». Secondo il sovrintendente la trama del palazzo va conservata: in quel contesto necessita un intervento di recupero di quel che all?interno ancora esiste, archi e non solo: la demolizione va, quindi, fermata.
La settimana scorsa era intervenuta la sovrintendenza ai Beni archeologici per bloccare («momentaneamente») le opere in quanto non era stato fornito ai loro uffici il progetto dei lavori, che prevedono anche degli scavi. Ma ora, dopo aver esaminato i documenti, questa sovrintendenza ha tolto il veto, «ma seguiremo come di nostra competenza – ha spiegato il sovintendente Vincenzo Santoni – le opere che comportano scavi in quanto l?area è di ?massima attenzione per i reperti archeologici?».
Adesso, però, la decisione della sovrintendenza ai Beni architettonici fermerà il proseguo dei lavori in quanto questi prevedevano la rimozione dell?esistente ad esclusione del portico Laconi. «Questo intevento di ricostruzione invece – sottolinea il sindaco Floris – avrebbe mostrato come la qualità dell?abitare può essere presente anche in Castello. E il tutto con una struttura che avrebbe ripreso la fisionomia del quartiere». La sovrintendenza, però, ha ravvisato in quel che resta del palazzo Aymerich dei reperti storico-architettonici importanti… «Ma prima hanno dato l?assenso e poi tornano indietro. A questo punto la sovrintendenza dovrà occuparsi anche della tutela del bene: non può bloccare un simile intervento per poi lasciare l?area degradata al Comune. Non capisco la logica di questo modo di operare… Si parla di fare il museo Betile sul lungomare di Sant?Elia, poi si blocca un lavoro misurato e corretto come quelle che si stava per realizzare al palazzo Aymerich. Inoltre corrono già voci poco chiare, come se vi fosse qualcuno pronto ad acquistare quell?area. Dopo tanti anni si stava finalmente intervenendo e in modo appropriato. E ora tutto viene bloccato».

(foto S.D., archivio GrIG)

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Che le grive vadano di traverso !


Siamo particolarmente soddisfatti dell?operazione del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale che ha portato al sequestro di 520 ?tacculas?, 775 trappole per cervi e cinghiali, 420 reti e 9 mila trappole per uccellagione ed alla denuncia di sette bracconieri nel Cagliaritano. Nel nostro piccolo cerchiamo di dare una mano alla lotta contro il bracconaggio con campagne annuali che portano all?eliminazione di migliaia di trappole ed alla liberazione di decine di ?altri? animali catturati da strumenti di caccia e di morte illeciti. L?operazione del Corpo Forestale, nel periodo delle festività natalizie, quello più propenso al commercio illecito del frutto dell?attività di bracconaggio, assesta certo un duro colpo. C?è bisogno, però, di ulteriori passi: il controllo dei mercati cittadini, dove esiste uno smercio neppure tanto nascosto, e dei ristoranti. Soltanto in questo modo si potrà porre un serio freno a questa attività illecita e distruttrice della fauna selvatica. Un appello anche, ai cittadini: non comprate ?grive? e ?tacculas? (dai 30 ai 50 euro per ?spiedo?), è ricettazione ed è punibile come tale. E poi non ci si lamenti se la ?griva? va di traverso?..

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

da L?Unione Sarda, 20 dicembre 2006

Operazione contro la caccia di frodo a Capoterra, Pula, Burcei, Sinnai e Castiadas. Sette bracconieri nella rete dei ranger. Sequestrati dalla Forestale 520 volatili, 420 reti e 9 mila lacci. Andrea Piras.

Li hanno colti con le mani nel sacco, intenti a smagliare dalle reti piazzate nei giorni precedenti lungo i canaloni di montagna gli uccelli appena catturati. Altri bracconieri, ai grandi muri di nylon, hanno preferito lacci e trappole realizzate con i crini di cavallo. Anche per loro è scattata la trappola tesa dagli agenti del Corpo forestale nelle campagne di Capoterra, Sarroch, Maracalagonis, Sinnai e Burcei. Sette cacciatori di frodo sono stati colti in flagranza di reato e denunciati per il reato di uccellagione in oasi permanente di protezione faunistica. Si tratta di L.C. di 67 anni e I.M. di 41, entrambi di Burcei, F.P. di 45 anni e P.P. di 35 di Sinnai, R.S. di Maracalagonis, S.P. di 45 anni e L.A. di 56, entrambi residenti a Capoterra. Durante il blitz sono stati inoltre sequestrati trappole e numerosi uccelli.
Il blitz. L?operazione disposta dal Servizio territoriale di Cagliari del Corpo forestale su ordine della direzione generale, è stata condotta dalle stazioni di Campu Omu, Capoterra, Castiadas, Pula, Muravera e Sinnai con il coordinamento del Nucleo investigativo di polizia ambientale. L?intervento è comunciato mercoledì mattina e si è concluso venerdi. I ranger, dopo aver pattugliato le zone dei Sette Fratelli e del Basso Sulcis e scoperto numerose ?trappole?, hanno deciso di mettere in atto una serie di appostamenti per riuscire a cogliere in fallo i cacciatori di frodo. Alcuni uccellatori sono stati anche filmati mentre recuperavano i volatili intrappolati nelle reti. Un dossier cinefotografico consegnato alla Procura della Repubblica di Cagliari.
Il sequestro. Durante la campagna contro il bracconaggio, intensificata in queste settimane che precedono le feste di natale e Capodanno, giorni in cui è altissima la domanda di tordi per confezionare le ricercatissime ?tacculas?, i ranger hanno sequestrato complessivamente 520 uccelli tra tordi, merli, colombacci e pettirossi, tutti catturati con le reti e i lacci di crini di cavallo. Di questi circa 400 sono stati rinvenuti nelle abitazioni delle persone denunciate. In particolare i tordi erano già stati spennati e confezionati in gruppi di otto in buste alimentari in cui era scritto il prezzo (30, 40, 50 euro, a seconda del peso). ?Is tacculas? erano insomma pronte per essere immesse nel mercato nero della selvaggina, particolarmente florido in questo periodo. Sequestrati anche un fucile detenuto illegalmente, 700 tagliole per cervi e cinghiali, 420 reti, 9 mila lacci di crine, 75 cavetti d?acciaio per i grossi selvatici.

da La Nuova Sardegna, 20 dicembre 2006

OPERAZIONE DEI FORESTALI. Sequestrate 520 «tacculas», denunciati sette bracconieri.

CAGLIARI. Per Natale avevano pronte 520 «tacculas», in alcuni casi confezionate e prezzate in gruppi di otto uccelli – dai 30 ai 50 euro a seconda del peso – per essere vendute sul mercato nero della selvaggina. Sette cacciatori di frodo scoperti nei giorni scorsi nel Cagliaritano e nel Sulcis sono stati denunciati per il reato di uccellagione dai forestali impegnati in un servizio mirato nelle oasi permanenti di protezione faunistica sui monti Sette Fratelli, nelle campagne fra Sinnai e Burcei, e nelle zone montane fra Capoterra e Sarroch. I denunciati sono stati colti in flagrante e filmati mentre s?impossessavano degli uccelli – tordi, merli, colombacci e pettirossi – catturati con il sistema delle reti e dei lacci di crine. La gran parte (circa 400) degli animali è stata sequestrata nelle abitazione dei sette bracconieri: due, di 41 e 67 anni, sono di Burcei, altri due, di 35 e 45 anni risiedono a Sinnai, un quinto, di 74 anni, è di Maracalagonis, mentre gli altri, di 45 e 56 anni abitano a Capoterra. La selvaggina pronta per la vendita era conservata senza che fossero rispettate le più elementari norme igieniche. All?operazione, cominciata il 13 dicembre scorso e conclusa il 15 successivo hanno partecipato forestali delle stazioni di Campuomu, Capoterra, Castiadas, Muravera, Pula e Sinnai, che hanno sequestrato anche un fucile detenuto illegalmente, 700 tagliole, fra cui alcune a scatto per la cattura di cervi e cinghiali, 420 reti per uccellagione, 9.000 lacci di crine, 75 per cinghiali e cervi.

E questi sono i dati relativi alle operazioni anti-bracconaggio svolte dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale nel 2005.

209 persone indagate sul piano penale e 204 sanzionate amministrativamente, oltre al sequestro di 107 fucili, 3.290 cartucce, 7 tubi-fucile, 906 capi di selvaggina, 3.543 reti e 26.814 lacci rappresentano il bilancio dell’attivita’, nel 2005, del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della Sardegna contro il bracconaggio.
In base all’articolo 33 della legge 11 febbraio 1992, n. 157, (Rapporti sull’attivita’ di vigilanza) e’ previsto che le Regioni, nell’esercizio delle funzioni amministrative, entro il mese di maggio di ciascun anno, trasmettano al ministero delle Politiche agricole e forestali un rapporto informativo sul numero degli accertamenti effettuati in relazione alle singole fattispecie di illecito e un prospetto riepilogativo delle sanzioni amministrative e delle misure accessorie applicate.

A questi dati vanno sommati, naturalmente, quelli relativi all?attività svolta in materia dalle altre Forze dell?ordine, in particolare dai Carabinieri.

(foto L.A.C.)

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Sindaco, sceriffo, segretario ?nazionale??.


Non sapendo più come cavolo fare, la risicata maggioranza interna dell?ex glorioso P.S.d?Az., reduce dai trionfi elettorali in salsa leghista, va a nominare segretario ?nazionale? Efisio Trincas, sindaco di Cabras (OR). Quello che vuole disinvoltamente approdi per ogni dove dell?Area marina protetta del Sinis pensando che sia un?appendice del Salone della Nautica anziché un parco. Quello che scodella ordinanze a getto continuo per tutelare l?ambiente dimenticandosi di farle osservare. Quello che progetta, sempre per tutelare l?ambiente, complessi edilizi sul mare evitando accuratamente di far soggiornare i turisti in paese. Quello che vuol sparacchiare alle cornacchie perché divorano le angurie soltanto nei campi cabraresi (si sà, le cornacchie perseguitano Cabras, grigie come cugurre) e vuol eliminare i cormorani dalla faccia della terra perché fanno suicidare i pesci. Dimenticandosi di come è stato mal gestito ed inquinato lo Stagno di Cabras. L?inizio è dei migliori, un po? di sana tolleranza per i ?diversamente orientati? sul piano sessuale. Quale sarà la prossima puntata ? Ora che la sua è una dimensione ?nazionale?, forse la caccia ai mufloni perché si permettono di snobbare il Sinis ? Povero Mario Melis, allora sì che il P.S.d?Az. sapeva dire qualcosa di importante in materia ambientale?..

Gruppo d?Intervento Giuridico

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 19 dicembre 2006

Otto glutei anziché quattro mori, Calderoli for president con o-Sanna. Giorgio Melis.

Efisio Trincas, sindaco di Cabras e ora anche segretario dei Quattro Mori per grazia di Giacomo o-Sanna e volontà del medesimo, sentenzia in un’intervista: «Dobbiamo difendere le famiglie tradizionali: le coppie gay non possono avere gli stessi diritti delle coppie normali». A stretto giro di posta, l’ultimo arrivato in casa sardista, Beniamino Scarpa, è il primo e anche l’unico a reagire: si è autosospeso dal partito. Pronta replica del segretario: mai parlato dei gay come “coppie non normali”. Insomma, sarà il solito giornalista ad averlo male interpretato.
Giusto per sputtanare un altro poco i sardisti, che peraltro già provvedono da soli. Ci riescono meglio di qualunque avversario, sempre che ne abbiano ancora. Non se li fila più nessuno, fanno rabbia e insieme tenerezza, patetici nel loro cupio dissolvi. Non hanno quasi più amici: figurarsi nemici. Improbabile che l’ultimo si annidi nella redazione del Giornale di Sardegna: uno scrivano italiota deciso a far apparire i 4 Mori a destra dello Storace d’un tempo, peraltro adesso castigato nei modi e nel linguaggio anche verso gli omosessuali. Oltretutto, la brillante dichiarazione anti-gay era tutta e solo contenuta nelle ultime due righe, benché sparata nel titolo: un complotto in otto parole di chiusura?
Trincas ha negato: dopo la reazione di Scarpa. Padronissimo di farlo, come noi di registrare la smentita senza crederci neanche un po’. Perché mai l’intervistatore avrebbe dovuto inventarsi un’espressione che c’entra come i cavoli a merenda in una conversazione tutta politica?
Dare del bugiardo a Trincas, oltretutto garantito da o-Sanna, non è pensabile: si rischia pure il vilipendio. Ma se avesse davvero detto quel che nega, dovremmo meravigliarci? Sarebbe coerente con la deriva leghista di o-Sanna, il king maker. L’ex segretario ora presidente, è ricomparso in Sardegna come se niente fosse dopo la vittoriosa invasione della Padania. Costata a lui e al socio Acciaro la trombatura dopo l’improvvida candidatura con la Lega. E’ stato il primo grande passo verso le magnifiche sorti e progressive del sardismo-sadismo, che smentisce la teoria dell’evoluzione praticando l’opposto. Se si va con i leghisti e quasi lo si rivendica a merito, è credibile che i seguaci ne mutuino le idee e le parole.
In verità Trincas, se mai avesse detto quel che nega, sarebbe sempre un metro dietro a Roberto Calderoli, quello ossessionato dai “culattoni”. Il pittoresco sindaco di Cabras e successore di o-Sanna non si è spinto a tanto. Culattoni non l’ha comunque detto: forse perché in limba non si conosce il termine corrispondente. Beniamino (da oggi) Scarpa per il fondoschiena di Trincas, ha bollato come medioevale l’espressione attribuita falsamente al segretario. Sbaglia anche lui. Nel Medioevo, se non è una balla la storia di Eleonora d’Arborea e della Carta de Logu, certi sardi-sardisti antemarcia erano davvero civili.
Sono involuti in un crescendo che arriva fino a o-Sanna e ora a Trincas. Il primo, il Psd’Az se lo tiene come presidente dopo la trionfale campagna padana. Al punto da avergli confermato il potere di eleggere il secondo al suo posto. C’è una logica in questa follia, che poi partorisce le false parole attribuite temerariamente a Trincas. Una roba da fascio-mori che anche i fascisti rinnegano. Però c’è una coerenza sardo-leghista che andrebbe portata fino in fondo. Roberto Calderoli for president a fianco di Giacomo Sanna. E sulla bandiera sardista, otto glutei al posto dei quattro mori.

(foto L.A.C.)

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Non si può morire con dignità.


Prendiamo atto che non si può morire con dignità. Il crudo calvario di Piergiorgio Welby spero che possa almeno far riflettere ed insegnare qualcosa.
Sull?argomento in questo ?blog? si può leggere anche ?Ma si può morire in pace ?? (17 novembre 2006, http://gruppodinterventogiuridico.blog.tiscali.it/pk2976448/).

Stefano Deliperi

da La Nuova Sardegna, 19 dicembre 2006

RAGIONEVOLE AIUTARE A MORIRE CON DIGNITA?

Un gesto meno barbaro e ipocrita che lasciar morire di inedia Terry Schiavo in 15 giorni (!) o staccare la spina a Welby, aspettando che muoia soffocato. Il tema dell?eutanasia suscita emozioni profonde e polemiche laceranti sia nei cattolici che nei non credenti. I primi ritengono che Dio sia il padrone della nostra esistenza e non sia lecito nemmeno al padrone del proprio corpo mettere fine ad essa. E? vero che qualche medico cattolico talvolta aiuta Dio, che ha tanto da fare, a staccare la spina. I cattolici e gli atei che si oppongono all?eutanasia argomentano che non è lecito che il medico aiuti un malato a morire poiché la sua missione è aiutare a guarire, inoltre sostengono che oggi l?eutanasia non serve più perché il medico dispone di farmaci efficaci contro tutte le sofferenze più insopportabili. Generosamente concedono che se qualcuno vuole proprio togliersi la vita, lo faccia pure, senza l?aiuto di altre persone e tanto meno del medico ma queste argomentazioni non convincono una piccola percentuale di malati terminali nei quali i farmaci non sono in grado di sopprimere il dolore, il senso di soffocamento, la nausea, il vomito incoercibile, la sete insopprimibile o di correggere l?incontinenza che degrada la dignità personale. Quando uno o più di questi sintomi persiste e diviene intollerabile è ragionevole che quel paziente, colpito da un male incurabile, che è già depresso all?idea di dover morire, di lasciare i propri cari, i progetti incompiuti, di perdere le sue cose materiali ed è terrorizzato che la sua condizione peggiorerà prima della fine, è ragionevole, ripeto, che quel paziente chieda di essere aiutato a morire. Alcuni riescono a togliersi la vita senza l?aiuto di altre persone, altri non possono farlo senza che qualcuno li assista. Perché il medico ? Egli è la persona più indicata ad aiutare questi pazienti, perché conosce più di chiunque altro se quel paziente ha un male veramente incurabile, sa quando e come morirà. Il medico inoltre può disporre dei farmaci capaci di far dormire per sempre entro pochi minuti, ne conosce l?efficacia e le eventuali interazioni con altri farmaci. Ovviamente se ci sarà una legge sull?eutanasia essa dovrà rispettare la libera scelta di quei medici ad essa contrari. Mandiamo a morire in guerra giovani sani, nel mondo pratichiamo la pena di morte, godiamo nel vedere uccidere e ferire al cinema e alla televisione, torturiamo uomini e donne ma siamo inorriditi che si possa offrire un atto compassionevole a un malato terminale che vuole morire senza soffrire, con dignità.

Gian Luigi Gessa

A.N.S.A., 19 dicembre 2006

LA PROCURA PRESENTA RICORSO CONTRO LA SENTENZA SU WELBY

ROMA – La Procura di Roma avrebbe presentato ricorso in Appello contro la decisione assunta dal Tribunale civile di Roma su Piergiorgio Welby. E’ quanto ha appreso Radio Radicale che lo ha reso noto con un comunicato.

IL CERTIFICATO DELLO PSICHIATRA: NON E’ DEPRESSO

Piergiorgio non è un uomo depresso né abbandonato: è lucido e cosciente, per lui la morte non è un’idea fissa, pensa anche a molte altre cose. E’ questo in sostanza quanto emerge dal certificato medico dello psichiatra Alessandro Grissini, che alla fine di novembre ha visitato Welby. Certificato che, all’ ottantesimo giorno di contestazione per poter staccare la spina che tiene in vita Welby, la moglie ha reso noto all’Ansa. Una sorta di risposta alle affermazioni uscite sulla stampa, che descrivono Piergiorgio come “depresso”, “in stato di abbandono” e che sono arrivate anche ad usare la parola “incapace”.

“Il paziente è lucido, orientato nel tempo e nello spazio – afferma Grissini – comprende correttamente le domande ed è in grado di descrivere, attraverso le parole della moglie, i propri stati interni. Non sono evidenziabili disturbi del pensiero di tipo delirante né sono obiettivabili alterazione delle sensopercezioni”. “L’umore non sembra primariamente depresso – si legge nel certificato – il paziente dice di sentirsi ‘in trappola’ da quando l’ulteriore peggioramento della distrofia non gli consente più quella minima, ma per lui essenziale, autonomia residua nello scrivere al Pc e gli ha impedito di fatto di dare voce al proprio impegno civile attraverso la pubblicazione dei suoi scritti”.

“Questo ulteriore aggravamento – continua Grissini – e la perdita di questa funzione vitale legata alla scrittura sono state comprensibilmente vissute dal paziente come passo ulteriore verso un processo di de-umanizzazione nei confronti del quale egli ha sempre mostrato una non comune capacità di resistenza, ma che non può essere pensata come una riserva illimitata. E’ su questo vissuto che emerge la richiesta, lucida e non primariamente depressiva, di voler porre volontariamente un termine alla propria vita. E’ significativo – conclude il certificato – stando a quanto lui stesso mi ha riferito, che il pensiero non sia costantemente polarizzato sull’ idea del suicidio assistito. Gli capita di pensare anche a molte altre cose, alcune delle quali a contenuto vitale”.

MARINO: ‘ASPETTA A STACCARE LA SPINA, SEI LA NOSTRA COSCIENZA’

Il presidente della commissione Sanità del Senato Ignazio Marino, in una lettera aperta pubblicata in prima pagina da il quotidiano La Repubblica, chiede a Piergiorgio Welby si aspettare a farsi staccare la spina del suo respiratore.

“Se sarai capace di resistere – scrive il senatore dei Ds che ieri ha visitato l’uomo – e di rappresentare un problema per le nostre coscienze, ci costringerai ad individuare un percorso legittimo e riconosciuto dal nostro diritto. Al di là del contributo straordinario che tu hai già dato con la battaglia umana e politica, si tratterebbe di una vittoria che abbiamo condotto assieme – aggiunge Marino che sta lavorando per far approvare un testo che riconosca in Italia il testamento biologico e che oggi riceverà in commissione l’associazione Luca Coscioni che si batte a fianco di Welby – tu primo fra tutti, e che rimarrebbe legata a te per sempre”.

Il senatore medico aggiunge che a breve l’uomo sarà costretto, per nutrirsi, a farsi mettere in modo chirurgico una sonda nella stomaco che permetterà di fare arrivare così l’alimentazione artificiale. “Potrai rifiutare questo ulteriore supporto – aggiunge – e sono certo che lo rifiuterai. Ma sei anche consapevole che in questo modo ti spegnerai lentamente e dovrai sopportare dolore e indebolimento ancora maggiore per molti giorni”. Il presidente della commissione per questo auspica che si arrivi ad una soluzione prima che si verifichi questa situazione.

aggiornamento del 21 dicembre 2006

Ciao Welby, che il riposo sia lieve?

Questa notte Piergiorgio Welby ha terminato finalmente la sua sofferenza terrena. Il Consiglio superiore di sanità, eminente sinedrio della medicina, ha perso un?occasione per tacere. Piergiorgio Welby ha, invece, parlato, tuonato, con il suo calvario personale alle coscienze degli italiani. Per la vita, per la dignità della vita e nella morte. Che il riposo ora sia lieve e che tanta pena non sia stata vana?.

Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 21 dicembre 2006

Così si è espresso il Consiglio Superiore di Sanità «perchè il paziente non è in pericolo di vita». Welby, non c?è accanimento terapeutico. Carlo Rosso.

ROMA. Il Parlamento non farà nessuna indagine conoscitiva sul fenomeno dell?eutanasia clandestina. A deciderlo sono state ieri gli uffici di presidenza della commissioni Affari sociali e Giustizia della Camera, stabilendo di procedere soltanto con una serie di audizioni. A favore si sono espressi tutti i gruppi tranne Verdi e Rosa nel Pugno. Non ci sarà nessun lavoro approfondito per scoprire quanto e come è diffuso un fenomeno come l?eutanasia clandestina, fenomeno denunciato nei mesi scorsi anche dall?oncologo Umberto Veronesi e dal ministro Fabio Mussi. A chiederla era stata l?associazione Luca Coscioni con una petizione con più di diceimila firme consegnata al presidente della Camera. Lo stesso Bertinotti, in seguito, aveva scritto ai due presidenti delle commissioni interessate, Giustizia e Affari sociali, sollecitandoli a svolgere l?indagine. Ieri, invece, le due commissioni hanno deciso altrimenti. «La sola parola ?eutanasia» terrorizza i partiti, perché sanno bene che il loro elettorato è favorevole, a prescindere che sia di destra o di sinistra, cattolici compresi», ha commentato Marco Cappato, segretario dell?associazione Luca Coscioni. Le audizioni delle commissioni cominceranno a gennaio, e dureranno 3 o 4 sedute durante le quali saranno ascoltati esperti di bioetica, medici e docenti di diritto civile. Ieri intanto il Consiglio superiore della sanità ha stabilito che le cure a cui è sottoposto Piergiorgio Welby non rappresentano un accanimento terapeutico. I cinquanta esperti che compongono l?organo consultivo del ministro della Salute hanno quindi confermato il parer anticipato martedì sera dal suo comitato di presidenza. «Quella di Welby è una situazione clinica devastat ma relativamente stabile», ha spiegato il presidente del Css, Franco Cuccurullo, secondo il quale per il paziente «non c?è un immediato pericolo di vita». Nel suo documento, i Consiglio ha poi spiegato che possono essere ritenuti casi di accanimento terapeutico solo quali in cui il paziente è sottoposto a trattamenti sanitari in eccesso rispetto ai risultati ottenibili e non in grado, comunque, di assicurargli una più elevata qualità della vita residua in situazione in cui la morte sia imminente e inevitabile». «Questo parere è molto importante», ha detto il ministro della Salute Livia Turco. «Non per il sì o il no all?accanimento, ma perché ci conferma che abbiamo bisogno di nuove norme che siano più chiare nello stabilire come e con quali modalità poter esercitare il diritto di scelta sulle cure e sui trattamenti da parte del cittadino, anche in casi delicati come quello di Welby».

(foto C.B., archivio GrIG)

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Quanta àliga produciamo?


Rapporto provinciale rifiuti anno 2005.
Stamattina, presso la Sala Consiliare della Provincia di Cagliari, l?Assessore provinciale all?ambiente dott.ssa Rosaria Congiu, il dirigente ing. Ignazio Farris ed il responsabile dell?Osservatorio provinciale rifiuti ing. Sisinnio Lecca, hanno presentato il Rapporto Provinciale dei Rifiuti per l?anno 2005.
Spieghiamo, brevemente, il ruolo della Provincia: la legge n. 93 del 23 marzo 2001 con l?art. 10 comma 5 ha previsto che le Province istituiscano gli Osservatori Provinciali sui Rifiuti (O.P.R.) onde realizzare un modello a rete dell?Osservatorio Nazionale sui Rifiuti (O.N.R.) istituito con il d.lgs. 22/97 c.d. decreto Ronchi.
La Provincia ha istituito l?O.P.R. con delibera della Giunta Provinciale del 25 ottobre 2002 n. 484 la quale, per il raggiungimento degli obiettivi prefissati, deve compiere azioni tese al sostegno delle politiche dei Comuni del bacino provinciale, mediante attività finalizzate alla raccolta, all?analisi e alla divulgazione dei dati disponibili e, di conseguenza, deve elaborare analisi revisionali di tendenza e di fattibilità in materia di riduzione, recupero e smaltimento dei rifiuti.
Come illustrato dall?Assessore all?ambiente, l?attività di monitoraggio dell?Osservatorio Provinciale Rifiuti ha evidenziato l?andamento positivo della trasformazione del sistema: la raccolta differenziata è arrivata alla percentuale del 9,37% a fronte del 4,71% del 2004 ed è in continuo aumento. Inoltre, per la prima volta, si nota una diminuzione progressiva della quantità dei rifiuti indifferenziati conferiti in discarica o agli impianti di trattamento. L?attivazione, da parte della Regione, dei meccanismi di premialità per i Comuni virtuosi e di penalizzazione di quelli inadempienti ha, sicuramente, dato un primo efficace contributo allo sviluppo delle raccolte differenziate ad alta efficienza.
Questi dati, seppure molto al di sotto del parametro del 35% fissato dal decreto Ronchi, incoraggiano a proseguire nella strada intrapresa, che tende a realizzare una raccolta integrata ed unitaria del ciclo dei rifiuti, basato sulla riduzione, sul riciclo e sul riuso, abbinato al recupero energetico della frazione secca nell?impianto del Tecnocasic.
I risultati non sono omogenei in tutto il territorio provinciale: si va da punte di eccellenza raggiunte in alcuni Comuni (Decimoputzu 34,21%, Sestu 39,62%, Samatzai 46%, Pimentel 69,4%, Ortacesus 50,62%, Pula 52,65%, Unione dei Comuni del Parteolla 63%) col sistema del porta a porta, ai risultati di Cagliari che, col suo 4,85% incide negativamente sul risultato complessivo.
Il presente e il futuro: in questo sistema integrato, che vede anche l?ultimazione del sistema di compostaggio del Tecnocasic, il superamento delle disfunzioni operative della terza linea dell?inceneritore di Cagliari, l?avvìo dell?impianto di Villasimius, il potenziamento degli impianti di recupero e riciclaggio, il rifiuto può diventare una risorsa e può creare nuova occupazione e reddito e, nello stesso tempo, favorire la riduzione delle bollette a carico dei cittadini.
Nel 2005 l?Assessorato ha ripreso il progetto a sostegno dei Comuni per la costituzione della società di gestione interamente pubblica che permetterà, uniformando i servizi, di incrementare i livelli della raccolta differenziata e di contenere i costi (l?Assessore ha sottolineato il fatto che né il comune di Cagliari, né quello di Quartu Sant?Elena hanno ritenuto di aderire all?iniziativa, pur avendo grossi problemi nella gestione del problema rifiuti, come evidenziato dai bassissimi livelli di diffusione della raccolta differenziata) ed ha progettato l?attivazione di una campagna capillare ed efficace di informazione e sensibilizzazione.

I dati non sono, come abbiamo visto, da favola ma, almeno nei piccoli Comuni della Provincia, si nota l?impegno a migliorare la gestione dei rifiuti. Rimane un solo dubbio: il nostro capoluogo, Cagliari, la capitale del Mediterraneo, aspetta di essere sommerso da rifiuti e topi, per darsi una mossa?

(foto G.N., archivio Gr.I.G.)

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PACS e dintorni…


Tentennamenti della maggioranza su PACS, unioni omosessuali, e in generale qualunque avanzamento di tipo progressista sui diritti civili. Dichiarazioni “teo-dem” di Fassino, Prodi e compagnia cantante. Teo-dem? e che vuol dire? che i diritti civili servono soltanto a procacciare voti in campagna elettorale?o che, come ha detto il filosofo Gianni Vattimo, i Ds sono ormai un partito democristiano? almeno la Dc lo diceva chiaro come la pensava, mica come questi “progressisti” all’acqua di rose che hanno fatto promesse di evoluzione, di civiltà, di riconoscimenti basilari come quello per le coppie di fatto e ora fanno marcia indietro e si rimangiano quello che hanno detto! Siamo noi elettori di “sinistra” (per quello che può valere la definizione ormai più che obsoleta, putrescente) dei poveri illusi? Uniamoci allo sdegno di chi ha stracciato la tessera di partito o di chi afferma che non andrà più a votare: è l’unico modo per punirli, questi mascalzoni che danno un colpo al cerchio e uno alla botte!

GLI OMOSESSUALI: SCENDEREMO IN PIAZZA CONTRO L?UNIONE
Da l?Unità del 17/12/2006

Una grande «manifestazione contro l?Unione». È questa l?iniziativa a cui sta lavorando il movimento omosessuale in queste ore di grande fermento e grandi delusioni. «Crediamo che la compagine di governo, che abbiamo sempre sostenuto, abbia bisogno di comprendere che non si gioca con la vita delle persone, di quelle omosessuali, stanche di avere soltanto promesse, ma anche di tutte le altre», si legge in un comunicato del direttivo dell?Associazione Lamanicatagliata dell?Emilia Romagna.

Un malessere che non si placa dopo la risposta del segretario Ds Piero Fassino sulle pagine de l?Unità a Aurelio Mancuso, segretario nazionale di Arcigay che ha annunciato di non rinnovare la tessera del partito dopo 25 anni di militanza. Fassino ha detto, a titolo personale, di non approvare l?adozione per le coppie omosessuali, una dichiarazione «arrivata nello stesso momento in cui dalla Finanziaria è stata cancellata dal relatore, della Margherita, la parte si parlava di ?orientamento sessuale? per il Nuovo Osservatorio contro le violenze – commenta il deputato ds Franco Grillini -. Nemmeno un riferimento alla lotta alla violenza omofobica trova consenso trasversale ai partiti in questa maggioranza». Grillini racconta di essere rimasto «letteralmente scioccato dallo ?sbianchettamento? di quelle due parole».

E le attese che si erano create attorno a questo governo, ora che i teodem mostrano i muscoli – e «molti dimostrano di averne timore» – lasciano il posto ad una profonda delusione. «La verità è che l?accordo con la Margherita ci penalizza», insiste il deputato. «A noi è sembrato che la risposta di Fassino a Mancuso sia una non risposta – spiega Andrea Benedino, che ieri insieme a Anna Paola Concia ha scritto una lettera al segretario pubblicata da Il Riformista -. È inaccettabile quanto sta avvenendo in questi giorni: è evidente l?attacco alla legge sulle coppie di fatto e al riconoscimento dei diritti per gli omosessuali. Do atto a Fassino di aver fatto un passo avanti affrontando il problema della omogenitorialità, ma se facciamo un confronto tra i leader del socialismo europeo, da Zapatero a Royal, e quelli italiani ci rendiamo conto del livello del dibattito. In Belgio sono già oltre: discutono se celebrare o no i matrimoni omo in Chiesa».

Ieri mattina il telefono di Andrea ha squillato: era Mercedes Bresso, presidente del Piemonte. «Capisco il vostro disagio e lo condivido», gli ha detto la battagliera presidentessa. Poi, più tardi all?Unità ha confermato: «Così non va bene, è preoccupante se un compagno come Mancuso, sempre in prima linea per le battaglie sui diritti civili, dopo 25 anni straccia la tessera del partito. Anche a me sembra che la vittoria elettorale abbia prodotto un disinteressamento dei dirigenti, soprattutto maschi, del partito rispetto a questi temi».

Se va avanti così, annuncia Bresso, «nel partito democratico non entro. Se cominciamo a scambiare i diritti con la costruzione del partito democratico si corre un grande rischio». Perdere consensi. «Stamattina alla radio ho sentito una senatrice della Margherita che diceva che la legge sulle unioni di fatto dovrà riconoscere soltanto diritti individuali: sarebbe un passo indietro», avverte Bresso.

Ennio Trinelli, rappresentante di Gayleft dell?Emilia Romagna: «La politica si vede attraverso i fatti. Finora ci sono state molte parole. Noi chiediamo il rispetto degli impegni presi: i pacs sono diventati prima unioni civili, adesso non si sa più cosa». Ieri Alberto Nigra, firmatario insieme a Angius, Brutti, Caldarola e Gentili, della terza mozione ds, ha scritto una lettera a Mancuso: «La legge sui Pacs dovrà essere uno degli snodi che il centrosinistra dovrà affrontare con successo se vorrà effettivamente rappresentare quelle spinte provenienti dalla società che chiedono un rinnovamento forte nel campo dei diritti». Per questo Nigra chiede a Mancuso di partecipare al congresso «approntando i preziosi contenuti» di cui dispone.

(foto C.B., archivio Gr.I.G.)

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Basta con il cemento a Stintino !


Dopo lo scandalo ambientale-finanziario del gruppo Bertelli, protagonista dello scempio edilizio di Su Torrione ed ultimo esempio di una speculazione edilizia che sta cambiando irrimediabilmente le caratteristiche della penisoletta di Stintino, ecco il nuovo ?cemento annunciato?. A Cala dei Rosmarini.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dietro specifiche segnalazioni, inoltrano un nuovo esposto (19 dicembre 2006) alle amministrazioni pubbliche (Ministero per i beni e attività culturali, Assessorati regionali dell?urbanistica, dei beni culturali, della difesa dell?ambiente, Comune di Stintino, Servizio tutela del paesaggio, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, ai Carabinieri del N.O.E. ed alla Magistratura competenti in relazione al prossimo avvìo dei lavori per la realizzazione dei comparti inedificati (nn. 12, 13, 14, 15, 17, 18 20, 21, 23, 24, 25, 26, 27, 28) del piano di lottizzazione Cala dei Rosmarini nell?omonima località, in Comune di Stintino (SS). In merito il Comune di Stintino avrebbe emanato la concessione edilizia n. 12 del 7 gennaio 1989 per volumetrie previste entro la fascia poi divenuta non trasformabile dei mt. 300 dalla battigia marina (art. 2, comma 1°, lettera a, della legge regionale n. 23/1993). Tali strutture non sarebbero state realizzate, sarebbero prive di opere di urbanizzazione e sarebbero oggetto delle deliberazioni Consiglio comunale nn. 25 e 26 del 31 luglio 2006.
Tuttavia, secondo le segnalazioni pervenute, le ruspe pare che stiano per accendere i motori.

l?area di Stintino ? Cala dei Rosmarini, attualmente ricoperta da macchia mediterranea evoluta e rocce (quella non edificata), è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993).

Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R. (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 14 ?Golfo dell?Asinara? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata in parte ?area naturale e sub naturale?, ?area semi-naturale?, ?area ad utilizzazione agro-forestale? e ?insediamenti turistici? (solo dove sono precedenti edificazioni). Essendo comunque il Comune di Stintino sprovvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. Nel caso specifico, trattandosi di comparti inedificati di piano di lottizzazione, ogni intervento non autorizzato definitivamente appare dover esser rivisto alla luce delle disposizioni del P.P.R. e potrebbe esser realizzato soltanto previa ?intesa? (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Comune e Privati. Inoltre, si deve rammentare che, per legge e giurisprudenza costante, l?efficacia di un piano di lottizzazione è di 10 anni, terminati i quali non possono più essere realizzate le parti (es. comparti) inattuale. Il piano di lottizzazione è stato convenzionato nel lontano 1968 e rinnovato ancora il 19 settembre 1982, quindi, se non sono intervenuti sconosciuti atti di rinnovo, è scaduto da un bel pezzo.

Sono, quindi, parecchi gli aspetti legali ed ambientali che necessitano dei doverosi approfondimenti, così come sono numerosi i casi già denunciati dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico che hanno provocato a Stintino l?arrivo della Polizia giudiziaria e della Procura della Repubblica. Evidentemente necessario per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una speculazione immobiliare arrembante.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Natale e regali e?traffico.


Natale si avvicina e così la frenesia, la necessità di dover fare i regali. Ma si sa, il Natale si misura sul peso, sulla consistenza, sull?assoluta ineluttabilità del dono, anche se fatto controvoglia.
Eccoci allora tutti riversati sulle strade, lungo le vie commerciali, alla caccia disperata di una qualche idea, suggerimento, geniale trovata che non potrà non piacere ai propri cari.
Armati di gonfio portafoglio o sottile carta di credito, si inforca il sedile della propria auto come si faceva un tempo con la bicicletta oggetto d?antiquariato nelle contemporanee città, si preme l?acceleratore e?ci si mette in coda. Già, perché guarda caso molti altri concittadini pare abbiano lo stesso problema, la stessa frenesia, c?è pure chi ha più fretta di noi, da non credere.
Le strade della città si foderano così, oltre alle luminarie, di lunghi variopinti fumanti serpentoni strombazzanti. Alla faccia del Natale, poi, dove corre l?obbligo di essere tutti più buoni perché life is now, nascono liti sospese a mezz?aria tra un finestrino e l?altro, calato a metà per via del freddo, minacce di insulti e di manate che volano trasportate dal vento ma che non si possono materializzare ?che sennò si perde il posto in coda. Quasi ad annunciare la Nascita con giorni di anticipo le trombe strombazzano a gran volume come per ammonire al vicino che la propria fretta è più fretta della sua, a discapito di orecchie sensibili di povere signore attempate e tirate a nuovo che cercano di consegnarsi soavemente alla Lirica. Parcheggio, per loro, è cosa di popolani.
C?è poi chi coglie l?occasione per studiare nuove teorie della compenetrazione dei corpi solidi, testando, per mezzo dello schema un colpo davanti e un colpo dietro, la ?creazione? di spazio dove prima non ce n?era riuscendo così in parcheggi e passaggi davvero degni di miglior nota. Unico inconveniente dover rimanersene in macchina per tutto il tempo perché non si riesce ad aprire gli sportelli. Sicuramente un problema minore rispetto alla caccia esasperante di altro ?spazio? dove riporre il ferro ruotato.
Pure nella solare Cagliari, città di medio piccola quantità e che in tempi di pre Avvento si attraversa tranquillamente da un capo all?altro in un tempo massimo di 20 minuti quando c?è coda, tempo necessario, per capirci, per 10 metri nella tangenziale di Mestre in tempi ordinari e a tutte le ore, ha i suoi seri problemi di traffico e parcheggio che si acuiscono in tempi di regali.
In occasione delle file natalizie si rispolverano poi le frastime per chi ancora non ha provveduto a rendere la città un unico parcheggio, naturalmente gratuito, necessariamente continuando a complicare la vita già complessa al povero cittadino disgraziato di suo per problemi di lavoro, di finanziaria, di tasse ed orpelli, pure gravato dalla responsabilità del regalo natalizio. Da non credere quanto diventa difficile la vita in questo periodo.
Sul problema del parcheggio legioni di ingegneri del traffico e della mobilità, di amministratori saggi ed arrotondati, di benpensanti e lagnanti hanno proclamato per anni soluzioni risolutive e appaganti, sia in Avvento che in Quaresima, con sconto o senza.
La storia è davvero affascinante, più di quanto di possa pensare, narra di una rivoluzione inesorabile che ha sconvolto gli assetti delle città e con esse anche il nostro modo di vivere. La trasformazione legata all?avvento dell?automobile, anche se non di periodo natalizio e neppure accompagnata dalla cometa ha modificato, come l?impatto di un asteroide, radicalmente le abitudini di vita. Chi mai potrebbe pensare di fare senza l?automobile oggi? Tale pensiero appare tanto assurdo che non ce lo poniamo neppure. E così facendo ci si lega sempre più ad un mezzo che è e dovrebbe rimanere tale, appunto un mezzo, nella fattispecie per il trasporto di merci e persone. Il mezzo, a dispetto della sua etimologia, occupa però un posto intero e con esso spazio e suolo che, una volta occupato, non è più disponibile per le persone. La diffusione massiccia del mezzo-intero ha portato all?invasione di ogni spazio pubblico, consentita o non consentita, e quindi alla necessità di soluzioni logistiche all?interno degli spazi urbani.
L?oggetto del desiderio, vecchia o nuova fiammante, corta o SUV, euro 4 o euro tanti, in questi giorni diventa l?oggetto da piazzare, a tutti i costi, in ogni posto al più presto che il negozio chiude e c?ero prima io e non suoni il disabile può aspettare e pure il carrabile, niente foglietto giallo, please, è Natale, ci sono i regali da fare, e life is now.
Vicende tutte nazionali, da nord a sud, e che sembrano attualmente non avere soluzione se non quella di arrangiarsi e di parcheggiare dove si può e i vigili urbani permettono.
In altre città, come Londra e Stoccolma, si studiano tariffe di ingresso alle strade più usate per limitare la congestione perché pare che le strade intasate delle città costino ogni anno parecchi milioni di euro, senza calcolare l?inestimabile valore del tempo e delle occasioni perse. Imprese e consumatori ci perdono quando beni e servizi non sono distribuiti con efficienza, l?ambiente e la salute umana patiscono in modo grave l?aria inquinata. Fatto noto, seppure con altri numeri, anche a Cagliari.
La tariffa anticogestione contribuisce a stipulare un patto con i cittadini. E come accaduto a Stoccolma, dopo una prima esitazione e successivi sette mesi di sperimentazione, i cittadini hanno votato a favore della tariffa. Altri studi interessanti si fanno sui costi e ricavi derivanti dalla limitazione del traffico nelle aree urbane; uno studio sulla città di New York rivela che ad una diminuzione del solo 15% del traffico, si potrebbero creare sino a 52.000 nuovi posti di lavoro (presumibilmente nei servizi pubblici di trasporto e servizi connessi).
Fatte le debite proporzioni anche in loco potrebbe rivelarsi di sicuro interesse, obiettivo lontano dai 10 milioni di posti di lavoro garantiti in tempi migliori e di grande potenziamento dei trasporti pubblici come tutti possiamo constatare, ma valore ad ogni modo non trascurabile in tempi di vacche magre.
A Londra dove si impone una tariffa di circa 16 dollari per entrare nella city il traffico è stato ridotto del 17%, a Stoccolma, dove la tariffa varia a seconda delle ore della giornata, il traffico in centro è crollato del 25%.
Lo studio rivela ancora come una percentuale molto alta dei veicoli (40%) che si muovono entro l?area urbana è occupato da una sola persona, ovvero il conducente; qualcuno di questi potrebbe a tal punto diventare utente dei mezzi pubblici beneficiando inoltre del ricavato delle tariffe in termini di qualità e quantità dei mezzi pubblici disponibili. in più il sistema può essere adeguato su misura per rispondere alle esigenze dei proprietari di parcheggi, dei commercianti e dei residenti nei centri storici. Il come è sempre meno importante del perché.
Se il perché riguarda anche ?solo? la riduzione delle emissioni e il miglioramento della salute pubblica il costo si giustifica.
Li si discute per togliere le auto dal centro urbano noi ci arrabbiamo perché tutte insieme non ci stanno.
Chissà se questa può essere una soluzione anche per città come Cagliari, magari una riflessione varrebbe la pena farla. Andrebbe fatta oggi ché domani potrebbe essere già tardi, si sa dopo l?epifania che tutte le feste porta via, anche il traffico ritorna ?normale? e le arrabbiature tornano ad avere contorni da consuetudine e costume. Oggi perché l?auto è diventata il nostro sistema di difesa, perché solo chiusi dentro ad un involucro metallico si ha qualche possibilità di essere rispettati per strada. E? quasi il nostro carapace, e quando ne usciamo siamo esposti ai pericoli più insidiosi.
Per Natale, facciamoci un gran regalo, almeno un giorno lasciamo parcheggiata l?auto sotto casa, e chissà, magari saremo davvero tutti un po? più buoni o quantomeno tranquilli.

Lorenza Cavinato

(foto C.L., archivio GrIG)

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W le norme salva ? ladri !


Dopo la protesta dell?Associazione nazionale magistrati della Corte dei conti, dell?Italia dei Valori e di altre formazioni politiche, il Governo ha promesso di abrogare con un provvedimento di urgenza (previsto per il prossimo 27 dicembre) la folle norma della legge finanziaria che il Parlamento sta andando ad approvare che dispone (comma 1346° del maxi ? emendamento) la modifica della legge n. 20/1994 là dove prevede la prescrizione per il risarcimento del danno causato all?erario entro i cinque anni dal verificarsi dell?evento dannoso o dalla sua scoperta, se dolosamente occultato. Con la norma ?incriminata? la prescrizione decorrerebbe dal momento in cui è stata realizzata la condotta produttiva del danno. Così la stragrande parte dei procedimenti per danno erariale si estinguerebbe. A chi giova questa norma scandalosa che fa il degno paio con il ?condono erariale? berlusconiano della legge finanziaria 2006 ? Chiedere al proponente, il senatore Pietro Fuda, già parlamentare di Forza Italia e rieletto con il Partito Democratico Meridionale alleato del centro-sinistra. Oppure chiedere ai senatori Luigi Zanda, Giannicola Sinisi, Franco Bruno, Antonio Boccia, Salvatore Ladu e Nuccio Novene, tutti del centro-sinistra e co-firmatari dell?emendamento. Un po? di vergogna non guasterebbe?..

Gruppo d?Intervento Giuridico

A.N.S.A., 15 dicembre 2006

FINANZIARIA: AUT AUT DI PIETRO.
Dopo inserimento norma su prescrizione reati contabili.

ROMA, 15 DIC – Italia dei Valori chiede un chiarimento dopo l’inserimento in Finanziaria di una norma sulla prescrizione dei reati contabili. Antonio Di Pietro lo ha definito ‘improcrastinabile’ per la presenza stessa di Idv nella maggioranza. Il ministro critica, in particolare, ‘l’azione furbesca di qualcuno all’interno della maggioranza che ha inserito tra gli emendamenti un provvedimento disastroso per la credibilita’ dell’Unione’. Il ministro Bersani ha auspicato che vi sia posto rimedio.

(foto S.D., archivio GrIG)

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La filosofia del piano paesaggistico regionale – P.P.R.

16 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Pubblichiamo gli appunti e i materiali per l?intervento del prof. Edoardo Salzano, coordinatore del Comitato scientifico del P.P.R., in una serie di incontri di studio sul Piano paesaggistico regionale organizzati dalla Regione autonoma della Sardegna a Cagliari, Sassari, Oristano e Nuoro, dal 12 al 18 dicembre 2006 (da www.eddyburg.it).

1. LA FILOSOFIA DEL PPR NEI DOCUMENTI CHE HANNO AVVIATO IL LAVORO.

Le ?Linee guida?.

?I principi ispiratori per il lavoro di predisposizione del Piano Paesaggistico Regionale? sono stati definiti dal documento Linee guida per il lavoro di predisposizione del PPR (deliberazione Giunta regionale 13 maggio 2005).

Il paesaggio.

La prima parte del documento è dedicata alla definizione del concetto di paesaggio, così come risulta dai più aggiornati documenti prodotti dalle istituzioni mondiali, europee e nazionali. Emergono le interpretazioni del paesaggio ?come luogo di cultura fatto di elementi del contesto naturale e ambientale, del contesto storico, del contesto delle trasformazioni apportate dall?uomo?, come ? fenomeno sociale, come ambiente di vita e parte integrante della cultura della regione?, non riducibile ?a un semplice dato naturale da conservare immobilizzandolo?, ma ?fattore determinante della qualità della vita sia nelle aree urbane che in quelle rurali, sia nei territori degradati che in quelli di pregio?, come realtà cui è necessario riferirsi prendendo ?in considerazione non solo i paesaggi eccezionali, ma anche quelli della quotidianità e del degrado?. Del paesaggio si mette in evidenza il carattere dinamico e processuale, la necessità di ?una visione di sintesi più complessa?, che affronti ?la ricchezza della diversità e della dinamicità anche conflittuale?, la conseguente necessità di gestire i ?processi di trasformazione fino alla previsione della progettazione di nuovi paesaggi contemporanei di qualità?. Si afferma che se ?il paesaggio è insieme prodotto e produttore di identità? la pianificazione paesaggistica, insieme alle politiche di governo del territorio e dello sviluppo sostenibile, deve muovere da una riflessione sull?identità in quanto valore condiviso, da preservare, arricchire e rielaborare costantemente?. Quindi ?l?idea di identità da assumere quale base della pianificazione paesaggistica deve essere in grado di coniugare la conservazione con l?innovazione?. Un?identità ?modellata e rimodellata continuamente nel confronto con la contemporaneità, che faccia delle peculiarità del nostro paesaggio plasmato dalla storia e dalla cultura delle comunità locali il valore aggiunto delle preziose risorse naturali e ambientali?.
Nella medesima parte del documento si svolgono considerazioni sul rapporto del paesaggio e gli strumenti della pianificazione ordinaria e specialistica, la sostenibilità di vario ordine e grado, le attività economiche e in particolare il turismo, la governance e la partecipazione.

Obiettivi strategici.

Alla parte definitoria il documento della Giunta fa seguire un abbozzo di descrizione delle caratteristiche peculiari del paesaggio della Sardegna, visto alla scala dell?intera regione, e una illustrazione della vicenda dei precedenti piani paesaggistici.
A partire da questi elementi, il documento definisce sinteticamente gli obiettivi strategici cui la pianificazione paesaggistica deve essere improntata: ?tutelare e valorizzare l?identità culturale e ambientale del paesaggio della Sardegna; governare in forma sostenibile le trasformazioni del territorio, ricercando e assumendo principi di sviluppo fondati sulla sostenibilità e a perseguire? una serie di obiettivi così definiti:
?- alta qualità ambientale, sociale, economica, come valori in sé, come indicatori di benessere e nel contempo come condizioni per competere nei mercati globali;
?- mantenimento e rafforzamento dell?identità della regione come sistema (la storia, la cultura, il paesaggio, le produzioni, ecc.) e della sua coesione sociale?.

Le tendenze in atto.

Il documento pone l?accento sugli aspetti inquietanti delle tendenze che hanno prevalso nel passatoi. Si osserva che ?le trasformazioni intervenute negli ultimi cinquanta anni sul territorio regionale non sono state assecondate? dalla ?capacità di prevederne gli effetti irreversibili e le alterazioni ricadenti sull?ambiente e sul paesaggio?. La crescita economica, ?a lungo e disordinatamente perseguita?, è avvenuta ?non anteponendo i necessari sistemi di regolazione e di equilibrio nel rapporto tra popolazioni e territorio?. Così, ?al paesaggio storico-ambientale si sono sovrapposte, con sempre maggiore intensità, forme, modelli e funzioni standardizzate, prevalentemente estranee alla cultura storicamente consolidata ed agli equilibri fisici e biologici del territorio sardo?. Tutto ciò, in assenza di ?una complessiva pianificazione e senza tutele ha provocato una riduzione della funzionalità degli ecosistemi, un indebolimento della qualità e quantità delle risorse ambientali?. La qualità dell?ambiente ?costituisce, nella percezione generale, una delle principali criticità?. Infatti ? prosegue il documento ? ?all?usura dei sistemi naturali dovuti all?incuria e allo spopolamento, alla scadente qualità ed incoerenza degli insediamenti ed in genere al degrado della naturale armonia del paesaggio?, si aggiungono elementi e processi che ?situazioni gravi di insicurezza e vulnerabilità del territorio?.

Le parole del Presidente.

Il Presidente della Regione ha espresso in più occasioni la filosofia che si intendeva esprimere con lo strumento del PPR: con parole rivestite di poca tecnicità, quindi forse più efficaci a rendere trasparenti le intenzioni del governo regionale. Si danno qui alcuni stralci che si ritengono significativi, di scritti pubblicati anche nel sito eddyburg.it.

Al Comitato scientifico.

Le parole che il Presidente della Regione autonoma ha pronunciato nell?introdurre i lavori del Comitato. il 27 aprile 2005. ?Abbiamo deciso di redigere il piano all?interno delle nostre strutture, utilizzando tutte le risorse umane e organizzative di cui la Regione dispone, anziché affidarci a studi professionali esterni. Abbiamo costituito il comitato scientifico, con tutte le competenze che ci sono apparse necessarie (e che siamo pronti a integrare, se lo si riterrà opportuno), sia per avere il supporto scientifico necessario, sia perché ci aiuti a crescere. ?Che cosa vorremmo ottenere con il PPR? Innanzitutto vorremmo difendere la natura, il territorio e le sue risorse, la Sardegna; la ?valorizzazione? non ci interessa affatto. Vorremmo partire dalle coste, perché sono le più a rischio. Vorremmo che le coste della Sardegna esistessero ancora fra 100 anni. Vorremmo che ci fossero pezzi del territorio vergine che ci sopravvivano. Vorremmo che fosse mantenuta la diversità, perché è un valore. Vorremmo che tutto quello che è proprio della nostra Isola, tutto quello che costituisce la sua identità sia conservato. Non siamo interessati a standard europei. Siamo interessati invece alla conservazione di tutti i segni, anche quelli deboli, che testimoniano la nostra storia e la nostra natura: i muretti a secco, i terrazzamenti, gli alberi, i percorsi – tutto quello che rappresenta il nostro paesaggio. Così come siamo interessati a esaltare la flora e la fauna della nostra Isola. Siamo interessati a un turismo che sappia utilizzare un paesaggio di questo tipo: non siamo interessati al turismo come elemento del mercato mondiale. ?Perché vogliamo questo? Intanto perché pensiamo che va fatto, ma anche perchè pensiamo che sia giusto dal punto di vista economico. La Sardegna non vuole competere con quel turismo che è uguale in ogni parte del mondo (in Indonesia come nelle Maldive, nei Carabi come nelle Isole del Pacifico), ma vede la sua particolare specifica natura come una risorsa unica al mondo perché diversa da tutte la altre [?]. ?Bisogna che siano chiari i principi che sono alla base delle Linee guida. Il primo principio è: non tocchiamo nulla di ciò che è venuto bene. Poi ripuliamo e correggiamo quello che non va bene. Rendiamoci conto degli effetti degli interventi sbagliati: abbiamo costruito nuovi villaggi e abbiamo svuotato i paesi che c?erano: abbiamo costruito villaggi fantasmi, e abbiamo resi fantasmi i villaggi vivi. Dobbiamo sapere che facciamo un investimento per il futuro. Dovremo calcolare gli effetti economici della conservazione e della ripulitura. Oggi si costruisce importando da fuori componenti ed elementi, il moltiplicatore dell?attività edilizia si è drasticamente abbassato. Lo aumenteremo di nuovo se sapremo riutilizzare le tecniche tradizionali, i materiali tradizionali, i saperi tradizionali per conservare e ripulire. Dobbiamo essere capaci di far comprendere che tipo di Sardegna abbiamo in mente.

Ai sindaci.

Un discorso del Presidente della Sardegna ai sindaci della costa, tenuto ad Alghero il 6 settembre 2004. La consapevolezza del ruolo della Regione, la responsabilità di rappresentare anche le generazioni future, la fermezza nel sostenere che ?il turismo non è vendere la terra?: queste sono alcune delle cose più rilevanti. ?E vorrei rappresentare gli interessi di tutti i cittadini sardi, di oggi e quelli che non conosciamo ancora. Sono assolutamente conscio che dobbiamo rappresentare gli interessi di chi non è ancora nato e non nascerà prima di 20, 30 anni. Sono altrettanto importanti quegli interessi, non ci siamo solamente noi, il mondo non finirà e abbiamo il dovere di controllare e di far trovare ai nostri nipoti almeno qualcosa di quello che abbiamo conosciuto noi, e se è possibile dobbiamo fargli conoscere meglio tutto quello che di buono abbiamo conosciuto noi e qualcosa di migliorato e niente di compromesso e di cancellato per sempre: questi sono gli interessi di cui io sono portatore, io e la Giunta. [?] ?Che modello di sviluppo per i sardi? Sono stati tentati altri modelli in precedenza, quello delle monoculture, quello del mettere tutti i soldi in unica scommessa. Questa Regione non può puntare su una nuova monocultura. [?] Noi in Sardegna non possiamo immaginare una nuova monocultura, quella del turismo, vogliamo un?economia ordinata, fatta di un pezzo importante dell?agricoltura, dell?industria, che già al 13% è ai livelli più bassi di tutta Italia. Vogliamo l?agricoltura, vogliamo l?industria, vogliamo anche quello che resta della grande industria, vogliamo l?artigianato, vogliamo i servizi, vogliamo i servizi anche di tecnologia, vogliamo il turismo, all?interno di un processo ordinario, non puntando unicamente adesso su una nuova unica scommessa. ?Puntiamo sul turismo e allora, innanzitutto, cos?è il turismo? Prima di parlare di metri cubi, di stanze, metri quadri, stiamo parlando di posti di lavoro, di sviluppo economico, di sviluppo economico nel turismo che deve avere un ruolo importantissimo in Sardegna. E quindi cos?è il turismo? E allora direi che innanzitutto non possiamo far finta tra di noi di pensare che il turismo sia vendere la terra, perché a volte c?è la pressione della gente, ci sono delle necessità, c?è bisogno di uno stipendio oggi, questo mese, c?è bisogno di arrivare al mese prossimo o all?anno prossimo, qualche volta c?è anche il bisogno di guadagnare tanto e subito, fregandosene degli altri e del futuro. Però il turismo non è vendere la terra, non possiamo come Regione pensare di risolvere i problemi come fanno tante volte le cattive famiglie, dove piuttosto che utilizzare questi strumenti che hanno, questa eredità che hanno ricevuto, vendono qualcosa oggi, qualcosa domani, pensando che questo qualcosa da vendere rimanga per sempre; poi alla fine si accorgono che le cose da vendere sono finite, pure il valore di quelle che stavano vendendo man mano è scemato; nel frattempo i figli non sono andati a scuola o ci sono andati poco, nel frattempo quelle cose che avevano avuto in eredità erano diventati strumenti di lavoro veri. E si ritrovano spesso senza futuro e senza possibilità. Allora turismo non è vendere la terra. Il turismo non è vendere le coste, non è nemmeno venderle qualche volta anche a decine di ettari, se rendono qualcosa anche pochissimo, se rendono tanto di più a chi le valorizza, se rendono tanto di più a chi le lottizza e poi le rivende al dettaglio. Il turismo non è quello. Quello non è turismo, quello è altro. Il turismo non è neanche vendere la terra al dettaglio o vendere la terra quando, dopo le lottizzazioni, si iniziano a costruire le casette tutte uguali di questi villaggi che rimangono aperti un mese, un mese e mezzo e raramente rimangono aperti due mesi. [?] ?Il turismo quindi non è attività edilizia, è uso attento del territorio per l?offerta dei servizi, il turismo sono servizi, il turismo non è la casa o l?albergo, il turismo sono i servizi che possono essere fatti, sono servizi immateriali soprattutto, questo è il turismo e noi ancora ci siamo occupati di turismo nei nostri provvedimenti; è l?uso attento del territorio, è stato giustamente correttamente ricordato, l?uso attento del territorio che vuol dire la costa, la spiaggia, il terreno circostante, ma vuol dire anche il paesaggio, la storia, la cultura, i suoi abitanti, tutto quello che c?è attorno, i mestieri che si sanno fare e altre attività economiche; il turismo è l?uso attento del territorio, che vuol dire di tutta la Sardegna, di tutto quello che su questo territorio esiste, paesaggio, chiese, storia, nuraghi, cultura, conoscenze. [?] ?Che cosa offriamo? Qual è il vantaggio che pensiamo di avere rispetto agli altri per cui anche in futuro la gente verrà da noi? [?]L?unico vantaggio competitivo che abbiamo è l?ambiente, l?unico vantaggio competitivo che abbiamo oggi e che possiamo sostenere nel futuro è l?ambiente, un ambiente ancora sufficientemente integro, ancora bellissimo, ancora straordinariamente intatto in molte regioni, un ambiente fantastico, in mezzo all?Europa, in un contesto di sicurezza non vicinissimo a problemi di grande emergenza, diciamo di sicurezza internazionale, con una coscienza ambientale magari ormai superiore a quella dei paesi che si affacciano ex-novo al turismo. [?]?

2. LA FILOSOFIA DELLA PIANIFICAZIONE PAESAGGISTICA NELLA CULTURA E NELLA PIANIFICAZIONE.

La tutela del paesaggio, dal vincolo alla pianificazione.

Premessa: la cultura e la legge L?evoluzione culturale sulle materie delle quali ci stiamo occupando (il paesaggio e la sua tutela e pianificazione, l??urbanistica, l?ambiente e il territorio, i beni culturali) e le grandi leggi che le hanno disciplinato nel tempo, hanno sempre avuto un rapporto molto stretto. Il dibattito culturale ha in qualche modo preparato il terreno, stimolato la necessità, formato lo stesso linguaggio con il quale le leggi sono state poi redatte. Spesso gli esponenti più autorevoli del dibattito culturale hanno direttamente concorso alla formazione delle leggi. Si può dire in definitiva che le leggi esprimono quanto del dibattito e dell?elaborazione culturale emerge come più condiviso e più realistico ? naturalmente con tutte le approssimazioni che derivano dal filtro che le opportunità politiche e le necessità del linguaggio legislativo frappongono. Ma al tempo stesso si deve dire che le leggi stesse, e la giurisprudenza che la loro applicazione produce, fanno a loro volta cultura: non solom orientano il dibattito e l?elaborazione culturali, ma direttamente le arricchiscono e nutrono.

Una prima intuizione: il paesaggio come espressione della Patria.

Le impostazioni culturali che hanno caratterizzato il dibattito culturale nei primi decenni del secolo scorso sono state caratterizzate dal punto di vista estetico: il paesaggio come bellezza, come lo hanno descritto poeti e pittori, fotografi e scrittori, come ancora oggi lo percepisce chi si affaccia dalla piazza pensile di Montefalco sulla valle di Assisi, o da Tragara guarda i Faraglioni di Capri, o dai miradores di Lisbona allarga lo sguardo sulla città e sul Tago. Come ha scritto Biasutti, ?il paesaggio sensibile o visibile costruito da ciò che l?occhio può abbracciare in un giro d?orizzonte, se si vuole, percettibile con tutti i sensi; un paesaggio che può essere riprodotto da una fotografia o dal quadro di un pittore o dalla descrizione breve o minuta di uno scrittore?. Nel quadro di una visione estetica, ma ispirata a un?ottica più ampia e singolarmente premonitrice, opera il ministrro Benedetto Croce. Il filosofo napoletano, quale ministro per la Pubblica istruzione nell?ultimo ministero Giolitti, scrive nel 1920: ?Il paesaggio è la rappresentazione materiale e visibile della Patria con le sue campagne, le sue foreste, le sue pianure, i suoi fiumi, le sue rive, con gli aspetti molteplici e vari del suo suolo [?], il presupposto di ogni azione di tutela delle bellezze naturali che in Germania fu detta ?difesa della patria? (Heimatschuz). Difesa cioè di quel che costituisce la fisionomia, la caratteristica, la singolarità per cui una nazione si differenzia dall?altra, nell?aspetto delle sue città, nelle linee del suo suolo?. È interessante rilevare che è dall?ambito di una visione estetica (la quale oggi ci appare limitata) del paesaggio che nasce, in Italia, l?esigenza della tutela e la sua interpretazione in funzione dell?identità nazionale. Più avanti vedremo le conseguenze normative e pratiche che da una simile interpretazione può discendere.
La legislazione d?avvio La prima normativa di carattere generale per la tutela del paesaggio è costituita dalla legge 29 giugno 1939 n. 1497, i cui principi e strumenti sono ancora operanti nella gestione dei vincoli paesistici del territorio italiano. P
er la legge (articolo 1)sono protette ?a causa del loro notevole interesse pubblico?:
1) Le cose immobili che hanno cospicui caratteri di bellezza naturale o di singolarità geologica;
2) le ville, i giardini e i parchi che, non contemplati dalle leggi per la tutela delle cose d?interesse artistico o storico, si distinguono per la loro non comune bellezza;
3) i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale;
4) le bellezze panoramiche considerate come quadri naturali e così pure quei punti di vista o di belvedere, accessibili al pubblico, dai quali si goda lo spettacolo di quelle bellezze.
La legge distingue due grandi categorie di beni: le bellezze singole o individue (cose immobili, singolarità geologiche, ville, giardini, parchi); le bellezze d?insieme (panorami, belvederi, complessi estetici e tradizionali). Questi beni, o ?cose?, come le definisce la legge, sono tutelati dallo Stato quando rivestono un ?notevole interesse pubblico? per il loro ?cospicuo carattere di bellezza naturale o di singolarità geologica?, per la ?non comune bellezza?, per l??aspetto estetico e tradizionale? o perché ?bellezze panoramiche? o ?punti di vista o di belvedere accessibili?. Il punto di vista della legge, la ragione per la quale essa prescrive la tutela delle ?bellezze naturali?, è primariamente quello estetico e vedutistico. Ma accanto a questo al legislatore non sfuggono altri significati: quello scientifico (le singolarità geologiche), e quello legato alla fruizione (?punti di vista o di belvedere aperti al pubblico?). I beni vengono tutelati in due modi. Si può inserire il bene o il complesso di beni che si vogliono tutelare in un apposito elenco, debitamente reso pubblico; in questo caso, nessuna trasformazione può essere operata sul bene vincolato senza aver prima ottenuto il nulla osta dalla sovrintendenza ai beni architettonici e ambientali (organo decentrato del ministero) competente per territorio. Oppure, si può formare un ?piano territoriale paesistico?, il quale detta norme alle quali qualsiasi intervento nella zona tutelata deve attenersi. Come si vede, accanto a un vincolo puramente procedimentale, il legislatore già nel 1939 (prima ancora, dunque, della legge urbanistica,) aveva previsto la possibilità di tutelare i beni di rilievo paesaggistico mediante un piano. Accanto a queste competenze, lo Stato ha il potere di ?inibire che si eseguano, senza preventiva autorizzazione, lavori comunque capaci di recar pregiudizio all?attuale stato esteriore delle cose e delle località? soggette alla legge, nonché di ordinare ?la sospensione degli iniziati lavori?: ciò anche se il bene meritevole di tutela ai sensi della legge non sia stato incluso negli elenchi.

Il paesaggio nella Costituzione.

Come è noto, la Costituzione è la madre di tutte le leggi. Nella Costituzione della Repubblica italiana (1948) la tutela del paesaggio entra tra i massimi principi del nostro ordinamento. Il testo attualmente vigente dell?articolo 9 della Costituzione è il seguente: «la Repubblica [...] tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione». La lettura dei verbali dell?Assemblea costituente rivela come la discussione sia stata ampia e impegnata, come sia stata significativamente approfondito l?esame del contenuto del paesaggio, del significato del termine ?tutela? e del ruolo delle istituzioni. È interessante rilevare come un significativo passaggio di responsabilità sia avvenuto per merito di un autorevolissimo costituente sardo, Emilio Lussu. Si sta discutendo sulla sostituzione del termine ?protezione? col termine ?tutela?. Codignola, nell’illustrarlo, precisa che «si tratta di garantire allo Stato che il patrimonio artistico del Paese sia sotto la sua tutela, resti cioè vincolato allo Stato», e che «patrimonio artistico non significa soltanto i monumenti artistici e storici, poiché comprende [... ] l’insieme degli oggetti e dei beni di valore artistico e storico». Sottolinea inoltre di ritenere necessaria «una garanzia anche rispetto al previsto ordinamento regionale», giacché quest’ultimo «se esteso a certe materie, tra cui anche quella delle belle arti, può diventare un esperimento molto pericoloso», per cui occorre, «proprio prima di votare la questione delle autonomie regionali», stabilire «il principio che l’intero patrimonio artistico, culturale e storico del nostro Paese [?] sia sottoposto alla tutela e non alla protezione dello Stato». Interviene Emilio Lussu: dichiarando di aderire totalmente all’emendamento di Codignola, propone di sostituire il termine “Stato” con il termine “Repubblica”. Viste anche le note convinzioni di Lussu, la proposta non può che leggersi alla luce dell’asserzione, già presente nel progetto di Costituzione elaborato dal Comitato di redazione, per cui «la Repubblica si riparte in Regioni e Comuni». Con la proposta sostituzione di termini, cioè, si vuole non già traslare i compiti della “tutela” dallo Stato alle Regioni e agli enti locali, ma certamente istituire la possibilità di competenze concorrenti.

Tutela del paesaggio e proprietà privata.

I vincoli di tutela incidono ovviamente sulla disponibilità della proprietà degli oggetti territoriali (edifici o aree che siano) individuati dai provvedimenti amministrativi previsti dalle leggi. Tali vincoli devono essere indennizzati o meno? La questione è stata a lungo discussa, e pacificamente risolta dalla Corte costituzionale fin dal 1968, con una sentenza (la n. 56) che fu messa in ombra dalla contemporanea sentenza (la n. 55) che invece dichiarava l?illegittimità costituzionale della non indennizzabilità dei vincoli cosiddetti ?urbanistici? o ?funzionali?. La questione merita di essere approfondita, per la notevolissima rilevanza che ha nella pianificazione paesaggistica e al grande contenzioso che essa sta provocando qui in Sardegna. La sentenza n. 56 riguarda una legge della Provincia autonoma di Bolzano sulla tutela del paesaggio, ?sospettata? di illegittimità costituzionale perché stabiliva che, nel caso di divieto assoluto di costruire sopra aree da considerarsi fabbricabili, può essere concesso uno speciale contributo, nei limiti delle somme da stanziarsi nel bilancio provinciale. Secondo il Consiglio di Stato il divieto assoluto di edificazione svuota del tutto il diritto di proprietà quando si riferisce ad un?area da ritenersi fabbricabile, in quanto quel contributo di natura e consistenza ben diversa dall?indennizzo, perché essendo commisurato all?importo degli stanziamenti in bilancio, non è oggetto di ?un diritto certo e perfetto?. La Corte costituzionale respinge la tesi del Consiglio di Stato con una precisa argomentazione. Sostiene la Corte ?che i beni immobili qualificati di bellezza naturale hanno valore paesistico per una circostanza che dipende dalla loro localizzazione e dalla loro inserzione in un complesso che ha in modo coessenziale le qualità indicate dalla legge. Costituiscono cioè una categoria che originariamente è di interesse pubblico, e l?amministrazione, operando nei modi descritti dalla legge rispetto ai beni che la compongono, non ne modifica la situazione preesistente, ma acclara la corrispondenza delle concrete sue qualità alla prescrizione normativa. Individua il bene che essenzialmente è soggetto al controllo amministrativo del suo uso, in modo che si fissi in esso il contrassegno giuridico espresso dalla sua natura e il bene assuma l?indice che ne rileva all?esterno le qualità; e in modo che sia specificata la maniera di incidenza di tali qualità sull?uso del bene medesimo. L?atto amministrativo svolge, vale a dire, una funzione che è correlativa ai caratteri propri dei beni naturalmente paesistici e perciò non accostabile ad un atto espropriativo: non pone in moto, vale a dire, la garanzia di indennizzo apprestata dall?articolo 42, terzo comma, della Costituzione? . Il dispositivo della sentenza prosegue affermando che ?nell?ipotesi di vincolo paesistico su beni che hanno il carattere di bellezza naturale, la pubblica amministrazione, dichiarando un bene di pubblico interesse o includendolo in un elenco, non fa che esercitare una potestà che le è attribuita dallo stesso regime di godimento di quel bene, cosi che le sia consentito di confrontare il modo di esercizio di alcune facoltà inerenti a quel godimento con l?esigenza di conservare la qualità che il bene ha connaturali secondo il regime che gli è proprio e di prescrivere adempimenti coordinati e correlativi a tali esigenze. L?amministrazione può anche proibire in modo assoluto di edificare sulle aree vincolate che siano considerate fabbricabili (articolo 15 secondo comma). Ma in tal caso, essa non comprime il diritto sull?area, perché questo diritto è nato con il corrispondente limite e con quel limite vive; né aggiunge al bene qualità di pubblico interesse non indicate dalla sua indole e acquistate per la sola forza di un atto amministrativo discrezionale, com?è nel caso dell?espropriazione considerata nell?articolo 42, terzo comma, della Costituzione, sacrificando una situazione patrimoniale per un interesse pubblico che vi sta fuori e vi si contrappone?.
Per la Corte costituzionale, quindi, mentre sono legittimi i vincoli di inedificabilità per la tutela del paesaggio (sentenza n. 56), sono invece di natura ?espropriativa?, e perciò illegittimi se non indennizzati, quei vincoli che individuano gli spazi da destinare a impianti pubblici e di uso pubblico (sentenza n. 55). Ma ciò avviene a una precisa condizione, che il dibattito sulle due contemporanee sentenze e le successive sentenze costituzionali chiariranno: che il vincolo riguardi tutti i beni appartenenti a definite ?categorie a confine certo?: dove per confine ovviamente non si intende un perimetro territoriale, ma una categoria concettuale. Così, la sentenza costituzionale n. 179 del 1999, riepilogando le precedenti sentenze, ricorda che non sono indennizzabili ?i beni immobili aventi valore paesistico-ambientale, “in virtù della loro localizzazione o della loro inserzione in un complesso che ha in modo coessenziale le qualità indicate dalla legge”, e che ?la legge può non disporre indennizzi quando i modi ed i limiti imposti – previsti dalla legge direttamente o con il completamento attraverso un particolare procedimento amministrativo – attengano, con carattere di generalità per tutti i consociati e quindi in modo obiettivo (sentenze n. 6 del 1966 e n. 55 del 1968), ad intere categorie di beni, e per ciò interessino la generalità dei soggetti con una sottoposizione indifferenziata di essi – anche per zone territoriali – ad un particolare regime secondo le caratteristiche intrinseche del bene stesso. Non si può porre un problema di indennizzo se il vincolo, previsto in base a legge, abbia riguardo ai modi di godimento dei beni in generale o di intere categorie di beni, ovvero quando la legge stessa regoli la relazione che i beni abbiano rispetto ad altri beni o interessi pubblici preminenti?.

La legge Galasso (1985).

Con la legge 8 agosto 1985, n. 431, ?Disposizioni urgenti per la tutela delle zone di particolare interesse ambientale? (legge Galasso), si recepisce dai decreti che l?avevano preceduta l?imposizione del vincolo paesaggistico su aree individuate attraverso la definizione di categorie di beni in ragione della loro singolarità geologica (rilievi, vulcani, ghiacciai, coste ecc.) o ecologica (zone umide, parchi, riserve naturali ecc.) oppure in virtù della loro capacità di testimoniare le trasformazioni dell?ambiente ad opera dell?uomo (argini, zone archeologiche, ville e giardini ecc.), o, infine, per la loro appartenenza a determinati soggetti (aree assegnate alle università agrarie). Si tratta di una tutela del paesaggio che non riguarda più soltanto beni di esclusiva rilevanza estetica (bellezze naturali) o culturale (singolarità geologiche, beni rari o di interesse scientifico o di valore tradizionale) bensì beni che costituiscono elementi caratterizzanti la struttura morfologica del territorio nazionale, siano essi naturali o effetto dell?attività umana. Rispetto alla legge del 1939, è mutata la concezione, e quindi la specificità del ?notevole interesse pubblico? protetto dall?ordinamento. Non più e non solo beni individuati come singoli o come complessi, ma tutela dell?ambiente come patrimonio collettivo come segno e testimonianza della nostra cultura. Il paesaggio, viene così inteso e protetto per ambiti territoriali ?che segnano le grandi linee di articolazione del suolo e delle coste? come bene ambientale che però ?non annulla, ma supera, non nega ma integra quello originario di bellezza naturale?. Anche la scelta del legislatore, di aver inserito tutti i beni elencati dalla legge in questione, nell?articolo 82 del Dpr. 616/1977 e non più nell?articolo 1 della legge n. 1497, fa intendere il distacco dalla impostazione tradizionale, accogliendo invece ?una nozione di tutela paesaggistica diversa e desunta da alcune impostazioni dottrinarie secondo cui il paesaggio è una nozione che va ben oltre la tutela della bellezza naturale?. Certo, dal punto di vista scientifico all?impostazione del decreto (e della successiva legge) sono state sollevate obiezioni non prive di fondamento. Così, Lucio Gambi osserva che ?La legge 431 stabilisce dei vincoli paesaggistici, ma non fa capire a che significato di paesaggio essa aderisca. I vari elementi elencati, con parecchia confusione di temi e di scale, nel suo articolo 1, sembrano riferiti di volta in volta al paesaggio come ecosistema naturale di Renato Biasutti, al paesaggio come produzione e immagine estetica di Rosario Assunto, al paesaggio come risultato di una sedimentazione di processi storico economici e storico culturali che fu studiato da Emilio Sereni?. I meriti della legge non consistono peraltro solo nell?aver aperto una fase di più progredita salvaguardia dei connotati essenziali del territorio italiano, riprendendo l?intuizione del paesaggio come elemento caratterizzante l?identità nazionale: sono anche nell?aver introdotto una sostanziale innovazione nei modi della tutela e nella pianificazione territoriale e urbanistica. La legge non ha abrogato la vecchia legge del 1939 e non ha quindi eliminato la possibilità di vincolare certi beni col sistema tradizionale della individuazione attraverso ?elenchi?, ma ha individuato direttamente talune categorie di beni da salvaguardare facendo derivare immediatamente dalla semplice previsione legislativa il vincolo paesaggistico.
La legge enuncia l?obbligo delle regioni di procedere all?approvazione del piano paesistico relativamente ai beni e alle aree sopraccitate. Questo è l?aspetto più innovativo della nuova disciplina: il vincolo non è più fine a se stesso, ma è la premessa della necessaria pianificazione paesistica-territoriale. Ai vincoli costituiti dalla legge, dovranno essere provvisti, a cura delle Regioni, di una ?specifica normativa d?uso e di valorizzazione ambientale?, mediante la redazione di ?piani paesistici o piani urbanistico-territoriali aventi specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali?. Il piano paesistico muta sostanzialmente la sua finalità: mentre nella legge n. 1497/1939 questa era identificata nella conservazione dell?aspetto esteriore dei beni vincolati, oggi è individuata nella promozione dei valori ambientali insiti nei beni vincolati e nella determinazione di una normativa volta a porre non solo limiti di segno negativo bensì prescrizioni positive di usi privilegiati dei medesimi beni. La legge non fa riferimento solo ai piani paesistico, ma anche a ?piani urbanistico-territoriali aventi specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali?. Non solo con piani volti esclusivamente alla tutela del paesaggio (sia pure nel senso nuovo implicito nella legge 431/1985), ma anche con gli strumenti ordinari della pianificazione le regioni possono adempiere al dettato della legge, e tutelare il paesaggio. Purché (la sottolineatura non è irrilevante) quella pianificazione ordinaria abbia ?specifica considerazione dei valori paesistici e ambientali. È la pianificazione nel suo complesso, ad ogni livello, che deve insomma farsi carico della tutela del paesaggio e dell?ambiente. E se ne deve far carico ad ogni livello: mentre la pianificazione regionale individua gli elementi rilevanti a quel livello, quella provinciale e quella comunale approfondiscono e specificano via via individuando gli elementi percepibili al loro livello. Gli elementi cardine della pianificazione paesaggistica Due percorsi per la lettura del paesaggio Avvicinandoci ai contenuti del PPR della Sardegna possiamo affermare che, nella pratica della pianificazione, la tutela si è venuta sempre più precisamente articolando in due modi di vedere il paesaggio, e di conseguenza di analizzarlo e di disciplinarlo. Da un lato, si è sviluppato e approfondito il lavoro relativo alla individuazione delle ?categorie di beni paesaggistici?: cioè la lettura degli elementi che costituiscono il paesaggio dal punto di vista delle loro tipologie di elementi. Quelli individuati dalla legge Galasso, poi ripresi con poche innovazioni dalle successive stesure del Codice del paesaggio, sono stati articolati, specificati e integrati tenendo conto sia delle particolarità delle diverse regioni geografiche, sia degli approfondimenti alle scale regionale e subregionali. Dall?altro lato, si è approfondita l?attenzione alle connessioni e alla dinamica delle e tra le diverse componenti del paesaggio. In effetti, se è possibile definire caratteristiche comuni e comuni esigenze di tutela per tutti gli ?oggetti territoriali? appartenenti a un determinato tipo (esempio: per ogni bosco, per ogni duna, per ogni corso d?acqua, con tutte le articolazioni tipologiche possibili per queste categorie d?oggetto), ulteriori connotazioni di valore e di qualità riceve ogni elemento appartenente a una determinata categorie per esser posto all?interno di un determinato contesto, in una determinata relazione dinamica con altri elementi territoriali appartenenti a diverse categorie. Talché un bosco o una duna o un corso d?acqua collocati in un determinato contesto devono essere disciplinati tenendo conto delle regole generali che valgono per tutti gli altri beni appartenenti a quella categoria, e con le particolari attenzioni che derivano dalla particolare posizione, localizzazione, identità di quel particolare elemento.

La questione delle competenze.

Le categorie di beni paesaggistici sono state una costante dell?elaborazione culturale e legislativa nel percorso che ho descritto. Non mi soffermerò su questo argomento se non per accennare a una questione che è emersa in relazione al passaggio da una tutela affidata esclusivamente alle istanze centrali della Repubblica a una tutela nella quale (come del resto il Costituendo aveva voluto) affidata all?insieme delle istituzioni che compongono la Repubblica: Stato, regioni, province, comuni. Gli obiettivi posti a base della pianificazione paesaggistica regionale (in sostanza, il conferimento al territorio regionale di una maggiore qualità costruita a partire dalla tutela e dal prolungamento delle qualità esistenti) richiede quindi il lavoro concorde di una pluralità di soggetti istituzionali, i cui ruoli, competenze, responsabilità devono confluire in una serie di azioni protratte nel tempo. Il piano regionale deve prolungarsi e aumentare la sua efficacia nella pianificazione provinciale e comunale, nella quale le scelte di livello regionale devono trovare la loro specificazione e verifica, quelle relative al paesaggio devono trovare la loro integrazione con quelle relative alle altre esigenze e agli altri settori. La responsabilità della Regione deve saldarsi con quelle della Provincia e del Comune, promuovendo un?azione coordinata di tutti i livelli di rappresentanza dei cittadini. Le procedure della co-pianificazione, cioè della formazione degli atti di pianificazione mediante il contributo di tutti gli enti pubblici territoriali, sono perciò strumento essenziale nell?azione di governo del territorio. Ma la cooperazione tra soggetti che siano espressione di interessi diversificati deve avvenire nella chiarezza delle rispettive responsabilità. È necessario che ciascuno porti il proprio contributo, che ciascuno ascolti con attenzione le ragioni degli altri e ne valuti le proposte, che si compia il massimo sforzo per raggiungere su ciascun punto l?intesa. Ma non è detto che ciò sia sempre possibile. Ciò che è accaduto sul territorio delle coste della Sardegna testimonia che gli interessi, le esigenze ritenute prioritarie, e quindi le soluzioni, possono essere contrastanti, in aperto conflitto tra loro. È necessario perciò ? se non si vuole che la cooperazione si rovesci in paralisi ? che si sappia, su ciascun argomento, a chi spetti la decisione finale in caso di mancato raggiungimento dell?accordo. Ciò in particolare per quanto riguarda la responsabilità dei diversi enti pubblici territoriali elettivi di primo grado. Nella Costituzione della Repubblica si possono individuare due direzioni nel rapporto tra i diversi enti pubblici territoriali elettivi di primo grado (Stato, Regione, Provincia e Città metropolitana, Comune) in materia di funzioni legislative e amministrative. Per un determinato e limitato numero di argomenti la direzione è dall?alto verso il basso. Per tutti gli altri, la direzione è dal basso verso l?alto. Il paesaggio è stato collocato fin dal 1948, ed è rimasto anche dopo le modifiche, tra gli argomenti del primo tipo: quelli per i quali vi è una competenza legislativa esclusiva dello Stato. Questa esclusività è stata temperata recentemente distinguendo, a proposito di Beni culturali (tra cui il paesaggio), l?idea di ?tutela? e ?valorizzazione?. Del termine ?valorizzazione? si possano dare interpretazioni differenti (a seconda che prevalga, nella considerazione del paesaggio, l?aspetto ?bene? o l?aspetto ?merce?), ma resta certo che la responsabilità del paesaggio, e della sua tutela e valorizzazione, rimane nelle mani del binomio Stato-Regione.
Tuttavia la responsabilità della Regione in materia, benché primaria, non è certo esclusiva. Si è già osservato che la tutela del paesaggio esige, come la stessa Corte Costituzionale ha più volte rilevato, un?assidua riconsiderazione dei valori del paesaggio a tutti i livelli e le scale: avviata a livello statale e regionale, deve proseguire nell?attività di governo del territorio delle province e dei comuni. In che modo distinguere allora le responsabilità della ?decisione ultima?, cioè là dove non si raggiunge l?unanimità del consenso? Giova a chiarire la questione la definizione originaria del principio di sussidiarietà. Questo, come è noto, fu elaborato per decidere sulla ripartizione delle responsabilità tra governi nazionali e istituzioni europee, e fu introdotto per la prima volta nella normativa europea a Maastricht il 7 febbraio 1992. Il principio di sussidiarietà significa, nella sostanza, che là dove un determinato livello di governo non può efficacemente raggiungere gli obiettivi proposti, e questi sono raggiungibili in modo più soddisfacente dal livello di governo territorialmente sovraordinato (l?Unione europea nei confronti degli Stati nazionali o, nel nostro contesto, lo Stato nei confronti della Regione, la Regione nei confronti della Provincia e così via) è a quest?ultimo che spetta la responsabilità e la competenza dell?azione. E la scelta del livello giusto va compiuta non in relazione a competenze astratte o nominalistiche, oppure a interessi demaniali, ma in relazione a due elementi precisi: la scala dell?azione (o dell?oggetto cui essa si riferisce) oppure i suoi effetti. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio esprime con sufficiente chiarezza la responsabilità del binomio Stato-Regione nell?avere l?ultima parola nel definire, individuare e disciplinare i beni paesaggistici appartenenti alla categorie definite ai sensi degli articoli 142 (beni tutelati per legge) e 143 (beni individuati e catalogati dal piano paesaggistico).

Gli ambiti e i rapporti con la pianificazione locale.

Ma passiamo all?altro percorso: quello nel quale si pone l?accento non sulle tipologie di beni paesaggistici, ma sulle connessioni e interazioni che intercorrono, all?interno di una determinata area, tra le diverse componenti naturali e antropiche del paesaggio, della dinamica che del paesaggio ha prodotto e produce trasformazioni. A questo proposito esiste una vasta letteratura e un ampio campo di ricerca e di sperimentazione, che peraltro ha trovato ancora limitati sbocchi sul terreno legislativo. Lo stesso codice del paesaggio, dopo aver dato una discreta (e confusa) centralità agli ambiti di paesaggio nella stesura del 2004, ha fortemente ridimensionato la portata di questa lettura ai fini del contenuto del piano paesaggistico nella stesura successiva del 2006. L?esplorazione di questa dimensione della pianificazione paesaggistica in Italia è dovuta soprattutto agli studi e ai tentativi di lettura delle scuole dei geografi (Gambi), che si riallacciano agli studi soprattutto francesi (dove la geografia ha un rilievo che da noi non riesce ancora a trovare), e di quelli della cosiddetta ?scuola territorialista? di Firenze (Magnaghi). Una cosa comunque è certa. Gli ambiti di paesaggio (o comunque si vogliano denominare le unità territoriali nelle quali le specifiche caratteristiche del paesaggio determinano le diverse identità locali) sono il luogo nel quale l?interrelazione tra competenze e responsabilità della regione della provincia e del comune è più forte, e dove la traduzione dei precetti d?origine statale e regionale nelle regole e nelle azioni di competenza locale deve acquistare la maggiore pregnanza. Ma su questo torneremo più avanti.

Le condizioni alle trasformazioni.

Negli anni successivi alla legge Galasso la pratica della pianificazione, e il dibattito (soprattutto a livello regionale) sul rinnovamento della pianificazione del territorio hanno consentito di percorrere ulteriori passi avanti nell?evoluzione culturale. Nell?ambito di un nuovo sistema di pianificazione gli attuali strumenti (e soprattutto le attuali esigenze) della pianificazione specialistica trovano la loro compiuta collocazione e il loro specifico ruolo. L?attenzione alla difesa del suolo, così come quella alla tutela del paesaggio (e gli istituti competenti a esprimere l?una come l?altra), conducono a definire, per ogni unità di spazio, quali sono le condizioni che l?esigenza, assunta come primaria, di difendere il suolo o di tutelare il paesaggio pongono a qualsiasi trasformazione sia possibile immaginare. Si tratta della preliminare definizione delle condizioni che la scelta di tutelare l?integrità fisica e l?identità culturale pongono alle trasformazioni. Tutto è possibile oggetto di trasformazione, ma prima di definire le trasformazioni territoriali da operare, occorre stabilire quali sono le regole che nelle trasformazioni che occorre rispettare per ottenere quella duplice tutela. Le scelte relative alla tutela del paesaggio (e della stabilità del suolo), riferite al territorio (e perciò debitamente rappresentate in una cartografia reale o virtuale), tradotte in un sistema di comandi (e cioè in un sistema normativo), entrano a far parte del complesso degli strumenti di pianificazione di livello regionale, provinciale, comunale. In tal modo le decisioni e le attenzioni derivanti dall?approfondita conoscenza degli aspetti specialistici ?prevalgono? sulle altre decisioni: quelle riguardanti la localizzazione delle opere, le nuove urbanizzazioni, gli usi del suolo. Non perché sia lo strumento specialistico a prescrivere le scelte relative agli interventi di trasformazione del sistema insediativo, ma perché ne definiscono, appunto, le condizioni: la gamma delle possibilità (e delle impossibilità) che le esigenze proprie di quelli ?specialismi? consente e definisce per le trasformazioni socialmente necessarie. Nelle nuova legislazioni regionali, elaborate prevalentemente nel corso degli anni Novanta del secolo scorso, la tutela e la riqualificazione dell?ambiente, la sostenibilità ambientale, le risorse naturali e storiche del territorio, la sua integrità fisica e identità culturale, l?ecologia ? insomma, le diverse accezioni e definizioni e accentuazioni delle risorse territoriali ? acquistano un peso rilevante nella indicazione dei contenuti, degli obiettivi e anche (nei casi più interessanti) nei procedimenti della pianificazione.

?Statuto dei luoghi? e ?invarianti strutturali?.

Strettamente connessa alla problematica delle ?condizioni alle trasformazioni? è quella, sviluppatasi soprattutto in preparazione e a commento della legge urbanistica della Toscana del 1995, relativa a taluni concetti (e termini) adoperati in quella legge. Per la legge toscana lo ?statuto dei luoghi? è il documento che raccoglie le ?invarianti strutturali?. Secondo la legge ?Tutti i livelli di piano previsti dalla [...] legge inquadrano prioritariamente invarianti strutturali del territorio da sottoporre a tutela, al fine di garantire lo sviluppo sostenibile?. Come osserva Paolo Baldeschi, ?la legge, tuttavia, non definisce il concetto di invariante strutturale e in proposito il piano di indirizzo territoriale della Regione, i piani provinciali e quelli comunali hanno fornito interpretazioni diverse. Lo stesso termine ?invariante? costituisce una fonte di equivoci, soprattutto presso i non addetti ai lavori, dal momento che letteralmente significa ?qualcosa che non cambia?. In realtà, nell?interpretazione corrente della norma e più ancora nella sua applicazione (come d?altronde era già avvenuto nel piano paesistico dell?Emilia Romagna) ?invariante? vuole significare ?caratteristiche di invarianza?. Vale a dire che un piano può stabilire che un elemento territoriale (non necessariamente un elemento fisico) ha uno o più caratteri di invarianza. Se tutti i caratteri dell?elemento sono prescritti come invarianti, solo allora l?elemento può essere considerato un?invariante in senso stretto?. L?autore, sulla base di un?analisi delle esperienze di pianificazione svolte, afferma che i concetti di invariante possono essere classificati ?in quattro categorie fondamentali:
a) invarianti intese come oggetti fisici; questa prima categoria può essere articolata in invarianti in senso stretto, e invarianti parziali, cioè oggetti fisici con una o più caratteristiche di invarianza;
b)invarianti intese come sistemi di relazioni fra oggetti fisici, nella forma di ?strutture? e ?regole? territoriali;
c) invarianti intese come modalità di uso di elementi, di parti del territorio, di risorse territoriali, ecc.;
d) invarianti intese come funzioni di elementi o risorse del territorio e prestazioni associate.?
Queste opzioni, osserva Baldeschi, possono trovarsi contemporaneamente nello stesso piano: ?una o alcune o tutte le caratteristiche morfologiche di una strada possono essere individuate come invarianti (primo caso); una relazione fra strada e contesto territoriale può essere definita come invariante, ad es., la sua posizione di crinale (secondo caso); l?uso pubblico della strada può essere individuato come invariante (terzo caso); certi livelli di accessibilità e di scorrimento ritenuti soddisfacenti possono essere definiti come invarianti (quarto caso). Importante è approfondire il concetto di invarianza di un elemento (sia esso un oggetto fisico, un insieme di regole, un tipo di uso, od altro), in relazione al fatto che questa può avere una fondazione positiva, cioè inerente all?elemento stesso, e in questo caso la sua natura resistente viene confermata e rafforzata dal piano, o caratteri meramente normativi, cioè dipendenti soltanto dalle scelte del piano. Se, ad esempio, un piano definisce come invariante un sistema insediativo di crinale, ne rafforza da un punto di vista normativo alcune caratteristiche intrinseche, positive, che ne hanno già definito la resistenza alle trasformazioni e quindi la persistenza attraverso i secoli. Se, invece l?invarianza si riferisce ad un obiettivo prestazionale (ad esempio il fatto che una strada qualsiasi possa essere percorsa solo da mezzi pubblici) essa ha un carattere meramente normativo, dal momento che le caratteristiche fisiche di quella strada non implicano una modalità d?uso piuttosto che un altra.

3. BENI PAESAGGISTICI E AMBITI DI PAESAGGIO NEL PPR DELLA SARDEGNA.

La forma del piano, un piano per il paesaggio.

Tra le due modalità consentite dalla legislazione nazionale (?piano paesaggistico? oppure ?piano urbanistico-territoriale con specifica considerazione dei valori paesistici?) si è scelta la prima. Ciò significa che si è avuta fin dall?inizio la consapevolezza che il piano non si propone di definire tutti gli aspetti della disciplina e del funzionamento del territorio, ma ne costruisce i presupposti con l?individuazione delle regole e delle azioni necessarie per consentire che le trasformazioni del territorio, che saranno definite dalla successione delle varie fasi della pianificazione (comunale, provinciale, regionale) siano funzionali alla tutela delle caratteristiche qualitative proprie della configurazione del territorio. La sottolineatura di questa scelta mi sembra assolutamente necessaria. Essa comporta infatti che l?obiettivo della qualità delle trasformazioni, che è un obiettivo fondamentale della politica territoriale della Regione, sia perseguita coerentemente nelle successive fasi della pianificazione e delle sua implementazione. Il carico di responsabilità che viene attribuito dal PPR a quanti (amministratori e tecnici) concorreranno alle successive fasi è davvero grande. Una città bella è una città costruita da belle architetture, ma non esistono belle architetture se non sulla base di una buona urbanistica: questa è una verità proclamata da molti studiosi dell?architettura e dell?urbanistica, da Hans Bernoulli a Leonardo Benevolo. Analogamente si può affermare che la ricerca e la costruzione di una maggiore qualità del paesaggio sardo ha nel PPR solo il suo inizio e la sua matrice, l?indicazione delle invarianti da rispettare e delle opportunità da cogliere, ma essa avverrà unicamente se a livello locale si saprà proseguire secondo il medesimo indirizzo.

Le ?tavole? e le “norme”.

Come ogni piano che si rispetti il PPR è costituito da una stretta collaborazione degli elaborati cartografici ed elaborati testuali (nel linguaggio corrente, le ?tavole? e le ?norme?. I primi elaborati, specificamente riferiti al territorio simulato dal sistema informativo, sono il prodotto delle ricognizioni e delle analisi che hanno via via condotto a individuare, a classificare e a perimetrare le differenti porzioni di territorio sottoposti alle diversificate discipline (regole e azioni). I secondi elaborati esprimono i contenuti delle regole e delle azioni cui si dà luogo (e che quindi devono essere rispettate dai diversi soggetti) o che devono a loro volta guidare l?azione delle successive azioni tecniche e amministrative di pianificazione, regolamentazione e promozione. ?Tavole? e ?norme? devono essere visti, compresi e interpretati nel loro insieme. Le une senza le altre sono monche, incomprensibili, inutili. La loro efficacia deriva unicamente dalla loro sinergia: il loro insieme costituisce la componente paesaggistica del progetto di territorio di cui il PPR è il primo tassello. Due strati del progetto di paesaggio Riepilogando quanto ho esposto, il PPR imprime al territorio un duplice ordine di indicazioni, risultanti da due distinte letture analitiche ed altrettante efficacie normative. Da un lato, è stato necessario individuare le categorie di beni che è necessario sottoporre a tutela, a partire da quelle definite dalla legislazione vigente ma articolandole e arricchendole sulla base dello specifico contesto territoriale e culturale. Si è trattato di partire da quanto disposto dalle leggi nazionali (dalla L. 431/1985 al D. Legs. 157/2006), costruendo un ulteriore tassello ? regionale – di quella ?riconsiderazione assidua? del territorio ?alla luce e in attuazione del valore estetico-culturale? che la Corte costituzionale ritiene necessaria. Dall?altro è stato indispensabile tener conto che il paesaggio non è costituito dalla mera giustapposizione di elementi di particolare rilievo, ma anche dall?integrazione che si è determinata tra gli stessi elementi e il contesto territoriale intorno: quella integrazione che ha condotto storicamente alla costituzione di specifiche individualità territoriali. Il PPR, in risposta alla duplice esigenza ora ricordata, si basa nella sostanza sulla complementarietà di due strati normativi, che si distinguono non tanto per la scala o il grado di specificazione, ma per la loro funzione diversamente ?regolatrice? della pianificazione: Il primo strato, espresso in una prima serie di tavole e nei corrispondenti titolo delle norme, è riferito sia ai singoli oggetti o elementi territoriali per i quali è necessaria e possibile la tutela ex articoli 142 e 143 del D. Legs. 42/2004 (beni paesaggistici appartenenti a determinate categorie a cui è possibile ricondurre i singoli elementi con criteri oggettivi, in jure ?vincoli ricognitivi?), sia alle componenti ambientali-territoriali che, pur non essendo dei beni (anzi magari essendo dei ?mali?, come ad es. i siti inquinati o le aree di degrado) devono essere tenute sotto controllo per evitare danni al paesaggio o per favorirne la riqualificazione. È importante notare che, ai sensi del Codice, questo primo insieme di norme implica un esplicito riconoscimento di quegli oggetti di disciplina da considerare come ?beni paesaggistici?, al fine di assicurarne la ?puntuale individuazione? ai sensi dell?art. 143 e di differenziarli dalle altre componenti (pur dotate di valenza paesistica, come gran parte dei beni culturali che il Piano intende valorizzare) non solo sotto il profilo procedurale (l?obbligo di specifica autorizzazione paesaggistica per gli interventi che li concernono) ma anche sotto il profilo sostanziale, in relazione al ruolo che essi svolgono nel determinare la qualità complessiva dei contesti in cui ricadono. Ciò implica anche che l?individuazione dei beni paesaggistici, pur prendendo le mosse dalle categorie già definite a livello nazionale (come le categorie dell?art. 142), si è fondata su quelle maggiori specificazioni che fanno riferimento alla concreta realtà regionale (ad es. distinguendo zone umide, apparati dunali, falesie ecc.); specificazioni che a loro volta possono comportare ulteriori approfondimenti conoscitivi da sviluppare nelle fasi successive della pianificazione paesistica. Il secondo strato normativo è riferito ad ambiti territoriali ? ambiti di paesaggio ai sensi dell?art. 135 del Codice – per la definizione dei quali i caratteri paesaggistici ed ecologici sono determinanti, e che sono la sede per definire indirizzi, direttive e prescrizioni anche di tipo urbanistico, da rendere operativi mediante successivi momenti di pianificazione; in particolare per precisare la definizione degli obiettivi di qualità paesistica, gli indirizzi di tutela e le indicazioni di carattere ?relazionale? volte a preservare o ricreare gli specifici sistemi di relazioni tra le diverse componenti compresenti. Va rilevato che la disciplina degli ambiti, ordinata alla tutela e al miglioramento della qualità del paesaggio, è anche la sede nella quale cercare, come prevede la Convenzione Europea all?art. 5d, di ?integrare il paesaggio nelle politiche di pianificazione del territorio, urbanistiche e in quelle a carattere culturale, ambientale, agricolo, sociale ed economico, nonché nelle altre politiche che possono avere un?incidenza diretta o indiretta sul paesaggio?. Le categorie di beni paesaggistici Tre letture su tre aspetti del paesaggio l paesaggio è il risultato della composizione di più aspetti. È anzi proprio dalla sintesi tra elementi naturali e lasciti dell?azione (preistorica, storica e attuale) dell?uomo che nascono le sue qualità. È quindi solo a fini strumentali che, nella pratica pianificatoria, si fa riferimento a diversi ?sistemi? (ambientale, storico-culturale, insediativo) la cui composizione determina l?assetto del territorio, e dei diversi ?assetti? nei quali tali sistemi si concretano. Anche la ricognizione del territorio effettuata come base delle scelte del PPR si è articolata secondo i tre assetti: ambientale, storico-culturale, insediativo. Tre letture del territorio, insomma, tre modi per giungere alla individuazione degli elementi che ne compongono l?identità. Tre settori di analisi finalizzati all?individuazione delle regole da porre perchè di ogni parte del territorio siano tutelati ed evidenziati i valori (e i disvalori), sotto il profilo di ciò che la natura (assetto ambientale), la sedimentazione della storia e della cultura (assetto storico-culturale), l?organizzazione territoriale costruita dall?uomo (assetto insediativo) hanno conferito al processo di costruzione del paesaggio. Ciascuno dei tre piani di lettura ha consentito di individuare un numero discreto di ?categorie di beni?: cioè di tipologie di elementi del territorio, cui il disposto degli articoli 142 e 143 del Codice del paesaggio consente di attribuire l?appellativo di ?beni paesaggistici?. Dalla ricognizione e dall?individuazione delle caratteristiche dei beni nasce la definizione delle regole. Sicché dalle tre letture sono nati i tre ?capitoli? delle norme. Ciascuno di essi detta le attenzioni che si devono porre perchè, in relazione ai beni appartenenti a ciascuna categoria, le caratteristiche positive del paesaggio vengano conservate, o ricostituite dove degradate, o trasformate dove irrimediabilmente perdute.

Tra prescrizioni e indirizzi.

I beni e le componenti appartenenti alle diverse categorie hanno gradi diversi di rilevanza e necessitano di regole differenziate per la loro tutela. Per alcune categorie nella norma di tutela prevale un contenuto immediatamente prescrittivo, nel senso che vengono imopedite azioni suscettibili di compromettere irrimediabilmente i beni che a quella categoria appartengono. Per altre categorie la tutela richiede prevalentemente un?analisi più attenta e dettagliata, che non può che avvenire alla scala locale: nella norma di tutela prevale quindi un carattere più di indirizzo, di guida e di indicazione anche stringente per la pianificazione sottordinata. SI può dire, in senso generale, che per le categorie derivate dalla lettura ambientale prevalgono le indicazioni immediatamente prescrittive (sebbene non manchino certamente quelle di orientamento alle successive azioni), per quelle relative al sistema insediativo prevalgono (e anzi sono largamente maggioritarie) quelle di indirizzo e direttiva, mentre quelle di carattere storico culturale i due tipi di precetti si bilanciano. Rinviando all?intervento dell?ing Cannas una più puntuale disamina dei contenuti del piano relativo alle diverse categorie di beni, vorrei soffermarmi su due situazioni, entrambe di grandissimo rilievo in quanto rappresentano la testimonianza più significativa di un rapporto equilibrato e virtuoso tra l?uomo e la natura e di una sapienza plurisecolare nel costruire paesaggi dei quali oggi è indiscutibile il valore: gli insediamenti storici e le zone agricole. Il significato, le modalità d?individuazione, il carattere e il contenuti delle regole sono ? mi sembra ? sufficientemente chiariti nel tetso delle norme e nella relazione. Mi limiterò a sottolineare alcuni aspetti. La fascia costiera La legge Galasso già indicava già i territori costieri compresi nella fascia dei 300 m dalla linea di costa come bene paesaggistico meritevole di tutela. Tale limite, meramente geometrico, costituiva una prima ?sciabolata? (come tutte le altre indicazioni quantitative, dal decreto del 1983 al Codice del 2006)… Tra i beni a matrice prevalentemente ambientale gioca quindi, in particolare in Sardegna, un ruolo del tutto particolare il bene costituito dalla fascia costiera nel suo insieme. Questa, pur essendo composta da elementi appartenenti a diverse specifiche categorie di beni (le dune, le falesie, gli stagni, i promontori ecc.) costituisce nel suo insieme una risorsa paesaggistica di rilevantissimo valore: non solo per il pregio (a volte eccezionale) delle sue singole parti, ma per la superiore, eccezionale qualità che la loro composizione determina. Essa non può essere artificiosamente suddivisa, se non per scopi amministrativi, ma deve mantenere il suo carattere unitario complessivo soprattutto ai fini del PPR e, pertanto, deve essere considerata come un bene paesaggistico d?insieme, di valenza ambientale strategica ai fini della conservazione della biodiversità e della qualità paesistica e dello sviluppo sostenibile dell?intera regione.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Senzacognome di Sardegna, rallegratevi, forse qualcosa cambierà!


I favori tra amici, si sa, vanno ricambiati, altrimenti son guai?e che guai, per il Consiglio regionale della Sardegna! E, soprattutto, che vergogna, per quei personaggi abituati a calpestare i diritti e le vite altrui come fossero carta straccia.

Il Sardegna 15 dicembre 2006
Il pm Marchetti conferma tutto: per adesso nessun funzionario risulta tra gli indagati
Di Edoardo Pisano

Scattano le perquisizioni dei carabinieri sul caso Concorsopoli in consiglio regionale. Per adesso nessun funzionario è iscritto nel registro degli indagati, perché la Procura aspetta di ricevere tutta la documentazione che i carabinieri stanno
predisponendo in questi giorni. Dopo le rivelazioni sul nostro giornale di quelle strane coincidenze di parentela fra i neoassunti e i funzionari o i politici, e l?autodenuncia di un dipendente del palazzo di via Roma che ha parlato di selezioni farsa per i posti a concorso in Consiglio regionale, la lente della Procura della repubblica si sta concentrando sui concorsi del 2004 a cui parteciparono sessantamila sardi a caccia di un?occupazione.
L?INDAGINE è affidata al sostituto procuratore Mario Marchetti, che ha ricevuto qualche settimana fa sulla sua scrivania
la denuncia di Bachisio Piu, il dipendente del consiglio regionale che alle selezioni per i posti da resocontista passò le risposte?che diceva di conoscere già da venti giorni- ad alcuni candidati parenti di funzionari. In cambio avrebbe dovuto ottenere un aiutino per suo figlio, anche lui in lizza per un posto. Aiuto che però non arrivò. Da qui l?esposto-denuncia che ha fatto partire un?inchiesta che potrebbe abbattersi come un terremoto sul sistema delle assunzioni e dei concorsi in consiglio regionale. E potrebbe far saltare molte teste. Al momento non ci sono nomi iscritti sul registro degli indagati e non c?è nemmeno un?ipotesi di reato. Siamo alle battute iniziali: Marchetti ha dato una delega in bianco ai carabinieri per acquisire elementi che diano conferme alle accuse di Piu. A breve dovrebbero scattare i primi sequestri di documenti e dovrebbero partire i primi inviti a comparire. Nella denuncia del dipendente pentito ci sono i nomi e i cognomi di coloro che avrebbero dato disposizioni per favorire alcuni partecipanti legati a loro da vincoli di parentela. Si parla, in particolare, di due ?importanti funzionari del consiglio?. Questione di tempo. Il magistrato dovrà sentire la loro versione dei fatti e verificare l?esistenza di elementi che suffraghino le pesanti accuse da cui è partita l?inchiesta su Concorsopoli. Qualcosa insomma comincia davvero a smuoversi. E che dietro l?angolo potrebbe disvelarsi il più grande scandalo di tutti i tempi da quando esiste la massima istituzione regionale. E anche se l’indagine riguarda solo le selezioni del 2004, la Procura potrebbe anche allargarla.

(foto: wikipedia.org)

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Rapporto A.P.A.T. 2006, l’ambiente italiano a rischio !

15 Dicembre 2006 Commenti chiusi


Presentato a Roma il Rapporto 2006 dell’Agenzia per la protezione dell’ambiente ed i servizi tecnici – A.P.A.T. sullo stato dell’ambiente in Italia. Luci ma, soprattutto, ombre…

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 14 dicembre 2006

MALE CLIMA E RIFIUTI, OK VERDE E MARE

ROMA – Clima e rifiuti i nodi più caldi; resta alto l’allarme Pm10 e ozono nelle città italiane; in buona salute mare e parchi ma biodiversità a rischio. Novità in negativo per inquinamento elettromagnetico e rumore. Energie rinnovabili ancora poche nonostante la crescita.

Questa in sintesi la fotografia sullo stato del Paese scattata nella 5/a edizione dell’Annuario dei dati ambientali 2006 dell’Apat in collaborazione con il Sistema delle Agenzie ambientali e presentato a Roma alla presenza del ministro dell’Ambiente, Alfonso Pecoraro Scanio, e del Commissario straordinario dell’ Apat, Giancarlo Viglione.

In tutto 150.000 dati, classificati attraverso 250 indicatori (20 in più rispetto) e suddivisi in 4 sezioni, 19 capitoli, 10 aree tematiche, 5 settori produttivi, 4 risposte e corredate da 400 tabelle e 390 figure. In particolare il riscaldamento medio è stato di 1,58 gradi in 23 anni (1981-2004). Sul fronte smog, il 58% delle stazioni di monitoraggio delle polveri killer e circa il 70% delle zone in cui è suddiviso il territorio supera il limite giornaliero. In aumento i valori per le sorgenti di campo elettromagnetico.

Nessun miglioramento per i rifiuti urbani che continuano ad aumentare: 31 milioni di tonnellate con un +3,7% rispetto al 2003 e un boom al Centro Italia di +5,4%. L’inquinamento acustico è tra le prime 5 cause ambientali. Lo stato del mare é stabile da 5 anni con il 60% delle acque di qualità elevata e il 30% buona. I parchi coprono il 10% del territorio nazionale, le aree marine il 30% delle acque costiere.

45% ANIMALI VERTEBRATI A RISCHIO

Emergenza biodiversita’ in Italia. Minacciato oltre il 45% degli animali vertebrati su 1.265 specie presenti sul nostro territorio, il 15% delle piante superiori, il 40% delle piante inferiori e il 30% dei principali ambienti naturali. Secondo il rapporto, l’86% degli habitat piu’ vulnerabili e degradati sono quelli legati agli ambienti umidi (paludosi, costieri, riparali), fondamentali per la diversita’ biologica (biodiversita’), in quanto aree di sosta o svernamento per milioni di uccelli migratori. Anche la superficie agricola del territorio nazionale, e’ diminuita di oltre il 12%, dal 1990 al 2000, dando luogo ad effetti positivi (naturalizzazione) e negativi (degrado dei suoli, erosione, desertificazione). Le maggiori minacce sono legate ad attivita’ umane come la diffusione della caccia (nell’83% del territorio si puo’ cacciare) e la concentrazione della pesca. I maggiori impatti ambientali dell’agricoltura derivano dai fertilizzanti (in aumento di oltre il 3%) e dai fitosanitari (in diminuzione del 7,6%).

(foto S.D., archivio GrIG)

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100 ricorsi contro il piano paesaggistico regionale.


Il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. approvato definitivamente dalla Giunta regionale nel settembre scorso viene in questi giorni impugnato davanti al T.A.R. Sardegna. 100 ricorsi, mentre alcuni sostenevano che erano addirittura quattrocento. Molti meno di quanti avverso i quattordici piani territoriali paesistici approvati dalla Regione nel 1993 e poi annullati su ricorsi degli Amici della Terra in quanto gravemente lesivi delle prerogative di tutela ambientale. Hanno inoltrato ricorsi amministrazioni comunali (ad esempio Cagliari, Olbia, Arzachena, Carloforte, Tertenia, Teulada, Castelsardo, Bosa, Tempio Pausania, Santa Teresa di Gallura, Budoni, Gairo, Valledoria), ?signori del vento? (la società Bonorva Wind Energy), tanti ?signori del mattone? ed anche tre consiglieri regionali dell?U.D.C. (Roberto Capelli, Sergio Milia e Franco Cuccu). Si sentono defraudati del potere di approvare il piano paesaggistico. Curiosamente la legge assegna, invece, tale potere alla Giunta regionale (art. 11 della legge regionale n. 45/1989 come modificato dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Comuni e privati lamentano lo scarso coinvolgimento ed il mancato accoglimento delle proprie ?osservazioni? durante la procedura di approvazione.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico danno sul P.P.R. approvato complessivamente una valutazione positiva e sosterranno le ragioni della salvaguardia ambientale proprie del P.P.R. con uno specifico intervento ad opponendum davanti al T.A.R. Sardegna.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 14 dicembre 2006

Coste, i Berlusconi contro i vincoli di Soru. Al Tar depositati ieri 99 ricorsi: 14 di Comuni, tutti di Centrodestra. I giudici amministrativi si pronunceranno non prima della prossima estate. La lunga guerra di Costa Turchese a Olbia. Filippo Peretti.

CAGLIARI. Saranno ancora una volta i giudici amministrativi a decidere sulla difesa dell?ambiente in Sardegna. Ieri al Tar sono stati presentati 99 ricorsi contro il Piano paesaggistico della giunta di Renato Soru: 14 ricorsi sono di Comuni (tutti di Centrodestra), 83 di privati (con i Berlusconi in prima fila per Costa Turchese), uno del Parco nazionale della Maddalena (cda nominato dalla Cdl) e uno del gruppo dell?Udc in consiglio regionale. Si prevedono tempi lunghi.
Anche per i Piani paesaggistici varati dalla Regione nel 1993 la battaglia fu risolta nelle sedi giudiziarie. Ma, rispetto a quell?epoca, c?è una differenza politica. A presentare i ricorsi decisivi (quelli al presidente della Repubblica) fu l?associazione ecologista del Gruppo di intervento giuridico, che, denunciando l?esistenza di maglie troppo troppo larghe, provocò la caduta totale delle cartografie e delle norme di tutela. Questa volta la battaglia politica contro i vincoli lungo tutta la fascia costiera vede il Centrodestra in prima fila. Nel 1993 il Polo berlusconiano non era ancora nato e, una volta entrato in Consiglio regionale con le elezioni del 1994, si schierò a fianco dei ricorsi e, anche sul piano normativo, tentò in più occasioni di superare i vincoli. Le quattordici amministrazioni comunali che hanno presentato i ricorsi sono tutte di Centrodestra. Ed è gestito dalla Cdl, che decise le nomine, anche il Parco nazionale dell?arcipelago della Maddalena. Così come della stessa coalizione di minoranza (anche se ormai formalmente fuori dalla Cdl) tre consiglieri regionali dell?Udc. Che hanno deciso un ricorso tutto politico-istituzionale: lo hanno presentato per denunciare che l?assemblea sarda è stata privata, col Piano paesaggistico della giunta, di alcune competenze sostanziali: gli ex assessori Roberto Capelli e Sergio Milia e Franco Ignazio Cuccu si sono rivolti al Tar chiedendo l?annullamento degli atti della giunta e dei relativi decreti di Soru affermando che «la giunta ha usurpato i poteri del Consiglio regionale» dato che le norme tecniche di attuazione del Piano «hanno natura sicuramente regolamentare», di competenza non dell?esecutivo ma del Consiglio. I tre consiglieri di opposizione hanno denunciato una lunga serie di presunte irregolarità (molte coincidenti con quelle messe in evidenza dalle amministrazioni comunali). A dare senso politico di prima grandezza a questa battaglia a colpi di carte bollate è però la discesa in campo della famiglia Berlusconi. L?ex premier non ha più, formalmente, alcuna titolarità sul progetto di Costa Turchese, ma la sua influenza negli affari immobiliari della famiglia forse non si è ridotta del tutto. Fatto sta che la pratica che riguarda Capo Ceraso, nei pressi di Olbia, trasformerà questa vicenda in un nuovo epico scontro politico tra Renato Soru e Silvio Berlusconi. Cioé tra chi, prendendo in mano le redini della Regione, ha inteso assumere atti severissimi a favore della tutela delle coste (anche se sono rimaste diverse maglie larghe che hanno consentito la realizzazione di alcuni progetti proprio in prossimità del mare), e chi, non solo per il progetto di Costa Turchese, è paladino di una maggiore libertà d?impresa, anche se, a parole, nel rispetto dell?ambiente. Chi vincerà davanti ai giudici del Tar tra Soru e Berlusconi (e tutti gli altri ricorrenti) ? La risposta, come per i Piani del 1993, quando il caso fu risolto solo nel 1998, arriverà solo fra qualche anno: le prime udienze di merito non saranno possibili che tra sei-sette mesi. Nel frattempo (maglie larghe permettendo) le coste resteranno tutelate. Rispetto alle dichiarazioni roboanti della vigilia, c?è stato un ridimensionamento dell?attacco al Piano paesaggistico. Nessuno ha presentato la richiesta di sospenderne l?efficacia in attesa della decisione finale: lo aveva annunciato il bellicoso sindaco di Castelsardo, Cuccureddu. E nessuno ha intrapreso la strada della ricusazione dei giudici del Tar: qualcuno voleva sollevare il conflitto in relazione a un convegno organizzato dalla Regione, proprio sul Piano paesaggistico, in un non brutto albergo in riva al mare.

La Confindustria sarda è a capo della rivolta. Il Comune di Alghero ha rinunciato, i casi dell?eolico e dei cartelli stradali. Maurizio Porcu.

CAGLIARI. Un mese fa erano stati annunciati 300 ricorsi, ieri il cancelliere del Tar ne ha contati 99: ma non è un ridimensionamento della battaglia giudiziaria, solo che molte pratiche risultano in più copie, rivolte non solo contro la Regione ma anche contro il Consiglio o il Comitato scientifico che ha studiato il Piano paesaggistico.
Sono 14 i Comuni scesi in campo. Il primo a presentare il ricorso è stato Cagliari, hanno seguito a ruota Olbia, Arzachena, Tempio, Castelsardo, Bosa, Valledoria, Arborea, Marrubiu, Gairo, Tertenia, Arzana, Lotzorai ai quali si è aggiunto il Parco Nazionale della Maddalena. Da qui già una prima chiave di lettura: non solo un ricorso contro il Piano paesaggistico ma anche, o forse soprattutto, contro il presidente Renato Soru visto che tutte queste amministrazioni municipali sono governate da giunte di centrodestra. È rimasto a guardare il Comune di Alghero, mentre quello di Oristano forse presenterà il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica: il termine scadrà il 14 gennaio. Alcune sorprese potrebbero venire proprio dai ricorsi straordinari al Capo dello Stato. Oltre alla scadenza normale, infatti, la legge prevede la seconda scadenza con la presentazione direttamente a Roma. La Regione può chiedere o meno la trasposizione dei ricorsi. A quel punto gli avvocati sarebbero obbligati a ripresentarlo davanti al Tar. Difficile, per ora, stimare il numero esatto di quanti ne arriveranno nei prossimi mesi dalla capitale. Si parla di altri trenta. Ha fatto discutere la scelta del presidente del Parco della Maddalena, Gianfranco Cualbu (nominato dalla precedente giunta di centrodestra) di presentare ricorso. Tra gli altri motivi viene sollevato un profilo di competenza. Secondo Soru deve decidere il Piano paesaggistico cosa poter fare o meno dentro il parco, secondo Cualbu proprio il fatto che si tratta di un ente nazionale comanda il piano di gestione del parco e non il Ppr. Ai ricorsi notificati da parte delle amministrazioni al presidente del Consiglio regionale Spissu si è aggiunto quello dei consiglieri regionali dell?Udc. Tutti rimproverano che la giunta ha usurpato i poteri del Consiglio regionale perché le norme tecniche di attuazione del Piano hanno natura regolamentare (art. 27 dello Statuto) e questo spetta all?assemblea. Non è stato risparmiato nemmeno il Comitato scientifico nominato dal presidente per predisporre il piano. Anche qui viene evidenziato un vizio procedurale poiché «non si sa da chi sia stato nominato, non si conoscono i criteri con i quali sono stati identificati i componenti, salvo, si presume, la conoscenza personale da parte del Presidente della Regione». I ricorsi di privati sono 84. Apre la lista la Confindustria Sardegna a nome dei propri tesserati. A dimostrare l?attenzione intorno al Ppr, ha presentato ricorso anche il collegio dei geometri dalla provincia di Sassari. Tra gli imprenditori c?è la famiglia Berlusconi (che da vent?anni sta tentando di costruire Costa Turchese a Olbia) e la Coimpresa dell?imprenditore Gualtiero Cualbu che vorrebbe costruire sul colle di Tuvixeddu a Cagliari. Stanno facendo sentire la loro voce 23 società di cartellonistica per la parte del Ppr che prevede specifici divieti di apporre cartellonistiche che intercludano o compromettano la panoramicità». Sempre in materia di «vedute» alcuni ricorsi sono arrivati dalle società che volevano costruire gli impianti eolici (singolare il blocco avvenuto a Bonorva con l?impianto che in regola ha anche l?autorizzazione del sovrintendente ai beni ambientali). Rimangono i campi da golf, Is Arenas ha presentato il ricorso: è consentita la costruzione dei campi ma senza infrastrutture. Bloccati dal piano sono anche i centri storici dei paesi, i monumenti, i muretti a secco, le siepi (di fico d?india, rovo, lentisco). Non sono state risparmiate la strade di campagna per le quali è da escludere l?uso di asfalto. L?accusa più pesante riguarda però proprio i contenuti del Piano: si conoscono le norme tecniche di attuazione ma non le carte che riguardano i singoli paesi. Non si sa ancora esattamente quali terreni ricadano o meno dentro il Ppr. Nei prossimi mesi la Regione dovrebbe depositare i documenti al Tar ma, prima che si parli di udienza, saremo tutti sul bagnasciuga. Con le coste tutelate.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Ma che stanno realizzando alle foci del Coghinas ?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (13 dicembre 2006) alle amministrazioni pubbliche (Ministero per i beni e attività culturali, Ministero dell?ambiente, Assessorati regionali dell?urbanistica, dei beni culturali, della difesa dell?ambiente, Comune di Badesi, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale ed alla Magistratura competenti in relazione ai lavori in corso per la realizzazione di un ampliamento (circa 44.000 metri cubi di volumetrie complessive) di un complesso turistico-edilizio da parte della società Bellisario s.a.s. in loc. Maccia Boina, in Comune di Badesi (OT) Tale intervento immobiliare risulta fornito, al termine del relativo procedimento di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A. di giudizio di compatibilità ambientale positivo con numerose prescrizioni (deliberazione Giunta regionale 17 giugno 2003, n. 16/41), le quali si ignora se siano state o meno puntualmente rispettate. Detto intervento, secondo le segnalazioni pervenute, sembrerebbe trattarsi di singole unità residenziali stagionali in luogo di struttura ricettiva.
L?area è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), in quanto fascia costiera con ambiti dunali e macchia mediterranea evoluta (ginepro fenicio, lentischio, la rara Anchusa litorea, ecc.), mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina è tutelata anche con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Inoltre, è presente il sito di importanza comunitaria – SIC ?Foci del Coghinas? (codice ITB010004) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali, della fauna e della flora (elenco regione biogeografica mediterranea approvato con decisione Commissione europea n. 3261 del 19 luglio 2006 in G.U. CE n. L259 del 21 settembre 2006).
Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 15 ?Bassa Valle del Coghinas? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?area naturale e sub naturale? e ?insediamenti turistici?. Essendo comunque il Comune di Badesi sprovvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.
Insomma, sono parecchi gli aspetti legali ed ambientali che necessitano dei doverosi accertamenti, necessari per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una speculazione immobiliare arrembante.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto A.N., archivio GrIG)

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Abusi edilizi nello Stagno di Porto Pino.


Continua anche il processo presso il Tribunale penale di Cagliari riguardo la lottizzazione abusiva nello Stagno di Porto Pino (Sant’Anna Arresi), anch’essa finita all’attenzione della Magistratura perchè oggetto di azioni legali delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 12 dicembre 2006

«Corrumanciu? Non è un?isola». Scontro fra pm e consulente sul villaggio abusivo di Porto Pino. Ma per la Forestale il vincolo rendeva l?area inedificabile.

CAGLIARI. Corrumanciu non è un?isola, da cinquant?anni un istmo artificiale la collega alla terraferma. Non solo: fatti i conti, le case dell??Isolotto immobiliare? si trovano a 450 metri dal mare, quindi non violano il vincolo della distanza. A sostenerlo davanti al tribunale è stato Giampaolo Siotto, il consulente della difesa al processo che vede imputati l?amministratore dell?immobiliare Francesco Monti, il direttore dei lavori Fulvio Pilloni e il dirigente dell?area tecnica di Santa Maria Navarrese Massimino Paolo Granella.
L?intervento di Siotto, docente di urbanistica all?Università, ha acceso l?udienza scatenando la reazione del pm Daniele Caria, deciso a sostenere l?illegalità del villaggio costruito al centro dello stagno di Sant?Anna. Rispondendo alle domande dei difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu il consulente ha letteralmente smentito – con argomentazioni che l?accusa ha confutato decisamente – i risultati delle indagini condotte dalla Forestale: per lui non c?è alcun abuso, anche perchè lo stagno – a suo giudizio – è uno specchio d?acqua chiuso, il collegamento col mare è garantito soltanto da una paratia necessaria per le attività di raccolta del sale e della pesca. A favore di questa tesi ha testimoniato anche Pietro Paolo Di Giovanni, presidente della cooperativa che gestisce la pesca negli stagni: due soli uscite a mare – non tre, come sostiene la Forestale – con apertura e chiusura regolate a seconda delle esigenze.
Prima dei testi a difesa il pm Caria, il legale di parte civile Carmela Fraccalvieri (le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, n.d.r.) e il presidente Francesco Sette avevano approfondito con l?ispettore della Forestale Simone Murtas gli esiti dell?indagine che sta alla base del procedimento. Murtas non si è fatto pregare: ha sostenuto con forza che Corrumanciu è inedificabile in quanto isola minore e protetta dalla legge Galasso. Rispondendo a una domanda dell?avvocato Fraccalvieri l?ispettore ha proposto anche una novità, rispetto agli atti processuali: sull?isolotto pesa anche il vincolo del parco geominerario, che renderebbe quell?area sostanzialmente inviolabile. Murtas ha mostrato carteggi e mappe, ha insistito sul fatto che la strada di collegamento fra Corrumanciu e la carreggiata di Porto Pino è artificiale. Non solo: secondo la Forestale l?isola non perde i suoi connotati neppure con l?acqua alta, perchè la gran parte dell?area resta in superficie: «E? a tutti gli effetti una terra emersa – ha detto Murtas – e l?acqua che la circonda è collegata al mare da tre uscite». Nessun dubbio neppure sulla distanza degli edifici costruiti dall?immobiliare ?L?isolotto? rispetto alla battigia: meno di trecento metri, quindi un?aperta violazione delle norme che tutelano le coste. Il dibattimento andrà avanti il 19 febbraio con l?interrogatorio degli imputati e la discussione.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Buon compleanno blog !


Il ?blog? del Gruppo d?Intervento Giuridico compie un anno. 421 articoli, 1.231 commenti, oltre 66.500 ?visite?: ne è passata di prateria sotto il galoppo di questi dodici mesi. Gli articoli più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio??, sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.329 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (757 ?visite?), ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (540 ?visite?) e ?Ma si può morire in pace ?? (405 ?visite?) sul drammatico caso Welby e sulle difficili problematiche della ?buona morte?. Questo ?blog? è di parte, è la vetrina pubblica del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come della Lega per l?Abolizione della Caccia, degli Amici della Terra e di tante altre realtà ecologiste ed animaliste. Ma è anche luogo di informazione e confronto e l?alto numero di contatti e commenti, per una piccola ?vetrinetta? dell?informazione ambientale come la nostra, lo testimonia. Desidero ringraziare di cuore Claudia, che ha ?inventato? questo spazio web tanto virtuale quanto pieno di realtà quotidiana, insieme a Lorenza, Paolo, Francesca, Yuri, Giovanni, Giusy, Sandro, Francesca, Antonello, Silvia, Maria Francesca, Vicky ed ai tanti altri ecologisti e semplici cittadini che hanno contribuito e contribuiscono a rendere vivo e vitale con articoli, foto, interventi, commenti questa ?nicchia ecologica? dell?informazione verde. Grazie ancora, cercheremo di fare sempre di meglio, con l?aiuto di chiunque voglia partecipare e darsi da fare e con l?obiettivo di fare qualcosa di buono per questa Terra

p. Gruppo d’Intervento Giuridico
Stefano Deliperi

(disegno S.D., archivio GriG)

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Parchi eolici in Sardegna: una ventata di chiarezza.


Recentemente, il movimento ambientalista Greenpeace, in occasione della presentazione del rapporto ?Generazione eolica e solare? sulle potenzialità dell?energia rinnovabile, ha espresso dure critiche nei confronti delle moratorie sull?eolico promosse da alcune regioni italiane, ?agitate da uno pseudo-ambientalismo che non si rende conto dell?urgenza di trovare alternative alle fonti fossili di energia?. Tra le regioni oggetto del nuovo ?arrembaggio?, seppure virtuale, di Greenpeace c?è anche la Sardegna, a quanto pare, affollata da pseudo-ambientalisti che, troppo cauti nell?esaltare i meravigliosi prodigi dei parchi eolici, preferirebbero continuare a bruciare carbone per i prossimi mille anni e far aumentare il buco dell?ozono, piuttosto che ricoprire di pale rotanti la propria isola. A tal proposito, pare opportuno chiarire agli amici di Greenpeace, alcuni aspetti della vicenda ?eolico? in Sardegna che a loro, impegnati ad assaltare petroliere negli oceani, possono essere sfuggiti.
Ultimamente la Sardegna, come gran parte dell?Italia centro-meridionale, sembra essere diventata la ?terra promessa? dell?energia eolica: grazie all?accesso a cospicui fondi pubblici ? soprattutto comunitari ? ed alla liberalizzazione della produzione dell?energia elettrica, ma soprattutto all?obbligo per i produttori di ottenere almeno il 2% (c.d. ?certificati verdi?) da energie rinnovabili (decreto legislativo 79/1999, c.d. decreto Bersani, e D.M. industria 11 novembre 1999) è cresciuta in termini esponenziali la richiesta di soggetti privati per installare le wind farm. Ben 368 proposte per una potenza complessiva di 13.300 megawatt sono state presentate in campo nazionale, di queste sono pervenute (luglio 2001 ? aprile 2003) 88 istanze per 3.765 megawatt in Sardegna. La più alta concentrazione sul territorio nazionale.
L?assoluta carenza di programmazione in questo settore, e il conseguente rischio di realizzare ?parchi eolici? senza alcun controllo, sul territorio isolano, ha indotto l?attuale Giunta regionale sarda ad adottare le opportune contromisure (legge regionale 25 novembre 2004, n. 8, la cosiddetta legge ?salva-coste?, recentemente ?promossa? dalla Corte Costituzionale, con la sentenza n. 51 del 6 febbraio 2006 ha dichiarato inammissibile il ricorso del Governo 15/2006) e a disporre, fino all?approvazione del piano paesaggistico regionale (P.P.R.) il divieto temporaneo di realizzazione di nuovi impianti di produzione di energia da fonte eolica ?salvo quelli precedentemente autorizzati, per i quali, alla data di entrata in vigore della ? legge (26 novembre 2004, n.d.r.) i relativi lavori abbiano avuto inizio e realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi. Per gli impianti precedentemente autorizzati in difetto di valutazione di impatto ambientale, la realizzazione o la prosecuzione dei lavori ? che, comunque, non abbiano ancora realizzato una modificazione irreversibile dello stato dei luoghi, è subordinata alla procedura di valutazione di impatto ambientale? (art. 8, comma 3°, della legge regionale n. 8/2004).
Risulta, quindi, necessario verificare concretamente e seriamente caso per caso dove e come possono essere realizzate le centrali eoliche in base alle effettive esigenze energetiche regionali: un conto è realizzarle sui crinali, magari boschivi, del Gennargentu, del Limbara e dei Sette Fratelli, diverso è realizzarle, ad esempio, lungo la piana del Campidano.
C?è una bella differenza e non devono certo essere i ?signori del vento? a decidere.
E?, quindi, urgente quanto fondamentale, dopo l?approvazione definitiva del piano paesaggistico regionale ? P.P.R., un atto di pianificazione su scala regionale che vada a effettuare una serie programmazione del settore, connaturata anche con i reali fabbisogni energetici regionali, da sottoporre a valutazione ambientale strategica, secondo quanto previsto dalla direttiva n. 2001/42/CE del Parlamento e del Consiglio del 27 giugno del 2001, il cui termine per l?attuazione nell?ordinamento interno dei singoli Stati membri è scaduto il 21 luglio 2004, essendo ora divenuta direttamente esecutiva.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

da www.repubblica.it, 7 dicembre 2006

Presentato il rapporto dell’associazione ambientalista sulle potenzialità di vento e sole. Se incentivate, le rinnovabili nel 2050 potrebbero coprire oltre un terzo del fabbisogno.
“Basta moratorie sugli impianti eolici”. Greenpeace contro i “pseudo ambientalisti”. Polemica con i veti dei governatori di Puglia e Sardegna: “E’ più urgente fermare il carbone”.
di VALERIO GUALERZI

ROMA – Per affermare anche in Italia l’energia rinnovabile non basta sconfiggere la lobby del carbone, i monopolisti della rete elettrica e la stoltezza del potere politico. Nel partito dei “nemici”, soprattutto per quanto riguarda l’eolico, una fonte potenzialmente in grado di garantire entro il 2050 un terzo del fabbisogno mondiale, bisogna iscrivere anche lo “pseudo-ambientalismo che non si rende conto dell’urgenza di trovare alternative alle fonti fossili”. Bisogna insomma porre fine “alla sindrome di Nimby, perché non si può dire no a tutto, al carbone, al gas e persino al vento”. Valutazioni apparentemente scontate, se non fosse che arrivano da Giuseppe Onufrio, direttore delle campagne di Greenpeace, l’ala più radicale del movimentismo ambientalista, più abituata ad “assaltare” petroliere e treni di scorie nucleari che non a presentarsi come campione del pragmatismo. Sintomo che le componenti dell’arcipelago ecologista stanno rapidamente evolvendo e che la gravità della crisi ambientale impone a tutti di rivedere le proprie posizioni. L’attacco di Onufrio, arrivato in occasione della presentazione di “Generazione eolica e solare”, il rapporto sulle potenzialità delle rinnovabili in Italia realizzato in collaborazione con la sezione italiana della dell’International Solar Energy Society, non è rivolto solo ai tanti piccoli comitati a tutela delle bellezze locali. Nel mirino di Greenpeace ci sono anche due pezzi grossi del ceto politico di centrosinistra, come i governatori di Sardegna e Puglia, Renato Soru e Nichi Vendola. Particolarmente aspre le parole usate da Onufrio nei confronti dell’esponente di Rifondazione, colpevole di amministrare “capitali del carbone con le polveri che finiscono sui loro carciofi e invece di chiedere la riconversione delle centrali a gas, bloccano i rigassificatori”. “Va superata – ha ribadito Onufrio – la stagione delle moratorie sull’eolico promosse in alcune regioni e agitate da uno pseudo-ambientalismo che non si rende conto dell’urgenza di trovare alternative alle fonti fossili di energia ambientalmente accettabili, la bocciatura della Corte Costituzionale della moratoria in Puglia richiede una risposta costruttiva che favorisca il pieno sviluppo dell’eolico, pur garantendo con opportuni vincoli le zone più delicate dal punto di vista ambientale e paesaggistico”. I motivi per spingere l’acceleratore verso uno sfruttamento più intenso dell’energia del sole e del vento sono tanti. Significa prepararsi all’era del dopo petrolio incrementando la quota di autosufficienza energetica; significa futuri tornaconti economici, a iniziare dal prezzo che non rispettare gli impegni di Kyoto ci costerà in termini di penali per ogni tonnellata di C02 prodotta; significa favorire uno sviluppo sostenibile; significa, infine, creare occupazione per migliaia di persone soprattutto nel Meridione, la zona più ricca di risorse rinnovabili. Secondo il rapporto di Greenpeace, malgrado lo scetticismo dispensato da più parti, le potenzialità di queste due fonti sono enormi. Se su scala mondiale come detto nel 2050 si potrebbe arrivare al 34% dell’energia prodotta dal vento, per l’Italia con le necessarie politiche sarebbe possibile avvicinarsi all’obiettivo del 25% di energia prodotta da rinnovabili fissato dall’Unione Europea per il 2020. Oggi siamo al 18%, ma la parte del leone la fa l’idroelettrico.
Uno dei passi da compiere lungo questa strada, secondo Greenpeace, è proprio quello di trasformare il traguardo posto da Bruxelles in un impegno vincolante, con tanto di procedure d’infrazione in caso di mancato raggiungimento. Prima ancora è però necessario rivedere la politica degli incentivi. “Le aziende che producono i massimi profitti in questo periodo – ha ricordato Francesco Tedesco di Greenpeace – sono quelle petrolifere, occorre dirigere una parte di questi soldi verso investimenti a favore delle rinnovabili e dirottare i sussidi statali erogati alle fonti fossili e assimilabili, pari nel solo 2005 a 3,1 miliardi di euro, sul solare e l’eolico”. Aldo Iacomelli, dell’Ises Italia, ha sottolineato anche la necessità di rivedere le modalità con cui verranno presto rinnovati i finanziamenti previsti dal conto energia a sostegno del fotovoltaico. Occorre, ha spiegato, “abbattere il limite alla potenza solare finanziabile attraverso il conto energia”, in quanto “da noi lo strumento ha avuto il merito di rilanciare l’installazione dei pannelli, ma va tolto il tetto di 85 Megawatt e snellita la procedura”. Nel 2005, a fronte di una richiesta di circa 1300 Megawatt è stato ammesso all’incentivazione meno di un terzo della domanda.

(foto S.D., archivio GrIG)

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