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Base U.S. Navy di La Maddalena: tutti a casa ! Ma arriva Legacoop ?


Un?altra conferma che la base U.S. Navy di appoggio del naviglio a propulsione nucleare dell?Arcipelago della Maddalena (Isola di S. Stefano) se ne andrà davvero entro il 2008 è giunta dalla Commissione Europea, con la recente nota ENV A.2/LTbd D(2007) 1728 dell?1 febbraio 2007. Infatti, dopo due riunioni effettuate con la delegazione governativa italiana (21 gennaio 2005 e 11 dicembre 2006), la Commissione europea ha deciso di archiviare la procedura di infrazione contro l?Italia per violazione dell?art. 10 del trattato U.E. in quanto è stato formalmente comunicato che gli accordi presi fra i Governi italiano e statunitense prevedono la rinuncia al progetto di ampliamento della base U.S.A. e la sua chiusura entro il 2008.

Ricordiamo che il 18 ottobre 2005 la Commissione europea, nell?ambito della procedura di infrazione (art. 226 trattato U.E.), aveva annunciato di aver inviato una lettera di ?costituzione in mora? all?Italia a causa della mancata informazione (art. 10 del trattato U.E.) riguardo il progetto di ampliamento della base U.S. Navy dell?Arcipelago della Maddalena: la Commissione, infatti, su ricorsi (ottobre 2003, aprile 2004, ottobre 2005 ? reclamo n. 2004/4115) delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico e su interrogazioni parlamentari dell?on. Monica Frassoni (co-presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo), aveva inviato ben due richieste di informazioni (maggio e luglio 2005) senza ricevere alcuna risposta dal Governo italiano. Secondo la Commissione (e gli ecologisti) ?L’intervento è suscettibile di avere un impatto significativo sulla zona di conservazione dell?Arcipelago della Maddalena, che l?Italia ha proposto come sito da includere nella rete Natura 2000 di siti di conservazione istituita dalla direttiva Habitat?. Il 26 gennaio 2005 era pervenuta risposta da parte della Commissione europea all?interrogazione parlamentare E-2460/04IT esperita dall?on. Monica Frassoni, presidente del gruppo Verdi/A.L.E. al Parlamento europeo in relazione al primo lotto dei lavori di ampliamento (volumetria complessiva di 52.000 metri cubi) della base U.S. Navy dell?Arcipelago della Maddalena sull?Isola di S. Stefano e la realizzazione di altri lavori per il personale (alloggi, servizi, ecc.) in varie zone dell?Isola di La Maddalena. La Commissione europea, tramite il Commissario all?ambiente Dimas, aveva confermato che i detti lavori sarebbero dovuti essere preceduti perlomeno dalla vincolante procedura di valutazione di incidenza ambientale, infatti, ?il progetto di cui sopra potrebbe avere ripercussioni sul pSIC ?Arcipelago La Maddalena? (ITB010008). La Commissione ha pertanto inviato all?Italia una richiesta di informazioni in merito all?applicazione della direttiva 92/43/CEE al progetto in questione?. Già il 10 dicembre 2003 la commissaria all?ambiente Wallström rispose alla precedente interrogazione E-3157/03IT dell?on. Frassoni affermando che i detti lavori sarebbero dovuti essere preceduti perlomeno dalla vincolante procedura di valutazione di incidenza ambientale. Tale ampliamento, nonostante interessi un arcipelago tutelato con vincolo paesaggistico, rientrante in un proposto sito di importanza comunitaria e in un parco nazionale, non è stato preventivamente sottoposto ai vincolanti procedimenti di valutazione di impatto ambientale né di valutazione di incidenza ambientale, in palese contrasto con la normativa comunitaria in materia e con la normativa nazionale di attuazione. Si ignora, inoltre, se siano state conseguite le necessarie autorizzazioni riguardo la normativa di tutela paesaggistica. E? semplicemente scandaloso che una base militare non in disponibilità delle Forze armate nazionali né rientrante nel dispositivo di difesa N.A.T.O. e, per giunta, situata in un parco nazionale potesse esser ampliata senza che nemmeno fossero noti pubblicamente i termini della sua legittima installazione, risalente ad un accordo del 1972 mai ratificato dal Parlamento In proposito, le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato una serie di esposti (ottobre 2003, aprile 2004, ottobre 2005) alle pubbliche amministrazioni competenti, agli Organi comunitari ed alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania riguardo l?inizio dei lavori di ampliamento. L?U.S. Navy se ne andrà prima della conclusione degli accertamenti ?

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

E la Lega delle Cooperative prova a metterci le mani sopra?..

da La Nuova Sardegna, 24 febbraio 2007

Coop pronte a gestire le aree dimesse. «Alla Maddalena consorzi d?imprese per la nautica, il turismo, i servizi».

CAGLIARI. Le cooperative sarde e quelle nazionali si candidano a gestire, assieme alle imprese societarie, le aree militari dismesse a La Maddalena. Lo annuncia il presidente della Lega delle cooperative della Sardegna, Antonio Carta, e il presidente di Confindustria, Gianni Biggio, raccoglie l?invito a collaborare. La proposta è stata avanzata ieri nel corso del nono congresso regionale della Lega delle cooperative, durante il quale il presidente Antonio Carta ha compiuto un esame del sistema economico della Sardegna. Ma non è tutto: il mondo della cooperazione aspetta un riconoscimento nel nuovo Statuto della Regione che abbia la stessa valenza di quanto è scritto nella Costituzione. Cooperative come formula vincente per i territori (oggi sono 5.000 le aziende sarde ma gli spazi che si possono aprire nei prossimi anni sono enormi) e come fenomeno sociale rilevante per i valori che esprimono questo tipo di imprese. Ed è per questo che, dopo aver fotografato la situazione, il presidente della Lega delle cooperative sarde ha avanzato una serie di proposte a cominciare da quella sulle dismissioni delle aree militari. Antonio Carta spiega che Legacoop si è già confrontata con l?amministrazione comunale di La Maddalena: «Ci siamo mossi partendo dalla consapevolezza che la dismissione rappresenti non solo una disponibilità di aree che passano al governo pubblico ma una vera occasione per riconvertire l?economia locale». Come ? La Lega delle cooperative sarde – spiega Carta – è disponibile a mettere in campo non solo le proprie associate ma anche le «cooperative più robuste e solide in campo nazionale. È disponibile da subito a costruire intese con imprese non cooperative e di grande capacità ed esperienza nei settori essenziali a riconvertire quell?economia: turismo, nautica e servizi». L?ipotesi di lavoro più concreta e immediata potrebbe essere quella della programmazione negoziata (contratto d?area) oppure si dovrebbe fare ricorso alla finanza di progetto. Sul futuro prossimo la Lega individua altri due temi: la pesca e l?edilizia abitativa. Nel primo caso, Carta esprime la soddisfazione delle coop per il varo di una legge che ha adeguato la nostra normativa a quella dell?Ue; ci sono importanti risorse destinate alla produzione ittica negli stagni «ma ora è necessario chiarire cosa si intenda per società di gestione». Infine l?edilizia abitativa: «La legge sul piano paesistico», afferma Carta, «ha rimesso ordine nel settore dell?uso dei suoli ma per i meccanismi che prevedono l?adeguamento dei piani regolatori dei comuni alle norme sta causando un blocco. Serve un intervento perché si accelerino le procedure previste». Nella relazione di Carta non manca l?autocritica a cominciare dal rapporto con le grandi cooperative del Centro e Nord Italia: «Troppo spesso la presenza di grandi imprese cooperative in Sardegna avviene all?insaputa della nostra organizzazione e solo in rari casi è riuscito a produrre effetti positivi di promozione e di rafforzamento del sistema cooperativo sardo». La responsabilità di impresa e la loro etica sono uno dei temi più importanti per la storia che le cooperative hanno alle spalle. E Carta rivanga il caso Unipol-Bnl: «In quella circostanza i valori e i principi sono stati messi in secondo ordine non tanto nel contenuto dell?operazione industriale quanto nelle forme e nelle modalità in cui si è sviluppata. Ma dobbiamo prendere l?impegno a realizzare un?iniziativa che porti le cooperativa associate a sottoscrivere un codice etico, un documento, insomma, costituito da impegni espliciti nei confronti dei soci, dei fornitori, dei clienti e delle comunità locali».

(foto L.C., archivio GrIG)

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  1. Laura
    24 Febbraio 2007 a 17:31 | #1

    Se ne andranno. Salvo ulteriori, presumibili, patti segreti…

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