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Archivio 28 Febbraio 2007

Come ti gestisco le coste n. 10…


Altra udienza presso il Tribunale penale di Cagliari del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli ultimi anni. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. La cronaca delle precedenti udienze ed ulteriori informazioni potete trovarle in questo ?blog? (?Come ti gestisco le coste…“, 4 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 2…?, 17 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 3…?, 24 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 4…?, 7 novembre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 5…?, 22 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 6…?, 29 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 7…?, 6 dicembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 8…?, 17 gennaio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 9…?, 24 gennaio 2007). Ricordiamo che tutti, naturalmente, beneficiano della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Non possiamo, però, non evidenziare che le argomentazioni apportate dalla pubblica accusa unitamente a quanto sta emergendo dal dibattimento non possono che suscitare considerazioni piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio nel caso principale del quale si discute (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione. Buona lettura?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 28 febbraio 2007

Concessioni facili. L?ex dirigente quartese Alessandro Casu si difende in aula dall?accusa di corruzione. «Una vicenda abbastanza trasparente». La Forestale: «Il Green Blu center di Quartu era dei familiari di Lucio Pani». «L?area di Saccheri era in abbandono, ci voleva un progetto». Mauro Lissia

CAGLIARI. «Quella del Green Blu center di Quartu è una vicenda abbastanza trasparente, il verbale di gara l?ho firmato io perchè ero io che dovevo farlo in base alla legge»: Alessandro Casu, discusso ex dirigente dell?urbanistica quartese, ha parlato ai giudici del tribunale ma ha rifiutato il contradditorio con l?accusa. Tecnicamente si chiamano dichiarazioni spontanee. Era pronto a farlo, come il suo difensore Francesco Onnis ha annunciato fin dalle prime battute dell?udienza. Prontissimo, considerato che finora non si è perso un?udienza del dibattimento sulle concessioni facili, appunti su appunti come fosse il cronista di se stesso. Casu sapeva che Filippo Rampulla, l?ispettore della Forestale autore delle indagini per il pm Daniele Caria, avrebbe riferito al tribunale di una storia imbarazzante, dove l?ex plenipotenziario dell?edilizia a Quartu – imputato di corruzione e altri reati – sarebbe il terminale dell?ex responsabile della tutela paesaggio regionale Lucio Pani. Per l?amico dirigente regionale avrebbe tracciato una corsia preferenziale larga abbastanza da far passare la costruzione del centro sportivo con piscina su un?area pubblica, un centro cui Pani teneva moltissimo: c?era di mezzo una buona parte della sua famiglia. In piedi, rigido davanti al microfono ma calmo, Casu ha ribadito di aver rispettato le norme e non ha perso la ghiotta occasione di rifilare una stilettata all?attuale sindaco di Quartu Gigi Ruggeri, l?uomo che gli ha indicato l?uscita del municipio, per anni il suo centro di comando: «Per il Green Blu ci siamo comportati come altre volte – ha detto ai giudici – le norme applicate sono le stesse che hanno riguardato in passato una richiesta analoga presentata dal sindaco Ruggeri». La differenza è che Ruggeri non deve rispondere di corruzione nè di altri reati, ma questi sono dettagli. Per Casu, al di là dei capi d?imputazione che lo riguardano, conta la sostanza della legge: «C?era un regolamento del 1989 che consentiva a privati o cooperative di richiedere aree pubbliche in concessione – ha spiegato l?ex dirigente – e nel 1995, quando la Promogest ha fatto domanda per una piscina, la competenza era del consiglio comunale. Più avanti la competenza passerà alla giunta, poi di nuovo al consiglio. Eravamo nel 1999 e c?erano due istanze, una dell?Ats Quartu calcetto e l?altra della società che voleva costruire il Green Blu center. La giunta ha deliberato e io ho fatto la gara, firmando alla fine il verbale. Quel centro è un?opera legittima autorizzata sulla base di un regolamento legittimo». La gara fu vinta dalla Green Blu, la società costituita tra i familiari di Lucio Pani e amministrata dalle mogli dei familiari. Ma questo per Casu non sembra essere importante: tutto secondo legge.
Opposta la lettura dei fatti proposta dall?accusa. Sollecitato dalle domande del pm Caria e del presidente Francesco Sette, l?ispettore Rampulla ha ricostruito i passaggi tecnici che hanno preceduto la realizzazione del centro, partendo dalla prima richiesta di concessione presentata con la società ?Acqua blu? da Giuseppe Solla, il nipote di Lucio Pani, in quel momento consigliere comunale di Quartu: era il 1997 e la pratica non incontrò ostacoli. Le autorizzazioni arrivarono, compresa quella dell?ufficio tutela del paesaggio, il regno di Pani. D?altronde si era partiti da un fatto: per l?amministrazione quartese si trattava di un?area – quella di Faccheri – in stato di abbandono, quindi era urgente che un privato ci mettesse le mani. Non uno qualsiasi: quando il responsabile del servizio urbanistica Sebastiano Bitti – imputato anche lui – ricevette la pratica di Solla ci trovò scritto un appunto di Casu: «Concordare con il sottoscritto». Appunto leggermente sospetto, almeno quanto il nome che Maria Lucia Farci, progettista e direttrice dei lavori, diede al file del progetto Green Blu salvato nel suo computer: «Lucio». D?altronde Lucio Pani era coinvolto: a dicembre del 1999 la società Green Blu era per il 60% del nipote Giuseppe Solla, per il 35% dell?altro nipote Mauro Pani e per il 5% di Donatella Isola, un?amica stretta del nipote. Insomma, era il progetto di famiglia. Dunque concessione gratuita per trent?anni, con la cessione del diritto di superficie come se si trattasse di un servizio pubblico. A costruirlo fu poi chiamata l?impresa Sant?Elena, costituita in quei giorni (7 novembre 2002) e amministrata dalla cognata di Lucio Pani e dalla moglie del parente Giuseppe, Luisa Loi e Rita Satta. Si va avanti il 12 marzo.

da L?Unione Sarda, 28 febbraio 2007

Ieri la deposizione di Filippo Rampulla: sotto la lente le carte del Green blu center. Cubature, parenti e scambi di favori.
Concessioni facili: parla l?ispettore che indagò su Lucio Pani.
Un progetto ?familiare?: fratelli, mogli, cognate, figli e nipoti del potentissimo Lucio Pani.
Maria Francesca Chiappe

Il file si chiamava ?Lucio?, l?ingegnere del comune di Quartu Maria Lucia Farci lo conservava sul suo computer e per la Forestale che perquisiva il suo ufficio più che una sorpresa fu una conferma. Il direttore dell?Ufficio Tutela del paesaggio Lucio Pani aveva rapporti strettissimi con chi doveva decidere se dare l?ok alla struttura polivalente che i suoi familiari
intendevano realizzare. Con la vicenda del Green blu center, una struttura sportiva polivalente progettata su un?area che il Comune di Quartu aveva dato in concessione, a titolo gratuito, per trent?anni (rinnovabili), il processo per le concessioni facili affronta il capitolo più importante. È in questa fase che emergono, infatti, da un lato i strettissimi vincoli di parentela tra Lucio Pani e chi chiedeva di costruire una struttura da quasi 4.000 metri cubi su un?area di oltre 12.000 metri quadrati, dall?altro i legami con i professionisti che dovevano rilasciare le autorizzazioni. Con in più un fortissimo elemento di sospetto di scambio di favori: l?autorizzazione concessa dalla Tutela del paesaggio al padre dell?architetto del Comune Patrizia Rosemarie Cogoni per un chiosco a Is Mortorius. L?ispettore della Forestale Filippo Rampulla risponde per quasi tre e alle domande del pubblico ministero Daniele Caria. Ed è una ricostruzione dettagliata dell?iter del progetto che ha portato sul banco degli imputati, oltre Lucio Pani, anche l?ex sindaco di Quartu Graziano Milia, l?ex assessore all?Urbanistica Vincenzo Cossu, il capo dell?ufficio tecnico Alessandro Casu, gli architetti che lavoravano per il Comune di Quartu Maria Lucia Farci e Rosemarie Cogoni, il funzionario della Tutela del paesaggio Giorgio Sedda, l?ingegnere di Quartu Sebastiano Bitti. «La prima istanza venne presentata il 18 aprile 1997 da Giuseppe Solla, figlio della sorella di Lucio Pani che, fino al febbraio 2001, era consigliere comunale di maggioranza a Quartu», spiega l?ispettore. «Chiese la concessione di un?area in località Faccheri, così come due anni prima aveva fatto la Promogest per la costruzione di una piscina. Poiché l?area era soggetta a vincoli paesaggistici, Solla chiese il nulla osta all?ufficio Tutela del paesaggio: il documento fu redatto da Giorgio Sedda che lavorava nel gruppo di Lucio Pani». Sulla stessa area pendeva l?istanza di una società di calcetto ma fu aggiudicata a Solla, e «non da una commissione ma dall?ingegner Casu». Era il 3 dicembre 1999: ci vollero tre anni per il rilascio della prima autorizzazione edilizia. Della Green blu Solla aveva il 60 per cento delle quote, Mauro Pani (figlio del fratello di Lucio) il 30 per cento, Donatella Isola (amica di Giuseppe Solla) il 5 per cento. Non solo: l?ispettore Rampulla sottolinea che l?area comunale era inserita in una zona dove «uno dei lotti era di proprietà di Lucio Pani». Successivamente, il 28 novembre 2002, Maria Lucia Farci fu nominata direttore dei lavori e, come impresa costruttrice, fu indicata la Sant?Elia costruzioni, costituita qualche giorno prima dal Luisa Loi e Rita Satta: la prima era la moglie di Giuseppe Pani (fratello di Lucio) e la madre di Mauro, la seconda era sposata con Raimondo Pani (cugino di Lucio). Prima di allora le due donne non avevano svolto attività imprenditoriale. In seguito Mauro Pani prese il posto di Solla (che conservò il 19 per cento delle quote) come amministratore della Green blu nella quale subentrò un altro nipote di Lucio Pani, Lorenzo Collu. Il capo dell?ufficio tecnico di Quartu Casu chiede al presidente del Tribunale Francesco Sette di poter chiarire alcuni passaggi: «Vorrei mettere in evidenza che il comportamento mio e dell?amministrazione è sempre stato trasparente», quindi cita alcune
leggi per dimostrare la legittimità dei provvedimenti. Il processo continua il 12 marzo.

Il Sardegna, 28 febbraio 2007

Tribunale. In aula la ricostruzione dell’inchiesta della Forestale sui presunti abusi lungo il litorale quartese. Concessioni facili, ecco la pista, un affare in famiglia e tra amici. Edoardo Pisano

Entra nel vivo il processo sulle cosiddette concessione facili sul litorale del Golfo degli Angeli. Principale imputato, l?ex capo dell?ufficio regionale per la Tutela del paesaggio Lucio Pani accusato di corruzione, truffa, abuso d?ufficio, falso ideologico e materiale. Ieri mattina, le ?coincidenze? che nel 2002 avevano fatto fiutare alla Procura della Repubblica la puzza di bruciato, sono state riportate ai giudici del Tribunale dall?ispettore della Forestale che aveva eseguito le indagini coordinate dal pubblico ministero Daniele Caria. Tutto in famiglia: a due suoi nipoti la concessione trentennale dell?area comunale su cui sarebbe sorto l?impianto sportivo Green Blu con piscina, al posto di un area adibita a ?verde attrezzato? come stabiliva il piano regolatore; una società di costruzioni spuntata come un fungo e intestata per comodo alle cognate, per realizzare materialmente la struttura; chiusure di un occhio negli uffici tecnici del comune di Quartu in cambio di favori tradottisi in concessioni edilizie a dir poco disinvolte. Rapporti talmente stretti che nel computer dell?imputata Maria Lucia Farci, ingegnere del Comune di Quartu, il file relativo alla piscina Green Blu era stato salvato come: ?Lucio?. L?architetto Pani, consigliere comunale a Quartu all?epoca dei fatti contestati e contemporaneamente dirigente regionale con incarico di direttore dell?ufficio per la Tutela del paesaggio per il territorio della provincia di Cagliari, è rimasto per buona parte dell?udienza in piedi. Si è impegnato a chiudere le porte dell?aula e a sistemare il microfono allorché Alessandro Casu, dirigente comunale preposto agli uffici tecnici, ha rilasciato delle dichiarazioni spontanee circa l?iter amministrativo della pratica per la concessione gratuita dell?area di 12 mila metri quadrati, al Margine Rosso in località Fiaccheri, da lui stesso seguita. «L?Amministrazione ha agito in modo trasparente e secondo le leggi vigenti», ha affermato Casu, elencando e spiegando di seguito tutte le norme amministrative che si erano susseguite dall?89 al 2002. Ha pure confermato tutto l?iter burocratico della concessione così come descritto poco prima dall?ispettore Filippo Rampulla, sollecitato dalle domande del pm Caria. Questa in sintesi la ricostruzione del forestale: Giuseppe Solla, nipote di Pani, a giudizio per truffa nell?ottenimento dei contribuiti per la realizzazione del centro sportivo, il 18 marzo del ?97 chiedeva la concessione dell?area. Dopo che l?istanza era stata approvata, Solla domandava agli uffici tramite l?assessorato regionale alla Pubblica istruzione, il nulla osta perché il terreno era assoggettato a vincoli paesaggistici. Via libera che sarebbe giunto il 16 dicembre del 2002 con un atto a firma di Ruggero Carta (imputato di falso in atto pubblico), che operava nello staff di Lucio Pani in Regione. A dicembre del ?99 Solla, Mauro Pani (altro nipote di Lucio) e Donatella Isola costituivano la società Green Blu. Poco prima si era fatto avanti per la concessione del lotto al Margine Rosso un?altra società, l?Ats Quartu Calcetto. Di qui vennero istruite le pratiche per un bando di gara, che aveva come unico componente della commissione aggiudicatrice lo stesso Casu. Che nel 2002 firmava l?autorizzazione edilizia gratuita perché l?opera era definita ?di pubblica utilità e di urgente realizzazione?.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Via i tralicci dell’alta tensione da Molentargius !


Con un’operazione attesa da anni, sono stati asportati i tralicci dell’alta tensione da Molentargius. I fenicotteri e gli altri abitanti della zona umida ringraziano…

Gruppo d’Intervento Giuridico, Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia

da La Nuova Sardegna, 28 febbraio 2007

Un elicottero completa l?eliminazione dell?elettrodotto che attraversava lo stagno dentro il parco.
Via i tralicci da Molentargius. Il Poetto nell?area protetta ? Soru: ci possiamo pensare.
Roberto Paracchini

CAGLIARI. Come un uccello preistorico l?elicottero Aircrane S-64 pare posarsi sulle nove tonnellate di traliccio dell?alta tensione, a Molentargius, con la delicatezza di un predatore. Poi l?aggancio e via in volo. «Beh, ora non sarà più possibile dire che ci vuole tempo per eliminare gli elettrodotti», commenta il ministro Alfonso Pecoraro Scanio. In cima al colle di Monte Urpinu, a Cagliari, in viale Europa, il responsabile dell?Ambiente scruta con binocolo l?elicottero che ha appena agganciato la punta del traliccio. E il ministro osserva l?Aircrane S-64 che trasporta le nove tonnellate d?acciaio in un?area apposita di Is Arenas, nel parco di Molentargius. «Ora quel materiale potrebbe essere riciclato», continua il leader dei Verdi che siede nel governo Prodi. A fianco il governatore della Sardegna Renato Soru guarda soddisfatto. Più tardi nella sede dei Saliscelti, dove risiede la direzione del parco, al simposio su Molentargius il presidente della Regione preciserà che la «liberazione» dello stagno dai tralicci non è una piccola cosa ma «un fatto molto sentito, a suo tempo anche la Regione aveva tentato di toglierli, ma non c?era riuscita perchè non proprietaria dell?area». Di fronte al ministro sono stati prelevati due degli ultimi quattro tralicci rimasti. «La Terna, la società che gestisce le reti elettriche, aveva promesso che li avrebbe tolti in tempi rapidi – continuerà Soru, rivolgendosi a Flavio Cattaneo, l?amministratore delegato di Terna – in verità non ci avevo creduto. Ma i tempi sono stati mantenuti». Dalla cima di Monte Urpinu lo vista abbraccia tutta l?area umida di Molentargius: lo stagno, la lingua di terra (centoventi ettari) di Is Arenas, gli specchi delle saline e il Poetto. Un?area che, inizialmente, doveva essere tutta interna al parco. Poi, dieci anni fa, su richiesta di Cagliari (guidata allora da Mariano Delogu, oggi senatore di An), il Poetto venne stralciato dal perimetro dell?area protetta. «Perchè all?interno c?era anche tutta la parte urbana», spiega il sindaco Emilio Floris: «Allora ero consigliere regionale». Ma Graziano Milia, presidente della Provincia di Cagliari, indicando la spiaggia precisa che «oggi più di ieri sarebbe importante includere anche il Poetto nel parco: coi mutamente climatici e l?aumento del livello del mare è importante una gestione unitaria del tutto». Soru guarda lo stagno e riflette: «Ci si può pensare». Ma dopo il ripristino del paesaggio, come aiutare lo sviluppo dell?area ? «Innanzi tutto – commenta il presidente della Regione – bisognerebbe fare un progetto e vede (indica is Arenas – ndr) le sembra che vi siano i segni di un progetto ?». Bisognerebbe intercettare finanziamenti europei e non solo: che cosa può fare la Regione ? «Interverremo e inseriremo Molentargius nella nostra programmazione». E le saline e la ripresa dell?industria del sale ? «Entro pochi giorni – continua Soru – tutti gli immobili delle saline passeranno alla Regione (per il momento è del governo dell?isola solo il Saliscelti e pochi magazzini, ma mancano all?appello almeno altri dieci grandi edifici – ndr) e questo sbloccherà tutto». Attualmente, infatti, le saline non sono ancora passate alla Regione in quanto quest?ultima non ha firmato la cessione proposta dai Monopoli perché vuole anche il patrimonio immobiliare. «Ma è questione di giorni e tutto passerà a noi». Via i tralicci quindi. «Energia e ambiente possono andare d?accordo?», si domanderà poco dopo, ai Saliscelti, il governatore della Sardegna. «Sì, assolutamente – continuerà – la difesa del paesaggio può e deve andare di pari passo con lo sviluppo delle energie alternative. Quanto fatto a Molentargius è un passo importante». La Regione, inoltre, «vuole non solo tenere fede al protocollo di Kyoto, ma andare decisamente oltre». La Sardegna, insomma, si candida «ufficialmente a produrre 50 Megawatt di potenza dal solare sui 100 Mw previsti in ambito nazionale sul fronte del solare termodinamico». E questo, preciserà il presidente Soru, «grazie ai progetti del Crs4 sviluppati nel parco scientifico di Polaris, a Pula, e alla piana di Ottana che diventerà il luogo di produzione iniziale». E su Monte Urpinu l?elicottero, fatta la sua performance, vola via col secondo traliccio del momento. Un mostro-uccello buono, che disinquina.

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 28 febbraio 2007

Via linee ad alta tensione e tralicci. Fenicotteri liberi di volare
sullo stagno diventato un po’ più parco.
Matteo Bordiga

Gli ultimi, irriducibili quattro tralicci della linea elettrica che tagliava in due lo stagno di Molentargius si levano in volo uno dopo l’altro verso mezzogiorno, sotto il sole di una splendida mattina di febbraio. Appesi a un elicottero dell’antincendio, escono di scena accompagnati da un applauso: a qualche centinaio di metri di distanza, sul belvedere di Monte Urpinu, fra i cronisti e una folla di curiosi salutano il panorama finalmente libero anche il sindaco di Cagliari Emilio Floris, il presidente della Provincia Graziano Milia e il presidente della Regione Renato Soru. Ospite d’onore – in ritardo – il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio: soltanto dopo il suo arrivo, il poderoso Aircrane S-64 e i 40 tecnici incaricati di completare la rimozione dei tralicci hanno avuto il via libera. La regia dell’evento è di Terna, la società responsabile dello sviluppo della rete elettrica di trasmissione nazionale. L’operazione di rimozione dei cavi e di smantellamento dei tralicci di Molentargius – con un mese di lavoro ed un costo di un milione di euro – è conseguenza della realizzazione di una nuova linea di 10 km in cavo interrato che collega lo stagno a Selargius: una parte del piano di riassetto della rete elettrica a 150 kV di Cagliari. Un piano che deve potenziare e rendere più sicuro il sistema territoriale di distribuzione. In che modo? «In primo luogo, rispettando l’ambiente», ha sottolineato il presidente di Terna, Luigi Roth, nella conferenza stampa che ha seguito l’evento. «La sostenibilità ambientale è uno dei cavalli di battaglia di Terna e tutte le nostre équipe di tecnici ed esperti sono impegnate sulle problematiche di tutela e salvaguardia del paesaggio». «L’intervento odierno restituisce ai cagliaritani uno scorcio naturale meraviglioso», ha proseguito Roth, «liberando lo stagno di Molentargius da elettrodotti dannosi per l’uomo e pericolosi per la fauna che popola le acque del bacino. E, contestualmente, testimonia la sensibilità ambientalista di Terna: tra l’altro, alcuni dei basamenti su cui si reggevano i tralicci appena rimossi verranno trasformati in isolotti per la nidificazione dell’avifauna». Oltre alla sensibilità ambientalista, Terna, che controlla circa 40.000 km di linee elettriche in tutta Italia, ha dimostrato un significativo spirito di collaborazione con gli enti locali: «Alla base del nostro operato c’è sempre la concertazione con le istituzioni regionali, provinciali e comunali», ha precisato Roth, spiegando che «prima di abbattere, costruire, integrare o riqualificare strutture sentiamo gli interlocutori politici e civili del luogo. Nella nostra mentalità, il profitto economico va di pari passo con il dialogo e con il rispetto per la natura». Flavio Cattaneo, amministratore delegato di Terna, ha evidenziato il legame virtuoso che unisce «il concetto di sviluppo a quello di confronto e concertazione con gli enti. Tanto per fare un esempio, l’elettrodotto Matera-Santa Sofia, fra dispute, contrasti e ritardi burocratici, ha avuto una gestazione eccezionalmente lunga e macchinosa: iniziato vent’anni fa, è stato terminato solamente quest’anno. Ecco perché, secondo noi, il dialogo con le istituzioni locali porta buoni frutti all’azienda anche dal punto di vista economico». «Nel caso di Molentargius», ha aggiunto Cattaneo, «voglio ricordare che il presidente Soru, dopo aver firmato con noi, nel maggio del 2006, un protocollo di intesa sull’ambientalizzazione, chiese con insistenza che il primo provvedimento da adottare riguardasse proprio la rimozione di questi dieci tralicci obsoleti. Detto, fatto». Incauta esibizione di efficienza: Soru ne ha subito approfittato per chiedere la rimozione del traliccio che l’Enel aveva piazzato sulla cima di Su Frontigheddu, il colle dal quale muove l’Ardia di San Costantino, a Sedilo. «Santu Antine è uno dei luoghi simbolo della Sardegna. Andate a vedere e sono sicuro che deciderete di intervenire», ha spiegato il presidente della Regione. L’amministratore delegato di Terna, infine, ha sottolineato che «la Sardegna è la prima regione per investimenti nel nostro piano di sviluppo 2007-2011: con 750 milioni di euro, rappresenta un terzo del totale degli investimenti di sviluppo complessivi in Italia». I prossimi progetti prevedono la realizzazione del colossale SA.PEI. (Sardegna/Penisola italiana), un cavo sottomarino, posato fino a 1.600 metri di profondità, che collegherà la centrale di Fiumesanto a Latina, e di due nuove linee a 150 kV: la Selargius-Goni (40 km) e la Cagliari Sud-Rumianca (20 km), quest’ultima in cavo interrato. Renato Soru nel suo intervento ha rimarcato che «energia e rispetto per l’ambiente devono camminare di pari passo. Abbiamo intenzione di riqualificare le centrali elettriche esistenti abbattendone l’impatto ambientale. Del resto, col nostro Piano energetico regionale intendiamo raggiungere un traguardo che sarebbe storico: innalzare al 25% la soglia dell’energia consumata utilizzando fonti rinnovabili, superando nettamente la percentuale indicata dallo stesso protocollo di Kyoto, ossia il 21%. Non a caso», ha concluso Soru, «la Sardegna si sta impegnando sul fronte dell’eolico e del fotovoltaico. Senza dimenticare che siamo pronti a sviluppare anche la fonte energetica del futuro, il solare termodinamico»: quel ?Progetto Archimede? che il Nobel Carlo Rubbia era andato a realizzare in Spagna, dopo i ritardi e le diffidenze in cui si era impantanato qualche anno fa in Italia. Notizia confermata dal ministro dell’Ambiente, il quale, dopo aver ricordato l’importanza dell’operazione appena compiuta sullo stagno di Molentargius («l’evento di oggi dimostra come si può creare lavoro e sostenere lo sviluppo puntando sulla tutela delle risorse naturali»), aveva accennato alle potenzialità del solare termodinamico nell’Isola: «La Sardegna, insieme alla Sicilia, è in pole position per sviluppare la centrale solare a specchi», ha detto Pecoraro Scanio. Sui 100 MW complessivi da solare termodinamico previsti in tutta Italia, la metà potrebbe essere prodotta in Sardegna. La centrale cercherà spazio in una zona industriale: forse ad Ottana, o a Portoscuso. Anche il CRS4 sta lavorando sul progetto. E altre ricerche puntano a microimpianti per la produzione di energia pulita, sufficienti ad alimentare singole abitazioni o aziende.

(foto L.C., archivio GrIG)

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