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Archivio Maggio 2007

Bracconiere in galera !

18 Maggio 2007 Commenti chiusi


Nuova operazione contro il bracconaggio, ancora una volta dei Carabinieri: insistere, insistere, insistere !

Lega per l’Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2007

Gonnosfanadiga. È stato bloccato dai carabinieri. Arrestato bracconiere armato di lacci e fucili. Luciano Onnis

GONNOSFANADIGA. Fucile da caccia in spalla (ma senza porto d?armi) e zainetto pieno di lacci d?acciaio, percorreva i sentieri sulle alture di Pardu Atzei, in territorio comunale di Guspini, quando inaspettatamente si è trovato davanti i carabinieri appostati dietro un macchione. Daviano Canoppia, allevatore trentasettenne di Gonnosfanadiga, è stato arrestato con l?accusa di detenzione e porto di arma da sparo e di attrezzi per la caccia di frodo. Ieri mattina è stato accompagnato davanti al giudice unico del tribunale di Cagliari per il rito direttissimo: arresto convalidato e richiesta dei termini a difesa del legale dell?imputato. Se ne riparlerà a ottobre.
L?arresto dell?allevatore è avvenuto mercoledì pomeriggio. Nel corso di un servizio di controllo predisposto dal comandante la compagnia di Villacidro, luogotenente Felice Maccioni, nelle campagne di Guspini, Daviano Canoppia, che ha l?ovile nella zona di Pardu Atzei, è stato intercettato mentre si stava recando presumibilmente a una battuta di caccia di frodo con un fucile calibro 12 e l?occorrente per il bracconaggio.

(foto L.A.C.)

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Una strage sulle strade europee, in Italia è anche peggio.

18 Maggio 2007 Commenti chiusi


Con un maggiore utilizzo del trasporto pubblico forse ci sarebbero meno morti sulle strade in Italia. Oltre a correre un po’ di meno ed a bere ancor meno. Buona lettura e riflettiamoci tutti…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2007

Incidenti stradali, Italia maglia nera Ue.
Siamo 13 punti sopra la media. La differenza la fanno moto e motorini.

ROMA. Con 900 morti in più della media dell?Unione Europea, il maggior numero di vittime su «due ruote» e incidenti in continua crescita nelle città, l?Italia si aggiudica la maglia nera della sicurezza stradale europea. A dare i voti è l?European Transport Safety Council (Etcs), organizzazione non governativa finanziata dalla Ue: dal suo ultimo studio emerge che nel nostro Paese si muore sulla strada molto più che nel resto del vecchio continente.
Secondo i dati dell?organizzazione, in Italia il numero di vittime di incidenti di auto e moto è del 13 % sopra la media europea. L?indagine ha preso in esame tre fattori: il calo delle vittime, l?utilizzo delle cinture di sicurezza e gli incidenti causati dall?alcool. Sono infatti diecimila i morti l?anno sulle strade d?Europa a causa dell?alcool, 11 mila quelli dovuti alla velocità e altri 10 mila per mancato uso delle cinture. Per quanto riguarda i progressi compiuti da ciascun paese nella riduzione delle vittime, nella classifica dei 27 (Ue 25 più Norvegia e Svizzera), basata su dati dal 2001 al 2005, la Francia figura al primo posto (-35 %) mentre l?Italia, che registra un calo del 18 % dopo l?impiego della patente a punti, si piazza quattordicesima con ben 2700 morti in più rispetto alla prima classificata.
A determinare il successo francese: maggiori controlli, misure atte a far rispettare i limiti di velocità, controlli per la guida in stato di ebbrezza e campagne d?informazione. In Italia le cifre sono gonfiate soprattuto dagli incidenti di moto e motorini che vedono la mortalità su «due ruote» in forte aumento con il maggior numero di vittime in Europa: anche se rappresentano appena il 3,6 % del totale della mobilità nella Penisola, incidono però per il 26 % sulla mortalità generale da incidenti stradali. Non solo. Abbiamo anche le città più pericolose: gli incidenti sono in aumento soprattutto in ambito urbano (dove se ne verifica il 79 %, il 45 % mortali), anche se la situazione varia da città e città, mentre su tutte le altre strade diminuiscono.
Va meglio il capitolo «cinture di sicurezza»: in Italia l?utilizzo sfiora l?80 %, tra i più alti d?Europa. Infine per quando riguarda la guida in stato d?ebbrezza, il Paese che ha fatto registrare tra il 1996 e il 2005 il maggior calo di morti per incidenti «alcool-correlati» è la Repubblica Ceca (-12 %), seguita da Germania, Polonia, Slovacchia, Olanda. Ma ci sono anche Paesi come Spagna, Ungheria, Slovenia, Finlandia e Gran Bretagna che hanno invece avuto un aumento di vittime. E l?Italia? Non si sa: «I dati disponibili non consentono di valutare la situazione» afferma l?organismo europeo. Una condizione questa condivisa con Belgio, Irlanda, Norvegia, Svezia, Cipro e Lussemburgo. Insomma «anche se il governo italiano ha adottato un piano nazionale per la sicurezza stradale nel 2002 con obiettivi e priorità chiare», scrivono gli esperti dell?Etcs, «non c?è stata una sistematica attuazione a livello locale» e «c?è in generale una mancanza di volontà politica e questo influisce sul già limitato bilancio dedicato alla sicurezza stradale». (m.v.)

(foto da it.wikimedia.org)

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Un incontro tra due Isole.

18 Maggio 2007 Commenti chiusi


Il CE.RI.UM. (centro di ricerca per lo sviluppo ed il recupero del potenziale umano) organizza il 21 maggio 2007 alle ore 18.00 presso la sede I.E.R.P.O.F. di Cagliari in via Platone n. 1 ?un incontro tra due isole? (Cuba e Sardegna) in cui si terrà la conferenza ?Il bisogno di affermazione dei diritti umani attraverso i processi di mediazione estesa?.
Relatore è il Dr. Eduardo Lara Hernàndez, cubano, professore di diritto, di pedagogia e di scienze pedagogiche. Inoltre, è professore della Facoltà di diritto presso l? università dell?Havana e dell?Istituto superiore delle relazioni internazionali e membro del Consiglio scientifico; professore di diritto costituzionale Cubano. Membro del Tribunale Nazionale Permanente che giudica del grado scientifico dei Dottori in scienze giuridiche. Presidente della Società Cubana di Diritto Costituzionale e Amministrativo della Unione Nazionale dei giuristi di Cuba. Membro di Onore della Unione Nazionale dei Giuristi di Cuba. Membro della Commissione di affari costituzionali e giuridici dell?Assemblea Nazionale del Potere Popolare. Ha partecipato all?elaborazione delle proposte di legge del 1959. E? chiamato in numerose iniziative in varie parti del mondo (Europa, America Latina e Africa). E? stato designato dall?Unesco per la elaborazione di documenti aventi carattere giuridico. Partecipa come esperto a conferenze e seminari dell?Istituto Interamericano dei diritti umani. Presidente del Comitato Organizzatore e conferenziere nella Conferenza Internazionale avente ad oggetto ?Costituzione e diritti umani a Cuba?. Professore ai corsi postlaurea di scienze politiche. Collaboratore attivo nella organizzazione del II° Convegno mondiale sulla mediazione a l?Havana.
Chi fosse interessato a partecipare può contattare l?organizzazione: CE.RI.UM. via Catalani n. 3 09128 Cagliari ? Tel: 334 1209460 ? e-mail: cerium@tiscali.it

(foto C.C.)

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Nasce l?Agenzia ?Conservatoria delle coste della Sardegna?.


Decisamente una buona notizia per la salvaguardia e la corretta gestione dei ?gioielli? costieri sardi: è nata l?Agenzia della Conservatoria delle coste della Sardegna, lo strumento tecnico-scientifico ed operativo che dovrà occuparsi delle parti più pregiate del litorale isolano. E? motivo di grande soddisfazione per le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico che hanno proposto e sostenuto la creazione di questo nuovo strumento gestionale sul modello vincente del Conservatoire du Littoral francese (oltre 103 mila ettari di coste tutelate), promuovendo anche una specifica petizione in tal senso indirizzata al Consiglio regionale e sottoscritta da più di 3.500 cittadini, parlamentari europei, uomini di cultura, esponenti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo. E ora che la mettano in condizioni di lavorare bene, senza trasformarla in un ?carrozzone? privo di senso.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

A.G.I., 16 maggio 2007

FINANZIARIA: VIA LIBERA A CONSERVATORIA COSTE.

Via libera del Consiglio regionale alla Conservatoria delle Coste, l’agenzia tecnico-operativa della Regione, dotata di personalita’ giuridica di diritto pubblico con finalita’ di salvaguardia e tutela delle coste della Sardegna. Il si’ all’articolo 15 del disegno di legge finanziaria istitutivo della nuova agenzia e’ arrivato in chiusura della seduta mattutina mentre e’ stato rinviato al pomeriggio l’esame degli emendamenti aggiuntivi. La Conservatoria avra’ sede a Cagliari. Nel dettaglio, le saranno affidati il coordinamento delle iniziative regionali in materia di gestione integrata delle zone costiere nei rapporti con le altre regioni italiane e con le autorita’ locali dei paesi rivieraschi del Mediterraneo, delle iniziative per la gestione integrate delle zone costiere portate avanti dall’amministrazione regionale, enti locali e organismi di gestione di aree marine protette o altre aree di interesse comunitario; all’agenzia spetteranno anche compiti di promozione e diffusione delle tematiche sulla tutela ambientale e paesaggistica e allo sviluppo delle aree costiere, elaborazione di indirizzi e criteri, esercizio del diritto di prelazione previsto dalla legge regionale che ha modificato la normativa del ’67 sulla riforma fondiaria e sugli atti di vendita di terreni ed immobili compresi nella fascia dei due chilometri dal mare, esproprio e acquisto di aree e immobili la cui qualita’ ambientale e paesaggistica e culturale e’ tale da ritenere necessaria la loro conservazione e salvaguardia, l’esercizio delle competenze regionali in materia di demanio marittimo e costiero nelle aree demaniali immediatamente prospicienti le aree di conservazione costiera. L’agenzia avra’ autonomia regolamentare, finanziaria, organizzativa, amministrativa, patrimoniale, contabile e gestionale e sara’ sottoposta ai poteri di indirizzo, vigilanza e controllo della Giunta. Un decreto del presidente della Regione nominera’ gli organi della Conservatoria: comitato scientifico, direttore esecutivo e collegio dei revisori. La prima dotazione organica dell’agenzia sara’ stabilita con delibera della Giunta, su proposta dell’assessore regionale al personale. Con l’approvazione di un emendamento all’articolo 15 e’ stato anche disposto il trasferimento delle competenze sulla tutela del paesaggio dall’assessorato regionale alla pubblica istruzione a quello agli enti locali e urbanistica.

da La Nuova Sardegna, 17 maggio 2007

Approvati diversi provvedimenti per la tutela dell?Ambiente, l?opposizione contesta il potere di esproprio. Nasce la Conservatoria delle coste.
Il gestore del Servizio idrico integrato ora si occuperà anche dei rifiuti.

CAGLIARI. Nasce la «Conservatoria delle coste». E? stata istituita con l?articolo 15 della Finanziaria approvato ieri mattina dal consiglio regionale. E? prevista una una spesa di un milione e mezzo di euro. La sede sarà a Cagliari. La Conservatoria è un?agenzia tecnico-operativa della Regione con autonomia finanziaria, sottoposta alla vigilanza della giunta, per la conservazione e la tutela delle aree di rilevanza paesaggistica e ambientale di proprietà pubblica o di quelle messe a disposizione da altri soggetti. I suoi organi sono il Comitato scientifico, il direttore esecutivo e il collegio dei revisori nominati dal presidente della Regione dopo delibera di giunta. Entro tre mesi dalla promulgazione della Finanziaria dovrà essere stabilita la pianta organica. E? sancito, per la Conservatoria, il diritto di prelazione sulla vendita di terreni e immobili derivanti da assegnazioni pubbliche e che si trovino nella fascia dei due chilometri dal mare. Inoltre è consentito l?esproprio o l?acquisto di aree ritenute necessarie di particolare salvaguardia. Sulla questione dell?esproprio ci sono state contestazioni da parte della minoranza, secondo la quale la norma sulla Conservatioria è in contrasto con la legge generale sugli espropri in quanto l?articolo 15 non disciplina le possibilità di intervento e assegna al nuovo organismo poteri assolutamente discrezionali, senza cioé la minima garanzia per il cittadino.
Ieri sono state approvate anche altre norme sull?ambiente.
Quattro milioni di euro serviranno per l?istituzione di aree naturali protette e tre milioni per la bonifica di siti contaminati, con particolare riferimento dei terreni a mare nel Sulcis-Iglesiente e nel Guspinese, e delle discariche non autorizzate. Con 10 milioni saranno risanate le aree minerarie dismesse nell?ottica di un loro utilizzo turistico sostenibile.
Per quanto riguarda i rifiuti è modificata la legge sul decentramento di funzioni e compiti agli enti locali: la Regione specifica il suo potere di verifica e controllo sull?attività del gestore, individuato in quello del Servizio idrico integrato.
L?agenzia per la protezione ambientale (Arpas) è autorizzata a ridurre gradualmente l?organico. I dipendenti in esubero potranno essere trasferiti ad altri enti pubblici e, in particolare, alle nuove Province. Per il personale arrivato dalle Agenzie sanitarie locali, si prevede il pensionamento a 65 anni, con eventuale prolungamento biennale per coloro che non hanno un?anzianità contributiva di 35 anni. Un incentivo di tre mensilità a chi chiederà la risoluzione volontaria del lavoro entro il prossimo 30 giugno e che entro l?anno raggiunga i minimi per il pensionamento.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il carbone non convince.

17 Maggio 2007 Commenti chiusi


Convegno sullo stato dell?arte del ?carbone pulito?: la tecnologia è ancora in ritardo e non convince. Stiamo raccogliendo dati per un documento in materia, tuttavia ci sono parecchie difficoltà per reperire i costi ?reali? passati e presenti dell?uso del carbone, il cui uso – è bene ricordare – può esser accettato soltanto in una fase di transizione verso fonti di energia alternative e realmente non inquinanti. Intanto si apre qualche buona prospettiva per il solare.

Gruppo d?Intervento Giuridico

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 16 maggio 2007

Lunga la strada per il ?carbone pulito? ma la tecnologia può dare certezze energetiche alla Sardegna.

In tempi in cui il prezzo del petrolio ha superato quota 60 dollari al barile ed è stimato a 82 da qui a dodici mesi, l’arrivo del gas dipende dagli umori degli amici russi, il nucleare rimane una porta chiusa che qualcuno tenta di riaprire ogni tanto e le energie rinnovabili sono ancora nanetti incapaci di sobbarcarsi il fabbisogno energetico di un paese come l’Italia, il carbone rimane una sicurezza. E le moderne tecnologie stanno cercando di farlo diventare un combustibile a basso impatto inquinante.
Ieri a Cagliari la terza conferenza internazionale sulle tecnologie pulite del carbone, le Clean Coal Technologies, organizzata da Sotacarbo, Enea e Iea, in collaborazione con Assocarboni (l’associazione fondata nel 1897 che raggruppa oltre 80 operatori nazionali e internazionali nel settore dei combustibili fossili), ha messo insieme oltre 300 ricercatori provenienti da più di 30 paesi proprio per fare il punto sul carbone ?pulito? e sui progetti di ricerca che vedono l’Italia tra i primi in Europa e la Sardegna intenta a rilanciare un settore produttivo storico.
«La Sardegna sta facendo scelte importanti per l’utilizzo del carbone in maniera pulita. L’economia di una parte del nostro territorio è stata basata sul carbone e per la Regione è importante continuare a far marciare l’economia per fare in modo che questa risorsa energetica non venga lasciata inattiva», ha detto nel suo intervento il presidente della Regione Renato Soru. Attraverso la Sotacarbo, la società nata nel 1987 col compito di sviluppare tecnologie innovative ed avanzate nell’utilizzo del carbone e rilanciare il bacino del Sulcis, la Regione «intende contribuire e accoglie volentieri l’invito al parternariato per lo sviluppo delle tecnologie pulite del carbone».
La Sotacarbo, che ha Enea e Regione come azioniste, sta lavorando a due progetti per lo sviluppo di tecnologie pulite del carbone: ne hanno parlato Giuseppe Girardi, del Dipartimento Energia dell’Enea, e Mario Porcu, presidente della Sotacarbo. Il primo, già finanziato con 12 milioni di euro, sta per essere completato nella vecchia miniera di Serbariu, a Carbonia, dove sorgerà un impianto pilota per ricavare syngas (una miscela di gas, cioè monossido di carbonio, idrogeno, metano e anidride carbonica) dal carbone. Vi partecipano insieme a Enea e Sotacarbo, anche l’Ansaldo e l’Università di Cagliari.
Il secondo progetto è ?Fine CO2?, costerà 50 milioni e prevede la realizzazione di una centrale da 50 Megawatt a emissioni zero, in grado di ridurre le emissioni inquinanti e di ?sequestrare? l’anidride carbonica da confinare poi negli strati profondi.
Su una scala più ampia, l’Italia «è dotata di un limitato parco di centrali a carbone, la cui efficienza, però è nettamente superiore a quella della media degli impianti in Europa ed eccelle peraltro negli investimenti sul fronte ambientale», ha detto Andrea Clavarino, presidente di Assocarboni. «L’Italia è fra i Paesi europei all’avanguardia nell’uso di ?tecnologie pulite? nelle centrali a carbone e vanta il maggior numero di impianti con certificazione ambientale europea». Sono oltre quattro i miliardi di euro investiti negli ultimi anni «per rendere le centrali a carbone sempre più compatibili con l’ambiente e per realizzare centrali elettriche a carbone ad emissioni zero», spiegano i rappresentanti di Assocarboni.
Un ragionamento che non convince Greenpeace. L’organizzazione ambientalista, che aveva organizzato proprio in Sardegna la Marcia del vento, a favore dell’eolico e contro l’utilizzo del minerale nero, risponde indirettamente al presidente della Regione: «Qualcuno spieghi a Soru che il carbone pulito non esiste. Il carbone è il combustibile fossile con le maggiori emissioni di CO2 responsabili del cambiamento climatico, la più grave minaccia globale che l’uomo si trova ad affrontare in questo secolo».
La nota dell’organizzazione continua e si basa su numeri che sembrano catastrofici: «Negli ultimi anni la percentuale del carbone utilizzato per produrre elettricità sull’isola è passata dal 10 al 50 per cento. Le emissioni di CO2 sono fuori controllo e la Regione prosegue in questa politica clima killer, prevedendo la costruzione di nuove centrali a carbone. La politica della Sardegna allontana l’Italia dagli obiettivi di Kyoto: le emissioni di CO2 vanno ridotte, non raddoppiate come prevede il piano energetico della Regione».
Le misure indicate da Soru «per lo sviluppo delle rinnovabili sono solo chiacchiere», secondo Greenpeace. «La realtà è che la prima fonte rinnovabile di cui l’isola ha grande disponibilità – l’eolico – viene bloccata per fare spazio al carbone. Con l’eolico la Sardegna può soddisfare la metà dei propri consumi elettrici utilizzando appena il tre per cento del proprio territorio. La vera scelta ambientalista del Governatore è fare l’eolico e fermare il carbone».
Vero è che la tecnologia per l’impiego pulito del carbone a scopi energetici non sarà disponibile prima di dieci anni. Lo sottolinea Justin Switt, esperto del Dipartimento Energia degli Stati Uniti: esistono vari sistemi per abbattere le emissioni inquinanti del carbone e raccogliere e confinare l’anidride carbonica nel sottosuolo, spiega lo studioso, ma i ricercatori non hanno ancora capito come applicare in maniera conveniente le tecnologie che si stanno sviluppando.
L’appello dell’esperto statunitense è rivolto alla comunità scientifica internazionale: servono contratti di paternariato e di collaborazione per incentivare la ricerca sulle tecnologie pulite del carbone. Appello che in Sardegna è stato subito raccolto dal presidente della Regione, Renato Soru.
«Non c’è dubbio che il carbone produca maggiori quantità di anidride carbonica in atmosfera», ammette Mario Porcu, presidente della Sotacarbo, «come non c’è dubbio che il carbone produca energia elettrica a costi significativamente più bassi del gas o del petrolio. La quota di utilizzo del carbone italiano, intorno al 10 per cento, è molto più bassa della media europea del 25-30 per cento. Ridurre ulterioramente la quota del carbone significa penalizzare i cittadini e ridurre la competitività del sistema industriale italiano».
Dov’è allora la soluzione ? Anche secondo Porcu «è necessario accelerare l’applicazione delle tecnologie pulite per l’utilizzo del carbone e dei cicli a emissioni quasi zero, che rappresenta la linea di tutti i paesi industrializzati che utilizzano carbone». Proprio ieri però Bruxelles ha approvato con riserva il piano nazionale sulle emissioni per il 2008-2012. Con riserva, perché le emissioni dovranno calare del 6,3 per cento, da 209 milioni di tonnellate a quasi 196. E il ministro all’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ha già annunciato che per il ?taglio? si rivolgerà al settore del carbone.

17 maggio 2007

Tecnologie avanzate per il fotovoltaico. La Sardegna cerca uno spazio sul mercato dell’energia pulita. Marco Murgia

L’idea è quella di puntare decisamente sulle energie rinnovabili: giusto quindi percorrere tutte le strade. Se l’eolico è uno dei punti cruciali della discussione sulla Finanziaria regionale (l’articolo relativo sarà affrontato oggi), il carbone è protagonista a Cagliari con la terza conferenza internazionale sulle tecnologie pulite. Non poteva mancare il fotovoltaico: e allora la Sardegna si candida a diventare parte importante nella produzione di energia direttamente dal sole, con un nuovo Centro di competenze regionale e un accordo con la fondazione internazionale che fa capo al premio Nobel per la fisica Zhores Alferov.
Il professore bielorusso, considerato il leader mondiale per la ricerca nel settore dell’energia solare, ha partecipato ieri a una tavola rotonda – «Ricerca e innovazione sulle energie alternative» – organizzata dalla Regione e da Sardegna Ricerche: con il fotovoltaico, appunto, al centro della discussione.
Il ragionamento di base è semplice, l’ha riassunto lo stesso Alferov: il petrolio e il gas, fonti non rinnovabili, sono destinati a scomparire nei prossimi decenni; il carbone durerà più a lungo, ma è anche più inquinante; pur utilizzando le migliori tecnologie il riscaldamento del pianeta sarà inarrestabile. Allora, è la conclusione del premio Nobel, «l’energia solare è vincente: pulita e praticamente eterna, considerato anche che tutte le fonti rinnovabili traggono vita dal sole».
E la Sardegna che c’entra? C’entra eccome: «L’isola si presta benissimo per la grande quantità di giornate di sole durante tutto l’anno», dice Alferov: «La collaborazione tecnico-scientifica con gli scienziati sardi e l’Università di Cagliari potrà dare ottimi risultati». Che dovrebbero tradursi, alla fine del percorso, nella possibilità di produrre nell’isola impianti di ultimissima generazione: costruendo da un lato una presenza importante in un settore industriale strategico e incrementando dall’altro la quota di produzione di energia pulita.
Il progetto è ambizioso. Il punto di partenza è la scarsità di silicio, minerale indispensabile per la costruzione dei pannelli solari. Le ricerche mirano proprio a risolvere questa difficoltà. Il mezzo, l’ha spiegato Aferov, saranno i ?semiconduttori eterostrutturali?: molto simili ai pannelli classici, ma in grado di evitare la dispersione delle radiazioni solari e sfruttarne quindi tutta la potenza. Banale? Di sicuro non dal punto di vista dei risultati: «Se la resa che si ottiene oggi dalla trasformazione dell’energia solare è 40, ad esempio, potremmo presto arrivare a 50 e poi aggiungere 60 nel giro di pochissimo tempo».
Non è tutto. Quando 20 anni fa Alferov e i suoi collaboratori misero in piedi la prima struttura riuscirono a concentrare una potenza pari a quella sprigionata dall’equivalente di 500 soli. Tutto «con quattro specchi di diametro medio», spiega: «Oggi l’attenzione è tutta rivolta alle microstrutture formate da lenti di 4 o 5 centimetri massimo». In soldoni, il vantaggio economico sarebbe grande: «Il minore utilizzo di materiali porta al basso costo, a fronte di una quantià di energia prodotta molto elevata».
Tutto molto teorico, allo stato attuale delle cose. Nella pratica c’è il problema dei costi, e un dettaglio non trascurabile: l’Italia notoriamente investe troppo poco nella ricerca. È chiaro, sostiene Giuliano Murgia, presidente di Sardegna Ricerche, che un progetto del genere interesserebbe da vicino pure Roma: «Gli studiosi italiani si impegnano a fondo, ma poi c’è la difficoltà di tradurre in pratica i risultati. Tanto meglio se un punto di partenza può essere la Sardegna: il Centro di competenze dovrà essere una sorta di impresa fra le maggiori strutture isolane, in grado di collaborare con gli esperti internazionali».
Allora ben venga una collaborazione che calza a pennello con il cammino della Regione sulla via delle fonti rinnovabili. L’assessore all’industria Concetta Rau è chiara: «La politica energetica continuerà a essere uno dei motori del lavoro della Giunta». L’idea è quella disegnata nel Piano energetico regionale approvato lo scorso anno: e cioè, «coniugare l’uso delle energie pulite con lo sviluppo dell’economia della Sardegna». Tutto senza fossilizzarsi su una sola delle possibilità: «Le Giunte precedenti avevano puntato tutto sull’eolico, noi miriamo alla diversificazione: sfruttare il vento va bene, ma non deve essere totalizzante».
Nessuna bocciatura per le wind farm, quindi, ma la limitazione dei parchi eolici che rischiano di spuntare fuori come funghi. Dell’altra strada, quella del carbone, aveva parlato l’altro giorno il presidente Renato Soru: l’isola continuerà a utilizzarlo, come si è sempre fatto, ma sfruttando tutte le tecnologie pulite disponibili. «La nostra crescita economica deve essere ancorata alle energie rinnovabili», continua Rau, «e per questo guardiamo allo sviluppo dell’isola attraverso settori in cui si può utilizzare la tecnologia: l’importanza del nuovo Centro di Competenze sta proprio qui».
Il fotovoltaico può giocare un ruolo fondamentale sotto tutti i punti di vista: «Il settore sta crescendo in modo veloce e interessante. È importante anche dal punto di vista dell’indotto: la media è di 20 occupati per megawattora prodotto. In più serve considerare la fase di costruzione, l’installazione e la vendita». Vero è che il paese leader a livello mondiale è il Giappone, «ma se paesi simili al nostro come Spagna e Germania hanno trovato spazio vuol dire che i margini ci sono». In più, conclude l’assessore, «dalla nostra abbiamo il fattore geografico e quello climatico».

da La Nuova Sardegna, 17 maggio 2007

Bersani: «Anche il carbone nel mix energetico dell?Italia».

ROMA. «Il peso che il carbone avrà nel breve termine nel nostro scenario energetico è compatibile con la decisione della Commissione Europea, scontando anche i tagli che l?Italia dovrà affrontare». Lo ha detto in Aula a Montecitorio durante il question time il ministro per lo Sviluppo Economico Pier Luigi Bersani. Il ministro ha spiegato che «non chiediamo e non chiederemo» che sia il carbone a riequilibrare il mix energetico dell?Italia che «come è noto a tutti è squilibrato. Chiederemo solo al carbone di far parte di questo mix con ciò che può significare questo anche in termini di nuovi investimenti». «Non verrà spostato un punto di equilibrio che vede l?Italia rispetto ad altri paesi in una situazione diversa: in Europa mediamente il carbone vale il 30 % del mix energetico e noi stiamo intorno al 10 %», ha detto Bersani che ha concluso ribadendo che il tema del cambiamento climatico è una «l?assoluta priorità» del Governo e su questo «dovremo avere un intervento incisivo e bilanciato».

La conferenza internazionale. Sulla strada dell?utilizzo del carbone pulito per la produzione di energia elettrica. Sotacarbo studia un impianto per la massificazione.

CARBONIA. Una piattaforma sperimentale per perfezionare la tecnologia di gassificazione del carbone è in fase di realizzazione nel Centro di ricerche della Sotacarbo (Enea e Regione Sarda) a Carbonia. La notizia è stata confermata nella seconda giornata dei lavori della Conferenza sugli sviluppi della ricerca per l?utilizzo del carbone pulito per la produzione di energia. La struttura avrà una potenza più limitata (due megawatt) e costerà 12 milioni di euro. «L?impianto – ha spiegato il presidente della Sotacarbo Mario Porcu – servirà per sperimentare nuove tecnologie in grado di trattare il?syngas? ricavato dal carbone per separare da una parte l?idrogeno che servirà per alimentare la turbina e dall?altra l?anidride carbonica». Ma non sarà necessario attendere che siano disponibili, su scala industriale, i nuovi impianti perchè, come ha rimarcato il presidente della Sotacarbo, «ormai le tecnologie oggi disponibili consentono di utilizzare il carbone nel pieno rispetto dell?ambiente, del clima e della salute umana». Il carbone resta ancora leader del mercato, con una quota mondiale di energia prodotta da centrali a carbone pari al 39 per cento (seguono il gas con il 20 per cento e il nucleare co il 17): primato non lontano, hanno detto i tecnici nell?assemblea dei circa trecento delegati da 31 Paesi che partecipano alla Conferenza, non lontano da quello europeo, che è al 33 %.

Elettricità dalla luce solare Soru ha un Nobel nella manica. Incontro tra lo scienziato russo Zhores Alferov e il governatore Obbiettivo: un centro di ricerca. Roberto Paracchini

CAGLIARI. Realizzare in Sardegna un centro avanzato di ricerche applicate dell?energia solare? L?ipotesi è fascinosa, possibile, ma da costruire. Ieri il primo passo: la vista ufficiale del leader mondiale della ricerca sul fotovoltaico, il Nobel Zhores Alferov.
Il clima sardo è ideale: sole a volontà e l?attenzione è forte visto che la Regione punta sulla ricerca. Inoltre le scelte strategiche sono quelle giuste: sviluppo delle energie alternative.
Da qui l?amore per la Sardegna di Alferov, che nel 2000 ricevette il Nobel per la fisica per aver sviluppato particolari eterostrutture e semiconduttori. Studi determinanti per lo sviluppo dell?energia solare dal fotovoltaico e in grado di aprire prospettive nuove e più produttive delle attuali tecnologie. In particolare lo scienziato (vice presidente dell?Accademia delle scienze della Federazione russa e responsabile dello Ioffe, considerato il più grande istituto di fisica del mondo) vorrebbe realizzare in Sardegna un laboratorio di ricerca specifico. Alcune settimane fa Alferov si è incontrato informalmente col governatore della Sardegna, Renato Soru, che ha deciso di appoggiare l?iniziativa. Nei prossimi giorni, inoltre, vi sarà la firma di un accordo tra Sardegna Ricerche (l?ente regionale che gestisce il parco scientifico e tecnologico Polaris) e la Fondazione Alferov: per studiare le possibilità e i passaggi necessari per questo centro avanzato.
La strada è ancora da realizzare. Innanzi tutto occorrono finanziamenti. «La Regione – ha spiegato Giuliano Murgia, presidente di Sardegna ricerche, durante il simposio di presentazione delle ricerche di Alferov – si candida per la realizzazione di una filiera specifica per lo sviluppo di queste ricerche e della loro applicazione». Il protocollo di Kyoto e la comunità europea pongono dei tempi precisi per l?utilizzo delle energie alternative, come condizione indispensabile per la limitazione delle emissioni inquinanti e la salvezza del pianeta. «Attualmente – ha continuato Murgia – nel fotovoltaico l?Italia importa i pannelli dall?estero. Mentre grazie alla collaborazione con Alferov, l?isola potrebbe diventare un centro di studio e produzione, ne ha tutte le caratterisiche. Ma occorre che lo Stato centrale e il sistema produttivo industriale italiano investano». Favorevole a un centro specifico in Sardegna anche l?assessore regionale Concetta Rau (Industria) che ha ricordato il dibattito di questi giorni sull?eolico e la scelta della Regione di diversificare nella promozione delle energie alternative. E sottolineato l?impegno del governo dell?isola che, tra l?altro, ha recentemente creato il Centro di competenza per le energie rinnovabili, di cui è responsabile il fisico Franco Meloni.
I pannelli fotovoltaici convertono la luce solare direttamente in energia elettrica. Nelle tecnologie più diffuse viene utilizzato il silicio. Mentre gli studi di Alferov hanno permesso lo sviluppo di «composti semiconduttori a strati»: un qualcosa che permette di amplificare notevolmente la potenza della luce solare e, col progredire della ricerca, arrivare anche a spese contenute. Oggi, però, costa un milione di euro solo una delle macchine (l?MBE) indispensabile per queste ricerche. «Ma la strada è questa – ha spiegato Meloni – e oggi dobbiamo stringere nelle realizzazioni».

da La Nuova Sardegna, 18 maggio 2007

«Il carbone placherà il bisogno di energia». Conclusa la Conferenza internazionale sullo sviluppo delle tecnologie pulite per l?utilizzo del combustibile fossile. Giampaolo Meloni

CAGLIARI. «La rinuncia al carbone penalizzerebbe l?Italia». Non ha dubbi Rinaldo Sorgenti, vicepresidente di Assocarboni, l?associazione italiana degli operatori del carbone. Perciò occorre, spiega, ridurre le emissioni di Co2 (anidride carbonica) per rispettare l?accordo di Kyoto.
- La Conferenza è stata chiara: il carbone è una risorsa primaria e strategica per produrre energia elettrica. Ma restano obiezioni, sopratutto in Italia.
«C?è da riflettere sul perchè dobbiamo sempre distinguerci rispetto a tutto il mondo. Il che è positivo in certi momenti e contesti ma è difficile da apprezzare quando riguarda l?energia, che è un fattore fondamentale per lo sviluppo del pianeta e della civiltà».
- Il nodo della compatibilità ambientale non è tuttavia secondario.
«Certo, ma talvolta è bello essere diversi, e va pure bene. Ma bisogna anche essere realistici. Si tratta cioè di vedere che cosa costa l?elettricità e sopratutto non dimentichiamo che la tecnologia è un fattore fondamentale dello sviluppo e del benessere».
- C?è chi obietta sulla opportunità, anche economica, di liberare il carbone dalle impurezze.
«Si dà per scontato che ci sia la raffinazione del petrolio per ottenere tutti i prodotti che derivano utili per la locomozione, il riscaldamento, l?industria. Così come si fa lo smaltimento dei rifiuti, la depurazione delle acque. Insomma, si dà per scontato che questa cosa si debba fare e si possa fare. Per il carbone invece, non vale».
- Come lo spiega ?
«Non so, non si capisce perchè quando arriviamo al carbone, che è una materia naturale che si forma dalla trasformazione di componenti naturali, vegetali, ci siano queste resistenze. Il carbone ha gli stessi componenti sia dal punto di vista energetico e sia nella componente fastidio».
- In questi giorni i rappresentanti di trentuno Paesi hanno evidenziato che le aree più ricche e sviluppate del pianeta hanno come prima fonte di energia per produrre elettricità, il carbone.
«Allora anche noi italiani dobbiamo avere l?umiltà di osservare, riconoscere anzichè volerci sempre presentare come primi della classe quando invece qualche volta non è proprio il caso».
- Dunque, voi produttori chiedete un atteggiamento di maggiore disponibilità.
«Mi sembra una questione, se posso dire, trattandosi di energia, ?solare?, a vedere la pervicacia e l?ostracismo nei confronti di un combustibile che peraltro è molto più facile da trattare di quanto sia il petrolio».
- Le resistenze dove sono, politiche, industriali ?
«Non ho timore a dire che c?è una prevenzione demagogica, che ascolta preconcetti e tabù, che vedono questa concentrazione negativa di atteggiamento da parte del mondo politico e un insieme di lobby ambientaliste che si concentrano nei confronti di un combustibile semplice da trattare e decisamente meno pericoloso, su tutti gli aspetti, da altri combustibili».
- Perchè a suo avviso questa opposizione ?
«C?è una ragione di fondo, che ignoro, che bisognerebbe avere il coraggio di smascherare e superare così i timori».
- Eppure, otto anni fa a Genova, alla prima vostra Conferenza, alcune associazioni ambientaliste intervennero con dichiarazioni di apertura rispetto al carbone. Nessun passo avanti ?
«Va fatto qualche distinguo. Ci sono alcune associazioni, cito sempre con piacere gli Amici della Terra, che sono la prima associazione a livello mondiale, ahimè non in Italia, che hanno capito il problema».
- Ci sono anche gli aspetti economici, l?estrazione, il trattamento.
«Il carbone è più abbondante, perciò meno costoso, più semplice da trattare (oltre il 90 per cento del combustibile utilizzato al mondo per produrre elettricità viene da miniere di superfice). Non è più come ottant?anni fa, che ancora lo si deve cercare in profondità, con costi decisamente superiori. In molte parti del mondo lo si trova a cinquanta metri di profondità».
- Come sa, è stata avviata di recente la miniera di Nuraxi Figus.
«Ho scoperto quattro anni fa, alla nostra conferenza di Chia, un procedimento tecnologico messo a punto per il settore petrolifero, che può essere utilizzato per la depurazione del carbone sardo del Sulcis, che notoriamente contiene zolfo. Ora grazie alla tecnologia che per fortuna del genere umano avanza, possono essere assolutamente e convenientemente utilizzate per eliminare e tenere sotto controllo gli elementi indesiderati delle emissioni. Questo è un grande vantaggio per il carbone Sulcis, una delle riserve energetiche importanti del nostro Paese».
- A vostro avviso la prospettiva è favorevole ?
«Senz?altro, sia per lo sviluppo dell?area e sia per l?approvvigionamento per la produzione energetica. Ma c?è anche una condizione oltremodo favorevole, l?estrazione, l?utilizzo e la possibilità di ?sequestrare? la Co2?, l?anidride carbonica che peraltro può essere utilizzata per la produzione di altro combustibile: siamo in una situazione all?avanguardia a livello mondiale».
- Il presidente della Regione Renato Soru ha accolto con favore le vostre analisi e valutazioni, giudicando con favore l?utilizzo della risorsa carbone. Come valuta la sua posizione ?
«Devo dire che sono rimasto molto compiaciuto delle sue affermazioni perchè dimostra, da sardo, l?intelligenza e la volontà di valorizzare una risorsa della Sardegna ma che è nazionale, permette di andare nella direzione della diversificazione delle fonti e sviluppare la crescita dell?economia, che dunque può avere solo aspetti positivi anche nazionali».
- Intanto l?Italia deve importare energia.
«L?Italia produce solo l?85 per cento dell?energia elettrica che consuma, siamo di gran lunga il primo paese importatore di energia elettrica in Europa, e questa è la ragione per la quale tutti i Paesi si sono attrezzati per produrre il più possibile dell?energia che consumano».
- E voi dite, questa energia però deve essere prodotta. Ma è una lotta dura, con avversari tenaci come l?anidride carbonica ma anche il petrolio, il gas.
«Anche il carbone può essere definito un idrocarburo, ma con una sola differenza, è solido. Quindi anche noi siamo testardi nel voler dare la soluzione ai nostri problemi».

Aiuti del governo alla ricerca contro l?anidride carbonica.

IGLESIAS. Il Governo italiano sosterrà la ricerca sulle tecnologie del carbone pulito e sui progetti per la riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Lo ha dichiarato Sergio Garibbo, intervenendo alla terza Conferenza internazionale sulle Cleal coal technologies in corso a Cagliari. Garibbo, che ha parlato come rappresentante del ministero dello Sviluppo economico, ha riferito dell?impegno assunto dai ministri dei venti Paesi che aderiscono alla International Energy Agency (Iea) di sostenere la ricerca sia nel settore delle Clean Coal Technologies e sia in quello della cattura e sequestrazione dell?anidride carbonica. Sergio Garibbo ha anche riferito della decisione dei ministri dei Paesi aderenti all?Iea e al G8 di agire subito per fronteggiare il cambiamento climatico in atto nel pianeta proprio a causa delle emissioni di Co2. L?allarme sulle conseguenze delle modificazioni climatiche era stato ribadito da Barbara Mc Kee che aveva sintetizzato le conclusioni dell?Iea con una frase: ?Il futuro energetico attuale non è sostenibile?. La conferenza ha quindi ribadito la necessità di sostenere la ricerca per l?applicazione delle nuove tecnologie per l?uso pulito del carbone, aiutando soprattutto i Paesi in via di sviluppo come Cina e India che non hanno i mezzi per convertire i vecchi impianti ma nei quali, nei prossimi anni, è previsto il maggiore incremento (con l?aumento del fabbisogno energetico) delle emissioni di Co2.

da L?Altravoce (www.altravoce.net) , 19 maggio 2007

Venditori di fumo sponsor del carbone, Regione, attenta ai piazzisti e alle politiche spericolate senza futuro. Maria Letizia Pruna

L’intervista a tutta pagina della Nuova Sardegna a Rinaldo Sorgenti, vicepresidente di Assocarboni, mi è parsa sconcertante da molti punti di vista (potrebbe essere esilarante se non fosse per la serietà del tema). Innanzi tutto è quanto meno curioso che per capire se è utile e opportuno utilizzare di più il carbone come fonte di energia si vada a chiederlo ad un rappresentante dell’associazione di imprese che importano e commerciano carbone: equivarrebbe a chiedere al titolare di un’enoteca se è conveniente produrre più vino. È un peccato che il giornalista non spieghi meglio il ruolo dell’intervistato (il lettore medio non è tenuto a sapere che cos’è l’Assocarboni, che peraltro, nell’ambito delle politiche energetiche nazionali e internazionali, conta come il due a briscola): si tratta di un’informazione essenziale per comprendere almeno in parte i rozzi ragionamenti riportati nell’articolo. Le affermazioni di Sorgenti sono così sconcertanti che mi è venuta voglia di sapere qualcosa di più su questo strano signore che dice cose assurde con una leggerezza che oltrepassa abbondantemente la decenza. Mi sono quindi presa la briga di cercare sul web qualche informazione, e ho scoperto per cominciare che il signor Rinaldo Sorgenti, che appare così convinto del facile uso del carbone, pare non sia neppure laureato (e questo spiegherebbe la sua approssimazione), e che nel dicembre del 2005, in qualità di vicepresidente della Stazione sperimentale per i combustibili di San Donato Milanese (ente pubblico economico fondato, come molti enti utili, con regio decreto del 1940), ha firmato insieme a illustri rappresentanti del mondo scientifico una lettera indirizzata al Presidente della Repubblica nella quale si afferma, tra le altre cose, che «l’alternativa alle fonti fossili – inquinanti e sempre più costose – è offerta solo dalla tecnologia nucleare da fissione». Internet fa scoprire altre informazioni curiose su questo personaggio: è membro del direttivo di una associazione che si chiama ?Quelli del ’94?, che rappresenta un movimento ispirato a coloro che nel 1994 hanno contribuito alla nascita di Forza Italia e alla vittoria di Berlusconi (per chi fosse curioso, consiglio di dare un’occhiata al sito dell’associazione: un vero delirio). Illuminanti interventi di Sorgenti si possono leggere su ?Ragionpolitica?, rivista online del Dipartimento formazione di Forza Italia, il cui direttore responsabile è Gianni Baget Bozzo. Questo spiega come mai in qualche convegno sull’energia organizzato da Forza Italia il signor Sorgenti acquisisca il titolo di ingegnere. Non sappiamo dove – soprattutto come – abbia conquistato l’autorevolezza per la quale lo invitano a tutti i convegni, nei quali va dicendo che «basterebbe raddoppiare la quantità di energia elettrica generata con il carbone per ridurre la bolletta energetica di dieci miliardi di euro». Tutto qui. Semplice, no ? Sorgenti è un presenzialista e un grafomane (non deve avere molto lavoro con le sue multiple vicepresidenze), interviene in ogni forum o dibattito web sull’energia o temi affini, scagliandosi contro l’ecologismo catastrofico, il fondamentalismo ambientale (sic) e le altre forme di espressione del pregiudizio che penalizzano ingiustamente il consumo di carbone: secondo lui, infatti, osteggiano «l’incremento dell’impiego del carbone in modo ormai ingiustificato, e fanno percepire nell’opinione pubblica il carbone come un combustibile altamente inquinante» (sic). Il 29 luglio dell’anno scorso, non avendo di meglio da fare, ha scritto anche sul blog di Beppe Grillo, per sollecitarlo ad informarsi meglio (ce ne vuole di faccia tosta), così «avremo il piacere di sentirti dire cose più oculate. Altrimenti, pensa al teatro, è meglio».
Insomma, c’è da augurarsi che le scelte della nostra regione – di cui il signor Sorgenti si è molto compiaciuto durante la recente conferenza internazionale – non tengano conto delle sue idiozie. Ci fidiamo molto più di Rubbia (e di tanti altri veri esperti) che affermano che il ?carbone pulito? non esiste, perché resta irrisolto il problema delle emissioni di anidride carbonica. Questo non significa chiudere il dibattito sul futuro del carbone, semmai condurlo in modo serio. Le miniere di carbone non sono impianti industriali come tanti altri, sono più difficili da gestire di tanti altri (hanno un impatto molto più forte sul territorio, dal punto di vista sociale, economico e ambientale). Impongono scelte di politica industriale (ed energetica) di lungo periodo, non decisioni capricciose e contraddittorie. Non si può decidere di rimettere in attività una miniera di carbone ferma da oltre vent’anni, con ingenti investimenti per dotarla delle tecnologie più avanzate e delle professionalità necessarie, e dopo qualche anno decidere di fermare l’attività; poi, dopo qualche anno ancora, decidere di riattivarla di nuovo (con una inaugurazione un po’ fuori luogo), come se si trattasse di aprire e chiudere un esercizio commerciale.
Le miniere del Sulcis sono state riaperte in condizioni sempre più incerte, e oggi, dopo decenni di dismissioni, forse senza neanche più una cultura mineraria solida come un tempo. Per decenni, dopo avere fermato la miniera (creando gravi problemi sociali nel territorio, in termini di occupazione ma anche di individuazione di nuove identità produttive), a Portovesme hanno continuato a bruciare carbone polacco e sudafricano (scaricato dalle navi carboniere con impatti ambientali non secondari). E fino ad anni recenti è stato bruciato in impianti inadeguati a garantire condizioni di salute alla popolazione di quell’area, invece che costruire un impianto di gassificazione per utilizzare il ?carbone Sulcis?, come ha fatto la Spagna nelle Asturie con il suo carbone, destinando alla costruzione del gasificatore i fondi europei dell’Obiettivo 1 del primo Quadro comunitario di sostegno, proprio negli anni in cui la Sardegna non riusciva a spenderli.
Sono passati inutilmente quindici o forse vent’anni. In effetti, è più corretto dire che i quindici o venti anni passati hanno cambiato molte cose. I progetti non sono gli stessi in qualsiasi momento si decida di realizzarli. Se saltano i tempi, può essere compromessa la ragionevolezza di certi progetti. Diciamo quindi la verità: se c’è un momento sbagliato per parlare di sfruttamento del carbone è proprio questo. Ci vuole perizia per decidere di fare certe cose nel momento peggiore. La nostra regione avrebbe potuto e dovuto usare il carbone sardo da almeno vent’anni, predisponendo gli impianti adatti nei tempi giusti, con scelte più coerenti, da difendere con maggiore determinazione, evitando che ingenti investimenti per la riattivazione delle miniere del Sulcis venissero vanificati dopo pochi anni anche per colpa di un partner pubblico inaffidabile (l’Enel), con il quale oggi si è rifatto un accordo dal quale di nuovo dipendono le sorti della produzione locale di carbone.
Paghiamo quindi le conseguenze, ancora una volta, di politiche sbagliate, miopi, legate a obiettivi e pressioni contingenti più che a progetti lungimiranti. Se avessimo il gassificatore e se la miniera fosse a regime, non dovremmo decidere se utilizzare o meno il carbone. L’aspetto davvero più assurdo di questa faccenda è avere chiuso una miniera di carbone continuando a bruciare carbone (di altri). Le differenze di qualità tra i diversi tipi di carbone sul mercato internazionale (a più alto o più basso tenore di zolfo) si sarebbero potute affrontare con adeguati investimenti in tecnologie, che negli anni si sono fortemente sviluppate.
Oggi le questioni ambientali non sono più eludibili. Dovremmo tirare un sospiro di sollievo di fronte all’assunzione di posizioni ferme in materia di riduzione delle emissioni di CO2, invece che indignarci perché ci vogliono impedire di bruciare il nostro carbone. Forse non è più tempo di investire rilevanti risorse in una miniera di carbone. In altri paesi europei, com’è noto, la chiusura delle miniere di carbone è stata tutt’altro che facile. La Gran Bretagna della Thatcher nel modo più brutale alla fine degli anni ’80, ma poi la Francia e il Belgio negli anni ’90, hanno chiuso le loro ultime miniere. Doloroso o meno che fosse, dal punto di vista sociale e non solo, lo hanno fatto (per motivi molto diversi). Ma soprattutto non hanno perso tempo a riconvertire le zone minerarie e certamente non torneranno sui loro passi.
Chi può garantirci che questa volta la politica regionale non stia di nuovo improvvisando scelte dispendiose e rischiose ?

(foto S.D., archivio GrIG)

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Come insabbiare uno dei peggiori crimini.


Due articoli e un video tristissimo su uno dei crimini peggiori. Crediamo che moltissimi cattolici (e tanti di noi fra loro) pretendano con forza una posizione più decisa e radicale ? ?estremista? ? contro i responsabili di queste nefandezze. Non possiamo augurarvi buona lettura e buona visione?

Gruppo d?Intervento Giuridico

dal blog di Beppe Grillo (www.beppegrillo.it), 16 maggio 2007

Crimen Sollicitationis

Il video più visto in questi giorni è un servizio della BBC trasmesso il 1 Ottobre 2006.
Riferisce di un documento ufficiale della Chiesa cattolica dal titolo “Crimen Sollicitationis”, che spiega come le gerarchie della Chiesa dovrebbero occultare i reati sessuali.
Il video è stato sottotitolato in italiano a cura di http://www.bispensiero.it e dura 40 minuti.

Di seguito è riportata una parte della traduzione del servizio dal sito di Bispensiero.

“DOYLE – Il Crimen Sollicitationis prescrive una politica di segretezza assoluta su tutti gli abusi. Quello che leggiamo qui è una chiara politica di copertura dei casi di abuso commessi dai preti. E anche la punizione per quelli che vorrebbero richiamare l’attenzione su questi crimini ad opera del clero. Il che prova che le gerarchie ecclesiastiche sono interessate unicamente al controllo della situazione. C?è la chiara evidenza che la preoccupazione è solo di controllare e contenere il problema. Da nessuna parte c?è scritto di aiutare le vittime. La sola cosa che impone, invece, è di terrorizzare le vittime con la minaccia di punirle se raccontano l?accaduto. L’obiettivo è proteggere la reputazione dei preti, finchè la Chiesa non compia indagini. In pratica copre i preti pedofili.
Speaker: Fu Ratzinger a imporlo per 20 anni, l?uomo eletto Papa lo scorso anno. Nel 2001 Ratzinger emanò il seguito del Crimen Sollicitationis. Lo spirito era lo stesso. Ribadiva con enfasi la segretezza, pena la scomunica. Ne inviò una copia ad ogni vescovo del mondo. Recentemente ha aggiunto che tutte le accuse devono essere vagliate esclusivamente dal Vaticano. In altre parole solo Roma può pronunciarsi sugli abusi sessuali sui minori.
DOYLE: E? tutto controllato dal Vaticano, e a capo del Vaticano c?è il Papa. Joseph Ratzinger si occupò di questo per parecchi anni, dopo l?emanazione del Crimen Sollicitationis. Ha emanato il seguito del Crimen, e ora è Papa. Tutto questo significa che le regole e l?approccio sistematico non sono cambiati.
COLM: il nuovo documento fu un?opportunità mancata di modernizzare l?atteggiamento della Chiesa, proprio mentre stavano esplodendo gli scandali più gravi negli Stati Uniti.
Speaker: Colm andò allora a Roma per capire se si trattava di casi isolati sfuggiti al controllo del Vaticano o una copertura sistematica da parte delle gerarchie ecclesiastiche.
COLM – Mentre nel 2002 gli scandali esplodevano in Irlanda, centinaia di casi stavano emergendo negli Stati Uniti. Un rapporto degli USA denuncia 4.500 preti accusati di violenza o abusi sessuali sui minori.
Speaker: – Il centro degli scandali era Boston, e la storia si ripetè ancora una volta: i preti accusati venivano sollecitamente spostati da una parrocchia all’altra. Nuovamente veniva operata una copertura sistematica. Al vescovo prontamente allontanato subentrò allora Padre Patrick Wall, un ex benedettino al quale il Vaticano ordinò di imporre il Crimen Sollicitationis nelle diocesi del Minnesota.
WAL: Ero parte del sistema, ma mi accorsi di essere manovrato ingannevolmente. Fu la ?notte dello spirito?. Tutto quello in cui avevo creduto per 10 anni? Decisi di non lavorare più per una istituzione che si sforzava di sembrare santa, ma che pensava solo a proteggere se stessa…”

da Omosofia (www.stefanobolognini.it), 28 marzo 2007

Preti pedofili. I casi documentati. Stefano Bolognini

In questo elenco sono raccolti i casi di sacerdoti pedofili italiani, sia condannati che in attesa di giudizio, che sono riuscito a ricostruire con un vasto spoglio della stampa italiana degli ultimi anni ed approfondite ricerche in Internet.
Tutti i casi segnalati sono corredati da un richiamo bibliografico. Chiunque fosse a conoscenza di casi simili o fosse in possesso di informazioni più aggiornate è pregato di scrivere a info.omosofia@gmail.com.

Sacerdoti condannati per pedofilia

1. 1991. Napoli – …don Giuseppe Rassello, il parroco napoletano condannato nel 1991 a tre anni e sei mesi di reclusione per violenza sessuale su Antonio B., un minorenne che frequentava la sua chiesa. Rassello, 49 anni, dopo la condanna, confermata nel ’96 dalla corte d’Appello (che ridusse la pena a due anni e un mese), il prete si era trasferito nell’isola di Procida, dove era nato, continuando a svolgere attività pastorale e culturale. (da Quotidiano.net, 23 gennaio 2000).
2. 10 gennaio 2000. Foggia – …don Giorgio Mazzoccato, 62 anni, originario della provincia di Treviso, ex-parroco di Castelluccio dei Sauri (Foggia) è stato condannato a sei anni e mezzo di reclusione (il pm aveva chiesto una condanna a 7 anni) per molestie sessuali nei confronti di alcuni ragazzini che all’epoca dei fatti avevano dai 7 ai 12 anni. (Quotidiano.net, 10 gennaio 2000, sul caso si veda anche Daniela Camboni, Abusi sui bimbi, arrestato il parroco, in “l’Unità”, 3 aprile 1998, p. 14. e Anonimo, Sacerdote a giudizio per violenza sessuale, in “Il Manifesto”, 22 aprile 1999).
3. febbraio 2000. Chiusa San Michele – Condannato a quattro anni e sei mesi di reclusione don Marco Gamba, parroco di Chiusa San Michele accusato di violenza sessuale ai danni di minori. (in “luna nuova”, n. 53 martedì 11 luglio 2000. Sul caso si veda: “Il Giornale”, 11 luglio 2000 e “La Stampa”, 11 luglio 2000).
4. 26 giugno 2001. Milano – Quattro anni di reclusione sono stati inflitti a don Renato Mariani, il parroco di San Giuliano Milanese accusato di violenza sessuale su giovani, violenza privata e appropriazione indebita. (Anonimo, Violenza sessuale parroco condannato, in “La Repubblica”, 26 giugno 2001, p 6, sezione Milano).
5. 27 maggio 2003. Milano – Un frate, ex insegnante di un noto istituto privato di Milano e’ stato condannato a 4 anni e 8 mesi di reclusione per aver molestato cinque bambine di scuola elementare 11 anni fa. (Ansa, 27 maggio 2003).
6. 1 ottobre 2003. Cuneo – …La Corte d’appello di Torino ha confermato la condanna inflitta in primo grado a don Luciano Michelotti, ex parroco di una frazione di Vicoforte (Cuneo) per detenzione di materiale pedo-pornografico con minori… (Ansa, 1 ottobre 2003).
7. 10 aprile 2004. Gavirate – Tre anni e quattro mesi di carcere sono stati inflitti al sacerdote di Gavirate accusato di pedofilia su dodici ragazzi del paese. Al prete è stata riconosciuta la seminfermità mentale ed è per questo che non è stata accolta la richiesta avanzata dalla Procura, che era di dieci anni. don Roberto Mornati, era arrivato negli anni ’80 a Gavirate, trasferito dalla curia dopo che aveva già subito un processo per molestie. (da Varese News.it, 12 ottobre 2004. V. anche Agi, Rifiuta patteggiamento prete accusato di pedofilia, 10 aprile 2004).
8. 17 gennaio 2004. Forlì – Il prete accusato di pedofilia ha ammesso alcune responsabilità. E il giudice lo ha condannato a una pena di due anni. Si è chiuso in Tribunale il caso di pedofilia che aveva coinvolto la parrocchia dei Romiti di Forlì… aveva abusato sessualmente di alcuni bambini. (Anonimo, Pedofilia, condannato il parroco, in “Corriere Romagna”, 17 gennaio 2004.)
9. 20 aprile 2004. Nuoro – Ha patteggiato una condanna a 4.600 euro di multa don Pietro Sabatini, 46 anni, rettore del seminario vescovile di Lanusei, accusato di aver scaricato da Internet, pagandole con la carta di credito, immagini a contenuto pedopornografico. (Ansa, 20 aprile 2004).
10. 7 luglio 2004. Palermo – …La vicenda ebbe inizio nel 1994, a Favara, quando il seminarista aveva 12 anni. Il 7 luglio scorso, dopo l’ esposto del seminarista, il sacerdote, don Bruno Puleo, ha patteggiato la pena: gli sono stati inflitti 2 anni e 6 mesi di reclusione. (Ansa, 12 luglio 2004).
11. 11 giugno 2004. Roma – Sei anni di reclusione sono stati inflitti dal gup Marcello Liotta al sacerdote Paolo Pellegrini di 52 anni di Colleferro accusato di violenza sessuale e istigazione all’uso di stupefacenti. Al centro della vicenda processuale i suoi rapporti durati dal 2000 fino a pochi mesi fa con due ragazzi che oggi hanno rispettivamente 12 e 18 anni di età. (Adnkronos, 11 giugno 2004; v. anche Anonimo, Prete pedofilo blitz per incastrarlo, in “l’Unità” – Roma. 26 febbraio 2004, p. 2).
12. 29 giugno 2004. Teramo – E’ stato condannato a sei anni di carcere [poi ridotti a 4 per patteggiamento, ndr.] don Bruno Tancredi, 54 anni, ex parroco della frazione Monticelli di Teramo. L’uomo e’ accusato di abusi sessuali nei confronti di cinque ragazzi tra i 14 e i 16 anni. (Agenzia stampa Agir, 29 giugno 2004).
13. 1 luglio 2004. Grosseto – Due anni e sei mesi per don Felice Cini, sacerdote accusato di aver molestato sessualmente alcuni bambini nella parrocchia di Arcille, in provincia di Grosseto. Il processo e’ durato due anni, alla fine l’imputato ha patteggiato davanti al gup Armando Mammone. Durante l’inchiesta sono stati ascoltati 17 bambini tra i 10 e i 14 anni. (da Agenzia Stampa Agir, 1 luglio 2004).
14. 14 luglio 2004. Alessandria – Ha patteggiato una condanna a poco più di tre anni padre Domenico Marcanti di 48 anni, l’orionino che era stato arrestato nel gennaio scorso con l’accusa di violenza sessuale su minori e circa un mese dopo, a metà febbraio, trasferito dal carcere di Biella in una comunità di preghiera del Pavese agli arresti domiciliari. (Ansa, 14 luglio 2004).
15. 22 settembre 2004. Pavia – C’è anche un giovane parroco di un piccolo centro della diocesi di Pavia tra quattro persone accusate di detenzione di materiale pedopornografico. I quattro imputati sono stati tutti identificati grazie ad un’indagine condotta su internet. Due di loro oggi hanno già patteggiato. Uno di questi e’ il prete che ha concordato una pena (sospesa) di 3 mesi e venti giorni. (da Ansa, 22 settembre 2004).
16. 22 luglio 2005. Pinerolo – Un anno e otto mesi con la condizionale: con questa condanna “patteggiata” si è conclusa ieri nel tribunale di Pinerolo la scabrosa storia di don Roberto Volaterra, ex parroco di Castagnole Piemonte, arrestato l’ anno scorso con l’ accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina di 11 anni. (Meo Ponte, Patteggia un anno e otto mesi il prete che insidiò la ragazzina, in “La Repubblica”, 22 luglio 2005, sezione Torino).
17. 26 ottobre 2005. Lugano – Sei mesi di reclusione, con la sospensione condizionale: è la pena inflitta dalla Corte delle Assise Correzionale di Locarno (Ticino) a don Italo Casiraghi, ex parroco di Gordola, finito sotto inchiesta per aver prestato attenzioni morbose contro alcuni ragazzini che frequentavano la sua parrocchia e l’oratorio. (AGI, 26 ottobre 2005).

Sacerdoti incriminati per pedofilia.

AVVERTENZA. I casi elencati in questa sezione riguardano sacerdoti incriminati per pedofilia di cui mi è stato o impossibile ricostruire il processo (la stampa non ne ha più parlato) o, non ancora giudicati.
Chiunque avesse informazioni utili a ricostruire questi casi, e ad aggiornare l’elenco, è pregato di scrivere a info.omosofia@gmail.com.

1. 25 marzo 1994. Catania – ?Andate via, don [Antonino] Visalli non ha nulla da dire?. Davanti alla chiesa di Santa Bernadette, a Lineri, da ieri mattina c?è un nugolo di ragazzini che fa la guardia per proteggere il parroco. Una donna lo accusa: ?Quando avevo quindici anni mi costringeva a sedermi sulle sue gambe, mi abbracciava fino a farmi male e poi mi baciava?. (Alfio Sciacca, Il parroco difeso dai ragazzini, in ?Il Correre della Sera?, 25 marzo 1994).
2. 5 febbraio 1994. Vidizzolo Predabissi – Quanti erano i corvi che volavano attorno al campanile della parrocchia di San Pietro, retta fino a metà gennaio da don Luciano Pesavento?? non sono comunque state le loro sanguinose beccate a convincere don Luciano ad andarsene la sera di tre domeniche fa, per raggiungere un lontano e segreto… A decidere la sorte del religioso, 45 anni, è stata una denuncia per atti di libidine presentata alla Procura dai genitori di un minorenne, che avrebbe raccontato di aver subito dal parroco attenzioni particolari all’oratorio. (Siro Marziali, Sono guai grossi per Don Luciano, in ?Il Corriere della Sera?, 5 febbraio 1994).
3. 27 ottobre 1996. Genova ? Un parroco denunciato per atti di libidine violenta su una minorenne e un paese che, incredulo, difende il suo sacerdote. ?Giallo? a Santa Margherita Ligure. Il parroco di una delle chiese del paese, T.C., cinquantenne, sarebbe stato raggiunto anche da un avviso di garanzia e interrogato dai carabinieri. (Anonimo, Parroco accusato di atti di libidine, in ?Il Corriere della Sera?, 27 ottobre 1996.)
4. 29 aprile 1998. Trapani – Ora tocca a monsignor Angelo Mustazza, 63 anni, parroco della chiesa di Sant’Andrea in contrada Bonagia a Valderice, nel Trapanese. Il religioso, che sembra si sia dichiarato innocente, è stato arrestato e rinchiuso nel carcere di San Giuliano. Avrebbe avuto rapporti sessuali con bambine di 12 anni e con alcune ragazze. (Anonimo, Parroco in carcere accusa di pedofilia, in ?l?Unità?, 29 aprile 1998).
5. 17 giugno 1998. Viterbo ? I parrocchiani di don Giuliano Medori, 59 anni, non saranno ricevuti per un bel pezzo? E? stato arrestato ieri mattina all?alba con un?accusa che ha fatto piangere qualche devota fedele: violenza sessuale continuata ed aggravata su una ragazza minorenne? (Giovanna Cavalli, Violenze a una ragazzina, in cella parroco e professore del liceo, in ?Il Corriere della Sera, 17 giugno 1998).
6. 21 novembre 2002. Firenze – Il cardinale Silvano Piovanelli, 78 anni, al processo per presunti atti di libidine violenti che un parroco del Chianti di 65 anni avrebbe compiuto ai danni di un minorato, in cambio di alcune camicie. (Anonimo, Piovanelli depone in aula ?Quel prete era estroverso?, La Nazione 21 novembre 2002).
7. 31 maggio 2003. Due preti, alcuni professionisti (fra cui un primario di clinica psichiatrica e un ingegnere), impiegati, operai, studenti. Sono alcune delle 102 persone indagate nell’operazione condotta dalla polizia postale di Lombardia e Campania per contrastare il fenomeno della diffusione di materiale pedo-pornografico attraverso internet. (Anonimo, Pedofilia, tra indagati anche minori, preti e professionisti, in ?La Repubblica?, 31 maggio 2003).
8. 16 giugno 2003. Napoli – Il sacerdote cattolico messicano Edgar Gaudencio Hidalgo Dominguez è stato estradato in Italia dove è ricercato per una serie di abusi compiuti su alcuni minorenni quando era parroco di San Castrense, nel napoletano. (Ansa, 16 giugno 2003).
9. 19 luglio 2003. Bergamo ? Suicida il prete accusato di pedofilia? . Il parroco non aveva mai voluto fornire una sua versione dei fatti. Proclamava la sua innocenza, ma si è poi sempre avvalso della facoltà di non rispondere alle domande degli inquirenti. Don [Vittorio] Damiani era coinvolto in una vicenda di pedofilia on line. Bambini e bambine, da pochi mesi ai 14 anni, utilizzati per immagini agghiaccianti? (Anonimo, Suicida in cella il prete accusato di abusi sessuali, in ?La Repubblica?, 19 luglio 2003, p. 21).
10. 8 novembre 2003. Oristano – Tre parole: divieto di dimora. E un?accusa pesantissima: pedofilia. Da giovedì sera don Giuseppe Cuccu, parroco della chiesetta di San Lorenzo Martire, per alcuni anni vice parroco di Sant?Efisio a Oristano, non può più tornare a Mogorella? Tutto sarebbe partito da due denunce alla Procura presentata dai genitori di alcuni bambini. Coinvolta ci sarebbe anche una minorenne. (Anonimo, Allontanato il parroco denunciato per pedofilia, in “L’Unione Sarda”, 8 novembre 2003.
11. 8 gennaio 2003. Bari – La procura della Repubblica presso il Tribunale di Bari ha inviato una lettera alla curia arcivescovile di Milano nella quale comunica di aver eseguito un’ ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari nei confronti del parroco della provincia di Milano G.C., di 37 anni, arrestato assieme ad altre sei persone il 30 dicembre scorso nell’ ambito di un’ inchiesta sulla pedofilia via Internet. (Ansa, 8 gennaio 2003).
12. 15 novembre 2003. Piacenza – Un sacerdote piacentino di circa 50 anni e’ accusato di abusi sessuali su minorenni. I ragazzi frequentano l’istituto professionale nel quale insegnava il prete. (Ansa, 15 novembre 2003).
13. 1 marzo 2004. Varese – Su don Vincenzo, 63 anni, pende un’indagine per abusi sessuali su minorenni della procura di Varese: per anni avrebbe prodotto in proprio quel materiale pornografico con adolescenti trovato dalla polizia, diligentemente catalogato, nella canonica di un paesino sul lago Maggiore dove il sacerdote ha svolto il suo compito di pastore di anime fino a un paio di settimane fa. (Anonimo, Pedofilia in canonica – Sacerdote indagato, in “Corriere della sera”, 1 marzo 2004).
14. 3 marzo 2004. Bari – Piccoli e smarriti. Bambini dai sei mesi ai sei anni, in tutte le pose, da soli, con altri coetanei o durante giochi involontari con adulti mascherati. Lo squallido book fotografico era conservato nell’abitazione di un padre domenicano, Giancarlo Locatelli, di 44 anni, segretario dell’Istituto di teologia ecumenica “San Nicola” di Bari, uno dei referenti della Parrocchia di San Nicola, presso l’omonima Basilica. (Anonimo, Frate domenicano collezionava foto pedofile, in “La Repubblica”, 3 marzo 2004).
15. 25 maggio 2005 ? Siracusa. Avrebbe cancellato tutti i file scaricati da Internet. Ma poi, per non lasciare traccia di quei filmati che ritraevano bambine che subivano abusi sessuali, avrebbe cancellato l’ intera memoria del computer. Prima però avrebbe riversato tutto il materiale scaricato da Internet su diversi cd: un piccolo archivio, tenuto ben nascosto, da rivedere in qualunque momento. è questa l’ accusa per un sacerdote del palermitano impegnato in attività di coinvolgimento e recupero dei minori. Il prete è uno dei 186 denunciati? si tratta di insospettabili, stimati professionisti, pubblici funzionari, insegnanti, imprenditori, ma ci sono anche quattro sacerdoti, un sindaco? (Michele Giuffrida, Pedofili, Preti e politici nella rete, in “La Repubblica”, 25 maggio 2005, p. 27).
16. 8 luglio 2004 Caserta – Titolare dell’indagine è il pubblico ministero Donato Ceglie che ha indagato un centinaio di persone tra cui professionisti, avvocati, studenti. Nel registro degli indagati risulta iscritto anche il nominativo di un sacerdote di Alife, nel Casertano? La procura di Santa Maria Capua Vetere ha ordinato nei giorni scorsi decine di perquisizioni, trovando, secondo quanto si è appreso, riscontro in merito all’acquisto di materiale pedopornografico tramite un sito internet. Tra le perquisizioni effettuate c’e’ anche quella fatta in una casa discografica di Rieti, che, secondo gli investigatori sarebbe una sorta di ‘crocevia’ del traffico di materiale pedopornografico. (da Ansa, 8 luglio 2004).
17. 27 dicembre 2004. Pavia – E’ accusato di violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini (due di 14 ed uno di 13 anni) un sacerdote di 62 anni, parroco di un piccolo comune alle porte di Pavia, che da alcuni giorni si trova agli arresti domiciliari. (da Ansa, 27 dicembre 2004).
18. 5 luglio 2005. Cuneo – Don Renato Giaccardi, 42 anni, sacerdote monregalese, originario di Magliano Alpi (Cuneo), responsabile della preparazione religiosa, in qualità di “vicario moniale”, di alcuni Istituti della diocesi di Imperia e di Albenga, è agli arresti domiciliari con una serie di accuse gravissime: induzione alla prostituzione, favoreggiamento e sfruttamento di minorenni. (Ansa, 5 luglio 2005).
19. 5 ottobre 2005. Ferrara – Tre dipendenti di un asilo parrocchiale sono state licenziate dopo aver accusato un sacerdote di atti sessuali su una decina di bambine? La vicenda è esplosa nel marzo scorso con l’arresto del sacerdote, di fatto gestore dell’asilo nonché rappresentante legale, che venne accusato di comportamenti, atteggiamenti e gesti ambigui che penalmente, dopo un’indagine durata mesi, si sono trasformati in un’accusa di violenza sessuale: per il prete. (Anonimo, Prete arrestato per atti sessuali licenzia tre dipendenti dell’asilo, in ?La Repubblica?, 5 ottobre 2005).
20. 5 ottobre 2005. Palermo. Il procuratore generale di Torino Gian Carlo Caselli, l?ex sindaco di Palermo Leoluca Orlando ed uno dei sacerdoti più noti a Palermo per il suo impegno civile, Padre Ribaudo entrano in scena al processo ad un altro parroco ?antimafia? accusato di pedofilia: Don Paolo Turturro. (AGI, 5 ottobre 2005).
21. 10 novembre 2005. Como – Si e’ sempre difeso respingendo ogni ipotesi di violenza sessuale. Lo ha fatto anche davanti al gup di Como, Nicoletta Cremona, che pero’ lo ha rinviato a giudizio con l’accusa di essere un prete pedofilo. Il suo processo iniziera’ davanti ai giudici di Como il 28 marzo. Da quel giorno si cercherà di capire se effettivamente Don Mauro Stefanoni, parroco 38enne ora sospeso, di Laglio? abbia indotto un ragazzino di 14 anni disabile ad avere con lui rapporti di tipo sessuale nella casa parrocchiale. (AGI, 10 novembre 2005).
22. 15 novembre 2005. Napoli – La Curia arcivescovile di Napoli è stata citata in giudizio da un ragazzo che sei anni fa si costituì parte civile in un procedimento penale contro un religioso accusato di aver compiuto abusi sessuali su di lui. (Anonimo, Prete accusato di pedofilia Ragazzo chiede i danni alla curia di Napoli, in ?La Stampa?, 15 novembre 2005).
23. 26 novembre 2005. Arezzo – Rischia di configurarsi come il più grave scandalo di pedofilia che abbia mai colpito la Chiesa italiana quello che vede coinvolto don Pierangelo Bertagna, il sacerdote dell’abbazia di Farneta (Arezzo) già sotto inchiesta per un caso di pedofilia e che ieri ha confessato agli inquirenti di aver abusato di 30 bambini? Preso dai rimorsi, in una sola giornata don Pierangelo avrebbe confidato agli inquirenti la lunga serie di abusi sessuali da lui commessi a partire dagli anni ’90, quando era ancora un laico, su una trentina di ragazzi di età compresa tra gli 8 e i 15anni. (Adnkronos, 26 novembre 2005).

da La Nuova Sardegna, 24 maggio 2007

Don Marco Dessì condannato per pedofilia. Il missionario di Villamassargia riconosciuto colpevole: 12 anni di carcere. Alle 14,30 il giudice ha letto la sentenza: per tre giovani vittime previsto anche un risarcimento di centomila euro a testa. Mauro Lissia

PARMA. Dodici anni, quattro in meno di quanti ne aveva chiesto il pubblico ministero Lucia Russo. Ma il riconoscimento pieno di una responsabilità che migliaia di persone in Nicaragua, i familiari, i fedeli di don Marco Dessì (59 anni) mettevano fortemente in dubbio. Ora c?è una sentenza, la prima della serie: il sacerdote-missionario di Villamassargia, sospeso a diviniis dal Vaticano, è colpevole di violenza e molestie sessuali su minorenni, oltre che di possesso di materiale pedopornografico. I casi accertati dall?inchiesta giudiziaria e finiti agli atti del processo sono almeno sei e tre dei ragazzi, oggi maggiorenni, dovranno essere risarciti con centomila euro ciascuno a titolo di provvisionale immediamente esigibile.
Un euro il risarcimento simbolico assegnato dal giudice Roberto Spanò alle associazioni Rock no War e Solidando che insieme al comune di Correggio hanno denunciato alla procura di Parma i fatti avvenuti nella comunità di Betania, a Chinandega nel Nicaragua. Il missionario ha mantenuto sino alla fine la linea del silenzio: quando, alle 14.30, il giudice dell?udienza preliminare ha letto il dispositivo della sentenza è rimasto a testa bassa, lo sguardo verso il pavimento. Non ha detto una parola, si è limitato a tendere i polsi in direzione dei carabinieri e stretto fra cinque militari dell?Arma si è infilato nel furgone che l?ha riportato nel carcere di via Burla. I familiari e poche altre persone, che avevano atteso il verdetto davanti all?ingresso principale del palazzo di giustizia, hanno fatto appena in tempo a ripetergli le solite frasi di incoraggiamento: siamo con te, abbi fede, non avere paura. Lui ha risposto con uno sguardo appena percettibile. I contenuti tecnici della sentenza emessa dal gup di Parma dopo tre udienze con il rito abbreviato potranno essere valutati soltanto al deposito. Di certo il giudice Spanò è partito da una pena di diciotto anni, ridotta di un terzo grazie al rito. Del conto fanno parte tutte le aggravanti richieste dall?accusa e non compare neppure un?attenuante. Con ogni probabilità il gup ha ritenuto di non applicare le pene massime previste dal codice ed è questa la sola divergenza rispetto alle conclusioni del pm Russo. Il magistrato dell?accusa – che si è fermata a lungo con i cronisti subito dopo la sentenza, nell?ufficio del procuratore capo – ha peraltro definito la pena «severa, che dev?essere accolta con rispetto». E severa è stata la requisitoria condotta dal magistrato dell?accusa l?altro ieri, quando in un?ora e mezzo ha ricostruito con puntiglio i passaggi chiave di un?inchiesta che la Procura di Parma ha mandato avanti con la massima determinazione. Sarà la motivazione del giudice a chiarire gli aspetti centrali dell?impianto accusatorio che ha portato don Dessì alla condanna. I punti caldi sono comunque quelli illustrati dal pm nella discussione: sei casi di violenza accertati – anche con la collaborazione del Vaticano – di cui tre nei confronti di ragazzini del coro di Getsemani. Sei casi in un arco di tempo indefinito, che potrebbe abbracciare i quasi trent?anni di attività svolta da don Marco Dessì in Nicaragua. L?indagine, partita dalla denuncia delle due onlus e del comune di Correggio – che hanno sostenuto finanziariamente per anni la comunità per orfani e ragazzi disagiati a Chinandega – ha trovato conferme inoppugnabili, a giudizio dell?accusa, negli incidenti probatori svolti «in pieno contradditorio fra le parti» e in una sequenza ininterrotta di testimonianze dirette e indirette. Don Marco – ora c?è la conferma di una sentenza – era un sacerdote a due facce: raccoglieva fondi e organizzava l?assistenza ai ragazzi ma li usava come oggetti per dare sfogo alle sue inclinazioni sessuali particolari. I racconti agli atti del procedimento sono raccappriccianti, gli stessi ispettori del Vaticano hanno dovuto prenderne atto fino a sospendere il missionario, ancora prima che arrivasse la sentenza del tribunale di Parma. Il quadro definito nel processo riporta a violenze sessuali piene, compiute almeno a partire dal 1999: quanto avvenuto prima è prescritto. Poi molestie sessuali ripetute negli anni, con i ragazzi costretti a subire ogni volontà del sacerdote che si autoproclama loro creatore e dominus assoluto. Poi il materiale pedopornografico: nel computer di don Marco sono state trovate 1440 file compromettenti ed è stato il pm Russo a confermare che il prete ha continuato a scaricare foto di bambini sino a due giorni prima dell?arresto, avvenuto il 4 dicembre dell?anno scorso. Infine le intercettazioni, dove l?accusa ha trovato le conferme di una personalità diversa da quella conosciuta e osannata a livello internazionale: don Dessì ha cercato di bloccare l?inchiesta del Vaticano e quella della magistratura ordinando di corrompere chi l?accusava.
Nelle conversazioni registrate si parla di tentativi da compiere ai piani alti del potere nicaraguense per annacquare le prove, c?è una sequenza di conversazioni con l?alter ego di don Marco a Chinandega in cui emerge chiaramente un?organizzazione dedita al business più che all?assistenza degli orfani. Abbastanza per il pubblico ministero – ed ora anche per il primo giudice – per arrivare a una condanna esemplare.

Il legale di parte civile Marco Scarpati: riconosciuta la sua piena responsabilità. «I ragazzi sono stati creduti». Il Pm: tutto regolare, nessuna influenza reciproca.

PARMA. Il pubblico ministero Lucia Russo riceve i cronisti nell?ufficio del procuratore capo e spiega tranquilla: «Sentenza severa, non c?è dubbio. Ma da rispettare sino in fondo». Poi ribadisce: «L?impianto accusatorio esce confermato, i testimoni sono credibili e sono stati creduti pienamente dal giudice. Nessuna influenza reciproca, tutto si è svolto secondo le regole». Nessun dubbio sulla colpevolezza di don Marco: «A due giorni dall?arresto ancora scaricava foto pedopornografiche sul computer». Che non prova le violenze sessuali, ma definisce la personalità reale di un uomo considerato prossimo alla santità. Soddisfatto il legale di parte civile Marco Scarpati, che rappresenta anche l?associazione nazionale contro la pedofilia: «C?è stato il riconoscimento assoluto della piena responsabilità del Dessì – avverte l?avvocato – e una presa di distanze chiara e pubblica dalla follia di chi è stato protagonista di questi fatti. I ragazzi sono stati creduti e non poteva essere altrimenti, perchè hanno riferito soltanto la pura verità». Scarpati dice e ripete che il Vaticano stavolta ha contribuito all?indagine: «Sono state pagate anche le spese per l?assistenza psicologica delle vittime, non si è verificata alcuna omissione o alcun tentativo di nascondere quanto è accaduto a Betania». Pierluigi Senatore, vicepresidente di Rock no War, una delle associazioni che hanno denunciato le violenze di Chinandega, non vuole celebrare alcuna vittoria: «Volevano tutelare chi era bambino vent?anni fa e chi lo è adesso, il giudice ha confermato i fatti denunciati e tanto ci basta». Ora però affiora un problema fondamentale, legato al futuro della comunità di Betania: «Siamo in contatto con chi ha assunto la gestione in questi giorni – spiega Senatore – e siamo in attesa di conoscere meglio la situazione. Formalmente buona parte del patrimonio della comunità è ancora nelle mani di don Dessì, ma il nostro obbiettivo è ottenere l?azzeramento della vecchia gestione per ripartire su basi nuove. E? un momento di studio, insieme a Solidando e al comune di Correggio (coautori degli esposti che hanno dato origine all?inchiesta) stiamo cercando di valutare come andare avanti. Abbiamo finanziato la comunità con un milione di euro solo negli ultimissimi tempi, abbiamo diritto di sapere. Il progetto è di continuare con un nuovo organo di gestione del tutto autonomo». Prima però sarà necessario esaminare lo statuto e affrontare le questioni legale alla proprietà: non è un compito facile, don Dessì ha dimostrato di essere tutt?altro che disposto a farsi da parte. Facile prevedere una lunga battaglia legale, con la speranza che i soli a pagare siano gli orfani di Chinandega.

«Un incontro tra i testi dell?accusa può aver generato condizionamenti»

PARMA. Ma la difesa già affila le armi in vista del processo d?appello. Prima però gli avvocati Pierluigi Concas e Romano Corsi dovranno attendere il deposito della sentenza ed esaminarne le motivazioni. Nel corso delle arringhe i due legali hanno attaccato soprattutto l?attendibilità dei testimoni-parti offese, che si sarebbero influenzati a vicenda prima di riferire al pubblico ministero delle presunte violenze sessuali.
All?incidente probatorio i sei ragazzi, oggi adulti, sarebbero arrivati dopo aver raccontato i fatti di Chinandega a persone esterne all?inchiesta giudiziaria. «Noi abbiamo contestato la genesi delle dichiarazioni accusatorie – spiega l?avvocato Concas – perchè risulta che le parti offese si siano ritrovati tutti insieme in un appartanento e abbiano riferito a persone del Vaticano i fatti al centro del procedimento. E? facile, in queste condizioni, ipotizzare una forma di condizionamento reciproco. Comunque il fatto mi sembra significativo». Un altro aspetto al centro dell?impianto difensivo: «Emergono contraddizioni – è l?opinione dell?avvocato Concas – e abbiamo potuto osservare come le accuse siano crescenti, in un?occasione si parla di toccamenti, poi di penetrazioni. Qui non si tratta di ragazzini, sono adulti e alcuni hanno anche figli. Quindi noi contestiamo anch la scelta del pubblico ministero di esaminarli come fossero minorenni. Non lo sono, possono riferire compiutamente ogni dettaglio delle vicende». Infine le intercettazioni, caposaldo dell?accusa: «Dal tenore delle conversazioni – sostiene il legale – si capisce che don Marco e gli interlocutori sono convinti si tratta di un complotto, un?operazione organizzata per danneggiare Betania e i responsabili della comunità. E? un fatto che emerge chiaramente. Ma chi sa di aver commesso violenze sessuali non pensa a un complotto, sa esattamente che cosa sta accadendo». Concas non commenta la sentenza del giudice Spanò, la sola valutazione arriva dal collega Corsi. Che dice: «Il giudice non si è fatto suggestionare dalla ricostruzione del pubblico ministero, che nella sua requisitoria ha fatto riferimento anche a fatti prescritti».

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: servizio BBC su Crimen sollicitationis

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Il mistero del reclutamento di 10 funzionari del Consiglio regionale sardo.


Chi, l?estate scorsa, spese i soldi della raccomandata per spedire la propria domanda di partecipazione al ?reclutamento?, sa che il mistero è fitto, perciò occorre riepilogare le tappe della vicenda, parzialmente rinvenibili sul sito del Consiglio regionale:
L?estate scorsa, agosto 2006, su un quotidiano sardo, venne pubblicato ?l?avviso di reclutamento di n. 10 funzionari consiliari a tempo determinato del Consiglio regionale della Sardegna ? pubblicato sul B.U.R.A.S. del 18 agosto 2006 n. 27? e pubblicato anche sul sito internet del Consiglio. In sintesi, il Consiglio regionale informava i laureati in diverse discipline (Giurisprudenza, Economia e Commercio, Scienze Politiche, Scienze Statistiche) la necessità di predisporre una graduatoria dalla quale attingere candidati da sottoporre a prova selettiva per l?eventuale assunzione a tempo determinato, per periodi di sei mesi, nel IV livello funzionale retributivo dei ruoli del personale, di 10 funzionari consiliari. In pratica, un ambo sulla ruota di Cagliari. Alcuni fiduciosi e speranzosi ?dottori?, tentati dalla vincita, presentarono la domanda di partecipazione al reclutamento. Successivamente, con data 18 gennaio 2007, una speranzosa candidata ricevette la comunicazione proveniente dal Segretario Generale del Consiglio regionale dal seguente contenuto: ?si comunica che la S.V. è stata inclusa al 12° ex aequo posto della graduatoria relativa all?avviso di reclutamento in oggetto, con il punteggio di… Si ricorda che all?eventuale prova selettiva sarà ammesso un numero di cinquanta candidati, o superiore se presenti più candidati classificatisi ex aequo, individuati secondo l?ordine della su citata graduatoria?. Le modalità di comunicazione della data prevista per la selezione sono indicate nel decreto del Presidente del Consiglio del 17 gennaio 2007, pubblicato sul sito internet. In attesa della comunicazione, i dottori aspiranti all?ambo sulla ruota di Cagliari, studiano, e non perdono d?occhio il sito internet del Consiglio, leggono speranzosi le pagine dei quotidiani (a volte, vabè, dimenticano di cercare l?avviso..) finchè un bel giorno, trovano sul sito del Consiglio l?avviso con il quale si indica il giorno in cui verranno abbinati i dati anagrafici agli elaborati? (quali elaborati? Quelli della prova selettiva già svolta in data imprecisata) e i nomi dei vincitori. Ora, la candidata del 12° ex aequo, probabilmente un po? polla e addormentata, si chiede: quando è stata svolta la prova? Dove e quando è stato pubblicato l?avviso? Perché sul sito del Consiglio regionale non c?è traccia della data in questione? Perché tanta solerzia nel dare comunicazione, per posta e individualmente, dell?inserimento nella graduatoria e poi scordarsi di comunicare la data della selezione?

Riferimenti: Consiglio regionale della Sardegna

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Processo contro il villaggio turistico di Porto Pino, dure richieste dell?accusa


Pesanti richieste del pubblico ministero dott. Daniele Caria e dell’avv. Carmela Fraccalvieri, parte civile per le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, al processo contro il villaggio turistico (45 unità immobiliari) posto sotto sequestro nello Stagno di Porto Pino (Sant’Anna Arresi). Obiettivo principale è il ripristino ambientale.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 16 maggio 2007

Le richieste del pm per gli abusi a Porto Pino. Una ruspa e tre condanne per 36 ville fuori legge. Mauro Lissia

CAGLIARI. Le trentasei villette costruite nell?isola di Corrumanciu sono illegali, il capo dell?ufficio tecnico di Sant?Anna Arresi Paolo Granella è colpevole di abuso d?ufficio: un anno di reclusione. Sei mesi e trentamila euro di ammenda per l?amministratore dell??Isolotto srl? Francesco Monti e per il direttore dei lavori Fulvio Pilloni, responsabili di violazione delle norme ambientali.
Per tutti e tre la sospensione condizionale della pena subordinata al ?ripristino dei luoghi?, vale a dire la demolizione del villaggio realizzato a Porto Pino. Sono le richieste del pm Daniele Caria a conclusione di una requisitoria estremamente analitica svolta ieri mattina davanti al tribunale presieduto da Francesco Sette. Una richiesta di condanna al risarcimento dei danni è arrivata anche dal legale di parte civile Carmela Fraccalvieri in rappresentanza del Gruppo di Intervento giuridico e degli Amici della Terra, le associazioni ecologiste che hanno dato origine con un esposto al procedimento penale.
Nessun dubbio per l?accusa, Corrumanciu è un?isola. E? collegata al mare da alcuni canali e poco importa che il collegamento sia artificiale: «Le sue coste – ha sostenuto Caria – si affacciano su un?area demaniale, lo stagno. E lo stagno è collegato al mare. I dispositivi che regolano l?accesso al mare sono stati realizzati per favorire l?attività di pesca, ma l?acqua dev?essere quella del mare proprio per rendere possibile la pesca». Poi c?è il parco geominerario e qui il magistrato e la parte civile hanno messo un punto importante anche per il futuro: «Corrumanciu si trova all?interno del perimetro del parco, legge alla mano l?attività di estrazione del sale in corso nello stagno è attività mineraria e dunque rientra nella piena tutela del parco. Ma non c?è traccia di un nullaosta firmato dagli organi del parco. E doveva esserci un nullaosta preventivo, da richiedere prima di metter su anche un solo mattone». E? un?osservazione in apparenza ovvia. Eppure finora nessun comune del Sulcis-Iglesiente aveva chiesto autorizzazioni dall?ente parco. Il cui commissario Giampiero Pinna – chiamato in aula dalla difesa – non si è presentato.
Caria ha insistito anche su un altro aspetto, legato alla violazione dei vincoli: «In Italia tutti i beni naturali che si trovano entro la fascia dei trecento metri dal mare sono vincolati, quindi il piano paesaggistico non c?entra, a Corrumanciu era comunque vietato costruire». E Granella per l?accusa è colpevole perchè aveva l?obbligo di sospendere i lavori in corso anche solo sulla base di una denuncia presentata da cittadini: «Lo stabilisce la legge – ha detto Caria – e lo scopo dell?obbligo di sospendere è cautelativo, serve a dare il tempo di accertare se tutto è in regola o no». Granella invece, nel timore di dover pagare risarcimenti, preferì non intervenire «nonostante – ha insistito il pm – la denuncia arrivasse da due associazioni qualificate». La discussione va avanti il 28 giugno alle 11. Parleranno i difensori Guido Manca Bitti e Gianfranco Trullu.

da L?Unione Sarda, 16 maggio 2007

Sant?Anna Arresi. Dura requisitoria al processo per i presunti abusi edilizi nei pressi dello stagno. Pm: 3 condanne per Porto Pino. Chiesto l?abbattimento delle ville di Corrumanciu. Il pm non ha fatto sconti: per i presunti abusi nell?area di Corrumanciu ha chiesto tre condanne, l?abbattimento delle costruzioni del futuro villaggio turistico (36 villette e 9 strutture commerciali) e il ripristino integrale dei luoghi. Andrea Scano

Ha chiesto tre condanne, una maxi ammenda di 90 mila euro e il ripristino integrale dei luoghi. Cioè l?abbattimento di tutte le villette e delle strutture commerciali costruite nell?isoletta di Corrumanciu.
La requisitoria. E? andato giù pesante il pm Daniele Caria, ieri a Cagliari, nel penultimo atto del processo per i presunti abusi edilizi commessi nella località di Porto Pino. Il magistrato, al termine della requisitoria, ha chiesto la condanna a un anno di reclusione con la condizionale per Massimo Paolo Granella, dirigente dell?area tecnica del Comune di Sant?Anna Arresi (accusato anche di abuso di ufficio)) e sei mesi di arresto per gli altri due imputati, Francesco Monti (amministratore dell?immobiliare L?Isolotto srl) e Fulvio Pilloni (il direttore dei lavori). Per ciascuno il pm ha inoltre chiesto l?applicazione di un?ammenda di 30 mila euro ciascuno e il ripristino integrale dei luoghi. E non è tutto: l?avvocato Carmela Fraccalvieri, parte civile a nome del Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra, ha invece chiesto un risarcimento danni di 25 mila euro complessivi. Sono state, infatti, le associazioni ambientaliste a sollevare il caso con un esposto che indusse il Corpo Forestale ad avviare le indagini. Gli ispettori arrivarono alla conclusione che i 45 fabbricati realizzati a Corrumanciu (36 villette e 9 strutture commerciali) non sarebbero stati autorizzati sotto il profilo della tutela paesaggistica. L?isoletta ricade, difatti, dentro lo stagno di Porto Pino.
La difesa. A fine maggio la parola passerà alla difesa, rappresentata dagli avvocati Gianfranco Trullu e Guido Manca Bitti, e quindi ai giudici (il presidente del collegio è Francesco Sette). Ieri, alla ripresa degli , i legali degli imputati hanno tuttavia rinunciato alla deposizione di Giampiero Pinna, commissario del Parco Geominerario. La sua audizione era stata richiesta perché nel corso delle precedenti udienze il Tribunale aveva integrato il capo di imputazione. Sullo stagno e sull?isolotto dov?è in costruzione il villaggio turistico sarebbe, infatti, pesato anche il vincolo derivante dall?appartenenza al Geoparco, oltre a quelli del piano paesaggistico e delle isole monori. Una tesi, quella esposta da un ispettore della Forestale, che ha convinto i difensori a chiedere immediatamente lumi al commissario dell?ente, chiamato a deporre per ieri mattina. Proposito, tuttavia, rivelatosi vano. Il manager aveva, infatti, inviato per tempo un fax segnalando che il Comitato tecnico giuridico appositamente creato non aveva ancora delineato le competenze giuridico istituzionali del Geoparco. I contenuti dell?eventuale testimonianza di Giampiero Pinna rischiavano, così, di rimanere parziali o di rivelarsi errati. Dopo l?inevitabile rinuncia al testa, sono perciò seguiti la requisitoria e le richieste del pm.
Le reazioni. In attesa delle arringhe difensive e della sentenza, le associazioni ecologiste non nascondono però .

(foto C.S., archivio GrIG)

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Bandiere blù, ma a che cavolo servono ?


Puntuale, con l?arrivo dell?estate, giungono anche le tipiche manifestazioni estive sull?ambiente. Ecco ora le bandiere blù, seguirà Goletta verde e tante altre cosucce. Passato l?importante momento iniziale della provocazione e della proposta, ora a che servono ? Sono davvero garanzia di salvaguardia ambientale e di turismo sostenibile ?
Dite la vostra !

Gruppo d?Intervento Giuridico

da A.N.S.A., 16 maggio 2007

BANDIERE BLU: SEI IN PIU’, PRIMA LA TOSCANA.

ROMA – Aumenta il mare premiato. Le Bandiere Blu 2007 vanno a 96 località contro le 90 dello scorso anno. In crescita anche i porti doc con due vessilli in più in un anno, dai 52 del 2006 ai 54 di quest’anno. La Toscana mantiene il primato dello scorso anno e lo migliora con una località in più premiata, 15 bandiere contro 14, tallonata dalla Liguria (13 bandiere rispetto alle 12 dello scorso anno). Fanalino di coda ancora il Sud nonostante il boom elevato di candidature. Scoglio all’ottenimento del riconoscimento di eccellenza nelle regioni meridionali la scarsa capacità di crescere sulla gestione dei rifiuti.

Queste le Bandiere Blu edizione 2007, assegnate dalla Fee (la Fondazione per l’educazione ambientale) in collaborazione con Cobat e Coou, i Consorzi obbligatori per la raccolta delle batterie e degli oli esausti, ai comuni rivieraschi e agli approdi turistici e presentate oggi a Roma. A livello di Bacino del Mediterraneo, l’Italia si colloca in ottima posizione fra le prime dieci in graduatoria.

Per quanto riguarda le spiagge, il primato 2007 spetta alla Toscana che conquista una bandiera in più e chiude con 15 premi di eccellenza, seguita dalla Liguria con 13 (+1). Alle Marche 12 bandiere blu (+1); 12 anche all’Abruzzo (+2). L’Emilia Romagna conquista una bandiera con Riccione e va a quota 9; bene anche la Campania che aumenta di 2 bandiere il bottino e raggiunge 9 bandiere blu grazie a Pisciotta e Agnone-Capitello; tutte le 9 bandiere campane sono in provincia di Salerno. Veneto e Lazio mantengono 4 bandiere ciascuna, con loro si aggiunge la Puglia che perde due vessilli e cambia la geografia per le bandiere assegnate; non ci sono le isole Tremiti.

Stabili la Sicilia con 3 e il Friuli Venezia Giulia (2). Il Piemonte aggiunge una bandiera (Cannobio) e va a quota 2 con i laghi; anche il Molise sale a 2 grazie a Campomarino. Scende la Calabria che da 4 passa a 2 perdendo Scilla e Catanzaro Lido. Ancora solo una bandiera alla Sardegna. Un vessillo anche alla Lombardia (per i premi lacustri) e Basilicata (quest’anno il doc a Maratea e non a Metaponto).

Quattro le bandiere alle località lacustri, oltre alle bandiere di Lombardia (1) e Piemonte (2), c’é quella di Scanno in Abruzzo, provincia dell’Aquila. Rispetto ai dati, c’é da registrare “un incremento del numero delle Bandiere Blu, ben 96, a dimostrare un’ulteriore crescita di attenzione delle amministrazioni rivierasche verso le problematiche ambientali – commenta Roberto Riccioni, Presidente della FEE Italia – indirizzandosi verso un turismo che sappia ben conciliarsi con l’ambiente”. “Chi non si orienta verso un turismo sostenibile – afferma Claudio Mazza, neo segretario generale Fee Italia – è destinato nei prossimi anni ad essere fuori dal mercato”.

Si conferma la nota negativa del Sud: “Nonostante il numero di candidature più elevate rispetto all’anno scorso – spiega Carla Creo, Presidente della giuria – la motivazione principale è la scarsa capacità di crescere sulla gestione dei rifiuti”. Sul fronte porti turistici, 54 gli approdi premiati. Da registrare la collaborazione di Assonat e Assoapprodi, le due associazioni di riferimento di Federnautica. Sul fronte batterie esauste il Cobat è in campo contro l’inquinamento da piombo mentre sul fronte oli lubrificanti usati il Coou parla di una raccolta dell’89% pari a oltre 216.000 tonnellate nel 2006. Acque pulite, perfetta depurazione, raccolta differenziata, aree pedonali, piste ciclabili, aree verdi, arredo urbano, agevolazioni per i portatori di handicap alcuni dei criteri ai quali i comuni devono rispondere per ottenere il riconoscimento di qualità.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Informazione ambientale, rispetto "estremista" della legge e 130.000 visite…


Il nostro ?blog? ha superato le 130.000 ?visite?. Innanzitutto desideriamo dirvi un grandissimo grazie !!!!! Certamente è una soddisfazione che condividiamo con tutti voi che lo frequentate e contribuite a rendere vivo e vitale con articoli, foto, interventi, commenti questa ?nicchia ecologica? dell?informazione verde. Cercheremo di fare sempre di meglio, con l?aiuto di chiunque voglia partecipare e darsi da fare e con l?obiettivo di fare qualcosa di buono per questa Terra.

Un recente scambio di opinioni con un giornalista avente ruoli di responsabilità nel più venduto quotidiano sardo spinge però ad alcune riflessioni. In sostanza il giornalista ci rimprovera di essere ?estremisti?, ?talebani?, perché ? nel caso specifico ? ci siamo permessi di sostenere l?appello del Consorzio di gestione del parco naturale ?Molentargius ? Saline? affinchè, nell?attuale periodo, della nidificazione, la gente non vada a correre sugli argini delle saline del Molentargius. Lo abbiamo fatto per evitare che, inconsapevolmente, chi va a correre vada anche a far frittate delle uova di avocette e cavalieri d?Italia che nidificano proprio sugli argini. Per evitare che il fondamentale momento della riproduzione sia disturbato. Il che ci è sembrato il minimo in un parco naturale, in una zona umida d?importanza internazionale, in un sito di interesse comunitario. Anche soltanto per logica di buon senso. E ? udite, udite ? ne abbiamo richiesto anche la pubblicizzazione con cartelli (costo di poche centinaia di euro) nell?area protetta e un?intensificazione della vigilanza. Questo sarebbe ?estremismo talebano?.

Che cosa sarebbe l?abusivismo edilizio nel parco (quasi 190 casi), le discariche abusive, gli scarichi inquinanti, le inutili consulenze questo, invece, non lo sappiamo. Altro grave peccato sarebbero i comunicati stampa troppo lunghi. Potrebbero addirittura rivelare una notizia e ciò costringe a leggerli. Il fatto è che le nostre posizioni hanno il terribile vizio di essere documentate e questo richiede spazio. Curioso a dirsi spesso accade che tanti giornalisti peschino a piene mani nei nostri comunicati-fiume e si dimentichino di citarci. Poco importa, basta che passi il messaggio. Il che cozza un po? con l?altra accusa, quella di ?ricerca della visibilità?. Sono gli obiettivi che devono avere visibilità.

Se il nostro ?estremismo? vuol dire pretendere il rispetto della legge, la demolizione degli abusi edilizi, la tutela delle aree archeologiche lasciate andare in malora, la corretta valorizzazione del territorio e cose simili, allora siamo felicemente ?estremisti?. E allora i giornalisti tanto indipendenti quanto adeguatamente moderati possono serenamente cestinare qualsiasi nostro comunicato, perché parla di questi argomenti.

Questo ?blog? è di parte, lo ricordiamo e non lo nascondiamo. E? la vetrina pubblica del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come della Lega per l?Abolizione della Caccia, degli Amici della Terra e di tante altre realtà ecologiste ed animaliste. Ma è anche luogo di informazione e confronto e l?alto numero di contatti e commenti, per una piccola ?vetrinetta? dell?informazione ambientale come la nostra, lo testimonia. Le porte sono sempre aperte a tutti.

Diamo qualche ?numero?. Dall?11 dicembre 2005 oltre 130.000 contatti, un piccolo ?record? di 1.025 ?visite? in un giorno. Siamo sulla media di 500 ?clik? giornalieri. Per noi non è poco. 776 articoli, 2.305 commenti. Gli articoli più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio…?, sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.555 ?visite?), ?La Conservatorìa delle coste della Sardegna? su realtà e possibili sviluppi del nuovo organo gestionale costiero (1.175 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (837 ?visite?), ?Tuvixeddu day de nos?atrusu?, sulla vicenda della nota area archeologica cagliaritana (788 ?visite?), ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (697 ?visite?), ?Renato Soru si ricandida. Una novità ma non tanto una sorpresa? (671 ?visite?), ?Carloforte isola del cemento ?? (645 ?visite?), ?Beppe Grillo, non avallare l’Anfiteatro romano trasformato in legnaia !? (568 ?visite?) e ?Ma si può morire in pace? (470 ?visite?) sul drammatico caso Welby e sulle difficili problematiche della ?buona morte?. Questi gli argomenti più frequentati: la speculazione e l?abusivismo edilizio (13.684 contatti su 113 articoli), la Conservatorìa delle coste (3.191 contatti su 13 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (1.253 contatti su 6 articoli), le aree minerarie dismesse (1.644 contatti su 18 articoli), la pianificazione paesistica (3.908 contatti su 31 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (9.845 contatti su 85 articoli), le tematiche dell?energia (2.169 contatti su 22 articoli), la gestione dei rifiuti (2.172 contatti su 24 articoli), i cambiamenti climatici (912 contatti su 11 articoli), la caccia ed il bracconaggio (3.654 contatti su 37 articoli), la tutela delle aree archeologiche (4.852 contatti su 32 articoli).

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)

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Come ti gestisco le coste n. 16?.

15 Maggio 2007 Commenti chiusi


Altra udienza presso il Tribunale penale di Cagliari del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli ultimi anni. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. La cronaca delle precedenti udienze ed ulteriori informazioni potete trovarle in questo ?blog? (?Come ti gestisco le coste…“, 4 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 2…?, 17 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 3…?, 24 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 4…?, 7 novembre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 5…?, 22 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 6…?, 29 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 7…?, 6 dicembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 8…?, 17 gennaio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 9…?, 24 gennaio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 10…?, 28 febbraio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 11…?, 13 marzo 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 12…?, 28 marzo 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 13..?, 3 aprile 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 14…?, 17 aprile 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 15…?, 9 maggio 2007). Ribadiamo che tutti, naturalmente, beneficiano della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Non possiamo, però, non evidenziare che le argomentazioni apportate dalla pubblica accusa unitamente a quanto sta emergendo dal dibattimento non possono che suscitare considerazioni piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio nel caso principale del quale si discute (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione. Buona lettura?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 15 maggio 2007

Il documento fantasma. Non si trova il parere legale che scagionerebbe Casu. Milia: «Da sindaco di Quartu solo scelte politiche». Mauro Lissia

CAGLIARI. Il parere legale che scagiona l?ex dirigente comunale Alessandro Casu dall?accusa di corruzione ci sarebbe, ma nessuno lo trova. Anzi: sul protocollo generale del comune di Quartu c?è un?annotazione che riporta un?aggiunta probabilmente postuma, scritta con penna e grafie diverse: istanza per un impianto sportivo in area pubblica, poi un ?Sant?Anastasia? tracciato tutto maiuscolo. Manca – ed è strano – l?originale della domanda e anche quello della risposta.
Quindi non risulta il documento col quesito tecnico che l?ex potentissimo dirigente dell?urbanistica quartese avrebbe proposto all?ufficio legale diretto da Franco Loria e neppure il via libera alla gara per l?assegnazione dell?area alla famiglia Pani, che dimostrerebbe la buona fede di Casu. L?ispettrice della forestale Valeria Massidda, incaricata dal tribunale di compiere gli accertamenti, ha trovato solo i file della corrispondenza fra i due dirigenti. Ma – e nessuno sa perchè – sono nell?hard disk dello stesso computer, quello dell?ufficio in cui lavora il vicesegretario generale. Ancora: l?istanza di Casu era indirizzata per conoscenza al sindaco, nel protocollo non risulta. Come se la situazione non fosse abbastanza confusa c?è anche un problema di date: lo scambio di lettere dovrebbe risalire a marzo del 1999, invece i testi in formato word riconducono a periodi successivi, tra il 2001 e il 2005. In più quello prodotto dall?avvocato Francesco Onnis per conto di Casu è il solo parere scritto elaborato da Loria dal 1999 ad oggi, almeno il solo di cui sia rimasta traccia. Perchè dunque il dirigente, uomo navigato e attento, avrebbe messo mano alla tastiera soltanto in quel caso? Era così importante la pratica Green Blu, il centro sportivo con piscina e ristorante dei familiari di Lucio Pani?
Insomma è un giallo, quantomeno qualcosa non quadra. Tant?è che il presidente Francesco Sette ha deciso di richiamare in aula Loria per chiedergli spiegazioni. Con lui – su richiesta del difensore di Casu, Francesco Onnis – verrà in tribunale Giovanni Paulis, il funzionario che avrebbe lavorato al computer i due testi. E sarà un?udianza calda, malgrado finora il pm Daniele Caria abbia evitato di manifestare le proprie perplessità. Perchè il sospetto – confermato dalle decisioni del tribunale – è che quel parere legale saltato fuori due udienze fa, prodotto da Casu con singolare ritardo rispetto ai tempi dell?inchiesta giudiziaria, possa essere un salvagente piovuto dall?alto. Se arrivasse la conferma, per esempio da una probabile perizia sul computer dell?ufficio, per Loria sarebbero guai. Mentre Casu, convinto di aver giocato un jolly, si ritroverebbe in mano il classico due di picche. Produrre una prova falsa è un suicidio processuale. Ma l?impressione è che Caria, prima di rimetter mano al capo d?imputazione, aspetti anche la testimonianza di Nicoletta Ornano, allora consulente giuridica del comune di Quartu ed ora dirigente dell?ufficio legale: ieri non ha potuto rispondere alla chiamata del tribunale perchè indisposta, il 22 maggio ci sarà. Così i giudici potranno appurare perchè Alessandro Casu, pur potendo contare su un avvocato qualificato, avrebbe chiesto un parere a Loria.
Il giallo del documento scomparso e i suoi protagonisti hanno rubato la scena al presidente della Provincia Graziano Milia, imputato di abuso d?ufficio per aver agevolato – secondo l?accusa – la realizzazione del Green Blu quand?era sindaco di Quartu. Solo leggermente teso, Milia ha risposto per un?ora alle domande del pubblico ministero chiarendo una cosa: «Io distinguo sempre i ruoli del politico e del dirigente, se il dirigente mi dice che una delibera è legittima e sul piano politico la valutazione è positiva, io la mando avanti». Tradotto nel caso specifico: l?assegnazione del Green Blu alla famiglia Pani era arrivata in giunta con firme e bolli in regola, il nuovo regolamento – così come ha sostenuto Casu e come risulta nel parere-fantasma di Loria – prevedeva che fosse l?esecutivo e non più il consiglio comunale a dover deliberare sulle concessioni delle aree pubbliche. Dunque nessuna controindicazione: «Certo Lucio Pani lo conoscevo – ha spiegato Milia – perchè ha militato nel Pci, ma quando il nipote Giuseppe Solla ha presentato la domanda per l?area di Sant?Anastasia non sapevo che ci fossero di mezzo anche la moglie. Quando l?ho saputo non sono stato per nulla contento… al posto suo una cosa del genere non l?avrei fatta». Sulla scelta di concedere le aree pubbliche all?uso privato Milia ha parlato a lungo: «La situazione finanziaria di Quartu è sempre stata difficile perchè la quota dei trasferimenti finanziari è inferiore alle esigenze del comune, il solo modo per realizzare impianti sportivi e altre opere di interesse pubblico era assegnare le superfici ai privati. E? stata una scelta politica della mia amministrazione, l?abbiamo fatto per diverse altre aree».
Si va dunque al 22 maggio, per un?udienza che potrebbe riservare sviluppi clamorosi.

da L?Unione Sarda, 15 maggio 2007

Concessioni facili. L?attuale Presidente della Provincia è accusato di abuso d?ufficio. . L?ex sindaco di Quartu Graziano Milia si difende in Tribunale. Maria Francesca Chiappe

Il Presidente della provincia arriva al Palazzo di Giustizia puntuale, alle 9. ma deve aspettare un?ora e mezza prima di difendersi in un?aula, alo solito stracolma, dove si celebra il processo sulle concessioni facili. Graziano Milia all?epoca dei fatti contestati all?ex direttore della Tutela del paesaggio e a tanti altri imputati (tra i quali Milia) era sindaco di Quartu: guidava una maggioranza bulgara, venti consiglieri contro i dieci dell?opposizione. Come dire: se il primo cittadino voleva far passare un provvedimento border line non aveva bisogno di bypassare il Consiglio. Invece è proprio questa la base dell?abuso d?ufficio da cui Milia deve difendersi. Da lì deriva poi tutta una serie di violazioni di legge che vanno dalla mancata adozione di una procedura di evidenza pubblica all?inosservanza delle norme sulla pubblicità obbligatoria per gli appalti e concessioni e dei termini per la presentazione delle offerte nell?aggiudicazione trentennale di 12.000 metri quadri di aree comunali in località Sant?Anastasia alla Green blu dei parenti di Lucio Pani che, però, non avevano . L?ex sindaco di Quartu si sottopone alle domande del pubblico ministero Daniele Caria, passa da una mano all?altra l?orologio, ed è l?unica concessione all?ansia che il timbro di voce molto basso non lascia invece trasparire. Il pm entra subito in argomento con la storia del parere legale reso dal dottor Loria della segreteria generale del Comune (prodotto dall?ex capo dell?ufficio tecnico Alessandro Casu) di cui non c?è traccia nel protocollo: dunque da due udienze si indaga sull?autenticità. Milia spiega: . Dal dottor Loria era arrivato ?per conoscenza? un parere legale, quello su cui ora si indaga per stabilirne l?autenticità. L?ex sindaco dice di averlo visto a suo tempo ma poi, quando il presidente Francesco Sette gli fa notare che l?oggetto non è la competenza di giunta o Consiglio, lo rilegge: . Il pm chiede chi abbia deciso di portare in giunta la discussione sulla delibera da adottare per dare in concessione l?area di Fiaccheri ? S. Anastasia dove sarebbe sorto il complesso sportivo-ricreativo del Pani e questa volta la risposta è generica. Quanto all?urgenza, l?ex sindaco taglia corto: . Il pm fa notare che non era soltanto una questione formale, visto che . L?ultimo tema sono i rapporti tra l?ex sindaco e Lucio pani. . Il processo continua il 22 maggio.

da Il Sardegna, 15 maggio 2007

Concessioni facili, Milia in difesa «Conoscevo Pani, non il nipote». «Tutto regolare: la decisione in giunta e non in consiglio era una prassi consolidata. Edoardo Pisano

Il giorno di Graziano Milia. Imputato di abuso d?ufficio nel processo sulle cosiddette concessioni facili, il presidente della Provincia, all?epoca dei fatti sindaco di Quartu, ha risposto alle domande del pm Daniele Caria. La Procura gli contesta di aver presieduto la giunta che nel 1999 licenziò la delibera che determinava l?assegnazione gratuita per 30 anni di un?area comunale di 12 mila metri quadrati (andata ai nipoti del grande imputato Lucio Pani, ex consigliere a Quartu e ex capo dell?ufficio regionale per la tutela del paesaggio, preposto al rilascio delle concessioni edilizie), senza l?adozione del procedimento ad evidenza pubblica. Sull?Area, al Margine Rosso in località Sant?Anastasia, sarebbe poi sorto il centro sportivo abusivo Green Blu Center. Caria ha chiesto spiegazioni sulle modalità con le quali avvenne l?assegnazione: perché una delibera di giunta e non del consiglio ? Milia, assistito dall?avvocato Paolo Sestu, si è difeso affermando di aver seguito una prassi che si era consolidata grazie anche a un parere legale richiesto per una precedente pratica riguardante la concessione di terreni a Pitz?e Serra. L?ex sindaco di Quartu aveva ricordato come nel 1994 fece fare il calcolo delle aree abbandonate: «Equivalevano a 80 campi di calcio, questo ci aveva indotto a usare lo strumento della concessione ai privati perché il Comune non poteva fare fronte alle spese». Sui rapporti con Lucio Pani (accusato di corruzione, truffa, abuso d?ufficio, falso ideologico e materiale) Milia ha raccontato di averlo conosciuto negli anni ?80. Il pm va dritto al punto: «Pani le parlò del progetto presentato dal nipote ?». E Milia: «Non lo ricordo ma lo escluderei, da questo punto di vista non sono una persona agevole. Solo in un secondo momento venni a sapere che l?istanza per ottenere l?area era stata presentata da un nipote di Pani>.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Più alberi, meno ?effetto serra?.


Ecco i risultati di una delle ricerche più interessanti degli ultimi tempi. Sarebbe proprio il caso di predisporre un serio piano di riforestazione a livello regionale, nazionale e comunitario. Uno dei pochi interventi certi che possono portare risultati positivi anche a breve termine. Nel mentre il Mediterraneo diventa un vero porto di mare. Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

A.N.S.A., 13 maggio 2007

GLI ALBERI POSSONO SALVARE IL CLIMA

ROMA – Gli alberi potrebbero salvare il mondo dai cambiamenti climatici se non li tagliassimo. Lo sostiene uno studio dell’istituto australiano Csiro Marine and Atmospheric Research, pubblicato dalla rivista Science, secondo cui la deforestazione immette nell’atmosfera 1,5 miliardi di tonnellate di anidride carbonica all’anno. Un rallentamento del taglio degli alberi, avvertono gli scienziati, sarebbe invece un toccasana per l’atmosfera. “La deforestazione dei tropici è responsabile di quasi il 20 % delle emissioni di carbonio dovute all’attività umana – spiega Pep Canadell, che ha condotto lo studio – quindi mantenere integri i polmoni verdi, che fanno da serbatoi per i gas serra, vuol dire dare un contributo significativo alla concentrazione di queste sostanze nell’atmosfera”.

Secondo lo studio, di questo passo da qui al 2100 ci saranno da 87 a 130 miliardi di tonnellate di CO2 in più nell’aria, a causa degli alberi tagliati. Oltre a verificare il prezzo della deforestazione, i ricercatori australiani, insieme a colleghi di Stati Uniti, Gran Bretagna, Brasile e Francia, hanno comparato i dati di 11 modelli matematici sul ciclo del carbonio, unendoli ai calcoli su quanto gas viene intrappolato dalle piante, che lo utilizzano come componente di foglie e tronchi. Il risultato è stato che se il ritmo con cui si tagliano le foreste diminuisse del 50 % entro il 2050, si risparmierebbero 50 miliardi di tonnellate di CO2, l’equivalente di sei anni di emissioni da combustibili fossili. “Il nostro studio ha anche dimostrato un’altra cosa – aggiunge Canadell – le foreste tropicali continueranno a immagazzinare carbonio fino alla fine del secolo, ma il processo diventa sempre meno efficiente con l’aumentare della temperatura.

Diventa importante quindi evitare il riscaldamento globale”. Lo scorso anno l’agenzia delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, lo United Nations Framework on Climate Change, ha lanciato il progetto Red (Reducing Emissions from Deforestation), per convincere gli Stati delle aree tropicali ad abbandonare la deforestazione anche tramite incentivi economici. Secondo gli autori dello studio, però sarebbe sufficiente valutare attentamente il terreno sotto le foreste, e tagliare gli alberi solo nelle zone con un grande valore per l’agricoltura. “Globalmente abbiamo bisogno di un’ampia serie di azioni per mantenere basso il livello di carbonio nell’atmosfera – conclude Canadell – questo studio assicura che anche diminuire la deforestazione può dare un contributo importante”.

MEDITERRANEO, UNA SPECIE ‘INTRUSA’ AL MESE

ROMA – E’ il Mediterraneo il mare più gettonato del Pianeta, terreno di conquista per nuove specie aliene, fra animali e vegetali. Non a caso è il più colpito al mondo dall’invasione, tanto da aver raggiunto il record di nuovi pesci: un ospite “straniero” in arrivo ogni mese. Ospiti che si trovano talmente bene da diffondersi rapidamente e modificare il nostro delicato habitat marino, ponendo un problema per la tutela della biodiversità e dell’ambiente.

E’ questo il dato più eclatante che emerge dalla prima banca dati sulle specie aliene realizzata nel bacino del Mediterraneo dall’Istituto per la ricerca applicata sul mare (Icram). Quello che ci preoccupa – afferma Franco Andaloro, direttore di ricerca dell’Icram – non è tanto la ricolonizzazione dei pesci di un mare relativamente giovane come il Mare Nostrum, di appena 50 milioni di anni, quanto la rapidità con cui si sta verificando il fenomeno”.

Solo nel giugno del 2006 le nuove specie di pesci erano 110, mentre adesso sono già 120, su un totale di 750 specie aliene fra animali e vegetali registrate nel Mediterraneo. A metterci lo zampino, oltre all’introduzione volontaria e involontaria da parte dell’uomo, e l’arrivo per vie naturali, una novità, che riguarda inaspettati effetti “collaterali” dei mutamenti climatici.

“E’ cambiata la circolazione delle acque del Mediterraneo, legata a meccanismi di salinità e di temperatura – spiega Andaloro – il riscaldamento del mare nel tempo ha portato infatti ad una inversione delle correnti, la cosiddetta “circolazione termoalina”. Prima i movimenti delle correnti superficiali avvenivano da ovest ad est, mentre adesso avvengono da est a ovest”.

Con quali effetti ? “Una rapida propagazione di specie di origine indopacifica – aggiunge l’esperto dell’Icram – al posto di quelle di origine atlantica, come avveniva in passato”. Fra i nuovi pesci del Mar rosso sono otto quelli ormai comuni nel nostro mare, attraenti come pesce flauto, Stephanolenis diaspor (un cugino del pesce balestra), barracuda indopacifico e Leiognathus klunzingeri, oppure dal nome curioso come Siganus luridus e Siganus rivulatus (vegetariani come la salpa, che hanno rimpiazzato nei mari greci), Etrumerus teres (una sorta di grossa sardina), Penpheris vanicolensis. Tutti pesci stranieri che vivono comunque in allegra compagnia.

L’Icram ha censito 565 specie aliene appartenenti a 8 gruppi animali e vegetali (132 vegetali 25 cnidari, 12 ascidacei, 141 molluschi, 59 anellidi, 120 pesci, 60 crostacei 16 briozoi) di cui 185 già presenti nei mari italiani. Il 63 % di queste arriva dal Canale di Suez, mentre il 29 % è di provenienza atlantica.

“Tra i crostacei – racconta Andaloro – è tornato con le acque di zavorra il granchio americano. Mentre il gambero giapponese, che non ha avuto fortuna in acquicoltura si è trovato benissimo in mare, ed è esploso con le alte temperature”. L’invasione di specie aliene è ormai un problema globale, dove la presenza di nuovi inquilini può provocare effetti catastrofici: dall’Oceano indiano alle prese con una stella marina che sta distruggendo i coralli delle Seychelles, alla cozza zebrata australiana, presente nei bacini di acqua dolce e che ne riduce la portata, compromettendone l’ambiente.

(foto S.D., archivio GrIG)

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In nome dell?aliga italiana !


I cittadini italiani ? i campàni innanzitutto ? devono ringraziare i loro rappresentanti politici e amministrativi degli ultimi quindici anni (presidenti di Regione, presidenti di province, assessori all?ambiente) nonché (negli ultimi anni) i vari commissari straordinari per aver portato ad esplodere la gestione dei rifiuti in Campania. Ieri è accaduto in Val di Susa, oggi accade vicino Salerno, a Serre Persano, in un?area protetta. Le Forze dell?ordine caricano e pestano i cittadini che difendono il loro ambiente. Il nostro ambiente, l?ambiente di tutti. Domani si replica chissà dove. Forse a Ottana ? A Portoscuso ? A Porto Torrse ? Questo accade quando non si sa fare il proprio dovere. Per interessi particolari, le scelte di buon senso e di legalità non si fanno, i ?problemi? si ingigantiscono, il lucro dei soliti noti cresce e si finisce come a Serre Persano. Meditate, gente, meditate?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da www.beppegrillo.it, 13 maggio 2007

L?Italia tradita

Le cariche sono l?ultima risorsa della politica. Ieri in Val di Susa, oggi a Serre e domani un po? in tutta Italia. I cittadini si difendono come possono dai nostri dipendenti. A Serre il Comune ha fatto opposizione alla discarica al tribunale di Salerno. Il tribunale con un?ordinanza ha giudicato il sito inidoneo a tutela della salute dei cittadini. Va ricordato che nella zona ci sono 15.000 aziende agricole e un parco naturale.
Il Governo in perfetto stile fascista, appellandosi all?emergenza creata dai politici negli ultimi 15 anni, in gran parte presenti nello stesso Governo, vara un decreto legge. Che aggira le decisioni del magistrato. I cittadini si sentono presi per il c..o e cercano di bloccare la discarica. Si sdraiano per terra e cantano l?Inno di Mameli. Sventolano la bandiera italiana. Gli agenti sfondano, fanno passare i camion dell?esercito. I cittadini vengono picchiati, venti contusi e feriti, tre ricoveri in ospedale, un trauma cranico.
Il sindaco di Serre Palmiro Cornetta ha dichiarato: ?Ho intenzione di prendere la fascia e la Costituzione e incendiarle di fronte al Quirinale?.
Amato non si è presentato a Serre per dialogare con i cittadini come ha fatto a Roma con gli zingari dei campi nomadi. E spiegare, ascoltare. Ha invece dichiarato che si è trattato solo di spintonamenti. Come sull?autobus.
Il dialogo con i cittadini è lasciato alla Polizia e all?Esercito. A dei ragazzi in divisa che sono costretti a prendere ordini. I cittadini sono diventati le cause dei problemi, da rimuovere con la forza. La legalità è diventata la causa dei problemi, da aggirare con la politica.
A Serre, come a Vicenza, come in Val di Susa, non chiedere per chi suona la campana, suona sempre per te.

A.N.S.A., 20 maggio 2007

RIFIUTI, NEL NAPOLETANO CUMULI IN FIAMME.

NAPOLI – Cumuli in fiamme a Napoli come in provincia: oltre cento gli interventi dei Vigili del Fuoco effettuati la scorsa notte. Stamattina più di trenta in solo due ore. Così come confermato dalla centrale operativa dei Vigili del Fuoco, nessun comune, ormai, sembra essere risparmiato dal fenomeno degli incendi a cassonetti e cumuli. Se, infatti, sempre più immondizia in fiamme si registra in provincia, a Portici, Castellammare di Stabia, Pomigliano, a non essere risparmiata è anche tutta l’area a ridosso della periferia di Napoli. E, quindi, zone come Pianura, Melito, Quarto, Secondigliano, Scampia, Chiaiano.
RACCOLTA STRAORDINARIA DI IMMONDIZIA Questa mattina a Napoli raccolta straordinaria di rifiuti. La decisione dell’Asia, l’azienda speciale di igiene urbana, e’ arrivata in seguito alla riapertura, ieri sera, degli impianti di Cdr di Caivano e Giugliano e in merito al fatto che, dopo le oltre 24 ore di stop delle attivita’ dei Cdr, si erano accumulate per le strade della citta’ oltre 3000 tonnellate di rifiuti. Approfittando anche del fatto che oggi a Napoli, fino alle ore 13, e’ in atto il divieto di circolazione delle automobili per la domenica ecologica, si sta cercando di rimuovere con oltre venti bob-cat quanti piu’ rifiuti e’ possibile. La raccolta e’ tutt’ora in corso e l’obiettivo e’ scendere con le giacenze a 2500-2600 tonnellate di rifiuti. Un modo per cercare di arginare l’ulteriore aggravamento della situazione determinatasi in seguito al fermo delle attivita’ degli impianti di Cdr che aveva comportato una raccolta pari a molto meno della meta’ dei rifiuti prodotti: rifiuti, quest’ultimi, che si sono andati a sommare alle giacenze. Tutto cio’ sara’ possibile se le attivita’ dei Cdr non si fermeranno di nuovo.

IERI 6 MILA IN PIAZZA.

Emergenza rifiuti a Napoli e in Campania tra proteste e disagi mentre alcuni sindaci vogliano rimettere il mandato nelle mani di Prodi. Ieri sono giunti da tutta Italia nel capoluogo partenopeo per dire il loro no a discariche e termovalorizzatori. In seimila della rete nazionale ‘Rifiuti Zero’, rappresentanti dei No Tav e, tra gli altri, gli aderenti ai comitati anti sversatoi della Campania hanno sfilato lungo le strade della citta’ invase dai sacchetti che l’azienda del Comune non riesce a raccogliere perche’ non sa dove smaltire. I cittadini ormai sono esausti: ieri ai centralini dei vigili del fuoco sono giunte decine e decine di richieste di intervento per spegnere i cassonetti dati alle fiamme.

‘E’ una follia bruciare i rifiuti per strada – ha detto il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa – I cittadini evitino questi comportamenti’. ‘Il danno causato dall’incendio dei cassonetti, per la salute e l’inquinamento, e’ molto piu’ grave dell’ingombro della spazzatura – ha aggiunto – I fumi provocati dagli incendi sono molto pericolosi per la salute. Bisogna stare molto attenti perche’ non e’ quella la soluzione’. Don Luigi Merola, il parroco anticamorra di Forcella, intervenendo alla manifestazione dei ‘Circoli della Liberta’ alla Mostra d’ Oltremare per presentare la Fondazione che sta promuovendo, ”A voce d”e creature’ (‘La voce dei bambini’) che partira’ a giugno ha chiesto l’intervento della magistratura: ‘Perche’ non ci dicono che cosa vogliono fare ? E’ mai possibile che in questa citta’ se camminiamo rischiamo di romperci un femore per lo stato delle strade oppure di ammalarci per i cumuli di rifiuti ?’.

I sindaci della provincia di Napoli aderenti all’ Anci rimetteranno il loro mandato nelle mani di Prodi perche’ ‘insoddisfatti delle soluzioni adottate sulla ‘gravissima emergenza rifiuti”. L’annuncio e’ in un documento sottoscritto dal coordinatore dei sindaci della provincia di Napoli, Vincenzo Cuomo e dai sindaci di Castellammare, Salvatore Vozza, e di Frattamaggiore, Francesco Russo. Il fronte della protesta resta caldissimo: le popolazioni dove dovrebbero sorgere le quattro discariche individuate dal decreto legge emanato la scorsa settimana dal decreto legge sono sul piede di guerra. A Serre, in provincia di Salerno, si vivono solo delle ore di tregua: il presidio dei manifestanti non e’ stato tolto e si attende che i mezzi del Genio dell’esercito lascino il sito di Valle della Masseria per trasferirsi a Macchia Soprana, individuato come soluzione alternativa. E ieri in corteo sono scesi anche i cittadini di Terzigno, alle pendici del Vesuvio, dove dovrebbe sorgere un’altra discarica a servizio del napoletano.

(foto da mailing list ecologista)
Riferimenti: Le cariche della Polizia contro i cittadini di Serre

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Stop ad auto ed ombrelloni sulle dune di Villasimius !


L?anno scorso abbiamo protestato duramente contro la mancanza di intervento del Comune di Villasimius (CA) durante la stagione estiva nei confronti dei ?maleducati da spiaggia?, veri e propri vandali del patrimonio ambientale (sotto potete trovare il collegamento con una delle vicende più emblematiche). Ginepri tagliati, moto e fuoristrada sulle dune, moto d?acqua negli stagni saranno davvero un penoso ricordo del passato se ci sarà un?adeguata sorveglianza ed una severa applicazione della giusta ed opportuna ordinanza ora emanata dal Sindaco di Villasimius. In questo caso ha ed avrà tutto il nostro appoggio.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 13 maggio 2007

Villasimius, stop all?invasione delle dune e delle zone umide. Il sindaco ordina: vietati anche sdraio e ombrelloni. Giancarlo Bulla

VILLASIMIUS. Le dune costiere di tutto il territorio comunale e le zone umide retrostanti le spiagge sono off limits. Lo ha disposto con un?ordinanza il sindaco Salvatore Sanna. I trasgressori saranno puniti con sanzioni amministrative comprese tra 25 e 240 euro. «L?ordinanza – spiega il sindaco – è stata emessa per salvaguardare le dune costiere che costituiscono per il territorio di Villasimius un bene primario per il notevole effetto protettivo nei confronti dell?erosione». D?ora in avanti neanche i pedoni potranno transitare o sostare sulle dune: «Il calpestio – si legge nell?ordinanza – esercitato da uomini, animali e mezzi di trasporto mette in pericolo la sopravvivenza delle specie vegetali distruggendo le giovani piante in primavera e portando allo scoperto le radici nella stagione estiva, climaticamente più critica e inoltre provoca l?alterazione della morfologia delle dune producendo incisioni in cui il vento incanalandosi può essere causa di erosione». L?ordinanza vieta di transitare o sostare con cavalli, bestiame in genere e con qualsiasi mezzo di trasporto nonché di effettuare la pulizia con mezzi meccanici di qualunque tipologia e con attrezzature autoalimentate come decespugliatori o motofalciatrici. È anche vietato piazzare ombrelloni, asciugamani, sedie a sdraio e gruppi elettrogeni a servizio delle concessioni demaniali e raccogliere la flora spontanea o danneggiarla. Non basta: l?ordinanza vieta infatti di trasportare e mettere sull?arenile materiali rocciosi di qualsiasi dimensione per l?ancoraggio degli ombrelloni o per altre funzioni e infine di praticare negli stagni del territorio Notteri e Su Stangioni sport acquatici di qualunque genere e praticare qualsiasi attività o attivare qualsiasi comportamento che possa in qualche modo danneggiare, allontanare o creare disturbo alla fauna presente negli stagni e nelle immediate vicinanze. «Abbiamo ritenuto necessaria l?adozione urgente di forme di protezione:- spiega il sindaco Sanna – che determinino la cessazione dei fattori di disturbo che mettono in pericolo la sopravvivenza delle dune e delle zone umide».

COMUNE DI VILLASIMIUS
PROVINCIA DI CAGLIARI

ORDINANZA N. 7 (PROT. 6529) DEL 4 MAGGIO 2007
(azioni per la salvaguardia delle dune)

IL SINDACO

? Vista la legge regionale n.9 del 12 giugno 2006 e in particolare l?articolo 41 della medesima legge;
? Vista la deliberazione della Giunta Regionale n.14/12 del 04-04-2006
? Vista la determinazione n.915/D del 18 aprile 2007
? Vista la deliberazione del Consiglio Comunale di adozione del P.U.L .n° 69 del 15 Novembre 2006
? Viste le deliberazioni del Consiglio Comunale n° 74 e n° 75 del 27 Novembre 2006 di approvazione rispettivamente del piano di gestione del pSIC Isola dei Cavoli, Serpentara e Punta Molentis (ITB 040020) e del pSIC Campulongu (ITB 040055), trasmesse al competente Assessorato Regionale Difesa Ambiente con nota protocollo n° 19104 del 30-11-2006 ;
? Viste le deliberazioni della Giunta Municipale n° 155 e 156 del 30 Novembre 2006 di approvazione rispettivamente del piano di gestione e delle schede progetto di interventi di tutela e salvaguardia ambientale relative al Comune di Villasimius contenute nel pSIC Costa di Cagliari (ITB 040021) dove risulta capofila il Comune di Sinnai;
? Viste le deliberazione del Consiglio Comunale di istituzione di due nuove pZPS ?Capo Carbonara , Notteri e Punta Molentis? e ? Su Stangioni? n° 72 e n° 73 del 27 Novembre 2006 e trasmesse al competente Assessorato Regionale Difesa Ambiente con nota protocollo n° 19104 del 30-11-2006 e l?allegato A alla deliberazione regionale n.9/17 del 7.03.2007 con cui viene designata la nuova ZPS ?Capo Carbonara , Notteri e Punta Molentis? (ITB043028)

? Vista la nota prot.6264 del 30/04/2007 del Direttore dell?Area marina di Capo Carbonara

Considerato che le dune costiere costituiscono per il territorio di Villasimius un bene primario per il notevole effetto protettivo nei confronti dell?erosione delle spiagge e il grande valore dal punto di vista ambientale e paesaggistico;

Considerato inoltre che le zone umide retrostanti le spiagge rivestono una grande importanza dal punto di vista ecologico come richiamo per l?avifauna;

Preso atto che i fattori di disturbo maggiormente incidenti sono dovuti alla pressione antropica e all?utilizzo improprio delle risorse naturali;

Considerato in particolare che il calpestio esercitato da uomini, animali e mezzi di trasporto mette in pericolo la sopravvivenza delle specie vegetali distruggendo le giovani plantule in primavera e portando allo scoperto le radici nella stagione estiva climaticamente più critica ed inoltre provoca l?alterazione della morfologia della dune producendo incisioni in cui il vento incanalandosi può essere causa di erosione;

Ritenuta pertanto assolutamente necessaria l?adozione urgente di forme di protezione che determinino la cessazione dei fattori di disturbo che mettono in pericolo la sopravvivenza delle dune e delle zone umide e che nel contempo favoriscano la naturale ricolonizzazione da parte della vegetazione e la libera proliferazione dell?avifauna;

Dato atto della valenza ecologica e paesaggistica delle dune e delle zone umide retrostanti, da cui deriva l?inderogabile esigenza di salvaguardare l?ambiente ed adottare misure straordinarie per la tutela delle stesse;

Vista la sentenza della Corte Costituzionale n. 93/63, in base alla quale la fissazione da parte della legge di un limite massimo della prestazione rende legittima l?attribuzione al Comune di un potere di determinazione dell?aliquota, nell?ambito di una equilibrata visione delle proprie esigenze amministrative;

Vista la Determinazione Regionale n. 915/D del 18 aprile 2007 recante la ?disciplina delle attività esercitabili sul demanio marittimo?;

Dato atto dell?esigenza di estendere i previsti divieti, disponendo sanzioni specifiche allo scopo di tutelare le peculiarità esistenti nel territorio, salvaguardando il sistema dinamico dunale costituito dalle dune embrionali, mobili e consolidate presenti nella costa di Villasimius, per garantire anche la sopravivenza della vegetazione pioniera ed evitare forme di erosione;

Visto il D. Lgs. 18 agosto 2000, n° 267 ;

ORDINA

Su tutto il territorio di Villasimius

Il divieto di:
? Transitare o sostare sulle dune ai pedoni;
? Praticare qualsiasi attività o attivare qualsiasi comportamento che possa in qualche modo danneggiare, allontanare o creare disturbo alla fauna presente negli stagni e nelle immediate vicinanze;

? Trasportare e posizionare sull?arenile materiali rocciosi di qualsiasi dimensione per l?ancoraggio degli ombrelloni o per altre funzioni;
? Praticare sport acquatici di qualunque genere negli stagni del territorio;
? Posizionare oggetti ( ombrelloni, asciugamani, sedie a sdraio, gruppi elettrogeni a servizio delle concessioni demaniali ecc..)sulle dune;

? Effettuare la pulizia delle dune con mezzi meccanici di qualunque tipologia e con attrezzature autoalimentate (decespugliatori, motofalciatrici?);
? Transitare o sostare sulle dune con cavalli, bestiame in genere e a qualsiasi mezzo di trasporto;
? Raccogliere sulle dune o in prossimità delle zone stagnali la flora spontanea o esercitare qualsiasi azione che la possa danneggiare;

DISPONE

Salvo che il fatto non costituisca più grave reato e fermo restando quanto sancito dalle disposizioni contenute nel Codice della Navigazione:
Che le violazioni alla presente ordinanza e previste prescrizioni, fatte salve quelle previste dall?art. 1164 del Codice della Navigazione , a norma del disposto dell?art. 7 bis del D.lgs n. 267/00, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra un valore minimo di euro 25,00 ad un massimo di euro 240,00 con pagamento in misura ridotta pari ad euro 50,00 ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689.

VIOLAZIONE PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA

Transito o sosta sulle dune dei pedoni Euro 50,00

Praticare qualsiasi attività o attivare qualsiasi comportamento che possa in qualche modo danneggiare, allontanare o creare disturbo alla fauna presente negli stagni e nelle immediate vicinanze; Euro 50,00

Che le violazioni alla presente ordinanza e le previste prescrizioni, fatte salve quelle previste dall?art. 1164 del Codice della Navigazione e, a norma del disposto dell?art. 7 bis del D.lgs n. 267/00, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra un valore minimo di euro 50,00 ad un massimo di euro 300,00 con pagamento in misura ridotta pari ad euro 100,00 ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689.

VIOLAZIONE PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA

Praticare sport acquatici di qualunque genere negli stagni del territorio Euro 100,00
Posizionare oggetti di qualsiasi genere (ombrelloni, sedie a sdraio, asciugamani, gruppi elettrogeni a servizio delle concessioni demaniali.) sulle dune; Euro 100,00
Trasporto e posizionamento sull?arenile materiali rocciosi di qualsiasi dimensione per l?ancoraggio degli ombrelloni o per altre funzioni; Euro 100,00

Che le violazioni alla presente ordinanza e previste prescrizioni, fatte salve quelle previste dall?art. 1164 del Codice della Navigazione e dalle altre normative specifiche in materia, a norma del disposto dell?art. 7 bis del D.lgs n. 267/00, sono punite con la sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra un valore minimo di euro 75,00 ad un massimo di euro 500,00 con pagamento in misura ridotta pari ad euro 150,00 ai sensi della legge 24 novembre 1981, n. 689.

VIOLAZIONE PAGAMENTO IN MISURA RIDOTTA
E
ffettuare la pulizia delle dune con mezzi meccanici di qualunque tipologia e con attrezzatura autoalimentate (decespugliatori, motofalciatrici?) Euro 150,00
Transito o sosta sulle dune di cavalli, bestiame e qualsiasi mezzo di trasporto; Euro 150,00
Raccogliere sulle dune o in prossimità delle zone stagnali la flora spontanea o esercitare qualsiasi azione la possa danneggiare; Euro 150,00

DISPONE

Che alla presente sia data la più ampia e capillare pubblica diffusione immediata e nel tempo.

INCARICA

Il Responsabile del Settore Ambiente del Comune di Villasimius, ai sensi dell?art.107 del D.Lgs 267 del 2000, della predisposizione di tutti gli atti e strumenti utili ai fini della salvaguardia dei sistemi dunari secondo le prescrizioni dei progetti contenuti nei piani di gestione dei pSic approvati dal Consiglio comunale;
Il personale della Polizia Municipale e gli altri operatori della Forza Pubblica, qualora necessiti, della vigilanza e dell?esatta osservanza di quanto prescritto dal presente provvedimento.

La presente ordinanza, oltre alla pubblicazione all?Albo Pretorio, sarà inviata agli Organi di Vigilanza, ed a tutti gli Enti con attribuzioni in materia, per quanto di competenza e conoscenza.

Avverso tale provvedimento è ammesso, nel termine di sessanta giorni dalla data della pubblicazione all?Albo Pretorio, ricorso giurisdizionale al TAR Sardegna; in alternativa è ammesso il ricorso straordinario al Presidente della Repubblica da proporre entro il termine di centoventi giorni.

Il Sindaco
Salvatore Sanna

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: Porto Sa Ruxi, area protetta ma terra di nessuno…..

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Non andate a correre nelle Saline di Molentargius !


Il Consorzio di gestione del parco naturale regionale ?Molentargius ? Saline? rivolge un appello perché non si vada a disturbare la riproduzione delle specie avifaunistiche che fanno i nidi lungo gli argini delle saline. Un appello, però, non basta: è necessario mettere almeno una cartellonistica in proposito ai confini dell?Area protetta e, soprattutto, un aumento della già scarsa sorveglianza. Molte persone, infatti, potrebbero disturbare senza saperlo la nidificazione.

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 11 maggio 2007

Appello dell?Ente parco: solo per questo periodo. No jogging per favore nello stagno c?è la cova.

CAGLIARI. L?Ente Parco di Molentargius rivolge un appello ai cittadini dell?area vasta di Cagliari, in particolare agli appassionati di jogging che frequentano le Saline, affinchè evitino di passare sugli argini interni e di portarci a spasso il cane. In questo periodo, infatti, nidificano diverse specie di uccelli acquatici, anche protette, e se non si presta attenzione si rischia di compromettere la nascita dei piccoli. Da qualche settimana i tecnici del Parco Naturale Regionale Molentargius Saline hanno individuato che sono ormai prossimi alla nidificazione il Gabbiano roseo, il Gabbiano corso, il Fraticello, la Sterna comune, l?Avocetta e il Cavaliere d?Italia. Questi uccelli nidificano sugli argini nel fango o tra la vegetazione, e il colore delle uova e, successivamente, quello dei pulcini, è molto simile a quello del terreno. Ecco perchè è importante non avvicinarsi troppo agli argini in questi mesi: si rischia sia di disturbare gli uccelli in cova causandone la fuga e il conseguente abbandono dei nidi, sia di calpestare, senza accorgersene, le uova deposte.

(foto G.F., archivio GrIG)

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Indagini della Procura della Repubblica sul P.U.C. di Castiadas.


La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari sta indagando sulle vicende legate al piano urbanistico comunale ? P.U.C. di Castiadas. In numerose occasioni le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno interessato il Comitato regionale di controllo, allora competente, per l?annullamento di uno strumento di pianificazione decisamente molto amorevole nei confronti del cemento. Così come ne sono state interessate le varie amministrazioni pubbliche competenti in materia di tutela ambientale e la magistratura. Attendiamo con fiducia gli sviluppi.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2007

Abuso d?ufficio e falso: indagato consigliere regionale di Fortza Paris. Le accuse a Eugenio Murgioni legate al puc di Castiadas. Mauro Lissia

CAGLIARI. Il piano urbanistico comunale di Castiadas è al centro di un?inchiesta giudiziaria che vede indagato Eugenio Murgioni, ex sindaco del paese e attuale consigliere regionale di Fortza Paris. Murgioni ha ricevuto un avviso di proroga indagini per abuso d?ufficio e falso ideologico firmato dal sostituto procuratore Emanuele Secci. L?indagine, condotta nel più stretto riserbo dalla Procura della Repubblica, riguarda le scelte tecniche contenute nella seconda stesura dello strumento di programmazione urbanistica approvato dalla giunta Murgioni e si allarga fino al progetto per l?aeroporto di Villasimius-Castiadas, un?opera che Murgioni caldeggia da anni. Coinvolti nell?inchiesta sarebbero anche i tecnici che hanno collaborato all?elaborazione del puc. All?attenzione della Procura sono alcune scelte legate alle zone di completamento urbano, le cosiddette zone B, che sarebbero state classificate impropriamente. Si parla poi di concessioni dirette, che avrebbero favorito persone non lontane dall?amministrazione. L?inchiesta giudiziaria è complessa ed è in corso: non ci sono conclusioni e non sono previste per i prossimi giorni acquisizioni di documenti. Sono stati i carabinieri, negli ultimi mesi, a mettere a disposizione del pubblico ministero i carteggi sequestrati al municipio di Castiadas. Solo dopo nuovi esami tecnici dei documenti il magistrato valuterà se disporre ulteriori acquisizioni. Il puc di Castiadas era stato riapprovato nell?autunno del 2004 e subito contestato aspramente dal Gruppo di Intervento giuridico e dagli Amici della Terra.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Ma perché cavolo ci si interessa di una ricchissima sgallettata ?


Altro che il commercio delle armi verso i Paesi del terzo mondo, altro che la strage di foche in Canada ! Ci segnala un giornalista ?precario? una delle nefandezze della stampa mondiale, l?assurda assidua attenzione verso le ?non attività? di Paris Hilton, ricca ereditiera dell?omonima dinastia di albergatori americani, titolari di chissà quant?altre iniziative imprenditoriali. Bene, la rampolla è giulivamente nullafacente, ogni tanto guadagna qualche soldino con video e pubblicità dalle elevate qualità artistiche e impazza su rotocalchi ed internet per le sue comparsate a feste e amenità simili, nonché per una serie infinita di idiozie combinate. L?ultima, pare, sembra sia la guida della sua ?utilitaria? (una Bentley) pur avendo avuto ritirata la patente. L?hanno condannata in California a 45 giorni di galera. E, ovviamente, non ci vuole andare. Come non ci vuole andare qualsiasi ladro di auto. Da qui un appello al Governatore californiano Arnold Schwarzenegger. E, a ruota, appelli dallo stuolo di inebetiti fans della bionda nullafacente perché non spartisca qualche decina dei suoi prossimi giorni con prostitute e spacciatori. Forse un paio di sberle, a tempo debito, di papà e mammà avrebbero avuto qualche effetto benefico. Oltre ad un deciso taglio della ?paghetta? settimanale. Però forse siamo ancora in tempo per dare un senso alla sua ampia presenza sui mass media mondiali. Aiutiamo il Governatore Schwarzenegger a decidere per il suo bene, facciamo tenere in gattabuia Paris almeno per un po? (tanto poi la rimettono fuori) !

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Tiscali Notizie, 11 maggio 2007

Terrore del carcere. L’appello di Paris: “Schwarzenegger aiutami !?

Paris Hilton ha chiesto ad Arnold Schwarzenegger, il governatore della California, di non andare in carcere perché teme di essere aggredita. L’ereditiera ha dichiarato di aver ricevuto su internet minacce di morte da alcuni carcerati. La sua famiglia ha perciò contattato Arnold Schwarzenegger per spiegare che una reclusione non sarebbe sicura. La risposta del governatore della California non si è fatta attendere, ma non soddisfa le richieste della famiglia Hilton. Schwarzenegger ha infatti definito “non ancora maturi” i tempi per discutere della detenzione della spregiudicata Paris. La sexy ereditiera sarebbe stata fotografata da alcuni paparazzi alla guida della sua Bentley blu. Terrorizzata dall’idea di finire in carcere la bionda regina del gossip sta inoltre chiedendo ai suoi fan di aiutarla firmando la petizione sulla sua pagina su MySpace.
Paris Hilton ? che il 5 giugno dovrà iniziare a scontare i quarantacinque giorni di carcere che le sono stati inflitti per guida con patente revocata – ha raccontato a un amico: “Ho davvero paura di andare in carcere. Ho il terrore che qualcuno mi faccia del male, che diventerò un obiettivo”. Condannata la scorsa settimana da un giudice di Los Angeles, la ricca ereditiera dovrà convivere al Century Regional Detention Facility di Lynwood (California) con spacciatrici, prostitute e ladre. E’ stata una sua fan, Joshua Capone, a lanciare la petizione su internet sostenendo che la protagonista delle cronache rosa dovrebbe essere rilasciata perchè aggiunge “bellezza e divertimento” alle “nostre vite mondane”. Iniziativa che Paris Hilton – che attraverso il suo avvocato ha inoltrato appello contro la sentenza – ha molto apprezzato. Ma dalle altre protagoniste del jet-set non sta arrivando lo stesso sostegno. Cameron Diaz - che vive vicino a Paris Hilton sulle colline di Hollywood ? è stata dura. “Ha fatto le sue scelte sbagliate e ora ne deve pagare le conseguenze”, ha affermato. Inflessibile Teri Hatcher, protagonista di Desperate Housewives: “La legge è legge’. L’ha invece buttata sul comico Jay Leno, presentatore di uno dei programmi di intrattenimento più seguiti della tv Usa: “A Paris Hilton sono stati inflitti 45 giorni. Molte persone sono sconvolte, auspicavano la pena di morte”. Si uniscono al folto gruppo di “anti-Paris” i membri del gruppo Citizens For A Better America che hanno girato un video per la campagna “Vattene via Paris Hilton”.

Ed ecco l’appello internazionale per “rieducare” Paris

Caro Terminator Schwarzenegger ti chiediamo di continuare a detenere Paris Hilton per l’eternità.
Liberaci dalla sua inopportuna arrogante inutile maleducata mediocre seppur fortunata esistenza.
Puniscila come monito per le future generazioni e liberale da modelli drogati, alcolizzati, snob, ignoranti, rappresentanti di una sola qualità, quella di non saper fare nulla.

Potete sottoscriverlo su http://www.petitionspot.com/petitions/keepherinjail

(foto da www.tiscali.it)
Riferimenti: appello per "rieducare" Paris Hilton

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?Il ripascimento è un successo !? Allora perché se ne parla in Tribunale ?


Presso il Tribunale penale di Cagliari si è tenuta una nuova udienza del processo sul “ripascimento” della spiaggia del Poetto, nel quale siamo costituiti parte civile. Buona lettura…

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2007

Poetto. In tribunale gli esperti confermano che la sabbia usata era compatibile con un intervento di recupero. «Fra dieci anni indispensabile un ripascimento-bis». Mauro Lissia

CAGLIARI. Fra dieci anni il ripascimento del Poetto dovrà essere rifatto daccapo, perchè la sabbia si sposterà verso il litorale di Quartu: la previsione è di Renzo Valloni, docente di Parma e consulente della commissione di collaudo che diede l?ok all?operazione-disastro. Previsione tutto sommato positiva, perchè significa che il grigio-topo attuale non è il colore definitivo della spiaggia cittadina. Sentito dal tribunale, Valloni ha confermato con tranquillità i contenuti della relazione elaborata per il collaudo: la sabbia era «ammissibile e di buona qualità» se riferita a un intervento di protezione civile come quello programmato. Non solo: il materiale prelevato dal fondale marino rispetta per il novanta per cento tutti i parametri di compatibilità, è sabbia più grossa di quella originale ma proprio per questo adatta a un intervento di recupero come quello progettato. Qui sta il punto: sollecitato dalle domande del pm Daniele Caria e del presidente Francesco Sette, il docente ha insistito sulla sostanziale riuscita del ripascimento cagliaritano. Sulla base della sua esperienza: «Sono il responsabile dell?Enea per il catasto dei ripascimenti – ha detto – e posso dire che quello eseguito a Cagliari è fra i migliori». Semmai – ha sostenuto Valloni – la quantità di materiale riversata sull?arenile non è sufficiente a garantire una lunga durata: «E? un volume insufficiente – ha detto il consulente al tribunale – si tratta di una prima quota di consolidamente cui dovrebbe seguirne un?altra». Comunque sia nel giro di un decennio si dovrà rimettere mano alla spiaggia. Il dato essenziale della tesi sostenuta da Valloni resta però la valutazione generale dell?intervento compiuto dalla Provincia e per il quale sono stati già condannati l?ex presidente Sandro Balletto e il componente della commissione di monitoraggio Luigi Aschieri: «Un ripascimento è come un intervento chirurgico – ha spiegato il tecnico – che salva da una situazione di rischio ma solo a determinate condizioni». Le condizioni, in questo caso, sarebbero a giudizio di Valloni la perdita dell?immagine storica del Poetto. Una valutazione condivisa da Leopoldo Franco, consulente della Provincia, che studiò le prospettive del ripascimento sulla base di modelli matematici: «L?errore – ha detto ai giudici – è stato non informare la cittadinanza sulle conseguenze dell?intervento». Per Franco bisognava dire ai cagliaritani che la loro spiaggia sarebbe cambiata in peggio. E non che la sabbia sarebbe tornata candida, come lo stesso esperto annunciò in un parere tecnico che il presidente Sette gli ha contestato in aula. Franco ha spiegato che si limitò a condividere la previsione, sottolineando però che si trattava di una previsione ottimistica. In tribunale si è parlato anche di effetto-orzata: i tecnici sono d?accordo, è il risultato della presenza di bioclasti nel materiale usato per il ripascimento. Forse scomparirà, ma questo punto chi può azzardarsi a fare altre previsioni ?

(foto S.D., archivio GrIG)

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Aliga superstar !

12 Maggio 2007 Commenti chiusi


Dalla remota Sardegna alla ribalta nazionale quasi un grido unico: aliga superstar ! Sembra proprio che l’aliga la faccia da padrona.

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.G.I., 11 maggio 2007

Scoperte in Sardegna 3500 discariche illecite, 44 aree sequestrate.

Delle 3.472 discariche rilevate, 800 si trovano nella provincia di Nuoro, 774 in quella di Sassari, 704 nel territorio di Cagliari, 580 in quello di Oristano, 290 in quello di Tempio, 244 nella provincia di Iglesias e 80 in quella di Lanusei. Durante i controlli, cui hanno preso parte 1.050 uomini del Corpo Forestale, sono state fatte rimovere 4.059 carcasse di auto, di cui 1.951 si trovavano nella provincia di Cagliari, 919 in quella di Nuoro, 430 nel territorio di Tempio, 224 in quello di Oristano, 82 in provincia di Iglesias e 50 in quella di Lanusei. “Il Corpo Forestale – ha detto il direttore Giuseppe Delogu – ha sette ispettorati provinciali e 80 stazioni in grado di svolgere una forte azione di monitoraggio. Nel corso delle operazioni di controllo sono state compiute 16 missioni aeree per cercare di individuare discariche in aree difficilmente accessibili da terra. Abbiamo rilevato in tutta l’isola il 7% di discariche vere e proprie, mentre nel 46% dei casi si è trattato di zone con depositi incontrollati e nel 47% dei siti dove sono state ritrovate carcasse di veicoli. Nel 32% dei casi abbiamo trovato rifiuti speciali, nel 23% degli accertamenti nelle aree c’erano materiali derivanti da demolizioni e nel 45% rifiuti urbani”.

da La Nuova Sardegna, 12 maggio 2007

I dati di uno studio regionale mettono in luce un quadro allarmante.
Censite 3.472 discariche abusive.
Un parco di 4.000 auto abbandonate «rifiuti speciali» il 32% della mondezza.

CAGLIARI. Immondezza ma non solo: ci sono anche rifiuti ?speciali?, materiali di ?diverso tipo?, mentre un posto a parte se lo ritagliano le carcasse d?auto. L?isola ecologica che non c?è sta tutta nel monitoraggio fatto da assessorato regionale dell?Ambiente e Corpo forestale e di vigilanza ambientale, che dice: in tutta l?isola ci sono 3.472 discariche abusive, concentrate soprattutto nelle province di Nuoro, Sassari e Cagliari. Nelle altre province se ne contano di meno.
Ma non certo per virtuosismo dei suoi abitanti.
Lo studio riflette una situazione messa sotto la lente d?ingrandimento dal novembre 2006 sino a marzo, quando sulla scia delle direttive imposte col progetto della Regione ?Sardegna fatti bella? s?è cercato di sensibilizzare ulteriormente verso le tematiche del rispetto e della tutela ambientale. Ma vediamo meglio i dati, sui quali c?è da fare una premessa: i 3.472 siti definiti come ?discariche? in realtà non contano solo discariche in senso proprio, ma anche, e soprattutto, quelle aree, pubbliche e private in cui spesso manca una sorveglianza, dove i cittadini buttano quantità spesso minime di rifiuti che in breve tempo divengono però immondezzai a cielo aperto. Nella speciale classifica di Regione e Corpo forestale, il maggior numero di discariche è stato trovato nella provincia di Nuoro (800 in tutto), seguono Sassari (774) e Cagliari (704). «Nelle altre province – ha detto l?assessore all?Ambiente, Cicito Morittu – le situazioni sono meno rilevanti, ma non perché ci sia una maggiore sensibilità della popolazione: tutto si spiega col fatto che si tratta di aree più piccole e meno trafficate». Ancora: i rilievi – condotti sul campo dal Corpo forestale – dicono che dell?intero totale di discariche trovate, il sette per cento è formato da discariche ?vere e proprie?, il 46% è «abbandono di depositi incontrollati», il 47 % è formato da veicoli abbandonati. Suddividendo per categorie, l?indagine dice ancora: il 23 per cento dei rifiuti è composto da ?materiali di varia natura?, il 32% sono «rifiuti speciali», il 45 % sono rifiuti urbani. Una situazione non certo rosea, insomma, che ha portato a 132 comunicazioni di reato e a 58 indagati. Del totale delle discariche abusive, 44 sono state sequestrate (20 in provincia di Cagliari, 10 a Sassari, due a Nuoro, 11 a Olbia – Tempio, una nell?Iglesiente).
Un (grosso) problema a parte è quello dell?accumulo di carcasse d?auto: in tutta la regione il Corpo forestale ne ha trovato 4.059 di cui: quasi due mila a Cagliari, 919 nel nuorese, 430 nella zona di Tempio, 403 nel sassarese, 224 a Oristano, 82 nell?iglesiente e 50 nel territorio di Lanusei. A rendere meno fosco l?incredibile quadro è la collaborazione tra Corpo forestale e province e comuni: «Negli amministratori locali – si legge nel rapporto – è maturata la convinzione che occorra un?azione comune per evitare che il territorio subisca forme di degrado destinate a divenire irreversibili».
Per il futuro l?intenzione è proseguire con la sensibilizzazione: in Finanziaria, ha detto Morittu, per questo ci sono 15 milioni di euro, e presto comincerà un?azione d?abbellimento delle strade, che saranno rese più decorose con piante tipiche mediterranee.

A.N.S.A., 12 maggio 2007

RIFIUTI: SCONTRI A SERRE TRA POLIZIA E MANIFESTANTI
NAPOLI – Tafferugli tra i manifestanti e le forze dell’ordine davanti alla discarica di Serre, nel Salernitano, mentre gli agenti stanno tentando di sfondare il blocco di cittadini per accedere alla discarica, sito individuato dal Commissariato di Governo. Al momento sarebbero tre i contusi che sono stati ricoverati all’ospedale di Eboli. Sono tutti manifestanti.

TRA NAPOLI E PROVINCIA SEMPRE PIU’ CUMULI IN FIAMME
Sempre più rifiuti in fiamme, a Napoli come in provincia. La scorsa notte i Vigili del fuoco hanno effettuato oltre 80 interventi; molte le segnalazioni già a partire dalle prime ore di oggi. La provincia, Afragola, Casoria, tutta l’area vesuviana, continua a mantenere il primato, ma aumentano anche gli incendi a cassonetti e cumuli a Napoli, soprattutto nel centro storico della città.

SODANO: E’GRAVISSIMO, NIENTE INCONTRO PREFETTURA

Il presidente della Commissione Ambiente del Senato, Tommaso Sodano, definisce “gravissimo” quanto sta accadendo a Serre, in provincia di Salerno. Sodano, tra circa due ore, avrebbe dovuto prendere parte ad un incontro con il prefetto di Napoli, Alessandro Pansa, proprio per fare il punto sulla discarica di Serre. Un incontro saltato, in seguito a quanto successo stamattina nel Salernitano, come confermato dallo stesso Sodano. “Non sto andando più in prefettura – conferma il presidente della Commissione Ambiente del Senato – voglio vedere con i miei occhi cosa sta succedendo”. “Sono abituato a prendere gli impegni – aggiunge – se davanti a mille persone comunico che fino alle ore 12 non ci saranno violenze, forzature, visto che é questa la rassicurazione che ho avuto dal ministero dell’Interno e dal prefetto, cerco di mantenere fede agli impegni”. “Si sta scegliendo la strada peggiore – conclude Sodano – Sappia, il Governo, che avrà bisogno del Parlamento per la conversione del decreto. Se questo è il clima sarà difficile”.

DECRETO SU DISCARICHE, LITE NEL GOVERNO.

ROMA – Il Consiglio dei ministri approva il decreto legge per uscire dall’emergenza rifiuti in Campania, ma scoppia la polemica all’interno del Governo per un testo che sia i Verdi sia Rifondazione Comunista non condividono. E lo scontro si fa ‘tangibile’ nei siti scelti per le nuove discariche, con i cittadini a fronteggiare le forze dell’ordine. Intanto a Serre continua il presidio dei manifestanti dinanzi alla discarica di Valle della Masseria.
Il decreto è stato pubblicato sul sito online della Gazzetta ufficiale. Pertanto le ruspe e i rappresentanti delle forze dell’ordine potrebbero prendere sin dalle prossime ore possesso dell’invaso. Tuttavia non si esclude che questa operazione possa avvenire solo domani mattina quando sarà valutata nuovamente una delibera di giunta della provincia di Salerno che individua quattro siti discarica alternativi a quello di Serre.
“Non c’é la mia firma” dice chiaro e tondo il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, sottolineando che il suo ministero “non è stato coinvolto” e, anzi, ha “subito” il provvedimento. E l’unico ministro di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, abbandona il Consiglio prima del voto. Un no, quello dei Verdi e Rifondazione, motivato dalla possibilità, contenuta nel decreto, di realizzare due delle quattro discariche, Serre e Terzigno, in aree protette.
“E’ uno schiaffo” al lavoro del ministero, sottolinea il titolare dell’Ambiente, perché “é giusto togliere i rifiuti dalla strada ma è altrettanto fondamentale che si rispettino le norme europee e non si facciano le discariche nelle aree protette”. E’ stato un “decreto sofferto” ammette il ministro della Funzione Pubblica Luigi Nicolais, confermando che il clima in consiglio dei Ministri non è stato dei migliori. Anche perché a sollevare dubbi non sarebbero stati solo gli esponenti della sinistra radicale: il Guardasigilli Mastella, si apprende, avrebbe chiesto “chiarimenti” in relazione ad un articolo che autorizzerebbe il commissario a requisire gli impianti messi sotto sequestro dalla magistratura. Perplessità sulle quali si sarebbe fermata anche l’attenzione del ministro Bindi.
A questo punto già domani, dicono alcuni, il testo potrebbe essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale consentendo dunque al commissario straordinario Giudo Bertolaso di intervenire. Come? Il provvedimento, di dieci articoli, individua i quattro siti per le discariche, ognuno per ogni provincia: Serre (Salerno), Terzigno (Napoli), Savignano Irpino (Avellino), Sant’Arcangelo Trimonte (Benevento). Si comincerà sicuramente da Serre – sul sito sono già stati fatti i sondaggi – e si proseguirà con Terzigno, perché quella di Napoli è la provincia più in sofferenza. Ma nel decreto c’é anche altro: le “iniziative urgenti” per assicurare dal 1 gennaio 2008 e per un periodo di 5 anni, l’applicazione di “misure tariffarie per garantire complessivamente la copertura integrale dei costi di gestione del servizio di smaltimento dei rifiuti”; un “piano integrato per il ciclo industriale integrato dei rifiuti” che definisca “le priorità delle azioni” per la gestione dei rifiuti, indicando anche “il numero degli impianti che dovranno operare in ciascuna provincia”.
E la nomina a sub commissari dei presidenti di provincia: un segnale “forte” per responsabilizzare gli enti locali. Per mettere in pratica i contenuti del decreto, visti i tempi ristretti e le difficoltà dovute alle probabili proteste, interverrà anche l’esercito. Ma sarà solo, spiega il viceministro dell’Interno Minniti, per “motivi logistici”. I militari sono già pronti: il Genio della Brigata Garibaldi, di stanza a Caserta, ha già spostato ruspe e mezzi per il movimento terra (in tutto una decina) che serviranno per i lavori di sbancamento nelle vicinanze di Serre. “Il governo – dice in conferenza stampa il sottosegretario Gianni Letta – ha deciso di intervenire con un provvedimento d’urgenza perché la situazione in Campania stava diventando fuori controllo”. “Ci sarà un gioco di squadra e con il decreto si riuscirà a risolvere il problema – sottolinea Bertolaso – Ci auguriamo di chiudere la vicenda entro la fine dell’anno”.

Ed ecco un altro pezzetto di verità (da www.beppegrillo.it)

?Sono la dottoressa Monica Sepe e aderisco al movimento “Serre per la vita” che si è costituito lo scorso dicembre quando abbiamo avuto la notizia che il Commissario Bertolaso voleva allocare una discarica nel nostro territorio. Qui siamo a Serre, un paesino nella provincia di Salerno di 4.000 abitanti. Il Commissario ha individuato in un’oasi di protezione faunistica a ridosso del fiume Sele, di una zona umida di importanza internazionale, di un’area SIC quindi tutelata da tanti vincoli ambientali, un sito per allocare una discarica.
A seguito di un ricorso presentato dal Comune di Serre, il giudice, Presidente della prima sezione civile del Tribunale di Salerno, ha ritenuto questo sito inidoneo in virtù del suo pregio ambientale. Anziché provvedere presentando un reclamo come prevede la legge, il Commissario ha richiesto al Governo un decreto legge per aggirare la decisione del giudice.
Quello che noi chiediamo è che la legge in Italia non valga soltanto per i cittadini, che la separazione dei poteri in uno Stato che si ritiene democratico abbia ancora un valore.
Se un giudice ha ritenuto inidoneo questo sito non penso, non credo e non voglio credere che il Governo possa bypassare quella decisione con un decreto legge.
Quello che chiediamo è semplicissimo: il rispetto della legge da parte delle istituzioni affinché i cittadini possano prendere esempio dalle stesse.
Abbiamo fatto una protesta più che pacifica: abbiamo seguito le vie legali, senza mai sfiorare l’illegalità. Anche quando il 14 marzo siamo stati caricati dalla Polizia, siamo rimasti seduti per terra a cantare l’Inno d’Italia e a sventolare il Tricolore sul quale quei poliziotti hanno giurato.
Nonostante tutto si continua ad insistere per un sito inidoneo dove ci sono particolarità ambientali notevoli. Altrimenti non avrebbero istituito un’oasi faunistica.Qui si riproducono specie di volatili considerate protette perchè in via d’estinzione. Il fiume Sele irriga 40.000 ettari di terreno e da’ vita a 15.000 aziende agricole. Non si può inquinare questo fiume, altrimenti sarà la morte della Piana del Sele.
Monica Sepe?

(foto S.D., archivio GrIG)

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Tagli della macchia mediterranea a Costa Rey !


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (11 maggio 2007) all?Assessore regionale dei beni culturali, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale, al Soprintendente per i beni ambientali di Cagliari, al Servizio tutela del paesaggio di Cagliari, al Sindaco di Muravera e, per opportuna conoscenza, alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari riguardo un notevole taglio della vegetazione spontanea (lentischi, ginepri, ecc.) effettuato negli scorsi giorni a ridosso della spiaggia di Costa Rey (fronte via delle Rose), in Comune di Muravera (CA). La vicenda è stata segnalata da diversi turisti scandalizzati dal fatto che delle motoseghe potessero agire impunemente a pochi passi dal mare.

L?area in argomento è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e dal piano paesaggistico regionale ? P.P.R., recentemente approvato con deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006, in quanto ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 26 ?Castiadas? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata ?campi dunari e sistemi di spiaggia?. Essendo comunque il Comune di Muravera sprovvisto di piano urbanistico comunale ? P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.

Non sembra proprio che tali ingenti tagli della vegetazione mediterranea spontanea fossero necessari per ripulire l?area dai vari rifiuti abbandonati, come spesso richiesto dai frequentatori del posto: qui pare, invece, che qualcuno ne abbia approfittato per farsi un bel carico di legna a scapito dell?ambiente.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.C., archivio GrIG)

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Tuvixeddu, studio per il parco archeologico-ambientale.


Mentre rullano i tamburi immobiliaristi nelle austere aule di giustizia, la Regione autonoma della Sardegna manda avanti le procedure per il Parco archeologico-ambientale sul Colle di Tuvixeddu.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da www.regione.sardegna.it, 10 maggio 2007

Tuvixeddu, un nuovo studio paesaggistico per il parco.
L’assessorato regionale dei Beni culturali effettuerà un nuovo studio per rimodulare il progetto dell’area archeologica che ospita la necropoli. Il finanziamento di 150 mila euro rientra tra gli interventi della programmazione negoziata e nei Programmi integrati d’area.

CAGLIARI, 10 MAGGIO 2007 – Sarà affidato all’assessorato regionale della Pubblica istruzione, Beni culturali, Informazione, Spettacolo e Sport lo studio paesaggistico che dovrà servire a rimodulare il progetto del parco archeologico della necropoli di Tuvixeddu. Lo ha deciso la Giunta regionale nella seduta di ieri, su proposta dell’assessore ad interim della Programmazione, Massimo Dadea. È stato così destinato al progetto un finanziamento di 150 mila euro, che rientra tra gli interventi inclusi nella programmazione negoziata e nei Programmi integrati d’area.

L’esecutivo ritiene che lo studio nell’area archeologica di Tuvixeddu sia necessario per due motivi: da una parte perché ci sia una maggiore aderenza e rispetto delle prescrizioni contenute nel Piano paesaggistico regionale; dall’altra, per tenere conto della mutata situazione del sito in seguito all’esproprio (approvato con la delibera del 7 febbraio 2007) di alcune aree ritenute di pubblica utilità.

In considerazione del fatto che della realizzazione dello studio progettuale è stato incaricato l’assessorato della Pubblica istruzione, dunque un soggetto interno all’amministrazione regionale, la Giunta ritiene che non sia più indispensabile un ulteriore quarto atto aggiuntivo all’Accordo di Programma del 3 ottobre 2000 (P.I.A. CA 17 ?Sistema dei Colli?), da stipulare con la Provincia e il Comune di Cagliari, come era stato deliberato il 19 aprile scorso dalla stessa Giunta. Nella seduta di ieri si è dunque deciso di revocare la delibera.

(elaborazione immagine GrIG)

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Family Day, poco odore d?incenso, parecchia voglia di oscurantismo.


Qualche articolo informativo per saperne un po? di più di un appuntamento che non sembra volere il miglioramento delle condizioni di adulti e bimbi. Più diritti civili in questo Paese non farebbero per niente male. Ricordiamolo tutti, cattolici, protestanti, ebrei, musulmani, atei, confusi.

Gruppo d?Intervento Giuridico

P.S. perchè queste due persone non possono liberamente stipulare un accordo per garantirsi reciproca assistenza (D.I.C.O.) senza per questo minare alcun istituto matrimoniale ? Perchè lo Stato italiano non può legiferare per loro ?

A.N.S.A., 11 maggio 2007

PIU’ FAMIGLIA, IL MANIFESTO DEL 12 MAGGIO

ROMA – Tre cartelle sottoscritte da 21 firme: così il 19 marzo ha preso vita il Manifesto del Family Day, dal titolo “Più famiglia – Ciò che è bene per la famiglia e bene per il Paese”, che contiene le linee guida per l’appuntamento del 12 maggio a piazza San Giovanni.

Ecco il testo integrale. “La famiglia è un bene umano fondamentale dal quale dipendono l’identità e il futuro delle persone e della comunità sociale. Solo nella famiglia fondata sull’unione stabile di un uomo e una donna, e aperta a un’ordinata generazione naturale, i figli nascono e crescono in una comunità d’amore e di vita, dalla quale possono attendersi un’educazione civile, morale e religiosa.

La famiglia ha meritato e tuttora esige tutela giuridica pubblica, proprio in quanto cellula naturale della società e nucleo originario che custodisce le radici più profonde della nostra comune umanità e forma alla responsabilità sociale. Non a caso i più importanti documenti sui diritti umani qualificano la famiglia come “nucleo fondamentale della società e dello Statò”.

“Anche in Italia la famiglia risente della crisi dell’Occidente – diminuzione dei matrimoni e declino demografico – e le sue difficoltà incidono sul benessere della società, ma allo stesso tempo essa resta la principale risorsa per il futuro e verso di essa si rivolge il legittimo desiderio di felicità dei più giovani. Nel loro disagio leggiamo una forte nostalgia di famiglia. Senza un legame stabile di un padre e di una madre, senza un’esperienza di rapporti fraterni, crescono le difficoltà di elaborare un’identità personale e maturare un progetto di vita aperto alla solidarietà e all’attenzione verso i più deboli e gli anziani. Aiutiamo i giovani a fare famiglia”.

“A partire da queste premesse antropologiche, siamo certi che la difesa della famiglia fondata sul matrimonio sia compito primario per la politica e per i legislatori, come previsto dagli articoli 29, 30 e 31 della Costituzione. Chiediamo al Parlamento di attivare – da subito – un progetto organico e incisivo di politiche sociali in favore della famiglia: per rispetto dei principi costituzionali, per prevenire e contrastare dinamiche di disgregazione sociale, per porre la convivenza civile sotto il segno del bene comune”.

“L’emergere di nuovi bisogni merita di essere attentamente considerato, ma auspichiamo che il legislatore non confonda le istanze delle persone conviventi con le esigenze specifiche della famiglia fondata sul matrimonio e dei suoi membri. Le esperienze di convivenza, che si collocano in un sistema di assoluta libertà già garantito dalla legislazione vigente, hanno un profilo essenzialmente privato e non necessitano di un riconoscimento pubblico che porterebbe inevitabilmente a istituzionalizzare diversi e inaccettabili modelli di famiglia, in aperto contrasto con il dettato costituzionale. Poiché ogni legge ha anche una funzione pedagogica, crea costume e mentalità, siamo convinti che siano sufficienti la libertà contrattuale ed eventuali interventi sul codice civile per dare una risposta esauriente alle domande poste dalle convivenze non matrimoniali”.

“Come cittadini di questo Paese avvertiamo il dovere irrinunciabile di spenderci per la tutela e la promozione della famiglia, che costituisce un bene umano fondamentale”. “Come cattolici confermiamo la volontà di essere al servizio del Paese, impegnandoci sempre più, sul piano culturale e formativo, in favore della famiglia”. “Come cittadini e come cattolici affermiamo che ciò che è bene per la famiglia è bene per il Paese. Perciò la difenderemo con le modalità più opportune da ogni tentativo di indebolirla sul piano sociale, culturale o legislativo. E chiederemo politiche sociali audaci e impegnative”. “Il nostro è un grande sì alla famiglia che, siamo certi, incontra la ragione e il cuore degli italiani”.

CORAGGIO LAICO: DUE GIORNI DI FESTA IN PIAZZA NAVONA

ROMA – Si comincia alle 15 di sabato 12 maggio e si tira avanti fino a mezzanotte, ma poi si riprende anche per tutta la giornata del 13 sullo stesso palco di Piazza Navona. Perché il Coraggio Laico organizzato da Sdi e Radicali, ma che conta una lunga sfilza di aderenti e sostenitori, è in primo luogo una festa per ricordare la vittoria laica nella battaglia per il divorzio di 33 anni fa.

Non una contromanifestazione rispetto al Family Day di Piazza San Giovanni dunque, anche se la provocazione – ribadisce Roberto Villetti – verrebbe piuttosto dai promotori del Family Day, che nello stesso anniversario organizzano “una manifestazione contro i Dico, ma anche, subliminalmente, contro il divorzio e l’aborto. Una battaglia che non corrisponde al sentimento laico che è invece maggioritario nel Paese”. Anche se, riconosce, il fronte laico soffre di “tante timidezze e balbetti”, e attende che anche “una grande forza come i Ds scenda in campo per i diritti”.

Sul palco, con i politici, ci saranno anche tanti esponenti del mondo dello spettacolo: Simone Cristicchi, Violante Placido, Marco Masini, Valentina Gautier, Leda Battisti, Andrea Mirò, Carlo Avarello, I Paan, Presi per Caso, Momo, Uvistra, Altera, Caludenza D, Red Onions, Emanuela Ferruzzi, Blues Willies, Radio Dervisci, Kelly Jois, Heleva Velena, happy Hour, Coccoluto e i dj di Mucca Assassini.

A presentarli Tony Garrani, Alessandro Cecchi Paone, Charlie Gnocchi e Michel Pergolani. Ma la mattina, nella sala conferenze di Piazza Montecitoria, si terrà anche un convegno, “Il mito della famiglia naturale, la rivoluzione dell’ amore civile”. E i politici non mancano: da Bonino e Boselli a Pannella, da Intini ad Angius e Belillo, da Cardarola a Craxi e De Michelis, da Giordano a Maffei e a Mussi, da Occhetto a Pecoraro Scanio. Quanto all’elenco di promotori e sostenitori, occupa cinque pagine scritte fitte, a cominciare dalle forze politiche (anche Prt, Pri, Psdi, Prc, FdL, Si e Liberali italiani), per passare alla voce ‘artisti’ (da Giorgio Albertazzi a Marco Bellocchio, da Massimo Dapporto a Luciana Littizzetto, da Pietro Chiambretti a Moni Ovadia e Dario Fo).

Numerosi gli accademici e gli scienziati, un po’ meno le ‘personalita’ di cultura, giornalismo e società civile. Ma da un recente sondaggio, lamenta la segretaria dei Radicali Rita Berbardini “risulta che solo il 17% degli italiani sono informati su coraggio laico, mentre l’80% sa invece del Family Day”. Se la prende in particolare con il televideo Rai, Bernardini, ma bacchetta anche la stampa perché distingue tra opinioni di laici e cattolici, “una distinzione che non esiste, perché i cattolici sono anche laici, se no non ci sarebbe stata la vittoria sul divorzio”.

Dalla parte dei comici si mette intanto Tony Garrani, che si dice sconcertato “per gli schiaffi presi da destra e da sinistra” presi da Rivera, ma si chiede anche come mai Crozza e Marcoré, “che pur hanno avuto i loro problemi per le loro imitazioni del papa, non salgano sul palco con noi”. A Coraggio Laico è infine dedicato uno spot, con Simona Izzo e Ricky Tognazzi: “Ma noi non divorziamo, vero?”, chiede lei. “No – risponde l’altro – ma se volessimo saremmo liberi, si”.

SOLDI E TEMPO, COSI’ L’EUROPA AIUTA LE FAMIGLIE

ROMA – Assegni, deduzioni, servizi, tempo libero: così l’Europa aiuta la famiglia, con sistemi a cui l’Italia per cercare nuove forme di sostegno. Ma non sempre nei paesi dell’Unione la situazione è molto diversa, o migliore, rispetto al nostro paese. In particolare per quanto riguarda la maternità, la legislazione italiana regge sicuramente al confronto. Ecco la situazione in quattro grandi nazioni Germania, Spagna, Francia, Gran Bretagna e nella piccola Danimarca, all’avanguardia anche se con tasse molto alte da pagare.

- GERMANIA: Durante la maternità, in tutto tre mesi e mezzo si percepisce il 75% dell’ultimo stipendio. Da gennaio 2007 è previsto un assegno statale che permette ai neo genitori di assentarsi dal lavoro per un anno percependo il 67% dell’ultimo stipendio (max 1.800 euro). Le famiglie possono avere delle esenzioni fiscali anche per le spese per l’assistenza si figli (max 4.000 euro l’anno per figlio). Ci sono anche gli assegni familiari o forme equivalenti di esenzione dei redditi.

- SPAGNA: In Spagna c’é il permesso di maternità di 16 settimane con salario al 100% e che può essere ampliato in casi di parto multiplo. Il periodo può distribuirsi a convenienza della madre, ma 6 settimane debbono essere di riposo dopo il parto. E’ previsto anche un periodo di part time Esiste un sussidio per la maternità. Il padre indipendentemente dalle 16 settimane della moglie ha diritto a 15 giorni di permesso parentale, che tra cinque anni diventeranno un mese. La madre può ottenere la riduzione della giornata lavorativa per allattamento o per occuparsi dei figli piccoli. I contributi per i figli a carico fino a 18 anni sono di 291 euro annuali per le famiglie che non superino, per il 2006, i 9.091 euro di reddito annuale. Ci sono riduzioni fiscali nazionali e regionali per ciascun figlio e per le famiglie numerose.

- FRANCIA: il congedo maternità è obbligatorio in Francia e ha una durata legale di 16 settimane. Esiste il congedo parentale, massimo un anno, previsto sia per il padre che per la madre. Il regime fiscale francese prevede una serie di abbattimenti per le famiglie. Per il primo e secondo figlio sono previsti un alleggerimento di 1/2 quota per ciascuno che diventa una quota intera a partire del terzo. Una mezza quota corrisponde a un abbattimento di 2.198 euro. Esistono vari sussidi per le famiglie e anche un ‘premio’ alla nascita per le famiglie di un reddito non superiore ai 33.600 euro che sale a 44.000 se ci sono già 3 figli) che è di 855 euro. Le famiglie francesi dal reddito modesto (non deve superare i 25.000 euro per le famiglie di 3 figli) hanno anche diritto a un altro assegno destinato alle spese dell’inizio scolastico che è di circa 268 euro.

- GRAN BRETAGNA: Le neo-mamme hanno diritto a 52 settimane, e di queste 39 sono pagate: per le prime sei settimane, ricevono il 90% del loro salario medio, per le restanti 33 invece, un massimo di 112,75 sterline alla settimana (circa 165 euro).I padri possono invece richiedere un permesso di paternità di una o due settimane consecutive entro il 56esimo giorno dalla nascita. Ogni genitore/tutore – indipendentemente da quanto guadagna (o anche se non guadagna affatto) – ha diritto ad un contributo statale per ogni minore di 16 anni (minore di 20 anni nel caso di ragazzi ancora a scuola a tempo pieno). Il contributo ammonta a 18,10 sterline (circa 26,5 euro) alla settimana per ogni primo figlio e a 12,10 sterline (17,7 euro) per ogni figlio più giovane. Le famiglie hanno anche diritto a sconti fiscali. Questi dipendono dai guadagni dei genitori, ma ammontano comunque ad un massimo di 545 sterline (circa 800 euro) l’anno per ogni nucleo famigliare, più 1.845 sterline ( 2.700 euro) l’anno per ogni figlio.

- DANIMARCA: In Danimarca non esistono quasi oneri sociali per le aziende, tutto viene finanziato attraverso il fisco (ma la pressione fiscale è fra le più alte del mondo) e i sussidi, le pensioni sociali e i contributi economici elargiti alle famiglie derivano dalle casse dello Stato. Il congedo parentale e per le madri è di 4 settimane prima del parto e 14 settimane dopo.Per i padri di 2 settimane subito dopo il parto. Inoltre entrambi i genitori che lavorano hanno la possibilità di usufruire di 32 settimane di aspettativa da dividersi fra loro, pagate dallo Stato Nelle istituzioni pubbliche in media l’80% delle spese per ogni bambino sono a carico del Comune, il resto della famiglia. Ma la quota a carico della famiglia varia a seconda del reddito. In mancanza di posti nei servizi pubblici per l’infanzia il Comune può offrire cura in alcuni privati sovvenzionati. Le famiglie possono anche usufruire di cure private per l’infanzia quando gli orari di lavoro sono irregolari e non corrispondono a quelli delle istituzioni pubbliche. Inoltre si possono ricevere sovvenzioni per un anno se un genitore desidera tenere i figli in casa purché non abbia un lavoro regolare e non riceva altri sussidi dalla Stato.

PRETI POTRANNO PARTECIPARE E CEI INCORAGGIA

CITTA’ DEL VATICANO – Non vi saranno i vescovi, ma i preti potranno scendere in piazza con i loro parrocchiani: è questa la linea scelta dalla Conferenza episcopale italiana che vede nel “Family Day’ un grande appuntamento del popolo cattolico a favore della famiglia. Non dovrà tuttavia essere “una manifestazione contro qualcuno”, ma una “grande e gioiosa manifestazione a sostegno dell’istituzione familiare”, ha precisato , in una recente intervista, il cardinale Tarcisio Bertone, segretario di Stato Vaticano. Il rischio che il 12 maggio possa essere interpretato come una prova di forza contro il governo e il ddl sui Dico (diritti dei conviventi) è ben presente alla Chiesa cattolica: proprio per evitare accuse di ingerenze indebite, l’episcopato italiano tiene a sottolineare di non essere tra i promotori materiali dell’iniziativa. Le ripetute minacce al presidente della Cei, mons. Angelo Bagnasco, indicano quanto il clima sia arroventato e inducono alla prudenza: così ai presuli di alto rango è stato vietato di prendere parte alla dimostrazione di Piazza San Giovanni, o fare comizi dal palco. I vescovi italiani, con la “Nota impegnativa” dello scorso 28 marzo, hanno già dato le loro indicazioni spirituali, spiegando che per la coscienza cristiana non sono accettabili leggi che equiparino coppie di fatto o convivenze omosessuali all’istituto familiare. Nella manifestazione devono ora parlare i laici, anche se dalla Cei arriva tutto l’incoraggiamento e il sostegno possibili. “Si tratta – ha dichiarato mons. Giuseppe Betori, segretario generale dell’episcopato italiano – di un’iniziativa del laicato cattolico che manifesta tutta la sua vitalità al di là di immagini spesso riduttive che vengono date”. Il Family Day – ha ripetuto in più occasioni il presidente Bagnasco – “sarà una festa della famiglia, come è successo in altri Paesi. La famiglia è un bene della società nel suo insieme, non solo dei cristiani”. “Sono convinto che sarà una grandissima manifestazione in grado di riempire e oltrepassare una piazza come San Giovanni”, ha affermato a sua volta mons. Rino Fisichella, rettore della Pontificia Università Lateranense. Per il cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, sarebbe addirittura “auspicabile” che un Family Day si ripeta ogni anno. Ovviamente, ha precisato il porporato di Curia, ogni decisione spetta ai cattolici italiani. Oggi infine il cardinale vicario Camillo Ruini, pur rifiutando di fare qualsiasi dichiarazione sul ‘Family Day’, ha osservato che “anche se il cristianesimo in se stesso è oggetto di contestazioni radicali e frequenti” esse sono però “ampiamente compensate dall’apprezzamento sempre più largo e convinto che la proposta cristiana, almeno in Italia, trova tra la gente”.

SONO 23 MILIONI LE FAMIGLIE, MENO NOZZE E MENO FIGLI

ROMA – Le famiglie in Italia sono quasi 23 milioni. Sono nuclei sempre più piccoli, con meno figli e più anziani. Dove la convivenza di fatto trova più spazio a svantaggio del matrimonio e dove l’instabilità coniugale sfocia più spesso in una separazione e poi in un divorzio. E’ così che l’Istat fotografa la famiglia italiana. L’istituzione a sostegno della quale scenderanno in piazza le associazioni che hanno promosso il Family Day.

- MENO VOGLIA DI SPOSARSI. Nel 1972 ci sono state 419 mila nozze, nel 2005 sono scese a 250 mila.

- 600 MILA LE COPPIE DI FATTO. Aumentano le convivenze anche prima del matrimonio: dal 2% degli anni ’70 ad oltre il 25% tra le coppie che si sono sposate fra il 1998 e il 2003.

- DECLINO DELLE NASCITE. Erano oltre un milione nel 1964, sono state 554 mila nel 2005. L’età delle madri è sempre più elevata: 30,8 anni nel 2004 contro i 29,8 di dieci anni prima.

- PIU’ NEONATI FUORI DAL MATRIMONIO. Il loro numero è cresciuto del 70% fra il 1995 (8,1%) e il 2004 (13,7%).

- FAMIGLIE RICOSTRUITE. Sono 690 mila; 401 mila sono coppie sposate, 289 mila no. Sono più diffuse al centro e al nord.

- CI SI SPOSA PIU’ TARDI. L’età media degli sposi è di 32 anni, delle spose di quasi 30, 4 anni in più dell’età dei loro genitori.

- UN TERZO MATRIMONI SONO CIVILI. Il 32,4% dei matrimoni avvengono in Comune. Dieci anni fa erano il 20%.

IN AUMENTO I NUCLEI DI ANZIANI, SONO PIU’ DI QUELLE CON I BAMBINI. Le famiglie in cui ci sono over 65 anni sono il 36,5%, quelle con componenti con più di 75 sono il 22,5%. Le famiglie con minori sono il 28,3%.

CRESCE IL NUMERO DELLE FAMIGLIE MA SONO SEMPRE PIU’ PICCOLE. Mediamente sono composte da 2,6 persone. Il 26,8% ha 2 componenti, il 21,8% ne ha 3, il 19% 4; solo il 5,2% ne ha 5 e l’1,3% 6 o più. Le famiglie composte da single sono il 25,9%, le coppie senza figli il 21,1%. Entrambe queste tipologie sono in aumento. Calano invece le coppie con figli (40,3%) e le famiglie estese (5,1%).

- FAMIGLIE NUMEROSE AL SUD. Le famiglie con 5 o più componenti sono in Campania (13,1%), Calabria (10,2%), Sardegna (10,4%), Puglia (9,5%).

- PIU’ SINGLE IN LIGURIA E IN VAL D’AOSTA. Sono rispettivamente il 35,6% e il 34,7% delle famiglie; seguono il Lazio (31,5%) e la provincia di Trento (30,1%). La Liguria ha anche il primato delle coppie senza figli (38,1%), seguita dall’Emilia Romagna (37,7%) e dalla Toscana (37,2%).

- NONNI SITTER. Il 52,3% dei bimbi fini a 2 anni con madre che lavora sono affidati ai nonni; il 14,3% al nido privato ed il 13,5% a quello pubblico.

- FIGLI MAMMONI. Un terzo dei giovani fra i 30-34 anni vive con mamma e papà. Nella fascia di età 18-34 anni, sta ancora con la famiglia di origine il 59,5%; arriva al 63,6% al sud, cala al 54,5% al Nord est, al 57,2% al Nord ovest, al 58,2% al centro.

- AUMENTANO LE ROTTURE CONIUGALI. Le separazioni sono passate dalle 64.915 del 1999 alle 81.744 del 2003. I divorzi dai 34.341 ai 43.856.

- REGIME PATRIMONIALE, PREVALE LA SEPARAZIONE DEI BENI. Quest’ultimo registra il 56% delle adesioni.

(foto da mailing list politico-sociale)

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Nuova valutazione di impatto ambientale per il mega-acquedotto del Sarrabus.


E? in corso, su richiesta dell?Ente risorse idriche della Sardegna ? già E.A.F. ? la procedura di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A. relativa al progetto di “Schema idrico Sardegna Sud Orientale – Schema Basso Flumendosa – Picocca ? Opere di approvvigionamento idropotabile ?Schema 39 P.R.G.A. – 2° e 3° lotto”, comprendente la costruzione di condotte per una lunghezza di circa 70 km. di sviluppo, 12 grandi serbatoi in calcestruzzo di regolazione idrica da costruire sulle alture lungo la costa tra Muravera, San Vito, Castiadas e Villasimius in vicinanza del mare, centrali di sollevamento ed altre opere, tra cui l?attraversamento del Rio Picocca.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, anche accogliendo numerose istanze da parte di imprenditori agrumicoli e del turismo rurale, hanno nuovamente presentato uno specifico atto di ?osservazioni? (10 maggio 2007) nell?ambito del procedimento di V.I.A.

Il 31 marzo scorso, infatti, è stato pubblicato sui quotidiani regionali l?avviso di avvìo del nuovo procedimento di V.I.A.: l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente – Servizio S.A.V.I. aveva accolto le ?osservazioni? preliminari presentate dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico (note del 6 e 11 febbraio 2007) che contestavano la palese incompletezza dell?avviso al pubblico (L?Unione Sarda, 28 dicembre 2006) che comunicava l?avvio del precedente procedimento di V.I.A. Con nota prot. n. 6161 del 5 marzo 2007 il Servizio S.A.V.I. ha richiesto all?Ente risorse idriche della Sardegna una congrua integrazione delle informazioni pubblicate.

Varie le contestazioni opposte dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico. E? la stessa finalità dell?opera ad essere molto discutibile: l?acquedotto in progetto non dispone e non disporrà di una fonte di alimentazione idrica in quanto la diga di Monte Perdosu da cui l?acquedotto dovrebbe prelevare l?acqua non è ancora realizzata nè finanziata. Questa opera potrebbe non essere mai realizzata vista anche l?opposizione dei Comuni e delle popolazioni interessate. Inoltre un eccessivo prelievo dal Flumendosa in prossimità di San Vito durante il periodo estivo aggraverebbe aggravare la già critica situazione di salinizzaazione della falda costiera. Non sono state nemmeno considerate la prevista ?opzione zero? e alternative di tracciato. L?acquedotto in progetto, poi, prevede di alimentare villaggi turistici costieri che non esistono e la cui ipotetica realizzazione appare ben lontana dalla realtà in relazione alle previsioni del piano paesaggistico regionale ? P.P.R. Il complesso di opere in progetto appare molto impattante sull?ambiente naturale e sul paesaggio (come dichiarato esplicitamente dall?Assessorato regionale dei beni culturali ? Servizio tutela del paesaggio in fase istruttoria) sia durante l?esecuzione (grandi scavi in zone roccioso di grande valenza naturalistica) che una volta ultimato (circa 70 Km. di condotte e 12 grandi serbatoi in cemento armato da costruire sulle colline rocciose in prossimità del mare): la tubazione in progetto attraverserebbe l?alveo del Rio Picocca vicino ai pozzi da cui viene prelevata l?acqua che serve in modo sufficiente tutti i centri abitati del Sarrabus; la costruzione della condotta potrebbe causare l?interruzione della circolazione sotterranea della falda e danni gravissimi ai pozzi che costituiscono la fonte di alimentazione potabile del Sarrabus. Anche durante la “crisi idrica” isolana i centri del Sàrrabus hanno avuto risorse sufficienti prelevate dai pozzi e non hanno risentito della situazione di crisi generalizzata della Sardegna.
Non risulta adeguatamente valutato l?impatto derivante dall’uso dei reagenti e dalla produzione dei fanghi dell’impianto di potabilizzazione di San Vito, nè analizzato con sufficiente approfondimento l?impatto derivate dai movimento terra dei materiali di scavo e del loro smaltimento.
Non risulta neppure una corretta analisi costi ? benefici, né la congruità rispetto al Piano Regionale degli acquedotti approvato nel 2006. Nello studio di impatto ambientale non è stata sviluppato con sufficiente approfondimento l’interazione delle opere con le aree ricadenti negli ambiti costieri e nelle componenti di paesaggio naturali, nè analizzato con il dovuto approfondimento l’impatto sui deflussi di magra degli attraversamenti in sub alveo dei fiumi. Poca attenzione, infine, per i danni economici causati alle numerose aziende del comparto agricolo della piana di Muravera a causa di un tracciato poco meditato: ad esempio l?Azienda Delitala vedrebbe il taglio di ben 450 alberi di alto fusto e l?Apicoltura Bellosi perderebbe pressoché completamente la sua produttività insieme ad una cinquantina di arnie.

Ma numerose sono state anche le contestazioni ?istituzionali?. Cerchiamo di ricapitolare alcuni recenti passaggi fondamentali.

Il Ministero dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare (Direzione generale per la salvaguardia ambientale ? Divisione III ? V.I.A.) nella primavera scorsa accoglieva (nota n. DSA-2006-0012896 del 10 maggio 2006) il ricorso (nota del 29 dicembre 2005) inoltrato dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avverso il progetto. In precedenza, l?Assessorato regionale della difesa dell?ambiente, con nota n. 13437 del 21 aprile 2006, aveva richiesto al Ministero dell?ambiente e della tutela del territorio se l?opera dovesse essere considerata collaterale all?invaso progettato sempre sul Flumendosa a Monte Perdosu (come sostenuto dall?E.A.F., ente attuatore), per il quale era già stata conclusa positivamente con condizioni la procedura di valutazione di impatto ambientale ? V.I.A. (decreto n. DECVIA 3734 del 18 maggio 1999). In questo caso avrebbe dovuto essere integrato il procedimento di V.I.A. di competenza nazionale con il nuovo progetto di mega-acquedotto. Il Ministero dell?ambiente e della tutela del territorio è stato molto chiaro: nel progetto dell?invaso di Monte Perdosu non sono comprese le opere di questo intervento in progetto, quindi esso non è mai stato assoggettato a V.I.A. Conseguentemente, visto che il progetto rientra nelle ipotesi di V.I.A. di competenza regionale, la Regione autonoma della Sardegna doveva, quindi, attivarsi in proposito e il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti doveva modificare la delibera C.I.P.E. n. 121/01 che lo includeva nella c. d. legge obiettivo.
In ogni caso si è trattato di un deciso “stop” ad un progetto che sembrava ormai cosa fatta, nel silenzio generale.

In sostanza, come se non bastasse la trasformazione del povero Flumendosa, il fiume con il maggior apporto idrico in Sardegna, in un mesto rigagnolo nella gran parte dell?anno a causa dei troppi sbarramenti esistenti (ben quattro dighe) ed in progetto (la quinta diga, a Monte Perdosu), l?Ente Autonomo del Flumendosa (E.A.F.) sta mandando avanti questo ulteriore progetto idrico che rischia di porre in ulteriore pericolo le falde idriche costiere del Sàrrabus. Il progetto è compreso nel 1° programma di opere di interesse nazionale (c. d. legge Obiettivo) in base alla delibera C.I.P.E. n. 121/2001 per un importo di 60 milioni di euro. Lo scorso 23 novembre 2005 l?E.A.F., in quanto soggetto aggiudicatore (delibera C.I.P.E. n. 58/2003) pubblicava l?annuncio di avvio del procedimento finalizzato alla dichiarazione di pubblica utilità conseguente all?approvazione del progetto definitivo a cura del C.I.P.E. (art. 4 del decreto legislativo n. 190/2002): il progetto è stato, poi, trasmesso ai comuni di Muravera, San Vito, Villaputzu, Castiadas e Villasimius per la richiesta delle autorizzazioni di competenza.

L?E.A.F. ha preteso di far passare il progetto come rientrante in quello dell?invaso di Monte Perdosu, sul quale il Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio ha espresso giudizio positivo circa la compatibilità ambientale (DEC VIA3734 del 18 maggio 1999). Poi l?opera sarebbe inserita nel programma attuativo del Commissario per l?Emergenza Idrica in Sardegna (ordinanza n. 353/2003). In realtà il progetto dell?invaso di Monte Perdosu non comprende e non riporta il progetto dell?acquedotto in argomento schema n. 39, 2° e 3° lotto, del 2005 e quindi il Ministero dell?Ambiente e della Tutela del Territorio non può aver espresso nel 1999 un parere di compatibilità ambientale su un?opera non ancora progettata. Tale parere si riferisce esclusivamente al progetto del citato invaso, unico progetto a suo tempo depositato per lo svolgimento del procedimento di valutazione di impatto ambientale.

Per giunta, il richiamato decreto ministeriale V.I.A. non risulta, in ogni caso, tuttora pienamente efficace in quanto l?E.A.F. non appare aver ancora ottemperato alle prescrizioni in esso contenute ed in particolare alla realizzazione della rete di monitoraggio della falda costiera del Sàrrabus. Inoltre, lo “stato di emergenza idrica” in Sardegna appare formalmente concluso il 31 dicembre 2004 e, conseguentemente, il Commissario per l?emergenza idrica non appare aver più poteri di deroga su opere di nuova esecuzione e tantomeno sul procedimento di impatto ambientale. Le deroghe alla normativa V.I.A. devono essere obbligatoriamente comunicate alla competente Commissione europea, pena l?apertura di un procedimento di infrazione e la sospensione dei finanziamenti.

Con questa finalità le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, raccogliendo preoccupate segnalazioni provenienti dal Sàrrabus, hanno svolto una serie di azioni legali coinvolgendo tutte le pubbliche amministrazioni statali, regionali, agli Enti locali interessati, alla Commissione europea ed allo stesso E.A.F. per evitare decisioni che potrebbero costare care alla collettività sul piano ambientale ed economico-sociale. Anche il sen. Francesco Martone, da tempo impegnato sulle tematiche della difesa del suolo e della risorsa idrica, ha inoltrato una specifica interrogazione parlamentare al Ministro dell?ambiente, della tutela del territorio e del mare.

Ora il procedimento di V.I.A. e niente appare scontato: le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico con il nuovo specifico atto di ?osservazioni? richiedono, fra l?altro, una ?inchiesta pubblica? aperta a tutte le parti coinvolte in contraddittorio, perché è proprio il momento di un serio ripensamento su un?opera fin troppo discutibile.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Che bello esser condannati per reati ambientali in sardo !


L?ormai mitico sindaco di Cabras nonché segretario nazionale del P.S. d?Az. Efisio Trincas è stato condannato in appello per reati ambientali. Però ha preteso di esser condannato in sardo. Forse in sa limba comuna o, più probabilmente, in cabrarese. Fra poco comunque lo salverà la prescrizione. Commenti eroici da più parti, dimenticando che sconci, scempi ambientali e reati tali rimangono, in qualsiasi lingua. Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 10 maggio 2007

Condannato il sindaco-segretario Psd’az ma con la sentenza tradotta:
l’orgoglio in limba meglio dell’assoluzione.
Andrea Pusceddu

È stata una splendida giornata per la nostra isola.
Il sindaco di Cabras e segretario del Partito Sardo d’Azione, Efisio Trincas, ha chiesto con fermezza ed ottenuto che un documento ufficiale dello Stato italiano occupante venisse tradotto in sardo prima di essergli notificato.
Finalmente la nostra identità di popolo è stata riconosciuta ed i nostri diritti di isolani oppressi sono stati garantiti. Trincas si è detto giustamente soddisfatto e fiero di questo risultato, e l’eco delle sue gesta ha rimbombato tra le colonne dei quotidiani sardi.
Non abbiamo ancora letto ancora la traduzione in limba – a proposito, dialetto di Cabras o LSU ? – e non vorremmo fare i soliti guastafeste, ma ci sono alcuni dettagli non del tutto chiari.
Ad esempio, come si tradurrà abuso edilizio in limba sarda ? E zona di rilevante interesse naturalistico ?
Già, perchè il documento che tra squilli di tromba – pardon, di launeddas – è stato tradotto in sardo, altro non è che una sentenza di condanna in appello per reati ambientali a carico di Trincas.
Secondo Sa Corte d’Appellu - ma per garantismo aspettiamo anche Sa Cassazioni – il Trincas, in qualità di sindaco di Cabras, ha fatto costruire una passeggiata a mare, nonostante il parere contrario della Sovrintendenza dei beni Archeologici di Cagliari ed Oristano. Ha cementificato abusivamente le coste sarde, cioè.
Probabilmente, i solerti funzionari de Sa Sovrintendentzia hanno notificato il divieto in italiano, e il nostro paladino de sa limba si sarà rifiutato di leggerlo, per coerenza.
Trincas, infatti, non è uno che scende a compromessi: tempo fa, durante una intervista a Striscia la notizia, parlò soltanto in sardo. In questo modo, invece che gli otto milioni circa di spettatori che guardano Canale 5 all’ora di cena, il suo messaggio avrà raggiunto al massimo un duecentomila persone. Ma del resto le lingue mica servono per farsi capire, no ?
È un meraviglioso attaccamento alla nostra terra, quello di chi saluta come una vittoria il fatto che una sentenza di condanna per un reato contro l’ambiente (sardo) venga tradotta in limba.
Lo Stato italiano, questo barbaro invasore che ci opprime con assurde leggi di tutela ambientale, che ci inonda di sgraditi contributi e finanziamenti, ha dovuto finalmente chinare il capo dinnanzi a chi ama davvero la nostra terra, e valorizza con un po’ di cemento le zone protette, ma lo fa rigorosamente in limba.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Il deputato Cesare Previti, un costo sociale.


L’on. Cesare Previti è stato condannato in via definitiva a sei anni di carcere per corruzione nell’ambito del processo per la vicenda IMI – S.I.R. Tuttavia siede ancora alla Camera dei Deputati e percepisce lauti emolumenti, come di seguito è evidenziato. Il Presidente della Camera dei Deputati, il comunista Fausto Bertinotti, fra un viaggio in Sud America e un pistolotto sui diritti dei lavoratori, non ha ancora trovato il tempo per farlo sbattere fuori. Sembra quasi che Previti sia diventato un costo sociale. E, mutatis mutandis, sembra che, a livello isolano, anche altri siano i costi sociali da sopportare: lo scambio di cortesie fra il capo-gruppo D.S. in Consiglio regionale on. Siro Marroccu ed il Presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia fà immaginare scenari poco nobili nelle Istituzioni sarde. Che cosa si deve pensare ? Si deve aspettare un bel maestrale ?

Gruppo d’Intervento Giuridico

Cesare Previti, da Wikipedia, l’enciclopedia libera della rete (www.wikipedia.org)

Cesare Previti (Reggio Calabria, 21 ottobre 1934) è un politico italiano.
Parallelamente alla carriera di avvocato è entrato in politica in Forza Italia, nel cui gruppo è stato deputato dal 1994 al 2006. È stato Ministro della Difesa nel primo governo Berlusconi. Il 21 aprile 2006 Cesare Previti è proclamato deputato al Parlamento e nel maggio dello stesso anno viene condannato in via definitiva a sei anni di reclusione per il processo “Imi-Sir”. La Giunta per le elezioni della Camera dei Deputati ha aperto un dibattito sulla decadenza del mandato parlamentare.
Biografia
Nato in Calabria, è cresciuto a Roma, dove diviene avvocato. Previti collabora presto con Silvio Berlusconi e, come amministratore della proprietà della marchesa Casati Stampa, minorenne nobile lombarda, nel 1974 vende la sua villa San Martino di Arcore, passata a Berlusconi per il prezzo di vendita estremamente basso di 500 milioni di lire (secondo i suoi detrattori a circa un terzo di valore del mercato, secondo Previti al giusto prezzo, stanti le condizioni fatiscenti e la necessità di importanti interventi di risanamento dello stabile). In seguito Previti lavora per Fininvest, guadagnando la reputazione di avvocato molto efficiente.
Nel 1994, da esponente di Forza Italia, Previti diviene senatore e Berlusconi, ottenuto l’incarico di formare un governo, tenta di farlo nominare Ministro di Grazia e Giustizia, ma trova l’opposizione del Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro, quindi Berlusconi lo propone per il Ministero della Difesa, carica che Previti ottiene e conserva dal maggio al dicembre 1994 (e per interim fino al gennaio 1995).
Eletto poi deputato alla Camera, sempre per Forza Italia, nel 1996 e nel 2001, viene messo sotto inchiesta per la corruzione di giudici prima dell’entrata in politica di Berlusconi (processo SME). Nel novembre 2003, dopo molti rinvii (comunque ininfluenti nel computo della prescrizione), viene condannato in primo grado a 5 anni di reclusione (ne erano stati chiesti 11).
Il 2 dicembre 2005, il parlamentare è condannato in appello nel caso SME a 5 anni di carcere dalla Corte d’Appello di Milano per corruzione semplice. Successivamente, il 4 maggio 2006 la Cassazione esprime il verdetto definitivo, condannando Previti a 6 anni di detenzione per l’accusa di corruzione nella vicenda Imi-Sir.
Il 5 maggio, Previti afferma di essersi dimesso dalla carica di parlamentare e si presenta al carcere di Rebibbia, dove viene rinchiuso, essendo arrivato da Milano il provvedimento della Procura Generale di esecuzione della pena.
Il 10 maggio, dopo 5 giorni di carcere, ottiene la detenzione domiciliare, usufruendo della legge, varata dall’ultimo governo Berlusconi e detta “ex-Cirielli” (per i cui contenuti venne definita anche come legge “salva-Previti”), secondo la quale non è più prevista la detenzione negli istituti carcerari per un ultrasettantenne, “purché non sia stato dichiarato delinquente abituale, professionale o per tendenza né sia stato mai condannato”.
In data 24 luglio 2006 in Parlamento non risulta essere stata presentata nessuna “lettera di dimissioni” da parte dell’on. Previti come sottolinea il capogruppo dei Verdi alla Camera, Angelo Bonelli: «Cesare Previti annunciò più volte che si sarebbe dimesso. A tre mesi dalla sentenza non c’è traccia della lettera di dimissioni dell’esponente di Forza Italia. Perché ?».
In data 30 novembre 2006 la Corte di Cassazione ha annullato entrambe le sentenze di merito relative al processo SME emesse dal tribunale di Milano, poiché – secondo la Corte di Cassazione – la procura di Milano era “incompetente” a istruire il procedimento e gli atti vanno trasferiti a Perugia. Essendo il termine di prescrizione fissato per Aprile 2007 è molto probabile che il processo verrà dichiarato prescritto. Permane per Cesare Previti la condanna conseguita per il processo IMI-SIR. Tuttavia, il fascicolo da cui prende origine il processo SME è lo stesso dal quale nasce il procedimento penale sul caso IMI-SIR. Dunque saremmo di fronte a una possibile riabilitazione delle eccezioni inascoltate su IMI-SIR, da valutare nelle sedi opportune.
11 dicembre 2006: viene stabilita la data di un nuovo processo a suo carico per calunnia, assieme a Giacomo Borrione presidente del Comitato Nazionale per la Giustizia (organismo vicino a Forza Italia in Umbria), che inizierà il 19 Aprile 2007 a Brescia. Secondo il Codice penale (art. 368) commette calunnia chi «incolpa di un reato una persona che egli sa essere innocente, oppure simula a carico di una persona le tracce di un reato». La pena per questo reato è la reclusione da 2 a 6 anni, salvo i casi di aggravante. I due avevano accusato i p.m. milanesi di aver nascosto prove dell’innocenza di Silvio Berlusconi e altri imputati per la vicenda “toghe sporche”. Dopo che il Tribunale di Brescia ha prosciolto i p.m. milanesi, è stata disposta l’apertura di un fascicolo per il reato di calunnia a carico di Previti e Borrione, per il quale il 19 aprile appunto si aprirà un nuovo processo a carico degli stessi.
Bibliografia
? Elio Veltri – Marco Travaglio, L’odore dei soldi, Editori Riuniti
? Peter Gomez – Marco Travaglio, Lo chiamavano Impunità, Editori Riuniti

Quanto guadagnano i deputati italiani (fonte www.camera.it, febbraio 2004)
- L?indennità per 12 mensilità (stipendio base): 5350,35 euro, al netto delle ritenute previdenziali (775,84?) e assistenziali (521,09?) della quota contributiva per l?assegno vitalizio (995,86?) e della ritenuta fiscale (3936,59?).
- Diaria: rimborso spese di soggiorno a Roma 4003,11 euro mensili.
- Rimborso per le spese: inerenti al rapporto tra eletto ed elettori, mensile di 4190 euro.
- Spese di trasporto e spese di viaggio: I deputati usufruiscono di tessere per la circolazione autostradale, ferroviaria, marittima e aerea sul territorio nazionale. Per i trasferimenti dal luogo di residenza all?aeroporto più vicino e tra l?aeroporto di Roma-Fiumicino e Montecitorio, è previsto un rimborso spese trimestrale pari a 3323,70 euro per il deputato che deve percorrere fino a 100Km per raggiungere l?aeroporto più vicino al luogo di residenza, e a 3995,10 euro se la distanza da percorrere è superiore a 100km.
- I deputati qualora di rechino all?estero per ragioni di studio o connesse all?attività parlamentare hanno un rimborso spese entro un limite massimo annuo di 3100,00 euro.
- Spese telefoniche: 3098,74 euro
- Assistenza sanitaria: Il deputato versa mensilmente il 4,5 per cento della propria indennità lorda, pari a 521,09 euro, per l?assistenza sanitaria integrativa che eroga rimborsi secondo quanto previsto da un tariffario.
- Assegno di fine mandato: Il deputato versa mensilmente il 6,7 per cento della propria indennità lorda, pari a 775,84 euro, Al termine del mandato riceve l?assegno di fine mandato che è pari all?80 per cento dell?importo mensile lordo dell?indennità, per ogni anno di mandato effettivo (o frazione non inferiore ai sei mesi).
- Assegno vitalizio: il deputato versa mensilmente l?8,6 per cento, pari a 995,86 euro della propria indennità lorda, che viene accantonata per il pagamento di un assegno vitalizio a partire dal 65° anno di età, che varia da un minimo del 25 per cento a un massimo dell?80 per cento dell?indennità parlamentare, a seconda degli anni di mandato.

da Il Sardegna, 10 maggio 2007

La politica difende le Province ma è scontro fra Marroccu e Milia.
Alessandro Zorco

“Il problema dei costi della politica è vero ma deve essere affrontato senza giocare a scaricabarile tra un livello istituzionale e l’altro”. Il capogruppo dei Ds Siro Marroccu replica così alle dichiarazioni del presidente della provincia di Cagliari Graziano Milia che ieri aveva equiparato il costo di cinque consiglieri regionali a quello dell’intero consiglio provinciale di Cagliari. “Mi risulta che qualche presidente di provincia importante sia costato nel 2006 più di quanto percepisce un presidente di Regione incrementando la propria indennità con la moltiplicazione delle missioni e utilizzando in modo eccessivo la carta di credito dell’amministrazione, anche questo fa parte di un malcostume che andrebbe combattuto”.

E continua lo scambio di cortesie fra il Presidente della provincia Graziano Milia e il Capogruppo D.S. in Consiglio regionale Siro Marroccu: ma c?è e, se c?è, chi è ?sto presidente spendaccione ?

da Il Sardegna, 11 maggio 2007

«Caro Siro, dimmi chi è il presidente tutto spese».

Il consigliere regionale Siro Marroccu attacca, il presidente della Provincia Graziano Milia risponde con una lettera: «Caro Siro, inutile parlare di sperperi in questo modo. A tal proposito sarei proprio curioso di sapere qual è ? e se tu ne conosci uno chi è ? il Presidente di Provincia che con i rimborsi delle spese di missione sostenute ed effettivamente documentate, in attuazione delle disposizioni ministeriali (e se uno spende un euro in più gli viene detratto dallo stipendio), costa più di un Presidente di Regione». Per il momento è l’ultima puntata. Milia, nei giorni scorsi, rispondendo a Prodi e alle su critiche sui costi delle Province sarde, aveva equiparato il costo di cinque consiglieri regionali a quello dell’intero consiglio provinciale di Cagliari. Marroccu aveva replicato: «Qualche presidente di provincia è costato più del presidente della Regione». Quindi la lettera di Milia a Marroccu. «Volevo solo dire dire che se si vuole aprire una riflessione, che non sia solo mediatica, sui costi della politica bisogna avere il coraggio di fare questa riflessione a 360 gradi, senza puntare il dito esclusivamente sulle Province».

(foto da mailing list politico-sociale)

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Le scorie nucleari italiane vanno in Francia: arrivederci al 2025.


Finalmente, l?Italia ha deciso di avviare il processo di bonifica delle ex centrali nucleari di Caorso, Trino e Garigliano: il primo passo consiste nel trattamento di 235 tonnellate di scorie nucleari che, per tale operazione, verranno trasferite in Francia per circa 5 anni ma, non preoccupatevi, i residui torneranno a casa..entro il 2025 e chi sa dirci dove verranno depositati? Forse, è il caso di iniziare ad organizzare anche il rientro in Patria.

Gruppo d?Intervento Giuridico

www.ansa.it del 9 maggio 2007
IN FRANCIA LE SCORIE NUCLEARI ITALIANE.

ROMA – Altro capitolo per le scorie nucleari italiane, provenienti dalle ex centrali e tuttora presenti sul territorio nazionale. E’ stato firmato infatti il contratto per il trattamento in Francia del combustibile nucleare italiano. L’accordo è stato sottoscritto da Sogin, per l’Italia, e Areva, per la Francia e ha un valore di oltre 250 milioni di euro. Prevede il trattamento di 235 tonnellate provenienti dalle ex centrali di Caorso, Trino e Garigliano. Le operazioni di trasferimento del combustibile saranno avviate nel 2007 e richiederanno circa 5 anni. Dopo il trattamento, che avrà luogo nello stabilimento di La Hague, i residui rientreranno in Italia entro il 31 dicembre 2025. Il trattamento del combustibile irraggiato permette di separare le materie valorizzabili (per le quali Areva si è impegnata a individuare un futuro impiego) dai rifiuti finali che saranno restituiti in una forma che ne riduce il volume – affermano le società – e ne garantisce la sicurezza nel lungo termine. Il contratto Sogin-Areva implementa l’accordo intergovernativo fra Italia e Francia sottoscritto il 24 novembre scorso a Lucca. Prevede il trasporto, il trattamento e il condizionamento del combustibile delle ex centrali di Caorso (190 tonnellate di combustibile), Trino (32 tonnellate) e Garigliano (13 tonnellate).

“L’avvio del riprocessamento consentirà di realizzare le operazioni di bonifica dei siti in condizioni di maggior sicurezza e in un clima di proficua collaborazione con i territori interessati”, ha affermato Massimo Romano, amministratore delegato di Sogin. “Questo accordo – ha detto il presidente di Areva, Anne Lauvergeon – conferma l’interesse verso la scelta del riprocessamento e del riciclo del combustibile irraggiato ed è un riconoscimento del know how unico maturato da più di 30 anni dal nostro gruppo in Francia”. Una trentina di viaggi in 64 mesi per smaltire il combustibile irraggiato delle ex centrali nucleari italiane. Il numero di barre da portare in Francia sono in totale 1.243. Le più numerose si trovano a Caorso, 1.032 barre, quindi Trino (148 barre) e Garigliano (63 barre). Il materiale viene sistemato in contenitori cilindrici chiamati cask. I cask di Caorso sono alti 6 metri e hanno un diametro di 2 metri e ognuno di esso può contenere fino a 17 barre. I cask di Trino e Garigliano sono altri circa 5 metri e hanno un diametro di 2,20 metri e ognuno di esso può contenere fino a 10 barre. Per quanto riguarda il numero di viaggi da Caorso sono previste 16 spedizioni; da Avogadro (dove sono presenti tutti gli elementi del Garigliano e parte di quelli di Trino) sono previste 10 spedizioni; da Trino 3 spedizioni. Con probabilità la prima spedizione partirà da Caorso entro quest’anno. Il trasporto di tutto il combustibile si concluderà entro 64 mesi a partire dalla firma del contratto. Rientreranno in Italia circa 5 cask di residui vetrificati (120 contenitori vetrificati) e circa 6 cask di residui supercompattati (200 contenitori supercopattati).

CON TRATTAMENTO VIA A BONIFICA SITI.
ROMA – “L’avvio del riprocessamento consentirà di realizzare le operazioni di bonifica dei siti in condizioni di maggior sicurezza e in un clima di proficua collaborazione con i territori interessati”. Lo ha affermato Massimo Romano, amministratore delegato di Sogin, in merito all’accordo firmato con la francese Areva per il combustibile nucleare italiano. “Con la firma di questo contratto – ha detto Romano – l’Italia condivide con altri paesi, fortemente impegnati nella produzione nucleare, la scelta di riprocessare il combustibile irraggiato e rende più certi tempi e modalità del piano di decommissioning degli ex impianti nucleari. L’avvio del riprocessamento consentirà, infatti, di realizzare le operazioni di bonifica dei siti in condizioni di maggior sicurezza e in un clima di proficua collaborazione con i territori interessati. L’accordo con Areva si colloca, per altro – ha concluso Romano – in una strategia industriale volta a stabilire alleanze per cogliere le opportunità che si presenteranno sul mercato internazionale del decommissioning”.

(il simbolo lo trovate su www.monicafrassoni.it)

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Un passo avanti per il Parco nazionale dell’Asinara.

10 Maggio 2007 Commenti chiusi


La Giunta Regionale con delibera n. 15/34 del 19 aprile 2007 ha adottato il Piano del Parco Nazionale dell’Asinara. Un ulteriore passo nell’iter burocratico che porterà alla sua adozione definitiva e permetterà la gestione di quest’area istituita a Parco, ai sensi della legge nazionale quadro n. 394 del 1991 sulla istituzione del sistema delle aree protette in Italia.
Il piano per il parco, redatto dall’Ente di gestione e portato all’attenzione della Giunta rappresenta lo strumento per la tutela dei valori naturali ed ambientali. Dopo l’adozione da parte della Regione, il Piano sarà adesso portato alla visione per quaranta giorni nel Comune interessato (Porto Torres) affinchè chiunque possa far pervenire entro i successivi quaranta giorni le sue osservazioni scritte all’Ente di gestione che darà un suo parere e trasmetterà nuovamente alla Regione la bozza definitiva su cui la stessa si pronuncerà. Atto finale di questo iter, se positivo, sarà l’emanazione del provvedimento di attuazione d’intesa con l’Ente di gestione ed i comuni interessati.
Esaminando la bozza di piano, questo è caratterizzato dalla disciplina dei seguenti criteri:
a) organizzazione generale del territorio e sua articolazione in aree o parti caratterizzate da forme differenziate di uso, godimento e tutela;
b) vincoli, destinazioni di uso pubblico o privato e norme di attuazione relative con riferimento alle varie aree o parti del piano;
c) sistemi di accessibilità veicolare e pedonale con particolare riguardo ai percorsi, accessi e strutture riservati ai disabili, ai portatori di handicap e agli anziani;
d) sistemi di attrezzature e servizi per la gestione e la funzione sociale del parco, musei, centri di visite, uffici informativi, aree di campeggio, attività agro-turistiche;
e) indirizzi e criteri per gli interventi sulla flora, sulla fauna e sull’ambiente naturale in genere.
Conseguenza della fissazione di questi criteri è stata la suddivisione del parco in diverse aree a seconda del diverso grado di protezione, prevedendo:
a) riserve integrali nelle quali l’ambiente naturale è conservato nella sua integrità;
b) riserve generali orientate, nelle quali è vietato costruire nuove opere edilizie, ampliare le costruzioni esistenti, eseguire opere di trasformazione del territorio;
c) aree di protezione nelle quali, in armonia con le finalità istitutive ed in conformità ai criteri generali fissati dall’Ente parco, possono continuare, secondo gli usi tradizionali ovvero secondo metodi di agricoltura biologica, le attività agro-silvo-pastorali nonché di pesca e raccolta di prodotti naturali, ed è incoraggiata anche la produzione artigianale di qualità;
d) aree di promozione economica e sociale facenti parte del medesimo ecosistema, più estesamente modificate dai processi di antropizzazione, nelle quali sono consentite attività compatibili con le finalità istitutive del parco e finalizzate al miglioramento della vita socio-culturale delle collettività locali e al miglior godimento del parco da parte dei visitatori.
Bisogna far rilevare che, pur facendo approvare dalla Giunta la bozza di Piano, l’Assessore all’Ambiente Morittu ha evidenziato alcuni punti di criticità che saranno portati all’attenzione dell’Ente di gestione.
Comunque un passo in avanti per una più compiuta tutela ambientale di un ecosistema unico del Mediterraneo.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

P.S. l’articolo, già pubblicato il 22 aprile 2007, viene ripubblicato per ragioni di corretta visualizzazione della foto.

(foto R.I., archivio GrIG)

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Foca Monaca forever !


In questi giorni varie notizie sul ritorno della Foca Monaca (Monachus monachus) nelle acque della Sardegna. In realtà, pur non essendo più stanziale (sta forse cercando casa ?), vi capita continuamente e, se veniamo a saperlo, sappiamo tenerci un piccolo splendido segreto per evitare che la notòria kermesse di fotografi scooppisti (perdonate il neologismo…), amministratori locali desiderosi di pubblicità, biologi in caccia di incarichi, curiosi ed idioti in caccia di trofei la releghino nel cassetto dei ricordi. la Foca Monaca ha soltanto bisogno di tranquillità e l’unica cosa da fare sarebbe designare un bel tratto di costa roccioso selvaggio e con anfratti come “oasi” interdetta a qualsiasi fruizione antròpica. Poi potrebbe partire un serio intervento di recupero. Il resto, alla lunga, lascia il tempo che trova. Buona nuotata, foca del Mediterraneo !

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 8 maggio 2007

Castelsardo, fotografata da un pescatore dilettante. «Ma certo, è una foca monaca». Giocava in mezzo agli scogli a pochi metri dal lungomare. Mauro Tedde

CASTELSARDO. Non c?è pescatore che non sogni di veder abboccare alla sua canna da pesca un grosso pesce. Di quelli da mettere nell?album dei ricordi e da poter raccontare agli amici. Ma quando Giannino Pintus ha visto affiorare dall?acqua quell?enorme ?cosa? ha solo sperato che non avesse abboccato al suo amo. Quella ?cosa? era infatti – ed è pronto a giuraci su – una grossa foca monaca. L?incredibile incontro ravvicinato lo ha vissuto lunedì pomeriggio Giannino Pintus, un appassionato della canna da pesca di Nulvi. Pintus, come è solito fare nei momenti liberi, era andato a pescare sugli scogli attorno alla torre di Frigiano, praticamente sul lungomare di Castelsardo. Erano le 18.33 quando sotto i suoi piedi si è materializzata all?improvviso un?ombra scura. «E? uno squalo !» hanno gridato Raffaele il figlio di Giannino Pintus e il suo amichetto Omar Manca, che era in compagnia del padre ed un suo amichetto. I tre hanno fatto una frettolosa retromarcia sugli scogli appena il magnifico esemplare di foca monaca ha fatto capolino dall?acqua e li ha scrutati per qualche secondo con i suoi occhioni rotondi. «Quando si è avvicinata quella strana ombra ho pensato ad un branco di pesci ma poi ho capito subito che si trattava di una foca – racconta ancora turbato il pescatore – ma mai avrei pensato che potessero essere così grosse. Per cui, d?istinto, ho pensato subito a fare allontanare i bambini. Poi ho cercato il telefono cellulare nello zaino ed ho provato ad immortalare quello stranissimo animale mentre si esibiva in una serie di evoluzioni acquatiche peraltro schizzandoci addosso dell?acqua. Purtroppo lo spavento non mi ha consentito di scattare delle buone immagini con la piccola fotocamera del mio cellulare ma lo spettacolo a cui abbiamo assistito era veramente incredibile ed emozionante». La foca monaca, con il dorso scuro e con l?addome bianchissimo e gonfio «sembrava incinta», ha gironzolato per alcuni minuti nello specchio d?acqua sottostante la torre aragonese e poi con un guizzo è scomparsa fra le onde sotto gli scogli. «Ed è proprio solo quell?ultimo guizzo che sono riuscito a fermare in un immagine» racconta Giannino Pintus che subito dopo ha informato della cosa i titolari della pescheria che sorge a poche decine di metri e ha descritto l?animale. Ed anche loro, ovviamente pescatori più esperti del giovane nulvese, hanno confermato che poteva trattarsi soltanto di una foca. La notizia del ritorno nelle nostre acque di questo animale, dato per scomparso una trentina d?anni, ha dell?incredibile. Soprattutto se si pensa che un animale così timido possa scorrazzare a pochi metri dalle case di Castelsardo. La foca monaca del Mediterraneo, dice il Wwf, è il mammifero marino più a rischio di estinzione in Europa ed uno dei più rari al mondo. Gli studiosi stimano in circa 500 gli esemplari ancora vivi nel Mediterraneo. I nuclei più consistenti sono quelli delle isole greche dell?Egeo e delle coste meridionali della Turchia.

(foto p.A.F. s.J., archivio GrIG)

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Come ti gestisco le coste n. 15…

9 Maggio 2007 Commenti chiusi


Altra udienza presso il Tribunale penale di Cagliari del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli ultimi anni. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. La cronaca delle precedenti udienze ed ulteriori informazioni potete trovarle in questo ?blog? (?Come ti gestisco le coste…“, 4 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 2…?, 17 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 3…?, 24 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 4…?, 7 novembre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 5…?, 22 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 6…?, 29 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 7…?, 6 dicembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 8…?, 17 gennaio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 9…?, 24 gennaio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 10…?, 28 febbraio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 11…?, 13 marzo 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 12…?, 28 marzo 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 13…?, 3 aprile 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 14…?, 17 aprile 2007). Ribadiamo che tutti, naturalmente, beneficiano della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Non possiamo, però, non evidenziare che le argomentazioni apportate dalla pubblica accusa unitamente a quanto sta emergendo dal dibattimento non possono che suscitare considerazioni piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio nel caso principale del quale si discute (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione. Buona lettura?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 9 maggio 2007

CONCESSIONI FACILI. Nuovi sequestri al Comune di Quartu. Ordinanza del tribunale dopo la comparsa di un parere legale sospetto. Il presidente Sette vuole verificare i passaggi tecnici di alcuni documenti. Mauro Lissia

CAGLIARI. Al processo per le concessioni facili il colpo di scena arriva poco prima delle quattordici, in chiusura d?udienza: sentito l?ultimo testimone, il vicedirettore generale del comune di Quartu Franco Loria, il presidente Francesco Sette detta un?ordinanza che dispone il sequestro del protocollo generale del comune di Quartu Sant?Elena relativi ai mesi di marzo e aprile 1999, tutti i pareri scritti elaborati dall?ufficio affari legali nello stesso periodo e la chiamata come persona informata dei fatti dell?avvocato Nicoletta Ornano, all?epoca consulente legale e oggi dirigente del Comune. A eseguire l?ordinanza sarà Valeria Massidda, l?ispettrice della Forestale che ha svolto le indagini per la Procura.
Tutto ruota attorno a un documento prodotto in aula nell?udienza scorsa da Francesco Onnis, il difensore di Alessandro Casu, imputato di corruzione per la vicenda del Green Blu Center. E? un parere datato 30 marzo 1999, firmato da Loria, che riguarda la legittimità del bando per l?assegnazione dell?area pubblica di Sant?Anastasia-Faccheri, dove la famiglia di Lucio Pani intendeva costruire il centro sportivo con ristorante e piscina. Intenzione premiata, per l?accusa grazie all?aiuto illegale di alcune persone – tra cui Casu – e alla disinvoltura amministrativa di altre. Casu però – come risulta dagli atti – si attenne all?indicazione di Loria. Quindi quel documento alleggerirebbe la posizione processuale dell?ex dirigente dell?Urbanistica, che in sostanza si sarebbe mosso secondo il parere degli uffici.
La comparsa del documento-parere ha sollevato però alcuni interrogativi. Il pubblico ministero Daniele Caria si è chiesto perchè, malgrado l?inchiesta sulle concessioni facili sia stata lunga e articolata, Casu abbia tirato fuori solo a dibattimento avviato un documento così importante per dimostrare la propria innocenza. Ma c?è dell?altro: chiamato a testimoniare, Loria ha confermato l?autenticità del parere («sì, l?ho firmato io») ma non è stato in grado di spiegare perchè sia finito nel protocollo generale del comune e non in quello dell?ufficio tecnico, cui in realtà doveva essere destinato: «Non so, non ho neppure visto dove fosse protocollato – ha detto Loria – non mi sembrava importante». Il sospetto, che il tribunale ha manifestato con l?ordinanza, è che sia avvenuta qualcosa di anomalo. Per esempio – ma non c?è alcuna prova, fino a questo momento – che il documento sia stato scritto a posteriori, forse di recente. Nessuno infatti ne conosceva l?esistenza: l?allora assessore all?urbanistica Vincenzo Cossu – imputato di abuso d?ufficio per la stessa vicenda – ha confermato ieri al tribunale di averlo saputo solo alla scorsa udienza. Un fatto piuttosto strano, considerato il ruolo di Cossu nell?amministrazione in quel periodo.
C?è poi un altro aspetto sul quale il presidente Sette intende fare chiarezza: nel 1999 l?avvocato Ornano era consulente legale del comune di Quartu. Ma Casu preferì rivolgersi al vicesegretario generale per stabilire quale fosse la via più corretta per assegnare l?area di Faccheri all?uso privato. Loria non si è mostrato sorpreso: «Capitava spesso – ha detto ai giudici – venivano da me o mi mandavano lettere con vari quesiti, io rispondevo». Nel caso di Faccheri, piuttosto complesso per il groviglio di norme che riguardavano la materia («hanno fatto cinque leggi sugli appalti in dodici anni» ha spiegato Loria, riferendosi alle varie rielaborazioni della Merloni) le questioni in ballo avrebbero forse consigliato l?accesso a un parere tecnico più qualificato. Ma alla domanda del presidente, Loria ha risposto secco: «Ho risposto io». E Sette ha soggiunto: «Insomma, si sentiva in grado di darlo lei, il parere…». Ora – sulla base dei documenti da acquisire in municipio – il tribunale potrà verificare se i pareri di Loria erano davvero così richiesti e così di frequente, come ha sostenuto il dirigente in aula.
L?udienza si era aperta con l?interrogatorio di Sebastiano Bitti, che elaborò la delibera per la concessione dell?area di Faccheri, imputato di abuso d?ufficio: ha spiegato che la delibera era ?aperta? alle osservazioni dei cittadini, non un atto definitivo. Il pm Caria gli ha però contestato che si trattava di un bando con requisiti precisi a pena di esclusione, quindi – secondo il magistrato dell?accusa – la scelta del Comune c?era. L?ex assessore Cossu ha risposto con chiarezza a tutte le domande e ha spiegato che al momento della richiesta di concessione dell?area non sapeva che ci fosse «alcun interessamento diretto da parte di Pani» al progetto Green Blu.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Anche il viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo.

9 Maggio 2007 Commenti chiusi


Riceviamo e pubblichiamo volentieri la segnalazione di Samir Villani, su alcune ?mosse? facili per salvare il Pianeta che ci ospita, fino a quando ancora? Buona lettura

“Anche il viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo”.
Approfitto delle “38 mosse per salvare il pianeta” riportate dal Corriere della Sera di oggi per esprimere alcuni concetti.
L’autore afferma che “forse, l’unica vera soluzione, è quella del punto 38, senza dimenticare però le precedenti 37. Perché, come diceva Confucio: anche il viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo.”
Per inciso, la mossa 38 recita: “consumare di meno, vivere semplicemente, condividere di più…non è compatibile con la crescita costante dell?economia? Le dottrine economiche non sono il Vangelo. Le si cambino per renderle compatibili con le nuove esigenze planetarie.”
Mi sembra decisiva, soprattutto se si considera per esempio che altre mosse faticano a reggersi da sole.
Si pensi per esempio alla abolizione dei famigerati sacchetti di plastica (ottimo): e se poi le nostre spiagge venissero riempiti di sacchetti di plastica biodegradabile? o di carta? e magari in maggiore quantità?
Oppure si pensi alla mossa 2 (la casa verde): certo è preferibile una casa verde, meglio se in bioarchitettura e bioedilizia, ma è sostenibile (anche ambientalmente) un mercato immobiliare speculativo che riempie una intera costa di villette verdi?
Aggiungo una riflessione: alcune tra le 37 cose elencate prima (es. non sprecare la carta e favorire il riciclo) hanno sempre fatto parte del mio modo di essere, ma potrei dire altrettanto su risparmiare l’acqua, o su molte altre cose di cui ogni tanto si parla e che sembrano tanto ingenue.
Semplicemente credo che abbiano sempre fatto parte della nostra cultura “tradizionale”: non è così difficile comprenderle e praticarle. Forse le abbiamo semplicemente dimenticate. Forse non è così difficile “consumare di meno”, e magari contemporaneamente avere tutti “la pagnotta” quotidiana.
Forse nel cammino di mille miglia ci siamo già, è solo che facciamo fatica a vedere la mèta e le contingenze (pagnotta soprattutto) ci distraggono spesso.

www.corriere.it del 9 maggio 2007
38 mosse facili per salvare il pianeta

A cura di Paolo Virtuani
Gli allarmi per lo stato del pianeta e le minacce per il riscaldamento globale sono ormai quotidiani. Le nazioni e le organizzazioni internazionali partecipano a un vertice dopo l’altro per trovare soluzioni condivisibili che consentano di salvare il globo e garantire al contempo lo sviluppo economico (più o meno come salvare capra e cavoli). Ma cosa possiamo fare noi semplici abitanti della Terra, noi che viviamo in un Paese altamente sviluppato, cosa possiamo fare noi nella nostra vita quotidiana per evitare di aggravare le già elevate emissioni di gas serra (e non soffrire di sensi di colpa)?
Ecco alcune semplici soluzioni: alcune veramente banali, altre un po’ più complicate e nemmeno alla nostra diretta portata, ma sulle quali possiamo esercitare pressioni politiche ed economiche per modificare lo status quo. Più di tutto, però, conta una cosa: la consapevolezza che così non possiamo andare avanti ancora a lungo se non vogliamo mettere seriamente a repentaglio l’intero ecosistema. E, forse, l’unica vera soluzione, e quella del punto 38, senza dimenticare però le precedenti 37. Perché, come diceva Confucio: anche il viaggio di mille miglia inizia sempre con il primo passo.
(foto C.B., archivio GrIG)
Riferimenti: 38 mosse facili per salvare il pianeta

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