
Le Sezioni Riunite della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna hanno ritenuto di sospendere il giudizio di parificazione del rendiconto regionale 2006 e di sollevando una questione di costituzionalità in materia di copertura di alcune partite di spesa.
Il giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato e dei rendiconti generali delle Regioni a statuto speciale è una delle competenze ?storiche? della Corte dei conti (legge n. 800/1862, artt. 38 e ss. del regio decreto n. 1214/1934), con prassi e contenuti naturalmente evoluti nel tempo. Sostanzialmente costituisce un giudizio di ?regolarità? contabile-finanziaria del rendiconto nel suo complesso e nelle sue singole parti riferite alla complessiva gestione. Nel corso dell?esame la Corte dei conti valuta anche gli aspetti più generali della generale attività gestionale dello Stato o delle Regioni a statuto speciale, segnalando problematiche e suggerendo soluzioni.
La Corte costituzionale dovrà rispondere fondamentalmente ad un paio di domande: la questione sollevata riveste importanza risolutrice per portare a termine il giudizio di parificazione del rendiconto regionale 2006 ? E, naturalmente, la questione sollevata è fondata ?
Gruppo d?Intervento Giuridico
da L?Altravoce (www.altravoce.net), 28 giugno 2007
Corte dei conti contro la Regione: per le entrate a futura memoria giudizio sospeso sul bilancio 2006. Botta a Soru, decide la Consulta.
È la prima volta nella storia dell’autonomia sarda: la Corte dei Conti ha sospeso il giudizio sul rendiconto generale della Regione Sardegna 2006 e lo ha rimesso alla Corte Costituzionale. Il ricorso alla Consulta riguarda solo una parte, la più controversa fin dall’inizio della manovra di bilancio, che nel suo complesso è stato dichiarato regolare. La Corte costituzionale dovrà verificare la legittimità di tutte le norme relative all’anticipazione nella Finanziaria 2006 delle risorse dovute dallo Stato in base all’accordo sulle cosiddetta ?vertenza entrate?. La clamorosa decisione – la prima di questo genere in Sardegna, come si è detto – è giunta dopo una lunga, argomentata e severa requisitoria (contro la Regione) del procuratore regionale Mario Scano. Conclusa con il giudizio di formale regolarità del conto di bilancio, «fatta eccezione per la partita, dell’importo di un miliardo e mezzo di euro, iscritta nello stato di previsione dell’entrata, accertata e trasportata ai residui attivi della competenza 2006 in carenza di alcuna ragione giuridica del relativo credito nei confronti dello Stato». Insomma si tratta delle maggiori entrate per la Regione derivanti dall’accordo col Governo ma operative a partire dal 2009: Soru ha voluto inserirle nel bilancio del 2007 e nei residui attivi del bilancio 2006, al quale la Corte dei conti ha negato la ?parificazione?, appunto ritenendo immotivata la retroattività sull’anno scorso. Una valutazione dai toni duri, che equivalgono a ben più di una bacchettata politica al presidente della Regione.
La mossa di Soru era stata contestatissima fin dall’inizio, specie dall’opposizione. Ma aveva lasciato dubbiosi o decisamente contrari anche molti esperti (incluso l’ex assessore alla programmazione Francesco Pigliaru). La decisione politico-contabile aveva tuttavia avuto luce verde dal Governo, che l’aveva considerata compatibile: in particolare dopo un serrato confronto tra Soru e il ministro per le Regioni Linda Lanzillotta.
Ma ora la Corte dei conti regionale ha rimesso tutto in gioco, sospendendo la ?parificazione? e impugnando il bilancio davanti alla Corte costituzionale, che deciderà in maniera definitiva se le norme contestate siano o meno legittime. Nel secondo caso si dovrebbero riscrivere parti importanti della Finanziaria 2007, approvata già in grande ritardo.
La manovra del 2007 comunque non è toccata dalla decisione della magistratura contabile, che interviene solo in sede di verifica a posteriori: infatti il verdetto di oggi riguarda la ?certificazione? del bilancio 2006. Ma certamente si apre un caso politico e tecnico molto serio, che sarà risolto dalla Consulta. Sono ovviamente scontate le contestazioni dell’opposizione, che fino all’ultimo aveva negato la legittimità dell’impostazione ?a futura memoria? delle entrate, data direttamente da Renato Soru come assessore ad interim del bilancio e della programmazione dopo le dimissione di Pigliaru. Comunque Soru ha incassato senza mostrare preoccupazione il giudizio della Corte dei conti, rispettandolo ma minimizzandone la portata. «Sarà utile un chiarimento definitivo della Corte Costituzionale», ha commentato a caldo il presidente della Regione. «La Corte dei Conti ha sospeso il giudizio chiedendo un parere della Consulta sulle previsioni della legge di contabilità e bilancio, previsioni che erano contenute nelle leggi di contabilità presentate nei decenni precedenti. Noi abbiamo apportato delle innovazioni e la Corte, che ha anche sottolineato gli aspetti positivi, si pone dubbi di costituzionalità gia’ superati dal Governo che, a suo tempo, aveva deciso di non fare ricorso». Secondo il procuratore Mario Scano, «l’anticipazione al 2006 di risorse finanziarie spettanti alla Regione negli anni 2013-2015, e che attengono alla competenza degli esercizi medesimi, si risolverebbe in una palese elusione del principio dell’annualità del bilancio, sancito dall’articolo 81 della Costituzione». Il magistrato contabile ha sottolineato che «si tratta di regola fondamentale cui sono conformate, oltre che tutte le leggi di approvazione dei bilanci pubblici, sia la legge di contabilità statale sia quella di contabilità regionale».
Nel sottolineare «la presenza di profili di disallineamento della norma dallo Statuto di autonomia», Scano ha ricordato che per la Regione tale disposizione «deve intendersi quale operazione finanziaria straordinaria finalizzata alla copertura di una quota parte del disavanzo di amministrazione». Questa operazione finanziaria – ha aggiunto – «assolve al dichiarato scopo di bilanciare almeno in parte il disavanzo finanziario, la sua rappresentazione (iscrizione) nel bilancio annuale di previsione si traduce in un’allocazione, dagli affetti asimettrici delle relative poste che è tale da influire sulle risultanze definitive della gestione finanziaria 2006». Scano ha anche precisato che «ormai da decenni le sezioni riunite della Corte dei Conti della Sardegna hanno rilevato l’irrazionalità della ricorrente iscrizione di poste per la regolazione di avanzi o di disavanzi finanziari». Ha poi aggiunto che «l’importo di 1.500 milioni di euro stanziato nello stato di previsione dell’entrata dell’assessorato alla Programmazione viene portato a residui attivi venendo così a incidere sul relativo carico. Ne deriva – ha osservato il magistrato – che, a causa della sfasatura contabile di queste allocazioni, l’accertamento del credito privo di ragione giuridica si riverbera sia sulla risultanze del conto del bilancio sia, con effetto permanente, sull’ammontare dei residui attivi». Ancora più dura nei confronti della Regione era stata la relazione sul rendiconto generale del consigliere della Corte dei Conti Nicola Leone, che tra le altre cose ha contestato l’accertamento delle entrate da parte della Regione tramite legge, affermando che, invece, «l’accertamento, come è noto in tutti i manuali di contabilità pubblica, senza eccezione alcuna, è l’attività con cui si accerta che il soggetto pubblico ha diritto a riscuotere una certa somma (diversa cosa è il momento in cui la riscossione seguirà)».
Nella relazione, il consigliere della Corte dei Conti ha ricordato «che il bilancio pubblico comprende tutte le entrate e tutte le spese che si prevede di accertare e di impegnare nel corso dell’esercizio di riferimento. Se fosse possibile – osserva – inserire nel bilancio di competenza somme relative ad esecizi successivi, oltre che il principio della competenza sarebbe violato anche il principio di veridicità del bilancio e quello della sua trasparenza». Il magistrato ha sottolineato che «se esiste un obbligo giuridico a pagare, e le somme accertate non rientrano nella competenza dell’esercizio di imputazione, il bilancio è a rischio e l’amministrazione è esposta a procedure esecutive». Leone ha pertanto concluso che il contestato accertamento di entrata «è sprovvisto di copertura finanziaria» in quanto «non vi è alcuna entrata che possa essere accertata per quel titolo nel corso dell’esercizio 2006». Il consigliere della Corte dei Conti ha infatti sottolineato che l’entrata prevista «potrà essere accertata se e in quanto essa effettivamente maturi a carico del bilancio statale, per ciascuno degli esercizi 2013, 2014 e 2015 e per l’importo annuo di 500 milioni di euro».
I primi commenti dell’opposizione sono venuti da Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia in Consiglio. «L’illegittimità dell’anticipo di entrate prevista nel bilancio 2006 e ripetuta in quello del 2007 era ed è palese a qualunque persona di buon senso. Ma in un mondo, e soprattutto in una Regione, in cui il buon senso è sempre più merce rara, stava entrando nella mentalità comune che tutto fosse possibile». La Spisa incalza poi affermando che «il giudizio espresso dalla Corte dei Conti riporta con i piedi per terra la maggioranza di sinistra del Consiglio regionale che spudoratamente aveva avallato la decisione del presidente della Regione. Il fatto è talmente grave da essere unico nella storia dell’autonomia regionale. Un altro record negativo che sancisce il fallimento del governo della sinistra in Sardegna».
da www.regione.sardegna.it, 28 giugno 2007
Soru: “Il risanamento è dovuto ai debiti delle Giunte precedenti”.
In merito alla sospensione del giudizio di parificazione del bilancio regionale da parte della Corte dei Conti, il Presidente della Regione ricorda il positivo pronunciamento dello Stato e che nella relazione della stessa Corte è rimarcata la netta inversione di tendenza della politica della Regione.
CAGLIARI, 28 GIUGNO 2007 – “E’ per colpa dei disavanzi e dei debiti delle Giunte precedenti, arrivati a quasi 6 miliardi e mezzo di euro, che siamo costretti a fare uno sforzo di risanamento che ha destato qualche perplessita’ nella Corte dei Conti”. Il presidente della Regione, Renato Soru, difende l’operato della Giunta ricordando anche che il Procuratore generale della Corte, Mario Scano, ha sottolineato nella sua requisitoria di stamattina la “netta inversione di tendenza che l’esecutivo ha impresso alla politica economica e finanziaria della Regione, con particolare riguardo a un effettivo controllo delle entrate e delle spese”.
Nel ricordare la sospensione del giudizio di parificazione del bilancio regionale da parte della Corte, Soru ha ribadito che lo Stato, dopo aver chiarito gli obiettivi del bilancio, non ha piu’ impugnato il provvedimento ritenendolo legittimo dal punto di vista costituzionale. Il presidente della Regione ha inoltre sottolineato come non sia stata messa adeguatamente in evidenza “la notevole azione di risanamento” attuata dalla Giunta, che e’ stata sottolineata anche dalla relazione delle sezioni riunite.
Il Presidente Soru ha poi ricordato i debiti per 3 miliardi di euro e gli altri 3,2 miliardi da pagare per mutui contratti dalle Giunte precedenti. “Per risanare il disavanzo pregresso – ha spiegato – abbiamo riqualificato la spesa e non abbiamo piu’ contratto nuovi mutui, preferendo rallentare la spesa e utilizzare le maggiori entrate conquistate nella vertenza con lo Stato. La decisione della Corte non deve farci perdere di vista l’impegno di maggiore severita’ per diminuire i debiti ereditati dal passato, e il dubbio di costituzionalita’ non deve far perdere di vista lo sforzo straordinario per porre rimedio al disastro di bilancio lasciato dalla precedente legislatura. Questa azione della Regione e’ stata riportata nelle relazioni della Corte dei Conti, che hanno evidenziato lo sforzo per un maggiore rigore”.
Soru ha anche detto che l’anticipazione delle risorse per 500 milioni nell’ultimo bilancio e’ di fatto corretta, in quanto si riferisce alla transazione con lo Stato relativa all’Iva degli anni 2004, 2005 e 2006. “Si tratta di un credito certo. La Corte ha soltanto messo in evidenza una discrasia temporale, facendo riferimento alla Finanziaria dello Stato approvata formalmente l’1 gennaio 2007. In realta’, la legge regionale e’ stata approvata il 28 dicembre, due settimane dopo l’approvazione della Finanziaria nazionale da parte della Camera. Quindi la Regione ha agito correttamente nella sostanza”.
Soru ha risposto alle critiche degli esponenti del centrodestra, dicendo che “gli ultimi che possono parlare sono quelli che hanno avuto responsabilita’ nella Giunta precedente”. A chi gli chiedeva cosa fara’ la Regione se la Corte Costituzionale giudichera’ illegittima la legge regionale che autorizza le anticipazioni delle risorse, Soru ha risposto che “allora sarebbe necessario un assestamento di bilancio. Ci indebiteremmo facendo ricorso a nuovi mutui, proprio come hanno fatto le Giunte del passato”.
Il Presidente della Regione ha sintetizzato in una sola frase la conferenza stampa di oggi: “Praticamente la Corte dei Conti sta dicendo che i debiti del centrodestra occorre pagarli contraendo nuovi mutui e non anche risparmiando sulle entrate future. La discussione di stamattina è esattamente questa”.
da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2007
Contestata la posta di 1,5 miliardi di euro che verrà incassata nel 2013. Atti alla Consulta. «No alle entrate future nel bilancio regionale». Soru: una decisione assurda. In questo modo ci costringono a contrarre nuovi mutui. I giudici contabili: non è stato rispettato il criterio dell?annualità. Augusto Ditel
CAGLIARI. Una giornataccia, per Renato Soru. La Corte dei Conti ha bacchettato il governatore e la sua finanza creativa, dopo l?iscrizione nel bilancio 2006 dela posta di un miliardo e mezzo di euro, soldi che finiranno nelle casse regionali solo a partire dal 2013, per tre esercizi. Convinti che non sia stato rispettato il principio costituzionale dell?annualità del bilancio, i giudici contabili hanno trasmesso gli atti alla Consulta. Un Soru imbufalito in serata si è scagliato contro la decisione della Corte. Non è bastato, al presidente della Regione, il giudizio positivo dei giudici contabili sull?inversione di tendenza riscontrata nel bilancio 2006, nel cui consuntivo figurano entrate per 8,2 miliardi di euro, residui attivi per 6,2 miliardi e 7,5 miliardi di residui passivi. «Per la gestione delle entrate si è evidenziato in sede previsionale finale un incremento dell?entrata complessiva dell?esercizio 2006 rispetto al precedente – ha sottolineato la relatrice della Sezione di Controllo, Valeria Mistretta, presentando il rendiconto generale della Regione – e gli accertamenti sono cresciuti del 18,19% rispetto all?esercizio precedente. Dati positivi, contrariamente a quanto verificato nei due passati esercizi, anche per quanto concerne i parametri relativi al ricorso al mercato». Il relatore Nicola Leone ha analizzato l?attività legislativa (21 le norme approvate dal Consiglio regionale) e ha sottolineato che «il governo regionale ha attuato una notevole azione di risanamento del bilancio basata sulla riduzione degli sprechi e sulla riqualificazione della spesa, anche attraverso una limitazione delle spese correnti, nonchè sul controllo del livello di indebitamento».
Il rilievo. L?apprezzamento della Corte per il nuovo corso della Regione è stato però vanificato dalla contestazione del procuratore regionale della Corte dei Conti, Mario Scano, secondo il quale «si provvede alla copertura parziale del disavanzo di amministrazione con l?impiego di risorse finanziarie previste in conto degli esercizi dal 2013 al 2015, per una quota di 500 milioni di euro per anno. Questa disposizione risulta inapplicabile visto che, relativamente all?anno finanziario 2006, non sussiste alcun credito della Regione nei confronti dello Stato. Secondo Scano «l?anticipazione al 2006 di risorse finanziarie spettanti alla Regione negli anni 2013-2015 e che attengono alla competenza degli esercizi medesimi si risolverebbe in una palese elusione del principio dell?annualità del bilancio sancito dall?art. 81 della Costituzione». Di qui la decisione di trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale, che non deciderà prima di tre mesi. La giunta regionale, insomma, non avrebbe dovuto iscrivere a bilancio (lo ha fatto anche in quello del 2007) le somme che incasserà solo negli anni 2013, 2014 e 2015. Per ridurre il disavanzo, al contrario, avrebbe dovuto contrarre dei mutui. Una strada, questa, indicata dall?ex assessore alla Programmazione Francesco Pigliaru, dopo le sue dimissioni dall?incarico.
La replica. Renato Soru è letteralmente infuriato e non esita a contestare la decisione dei giudici contabili, i quali, per la prima volta nella storia dell?autonomia, hanno assunto questo atteggiamento. «Non sono per nulla d?accordo – ha dichiarato alla ?Nuova? il presidente della Regione, che ieri ha assistito in religioso silenzio alla seduta della Corte dei Conti, insieme con il presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu – su una decisione che stride fortemente con la politica del rigore e della riduzione dell?indebitamento voluta dal governo, dal ministero dell?Economia e dalla Ragioneria. In virtù di finti formalismi impostati sulla contabilità, la Corte dei Conti ci rimprovera per non aver acceso nuovi mutui, in netto contrasto con quanto invece viene richiesto dallo Stato sulla riduzione dell?indebitamento. L?anticipazione delle risorse – ha proseguito Soru – per 500 milioni nell?ultimo bilancio è corretta: si riferisce alla transazione con lo Stato relativa all?Iva del 2004, 2005 e 2006. Si tratta di un credito certo, tant?è che il governo ci ha dato il via libera, riconoscendo la straordinarietà delle ragioni che ci hanno indotto asd assumere quella decisione». E se la Consulta riterrà illegittima la legge regionale che autorizza le anticipazioni delle risorse? Renato Soru ha risposto così: «Sarà necessario un assestamento di bilancio. Vorrà dire che ci indebiteremo facendo ricorso a nuovi mutui proprio come hanno fatto le giunte del passato».
Una decisione senza precedenti nella storia dell?autonomia. Antonio Sassu
Per la prima volta nella storia dell?autonomia regionale la sezione sarda della Corte dei Conti non ha parificato la finanziaria regionale e l?ha rinviata, per un giudizio definitivo, alla Corte Costituzionale. Non si tratta, come si può capire, di un giudizio di natura politica ma di una valutazione tecnica. Secondo la legge non è possibile scrivere in bilancio spese per le quali non è prevista la copertura certa. Siccome sono state inserite quali residui attivi del 2006 entrate statali certe, ma non esigibili, poiché la loro riscossione è prevista negli anni futuri, si è violato il principio della annualità del bilancio. Il Governo aveva ?superato? tale difficoltà con un giudizio politico e aveva dato il via libera alla Giunta Soru quasi legittimandola a considerare i crediti come esigibili. D?altra parte il comportamento del presidente Soru intendeva rendere immediatamente fruibili i vantaggi per la comunità sarda connessi alle attese entrate. I magistrati contabili, al contrario, attenendosi agli aspetti strettamente tecnici, non hanno certificato il bilancio del 2006 e hanno ritenuto di dover rimettere la decisione alla Consulta. Più discutibile sembra il riferimento alla violazione del principio di veridicità e di trasparenza del bilancio. Comunque, in un regime democratico le soluzioni anche fra organi istituzionali dello Stato si risolvono in questo modo. Ciò riflette il normale bilanciamento tra poteri dove un corretto rapporto presuppone la collaborazione nel rispetto dei reciproci ruoli. Lo stesso Presidente della Giunta regionale non ha mostrato grande preoccupazione di fronte al giudizio della Corte dei Conti che, peraltro, ha riconosciuto le forti innovazioni che ci sono state. Ma, ora, come cittadini sardi, cosa ci attende per il bilancio preventivo 2007 ? . Quali servizi dovranno ancora essere sacrificati, essendo noi creditori dello Stato ?
da L?Altravoce (www.altravoce.net), 29 giugno 2007
Uno smacco personale e politico. Soru-panzer, peccato di arroganza. La faccia tosta del Polo: ieri faceva debiti, ora strilla. Giorgio Melis
Neanche a Renato Soru i conti quadrano quando trasforma le proprie convinzioni e volontà imperative in certezza e verità: benché animato da generose intenzioni, pretende di farne ?legge? indubitabile, anche contro la legge formale e il parere dei giuristi. C’è tutto il personaggio – tetragono, assertivo, tenace fino alla testardaggine senza dubbi – nell’imposizione di una manovra di bilancio che la Corte dei conti ha giudicato di dubbia costituzionalità, chiedendo un parere di legittimità alla Consulta. Sconsigliato da molti e ben più esperti di lui in contabilità pubblica. Contestato duramente dalle opposizioni, che stavolta nella polemica astiosa avevano calato motivazioni più che fondate. Purtroppo per lui, confortato dal parere del ministro delle Regioni, Linda Lanzillotta, moglie di un costituzionalista ed ex ministro eccellente come Franco Bassanini. Così Soru è andato avanti come un panzer, solo contro tutti come al solito: ma l’infallibilità è dogma limitato anche per la Chiesa. E lui è andato a sbattere contro la dottrina e la prassi che la Corte dei conti ha interpretato con rigore e anche severità.
Tuttavia non ci accodiamo al coro di accuse e condanne contro il presidente della Regione. Non spariamo anche noi su Soru, anche se ha quasi certamente sbagliato di grosso. Voler arrivare prima a un grande obbiettivo: azzerare con un colpo da prestigiatore, tra il creativo e l’azzardo, l’enorme voragine lasciata in amara eredità alla sua Giunta dal centrodestra. Quelli che oggi strillano, tra il 2001 e il 2005 avevano decuplicato il debito della Regione, da 370 e 3.500 milioni di euro. Questo non lo dice Soru. Lo ha documentato, anche dopo le dimissioni da assessore al bilancio, l’economista Francesco Pigliaru e lo hanno confermato i riscontri di tutti gli organi tecnici. Tuttavia il salto senza rete dal trapezio finanziario era rischioso oltre ogni prudenza, e parrebbe destinato allo schianto al suolo: in termini d’immagine e di sconfitta (provvisoria ? Improbabile) politico-isituzionale. Non avrà ricadute pratiche gravi ma è un altro vulnus per la sua immagine di governante. Soru aveva imposto, da assessore ad interim del bilancio, di iscrivere subito tra i fondi disponibili gli stanziamenti sicuri, ma a futura memoria, derivanti dal fondamentale successo nella vertenza-entrate con lo Stato. Voleva evitare di contrarre nuovi mutui, e pagare i relativi interessi, per non appesantire le casse regionali di altra zavorra piombigna: oltre quella lasciata dal malgoverno del Polo. Non c’è imbroglio e tantomeno truffa, come gridano scompostamente esultanti senza pudore gli assedianti della destra. Hanno avuto ragione e Soru torto: nei mezzi, non nel fine, che era e resta condivisibile ma non poteva e doveva essere perseguito con atti impropri: alla Tremonti. L’esito comunque non assolve il Polo. Semmai ne sottolinea ed esalta le responsabilità pregresse, che gravano come un macigno nel presente. Facile gridare allo scandalo dall’opposizione dopo aver prodotto, sgovernando, il disastro scaricato sui successori, che devono affrontarlo in stato di necessità. Perciò non ci uniamo al tiro a segno di cecchini squalificati che sparano all’unisono sul pianista. Questo per dovere di giustizia: a ciascuno il suo. A Soru la colpa di un errore serio, autolesionistico. E grave: per la prima volta in oltre mezzo secolo di autonomia, il bilancio della Regione non è stato ratificato dalla Corte dei conti che, è d’obbligo ricordarlo, aveva duramente contestato la finanza allegra e avventuristica del centrodestra. C’è uno smacco personale, politico e istituzionale, che va censurato come si conviene: senza indulgenze. Una botta durissima che offusca un fatto decisivo: il bilancio regionale è stato in larga parte risanato in tre anni. Pretendere di farlo risplendere a debito zero con una scorciatoia improbabile, cacciandosi in un vicolo cieco, è stato un azzardo che si ritorce contro l’autore. Non bastano le buone e migliori intenzioni, che lastricano anche l’inferno della finanza pubblica. I mezzi devono essere correttamente rapportati anche e soprattutto al fine, specie se è buono. Soru ha la proterva capacità non di sbagliare, che è fisiologica quando non c’è malafede (e questo nessuno può negarlo se c’è di onestà intellettuale nell’azzannamento politico). Il guaio è che nell’errore persevera, non diabolicamente ma perche è la sua natura. Continua a sbagliare nel non-ascolto di pareri e persone prestigiose, fuori dai giochi sporchi. Continua a credere che ogni sua idea, e ne ha avuto di grandi e ed eccellenti, automaticamente diventi l’unica giusta e santa, verità rivelata, certezza dogmatica: automaticamente buona ?legge? perché scaturita dal suo pensiero e dalla sua volontà. Governare non è solo comandare, si è detto altre volte. È confrontarsi alla pari, accettando le buone ragioni dell’interlocutore qualificato. Non concludere sempre: «mi contraddici, dunque sbagli e io faccio come avevo già deciso». Questo è un limite grave e insuperabile nell’esercizio dell’arte del buon governo. Limite caratteriale che diventa boomerang contro se stesso ma anche, ciò che più conta, in danno dell’istituzione di cui è a capo pro tempore.
Quali conseguenze, se la Corte costituzionale confermerà il giudizio della Corte dei conti che contesta quelli di Soru ? Per l’anno in corso poco o nulla. Ma si dovrà fare un assestamento di bilancio. La prima sentenza non sospende la Finanziaria appena approvata, e purtroppo con grave ritardo evitabile. Servirà un assestamento, con la rimozione dalle entrate di quei 500 milioni a futura memoria iscritti improvvidamente, senza recepire pareri contrari quasi unanimi. Quei fondi depennati dovranno essere coperti con nuovi mutui e relativi interessi. Una strada obbligata che Soru non avrebbe voluto percorrere, in controtendenza alla linea del Polo che ne ha abusato in passato, creando un indebitamento abnorme. Decuplicato in cinque anni, è bene ridirlo dopo averlo scritto non a posteriori ma durante lo sfrenato sperpero e scialo di denaro pubblico da Floris a Masala passando per Pili. Tanto il debito non era ?a pronti?: altri avrebbero poi dovuto estinguerlo al posto degli scialacquatori. Come l’immane montagna del deficit nazionale scaricato sulle future generazioni. Dunque nuovi mutui, appesantimento della cassa regionale. Ma era probabilmente inevitabile, a meno di tagli fino all’osso nella spesa. Dunque tanto valeva prendere il toro per le corna, senza cacciarsi in un empasse masochistico.
C’è una morale amara e insieme positiva, in questa vicenda. Non sempre ma abbastanza di frequente, i controlli servono e funzionano. La Corte dei conti ha fatto il suo dovere, benché talvolta nel recente passato sia stata più indulgente e clemente contro ben altri misfatti regionali. La morale va però estesa anche a un altro, bruciante fronte. La magistratura contabile non ha competenza sul Consiglio regionale. Perciò l’autocontrollo immaginario dell’assemblea ha provocato lo scandalo dei costi-record della Sardegna fra tutte le altre Regioni. Anzi, senza un poco di clamore pubblico la situazione – stabilizzata da qualche anno ma a livelli di costo intollerabili – sarebbe peggiorata secondo il trend dissipatorio all’insegna del «tanto paga Pantalone». Nessun giustificazionismo per Soru. Ma neanche, per quanto attiene il Consiglio, per la gestione di Efisio Serrenti. Durante la quale, col sostegno determinante del Polo ma anche nell’inerzia del centrosinistra, il costo del Consiglio è letteralmente esploso, aumentando del 40 per cento in un quinquiennio. Assolutamente in linea con la crescita dell’indebitamento in Regione: due amministrazioni separate, stessa logica sfrenata di dissipazione nel segno del Polo. Per questo gridi pure ma non s’allarghi: i suoi vecchi conti, che ammorbano il presente, lo inchiodano e deve ancora saldarli politicamente. Non più ?meglio Soru? ma certo ancora ?peggio Pili?.
da www.regione.sardegna.it, 29 giugno 2007
La Regione: grave l’attacco della Corte dei Conti.
“Credo che la Corte dei Conti abbia fatto un attacco politico alla Regione”. Così il Presidente della Regione, Renato Soru, commenta la sospensione del giudizio da parte dell’organo contabile che ha deciso l’invio alla Corte Costituzionale del bilancio 2006 della Regione.
CAGLIARI, 29 GIUGNO 2007 – “E’ stato un attacco politico grave – ha spiegato Soru – e l’ho già detto ai diretti interessati e lo ribadisco”. Il Presidente della Regione ha parlato di “volontà di protagonismo eccessiva”, non più in linea coi tempi e nemmeno coi compiti attribuiti alla Corte dei Conti. “Un protagonismo che non aiuta – ha aggiunto – la trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione e la corretta informazione dell’opinione pubblica, anzi rischia di inquinarla, vanificando così la possibilità di trasferire alla pubblica opinione la corretta informazione sugli sforzi di risanamento dell’amministrazione regionale”.
Secondo il Presidente della Regione – che si è detto tranquillo per la decisione che prenderà la Corte Costituzionale criticando “l’esultanza” dell’opposizione – la Corte dei Conti è “un istituto della parificazione del nulla, ormai superato, senza futuro”. “Sono d’accordo con l’opinione di chi, come il prof. Cassese, ritiene superato questo istituto e ne ha chiesto l’eliminazione, come ha ricordato il nostro consulente prof. Carrozza. Verrà un momento che anche in Sardegna, come nelle altre regioni d’Italia, non si farà più questo giudizio. Tra l’altro ieri non c’è stata neanche unanimità – ha aggiunto Soru – e pur in presenza di pareri discordi tra la Procura e la Corte, si è deciso, con una leggerezza eccessiva, di prendere un provvedimento che si sapeva avrebbe suscitato molte perplessità nell’opinione pubblica. La Corte avrebbe dovuto usare maggior prudenza”.
Il Presidente della Regione ha spiegato di aver indetto questa conferenza stampa per “fare chiarezza con i sardi” all’indomani della decisione della Corte Conti. “La Corte Costituzionale ci darà ragione – ha detto Soru – il bilancio è questo, in piena legittimità, per noi non cambia nulla. Si è parlato del bilancio del 2006 e si è sospesa la parificazione perché la Corte ha eccepito l’iscrizione di 500 milioni di Iva dovuti per gli anni 2004, 2005 e 2006 che ci sono stati riconosciuti finalmente dallo Stato, con ritardo, a seguito della vertenza entrate, e che opportunamente la Regione ha messo nel bilancio del 2006. La Corte ha ritenuto, sbagliando grossolanamente, e ne sono totalmente convinto, io e i consulenti della Regione, senza tener conto del parere espresso dagli uffici nei giorni scorsi, poiché lo Stato questi 500 milioni li pagherà in 20 anni, si sarebbe dovuto iscrivere non tutti nel 2006, ma di anno in anno.
Questa posizione della Corte è diversa dalla posizione espressa nella requisitoria del procuratore Scano. La Corte dei Conti ieri si è mostrata con due volti e con due opinioni, ma è chiaro che l’opinione definitiva la darà la Corte Costituzionale e noi siamo tranquilli, perché ci renderà giustizia”. Per quanto riguarda poi l’anticipazione delle entrate per il finanziamento del disavanzo, Soru ha ribadito che “la discussione non riguarda il finanziamento per il disavanzo del 2006, che è stato di appena 140.000 euro dopo che appena due anni prima la Regione, in un solo anno, aveva un disavanzo di 1,3 miliardi. Ma quel miliardo e mezzo di cui si è discusso ieri – ha concluso Soru – riguarda il disavanzo che la Regione ha accumulato prima, dal 2000 al 2004, con una serie di deficit che sono cresciuti in maniera esponenziale grazie ai buchi, ai disastri lasciati dal centrodestra”.
da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2007
La Corte dei conti smentisce il presidente.
Leone minaccia di querelare il governatore: «Soru non sa distinguere tra pm e giudice». Il consigliere relatore usa toni durissimi per replicare: «E? preoccupante che il capo dell?esecutivo sia privo di alcune nozioni di base che l?hanno fatto trascendere». Alfredo Franchini
CAGLIARI. In principio era una terribile bacchettata che la Corte dei conti aveva inferto alla Regione sospendendo il bilancio 2006, rinviato al giudizio della Costituzionale. Poi c?era stata la reazione del presidente, Renato Soru, che non voleva passare per un seguace di Tremonti e della «finanza creativa» con le accuse ai giudici contabili e, in particolare, al consigliere Nicola Leone. Ieri la replica di quest?ultimo che, in una lettera di chiarimento, minaccia addirittura una querela a Soru. Insomma, lo scontro istituzionale si fa sempre più aperto.
Quando le sezioni riunite decisero di chiedere un parere alla costituzionale, Soru rilevò una diversità di vedute tra il Procuratore generale, Mario Scano, e il relatore consigliere Nicola Leone, il quale, peraltro, aveva fatto alcune osservazioni sostanziali, (come quella sulle entrate «a futura memoria»), ma aveva riconosciuto che la Regione stava risanando il bilancio. A Soru non era bastato e nel denunciare il presunto «attacco politico» dei giudici contabili aveva puntato l?indice su Nicola Leone: «Mi risulta che il giudice Leone abbia sbagliato diverse volte», aveva detto, «costringendo diversi comuni a difendersi a spese dell?erario e in altre occasione il giudice Leone è stato affrettato e la sua posizione si rivelerà affrettata anche stavolta». La replica ha toni durissimi: «Sarebbe bastato al presidente Soru la riflessione che la Corte fa parte del sistema di «checks and balances» su cui si regge ogni moderna democrazia per evitare di trascendere. A titolo personale, e salva tutela in altra sede, mi corre l?obbligo di chiarire che per molti anni ho insegnato che chiunque può divenire amministratore pubblico, se ha delle idee e su quelle ottiene il voto dei cittadini. Trovo preoccupante che il presidente della Regione sia privo di alcune nozioni di base e gli sfugga la distinzione tra pubblico ministero e giudice. Quando parla di decisione presa non all?unanimità credo si riferisca a quella che è stata avvertita come una posizione diversa del procuratore regionale Scano, rispetto alla decisione delle sezioni riunite della Corte dei conti». Nicola Leone ricorda l?iter del documento contabile, passato al vaglio della sezione di controllo il 13 giugno. Fu approvata la relazione con magistrati in parte diversi da quelli che compongono le sezioni riunite e la proposta di relazione fu trasmessa alla Regione che è poi intervenuta all?adunanza pubblica, con il presidente Soru e con alcuni assessori e dirigenti. In quell?occasione la Regione ebbe modo di esprimere il proprio punto di vista come fecero i magistrati che avvisarono la Regione dei loro dubbi di costituzionalità su una legge regionale. «Quando i giudici hanno tali dubbi», chiarisce Nicola Leone, «devono rimettere la questione alla Costituzionale e la rimessione è obbligatoria. Soru ha sentito il bisogno di attaccarmi sul piano personale dimenticando che le Sezioni riunite sono costituite da 7 magistrati e attribuendomi un potere che non ho». Il magistrato spiega di voler chiarire la propria posizione «salvo tutelarsi in altra sede» e in un altro specifica che per la Corte «decideranno un eventuale intervento gli organi competenti». Se la sospensione del bilancio non c?era mai stata nella storia dell?isola, uno scontro istituzionale di questa portata era immaginabile. Nicola Leone conclude che «senza inutili modestie la stima che ho ottenuto nel corso del mio servizio quale Pm contabile, in diverse Procure, mi consentono di continuare a svolgere il servizio con fierezza».
La decisione di «censurare la censura», Soru non l?ha presa a caldo: giovedì, subito dopo la riunione pubblica della Corte dei conti, aveva fatto dichiarazioni soft. A 24 ore di distanza che cos?era cambiato ? Soru aveva spiegato di essere stato confortato nelle sue convinzioni dal parere di alcuni giuristi. Da qui le accuse di protagonismo e persino il giudizio poco lusinghiero sulla Corte: «Ma quale giudizio di parificazione del bilancio ? Aveva un senso quando c?era il controllo preventivo. Sono d?accordo con chi ha chiesto di eliminare la Corte dei conti per quanto riguarda la parificazione del bilancio».
(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: relazione per la parifica ? Sez.ne controllo
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