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Archivio Giugno 2007

Energia eolica, interessi particolari e sondaggi spazzati dal vento…


Lo scorso 29 giugno 11 Comuni (Buddusò, Aggius, Alà dei Sardi, Bortigiadas, Macomer, Mogorella, Paulilatino, Sciamanna, Tula, Villaurbana, Ulassai), il Comitato Su Bentu (amministratori locali e privati a favore dell’energia eolica) e Greenpeace hanno attaccato la politica regionale di apertura all’energia eolica condizionata alla tutela del paesaggio. In pratica, da quello che si è capito, chiedono la liberalizzazione del ricorso all’energia eolica. I motivi esplicitati dagli amministratori locali sono principalmente di natura economica, poi di natura ambientale (lotta all’effetto serra). Emblematiche le parole dell’assessore comunale all’ambiente di Paulilatino Sebastiano Murgia che intendeva realizzare una centrale eolica in un’area dove il vento non soffiava a più di 3 metri al secondo, assolutamente non remunerativo. Segnale di quello che è il rilevante business dell’energia eolica, quello dei “certificati verdi”, rappresentativi di quantitativi di “energia da fonti alternative” necessarie ai produttori per la vendita dell’energia prodotta alla rete di distribuzione. Il direttore delle campagne di Greenpeace Giuseppe Onufrio ha nuovamente illustrato i risultati del sondaggio condotto insieme all’A.N.E.V. (l’associazione che raggruppa i produttori di energia eolica, quelli che fanno le centrali) secondo cui l’85 % dei sardi sarebbe favorevole all’energia eolica. “L’ostracismo di Soru per l’energia eolica non ha alcun consenso fra i sardi”, ha detto. Le cose non stanno proprio così. Già lo scorso 15 giugno, giornata europea del vento, i mezzi di informazione riportarono con grande evidenza i risultati del sondaggio condotto dalla Customer Asset Improvement per conto dell’A.N.E.V. e di Greenpeace su un campione di 800 italiani, dei quali 500 sardi. “Secondo lo studio l’86 per cento degli italiani sarebbe favorevole all’energia eolica. Il 60 per cento dei sardi addirittura la considera «un’opportunità positiva di sviluppo del territorio». E il 30 per cento dei sardi meno convinti non si opporrebbe al suo sviluppo. Per quanto riguarda il limite posto dalla Regione allo sviluppo dell’eolico, il 75 per cento degli intervistati vorrebbe che fosse aumentato; il 36 per cento vorrebbe addirittura uno sviluppo senza limiti. Soltanto il 19 per cento invece non sarebbe d’accordo sul superamento di questi limiti.” . Così ne scriveva, ad esempio, La Nuova Sardegna (15 giugno 2007, pag. 7) sulla base delle dichiarazioni congiunte A.N.E.V. – Greenpeace. I titoli erano eloquenti e netti: “I sardi amano l’eolico: opportunità di sviluppo. Tre su quattro vorrebbero meno vincoli. Il 36 per cento addirittura li abolirebbe”. Con un po’ di curiosità, siamo andati a leggere direttamente i risultati del sondaggio, reperibili sul sito ufficiale dell’A.N.E.V. (potete scaricare il documento in formato pdf a questo indirizzoA.N.E.V. documenti e files). Al di là di critiche che possono esser portate alla metodologia seguita ed all’esiguità del campione prescelto (300 italiani “non sardi” sono un po’ pochini…) i risultati appaiono un bel po’ diversi da quanto sostenuto da A.N.E.V. e Greenpeace. Come abbiamo già avuto modo di documentare (vds. Energia eolica e sondaggi spazzati via dal maestrale…”) Il grafico n. 6 (slide n. 12) è chiaro ed eloquente: il 44 % degli italiani afferma che “bisognerebbe impiantare nuove centrali eoliche ma solo in alcune specifiche e limitate zone”, il 6 % è “assolutamente contrario allo sviluppo dell’energia eolica perché modifica il paesaggio” e secondo il 50 % “si dovrebbero impiantare parchi eolici in aree di maggiore vento, tranne alcune aree di rilevante interesse paesaggistico”. Quindi, a livello nazionale ben il 50 % di questo campione è a favore di un ricorso limitato all’energia eolica (dove non degrada il paesaggio) o è addirittura drasticamente contrario. Se il sondaggio si concentra in Sardegna i dati sono ancora diversi e netti in favore di una drastica opposizione all’eolico selvaggio. Infatti, secondo il 52,9 % dei sardi “bisognerebbe impiantare nuove centrali eoliche ma solo in alcune specifiche e limitate zone”, mentre il 7,6 % è “assolutamente contrario allo sviluppo dell’energia eolica perché modifica il paesaggio”. Il 39,5 % dei sardi, invece, ritiene che “si dovrebbero impiantare parchi eolici in aree di maggiore vento, tranne alcune aree di rilevante interesse paesaggistico”. Quindi, per ben il 60,5 % dei sardi le centrali eoliche possono esser realizzate solo in alcune specifiche e limitate zone o, addirittura, da nessuna parte. Esattamente il contrario di quanto sostenuto da A.N.E.V. e Greenpeace. Esattamente la politica scelta dalla Regione autonoma della Sardegna e fortemente sostenuta dall’Esecutivo di Renato Soru. Esattamente, più modestamente, quanto richiesto con forza dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico oltre che da tante altre realtà associative ambientaliste e culturali. I sardi favorevoli al ricorso all’energia eolica pressoché dappertutto ? Una favola spazzata da una bella raffica di maestrale… Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico (immagine grafico n. 6 sondaggio A.N.E.V. – Greenpeace)
Riferimenti: il sondaggio A.N.E.V.-Greenpeace

Nuovo calendario venatorio 2007/2008.


Il Comitato faunistico regionale ha approvato oggi il nuovo calendario per la stagione venatoria 2007/2008. Queste le specie cacciabili ed i relativi periodi di caccia:

1. pernice sarda e lepre sarda cacciabili il 16, 23 e 30 settembre, 7 e 14 ottobre 2007, anche in forma vagante e con l?uso del cane, sino alle ore 14.00.
2. coniglio selvatico, volpe, alzavola, beccaccia, beccaccino, cesena, codone, colombaccio (Colomba palumbus), cornacchia grigia, fischione, folaga, frullino, gallinella d?acqua, germano reale, ghiandaia, merlo, mestolone, moretta comune, moriglione, pavoncella, porciglione, quaglia, tordo bottaccio, tordo sassello, tortora (Streptopelia turtur) cacciabili il 16, 23 e 30 settembre, 7 e 14 ottobre 2007, anche in forma vagante e con l?uso del cane, sino alle ore 14.00 ? dal 21 ottobre 2007 al 31 gennaio 2008 nei giorni di domenica, giovedì e festivi infrasettimanali, anche in forma vagante e con l?uso del cane.
3. cinghiale cacciabile anche con il sistema della battuta e con l?uso della munizione a palla unica nei giorni 4,11,18 e 25 novembre – 2,9,16,23 e 30 dicembre 2007- 6, 13, 20 e 27 gennaio 2008.

Le altre disposizioni approvate sono:
1. divieto di caccia il 25 dicembre 2007 e il 1° gennaio 2008.
2. la caccia alla volpe è consentita mediante il sistema della battuta nelle giornate stabilite per la caccia al cinghiale.
3. in una giornata di caccia il cacciatore non potrà abbattere più di 15 capi di selvaggina di cui: max tre pernici, max una lepre (non potranno essere catturati più di due esemplari nell?arco delle cinque giornate di caccia consentite), max cinque conigli, max dieci anatidi (germano reale, codone, fischione, mestolone, moretta comune, moriglione, alzavola).
4. Nella stessa giornata di caccia il cacciatore potrà abbattere i turgidi (merlo, cesena, tordo bottaccio, tordo sassello), cornacchia grigia e ghiandaia sino ad un massimo di 30 capi (comprensi i capi abbattibili al punto precedente).
5. Nella caccia al cinghiale in una giornata non potranno essere abbattuti più di 1 cinghiale ogni 5 fucili o frazione di 5, con un max di 10 cinghiali per compagnia; se nel corso delle battute venissero raggiunti o inavvertitamente superati i limiti previsti, la caccia deve essere interrotta.
6. Per la volpe nella caccia in forma vagante non potranno essere abbattuti più di 2 volpi per cacciatore, mentre con il sistema della battuta se ne potranno abbattere max 10 per compagnia.

Considerazioni: come rilevavamo ieri in altra parte del blog, la mancanza di un piano faunistico venatorio regionale ha condizionato l?elaborazione del calendario, viste le variegate proposte intervenute da più parti; la mancanza di dati oggettivi e certi derivanti da censimenti e studi ha confermato che si naviga ancora a vista alla ricerca del compromesso più accettabile. Rispetto ai calendari dei due anni precedenti, dobbiamo dire che si è fatto un passo indietro, visto che per quest?anno non è previsto il silenzio venatorio ed è aumentato il numero delle giornate di caccia al cinghiale; come ambientalisti si è riusciti a strappare, almeno per quest?anno, la chiusura della caccia all?allodola. Considerate le premesse, il punto di mediazione proposto dall?Assessore è stato accettabile; infatti, il mondo venatorio riproponeva il calendario di tre anni fa (preapertura alla tortora, caccia fino al 28 febbraio?); le Province di Sassari e del Medio Campidano proponevano la preapertura oltre che alla tortora anche alla cornacchia grigia ed al colombaccio; ancora la Provincia del Medio Campidano proponeva l?estensione del calendario al 28 febbraio; le Province di Oristano e Carbonia-Iglesias proponevano la caccia alla pernice e lepre per 5 giornate intere anziché le 5 mezze giornate proposte da Sassari, Cagliari, Nuoro; insomma, richieste che venivano avanzate sulla base di ?sensibilità? più o meno pseudoambientaliste e/o venatorie che sulla base di dati scientifici corretti.

Come associazioni ambientaliste abbiamo posto con forza all?Assessore l?urgenza di arrivare al più presto all?elaborazione e approvazione del piano faunistico venatorio, visto che da questo dipende la piena e concreta attuazione della legge regionale sulla caccia e finalmente l?approvazione di un calendario venatorio corretto. L?Assessore ha preso l?impegno di dare un?accelerata all?iter per arrivare, parole sue, ?all?approvazione del prossimo calendario 2008 sulla base del piano faunistico regionale“.

Paolo Fiori, componente ecologista del Comitato faunistico regionale

da www.regione.sardegna.it, 29 giugno 2007

Approvato il calendario venatorio.
Il calendario proposto dall’assessore contiene la novità di consentire due giornate in più di caccia al cinghiale. Anche per le specie migratorie e per la caccia al coniglio, considerata la loro consistenza, sono previste 4 giornate in più rispetto allo scorso anno.

CAGLIARI, 29 GIUGNO 2007 – È stato approvato all’unanimità dal Comitato faunistico il nuovo calendario venatorio per il 2007-2008. “Si tratta di una decisione importante – spiega l’assessore regionale della Difesa dell’Ambiente Cicito Morittu – e per questo motivo non possiamo che esprimere la soddisfazione per la convergenza unanime che si è verificata nell’approvare il calendario venatorio”. Il calendario proposto dall’assessore contiene la novità di consentire due giornate in più di caccia al cinghiale, considerato che i dati di presenza di questa specie indicano una notevole presenza che determina in molti casi danni alle coltivazioni ed è causa di incidenti automobilistici.

Anche per le specie migratorie e per la caccia al coniglio, considerata la loro consistenza, sono previste 4 giornate in più rispetto allo scorso anno, mentre permane la previsione e la chiusura alle 14 per le specie nobili stanziali come pernice e lepre. Per quanto attiene al resto dell’articolazione del calendario, la proposta basata sui dati consolidati degli scorsi anni, è ispirata a un criterio di cautela e tutela della risorsa venatoria tale da consentire l’esercizio della caccia senza intaccare il bene faunistico regionale.

Sulla richiesta di possibili aperture della caccia a febbraio l’assessore ha dovuto, ancora una volta, far rilevare come questa richiesta non sia accoglibile ai termini della normativa vigente nazionale ormai da oltre 15 anni.
Possibili sotterfugi o escamotage volti ad aperture a febbraio non possono essere riproposti date le innumerevoli pronunce degli organismi di controllo europei e della stessa Corte Costituzionale.
In conclusione sulla proposta dell’assessore si è determinata l’unanimità che consente di varare un calendario venatorio e rispondente alle esigenze del mondo venatorio e della doverosa tutela ambientale.

(foto L.A.C.)

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Carcassa di auto a Flumini di Quartu S. Elena.


Questa foto è stata scattata il 27 giugno 2007, alle ore 19.15. La carcassa di auto è in via Mar Tirreno, a Flumini di Quartu. A poche decine di metri dal mare. E’ stata segnalata da residenti. Almeno dal numero di telaio si dovrebbe poter risalire al proprietario.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto S.D., archivio GrIG)

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Più vigilanza = meno aliga. Is Mortorius, ancora rifiuti?


La foto è stata scattata il 27 giugno 2007, alle ore 19.30. Non è bastato l?intervento di ripulitura comunale, non sono bastati due bidoni piazzati vicino allo svincolo per la s. p. Quartu ? Villasimius. La becera inciviltà ha rifatto la sua comparsa a Is Mortorius, per ora soltanto con qualche sversamento di rifiuti, così come si ritrova in molti siti costieri. Giusto per citarne un altro, frequentatissimo, Cala Mosca, a Cagliari. Ha ragione il sindaco di Quartu S. Elena Gigi Ruggeri quando parla degli sforzi dell?amministrazione comunale e fa appello al senso civico. Ma, ripetiamo ancora una volta: è fondamentale che venga attuata un?adeguata attività di vigilanza da parte delle Forze dell?ordine. Il deterrente di una pesante sanzione amministrativa può insegnare il rispetto dell?ambiente e l?educazione a tanti maleducati.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2007

«Quartu non è il degrado». Il sindaco Gigi Ruggeri replica secco alle accuse. La pulizia del litorale è stata fatta per tempo e assieme ai residenti. Pablo Sole

QUARTU. ??Smettiamola di dipingere questa città secondo l?abusato clichè che la indica come il primo esempio del degrado. Semplicemente perché non è così??. Il sindaco Gigi Ruggeri è stanco di sentir parlare della ?sua Quartu? come di un immondezzaio a cielo aperto, perché così facendo si ottengono due effetti e per niente positivi. Il primo: ??Si sminuisce la città». L?altro: «Non si tengono in considerazione gli sforzi del Comune nel rendere decoro al centro e alle campagne – ha detto Ruggeri -. E posso assicurare che malgrado la cronica crisi finanziaria, quest?anno abbiamo parecchie risorse in più rispetto al 2006. Ora stiamo raccogliendo i primi frutti, e non mi sembra il caso di continuare a sostenere che il litorale è sporco e abbandonato a se stesso, così come il centro storico??. Archiviata quella che a prima vista sembra una difesa d?ufficio, a sostenere le tesi di Ruggeri sono arrivati i numeri e la lista degli interventi già ultimati e di quelli che andranno in onda ne prossimi mesi: ??Il litorale: abbiamo bilanciato un investimento poderoso sia per il tratto che va dal Margine Rosso a Geremeas, sia per le aree interne alle lottizzazioni la cui pulizia non spetta alla De Vizia – sottolinea il sindaco -. Per questo progetto abbiamo studiato una sorta di collaborazione con i residenti: il Comune ha bonificato e sistemato il verde attrezzato, e i residenti si sono impegnati a mantenere il decoro delle aree e provvedere alla manutenzione spicciola??. Uno dei problemi più sentiti nei mesi scorsi ha riguardato i cassonetti dedicati alle erbacce, che in alcuni casi si sono rivelati meta privilegiata per gli amanti della discarica abusiva: ??Abbiamo risolto anche questo intoppo – assicura Ruggeri – con una mossa molto semplice: la raccolta degli sfalci avviene ogni giorno, e non ogni quarantott?ore come accadeva prima. Merito delle maggiori risorse finanziarie, che ci hanno permesso di programmare al meglio gli interventi. E a ottobre si parte con il nuovo appalto da novantacinque milioni di euro, che oltretutto prevede l?avvio della raccolta differenziata??. Sia Ruggeri che l?assessore all?Ambiente Anna Paola Loi hanno peraltro ricordato più volte come il rafforzamento del servizio di raccolta rifiuti e igiene urbana debba andare di pari passo con il senso civico e la buona educazione dei cittadini, altrimenti ??si corre il rischio di un buco nell?acqua – ha sottolineato l?esponente di Progetto Sardegna -. Per questo rivolgiamo l?ennesimo appello ai quartesi perché rispettino l?ambiente e il territorio in cui vivono??.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Giudizio di parificazione del rendiconto regionale 2006. Parla la Corte.


Le Sezioni Riunite della Corte dei conti per la Regione autonoma della Sardegna hanno ritenuto di sospendere il giudizio di parificazione del rendiconto regionale 2006 e di sollevando una questione di costituzionalità in materia di copertura di alcune partite di spesa.

Il giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato e dei rendiconti generali delle Regioni a statuto speciale è una delle competenze ?storiche? della Corte dei conti (legge n. 800/1862, artt. 38 e ss. del regio decreto n. 1214/1934), con prassi e contenuti naturalmente evoluti nel tempo. Sostanzialmente costituisce un giudizio di ?regolarità? contabile-finanziaria del rendiconto nel suo complesso e nelle sue singole parti riferite alla complessiva gestione. Nel corso dell?esame la Corte dei conti valuta anche gli aspetti più generali della generale attività gestionale dello Stato o delle Regioni a statuto speciale, segnalando problematiche e suggerendo soluzioni.

La Corte costituzionale dovrà rispondere fondamentalmente ad un paio di domande: la questione sollevata riveste importanza risolutrice per portare a termine il giudizio di parificazione del rendiconto regionale 2006 ? E, naturalmente, la questione sollevata è fondata ?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 28 giugno 2007

Corte dei conti contro la Regione: per le entrate a futura memoria giudizio sospeso sul bilancio 2006. Botta a Soru, decide la Consulta.

È la prima volta nella storia dell’autonomia sarda: la Corte dei Conti ha sospeso il giudizio sul rendiconto generale della Regione Sardegna 2006 e lo ha rimesso alla Corte Costituzionale. Il ricorso alla Consulta riguarda solo una parte, la più controversa fin dall’inizio della manovra di bilancio, che nel suo complesso è stato dichiarato regolare. La Corte costituzionale dovrà verificare la legittimità di tutte le norme relative all’anticipazione nella Finanziaria 2006 delle risorse dovute dallo Stato in base all’accordo sulle cosiddetta ?vertenza entrate?. La clamorosa decisione – la prima di questo genere in Sardegna, come si è detto – è giunta dopo una lunga, argomentata e severa requisitoria (contro la Regione) del procuratore regionale Mario Scano. Conclusa con il giudizio di formale regolarità del conto di bilancio, «fatta eccezione per la partita, dell’importo di un miliardo e mezzo di euro, iscritta nello stato di previsione dell’entrata, accertata e trasportata ai residui attivi della competenza 2006 in carenza di alcuna ragione giuridica del relativo credito nei confronti dello Stato». Insomma si tratta delle maggiori entrate per la Regione derivanti dall’accordo col Governo ma operative a partire dal 2009: Soru ha voluto inserirle nel bilancio del 2007 e nei residui attivi del bilancio 2006, al quale la Corte dei conti ha negato la ?parificazione?, appunto ritenendo immotivata la retroattività sull’anno scorso. Una valutazione dai toni duri, che equivalgono a ben più di una bacchettata politica al presidente della Regione.
La mossa di Soru era stata contestatissima fin dall’inizio, specie dall’opposizione. Ma aveva lasciato dubbiosi o decisamente contrari anche molti esperti (incluso l’ex assessore alla programmazione Francesco Pigliaru). La decisione politico-contabile aveva tuttavia avuto luce verde dal Governo, che l’aveva considerata compatibile: in particolare dopo un serrato confronto tra Soru e il ministro per le Regioni Linda Lanzillotta.
Ma ora la Corte dei conti regionale ha rimesso tutto in gioco, sospendendo la ?parificazione? e impugnando il bilancio davanti alla Corte costituzionale, che deciderà in maniera definitiva se le norme contestate siano o meno legittime. Nel secondo caso si dovrebbero riscrivere parti importanti della Finanziaria 2007, approvata già in grande ritardo.
La manovra del 2007 comunque non è toccata dalla decisione della magistratura contabile, che interviene solo in sede di verifica a posteriori: infatti il verdetto di oggi riguarda la ?certificazione? del bilancio 2006. Ma certamente si apre un caso politico e tecnico molto serio, che sarà risolto dalla Consulta. Sono ovviamente scontate le contestazioni dell’opposizione, che fino all’ultimo aveva negato la legittimità dell’impostazione ?a futura memoria? delle entrate, data direttamente da Renato Soru come assessore ad interim del bilancio e della programmazione dopo le dimissione di Pigliaru. Comunque Soru ha incassato senza mostrare preoccupazione il giudizio della Corte dei conti, rispettandolo ma minimizzandone la portata. «Sarà utile un chiarimento definitivo della Corte Costituzionale», ha commentato a caldo il presidente della Regione. «La Corte dei Conti ha sospeso il giudizio chiedendo un parere della Consulta sulle previsioni della legge di contabilità e bilancio, previsioni che erano contenute nelle leggi di contabilità presentate nei decenni precedenti. Noi abbiamo apportato delle innovazioni e la Corte, che ha anche sottolineato gli aspetti positivi, si pone dubbi di costituzionalità gia’ superati dal Governo che, a suo tempo, aveva deciso di non fare ricorso». Secondo il procuratore Mario Scano, «l’anticipazione al 2006 di risorse finanziarie spettanti alla Regione negli anni 2013-2015, e che attengono alla competenza degli esercizi medesimi, si risolverebbe in una palese elusione del principio dell’annualità del bilancio, sancito dall’articolo 81 della Costituzione». Il magistrato contabile ha sottolineato che «si tratta di regola fondamentale cui sono conformate, oltre che tutte le leggi di approvazione dei bilanci pubblici, sia la legge di contabilità statale sia quella di contabilità regionale».
Nel sottolineare «la presenza di profili di disallineamento della norma dallo Statuto di autonomia», Scano ha ricordato che per la Regione tale disposizione «deve intendersi quale operazione finanziaria straordinaria finalizzata alla copertura di una quota parte del disavanzo di amministrazione». Questa operazione finanziaria – ha aggiunto – «assolve al dichiarato scopo di bilanciare almeno in parte il disavanzo finanziario, la sua rappresentazione (iscrizione) nel bilancio annuale di previsione si traduce in un’allocazione, dagli affetti asimettrici delle relative poste che è tale da influire sulle risultanze definitive della gestione finanziaria 2006». Scano ha anche precisato che «ormai da decenni le sezioni riunite della Corte dei Conti della Sardegna hanno rilevato l’irrazionalità della ricorrente iscrizione di poste per la regolazione di avanzi o di disavanzi finanziari». Ha poi aggiunto che «l’importo di 1.500 milioni di euro stanziato nello stato di previsione dell’entrata dell’assessorato alla Programmazione viene portato a residui attivi venendo così a incidere sul relativo carico. Ne deriva – ha osservato il magistrato – che, a causa della sfasatura contabile di queste allocazioni, l’accertamento del credito privo di ragione giuridica si riverbera sia sulla risultanze del conto del bilancio sia, con effetto permanente, sull’ammontare dei residui attivi». Ancora più dura nei confronti della Regione era stata la relazione sul rendiconto generale del consigliere della Corte dei Conti Nicola Leone, che tra le altre cose ha contestato l’accertamento delle entrate da parte della Regione tramite legge, affermando che, invece, «l’accertamento, come è noto in tutti i manuali di contabilità pubblica, senza eccezione alcuna, è l’attività con cui si accerta che il soggetto pubblico ha diritto a riscuotere una certa somma (diversa cosa è il momento in cui la riscossione seguirà)».
Nella relazione, il consigliere della Corte dei Conti ha ricordato «che il bilancio pubblico comprende tutte le entrate e tutte le spese che si prevede di accertare e di impegnare nel corso dell’esercizio di riferimento. Se fosse possibile – osserva – inserire nel bilancio di competenza somme relative ad esecizi successivi, oltre che il principio della competenza sarebbe violato anche il principio di veridicità del bilancio e quello della sua trasparenza». Il magistrato ha sottolineato che «se esiste un obbligo giuridico a pagare, e le somme accertate non rientrano nella competenza dell’esercizio di imputazione, il bilancio è a rischio e l’amministrazione è esposta a procedure esecutive». Leone ha pertanto concluso che il contestato accertamento di entrata «è sprovvisto di copertura finanziaria» in quanto «non vi è alcuna entrata che possa essere accertata per quel titolo nel corso dell’esercizio 2006». Il consigliere della Corte dei Conti ha infatti sottolineato che l’entrata prevista «potrà essere accertata se e in quanto essa effettivamente maturi a carico del bilancio statale, per ciascuno degli esercizi 2013, 2014 e 2015 e per l’importo annuo di 500 milioni di euro».
I primi commenti dell’opposizione sono venuti da Giorgio La Spisa, capogruppo di Forza Italia in Consiglio. «L’illegittimità dell’anticipo di entrate prevista nel bilancio 2006 e ripetuta in quello del 2007 era ed è palese a qualunque persona di buon senso. Ma in un mondo, e soprattutto in una Regione, in cui il buon senso è sempre più merce rara, stava entrando nella mentalità comune che tutto fosse possibile». La Spisa incalza poi affermando che «il giudizio espresso dalla Corte dei Conti riporta con i piedi per terra la maggioranza di sinistra del Consiglio regionale che spudoratamente aveva avallato la decisione del presidente della Regione. Il fatto è talmente grave da essere unico nella storia dell’autonomia regionale. Un altro record negativo che sancisce il fallimento del governo della sinistra in Sardegna».

da www.regione.sardegna.it, 28 giugno 2007

Soru: “Il risanamento è dovuto ai debiti delle Giunte precedenti”.
In merito alla sospensione del giudizio di parificazione del bilancio regionale da parte della Corte dei Conti, il Presidente della Regione ricorda il positivo pronunciamento dello Stato e che nella relazione della stessa Corte è rimarcata la netta inversione di tendenza della politica della Regione.

CAGLIARI, 28 GIUGNO 2007 – “E’ per colpa dei disavanzi e dei debiti delle Giunte precedenti, arrivati a quasi 6 miliardi e mezzo di euro, che siamo costretti a fare uno sforzo di risanamento che ha destato qualche perplessita’ nella Corte dei Conti”. Il presidente della Regione, Renato Soru, difende l’operato della Giunta ricordando anche che il Procuratore generale della Corte, Mario Scano, ha sottolineato nella sua requisitoria di stamattina la “netta inversione di tendenza che l’esecutivo ha impresso alla politica economica e finanziaria della Regione, con particolare riguardo a un effettivo controllo delle entrate e delle spese”.

Nel ricordare la sospensione del giudizio di parificazione del bilancio regionale da parte della Corte, Soru ha ribadito che lo Stato, dopo aver chiarito gli obiettivi del bilancio, non ha piu’ impugnato il provvedimento ritenendolo legittimo dal punto di vista costituzionale. Il presidente della Regione ha inoltre sottolineato come non sia stata messa adeguatamente in evidenza “la notevole azione di risanamento” attuata dalla Giunta, che e’ stata sottolineata anche dalla relazione delle sezioni riunite.

Il Presidente Soru ha poi ricordato i debiti per 3 miliardi di euro e gli altri 3,2 miliardi da pagare per mutui contratti dalle Giunte precedenti. “Per risanare il disavanzo pregresso – ha spiegato – abbiamo riqualificato la spesa e non abbiamo piu’ contratto nuovi mutui, preferendo rallentare la spesa e utilizzare le maggiori entrate conquistate nella vertenza con lo Stato. La decisione della Corte non deve farci perdere di vista l’impegno di maggiore severita’ per diminuire i debiti ereditati dal passato, e il dubbio di costituzionalita’ non deve far perdere di vista lo sforzo straordinario per porre rimedio al disastro di bilancio lasciato dalla precedente legislatura. Questa azione della Regione e’ stata riportata nelle relazioni della Corte dei Conti, che hanno evidenziato lo sforzo per un maggiore rigore”.

Soru ha anche detto che l’anticipazione delle risorse per 500 milioni nell’ultimo bilancio e’ di fatto corretta, in quanto si riferisce alla transazione con lo Stato relativa all’Iva degli anni 2004, 2005 e 2006. “Si tratta di un credito certo. La Corte ha soltanto messo in evidenza una discrasia temporale, facendo riferimento alla Finanziaria dello Stato approvata formalmente l’1 gennaio 2007. In realta’, la legge regionale e’ stata approvata il 28 dicembre, due settimane dopo l’approvazione della Finanziaria nazionale da parte della Camera. Quindi la Regione ha agito correttamente nella sostanza”.

Soru ha risposto alle critiche degli esponenti del centrodestra, dicendo che “gli ultimi che possono parlare sono quelli che hanno avuto responsabilita’ nella Giunta precedente”. A chi gli chiedeva cosa fara’ la Regione se la Corte Costituzionale giudichera’ illegittima la legge regionale che autorizza le anticipazioni delle risorse, Soru ha risposto che “allora sarebbe necessario un assestamento di bilancio. Ci indebiteremmo facendo ricorso a nuovi mutui, proprio come hanno fatto le Giunte del passato”.

Il Presidente della Regione ha sintetizzato in una sola frase la conferenza stampa di oggi: “Praticamente la Corte dei Conti sta dicendo che i debiti del centrodestra occorre pagarli contraendo nuovi mutui e non anche risparmiando sulle entrate future. La discussione di stamattina è esattamente questa”.

da La Nuova Sardegna, 29 giugno 2007

Contestata la posta di 1,5 miliardi di euro che verrà incassata nel 2013. Atti alla Consulta. «No alle entrate future nel bilancio regionale». Soru: una decisione assurda. In questo modo ci costringono a contrarre nuovi mutui. I giudici contabili: non è stato rispettato il criterio dell?annualità. Augusto Ditel

CAGLIARI. Una giornataccia, per Renato Soru. La Corte dei Conti ha bacchettato il governatore e la sua finanza creativa, dopo l?iscrizione nel bilancio 2006 dela posta di un miliardo e mezzo di euro, soldi che finiranno nelle casse regionali solo a partire dal 2013, per tre esercizi. Convinti che non sia stato rispettato il principio costituzionale dell?annualità del bilancio, i giudici contabili hanno trasmesso gli atti alla Consulta. Un Soru imbufalito in serata si è scagliato contro la decisione della Corte. Non è bastato, al presidente della Regione, il giudizio positivo dei giudici contabili sull?inversione di tendenza riscontrata nel bilancio 2006, nel cui consuntivo figurano entrate per 8,2 miliardi di euro, residui attivi per 6,2 miliardi e 7,5 miliardi di residui passivi. «Per la gestione delle entrate si è evidenziato in sede previsionale finale un incremento dell?entrata complessiva dell?esercizio 2006 rispetto al precedente – ha sottolineato la relatrice della Sezione di Controllo, Valeria Mistretta, presentando il rendiconto generale della Regione – e gli accertamenti sono cresciuti del 18,19% rispetto all?esercizio precedente. Dati positivi, contrariamente a quanto verificato nei due passati esercizi, anche per quanto concerne i parametri relativi al ricorso al mercato». Il relatore Nicola Leone ha analizzato l?attività legislativa (21 le norme approvate dal Consiglio regionale) e ha sottolineato che «il governo regionale ha attuato una notevole azione di risanamento del bilancio basata sulla riduzione degli sprechi e sulla riqualificazione della spesa, anche attraverso una limitazione delle spese correnti, nonchè sul controllo del livello di indebitamento».
Il rilievo. L?apprezzamento della Corte per il nuovo corso della Regione è stato però vanificato dalla contestazione del procuratore regionale della Corte dei Conti, Mario Scano, secondo il quale «si provvede alla copertura parziale del disavanzo di amministrazione con l?impiego di risorse finanziarie previste in conto degli esercizi dal 2013 al 2015, per una quota di 500 milioni di euro per anno. Questa disposizione risulta inapplicabile visto che, relativamente all?anno finanziario 2006, non sussiste alcun credito della Regione nei confronti dello Stato. Secondo Scano «l?anticipazione al 2006 di risorse finanziarie spettanti alla Regione negli anni 2013-2015 e che attengono alla competenza degli esercizi medesimi si risolverebbe in una palese elusione del principio dell?annualità del bilancio sancito dall?art. 81 della Costituzione». Di qui la decisione di trasmettere gli atti alla Corte Costituzionale, che non deciderà prima di tre mesi. La giunta regionale, insomma, non avrebbe dovuto iscrivere a bilancio (lo ha fatto anche in quello del 2007) le somme che incasserà solo negli anni 2013, 2014 e 2015. Per ridurre il disavanzo, al contrario, avrebbe dovuto contrarre dei mutui. Una strada, questa, indicata dall?ex assessore alla Programmazione Francesco Pigliaru, dopo le sue dimissioni dall?incarico.
La replica. Renato Soru è letteralmente infuriato e non esita a contestare la decisione dei giudici contabili, i quali, per la prima volta nella storia dell?autonomia, hanno assunto questo atteggiamento. «Non sono per nulla d?accordo – ha dichiarato alla ?Nuova? il presidente della Regione, che ieri ha assistito in religioso silenzio alla seduta della Corte dei Conti, insieme con il presidente del consiglio regionale Giacomo Spissu – su una decisione che stride fortemente con la politica del rigore e della riduzione dell?indebitamento voluta dal governo, dal ministero dell?Economia e dalla Ragioneria. In virtù di finti formalismi impostati sulla contabilità, la Corte dei Conti ci rimprovera per non aver acceso nuovi mutui, in netto contrasto con quanto invece viene richiesto dallo Stato sulla riduzione dell?indebitamento. L?anticipazione delle risorse – ha proseguito Soru – per 500 milioni nell?ultimo bilancio è corretta: si riferisce alla transazione con lo Stato relativa all?Iva del 2004, 2005 e 2006. Si tratta di un credito certo, tant?è che il governo ci ha dato il via libera, riconoscendo la straordinarietà delle ragioni che ci hanno indotto asd assumere quella decisione». E se la Consulta riterrà illegittima la legge regionale che autorizza le anticipazioni delle risorse? Renato Soru ha risposto così: «Sarà necessario un assestamento di bilancio. Vorrà dire che ci indebiteremo facendo ricorso a nuovi mutui proprio come hanno fatto le giunte del passato».

Una decisione senza precedenti nella storia dell?autonomia. Antonio Sassu

Per la prima volta nella storia dell?autonomia regionale la sezione sarda della Corte dei Conti non ha parificato la finanziaria regionale e l?ha rinviata, per un giudizio definitivo, alla Corte Costituzionale. Non si tratta, come si può capire, di un giudizio di natura politica ma di una valutazione tecnica. Secondo la legge non è possibile scrivere in bilancio spese per le quali non è prevista la copertura certa. Siccome sono state inserite quali residui attivi del 2006 entrate statali certe, ma non esigibili, poiché la loro riscossione è prevista negli anni futuri, si è violato il principio della annualità del bilancio. Il Governo aveva ?superato? tale difficoltà con un giudizio politico e aveva dato il via libera alla Giunta Soru quasi legittimandola a considerare i crediti come esigibili. D?altra parte il comportamento del presidente Soru intendeva rendere immediatamente fruibili i vantaggi per la comunità sarda connessi alle attese entrate. I magistrati contabili, al contrario, attenendosi agli aspetti strettamente tecnici, non hanno certificato il bilancio del 2006 e hanno ritenuto di dover rimettere la decisione alla Consulta. Più discutibile sembra il riferimento alla violazione del principio di veridicità e di trasparenza del bilancio. Comunque, in un regime democratico le soluzioni anche fra organi istituzionali dello Stato si risolvono in questo modo. Ciò riflette il normale bilanciamento tra poteri dove un corretto rapporto presuppone la collaborazione nel rispetto dei reciproci ruoli. Lo stesso Presidente della Giunta regionale non ha mostrato grande preoccupazione di fronte al giudizio della Corte dei Conti che, peraltro, ha riconosciuto le forti innovazioni che ci sono state. Ma, ora, come cittadini sardi, cosa ci attende per il bilancio preventivo 2007 ? . Quali servizi dovranno ancora essere sacrificati, essendo noi creditori dello Stato ?

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 29 giugno 2007

Uno smacco personale e politico. Soru-panzer, peccato di arroganza. La faccia tosta del Polo: ieri faceva debiti, ora strilla. Giorgio Melis

Neanche a Renato Soru i conti quadrano quando trasforma le proprie convinzioni e volontà imperative in certezza e verità: benché animato da generose intenzioni, pretende di farne ?legge? indubitabile, anche contro la legge formale e il parere dei giuristi. C’è tutto il personaggio – tetragono, assertivo, tenace fino alla testardaggine senza dubbi – nell’imposizione di una manovra di bilancio che la Corte dei conti ha giudicato di dubbia costituzionalità, chiedendo un parere di legittimità alla Consulta. Sconsigliato da molti e ben più esperti di lui in contabilità pubblica. Contestato duramente dalle opposizioni, che stavolta nella polemica astiosa avevano calato motivazioni più che fondate. Purtroppo per lui, confortato dal parere del ministro delle Regioni, Linda Lanzillotta, moglie di un costituzionalista ed ex ministro eccellente come Franco Bassanini. Così Soru è andato avanti come un panzer, solo contro tutti come al solito: ma l’infallibilità è dogma limitato anche per la Chiesa. E lui è andato a sbattere contro la dottrina e la prassi che la Corte dei conti ha interpretato con rigore e anche severità.
Tuttavia non ci accodiamo al coro di accuse e condanne contro il presidente della Regione. Non spariamo anche noi su Soru, anche se ha quasi certamente sbagliato di grosso. Voler arrivare prima a un grande obbiettivo: azzerare con un colpo da prestigiatore, tra il creativo e l’azzardo, l’enorme voragine lasciata in amara eredità alla sua Giunta dal centrodestra. Quelli che oggi strillano, tra il 2001 e il 2005 avevano decuplicato il debito della Regione, da 370 e 3.500 milioni di euro. Questo non lo dice Soru. Lo ha documentato, anche dopo le dimissioni da assessore al bilancio, l’economista Francesco Pigliaru e lo hanno confermato i riscontri di tutti gli organi tecnici. Tuttavia il salto senza rete dal trapezio finanziario era rischioso oltre ogni prudenza, e parrebbe destinato allo schianto al suolo: in termini d’immagine e di sconfitta (provvisoria ? Improbabile) politico-isituzionale. Non avrà ricadute pratiche gravi ma è un altro vulnus per la sua immagine di governante. Soru aveva imposto, da assessore ad interim del bilancio, di iscrivere subito tra i fondi disponibili gli stanziamenti sicuri, ma a futura memoria, derivanti dal fondamentale successo nella vertenza-entrate con lo Stato. Voleva evitare di contrarre nuovi mutui, e pagare i relativi interessi, per non appesantire le casse regionali di altra zavorra piombigna: oltre quella lasciata dal malgoverno del Polo. Non c’è imbroglio e tantomeno truffa, come gridano scompostamente esultanti senza pudore gli assedianti della destra. Hanno avuto ragione e Soru torto: nei mezzi, non nel fine, che era e resta condivisibile ma non poteva e doveva essere perseguito con atti impropri: alla Tremonti. L’esito comunque non assolve il Polo. Semmai ne sottolinea ed esalta le responsabilità pregresse, che gravano come un macigno nel presente. Facile gridare allo scandalo dall’opposizione dopo aver prodotto, sgovernando, il disastro scaricato sui successori, che devono affrontarlo in stato di necessità. Perciò non ci uniamo al tiro a segno di cecchini squalificati che sparano all’unisono sul pianista. Questo per dovere di giustizia: a ciascuno il suo. A Soru la colpa di un errore serio, autolesionistico. E grave: per la prima volta in oltre mezzo secolo di autonomia, il bilancio della Regione non è stato ratificato dalla Corte dei conti che, è d’obbligo ricordarlo, aveva duramente contestato la finanza allegra e avventuristica del centrodestra. C’è uno smacco personale, politico e istituzionale, che va censurato come si conviene: senza indulgenze. Una botta durissima che offusca un fatto decisivo: il bilancio regionale è stato in larga parte risanato in tre anni. Pretendere di farlo risplendere a debito zero con una scorciatoia improbabile, cacciandosi in un vicolo cieco, è stato un azzardo che si ritorce contro l’autore. Non bastano le buone e migliori intenzioni, che lastricano anche l’inferno della finanza pubblica. I mezzi devono essere correttamente rapportati anche e soprattutto al fine, specie se è buono. Soru ha la proterva capacità non di sbagliare, che è fisiologica quando non c’è malafede (e questo nessuno può negarlo se c’è di onestà intellettuale nell’azzannamento politico). Il guaio è che nell’errore persevera, non diabolicamente ma perche è la sua natura. Continua a sbagliare nel non-ascolto di pareri e persone prestigiose, fuori dai giochi sporchi. Continua a credere che ogni sua idea, e ne ha avuto di grandi e ed eccellenti, automaticamente diventi l’unica giusta e santa, verità rivelata, certezza dogmatica: automaticamente buona ?legge? perché scaturita dal suo pensiero e dalla sua volontà. Governare non è solo comandare, si è detto altre volte. È confrontarsi alla pari, accettando le buone ragioni dell’interlocutore qualificato. Non concludere sempre: «mi contraddici, dunque sbagli e io faccio come avevo già deciso». Questo è un limite grave e insuperabile nell’esercizio dell’arte del buon governo. Limite caratteriale che diventa boomerang contro se stesso ma anche, ciò che più conta, in danno dell’istituzione di cui è a capo pro tempore.
Quali conseguenze, se la Corte costituzionale confermerà il giudizio della Corte dei conti che contesta quelli di Soru ? Per l’anno in corso poco o nulla. Ma si dovrà fare un assestamento di bilancio. La prima sentenza non sospende la Finanziaria appena approvata, e purtroppo con grave ritardo evitabile. Servirà un assestamento, con la rimozione dalle entrate di quei 500 milioni a futura memoria iscritti improvvidamente, senza recepire pareri contrari quasi unanimi. Quei fondi depennati dovranno essere coperti con nuovi mutui e relativi interessi. Una strada obbligata che Soru non avrebbe voluto percorrere, in controtendenza alla linea del Polo che ne ha abusato in passato, creando un indebitamento abnorme. Decuplicato in cinque anni, è bene ridirlo dopo averlo scritto non a posteriori ma durante lo sfrenato sperpero e scialo di denaro pubblico da Floris a Masala passando per Pili. Tanto il debito non era ?a pronti?: altri avrebbero poi dovuto estinguerlo al posto degli scialacquatori. Come l’immane montagna del deficit nazionale scaricato sulle future generazioni. Dunque nuovi mutui, appesantimento della cassa regionale. Ma era probabilmente inevitabile, a meno di tagli fino all’osso nella spesa. Dunque tanto valeva prendere il toro per le corna, senza cacciarsi in un empasse masochistico.
C’è una morale amara e insieme positiva, in questa vicenda. Non sempre ma abbastanza di frequente, i controlli servono e funzionano. La Corte dei conti ha fatto il suo dovere, benché talvolta nel recente passato sia stata più indulgente e clemente contro ben altri misfatti regionali. La morale va però estesa anche a un altro, bruciante fronte. La magistratura contabile non ha competenza sul Consiglio regionale. Perciò l’autocontrollo immaginario dell’assemblea ha provocato lo scandalo dei costi-record della Sardegna fra tutte le altre Regioni. Anzi, senza un poco di clamore pubblico la situazione – stabilizzata da qualche anno ma a livelli di costo intollerabili – sarebbe peggiorata secondo il trend dissipatorio all’insegna del «tanto paga Pantalone». Nessun giustificazionismo per Soru. Ma neanche, per quanto attiene il Consiglio, per la gestione di Efisio Serrenti. Durante la quale, col sostegno determinante del Polo ma anche nell’inerzia del centrosinistra, il costo del Consiglio è letteralmente esploso, aumentando del 40 per cento in un quinquiennio. Assolutamente in linea con la crescita dell’indebitamento in Regione: due amministrazioni separate, stessa logica sfrenata di dissipazione nel segno del Polo. Per questo gridi pure ma non s’allarghi: i suoi vecchi conti, che ammorbano il presente, lo inchiodano e deve ancora saldarli politicamente. Non più ?meglio Soru? ma certo ancora ?peggio Pili?.

da www.regione.sardegna.it, 29 giugno 2007

La Regione: grave l’attacco della Corte dei Conti.
“Credo che la Corte dei Conti abbia fatto un attacco politico alla Regione”. Così il Presidente della Regione, Renato Soru, commenta la sospensione del giudizio da parte dell’organo contabile che ha deciso l’invio alla Corte Costituzionale del bilancio 2006 della Regione.

CAGLIARI, 29 GIUGNO 2007 – “E’ stato un attacco politico grave – ha spiegato Soru – e l’ho già detto ai diretti interessati e lo ribadisco”. Il Presidente della Regione ha parlato di “volontà di protagonismo eccessiva”, non più in linea coi tempi e nemmeno coi compiti attribuiti alla Corte dei Conti. “Un protagonismo che non aiuta – ha aggiunto – la trasparenza dell’attività della pubblica amministrazione e la corretta informazione dell’opinione pubblica, anzi rischia di inquinarla, vanificando così la possibilità di trasferire alla pubblica opinione la corretta informazione sugli sforzi di risanamento dell’amministrazione regionale”.

Secondo il Presidente della Regione – che si è detto tranquillo per la decisione che prenderà la Corte Costituzionale criticando “l’esultanza” dell’opposizione – la Corte dei Conti è “un istituto della parificazione del nulla, ormai superato, senza futuro”. “Sono d’accordo con l’opinione di chi, come il prof. Cassese, ritiene superato questo istituto e ne ha chiesto l’eliminazione, come ha ricordato il nostro consulente prof. Carrozza. Verrà un momento che anche in Sardegna, come nelle altre regioni d’Italia, non si farà più questo giudizio. Tra l’altro ieri non c’è stata neanche unanimità – ha aggiunto Soru – e pur in presenza di pareri discordi tra la Procura e la Corte, si è deciso, con una leggerezza eccessiva, di prendere un provvedimento che si sapeva avrebbe suscitato molte perplessità nell’opinione pubblica. La Corte avrebbe dovuto usare maggior prudenza”.

Il Presidente della Regione ha spiegato di aver indetto questa conferenza stampa per “fare chiarezza con i sardi” all’indomani della decisione della Corte Conti. “La Corte Costituzionale ci darà ragione – ha detto Soru – il bilancio è questo, in piena legittimità, per noi non cambia nulla. Si è parlato del bilancio del 2006 e si è sospesa la parificazione perché la Corte ha eccepito l’iscrizione di 500 milioni di Iva dovuti per gli anni 2004, 2005 e 2006 che ci sono stati riconosciuti finalmente dallo Stato, con ritardo, a seguito della vertenza entrate, e che opportunamente la Regione ha messo nel bilancio del 2006. La Corte ha ritenuto, sbagliando grossolanamente, e ne sono totalmente convinto, io e i consulenti della Regione, senza tener conto del parere espresso dagli uffici nei giorni scorsi, poiché lo Stato questi 500 milioni li pagherà in 20 anni, si sarebbe dovuto iscrivere non tutti nel 2006, ma di anno in anno.

Questa posizione della Corte è diversa dalla posizione espressa nella requisitoria del procuratore Scano. La Corte dei Conti ieri si è mostrata con due volti e con due opinioni, ma è chiaro che l’opinione definitiva la darà la Corte Costituzionale e noi siamo tranquilli, perché ci renderà giustizia”. Per quanto riguarda poi l’anticipazione delle entrate per il finanziamento del disavanzo, Soru ha ribadito che “la discussione non riguarda il finanziamento per il disavanzo del 2006, che è stato di appena 140.000 euro dopo che appena due anni prima la Regione, in un solo anno, aveva un disavanzo di 1,3 miliardi. Ma quel miliardo e mezzo di cui si è discusso ieri – ha concluso Soru – riguarda il disavanzo che la Regione ha accumulato prima, dal 2000 al 2004, con una serie di deficit che sono cresciuti in maniera esponenziale grazie ai buchi, ai disastri lasciati dal centrodestra”.

da La Nuova Sardegna, 3 luglio 2007

La Corte dei conti smentisce il presidente.
Leone minaccia di querelare il governatore: «Soru non sa distinguere tra pm e giudice». Il consigliere relatore usa toni durissimi per replicare: «E? preoccupante che il capo dell?esecutivo sia privo di alcune nozioni di base che l?hanno fatto trascendere».
Alfredo Franchini

CAGLIARI. In principio era una terribile bacchettata che la Corte dei conti aveva inferto alla Regione sospendendo il bilancio 2006, rinviato al giudizio della Costituzionale. Poi c?era stata la reazione del presidente, Renato Soru, che non voleva passare per un seguace di Tremonti e della «finanza creativa» con le accuse ai giudici contabili e, in particolare, al consigliere Nicola Leone. Ieri la replica di quest?ultimo che, in una lettera di chiarimento, minaccia addirittura una querela a Soru. Insomma, lo scontro istituzionale si fa sempre più aperto.
Quando le sezioni riunite decisero di chiedere un parere alla costituzionale, Soru rilevò una diversità di vedute tra il Procuratore generale, Mario Scano, e il relatore consigliere Nicola Leone, il quale, peraltro, aveva fatto alcune osservazioni sostanziali, (come quella sulle entrate «a futura memoria»), ma aveva riconosciuto che la Regione stava risanando il bilancio. A Soru non era bastato e nel denunciare il presunto «attacco politico» dei giudici contabili aveva puntato l?indice su Nicola Leone: «Mi risulta che il giudice Leone abbia sbagliato diverse volte», aveva detto, «costringendo diversi comuni a difendersi a spese dell?erario e in altre occasione il giudice Leone è stato affrettato e la sua posizione si rivelerà affrettata anche stavolta». La replica ha toni durissimi: «Sarebbe bastato al presidente Soru la riflessione che la Corte fa parte del sistema di «checks and balances» su cui si regge ogni moderna democrazia per evitare di trascendere. A titolo personale, e salva tutela in altra sede, mi corre l?obbligo di chiarire che per molti anni ho insegnato che chiunque può divenire amministratore pubblico, se ha delle idee e su quelle ottiene il voto dei cittadini. Trovo preoccupante che il presidente della Regione sia privo di alcune nozioni di base e gli sfugga la distinzione tra pubblico ministero e giudice. Quando parla di decisione presa non all?unanimità credo si riferisca a quella che è stata avvertita come una posizione diversa del procuratore regionale Scano, rispetto alla decisione delle sezioni riunite della Corte dei conti». Nicola Leone ricorda l?iter del documento contabile, passato al vaglio della sezione di controllo il 13 giugno. Fu approvata la relazione con magistrati in parte diversi da quelli che compongono le sezioni riunite e la proposta di relazione fu trasmessa alla Regione che è poi intervenuta all?adunanza pubblica, con il presidente Soru e con alcuni assessori e dirigenti. In quell?occasione la Regione ebbe modo di esprimere il proprio punto di vista come fecero i magistrati che avvisarono la Regione dei loro dubbi di costituzionalità su una legge regionale. «Quando i giudici hanno tali dubbi», chiarisce Nicola Leone, «devono rimettere la questione alla Costituzionale e la rimessione è obbligatoria. Soru ha sentito il bisogno di attaccarmi sul piano personale dimenticando che le Sezioni riunite sono costituite da 7 magistrati e attribuendomi un potere che non ho». Il magistrato spiega di voler chiarire la propria posizione «salvo tutelarsi in altra sede» e in un altro specifica che per la Corte «decideranno un eventuale intervento gli organi competenti». Se la sospensione del bilancio non c?era mai stata nella storia dell?isola, uno scontro istituzionale di questa portata era immaginabile. Nicola Leone conclude che «senza inutili modestie la stima che ho ottenuto nel corso del mio servizio quale Pm contabile, in diverse Procure, mi consentono di continuare a svolgere il servizio con fierezza».
La decisione di «censurare la censura», Soru non l?ha presa a caldo: giovedì, subito dopo la riunione pubblica della Corte dei conti, aveva fatto dichiarazioni soft. A 24 ore di distanza che cos?era cambiato ? Soru aveva spiegato di essere stato confortato nelle sue convinzioni dal parere di alcuni giuristi. Da qui le accuse di protagonismo e persino il giudizio poco lusinghiero sulla Corte: «Ma quale giudizio di parificazione del bilancio ? Aveva un senso quando c?era il controllo preventivo. Sono d?accordo con chi ha chiesto di eliminare la Corte dei conti per quanto riguarda la parificazione del bilancio».

(foto S.D., archivio GrIG)

Riferimenti: relazione per la parifica ? Sez.ne controllo

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Una buona notizia per le donne, una donna che straparla?


Una buona notizia per milioni di donne. Il governo egiziano ha finalmente deciso di combattere efficacemente la pratica odiosa dell?infibulazione (recentemente, nel nostro blog, abbiamo approfondito il problema delle mutilazioni genitali femminili, in occasione della loro abolizione da parte dell’ Eritrea). I mass media ne hanno dato notizia in poche righe, distrattamente. Ampi spazi, invece, per la presunta dark lady del cinema italiano Asia Argento. Ultimamente ha baciato un cane, ci ha premurosamente informato che si è masturbata davvero in uno dei suoi ultimi memorabili film, ha sfranellato felicemente con un?altra tizia anch?ella protagonista di famosissime pietre miliari della settima arte ed ha gridato ai quattro venti che ha stroncato il vigore virile dei suoi ultimi sette uomini. Anziché farle una sonora pernacchia, giornali e televisioni hanno ripreso con toni enfatici gli epocali avvenimenti. Quando accadrà che argomenti seri ed importanti, come la lotta a crudeltà come l?infibulazione avranno finalmente maggiore spazio e peso nell?informazione rispetto ad amenità simili ? Potrebbero contribuire ad una maggiore sensibilizzazione e, forse, ad un pizzico di civiltà in più.

Gruppo d?Intervento Giuridico

A.G.I., 28 giugno 2007

Ultime Notizie. EGITTO: GOVERNO METTE AL BANDO L’INFIBULAZIONE.

Il Cairo, 28 giu. – Il governo egiziano ha deciso di imporre un bando totale alle mutilazioni genitali delle donne. Il divieto della pratica conosciuta anche come infibulazione era stato introdotto dieci anni fa, ma e’ stato finora scarsamente rispettato. A spingere il Cairo a questo passo e’ stata la morte per dissanguamento di una bambina di dodici anni che la madre aveva fatto operare subito dopo l’ultimo giorno di scuola. Il caso ha causato una sollevazione in vasti settori dell’opinione pubblica egiziana e anche le autorita’ religiose locali hanno espresso il loro sostegno al bando della pratica. Sia il Gran Mufti’ che il capo della chiesta cristiana copta hanno ribadito che la mutilazione genitale non trova alcuna giustificazione ne’ nel Corano, ne’ nella Bibbia. Studi recenti citati dalla Bbc hanno dimostrato come circa il 90 % delle donne egiziane abbiano subito l’infibulazione.

da Il Sardegna, 29 giugno 2007

ASIA ARGENTO, attrice. ?Gli ultimi sei uomini con cui sono andata a letto non ce l?hanno fatta a fare l?amore con me. Il settimo ha cercato di prendere il viagra sotto i miei occhi?. Asia ha l?Argento vivo addosso?

(foto da www.unicef.de)

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Proposte per il calendario venatorio regionale sardo 2007-2008.


Domani si riunisce il Comitato Faunistico Regionale, presso l?Assessorato regionale alla Difesa dell?Ambiente per discutere e approvare il nuovo calendario venatorio per l?annata 2007/2008.

Purtroppo, anche quest?anno, causa i ritardi colposamente e dolosamente messi atto, si approverà un calendario ancora svincolato da dati di censimento in gran parte incompleti, oppure assenti, che ci spingeranno a richiedere l?applicazione del principio della cautela, per le specie oggetto di caccia. Le proposte che i rappresentanti designati dalle associazioni WWF, Amici della Terra, Italia Nostra e Legambiente (in rappresentanza del mondo ambientalista regionale) avanzeranno nella riunione di domani sono:

1. pernice e lepre sarda: moratoria di almeno un anno o misure più restrittive rispetto allo scorso anno sia per i tempi (4 mezze giornate sino alle ore 14,00) che per il numero di capi abbattibili (massimo 2 pernici per giornata e 2 lepri per stagione) in quanto gli esemplari negli ultimi anni si sono drasticamente ridotti a causa dell?eccessiva pressione venatoria, come sottolineato anche dai comitati provinciali faunistici di Oristano, Sassari, Cagliari e dalle indagini faunistiche realizzate dall?Istituto Regionale Fauna Selvatica (IRFS) dell?Assessorato regionale Difesa dell?Ambiente.
2. Cinghiale: la caccia venga limitata a soli 2 mesi (dicembre-gennaio o metà novembre/metà gennaio anche perché sin dal 1997 l?ex Ufficio Regionale Fauna Selvatica aveva evidenziato uno squilibrio nel prelievo sia sotto il profilo venatorio che sanitario con una percentuale di capi abbattut iadulti del 61 % contro il 39 % dei capi giovani, in contrasto con quanto oggi viene definito prelievo ben equilibrato (90 % giovani, 10 % adulti).
3. Allodola: si evidenzia in tutta Europa (Italia compresa) un calo progressivo dovuto non solo alla caccia ma anche alla modificazione e all?inquinamento (pesticidi) degli habitat; anche in Sardegna gli Alaudidi sono in spaventoso calo, soprattutto la Calandra, spesso confusa con l?Allodola, e pertanto se ne propone l?esclusione dal calendario venatorio o, in subordine, un periodo più restrittivo di caccia (fine dicembre )come per il Merlo, nel rispettivo della normativa nazionale.
4. Pavoncella: questa specie è indicata come VULNERABILE nell?ultima analisi internazionale sullo status delle popolazioni e tutte le popolazioni di limicoli sono in spaventoso calo in Europa-Russia (da qui provengono le popolazioni svernanti-migratrici in Sardegna); pertanto viene proposta l?eliminazione dal calendario venatorio o la riduzione dei capi abbattibili (massimo 3 a giornata).
5. Anatidi: lasciare inalterato il numero dei capi abbattibili per giornata (massimo 10 per giornata), specificando il riferimento al Germano Reale ed al Fischione; limitazione di max 5 capi abbattibili per giornata per le altre specie di anatidi cacciabili (codone, mestolone, moretta comune, moriglione ed alzavola). Da notare che tutte le popolazioni di Anatidi (ad eccezione di Fischione e parzialmente di Germano reale)sono in evidente calo e meriterebbero una severa limitazione.
6. Tortora (Streptopelia turutr): eliminazione temporanea dal calendario venatorio in attesa di un censimento sullo status della popolazione presente in Sardegna. Recentemente in Sardegna, sul campo, è stato notato che la Tortora è soppiantata dalla abbondante specie della Tortora dal collare e anche in Europa è ormai considerata in costante declino.

Vista l?attuale carenza di pianificazione faunistico-venatoria (strumento decisivo per la piena applicazione della legge regionale n. 23 del 1998 sulla disciplina dell?attività venatoria), sarà proposto che ogni singolo cacciatore non superi il numero di 20 capi abbattibili per giornata. Inoltre, si richiede la specificazione del divieto di caccia alla volpe in contemporanea a quella al cinghiale, onde evitare il rischio di uso della munizione spezzata nella caccia al cinghiale.

Per l?esperienza passata e considerate alcune anticipazioni provenienti dai pareri espressi dai Comitati provinciali faunistici di Cagliari (conferma del calendario dello scorso anno) e del Sulcis-Iglesiente (cinque giornate intere di caccia alla nobile stanziale dall?alba alle 11.00 e dalle 15.00 al tramonto e conferma per il resto), oltre che dagli Uffici interni all?Assessorato regionale alla Difesa dell?Ambiente, sarà sostanzialmente confermato il calendario venatorio dello scorso anno.

Paolo Fiori, componente ecologista del Comitato faunistico regionale

(foto S.D., archivio GrIG)

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Ampliamento Hotel Villa Rey, a due passi dal mare…


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (28 giugno 2007) alle amministrazioni pubbliche (Ministero per i beni e attività culturali, Assessorato regionale dell?urbanistica, Servizio tutela del paesaggio di Cagliari, Comune di Castiadas, Soprintendenza ai beni ambientali di Cagliari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale ed alla Magistratura competenti in relazione ai lavori in corso per la realizzazione della completa ristrutturazione ed ampliamento del complesso edilizio ricettivo ?Villa Rey? da parte della società Le Palme s.p.a. (già Sir Rocco Forte & Family s.p.a.) in loc. Costa Rey, a poche decine di metri dal mare, in Comune di Castiadas (CA) Tale intervento immobiliare risulterebbe fornito di aumento di volumetrie in deroga con deliberazione Consiglio comunale n. 20 del 13 marzo 2006 e di permesso di costruire n. 49 del 24 maggio 2006.

L?area è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), in quanto fascia costiera con ambiti dunali e macchia mediterranea, mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina è tutelata anche con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R. (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 26 ?Castiadas? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?area naturale e sub naturale?, ?campi dunari e sistemi di spiaggia? e ?insediamenti turistici?. Pur essendo il Comune di Castiadas provvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.

Sono, quindi, diversi gli aspetti legali ed ambientali che necessitano dei doverosi accertamenti, necessari per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una trasformazione immobiliare arrembante. Ormai il litorale di Castiadas sta diventando sempre più un agglomerato di costruzioni.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto D.C., archivio GrIG)

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Baia Caddinas, baia di cemento…


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno inoltrato un esposto (27 giugno 2007) alle amministrazioni pubbliche (Ministero per i beni e attività culturali, Assessorato regionale dell?urbanistica, Servizio tutela del paesaggio di Sassari, Comune di Golfo Aranci, Soprintendenza ai beni ambientali di Sassari), al Corpo forestale e di vigilanza ambientale ed alla Magistratura competenti in relazione ai lavori in corso per la realizzazione di un complesso edilizio residenziale (sembra 37 appartamenti) da parte della società Perlacea s.r.l. in loc. Baia Caddinas, presso la zona umida della ?Quinta Spiaggia?, in Comune di Golfo Aranci (OT) Tale intervento immobiliare risulterebbe fornito di concessione edilizia n. 49/06 del 19 maggio 2006.

L?area è tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), in quanto fascia costiera con ambiti dunali e macchia mediterranea, mentre la fascia dei mt. 300 dalla battigia marina è tutelata anche con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993). Nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R. (deliberazione Giunta regionale n. 36/7 del 5 settembre 2006) l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 18 ?Golfo di Olbia? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata, pro parte, ?area naturale e sub naturale? e ?insediamenti turistici?. Pur essendo il Comune di Golfo Aranci provvisto di P.U.C. definitivamente approvato ed in vigore, si applicano per tale ambito di paesaggio costiero le disposizioni cautelari provvisorie (art. 1 della legge n. 1902/1952 e successive modifiche ed integrazioni) di cui all?art. 15, comma 3°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R. In particolare sembrerebbe che nella zona sia stata approvata una specifica variante al P.U.C. sotto la vigenza della legge regionale n. 8/2004.

Insomma, sono diversi gli aspetti legali ed ambientali che necessitano dei doverosi accertamenti, necessari per salvaguardare un patrimonio ambientale continuamente a rischio a causa di una trasformazione immobiliare arrembante. Ormai Baia Caddinas sta diventando sempre più ?baia del cemento?.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

(foto A.V., archivio GrIG)

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Corte dei conti, un?Italia in emergenza?


Il giudizio di parificazione del rendiconto generale dello Stato dipinge un’Italia in emergenza. In rilievo, fra le altre, le emergenze ambientali, della gestione dell’acqua e dei rifiuti. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 27 giugno 2007

CORTE CONTI: EMERGENZA RIFIUTI, ACQUA, ORDINE PUBBLICO.

ROMA – La Corte dei Conti ritiene che ”debbano essere escluse forme di copertura di maggiori spese basate su stime di risorse di dubbia affidabilita’. E cio’ soprattutto in corso d’anno”. Il relatore al bilancio 2006, Fulvio Balsamo, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato, sottolinea come ”resta molto difficile l’accertamento del grado di permanenza del maggior gettito derivante dalla lotta all’evasione”.
EMERGENZA RIFIUTI, ACQUA, ORDINE PUBBLICO
La Corte dei Conti evidenzia in Italia molte ”sacche di emergenza” e tra queste indica ”l’ambiente, i rifiuti, le riserve idriche, lo stato del territorio e l’ordine pubblico”. Ci sono pero’ anche altre emergenze nel nostro paese, sottolinea il Procuratore Generale della Corte dei Conti, Claudio De Rose, nel giudizio sul rendiconto generale dello Stato per il 2006 e si tratta dell’istruzione ”che va scadendo pericolosamente, la giustizia che rischia la paralisi, le condanne della Corte di giustizia europea per infrazioni a norme comunitarie o per aiuti di Stato non consentiti e la ricerca scientifica che resta sottodimensionata ed e’ persino l’emergenza – sottolinea De Rose – della ricerca a spese dello Stato degli italiani che si avventurano all’estero in zone di guerra o di crisi”.
ANCORA TROPPA ILLEGALITA’, SPERPERI, SPRECHI
In Italia ”permane alto il tasso di illegalita’ che si concreta in sperperi, sprechi ed illecite appropriazioni ai danni dell’erario”: lo sottolinea il procuratore generale della Corte dei Conti, Claudio De Rose, nel giudizio del rendiconto generale dello Stato per l’esercizio 2006. ”Anche i dati delle pubbliche gestioni continuano ad essere contrassegnati dall’emergenza e dalla provvisorieta’ di misure e rimedi e da condizioni di efficacia, di efficienza e di economicita’ mediamente precarie o inadeguate”.
IN ITALIA ALTI LIVELLI DI CORRUZIONE
La percezione dell’esistenza in Italia ”di alti livelli di corruzione e’ confermata dai dati che e’ possibile rilevare, oltre che dal rapporto dell’alto commissario contro la corruzione, anche dall’ambito di osservazione proprio dei controlli e della giurisdizione della Corte dei Conti”. Lo ha detto il Procuratore generale della Corte dei Conti Claudio De Rose, indicando la ”propensione di talune componenti degli agenti pubblici ad accettare e sollecitare dazioni corruttive per svolgere o non svolgere le proprie funzioni”
PREOCCUPANO SPESA STATALI, PENSIONI, SANITA’
La Corte dei Conti continua a essere preoccupata per il controllo della spesa pubblica e sottolinea ”l’estensione dell’area dei debiti sommersi di numerose amministrazioni centrali”. Balsamo, nella relazione sul rendiconto generale dello Stato evidenzia ”la persistenza difficolta’ di controllo della spesa corrente primaria delle grandi categorie a rischio” che sono pubblico impiego, pensioni e spesa sanitaria. Dunque – secondo Balsamo – ”l’elevato livello del debito pubblico richiederebbe un’attenta riconsiderazione delle cause degli insuccessi degli anni trascorsi in tema di controllo della spesa e l’assunzione di decisioni piu’ incisive in mancanza delle quali si prospetta uno scenario di mantenimento della pressione fiscale su valori difficilmente tollerabili”.
FINANZA PUBBLICA TIENE PER IMPENNATA FISCO
Il miglioramento dei saldi di finanza pubblica ”e’ da attribuire per intero ad una impennata ne’ programmata ne’ prevista della pressione fiscale”, sottolinea il relatore al bilancio 2006, precisando che la pressione e’ passata dal 40,6% del 2005 al 42,3% del 2006 ed evidenzia ”un ulteriore, inopportuno, contenimento delle spese in conto capitale e in particolare degli investimenti pubblici”.
PENSIONI, FARE REVISIONE COEFFICIENTI
La Corte dei Conti sottolinea come la revisione periodica dei coefficienti per le pensioni ”e’ un elemento fondamentale dell’assetto a regime e che, in mancanza di essa, si verificherebbe una maggiore e crescente incidenza della spesa sul Pil”. Il relatore al bilancio, Fulvio Balsamo spiega che ”si confermano le perplessita’ sulla scelta legislativa che ha previsto un complesso procedimento di revisione dei coefficienti, che implica il coinvolgimento di numerosi soggetti”. Viceversa ”l’automatismo consentirebbe, tra l’altro, con correzioni piu’ frequenti, di rendere meno sensibili gli effetti delle revisioni”. Piu’ in generale, come gia’ sottolineato un anno fa, la Corte evidenzia ”l’eccessiva lunghezza del periodo di transizione verso l’assetto a regime della legge Dini”. E questo non consente di contrastare adeguatamente, nel breve periodo, ”le spinte al rialzo della spesa pensionistica”.
FUORI LINEA RETRIBUZIONI PUBBLICO IMPIEGO
Si parla di una ”dinamica retributiva fuori linea” per la spesa del personale pubblico. Balsamo sottolinea quindi che per ”tenere sotto controllo la crescita del spesa del personale occorre innanzitutto una forte inversione di tendenza sulle metodologie finora seguite per determinare le risorse necessarie ai rinnovi contrattuali risultato finora di accordi diretti fra governo e sindacati con i quali vengono concessi incrementi retributivi superiori al tasso di inflazione reale senza alcuna contropartita in termini di incremento della produttivita’ ”.
PREOCCUPANO RESISTENZE SU NUOVI STUDI SETTORE
Preoccupazione ”per le resistenze incontrate dai nuovi Studi di Settore”. ”L’introduzione dei nuovi indicatori di normalita’ economica mira ad ottenere, dopo un’applicazione decennale priva di risultati apprezzabili, una effettiva maggiore adesione all’obbligazione tributaria”.
A RISCHIO CONTI ENTI LOCALI E SANITA’
La Corte evidenzia ”le difficolta’ di contenimento della spesa corrente” per la finanza locale e ”il controllo della spesa sanitaria che rimane lo snodo fondamentale per il governo della finanza decentrata”. ”L’eccessiva dilatazione delle gestioni extra bilancio degli enti locali e dei fenomeni di esternalizzazione nella gestione dei servizi. Si conferma anche il giudizio sui limiti di efficacia del patto di stabilita’ interno”. Per quanto riguarda la spesa sanitaria Balsamo ricorda che e’ una delle ”condizioni critiche della finanza pubblica del nostro Paese che rendono necessaria una stabilizzazione”.

(foto S.D., archivio GrIG)

Riferimenti: parificazione rendiconto generale Stato.

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Consiglio regionale della Sardegna, i costi della politica?


Ecco un po? di costi della politica regionale: perché in Sardistàn ?sta politica costa molto di più ? Forse alcune frustate (virtuali) non farebbero male. Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 27 giugno 2007

Clamoroso: il Consiglio sardo costa il doppio e anche il triplo di quelli del ricco Nord. E ai nostri onorevoli meno tasse. Giorgio Melis

Sardegna parsimoniosa. Risparmiosa. Sobria. Non è Sud profondo, scialacquatore di soldi pubblici, borbonico e dissoluto. Siamo sardi, fate largo ai virtuosi. Non è questa l’immagine e l’idea che gli altri italiani e noi stessi abbiamo dei nostri costumi ? Certo che lo è: distinti e distanti dai meridionali, come sempre ci ritengono al Centro-Nord. E allora ? Un falso clamoroso, la verità è l’opposto. Uno scandaloso primato: incredibile da credere, amaro ma doveroso da denunciare. La politica sarda è la più dissipatrice, spendacciona fino all’esagerazione: molto più, fatte le debite proporzioni, di quelle siciliana e campana. Quasi da non credere ai propri occhi e ai numeri. Premessa troppo lunga ma indispensabile per dar conto di un’emozione negativa quando si credeva di averle viste tutte. Subito un esempio. Il Consiglio regionale della Sardegna, per una popolazione di un milione e 600 mila abitanti, 85 consiglieri e 160 dipendenti, costerà nel 2007 quasi 103 milioni di euro. La Lombardia – la regione più sviluppata, ricca e popolosa, con quasi nove milioni e mezzo di abitanti, 90 consiglieri e 283 dipendenti – spenderà per il suo Consiglio appena 71 milioni di euro: il 30 per cento in meno della Sardegna. Semplicemente incredibile.

Dopo aver frugato per settimane nelle pieghe del bilancio sardo, scoprendo e disvelando una realtà pazzesca, con picchi vertiginosi (la buonuscita di 700 mila euro al segretario generale andato in pensione), credevamo di aver toccato il fondo. Con una temeraria convinzione: sarà dappertutto così, più o meno, il costo della politica è altissimo ovunque: la Sardegna non può essere il peggio, starà nell’aurea medianità e mediocrità. E abbiamo deciso di confortare questa presunzione andando a cercare, con fatica e decine di telefonate, fax ed email, il riscontro nelle altre regioni.
Dopo i primi accertamenti, si è pensato a un errore. E giù altre verifiche. Fino a doversi arrendere a un’evidenza oltraggiosa per il livello di reddito, le condizioni sociali, l’economia disastrata dell’isola. Solo nella politica, nel costo del Consiglio regionale, la Sardegna straccia tutte le altre regioni. Una realtà sfuggita perfino alle lente ustoria di quanti (i senatori Salvi e Villone in un libro-inchiesta micidiale, il giornalista Gian Antonio Stella che spopola col suo bestseller ?La casta?) hanno scandagliato a 360 gradi il sottobosco della politica istituzionale e partititica. Non hanno pensato di fare il raffronto realizzato da noi, con risultati davvero sconvolgenti. Oggi lo proponiamo con le regioni del Nord popoloso, sviluppato e produttivo. Nei prossimi giorni lo estenderemo alle regioni del Centro-Sud e infine alle altre a statuto speciale come la Sardegna.

A ogni lombardo il Consiglio costa 9 euro, ciascun sardo ne deve spendere 64.

Ma è un dato assolutamente omogeneo: ogni confronto vede la nostra assemblea largamente in testa nella disonorevole corsa allo scialo, allo sperpero da nababbi di soldi pubblici in una terra sottosviluppata. La comparazione con la Lombardia dice di tutto e di peggio. Con una popolazione sei volte superiore a quella sarda, il suo Consiglio spende due terzi del bilancio sardo: appunto 71 milioni contro i nostri (scusate: i loro, di onorevoli e dipendenti) 103 milioni. Neanche nove euro di costo per ogni lombardo, contro i 64 euro che il ?parlamentino? isolano costa annualmente a ciascuno di noi. Ma se questo è il paragone più eclatante, rispetto al ricco Nord ci sono altri cinque esempi che propongono un’immagine intollerabile della Sardegna povera, ma che offre ai propri onorevoli trattamenti da sceicchi. Il Piemonte ha appena 63 consiglieri (contro i nostri 85) con quattromilioni e passa di abitanti e 300 dipendenti (contro i nostri 160). Ebbene, il Consiglio regionale di Torino costa appena 71 milioni di euro, 17 euro annui per ogni abitante. L’opulento Veneto (oltre quattro milioni e mezzo di abitanti) ha appena 60 consiglieri e 150 dipendenti ma un bilancio consiliare di appena 50 milioni di euro: meno della metà della Sardegna, con una ?tassa? annua pro capite di dieci euro per ogni residente. Vogliamo continuare ? La ricca Emilia-Romagna (quattro milioni e 151 mila abitanti, appena 50 consiglieri e 200 dipendenti) spende 40 milioni di euro all’anno, contro i 103 del Consiglio sardo. L’austera Liguria, con un milione 609mila abitanti (come la Sardegna) ha limitato i consiglieri a 40 e i dipendenti a meno di 130: spesa annuale, 28 milioni di euro, appena il 36,7 per cento di quanto si spende nel palazzaccio platinato di via Roma a Cagliari.

Meno consiglieri, stesso personale e spesa ridotta nel virtuoso Nord.

Sono cifre che si commentano da sole, gettando un fascio di luce abbagliante sulla munificenza senza paragoni che la Sardegna, con centinaia di migliaia di poveri e disoccupati, offre alla propria impunita classe politica. Un’immagine devastante, insopportabile, che muove allo sconforto e a una reazione furente contro un divario tanto enorme quanto inaccettabile. Forse che a Milano, Torino, Genova, Venezia e Bologna fare politica costa meno ? E perché mai dobbiamo pagare tanto per un Consiglio spesso al di sotto di ogni sospetto e decenza, di fronte all’efficienza, alla serietà e operosità di altre assemblee regionali, che hanno tutte meno (tranne Lombardia e Sicilia) e perfino la metà dei nostri eletti? Il teatrino del vaniloquio, logorroico, nullafacente, rissoso di via Roma, non è lontanamente paragonabile ai Consigli del Nord. Eppure costa dal 30 per cento in più fino al doppio e al triplo di quelli settentrionali.
Ma non si sente una parola di autocritica, un atto per riequilibrare una spesa astronomica rispetto agli altri. Anzi, chi la evoca viene tacciato di qualunquismo, demagogia e scandalismo antipolitico. Chi sono i veri qualunquisti che screditano il mandato parlamentare incassando e facendo spendere il doppio e il triplo dei colleghi che, poniamo a Bologna, da sempre hanno garantito ben altra efficienza e trasparenza all’amministrazione pubblica ? Non sono mancati e non mancano, sul versante del governo, scandali e sprechi in Veneto e in Lombardia. Ma, vuoto per pieno, la resa politica è infinitamente superiore a quella sarda, come il rapporto spesa-beneficio dei Consigli. Che diranno oggi i nostri onorevoli, l’imperturbabile presidente Spissu, i pasdaran improbabili moralisti all’Artizzu e al Sanjust-Robespierre, i campioni della sinistra radicale e della destra già incorruttibile ex missina ? Davanti a un confronto che dovrebbe indurli a vergognarsi e nascondersi, diranno ancora che non sono ultraprivilegiati e costosissimi perfino di fronte ai colleghi lombardi, veneti, emiliani ?

I consiglieri sardi pagano meno tasse di tutti, rivalutando anche la Sicilia e la Campania.

Ora le carte e le cifre sono sul tavolo, le altre le daremo nei prossimi giorni: ancora da soli. Servirebbe una battaglia morale dei cittadini e degli altri e ben più potenti ma silenti organi d’informazione: si limitano a riprendere i risultati delle nostre inchieste senza alzare un dito per rilanciare, aprire un fronte di denuncia e d’attacco e imporre una svolta moralizzatrice. Perché c’è ancora tanto da portare alla luce. Lo faremo ancora con i nostri deboli mezzi, visto che non vengono messi in campo quelli di chi ha ben altra potenza di fuoco. Ma la nostra battaglia si allarga, coinvolge un numero crescente di lettori e cittadini giustamente indignati. E il passaparola ci aiuta a suscitare una mobilitazione che dovrebbe essere generale. Intollerabile l’accettazione rassegnata di troppi, il silenzio che a questo punto diventa connivenza. Come sul fatto, documentato dal Sole 24 Ore, che la media delle trattenute fiscali degli onorevoli sardi è la metà di quella media nelle altre regioni. Ingrassano senza pudore e si smarcano dal fisco che ad ogni contribuente a reddito fisso chiede fino all’ultimo centesimo. Dopo questa e altre puntate, si vedrà che dovremmo chiedere scusa ai politici di Napoli e Palermo, considerati sempre dissipatori a man salva. Lo sono invece, e da Guinness dei primati, i nostri. Altro che austeri, risparmiosi e virtuosi: sono uno scandalo nazionale che tracimerà fuori della Sardegna. Ristabilendo una verità da arrossire al cospetto degli altri italiani.

da L’Altravoce, 28 giugno 2007

Da Roma a Napoli e a Reggio sventola bandiera bianca. Con il Consiglio cassa continua la Sardegna straccia tutti. Giorgio Melis

Roma, Napoli, Bari, Perugia, Reggio Calabria ? Fanalini di coda, trascurabili spenditori di fronte a Cagliari. I loro Consigli regionali, come quelli del ricco Nord, appaiono morigerati, austeri, quasi taccagni di fronte alla munificenza del ?parlamentino? di una Sardegna stenterella: tranne che per coprire d’oro i suoi onorevoli e addetti. I numeri sono schiaccianti, vergognosi. Tutto il Centro-Sud sventola bandiera bianca di fronte alla maglia nera, al primato disonorevole della nostra assemblea. Bilanci da pezze al culo a confronto con l’opulenza di quelli nuragici.
Subito i numeri, che aggravano il record sardo dopo il disastroso confronto col Settentrione. Dato di riferimento, i costi annuali di Cagliari. Spesa annua, 103 milioni di euro per 85 consiglieri regionali e 160 dipendenti, con una popolazione di un milione 600 mila abitanti. E in Campania, la regione più popolosa del Centro-Sud, a Napoli milionaria ? Cifre da pezzenti. Con cinque milioni e 800 mila abitanti, solo 60 consiglieri ma 269 dipendenti, spende 76 milioni di euro, 27 milioni in meno che la Sardegna. E il Lazio, con Roma e tutto quel che significa? Anche lì, roba da poveracci. Cinque milioni e mezzo di anime, 70 consiglieri, 700 dipendenti (tra fissi, precari e lavoratori esternalizzati): ma il Consiglio costa solo 69 milioni di euro, 34 in meno della nostra assemblea.

Roma-ladrona? È Sardegna-pappona, almeno quella politica.

Se Bossi denuncia ?Roma ladrona? non dovrebbe gridare anche Sardegna-pappona, almeno per quella politica ? Mangiasoldi a tradimento. Chissà cosa dirà quando da Cagliari si chiederanno al governo più fondi. Proviamo a immaginarlo? «Ma andate a lavurà o mandateci i vostri onorevoli? Prima tosate loro». Che si vada sopra o sotto la linea gotica, il discorso non cambia: semmai in peggio per noi. La Puglia con oltre quattro milioni di abitanti, 70 consiglieri, cento dipendenti, spende la miseria di 35 milioni di euro all’anno: quasi 70 in meno della Sardegna. Una differenza pazzesca, sulla quale si dovrebbe scavare per denunciare uno scialo nostrano che straccia tutti. Perfino la malandata Calabria, assediata dalla malavitosità politica, è molto meglio della nostra isola. Il Consiglio di Reggio costa 44,9 milioni di euro, meno della metà di quello sardo. Eppure i calabresi sono oltre due milioni, hanno solo 50 consiglieri ma con 170 dipendenti. Scadono a quisquilie le spese dei Consigli regionali delle regioni meno popolose. L’Umbria (815 mila abitanti) spende appena 25 milioni di euro per 30 consiglieri e cento dipendenti. La Basilicata (600 mila persone) 21,5 milioni di euro per 30 consiglieri e 137 dipendenti. Il Molise (322mila abitanti), 30 consiglieri e 90 dipendenti, è al minimo: il suo Consiglio costa appena 12 milioni di euro. La terra di Antonio Di Pietro fa una figura strabiliante a fronte della Sardegna centomiliardaria.

Blair, pensione da 90 mila euro. I nostri onorevoli si sbellicano dalle risate.

Lasciando l’Italia per un momento, ecco un confronto di giornata nientemeno che con Londra. Col solenne commiato dall’inossidabile regina Elisabetta, Tony Blair ha lasciato Downing Street e l’incarico di primo ministro dopo quasi 15 anni. Anche se declinato per la sciagurata guerra in Iraq, era un leader mondiale. Bene, avrà una pensione annuale di 90 mila euro: da capo del governo di Sua Maestà ne guadagnava 180 mila. Una roba che farà sbellicare i nostri onorevoli e molti funzionari. Il primo dei quali (l’ex segretario generale Lorenzo Pirina) se n’è andato in pensione con una buonuscita lorda di 700 mila euro e una pensione che sicuramente Blair potrebbe invidiargli. Ma in fondo era solo il premier del Regno Unito, mica il capo della burocrazia consiliare sarda. Anche la Sardegna è un’isola: ma soprattutto una Bengodi politica, mica sparagnina come quella d’oltre Manica, l’ex più grande impero spalmato in cinque continenti. Paragoni forzati ? E quando mai, semmai per difetto. Anche perché dal palazzo fumée di via Roma non si è levato un sussurro, una parola, un sospiro o un minimo atto di contrizione. Semmai il muro del pianto e di gomma di chi si ritiene bersaglio e vittima di un attacco scandalistico. Romperanno il silenzio di fronte alle veementi domande contestative che (non) saranno brandite dall’informazione isolana ? Prendi i soldi e scappa, ma soprattutto acqua in bocca. Il silenzio è proprio d’oro, in quel palazzo. Ma la collera popolare monta, si propaga anche senza che le nostre tv pubbliche e private dedichino un servizio penetrante o una delle tante trasmissioni di nani, ballerine, buffoni e politicanti che si strepitano addosso per coprire l’urlo dal silenzio delle contrade sarde: non resteranno per sempre mute e rassegnate al peggio.

Il Lazio risparmioso taglia le indennità. Ma la sensibilità non abita a Cagliari.

Non una parola, un atto, una vaga protesta e autocritica, preludio a qualche decisione per depotenziare uno scandalo che comunque monta. Eppure in altre Regioni il problema si avverte, e qualcosa si fa. Con la finanziaria 2007 (approvata a dicembre, nei termini?), il Consiglio regionale del Lazio, pur incomparabilmente più risparmioso di quello sardo, ha provato a sforbiciare qua e là i costi della politica. Decisioni che fanno risaltare la pervicacia dei nostri indifferenti onorevoli. Le indennità dei consiglieri tagliate del 10 per cento: non è tanto ma un grande segnale. Ridotte del 50 per cento le spese di comitati, osservatori e vari organi consultivi. I consigli di amministrazione degli enti pubblici ridotti a solo tre componenti e le loro indennità tagliate del dieci per cento. Le commissioni consiliari limitate a 12. E in Sardegna ? Silenzio, e nebbia attorno ai numeri della vergogna. Avevamo iniziato la nostra inchiesta senza lontanamente immaginare dove ci avrebbe portato, chiedendo che tutte le indennità dei consiglieri (specie quelle esentasse) venissero almeno pubblicate sul sito internet del Consiglio. Figurarsi. Non gli passa neanche per la mente. Continueremo a fare il raffronto tra la Sardegna e le altre regioni a statuto speciale, che hanno la stessa ?anzianità? della nostra ma – Sicilia a parte – sono distanti anni luce finanziari dall’allegra prodigalità nuragica. E chiederemo spiegazioni incalzanti. Non ne avremo dal flemmatico Giacomo Spissu: vicepresidente nell’era rampante del boom spendereccio di Moro Seduto Serrrenti.
Ma Soru perché tace, pur avendo fatto in Regione l’opposto ? Parla di costi della politica inaccettabili e da tagliare: ma genericamente, senza puntare al bersaglio grosso che è anche l’arena dove si tenta di matarlo a giorni alterni. Tireremo le somme dopo aver esposto i bilanci di Sicilia, Friuli, Val d’Aosta e Trentino-Alto Adige. La trasparenza e la sensibilità non abitano nella Sardegna politica. Ma è tempo di imporle a furor di popolo. Mai così pochi hanno incassato troppo da tutti. Non può durare all’infinito. Non con i nostri soldi. Procurade, onorevoles, moderare sa tirannia.

(disegno S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: L’Altravoce, i "costi della politica regionale".

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Come ti gestisco le coste n. 19…

27 Giugno 2007 Commenti chiusi


Nuova udienza presso il Tribunale penale di Cagliari del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli ultimi anni. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. La cronaca delle precedenti udienze ed ulteriori informazioni potete trovarle in questo ?blog? (?Come ti gestisco le coste…“, 4 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 2…?, 17 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 3…?, 24 ottobre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 4…?, 7 novembre 2006; ?Come ti gestisco le coste n. 5…?, 22 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 6…?, 29 novembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 7…?, 6 dicembre 2006, ?Come ti gestisco le coste n. 8…?, 17 gennaio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 9…?, 24 gennaio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 10…?, 28 febbraio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 11…?, 13 marzo 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 12…?, 28 marzo 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 13…?, 3 aprile 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 14…?, 17 aprile 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 15…?, 9 maggio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 16…?, 15 maggio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 17…?, 23 maggio 2007, ?Come ti gestisco le coste n. 18…?, 13 giugno 2007). Ribadiamo che tutti, naturalmente, beneficiano della presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Non possiamo, però, non evidenziare che le argomentazioni apportate dalla pubblica accusa unitamente a quanto sta emergendo dal dibattimento non possono che suscitare considerazioni piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio nel caso principale del quale si discute (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione. Buona lettura?

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 27 giugno 2007

CONCESSIONI FACILI, PER ACCERTARE LA DATA DI ELABORAZIONE. Il Tribunale ordina una perizia sul parere che scagiona Casu. Mauro Lissia

CAGLIARI. Sarà un perito informatico nominato dal tribunale a stabilire la data precisa in cui è stato elaborato l?ormai celebre parere legale elaborato dal dirigente comunale quartese Franco Loria, in base al quale il dirigente dell?urbanistica Alessandro Casu avrebbe passato alla giunta comunale e non al consiglio la scelta di concedere o no l?area pubblica di Sant?Anastasia-Faccheri alla famiglia Pani, per realizzare il Green Blu Center. Nel processo per le concessioni facili, in corso davanti ai giudici della prima sezione, Casu è imputato di abuso d?ufficio – oltre che di corruzione e falso – proprio in seguito a questo pasaggio tecnico, che per l?accusa dimostrerebbe la sua volontà di dare una mano all?amico Lucio Pani, interessatissimo a quel progetto. A chiedere la perizia è stato il difensore di Casu, l?avvocato Francesco Onnis. Una decisione dettata probabilmente dall?incertezza che ha finito per circondare questo dettaglio tutt?altro che irrilevante del processo. Casu ha difatti prodotto il documento col parere soltanto a dibattimento avviato, anzichè durante gli interrogatori di garanzia. E dagli accertamenti condotti sui computer del comune di Quartu non è emersa la certezza che quel testo sia stato effettivamente elaborato nel 1999, all?epoca dei fatti. Il programma di scrittura registra la data di creazione del documento e quelle delle successive modifiche, ma gli ispettori della forestale incaricati dal pubblico ministero Daniele Caria di acquisire i documenti hanno stabilito che quel file è passato più volte da computer a computer, nel corso degli anni. Da qui la necessità di dare una data sicura a quel parere, perchè le dichiarazioni rese in aula da Loria e dall?imputato Casu abbiano un riscontro definitivo. Il processo va avanti il 9 luglio con testi a difesa per poi riprendere il 19 settembre.

(foto C.B., archivio GrIG)

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Abbasso la squola !


Ovviamente è colpa di Renato Soru se molti sardi sono privi di alcuna qualifica…..

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 25 giugno 2007

SOLO LICENZA MEDIA PER 16 MILIONI DI ITALIANI

ROMA – Oltre 16 milioni di italiani si fermano alla licenza media o al vecchio avviamento professionale. Lo sottolinea l’Unla (Unione nazionale per la lotta contro l’analfabetismo) che, in occasione dei suoi 60 anni di attività, ha organizzato un convegno sull’emergenza analfabetismo in Italia. E’ un quadro drammatico quello tracciato dall’associazione, sulla scorta dei dati dell’ultimo censimento, che impone “l’allargamento dell’utenza scolastica tradizionale”.

Se sono quasi 6 milioni gli italiani senza alcun titolo di studio (ma il dato è relativo alla popolazione dai 6 anni in su), 13.686.021 hanno conseguito solo la licenza di scuola elementare e poco oltre 16 milioni si ferma alla licenza media o al vecchio avviamento professionale. Il ritardo della condizione italiana è confermato anche dal confronto dei dati del nostro paese con il resto del mondo. Secondo l’Ocse l’Italia, fra i paesi più istruiti, si piazza al terz’ultimo posto tra 30 concorrenti, seguita da Portogallo e Messico.

E il quadro è fosco soprattutto nel sud d’Italia. Sono circa 9 le regioni che gli studiosi considerano a rischio di ‘deriva educativa’. Il triste primato spetta alla Basilicata col 13,8 % di popolazione dagli 11 anni in su senza alcun titolo di studio. Seguono Calabria (13,2 %), Molise (12,2 %), Sicilia (11,3 %), Puglia (10,8 %), Abruzzo (9,8 %), Campania (9,3 %), Sardegna (9,1 %), Umbria (8,4 %), Marche (8,2 %).

Ma si registrano anche contraddizioni eclatanti: proprio nel Meridione, infatti, si registra un alto tasso di laureati. In Calabria i cittadini in possesso di una laurea (7,9 %) sono più numerosi che in regioni come Lombardia, Piemonte, Emilia Romagna, Toscana., Veneto e Friuli Venezia Giulia. Analogo il caso di Campania e Abruzzo col 7,7 % di laureati.

“Sempre più spesso i ragazzi non sanno più comunicare se non coi nuovi media, riescono a rappresentare il ‘loro’ mondo solo con immagini. La sfida che abbiamo di fronte – ha osservato il viceministro dell’Istruzione Mariangela Bastico – è restituire la scrittura e la lettura e dunque la capacità di comprendere il mondo a questa generazione di ragazzi senza parole”.

E se l’ex ministro dell’Istruzione, Luigi Berlinguer ha fatto notare come “in una società libera ed evoluta non si può campare né vivere democraticamente senza scienze e tecnologie, come del resto senza arte”, un altro ex di viale Trastevere, Tullio De Mauro, ha citato dati che dovrebbero far riflettere: “nella popolazione adulta tra i 16 e i 65 anni il 5 % è immerso nel più totale analfabetismo, non sa distinguere una lettera da un’altra, disegnarla, distinguere una cifra” e “ai livelli di più piena competenza alfabetica e aritmetica arriva meno di un terzo della popolazione”.

(disegno S.D., archivio GrIG)

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Lo stambecco bianco.


Ogni tanto, la Natura – nonostante tutto – riesce ancora a sorprenderci. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da Tiscali Notizie, 26 giugno 2007

Unico al mondo. Fiocco di neve, lo stambecco bianco diventa una star.

Lo hanno chiamato Fiocco di neve e il nome, a dire il vero, è poco originale per un esemplare di stambecco che risulta essere l’unico al mondo. Il suo manto bianco ne fa un vero fenomeno che rende orgogliosa tutta la Valle d’Aosta. L’animale è stato avvistato e immortalato a circa 3.000 metri di quota alla base della parete Est del Monte Emilius, la vetta che domina la città di Aosta nel corso di una battuta organizzata dalla Presidenza della Regione autonoma Valle d’Aosta e coordinata dal Corpo Forestale Valdostano.
“Dobbiamo proteggerlo in tutti i modi anche perché pare che sia l’unico esemplare mai visto” ha detto il presidente della Regione, Luciano Caveri, che ha partecipato alla battuta nel vallone Les Laures nel comune di Brissogne (Aosta).
Della presenza di uno stambecco bianco si parlava da quasi un anno, da quando alcuni cacciatori hanno segnalato la sua presenza. In principio sembrava si trattasse di una leggenda metropolitana ma nelle scorse settimane il cucciolo di circa 14 mesi è stato avvistato anche da alcune guardie forestali. Così sono iniziati gli appostamenti e giovedì Caveri ha disposto l’organizzazione di una vera e propria battuta per documentare la presenza del rarissimo esemplare.
Il piccolo era nascosto in un anfratto della parete di roccia con la madre che lo accompagnava “come se fosse consapevole – ha commentato Caveri che ha partecipato alla battuta – della diversità del suo piccolo che è obbligato a fare molta attenzione all’esposizione solare”. Per il colore del suo mantello lo stambecco bianco del vallone Les Laures non è stato ancora accolto nel branco dagli altri maschi e forse anche per questo si muove rimanendo a poca distanza dalla mamma.
Nel 1985, quando Francesco Nuti girò a Champoluc (Aosta), il film con Ornella Muti: Tutta colpa del paradiso, che racconta la storia della ricerca dello stambecco bianco, dovette far ricorso ad un caprone albino perché di stambecchi bianchi non c’era traccia oggi invece si ha certezza della sua presenza.
In Valle d’Aosta si ha memoria dell’esistenza di una femmina bianca di camoscio che sarebbe morta però diversi decenni fa. Lo stambecco candido è leggendario tra i cacciatori, tra i quali c’è la credenza che sparare ad uno di essi porti alla morte entro l’anno.

(foto da www.tiscali.it)

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Una vita serena, ora?


Ne siamo veramente felici. Uno dei risultati più importanti ottenuti anche ? nel nostro piccolo – grazie all?attività del Gruppo d?Intervento Giuridico è l?adeguata assistenza terapeutica che sta consentendo ad un bimbo di tre anni una vita serena. Dal novembre 2006 il piccolo è in cura con un farmaco prodotto dalla Kedrion s.p.a. e somministrato dall?Azienda USL n. 2 di Olbia con ottimi risultati. Si è aperta una splendida prospettiva per il piccolo ed i suoi genitori, dopo un?infinita serie di difficoltà ed amarezze.

La vicenda è esemplare di quanto possa esser importante il riconoscimento concreto di diritti fondamentali come quello alla salute.

Il calvario del piccolo Enea, il bimbo di due anni afflitto da una malattia rarissima (la congiuntivite lignea bilaterale asimmetrica per deficit di plasminogeno, che provoca la rapida progressiva occlusione della visuale), e della sua famiglia è durato anche troppo. Infatti, una volta tanto l?Italia è ai primi posti nel mondo. Ha una norma, il decreto legislativo n. 124/1998, che riconosce l?accesso gratuito alle migliori cure specialistiche anche agli affetti da ?malattie rare?. Quelle malattie che hanno, fortunatamente, pochi pazienti ma, sfortunatamente, non incontrano i favori delle multinazionali del farmaco che non producono normalmente le opportune medicine per?carenza di mercato. Il Servizio sanitario nazionale, con le modalità attuative stabilite nel D.M. n. 279/2001, si fa carico delle spese per la produzione dei farmaci per le ?malattie rare? e viene così incontro alle necessità dei pazienti. E? una norma di grande civiltà, espressione di quel diritto alla salute consacrato nella nostra costituzione (art. 32).

Tutto a posto ? Purtroppo no. Non sempre l?applicazione della norma è semplice ed agevole. Enea ed i suoi genitori, dopo mille peripezie fra Istituti di ricerca, Ospedali pediatrici di eccellenza (il Meyer di Firenze), consulti fra specialisti di mezzo mondo, fra i quali quello risolutore presso l?Ospedale pediatrico e per adolescenti dell?Università di Lipsia, erano riusciti a trovare finalmente la terapia, l?unica terapia, che finora aveva dato risultati positivi. L?unica terapia efficace (a base di ?plasminogen drops?) era quella descritta in ?Effective treatment of Ligneous Conjunctivitis with topical plasminogen? a cura del dott. Patrick Watts ed altri (Università di Toronto, Canada), pubblicata sull?American Journal of Opthalmology nell?aprile 2002. Nessuna Casa farmaceutica la produceva: troppo pochi i pazienti, troppo scarsi i guadagni. Nonostante mille assicurazioni, per lunghi, troppi, mesi non era stata ancora data la risposta risolutiva a dei genitori ormai quasi alla disperazione. Ad un bambino che stava perdendo la vista. E? stato quindi necessario inoltrare, da parte del padre Achille Mauro Porcheddu e del Gruppo d?Intervento Giuridico una specifica istanza per l?accesso all?idonea terapia (nota del 3 giugno 2006) rivolta al Ministro della salute, all?Assessore regionale della sanità, al Direttore generale dell?Azienda USL n. 2 e, per opportuna conoscenza, al Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Tempio Pausania. Da allora, con la pubblicizzazione della vicenda sui mass media, finalmente tutto si è messo in moto.

Dal giugno scorso lo staff del Ministro della salute Livia Turco, l?Assessore regionale della sanità Nerina Dirindin, l?Agenzia italiana del farmaco ? A.I.F.A. hanno sostenuto, insieme agli Ospedali Careggi e Meyer di Firenze, già interessati al caso, la dura ?guerra? di un bimbo e della sua famiglia per avere un futuro sereno. Nel settembre 2006 il Comitato etico dell?Ospedale pediatrico Meyer di Firenze, struttura di eccellenza incaricata, ha validato il protocollo terapeutico del collirio ?plasminogen drops? preparato dalla industria farmaceutica Kedrion s.p.a. A novembre 2006 l?inizio della terapia presso l?Azienda USL n. 2 di Olbia.

E ora una vita serena davanti ed una speranza per tante altre persone affette da malattie rare?..

Gruppo d’Intervento Giuridico

(immagine A.M.P.)

Riferimenti: la vicenda di Enea

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150 mila ?visite? al blog del Gruppo d?Intervento Giuridico !


Il nostro ?blog? ha superato le 150.000 ?visite?. Vogliamo in primo luogo ringraziare tutti voi !!!!!

Per noi è un motivo di soddisfazione che desideriamo condividere con chi lo frequenta e contribuisce a rendere vivo e vitale con articoli, foto, interventi, commenti questa piccola ?nicchia ecologica? dell?informazione verde. Cercheremo di fare sempre di meglio, con l?aiuto di chiunque voglia partecipare e darsi da fare e con l?obiettivo di fare qualcosa di buono per questa Terra.

Cerchiamo di lavorare concretamente per salvaguardare la nostra Terra, per proteggerla, per viverla e farla vivere con rispetto delle sue risorse e dei suoi ?abitanti?. Noi, gli ?altri? animali, l?immenso regno vegetale. Cerchiamo di ?leggere? la realtà che ci circonda anche con un pizzico di ironia, vero ?sale? della vita. Potremo farlo sempre meglio se ci aiuti anche tu. Nei limiti delle disponibilità e del tempo.

Diamo qualche ?numero?, come al solito. Dall?11 dicembre 2005 oltre 150.000 contatti, un piccolo ?record? di 1.123 ?visite? in un giorno. Siamo sulla media di 5-600 ?clik? giornalieri. Per noi non è poco. 867 articoli, 2.572 commenti. Gli articoli più letti sono ?L?altra metà del cielo conosce l?inferno in terra, in Cina, ad esempio…?, sulla difficile condizione delle bambine in Estremo oriente (1.640 ?visite?), ?La Conservatorìa delle coste della Sardegna? su realtà e possibili sviluppi del nuovo organo gestionale costiero (1.270 ?visite?), ?Tuvixeddu day de nos?atrusu?, sulla vicenda della nota area archeologica cagliaritana (854 ?visite?), ?Il Conservatorio delle coste, l?Agenzia per la salvaguardia delle coste sarde? sulla presentazione dell?indagine di ricerca sul nuovo strumento tecnico-amministrativo per la gestione dinamica dei ?gioielli? costieri (843 ?visite?), ?Il piano paesaggistico regionale della Sardegna è stato approvato? (840 ?visite?), ?Renato Soru si ricandida. Una novità ma non tanto una sorpresa? (772 ?visite?), ?Beppe Grillo, non avallare l’Anfiteatro romano trasformato in legnaia !? (713 ?visite?), ?Carloforte isola del cemento ?? (662 ?visite?), ?Consiglio regionale 103 milioni di euro all?anno, senza controlli. Rabbia? (587 ?visite?), ?Come insabbiare uno dei peggiori crimini? (526 ?visite?) sulla triste vicenda dei preti pedofili, ?Diga di Monte Nieddu ? Is Canargius: errare è umano, perseverare è diabolico !? (505 ?visite?), ?Ma si può morire in pace? (477 ?visite?) sul drammatico caso Welby e sulle difficili problematiche della ?buona morte?, ?In difesa del piano paesaggistico: intervento davanti al T.A.R. Sardegna? (460 ?visite?), ?Referendum e filosofia del piano paesaggistico regionale? (451 ?visite?) e ?Abusi edilizi, reati, danni al territorio ed alle casse pubbliche? (439 ?visite?).

Questi gli argomenti più frequentati: la speculazione e l?abusivismo edilizio (15.750 contatti su 129 articoli), la Conservatorìa delle coste (3.419 contatti su 14 articoli), le disposizioni di svendita dei demani civici (1.253 contatti su 6 articoli), le aree minerarie dismesse (1.644 contatti su 18 articoli), la pianificazione paesistica (4.478 contatti su 34 articoli), lo stato dell?arte dei diritti umani, con particolare riferimento all?infanzia (12.935 contatti su 101 articoli), le tematiche dell?energia (2.461 contatti su 25 articoli), la gestione dei rifiuti (2.280 contatti su 26 articoli), i cambiamenti climatici (1.373 contatti su 17 articoli), la caccia ed il bracconaggio (3.926 contatti su 41 articoli), la tutela delle aree archeologiche (5.048 contatti su 33 articoli), la corretta gestione dell?acqua (1.590 contatti su 7 articoli).

Questo ?blog? è di parte, lo ricordiamo e non lo nascondiamo. E? la vetrina pubblica del Gruppo d?Intervento Giuridico, così come della Lega per l?Abolizione della Caccia, degli Amici della Terra e di tante altre realtà ecologiste ed animaliste. Ma è anche luogo di informazione e confronto e l?alto numero di contatti e commenti, per una piccola ?vetrinetta? dell?informazione ambientale come la nostra, lo testimonia. Le porte sono quindi sempre aperte a tutti.

Gruppo d’Intervento Giuridico

(foto C.B., archivio GrIG)

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Intervento davanti al T.A.R. Sardegna in difesa del piano paesaggistico.

24 Giugno 2007 Commenti chiusi


Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia e Gruppo d?Intervento Giuridico danno sul piano paesaggistico regionale ? P.P.R. approvato nel settembre 2006 complessivamente una valutazione positiva e sosterranno le ragioni della salvaguardia ambientale proprie del P.P.R. con uno specifico intervento ad opponendum (a nome delle prime due, in quanto associazioni di protezione ambientale riconosciute ex art. 13 della legge n. 349/1986) curato dagli avv.ti Carlo Augusto Melis Costa e Guendalina Garau davanti al T.A.R. Sardegna. E? stato inoltrato l?intervento ad opponendum contro il ricorso n. 1019/2006 dei Comuni di Castelsardo, Valledoria, Bosa, Tempio Pausania, Gairo e delle società immobiliari Set s.r.l. e Vibrobeton s.r.l. e la prima udienza è prevista per il prossimo 11 luglio 2007. I primi ricorsi saranno, invece, discussi all?udienza fissata per il 27 giugno 2007. Successivamente, con ogni probabilità, il T.A.R. procederà alla riunione di tutti i ricorsi in un?unica trattazione.

Circa 100 ricorsi (altri 62 sono quelli straordinari al capo dello Stato), mentre da varie parti si parlava di addirittura quattrocento. Molti meno di quanti avverso i quattordici piani territoriali paesistici approvati dalla Regione nel 1993 e poi annullati su ricorsi degli Amici della Terra in quanto gravemente lesivi delle prerogative di tutela ambientale. Hanno inoltrato ricorsi amministrazioni comunali (ad esempio Cagliari, Olbia, Arzachena, Carloforte, Tertenia, Teulada, Castelsardo, Bosa, Tempio Pausania, Santa Teresa di Gallura, Budoni, Gairo, Valledoria), ?signori del vento? (la società Bonorva Wind Energy), tanti ?signori del mattone? ed anche tre consiglieri regionali dell?U.D.C. (Roberto Capelli, Sergio Milia e Franco Cuccu). Si sentono defraudati del potere di approvare il piano paesaggistico. Curiosamente la legge assegna, invece, tale potere alla Giunta regionale (art. 11 della legge regionale n. 45/1989 come modificato dall?art. 2 della legge regionale n. 8/2004). Comuni e privati lamentano lo scarso coinvolgimento ed il mancato accoglimento delle proprie ?osservazioni? durante la procedura di approvazione.

Di seguito, per chi volesse approfondire, una scheda sul P.P.R.

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

PIANO PAESAGGISTICO REGIONALE, LE RAGIONI DEL “SI”.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l?Abolizione della Caccia e Gruppo d?Intervento Giuridico dànno del P.P.R. complessivamente una valutazione positiva.

Ricordiamo che la Giunta regionale, con la deliberazione n. 36/7 del 5 settembre 2006, approvava il piano paesaggistico regionale ? P.P.R. Giungeva, quindi, al termine il lungo procedimento che ha visto il parere della Commissione competente del Consiglio regionale, in seguito all?adozione del P.P.R. (deliberazione G. R. n. 22/3 del 24 maggio 2006) e, in precedenza, all?adozione della proposta di piano (deliberazione G.R. n. 59/36 del 13 dicembre 2005), le successive conferenze di co-pianificazione, la presentazione di atti di ?osservazioni? da parte di soggetti imprenditoriali, enti locali, associazioni ecologiste, ecc. In contemporanea i numerosi documenti del piano sono stati pubblicati sul sito web della Regione (http://www.regione.sardegna.it/pianopaesaggistico/) con un bell?esempio di trasparenza istituzionale purtroppo non comune.

I principali punti di forza, positivi, riguardano i seguenti aspetti:

* si deve, in primo luogo, evidenziare che il P.P.R., il primo piano approvato da una regione italiana in applicazione delle previsioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), appare supportato da un?ampia e, sostanzialmente, esaustiva analisi tecnico-scientifica territoriale, ambientale, insediativa (relazioni illustrative, tecniche, del comitato scientifico, 27 schede illustrative degli ambiti costieri) che costituisce la ?motivazione? dell?atto pianificatòrio;

* analogamente appare decisamente congrua la rappresentazione cartografica delle analisi di piano (5 tavole illustrative in scala 1 : 200.000 contenenti rispettivamente la perimetrazione degli ambiti di paesaggio costieri e la struttura fisica, l?assetto ambientale, l?assetto storico-culturale e l?assetto insediativo + 141 carte in scala 1 : 25.000 illustrative dei territori ricompresi negli ambiti di paesaggio costieri + 38 carte in scala 1 : 50.000 relative alla descrizione del territorio regionale non ricompreso negli ambiti costieri, anche in compact disk), supporto connesso ed inscindibile per le norme tecniche di attuazione;

* si conviene con l?individuazione degli ambiti di paesaggio e dei beni paesaggistici (art. 6 delle norme tecniche di attuazione), in particolare con la tipologia delle previsioni di piano, suddivise in prescrizioni dirette e indirette, indirizzi, misure di conoscenza, misure di conservazione, criteri di gestione e trasformazione, azioni di recupero e riqualificazione (art. 10 delle norme tecniche di attuazione);

* particolare importanza positiva assume la disciplina generale degli ambiti di paesaggio, individuati nelle 141 carte in scala 1 : 25.000, dove, nelle aree costiere (artt. 19-20 delle norme tecniche di attuazione), salve specifiche diverse disposizioni di piano, sono consentiti unicamente interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria di consolidamento statico, di restauro, modesti volumi tecnici che non alterino lo stato dei luoghi, interventi consentiti dall?art. 12 (lettere b, e, f, g, h, l, m, p) della legge regionale n. 23/1985, interventi direttamente funzionali ad attività agro-silvo-pastorali che non comportino alterazioni permanenti dello stato dei luoghi o sul piano idrogeologico, interventi di riforestazione, taglio e riconversione colturale, antincendio e conservazione in base al piano regionale antincendi, interventi di risanamento e consolidamento degli abitati e delle aree interessate da movimenti franosi, di sistemazione idrogeologica e di bonifica dei siti inquinati: in sostanza, negli ambiti di paesaggio non è consentito alcun nuovo intervento di trasformazione comportante nuove volumetrie, con esclusione dei citati eventuali modesti volumi tecnici strettamente funzionali alle opere esistenti e senza alterazione dello stato dei luoghi (artt. 12, 15, 19, 20 delle norme tecniche di attuazione);

* vengono in parte eliminati alcuni effetti fortemente negativi determinati dall?applicazione della normativa transitoria: in particolare la possibilità, per i Comuni dotati di piano urbanistico comunale ? P.U.C. di mandare avanti interventi di trasformazione del territorio in base a semplice stipula di convenzione di lottizzazione entro il 24 maggio 2006, anche in assenza di alcun intervento. In questi mesi, infatti, numerosi Comuni dotati di P.U.C. hanno approvato convenzioni di lottizzazione in fretta e furia proprio per anticipare l?entrata in vigore delle norme provvisorie del P.P.R. Fra i tanti casi, a Teulada è stato approvato il piano di lottizzazione presentato dalla soc. Holdima a Porto Tramatzu, pur esistendo un contenzioso societario su chi abbia realmente titolo su quelle aree. A Carloforte hanno rapidamente presentato all?approvazione un piano di lottizzazione sulla collina della Croce. A Castiadas il Consiglio comunale ha lavorato a ciclo continuo per adottare una trentina di piani di lottizzazione in zona costiera ed in area agricola. Ora, però, i comparti privi di titoli abilitativi (permessi di costruire, nullaosta paesaggistici, ecc.) alla data di entrata in vigore del P.P.R. dovranno esser rivisti (art. 15, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione) e potranno esser realizzati soltanto previa intesa (art. 11 delle norme tecniche di attuazione) fra Regione, Provincia e Comune interessato;

* analogamente particolare importanza positiva assumono le disposizioni a tutela delle aree agricole: in particolare gli indirizzi vincolanti per la pianificazione urbanistica comunale relativi al mantenimento dell?equilibrio fra gli insediamenti con case sparse ed il contesto ambientale, la facoltà di nuovi edifici a carattere residenziale per i soli conduttori dell?attività agricola, generalmente fuori dalla fascia costiera, in relazione alle caratteristiche geo-pedologiche dei terreni interessati rispetto alle coltivazioni previste e l?estensione minima del fondo di 3 ettari per colture intensive e di 5 ettari per colture estensive (art. 83 delle norme tecniche di attuazione). Si deve rammentare, infatti, che la superficie agricola regionale è drasticamente diminuita soprattutto a causa dei fenomeni di urbanizzazione: in dieci anni, dal 1990 al 2000, si è registrato un calo del 24,7 % (dati ISTAT, 2005). Emblematico il caso delle aree agricole olivetate del Sassarese: fra il 1977 ed il 1998 Alghero ha perso 474 ettari di oliveti su 2.456 (- 19,3 %), Sassari ne ha perso 361 ettari su 4.981 (- 7,2 %), Sorso ne ha perso 342 ettari su 1.611 (- 21,2 %). Soltanto Sennori e Tissi hanno registrato minimi incrementi, rispettivamente di 16 (+ 3,5 %) e di 13 (+ 7,3 %) ettari (dati Università degli Studi di Sassari, cattedra di olivicoltura, 2006). In relazione alla sola Sassari, al 2002 dei 4.620 ettari presenti nel 1977, ne sono risultati ?degradati? (?oliveti radi, con 50-100 alberi per ettaro) ben 562, 27 ettari sono risultati formati da alberi sparsi (meno di 50 olivi per ettaro): grazie a tale indagine condotta con l?ausilio di immagini satellitari si è appurato, quindi, che la perdita complessiva dell?area olivetta fruibile anche a fini economici è stata di ben 926 ettari (- 19 %). E tale perdita è dovuta quasi esclusivamente alla crescita edilizia incontrollata nell?agro;

* la previsione quali ?beni paesaggistici? (artt. 6 e 8 delle norme tecniche di attuazione e parte II del P.P.R.) aventi specifica necessità di conservazione del loro insieme, come ad es. l?area archeologica di Tuvixeddu, e di ?beni identitari? (artt. 6 e 9 delle norme tecniche di attuazione e II parte del P.P.R.) di aree e singoli beni che indichino il senso di appartenenza alla collettività sarda, es. l?archeologia mineraria ed industriale.

I principali punti di debolezza, negativi, appaiono questi:

* permane una normativa transitoria (art. 15 delle norme tecniche di attuazione) che può provocare potenzialmente notevole degrado in fascia costiera, a causa dei numerosi piani di lottizzazione approvati sulla base dei P.U.C. vigenti;

* non appaiono presenti meccanismi procedurali sostitutivi nel caso di mancato adeguamento della disciplina urbanistica provinciale e comunale alle previsioni del P.P.R. (artt. 106-107 delle norme tecniche di attuazione);

* la definizione delle aree semi-naturali (art. 25 delle norme tecniche di attuazione) ricomprende i ?boschi naturali? (leccete, quercete, sugherete e boschi misti, dune e litorali soggetti a fruizione turistica, ecc.), volendo individuare diversa disciplina per le aree ad utilizzazione agro-forestale comprendenti i ?rimboschimenti artificiali?: tale differente classificazione è in palese contrasto con quanto previsto dall?art. 2, commi 1° e 6°, del decreto legislativo 18 maggio 2001, n. 227, norma quadro in materia, che esplicitamente qualifica come ?bosco i terreni coperti da vegetazione arborea associata o meno a quella arbustiva di origine naturale o artificiale, in qualsiasi stadio di sviluppo, i castagneti, le sugherete e la macchia mediterranea?.devono avere estensione non inferiore a 2.000 metri quadrati e larghezza media non inferiore a 20 metri e copertura non inferiore al 20 per cento?? ;

* gli indirizzi del P.P.R. per gli insediamenti turistici prevedono (art. 90, comma 1°, punto 3) un eccessivo premio volumetrico massimo in favore dei titolari di insediamenti turistici nei territori costieri di maggior impatto paesaggistico che acconsentano al trasferimento delle loro strutture verso insediamenti residenziali preesistenti. Un premio volumetrico massimo del 100 % rispetto alla volumetria esistente, da conseguirsi mediante procedure negoziali, appare decisamente eccessivo, in quanto rischia di innescare fenomeni speculativi negli esistenti centri abitati a breve distanza dalla costa (es. Bosa, Posada, Villasimius, Pula, ecc.) con conseguenze non prevedibili sul tessuto storico urbano.

La fascia di salvaguardia costiera, norma di tutela provvisoria di cui alla legge regionale n. 8/2004 (la c. d. legge salva-coste), ora varia nel P.P.R. in funzione della conformazione del paesaggio costiero, in alcuni casi è più profonda, in qualche caso meno profonda dei 2 chilometri. Lungo la fascia costiera sono vietate anche costruzioni in area agricola, a meno che non siano legate all’attività agro-zootecnica, nel caso di ricovero per attrezzi, o nel caso che la residenza in campagna sia strettamente necessaria alla conduzione dell’attività.

Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico avevano presentato le proprie ?osservazioni? al P.P.R. con atto del 21 marzo 2006. Osservazioni, parzialmente accolte, che hanno puntato a rendere ancora migliore un P.P.R. decisamente improntato ad un?approfondita conoscenza del territorio costiero sardo ed ad una corretta gestione della parte più pregiata dell?Isola. Le ?osservazioni? erano incentrate principalmente su una più puntuale tutela dei demani civici (i terreni ad uso civico, il 15 % della Sardegna), oggi purtroppo oggetto di pericolose disposizioni che ne prevedono di fatto la ?svendita?, sulla salvaguardia di zone umide e dei boschi, sul contenimento delle possibilità edificatorie lungo le coste, sui meccanismi procedurali in caso di inerzia degli Enti locali nelle loro attività di pianificazione urbanistica in attuazione del P.P.R. una volta approvato definitivamente e sulla correzione di alcune discrasie cartografiche (Chia, Portu Malu di Teulada, Porto Conte, Bados e Pittulongu di Olbia, Baccu Mandara di Maracalagonis). Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico, dopo aver presentato diverse proposte in tema di pianificazione territoriale paesistica, hanno preso parte alla fase delle conferenze istruttorie di co-pianificazione (gennaio-febbraio 2006).

In questi mesi ed anche recentemente sono apparse decisamente ingenerose e confuse tante critiche mosse al P.P.R. da amministratori locali ed associazioni imprenditoriali, mentre demagogiche, elettoralistiche e prive di reale riscontro concreto le proposte referendarie (miseramente naufragate alla prima verifica di legittimità) avanzate da Forza Italia contro un P.P.R. addirittura non definitivamente approvato. Non certo meglio le contro-proposte avanzate dall?on. Paolo Manichedda, le quali sembrano quasi frutto del desiderio di quegli amministratori locali e progettisti alle disposizioni lassiste degli illegittimi piani territoriali paesistici del 1993, annullati su ricorsi ecologisti dai Giudici amministrativi perché l?esatto contrario di una corretta pianificazione paesistica.

Si ricorda, inoltre, che nell?estate 2005 era stata consegnata al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed al Presidente del Consiglio regionale on. Giacomo Spissu la petizione popolare per la salvaguardia delle coste sarde promossa dagli Amici della Terra e dal Gruppo d?Intervento Giuridico. Gli aderenti sono stati ben 3.515 e vedono tra di loro parlamentari europei (on. Monica Frassoni), l?intera direzione nazionale degli Amici della Terra (Rosa Filippini, Walter Baldassarri e Maria Laura Radiconcini), personalità della cultura (lo scrittore Giorgio Todde), personalità del volontariato attivo (don Ettore Cannavera), rappresentanti di associazioni ecologiste di tutto il Mediterraneo (Coordinamenti Friends of the Earth dell?Europa e del Mediterraneo, associazioni nazionali aderenti a Friends of the Earth di Francia, Spagna, Cipro, Israele, Palestina, Croazia, Tema Foundation della Turchia, Istria Verde della Croazia, N.T.M. di Malta, C 21 dell?Algeria, Green Action della Croazia, European Geography Association della Grecia, E.N.D.A. della Francia, Green Home del Montenegro, S.P.N.L. del Libano, Link di Israele, E.N.D.A. Maghreb del Marocco, Tunisian Front Organization della Tunisia, Ecomediterrania della Spagna, O.D.R.A.Z. della Croazia, A.P.E.N.A. della Tunisia, A.F.D.C. del Libano, R.A.E.D. dell?Egitto, Ceratonia Foundation di Malta, C.O.A.G. della Spagna, WWF ? programma Mediterraneo dell?Italia, I.P.A.D.E. della Spagna, Forum della Laguna di Venezia dell?Italia, W.A.D.A. del Libano, Associazione per la Wilderness dell?Italia), componenti di formazioni politico-sociali (vari aderenti a circoli di Progetto Sardegna) e, soprattutto, tanti comuni cittadini sardi, di tante altre parti d?Italia e numerosi stranieri. La petizione ha chiesto che il nuovo piano paesistico contenesse efficaci misure di tutela, una fascia di rispetto costiero di almeno 500 metri dal mare e la conservazione integrale dei tratti costieri ancora integri o non compromessi. Si è chiesta, poi, anche l?istituzione dell?Agenzia per la Salvaguardia delle Coste cui affidare l?acquisizione al patrimonio pubblico e la corretta gestione dei tratti di litorale più pregevoli dal punto di vista ambientale e paesaggistico, della quale, recentemente, la Giunta regionale ha avviato la realizzazione con l?istituzione del Servizio della Conservatoria delle coste sarde e poi con l’Agenzia della Conservatoria delle coste. Richieste provenienti dal mondo ecologista internazionale e dalla ?società civile? alla quale la Regione autonoma della Sardegna ha iniziato a dare risposte positive: ora cerchiamo di renderle migliori e più efficaci.

Lega per l?Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d?Intervento Giuridico

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: piano paesaggistico regionale – P.P.R.

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Biocarburanti a rischio !


Anche il ricorso ai biocarburanti presenta rischi ambientali e per la salute. Una recente ricerca fa il punto.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da L?Espresso (http://espresso.repubblica.it), 19 giugno 2007

Polemica all’etanolo.
L’uso del biocarburante provocherebbe alla salute guai più seri del petrolio.
Luca Carra

Siete convinti che le auto a etanolo ripuliranno il mondo ? Bene, toglietevelo dalla testa. Il carburante che va per la maggiore nei circoli ambientalisti, arrivando anche a lambire l’amministrazione Bush, fa schifo quanto gli altri. Forse più degli altri. Lo ha scoperto con raccapriccio il ricercatore Mark Jacobson dell’Università di Stanford, che ha messo a confronto due scenari. Il primo vede la città di Los Angeles, nel 2020, percorsa come oggi da auto a benzina. Nel secondo scenario, invece, le auto sono alimentate da una miscela, chiamata E85, composta per l’85 per cento da etanolo e dal 15 per cento da benzina. Il nuovo carburante, spiega Jacobson sulla rivista ‘Environmental Science Technology’, genera in effetti meno benzene e butadiene, entrambi cancerogeni. In compenso però produce una quantità ben maggiore di formaldeide e acetaldeide. Dalla padella alla brace, insomma. A questo va aggiunto che bruciare etanolo fa aumentare l’ozono nell’atmosfera, il che è tra le cause principali delle infiammazioni polmonari, asma e bronchiti. E di un certo numero di decessi.

Jacobson si è spinto fino a conteggiare 200 morti in più negli Stati Uniti, ipotizzando il passaggio dalla benzina al biocarburante: “I nostri risultati svelano che l’uso sistematico dell’etanolo come combustibile rappresenta una minaccia per la salute pubblica uguale, se non peggiore, di quella dei derivati del petrolio”, conclude mestamente l’ecologo. Derivato per raffinazione dalla canna da zucchero, l’etanolo è un alcol molto utilizzato come combustibile soprattutto in Brasile. Chiunque sia stato a Rio de Janeiro o San Paolo riconosce ormai l’odore dolciastro di questo biocarburante, su cui ora stanno investendo anche gli Stati Uniti e l’Europa (in particolare la Svezia). L’immancabile Ethanol Coalition statunitense ha replicato con dati diversi, che dimostrerebbero un miglioramento della qualità dell’aria laddove si è passati all’etanolo. Jacobson poi si sarebbe macchiato del peccato di farsi finanziare lo studio dalla Exxon Mobil. Accusa respinta al mittente: la ricerca, in realtà è stata finanziata dalla Nasa.

(foto da mailing list ambientalista)

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Banca d?Italia. L?economia della Sardegna nel 2006.


Sotto potete trovare il collegamento al link della relazione della Banca d?Italia sullo stato dell?economia sarda nel 2006 (http://regione.sardegna.it/documenti/1_124_200706121112089.pdf). Interessanti dati, molto utili per sapire dove sta andando la Sardegna.

Gruppo d?Intervento Giuridico

da www.regione.sardegna.it, 22 giugno 2007

Il turismo in Sardegna secondo Banca d’Italia.
Gli arrivi e le presenze nelle principali località turistiche dell’isola sono aumentati rispettivamente del 9,3 e del 9,7 per cento. La permanenza media dei visitatori nelle strutture ricettive, pari a 5,4 giornate pro capite, è rimasta pressoché invariata. La dinamica osservata nell’ultimo anno segna una marcata ripresa dell’attività del settore, dopo alcuni anni di debolezza della congiuntura, nel corso dei quali si sono alternate fasi di crescita moderata e di riduzione degli arrivi e delle presenze.

CAGLIARI, 22 GIUGNO 2007 – Nel 2006 l’andamento del settore turistico è stato positivo. Lo dice la relazione della Banca d’Italia, sulla base dei dati forniti dalle amministrazioni provinciali.
In base ai dati delle province di Cagliari, Sassari e Oristano, la crescita è stata più intensa per i turisti provenienti dall’estero: gli arrivi e le presenze sono aumentati rispettivamente del 7,9 e 8,5 per cento; i flussi dei visitatori italiani hanno avuto una dinamica più contenuta (1,4 e 2,5 per cento). L’andamento positivo ha riguardato sia le strutture alberghiere sia gli esercizi ricettivi complementari.

I dati forniti dalla Provincia di Olbia ? Tempio Pausania indicano un forte incremento del movimento turistico nelle località della Gallura. Circa due terzi delle presenze sono state originate dalla componente italiana della domanda, in particolare dai turisti provenienti dalla Lombardia, dal Lazio e dalla Toscana (46,2 per cento del totale); tra i turisti stranieri, quelli provenienti dalla Germania, dalla Francia e dal Regno Unito sono risultati pari al 57,7 per cento del totale. Ad Alghero è proseguita la riduzione delle presenze già osservata nel 2005, dipesa soprattutto dai minori flussi di turisti italiani. Nella provincia di Cagliari si è confermata la crescita dell’anno precedente, sulla quale ha inciso in particolare il marcato incremento del numero dei visitatori stranieri. Nelle località della provincia di Nuoro l’incremento del movimento turistico si è concentrato nella seconda parte dell’anno, dopo i risultati deludenti dei primi mesi. L’andamento positivo della stagione turistica nei centri dell’Oristanese è dipeso in particolare dai buoni risultati registrati dalle strutture alberghiere.

In base alle rilevazioni dell’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche (ISNART), nei mesi estivi il tasso di occupazione delle strutture ricettive in Sardegna è stato del 68,0 per cento, un valore superiore a quello medio nazionale (57,4 per cento). Ad agosto la quota di posti letto occupati è
stata dell’83,8 per cento; rispetto al 2005, il 20,7 per cento degli operatori ha segnalato una crescita dell’indicatore, contro il 9,4 che ha indicato una riduzione.

La stagionalità dei flussi turistici, connessa alle caratteristiche dell’offerta che nella regione è prevalentemente di tipo balneare, si è lievemente accentuata rispetto al 2005: nei mesi da giugno a settembre si è concentrato il 70,3 per cento degli arrivi e l’84,4 per cento delle presenze, contro rispettivamente il 68,9 e l’83,3 dell’anno precedente. Il fenomeno risulta particolarmente accentuato nelle località della Gallura e della provincia di Nuoro.
Il numero delle imprese attive nel comparto dei servizi ricettivi e della ristorazione è aumentato del 2,5 per cento rispetto al 2005, confermando la crescita già osservata negli anni precedenti.

In base ai dati dell’Istat, nel 2005 erano presenti in Sardegna 1.884 esercizi ricettivi, il 41,2 per cento dei quali costituito da alberghi e il resto da strutture complementari. Rispetto al 2000 il numero degli esercizi è aumentato dell’81,0 per cento, contro il 10,8 della media nazionale; la crescita è stata particolarmente accentuata per le strutture complementari (205,8 per cento) ed è stata in parte determinata dal notevole sviluppo che nell’isola hanno avuto le attività di “bed & breakfast”.
Nell’intervallo considerato il numero degli alberghi è aumentato del 14,4 per cento: si è ridotta la presenza delle strutture con una e due stelle, più che compensata dall’incremento di quelle di categoria superiore.

(foto S.D., archivio GrIG)
Riferimenti: relazione Banca d’Italia sull’economia sarda 2006

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Marea nera sulle coste del sud Sardegna.


Ancora una volta ritornano i delinquenti inquinatori sulle coste sarde.

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 23 giugno 2007

I turisti coinvolti nella pulizia a Cala Marina, Costa Rei, Monte Nai e Porto Pirastu. Una chiazza nera su 12 chilometri di spiagge.
La macchia di idrocarburi ha raggiunto la riva tra Capo Ferrato e Punta Is Cappuccinus.

COSTA REI. Allarme inquinamento ieri nella costa sud orientale tra Capo Ferrato e Punta Is Capuccinus per la presenza di una larga chiazza nera di idrocarburi avvistata da un elicottero della Finanza. La chiazza nera e schiumosa sospinta prima dal vento di maestrale e poi da quello di libeccio si è divisa in mille rivoli ed è spiaggiata. Sulla battigia si sono depositati dei grumi di catrame di diverse dimensioni che hanno inquinato la finissima sabbia bianca. Le spiagge più colpite, nei comuni di Castiadas e Muravera, sono state Cala Marina, Costa Rei, Monte Nai e Porto Pirastu. Il catrame ha imbrattato anche una parte della scogliera di Capo Ferrato.
Secondo le prime stime della guardia costiera sarebbero circa dodici i chilometri di costa inquinati. La chiazza di idrocarburi è sfuggita alle operazioni di bonifica effettuate l?altro giorno dai mezzi specializzati dopo l?avvistamento di una striscia di materiale scuro e maleodorante lunga e larga circa un chilometro. La chiazza è stata assorbita e pare non abbia niente a che vedere con quella spiaggiata ieri mattina.
L?allarme è scattato intorno alle 10 quando alcuni bagnanti hanno avvistato la larga chiazza nera che si avvicinava alla riva. C?è stato un fuggi fuggi generale. Tutti i centralini sono diventati bollenti. Nel giro di pochissimi minuti sono iniziate le operazioni di pulizia delle spiagge. I primi ad attivarsi sono stati i titolari delle concessioni demaniali che hanno coinvolto decine di bagnanti. Armati di scope con setole morbide e palette hanno raccolto i grumi di catrame e li hanno depositati oltre l?arenile da dove saranno questa mattina prelevati per essere portati in discarica. Sono poi interventi gli operai del comune di Muravera. «Già dal primo pomeriggio – dice il tenente di vascello Andrea Fioravanti, comandante della centrale operativa della guardia costiera – la situazione a terra era sotto controllo. L?allarme è rientrato. La chiazza potrebbe originata dallo scarico di qualche nave a centinaia di miglia dalla nostra costa. Abbiamo effettuato dei prelievi delle sostanze che faremo analizzare. Non escludiamo di risalire agli autori dell?inquinamento».
Il comandante della capitaneria di porto di Cagliari, il capitano di vascello Domenico Di Michele ha intanto presentato un esposto denuncia alla procura della Repubblica per inquinamento ambientale.
«Se sarà identificato il responsabile – annuncia il sindaco di Muravera Salvatore Piu – il comune di costituirà parte civile». La giunta comunale ha chiesto alla Regione il riconoscimento dello stato di calamità naturale. Il sindaco di Villasimius Tore Sanna ha intanto chiesto al ministro dell?Ambiente l?attivazione di un rilevamento satellitare per monitorare il movimento delle navi sotto la costa sarda.

da La Nuova Sardegna, 24 giugno 2007

Inquinamento, paga la Regione. L?onda nera in Costa Rey: attivate tutte le misure di intervento. Giancarlo Bulla

COSTA REI. «Sarà la Regione a pagare i costi degli interventi di bonifica delle aree inquinate dagli idrocarburi». E? l?impegno che ha preso l?assessore regionale alla Difesa dell?ambiente Cicito Morittu, dopo aver incontrato i sindaci di Villasimius Salvatore Sanna e di Pula Walter Cabassino, che gli hanno rappresentato la grave situazione ambientale che si è creata sul litorale. Per correre ai ripari l?assessore ha disposto l?intervento della Protezione civile.
«Nelle aree che sono state inquinate – sottolinea l?assessore Morittu – opereranno anche volontari della Protezione civile, che proprio questo inverno hanno partecipato ai corsi di prevenzione e bonifica delle aree marine colpite da inquinamento da idrocarburi. Gli interventi di bonifica continueranno sino alla sistemazione delle aree». Mentre ieri mattina nel tratto di costa compreso tra Capo Ferrato e Punta Is Capuccinus erano in corso le operazioni di bonifica, i comuni di Muravera e Castiadas in pochissime ore hanno messo in piedi una vera e propria taske-force per ripulire dai grumi e dalla chiazze di catrame gli arenili, è scoppiato nuovamente l?allarme inquinamento. Lo ha lanciato un diportista che ha avvistato a circa tre miglia dalla costa tra Geremeas e Torre delle Stelle una chiazza nera che, sospinta dal vento di scirocco si dirigeva verso la costa. La Capitaneria del porto di Cagliari ha inviato sul posto della segnalazione il gommone veloce GC Alfa 13 Hurricane che ha confermato la presenza della chiazza. Il comandante di capitaneria, il capitano di vascello Domenico Di Michele dopo aver ottenuto le autorizzazione necessarie da parte del Ministero dell?ambiente, ha disposto l?invio in zona di due mezzi nautici specializzati nel disinquinamento marino della società Castalia Ecolmar. Sul posto sono giunti il Mascalzone Oceanico di stanza nel porto di Cagliari e il BD Eco 2000-113 di stanza a Villasimius, che dopo alcune ore sono riusciti ad assorbire la chiazza, e ad evitare così lo spiaggiamento degli idrocarburi. Ieri mattina intanto, nelle spiagge del comune di Muravera hanno effettuato un nuovo sopralluogo il sindaco Salvatore Piu, il responsabile dell?ufficio tecnico comunale, l?ingegner Paolo Alterio e il comandante della polizia municipale Carlo Loddo. Nella tarda mattinata le operazioni di bonifica erano state quasi del tutto completate in tutte le aree demaniali date in concessione. Nelle spiagge libere ci sarà da fare almeno per una quindicina di giorni. Finora sono stati raccolti oltre 600 chilogrammi di catrame, che sono stati depositati a monte degli arenili. Domani mattina saranno conferiti in una discarica per rifiuti speciali. Anche i turisti hanno assistito alle operazioni di bonifica. Molti di loro hanno dato una mano a raccogliere il catrame che ha imbrattato la fine sabbia bianca. La situazione che ieri era esplosiva, col passare delle ore sta tornando alla normalità. Ieri è rientrata anche la paura degli operatori che hanno dovuto fronteggiare decine di turisti indignati per l?inquinamento delle spiagge che minacciavano di andare via.

(foto da italy.indymedia.org)

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Is Mortorius, aliga dappertutto?


Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico hanno presentato al Comune di Quartu S. Elena, al Servizio tutela del paesaggio, alla Soprintendenza per i beni ambientali ed il paesaggio, ai Carabinieri del N.O.E., all?Azienda USL n. 8, al Corpo forestale e di vigilanza ambientale e, per opportuna conoscenza, alla competente Magistratura una richiesta (nota del 22 giugno 2007) per la bonifica ambientale dei numerosi cumuli di rifiuti (detriti, rottami, scatolame, imballaggi, ecc.) che, in crescente quantità, si ritrovano nelle aree prospicienti i ruderi della tonnara di Is Mortorius e lungo i sentieri che conducono agli scogli ed al mare, di facile accesso anche per i numerosi bagnanti e particolarmente quelli in età infantile. La situazione appare ora critica anche sotto il profilo igienico-sanitario, soprattutto in piena stagione estiva e per i piccoli bagnanti, nel pieno di un sito che si pretende balneare e turistico.

L?intera area è tutelata vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e D.M. 27 dicembre 1967) e con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993), mentre nel piano paesaggistico regionale ? P.P.R. l?area appare ricompresa nell?ambito di paesaggio costiero n. 1 ?Golfo di Cagliari? (art. 14 delle norme tecniche di attuazione) ed è classificata ?sistema a baie, promontori, falesie e isole minori? con presenza di sito di archeologia industriale ?tonnara?.

In ogni caso l?abbandono ed il deposito incontrollato di rifiuti sul suolo, nel suolo, nelle acque superficiali e sotterranee sono vietati dall?art. 192 del decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni: il sindaco competente dispone con ordinanza a carico del trasgressore in solido con il proprietario e con il titolare di diritti reali o personali sull?area la rimozione dei rifiuti ed il ripristino ambientale. Trascorso infruttuosamente il termine assegnato, provvede d?ufficio l?amministrazione comunale in danno degli obbligati.

Speriamo che vi siano interventi rapidi per riportare in buone condizioni igieniche uno dei ?gioielli? ambientali del litorale del Golfo degli Angeli.

Gruppo d?Intervento Giuridico e Amici della Terra

Aggiornamento: abbiamo potuto accertare, con grande piacere, che attualmente l’area è stata ripulita, così come è avvenuto anche altre volte negli anni scorsi. La verifica della situazione, così come puntualmente indicato nella richiesta inoltrata alle pubbliche amministrazioni, è infatti avvenuta nelle scorse settimane. Tuttavia, preoccupa non poco il ripetersi di fenomeni di inciviltà quali lo sversamento illecito e incontrollato di rifiuti. Unica soluzione possibile appare lo svolgimento di adeguata attività di vigilanza da parte delle Forze dell’ordine, così come analogamente chiesto nell’esposto dello scorso 22 giugno 2007.

(foto L.C., archivio GrIG)

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Desertificazione progessiva in Sardistàn…


La Sardegna si sta avviando a diventare davvero il Sardistàn, oscura arida e polverosa regione dell’Asia centrale…

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 21 giugno 2007

AVANZANO LE ZONE ARIDE, A RISCHIO LE COSTE VIP.

ROMA – Effetto caldo sulle coste italiane. Alcune aree dove sorgono le località vip e famose rischiano di diventare le nuove zone aride del Mediterraneo dove ogni forma di vita è compromessa sotto i colpi del clima che cambia. In cima alla lista la Costa Smeralda, ma anche tutta la fascia costiera dell’Abruzzo, parte di quella della Puglia che include Otranto da una parte e Gallipoli dall’altra, e il lungomare dell’ agrigentino.

A scattare la fotografia del rischio desertificazione in Italia gli scienziati intervenuti al seminario “Le variazioni climatiche e i processi di desertificazione” organizzato ad Alghero e che apre in via ufficiale il percorso dei sette appuntamenti che porteranno alla Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici 2007 organizzata dal ministero dell’Ambiente e programmata a Roma, alla sede della Fao, il 12 e 13 settembre prossimo. “Se continua così i vip rimarranno a secco. In Costa Smeralda c’é un processo di desertificazione che in Sardegna interessa le aree costiere”, ha detto il coordinatore della Conferenza nazionale cambiamenti climatici, Vincenzo Ferrara.

“Tutta la Sardegna corre un altro rischio desertificazione escluse – ha spiegato Ferrata – le zone più alte e il Gennargentu. Quello che bisogna capire è che la desertificazione non significa un cammello nel deserto ma una mancanza di vita, la distruzione della biodiversità, anche in zone insospettabili come la Pianura Padana”. In particolare per l’allarme Sardegna, il rischio desertificazione riguarda il 52% del territorio regionale di cui l’11% già colpito, ovvero con il fenomeno già in atto. L’ emergenza riguarda tutta la fascia costiera orientale che corre dalla Costa Smeralda e arriva fino a Villasimius passando per Orosei e Cala Gonone, la casa della Foca Monaca. Altra fascia colorata di giallo e di rosso, le due tonalità di alta sensibilità, va da Oristano a Cagliari ed è la zona considerata maggiormente esposta alla desertificazione.

Altra fascia sotto stress la Nurra (nord-ovest della Sardegna) tra Sassari, Alghero, Porto Torres e la rinomata Stintino. La mappa è stata realizzata dal progetto della Regione e dall’ente regionale agricolo Ersat. “Gli ultimi due decenni – hanno detto i realizzatori del progetto, Andrea Motroni e Josué Loj – sono stati i più drammatici per la Sardegna con una riduzione media delle precipitazioni del 10% e un aumento delle temperature medie nel valore massimo, con fenomeni estremi e con gli ultimi sette anni i più siccitosi mai conosciuti”. Sempre in Sardegna il Lago di Baratz, l’unico naturale della regione, registra un “notevole abbassamento”. Sotto la morsa aridità anche le isole a sud di San Pietro e Sant’Antioco.

“La Sardegna è un’isola che soffre di carenza idrica e affronta periodicamente momenti siccitosi con conseguenze rilevanti sia in relazione alla risorsa potabile che agricola, con ricadute sul territorio”, ha detto l’assessore regionale difesa ambiente Cicito Morittu. Ma l’emergenza aridità non tocca solo la Sardegna. Sotto stress, secondo le mappe regionali rese note al workshop di Alghero, l’Abruzzo con quasi il 40% di territorio interessato che comprende tutta la fascia costiera che, verso l’interno, si estende fino ai confini con la Marsica, il Fucino e l’aquilano. La Sicilia nelle zone interne della provincia di Caltanissetta, Enna e Catania e lungo la costa agrigentina e la Puglia dove solo il 7% del territorio regionale non è affetto dal rischio deserto mentre il 93% è mediamente sensibile (47,7% e molto sensibile (45,6%) con le aree dietro il Gargano, molta parte della zona costiera e la fascia che va da Otrando a Gallipoli coprendo parte del Salento.

ECCO LE AREE A RISCHIO.

Ecco la mappa delle aree a rischio desertificazione in Italia secondo quanto emerso al workshop organizzato ad Alghero nell’ambito della Conferenza nazionale sui cambiamenti climatici del ministero dell’Ambiente:

- SARDEGNA: il rischio riguarda il 52% del territorio regionale di cui l’11% già colpito, ovvero con il fenomeno già in atto. L’emergenza riguarda tutta la fascia costiera orientale che corre dalla Costa Smeralda e arriva fino a Villasimius passando per Orosei e Cala Gonone, la casa della Foca Monaca. Altra fascia colorata di giallo e di rosso, le due tonalità di alta sensibilità, va da Oristano a Cagliari ed è la zona considerata maggiormente esposta alla desertificazione. Altra fascia sotto stress la Nurra (nord-ovest della Sardegna) tra Sassari, Alghero, Porto Torres e Stintino.

- ABRUZZO: con quasi il 40% di territorio interessato che comprende tutta la fascia costiera che, verso l’interno, si estende fino ai confini con la Marsica, il Fucino e l’aquilano.

- SICILIA: nelle zone interne della provincia di Caltanissetta, Enna e Catania e lungo la costa agrigentina

- PUGLIA: solo il 7% del territorio regionale non è affetto dal rischio deserto mentre il 93% è mediamente sensibile (47,7% e molto sensibile (45,6%) con le aree dietro il Gargano, molta parte della zona costiera e la fascia che va da Otrando a Gallipoli coprendo parte del Salento.

- EMILIA ROMAGNA: salinizzazione Delta del Po, costa romagnola la più esposta per carenza d’acqua. Nella Regione arriva solo il 7% (1,4 miliardi di metri cubi su 20 miliardi disponibili) dell’acqua del Po.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Processo sul ripascimento del Poetto. Altra testimonianza.

22 Giugno 2007 Commenti chiusi


Nuova udienza del processo sul “ripascimento” del Poetto, dove Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico sono costituiti parte civile: una nuova puntuale testimonianza su fatti, motivi ed obiettivi degli interventi giudiziari, presso le pubbliche amministrazioni, presso l?opinione pubblica da parte delle associazioni ecologiste.

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 22 giugno 2007

In tribunale il leader degli Amici della Terra. «Ecologisti mai coinvolti nelle scelte per il Poetto». Mauro Lissia

CAGLIARI. Le associazioni ecologiste non vennero mai coinvolte nell?elaborazione del progetto di ripascimento del Poetto, neppure l?amministrazione Scano pensò di sentirne i pareri. Il tramite fra il mondo ambientalista cagliaritano e le decisioni della Provincia era Massimo Manca, allora assessore all?ambiente del comune di Quartu e uomo sensibile ai temi ambientali al di là dell?incarico politico. Era lui a portare spontaneamente al tavolo delle istituzioni le istanze del Gruppo di Intervento giuridico, degli Amici della Terra e del Wwf. L?ha detto Bruno Caria, leader degli Amici della Terra, che ieri è stato sentito come testimone dal tribunale su richiesta della parte civile.
Caria ha risposto alle domande del pubblico ministero Daniele Caria e del difensore Andrea Pogliani per ribadire che le associazioni ecologiste lavoravano perchè il progetto di ripascimento rispettasse il più possibile lo stato originario della spiaggia: «Si parlò di barriere trasversali fatte di sacchetti pieni di sabbia – ha spiegato Caria – e di interventi sui quali, attraverso l?assessore Manca, cercammo di opporci. Si arrivò a ipotizzare una strada sopraelevata sul Poetto, un?autentica pazzia. Col tempo certe idee sparirono dal progetto anche grazie alla nostra opposizione e rimase il ripascimento con la sabbia, una sabbia che avremmo voluto almeno simile a quella che abbiamo sempre conosciuto, la sabbia del Poetto quando c?erano le dune alte tre-quattro metri fra i casotti…». Speranza svanita quando al posto della sabbia bianca e fine la draga Antigoon riversò sull?arenile la fanghiglia scura che ha stravolto l?immagine del litorale cagliaritano e dato origine a un processo penale e alla condanna col rito abbreviato dell?ex presidente della Provincia Sandro Balletto.
Il dibattimento andrà avanti il 6 luglio.

(foto S.D., archivio GrIG)

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Energia eolica e sondaggi spazzati via dal maestrale…


Lo scorso 15 giugno 2007, giornata europea del vento, i mezzi di informazione riportarono con grande evidenza i risultati del sondaggio condotto dalla Customer Asset Improvement per conto dell?A.N.E.V. (l?associazione che raggruppa i produttori di energia eolica, quelli che fanno le centrali) e di Greenpeace su un campione di 800 italiani, dei quali 500 sardi. ?Secondo lo studio l?86 per cento degli italiani sarebbe favorevole all?energia eolica. Il 60 per cento dei sardi addirittura la considera «un?opportunità positiva di sviluppo del territorio». E il 30 per cento dei sardi meno convinti non si opporrebbe al suo sviluppo. Per quanto riguarda il limite posto dalla Regione allo sviluppo dell?eolico, il 75 per cento degli intervistati vorrebbe che fosse aumentato; il 36 per cento vorrebbe addirittura uno sviluppo senza limiti. Soltanto il 19 per cento invece non sarebbe d?accordo sul superamento di questi limiti.? . Così ne scriveva, ad esempio, La Nuova Sardegna (15 giugno 2007, pag. 7) sulla base delle dichiarazioni congiunte A.N.E.V. ? Greenpeace. I titoli erano eloquenti e netti: ?I sardi amano l?eolico: opportunità di sviluppo. Tre su quattro vorrebbero meno vincoli. Il 36 per cento addirittura li abolirebbe?.

Con un po? di curiosità, siamo andati a leggere direttamente i risultati del sondaggio, reperibili sul sito ufficiale dell?A.N.E.V. (http://www.anev.org/modules/Documents/edocuments/Sondaggio%20ANEV%202007.pdf). Al di là di critiche che possono esser portate alla metodologia seguita ed all?esiguità del campione prescelto (300 italiani ?non sardi? sono un po? pochini?), i risultati appaiono un bel po? diversi da quanto sostenuto da A.N.E.V. e Greenpeace.

Il grafico n. 6 (slide n. 12) è chiaro ed eloquente: il 44 % degli italiani afferma che ?bisognerebbe impiantare nuove centrali eoliche ma solo in alcune specifiche e limitate zone?, il 6 % è ?assolutamente contrario allo sviluppo dell?energia eolica perché modifica il paesaggio? e secondo il 50 % ?si dovrebbero impiantare parchi eolici in aree di maggiore vento, tranne alcune aree di rilevante interesse paesaggistico?. Quindi, a livello nazionale ben il 50 % di questo campione è a favore di un ricorso limitato all?energia eolica (dove non degrada il paesaggio) o è addirittura drasticamente contrario.

Se il sondaggio si concentra in Sardegna i dati sono ancora diversi e netti in favore di una drastica opposizione all?eolico selvaggio. Infatti, secondo il 52,9 % dei sardi ?bisognerebbe impiantare nuove centrali eoliche ma solo in alcune specifiche e limitate zone?, mentre il 7,6 % è ?assolutamente contrario allo sviluppo dell?energia eolica perché modifica il paesaggio?. Il 39,5 % dei sardi, invece, ritiene che ?si dovrebbero impiantare parchi eolici in aree di maggiore vento, tranne alcune aree di rilevante interesse paesaggistico?. Quindi, per ben il 60,5 % dei sardi le centrali eoliche possono esser realizzate solo in alcune specifiche e limitate zone o, addirittura, da nessuna parte. Esattamente il contrario di quanto sostenuto da A.N.E.V. e Greenpeace. Esattamente la politica scelta dalla Regione autonoma della Sardegna e fortemente sostenuta dall?Esecutivo di Renato Soru. Esattamente, più modestamente, quanto richiesto con forza dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico oltre che da tante altre realtà associative ambientaliste e culturali.

I sardi favorevoli al ricorso all?energia eolica pressoché dappertutto ? Una favola spazzata dal maestrale?

Amici della Terra e Gruppo d?Intervento Giuridico

(grafico n. 6 sondaggio A.N.E.V.-Greenpeace)

Riferimenti: sondaggio A.N.E.V. – Greenpeace

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Festarch.


Dal 29 giugno all?1 luglio 2007 Cagliari ed Alghero saranno all?attenzione internazionale per il festival dell?architettura Festarch. La Regione autonoma della Sardegna vi contribuirà economicamente in maniera determinante (si parla di un contributo di 460 mila euro). Dal sito www.festarch.it si legge che ?il Festival si svolgerà in quattro giorni di incontri, a Cagliari e ad Alghero, fra progettisti e autori, filosofi e designers, esponenti delle istituzioni e giornalisti?. Vorremmo sbagliarci, ma non pare esserci molta apertura all?esterno, alla collettività sarda in particolare. Che dovrebbe trovarsi scodellata quel simpatico ?gelato al limone? spappato sul litorale di S. Elia che corrisponde al Bètile o gli antipatici zuccotti di cemento di Fuksas in quel di Is Molas. La Turris eburnea del sapere progettuale fra addetti ai lavori andrebbe evitata in favore di un coinvolgimento pieno della collettività locale, oggi sempre più importante e necessario.

Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 21 giugno 2007

Dal 29 al 1º luglio nella ex Manifattura tabacchi di Cagliari il primo festival dell?architettura. Festarch, progettare il futuro.
A convegno i più importanti studiosi mondiali. In arrivo Kolhaas, Mendes de Rocha, Zaha Hadid, Herzog, Fuksas, Friedman, Graham e Wolf Prix.

Walter Porcedda

CAGLIARI. L?ambiente, il paesaggio, la città e la sua vivibilità. In una parola l?habitat. Le relazioni tra l?uomo e il suo spazio, le implicazioni non solo di tipo materiale ma anche filosofico e psicologico, sono tra i temi di riflessione e analisi di Festarch, primo festival dell?architettura che dal prossimo venerdì 29 giugno al 1 luglio si terrà in un luogo simbolo del lavoro e dell?archeologia industriale: la Manifattura tabacchi, fabbrica da tempo dismessa, passata di recente sotto l?amministrazione regionale. Un grande spazio di ventimila metri quadri caratterizzato da diversi luoghi – anche molto ampi – che secondo la ?linea? del Governatore Renato Soru potrebbero un giorno ospitare la cosiddetta Fabbrica della Creatività. Un?area urbana cioè offerta all?arte in tutte le sue manifestazioni. E, naturalmente, anche del futuro di questo ex opificio, in quei giorni se ne parlerà al simposio e probabilmente diverse idee e proposte si potranno confrontare. Ma il festival, la cui direzione artistica è stata affidata a Stefano Boeri (già direttore di «Domus») e allo scrittore Gianluigi Recuperati – ed è realizzato in collaborazione con le facoltà di architettura degli atenei di Sassari e Cagliari e la sezione sarda dell?Inu – ha il vero cuore nel rapporto tra piani paesistici e nuovo rilancio dell?architettura. Un progetto di qualità della vita e dell?ambiente, visti e considerati in stretta relazione tra loro e che, proprio per questo, ha richiesto la partecipazione non solo degli addetti ai lavoro in senso stretto, cioè gli architetti, ma anche di filosofi, designer, fotografi, ma anche scrittori. Ecco così la presentazione di piani attualmente ?work in progress? a livello internazionale, presentati e offerti a una pubblica discussione per rilanciare quello che è uno dei nodi politici e culturali del futuro della società. Tanto più di una società in cambiamento come quella sarda, dove la relazione tra paesaggio e progettazione necessitano di una continua e nuova messa a punto.
È quindi di straordinario interesse che nell?arco dello stesso fine settimana a Cagliari si possano ascoltare importanti architetti e progettisti come Rem Koolhaas (tra coloro che lavoreranno alla progettazione di riqualificazione abitativa e ambientale del quartiere di Sant?Elia, a Cagliari), Paulo Mendez de Rocha (vincitore del progetto della realizzazione del campus universitario nell?ex Semoleria), Zaha Hadid (vincitrice del progetto del museo dell?arte nuragica e contemporanea, Betile, che dovrebbe sorgere sul lungomare di Sant?Elia) e Jacques Herzog, tutti e quattro titolari del prestigioso Premio Pritzker. Con loro anche Dan Graham, Wolf Prix, Yona Friedman, Massimiliano Fuksas, Edouard Glissant. Ma anche fotografi di grande lustro come Gianni Berengo Gardin (del quale proprio in questi giorni nel Foyer del Lirico si può visitare una esposizione di scatti realizzati in Sardegna) e Gabriele Basilico, designer come Enzo Mari e scrittori come Daniele Del Giudice.
Confronto a tutto campo dunque all?interno dell?ex fabbrica dei tabacchi, dove saranno allestiti tre luoghi diversi ribattezzati Manifattura 1, 2, 3 e 4 che accoglieranno i dibattiti come i laboratori, e persino un concerto del pianista di culto della new age italiana, Ludovico Einaudi, di scena domenica 1 luglio con Marco Decimo e Robert Lippok. Altre location prescelte sono quelle dell?Ex Lazzaretto di Sant?Elia e le facoltà di architettura di Alghero e di Cagliari.
Davvero imponente il numero degli incontri e degli eventi, alcuni dei quali anche in contemporanea. Il via ufficiale alle 9,30 di venerdì è con un dibattito sulle «Dismissioni creative»: un confronto tra centri europei dedicati alla cultura e alle «creative industries», sorti cioè in spazi archeologia industriale e promotori di nuovi processi di sviluppo territoriale. Due ore dopo, alle 11,30, si parlerà di «Giardino planetario: la Sardegna e il ?Terzo paesaggio?»: un incontro con il teorico francese del paesaggio Gilles Clement che parlerà della sua ricerca tra impegno ambientale e studio della natura urbana. Il giapponese Kengo Kuma (ore 10,30) racconterà dei suoi progetti tra Tokyo e Cagliari mentre alle 18,30 Hans Ulrich Obrist parlerà di in progetto di archivio digitale. Sono solo alcuni degli esempi di una giornata di un Festival che non mancherà di attrarre e incuriosire per il suo inedito taglio culturale.

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 26 giugno 2007

Parata di stelle dell’architettura. Soru esalta ?Festarch?, diviso il mondo dei professionisti sardi. Matteo Bordiga

Una rassegna di respiro internazionale che porterà a Cagliari il fiore all’occhiello dell’architettura mondiale ? O, piuttosto, una parata di stelle fine a sé stessa che, oltre il richiamo dei grandi nomi, non lascerà nulla alla Sardegna e ai sardi ? È aperto il dibattito sul significato e la rilevanza culturale di ?Festarch?, in programma dal 29 giugno al 2 luglio all’ex Manifattura tabacchi di Cagliari e alla facoltà di Architettura di Alghero (con la partecipazione, tra gli altri, di architetti del calibro di Rem Koolhas, Paulo Mendes da Rocha e Massimiliano Fuksas).
Nei giorni scorsi, alcuni consiglieri regionali del centrodestra avevano puntato il dito contro i 400mila euro impegnati dalla Regione per far sbarcare in Sardegna alcuni guru dell’architettura mondiale, definendo l’intera operazione come «un vero sperpero di soldi pubblici». Ma la Regione ha replicanto rivendicando il carattere innovativo e prestigioso della manifestazione: prima vera conferenza sui temi dell’architettura tenuta nell’Isola con maestri celebri nel mondo.
Durante la presentazione ufficiale di ?Festarch?, ieri a Roma, è stato letto un messaggio del presidente della Giunta Renato Soru, secondo il quale «la manifestazione non è la celebrazione di un’astratta architettura di qualità. Piuttosto, va inquadrata come un momento di riflessione collettiva su esperienze e progetti che sono già in corso e che stanno trasformando la Sardegna in un epicentro mondiale dell’architettura contemporanea».
Ma, in questa querelle cultural-politica, condizionata dall’inevitabile gioco delle parti, su che posizioni si attestano gli architetti sardi? C’è chi sottolinea «il fascino magnetico che i ?grandi? dell’architettura esercitano su Soru, fin troppo sensibile al richiamo del nome di caratura internazionale», e chi non disconosce «l’utilità di una manifestazione che, pur essendo più o meno criticabile, consente per la prima volta agli studenti sardi di confrontarsi con cervelli creativi, progettisti di indiscutibile talento».
Gianfranco Sequi, architetto cagliaritano, comincia con l’osservare che «a Cagliari non sfileranno le star di prima grandezza. Manca, ad esempio, un certo Renzo Piano. Assieme a un altro mostro sacro come Richard Meier. Alcuni degli invitati brillano soprattutto per il loro potere mediatico. Non a caso, Soru tende a idealizzare i nomi più discussi e stravaganti dell’architettura internazionale. Forse si lascia stregare da loro perché li ritiene i più innovativi, anche se questo non sempre è vero».
Aldilà delle osservazioni sul valore degli ospiti internazionali, Sequi sostiene che «sarebbe stato meglio spendere 400mila euro per il futuro dei giovani architetti sardi. Proviamo a ragionare: i vari Fuksas, Koolhaas e de Rocha verranno in Sardegna per tenere le loro lezioni e lucidare la loro già rilucente immagine. Cosa rappresenta Cagliari ai loro occhi? La provincia della provincia: sono incalzati da una marea di impegni in tutte le parti del mondo, dalla Cina agli Stati Uniti all’Inghilterra. E vedranno la nostra ?Festarch? come un evento fra i tanti, un episodio fine a sé stesso».
In sostanza, cosa resterà del passaggio dei grandi architetti? «Poco o nulla», risponde Sequi, «sarà come una breve parata celebrativa. Ma non è con un workshop di pochi giorni che si costruiscono i bravi progettisti del domani. Per questo motivo, sarebbe stato opportuno prevedere delle forme di collaborazione precise fra gli ospiti internazionali e i giovani neolaureati isolani. Insomma, i vari Koolhaas e Fuksas avrebbero dovuto essere pagati per intervenire ai convegni ma soprattutto per coinvolgere direttamente, nei mesi successivi, gli allievi sardi in progetti specifici».
Con evidenti vantaggi per i giovani architetti, messi nelle condizioni di inserire nei propri curriculum prestigiose collaborazioni con i giganti dell’architettura mondiale. Invece, non si farà niente di tutto questo. Il che contribuirà a rendere Festarch «una rassegna infarcita di argomenti e connotazioni assolutamente non funzionali al tema dell’architettura in Sardegna», come afferma l’architetto cagliaritano Giampaolo Lai. Secondo il quale, fra l’altro, la cultura architettonica dell’Isola avrebbe bisogno di una ventata di novità, «all’insegna della modernità e del cambiamento. In Sardegna vige ancora lo stilema dell’architettura da Porto Cervo: tetti con le falde, finta pietra, tegole e coppi. Invece dovremmo puntare su uno stile più moderno, in rapporto alla città in continua espansione. L’inversione di tendenza dovrebbe essere maggiormente incentivata dall’Ufficio regionale di tutela del paesaggio».
Anche Lai mostra di non condividere troppo lo spirito che anima la rassegna cagliaritano-algherese: «Gli architetti che interverranno hanno culturalmente poco a che vedere con la Sardegna: piuttosto, fanno parte di una sorta di star-system che non si avvicina affatto alla nostra realtà. E che, tra l’altro, per ragioni economiche non ci potremmo neppure permettere di sposare. Ascoltare una lezione dello stravagante e ipermediatico Fuksas può tornarci utile fino a un certo punto. Piuttosto, nell’Isola abbiamo fior fiore di architetti da valorizzare e premiare. Ma dobbiamo smetterla di bocciare tutti i progetti che si discostano dai vecchi stilemi tipicamente sardi».
Infine, un monito a Soru: «Sarebbe il caso di finirla di assegnare consulenze agli strapagati professionisti internazionali per realizzare ogni tipo di opera nel territorio sardo. La qualità si ottiene soprattutto attraverso i concorsi, che vengono a mancare se si punta a scatola chiusa sui nomi di grido italiani e stranieri. Che, magari, progettano un edificio nell’Isola e poi fuggono via. Senza avere il tempo di interagire profondamente con il contesto e il territorio sardo, estremamente eterogenei e complessi».
Massimo Faiferri, anche lui architetto a Cagliari e uno dei tanti coinvolti nella manifestazione, la pensa diversamente: «Può rappresentare una grande occasione», sostiene, «proprio perché si tratta di un’importante vetrina a livello mondiale. È un fatto innegabile che questa sia la prima manifestazione di respiro internazionale organizzata a Cagliari e incentrata sul tema dell’architettura. Perciò, non credo che gli architetti sardi possano venirne penalizzati, anzi: potranno confrontarsi con colossi come Koolhaas e Fuksas». Tuttavia, anche secondo Faiferri «forse di architettura si potrebbe parlare ancora di più e, soprattutto, si potrebbe parlare meglio. Oggi i professionisti sono delle star, molto esposte dal punto di vista mediatico. Ad ogni modo, io credo che il modo migliore di sviluppare il rapporto fra i futuri progettisti e la realtà professionale sia quello di partire da un robusto e capillare coinvolgimento delle scuole e delle università. Come, del resto, questa manifestazione ha già iniziato a fare».

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 27 giugno 2007

Festarch, anche se butti via l’enfasi resta un’occasione per capire. Non si fa architettura senza un principe. Sergio Ravaioli

Credo che il Festival dell’Architettura (FestArch) in programma in Sardegna dal 29 giungo al 2 luglio sia, come tutti gli eventi culturali, una buona cosa. Evento culturale, sia ben chiaro, e quindi sgombriamo il campo da enfasi degne di altro pulpito. Il primo in Italia ! Informo i molti che non lo sanno, che dal 1959 ad oggi l’Istituto Nazionale di Architettura ha organizzato oltre mille eventi sulla materia, alcuni dei quali avrebbero anche potuto essere battezzati festival. Solo che la maggior parte di questi 50 anni sono stati vissuti in epoca preMediaset ed allora gli eventi culturali si chiamavano dibattiti, tavole rotonde, conferenze, mostre.
Ma veniamo ai festival. C’è in effetti una differenza importante tra il festival dell’architettura e gli altri: al festival del cinema si vede il cinema, a quello della musica si ascolta la musica, a quello della birra si beve la birra. A quello dell’architettura non si fa, non si vede, non si consuma architettura: se ne può solamente parlare. L’architettura, come diceva un certo Bruno Zevi, è spazio interno: quindi per viverla ci devi entrare dentro. Per fortuna (? o per disgrazia?) delle tante nostre città d’arte, piene di turisti che non si accontentano di vederne le rappresentazioni, ma vogliono entrarci dentro. Ciò puntualizzato, ben venga il festival di Cagliari ed Alghero: oltre ai dibattiti e workshop certamente stimolanti e culturalmente ricchi, serviranno anche ad informare i concittadini, amministratori compresi, poco abituati a girare per l’Europa, che la grande architettura, o anche semplicemente l’architettura intesa come qualcosa in più dell’edilizia, in molte parti d’Europa si riesce a fare. Quando dico fare Architettura mi riferisco all’architettura di pietra, quella nella quale è possibile entrarci dentro, non quella alla Piranesi il quale, non per caso, è noto come pittore, incisore acquafortista e non come architetto (lo era e cercò anche di farlo, senza riuscirci). Come mai da noi gli architetti sono costretti ad emulare Piranesi, limitandosi a disegnare architetture fantastiche e partecipare a dibattiti vari, oppure ad emigrare, come da secoli avviene, per fare grande architettura laddove il potere politico lo consente ?
Buttiamola in politica e trattiamo appunto di questo aspetto. Tra le molte possibili argomentazioni ne scelgo due.
Primo: in una Regione (ed in un Paese) dove il sistema di qualità è sotto i piedi in tutte le sue espressioni, perché mai l’architettura dovrebbe essere buona? Siamo gli ultimi in quanto a sistema di istruzione, tra gli ultimi per il funzionamento della giustizia, riusciamo a fare una legge sulla continuità territoriale che ci fa costare più andare a Roma o Milano che a Barcellona o a Londra, etc., etc. Ma che possiamo pretendere dall’architettura ?
Seconda, e più complessa, argomentazione: i rapporti tra architetto e politica. È stato già detto che l’architettura la fa il principe: l’architetto è lo strumento, quasi la matita, in mano al principe. Sul rapporto tra intellettuali e potere sono state scritte intere biblioteche, ma quello tra architetto e potere è una sottocategoria con particolarità tutte sue. Mentre a Giacomo Leopardi basta infatti una matita ed una siepe per scrivere l’Infinito, a Tolouse Lautrec un ristoratore che scambi quadri per pasti, l’architetto non può fare a meno di un rapporto forte con il principe. E di un principe forte ! Costruire una grande opera è infatti operazione complessa che presuppone non solamente l’atto creativo della concezione volumetrica e del suo rapporto con il contesto. Arrivare a costruire un’opera vuol dire anche burocrazia, finanza, consenso, tecnologia, organizzazione, un po’ di fortuna e, dulcis in fundo, determinazione e continuità di governo. Il cantiere di una grande opera dura anni ed anni: chi pretende di vedere i risultati entro il proprio mandato amministrativo, difficilmente andrà oltre il progetto preliminare e la fase autorizzativa. Quando dico principe utilizzo una metafora (un eponimo) per intendere la struttura di governo, che non necessariamente deve essere una monarchia. L’opera architettonica più coraggiosa di tutti i tempi, la cupola del Duomo di Firenze, seppure inaugurata nel 1436 da Cosimo de’ Medici, fu commissionata sedici anni prima a Filippo Brunelleschi, in seguito a pubblico concorso, dall’Opera del Duomo, un’istituzione laica formata da amministratori, artisti e operai nella Firenze repubblicana (senza per questo essere un buon esempio di democrazia). La grande architettura è la rappresentazione della struttura di governo di una società in fase espansiva, che sente il bisogno, il piacere, di rappresentarsi nella forma e con i materiali più stabili nel tempo, e per questo organizza, indirizza le sue risorse verso la costruzione di una grande cattedrale, della Rathouse, della Grand Arche, del Parco della musica. Mi auguro anche verso la costruzione del Bètile: da entrarci dentro, però! Non solamente da ammirare nelle illustrazioni, alla Piranesi. Ne riparliamo tra sedici anni ?

(immagine da www.festarch.it, il Bètile)
Riferimenti: festival internazionale dell’architettura Festarch

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Serietà ed ironìa.


Del caso ?Saatchi & Saatchi? se n?è parlato, discusso, votato. Un?opinione controcorrente di una delle poche personalità realmente indipendenti della politica regionale. Buona lettura?

Gruppo d?Intervento Giuridico

P.S. le critiche a Gianluigi Gessa possono essere molte, ma una sovrasta le altre: paragonare Fulvio Dettori ad un “piede sinistro” è la solita, bieca, acredine verso il mancinismo ed i mancini…

da L?Altravoce (www.altravoce.net), 21 giugno 2007

Gianluigi Gessa d’assalto contro tutti. «Assolvo in pieno Soru: è nel giusto, scandalo gonfiato». Dettori ? Inetto e senza dignità. Giorgio Melis

Tutti contro Renato Soru. Ma soprattutto nessuno pubblicamente a favore, in difesa, schierato per. Parlando di personaggi autorevoli e autonomi: non i Soru-dipendenti o i Soru’s boys per appartenenza, casacca aziendale o politica, per automatismo (peraltro scarso) di schieramento, adesione e adorazione acritica. In verità sul caso Saatchi & Saatchi se ne trovano pochi anche in queste categorie. C’è prudenza, imbarazzo, timore che ?su meri seu deu? abbia tirato troppo la corda: dunque meglio non esporsi troppo.
Nessuno a favore ? E no, ce n’è uno che ti lascia di stucco nella difesa sfegatata, ironica, all’apparenza paradossale e invece convintissima, determinata. Sarà un immorale-amorale, con scarsa propensione alla legalità ? Oppure un omuncolo, uno di quelli dalla lingua a spatola che aspetta un premio dal presidente ? O uno che è stato beneficato da lui e si accuccia sullo zerbino per grazia ricevuta ? Niente di tutto questo. Semmai è lui che ha beneficato Soru, ne è stato perfino mal ricambiato. Non gli deve e non ha bisogno di niente. Aveva già tutto e gli ha anche portato in dote un bel gruzzolo di voti, credibilità, prestigio e simpatia personali: nella lista di Progetto Sardegna erano assai scarsi.
Un signor nessuno genuflesso ? Troppo banale. Ma allora chi è questo personaggio per niente misterioso, auto-rivelatosi e sulla ribalta da tanto tempo ? Un protagonista, famoso qualche decennio prima che Soru lo diventasse e per meriti che valgono più di Tiscali, con rispetto parlando. Con in più un’ironia e uno spirito che ne fanno un interlocutore di enorme gradevolezza umana: Gianluigi Gessa detto Ghighi. È arrivato a un pelo dal premio Nobel, con un grande avvenire dietro le spalle e un futuro anche più divertente e irridente, che Dio ce lo conservi.
Ma cosa dice di tanto sorprendente ? «Nessuno tocchi Soru. Va respinta la canea che gli hanno scatenato contro. Con una voglia di linciaggio grottesca, vergognosa. Ha fatto benissimo nella sostanza, ha perfettamente ragione nel merito. Nella forma è scivolato sulla dabbenaggine del suo preteso braccio destro che mi sembra un piede sinistro e pure storto. Parlo di Fulvio Dettori, che se avesse dignità proporzionale alla coglioneria con cui si è mosso, si sarebbe dovuto dimettere da tempo. Mi chiedo cosa aspetti, anche se ora penso sia probabile o doveroso che sia invitato a sgomberare».
Ma che fai Professore, l’elogio della scorrettezza pubblica, l’esaltazione delle gare truccate, diventi scudo del presidente che ha slegato e coperto il suo direttore ? Ti aveva pure mal ripagato e maltrattato, levandoti la presidenza della commissione cultura per mettere un cane da guardia a quella urbanistica. Sei uno scienziato famoso, non un arrogante baronaccio della cosca universitaria, una persona adamantina anche nello sguardo. E ti metti dalla parte dei felloni ? Oltretutto dopo che il Consiglio regionale di cui fai parte ha emesso condanna unanime?
«Felloni ? Ma quando mai. In questa storia non ci sono entrato e non ci voglio entrare. Ma le mie opinioni le ho e le voglio dire tutte: lo facessi in Consiglio mi sparerebbero addosso e lì non ho giubbotto antiproiettile. Mi sono fatto un’idea non avventata e peregrina, molto diversa dalla sentenza della commissione d’inchiesta e dell’aula. Dividiamo la sostanza dalla forma e ragioniamo».
E ragioniamo. Ovvero, ragiona solo lui con un monologo di venti minuti. Una tirata assolutamente insolita. Tutta d’un fiato, senza interruzioni, con gli occhi azzurri che lampeggiano di allegra follia e razionalissima argomentazione. Ma dividendo sostanza e forma, i conti non quadrano lo stesso.

Come si può giustificare tutto ?
«Non giustifico niente. Spiego. Cos’ha fatto Soru di sbagliato e scorretto in concreto per meritare l’accanimento e l’assalto di chi lo vuole sbranare, ma non per questo ? Ha riunito gli stessi soldi, anzi meno, che da decenni si spendevano, sperperandoli, in mille rivoli clientelari per la cosiddetta promozione. Affidata a tanti assessorati, enti e aziende varie con assegnazioni risibili e indecenti. Per vendere ai sardi il formaggio e i vini sardi. Per far conoscere le spiagge sarde ai sardi. Per convincere i sardi di Cagliari ad andare in Barbagia o viceversa, o per promuovere Monserrato anziché Aggius. Per spiegare quant’è bello Sant’Efisio o la festa del Redentore: ai sardi, che queste sagre le conoscono benissimo. Per finanziare trasmissioni e inserti pubblicitari sui media sardi letti solo dai sardi. Per fare promozione ben pilotata – e comprare consenso politico mercenario con i soldi nostri – che spieghi ai sardi quant’è bella e buona la Sardegna: magari lo sapevamo già da molto e l’avevamo visto e accertato da soli. Di promozione vera – nei mercati commerciali e turistici italiano e internazionale – poco o nulla. Tant’è che all’estero sanno che esiste la Costa Smeralda ma ignorano dove sia la Sardegna: ce lo dicono tutti gli osservatori e gli esperti. Come ho notato nei tanti anni che ho vissuto e lavorato negli Usa e quando ci torno. Nonostante l’orgia di riviste patinate pagate dalla Regione e che finora hanno circolato quasi solo tra i pochi intimi sardi. Qualcuno può negare tutto questo ?».

E sia. Ma che c’entra col pilotaggio di un appalto pubblicitario, da tutti considerato anomalo e irregolare ?
«C’entra e come. Soru s’intende di pubblicità internazionale più di tutti. Ha fatto campagne nel mondo per Tiscali. Sa come funziona la promozione di tutto, dai telefonini al turismo o i Mac Donald’s. Ha preso il fiume di denaro regionale finora disperso e lo ha concentrato in un’unica centrale di spesa. Per investirlo non in Sardegna e con le strategie clientelari di molti protosardi, ma dove può davvero fruttare turismo ricco e aperture nei mercati per i nostri prodotti: così forse potranno crescere in quantità e qualità apprezzabili in Italia e all’estero».

Corretto. Ma una cosa sono le buone intenzioni e un progetto convincente. Altro è gestirlo scorrettamente. C’è una bella differenza, Professore?
«Fino a un certo punto. Qui entra in scena la personalità di Soru. Un padrone abituato a comandare e far eseguire. È quasi un re, eletto come un monarca costituzionale, confermato dalla legge statutaria che c’è in tutte le altre regioni: mica siamo solo noi, come al solito convinti d’essere l’ombelico unico e originale del mondo, ad avere un sistema presidenziale. Soru l’ha trovato, non inventato. Lui ha ragionato da padrone che punta al risultato. Ha fatto bene e male».

Più male che bene, all’atto pratico?
«E perché mai ? I soldi si sono sempre spesi e si spenderanno. Non se li è mica intascati lui. Di questi tempi, non è roba da poco, banale e normale. Saranno spesi dalla più grande multinazionale pubblicitaria per pubblicizzare la Sardegna soprattutto fuori dalla Sardegna: ecco perché tanti pregressi fruitori locali sono furibondi. Perché alla Saatchi & Satchi, che si prenderà la sua percentuale come qualunque agenzia e non ad altri ? Lui era ed è convinto che fosse la scelta migliore: per averla sperimentata. Ha sicuramente trasmesso la sua opinione, affermato la propria convinzione. Come Prodi ha tifato per la fusione bancaria San Paolo-Intesa, D’Alema e Fassino per la Unipol, Berlusconi per un miliardo di scelte in ogni campo. Qualcuno ha forse detto che è reato tifare, senza interferenze illegali?».
«E tornando a noi, la commissione d’inchiesta ha escluso ogni responsabilità di Soru e della Giunta: carta canta, scritta anche all’unanimità. Qualcuno ha forse ipotizzato che siano corsi soldi, tangenti o altro ? Sono convinto che non ci sia stata disonestà: solo incapacità. Con l’idea khomeinista che ha del suo ruolo, Soru ha delegato la gestione della gara a Dettori. Certo non nascondendogli che considera la Saatchi & Saatchi la migliore del mondo. Mica gli avrà puntato la pistola alla testa. Comunque il suo direttore poteva tranquillamente glissare, fingere di capire cosa sperava il capo e dirgli poi che non era riuscito a combinare nulla. Non è un impiegatino ma un il primo dirigente, ben pagato, garantito da un robusto contratto, autonomo se vuole esserlo. Non si plagiano le persone, a quel livello. Al massimo si indica la meta e ricade nella loro responsabilità raggiungerla con i modi opportuni, senza imbrattare tutto per insipienza».

Sarebbe a dire che Soru può ?ispirare? una scelta penalizzante per gli altri concorrenti e non ha responsabilità almeno politiche e morali ?
«No e sì, il confine è labilissimo. Lui ha tifato come Prodi, Fassino, D’Alema e Berlusconi. Ma questa è ordinaria amministrazione: opinabile quanto si vuole ma non sanzionabile. Soru è scivolato nell’incapacità del suo braccio destro, che appunto si è mosso come un piede sinistro sbilenco. Le ha sbagliate tutte. Con errori madornali e irregolarità – ben elencate nella conclusione dell’inchiesta – che un personaggio all’altezza non avrebbe compiuto: squalificando se stesso e il suo ruolo e mettendo negli impicci il presidente. Per dabbenaggine sua, non ascrivibile a Soru».
«Ho fatto centinaia di concorsi universitari e non ce n’è uno che non sia pilotato e non sia deciso prima che si apra. Quando presiedo una commissione, la prima cosa che faccio è dire al segretario: il concorso, la sua regolarità sono nelle tue mani. Poi le commissioni, tutte selezionate ad hoc, indicano i pre-scelti. E nessuno riesce a contrastare un sistema perverso e malato: anche all’estero ma in Italia è la regola. Si parla infatti di concorsi ?banditi?, appunto perché fuorilegge, e di candidati ?ferrati?, cioè, blindati e sicuri di aver vinto prima di partecipare. È un sistema detestabile che si regge soprattutto sulla correttezza formale. Tutto regolare nelle forme, dunque la sostanza può essere truccata e diventa inattaccabile».

Professore, stai scivolando nel realismo cinico, nell’accettazione di un sistema ignobile. Cioè, i mezzi giustificano i mezzi perché il fine, buono o brutto, è fuori del controllo onesto. Oltre Machiavelli, si legittima qualunque spregiudicatezza. O no ?
«No, proprio per niente. Ho provato a combattere il sistema. Respinto con perdite come tutti quelli che ci hanno tentato. E non sono cinico: all’opposto. Prendo atto di una realtà che è futile e ipocrita fingere non esista e nella quale sguazzano molti sedicenti moralizzatori. Se non c’è una selezione per primario o secondario, concorso universitario, ministeriale, regionale e comunale che non sia pilotata, ci si può scandalizzare da sepolcri imbiancati solo per la Saatchi ? Perché, nel candido settore privato, le selezioni avvengono per titoli e meriti o non per parentele, appartenenze, cooptazioni ereditarie ? Tornando a noi, il Dettori storto piede sinistro di Soru, avrebbe dovuto condurre la gara in modo inappuntabile, senza smagliature e smarronate formali evidenti e clamorose. Riuscendo – come fanno tutti gli azzeccagarbugli di classe dei concorsi, veri maghi della perfezione formale – a pilotarlo se ne fosse stato capace. La sua inadeguatezza ricade su lui e non per farne l’agnello sacrificale: aveva modo e forza per non procedere, si è rivelato un cattivo esecutore. Un servo sciocco che – se le irregolarità saranno confermate in ogni sede – ha fatto il danno suo e di chi voleva accontentare».

E allora, liberi tutti e paghi solo Dettori mentre il Consiglio insorge soprattutto contro Soru ?
«Non gliel’ha ordinato il medico di mettersi in un’impresa per la quale non era attrezzato. Però, piano con gli accusatori da strapazzo, che sbertucciano Soru perché è al bar anziché in Consiglio. O lo definiscono latitante perché va a Ballarò facendo fare alla Sardegna una figurona ridicolizzando la Brambilla, contestata poi anche nel sito di Forza Italia perché si è fatta strapazzare. Mentre loro striscerebbero per andare a Videolina o in altre tv a circuito locale. Possono, questi moralizzatori, scagliare la prima pietra ?».
«Proprio tu hai denunciato la clamorosa ?promozione? di Mauro Pili. Aveva finanziato con un miliardo e mezzo della pubblicità istituzionale della presidenza il rally di Sardegna: anziché promuovere l’immagine dell’autonomia. A dazione diretta, non per appalto più o meno pilotato. Qualcuno di quelli che grida oggi ha levato allora almeno un sospiro? E gli appalti truccati annullati dal Tar sotto il centrodestra ? I 400 milioni destinati all’acquisto di palazzi da costruire degli amici, sotto la Giunta Masala e con le urne già aperte? E l’asta, oltre quella della Asl 8, già finanziata con 48 miliardi e poi rifatta da Soru con un costo sei volte inferiore ? Quanta disattenzione per anni e anni. Perciò è al di sotto di ogni sospetto lo scandalo gonfiato per una faccenda che al confronto è da spiccioli: sono 15 milioni di euro più Iva per tre anni: metà e anche meno di quanto spendono regioni affermate turisticamente da oltre un secolo come la Val d’Aosta e il Trentino, con molti meno abitanti dei sardi. Gli errori e le colpe passate non giustificano ricadute presenti. Ma mettendo tutto sul piatto: e sono proporzioni non commensurabili».

Questo è quello che si definisce relativismo morale. È accettabile ?
«Io non l’accetto, sono un assolutista in questo campo. Credo di averlo dimostrato senza che qualcuno possa affermare il contrario. Ma vivo in questo mondo, non posso scenderne né ricusarlo. Lo subisco. Senza però accettare anche falsificazioni e strumentalizzazioni indecorose. La strategia della destra e di pezzi del centrosinistra non è contro la colpa e/o l’errore di Dettori. Vogliono colpire solo Soru e questo non mi va giù. Se fosse quello scaltro e cinico calcolatore che si dice, avrebbe già scaricato Dettori per chiamarsi fuori. Ma tanto i cani che gli abbaiono contro lo avrebbero azzannato, accusandolo di aver sacrificato il subordinato per salvare se stesso. Perché l’obbiettivo è solo quello di abbattere Soru politicamente. Nel suo coprire Dettori, vedo un animo grande e non opportunista. Ma anche la fragilità di una posizione insostenibile: dovrebbe essere stata risolta da tempo dal direttore generale».

Insomma, stai invocando dimissioni ?volontarie? e festa finita ?
«Non le invoco. Sono sbigottito e costernato perché Dettori non ha ancora tratto le doverose conclusioni. Ripeto, avesse dignità pari alla coglioneria dimostrata nel suo agire maldestro e, mi dicono, pure arrogante, avrebbe già tolto il disturbo».

Soru glielo dovrà chiedere e potrà farlo, se è il ?mandante? ? E come esce il presidente da questa storia? Dopo questa storia, e il flop della sua inesistente autodifesa in Consiglio, qual è il Soru vero e com’è davvero o appare ? Vuoi provare a psicanalizzarlo, benché non sia il tuo campo ?
«Il ritiro di Dettori è probabile possa o debba accadere. Lo deciderà Soru, che non è soltanto solo e mal accompagnato. Vuole anche stare da solo. Non direi per egolatria. Ritengo per immensa timidezza che traduce in orgoglio e diffidenza. E per grande difficoltà ad aprirsi con gli altri. Ne ho dissentito e ne dissento su molte cose. L’ho detto senza gridare e dimostrato, forse ho perfino pagato qualcosa: roba trascurabile. In questo caso, io che sono un calvinista per la forma, bado soprattutto alla sostanza. Una svolta vera, indispensabile e utile nella promozione della Sardegna, con una spesa non dispersiva ma concentrata sui target che contano. Ecco perché assolvo Soru con convinzione: nel disinteresse che l’età e il mio stile penso possano rendere credibile. Come per la sanità, dove c’è un assedio soffocante a Nerina Dirindin. Vogliono estrometterla assieme a Soru: per rimettere le mani, e sappiamo bene chi, specie nella Margherita, sulla sanità: sul suo potere, sul peso elettorale. Dissento dall’assessore su molte cose ma ne difendo l’azione e gli obbiettivi complessivi. Molti vogliono ribaltarli in un peggio antico, con i vecchi e nuovi signori della medicina che usano le urne come loro salvavita: per lucrarci senza pudore. Questo è stato e resta un scandalo vero, quello presunto della pubblicità è risibile».

Professore, opinioni forti, toste, controcorrente e naturalmente discutibili. Dovrai risponderne, parare molte accuse. Magari condannato senza appello?
«Da certuni sicuramente. Molti che mi conoscono potranno dissentire ma con rispetto e magari affetto. Altri consentire con le mie opinioni. Cosa possono farmi i primi ? Non ho scheletri né interessi da perseguire o tutelare. Se le mie opinioni, posso permettermele, non sono condivise, mettano in campo le loro. Purché oneste, non sbracate. Magari con un minimo di ironia. Se ne saranno capaci, il primo a sorriderne sarò io».

(foto L.C., archivio GrIG)

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Dio, Budda e chiunque altro stramaledicano il governo cinese !


Anzichè pensare alla drammatica situazione di inquinamento in cui versa anche la capitale Pechino, piuttosto che introdurre almeno i dispositivi di abbattimento delle emissioni delle proprie centrali a carbone o di fare qualsiasi altra cosa per rendere meno impattante sulle risorse naturali la propria convulsa crescita economica, il governo della Repubblica Popolare Cinese pensa bene di fare una bella “autostrada” sull’Everest

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Repubblica on line (www.repubblica.it), 20 giugno 2007

I lavori iniziano lunedì e fra quattro mesi il progetto sarà già completato. Per il futuro Pechino pianifica un’affluenza di massa sul tracciato. sull’Everest. La Cina mette l’asfalto sul tetto del mondo. Un’autostrada per la torcia olimpica. Federico Rampini

PECHINO – Per il viaggio della torcia olimpica il governo cinese non bada a spese. Lunedì comincerà a costruire appositamente un’autostrada sull’Everest, la montagna più alta del mondo, per la quale Pechino pianifica un futuro di “affluenza turistica di massa”. Per la prima volta nella storia un tracciato di asfalto nuovo fiammante, con tanto di corsia di sorpasso e guard rail di sicurezza, violerà i pendii del mitico Qomolangma (il nome dell’Everest in tibetano) la cui cima fu espugnata da sir Edmund Hillary e Tenzing Norgay. Come sempre le maestranze cinesi finiranno i lavori in tempi record. Fra quattro mesi l’autostrada sarà già aperta, con largo anticipo perché possa usarla l’atleta che porterà la torcia olimpica nella sua tappa di massima altitudine. Dopo questa inaugurazione spettacolare legata ai Giochi di Pechino del 2008, la vetta più alta dell’Himalaya sarà sempre più accessibile. Se già da anni il boom dell’alpinismo le ha inflitto un visibile degrado ambientale (montagne di rifiuti non degradabili), il futuro le riserva torpedoni e comitive.

All’Everest si può accedere sia dal Nepal, sia dal Tibet sotto controllo cinese. Negli ultimi anni è stato quest’ultimo il versante più frequentato. Dalla cittadina tibetana di Tingri per raggiungere il Campo Base a 5.200 metri di altezza, finora c’è solo una stradina angusta e dissestata. È lungo questo tracciato di 108 chilometri che le ruspe e le betoniere cinesi da lunedì avanzeranno implacabili, segnando il trionfo del cemento e del bitume sulla montagna. La notizia dell’avvio dei lavori autostradali è stata lanciata con orgoglio dall’agenzia stampa del governo, Nuova Cina: “Una volta completata – recita il comunicato ufficiale – l’autostrada diventerà l’itinerario preferito per turisti e scalatori, che affolleranno l’Everest in quantità crescenti”.

Il governo ha già stanziato 15 milioni di euro per i lavori ma sono spiccioli per le ambizioni di Pechino. Tutto l’itinerario della torcia olimpica (137.000 km, 130 giorni di percorso a staffetta) è stato disegnato dal regime con scopi politici.
L’isola di Taiwan, per esempio, si è dovuta ribellare al passaggio della torcia che la trattava alla stregua di una provincia cinese.

La tappa sull’Everest è l’atto più simbolico per sottolineare l’inclusione del Tibet nella Repubblica popolare: un’appartenenza che nei manuali cinesi viene considerata come antichissima e incontestabile. In realtà la civiltà tibetana ha avuto una storia originale e distinta, con lunghe fasi di indipendenza e perfino dei periodi in cui l’alleanza fra dinastie tibetane e mongole ebbe la meglio sui cinesi. Fu Mao Zedong, il Grande Timoniere del comunismo, a lanciare l’Esercito popolare di liberazione nell’invasione di Lhasa e di tutto il Tibet nel 1950. L’attuale leader spirituale dei tibetani, il premio Nobel per la pace Dalai Lama, fu costretto all’esilio nel 1959 mentre la repressione cinese diventava sempre più violenta. Proprio vicino al Campo Base dell’Everest, nella contea di Shigatse, la repressione cinese ha colpito ancora nel 1995, quando i monaci buddisti della lamaseria di Tashilhunpo manifestarono in favore del Dalai Lama e furono repressi brutalmente.

L’avvio della costruzione dell’autostrada sull’Everest coincide quasi giorno per giorno con l’anniversario dell’inaugurazione di un’altra grande opera: il primo luglio 2006 diventava operativa la ferrovia da Pechino a Lhasa, il primo treno nella storia che collegava la capitale tibetana con quella cinese e rompeva un isolamento ancestrale. All’approssimarsi del compleanno la stampa ufficiale moltiplica le celebrazioni elogiative. Ecco alcuni titoli di quotidiani in questi giorni: “La ferrovia per il Tibet ha vinto la sua sfida contro l’inverno”, “I benefici economici del treno: crescita record per il Tibet”, “Per gli scienziati la ferrovia non ha prodotto danni all’ambiente”.

All’unisono i mass media controllati dal governo recitano una sola versione: la Cina porta alle regioni arretrate come il Tibet i benefici della modernità, l’aumento dei consumi e il miglioramento del tenore di vita. Pechino va fiera delle sue prodezze tecnologiche come la costruzione della ferrovia più alta del mondo che ha dovuto superare problemi come l’instabilità del permafrost, il terreno ghiacciato in profondità e soggetto a movimenti nelle stagioni calde. Ora anche l’autostrada si aggiungerà all’elenco delle meraviglie tecniche con cui la Cina procede nella sua “conquista del West”. L’altra faccia del miracolo è quella che preoccupa il Dalai Lama e molti tibetani.

Insieme con il boom economico innegabile (un record di tre milioni di turisti nel 2007, altri sei milioni attesi nel 2010, il commercio estero in crescita del 41%) lo sviluppo delle infrastrutture accelera l’immigrazione degli Han – il ceppo etnico dominante della Cina – e quindi la sinizzazione del Tibet che minaccia la sua identità culturale. In quanto al dissesto ambientale, il fatto che la Cina abbia superato gli Stati Uniti nelle emissioni di CO2 ha effetti ben visibili in Tibet: il disgelo accelerato dei ghiacciai himalayani, la siccità e la desertificazione.

Ma per Pechino le ragioni del Progresso devono avere la meglio. Zhang Mingxing, il funzionario governativo cinese che controlla le attività sull’Everest, ha dichiarato: “L’autostrada è una manna per lo sviluppo locale. La vecchia strada era in pessimo stato. Ci voleva una giornata per arrivare dai piedi della montagna al Campo Base. Ora gli scalatori potranno risparmiare energie. Così verranno sempre più numerosi”. A seguire, chissà, potrebbero esserci gli autogrill con parking per torpedoni, e infine una bella cabinovia ad aria pressurizzata.

(foto da www.paesieimmagini.it)

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Potenziale conflitto di interessi lirico ? Suona che ti passa?.


L?ing. Gualtiero Cualbu, imprenditore e proprietario del T ? Hotel, è anche componente del Consiglio di amministrazione dell?Ente Lirico di Cagliari, su indicazione della Regione autonoma della Sardegna. Nessuno ne mette in discussione melomanìa e competenze in materia. Ma c’è ben altro. Il T-Hotel è proprio dall?altra parte di quella Piazza Giovanni XXIII in procinto di esser rifatta in quel ?parco della musica? dove complesso alberghiero e teatro andranno a suonare all?unisono. Potrebbe esserci un potenziale conflitto d?interessi ? Il Gruppo d?Intervento Giuridico ha sollevato il problema da tempo, provocando i latrati di qualche isolato (ed anonimo) cane de isterru. Ora anche i vertici regionali, finalmente, sembrano prenderne contezza?

Gruppo d?Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 19 giugno 2007

Mannoni: «Preoccupato dal caso Cualbu». Sul possibile conflitto di interessi al Lirico l?assessore annuncia un rapido intervento. «Opera con onestà, ma bisogna eliminare qualsiasi ombra». Mauro Lissia

CAGLIARI. «E? preoccupante che la Regione sia rappresentata nel consiglio di amministrazione del teatro lirico da un imprenditore che ha interessi privati collegati alle attività della Fondazione»: è l?assessore alla cultura Carlo Mannoni a confermare con parole chiare il sospetto di conflitto d?interessi che finora era stato soltanto adombrato dal Gruppo di Intervento giuridico e da alcuni sindacalisti.
Un conflitto che riguarderebbe Gualtiero Cualbu, proprietario attraverso la società Minoter del T-Hotel, la struttura dirimpettaia del Comunale. Mannoni – che occupa ad interim la poltrona dei beni culturali – non ha ancora esaminato la proposta di pianta organica elaborata dal sovrintendente Maurizio Pietrantonio, un documento che insieme al nuovo assetto organizzativo del personale contiene il progetto strategico legato al ?Parco della musica?, dove il teatro lirico andrà in sostanza a integrarsi – mantenendo il proprio ruolo di fabbrica culturale – con attività ricettive e di promozione turistica. Il T-Hotel diventerà un polo fondamentale del parco di piazza Giovanni XXIII e Cualbu si trova già ora nella veste complessa dell?amministratore di un teatro che col grande albergo dovrà fare i conti – anche economici – ogni giorno. Quali interessi prevarranno ?
«Io sono fermamente convinto che l?ingegner Cualbu stia svolgendo il suo mandato di rappresentante della Regione nella Fondazione con impegno e con assoluta onestà – avverte Mannoni – ma trattandosi di una situazione che coinvolge la Regione credo che sia il caso di eliminare qualsiasi ombra. Quindi faremo appena possibile le necessarie valutazioni in giunta, col presidente Soru».
D?altronde l?intreccio anche finanziario fra le attività del teatro e dell?hotel appare piuttosto chiaro anche alla semplice lettura della proposta di pianta organica all?esame in questi giorni dei sindacati. Il paragrafo sul T-Hotel sembra il testo di un depliant promozionale: «Hotel di categoria quattro stelle superiore, dotato di 400 posti-letto e sale congressi per 1000 posti, è caratterizzato da soluzioni architettoniche d?avanguardia, affidate a importanti progettisti su scala nazionale. Al suo interno sono presenti un ristorante, un bar, un centro benessere, sale riunioni d?affari. In breve tempo si è imposto quale migliore hotel del capoluogo e dell?hinterland». La piazza poi – il cantiere sta per aprire, oggi il sindaco presenta i lavori – verrà trasformata entro il 2009 in un?area di servizio del ?Parco?. Ecco come il documento di Pietrantonio descrive l?intervento: «Il punto di unione fra l?albergo (il T-Hotel, ndr) e il teatro sarà l?estensione della piazza Giovanni XXIII, che costituirà un momento di riqualificazione dell?arredo urbano grazie alla realizzazione di verde attrezzato, giochi d?acqua e illuminazione d?impatto». Si parla di «percorsi espositivi culturali, intrattenimento, mostre e sfilate di moda» che avranno nel T-Hotel il punto di riferimento invariabile. Come consigliere di amministrazione della Fondazione Cualbu sarà chiamato a decidere quali iniziative promuovere e quali no, sapendo benissimo – è solo un esempio – che qualsiasi progetto che preveda ospitalità avrà ricadute sicure sull?attività dell?hotel. Una situazione di chiaro imbarazzo, sulla quale Mannoni non intende soprassedere: «Non vedo un problema legato alle controversie amministrative tra il gruppo Cualbu e la Regione, quelle su Tuvixeddu – spiega ancora l?assessore – perchè lì è il cittadino che tutela legittimamente i propri interessi. Al teatro invece compare Cualbu nelle sue vesti di imprenditore, che può rappresentare se stesso ma non la Regione, soprattutto quando la Regione è uno dei maggiori finanziatori del teatro lirico».

(disegno S.D., archivio GrIG)

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Aliga e lacrime napulitane?


Il prossimo scenario per la Sardegna ?

Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 19 giugno 2007

RIFIUTI: TREGUA AD ARIANO IRPINO.

NAPOLI – E’ tregua, in Irpinia, ma la protesta contro la riapertura della discarica di Difesa Grande che ha segnato l’intera giornata con check point delle forze dell’ordine, il blocco della statale 90 bis dei manifestanti e con decine di autocompattatori in fila, continua e comunque ha incassato un primo risultato: nessun sversamento dei rifiuti.

Almeno per ora. Tutto solo rimandato, dunque, dicono i manifestanti di Ariano Irpino, che aspettano e vogliono risposte. Vogliono che sia dichiarata la definitiva chiusura di Difesa Grande e che l’intera zona sia esclusa dalla localizzazione di nuove discariche.

Vale a dire azzerare la scelta compresa nel piano di provincializzazione del commissariato per l’emergenza rifiuti di costruire un nuovo impianto di stoccaggio nel territorio di Savignano Irpino: in linea d’aria a pochi chilometri da Ariano Irpino. Vogliono anche che siano reperiti, subito, i fondi per bonifica del sito.

Proposte che lo stesso commissario straordinario per l’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, ha definito “legittime” e che “sono già contenute nell’ordinanza pubblicata in Gazzetta Ufficiale”. Nell’ordinanza c’é scritto chiaramente, ha spiegato Bertolaso, “che sarà fatta la bonifica del sito” e c’é il “termine perentorio di 20 giorni, come è stato per Parapoti”. “Io stesso – aggiunge Bertolaso – ho presentato una richiesta di emendamento al decreto che escluda Ariano Irpino dalla possibilità di avere in futuro una discarica”. Ed inoltre “abbiamo suggerito e proposto alla comunità locale di fare la messa in sicurezza della discarica, utilizzando la terra della frana di monte Acuto. Mischiando terriccio e fos, dunque, potremmo ridurre al minimo l’impatto dell’operazione”.

A rassicurare gli animi ci pensa anche il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, che ha dato disposizione al subcommissario alle Bonifiche, Arcangelo Cesarano, di convocare giovedì prossimo, presso la presidenza della Regione Campania, un incontro per avviare le procedure di bonifica e di messa in sicurezza dell’area di Difesa Grande. Alla riunione prenderanno parte il sindaco di Ariano Irpino, il commissariato Rifiuti e l’Arpac. Il giorno successivo, venerdì 22, Bassolino, nel corso della seduta di giunta, proporrà una delibera per stanziare le prime risorse, pari a 5 milioni di euro, a favore della bonifica dell’area.

Ma intanto le proteste e i blocchi si sono alteranti alle mediazioni messe in atto anche dal senatore di An, Pasquale Viespoli, durante tutto il giorno ed intanto a Difesa Grande non si sversa, gli autocompattatori sono in fila, e ci resteranno tutta la notte, mentre in Campania si continua a parlare di emergenza rifiuti. Molte delle aspettative i manifestanti le hanno affidate ad un incontro, martedi’ a Roma, in Commissione Ambiente. Ci sarà il sindaco di Ariano Irpino, Domenico Gambacorta, rappresentanti dell’amministrazione: tutti saranno ricevuti per tentare, dice lo stesso presidente della Commissione, Tommaso Sodano, “una soluzione che dia garanzie alla comunità locale”. Le forze dell’ordine sono andate via ma i manifestanti, l’accesso alla discarica, lo sorveglieranno per tutta la notte e promettono: “non molliamo”. Del resto il sindaco Gambacorta lo ha ripetuto durante tutto il giorno: “a decidere sulle proposte che stanno emergendo devono essere i cittadini di Difesa Grande, altrimenti non se ne fa nulla”.

A.G.I., 19 giugno 2007

Manifestatni e polizia smobilitano i presidi. Rifiuti, TREGUA ad Ariano Irpino.

Tensione placata ad Ariano Irpino fra forze dell’ordine e manifestanti antidiscarica. Secondo quanto si e’ appreso, la mediazione condotta dal presidente della Commissione Ambiente del Senato Tommaso Sodano (Prc), che ha invitato domani il sindaco Domenico Gambacorta e altri esponenti del comitato antidiscarica a Roma, e del senatore Pasquale Viespoli (An) ha avuto successo. Le forze dell’ordine starebbero smobilitando i presidi intorno alla zona del bivio di Villanova del Battista e cosi’ anche i manifestanti.
Due colonne di 30 autocompattatori ciascuna carichi di frazione organica stabilizzata sono in sosta a circa cinque chilometri dal bivio di Villanova del Battista, tra la statale 90 delle Puglie e la provinciale 10. Al bivio sono schierate da questa mattina le forze dell’ordine in tenuta antisommossa, circa 500 uomini pronti a scortare i tir verso la discarica di Difesa Grande per sversare gli scarti della lavorazione degli impianti di combustibile da rifiuti.Ma ci sono anche piu’ di mille manifestanti dei comitati antidiscarica e la tensione e’ alta. I senatori Tommaso Sodano (Prc) e Pasquale Viespoli (An) stanno tentando con loro e con il sindaco Domenico Gambacorta una mediazione per evitare che si giunga a uno scontro.
Lo stesso Gambacorta, parlando questa mattina a circa 3mila persone dal palco allestito al rione Cardito per la manifestazione contro la riapertura dello sversatoio irpino, aveva sottolineato l’importanza di essere “calmi e sereni, muovendoci nella legalita’”, nel tentativo di cancellare il ricordo dell’aggressione al commissario straordinario per l’emergenza rifiuti Guido Bertolaso avvenuta lo scorso 14 giugno. Una parte dei manifestanti sono disposti a smontare il presidio se hanno certezze sui tempi di attivita’ della discarica, previsti in 20 giorni, e sulle risorse per la bonifica, per altro annunciate dal presidente della Regione Campania Antonio Bassolino come stanziabili gia’ venerdi’ prossimo in Giunta per un ammontare di 5 milioni di euro.
A Difesa Grande dovrebbero essere conferite 150mila tonnellate di frazione organica stabilizzata che darebbero modo ai sei impianti di combustibile da rifiuti della regione di lavorare a ritmi piu’ pieni. L’unico altro sversatoio in attivita’ e’ quello casertano di Lo Uttaro, mentre la discarica in localita’ Parapoti, nel salernitano, e’ chiusa da domenica, con il rispetto dei limiti di attivita’ concordati tra Commissariato e popolazione locale. L’invaso irpino era stato attivo 8 anni, e poi chiuso nel 2004 per le propteste dei cittadini. Nel 2006 e’ stato sequestrato dalla Procura di Ariano Irpino per una indagine in cui si ipotizza un disastro ambientale generato da un eccesso di sversamento, ma il provvedimento e’ preventivo e non probatorio e ha consentito di rimuovere il tappo di argilla per la nuova impermeabilizzazione senza l’opposizione della magistratura.

da La Nuova Sardegna, 19 giugno 2007

In Campania la «svolta» nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti doveva recare … Vittorio Emiliani

In Campania la «svolta» nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti doveva recare la data del 1994, col primo commissario straordinario. Sono passati tredici anni e siamo ad una sorta di insurrezione popolare contro la riapertura di alcune discariche, contro tutto e tutti. Dunque si sono persi circa tredici anni senza: a) aumentare in modo decisivo la raccolta differenziata; b) installare, con le tecnologie più avanzate, alcuni termovalorizzatori; c) incrementare riciclaggio e compostaggio; d) ridurre drasticamente le discariche legali e quelle abusive. Ora siamo ad una raffica di «no»: no alla riapertura eccezionale di talune discariche; no ai termovalorizzatori; no, nei fatti, all?attivazione della raccolta differenziata.
Unico «sì»: il trasferimento di grandi masse di rifiuti solidi in altre regioni, o addirittura la loro emigrazione in qualche accogliente Paese più povero del nostro. In questi tredici anni è proseguita – non soltanto in Campania purtroppo – una politica lassista e, al fondo, sciagurata che ha puntato su alcune discariche gigantesche, su una miriade di ecoballe ormai fradice sparse sul territorio, sulla moltiplicazione di ammassi del tutto abusivi di rifiuti. Un business ghiotto per la malavita. Nella raccolta differenziata il Sud sta fra un modestissimo 10 per cento (Campania) e un vergognoso 5,2 per cento (Molise). Contro quasi il 50 per cento del Veneto e quote ad esso vicine di Trentino-Alto Adige e Lombardia.
Eppure la raccolta differenziata è una autentica risorsa, anche economica, per chi la pratica con efficacia. Nella stessa Roma, pur avendolo ridotto di circa 10 punti percentuali, il ricorso alle grandi discariche si aggira tuttora sul 78 per cento. E nel resto del Lazio va anche peggio. Analogo è il divario per gli impianti di compostaggio. Di recente il presidente dell?Azienda Municipalizzata per l?Ambiente di Roma, Giovanni Hermanin, ha accusato la Regione Lazio di perseguire, nella sostanza, una linea di intervento più simile al modello-Campania che non al modello-Brescia. Qui, nella città probabilmente meglio amministrata d?Italia, non si è avuto paura di puntare su di un impianto di termovalorizzazione tecnologicamente molto avanzato e insieme su di una raccolta differenziata capillare e intensiva. La sola che possa evitare al territorio di venire degradato e umiliato da discariche di ogni genere. La sola che possa scongiurare una feroce regìa della malavita nel trasporto dei rifiuti, nella gestione delle discariche abusive, nella penalizzazione di ogni forma civile di smaltimento dell?immondizia. Poco tempo fa è tornato a Napoli, dove aveva soggiornato parecchi anni, lo storico inglese Percy Allum, autore di libri importanti sulla città del Golfo. «Quando ho visto di nuovo grandi mucchi di immondizia per strada», ha commentato amaramente, «ho capito purtroppo che la camorra aveva vinto».

(foto da www.pianura.org)

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Elettrosmog e leucemia infantile.


Per chi vuole sentire, l’O.M.S. ha ribadito il proprio allarme elettrosmog chiedendo agli Stati membri di intervenire concretamente. Per chi non vuol stare a sentire, continueranno le azioni legali, per tutelare la salute pubblica. Quella dei più indifesi, in particolare.

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

A.N.S.A., 18 giugno 2007

ELETTROSMOG, APPELLO DELL’OMS.

TOKYO – L’Organizzazione mondiale della sanità ha lanciato un appello alle nazioni che vi aderiscono affinché adottino misure contro l’elettrosmog, sempre più sospettato di causare leucemia nei bambini. Nel suo primo rapporto sul problema, citato dall’agenzia giapponese Kyodo, l’Oms raccomanda l’adozione di misure preventive contro le emissioni elettromagnetiche a bassa frequenza come quelle delle linee elettriche ad alta tensione.

Il documento presenta a modello alcune iniziative prese in paesi come Italia e Olanda per una distanza di sicurezza fra le linee elettriche ad alta tensione e le abitazioni. Sono citati in proposito anche alcuni studi epidemiologici giapponesi e americani secondo cui il rischio di leucemia raddoppia nei bambini esposti costantemente a elettrosmog di oltre 0,3-0,4 microtesla.

Il rapporto non fornisce altre cifre sui livelli nocivi di esposizione a queste onde elettromagnetiche, ma rileva che fra gli elettrodomestici che ne emettono maggiormente figurano gli asciugacapelli, i rasoi elettrici e i forni a microonde.

(foto S.D., archivio GrIG – la centrale di trasformazione ENEL di Via Aosta, dentro un quartiere densamente abitato di Cagliari)

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