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Archivio 1 Luglio 2007

Ecco il progetto del parco di Tuvixeddu.


A Festarch è stato presentato il progetto del parco archeologico-ambientale Karalis, Tuvixeddu. Buona lettura…

Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 30 giugno 2007

Percorsi pedonali e ciclabili, un teatro nel catino e un canyon invaso dai papaveri. Tuvixeddu diventi un «giardino planetario». Presentata al «Festarch» la nuova ipotesi di parco commissionata dalla Regione. Nello spiazzo davanti a Sant?Avendrace una serie terrazze-giardino. Roberto Paracchini

CAGLIARI. Un «giardino planetario» con quattordici ingressi, autonomia gestionale (energetica), nessuna costruzione ma valorizzazione delle tre componenti che hanno segnato la vita di Tuvixeddu: la storica (con la necropoli punico-romana), l?industriale (la cava) e l?ecologica (la flora). Questo la nuova visione paesaggistica ipotizzata dal francese Gilles Clément e illustrato ieri al Festarch, nell?ex Manifattura.
Giardini verdi e giardini d?acqua, possibilità di eventi culturali, strutture industriali trasformate in monumenti, valorizzazione dei punti panoramici, agevole percorribilità interna (pedonale e ciclabile): il progetto di quello che viene considerato il massimo esperto mondiale di paesaggio ha strappato applausi da star. «Si tratta di un?ipotesi che a me piace molto – ha sottolineato il governatore Renato Soru – che spero aiuti anche nella transazione col privato proprietario dell?area. Ma è un regalo che dobbiamo e possiamo fare alla Sardegna e all?Europa. Se realizzato, ha precisato Clément, «Tuvixeddu assumerà un ruolo fondamentale nel processo di sviluppo europeo dei parchi archeologici urbani». Lo studioso francese, in verità, ha spiazzato un po? tutti proponendo una filosofia del paesaggio che permette di recuperare «la contemporaneità» di storia, ecologia e socialità. Per la necropoli, ad esempio, Pablo Georgieff, il collaboratore di Clément che ha esposto alcune parti della relazione, ha avanzato la necessità di un supplemento di indagine per capire meglio fino a che punto l?area può essere fruita e coinvolta nel verde che, nel tempo, aveva invaso le vecchie tombe. E/o studiare forme di fruibilità parziale e/o ipotesi di riproposizione tridimensionale del sito. Nel canyon, invece, dove l?attività di cava ha creato forti modifiche morfologiche, il progetto prevede la realizzazione di un «fiume di papaveri» in modo da dare al paesaggio una caratteristica originale senza interventi invasivi. In una parte del costone potrà poi essere realizzato un altro intervento con flora rampicante. Ma il canyon, che ha un?acustica naturale in grado conservare il suono senza amplificazioni, permetterà interventi musicali, mentre nella parte alta sarà possibile sistemare delle pensiline per il suo attraversamento. Sempre in questa parte di Tuvixeddu, a metà altezza, è stato ipotizzato «un tunnel del tempo» in grado di collegare il canyon a un luogo sotterraneo preesistente, un tempo utilizzto anche per proiettare film, da recuperare come spazio per trasmettere documentari in modo permanente sulla storia dell?area e non. Nel progetto, Tuvixeddu viene poi disseminato da giardini-piazze che sottolineano la vocazione dei vari luoghi (dalla piazza del glicine, davanti a viale Sant?Avendrace, al giardini d?acqua misti a zone verdi, di fronte a via is Maglias) e arricchito da un teatro modulare che segue il pendio del catino e permetterà anche cinquemila e più spettatori, con un palcoscenico mobile e interrabile. In quest?area, inoltre, dove la storia recente dell?attività di cava ha creato forti modifiche, potrà essere realizzato un «giardino in movimento» dove i cammini si ridisegnano in continuazione in funzione della vegetazione, come ha spiegato Emanuela Borio, altra collaboratrice di Clément. Tre sono i livelli di intervento, ha spiegato il paesaggista francese: uno più sofisticato (per piccoli settori), uno con «giardini in movimento» e un terzo senza alcuna gestione (le parte attualmente più verde). Il parco firmato Clément, è stato progettato con centocinquantamila euro finanziati dalla Regione e dalla Fondazione Banco di Sardegna, e interessa tutta l?area del colle. La possibilità del progetto, però, dovrà innanzi tutto attendere la sentenza del Tar, prevista per luglio, sul contenzioso con la Coimpresa, società proprietaria dell?area e promotrice dell?accordo di programma per il progetto di lottizzazione integrata (firmato nel 2000 anche dalla Regione e ora bloccato da quest?ultima). Nell?ipotesi presentata ieri l?ingresso al parco da Viale Sant?Avendrace, che sarà uno dei più importanti, è immaginato a vari livelli con delle terrazze che partono da un giardino che riutilizza come se fosse un pergolato i piloni in cemento lasciati dal primo cantiere bloccato dai nuovi vincoli di tutela. Resteranno anche il capannone (trasformato in centro culturale, aperto ai lati) la torre della Calcidrata (belvedere con uno dei rondò panoramici previsti) e la Villa Mulas (altro belvedere circondato da un giardino fiorito).

I segreti dell?innovatore del paesaggio. Clément «il verde».

CAGLIARI. Gilles Clèment viene considerato il maggiore esperto di paesaggio a livello mondiale, soprattutto se legato a interventi in aree verdi. La sua scuola ha contribuito molto alla nascita della cultura del paesaggio. Tra i concetti più importanti vi sono quelli del «terzo paesaggio» e quello del «giardino in movimento» (aspetti che possono essere approfonditi nel volume di Clèment Il manifesto del Terzo paesaggio, Quodlibet editore). I suoi interventi sul verde agiscono spesso sul quadro complessivo, per poi lasciare libertà di sviluppo: in questo caso il giardino diventa «in evoluzione». Le opere di Clément sono caratterizzate da uno studio del luogo, per poi interpretarne la contemporaneità, con una attenzione anche alla «non gestione».

da www.regione.sardegna.it, 29 giugno 2007

Al Festarch un progetto per Tuvixeddu.
Presentato, in occasione dell’inaugurazione di Festarch, il progetto che la Regione ha commissionato a Gilles Clement, uno dei massimi teorici del paesaggio in Europa, per la valorizzazione dell’area archeologica di Tuvixeddu. Sarà un “parco aperto alla città”, con 14 ingressi, percorsi senza barriere architettoniche e un impatto ambientale ridotto al minimo. Clement vorrebbe inserire il sito tra i “giardini planetari” d’Europa. Nel video alcuni momenti di questa prima edizione del Festival dell’Architettura.

CAGLIARI, 29 GIUGNO 2007 – Li definisce “giardini in movimento” e vorrebbe trasferire la sua esperienza da Parigi a Cagliari, per valorizzare Tuvixeddu e aprirla al mondo. Gilles Clement, teorico francese del paesaggio, è uno dei massimi esperti europei nella realizzazione di parchi e giardini. La Regione gli ha commissionato un progetto di valorizzazione storico-naturalistica per la realizzazione del parco di Tuvixeddu, che è stato presentato questa mattina all’ex Manifattura Tabacchi di Cagliari in occasione dell’inaugurazione di Festarch, alla quale hanno presenziato alcune migliaia di visitatori.

Clement vorrebbe inserire anche il sito del capoluogo sardo tra i “giardini planetari” d’Europa. Oggi ha mostrato con il suo staff la proposta di un percorso tra i luoghi storici (grotte e necropoli), quelli contemporanei (che hanno caratterizzato la vita cittadina negli ultimi decenni) e quelli moderni (proiettati ai prossimi dieci-vent’anni) di Tuvixeddu. Salvare il più possibile l’esistente e prevedere pochi, mirati interventi, con un impatto ambientale leggero.

Il progetto prevede il rispetto di alcuni punti chiave: valorizzare le biodiversità senza distruggerle, conservare e preservare il paesaggio storico e biologico, consentire un uso adeguato di un sito che ha grande valenza topologica, ambientale e culturale. Non a caso sono previsti 14 ingressi tra via Maglias, viale Morello e viale Sant’Avendrace, percorsi senza barriere architettoniche con sentieri non pavimentati. Un parco aperto alla città, insomma. Tra le proposte, la realizzazione di un’area adibita a spazio concerti con una capienza massima di cinquemila persone.

Una cospicua parte del progetto, deliberato dalla Giunta regionale, sarà finanziato dalla Fondazione Banco di Sardegna. “È in corso una discussione anche dura – ha spiegato il presidente della Regione, Renato Soru -, un confronto con le legittime aspirazioni commerciali dei proprietari dell’area. Ma siti di questa portata, all’interno di una città, ormai non hanno prezzo e non possono essere lasciati alla mercificazione. La Giunta vorrebbe regalare questo parco alla città, ai sardi e a quanti vorranno visitarlo”.

Intanto prosegue fino al 2 luglio il fitto programma di Festarch, il primo festival di architettura in Sardegna che, per l’occasione, vede la riapertura dei locali dell’ex Manifattura tabacchi ma che sarà ospitato anche al Lazzaretto di Sant’Elia, a Cagliari, e al palazzo del Pou Salit della Facoltà di Architettura ad Alghero. Tutte le iniziative saranno aperte al pubblico.

(immagine da www.regione.sardegna.it)
Riferimenti: Festarch

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Rifiuti in Campania: l’U.E., una procedura d’infrazione, un ossobuco…


Anche la Commissione europea si preoccupa per la ?cronica crisi? dei rifiuti a Napoli ed in Campania, e avvia una procedura d?infrazione contro l?Italia. Ma gli ossibuchi napoletani resistono a tutto, imperituri?

Gruppo d?Intervento Giuridico

www.ansa.it 27 giugno 2007

La UE avvia una procedura d’infrazione

BRUXELLES – La Commissione europea ha avviato una procedura d’infrazione contro l’Italia per la “cronica crisi” dei rifiuti che colpisce Napoli e il resto della regione Campania. Lo ha reso noto oggi lo stesso esecutivo europeo sottolineando che “il rischio di diffusione di malattie e di inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo desta gravi preoccupazioni per la salute umana e per l’ambiente”.

La Commissione, si legge in una nota, ritiene che “gli impianti regionali per lo smaltimento dei rifiuti siano inadeguati e presentino grossi rischi per la salute e per l’ambiente, una situazione che costituisce una patente violazione della normativa Ue sui rifiuti”. Per questo la Commissione ha inviato all’Italia una “lettera di costituzione in mora” – la prima fase della procedura d’infrazione – chiedendo anche informazioni sui provvedimenti eventualmente presi per proteggere la salute umana e l’ambiente nella regione. Contemporaneamente, la Commissione procede anche alla valutazione dei progetti del governo italiano “che intende aprire quattro nuove discariche di rifiuti in Campania”.

L’esecutivo Ue intende infatti accertare, spiega ancora la nota di Bruxelles, “se siano compatibili con la normativa Ue e assicurarsi che risolvano, nel lungo periodo il drammatico problema dei rifiuti nella regione”. Secondo la Commissione l’Italia è venuta meno agli obblighi della direttiva quadro sui rifiuti che impone agli stati membri di “prendere tutte le misure necessarie per impedire che i rifiuti vengano abbandonati, riversati o smaltiti in modo incontrollato”.

da L?Espresso, 29 giugno 2007

SATIRA PREVENTIVA. Parabola dell’ossobuco napoletano.
L’odissea dei rifiuti in Campania ricostruita attraverso un sistema di controllo satellitare. Tra una guerra di clan, un viaggio in Germania e un miracolo. Michele Serra

Grazie a un microchip inserito in un ossobuco, consumato a Napoli sei mesi fa, è stato possibile ricostruire con precisione la filiera dei rifiuti campani.

Gennaio
L’ossobuco viene buttato dalla casalinga Assuntina Catuonno nella pattumiera di casa. La signora Catuonno pratica la raccolta differenziata: la carta viene incendiata direttamente nel cortile del caseggiato, le bottiglie di vetro sono utilizzate dal marito e dai figli, membri del clan Catuonno, per allenarsi sul balcone al tiro con la carabina, i sacchetti di plastica vengono dipinti di rosso e rivenduti ai motociclisti come caschi omologati, il resto finisce nel cassonetto all’angolo della via.

Febbraio
L’ossobuco giace ormai da un mese nel cassonetto, che non viene vuotato perché si trova sul confine fra il territorio dei Catuonno e quello del clan rivale, i Lostumbo, e nessuno osa avventurarsi. Ha subìto profonde trasformazioni: bucce d’arance e chiodi arrugginiti si sono saldati alla struttura, che pesa circa mezzo chilo e ha un aspetto così minaccioso che neanche i ratti di quartiere osano affrontarlo.

Marzo
L’ossobuco viene coinvolto in una furiosa sparatoria tra i Lostumbo e i Catuonno, che crivella il cassonetto. La pallottola più pericolosa passa esattamente nel buco dell’ossobuco senza intaccarne la struttura, che nel frattempo si è arricchita di un filo per asciugacapelli e di alcuni torsoli di mela, superando il chilo. Vincono i Lostumbo, che trascinano come un trofeo il cassonetto nel loro caseggiato, mentre le donne mandano baci affacciate alle finestre e insultano i carabinieri.

Aprile
Il cassonetto viene rivenduto dai Lostumbo, a prezzo doppio di quello di mercato, alla Regione Campania. La Regione Campania paga una ditta tedesca, la Alkemia, perché porti il cassonetto, insieme ad altri rifiuti, a smaltire in Germania. La ditta tedesca piomba i cassonetti e li lega in un suggestivo convoglio, che attraversa il centro di Napoli tra due ali di folla in lacrime, che dispera di poter rivedere i suoi rifiuti. In una conferenza stampa il presidente della ditta tedesca spiega ai giornalisti che i rifiuti di Napoli verranno trasformati in costosissimi materiali plastici per l’industria aerospaziale.

Maggio
Il cassonetto arriva in Germania e viene aperto insieme agli altri da tecnici in tuta bianca. Nel frattempo l’ossobuco, inglobando tutti gli altri rifiuti del cassonetto, è diventato una specie di asteroide di prenumatici, materassi, maccheroni al sugo, vecchie cassette porno e bucce di anguria. Pesa più di tre quintali. I tecnici tedeschi, spaventati, scuotono la testa e lo rispediscono a Napoli.

Giugno
L’ossobuco fa il suo trionfale rientro a Napoli, trasportato da un Tir speciale pagato dalla Regione Campania. Viene accolto dal sindaco con un commovente discorso sull’immigrazione, la nostalgia di casa, le radici che non possono essere spezzate. Con un colpo di mano i Catuonno, gelosi del successo dei loro rivali Lostumbo, lo rapiscono e lo buttano in uno dei tanti falò di rifiuti sparsi per la città. Ma l’ossobuco, grazie alla consistenza monumentale e alla tempra ottenuta nei lunghi mesi di tirocinio, non solo non brucia, ma spegne immediatamente le fiamme.

Una donna anziana, assistendo alla scena, grida al miracolo e chiama il cardinale. L’ossobuco viene tolto dalla pira, avvolto in uno striscione del Napoli e issato a furor di popolo su un piedistallo in piazza del Plebiscito, davanti al Municipio. La sua forma mutagena si è ormai fissata in una impressionante parvenza antropoide: ha gambe di pneumatico e braccia di padelle.

Una vecchia sveglia da comodino e un cidì contraffatto formano, in alto, un inconfondibile paio di occhi, con i quali l’ossobuco contempla Napoli ai suoi piedi. Qualcuno giura che è identico a Maradona, altri che è la reincarnazione di San Gennaro. Fa molta puzza, ma nessuno è perfetto.

A.N.S.A., 2 luglio 2007

TRAFFICO DI RIFIUTI: BLITZ IN 5 REGIONI.

TREVISO – Una organizzazione criminale dedita al traffico illecito di rifiuti pericolosi è stata sgominata dai carabinieri per la tutela dell’ambiente, a conclusione di una inchiesta della Procura di Bologna che ha portato all’emissione di cinque ordinanze di custodia cautelare, 11 decreti di sequestro nei confronti di altrettante società, impianti e aziende agricole e 15 decreti di perquisizione.

I militari dell’Arma hanno così scoperto che i rifiuti pericolosi, costituiti essenzialmente da terra proveniente dalla bonifica di siti inquinati e fanghi industriali e contenenti sostanze cancerogene, venivano utilizzati tra l’altro come pseudo compost da impiegare nei campi.

Nell’indagine dei carabinieri per la tutela dell’ambiente, coordinati dal pm bolognese Antonio Gustapane, risultano coinvolte 47 persone. Le ipotesi di reato individuate fanno riferimento a una associazione per delinquere, finalizzata appunto al traffico illecito di oltre 800 mila tonnellate di rifiuti speciali pericolosi e di altri rifiuti tossico-nocivi che, fittiziamente declassificate e illecitamente miscelati con altri tipologie di rifiuti, venivano poi smaltite in discariche non autorizzate dell’Emilia Romagna, oppure sparse su campi destinati alla coltivazione come “pseudo compost”. L’attività investigativa ha così consentito di individuare l’esistenza di più flussi di attività criminose organizzate, gestite da soggetti con ampia esperienza in campo ambientale e finalizzate al traffico illecito di rifiuti.

Il volume d’affari risulterebbe pari a 8 milioni di euro, mentre il valore dei beni sequestrati ammonterebbe a oltre 6 milioni di euro. Il blitz ha visto la partecipazione tra gli altri dei carabinieri dei comandi provinciali di Bologna, Venezia, Ravenna, Vicenza, Ferrara, Rimini, Mantova, Pavia e Udine.

L’operazione, denominata ‘pseudo compost’, ha visto impegnati circa 200 carabinieri supportati da un velivolo del 13/mo Nucleo elicotteri carabinieri di Forlì-Cesena, che stanno operando tra l’Emilia Romagna, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Toscana. I particolari dell’operazione saranno resi noti in una conferenza stampa prevista alle ore 11 presso il comando provinciale dei carabinieri di Bologna.

(foto da www.pianura.org)

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