Spiagge a numero chiuso ? Sì, grazie !

Crediamo che spiagge piccole e uniche, dall’ecosistema delicato e sensibile, calette, sistemi dunali e scogliere non possano certo sopportare le orde barbariche di migliaia di bagnanti con ombrelloni, sdraio, borse frigo, creme solari, concessioni demaniali e stabilimenti balneari, pedalò e gommoni e quant’altro riduce preziosi gioielli ambientali a beceri stendi-asciugamani del Sardistàn. Tremila presenze giornaliere a Cala Luna o a Tuerredda significano in poche stagioni estive la "morte" di spiagge uniche nel Mediterraneo. E’ ora di passare alla gestione sostenibile del turismo balneare e, quando è necessario, anche al numero chiuso, alle prenotazioni, al ticket di ingresso per contribuire a salvaguardare la spiaggia.
Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra
da La Nuova Sardegna, 6 settembre 2007
«Più selezione nei paradisi naturali sardi». Esperti e ambientalisti: sì alle restrizioni ma precedute da studi specialistici. Pier Giorgio Pinna
SASSARI. Numero chiuso, programmato o agganciato a criteri differenti? Qual è la strada giusta per difendere le spiagge sarde? Esperti e naturalisti sono convinti: «Non esiste una sola risposta». Credono cioè non ci sia una soluzione valida per tutte le situazioni. Ma intanto partono da un’idea forte: baie e arenili vanno comunque salvaguardati dalle invasioni selvagge. «Non sono più ammissibili orde che assaltano Cala Luna e Goloritzè come fossero Rimini», dicono. Poi, plaudendo al giro di vite annunciato nel Golfo di Orosei, spiegano come gli interventi vadano calibrati, mirati, dosati caso per caso: quasi con una «dieta di bagnanti», capace di proteggere evitando il caos. Infine, più in generale, emerge l’opportunità che le spiagge siano più vigilate per contenere quelli che gli specialisti chiamano «fenomeni d’inquinamento antropico»: in altri termini, grossi guai causati dall’uomo con la sua sola presenza. Contromisure, quindi, ad ampio raggio. Innanzitutto, sugli accessi, magari dopo prove di carico per ciascun tratto di costa. In secondo luogo, sui comportamenti da osservare per evitare danni agli eco-sistemi. E, ancora, interventi per scongiurare i posteggi vicini alle spiagge che bloccano il ricambio della sabbia. In questo quadro, alcuni punti fermi. Il primo: esistono già spiagge dove gli ingressi sono contingentati, sia pure con sistemi molto diversi. Il secondo: in un’ideale mappa di ciò che sarebbe preferibile a detta dei difensori dell’ambiente, si può fin da ora ipotizzare l’estensione dei limiti d’accesso ad altre aree. Altro punto fermo: a volte, le restrizioni sono indispensabili perfino per la sicurezza. Che cosa accadrebbe in imbuti sovraccarichi e privi di rapide vie di fuga, come Liscia Ruja in Costa Smeralda, di fronte a un’improvvisa emergenza che comporti l’evacuazione immediata della spiaggia ? In tutta l’estate nessuno ha messo piede sulla Spiaggia Rosa di Budelli: le barche possono ormeggiare al largo, non arrivare allo splendido arenile. «Nelle altre isole dell’arcipelago maddalenino invece si sbarca a condizione di aver ottenuto un permesso – chiarisce il presidente del parco, Giuseppe Bonanno – Ma, visto che le autorizzazioni per diporto privato e trasporto-turisti concesse sono 18mila, è facile immaginare un fronte d’imbarcazioni, una dietro l’altra, lungo 164 km. Il problema di fondo è allora valutare spiaggia per spiaggia il carico sostenibile dopo un’analisi scientifica. È ciò che stiamo facendo in vista del 2008». Bonanno ricorda come ogni bagnante, tutti i giorni, porti via inconsapevolmente 10 grammi di sabbia. «In alcune nostre cale prendono il sole oltre 2000 persone – dice – I conti sono presto fatti: da ciascuna spariscono chili di rena. E da noi non ci sono certo i fiumi per ripristinarla: ci si deve affidare alle correnti marine e sperare in un reintegro». Difficoltà gravi, ai limiti del collasso giornaliero, in baie a poca distanza. I dirigenti del parco, per quanto riguarda Caprera, collaborano con la Forestale nazionale per eliminare le code lungo il percorso per Punta Rossa, presa d’assalto da un esercito di vacanzieri. «Vogliamo creare più lontano zone di sosta per le macchine e far partire da lì bus elettrici diretti alla spiaggia – afferma il presidente – Lo stesso sistema andrebbe adottato in tutte le coste sarde a rischio». Una questione molto sentita ovunque. Specialmente lungo il litorale che va dalla Speranza di Alghero a Stintino, da Santa Teresa fino a Palau e oltre, per arrivare a San Teodoro e ancora più a sud. Dove già in parecchie circostanze sono stati i limitati posti nelle aree di parcheggio, i ticket orari esorbitanti e altri oggettivi ostacoli a determinare nei fatti una sorta di numero programmato. Ma proprio per impedire scelte confuse l’ambientalista Giovanni Pala, da 20 anni in prima fila nella difesa delle risorse del mare sardo, è del parere che sia indispensabile una premessa certa: «Il principio-base è documentare i siti da difendere attraverso studi compiuti da ricercatori specializzati – dice – E solo dopo, agire di conseguenza. Ogni area d’altronde può avere criticità diverse: gli interventi dovranno essere commisurati». L’urbanista Sandro Roggio è un architetto che da tempo si occupa di questi temi e altri strettamente connessi. Progettista del Puc di Orosei, ha seguito con Comune ed Ente foreste le procedure di tutela che hanno fissato a 120 persone la soglia massima di turisti ammessi nel paradiso di Bidderosa. «Finora sono stati ottenuti splendidi risultati – sostiene – Compresa la piena consapevolezza da parte degli abitanti del bene che loro per primi chiedono di proteggere». «Spesso ci poniamo il problema di preservare un monumento, un sito archeologico, un museo: perché non c’interroghiamo allo stesso modo sulle risorse naturali ? – si chiede Roggio – Credo talmente nelle esigenze di una rotazione nell’uso delle spiagge che penso a interdizioni temporanee in predefiniti tratti di litorali persino in marine popolari come Platamona e il Poetto. Esistono ormai le condizioni per puntare sul consenso sociale circa queste decisioni e su risposte efficaci sotto il profilo ecologico». Favorevole a una più intensa salvaguardia il sindaco di Cabras, Efisio Trincas. Il primo cittadino è anche il leader del Psd’Az in tutta l’isola. Negli ultimi tempi si è battuto difendere dalle speculazioni Mal di Ventre e Is Aruttas, dove è persino vietato (unico caso in Sardegna) fumare in spiaggia e soprattutto buttare i mozziconi sull’arenile. «L’importante è che le limitazioni valgano per tutti e siano stabilite sulla base di criteri oggettivi, come per esempio l’orario d’arrivo al punto d’ingresso – dice – Insomma: niente trucchi, neppure per agevolare qualche ricercatore o i soliti raccomandati». «Pagare un ticket d’accesso e contingentare le presenze consente almeno due risposte: preservare il bene ed educare tutti al suo rispetto», conclude. Mentre Stefano Deliperi rilancia: «Come Gruppo d’intervento giuridico, con gli Amici della terra, proponiamo da parecchio il numero chiuso in molte spiagge. Certe situazioni non sono più tollerabili. Come si fa a permettere l’ingresso a 3000 bagnanti al giorno in posti come la Tuerredda di Teulada, lingua di sabbia scelta per il suo mare trasparente in tantissimi spot ? Credo che la Conservatoria delle coste debba occuparsi subito di questi aspetti. E che i cittadini debbano maturare una maggiore coscienza ecologica. Anche se di una cosa sono certo: nessuno rifiuterà un euro di ticket per contribuire a ripulire l’arenile o per impiantare nuovi ginepri».
Su Cala Luna prove d’intesa. Tra Dorgali e Baunei primo confronto a distanza. Via alle trattative per definire un progetto concreto. Nino Muggianu
DORGALI. Come in un sogno di fine estate, Cala Luna si riprende lo scettro di spiaggia regina della costa orientale e si ripropone all’attenzione. Vip, writer, sporcaccioni, migliaia di turisti: tutti si accorgono che ha bisogno di cure. E adesso i sindaci di Dorgali e Baunei accorrono al capezzale della grande malata: pensano a una terapia intensiva già dalla prossima estate. Cura che comprenderà prima di tutto la regolamentazione dei flussi. «L’idea di un contingentamento era partita nell’incontro che avevamo avuto al Ministero dell’Ambiente con i Comuni di Baunei e Orosei e gli assessori provinciali di Nuoro e Ogliastra – afferma il primo cittadino di Dorgali, Tonino Testone – In quell’occasione pensavo a una forma non strutturata di parco che iniziasse con delle maglie un po’ larghe e in un secondo tempo, gradatamente, le restringesse. Proposta che aveva trovato la disponibilità da parte di tutti. Compreso il sottosegretario Bruno Dettori: ci promise un altro incontro, ma in realtà nessuno ci ha più convocato. Una situazione andata raffreddandosi con il Sic da Cartoe fino a Baunei, che prevede già forme di tutela ambientale. In ogni caso agiremo col concorso degli operatori di Cala Gonone che hanno contribuito a bloccare l’assalto dei privati. Anche il presidente del Consorzio trasporti marittimi si era detto disponibile a trattare il tema». «Non siamo interessati a una riserva marina ma alla sostanza della tutela: valuteremo un domani se con ticket o no – prosegue Testone – Non vorrei assolutamente riproporre querelle con Baunei, ma è chiaro che qualsiasi decisione su Cala Luna dovrà passare per Dorgali. Col sindaco di Baunei siamo in ottimi rapporti e prevediamo un incontro in autunno anche per decidere su questi aspetti e su nuove opportunità». Grosso modo dello stesso avviso, comunque, il sindaco di Baunei, Salvatore Lai, che deve gestire altre perle del golfo, a partire da Santa Mari Navarrese: «Il contingentamento lascia intendere la riduzione del flusso turistico, ma sentiamo l’esigenza di proteggere le nostre coste. Esiste già un’ordinanza del primo cittadino di Baunei che tenta di disciplinare la situazione e prescrive che, in caso di presenze eccessive in alcune spiagge come Cala Goloritzè, Cala Mariolu e Ispulgenie, le motobarche passeggeri debbano attenersi scrupolosamente alle raccomandazioni del personale di supporto alla balneazione. E, per salvaguardare la sicurezza e l’igiene, viene poi raccomandata la permanenza per un massimo di due ore sugli arenili». «Riguardo all’area marina protetta bisogna studiare la forma migliore per salvaguardare i 45 chilometri di costa – aggiunge poi – Ma una cosa è certa: siamo d’accordo sulla necessità di porre limiti e farli rispettare per proteggere l’ambiente. È comunque una tutela che si può raggiungere con alcuni servizi indispensabili. Servirà in ogni caso un’intesa comune che coinvola i Comuni di Baunei e di Dorgali e, naturalmente, le Province interessate, magari con il supporto della Regione. Il ticket? Abbiamo pensato sempre a un contributo ambientale, ma il ticket dà l’idea di una tassa di soggiorno o di qualcosa di simile. Invece un contributo per favorire il rilancio delle risorse naturali comporta necessariamente l’erogazione di servizi ed è quindi tollerato meglio».
Dibattito aperto sul sito della «Nuova».
SASSARI. Numero chiuso e contributo ecologico per le splendide spiagge da Cala Luna a Goloritzè. Lo hanno deciso la Provincia dell’Ogliastra e il Comune di Baunei stanchi degli assalti alle baie più suggestive della Sardegna centro-orientale e preoccupati per le invasioni dei vacanzieri poco sensibili. Dal prossimo anno dunque presenze controllate e ticket, forse anche in altri litorali dell’isola. Qual l’opinione dei lettori sulla delicata questione? Che cosa si potrebbe fare per proteggere i tesori dell’isola? Dibattito aperto sul sito www.lanuovasardegna.it.
(foto S.D., archivio GrIG)




Un esempio di come anche i litorali più belli della Sardegna si trasformino, ad Agosto, in ingorghi indecenti.
Porto sa Ruxi in un giorno qualunque di Agosto:
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da La Nuova Sardegna, 7 settembre 2007
Risanare il litorale e 8 chilometri di pineta tra i progetti del Comune. Orosei acquista la spiaggia di Su Barone. Ultima stagione per il campeggio libero, il sindaco: «Ora basta». Angelo Fontanesi
OROSEI. E’ scoccata l’ultima ora per l’unico campeggio libero della Sardegna, Su Barone, una lunga distesa di sabbia incastonata tra un mare cristallino e una pineta lunga circa otto chilometri che da Osala corre sino alla Marina di Orosei. E’ una spiaggia privata e dunque fuori dal controllo del Comune che adesso, per mettere fine al degrado, ha deciso di comprarsela. Questo eden per bagnanti si trasforma in estate in un selvaggio campeggio abusivo popolato da migliaia di villeggianti con macchine, tende e masserizie al seguito, privo di qualsiasi servizio igienico o misura di tutela ambientale: una latrina a cielo aperto e una pattumiera in riva al mare. «Uno sconcio da cancellare a tutti i costi – dichiara il sindaco di Orosei, Gino Derosas – Una stagione così Su Barone non la vivrà più». Ma per metter mano su quel bendiddio naturalistico il Comune deve risolvere non facili questioni di competenza e titolarità. «Risanare quel litorale è la nostra priorità – assicura il sindaco – dall’anno prossimo tutti i litorali demaniali passeranno sotto il controllo dei Comuni e questo ci consentirà finalmente di iniziare il controllo». Ma Su Barone non è demaniale e allora ecco la ricetta ad hoc: «Stiamo mettendo a bilancio le risorse economiche necessarie per espropriare la pineta e annetterla al patrimonio comunale in modo da tutelarla». Un esproprio per salvaguardare il patrimonio paesaggistico ma anche per creare reddito. Un leitmotiv che corre su tutto il litorale dove l’allarme rosso per il degrado ambientale è giunto ormai sul crinale del non ritorno. Molti turisti, forse troppi, che invece di ricchezza lasciano sul territorio tonnellate di immondizia e un costo altissimo per la collettività residente. Un pessimo biglietto da visita che mina alla radice l’immagine del territorio e il suo equilibrio ecologico. «Rifiuti in quantità industriale lungo tutto l’arenile e un sistema di depurazione insufficiente, quando addirittura inesistente, per sostenere il carico antropico dell’estate: è stato questo – secondo Derosas – il lato peggiore offerto dal paese in questa stagione turistica». Ma cambiare è possibile come dimostra un illustre precedente locale: «Biderosa è il nostro fiore all’occhiello, un esempio da imitare che vogliamo estendere a tutto il litorale oroseino, Su Barone in testa. È nostra intenzione realizzare nei pressi di tutti gli accessi al litorale parcheggi a pagamento a numero chiuso, gestiti in collaborazione tra pubblico e privato, dotati di piazzole per la raccolta dei rifiuti e collegati con le aree attrezzate alla balneazione». Contingentare, contingentare, contingentare: anche Orosei si aggiunge dunque al coro che dai paesi costieri sale sempre più alto e univoco. Una filosofia che proprio qui, una decina di anni fa, mosse i suoi primi passi quando Comune ed Ente foreste decisero di riservare l’ingresso giornaliero all’oasi naturalistica di Biderosa a un numero ristretto di vetture e dietro il pagamento di un biglietto d’accesso. Fu il primo caso di spiaggia a pagamento e la notizia fece gran scalpore. Non mancarono critiche e offese dichiarazioni contro la “privatizzazione” delle spiagge. Poi via via l’idea attirò sempre più consensi e plausi. Anche internazionali come dimostra il servizio che l’anno scorso il New York Times dedicò all’oasi. Oggi i pareri sono concordi: lo scempio ambientale è diffuso non c’è più spazio sufficiente per tutti e i servizi, essenziali, hanno un costo che va coperto dall’utenza.
assolutamente d’accordo! ciao ciao Vania
D’accordissimo con il numero chiuso nelle spiagge “a rischio”: Tuerredda questa estate è diventata un carnaio umano e olezzante di schifose creme abbrozzanti!