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Il Tribunale condanna alla demolizione e ripristino ambientale la lottizzazione di Porto Pino !

  

 

Il Tribunale penale di Cagliari (I Sez.), presidente dott. Francesco Sette, ha condannato Monti Francesco, amministratore delegato della Isolotto Immobiliare s.r.l., Pilloni Fulvio, direttore dei lavori, e Granella Massimo Paolo, responsabile dell’Area tecnica del Comune di S. Anna Arresi, per violazione delle norme relative alla tutela paesaggistica (artt. 110 cod. pen., 181 del decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e della presenza del Parco geo-minerario in relazione alla lottizzazione sull’Isoletta di Corrumanciu, nello Stagno di Porto Pino, in Comune di Sant’Anna Arresi (CI). 10 mesi di arresto con la condizionale, 20 mila euro di ammenda, demolizione degli abusi edilizi e ripristino ambientale, 8.000 euro di risarcimento danni + spese legali in favore delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico costituite parte civile grazie al prezioso operato dell’avv. Carmela Fraccalvieri.     Granella Massimo Paolo è stato invece assolto per l’ipotesi di reato di cui all’art. 323 cod. pen. (abuso d’ufficio). 

 

La lottizzazione nello Stagno di Porto Pino (S. Anna Arresi), era già posta sotto sequestro dopo le denunce ecologiste (esposto del 22 aprile 2004) e le indagini della competente Procura della Repubblica e del Corpo forestale e di vigilanza ambientale.    Il dibattimento penale (procedimento n. 5988/2004 R.N.R.) ha avuto inizio il 20 febbraio 2006 e si è svolto nel corso di alcune udienze.

Le 45 unità immobiliari (36 villette + 9 strutture commerciali) quasi completate sull’Isoletta di Corrumanciu, nel bel mezzo dello Stagno di Porto Pino, non sono mai state autorizzate sotto il profilo della tutela paesaggistica (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni). Infatti, l’Isoletta di Corrumanciu ricade entro lo Stagno di Porto Pino, appartenente al demanio marittimo (artt. 822 e ss. cod. civ.) e direttamente comunicante con il mare: è, quindi, tutelata con vincolo paesaggistico (art. 142, comma 1°, lettera a, del decreto legislativo n. 42/2004 e già nella normativa previgente), come esplicitamente chiarito dalla circolare Ass.to reg.le P.I. e BB.CC. – Ufficio centrale tutela paesaggio n. 16210 del 2 luglio 1986, approvata dalla Giunta regionale con deliberazione del 24 giugno 1986 ("le sponde degli stagni, ove questi ultimi appartengano al demanio marittimo, rientrano nella categoria dei territori vincolati paesisticamente dall’art. 1, primo comma, lett. a), della l. 431", circ. cit., paragr. 1).           Pertanto si tratta di abusi edilizi, come aveva confermato l’Assessorato regionale della pubblica istruzione e beni culturali – Servizio tutela del paesaggio di Cagliari (nota prot. n. 4008 del 24 maggio 2004). Per giunta in una zona umida costiera estremamente importante sotto il profilo ambientale e naturalistico, tanto da esser contigua al sito di importanza comunitaria (SIC) "Porto Pino" (codice ITB00060) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.

Con provvedimento del 25 ottobre 2004 il complesso edilizio era stato posto sotto sequestro penale (art. 321 cod. proc. pen.) da parte del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale su disposizione della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Sequestro confermato da ordinanza Tribunale penale di Cagliari (sez. II) n. 61/04 del 12 novembre 2004. Il G.U.P. dott.ssa Ermengarda Ferrarese, nell’udienza tenutasi il 23 novembre 2005 (procedimento G.I.P. n. 6885/04), accoglieva accolto l’istanza di costituzione di parte civile avanzata dall’avv. Carmela Fraccalvieri per conto delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, autrici delle azioni legali che hanno dato avvio agli accertamenti di legge condotti dal Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale – Ispettorato ripartimentale di Iglesias e dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Cagliari. Alla successiva udienza G.U.P. del 15 febbraio 2006 è stata verificata l’intervenuta estinzione del reato di cui all’art. 1161 cod. nav. per intervenuta oblazione.

 

Ora la sentenza del Tribunale di Cagliari che ha visto accogliere in gran parte le richieste del pubblico ministero dott. Daniele Caria e delle parti civili rappresentate dall’avv. Carmela Fraccalvieri. 


Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

 

 

da L’Unione Sarda, 25 settembre 2007 

 

Sant’Anna Arresi.  Inflitti dal Tribunale 10 mesi di reclusione, le villette dovranno essere abbattute.   Porto Pino, tutti condannati.  La sentenza: abusive le case di Corrumanciu.   Per i giudici di primo grado la lottizzazione di Corrumanciu è abusiva. Le villette e le altre strutture edificate nel bel mezzo dello Stagno di Porto Pino andranno demolite. I due imputati sono stati condannati per violazione dei vincoli della tutela paesaggistica.   Andrea Scano

 

 

Il verdetto di primo grado non lascia dubbi: la lottizzazione di Corrumanciu è abusiva. Le villette e le strutture commerciali edificate nel lembo di terra che spunta nel bel mezzo dello stagno di Porto Pino dovranno essere rase al suolo. E subito dopo la demolizione, l’ambiente dovrà venire ripristinato in maniera integrale e riportato il più possibile alle condizioni originali.  Come se non fosse mai stato posato un solo mattone.

La sentenza.  Lo dispone la sentenza di condanna emessa ieri dal collegio della Prima sezione del Tribunale penale di Cagliari nei confronti di Francesco Monti, amministratore dell’Isolotto Immobiliare srl, Fulvio Pilloni, direttore dei lavori e Massimo Paolo Granella, responsabile dell’area tecnica del Comune di Sant’Anna Arresi.  Il presidente Francesco Sette li ha giudicati colpevoli e condannati ognuno a 10 mesi di reclusione con la condizionale per le accuse di violazione dei vincoli della tutela paesaggistica e dei vincoli imposti dal Parco Geominerario.  Capo di imputazione, quest’ultimo, integrato nelle fasi finali del dibattimento. Gli imputati dovranno inoltre corrispondere ciascuno un’ammenda di 20 mila euro, affrontare tutte le spese processuali e versare una provvisionale complessiva di 8 mila euro alle associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, promotrici dell’azione penale, costituitesi parte civile e rappresentate dall’avvocato Carmela Fraccalvieri.  Assolto, invece, dall’accusa di abuso di ufficio Massimo Granella. 

I commenti.  Gli imputati, assistiti dagli avvocati Guido manca Bitti e Gianfranco Trullu, hanno preannunciato immediato ricorso in Appello. "Aspettiamo le motivazioni – ha anticipato l’avvocato Trullu – rispettiamo il verdetto ma restano tutte le perplessità, riteniamo che l’operazione immobiliare sia stata approvata con tutti i crismi".  Ma la sentenza di condanna di primo grado offre una lettura decisamente diversa e rappresenta, in questo momento, un punto fermo che ha dato piena ragione agli ambientalisti: "Una sentenza storica di cui andare fieri, contro lo scempio delle coste sarde", ha commentato Stefano Deliperi, del Gruppo di Intervento Giuridico. Insomma, verdetto alla mano, le 36 villette e le 9 strutture commerciali quasi completate (sono sotto sequestro) sull’isoletta di Corrumanciu, non sarebbero mai state autorizzate dalla Regione sotto il profilo della tutela paesaggistica.

L’area.  Corrumanciu ricade infatti nello stagno di Porto Pino, appartiene al demanio marittimo ed è direttamente comunicante con il mare.  Sarebbe quindi tutelata da precisi vincoli paesaggistici che il Comune di Sant’Anna Arresi non avrebbe potuto scavalcare.   Ma in aula, nel corso delle ultime udienze, oltre ad aver dibattuto sul fatto che Corrumanciu sia o no un’isola, era stata sollevata la questione legata all’area protetta.  Sullo stagno e sull’isolotto dove era in costruzione il villaggio turistico, graverebbero anche i vincoli del Parco Geominerario che avrebbe reso l’area sostanzialmente non trasformabile.  Motivo che ha convinto il pubblico ministero Daniele Caria a chiedere ed ottenere l’integrazione dei capi di imputazione.

 

 

Sant’Anna Arresi.  Una vittoria degli amici dell’ambiente.

 

C’è una data precisa che attesta l’inizio dei guai giudiziari del complesso turistico di Corrumanciu: 22 aprile 2004.  Quel giorno le associazioni Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra inviano un esposto dettagliato alla Procura della Repubblica e al Corpo forestale e di vigilanza ambientale.  E’ relativo alla lottizzazione ritenuta abusiva nel cuore dello stagno di Porto Pino: gli edifici costruiti dall’immobiliare L’Isolotto sarebbero sorti a meno di 300 metri dalla battigia, in violazione delle norme che tutelano le coste e senza i necessari permessi.   Trascorrono appena sei mesi e, il 25 ottobre 2004, l’intero complesso immobiliare, in via di costruzione da un paio di anni, viene posto sotto sequestro. Scattano le indagini ma nel frattempo un mese dopo, il 12 novembre, prima il Tribunale poi la Cassazione confermano il provvedimento di sequestro provvisorio dell’area edificata.  Ma la situazione, per gli indagati, precipita una settimana dopo. Il Giudice per l’udienza preliminare, Ermengarda Ferrarese, accoglie infatti l’istanza di costituzione di parte civile delle associazioni ecologiste che avevano dato inizio agli accertamenti di legge condotti dal Corpo forestale (Ispettorato ripartimentale di Iglesias) e dalla Procura della Repubblica.  Contestualmente, su richiesta del pubblico ministero Daniele Caria, dispone il rinvio a giudizio di Francesco Monti, Fulvio Pilloni e Massimo Paolo Granella.  L’intero 2005 viene utilizzato per dar seguito e perfezionare le indagini, acquisire le memorie difensive e per istruire il processo che avrà inizio il 20 febbraio 2006. Seguono nove tiratissime udienze, sino al verdetto di condanna emesso ieri mattina.

 

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 25 settembre 2007 

 

Villette abusive, condannati impresario e tecnici.  Senza nullaosta nello stagno di Corrumanciu L’area è vincolata anche dal Parco geominerario .  L’iniziativa dei gruppi ambientalisti Ieri la sentenza del tribunale di Cagliari.    Alessandra Sallemi

 

CAGLIARI. L’ecomostro costruito sull’isolotto dello stagno di Porto Pino deve essere demolito. Lo ha stabilito ieri il tribunale penale di Cagliari con una sentenza che condanna i tre imputati (il rappresentante dell’impresa, il funzionario del comune di Sant’Anna Arresi e il direttore dei lavori) perché, tra l’altro, non avevano ottenuto il nullaosta a costruire in un luogo compreso nel parco geomineario. E’ la prima volta che il parco geominerario viene riconosciuto come entità autorizzativa che non può essere elusa. Dieci mesi di reclusione è la condanna per Francesco Monti, Massimino Paolo Granella e Fulvio Pilloni.           Monti, Granella e Pilloni sono stati condannati anche a pagare 20 mila euro di ammenda e le spese processuali nonché al ripristino dei luoghi. In separata sede dovranno liquidare i danni alle parti civili che sono gli ambientalisti di Gruppo intervento giuridico e Amici della Terra, per i quali il tribunale ieri ha disposto che sia pagata una provvisionale di 8 mila euro ciascuno, oltre che le spese processuali. Secondo il tribunale i tre imputati sono colpevoli per la mancanza del nullaosta paesaggistico e per la mancanza di un’autorizzazione a costruire in un luogo che è parte integrante del parco geominerario del Sulcis e, di conseguenza, sono colpevoli anche perché si è costruito senza che ci fosse il preventivo parere del consiglio direttivo del parco. La vicenda riguarda 36 villette e 9 negozi (in parte ancora da costruire) che la società «Isolotto Immobiliare» aveva deciso di edificare nel cuore dello stagno di Porto Pino, Corrumanciu, in un luogo ancora conosciuto per l’antica (e anche moderna) produzione del sale, classificata come attività mineraria e per questo (ha dimostrato il pubblico ministero Daniele Caria) ricompresa nel parco geominerario del Sulcis. In un tale contesto secondo la tesi dell’accusa, e quindi della parte civile rappresentata dai gruppi ecologisti titolari di un interesse diffuso alla tutela dei beni ambientali, ci doveva essere non soltanto la concessione edilizia, ma anche un nullaosta paesaggistico rilasciato dalla Regione, poi quello del parco geominerario come previsto nel decreto ministeriale istitutivo. Ci sarebbe dovuta essere anche l’autorizzazione da parte della Capitaneria di porto, essendo uno stagno demanio marittimo, ma quest’ultima mancanza è stata oblata. Tali autorizzazioni non sono mai state chieste dalle parti interessate a costruire, nè sono mai state sollecitate dalla parte che doveva istruire e chiudere la pratica della concessione edilizia di competenza del Comune. La vicenda era finita nella cronache giudiziarie nel giugno 2004 in seguito alla denuncia degli ambientalisti sulle villette costruite nell’isolotto di Corrumanciu in mezzo allo stagno di Porto Pino e collegato al mare da un canale. Una piccola ricerca di Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra aveva svelato che nell’ufficio tutela del paesaggio della Regione non c’era alcuna richiesta di costruire quel complesso e tantomeno un nullaosta, quindi era tutto abusivo. L’indagine fu affidata al Corpo forestale. L’avvocato Guido Manca Bitti ha difeso Monti e Granella, Gianfranco Trullu invece Pilloni. La parte civile è stata rappresentata dall’avvocato Carmela Fraccalvieri.

 

 

da Il Sardegna, 25 settembre 2007 

 

Tribunale. La sentenza sul villaggio turistico di Corrumanciu: mancava il nulla osta paesaggistico.  Porto Pino, ruspe nel residence, i giudici: dovrà essere demolito.  Assolto dal reato di abuso d’ufficio il dirigente del Comune di Sant’Anna Arresi.   Alessandro Zorco

 

Dovrà essere demolito il villaggio turistico di Corrumanciu, costruito su un isolotto che sorge sullo stagno nei pressi di Porto Pino. Ieri la prima sezione penale del Tribunale di Cagliari, presieduta da Francesco Sette, ha condannato Francesco Monti e Fulvio Pilloni, rispettivamente costruttore e direttore dei lavori per la società immobiliare che ha realizzato l’opera e Massimino Francesco Granella, capo dell’ufficio tecnico del Comune di Sant’Anna Arresi a 10 mesi di arresto e al ripristino dello stato dei luoghi per avere violato le norme paesaggistiche vigenti nel 2002 che prevedevano, oltre le necessarie concessioni edilizie (regolarmente acquisite dall’impresa), anche un nulla osta da parte dell’Ufficio regionale per la tutela del paesaggio. Il funzionario comunale – difeso dall’avvocato Guido Manca Bitti – è stato invece assolto dall’accusa di abuso d’ufficio. È dunque caduta la tesi accusatoria che ipotizzava eventuali favoritismi in relazione alla concessione delle autorizzazioni.   Erano state le associazioni ambientaliste Amici della Terra e Gruppo di intervento giuridico a contestare circa tre anni fa il villaggio turistico costruito nel 2002 dalla Isolotto Immobiliare Srl sullo stagno di Porto Pino. Quarantacinque edifici, tra cui 36 villette e nove strutture commerciali, erano sorti su un lembo di terra a pochi metri dallo stagno. Da quell’esposto fu avviata un’indagine del Corpo Forestale che ipotizzò la mancanza di una autorizzazione paesaggistica per i fabbricati realizzati a Corrumanciu. Proprio la conformazione geografica di quest’area è stata al centro della controversia. Secondo l’accusa, rappresentata dal pm Daniele Caria, tutta la zona era vincolata – oltre che dalle norme paesaggistiche che prevedevano l’impossibilità di costruire a meno di 300 metri dal mare – dal fatto che Corrumanciu sarebbe stata un’isola minore e, in quanto tale, protetta. Di diverso avviso i difensori degli imputati (Guido Manca Bitti per Granella e Gianfranco Trullu per Monti e Pilloni) che – durante le repliche – hanno sostenuto che si tratti di una penisola collegata alla terraferma da una strada che esiste da oltre 40 anni e circondata da uno specchio d’acqua collegato al mare da una paratia. Conformazione che esenterebbe l’isolotto dai vincoli paesaggistici.  Durante la requisitoria del pm era emerso, viceversa, che Corrimanciu avrebbe avuto anche l’ulteriore vincolo di far parte del Parco Geominerario della Sardegna. Per questo l’accusa – dopo aver integrato il capo d’imputazione – aveva chiesto la condanna a un anno di reclusione con la condizionale per Granella e sei mesi di arresto per gli altri due imputati.  Per ciascuno il magistrato aveva chiesto un’ammenda di 20 mila euro ciascuno e il ripristino integrale dei luoghi. Le parti civili, rappresentate invece dall’avvocato Carmela Fraccalvieri, avevano chiesto un risarcimento danni di 25 mila euro complessivi. Richieste solo in parte accolte dal collegio presieduto da Francesco Sette. Rigettata l’ipotesi di abuso d’ufficio per Granella, i tre imputati sono stati condannati a 10 mesi di arresto e 20 mila euro di ammenda.   E al pagamento di una provvisionale di 8 mila euro per le parti civili.  

 

 

L’avvocato del funzionario: "Non ha favorito nessuno". Parla la difesa.

 

«Per ora siamo soddisfatti». Guido Manca Bitti, legale di Massimino Francesco Granella, assolto dal reato di abuso d’ufficio per la pratica edilizia legata alla costruzione del complesso residenziale di Corrumanciu archivia l’udienza di ieri davanti alla prima sezione del Tribunale di Cagliari come una prima vittoria. «I giudici hanno rigettato qualsiasi ipotesi di favoritismo da parte del mio cliente. Ora – prosegue – aspettiamo le motivazioni della sentenza. Siamo ancora convinti che non c’è stata alcuna violazione delle norme paesaggistiche. Andremo avanti in appello perché siamo sicuri che la zona non fosse coperta da vincoli». Anche sull’ipotesi della demolizione della struttura turistica il legale non è d’accordo. «C’è una sottile differenza tra la demolizione e la remissione in pristino – spiega -. Questa potrebbe essere evitata se gli uffici regionali concedessero ai miei clienti il condono che fa suo tempo fu richiesto per precauzione.

 

 

 

(foto S.C., archivio GrIG)

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  1. chiara
    27 Settembre 2007 a 15:20 | #1

    Complimenti al GRIG per la bella vittoria della battaglia per la salvaguardia dello Stagno di PortoPino. Con il sostegno di tutti si spera di poter vincere anche la guerra.

  2. Davide
    26 Settembre 2007 a 10:18 | #2

    caspita! bella vittoria, anche se non definitiva come dice bene Paolo. costituirà però un deterrente per chi ha in animo iniziative simili. bravi!

  3. Juri
    25 Settembre 2007 a 14:36 | #3

    Ottima notizia e complimenti a chi si è battuto affinchè si arrivasse a questa sentenza. Il cammino verso la demolizione è ancora molto lungo temo e resta la considerazione che probabilmente senza l’intervento del GIG non sarebbe successo nulla. I meccanismi di controllo continuano ad essere del tutto insufficienti.

  4. Sandro
    25 Settembre 2007 a 12:56 | #4

    I miei complimenti per questo successo nella difesa delle coste della nostra Sardegna. Saluti.

  5. Vania
    25 Settembre 2007 a 9:57 | #5

    bravissimi! la spiaggia di Porto Pino è bellissima e il cemento deve starne alla larga! ciao ciao Vania

  6. Luigia
    25 Settembre 2007 a 9:14 | #6

    Ogni tanto qualche buona notizia.

    E’ incrdibile però che per vedere riconosciute le Leggi di tutela ci voglia un dispiegamento enorme di forze ed energie. Antieconomico e talvolta non tanto dissuasivo.

    Plauso per Voi del GRIG, CFVA, Area Legale amministrativa ed esecutiva e per quanti altri hanno contribuito e per mie mancanze non segnalo. Grazie.

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