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Favole giornalistiche del Sardistàn…

 

 

Per riflettere un po’ su un certo modo di fare informazione, qui, da noi, in Sardistàn.   Buona lettura…

 

 Gruppo d’Intervento Giuridico

 

P.S.        vi ricordate quanti erano i cagliaritani favorevoli al mantenimento della "legnaia" ormai abusiva sull’Anfiteatro romano ?   L’88 % degli sms pervenuti a L’Unione Sarda ?    O l’880 % ?   Oppure l’8880 % ? 

 

da Il Sardegna, 27 settembre 2007 

 

Cagliari, il giallo del pensionato povero, non c’è la bottega e neppure l’anziano.   Daniela Amenta

 

Cagliari, esterno giorno. Da quarantotto ore i residenti di Is Mirrionis, periferia ad ovest della città, si guardano di sottecchi. C’è che mezza Italia parla del loro minimarket e del pensionato che qui ha rubato un pacco di pasta e un pezzo di formaggio per fame. Storie che accadono con inquietante regolarità nell’Italia del welfare ridotto ad uno straccio e del carovita che avanza inesorabilmente. Ma qui, qui a Is Mirrionis, quartiere un po’ difficile ma dal "cuore grande", la novità è l’happy end. L’anziano scoperto dai proprietari del negozio non solo viene perdonato ma parte perfino la colletta dei residenti per aiutarlo. E tutto questo mentre cresce il prezzo della pagnotta e diminuisce il valore della solidarietà. Vicenda bellissima, lacerante ed esemplare ma con un problema. La bottega non si trova. Non c’è. Né si riescono a contattare i valorosi proprietari del negozio – il signor Ignazio Fenudu e la moglie Valentina Camba – scomparsi nel dedalo di viuzze del rione, inghiottiti nel nulla. Nessuno li conosce. Idem dicasi per il pensionato. Il quotidiano che ha dato la notizia, l’Unione Sarda, ha pubblicato sì la fotografia del market. Ma quell’esercizio commerciale con Cagliari non c’entra. È l’ingresso del panificio "Chez Sandro", di Sandro Oddone a Valsavarenche. Basta digitare su "Google immagini" la parola "negozio alimentari" et voilà la foto della botteghina appare senza neanche scomodare il fotografo di Blow Up o il giornalismo d’indagine. Da 48 ore, dunque, a Is Mirrionis ci si guarda un po’ orgogliosi e un po’ sgomenti con le troupe delle televisioni che incalzano mentre il sindaco del capoluogo sardo, Emilio Floris, preme per conoscere l’identità del pensionato al fine di sostenerlo e un ministro della Repubblica si batte il pugno sul petto e promette più denari per gli anziani. Ma ritorniamo al punto: al momento la notizia non è documentata né documentabile.  Una bufala, insomma. Eppure è stata rilanciata da Agi e Ansa, come un dato di fatto, acclarato. Stiamo parlando di due delle più importanti agenzie di stampa del Paese che – in assenza di redazioni, inviati o corrispondenti – sono la fonte primaria per decine e decine di testate. Tanto che ieri la vicenda del pensionato era su (quasi) tutti i principali quotidiani italiani e sui Tg nazionali. Un corto circuito mediatico ? Può accadere, la buccia di banana è sempre dietro l’angolo e chi fa questo mestiere lo sa bene. Non è, dunque, nostra intenzione né crocifiggere la categoria dei giornalisti e neppure vestire i panni dei grilli parlanti. Panni che ci starebbero stretti e scomodi. Riflettere però sulla globalizzazione dell’informazione ed alcune sue derive può essere pratica utile in tempi di "sparate" da blog e piazze e richiami del Capo dello Stato ad un maggior equilibrio dei mezzi di comunicazione.  Riflettere anche sulla clonazione vorticosa delle news, sulla rivoluzione (presunta) dell’informazione orizzontale che vomita milioni di notizie e non notizie senza apparente soluzione di continuità. Sarà anche la stampa, bellezza, ma a Is Mirrionis non lo sanno. E si guardano di sottecchi cercando la bottega, il pensionato e una storia finalmente a lieto fine.

 

 

L’analisi. Così la stampa ha affrontato il caso. Guerriglia Marketing: è il meccanismo delle leggende urbane.  Titoli e prime pagine per il nonno invisibile.

 

C’è chi alla vicenda del pensionato affamato ha dedicato un’intera pagina, chi l’ha sparato in prima con tanto di commento, chi si è limitato a un box e chi ha cavalcato la vicenda politicamente. Così una notizia (purtroppo) verosimile, ma non verificata, si trasforma in una sorta di leggenda metropolitana. Da La Stampa al Manifesto passando per Libero, Repubblica, l’Unità e perfino la Gazzetta dello Sport. «Interessante analizzare – spiegano gli esperti di comunicazione di Guerriglia Marketing – il meccanismo di ampliamento della stessa notizia. Ogni media ha aggiunto un particolare in più. Quasi fosse una barzelletta che, passando di bocca in bocca, si accresce grazie a qualche gustoso aneddoto in più». E infatti l’anziano che, nella versione originale dell’Unione sarda, è "il pensionato" diventa via via "il signor Giuseppe", "il signor N.T". E cambia anche l’età dell’uomo che ora ha 74, ora 75, ora 76 anni e per qualcuno addirittura 80. C’è chi, nel corto circuito mediatico, riporta particolari inediti. Il nostro avrebbe infatti perso la moglie tre anni fa. E pur indigente, così indigente da dover rubare un pacco di pasta, porterebbe alla congiunta un fiore al cimitero ogni domenica. Il pensionato sarebbe, inoltre, un ex artigiano «conosciutissimo nel popoloso rione», tanto da essere descritto come «un tipo placido, che non dà fastidio a nessuno», costretto a sopravvivere «con 490 euro al mese». Un sussidio da fame, appunto. Per cui l’anziano «paga l’affitto e due bollette e i soldi sono già finiti». La tragedia è che la notizia è una bufala ma la condizione accomuna migliaia di pensionati. In fila alle mense della Caritas, sostenuti dai parroci o dai servizi sociali. Quando i mercati rionali chiudono si vedono girare tra i banchi a raccattare quel che trovano o a frugare nei cassonetti dell’immondizia. Ce li abbiamo davanti ogni giorno ma sembrano così invisibili da non meritare neppure due righe.

 

 

 

da L’Altravoce (http://www.altravoce.net/), 27 settembre 2007

Immaginario il pensionato ladro per fame nella bottega pescata su internet. Il falso scoop de L’Unione è scandalo nazionale. Michele Fioraso

Il pensionato di Cagliari costretto a rubare per fame: una storia che colpisce come un pugno nello stomaco. Peccato che fosse una patacca, falsa come i Rolex venduti sulle spiagge. Inventata di sana pianta e sbattuta sulla prima pagina de L’Unione Sarda di martedì, lo scoop firmato da Alessandro Testa è stato ripreso con grande risalto dai principali quotidiani e dalle tv nazionali, richiamato addirittura da una dichiarazione del ministro della Solidarietà sociale Paolo Ferrero e in un accenno a Ballarò, su Rai3. Ieri poi testate importanti come La Stampa e La Repubblica hanno insistito, con articoli in qualche caso dettagliatissimi e dichiarazioni attribuite, tra virgolette, alla titolare del negozio di alimentari teatro del pietoso episodio. L’Unità, addirittura, aveva in pagina le parole del ladro affamato. Un infortunio collettivo di quelli che lasciano il segno.   Nessuno aveva dubitato di una storia più che possibile, la prova delle terribili difficoltà in cui vivono tanti anziani con la pensione al minimo. I servizi sociali del Comune di Cagliari si erano messi subito in allarme, partendo alla ricerca del povero 75enne costretto dal bisogno a rubare un pezzo di formaggio. Invano: perché la storia del piccolo crimine diventato occasione di solidarietà, col passare delle ore, si è svelato come esempio della disinvoltura con cui si mettono in pagina notizie che fanno sensazione senza le opportune verifiche. Perché, tanto per cominciare, non c’è nessuna bottega di alimentari gestita da Ignazio Fenudu e Valentina Camba nel quartiere cagliaritano di Is Mirrionis.  Anzi, se allarghiamo lo sguardo, non esistono Fenudu sull’elenco telefonico cittadino. In tutta la Sardegna, le Pagine bianche trovano due soli abbonati con questo cognome (e nome diverso), a Orosei. Ma nell’articolo il signor Ignazio era «originario di Orroli».    La vetrina in Val d’Aosta. La foto del negozio pubblicata su L’Unione – come hanno scoperto in redazione al Giornale di Sardegna martedì sera – è presa da internet: in realtà ritrae il panificio-alimentari "Chez Sandro" dell’ignaro signor Sandro Oddone a Degioz, frazione del comune aostano di Valsavarenche.  All’immagine, pubblicata sul sito istituzionale del paesino alpino, si arriva facilmente attraverso Google Immagini, cercando negozio alimentari (è la terza immagine della seconda pagina, e in effetti potrebbe passare per un mini-market nel popolare quartiere cagliaritano).   Raggiunto al telefono, il commerciante valdostano cade ovviamente dalle nuvole: «Mi hanno mandato la foto due ore fa e posso dire che quel negozio è il mio, certo: non sta a Cagliari ma a Degioz», dice. «Non conosco nessun signor Fenudu, è un perfetto sconosciuto. Per come la vedo io, qualcuno ha usato – per ragioni che ignoro – una foto di una località poco conosciuta trovata su Internet».    La email sospetta. Eppure ieri il fantomatico Ignazio Fenudu, o qualcuno che per lui si fa passare, ha lasciato il bancone del suo immaginario negozio di pane e companatico, si è seduto davanti al pc e ha scritto una email a diverse redazioni giornalistiche e a parecchi cronisti. In realtà è una puntualizzazione sulla fotografia smascherata: era indirizzata al giornalista de L’Unione autore dello "scoop" ma, chissà perché, è atterrata in parecchie caselle.    Questo il testo: «Gentilissimo dottore, dopo la pubblicazione sull’Unione Sarda del suo articolo, il mio telefono cellulare non ha mai smesso di squillare. Mi sono arrivate centinaia di chiamate e di messaggi, penso da alcuni suoi colleghi ma io, che non volevo assolutamente pubblicità raccontando la vicenda del signor Nicolo, non ho risposto e non ho intenzione di rispondere. Se devo essere sincero con lei, le foto che sono state inviate non appartengono nemmeno al negozio mio e di mia moglie. Ma sono le immagini di un panificio situato all’ingresso di Dègioz, capoluogo di Valsavarenghe (nome sbagliato, NdR), dove io e mia moglie passiamo abitualmente le vacanze».  «Dopo che le ho mandate via email mi sono sentito in colpa ma l’ho fatto solo ed esclusivamente per non far riconoscere la nostra bottega di alimentari. Noi siamo abituati a questi gesti di solidarietà nel nostro quartiere e non volevamo assolutamente farci della pubblicità. Anzi io lunedì mattina l’ho chiamata proprio perchè noi stavamo partendo e ci siamo preoccupati per la situazione del signor Nicolo. Dato che noi tutti giorni gli portavamo qualcosa da mangiare. Io l’ho cercata solo ed esclusivamente per segnalare il caso e per dare una mano d’aiuto al pover’uomo. Le chiedo nuovamente scusa se non l’ho avvertita. Quello che accaduto al signor Nicolo è un fatto che molto spesso accade nella nostra zona e tutti gli abitanti del quartiere possono testimoniarlo. Spero che possa capire il mio gesto. Mi dispiace. In fede Ignazio Fenudu».  La prima osservazione da fare sarebbe quella sulle «centinaia di chiamate e di messaggi» ricevuti sul cellulare da un personaggio che nessuna redazione è riuscito a scovare. Un falso ? Chissà. Se la faccenda dovesse giustificare un’indagine, sui server di Tiscali si potrebbero recuperare le informazioni necessarie per identificare chi abbia creato – e quando – l’indirizzo ignaziofenudu@tiscali.it.  L’Unione in stallo. Il clima al quotidiano di viale Regina Margherita è comunque plumbeo. Ai lettori più attenti, infatti, non può essere sfuggito che L’Unione ieri in edicola non riprendeva né approfondiva la sua storia, quella che era già diventato un caso di rilievo nazionale: dimenticanza inverosimile. In verità, qualcuno racconta, l’intenzione era quella, ma proprio il giro di uno spaesato cronista nel dedalo di Is Mirrionis martedì aveva dato il primo colpo al castello di carte: torna a mani vuote, quella vetrina non si trova da nessuna parte. Le indicazioni che fornisce l’autore del primo articolo – fra l’altro non nuovo a infortuni professionali di questo genere – sono troppo vaghe e generiche: i sospetti sulla bufala crescono in redazione, ma questo non impedisce di pubblicare ieri a pagina 5 il commento del ministro Ferrero sul "caso Cagliari".   Alle 7,30 di mercoledì mattina il direttore Paolo Figus viene buttato giù dal letto, quando iniziano a circolare le prime copie de Il Sardegna che smaschera parte dell’inganno. E più le ore scorrono, nella redazione di Terrapieno, più la notizia si conferma falsa e si va alla ricerca di una difficilissima soluzione: primo, perché coinvolge il prestigio della testata su scala nazionale; secondo, perché il giornalista coinvolto non è un collaboratore esterno pagato a pezzo e facile da liquidare, ma l’erede di una delle firme pesanti de L’Unione, in posizioni di vertice durante e dopo la tempestosa gestione di Antonangelo Liori. Alle 11 di ieri mattina il notiziario di Radio Press conclude il lavoro iniziato dal Sardegna: è tutto inventato.   Un quotidiano normale avrebbe fatto marcia indietro subito, chiedendo scusa ai lettori in modo adeguato. Ma in viale Regina Elena fanno quello che a Cagliari si definisce nibbarsi: con un giorno di ritardo, quando proprio non se ne può fare a meno, un quadratino rivolto «ai lettori», sepolto in fondo alla pagina 18. «Martedì abbiamo dato notizia del pensionato sorpreso a rubare per fame in un market di Is Mirrionis. Questa notizia, portata ed elaborata da un nostro cronista, si è rivelata poi totalmente falsa. Chiediamo scusa ai lettori e per difendere la credibilità di tutta la redazione e la serietà e la correttezza che hanno sempre contraddistinto L’Unione Sarda, l’Azienda ha deciso di avviare nei confronti del giornalista responsabile il procedimento disciplinare previsto dalla legge, riservandosi di adottare i provvedimenti adeguati alla gravità del caso».

 

A.N.S.A., 27 settembre 2007


RUBA PER FAME: NOTIZIA FALSA, L’ORDINE DEI GIORNALISTI APRE UN’INCHIESTA.

CAGLIARI – La notizia del pensionato sorpreso a rubare in un market in un quartiere popolare di Cagliari e ‘perdonato’ dai gestori, è "totalmente falsa", spiega il quotidiano l’Unione Sarda che la pubblicò per prima martedì scorso, annunciando anche l’avvio di una procedura disciplinare per il giornalista autore del servizio. E l’Ordine dei giornalisti apre un’inchiesta.  "Chiediamo scusa ai lettori – si legge sul giornale nella cronaca di Cagliari – e per difendere la credibilità di tutta la redazione e la serietà e correttezza che hanno sempre contraddistinto L’Unione Sarda, l’Azienda ha deciso di avviare nei confronti del giornalista responsabile il procedimento disciplinare previsto dalla legge, riservandosi di adottare i provvedimenti adeguati alla gravità del caso".  L’Ordine dei giornalisti della Sardegna ha aperto un’inchiesta sul caso. Notizia pubblicata da un giornale regionale e ripresa dai media nazionali, alcuni dei quali l’hanno arricchita di dettagli e persino di dichiarazioni degli inesistenti protagonisti di un fatto mai accaduto. Gli accertamenti – spiega una nota dell’Ordine – saranno rigorosi ma rapidissimi: nella seduta del 4 ottobre potrebbero essere assunte le prime decisioni.  "La vicenda, anche al di là dell’accertamento delle singole responsabilità di iscritti all’Albo, interroga tutti i giornalisti e impone – sottolinea una nota – una risposta chiara ai lettori. Perché mette in evidenza un rilassamento rispetto a una delle regole ferme della professione: l’obbligo di attenersi alla verità sostanziale dei fatti attraverso la verifica preventiva delle notizie. In un momento in cui la professione giornalistica è sotto attacco da più parti, una notizia falsa provoca un danno gravissimo mettendo a rischio proprio la credibilità e il ruolo dell’informazione".

 

da www.odg.sardegna.it

NOTIZIA FALSA: QUATTRO PROCEDIMENTI - 04.10.2007

Il Consiglio dell’Ordine dei giornalisti della Sardegna ha deliberato oggi di avviare un procedimento disciplinare nei confronti di quattro giornalisti professionisti per il caso della notizia, risultata falsa, del pensionato costretto a rubare per fame. Gli articoli inseriti nel fascicolo dell’indagine erano stati pubblicati tra il 25 e il 26 settembre scorso. I giornalisti chiamati a rispondere delle violazioni deontologiche saranno sentiti dal Consiglio una volta trascorsi almeno trenta giorni, termine stabilito dalla legge, dalla notifica dell’apertura del procedimento.

 

(disegno S.D., archivio GrIG)

  1. Simo
    9 Ottobre 2007 a 17:51 | #1

    bè, leggetevi anche questa, che merita. ciao!

    la nuova sardegna, 09/10/2007

    CONTRO IGNOTI. Corsi privati di giornalismo: la Procura indaga per truffa.

    CAGLIARI. La Procura indaga sul corso di comunicazione giornalistica organizzato nella primavera 2006 dalla società ‘Novacomunica’ e diretto dal giornalista Claudio Cugusi, oggi consigliere comunale di Rifondazione e addetto stampa del Consiglio regionale: l’ipotesi sulla quale il pm Liliana Ledda ha aperto un fascicolo – ad oggi contro ignoti – è quella di truffa. ‘Novacomunica’ infatti – secondo un esposto presentato da due corsisti – sarebbe una società inesistente. Non solo: ai corsisti avrebbe promesso l’iscrizione all’albo dei pubblicisti e collaborazioni con le «maggiori testate giornalistiche isolane», promesse poi rivelatasi – stando all’esposto – completamente infondate. La Procura cercherà di stabilire se i giovani che hanno frequentato i corsi di ‘Novacomunica’ a una tariffa di 2600 euro più iva siano stati truffati. Un’ipotesi ancorata anche all’iniziativa dell’Ordine regionale dei giornalisti, che a maggio dello scorso anno prese ufficialmente le distanze dall’iniziativa e diffuse attraverso le agenzie di stampa un invito a evitare promesse, come quella dell’iscrizione all’albo, considerate impossibili da mantenere. Tutto era nato da alcune inserzioni pubblicitarie uscite sui quotidiani e su internet: insieme ai nomi di alcuni giornalisti e deejay radiofonici chiamati a insegnare le tecniche della comunicazione giornalistica, ‘Novacomunica’ metteva l’accento sulla presenza come direttore del corso di Claudio Cugusi «nelle cui mani – si leggeva sul sito della scuola di giornalismo – è passata la direzione dei più importanti quotidiani regionali sardi» e che, quale «firma tra le più illustri del giornalismo sardo» avrebbe «fatto della cronaca il suo pane quotidiano». Insieme alle prestazioni di Cugusi la scuola offriva le lezioni di altri giornalisti che poi – appresa la notizia dell’esposto alla Procura – si erano defilati in silenzio insieme ai loro corposi curriculum. A denunciare le presunte incongruenze fra i messaggi pubblicitari e la qualità reale del corso sono stati due giovani laureati, Viviana Ricci e Antonio Meridda, autori di un esposto dettagliatissimo dal quale è partita l’inchiesta del pm Ledda. (m.l)

  2. freak
    8 Ottobre 2007 a 11:48 | #2

    paga solo lui? non c’era un direttore o qualcun altro sopra di lui che doveva controllare? oppure come al solito volano gli stracci?

  3. Simo
    8 Ottobre 2007 a 10:17 | #3

    ecco come è andata a finire:

    Dall’Altravoce, 7/10/2007

    La bufala del pensionato ladro per fame costa il posto al giornalista. Indagini sul messaggio e-mail fasullo.

    La falsa notizia del pensionato ladro per fame costa il posto ad Alessandro Testa: il giovane cronista de L’Unione Sarda ha ricevuto la lettera di licenziamento. La decisione è motivata dalla grave violazione delle norme deontologiche, che ha causato al giornale cagliaritano una pesante umiliazione e un danno ancora da quantificare. L’azienda non ha atteso la conclusione dell’inchiesta avviata dall’Ordine dei giornalisti (e annunciata con uno stringato comunicato che non nominava nemmeno i quattro colleghi invitati a discolparsi). Attesi con interesse invece i risultati degli accertamenti che la polizia postale sta compiendo sul messaggio e-mail con il quale – dopo la scoperta della bufala – un sedicente Ignazio Fenudu si era assunto la responsabilità per la foto di un negozio in Valle d’Aosta pescata su internet e spacciata per quella dell’inesistente minimarket cagliaritano teatro del furto.

  4. freak
    6 Ottobre 2007 a 11:41 | #4

    ma che cosa faranno al giornalista inventore della bufala ammesso che facciano qualcosa ? lo sapete ?

  5. Simo
    5 Ottobre 2007 a 9:27 | #5

    leggete anche questo intervento:

    Dall’Altravoce, giovedì 4 ottobre 2007

    Quei giornalisti che non fanno domande e i lettori in attesa di risposte. Dove si conferisce un giornale avariato?

    di Salvatore Tedde

    Che storia l’Alessandro Testa dell’Unione! Se scamperà all’iniezione letale che forse l’aspetta (almeno a leggere il comunicato sul sito dell’Ordine dei giornalisti: «nella seduta del 4 ottobre potrebbero essere assunte le prime decisioni», e quel potrebbero suona assolutamente inquietante…), per il dotato fantasista si profila una luminosa carriera o, forse, anche più di una. L’imbarazzo sarà forte infatti, quando dovrà scegliere se diventare vicedirettore di Chi o Eva Tremila o, più pazientemente, attendere l’estate costacea 2008 per sostituirsi all’ormai irripetibile Fiorani in versione Billionaire o, meglio, al più aggressivo Fabrizio Corona fra i drink dei tavolini del Pata-Pata ad Agrustos. Tutto dipende dal fisico ma, confidiamo che il ragazzo “si farà”, dovesse anche lui avere le spalle strette, parafrasando una bella e nota canzone di De Gregori. Ora però, la performance del Testa, pitagorico inventore di tenerissimi vecchietti affamati e bottegai da libro Cuore in quel di Is Mirrionis, ha finito per dare la stura ad un allegro ed utile putiferio che, da 48-72 ore potrebbe essere così telegraficamente riassunto:

    1. Invettiva Soru Vs. Unione & parenti-affini, a tipu Videolina-Radiolina.

    2. Replica permalosa tandem Ordine & Assostampa Vs. Soru.

    3. Sommessa-mezza denuncia della ancora sconvolta dr.ssa Oppo Vs. Unione solo Unione

    4. Finto-garbata ma tostissima polemica Giorgio Melis Vs. Filippo Peretti (Ordine giornalisti) con Birocchi (Assostampa) in panchina.

    Insomma una bella, sana ed interessante “scazzottata di idee” e, tuttavia, solo un genuino menar le mani fra addetti ai lavori o, comunque, soggetti attivi, in servizio, compartecipi in loco del ciclo della cosidetta informazione o comunicazione. Parafrasando il Totò del mitico «e io pago!», mi chiedo: e il lettore? Chi ci pensa al lettore? Ci pensa Francesco Birocchi (presidente Assostampa sarda) quando ci ricorda che (ma va?…) abbiamo il diritto, da lettori, di «criticare quanto viene scritto o, di non acquistare il giornale». Vero, tutto vero. Che ne faccio allora del numero dell’Unione che conteneva la notizia bufala del pensionato di Is Mirrionis? Lo riporto al mio edicolante sotto casa, lo rispedisco in zona Terrapieno a Cagliari o lo conferisco alla sede dell’Assostampa all’attenzione del dott. Birocchi? Eh sì, perché è vero che potrei non acquistare quel giornale domani e a seguire ma… l’euro che ho pagato per l’acquisto di merce conclamatamente avariata chi me lo rende? E chi mi dice che non fossero avariate anche le copie che ho comprato la settimana, il mese e l’anno scorso e che ho, ignaro e beato, avidamente ingurgitato? Nanni Spissu, con perfetta scelta di tempo e con la semplice lucidità di chi crede serenamente in ciò che scrive, ha anticipato prontamente su questo giornale online quasi tutti i termini dell’interrogativo dei lettori e delle ipotesi di risposta al quesito. E lo ha fatto “da lettore”, perché egli stesso sottolinea l’appartenenza a tale categoria. Su tale bisogno, credo sia utile proseguire, per far sentire la voce dei più “deboli” che, nel caso in esame, sono (siamo) appunto i lettori. Di contro, in mezzo a tutto questo abbolottu, ciò che più colpisce è l’intervento dell’Ordine dei giornalisti nella persona del suo presidente Filippo Peretti (che, per inciso, da lettore stimo, sentendolo infinitamente più efficace e convinto come “penna” che non come tutore della categoria…). Parafrasando l’incipit ricorrente ed il titolo del bellissimo libro di Antonio Tabucchi “Sostiene Pereira” (toh… che combinazione, si parla anche lì di giornalisti!), registro che – sostiene Peretti – «l’Ordine difende solo i giornalisti contro interferenze e strumentalizzazioni». Le interferenze par di capire sarebbero quelle del presidente pro-tempore della Regione Sardegna che “interferirebbe” con l’autonomia dei singoli giornalisti, nel momento in cui segnala e rende nota alla opinione pubblica la libera scelta di tutti i giornalisti del maggior quotidiano sardo di NON fare domande al massimo responsabile della amministrazione della cosa pubblica in Sardegna. Domanda del lettore: possibile che tutti i giornalisti (quindi l’intero sistema dell’informazione, per dirla alla Peretti) non abbiano sentito e non sentano (neanche mossi a compassione dal pianto soriano) la curiosità di espletare la funzione e l’azione più naturale e connaturata alla missione ed al mestiere proprio del giornalista, che è quella (elementare) di “fare domande”? Risponda Peretti e ci spieghi (a noi lettori e non a Soru) come mai una siffatta coincidenza temporale e spaziale abbia potuto per 3 anni determinare, nella categoria, tale preoccupante “assenza di desiderio”! In altre, semplici parole: è normale, per un giornalista (per tutti quelli di quel gruppo editoriale, che non è, per inciso, l’ultimo in Sardegna) non fare domande? Sostiene Peretti, rafforzando il concetto, che «la qualità dell’informazione non si misura dal numero di interviste al Presidente della Regione». Vero, verissimo. Tuttavia per il principio del contrappasso, si può obiettare financo che la qualità dell’informazione si misura “dal numero di interviste” proposte dallo stesso sistema informativo al capo ed ai luogotenenti della minoranza consiliare regionale e dell’opposizione politica in Sardegna. Da questa parte la curiosità e il “desiderio” parrebbero sprecarsi, a giudicare dall’altissimo numero di domande che invece i giornalisti tutelati dal medesimo Ordine di Peretti rivolgono a taccuini e microfoni spianati ai Pili, La Spisa, Artizzu e financo – solo ultimamente e per caso – ai Balia di turno. Bah! Coincidenze; peccato solo che noi lettori non riusciamo a comprenderle. Sostiene Peretti che il presidente pro-tempore della Regione Sardegna strumentalmente «utilizzi il caso triste di una notizia falsa, che risulta isolata, per colpire l’intero sistema dell’informazione in Sardegna». È la evidente e manifesta dimostrazione di come, per il presidente Peretti, il problema sia rappresentato solo ed esclusivamente dall’anatema soriano, lanciato cogliendo al balzo la palla offerta dalla veniale ed episodica bufala testiana, nei confronti di un largo numero di tesserati. Nulla, non un accenno né una sillaba, in ordine invece alla ben più grave vicenda della dottoressa Anna Oppo e della inaudita ed autentica violenza morale perpetrata nei suoi confronti, per tacere lo sberleffo somministrato ancora una volta ai lettori. L’invettiva soriana fa notizia e occorre contrastarla immediatamente e con toni adeguati; la Oppo può anche gridare ai quattro venti e stracciarsi le vesti… tanto chi le dà ascolto? Prova ne sia che – solo dopo il caso del falso pensionato affamato e della reprimenda di Renato Soru su quell’assist – la dottoressa Oppo ha potuto far sentire anch’essa la sua voce. Per averne in cambio, se non ci fossimo nel frattempo distratti, un silenzio assordante. Sostiene Peretti, infine, che «i giornalisti sono i primi, spesso soli, a manifestare malessere per l’accentuarsi del peso condizionante degli interessi extraeditoriali (…) quindi non temono le critiche». Una specie di grido d’aiuto insomma…. Ora, come si fa a sparare sulla Croce Rossa? E da lettore (con l’animo inguaribile del sindacalista) esprimo la mia solidarietà perché, a questo punto, mi rendo conto davvero della complessità della questione. Tutto ciò, non mi esime tuttavia, in chiusura, dal far notare una cosa. Passi per la ridicola rettifica-smentita della bufala sul pensionato di Is Mirrionis pubblicata a pagina 18 dell’Unione (praticamente a tipu caccia al tesoro); passi per il silenzio tombale di tale quotidiano (fatto anche da giornalisti, credo…), sulla vicenda di Anna Oppo (omaggi sinceri, dottoressa), ma dico io, non avete come Ordine dei giornalisti nemmeno la possibilità di far pubblicare – anche a pagamento – il comunicato che mi son dovuto andare a scovare, grazie ad un fortuito triplo giro della rotella scrollino del mio mouse – in fondo alla home page del vostro sito?

    P.S. – Bellissimo libro “Sostiene Pereira” e bellissimo il film tratto da esso. Gran bel mestiere il giornalista. Bello e difficile. Ai giornalisti veri, in qualsiasi momento si “scoprano”… il mio ringraziamento perenne.

  6. simo
    2 Ottobre 2007 a 12:20 | #6

    leggete anche questo, ciao Simo

    Dall’Altravoce – martedì 2 ottobre 2007

    L’Unione diventa “bufalificio” del serial-mitomane di falsi a raffica, scoperti e impuniti. Il giornale sfregia persone vere.

    Due pensionati disperati che tentano di rubare cibo da un supermarket di viale Sant’Avendrace ma vengono scoperti e perdonati. Vi sembra la variante di una storia già sentita? Probabilmente lo è, visto che è una notizia pubblicata da L’Unione Sarda il 24 ottobre 2004, nelle pagine della cronaca di Cagliari. Autore del pezzo, manco a dirlo, quell’Alessandro Testa finito nei guai la settimana scorsa per una storia quasi identica che raccontava la vicenda di un 75enne costretto dal bisogno a tentare un misero colpo nel negozio di alimentari sotto casa. Ma altre storie – più o meno inverosimili – pubblicate negli ultimi anni dal quotidiano di Terrapieno, e firmate dal rampollo dell’ex vicedirettore dei tempi di Liori e Grauso sembrano non reggere a una lettura più attenta. «Si sono improvvisati ladri a 75 anni, perché la loro pensione, poco più di trecento euro al mese, non bastava più per poter vivere dignitosamente. Così si sono giustificati due anziani coniugi cagliaritani che hanno tentato di uscire da un supermercato di viale Sant’Avendrace nascondendo sotto gli abiti un pezzo di formaggio, due cosce di pollo e una mozzarella»: ecco l’incipit dell’articolo di tre anni fa. Oltre alla vicenda, c’è un altro particolare che lega il caso della settimana scorsa – tracimato sui media nazionali, poi costretti a una precipitosa marcia indietro una volta accertata la patacca – a quello del 2004. Così come Ignazio Fenudu e Valentina Camba – i titolari del negozio di alimentari mostrato su L’Unione e poi rivelatosi un minimarket valdostano trovato su Google – sono stati inghiottiti dal nulla, nonostante il clamore riservato alla storia a lieto fine che li ha visti protagonisti. Anche quel Massimo Pes, titolare del market in viale Sant’Avendrace, sembra il personaggio di una fiction. Le ricerche non danno esito: l’unico abbonato dell’elenco telefonico cittadino con questo nome non è titolare di alcun esercizio commerciale. La vicenda del 2004 passa però sotto silenzio, perché non viene rilanciata sulla stampa nazionale. Ma gli elementi che poi confluiranno nella toccante vicenda del nonnino Nicolò, che si infila un pacco di pasta e di formaggio nei pantaloni ma viene scoperto mentre tenta di sgattaiolare via, ci sono. Il momento della scoperta, per esempio: nel 2004, «il titolare non ha aperto bocca, li ha guardati negli occhi e i due anziani coniugi, colti dall’imbarazzo, sono diventati rossi e sono scoppiati a piangere». Nel 2007, «l’uomo è scoppiato in lacrime. Non sapeva che fare». Si giustificavano gli anziani emuli di Lupin: «Ci avete scoperto: lo sapevo che non lo dovevo fare ma non c’era altra soluzione. Con i soldi della pensione non riusciamo a campare: tra affitto e spese mediche gli euro spariscono in un batter d’occhio». Mentre invece il gesto di Nicolò nasce «dalla disperazione di un uomo che, vedovo e senza nessuno che lo assiste, non riesce ad arrivare a fine mese con la sua piccola pensione da artigiano». Anche il finale corre sugli stessi binari: «il pensionato da oggi potrà stare tranquillo e potrà mangiare tutti i giorni» grazie a una colletta delle famiglie della zona, scrive Testa il 25 settembre scorso. «Non abbiamo mai pensato di denunciarlo»: così assicura il fantomatico Fenudu. Ma anche nel 2004, la coppietta venne aiutata. Leggiamo: «Il proprietario del negozio, preso dalla commozione, ha chiuso un occhio e, non solo ha fatto finta di niente, ma ha regalato ai due poveri pensionati tanto di quel cibo che i due coniugi non dovranno più uscire di casa per almeno due mesi». Così dichiara Massimo Pes: «Sono cose che succedono: soprattutto in un quartiere popolare come questo. Agli occhi di tutti sembra che nessuno abbia problemi ma non sapete quante persone vengono da me a chiedere del cibo perché non hanno la possibilità di comprarlo». E aggiunge: «Sicuramente non si deve rubare, ma quando ti trovi di fronte a casi così disperati non puoi far altro che chiudere un occhio e se si può fare un gesto di beneficenza per salvare due vite umane dovremo essere tutti più disponibili». Un messaggio molto simile a quello attribuito alla Valentina Camba di Is Mirrionis, che inneggia alla solidarietà comune «in un quartiere come il nostro». La ciliegina sulla torta arriva però dal titolo, che normalmente non è farina del sacco del cronista. Rubavano nel market: “La pensione non ci basta”, nel 2004. Invece la settimana scorsa, Ruba per fame, perdonato in bottega». Titoli sostanzialmente identici: ma sembra che nessuno all’interno della redazione abbia serbato il ricordo di una storia davvero troppo simile a qualcosa che era stato già proposto tre anni fa. Eppure Testa non era nuovo ad un approccio da scrittore di fiction nei confronti della realtà che raccontava. Perchè, in mezzo a tante notizie di buona qualità – alcune anche suggestive (buona ultima quella della cicogna posatasi sul tetto di una neo-mamma proprio la scorsa settimana), sembra che il cronista dell’Unione dimenticasse ogni tanto le regole fondamentali del giornalismo nelle storie più pittoresche che gli capitava di raccontare sulle pagine del quotidiano: fatti, non racconti. Qualche esempio? Restando sempre nel 2004, sono rimaste impresse nella memoria alcune vicende che, a una lettura attenta, risultano un po’ carenti sotto il punto di vista dei riferimenti spaziali e temporali, che dovrebbero essere invece elementi indispensabili delle notizie pubblicate. Il 3 novembre, Testa riporta la disavventura di un uomo che, mentre cammina in via della Pineta, viene avvicinato da «due giovani in motorino» che gli chiedono «se potevano avere un rapporto sessuale con me». «Io gli ho detto di sì e ci siamo appartati: dopo avermi fatto spogliare mi hanno rubato tutti vestiti e mi hanno abbandonato nudo in mezzo alla strada», racconta il malcapitato. «Sono scappati, non li ho potuti seguire e hanno fatto perdere le tracce in pochi secondi», mentre quello si ritrova nudo in via della Pineta e viene soccorso da una giovane che, dopo un’ora di scampanellii a vuoto, gli lancia qualche abito. Denuncia alla Questura, ma nessun seguito. Il 9 e il 12 novembre 2004 ecco l’incredibile storia della rissa a Costa Rey. Un week-end piccante a di sei giovani cagliaritani si trasforma in un incontro di pugilato quando, durante la visione di un film a luci rosse, uno dei ragazzi riconosce la fidanzata e il suo più caro amico nei due attori impegnati in scene ad alto tasso erotico. L’intervento (non confermato) dei carabinieri locali placa gli animi, ma pochi giorni dopo la fanciulla confessa in un’intervista esclusiva: «Avevo bisogno di soldi per andare avanti con l’università e l’ho fatto senza problemi. Per me era un gioco: diecimila euro per farmi riprendere nuda con due miei amici». In tempi come i nostri, una ragazza tanto disinibita sarebbe già su qualche rete nazionale o in qualche grandefratello: della nostra porno-studentessa si perdono le tracce e qualcuno ventila il sospetto che la vicenda sia un banale copia e incolla di un analogo pezzo uscito tempo prima sul Corriere. Il 14 novembre 2004 in cronaca campeggia un’altra avventura buffa: due sposini finiscono al pronto soccorso (quale?) dopo una esagerata pioggia di riso durante le nozze. Non si sa in quale chiesa sia avvenuto il curioso incidente né quali medici abbiano soccorso la sposa con undici chicchi di riso nell’orecchio. L’unica cosa sicura è che viaggiavano in Mercedes. Per saltare ai giorni nostri, arrivano ulteriori guai per l’ospedale Brotzu, sempre al centro di polemiche e attacchi politici. Sono ancora i carabinieri a sedare lo scontro scoppiato quando al reparto di Medicina generale, sezione Endocrinologia, «i pazienti c’erano, i medici no». Niente visite per chi aveva già il ticket pagato e si sarebbe ritrovato senza preavviso il medico designato in ferie: «Scoppia la rivolta e, nell’agitazione generale, qualcuno ha chiesto l’intervento dei militari per placare gli animi agitati di chi da mesi aveva fissato e aspettava con ansia una visita medica». Conferme dai carabinieri? Manco mezza. Queste alcune delle notizie più stravaganti finite sulle pagine de L’Unione Sarda. Tutto senza apparenti controlli e verifiche. Quando sono stati fatti – come nel caso di Is Mirrionis: la caccia ai protagonisti della vicenda e al negozio è stata vana – hanno messo in luce una spiccata indifferenza generale verso la veridicità dell’informazione da parte di un giornalista disinvolto e dei suoi responsabili nella redazione di Terrapieno.

    Michele Fioraso

  7. giusy
    29 Settembre 2007 a 20:29 | #7

    Astrolabio caro, come sottolinea Juri io non ho tagliato proprio niente che mi sembrasse scomodo. Se non ho riportato tutto il discorso di Soru è stato per non fare un post chilometrico e per non infierire; oltretutto ho postato il link dove poter leggere l’intervento completo, quindi il tuo appunto è del tutto fuori luogo.

  8. Stefano Deliperi
    29 Settembre 2007 a 17:01 | #8

    E qui, incece, non c’è proprio nulla da ridere.

    da L’Altravoce (www.altravoce.net), sabato 29 settembre 2007

    Io, docente e sociologa, accuso L’Unione: mi hanno stuprato psichicamente per aver accettato un’intervista-trappola.

    di Anna Oppo

    Anch’io vorrei denunciare un episodio di vergognoso malcostume dell’Unione Sarda. Circa una settimana fa sono stata chiamata da un giornalista di quel giornale per un commento ad un fatto di violenza sessuale accaduto a Bologna in cui è implicato un ragazzo sardo e che ha visto, davanti al tribunale dove si svolgeva il processo, una piccola manifestazione di femministe e uomini “illuminati” a difesa della vittima e, dall’altro, un gruppo di amici e familiari sostenitori dei “bravi ragazzi”. Premetto che vengo chiamata settimanalmente, o più spesso, da questo o quel giornalista per dire la mia su accadimenti, i più disparati, a cui normalmente mi sottraggo: «non me ne intendo», «queste cose non le ho studiate», «mi dispiace, sono molto occupata» e simili. La settimana scorsa la sventurata rispose. Per dire le cose ovvie che dice una persona di cultura normale e di normale sensibilità, sulla perdurante mentalità che vuole che le donne siano sempre, in qualche misura, colpevoli o complici, che gli uomini non fanno che cadere nella rete di perfide seduttrici che fanno solo finta di negarsi. E che l’altra cultura, nata dai movimenti per i diritti civili e dal femminismo, è ancora minoritaria nel paese, per cui non era per nulla straordinario che i “bravi ragazzi” avessero i propri sostenitori. Aggiungevo che la paura dello stupro segna ancora la vita delle donne, che hanno sviluppato comportamenti quasi automatici per difendersene ma che, tuttavia, la mia esperienza di studiosa mi portava a dire che molestie sessuali, tentativi di stupro segnati da gradi maggiori o minori di violenza, riguardavano pressoché tutte le donne. Poiché il giornalista sembrava assai lontano dalla cultura delle femministe e degli uomini illuminati, ho cercato di far capire, con esempi, dicendo fra le altre cose che persino una persona riservata come me aveva dovuto subire tentativi di stupro. Avevo concluso ricordando che una legge sulla privacy impedisce che vengano diffuse notizie su persone specifiche e identificate. Tutto questo è diventato, sul giornale, un titolo: “DOCENTE E SOCIOLOGA STUPRATA TRE VOLTE”, per un articolo che si è incentrato sui tentativi di stupro da me subiti, con la modalità truffaldina di sconvolgere l’ordine del discorso e – forse anche peggio da un punto di vita professionale – con l’incapacità di capire e sintetizzare le mie parole, peraltro non molto originali. La ricerca di uno “scoop”, insomma. Confesso di esserne rimasta tramortita, come se questa volta fossi stata stuprata per davvero e, come succede nei casi di stupro, del tutto incapace di reagire se non con giorni e giorni di lacrime. La paura che l’articolo fosse letto dai miei familiari, dalla mia vecchia mamma soprattutto, il sollievo che forse era sfuggito alla loro attenzione poiché non me ne avevano fatto alcun cenno (ora capisco che hanno fatto finta di niente per delicatezza d’animo), la decisione di non protestare o rettificare per evitare che se ne parlasse ancora, o che le mie precisazioni venissero utilizzate per un altro articolo scandalistico sono all’origine della mia mancata reazione. E c’è anche un dato di carattere poiché di fonte ad un torto io tendo a deprimermi piuttosto che ad arrabbiarmi. Poi ho letto su L’altra voce dell’invenzione del pensionato ladro per fame e ho ripensato a quante persone, politici famosi o cittadini inermi, sono stati colpiti da questo modo di fare informazione. E, dunque, il mio caso non è stato un incidente isolato, dovuto a un giornalista ignorante e maldestro, ma il frutto di un sistema, di una inciviltà, come dire, “strutturale”. E così ho deciso di scrivere questa storia, in un altro giornale. Per fortuna non sono mai stata fisicamente stuprata. Mi ha stuprato psichicamente L’Unione Sarda e perciò ho deciso di rivolgermi ad un avvocato.

  9. Stefano Deliperi
    29 Settembre 2007 a 16:56 | #9

    Il titolo dell’articolo (“Favole giornalistiche del Sardistan..”) prende spunto da una vicenda ben chiara, con autori ben noti, nata in un giornale ben noto per denunciare un certo modo per fare (dis)informazione, ben più diffuso. Voler leggere e vedere altro forse è frutto di pregiudizi che rendono ciechi. L’Unione Sarda (non si tratta di un singolo giornalista) è padronissima di non citare questa Associazione (e chi se ne frega: oggi, a proposito dell’escursione sulla Sella del Diavolo nell’ambito delle Giornate europee del Patrimonio, è arrivata a scrivere “condotta da operatori delle tematiche ambientali, archeologiche, storiche e paesaggistiche”). L’asino si lega dove vuole il padrone. Ha però molto meno diritto di raccontare notizie non vere spacciandole per tali. Astrolabio vuol dire che tutti sono colpevoli e quindi nessuno è colpevole a parte Soru ? Padronissimo di farlo. Chiunque padronissimo di crederci o meno. Ci beva sù pure lui e si legga questa notizia su una balla almeno divertente.

    A.N.S.A., 27 settembre 2007

    CORNOVAGLIA: MIGLIAIA TURISTI ABBOCCANO A SPIAGGIA-BURLA.

    LONDRA – Porthemmet Beach è una spiaggia tropicale con palme e con la possibilità di stare indisturbati in topless, e si trova in Cornovaglia. Peccato che sia inesistente, come hanno scoperto migliaia di turisti caduti nel tranello di un sito web creato da Jonty Haywood, un giovane burlone originario di Truro, sulla costa orientale della Cornovaglia, che ha tessuto le lodi di un “paradiso turistico” inventato di sana pianta. Le 6.500 persone che si sono imbattute nel sito sono rimaste abbindolate da foto che ritraggono un litorale idilliaco dalle acque color smeraldo, descritto come la spiaggia più estesa dell’area, nonché, per l’appunto, l’unica che consenta di prendere il sole in topless in tutto il Regno Unito. In realtà, già guardando con attenzione la foto, si vedono delle palme da cocco ed un cocktail bar in stile tropicale, del tutto inusuali per il clima tutt’altro che equatoriale della Cornovaglia. Si legge nel sito: “C’é una balla molto nota in Cornovaglia, dove gli abitanti del luogo fingono di non sapere dove si trova la spiaggia di Porthemmet. Non cascateci, dite semplicemente loro che siete un “emmet”(un amante della Cornovaglia), per farvi dire dov’é”. Ma anche questa parola d’ordine che rivelerebbe il segreto è una bufala: “emmet” infatti altro non è che una parola tipica della lingua ‘Cornish’ per insultare i turisti. “Vorrei poter ammettere che c’é dietro un pizzico di nazionalismo in tutto questo, in realtà non c’é. Spedire turisti verso una spiaggia immaginaria è semplicemente divertente”, è stata la dichiarazione dell’autore della burla, dopo essere stato scoperto. “Sono certo che la gente leggerà nell’accaduto lo humour tipico dei villaggi occidentali della Gran Bretagna”, è l’opinione di Malcolm Bell, responsabile per la regione della Cornovaglia.

  10. Juri
    29 Settembre 2007 a 15:14 | #10

    Per Astrolabio: la parte che tu hai aggiunto mi sembra che vada esattamente contro la tua tesi perchè spiga bene il motivo per cui l’unionesarda vada oramai considerata alla stregua di un foglietto di partito, estremamente fazioso, che censura senza scrupoli le notizie scomode.

    Nel caso dell’unionesardavideolina la degenerazione è generale, quindi generalizzare in questo caso è corretto e, aggiungerei, dovuto. Comunque se tu sai rispondere al quesito che Soru ha posto

    (Avete mai visto – ha chiesto Soru – una pagina di un giornale sardo dedicata al caso dell’avvocato che fa parte del comitato contro la Legge statutaria e che ha chiesto alla Regione una parcella di 70 milioni di euro per una causa che non e’ stata nemmeno vinta? L’avete letto – ha continuato Soru – ma su un giornale nazionale, il Corriere della Sera”)

    fallo che mi interessa capire. Grazie.

    Inoltre ti ricordo che al titolo di direttore segue l’aggettivo “responsabile”. Mi spieghi di cosa, visto che per te è tutta colpa del redattore di turno? Responsabile quando c’è da ritirare gli emolumenti a fine mese e non-responsabile quando il giornale pubblica bufale colossali? Bello così!

  11. Sandro
    29 Settembre 2007 a 13:23 | #11

    L’articolo non è per nulla fazioso, evidenzia una vicenda di scandalosa presa in giro dei lettori. E non è la prima volta che il quotidiano cagliaritano gira le cose per i propri interessi come sull’Anfiteatro romano. Non capisco proprio che cosa c’è da criticarlo. Saluti.

  12. astrolabio
    29 Settembre 2007 a 12:44 | #12

    A proprosito di faziosità, cara Giusy, le cose bisogna raccontarle tutte e non tagliare le parti scomode per cercare di avvalorare le proprie tesi. Nessuna generalizzazione ? ” Beh, hai dimenticato di riportare quanto segue, a cui ha giustamente replicato l’ordine dei giornalisti. Le persone serie criticano l’episodio e il responsabile delle fesserie che scrive sul giornale, non criticano “i giornali” e le aziende editoriali, facendo di tutta l’erba un fascio, solo perchè questi giornali non concedono interviste al presidente o non riportano i comunicati stampa dell’associazione.

    INFORMAZIONE:SORU,STAMPA LOCALE NON DA SPAZIO…

    (AGI) – Cagliari, 28 set. – ….”I giornali sardi non danno spazio alla voce del Presidente della Regione. Voi non sapete quello che e’ stato fatto durante tutto questo periodo. Avete mai seguito una mia intervista a Videolina o sulle pagine de L’Unione Sarda? Io ho chiesto piu’ volte di essere intervistato e non ci sono mai riuscito”. ….”Avete mai visto – ha chiesto Soru – una pagina di un giornale sardo dedicata al caso dell’avvocato che fa parte del comitato contro la Legge statutaria e che ha chiesto alla Regione una parcella di 70 milioni di euro per una causa che non e’ stata nemmeno vinta? L’avete letto – ha continuato Soru – ma su un giornale nazionale, il Corriere della Sera”.

  13. giusy
    29 Settembre 2007 a 11:21 | #13

    Astrolabio mi ricorda qualcuno… bah, solo una coincidenza. Sarà che bevo molto raramente vino e altri alcoolici (è un difetto, lo so, bevuti con moderazione sono uno dei piaceri della vita), ma non mi sembra che Soru abbia fatto “generalizzazioni” sul caso. Ha detto molto chiaramente: “Quante volte mi avete sentito parlare a Videolina? Ve lo dico io, neanche una volta. Quante volte avete letto una mia intervista su L’Unione Sarda da quando sono stato eletto Presidente? Sono ormai più di tre anni. Neanche una volta. E ciò nonostante io lo chieda, nonostante dovrebbe essere un dovere della libera stampa dare accesso anche al Presidente della Regione, che credo i cittadini abbiano diritto di sentire, almeno ogni tanto. E di mettere in confronto la sua voce, la sua posizione, con quella degli altri.”Il resto lo potete leggere qui http://www.perilpartitodemocraticosardo.it/j/x/6?s=1&v=9&c=38&va=x&id=1028&b=Un'accusa molto diretta e specifica, altro che generalizzazioni. Poi nessuno può obbligare un giornale o una tv ad intervistare qualcuno, quindi la denuncia all’Ordine sarebbe ridicola. Però concordo con Soru anche quando confessa che “Oggi per me è in qualche modo una giornata felice: finalmente è chiaro qual è la situazione della comunicazione in Sardegna.”Alla salute.

  14. maria francesca
    29 Settembre 2007 a 9:12 | #14

    è proprio vero che non c’è cieco peggiore di chi non sa leggere: non mi pare che la critica del post sia diretta solo all’Unionesarda ma a un certo modo di fare giornalismo. basta leggere senza avere i paraocchi. e Soru che c’entra? è sua la colpa anche quando i giornalisti inventano le notizie? prosit!

  15. dani
    28 Settembre 2007 a 22:37 | #15

    no Manfredi: siamo messi male quanto a informazione corretta in tutta Italia, ma in Sardegna l’Unionesarda “governa” l’informazione perchè è il giornale più venduto ed è dello stesso padrone di Vifìdeolina e Radiolina cioè la tv e la radio più seguite. così “governa” l’opinione pubblica che non sa usare la propria testa per pensare!

  16. Manfredi
    28 Settembre 2007 a 22:25 | #16

    Certo che pure voi in Sardegna siete messi male quanto a trasparenza e verità nell’informazione.

  17. m.elena
    28 Settembre 2007 a 22:01 | #17

    scusatemi: ho dimenticato di dire che la vera faziosità la sta dimostrando proprio L’Unione Sarda rigirando i fatti fino a quando non fa comodo!

  18. m.elena
    28 Settembre 2007 a 21:59 | #18

    come fa Astrolabio a parlare di faziosità? è un giornalista dell’Unione Sarda oppure che realtà vede?

  19. Juri
    28 Settembre 2007 a 18:49 | #19

    Ci stiamo dimenticando di dire che per un giorno intero la direzione (minuscolo) dell’ unionesarda (minuscolo) ha pensato di bene di tacere nonstante all’interno della redazione il fatto che si trattasse di una bufala fosse noto. Soltanto il fatto che la notizia falsa avesse raggiunto un ambito nazionale e che altre redazioni stessero per svelare l’inganno ha costretto il nostro direttore cuor di leone a scrivere due righe di scuse per scaricare tutta la responsabilità su chi ha firmato l’articolo. Il fatto che l’autore fosse un recidivo avrebbe consigliato maggiori controlli fin dall’inizio, ma il nostro direttore, nonostante si definisca “responsabile”, di assumersi qualche responsabilità pare che non ne abbia molta voglia.

    Un altro illuminante esempio di disinformazione proveniente dallo stesso giornale riguarda l’articolo di ieri sulle dichiarazioni di Paolo Scarpellini, direttore regionale

    dei Beni Culturali e Paesaggistici. Nessuna menzione dell’allarme da lui lanciato: “certamente troveremo dei danni, mi auguro non gravissimi, provocati dalla

    presenza dei tasselli necessari per sostenere le tribune. Si tratta di capire di che entità sono questi danni”.

    Nell’articolo dell’unionesarda (http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_53_20070927100049.pdf)

    di quelle affermazioni nessuna traccia nonostante fossero le più rilevanti e in compenso ci si è premurati di scrivere amenità tipo

    “Il numero uno del ministero dei Beni culturali in Sardegna sa bene che la stragrande maggioranza dei cagliaritani si è espressa per il sì alle tribune firmando una petizione e inviando centinaia di sms all?Unionesarda”.

    La “stragrande maggioranza dei cagliaritani”, addirittura! Ci sarebbe da dedurre che nella redazione dell’ unionesarda abbiano ricevuto 200.000 sms, uno per ogni cagliaritano, ne abbiano fatto lo spoglio ed esser giunti al verdetto finale.

    Ecco, quell’articolo è peggio della bufala del pensionato perchè fatto in malafede per nascondere alla pubblica opinione notizie incompatibili con quanto sostenuto dalla parte politica di cui l’ unionesarda è divenuto il giornaletto buono per tutti gli usi. Insomma il tipico esempio di come, invece che il cane da guardia, il giornalista faccia il cane da riporto del padrone. O di come, per dirla alla Travaglio si nascondono i fatti per non disturbare le opinioni.

    Sul Sardegna per fortuna c’era un articolo più onesto:

    http://www.regione.sardegna.it/documenti/1_55_20070927092722.pdf

  20. Stefano Deliperi
    28 Settembre 2007 a 17:13 | #20

    Riferimento fazioso ? E perchè mai ? La pietanza è stata preparata e cucinata in Sardistàn ed in Sardistàn si sono presentati i primi commensali, sia nel medesimo giornale, sia corrispondenti di agenzie di stampa e di quotidiani nazionali. Ed è vero anche che qualche commensale potenziale si è accorto che gli ingredienti erano avariati. Purtroppo però la vicenda fa comprendere come troppo spesso viene gestita l’informazione: con superficialità, quando non subentra la volontà di disinformare, dall’Anfiteatro romano di Cagliari alla presunta volontà schiacciante dei sardi in favore dell’energia eolica ad ogni costo a tanti altri casi. C’è solo l’imbarazzo della scelta.

  21. claudia basciu
    28 Settembre 2007 a 16:36 | #21

    Siamo tutti felici del fatto che la falsa notizia sia stata scoperta, che L’Unione Sarda abbia chiesto scusa ai lettori per averli ingannati sulla triste storia del povero vecchietto. Bene, da oggi in poi può iniziare a dare notizie vere, anche nelle pagine della politica, può iniziare a citare le fonti dalle quali trae le notizie, può dare informazioni obiettive, complete, vere. Bè, adesso non esageriamo..

  22. 28 Settembre 2007 a 15:22 | #22

    E’ vero che la bufala è partita da Cagliari, ma è anche a Cagliari che l’hanno “cassata”- nel senso di scoperta, purtroppo non in quello più salutare di “bloccata prima che potesse fare danni” :-( (

  23. Vania
    28 Settembre 2007 a 13:38 | #23

    fantasticissimo il servizio di ieri notte di Luigi Pelazza delle Jene!! ciao ciao Vania

  24. mauro esu
    28 Settembre 2007 a 12:09 | #24

    e con questo si dice tutto sulla rimanente credibilità dell’Unione sarda.

  25. Sandro
    28 Settembre 2007 a 9:46 | #25

    La vicenda supera le supposizioni sul quotidiano della nostra Cagliari: altro che censure sulle attività delle associazioni “sgradite” (e ogni riferimento al Gruppo di intervento giuridico non è casuale) o sulle notizie che non fanno comodo, qui siamo all’invenzione delle notizie. Roba da chiedere la restituzione del prezzo del giornale. Saluti.

  26. Simo
    28 Settembre 2007 a 9:02 | #26

    la bufala è però partita da Cagliari!

  27. freak
    28 Settembre 2007 a 8:26 | #27

    una gigantesca bufala che fa capire com’è l’unione sarda e tutti gli altri giornalisti incapaci dietro..

  28. astrolabio
    28 Settembre 2007 a 5:09 | #28

    Il riferimento al Sardistan giornalistico mi sembra un tantinello fazioso visto che su questa bufala sono scivolati anche i giornalisti e relativi quotidiani de la Repubblica, La Stampa, L’Unità (che si sono inventati anche l’intervista e le dichiarazioni dei fantomatici protagonisti della vicenda, vedi il pezzo di Augusto Ditel su La Repubblica).

  29. petit canard enchaine
    27 Settembre 2007 a 21:41 | #29

    pessima figura di rango mondiale.

  30. giusy
    27 Settembre 2007 a 20:56 | #30

    A quanto ho letto, l’autore dell’articolo fasullo è lo stesso della ricetta del gatto marinato… questa volta ci ha lasciato lo zampino. Miao.

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