Il gas naturale arriva in Sardegna.

Importante accordo internazionale con l’Algeria per far giungere il gas naturale in Sardegna attraverso il gasdotto Galsi, il cui percorso terminerà nell’Italia centrale. All’utilità della fonte energetica alternativa dovrà esser connessa la minimizzazione degli impatti sull’ambiente mediante la procedura di valutazione di impatto ambientale. Quanto all’ipotesi del rigassificatore, caldeggiata manco a dirlo dall’industrialista Ministro dello sviluppo economico Pierluigi Bersani, se la tenga a casa sua. In Sardegna non ne abbiamo proprio bisogno.
Gruppo d’Intervento Giuridico
da La Nuova Sardegna, 13 novembre 2007
Accordo sul metano tra Algeria e regione, la Sardegna si apre al gas naturale. Ratifica dell’accordo Galsi sul metano e strategia comune sui clandestini. Piero Mannironi
ALGHERO. La firma dell’accordo tra il colosso algerino dell’energia Sonatrach e la Regione (attraverso la Sfirs) è l’ultimo capitolo della lunga marcia di avvicinamento al vertice di Alghero. Un appuntamento storico che domani, nella cornice della ritualità, metterà a fuoco i risultati di un dialogo lungo e complesso che comincia a dare i suoi frutti. L’accordo tra Sonatrach e Sfirs definisce infatti i principi sui quali si baserà la cooperazione sul mercato del gas naturale in Sardegna. E’ questo il primo passo verso la costituzione di una società mista per lo sviluppo del mercato e la commercializzazione in Sardegna del gas naturale proveniente dall’Algeria, attraverso il gasdotto Galsi. L’isola non solo non sarà più la "regione cenerentola" esclusa da una fonte energetica economica e poco inquinante, ma diventerà una porta strategia del metano algerino verso l’Europa. Lo conferma il direttore generale della Sonotrach, Mohamed Meziane: «Siamo particolarmente soddisfatti della conclusione di questo accordo che traduce l’impegno comune di sviluppare una reale cooperazione che permetterà alla Sardegna di accedere alla fonte di energia fossile meno inquinante. Per la nostra azienda, questo accordo si iscrive nella sua strategia di penetrazione nella rete del gas europeo». Soddisfazione anche da parte del presidente della Regione Soru: «Siamo molto fieri degli sviluppi del progetto Galsi e della forte collaborazione avviata con Sonatrach. Questo nuovo passo in avanti con la partecipazione della Sfirs rappresenta un’importante opportunità di partenariato per il futuro». Il «progetto Galsi» prevede la realizzazione di un gasdotto costituito da due sezioni on-shore (una in Algeria e una in Sardegna) e di due sezioni off-shore che si estenderà su una distanza di 1.470 km circa, prendendo il punto di partenza da Hassi-R’mel, attraversando la Sardegna per arrivare poi nella penisola a nord di Roma. La capacità iniziale sarà di otto miliardi di metri cubi l’anno, mentre l’entrata in funzione degli impianti è prevista per il 2012. La Regione partecipa al progetto con una quota del 10% del capitale (quasi 31 miliardi di euro, di cui 10 sottoscritti) attraverso la Sfirs (5 %) e la Progemisa (5 %). Le altre quote sono così distribuite: 9 % Hera Trading srl, 18 % Edison spa, 13,50 % Enel produzione spa, 36 % Sonatrach e 13,50 % Wintershall A.G. E proprio il progetto Galsi sarà il cuore dell’incontro intergovernativo di Alghero. Ci sarà infatti la ratifica dell’i ntesa raggiunta la scorsa settimana tra il ministro Pier Luigi Bersani e il collega algerino Chakib Khelil. Negli accordi del 15 novembre 2006 Edison ed Enel si erano garantite la fornitura di due miliardi di metri cubi di gas l’anno ciascuna. Un miliardo e mezzo dovrebbe andare a Herat e i restanti tre miliardi saranno invece commercializzati da Sonatrach. E’ su questa quota che si inserirà la Sardegna, grazie all’accordo siglato nei giorni scorsi tra il gigante energetico algerino e la Sfirs. In un’Alghero blindata e presidiata da un esercito di poliziotti e di carabinieri, si parlerà dunque soprattutto di metano e di energia. Ma l’incontro di domani riveste una valenza più ampia. Politica, prima di tutto. Alghero è infatti il punto d’arrivo di un cammino cominciato dodici anni fa con la dichiarazione di Barcellona. Come ha detto sabato scorso il ministro degli Esteri Massimo D’Alema, «in quell’occasione venne avviato un partenariato a tutto tondo, basato sul dialogo politico e la cooperazione economica, sociale e culturale tra gli stati membri dell’Unione europea e i paesi della sponda sud del Mediterraneo». Un cammino accidentato, però. Complicato infatti dall’evoluzione di fermenti di instabilità interna in alcuni paesi nordafricani e dai contrasti tra alcuni paesi della sponda sud (come Algeria e Marocco). Ma anche per l’asimmetria delle politiche di alcune nazioni europee. Un esempio recente è proprio di pochi giorni fa: alla proposta di un’unione mediterranea secondo Sarkozy, ha risposto il presidente della commissione Esteri della Camera, Umberto Ranieri: «L’opzione mediterranea non deve essere ridotta ad alcuni paesi dell’Unione europea, ma deve coinvolgerli tutti». Uno stop a una fuga in avanti di Sarko. Altro tema caldo dell’incontro bilaterale di Alghero sarà quello dell’immigrazione clandestina e quello del possibile passaggio di spore del terrorismo islamico in Italia, dopo l’accordo tra le cellule salafite algerine e gli ambasciatori del terrore di Osama Bin Laden, che ha portato alla nascita del movimento "Al Qaida per il Maghreb islamico". Per quanto riguarda i flussi migratori dall’Algeria verso la Sardegna e l’Italia, il presidente Bouteflika ha anticipato proprio ieri la sua filosofia: «Lo sviluppo economico e sociale sono la risposta più pertinente al fenomeno dell’immigrazione clandestina, una delle più grandi preoccupazioni della comunità internazionale». Posizione, questa, condivisa dal governo italiano. Proprio il partenariato tra Italia e Algeria, del quale si parla in questi mesi, non è infatti solo un insieme di accordi commerciali, ma anche e soprattutto un interscambio che potrà favorire, come ha detto il ministro Bersani, «sia la piccola e media impresa italiana che il patrimonio umano algerino». Più delicato il problema del terrorismo. Per Bouteflika, dopo gli anni del terrore e delle stragi, si è arrivati in Algeria a una conciliazione nazionale e i «rischi di una rinascita del terrorismo è sempre presente, ma non solo per il Maghreb, bensì per tutto il mondo».
da http://www.regione.sardegna.it/, 14 novembre 2007
Ad Alghero il vertice Italia-Algeria.
Le delegazioni di ministri italiana e algerina, guidate dai rispettivi Presidenti, Romano Prodi e Abdelaziz Bouteflika, si sono incontrate in Sardegna per definire una serie di accordi di cooperazione comune e per ratificare la costruzione del gasdotto Galsi che sarà concluso entro il 2012. Le opportunità immediate di sviluppo per l’isola e per le imprese sarde, e le risorse fornite dall’immigrazione e dallo scambio di conoscenze.
CAGLIARI, 14 NOVEMBRE 2007 – Si è tenuto oggi ad Alghero il vertice italo-algerino che ha dato il via definitivo alla costruzione del gasdotto Galsi, che entro 5 anni collegherà l’Algeria con la Sardegna, proseguendo poi per la Toscana e per la Francia, fornendo in totale 40 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Al vertice di Alghero, il primo di quel genere tra l’Italia e un grande Paese non europeo, al quale hanno partecipato il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Capo di Stato algerino Abdelaziz Bouteflika, due delegazioni di ministri dei rispettivi Paesi, e il Presidente della Regione Renato Soru, si è discusso di vari temi e sono stati siglati alcuni accordi nel campo dell’energia, della cooperazione, del commercio e sul tema della lotta all’immigrazione clandestina. Al termine dell’incontro, facendo riferimento a un vasto piano di investimenti che è in atto in Algeria per modernizzare il Paese, in particolare nel campo delle infrastrutture e dei lavori pubblici, il Presidente Soru ha detto: "Abbiamo parlato della possibilità di lavoro per le imprese sarde che si occupano di infrastrutture stradali, per le imprese sarde di costruzione che possono partecipare a un grande progetto che attualmente è in corso e vede la partecipazione soprattutto di imprese cinesi, in Algeria, e ci hanno richiamato alla possibilità per le nostre imprese di lavorare appunto nella realizzazione di un grande progetto di costruzione di abitazioni". Sul tema dell’immigrazione infine Soru ha aggiunto: "Noi dobbiamo essere aperti, naturalmente in maniera controllata, naturalmente con tutta l’attenzione giusta, dobbiamo essere aperti ad accogliere e a utilizzare anche la capacità di lavoro, la passione e l’intelligenza anche di altre persone che vengono da fuori della Sardegna".
Dichiarazione del Presidente della Regione sul gasdotto Algeria-Italia.
Un commento del Presidente Renato Soru sulla conferenza stampa del centro-destra sul progetto Galsi.
CAGLIARI, 14 NOVEMBRE 2007 – "Eh sì, il Presidente dell’Algeria è venuto in Sardegna per fare un dispetto a Pili…". Il Presidente della Regione, Renato Soru, ha risposto così a un giornalista che gli chiedeva di commentare la conferenza stampa di Mauro Pili a proposito dell’accordo Italia-Algeria sul gasdotto che attraverserà la Sardegna. E a proposito del "ripensamento" che Renato Soru avrebbe avuto sul progetto, il Presidente della Regione ha aggiunto: "Pili racconta solo una parte: non ero contrario al gasdotto, ero contrario all’ipotesi che lo pagasse la Sardegna, e infatti così non succede. La vecchia Giunta di centro-destra voleva giustificare il gasdotto ipotizzando di far costruire quattro o cinque centrali a gas in Sardegna, così avevano scritto anche nel Piano energetico regionale".
da http://www.alguer.it/, 14 novembre 2007
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Firmato l´accordo Galsi tra Italia-Algeria. |
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Storica firma ad Alghero tra Prodi e Bouteflika. Al progetto partecipa anche la Regione. |
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ALGHERO – Firmato nell’ambito del bilaterale fra Italia e Algeria, l’accordo intergovernativo sul metanodotto Galsi che porterà il gas algerino in Italia, passando dalla Sardegna. Alla firma erano presenti il presidente algerino Abdelaziz Bouteflika, il presidente del Consiglio italiano Romano Prodi ed i ministri degli Esteri (Mourad Medelci e Massimo D’Alema) e dell’Energia (Chakib Khelil) e dello Sviluppo Economico (Pier Luigi Bersani) di entrambi i Paesi, più rappresentanti delle aziende coinvolte. Al progetto Galsi partecipano Sonatrach, con il 18% del consorzio e che esprime il presidente del consorzio con Roberto Potì, presente oggi alla firma, Enel, con il 13,5% e per la quale era presente Gianfilippo Mancini, Wintersthall (società della Basf), la Regione Sardegna, per la quale era presente il Governatore Renato Soru, e la società Hera. Per la costruzione della tratta italiana del gasdotto pareciperà anche Snam Rete Gas. «Con l’accordo di oggi alla politica energetica diamo un respiro di lungo periodo», ha commentato al termine della cerimonia Romano Prodi. Il presidente del Consiglio ha aggiunto che «questo incontro è stato lungimirante non solo per l’energia: allarghiamo la nostra collaborazione con l’Algeria anche ad altri settori». Il gasdotto si svilupperà per circa 900 chilometri, di cui circa 600 offshore, raggiungendo profondità massime di circa 2800 metri fra Algeria e Sardegna. La capacità di trasporto iniziale sarà pari a 8 miliardi di metri cubi all’anno e l’entrata in operatività è prevista per il 2012. Per quel che riguarda la sezione italiana del progetto, Galsi sarà responsabile dello sviluppo dell’ingegneria, dell’ottenimento dei permessi e delle principali autorizzazioni necessarie e Snam Rete Gas si occuperà della realizzazione e della successiva gestione dell’attività di trasporto. |

da La Nuova Sardegna, 15 novembre 2007
Italia e Algeria da ieri sono più vicine. L’accordo apre la porta a un fiume di metano che arriverà dal 2012. Prodi: «Il legame tra i due Paesi è sempre più forte con gli investimenti che sono garantiti alle nostre imprese». Piero Mannironi
ALGHERO. Romano Prodi ha nascosto dietro i sorrisi la sua inquietudine. Da Roma arrivavano notizie confuse sul tormentato cammino della Finanziaria in Senato, eppure il premier non ha mai perso il suo cortese aplomb con il presidente Abdelaziz Bouteflika, arrivato ad Alghero per il vertice bilaterale italo-algerino. Un appuntamento storico, che apre la porta a un imponente fiume di gas metano che, dal 2012 scorrerà verso l’Italia nel gasdotto Galsi.
Quando il gasdotto sarà a regime, dall’Algeria dovrebbero arrivare addirittura 40 miliardi di metri cubi. Cioé il 45% del fabbisogno nazionale. E la Sardegna potrà finalmente entrare a far parte della geografia italiana del metano, "assorbendo" nel suo sistema interno fino a due miliardi di metri cubi l’anno. Del progetto Galsi fanno parte il colosso algerino Sonatrach, che possiede la quota più consistente (36%), Edison (primo operatore italiano (18%), Enel (13,5%), la tedesca Wintershall (13,5%), la Regione Sardegna (10% attraverso la Sfirs e la Progemisa) ed Hera Trading (9%). Il fiume di gas scorrerà in una pipeline lunga 900 chilometri, dei quali 600 offshore a profondità vicine ai tremila metri. Attraverserà la Sardegna dal Sulcis fino alla Gallura e poi si aggancerà alla rete nazionale in Toscana, vicino a Piombino. «Oggi abbiamo siglato un accordo storico – ha detto Prodi -: siamo infatti sempre più legati all’Algeria per il nostro approvvigionamento energetico. Ma questo legame sta diventando sempre più forte con gli investimenti garantiti alle imprese italiane in Algeria, grazie a un gigantesco piano di infrastrutturazioni». Proprio ieri, infatti, Bouteflika ha confermato che le imprese italiane potranno godere di una quota certa nel programma di appalti per 60 miliardi di dollari varato dal governo di Algeri. L’Algeria si conferma quindi come un caposaldo strategico nell’approvvigionamento energetico dell’Italia, che sta cercando da tempo una diversificazione delle sue fonti: oltre al patto Eni-Gazprom, infatti, si sta sviluppando l’accordo con il Qatar per il rigassificatore di Rovigo (a regime arriverà fino al 10% della domanda nazionale), la penetrazione dell’Eni in Kazakhstan, senza dimenticare gli accordi con la Libia. Il ministro degli Esteri D’Alema ha commentato: «Con l’accordo siglato oggi abbiamo creato le condizioni di sicurezza energetiche per un lungo periodo e trovato un impegno di massima per i contratti in scadenza. Si tratta di un accordo esemplare tra un paese europeo e un paese della sponda meridionale del Mediterraneo». E proprio questa è la vera chiave politica del vertice. Se infatti l’energia è il cuore dell’accordo, ad Alghero sono stati annodati molti altri fili nella prospettiva della costruzione di una rete di alleanze forti tra l’Italia e i paesi della sponda sud del Mediterraneo: l’Algeria, appunto, e l’Egitto. Forme di partenariato che nel tempo diventeranno il motore di un raffreddamento delle tensioni nell’area e che sapranno fornire soluzioni a una serie di emergenze. Prime fra tutte la costruzione di un argine alla marea del terrorismo e poi un freno ai flussi di immigrazione clandestina verso l’Europa. Al termine della giornata, D’Alema e il collega algerino Mourad Medelci hanno ribadito la filosofia dei due governi. «Abbiamo espresso la volontà comune – ha detto D’Alema – di combattere il terrorismo in tutte le sue forme, nel Maghreb, e creare una forte cooperazione tra i nostri due Paesi. Al network della paura noi risponderemo con un network di collaborazione». L’Algeria, dopo il processo di riconciliazione nazionale voluto da Bouteflika, sembrava avviata verso una normalizzazione dei conflitti interni. Ma l’accordo di un anno e mezzo fa tra Al Qaeda e le cellule salafite algerine ha riacceso le tensioni e riaperto la stagione degli attentati. Due mesi fa, lo stesso presidente Bouteflika è scampato a un attentato organizzato dai fondamentalisti islamici. Poi c’è il capitolo dell’immigrazione clandestina. «Un fenomeno – ha detto D’Alema – in crescita soprattutto dall’Algeria alla Sardegna. A breve ci sarà una missione del nostro governo in Algeria per esaminare la situazione e decidere le misure da prendere. L’obiettivo è quello di studiare con l’Algeria le misure necessarie per bloccare la partenza dei clandestini, che sono stati oltre duemila nell’ultimo anno. Dobbiamo bloccare nel nascere questo traffico. Il governo ha comunque considerato l’Algeria tra i Paesi destinatari di una quota privilegiata di immigrazione legale già nel 2007». Proprio alla fine della giornata è arrivato un inatteso fuori programma che ha fatto contenta il ministro per il Commercio internazionale Emma Bonino. Il ministro degli Esteri Medelci ha infatti annunciato che Algeri sosterrà l’iniziativa italiana sulla moratoria sulla pena di morte, domani al voto alle Nazioni Unite. «Ringrazio il governo italiano e gli auguro di farcela – ha detto Medelci -. Noi siamo su una posizione vicinissima a quella italiana e ufficialmente il nostro paese pratica questa moratoria dal 2000, anticipando la risoluzione dell’Onu». «Il presidente algerino Bouteflika – ha aggiunto D’Alema – è il co-sponsor di questa iniziativa, adottando da tempo la moratoria sulla pena capitale e non firmando più condanne a morte».
La soddisfazione di Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico, per il via libera al metanodotto. «Trent’anni fa sembrava un’illusione».
L’isola torna in corsa per un rigassificatore: «Se siete interessati muovetevi»
ALGHERO. Fuma il sigaro e si guarda intorno. Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico ha l’aria soddisfatta di chi ha visto realizzare un sogno lungo quasi trent’anni. In Piazza civica è il primo a parlare a ruota libera di gas, della politica energetica «che costituisce l’asse della relazione strategica tra Italia e Algeria». E rilancia anche l’idea dei rigassificatori.
Il primo pensiero è proprio per la Sardegna. «Credo che la presenza del gas in un territorio come quello sardo possa dare impulso alle attività economiche e industriali. E’ un’operazione di cui si parla da quasi trent’anni e allora sembrava una illusione, un’operazione futuribile. Oggi, qui ad Alghero, diventa realtà». In effetti aveva undici anni di meno Pierluigi Bersani quando, nel 1996, cominciò il percorso di avvicinamento al gas e indicò la strada dei rigassificatori come opportunità essenziale per differenziare le forniture e garantire un potere negoziale sui mercati internazionali del metano. Una linea mai modificata nel corso degli anni, e rafforzata dalle stime recenti che portano a prevedere un andamento del consumo nazionale di gas naturale in continua crescita. Così, proprio nel giorno in cui l’accordo Italia-Algeria sul gas suggella il «matrimonio» tra i due Governi, una unione celebrata nella città di Alghero – ancora una volta sede ideale per eventi internazionali -, ecco che l’isola torna in corsa per ospitare un rigassificatore. Il ministro Bersani non lo dice chiaramente, ma parte da un concetto chiave: «Servono subito quattro rigassificatori – dice – e almeno due siamo in condizione di definirli senza lunghe attese. Per gli altri occorre vedere i progetti, individuare un sito (possibilmente industriale), e dare corso alle procedure per le autorizzazioni (a cominciare dalla Valutazione di impatto ambientale). Sulla lotteria dei rigassificatori (undici quelli ipotizzati, una prospettiva sulla quale si è già detto d’accordo anche il ministro della Infrastrutture Antonio Di Pietro) da qualche anno è stata inserita la candidatura di Porto Torres, ma la proposta ha fatto solo un pezzo di strada per via di alcune opposizioni (non solo locali). «I rigassificatori servono – afferma Bersani – e se le carte sono a posto non c’è alcun problema». Della serie, se la Sardegna è interessata si muova, dia corso alle procedure e cerchi di rientrare nei tempi previsti. Perchè il rischio è quello di arrivare fuori tempo massimo, quando cioè gli spazi sono già stati coperti e un rigassificatore in più, per giunta nell’isola, potrebbe non servire. Proprio sulla spinta positiva creata dall’accordo Italia-Algeria, fortemente basato sulla politica energetica, possono trovare rinnovata vivacità anche le iniziative a sostegno del rigassificatore se la Sardegna non vuole rimanere tagliata fuori dal «circuito» che si sta predisponendo nel panorama nazionale ed europeo. Oggi l’Italia può contare su un solo rigassificatore, quello di Panigaglia in provincia di La Spezia (di proprietà dell’Eni è operativo dal 1971). Tutti gli altri progetti non sono ancora operativi, anche se ne esistono alcuni in fase avanzata di realizzazione: quello offshore di Rovigo (Exxon, Quatar Petroleum, Edison) per il quale i primi studi erano stati avviati più di dieci anni fa dovrebbe entrare in funzione nel 2008. Già autorizzati gli interventi della Olt Offshore Lng Toscana (Endesa e Amga Genova) che sarà operativo dal 2009, e quello della Bg Brindisi che ha avuto il via libera nel 2003 ma è stato poi fortemente contrastato (dopo le elezioni amministrative e relativo cambio di maggioranza al Comune) tanto che l’Enel ha ceduto la sua quota del 50 per cento a British Gas e si è concentrata su una iniziativa a Porto Empedocle, in Sicilia, insieme a un gruppo di Brescia.

(foto S.D., archivio GrIG)




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