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Che aria tira in Sardegna?

 

Secondo l’analisi diffusa dall’Assessorato della difesa dell’Ambiente, nella Relazione annuale sulla qualità dell’aria in Sardegna nel 2006 (resa pubblica lo scorso settembre) l’aria che tira nella nostra Isola non è delle migliori. Infatti, i dati provenienti dalla rete di monitoraggio regionale, gestita dalle Province e dalla rete del Comune di Cagliari, indicano la presenza di inquinanti molto dannosi per la salute umana, sia nelle zone limitrofe agli impianti industriali (recentemente ci siamo occupati della preoccupante situazione di Sarroch) sia nei centri urbani, nei quali il traffico veicolare risulta essere la principale causa di inquinamento, insieme agli impianti di riscaldamento. In basso, trovate un sintetico elenco delle sostanze inquinanti e dei loro effetti sulla salute dell’uomo e sulla vegetazione.

 

Occorre chiarire, come precisato nella stessa relazione, che i dati forniti dalla rete di monitoraggio sono incompleti e, pertanto, permettono solo un’analisi parziale della situazione di inquinamento atmosferico presente in Sardegna. Ciò è dovuto a diversi fattori: in primo luogo, la misura automatica delle concentrazioni in aria ambiente è possibile solo per pochi inquinanti mentre, per la maggior parte di essi,  come piombo, diossine, fluoro, IPA, per quanto rilevanti da un punto di vista igienico-sanitario e ambientale, è possibile solo la misurazione in un laboratorio chimico appositamente attrezzato. Per questo motivo le misure effettuate dalle stazioni delle reti di monitoraggio in Sardegna, e non solo, sono generalmente limitate a BTX (benzene, toluene, xileni) CO (monossido di carbonio) COV (composti organici volatili distinti tra metano e non metanici) H2S (idrogeno solforato) NOx (ossidi di azoto) O3 (ozono) PM10 (particolato con diametro inferiore a 10 um) SO2 (biossido di zolfo) e TSP (particolato totale sospeso). In altri casi, i dati parziali sono legati al mancato funzionamento di alcune stazioni (per esempio, la stazione CENOT2 di Ottana non è mai entrata in funzione, a causa di un atto di vandalismo) o a problemi dei singoli strumenti (ad esempio l’analizzatore di BTX della stazione di Tuvixeddu a Cagliari).

La Relazione ricorda, inoltre, che la rete pubblica è stata progettata e realizzata in un periodo di tempo relativamente lontano (approssimativamente nel decennio 985-1995) secondo logiche  che la normativa ha successivamente, almeno in parte, modificato. La posizione delle stazioni di misura, ad esempio, rivolte a misurare le concentrazioni più elevate nelle aree industriali ed urbane, non risponde sempre ai requisiti di rappresentatività indicati dalle nuove leggi in materia di inquinamento atmosferico, principalmente legate alla protezione della salute umana e degli ecosistemi (per esempio alcuni inquinanti ora presi in considerazione dalla normativa, quali benzene e pm10, non lo erano al momento della realizzazione della rete, che risulta almeno in parte sprovvista di adeguati strumenti di misura). La rete di monitoraggio regionale è attualmente in fase di adeguamento attraverso una serie di interventi finalizzati ad una migliore rappresentatività dei dati di qualità ambientali; gli interventi sono finanziati nell’ambito della misura 1.7 del POR Sardegna e consistono nella messa a norma di molta parte della dotazione strumentale attuale e nel riposizionamento di diverse stazioni di misura in siti rappresentativi. Si prevede che la rete di monitoraggio possa essere adeguata alle attuali esigenze di controllo entro la metà dell’anno 2008.

 

La relazione evidenzia alcune criticità relative al biossido di zolfo e ai PM10 (qualche volta anche all’ozono, sul quale però è più difficile intervenire, essendo in parte di provenienza extra-regionale) indicando complessivamente, anche le zone o agglomerati da risanare: l’agglomerato di Cagliari, comprendente anche i comuni di Quartu Sant’Elena, Quartucciu, Selargius, Monserrato, la zona di Sarroch, la zona di Portoscuso, la zona di Porto Torres e la zona di Sassari. Per quanto riguarda gli ecosistemi, dallo studio emerge una situazione di rischio moderato ma sufficientemente diffuso per l’ozono e situazioni di elevate concentrazioni di SO2 nelle aree di Sarroch, Portoscuso, Porto Torres, Sassari, quest’ultima anche per l’influenza delle emissioni dell’area industriale di Porto Torres. Considerato che nell’agglomerato di Cagliari, comprendente anche i comuni di Quartu Sant’Elena, etc., sono presenti importanti ecosistemi da preservare (stagni di Molentargius e Santa Gilla) si è ritenuto opportuno indicare per gli ecosistemi le stesse zone definite per la protezione della salute umana; in tal modo la zonizzazione per la protezione degli ecosistemi e per la protezione della salute umana vengono a coincidere. Gli elementi di incertezza che derivano sia dalle stime modellistiche, sia dai risultati di monitoraggio hanno inoltre fatto ritenere prudente proporre, anche alla luce dei risultati della fase preliminare dello studio, un elenco di zone da tenere sotto controllo con un adeguato monitoraggio, oltre naturalmente quelle da risanare. Queste zone comprendono i territori dei maggiori centri urbani e i comuni nelle cui vicinanze sono presenti attività industriali o comunque pressioni ambientali di rilievo, come porti o aeroporti, nello specifico comprendno i territori di: Alghero, Olbia, Siniscola, Nuoro, Ottana, Macomer, Oristano, Nuraminis, Samatzai, San Gavino, Villacidro, Villasor, Iglesias, Carbonia, Gonnesa, Sant’Antioco, San Giovanni Suergiu, Villa San Pietro, Pula, Assemini, Elmas.

 

E ora vediamo quali sostanze tossiche compongono l’aria che respiriamo:

 

Ossidi di zolfo – gli ossidi di zolfo sono principalmente costituiti da SO2 che è un gas incolore, non infiammabile, di odore pungente. Piccole quantità di fondo naturale derivano da attività microbiche e da emissioni vulcaniche, peraltro, le principali sorgenti sono le attività dell’uomo: centrali termoelettriche, impianti industriali (raffinerie, fonderie) gli impianti termini non alimentati a gas naturale, gli autoveicoli diesel. L’anidride solforosa rimane in atmosfera per circa 5 giorni, viene rimossa in buona parte dalle piogge. Tra i principali effetti sanitari: arrossamento delle mucose delle prime vie respiratorie fino a bronchiti croniche e, poiché aggrava le funzioni respiratorie ha effetti anche sul sistema cardiovascolare. Può agire in sinergia con le polveri fini.

Gli ossidi di zolfo provocano danni sugli ecosistemi acquatici e sulla vegetazione, infatti SO2 si ossida a SO3 per trasformarsi, a contatto col vapore acqueo, in acido solforico, uno dei costituenti principali delle "piogge acide". Gli effetti sulla vegetazione, degrado della clorofilla o la riduzione di fotosintesi, possono essere notati sui licheni, considerati indicatori biologici di tali composti.

 

Ossidi di azoto (NOx) – sono emessi dai processi di combustione e le principali sorgenti sono: traffico veicolare, impianti di riscaldamento e alcuni processi industriali. Gli ossidi di azoto emessi in atmosfera subiscono numerose trasformazioni fisico – chimiche contribuendo, in tal modo, alla formazione di numerosi inquinanti secondari, tra i quali l’ozono (O3). Tali inquinanti permangono in atmosfera da 2 a 6 giorni.

Possono provocare: irritazione agli occhi, irritazione delle vie aeree e, a concentrazioni elevate, bronchite, edema polmonare, enfisema, fibrosi del tessuto polmonare.

 

Composti organici volatili (COV) – sono sostanze che in aria abbandonano il loro stato fisico originario, liquido o solido, per passare alla fase gassosa. I COV sono legati alle emissioni di prodotti incombusti provenienti dal traffico e dal riscaldamento domestico e all’evaporazione dei carburanti durante le operazioni di rifornimento nelle stazioni di servizio p dai carburatori degli stessi autoveicoli. Fonti secondarie: le emissioni di solventi utilizzati nei lavaggi a secco, di sgrossatura, di tinteggiatura.

Il metano, che viene trattato come COV, è uno dei gas responsabili dell’effetto serra.

 

Benzene – sorgenti di benzene in aria sono: la combustione e l’evaporazione di combustibili che lo contengono, le industrie petrolchimiche e i processi di combustione. In ambienti chiusi: il fumo di sigaretta.

Gli effetti del benzene sulla salute umana sono deleteri: è un sicuro cancerogeno per l’uomo, danneggia gli organi legati alla formazione del sangue anche a concentrazioni che non causano irritazioni alle mucose, con insorgenza di anemia, leucopenia, trombocitopenia, ingrossamento pronunciato della milza.

 

Ozono (O3) – è la molecola composta da tre atomi di ossigeno. Si tratta di un inquinante secondario, non prodotto direttamente da attività umane, ma prodotto prevalentemente da reazioni complesse che coinvolgono ossidi di azoto, COV, accelerate dall’irraggiamento solare e dalla temperatura. La tossicità dell’ozono è dovuta al suo potere ossidante, ossia al fatto che reagisce con ogni tipo di sostanza biologica. Danni per la salute: agisce sul sistema respiratorio e sulle parti esposte all’aria, dove l’ozono esercita la sua azione sopratutto sulle proteine e sui lipidi delle membrane cellulari. Sono stati osservati sull’uomo fenomeni di irritazione degli occhi, del naso, della gola, mal di testa, difficoltà di respirazione e tosse collegabili alla presenza di ozono. L’ozono è un elemento tossico anche per la vegetazione perché, oltre ad avere un elevato potere ossidante, ha una grande facilità di penetrazione nelle foglie nonché una solubilità in acqua dieci volte superiore a quella dell’ossigeno. Ne consegue un invecchiamento fogliare e talvolta l’insorgere di necrosi.

 

Monossido di carbonio – è un inquinante tipico delle aree urbane, proveniente principalmente dai gas di scarico degli autoveicoli a benzina, è emesso nei processi di combustione in difetto d’aria/ossigeno nelle acciaierie, nelle raffinerie, nelle autofficine e nei garage. Il CO ha n tempo di residenza in atmosfera di circa 4 mesi. Effetti sanitari: il monossido di carbonio ha, rispetto all’ossigeno, maggiore affinità nel legarsi con l’emoglobina con la quale forma carbossiemoglobina (HbCO) Il gas inalato si fissa nel sangue, disturbando l’ossigenazione dei tessuti, dei muscoli del cervello e provoca mal di testa, disturbi psicomotori, infarti. Il valore di HbCO sale da un minimo dell’1.5 – 2% al 3% se si sta facendo intensa attività fisica, fino al 7% se si fuma, con una concentrazione di 20 – 30 mg/m3 in strade strette e con molto traffico.

 

Particolato atmosferico – si tratta di un’ampia classe di sostanza con diverse proprietà chimiche e fisiche presenti in atmosfera sotto forma di particelle liquide. Uno dei parametri più importanti per la definizione delle proprietà del particolato atmosferico è la sua dimensione. Il particolato atmosferico con diametro superiore a 10 mm può essere considerato relativamente poco pericoloso perché si deposita al suolo rapidamente e, se inalato, è trattenuto dalle prime vie respiratorie. Diverso il discorso riguardante le particelle con diametro inferiore, più pericolose perché riescono a penetrare più profondamente. L’inalazione di aerosol metallici può recare danno al sistema nervoso e al sistema circolatorio. Le sostanze organiche e in particolare gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA)  possono avere azione carcinogenica sulle cellule polmonari, mentre le particelle inorganiche possono fungere da vettori per virus e batteri.

Per quanto riguarda la vegetazione, i principali effetti sono: asfissia della superficie fogliare; blocco fisico delle aperture stomatali a causa della deposizione di particolato (influenza sui processi di fotosintesi, deposito di metalli) reazioni chimiche delle sostanze portate dal particolato; effetti indiretti sull’acidità del suolo.

 

IPA (Idrocarburi Policiclici Aromatici) – le principali fonti di inquinamento da IPA sono: impianti di distillazione del carbone; raffinerie; centrali termoelettriche; emissioni prodotte dal traffico veicolare; impianti di incenerimento. Sono microinquinanti ambientali ampiamente diffusi in varie matrici a causa della loro bassa reattività.

 

Un riassunto:

Relazione annuale sulla qualità dell’aria in Sardegna nel 2006.

La relazione analizza la qualità dell’aria nel territorio regionale sulla base dei dati provenienti dalla rete di monitoraggio regionale, gestita attualmente dalle Province, e dalla rete del Comune di Cagliari.

La relazione è integrata dalle seguenti appendici:
- nell’Appendice A è riportata una descrizione della rete di monitoraggio pubblica;
- nell’Appendice B sono contenute le tabelle riassuntive dei dati di qualità dell’aria;
- nell’Appendice C sono contenuti i grafici dei dati statistici mensili dei principali parametri monitorati;
- nell’Appendice D è riportato un breve riassunto delle norme in materia di qualità dell’aria;
- nell’Appendice E è riportata un breve descrizione delle principali sostanze inquinanti in atmosfera e sui loro effetti sulla salute umana e l’ambiente.

 

(foto C.B., archivio GrIG)

  1. gruppodinterventogiuridico
    28 Dicembre 2007 a 9:55 | #1

    da La Nuova Sardegna, 28 dicembre 2007

    I dati rilevati delle centraline gestite dalla Provincia di Cagliari presentati senza pubblico a Portoscuso. La qualità dell’aria migliora, lo stile no. Contestate l’esclusione del territorio dai controlli e la lettura dei dati.

    PORTOSCUSO. Decisamente in fase di netto miglioramento i dati rilevati dalle centraline della Regione sistemate nei centri dell’Area ad alto rischio di crisi ambientale. Ieri mattina, in municipio a Portoscuso, il responsabile del Servizio ambiente della provincia di Cagliari, Ignazio Farris, ha illustrato, di fronte ad un contesto numerico di persone interessate decisamente limitato, i valori rilevati dalle centraline sistemate a Sant’Antioco, Portoscuso, Paringianu e Carbonia. L’analisi complessiva è decisamente soddisfacente perchè, secondo i diagrammi, i tracciati delle macchine che hanno elaborato i dati e gli accertamenti sul campo, hanno dimostrato che la qualità dell’aria a Portovesme e dintorni è nettamente migliorata. Le apparecchiature sistemate in una vasta area del Sulcis Iglesiente, ad esclusione di Gonnesa e San Giovanni Suergiu, hanno competenza nella rilevazione della presenza di biossido di azoto, anidride solforosa, PM10 (polveri sottili) ozono e benzene. Soprattutto i tassi di benzene, sostanza altamente cancerogena, nell’arco di due anni sono stati ridotti ad un terzo mentre continuano a preoccupare le polveri sottili e l’ozono che sarebbe di natura estranea al Sulcis. «Il dato più incoraggiante – ha detto Ignazio Farris – arriva dall’abbattimento dello zolfo nell’aria, un inquinante che in passato ha fornito numeri preoccupanti mentre nel 2006 si è assestato a livelli decisamente compatibili». Un segno, è la spiegazione che viene data, di costante impegno da parte delle aziende che operano nel polo industriale di Portovesme che indubbiamente, oltre ad avere investito in nuove tecnologie per abbattere gli inquinanti, sono intervenute riducendo le produzioni in caso di disservizi negli impianti. Il numero dei superamenti orari delle soglie di rischio nell’arco di un anno sono pochissimi e limitati a tempi abbastanza ridotti. «Per quanto riguarda il benzene – si legge nella schede della Provincia di Cagliari – i valori risultano essere abbondantemente al di sotto di quelli di legge (9 microgrammi per metro cubo) e saranno molto più restrittivi a partire dal 2010». E’ l’ozono a creare problemi ma gran parte di questo elemento proviene dalla Francia e dalla Spagna e il tratto di mare che ci separa dai due paesi, che si affacciano sul Golfo del Leone, non riesce a ridurne la presenza. Non sono mancate però le polemiche nell’aula consiliare di Portoscuso e la prima a lanciare le frecciate contro la Regione è stata l’assessore all’Ambiente della Provincia Carbonia Iglesias, Carla Cicilloni, che ha rimproverato alla giunta Soru l’esistenza di un regime di sudditanza che il nuovo ente intermedio è costretto a subire a favore di Cagliari. «Sono qui a Portoscuso come invitata – ha commentato Carla Cicilloni – e apprendo i dati della ricerca solo in questo momento. Al presidente Soru avevamo chiesto che la gestione delle centraline venisse data a Carbonia Iglesias, invece, non solo le sintesi chimico-fisiche del 2006 sono in mano al capoluogo sardo ma anche quelli del 2007. Tengo a dire che a noi corre l’obbligo di rilasciare le certificazioni Aia e nonostante disponiamo di strutture in grado di effettuare controlli e rilevamenti tutto è in mano alla Provincia di Cagliari». Anche il sindaco di San Giovanni Suergiu, Enrico Piras e l’assessore comunale all’Ambiente di Gonnesa Erminio Melis, hanno lamentato che i loro centri non hanno avuto ancora installate le centraline di rilevamento. «Cosa veniamo a fare a queste riunioni – hanno detto i due amministratori – se i nostri Comuni non sono considerati alla stregua degli altri centri nonostante facciano parte dell’area ad alto rischio di crisi ambientale ?». Per il Comune di Portoscuso si è espresso il consigliere Angelo Cremone. «Ancora una volta – ha detto Cremone – assistiamo ad una cascata di dati senza che gli stessi vengano valutati nel complesso. Se è vero che c’è una calo degli inquinanti è anche vero che nessuno ci ha detto quali conseguenze possano fornire le miscele di benzene, ossido di azoto e di zolfo con ozono e metalli pesanti». Dalle prime indiscrezioni anche il 2007 è in linea con l’anno precedente e questo fatto, in attesa che le questioni ambientali passino in mano all’Arpa, è indubbiamente incoraggiante. Erminio Ariu

  2. Stefano Deliperi
    23 Dicembre 2007 a 17:44 | #2

    Della zona a rischio di crisi ambientale di Portoscuso e dei relativi inquinamenti ce ne siamo occupati molte volte, basta cercare in questo blog.

  3. 23 Dicembre 2007 a 12:37 | #3

    E che ne dite della situazione di Portoscuso?

  4. gruppodinterventogiuridico
    10 Dicembre 2007 a 10:14 | #4

    da Il Sardegna, 10 dicembre 2007

    Maglia nera dell’inquinamento, ma è solo colpa delle centraline ?

    Gli ecologisti: dopo sole 35 giornate di valori alti dovrebbero scattare provvedimenti.

    La maglia nera dell’inquinamento atmosferico viaggia per la prima volta verso la Sardegna. Ragionando solo con la freddezza dei numeri, Legambiente certifica il tracollo: Cagliari è tra le sette città italiane più inquinate. In realtà il capoluogo sardo non è avvolto dallo smog, semplicemente non ha le centraline adatte per rilevarlo. Il Comune giura però che stanno per arrivare. Ma diceva la stessa cosa esattamente un anno fa, in un’assemblea tra l’assessore Giagoni e gli ecologisti del Gruppo di intervento giuridico. Qualcosa allora non quadra, se Cagliari si trova nella top ten dello smog insieme a Vicenza, Verona, Padova, Reggio Emilia, Venezia e soprattutto Torino che risulta la città più inquinata in assoluto. E c’è una certezza: la soglia massima della presenza di polveri sottili nell’aria è stata superata per più di 115 volte in un anno, soprattutto

    nelle due centraline di piazza Sant’Avendrace e viale Diaz, in assoluto le più calde. Dati sballati o vero allarme smog ? Il dubbio resta, con il Comune che gioca il ruolo di pompiere: secondo il vicesindaco Onorato è solo un problema di rilevamenti, per questo non si è mai pensato a chiudere il traffico neanche nelle “domeniche ecologiche” che in tutta Italia rappresentano almeno un segnale contro l’inquinamento. Le centraline, secondo il Comune, sarebbero troppo vicine ad alcuni semafori, dove le auto in sosta farebbero schizzare verso l’alto i valori delle Pm10. Diametralmente opposta o quasi è la tesi degli ambientalisti: «Per legge il numero dei giorni consentiti è di 35 – ricorda Stefano Deliperi del Gruppo di intervento giuridico – dopo devono scattare i provvedimenti di riduzione del traffico veicolare da parte delle amministrazioni comunali. A Cagliari, invece, nonostante le pressanti denunce ecologiste, non è successo nulla. Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico ritengono che non si debba più

    tergiversare sulla salute dei cittadini: il Comune di Cagliari deve apportare quelle modifiche strutturali (più trasporto pubblico, meno auto private) e contingenti (divieto di traffico veicolare) necessarie per migliorare

    la qualità dell’aria». Forse però una boccata di ossigeno – è il caso di dirlo – arriverà quando saranno pronti i nuovi parcheggi multipiano. Perché come concorda l’assessore Onorato, in molte zone della città – su tutte il quartiere di San Benedetto – il traffico è elevato proprio per la carenza dei parcheggi e la costante ricerca di un posto libero da parte delle auto in marcia. Smog all’insù per colpa dei pochi posteggi: questo non è un azzardo. Jacopo Norfo

  5. gruppodinterventogiuridico
    21 Novembre 2007 a 22:46 | #5

    da Il Sardegna, 21 novembre 2007

    Inquinamento. I superamenti dei limiti massimi dello smog preoccupano il Comune che annuncia verifiche. Pm10, cercasi nuove centraline “Pronti a intervenire sul traffico”. L’assessore: ”Prima di prendere iniziative vogliamo la certezza che ci sia emergenza”.

    «Siamo pronti a limitare il traffico secondo le disposizioni di legge, ma prima vogliamo avere la certezza che esista un’emergenza in città legata all’inquinamento atmosferico». L’assessore al traffico Maurizio Onorato ieri ha avviato un’indagine conoscitiva sul rischio smog: i dati degli ultimi giorni, che avevano visto schizzare verso l’alto i dati delle centraline in viale Diaz e viale Sant’Avendrace, cominciano a preoccupare anche il Comune. Con qualche remora significativa: «Molto dipende da quando vengono fatte le rilevazioni – osserva l’assessore – se cioè la centralina si trova attaccato al semaforo quando c’è il rosso, è normale che dia un certo tipo di dati. Noi non abbiamo mai aderito alle domeniche ecologiche ritenendo che in città non ci fosse un problema di inquinamento atmosferico, ma questo non significa che non siamo pronti a intervenire». Eppure secondo le associazioni ambientaliste anche lo scorso anno era stata superata la soglia dei giorni di

    superamento della soglia di allarme, ma nulla era stato fatto per limitare il traffico nelle zone dove era più alta la concentrazione di polveri sottili. A novembre sono stati invece gli stessi dati forniti dal sito del Comune

    a rilanciare l’allarme: per sei giorni di fila le Pm10 erano andate alle stelle. E allora ? «Viale Diaz non è una strada che soffre particolari problemi di traffico – sostiene Onorato – nel senso che la circolazione scorre e ci sono soltanto due semafori molto distanti da loro. In piazza Sant’Avendrace è diverso, ma credo che molto dipenda dal posizionamento delle centraline». In realtà il fenomeno è stato certamente sottovalutato. «Lo dimostra il fatto che in un anno non ci risulta che siano state adeguate le centraline di rilevamento – spiega Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico – come ci era stato promesso in un incontro con l’assessore Giagoni. A Cagliari l’inquinamento atmosferico non è mai stato monitorato con i giusti mezzi e la giusta attenzione. E alcune strade, come via Sonnino o via Alghero, nelle ore di punta diventano vere e proprie camere a gas». Insomma i dati certi non esistono, tanto che nemmeno gli assessori competenti ne risultano in possesso. Però i numeri ufficiali sono quelli che vengono elaborati, ogni giorno, anche nello stesso sito del Comune. Ed è lì che si è registrata l’impennata delle polveri sottile nella seconda settimana di novembre. Che per ora non basta a far scattare provvedimenti d’urgenza: l’amministrazione comunale preferisce aspettare. Un po’ come nel settore dei rifiuti, dove la raccolta differenziata non decolla e i tempi si allungano a dismisura. E le lamentele si sprecano.

    Jacopo Norfo

  6. gruppodinterventogiuridico
    20 Novembre 2007 a 12:13 | #6

    da Il Sardegna, 20 novembre 2007

    Inquinamento atmosferico. Per sei giorni di fila a novembre le Pm10 oltre la soglia massima consentita. Smog, scatta l’allarme in città, polveri sottili mai così elevate. Viale Diaz e piazza Sant’Avendrace le zone più a rischio: colpa del volume del traffico. Gli ecologisti: “Un anno fa il Comune promise nuove centraline: non le abbiamo ancora viste”.

    Scatta l’allarme per l’inquinamento atmosferico in città. A novembre schizzano improvvisamente verso l’alto i valori delle polveri sottili, mai così elevati in passato nel capoluogo sardo. La città scopre la paura dell’inquinamento, gli ambientalisti contestano la politica comunale del traffico, mentre si scopre che le centraline di rilevamento non sono ancora dotate delle migliori strumentazioni tecnologiche. Nel frattempo non scattano le riduzioni del traffico: neppure una domenica ecologica in dieci anni, come se Cagliari fosse ancora una città “benedetta” dalle sue risorse ambientali. E invece lo smog è qui: precisamente in viale Diaz e piazza Sant’Avendrace, dove la concentrazione delle Pm10, le polveri sottili, sta salendo alle stelle. E a riscontrarlo con certezza sono proprio gli impianti di rilevamento e il sito del Comune: per ben sei giorni di fila, dal 5 al 10 novembre, è scattata la soglia di allarme in viale Diaz e piazza Sant’Avendrace. Sei giorni nei quali l’inquinamento atmosferico è stato ben oltre il limite consentito, in alcuni casi del 25 per cento sopra il “50”, il tanto che fa appunto scattare la soglia di allarme. E guarda caso i valori più alti di Pm10 si sono concentrati nelle due strade dove il traffico è maggiore. Dove la presenza di troppi semafori rende l’aria sempre più irrespirabile. Fino a far scattare le prime polemiche: «Noi l’allarme lo avevamo già lanciato un anno fa – spiega Stefano Deliperi, presidente del Gruppo di intervento giuridico – quando avevamo riscontrato i primi dati preoccupanti. Il Comune ci aveva assicurato che entro ottobre di quest’anno avrebbe adeguato le centraline di rilevamento, perché quelle esistenti non erano ancora sistemate correttamente. SI era parlato di un fondo Por di cui era titolare il Ctm, ma noi quei lavori di sistemazione non li abbiamo ancora visti partire». La conferma insomma che il problema dell’inquinamento atmosferico a Cagliari è stato sinora drasticamente sottovalutato. Quasi ignorato, come se non potesse mai diventare un’emergenza. Eppure i dati dicono esattamente il contrario: «Il numero di giorni entro i quali per legge è consentito già stato abbondantemente superato – insiste l’ecologista Deliperi – ed è la conferma che l’inquinamento non è mai stato monitorato con efficienza. Ci sono giornate in cui soffia lo scirocco nelle quali strade come via Sonnino o via Alghero diventano vere e proprie camere da gas, ma nessuno sembra farci caso. Le soluzioni ci sarebbero: il Comune dovrebbe avere il coraggio di chiudere al traffico certe zone, e non soltanto il fine

    settimana. Dovrebbe potenziare finalmente il trasporto pubblico, nei fatti e al di là dei semplici slogan. Invece sinora si è sempre incentivato soprattutto il trasporto privato». È la vecchia storia che i cagliaritani usano l’auto per qualsiasi spostamento, magari preferendo arrivare di fronte alla loro meta senza fare neanche un passo a piedi. In mezzo alle polveri sottili.

    Mai una domenica ecologica per fermare il flusso di auto.

    La convinzione. Le domeniche ecologiche ? Non abitano da queste parti. A memoria di cittadino, non si ricorda una sola giornata nella quale è stato fermato il traffico in nome dell’ecologia. Le limitazioni in città sono arrivate soltanto con le ztl, ma con lo scopo di agevolare i residenti del centro storico. Già la giunta Delogu, dieci anni fa, sosteneva che “le domeniche ecologiche a Cagliari non sono necessarie, non c’è mai stato un rischio smog in città”. E così si adeguò anche la prima e la seconda giunta Floris, forse sottovalutando un problema prevenzione. Eppure si è sempre sperato nel vento, nelle caratteristiche ambientali di una città baciata dalla fortuna, quella di avere un’aria pulita col profumo del mare. Poi le polveri sottili hanno iniziato a comparire sempre più alte nei rilevamenti delle centraline, ma ancora non si è presa alcuna decisione. Ora l’allarme è scattato: sarà ancora ignorato ?

    Jacopo Norfo

  7. marco
    19 Novembre 2007 a 22:28 | #7

    Aria inquinata, sembra.

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