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Il T.A.R. Sardegna si pronuncia sul piano paesaggistico regionale e su Tuvixeddu.

    

 

Ieri 14 dicembre è stata depositata le sentenza T.A.R. Sardegna, sez. II, 14 dicembre 2007, n. 2241 relativa al ricorso del Comune di Cagliari (avv.ti Ovidio Marras, Marcello Vignolo, Massimo Massa) contro il piano paesaggistico regionale – P.P.R.    Ventotto le censure prospettate dal Comune di Cagliari, solo tre quelle accolte dal T.A.R. Sardegna.   Marginali, riguardanti soprattutto le indicazioni cartografiche di Baracca Manna (piano di risanamento urbanistico) e di Terramaini, nonché della perimetrazione dell’area d’interesse archeologico-ambientale di Tuvixeddu dove non appare sufficientemente motivata l’estensione dei limiti.   Perimetrazione superata comunque dallo specifico provvedimento di tutela paesaggistica.   Già definita in precedenza l’ampiezza applicativa della procedura dell’intesa Regione – Provincia – Comune.  Respinte tutte le altre censure prospettate: dalla competenza della Giunta regionale, al rispetto del principio di partecipazione, dall’analisi conoscitiva alle disposizioni provvisorie di salvaguardia.   Di particolare interesse l’inammissibilità del motivo di ricorso che lamentava il mancato accoglimento automatico degli accordi di programma nel P.P.R.   

Ancor più rilevante è quanto statuisce il T.A.R. rispetto al preteso "rimaneggiamento" di norme e carte del P.P.R. "insistentemente insinuato, senza che si indichi alcun principio di prova".      E ancora il T.A.R. Sardegna: "gli atti allegati alla delibera di approvazione del piano, ed in particolare le cartografie, avrebbero subito gravi rimaneggiamenti sia prima della definitiva approvazione ed a procedimento concluso, sia addirittura dopo la stessa approvazione da parte della Giunta, aventi il fine, si ipotizza, di favorire alcuni soggetti, o di alterare in modo improprio assetti definiti, ovvero di introdurre variazioni sostanziali all’impostazione del piano, tali che avrebbero dovuto imporre la riapertura del procedimento.    Si afferma (da parte del Comune di Cagliari, n.d.r.), in sostanza, che la parte grafica e tecnica del piano, per le modalità con cui è stata allegata alla delibera, non sarebbe accompagnata da elementi formali che ne possano escludere una successiva, dolosa alterazione, sicchè non vi sarebbe certezza circa l’effettivo contenuto dell’atto approvato, con conseguente nullità dell’intero provvedimento, in quanto sarebbe in ogni momento possibile procedere, al di fuori di ogni controllo e di qualsiasi riapertura del procedimento, ad alterazioni delle cartografie.   Si tratta, all’evidenza, di illazioni anche gravi e di insinuazioni che non possono trovare spazio in questo giudizio".

 

 

Il 13 novembre erano state depositate tre sentenze (n. 2048 del 12 novembre 2007, n. 2049 del 12 novembre 2007, n. 2050 del 12 novembre 2007) da parte del T.A.R. Sardegna relativamente ad altrettanti ricorsi di Privati relativi all’edificabilità delle aree agricole: vengono a cadere le prescrizioni dell’art. 83 delle norme tecniche di attuazione del piano paesaggistico regionale – P.P.R. concernenti la presenza, a regime, della superficie minima (5 ettari per le colture intensive e 10 ettari per quelle estensive) per consentire la realizzazione di strutture a servizio della coltivazione del fondo.  Tuttavia, il T.A.R. Sardegna riconosce e conferma le competenze della Giunta regionale riguardo alla predisposizione di norme che incidano anche sulle competenze urbanistiche comunali per perseguire gli obiettivi di tutela, salvaguardia e valorizzazione del paesaggio e dell’ambiente.     

Lo scorso 31 ottobre erano già state depositate altre cinque sentenze da parte del T.A.R. Sardegna relative ad altrettanti ricorsi avverso il piano paesaggistico regionale – P.P.R.  Quattro (n. 2010 del 31 ottobre 2007, n. 2011 del 31 ottobre 2007, n. 2012 del 31 ottobre 2007, n. 2013 del 31 ottobre 2007) riguardo interventi immobiliari nei Comuni di Golfo Aranci e Santa Teresa di Gallura, comportanti l’annullamento della procedura dell’intesa Regione – Provincia – Comune (art. 15, comma 4°, delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.) per i Comuni dotati di piano urbanistico comunale – P.U.C. vigente alla data di entrata in vigore del P.P.R.    Un’altra sentenza annulla, su ricorso di Imprese interessate, il divieto generalizzato della cartellonistica pubblicitaria (sentenza n. 2014 del 31 ottobre 2007) lungo la viabilità regionale (art. 110 delle norme tecniche di attuazione del P.P.R.).

In precedenza, la sentenza T.A.R. Sardegna, sez. II, 8 ottobre 2007, n. 1810 sul ricorso n. 969/2006 presentato dai Comuni di Arborea e di Marrubiu, aveva evidenziato due aspetti fondamentali: la Confindustria non appare legittimata a proporre ricorso in quanto non può vantare alcun interesse leso, la competenza per l’approvazione del P.P.R. permane in capo alla Giunta regionale

Com’è noto, le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico sono intervenute ad opponendum davanti al T.A.R. a sostegno delle ragioni di salvaguardia ambientale presenti nel P.P.R. grazie al prezioso operato degli avvocati Carlo Augusto Melis Costa e Guendalina Garau.   Uno dei punti critici negativi evidenziati è stata proprio la procedura dell’intesa.

Nei prossimi mesi vi saranno le ulteriori udienze, fra cui, il 13 dicembre prossimo, quella relativa al ricorso n. 1019/2006 dei Comuni di Castelsardo, Valledoria, Bosa, Tempio Pausania, Gairo e delle società immobiliari Set s.r.l. e Vibrobeton s.r.l. dove siamo controinteressati, sempre presso la II Sezione (presidente Lucia Tosti, relatore Marco Lensi, componente Rosa Panunzio). 

Le associazioni ecologiste Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia e Gruppo d’Intervento Giuridico – uniche associazioni già intervenute davanti al T.A.R. Sardegna a sostegno delle disposizioni di salvaguardia ambientale del P.P.R. grazie al prezioso apporto degli avv.ti Carlo Augusto Melis Costa e Guendalina Garau – sostengono le ragioni di salvaguardia ambientale, paesaggistica e storico-culturale contenute nel piano paesaggistico regionale – P.P.R. e promuoveranno le ragioni del "no" al referendum sulla "legge salva-coste" (si voterà insieme al referendum sul gestore unico regionale delle risorse idriche il prossimo 29 giugno 2008) così come al referendum contro il medesimo P.P.R.  promosso da quelle forze politiche che hanno gestito la scorsa legislatura regionale con risultati scadenti in tema di tutela ambientale.     Altro che i presunti 20 mila posti di lavoro persi per "colpa" del P.P.R. e mai dimostrati da nessuno…

Si auspica che, avverso la sentenza T.A.R. Sardegna, sez. II, n. 2179/2007, depositata il 27 novembre 2007, che ha accolto il ricorso dell’on. Mauro Pili contro il pronunciamento negativo dell’Ufficio regionale per il referendum che non aveva ammesso la proposta referendaria sul piano paesaggistico regionale la Giunta regionale promuova ricorso in appello davanti al Consiglio di Stato, così come annunciato.    

Infatti le norme di base del P.P.R. sono contenute nel codice dei beni culturali e del paesaggio (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e non si comprende quale motivo – sul piano giuridico – possa consentire lo svuotamento delle sue previsioni attraverso un referendum su un atto amministrativo regionale.  

Lo stesso T.A.R. Sardegna sul P.P.R. ha detto testualmente che assicurerà "una protezione forte del paesaggio e dell’identità sarda, con sacrificio delle potenzialità edificatorie soprattutto nella fascia costiera, individuata e tipizzata…….. come bene paesaggistico" e che invece le aree dove vige erano soggette "da decenni ad aggressioni ormai giunte al limite della tollerabilità" (sent. sez. II, 27 novembre 2007, n. 2179).   

Questo non è andato giù soprattutto ad uno degli avvocati dell’on. Pili (insieme ai colleghi Giovanni Contu, Agostino Castelli, Silvana Congiu, Luigi Concas, Marcello Vignolo).   L’avv. Benedetto Ballero, già consigliere ed assessore regionale, ha affermato che "l’analisi del territorio compiuta con i Piani Paesistici del 1993 era stata non certo inferiore a quella presupposta ora dal Ppr" (La Nuova Sardegna, edizione del 29 novembre 2007). Affermazioni tanto sicure quanto smentite dai pareri del Consiglio di Stato in sede consultiva e dalle sentenze del T.A.R. Sardegna che, su ricorso ancora degli Amici della Terra, rispettivamente nel 1998 e nel 2003, hanno disposto l’annullamento dei piani territoriali paesistici del 1993 in quanto erano pesantemente illegittimi, prevedendo esattamente il contrario di quello che dovevano fare.  Com’è ben noto, tutelavano, infatti, più gli interessi immobiliari ed edilizi che l’ambiente ed il paesaggio.   Ed è a questa situazione che vogliono tornare gli avversari della pianificazione paesaggistica regionale.   Una situazione tanto comoda per tanti amministratori locali, speculatori edilizi, progettisti e loro legali.   Sta a tutti noi Sardi che teniamo a questa maledetta amata Isola impedirlo.       

    Amici della Terra, Lega per l’Abolizione della Caccia, Gruppo d’Intervento Giuridico

    

da http://www.regione.sardegna.it/, 14 dicembre 2007

Sanna: "Il Tar ha confermato la validità del Ppr".   L’assessore regionale dell’Urbanistica commenta positivamente il giudizio espresso dal Tribunale amministrativo in merito al ricorso presentato dal Comune di Cagliari su Tuvixeddu: l’impianto del Piano paesaggistico non è stato messo in discussione. Le osservazioni del Tar, infatti, hanno riguardato piccoli aspetti di carattere procedurale.

 

CAGLIARI, 14 DICEMBRE 2007 – L’assessore regionale dell’Urbanistica, Gian Valerio Sanna, commenta positivamente la sentenza del Tribunale amministrativo regionale della Sardegna in merito al ricorso contro il Piano paesaggistico regionale presentato dal Comune di Cagliari.    "I giudici amministrativi – spiega Sanna – hanno confermato, anche con questa sentenza, la validità del Ppr, la sua fattibilità, la competenza e la procedura seguita dalla Giunta. Tutto ciò rafforza e conferma il futuro della programmazione paesaggistica. Le osservazioni del Tar, infatti, hanno riguardato piccoli aspetti di carattere procedurale che non incidono sull’impianto portante del Piano".    Nel ricorso del Comune di Cagliari sull’area di Tuvixeddu, sottolinea Sanna, "è stata rilevata dai giudici una carenza della motivazione nella procedura di perimetrazione dell’area in sede di approvazione del Ppr". Analoga considerazione è stata fatta sulla cartografia prevista dal Piano di risanamento del Comune di Cagliari per le zone di Terramaini e Barracca Manna rispetto a quella del Piano.   L’assessore Sanna ricorda, infine, che il Tar con le osservazioni e le ripetute sentenze di questi mesi ha sostanzialmente fornito un importante e valido contributo giuridico al lavoro svolto dalla Giunta che, per prima in Italia, ha approvato un Piano paesaggistico che potrà ora essere utilizzato anche da altre Regioni. La Giunta tra l’altro ha deliberato di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, che ha ammesso il referendum sul Piano paesaggistico: lo annuncia l’assessore Sanna, confermando che l’ufficio legale della Regione è già al lavoro per predisporre il ricorso.    L’opposizione della Giunta è inoltre accompagnata dalla richiesta di valutare la possibile dichiarazione di illegittimità costituzionale del referendum abrogativo del Ppr ai sensi dell’articolo 75 della Costituzione. Non solo: insieme alla Regione potrebbe costituirsi anche il Governo nazionale, considerato che i Piani paesaggistici e la tutela del paesaggio sono strumenti per la tutela di un principio costituzionale in capo allo Stato e delegati alle Regioni, così come è sancito dal Codice Urbani.

 

 

da La Nuova Sardegna, 14 dicembre 2007 

"Respinto l’assalto delle lobby al piano paesistico regionale".  L’assessore Sanna esulta dopo che il Tar accoglie solo tre richieste di censura delle 30 presentate dal Comune di Cagliari.    Umberto Aime

 

CAGLIARI.    L’ultimo processo al Tar per il 2007 sul Piano paesaggistico era uno scontro tra titani: da una parte il comune di Cagliari, ricorrente, dall’altra la Regione, chiamata a difendersi. Sul tavolo c’era di tutto: da Tuvixeddu, cantieri bloccati, ai confini del centro storico. Su trenta richieste di censura, solo tre sono state accolte. Entusiasta la Regione: «Abbiamo respinto un altro assalto delle lobby». L’esordio di Gian Valerio Sanna è stato proprio questo: «C’era chi voleva dare una spallata al Piano, ma è rimasto deluso. Le osservazioni del Tar sono state soltanto formali e non sostanziali. Anche questa volta l’impianto è rimasto quello originale». – Vittoria su tutta la linea? «Bisogna essere sinceri, qualche rilievo c’è stato. E in particolare questo: avremmo dovuto attenerci non soltanto alle cartografie in nostro possesso ma anche alla situazione di fatto del centro storico di Cagliari, dell’area di Barracca Manna (storico territorio di abusivismo edilizio) e della piana di San Lorenzo, indicata dal Comune come zona d’espansione ». – Ma su Tuvixeddu è arrivata la mazzata? «I giudici hanno scritto che da parte nostra c’è stato soltanto un difetto di motivazione nell’ampliare il vincolo da trenta a cinquanta ettari. In particolare, c’è scritto che oltre allo stato archeologico dei luoghi, avremmo dovuto prendere in considerazione anche la situazione paesaggistica e quanto avvenuto negli anni nel contesto urbanistico cagliaritano ». – E questa non è sostanza? «No, è ancora forma. Forse sarà vero che ci può essere stato un difetto nel documentare la vastità del vincolo, ma noi adesso siamo andati oltre il confronto tra la cartografia storica e la situazione reale, perché ci siamo rifatti all’interesse pubblico e dunque abbiamo superato quanto c’è stato contestato con il vizio formale ». – Dunque a Tuvixeddu non riaprirà il cantiere della Coimpresa ? «Assolutamente. Soprattutto perché il Tar ha detto che l’accordo di programma preesistente al Piano paesaggistico tra Regione, Comune e Coimpresa (la società costruttrice) deve rientrare nelle nuove strumentazioni urbanistiche e non può essere considerato un elemento autonomo». – Resta da vedere cosa deciderà il Tar sul ricorso della Compresa ? «Leggeremo il dispositivo ma mi sembra chiaro che i giudici nel salvare l’impianto del Piano hanno detto che la Regione, in tutti gli interventi, ha fatto un buon lavoro. Anzi, in più di un passaggio ci fanno sapere che abbiamo approvato un atto amministrativo generale di pianificazione nel rispetto dei compiti assegnati alle regioni dal Codice Urbani e che il Piano è apprezzabile nel suo complesso». Fin qui le valutazioni dell’assessore regionale all’Urbanistica. Eppure nelle cento pagine dell’ultima sentenza del Tar ci sono anche degli accenni sui poteri della Regione. Poteri, a suo tempo, contestati dal comune di Cagliari, che proprio per il super vincolo su Tuvixeddu aveva ritenuto che ci fosse stato un eccesso di poteri e, allo stesso tempo, una violazione di quanto previsto dall’istruttoria. Ovviamente non è così per l’assessore Sanna, che sostenuto dall’avvocato della Regione, ha detto: «C’è stato contestato soltanto di non aver presentato i documenti che giustificavano il provvedimento esteso di tutela, ma su questo punto il problema è stato da noi stesso superato con il procedimento d’interesse pubblico». Da altri fronti le cento pagine della sentenza del Tar sono state lette in maniera opposta e soprattutto i contestatori del Piano hanno scritto che, ancora una volta, alla Giunta è stato negato il potere politico discrezionale sui futuri progetti. Questo è probabilmente il punto centrale della sentenza. I giudici amministrativi hanno ribadito che "la valutazione può essere affidata soltanto ad organismi tecnici senza nessun- ‘altra discrezionalità politica preventiva". È chiaro che l’ultima sentenza del Tar farà discutere ancora, e insieme alle pagine scritte dai giudici nel girone delle polemiche finirà anche questa affermazione dell’assessore: «Abbiamo sconfitto i poteri forti».

 

"Presenteremo un ricorso".

CAGLIARI.    Il referendum sul Piano paesaggistico è anticostituzionale. Sarà questo il punto forte del ricorso della Regione al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar, che ha ammesso la consultazione. Lo ha detto l’assessore all’Urbanistica, Gian Valerio Sanna, che nell’annunciare l’appello è andato oltre le questioni giuridiche: «Siamo convinti – ha affermato – che dobbiamo opporci in tutte le sedi al tentativo politico di mettere in discussione una legge che ha cambiato il volto della Sardegna. Nel caso concreto, il Piano ha per noi lo stesso valore dei trattati internazionali, degli accordi militari e della finanza locale che non possono essere sottoposti all’istituto del referendum». Inevitabile la bordata per il deputato di Forza Italia Mauro Pili, promotore del ricorso presentato (e accolto) al Tar dopo la bocciatura del referendum da parte dell’Ufficio regionale: «Dovrebbe occuparsi della nostra e della sua terra nello scacchiere nazionale e invece continua a puntare il suo dito contro la Regione. Questa sua smania lascia intendere che a Roma non sta bene e vuole ritornare a Cagliari, ma questo è un suo problema e non può essere il nostro».

 

"Sconfitti giunta e i suoi ok politici".

CAGLIARI.    È inevitabile, quando c’è di mezzo il Piano paesaggistico, che persino le sentenze siano lette su un fronte come segnale di vittoria e sull’altro come "sconfitta della Regione". Questa volta a dire che i giudici amministrativi hanno dato torto alla giunta Soru, è Alberto Boi, portavoce del Centro regionale Servizi Urbanistici. Per la verità anche in passato la lettura delle sentenze da parte del Crsu è stata sempre opposta a quella dell’assessore Gian Valerio Sanna o del presidente Renato Soru. E anche questa volta è così e sin dalle prime righe del comunicato diffuso poche ore dopo la conferenza stampa dell’assessore: «Il Tar – scrive Boi – ha annullato le parti fondamentali del Piano paesaggistico». Dichiarazione forte e in evidente contrasto con la soddisfazione invece comunicata proprio da Gian Valerio Sanna. Il perché della diversa valutazione è spiegato dal Crsu subito dopo: «Il Tar – si legge – ha annullato l’articolo che consentiva alla Giunta regionale il condizionamento politico sul rilascio delle licenze edilizie per gli alberghi, gli interventi residenziali e le attività agricole». In altre parole, sostiene Boi, la Giunta è stata privata della cosiddetta valutazione politica . «Il Tar – si legge ancora nel comunicato Crsu – ha invece confermato che la valutazione di conformità del progetto spetta solo ad organismi tecnici e dunque è illegittima l’ipotesi di un’approvazione preventiva da parte di un organismo politico qual è la Giunta regionale». Per il Centro Servizi Urbanistici, la Regione è uscita sconfitta anche quando il Tar ha contestato la perimetrazione del centro storico di Cagliari: «Ha inserito nel Piano una situazione irreale». «A questo punto – è scritto nelle ultime righe del comunicato – l’assessore farebbe bene a rimodulare il Piano visti i nuovi e gravi rilievi sostanziali e formali».

 

                  

da L’Unione Sarda, 14 dicembre 2007

Tuvixeddu, il Tar boccia i nuovi vincoli.   Limiti alla discrezionalità della Giunta: non è organo tecnico.      Fabio Manca

 

Il Tar ha respinto 25 censure su 28, ma su questioni importanti per il Comune ha accolto le osservazioni. La Giunta regionale non può sostituirsi all’organo tecnico, dunque non può approvare o respingere un progetto privato o un’opera pubblica. I nuovi vincoli su Tuvixeddu sono illegittimi, così come è sbagliato il perimetro del centro storico di Cagliari. Con una sentenza di 110 pagine, la seconda sezione del Tribunale amministrativo regionale (presidente Lucia Tosti) ieri ha accolto una parte del ricorso del Comune di Cagliari contro il Piano paesaggistico. Il Tar ha respinto 25 censure su 28, ma se sull’impianto generale dà ragione alla Regione, riconoscendo l’importanza del «ponderoso» studio del territorio, ribadendo la legittimità a imporre norme di salvaguardia e ricordando la prevalenza gerarchica del piano regionale sugli strumenti comunali, sulle eccezioni specifiche riguardanti il territorio del Comune accoglie le osservazioni più importanti. E bacchetta viale Trento per l’assenza di «leale collaborazione» nella fase della pianificazione territoriale che ha impedito di «tener conto delle rispettive posizioni». CADONO I VINCOLI. Se ci fossero state quelle che Emilio Floris chiama «sinergie», la Regione non sarebbe incorsa in alcuni clamorosi errori che hanno, di fatto, travolto i nuovi vincoli sul colle di Tuvixeddu riaprendo le porte all’edificazione di una parte dell’area. Valga come esempio il caso del Monte della pace. Ritenuto dalla Commissione regionale del paesaggio un’importante area da salvaguardare, il colle non esiste più da 50 anni. Di più: è un quartiere e si chiama Is Mirrionis. Il Comune lo aveva scritto nelle osservazioni e i giudici del Tar lo avevano potuto verificare nel sopralluogo del 20 settembre scorso, assieme a numerose incongruenze sulla nuova perimetrazione. Per questo, non avendo «basi cognitive certe» il vincolo di 50 ettari apposto dalla Regione è ritenuto illegittimo mentre era giustificato quello previsto negli accordi di programma: 20 ettari. Se la Regione avesse esaminato le osservazioni formalizzate dal Comune, anziché ignorarle (come sottolinea il Tar), si sarebbe anche resa conto che Barracca Manna non è una zona agricola, che viale Monastir non è "Centro di prima e antica formazione". Per i giudici, «non c’è stato un puntuale esame dello stato dei luoghi». L’INTESA. La sentenza affronta ancora una volta l’istituto dell’Intesa, già minato da una sentenza precedente. Il Tar, in sostanza, riconosce eccessivo il raggio di discrezionalità della Giunta regionale e (mettendo in discussione l’articolo 15, comma 4,6, 7 – l’articolo 20 comma 1 – il 103 comma 5 – e gli ultimi due commi del 12) la limita ai casi in cui esista un quadro di regole certe. Significa, commentano gli avvocati del Comune Ovidio Marras, Massimo Massa e Marcello Vignolo (che si riservano un esame più approfondito), che «sul piano dell’interesse generale il Tar ha eliminato tutte le norme in cui il piano attribuiva alla Giunta un potere di veto e di controllo preventivo». L’organo politico, insomma, deve fare la sua parte. FLORIS CAUTO. «Dovrei essere soddisfatto per la parte che è stata accolta, in realtà non lo sono», commenta il sindaco di Cagliari. «Questa sentenza, bocciando la Regione, delegittima ulteriormente tutto il sistema politico sul quale i cittadini hanno già scarsa fiducia. Eppoi», aggiunge Floris, «perché i giudici sottolineano che le norme che riguardano i territori devono essere costruite in sinergia con chi li conosce, cioè l’ente locale, non contro. Il problema vero», conclude Floris, «è che Soru non discute con le altre istituzioni ma fa le cose d’imperio e qualche volta in maniera illegittima. E questa è la dimostrazione». Probabile il ricorso al Consiglio di Stato.

 

 

«Confermato, per i giudici il Piano è valido».

«Anche questa ultima sentenza del Tar ha confermato la validità del Piano paesaggistico della Regione e la sua fondatezza», questo il commento dell’assessore regionale dell’Urbanistica, Gian Valerio Sanna, «il Ppr è un esempio in Europa ed è normale che vi siano delle imprecisioni, ma dopo le circa 20 sentenze che ci sono state sono sorprendentemente soddisfatto. I vizi riscontrati sono sanabili». Secondo l’assessore Sanna, non ci sono, insomma, in questa sentenza stravolgimenti nel Piano paesaggistico né novità per quanto riguarda l’area di Tuvixeddu «essendo il ricorso presentato dalla Coimpresa oggetto di un’altra udienza». Sanna ha ha annunciato che la Giunta ha deliberato di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar che ha accolto il ricorso dei proponenti del referendum abrogativo del Piano.

 

L’annullamento della norma sull’intesa.

Il 30 ottobre il Piano paesaggistico aveva subìto il primo stop. Il quarto comma dell’articolo 15 delle norme di attuazione, quel passaggio del Piano che regola l’intesa fra chi propone (concessioni edilizie di cittadini, imprese, Comuni) e chi deve giudicare se la proposta può superare le regole urbanistiche (la Regione), era stato cancellato dal Tar. Con quella decisione, i giudici amministrativi avevano dato il via libera per gli interventi edilizi delle società i cui ricorsi erano stati accolti, ma anche per tutti quelli di imprese e cittadini previsti nei piani di lottizzazione convenzionati alla data di adozione del Ppr, in vigore dal 24 maggio 2006. Il Tar aveva rilevato che la norma non era presente nel Ppr adottato un anno e mezzo fa, ma era stata introdotta «solo in sede di approvazione del Ppr».

 

«Ma adesso chi dovrà pagare i danni ?».       Enrico Pilia

Il Tar ha rilevato che la Giunta si è arrogata poteri non previsti dalla legge. E con un provvedimento amministrativo, il Piano paesaggistico appunto, ha creato nuovi "procedimenti". Non lo poteva fare. Il Tar ha dato ragione al comune di Cagliari ma nella decisione ha "cassato" una serie di norme tecniche di attuazione del Ppr, tutte quelle con le quali la Giunta aveva subordinato un intervento edilizio proposto da un privato o da un’amministrazione a una propria delibera. E il rischio che si inneschi una reazione a catena con l’accoglimento di altre decine di ricorsi è reale. LA SENTENZA. Il Tar della Sardegna ha eliminato, annullandole di fatto, tutte le norme di attuazione del Ppr che attribuivano alla Giunta il potere decisionale su qualsiasi richiesta, poiché quelle norme «introducono un intervento della Giunta non previsto dalla normativa in vigore che aggrava in modo ingiustificato ed illegittimo il procedimento». Via libera, quindi, a una serie di interventi di privati e di amministrazioni senza dover passare attraverso l’autorizzazione della Giunta. E su quegli interventi l’esecutivo non potrà esercitare il potere di veto che invece si era riservata. Di particolare rilievo, nella sentenza del Tar, il passaggio della presentazione delle osservazioni al Ppr. Il procedimento di approvazione del Piano prevedeva, infatti, la possibilità che privati, enti locali o associazioni interessate presentassero le loro osservazioni. Dopo la sentenza di ieri, gran parte delle cartografie allegate al Ppr, nonché la perimetrazione del territorio della Regione effettuata dai tecnici incaricati dalla Giunta rischiano, quindi, di essere totalmente stravolte, se il Tar dovesse rilevare – in relazione a un altro centinaio di ricorsi che deve essere ancora esaminato – l’illegittimo rigetto delle osservazioni su questo punto, dando ragione ai ricorrenti. Un dato: fra privati e altri enti, sono state presentate circa 2832 osservazioni. Particolarmente rilevanti sono quelle dei Comuni che hanno impugnato il Ppr, fra cui Olbia e Arzachena. Questi consigli comunali hanno contestato anche loro, attraverso osservazioni quasi tutte respinte o non esaminate dalla Giunta, l’illegittima perimetrazione e classificazione, da parte del Ppr, delle zone del proprio territorio. Il paradosso, quindi, è quello di uno sconvolgimento dello stato dei luoghi dell’intero territorio regionale impresso e stabilito dalla Regione con il Ppr. LE REAZIONI. Per Salvatore Cicu, deputato di Forza Italia, «è evidente che il conto dovranno pagarlo i sardi, il cittadino, la collettività, perché la botta che arriverà dalle cause di chi ha subìto ingiustizie sarà fortissima». Secondo Cicu «quanto accaduto è la manifestazione più totale dell’incapacità di gestire qualsiasi atto, a giudicare dalle dichiarazioni non sanno neanche gestire i fallimenti. Non si può continuare – conclude Cicu – a ignorare i Comuni, con i quali la concertazione è sempre necessaria». Sulla stessa linea un altro deputato, Mauro Pili (FI): «Il Tar toglie la lunga mano della Regione su Cagliari e dimostra che siamo di fronte a un Piano degli imbrogli, perfino delle manipolazioni cartografiche». Secondo Pili «è stato ribadito ieri che la politica non deve mettere mani sulla burocrazia, per fare del diritto un qualcosa da applicare solo se si è nemici o amici». Secondo il consigliere regionale Giuseppe Atzeri (Psd’Az) «la certezza del diritto, in una democrazia, è la base. Ecco perché servono regole ferre anche in materia urbanistica, osservate da tutti. L’arbitrio di questa Giunta doveva essere sanato». L’URBANISTA Alberto Boi, consulente delle Procure sarde su materie urbanistiche, suggerisce: «Sarebbe meglio che, anziché attendere le future decisioni del Tar, si rimpostasse il Ppr, eliminandone le gravi illegittimità sostanziali e formali. Senza attendere implicazioni non solo amministrative».

 

 

da Il Sardegna, 14 dicembre 2007

Sul Ppr la Regione batte Cagliari. Tuvixeddu, l’incognita sui vincoli. Sentenza favorevole del Tar dopo il ricorso del Comune. La Giunta perde però il diritto di veto.    Enrico Fresu

 

La Regione ha retto il colpo del Comune di fronte al Tar sul piano paesistico. Ventotto le contestazioni del Municipio, poche quelle accolte dai giudici di piazza del Carmine. Resta aperta la questione Tu vixeddu, affrontata dalla sentenza ma ancor a oggetto di un ricorso specifico di Coimpresa. Il Tribunale ha stabilito che la Regione non ha rispettato le giuste procedure per vincolare il colle, come sostenuto dal Comune. Ma l’assessore agli Enti locali Gian Valerio Sanna è sereno: non cambia niente, ha detto, l’errore è già stato sanato. Il dispositivo dice che questa giustificazione non basta. La palla resta ai giudici. Intanto ci sono centodieci pagine di sentenza del tribuna le amministrativo che mettono fine allo scontro fra Cagliari e viale Trento. Un a lunga serie di lamentele motivate, quelle del Comune, che hanno trovato in gran parte risposte come "infondato", "inammissibile". Salvo che in alcuni casi. Il potere di veto della Giunta regionale, per esempio: il Ppr prevedeva che su ogni intervento urbanistico proposto dai Comuni ad avere l’ultima parola fossero Renato Soru e i suoi assessori. Una prassi, secondo le rimostranze presentate dal Comune, che poteva creare condizioni ottimali per ingerenze politiche, e non tecniche, sullo sviluppo di paesi e città. «Un sindacato preventivo sulla fattibilità di un intervento edilizio o valutazione politica », scrive il Comune nel ricorso, «che non garantisce affatto il rispetto dei valori che si dovrebbero tutelare». Solo un organo tecnico, secondo gli avvocati di via Roma, dovrebbe intervenire sulla materia per verificare la conformità di un progetto alla norma paesistica. Obiezione accolta: la Giunta regionale non potrà più mettere becco sulla realizzazione di un palazzo, ristrutturazione di un residence o altri interventi. Confermato, in vece, il valore dell’intesa tra enti per l’autorizzazione agli interventi. Ogni mattone che si vorrà posare nelle aree che ricadono nella competenza del Piano dovrà passare sul tavolo dei tecnici di Regione, Provincia e Comune. C’È Anche spazio, nel dispositivo della sentenza, per la soluzione di un "incidente diplomatico": i legali del Municipio accusavano la Regione di essere troppo autoritaria e di dare risposte "contrarie allo spirito di collaborazione con le amministrazioni locali". Lo scontro era nato su Terramaini e Baraccamanna, aree blinda te secondo la Regione, oggetto di pianificazione urbanistica per il Comune. Il Tar ha dato ragione ai legali di quest’ ultimo, viale Trento dovrà rimettere mano alle carte e rivedere la sua concezione di quelle aree. E, la prossima volta, usare toni più garbati nel rispondere alle obiezioni della controparte. Dieci pagine su oltre cento sono dedicate alla necropoli di Tuvixeddu, dove la Regione ha ampliato il vincolo passando da 10 ettari a 50 tondi. Impossibile anche solo far comparire una cazzuola, in quella zona. Il tribunale amministrativo ha stabilito che la Regione ha il potere di vincolare quel tipo di aree, ma ha sbagliato la procedura. La sostanza non cambierebbe: Tuvixeddu è stato, con un altro sistema, considerato di rilevante interesse pubblico. Il vincolo resta, fino a nuova sentenza.

        

            

da L’Altravoce (www.altravoce.net), 14 dicembre 2007

Piano paesaggistico, dal Tar 3 sì e 25 no al ricorso del Comune di Cagliari. Troppo estesa l’area vincolata a Tuvixeddu.   Marco Murgia

Il Piano paesaggistico regionale tiene botta, almeno a sentire l’assessore regionale all’Urbanistica Gianvalerio Sanna. Con l’attesa sentenza del Tar sui ricorsi presentati dal Comune di Cagliari, depositata ieri, «si esaurisce il grosso dei pronunciamenti del Tribunale amministrativo che avrebbero potuto incidere pesantemente e in modo determinante sul futuro della programmazione paesaggistica»: significa, in sostanza, che «l’impianto e la sostanza reggono» mentre tutti i rilievi accolti e rilanciati dai giudici «riguardano piccoli aspetti procedurali» che non ne intaccano la tenuta. Un ragionamento, quello della Giunta, che vale in generale ma anche nel caso specifico.  È una sorta di giro di boa che la Regione compie con «soddisfazione completa e consapevole»: la rotta è sempre quella di considerare gli appunti mossi dai giudici come «contributi importanti verso il perfezionamento del lavoro» per cementare la diga attorno al piano. Certo, chiarisce Sanna, servono piccoli accorgimenti – quando non sono già stati presi dal momento della presentazione del ricorso a quello della sentenza – ma i tasselli sono tutti al loro posto. Le sentenze depositate in un anno «sono una ventina», con ricorsi «tutti basati sulle procedure e non sull’impianto»: una tornata da cui «esco sorprendentemente soddisfatto», anche perché i comuni «tra cui quello di Cagliari, continuano a collaborare con la Regione».

L’incognita del referendum abrogativo.

La ventunesima sentenza ha pesato decisamente più delle altre: è quella che aveva accolto il ricorso contro la bocciatura dell’Ufficio elettorale regionale sul referendum abrogativo per il Piano. Anche in questo caso la strategia di viale Trento è netta: impugnerà il pronunciamento del Tar davanti alla Consulta, «con la possibilità, ancora tutta da verificare, che lo Stato si schieri al nostro fianco». Non è una esagerazione, perché in materia ambientale «l’Italia ha ratificato nel gennaio 2006 un trattato internazionale» e perché la stessa materia rientra fra quelle indicate come non ammissibili al referendum abrogativo dalla Costituzione: i margini di manovra, chiarisce l’assessore, ci sono tutti. Più in generale: «Quando abbiamo presentato il Piano paesaggistico è venuto fuori in modo strumentale un moto pro autonomia sulla cui scia sono stati presentati molti di quei ricorsi. Ma se si guardano i proponenti non sono mai "poveri cittadini". Le resistenze sono tutte dei forti». C’entra con il ricorso sulla ammissibilità del referendum? Eccome, secondo l’assessore: «Il ricorso è presentato da chi dovrebbe interessarsi della Sardegna nello scacchiere nazionale e invece si occupa di questo strumento: evidentemente si sta organizzando per il governo della Regione». La stoccata è tutta per il deputato di Forza Italia Mauro Pili: Sanna non lo nomina ma chi sia il destinatario è ovvio.

Su Tuvixeddu «serve solo maggiore collaborazione».

Torniamo ai ricorsi presentati dal Comune di Cagliari: 28 le censure proposte e tre quelle ritenute accoglibili dal collegio giudicante, formato dalla presidente Lucia Tosti e dai consiglieri Rosa Panunzio e Franco Scano. La sentenza, di 110 pagine, è la numero 2241. A guardare i numeri, la bilancia pende tutta dalla parte della Regione: ma l’attesa su questo pronunciamento era alta. Due delle tre censure accolte toccano procedure sull’impianto generale del Piano, mentre la terza riguarda la necropoli di Tuvixeddu: non sul contestato blocco dei lavori – il ricorso di Coimpresa deve essere ancora analizzato – ma su un passaggio già superato dalla dichiarazione di "notevole interesse pubblico" sul sito, «legittima e autonoma» rispetto al Ppr: il punto è che «non abbiamo prodotto una sufficiente documentazione».  Al centro della contestazione del Comune di Cagliari c’è lo strumento dell’Intesa. Già oggetto di ricorso per i comuni non ancora dotati di Puc – era il famoso comma 4 dell’articolo 15 – in questa occasione si parla delle modalità di utilizzo dello strumento. Al comma 7 e nei seguenti c’è la dicitura che prevede l’accoglimento «previa approvazione della Giunta». È un passaggio che secondo il Comune di Cagliari potrebbe avere un peso politico e non tecnico sulla lettura dello strumento: rilevazione accolta dal Tar. Nessun problema, secondo l’assessore: sarà cancellata «perché la Regione fa già parte dell’intesa, e non c’è quindi bisogno di una ulteriore discussione». Con la giustificazione che l’inserimento della frase serviva unicamente «per dare valenaza amministrativa a quanto sancito durante un accordo negoziale».   «Ci vengono contestate», è la seconda censura accolta, «le cartografie di Terramaini e Barracca Manna, da noi considerate aree naturali mentre Cagliari rivendica in quelle aree lo stato di pianificazione». Due letture diverse, «perché la Regione ha tenuto conto dell’edificato e non delle previsioni future: tutto sanabile, ci dicono i giudici, con un invito a una leale e maggiore collaborazione».   Diverso il discorso su Tuvixeddu: nel mirino dei giudici ci sono le estensioni del vincolo archeologico introdotte dalla Regione in una seconda fase. Secondo il Tar «la nuova perimetrazione della zona di Tuvixeddu, come risulta nella cartografia allegata al piano, ed inserita secondo la legenda fra le "Aree caratterizzate da preesistenze con valenza storico culturale nell’ambito del paesaggio costiero n. 1 Golfo di Cagliari" non appare, dalle risultanze probatorie acquisite alla causa, supportata da idonei approfondimenti. Non vi sarebbe stato un puntuale esame dello stato dei luoghi «nè un percorso ricognitivo, accertabile a posteriori e doverosamente assunto a base di quello che si configura, per la maggior parte, come un vincolo nuovo senza basi cognitive certe, quanto meno nella fase dell’approvazione del Piano paesistico».    Secondo Sanna «il Tar sostiene che il Piano regionale ha individuato determinate zone allargando il vincolo rispetto all’area archeologica e inserendola in quella paesaggistica: è nei poteri della Regione, ma non abbiamo prodotto una sufficiente documentazione, anche se l’area era stata dichiarata di notevole interesse pubblico». Se questo non dovesse essere abbastanza, «servirebbe una istruttoria».   Niente di irrimediabile, insomma. Quello che conta, ribadisce l’esponente della Giunta, «è la portata del Piano, il primo presentato in Italia dopo il Codice Urbani e preso ad esempio in Europa: ora in Croazia, poi andremo in Portogallo». Certo «è normale che vi siano delle imprecisioni», ma potranno essere risolte «proprio grazie ai pronunciamenti dei giudici: a quel punto sarà un esempio di piano utile per tutte le regioni»: anche se qui in Sardegna si fatica a rendersene conto.

 

(foto S.D., archivio GrIG)

 

  1. C.D.
    18 Dicembre 2007 a 13:36 | #1

    da L’Altravoce 18 dicembre 2007

    Gli inutili assalti al Piano paesaggistico: il Tar ne esalta rigore e qualità.

    Le sentenze oltre le bugie dell’informazione.

    di Carlo Dore

    1. Premessa.

    «Uno dei fondamentali obiettivi del Piano (per la maggior parte raggiunto) è stato quello di far conoscere il territorio sardo attraverso un vastissimo lavoro di indagine dello stato dei luoghi (…). Gli esiti di tale lavoro (…) sono la oggettiva dimostrazione dello svolgimento di uno studio approfondito e dettagliato del territorio sardo mai in precedenza condotto con tanta accuratezza e specificità».

    Non sono parole di un gruppo di fondamentalisti, difensori dell’ambiente contro tutti e contro tutto. Sono semplicemente uno dei passaggi fondamentali della sentenza n. 2241/07 con cui il Tar Sardegna ha definito il procedimento proposto dal Comune di Cagliari contro il Piano paesaggistico approvato dalla Giunta regionale il 5 settembre 2006. Piano contro il quale la lobby del mattone e del cemento aveva immediatamente scatenato una vera e propria battaglia, sommergendo il Tar di una valanga di ricorsi (si parla di alcune centinaia) e proponendo ben tre referendum abrogativi, su due dei quali – se ne verrà confermata l’ammissibilità – i cittadini sardi dovranno pronunziarsi all’inizio della prossima estate.

    2. La sentenza e le mistificazioni della stampa amica.

    Anche in questa occasione, come già era accaduto nelle sentenze pronunziate nei mesi scorsi sul primo gruppo dei ricorsi, i giudici del Tar hanno esaminato con lodevole scrupolo e grande professionalità le innumerevoli problematiche puntigliosamente sollevate da uno stuolo di avvocati, sottoponendo la normativa del Piano ad una analisi dettagliata e stringente.

    Il risultato complessivo del pronunciamento dei giudici, ad onta delle consuete mistificazioni dei referenti locali del cavaliere di Arcore che, spalleggiati da ben individuati mezzi di comunicazione (sedicenti “indipendenti”), si sono ancora una volta stracciati le vesti parlando di grave sconfitta del presidente Soru e della sua Giunta, costituisce, in realtà, una sostanziale conferma della legittimità del Piano nel suo impianto e nelle sue strutture portanti. Basterebbe osservare che le censure dei giudici si riferiscono prevalentemente a «incongruenze ed imprecisioni (…), giustificabili con la ponderosità del lavoro svolto, rispetto al reale stato dei luoghi».

    Per cui si può addirittura affermare che il Piano che, secondo i proclami dei detrattori, sarebbe uscito dalla contesa giudiziaria completamente distrutto, ne esce – se possibile – addirittura rafforzato. Al punto che c’è da chiedersi se il pasdaran Mauro Pili si autorecluderà nuovamente, per protesta, nel carcere di Buoncammino, o se, insieme ai suoi compari, si limiterà ad iniziare un più salutare sciopero della fame. Idea che potrebbe valere anche per il sindaco di Cagliari, normalmente silente, ma improvvisamente rivelatosi particolarmente battagliero.

    Se si considera che, su ventotto censure sollevate contro il Piano, ne sono state ritenute fondate solo tre, dovrebbe concludersi che chi esce sconfitto dalla vicenda è proprio il Comune di Cagliari.

    Il quale, anziché limitarsi a impugnare le parti del piano che potevano apparire realmente lesive delle sue prerogative (quali le imprecisioni, soprattutto cartografiche, riguardanti alcune aree della piana di San Lorenzo, di Baracca Manna, del Terramaini e dell’abitato di Pirri; l’estensione senza adeguati approfondimenti dell’area archeologica di Tuvixeddu; e la previsione della necessità dell’intesa e del sindacato preventivo della Giunta regionale in alcune ben precise situazioni) ha, invece, ritenuto di dover sparare “a palle incatenate” contro l’intero piano, avanzando addirittura il sospetto che la parte grafica e tecnica allegata alla delibera di approvazione del piano potesse aver subito una dolosa alterazione e costringendo, di conseguenza, i giudici del Tar a parlare di gravi illazioni ed insinuazioni da parte del Comune che, anche sul piano dello stile e del fair play istituzionale, ne esce letteralmente con le ossa rotte.

    3. Il Comune di Cagliari si oppone alla tutela del paesaggio.

    Ma, a prescindere dall’avversione contro la Regione e chi la guida, quel che è maggiormente da stigmatizzare nel comportamento del Comune è l’atteggiamento di profonda ostilità manifestato contro uno strumento di civiltà e di progresso, quale il Piano paesaggistico regionale, reso obbligatorio da una legge nazionale (il Codice Urbani), in sintonia con la Costituzione (art. 9) e con gli accordi internazionali (Convenzione europea sul paesaggio approvata a Firenze il 20 ottobre del 2000).

    Uno strumento grazie al quale la Sardegna è assurta agli onori della cronaca nazionale ed internazionale come antesignana della tutela dei valori del paesaggio e dell’ambiente contro gli assalti dei lanzichenecchi del 2000; nei cui confronti il Tribunale amministrativo ha espresso – sia pure implicitamente – un giudizio non certo positivo, quando ha affermato che, con la approvazione del piano, la Giunta aveva posto rimedio ad una situazione di «sfruttamento delle coste» che stava assumendo dimensioni veramente preoccupanti.

    4. Chi ha fermato la devastazione del paesaggio in Sardegna.

    Nella sua approfondita ricostruzione delle problematiche della difesa del paesaggio in Sardegna, il Tar non ha mancato di ripercorrere brevemente la vicenda dell’annullamento, verificatosi fra il 1998 e il 2003, dei 14 piani paesistici approvati nell’agosto del 1993, sottolineando che l’annullamento era stato determinato dal fatto che i piani, piuttosto che per assicurare una ragionevole tutela del territorio, erano invece «impostati ad una concezione urbanistica e di sfruttamento del territorio» medesimo; il che, sia detto per inciso, rende finalmente giustizia a Stefano Deliperi ed agli altri componenti delle due associazioni ambientalisti che, per aver impugnato quei piani, evidentemente illegittimi,avevano subito pesanti critiche, sia da destra che da sinistra.

    Il Tar ha, quindi, ricordato come, a seguito dell’annullamento dei piani, avevano riacquistato vigore nei vari Comuni strumenti di governo del territorio concepiti in un’epoca in cui le amministrazioni locali avevano come obiettivo quello di sfruttare il più possibile le coste, per lo più tramite lo strumento delle lottizzazioni private, evidenziando, infine, il deciso intervento della Regione che, dopo aver approvato le misure di salvaguardia (prima con il decreto “salvacoste” e poi con la legge n. 8/2004), in adempimento dei precetti dei Decreti Urbani del 2004 e 2006 aveva, in tempi ragionevoli, approvato il Piano paesaggistico regionale, ponendo così in essere una fondamentale opera di tutela del bene costituzionalmente protetto del paesaggio.

    Quel che il Tar non ha ricordato – ma la cosa non rientrava nei suoi compiti – è la colpevole, per non dire “criminosa”, inerzia delle giunte regionali avvicendatesi dal 1999 al 2004 (negli anni del malgoverno) che, non solo non si preoccuparono – com’era loro preciso dovere – di rifare i piani annullati seguendo le indicazioni contenute nelle sentenze di annullamento, ma addirittura resero vani tutti i tentativi dell’opposizione diretti a riavviare il processo pianificatorio (fra cui la proposta di legge n. 300, presentata da chi scrive e da altri consiglieri, fra i quali l’attuale assessore – e padre del PPR – Gian Valerio Sanna, e la stessa diffida, egualmente notificata da chi scrive alcuni mesi prima della conclusione della sciagurata legislatura.

    5. Il filo rosso con il piano integrato di Tuvixeddu.

    Date queste premesse, non è difficile spiegare l’accanimento degli esponenti politici della sedicente “casa delle libertà” contro il Piano paesaggistico e contro la filosofia che lo anima. Basterebbe pensare agli enormi interessi turistico-immobiliari in gioco soprattutto in Gallura, a cominciare dalla Costa Turchese che fa capo alla famiglia Berlusconi.

    Se invece ci si vuol limitare alla città di Cagliari ed all’accanimento del Comune contro il Piano, è certamente fondamentale evidenziare il filo rosso che, da quasi tre lustri, lega il Comune all’area di Tuvixeddu, dove – incuranti della presenza della più importante necropoli fenicio-punica del Mediterraneo – si pretendeva di realizzare un insediamento di oltre 400 mila metri cubi di cemento per 4-5 mila abitanti, tagliando il colle con una strada di scorrimento, in parte in sopraelevata e in parte in galleria, da realizzare interamente con fondi pubblici.

    C’è da dire che anche la Sovrintendenza e la Regione hanno dato il loro contributo per l’approvazione dello scellerato progetto: la prima non esercitando adeguatamente il proprio ruolo, e la seconda addirittura firmando, nel 1998, l’accordo di programma che ha consentito il varo dell’operazione.

    Ma certamente il ruolo fondamentale lo ha svolto il Comune, che ne ha anche fatto uno dei cavalli di battaglia del proprio ricorso al Tar. Di fronte ad una situazione ormai pregiudicata non si poteva fare granchè, e il Tar nella sua sentenza ne ha dato atto, dichiarando illegittima l’estensione del vincolo. Ma per fortuna, nel frattempo, è stata avviata la procedura di dichiarazione di notevole interesse pubblico prevista dall’art. 140 del Codice Urbani e, quindi, difficilmente il progetto potrà andare in porto.

    6. Conclusioni.

    Le conclusioni che si possono trarre alla luce della sentenza del Tar sono le seguenti:

    · la pianificazione paesaggistica non costituisce un optional ma un obbligo giuridico;

    · essendo il Piano un atto amministrativo generale di pianificazione e non un atto regolamentare, la competenza ad approvarlo non appartiene al Consiglio regionale ma alla Giunta;

    · il Piano paesaggistico approvato dalla Giunta Soru è non solo legittimo nel suo impianto fondamentale e nelle sue strutture portanti, ma anche apprezzabile per la accuratezza con cui cui è stato predisposto;

    · lo stesso Piano è uno strumento sovraordinato rispetto alla pianificazione provinciale e a quella comunale, che ad esso saranno obbligate ad adeguarsi;

    · spetta alla Regione non solo tipizzare ma anche individuare gli immobili o le aree da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione;

    · i vincoli connessi al carattere paesaggistico del bene, pur incidendo sulla proprietà privata sono vincolanti e non sono indennizzabili.

  2. gruppodinterventogiuridico
    15 Dicembre 2007 a 19:02 | #2

    da La Nuova Sardegna, 15 dicembre 2007

    L’ULTIMA SENTENZA DEI GIUDICI AMMINISTRATIVI SUL PIANO PAESAGGISTICO.

    Il Tar conferma: giusto il vincolo su Tuvixeddu. La Regione può imporre limiti e divieti all’edificazione su siti di interesse pubblico. Mauro Lissia

    CAGLIARI. Ridimensionata dal Tar l’area della città protetta dal vincolo, la Regione dovrà rivederne i confini. Ma al di là delle letture di parte la sentenza di ieri segna un punto a favore del governo Soru e del piano paesaggistico regionale, perchè stabilisce in forma definitiva quali sono le norme che contano e qual è l’ente pubblico chiamato ad applicarle. È stato il caso Tuvixeddu, eterna controversia cagliaritana, a fornire al Tar il destro per chiarire: il codice Urbani, una legge dello Stato, prevale su qualsiasi altro strumento e qualunque altro interesse che non sia quello pubblico.

    Dunque sui colli punici nessuno potrà mettere in piedi un solo mattone e la Regione non sarà neppure obbligata a risarcire i proprietari delle aree perchè si è limitata – prima regione in Italia – a tradurre nella pratica quanto i decreti legislativi 42 e 147 (il codice dei beni culturali e del paesaggio) prevedono: c’è l’interesse pubblico, poi vengono gli altri interessi. Nel caso di Tuvixeddu la tutela del bene coincide con l’esigenza fondamentale di difendere il valore della cultura e della storia. Esattamente quello che le ultime amministrazioni della città non sembravano volere, come confermano le iniziative legali avviate per contrastare il Piano paesaggistico e assicurare alle imprese private la possibilità di intervenire pesantemente attorno alle aree archeologiche che dominano la città. Ora però la strada della cementificazione dei colli si è fatta impervia. I giudici amministrativi hanno bocciato seccamente venticinque delle ventotto censure avanzate dai legali del Comune, partendo da una valutazione che sembra voler chiarire come la pensa il tribunale sullo strumento elaborato dalla giunta Soru e sul lavoro che sta alla base del testo finale: «Uno studio approfondito e dettagliato del territorio sardo mai in precedenza condotto con tanta accuratezza e specificità». Chi legge abitualmente le sentenze del Tar sa bene quanto sia raro che i giudici lascino spazio a giudizi non strettamente legati al merito della causa e ai limiti rigorosi del diritto amministrativo: qui hanno sentito il bisogno di farlo e l’hanno fatto prima di bocciare in sequenza le censure del Comune. Presto il Tar dovrà esprimersi anche sul ricorso specifico che riguarda il vincolo imposto dalla Regione «per pubblico interesse» sull’area in cui la Immobiliare Coimpresa vorrebbe realizzare, con l’appoggio pieno dell’amministrazione Floris, un nuovo quartiere di lusso per circa seimila abitanti. I richiami frequenti al codice Urbani contenuti nella sentenza del 13 dicembre firmata dai giudici Tosti, Panunzio e Scano sembrerebbero però confermare anche su quest’aspetto la correttezza della linea seguita dalla Regione: «Dopo il codice Urbani – scrivono i giudici del Tar – si sancisce la centralità della pianificazione paesaggistica, vista come tutela dinamica del paesaggio, diretta a definire i criteri generali di gestione dei beni paesaggistici, e si riconosce la sua attitudine a conformare effettivamente sul piano sostanziale il ‘regime d’uso’ di determinate categorie di beni, riducendo gli spazi di discrezionalità in fase di autorizzazione, con previsioni che per scelta del legislatore, che non appare nè incongrua nè irragionevole, ma anzi coerente con la gerarchia dei valori sancita nella carta costituzionale “sono cogenti per gli strumenti urbanistici dei comuni, delle città metropolitane e delle province, sono immediatamente prevalenti sulle disposizioni difformi eventualmente contenute negli strumenti urbanistici…”». E’ un passaggio chiaro, che il Tribunale amministrativo ha voluto richiamare per allineare – almeno idealmente – il proprio giudizio alle migliori sensibilità ambientaliste: il bene paesaggistico è un bene di tutti, la sua tutela è un principio che prevale su qualsiasi volontà locale e su ogni interesse privato. Per opporsi a questo principio il comune di Cagliari e gli imprenditori riuniti nel consorzio Coimpresa rilanciano un accordo di programma firmato nel 2000, firmato anche da un’amministrazione regionale che non era quella attuale. Ma da allora ad oggi è entrata in vigore una legge nuova – il codice Urbani – che mette l’interesse pubblico al di sopra di tutti gli altri, offrendo la possibilità alle regioni di imporre un vincolo. Ed «è pacifico – scrivono i giudici del Tar – che il codice Urbani ribadisca la prevalenza gerarchica del piano regionale sugli strumenti di pianificazione provinciale e comunale». Così come «è altresì consolidato il principio secondo cui il sistema di tutela del paesaggio giustifica l’affermazione di limitazioni all’uso della proprietà dei beni tipizzati e individuati in attuazione – e qui i giudici citano la Costituzione – della funzione sociale della proprietà». E «il Codice – è scritto ancora nella sentenza – su questo versante codifica e rafforza il principio espresso dalla Corte Costituzionale circa la non indennizzabilità dei vincoli generali connessi al carattere paesaggistico del bene». L’orientamento dei giudici amministrativi appare ancora più chiaro quando scrivono che «spetta alla Regione non solo tipizzare ma anche individuare in modo puntuale e non equivoco gli immobili o le aree da sottoporre a specifica disciplina di salvaguardia e di utilizzazione». Ed è quanto la Regione ha fatto per i colli di Tuvixeddu e Tuvumannu, salvati forse per sempre dal cemento.

  3. Sandro
    15 Dicembre 2007 a 10:31 | #3

    Anche questa sentenza mi pare confermi la bontà del piano. Saluti.

  4. freak
    15 Dicembre 2007 a 9:58 | #4

    sarà contento Cualbu :) )

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