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Antonio Bassolino & Co. si dimettano e se ne vadano a casa.

 

 

Solidarietà e senso di responsabilità: che cosa aspettano il governatore ed ex commissario straordinario Antonio Bassolino e tutti gli altri responsabili della permanente ed istituzionalizzata "emergenza rifiuti" della Campania a dimettersi ed a ritirarsi a vita privata ?

Gruppo d’Intervento Giuridico

La gestione commissariale dell’emergenza rifiuti e depurazione acque del governatore della Campania e già sindaco di Napoli Antonio Bassolino condannata dalla Corte dei conti con la sentenza Sezione giurisdizionale della Campania n. 4174/2007 del 27 dicembre 2007.  Il governatore della Campania è stato condannato a rifondere 3,2 milioni di euro per danno erariale in favore della Regione Campania + 835,08 euro per spese giudiziali.      La sentenza risulta appellata.

L’intera gestione commissariale dell’emergenza rifiuti e depurazione acque risulta fortemente deficitaria, in particolare proprio in Campania, come chiaramente indicato nella deliberazione della Sezione centrale di controllo della Corte dei conti sulla gestione delle Amministrazioni dello Stato n. 6 del 14 maggio 2007.  

Una semplice citazione, a puro titolo di esempio: "E’ da stigmatizzare l’inerzia commissariale nel non affrontare con forza le cause del mancato decollo della raccolta differenziata, con provvedimenti chiari ed inequivoci nei confronti delle autorità competenti. Così, in generale, non si è proceduto all’incentivazione della raccolta differenziata tramite l’introduzione della tariffa sui rifiuti modulata sulla quantità d’indifferenziato conferito al servizio di raccolta cittadino, né ad iniziative di incentivazione per coloro che attuano la raccolta differenziata, il compostaggio ed il conferimento alle isole ecologiche promosse da Comuni e Province. Ciò, a parte i danni di ordine ambientale evidenti, potrebbe avere provocato anche danni finanziari alle casse pubbliche, derivanti sia dai mancati introiti per la vendita del materiale raccolto in maniera differenziata che dai costi di conferimento dei rifiuti indifferenziati agli impianti di smaltimento.  D’altronde, nelle relazioni consuntive sull’attività svolta dai Commissari alle autorità preposte, non vengono quasi mai affrontati i problemi delle basse percentuali di raccolta differenziata, né aggiornati i relativi dati. Ciò risulta particolarmente sintomatico della scarsa considerazione strategica del problema del decollo della raccolta differenziata da parte delle varie strutture commissariali".

 

da La Repubblica, 14 gennaio 2008

Informazioni utili sull’appalto per lo smaltimento dei rifiuti in Campania.   Giovanni Valentini

È già singolare che una forza politica rappresentata in Parlamento, nelle amministrazioni locali e perfino nel governo nazionale, decida di acquistare una pagina pubblicitaria su un giornale non per diffondere le sue idee o raccogliere voti, ma per difendersi dalle accuse che le vengono rivolte. Lo hanno fatto l’altro ieri i Verdi con un "avviso a pagamento" su Repubblica, per chiarire quali sono le loro "colpe" sull’emergenza rifiuti o meglio quelle che – come si legge nel testo – "in modo disonesto e strumentale, molti cercano di scaricare" su di loro.È un’autodifesa che merita di essere presa in considerazione, almeno da parte di chi vuole capire – al di là delle strumentalizzazioni politiche e mediatiche – chi sono i veri colpevoli di questo disastro ambientale e civile, a cominciare dalle imprese appaltatrici guidate dall’Impregilo che l’hanno determinato.     Premesso che "da 14 anni la legge attribuisce al Commissario straordinario tutte le competenze e i poteri per l’emergenza rifiuti in Campania", i Verdi riassumono in otto punti quello che hanno fatto nel frattempo: 1) hanno chiesto più volte di sciogliere una "struttura commissariale inefficace e inadeguata" che fra l’altro ha sperperato due miliardi di euro dei contribuenti; 2) hanno contrastato il "fallimentare" Piano di smaltimento dei rifiuti che ha prodotto cinque milioni di ecoballe; 3) hanno denunciato costantemente il giro del malaffare camorristico e le infiltrazioni delle ecomafie nel traffico dei rifiuti; 4) hanno proposto un moderno modello di gestione dei rifiuti, in linea con le Direttive europee; 5) hanno contributo ad avviare la raccolta differenziata in oltre 150 Comuni della Campania; 6) hanno sostenuto la realizzazione dell’unica discarica controllata e funzionante nella regione, quella di Serre; 7) hanno ottenuto la possibilità di commissariare i Comuni che non effettueranno la raccolta differenziata; 8) e infine, hanno contribuito a fermare il meccanismo perverso del cosiddetto CIP6, oltre 30 miliardi di euro sottratti alle energie rinnovabili e destinati ad alcune potenti lobby industriali.      Le uniche "colpe" che i Verdi sono disposti ad ammettere, dunque, sono da una parte quella di aver detto "no ad affaristi, camorristi ed ecomafie" e, dall’altra, quella di aver detto "sì alla raccolta differenziata e alla salute dei cittadini". E chi è in buona fede, se proprio non vuole rendergliene merito, deve almeno prenderne atto. Il partito del Sole che ride farebbe bene, piuttosto, a riflettere sulla propria immagine, sulla propria credibilità e capacità di comunicazione, per verificare se in qualche caso non ha peccato di estremismo o di massimalismo, compromettendo l’efficacia delle sue iniziative.    Quali sono, allora, i nomi dei veri colpevoli? Lo stesso leader dei Verdi, il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, nell’intervista rilasciata mercoledì scorso al nostro giornale, ne ha fatto esplicitamente uno: quello di Cesare Romiti. E ha richiamato il "disgraziato appalto alla Fibe del gruppo Impregilo", la società di costruzioni e ingegneria di cui Romiti ha mantenuto il controllo dopo l’uscita dalla Fiat fino al 2005 e la presidenza fino al 2006, che ha prodotto 5 milioni di tonnellate di ecoballe.    Il nome di Cesare Romiti non figura per la verità nella richiesta di rinvio a giudizio depositata dalla Procura di Napoli per il processo che avrebbe dovuto aprirsi proprio oggi e che è stato rinviato per lo sciopero degli avvocati. Ma in compenso ci sono quelli dei suoi due figli, Pier Giorgio e Paolo, rispettivamente nella qualità di amministratore delegato di Impregilo e di direttore commerciale di Fisia Italimpianti controllata dallo stesso gruppo. Insieme ad altre 26 persone, tra cui spicca il governatore della Campania Antonio Bassolino, sono imputati "in concorso tra loro e con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso" di vari reati come frode, truffa, inadempimento dei contratti d’appalto, stoccaggio illegale di rifiuti e abuso d’ufficio.    Nelle 45 pagine del provvedimento, emesso dopo un’indagine durata cinque anni, c’è la ricostruzione precisa – data per data, cifra per cifra – del "puzzle" che ha originato l’emergenza in Campania da dieci anni a questa parte. E sebbene molti reati rischino di cadere in prescrizione, questo sarà comunque il primo processo sui rifiuti contro le imprese e i rappresentanti della Pubblica amministrazione, nel quale anche il Wwf si costituirà parte civile. Paradossalmente, oltre alla presidenza del Consiglio dei ministri e alla Protezione civile, nel lungo elenco delle parti offese compaiono la stessa Regione, tutte le Province e i Comuni della Campania.    A dare il via al grande scandalo della spazzatura è un’ordinanza commissariale del 12 giugno 1998, con cui furono indette le gare d’appalto per la gestione e lo smaltimento dei rifiuti. A seguito dell’aggiudicazione all’Impregilo e alle aziende controllate, i contratti vengono stipulati il 7 giugno 2000 e il 5 settembre 2001. Prevedono l’obbligo di costruire sette impianti di produzione di cdr (combustibile derivato da rifiuti); di edificare due termovalorizzatori e di gestirli secondo le prescrizioni della normativa di settore.     Ebbene, in base all’accusa della Procura napoletana, gli imputati hanno presentato progetti difformi dagli atti di gara o hanno realizzato impianti difformi dai progetti approvati, in violazione degli obblighi contrattuali. L’Impregilo dei fratelli Romiti e le altre società del gruppo hanno prodotto cdr di qualità diversa da quella concordata, con un potere calorifico inferiore e un’umidità superiore al 25%, ma soprattutto con valori di piombo, cromo, arsenico e cloro ben oltre i limiti previsti. Il compost non risultava idoneo a essere utilizzato per recuperi ambientali. In numerose circostanze le ditte appaltatrici "hanno rifiutato o fortemente ritardato il conferimento dei rifiuti solidi urbani con i camion delle aziende di raccolta", costringendo così il Commissario straordinario e i sindaci a disporre l’imballaggio della spazzatura e il trasporto in altre regioni italiane o all’estero. Spesso sia i trasporti sia la gestione delle discariche sono stati subappaltati, con il rischio di alimentare le infiltrazioni camorristiche. E infine, la grande balla delle ecoballe: in attesa di realizzare i termovalorizzatori, non è stato effettuato il recupero energetico dalle balle di cdr.     Quanto al Commissario Antonio Bassolino, al vicecommissario Raffaele Vanoli e al subcommissario Giulio Facchi, la loro colpa in sostanza è quella di non aver impedito che tutto ciò accadesse nell’esercizio delle loro funzioni. Nel provvedimento della magistratura, si cita un fitto elenco di ordinanze con cui gli amministratori pubblici hanno consentito la violazione degli obblighi contrattuali e la pratica dei subappalti. O comunque, non le hanno contestate e denunciate.      È per tutte queste ragioni che Raffaele Raimondi, presidente emerito della Corte di Cassazione, in qualità di magistrato e di presidente del Comitato giuridico per la difesa dell’Ambiente, ha presentato recentemente un ricorso contro l’Impregilo alla Corte europea per disastro ambientale. L’accusa, com’è già accaduto nei casi di Marghera e di Severo, è di aver attentato alla salute dei cittadini. E il reato in questione è ancora più grave di quelli contestati dalla Procura di Napoli, tanto da superare anche i rischi di prescrizione e i termini di indulto.

da Il Manifesto, 6 gennaio 2008

Tutto si spiega: è un Mistero napoletano.

 

Ho ricevuto nei mesi scorsi diverse sollecitazioni a intervenire sulla questione dei rifiuti a Napoli e in Campania. Ho sistematicamente declinato l’invito per il fatto di non riuscire a capire cosa succedesse esattamente. Come mai le autorità locali (responsabili dei governi regionale, provinciale e comunale) non sono mai stati seriamente contestati (fino a ieri) dalla popolazione per la loro incapacità o mancanza di volontà di affrontare il problema? I risultati elettorali delle ultime elezioni hanno premiato alla grande Antonio Bassolino e Rosa Iervolino per loro indubbi meriti, ma nonostante la assoluta inanizione rispetto alla questione dei rifiuti. E ancora non trovo una riposta. O, forse, la risposta sta proprio nella confusione, nel fatto che i diretti interessati concorrono a rendere la situazione poco chiara.   Non parliamo poi degli opinionisti: Dio ce ne scampi. Chi rivela al Tg1 che le responsabilità vanno individuate nelle regioni del Nord che si accordano con la camorra per portare a Napoli e in Campania i rifiuti tossici. Chi trova la soluzione affidando la gestione di Napoli a governanti stranieri (come un giovane autore intervistato con larghezza da Repubblica). Chi se la prende con la tolleranza dei napoletani. Chi – tanto per cambiare – richiede l’intervento dell’esercito.   Sulla prima spiegazione – nota da una decina di anni grazie al lavoro dei magistrati – c’è da obiettare che ciò non riguarda le cento mila tonnellate di rifiuti da smaltire ora. Il fatto stato è terribile e bisogna ancora indagare sul fenomeno e soprattutto sui suoi potenziali effetti. Ma c’entra poco o niente con le montagne di rifiuti, certo schifose, ma meno pericolose e certamente evidenti e alla luce del sole. Segue il solito gusto napoletano per l’autodenigrazione collettiva che non porta da alcuna parte. C’è poi sempre la trovata dell’esercito, sistematicamente ricorrente quando ci sono guai a Napoli, invocata questa volta non a caso anche dalla Lega.   Il grande protagonista nelle spiegazioni è la Camorra. Tutti sanno e dicono che è colpa della camorra: dalla casalinga di Voghera a Bassolino. Questa è la spiegazione vincente. Peccato che non sia una spiegazione. La camorra – ovviamente – c’è e fa affari. E c’era anche quando insieme ai politici tangentisti lucrava sulle discariche (tanto a chilo al politico di turno). Ma il riferimento alla camorra finisce per essere generico e mitico. Sarebbe utile capire cosa fa esattamente e quali sono gli intrecci e con quali politici opera e come. Se ne invoca invece il ruolo per spiegare sia la gestione dei rifiuti che le rivolte. Nel vederla dappertutto si finisce per non vederla dov’è.  Tra l’altro la spiegazione pan-camorrista fa assolutamente comodo ai politici perché così non devono spiegare la loro incapacità o mancanza di volontà. Il governatore Bassolino ha dichiarato di voler restare al suo posto per portare avanti l’impegno nella lotta alla camorra. Viene da chiedersi cosa ha fatto da quando è governatore in materia di rapporto camorra/rifiuti. Sarebbe stato utile per la Regione se avesse condotto anche la lotta contro il ruolo dell’Impregilo (che tanta parte ha nella mancata volontà o possibilità di affrontare la questione dei rifiuti in Campania). E mi chiedo perché non se ne parli quasi mai. Mistero napoletano.   Un altro pezzo di mistero sta nei messaggi che inviano i politici. Le vuote dichiarazioni del ministro Nicolais che, dopo aver cenato con il Presidente della Repubblica a Capri, si dichiara «molto dispiaciuto per la situazione» mi hanno lasciato più stupefatto che indignato. Ma poi ho capito che sono le meno gravi. Ben più preoccupanti mi sembrano le allusioni e i messaggi in codice che si inviano i politici locali (il presidente di questa o quella provincia che si lamenta «per non aver avuto risposta alla sua offerta» per la soluzione del problema) Rosa Iervolino, sindaco di Napoli, poi se la prende con chi ha scelto il sito di Pianura e appoggia i rivoltosi. Certo, si tratta di uno dei posti più belli del paese (il parco degli Astroni) per altro già distrutto dalla speculazione edilizia (con o senza camorra). Anche lei ci poteva pensare prima. Mistero.   Quando poi la televisione – inquadrando Villa Rosbery (la residenza napoletana del Presidente della Repubblica a Posillipo) – fa sapere alla nazione che il Presidente ha preferito stare a Capri a per marcare la distanza da Napoli, ho pensato che si è raggiunto il colmo. E ancora non c’è stata alcuna smentita da parte del Quirinale.   Questa è Napoli. O forse no: forse c’è anche dell’altro. Ma in questo momento il peggio domina. Domina nella realtà e domina anche nell’immaginario. Il successo delle descrizioni orribili di Napoli (piene di creazioni anche immaginifiche, come quelle dei container pieni dei cadaveri sfusi di cinesi) hanno un successo strepitoso. Le specifiche responsabilità vengono annegate nel mare delle spiegazioni antropologiche. E tutto va avanti come prima. Ma questa è un’altra storia, anche se forse vale la pena di ritornarci sopra.   Io resto con le mie domande senza risposta in questo mistero napoletano. Continuo a chiedermi perché non si è dato un calcio a Romiti e all’Impregilo. Non conosco benissimo i fatti. Ma se ho capito, la storia nasce con un presidente fascista della Regione che fa un accordo capestro e poco credibile con Romiti (Impregilo) – ne accenna l’intervista di Ganapini sul Manifesto di Venerdì. Poi arriva il grande governatore democratico e ci resta intrappolato. Perché non si è denunciato l’accordo, mobilitando la gente, perché non si è fatto chiarezza subito sulla questione di Acerra? Mistero. Altro mistero è la mancata scelta dei comuni di procedere effettivamente alla raccolta differenziata. Andava fatta e si poteva fare comunque e in ogni caso. E’ stata la camorra a impedire a Rosa Iervolino, sindaco di Napoli, di far funzionare effettivamente la raccolta differenziata a Napoli? O c’è dell’altro? Mistero napoletano anche qui. E perché non è stata fatta – che so – a San Giorgio a Cremano che ha la palma della invasione della spazzatura? Anche qui è stata la Camorra a ordinarlo? Non lo escludo, ma sarei curioso di sapere come ha fatto, con chi si è accordata. Per ora è un mistero.   C’è invece un fatto per nulla misterioso che riguarda una errore politico gravissimo, che si aggiunge a quello della mancata pratica della raccolta differenziata, esso riguarda l’assenza di partecipazione democratica. Fin dai tempi del regalo a Romiti si poteva stabilire (oltre che forme diverse di uso) un rapporto diverso con la popolazione contrattando qualità, dimensioni e ruolo dell’impianto. E ad Acerra, come in ogni altro luogo, distruzione o deposito della spazzatura (per l’emergenza ma soprattutto per la prospettiva di stoccaggio e distruzione di spazzatura meno pericolosa) andavano, e vanno, offerte contropartite per la popolazione, da negoziare e discutere con essa.   Speriamo che tutto il pandemonio di questi giorni porti almeno a questo esito.

 

 

da http://www.eddyburg.it/, 4 gennaio 2008

Privatizzare i rifiuti è sbagliato.

Ho chiesto ad Antonio di Gennaro quali sono le ragioni per cui la Campania è immersa nel dramma dei rifiuti. Me lo ha spiegato come nessun giornale lo aveva fatto, almeno fino al 29 giugno 2004

 

Prima il Maggio dei monumenti, con le televisioni e la stampa internazionale che rimandano a scala planetaria l’immagine di Napoli umiliata dai rifiuti; ora la protesta degli abitanti di Montecorvino che per alcuni giorni ha tagliato in due la nazione. Perché tanti problemi in Campania, nonostante una gestione commissariale dei rifiuti che dura da più di dieci anni?   Secondo Donato Ceglie, il magistrato che da anni si occupa di crimini ambientali nell’area casertana, il commissariamento di lungo corso in Campania non solo dei rifiuti, ma anche di settori cruciali quali le cave, le acque e il dissesto idrogeologico, deve essere considerato come una vera e propria riforma istituzionale strisciante, non dichiarata, che ha esautorato l’amministrazione ordinaria di ogni voce in capitolo e potere di controllo, allontanando in molti casi la soluzione dei problemi, anziché facilitarla.   Ad ogni modo, le premesse dell’attuale crisi dei rifiuti vanno ricercate nella scelta della giunta regionale Rastrelli, che ha preceduto quella attuale presieduta da Antonio Bassolino, di privatizzare l’intero ciclo regionale dei rifiuti con il meccanismo della finanza di progetto, sulla base di un capitolato che demandava alla progettualità privata ogni aspetto, compreso il dimensionamento e la localizzazione degli impianti di trattamento e termodistruzione. Il progetto prescelto prevedeva la realizzazione nella piana campana di due mega inceneritori, di cui uno proprio nel bel mezzo degli orti di Acerra, una delle pianure più fertili del globo terracqueo.  Il resto è storia nota. Ad Acerra si organizzano prontamente i comitati di protesta, con i blocchi, i picchetti e le processioni, che hanno sino ad ora impedito l’avvio dei lavori di costruzione. Nel frattempo la raccolta differenziata, senza la quale i termodistruttori non potrebbero nemmeno funzionare, non decolla come dovrebbe. I privati, in project financing, continuano ad imballare spazzatura, con i siti di trattamento che si saturano progressivamente di "ecoballe". Sino al punto che, anche nell’ipotesi che il termodistruttore per miracolo entrasse in funzione domattina, occorrerebbero oltre 40 anni per bruciarle tutte. Intanto, con annunci solenni, vengono chiuse, una dopo l’altra, tutte le grandi discariche regionali che, come dimostrato dalle indagini di Donato Ceglie, hanno funzionato per vent’anni come pattumiera d’Italia e d’Europa, alimentando un lucrosissimo traffico di rifiuti di ogni tipo gestito da un comitato d’affari comprendente la camorra, la massoneria deviata, imprenditori locali. Grandi discariche, proprio come quella di Parapoti, che il super commissario Catenacci è costretto ora temporaneamente a riaprire, nell’impossibilità di trasferire in altre regioni o sui treni per la Germania, per intero, le 7.500 tonnellate di rifiuti che le città campane quotidianamente producono.    Insomma, l’esperimento campano dimostra una volta per tutte come problemi socialmente ed ambientalmente complessi, quale quello dei rifiuti, siano difficilmente gestibili con il solo ricorso a metodi privatistici, quale è quello della finanza di progetto. Questo perché ci sono aspetti critici, legati alla localizzazione degli impianti, alla perequazione territoriale dei costi e dei benefici, alla costruzione di un consapevole consenso, al controllo dell’efficienza dei processi di trattamento ed al monitoraggio della qualità dell’ambiente, che non possono essere esclusivamente demandati all’azione privata.   In questa vicenda, l’errore di Bassolino è stato quello di non poter (o, peggio, di non voler) rinegoziare il contratto con la società aggiudicataria, ristabilendo le prerogative dei pubblici poteri, quando ormai era chiaro che la strada prescelta non portava da nessuna parte.   Ad ogni modo, c’è un’altra considerazione da fare: al di là degli aspetti settoriali e di processo, l’emergenza rifiuti rappresenta una delle manifestazioni dello squilibrio patologico che affligge il territorio campano. L’epicentro della crisi – la provincia di Napoli e la Terra di Lavoro – rappresenta circa il 12% del territorio campano, ma ospita più di tre quinti della popolazione regionale complessiva. E’ il territorio della Campania Felix, mortificato da cinquant’anni di sviluppo dissennato. Dalla fine degli anni ’50 ad oggi una irrefrenabile spinta speculativa ha quintuplicato le aree urbane, nonostante l’incremento demografico sia stato inferiore al 25%. Il territorio rurale si è così progressivamente trasformato, in assenza di un minimo di pianificazione, in una sorta di terra di nessuno, non più campagna ma non ancora città. Uno spazio ritenuto erroneamente privo di valori ambientali, sociali e produttivi intrinseci: una discarica urbanistica all’interno della quale si è inteso via via localizzare le attività che la città respinge, di natura sia legale che illecita. Attività il più delle volte incompatibili con l’utilizzo agricolo, perché capaci di degradare irreversibilmente la salubrità e l’integrità delle risorse ambientali, portando inaccettabili minacce alla salute degli abitanti, come testimoniano le impressionanti statistiche sull’anomala incidenza di malattie tumorali in alcune aree del casertano.   E’ in questi territori che ora la gestione commissariale intende far atterrare i pur necessari inceneritori, le discariche, gli impianti di trattamento.   Senza pensare che, in contesti così martoriati, è solo all’interno di un progetto credibile di riequilibrio e recupero del territorio, dei suoi valori e delle sue qualità, che la pubblica amministrazione può richiedere alle comunità locali l’accettazione responsabile di eventuali, ulteriori sacrifici necessari per il superamento delle condizioni di emergenza.   Altro che project financing. La parola giusta era pianificazione.

  

da L’Espresso, 5 settembre 2007

Ragnatela Bassolino. La rete di potere del governatore
di Emiliano Fittipaldi

 

Per Napoli il governatore non ha fatto niente. Invece ad Afragola, sopra i suoi terreni, ha fatto costruire l’Ikea, Leroy Marlin e la stazione dell’Alta velocità. Pazzesco. E la sa una cosa che mi ha detto un amico fidatissimo? Il sindaco si prende i quadri dei musei e se li appende in salotto, a Posillipo. E un altro mi ha giurato che la moglie è proprietaria della Gestline e degli autobus rossi che portano in giro i turisti. Uno schifo…     Il tassista è un fiume in piena, ed è infuriato nero. Colpa forse del caldo e degli affari che vanno male: in città gli alberghi sono mezzi vuoti, le prime stime parlano di una flessione dei turisti del 20-30 per cento.  Così il tassista Giuseppe fa in cinque minuti… la summa completa delle leggende metropolitane che da qualche mese circolano su Antonio Bassolino, sessant’anni appena compiuti, due volte sindaco, già ministro del Lavoro e dal 2000 governatore della Campania. Dicerie senza alcun riscontro ma che, più dell’inchiesta sulla monnezza, rischiano di distruggere un politico che sull’immagine e sulla comunicazione ha sempre puntato moltissimo. Magistrati in azione, rancore degli elettori, fallimento di un’esperienza amministrativa iniziata nel 1993: intellettuali e giornalisti ammettono che il clima che si respira in città è quello del pre-Tangentopoli. Al tempo fu travolta la rete dei Gava, dei Cirino Pomicino, dei De Lorenzo. Oggi, sperano gli avversari, potrebbe essere il turno del tentacolare sistema di potere messo in piedi da quello che lo storico Paolo Macrì definisce "l’uomo più potente in Campania dal dopoguerra in poi". Anche se il regno di Bassolino sembra sulla via del tramonto, in città nessuno si schiera. Politici ed élite stanno in silenzio, in attesa degli eventi. La richiesta di rinvio a giudizio della Procura di Napoli è stato un colpo durissimo, ma le accuse di truffa aggravata e frode che il governatore avrebbe commesso in qualità di commissario per l’emergenza rifiuti per ora hanno fatto meno danni del previsto. Don Antonio ha collezionato solo attestati di stima. Da Fassino a D’Alema, da Rosy Bindi a Veltroni, dal cardinale Crescenzio Sepe fino ad alcuni esponenti dell’opposizione. Prima di attaccare o’ Presidente, infatti, ci si pensa due volte. In tre lustri Bassolino ha messo in piedi un sistema di relazioni istituzionali ed economiche che abbraccia tutti i settori della vita pubblica: dai politici ai professionisti, dagli intellettuali ai giornalisti, dagli imprenditori ai sindacati. Nessuno, a Roma come in Campania, vuole mettersi contro chi ha in mano milioni di voti. "Bassolino è in crisi, ma ha ancora un potere enorme", commenta il filosofo Biagio De Giovanni, ex parlamentare europeo dei ds: "Un’egemonia che si fonda su corporazioni, lobby, complesse articolazioni del consenso. Il suo partito personale gestisce interessi giganteschi. Un simile monstrum non crolla in quattro e quattr’otto. E da garantista, non posso neanche augurarmi che cada sotto i colpi della magistratura".
Il partito del Presidente.  La strategia politica di Bassolino nasce nel 1993, dopo la vittoria su Alessandra Mussolini, ed è figlia di un appartato professore universitario che si è trasformato negli anni in uno degli uomini più influenti di Napoli: Mauro Calise, politologo, non ha (quasi) mai avuto incarichi ufficiali, ma è il consulente più ascoltato dal governatore. Ha un ruolo ombra che ne fa il demiurgo del partito del Presidente: sfruttando i nuovi poteri assegnati al sindaco, Bassolino e Calise tagliano fuori i partiti della maggioranza da ogni decisione reale. Il professore indica gli uomini giusti, arbitra le carriere e consiglia gli assetti delle giunte. La gestione della cosa pubblica è affidata solo a fedelissimi.  Il modello di Calise è mutuato dall’esperienza di Ross Perot, il magnate statunitense candidato alla Casa Bianca: sfruttando il vuoto di potere post-gaviano, la coppia riesce a imporre in città un presidenzialismo all’americana con forti connotati populistici. Vincenzo De Luca, sindaco ulivista di Salerno e da anni in cima
alla lista dei nemici del governatore, ci va giù pesante: "Il risultato è che oggi ci troviamo di fronte a un sistema clientelare di massa. La Regione è gestita come una bottega privata. Non c’è alcuna attività del palazzo che non abbia il marchio della fedeltà, non troverà neanche un usciere che non sia legato alla sua corrente".

La cupola del potere.   Nel 2003 un saggio curato dalla sociologa Enrica Amaturo disegnò per la prima volta una mappa degli uomini che contano sotto il Vesuvio: i bassoliniani la facevano, già allora, da padroni indiscussi. Dopo quattro anni ‘L’espresso’ ha ascoltato opinion maker, politici e osservatori neutrali, tentando di aggiornare la piramide, inserendo le nomenclature in ascesa e i potenti che agiscono dietro le quinte. La musica non cambia. Tutto ruota ancora intorno al governatore. "Chi critica Bassolino viene sistematicamente messo da parte", ragiona De Giovanni: "Il potere deve invece accettare il dissenso costruttivo, altrimenti rischia l’entropia. Non è un caso che la classe dirigente di cui si è circondato sia così mediocre". Il vicerè ha sempre fatto spallucce e aperto la stanza dei bottoni solo agli amici.  Oggi i suoi uomini-chiave sono Andrea Cozzolino, assessore regionale alle Attività produttive; Ennio Cascetta, ras dei Trasporti che zitto zitto si sta costruendo un enorme potere personale; Teresa Armato, assessore all’Università; Rocco Papa, ex vicesindaco di Rosa Russo Iervolino ("Lei conta pochissimo", dicono gli osservatori più cinici), e infine Annamaria Carloni, senatrice ds, presidente della lobby rosa Emily e moglie dello stesso Bassolino. La Carloni, si legge nell’analisi della Amaturo, ha addirittura più influenza dei partiti dell’Ulivo. Altro personaggio decisivo della rete è Enrico Soprano, avvocato della Napoli bene e superconsulente in varie questioni relative all’amministrazione pubblica, alle Asl e alle discusse società miste controllate dalla Regione. Soprano è a libro paga anche come esperto per la gestione dei rifiuti. "Il suo studio ha svolto un ruolo determinante", chiosa De Luca: "È stato il luogo di compensazione di tutti gli interessi politici ed economici delle élite napoletane". Il settore dell’arte contemporanea, grande pallino del presidente, viene invece delegato a un ex giornalista, Eduardo Cicelyn, oggi direttore del Museo Madre e patron indiscusso – inizialmente sotto la supervisione di Achille Bonito Oliva – di ogni evento culturale in città. Fin dalle prime installazioni in piazza Plebiscito emargina università, accademie e gallerie, snobba le produzioni locali e fa arrivare a Napoli i soliti (questa l’accusa) nomi internazionali. Se il teatro San Carlo va verso il fallimento e il sovrintendente Nicola Spinosa fa miracoli con quattro soldi per difendere i beni culturali della città, Cicelyn sembra invece avere credito illimitato.

Un fiume di denaro.   L’attuale potere di Bassolino si fonda infatti non solo sull’abilità politica e sull’innegabile carisma personale, ma anche sul controllo di enormi somme di denaro. Se la spesa pubblica regionale è ormai arrivata al 19,5 per cento del Pil, i fondi europei nel periodo 2000-2006 superano i 7,7 miliardi di euro. Un fiume di soldi gestito direttamente dall’assessore Cozzolino. Gli aiuti di Bruxelles, a parte gli investimenti nella metropolitana, non vengono destinati a opere strutturali per il rilancio dell’economia, ma polverizzati in migliaia di rivoli che spesso non creano nessun valore aggiunto. Le statistiche sono impietose: nonostante le risorse Ue, la Campania resta tra le regioni più povere d’Europa, il numero degli occupati è fermo al palo (all’inizio del 1994 erano di più), e in dieci anni 250 mila persone sono state costrette a emigrare verso Nord. Per i critici epigoni di Nicola Rossi, l’economista ex ds autore di un saggio sugli sprechi di risorse pubbliche nel Sud, i vari Por, i patti territoriali e i contratti d’area sarebbero usati dalla Regione come ‘minicasse del Mezzogiorno’, adibite anche al mantenimento dei gruppi economico-politici che portano consenso. La debole industria campana fa parte del gioco, dal momento che sopravvive grazie alle elargizioni di Palazzo Santa Lucia e ai miliardi pubblici della legge 488. Contro il clan Bassolino si è schierato apertamente solo l’ex presidente di viale dell’Astronomia, Antonio D’Amato, mentre i leader degli industriali napoletani (Tommaso Iavarone prima, Giovanni Lettieri poi), hanno preferito mantenere buoni rapporti. Commercianti, artigiani, costruttori e industriali hanno ricevuto sovvenzioni e appalti per milioni, ma senza riuscire a trasformare gli aiuti in crescita: dal 2000 al 2005, secondo Bankitalia, il valore aggiunto delle aziende campane è calato in media del 3,5 per cento l’anno, peggio che in tutto il resto del Mezzogiorno.

I conti non tornano.  Gli indicatori socio-economici non perdonano. Nonostante 15 anni di potere incontrastato, il bilancio dell’amministrazione Bassolino è magrissimo. A parte i cumuli di spazzatura e le faide di camorra che hanno disintegrato il mito del ‘Rinascimento napoletano’ (quello del recupero del centro storico grazie ai fondi del G7, del restauro dei parchi, del metrò dell’arte omaggiato dal ‘Times’ e della Città della Scienza), i grandi progetti per lo sviluppo sono rimasti sulla carta. Uniche eccezioni di rilievo il boom del centro orafo Tarì, del Polo della Qualità dedicato alla moda e dell’Interporto di Nola. Troppo poco. L’Italsider ha chiuso battenti nel 1992, gli stabilimenti petrolchimici della Q8 della zona est sono stati smantellati due anni dopo, ma nell’anno di grazia 2007 la riconversione è ancora al punto di partenza.    Per Bagnoli si parla ancora di bonifica dei suoli, e oggi Palazzo San Giacomo sta tentando di traslocare a caro prezzo migliaia di tonnellate di materiale inquinato a Piombino. Sarà colpa anche della burocrazia e della storica assenza della ‘cultura del fare’, non c’è dubbio. Ma negli ultimi dieci anni, mentre Torino si accaparrava le Olimpiadi e trasformava i vecchi stabilimenti Fiat in aziende hi-tech, mentre Genova si godeva il nuovo porto e Milano tagliava i nastri della Fiera, Napoli perdeva anche il Banco, la Coppa America, l’Expò sognato da Luigi Nicolais oltre a un milione e mezzo (dato regionale della Svimez) di turisti.
Sanità alla carica.      Nonostante gli insuccessi, Bassolino e Iervolino vincono a man bassa anche le ultime tornate elettorali con percentuali bulgare. L’opposizione della Cdl, per usare parole di De Giovanni, "non esiste, è un buco nero". Alle Comunali il dissenso interno si materializza nella candidatura del maestro di strada Marco Rossi-Doria, ma l’intellighenzia di Chiaia e del Vomero prima lo appoggia, poi lo abbandona al suo destino: dalla lista si ritirano d’improvviso tutti i nomi capaci di attrarre voti. Ai plebisciti che premiano la sindaca e il governatore collabora anche il cittadino più illustre di Nusco, l’intramontabile Ciriaco De Mita, il capo della Margherita con cui il partito del Presidente deve venire a patti nel 2000 per formare la prima giunta regionale. L’alleanza tra Bassolino e De Mita si basa (tuttora) su un patto di lottizzazione con regole ferree: a Bassolino e ai Ds i fondi europei, a De Mita e alla Margherita la grande fabbrica di consenso della Sanità pubblica. Secondo Marco Demarco, direttore del ‘Corriere del Mezzogiorno’ e autore de ‘L’altra metà della storia’, saggio sull’epopea del potere a Napoli da Lauro ai giorni nostri, Bassolino all’inizio "tenne duro, cercando di influenzare le nomine attraverso il ds Giuseppe Petrella, che finirà persino in un’inchiesta della magistratura. Ma quando il demitiano Angelo Montemarano conquista la poltrona dell’assessorato regionale, il governatore è costretto alla resa". I vertici della Soresa, la società nata per cartolarizzare l’enorme debito sanitario della Regione, vengono spartiti. A Salerno la difficile ricerca della quadra fa saltare cinque direttori dell’Asl in cinque anni: un record. Alla fine il bottino di De Mita è ricco: con una spesa annua di oltre 9 miliardi di euro, ben il 63 per cento del bilancio regionale, si paga infatti lo stipendio a 65 mila tra medici, infermieri, tecnici e amministrativi e si rimborsano farmacie, cliniche e ambulatori privati. La dimostrazione plastica del votificio-Sanità è data dal trionfo del rampollo di Montemarano, il giovanissimo Emilio, che nel 2006 risulta il consigliere comunale più votato (7.547 preferenze) dopo Silvio Berlusconi.

Uomini d’oro.  Conquistati imprenditori e politici, tocca alla società civile. Oltre all’indiscusso fascino, lo strumento di Bassolino è quello delle commissioni speciali, delle consulenze e delle società miste. Di queste ultime dal 2001 al 2006 ne vengono costituite 33. In tutto sono 37, e contano circa 250 consiglieri di amministrazione e oltre 6 mila dipendenti. "Ce ne è una inventata da Cascetta che ha un solo dipendente e 25 consiglieri", racconta Demarco: "Ma il record di spesa è appannaggio del commissariato sui rifiuti: 500 parcelle per 9 milioni di euro".

Nessuno viene scelto per concorso: architetti, professori, giornalisti, notai, avvocati, ragionieri e ingegneri vengono cooptati nel sistema quasi sempre per chiamata diretta, assicurandosi stipendi d’oro, gettoni di presenza e l’ingresso nella cerchia che conta. La produttività è scarsa: le 21 teste d’uovo del Comitato tecnico scientifico si incontrano raramente, potere decisionale zero. Contemporaneamente, i bassoliniani fondano una lobby, chiamata Diametro, capeggiata da Cascetta, Petrella, l’avvocato ds Vincenzo Siniscalchi, la Armato e Dino Di Palma, un verde che diventerà presidente della Provincia. L’associazione non farà molta strada, ma le richieste di adesione saranno centinaia, perfino da parte di esponenti di Forza Italia.   Perché a Napoli chi non è nelle grazie di Bassolino, è fuori dal sistema. E chi è fuori dal network, conta poco. Non stupisce che a volte si sia sfiorata anche la farsa, andata infine in scena al teatro Mercadante. Dove per non far dispiacere a nessuno vennero piazzati quattro consiglieri artistici, oltre al presidente e al direttore. "Nomi di gran prestigio", narrano gli addetti ai lavori: "Ma per forza di cose nella stesura del cartellone la confusione regnava sovrana. Una Babele".

 

 

(foto  da www.agsalerno.org, da www.ansa.it )

 

  1. gruppodinterventogiuridico
    7 Febbraio 2009 a 18:40 | #1

    A.N.S.A., 4 febbraio 2009

    RIFIUTI: GUIDO BERTOLASO INDAGATO A NAPOLI.

    In inchiesta ‘Rompiballe’, gia’ rinviati a giudizio in 25.

    ROMA, 04 FEB – Il sottosegretario all’emergenza rifiuti e capo della Protezione Civile Guido Bertolaso risulta indagato dalla procura di Napoli. Il provvedimento, nell’ambito dell’inchiesta denominata ‘Rompiballe’, nella quale sono gia’ stati rinviati a giudizio 25 persone, tra cui l’ex vice capo del Dipartimento Marta Di Gennaro. L’iscrizione nel registro degli indagati risalirebbe a poco dopo gli arresti delle 25 persone avvenuti nella primavera dello scorso anno.

  2. gruppodinterventogiuridico
    27 Marzo 2008 a 18:27 | #2

    ..ed ora si prevedono dure proteste dei politici locali tedeschi ed orde di teppisti teutonici sotto casa della cancelliera Angela Merkel..o no ?

    A.N.S.A., 27 marzo 2008

    RIFIUTI: ACCORDO CON LA GERMANIA.

    Firmati i due restanti contratti con le 4 societa’ tedesche.

    (ANSA) – NAPOLI, 27 MAR – Formalizzato l’accordo con la Germania per il trasferimento di circa 160mila tonnellate di rifiuti provenienti dalla Campania. Oggi, secondo quanto conferma il Commissariato di Governo, sono stati firmati i due restanti contratti con le quattro societa’ tedesche coinvolte.

  3. gruppodinterventogiuridico
    1 Marzo 2008 a 19:49 | #3

    ..e se il P.D. perde in Campania (e non solo) è sempre colpa di Totonno ‘o suonatore di putipù…

    A.N.S.A., 1 marzo 2008

    RIFIUTI, BUFERA SU BASSOLINO.

    ROMA – La destra e Antonio Di Pietro reclamano subito le dimissioni di Antonio Bassolino da governatore della Campania. La ‘sua’ sinistra non è che lo difenda granché, mentre Veltroni appare in imbarazzo (“deciderà la sua coscienza”) e sottolinea che “si è comunque concluso un ciclo”. Ma Bassolino non molla. Sostiene di avere “la coscienza a posto e le mani pulite”, per cui non ha nessuna intenzione di lasciare Palazzo Santa Lucia, sebbene sia stato rinviato a giudizio per l’emergenza rifiuti. Il ‘caso Bassolino’, con la sua ultima evoluzione giudiziaria, rischia di essere in Campania ben più di una patata bollente per il centrosinistra e per il Pd in particolare, su cui la destra scarica la responsabilità dell’emergenza rifiuti. Una situazione già difficile per l’Unione, che in Campania strappò sul filo di lana alla Cdl il premio di maggioranza al Senato e deve fare i conti pure con l’addio al Pd di De Mita dopo la decisione di Veltroni di non ricandidarlo alla Camera.

    Insomma, il Pd è in difficoltà: sarà anche per questo che il leader Veltroni sarà candidato subito dopo la 26/enne Pina Picierno e che si parla di una possibile presenza nelle liste in Campania di un ‘grosso calibro’ come D’Alema. “Credo che Bassolino debba rassegnare le dimissioni da governatore”, spara Gianfranco Fini, secondo cui “la situazione è insostenibile, non solo per il rinvio a giudizio del governatore ma anche per tutta una serie di indagati e di arrestati”. Fini mette il dito nella piaga quando ammette di comprendere “l’imbarazzo di Veltroni, perché si dà il caso che Bassolino faccia parte del Pd: sarà difficile spiegare in Campania che il Pd rappresenta la novità con i volti di Bassolino e della Iervolino”. In sintonia con Fini c’é il leghista Calderoli, secondo cui “Bassolino doveva dimettersi già da tempo” e, da sinistra, Antonio Di Pietro. L’ex Pm bolla come “superata” l’esperienza del governatore che fa “perdere voti” e quindi si deve dimettere. Secondo Alessandra Mussolini sarebbe una “scelta di dignità”. Veltroni dice no a “un capro espiatorio su cui abbattere la mannaia” per la vicenda dei rifiuti in Campania; dopo aver espresso “stima e amicizia” per Bassolino, dice di “affidarsi alla sua coscienza civile” per quanto riguarda le dimissioni: la scelta che farà sarà quella giusta”.

    Più esplicitamente dalle file del Pd, però, parla Marco Follini. “Fossi in Bassolino mi dimetterei; ma io sono uno che ha le dimissioni facili e dunque non pretendo di fare testo”, commenta. Nell’estrema sinistra, Fausto Bertinotti sottolinea che “la giustizia deve fare il suo corso”, mentre Franco Giordano si augura che il governatore “possa dimostrare la sua totale estraneità ai fatti contestategli”. Ma per il Prc che in Campania “si è chiuso un ciclo politico”, ed è necessario arrivare al voto il prima possibile”: una richiesta analoga a quella di Fini. E Bassolino? Lui a dimettersi non ci pensa proprio. “Sento il dovere di andare avanti per dare un contributo, al fianco del commissario De Gennaro, per uscire dall’emergenza rifiuti e per combattere a testa alta perché emerga la verità, quella politica e quella giudiziaria. Perché io non ho fatto nulla di male”, sostiene difendendo la moralità che “é sempre stata la mia stella polare”. E reclama di non essere l’unico responsabile dell’emergenza rifiuti, aggiungendo: “ho la coscienza a posto e le mani pulite. Non ho fatto nulla di male, ho cercato di dare una mano alla soluzione del problema rifiuti”.

  4. gruppodinterventogiuridico
    1 Marzo 2008 a 19:25 | #4

    ..non c’era e, se c’era, dormiva. Veltroni dice che “le responsabilità sono di tutti”: giusto, abbiamo sempre sospettato di Totonno ‘o suonatore di putipù…

    A.G.I., 1 marzo 2008

    RIFIUTI: IL GOVERNATORE DELLA CAMPANIA RINVIATO A GIUDIZIO. BASSOLINO: NON E’ IL MOMENTO DI DISERTARE.

    Non e’ il momento di disertare”. Cosi’ il presidente della Regione Campania, Antonio Bassolino, conferma la scelta di “portare avanti l’azione di governo, per combattere e stare in campo”, nonostante il rinvio a giudizio per presunte irregolarita’ nello smaltimento dei rifiuti in Campania, incassato ieri. Al termine di un seminario con la Giunta a Ercolano, vicino Napoli, Bassolino risponde a chi gli domanda come si sente, di stare “male, grazie. Per essere sincero sono soprattutto addolorato e un po’ arrabbiato”, ma si dice anche convinto di avere “il dovere” di dare il suo contributo al commissario per l’emergenza Gianni De Gennaro. “Sono convinto della necessita’ soprattutto politica di andare avanti”, ribadisce.

    Il presidente della Campania, Antonio Bassolino, sottolinea con i cronisti di essere “fiducioso” che la magistratura accerti al termine del procedimento giudiziario che egli non ha compiuto “nessuna illegalita’”. Quando verra’ fuori la verita’, pero’, il danno sara’ gia’ stato fatto. Nei prossimi mesi verra’ fuori che le accuse erano infondate e ingiuste”. “Ho la coscienza a posto e le mani pulite – puntualizza – non ho fatto nulla di male. Ho cercato di dare una mano alla soluzione del problema rifiuti”. La sua rabbia per quanto e’ accaduto e’ legata, spiega, al fatto che “la moralita’ e’ sempre stata la mia stella polare e riferimento principale di ogni mia azione. Sentirmi accusato di aver favorito in qualche modo una truffa ai danni dello Stato mi ferisce profondamente”. “Sento il dovere di andare avanti – ribadisce – per uscire dall’emergenza rifiuti e per combattere a testa alta perche’ emerga la verita’, quella politica e quella giudiziaria. Perche’ io non ho fatto niente di male”.

    ?BASSOLINO FARA’ LA SCELTA GIUSTA”. RIFIUTI: VELTRONI “NO A CAPRI ESPIATORI, RESPONSABILITA’ SONO DI TUTTI”.

    “Ad Antonio Bassolino va la mia stima e amicizia. Ma, di fronte a cose cosi’ dolorose, l’unica risposta e’ affidata alla coscienza personale di ciascuno ed io sono sicuro che Bassolino fara’ la scelta piu’ giusta”. Cosi’ il segretario del Pd, Walter Veltroni, durante un’iniziativa pubblica a Grosseto.

    “A forza di dire dei no, nel corso degli ultimi anni” si e’ arrivati alla situazione attuale in Campania ma “la responsabilita’ e’ di tutti. Non si puo’ dire, come si fa in questo Paese, che la responsabilita’ o e’ di tutti o di uno solo e si prende un capro espiatorio su cui abbattere la mannaia”, ha aggiunto Veltroni. “In Campania non si dice che la responsabilita’ e’ di uno solo, la responsabilita’ e’ di tutti, e’ di una cultura politica italiana che non ha avuto la forza di decidere. Invece bisogna fare, bisogna fare i termovalorizzatori, i termorigassificatori e la raccolta differenziata. Bisogna – insiste Veltroni – contrastare i poteri pesanti per far vincere la ragionevolezza della modernita’”. Infine, al governatore della Campania Veltroni riconosce il lavoro fatto: “penso che Bassolino abbia fatto cose di grandissima importanza per la sua citta’ e per la regione”.

    “L’Italia ha bisogno di scuotersi dal peso che la politica le ha messo addosso”. Per Walter Veltroni, l’Italia deve “poter correre, deve ricominciare a correre”. E per farlo, “ha bisogno di una politica che sia piu’ leggera e piu’ lieve”. Per questo, il Pd nel suo programma prevede la diminuzione del numero dei parlamentari, “perche’ mille non sono necessari; serve una sola Camera che fa le leggi ed un primo ministro che abbia poteri reali per poter garantire l’attuazione del programma”. Dal palco di una iniziativa pubblica a Grosseto, Veltroni ricorda di aver dato mandato ai parlamentari dei Democratici di mettere a punto, per meta’ marzo, “disegni di legge che corrispondano ai temi indicati come priorita’ nel nostro programma, in modo che siano pronti cosicche’ se, come mi auguro, vinciamo le elezioni, al primo Consiglio de Ministri siano varati per poter cominciare il cambiamento dell’Italia”.

    “Le regole della partita si scrivono insieme, ma poi la partita si gioca l’uno contro l’altro. Non ci si mette d’accordo sul risultato”. Cosi’ il candidato premier smentisce categoricamente l’ipotesi di un eventuale accordo con il Pdl di Silvio Berlusconi per larghe intese.

  5. gruppodinterventogiuridico
    29 Febbraio 2008 a 23:10 | #5

    A.N.S.A., 29 febbraio 2008

    RIFIUTI, BASSOLINO E ALTRI 27 RINVIATI A GIUDIZIO.

    Il presidente della giunta regionale della Campania Antonio Bassolino è stato rinviato a giudizio al termine dell’udienza preliminare per le presunte irregolarità nel ciclo di smaltimento dei rifiuti. Con lui saranno processati altri 27 imputati, tra cui ex vertici del commissariato di governo per l’emergenza, dirigenti e funzionari di imprese, in prima fila l’Impregilo e la Fibe, nonché responsabili di impianti di Cdr.

    Il processo comincerà il 14 maggio, davanti alla quinta sezione (collegio C) del Tribunale di Napoli: così ha stabilito il gup Marcello Piscopo che stasera, nell’aula bunker di Poggioreale, ha letto il decreto che chiude la prima fase del procedimento giudiziario avviato dai pm Giuseppe Noviello e Paolo Sirleo sul dissesto della gestione dei rifiuti in Campania. I magistrati della procura hanno visto accolte tutte le loro richieste: il giudice infatti ha condiviso l’intero impianto accusatorio, con la contestazione di reati che vanno dalla frode in pubbliche forniture, alla truffa ai danni dello Stato, abuso di ufficio, falso e reati ambientali. All’uscita dell’aula i legali di Bassolino, gli avvocati Giuseppe Fusco e Massimo Krogh, non hanno commentato la decisione del giudice.

    “Era già annunciata” si è limitato ad affermare Krogh. Un concetto ribadito in un comunicato congiunto diffuso pochi minuti dopo. “La decisione di rinviare a giudizio il presidente Bassolino non sorprende ed era già stata in qualche modo preannunciata dalla improvvisa modifica del calendario di udienza. Le sedute fissate a tappe forzate non hanno permesso il benché minimo contraddittorio sui fatti, impedendo un confronto approfondito sui tanti aspetti lacunosi di quest’inchiesta”. Per i legali “lo stesso svolgimento dell’udienza è apparso come un formale passaggio di carte e non come una sede di giudizio”.

    Tra gli imputati rinviati a giudizio figurano l’ex vicecommissario all’emergenza rifiuti Raffaele Vanoli, l’ex subcommissario Giulio Facchi, Pier Giorgio Romiti e Paolo Romiti, rispettivamente ex amministratore delegato dell’Impregilo e ex dirigente dell’Impregilo e della Fisia Italimpianti. Al processo compariranno anche le “persone giuridiche” ovvero le società Impregilo, Fibe, Fisia Italia Impianti, Fibe Campania e Gestione Napoli, rinviate a giudizio per illecito amministrativo. In una nota le aziende esprimono “piena fiducia nell’operato della magistratura” e ribadiscono “la propria totale estraneità ai fatti contestati”. Non si è ancora pronunciato il gup Piscopo sulla richiesta avanzata dall’avvocato di parte civile della Regione Campania, Giuseppe Vitiello, che sollecita il sequestro conservativo dei beni degli imputati. In una lista l’avvocato ha elencato le proprietà delle persone coinvolte nel procedimento e ha chiesto accertamenti su eventuali conti correnti, libretti bancari e titoli azionari.

    LEGALI BASSOLINO, RINVIO A GIUDIZIO PREANNUNCIATO.

    “La decisione di rinviare a giudizio il Presidente Bassolino non sorprende ed era già stata in qualche modo preannunciata dalla improvvisa modifica del calendario di udienza. Le sedute fissate a tappe forzate non hanno permesso il benché minimo contraddittorio sui fatti, impedendo un confronto approfondito sui tanti aspetti lacunosi di quest’inchiesta”. E’ il giudizio degli avvocati Massimo Krogh e Giuseppe Fusco, legali del presidente della Regione Campania. In una nota, i difensori di Bassolino osservano che “lo stesso svolgimento dell’udienza è apparso come un formale passaggio di carte e non come una sede di giudizio”. “Basti ricordare – aggiungono – il clamoroso infortunio sugli emolumenti di commissari e subcommissari, quando l’accusa ha fornito cifre esorbitanti e palesemente errate”. “Siamo certi – conclude la nota di Krogh e Fusco – che in Tribunale il presidente Bassolino potrà mostrare finalmente la totale inconsistenza delle accuse che gli vengono mosse e la sua piena estraneità ai fatti contestati”.

    DONNA PER PROTESTA SI DA’ FUOCO.

    Una donna, per protesta, si è data fuoco davanti al cancello posteriore del sito di stoccaggio di Taverna del Re, a Giugliano (Napoli). Secondo quanto confermato dalla polizia, che è prontamente intervenuta, non sarebbe in gravi condizioni. Insieme ad un’altra signora, la donna si era incatenata al cancello minacciano, con una lattina di benzina in mano, di darsi fuoco: gesto che poi ha davvero messo in atto. Grazie all’intervento degli agenti si è solo sfiorata la tragedia.

    “PREFERISCO AMMAZZARMI PIUTTOSTO CHE CEDERE”.

    “Se vogliono ammazzarci loro, preferisco ammazzarmi io. Sapevo di rischiare di morire ma se questo può servire a non riaprire il sito di Taverna del Re, non fa nulla”. Lucia De Cicco, la donna che oggi si è data fuoco davanti ai cancelli del sito di stoccaggio di Taverna del Re, a Giugliano (Napoli), scandisce bene le parole e a tutti dice: “Ci hanno riempito la testa di chiacchiere, ci hanno sempre detto che volevano tutelare la nostra salute. Ora forse gli abbiamo dimostrato qual è il vero senso della vita”. La De Cicco è attualmente ricoverata nel Reparto grandi ustionati dell’ospedale Cardarelli di Napoli dove resterà per 20 giorni.

    “Ci hanno deriso, ci hanno detto che non avevamo il coraggio di fare nulla. E’ stato allora che ho deciso di darmi fuoco e di dimostrarvi che io il coraggio ce l’ ho e come”. Lucia de Cicco che oggi si è data fuoco davanti al sito di stoccaggio di taverna del Re parla del suo gesto. Ustioni sul viso, descrive nell’ospedale Cardarelli di Napoli i momenti vissuti a Taverna del Re. Non è la prima volta che la De Cicco protesta contro la riapertura del sito: ha infatti preso parte, per oltre due mesi, ai presidi che di giorno come di notte i cittadini hanno messo in atto. Ma oggi, racconta, è la rabbia che ha preso il sopravvento su tutto. “Una rabbia dettata dal fatto che noi, cittadini esasperati, eravamo lì per chiedere spiegazioni mentre gli altri ci deridevano, quasi ci prendevano in giro”. “C’era un dirigente che parlava al telefono e che non faceva altro che sminuire la nostra protesta – ha aggiunto Lucia – continuava a dire che c’erano solo due donne incatenate e che quelle donne non avrebbero mai avuto il coraggio di fare nulla. Non è andata così”.

  6. gruppodinterventogiuridico
    29 Febbraio 2008 a 22:48 | #6

    A.N.S.A., 29 febbraio 2008

    Per irregolarita’ gestione rifiuti, processo il 14 maggio. Bassolino e altri 27 a giudizio.

    - NAPOLI, 29 FEB – A giudizio per la questione rifiuti il presidente della Giunta regionale della Campania, Antonio Bassolino e altri 27 indagati. Il procedimento riguarda le presunte irregolarita’ nella gestione del ciclo dei rifiuti in Campania. Lo ha deciso il Gip Marcello Piscopo. Il processo comincera’ il 14 maggio davanti alla V sezione del Tribunale di Napoli. I reati contestati vanno dalla frode in pubbliche forniture alla truffa aggravata ai danni dello Stato, dal falso all’abuso d’ufficio.

  7. Mario
    19 Gennaio 2008 a 20:27 | #7

    Cuffaro, Mastella, Bassolino

    tre nomi stesso malessere, e qualcuno ha anche il coraggio di chiedere solidarietà nei loro confronti.

    Ma dove stiamo andando( continuando ) a finire ?

  8. gruppodinterventogiuridico
    17 Gennaio 2008 a 22:43 | #8

    senza commenti.

    A.N.S.A., 17 gennaio 2008

    BASSOLINO “GRAZIATO” A SENATO, AN-LEGA CONTRO FI.

    (di Corrado Sessa)

    Il centrodestra ‘salva’ il presidente della Regione Campania Antonio Bassolino, a Palazzo Madama, grazie alle assenze di 17 senatori, quasi tutti di Forza Italia, nelle votazioni sull’emergenza rifiuti. La mancata approvazione, per un pugno di voti, della mozione leghista ha ‘salvato’ anche Prodi e la maggioranza; e ha provocato uno scontro nell’opposizione tra la Lega e An da una parte e Forza Italia dall’altra, con una presa di posizione anche di Silvio Berlusconi, per la vittoria mancata. L’aula, in sostanza, ha respinto la risoluzione di Roberto Calderoli che prevedeva lo scioglimento del Consiglio regionale della Campania e la rimozione del presidente della Giunta con 144 no, 141 sì e 5 astenuti. Nonostante il sì del diniano Giuseppe Scalera (Dini e D’Amico non hanno partecipato al voto) e del senatore dissidente della sinistra Fernando Rossi a favore della risoluzione Calderoli, sono mancati i voti di 12 senatori azzurri, 3 dell’Udc, del presidente della commissione Difesa Sergio De Gregorio, che ormai vota sempre con l’opposizione, e di Mauro Cutrufo della Dca. Se fossero stati presenti tutti i senatori del centrodestra, la richiesta di rimuovere Bassolino sarebbe passata con 158 voti a favore. Una larga maggioranza che avrebbe avuto conseguenze politiche pesanti viste le divisioni all’interno del centrosinistra nella valutazione dell’operato degli amministratori campani.

    A parte il dissenso dei diniani, tra gli astenuti al documento Calderoli (il cui voto vale, comunque come un voto contrario) ci sono, infatti, i senatori dell’Idv Nello Formisano, Giuseppe Caforio e Fabio Giambrone; Franca Rame del gruppo Misto; e Massimo Villone della Sinistra democratica. Il primo a protestare è stato Calderoli che ha rivelato come, ieri sera, aveva avuto “garanzie a Palazzo Grazioli (durante un incontro con Berlusconi, ndr) che tutti i senatori erano stati precettati e sarebbero stati presenti, vista l’importanza del passaggio politico”. Sono intervenuti anche il capogruppo della Lega alla Camera Roberto Maroni, che ha invitato Berlusconi a spiegare le assenze al Senato, e il capogruppo al Senato di An Altero Matteoli, che ha chiesto se “le assenze non siano la conseguenza di un accordo sulle legge elettorale tra Veltroni e Berlusconi”. “Sono state assenze fisiologiche”, è stata la giustificazione del presidente dei senatori azzurri Renato Schifani, che ha polemizzato con Matteoli: “Quando in passato ci sono state notevoli assenze in An nessuno ha mai ipotizzato l’esistenza di un patto Prodi-Fini…”. Schifani, comunque, ha chiamato in causa il presidente del Senato Franco Marini che, “con una forzatura”, ha fatto votare “un’ora dopo l’orario fissato per la fine della seduta” dalla capigruppo. A dar manforte al suo capogruppo, è intervenuto anche Berlusconi, che con sdegno ha respinto “i pensieri meschini” di chi insinua un possibile salvataggio di Bassolino e dello stesso Prodi da parte di Forza Italia, addossando la sconfitta “a chi ha pervicacemente voluto votare oggi la mozione”. Secondo la versione del leader di Fi, Calderoli era stato avvertito del rischio delle assenze. E a nulla sarebbe valso il tentativo in extremis di Schifani di far slittare il voto a mercoledì prossimo perché la seduta si era protratta dopo le 13. Castelli non ha appoggiato la richiesta e Marini, viste le divisioni dell’Aula sul proseguire o meno, ha deciso di andare avanti.

  9. Davide
    16 Gennaio 2008 a 19:18 | #9

    sono d’accordo al 1000%. Bassolino e gli altri responsabili della permenente emergenza rifiuti devono andarsene in pensione!

  10. Vania
    16 Gennaio 2008 a 10:02 | #10

    questo Bassolino è impressionante per la sua incapacità e se lo tengono da 20anni!!!!!!!!!! ciao ciao Vania

  11. 16 Gennaio 2008 a 9:31 | #11

    Questa volta li aiutiamo. Poi però….se dovesse ricapitare, ci ispireremo anche noi a quella scritta sui muri di Napoli mostrata anche in TV: “chi si fa i cazzi sui campa cent’anni”.

  12. m.f.
    15 Gennaio 2008 a 22:26 | #12

    e c’è gente che pensa che sia un santo :/

  13. freak
    15 Gennaio 2008 a 18:37 | #13

    hai visto tu, chiagn’e fotte!

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