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Emergenza diritti civili.

 

Oltre alla finta emergenza dei rifiuti nel napoletano, il nostro Paese rischia di attraversare una reale emergenza dei diritti civili. Infatti, se sette poliziotti attendono una donna che ha appena abortito, all’uscita della sala operatoria per interrogarla sull’aborto, allora,  in Italia abbiamo un problema molto serio. Se una donna che abortisce quello che sarebbe stato il suo primo figlio, gravemente malato, e lo fa in una struttura ospedaliera pubblica, nel rispetto della legge, con l’angoscia nel cuore e, ancora intontita dall’anestesia, viene trattata da sette poliziotti come fosse una delinquente, il problema è molto più grave di quanto si pensi e significa che in Italia la libertà delle donne, delle persone, è in serio pericolo. Lo è perché non abbiamo ancora sentito condanne o dichiarazioni da parte dei nostri politici, dei futuri candidati all’amministrazione del Paese, non abbiamo sentito Veltroni, non abbiamo sentito Berlusconi, non abbiamo sentito Bertinotti, non abbiamo sentito Casini, non abbiamo sentito le donne, a parte il ministro Turco, che ha chiesto di non iniziare la caccia alle streghe, ma non basta. Abbiamo sentito il diabolico e opportunista Ferrara, giornalista predicatore, invocare la moratoria mondiale contro l’aborto, seguito dall’ex, e forse futuro, capo del governo, ma NON si è sentita una voce in difesa della libertà di scelta, una parola di comprensione e rispetto nei confronti delle donne che affrontano un trauma come quello dell’aborto. E allora, credo sia necessario farla sentire quella voce, perchè il nostro silenzio viene considerato come accettazione di una politica oppressiva, fustigatrice, moralista, quando scendiamo in piazza? Non ho vissuto il femminismo, non sono una femminista però, credo che ancora oggi lo slogan, che non è solo uno slogan, utilizzato nelle tante battaglie portate avanti in passato da donne coraggiose, sia sempre valido e, anzi, vada "integrato": "l’utero è mio e me lo gestisco io, non Ruini".

 

                                                 Claudia Basciu

 

Da http://www.repubblica.it/ del 12 gennaio 2008

Aborto, blitz della polizia nella clinica ostetrica
"Nessuna violazione della 194"

Una donna abortisce un feto malformato nato morto e dopo venti minuti arrivano gli agenti in corsia. Pazienti e personale interrogati, sequestrata la cartella clinica. L’Unione delle donne denuncia il clima da caccia alle streghe e annuncia una manifestazione di piazza

 

Blitz della polizia al Nuovo Policlinico. Sette uomini in divisa si sono presentati ieri pomeriggio nella Clinica Ostetrica per indagare su un´interruzione di gravidanza effettuata su una 39 enne che aveva in grembo un feto malformato. Il sospetto delle forze dell´ordine, dicono i medici, sarebbe nato da una denuncia anonima secondo cui la donna avrebbe ottenuto un aborto fuori legge per disfarsi del neonato.
A svelare che si trattava di un equivoco è stato Francesco Leone, responsabile del Servizio Ivg arrivato in clinica proprio durante il blitz. «Abbiamo praticato l´interruzione di gravidanza terapeutica nel secondo trimestre», ha spiegato lo specialista, «quindi nei termini di legge. D´altronde il feto era affetto da una grave malattia congenita». «L´espulsione del feto», ha raccontato Leone, «è avvenuta alle 18 e gli agenti sono arrivati dopo 20 minuti». E in reparto è successo il finimondo.
Tre uomini hanno raggiunto la corsia dove era ricoverata la donna. L’hanno interrogata chiedendole i particolari della gravidanza, poi sono passati alla degente che le stava vicino, e anche lei è stata interrogata. Intanto altri due agenti hanno chiesto notizie a un´infermiera del reparto e altri quattro hanno voluto sapere dagli specialisti i particolari tecnici. «Mi è sembrato – ha detto Leone – un atto spropositato, neanche fosse stato un blitz anticamorra».
Gli agenti hanno acquisito la cartella clinica su autorizzazione del pm. E oggi è arrivata la dura condanna dell’Udi, l’Unione delle donne in Italia. La storica associazione ha preso posizione su quanto avvenuto al Policlinico dell’Università Federico II. "Si trattava – hanno dichiarato le portavoci – di un aborto terapeutico alla quarta settimana, regolarmente effettuato nel rispetto della legge 194 e della salute della donna che ha subito l’intervento e che ha espulso, peraltro, un feto morto". Stando alla lettura che danno dell’episodio, i medici, di fronte ad un inedito agire della forza pubblica, hanno tutelato la donna, ma non hanno potuto evitare il sequestro del materiale abortivo e della fotocopia della cartella (anonima) della paziente. Gli agenti, sempre secondo quanto riferisce l’Udi, hanno poi intimidito la vicina di letto della donna, esortandola a testimoniare in quel momento altrimenti sarebbe stata chiamata a farlo davanti ad un giudice.
L’Udi denuncia "il clima che sta montando contro le donne, nel nostro paese e nel caso specifico in Campania, che genera procedure ai limiti della legittimità, ma soprattutto contrarie ad ogni buon senso" e dà appuntamento a tutte le donne napoletane per giovedì prossimo, in piazza Vanvitelli, alle ore 17. "La nostra mobilitazione – affermano – partirà da Napoli e diventerà vigilanza e presidio permanente in ogni piazza d’Italia. Autodenciamoci tutte per aver deciso nella nostra vita".

 

Da http://www.repubblica.it/ del 13 febbraio 2008

 

Parla la 39enne che ha abortito: il bimbo era morto poche ore prima dell´intervento

Il grande dolore di Silvana "Ma non potevo fare altro"

I dubbi, gli esami, l´interrogatorio

di G.D.B.

«Sarebbe stato il mio primo figlio. Lo volevo a tutti i costi, Ma come si fa a sospettare che sarei ricorsa all´aborto per disfarmene? Sapesse il dolore che ho provato quando ho saputo che il bimbo non sarebbe stato normale».
Silvana, napoletana, vive ad Arzano con la mamma, è una donna mingherlina alta poco più di un metro e 60. Sta per lasciare la stanza del Policlinico dove è stata ricoverata. E dove, l´altroieri, è stata sottoposta a un incessante interrogatorio da cui non si è ancora ripresa. «Assurdo, ero appena rientrata dalla sala operatoria», sibila scuotendo la testa.
Silvana, chi le ha detto che il bimbo aveva una grave malattia?
«Per sicurezza, vista l´età, 39 anni, mi sono sottoposta ad amniocentesi alla sedicesima settimana nell´ospedale di Frattamaggiore. Era il 18 gennaio e la diagnosi me l´hanno data il 31. Sul foglio c´era scritto "Sindrome di Klinefelter". Parole incomprensibili per me. Poi mi hanno spiegato».
Cosa le hanno detto?
«Che si trattava di una malattia che comporta ritardo mentale, problemi al cuore, diabete e l´assenza di alcuni ormoni».
Per questo ha deciso di abortire?
«Certo. E che altro avrei potuto fare? Non ho avuto il benché minimo dubbio, è stata una decisione istantanea. Mai avrei messo al mondo, da sola tra l´altro visto che non sono sposata, un bimbo che poi avrebbe sofferto per il resto della vita. E non mi si venga a parlare di egoismo, la mia è stata una scelta che va nella direzione opposta».
Quando è arrivata al Policlinico?
«Il 31 gennaio, la prima volta, per fare tutte le indagini preliminari, dai prelievi di sangue all´elettrocardiogramma, compresa la visita dallo psichiatra».
E che le ha detto?
«Che la mia salute psichica sarebbe stata a rischio se non abortivo. E venerdì scorso mi sono ricoverata nel reparto di Ostetricia dove avevo conosciuto il dottor Leone. A lui avevo portato il referto e poi manifestato la volontà di abortire. La decisione è stata mia. Nessuno è intervenuto in questo senso. Il giorno prima ero stata anche al Cardarelli per sottopormi a consulenza genetica, me lo avevano chiesto gli specialisti del Policlinico per spiegarmi meglio la situazione del bimbo e della sua patologia. Intanto ero entrata nella 21esima settimana».

Quindi in tempo.
«Sì, mi avevano detto che si poteva fare entro la 23esima settimana. Per tre giorni mi hanno dato dei farmaci per stimolare le contrazioni dell´utero. Ma lunedì alle 11 il medico mi ha rifatto l´ecografia e si è accorto che il feto era morto».
Quindi?
«Ho continuato con la terapia e finalmente alle 6 e mezza di sera ho abortito. Poi mi hanno portato in sala operatoria e, con l´anestesia, mi hanno ripulito l´utero».
Poi, di nuovo in camera.
«Sì, e dentro c´era la poliziotta pronta a interrogarmi. Io non capivo cosa stava succedendo, ero ancora sotto l´effetto della narcosi».
Cosa voleva sapere da lei?
«Sono stata massacrata, un terzo grado: come era successo, perché avevo abortito, chi era il padre. Addirittura se avevo pagato».
Pagato chi?
«Sospettavano che avessi dato soldi ai medici per abortire. Insistevano. E poi sono passati anche a Veronica, la compagna di stanza ricoverata per gravidanza a rischio. Mi sono trovata in una situazione assurda appena fuori dalla sala operatoria».
Sporgerà denuncia?
«Ci sto pensando, visto il trattamento che la polizia mi ha riservato, avendo già affrontato un trauma terribile che mi fa ancora soffrire».

 

A.G.I., 14 febbraio 2008 

MANIFESTAZIONE DOPO IL BLITZ A NAPOLI. DONNE IN PIAZZA PER L’ABORTO, SCONTRI A ROMA.

Momenti di forte tensione in centro a Roma. Il corteo non autorizzato vuole proseguire da Largo di Torre Argentina a Piazza del Gesu’. Le donne a Piazza di Torre Argentina sono state spintonate dalla polizia. Una donna e’ stata portata via. Le manifestanti gridano a gran voce ‘corteo, corteo’ e cercano di passare il blocco dei poliziotti.   "Silvana, siamo tutte con te". Questo lo slogan scelto dalle donne che hanno manifestato a Roma davanti al Ministero della Salute. I manifesti fanno riferimento alla donna che al secondo policlinico di Napoli si e’ sottoposta ad un aborto terapeutico ma ha visto arrivare in ospedale la polizia. A bloccare il traffico del Lungotevere sono state qualche centinaio di persone, alcune con la bandiera dell’Udi (Unione donne d’Italia), altre con quelle della Uaar (Unione degli atei e degli agnostici razionalisti). Uno striscione recitava: "Meglio aborto oggi che un Ferrara domani"; un altro "Libere di agire, capaci di reagire"; e ancora, "Trasformiamo la paura in rabbia". Il giornalista Giuliano Ferrara e’ stato preso di mira: "Ferrara fatte ‘na lista de psichiatri" si leggeva su un cartello. Tra le manifestanti anche la parlamentare Loredana De Petris, Tana De Zulueta e anche Ritanna Armeni, che conduce con Ferrara una trasmissione televisiva.  "Sono contenta che le donne siano venute qui e lo intendo come un patto da costruire insieme per difendere e applicare la legge 194, una legge importante per affermare un principio fondamentale, quello della responsabilita’ delle donne e della liberta’", ha detto il ministro della Salute, Livia Turco. "Sono le donne le protagoniste – ha detto ancora, accolta dagli applausi – e’ un modo per difendere una legge importante e riaffermare il valore dell’autonomia delle donne e la cultura della vita". A chi le domandava della posizione del Pd sulla legge 194, ha replicato: "Qui rispondo per il mio lavoro di ministro, che mi pare inequivoco". "A Napoli e’ accaduto qualcosa che non deve piu’ accadere", ha aggiunto.  Il presidio sotto il Ministero della Sanita’ si e’ poi trasformato in corteo. Dietro ad una fila di poliziotti le donne sono passate di fronte al Ministero della Giustizia, per proseguire fino al Largo Argentina. "Per ogni donna stuprata ed offesa, siamo tutte parte lesa" gridavano le manifestanti ed anche "tutte libere". Tra le parlamentari sono presenti anche la senatrice Giuliani, Elettra Deiana e Titti De Simone.  Per la leader dei radicali, Rita Bernardini: "La legge 194 dovrebbe essere riformata – ha affermato – ma per dare maggiori opportunita’ come per la pillola del giorno dopo e per la Ru846". Secondo Bernardini "c’e’ ipocrisia in giro" "passando sopra alle donne". "Quella di oggi e’ una risposta eccezionale – ha fatto notare Maura Cossutta, consigliere del Ministro della Salute – perche’ quello che e’ successo a Napoli e’ un errore, un orrore. Quello che e’ successo evoca tempi passati che evidentemente non sono stati risolti". "Tutte le forze politiche – ha sostenuto Giulia Rodano, assessore alla Cultura della Regione Lazio – dovrebbero impegnarsi in campagna elettorale perche’ il clima intorno alle donne che abortiscono dovrebbe essere di solidiarieta’ e non di condanna". (AGI) – Roma, 14 febbraio –

 

 

"CARI VELTRONI E BERTINOTTI" APPELLO DI 12 DONNE FAMOSE.

"Caro Veltroni, caro Bertinotti, cari dirigenti del centro-sinistra tutti, ora basta!". Inizia cosi’ la lettera-appello firmata da 12 donne autorevoli in diversi campi e che aprira’ il prossimo numero speciale di MicroMega in uscita il 29 febbraio dal titolo "Il Papa oscurantista – contro le donne, contro la scienza". L’appello e’ firmato da: Simona Argentieri (psicoanalista), Natalia Aspesi (scrittrice), Adriana Cavarero (scrittrice e docente universitaria), Isabella Ferrari (attrice), Sabina Guzzanti (attrice), Margherita Hack (astrofisica), Fiorella Mannoia (cantante), Dacia Maraini (scrittrice), Alda Merini (poetessa), Valeria Parrella (scrittrice), Lidia Ravera (scrittrice), Elisabetta Visalberghi (scrittrice e docente universitaria). Nell’appello si denuncia "L’offensiva clericale contro le donne – spesso vera e propria crociata bigotta – ha raggiunto livelli intollerabili. Ma egualmente intollerabile appare la mancanza di reazione dello schieramento politico di centro-sinistra, che troppo spesso e’ addirittura condiscendenza". "Con l’oscena proposta di moratoria dell’aborto – si legge nell’appello -, che tratta le donne da assassine e boia, e la recente ingiunzione a rianimare i feti ultraprematuri anche contro la volonta’ della madre (malgrado la quasi certezza di menomazioni gravissime), i corpi delle donne sono tornati ad essere ‘cose’, terreno di scontro per il fanatismo religioso, oggetti sui quali esercitare potere". "Lo scorso 24 novembre centomila donne – ricordano le 12 donne intellettuali che firmano l’appello rivolto a Veltroni, Bertinotti a all’intero centrosinistra -, completamente autorganizzate, hanno riempito le strade di Roma per denunciare la violenza sulle donne di una cultura patriarcale dura a morire. Queste aggressioni clericali e bigotte sono le ultime e piu’ subdole forme della stessa violenza, mascherate dietro l’arroganza ipocrita di ‘difendere la vita’". "Percio’ non basta piu’, cari dirigenti del centro-sinistra, limitarsi a dire che la legge 194 non si tocca: essa e’ gia’ nei fatti messa in discussione". Le firmatarie dell’appello pubblicato da Micromega pretendono dagli esponenti dell’intero centrosinistra "una presa di posizione chiara e inequivocabile, che condanni senza mezzi termini tutti i tentativi – da qualunque pulpito provengano – di mettere a rischio l’autodeterminazione delle donne, faticosamente conquistata: il nostro diritto a dire la prima e l’ultima parola sul nostro corpo e sulle nostre gravidanze".  "Esigiamo – scrivono – percio’ che i vostri programmi (per essere anche nostri) siano espliciti: se di una revisione ha bisogno la 194 e’ quella di eliminare l’obiezione di coscienza, che sempre piu’ spesso impedisce nei fatti di esercitare il nostro diritto; va resa immediatamente disponibile in tutta Italia la pillola abortiva (RU 486), perche’ a un dramma non debba aggiungersi una ormai evitabile sofferenza; va reso semplice e veloce l’accesso alla pillola del giorno dopo, insieme a serie campagne di contraccezione fin dalle scuole medie; va introdotto l’insegnamento dell’educazione sessuale fin dalle elementari; vanno realizzati programmi culturali e sociali di sostegno alle donne immigrate, e rafforzate le norme e i servizi a tutela della maternita’ (nel quadro di una politica capace di sradicare la piaga della precarieta’ del lavoro)". "Questi sono per noi valori non negoziabili – si conclude l’appello -, sui quali non siamo piu’ disposte a compromessi".
  (AGI) – Roma, 14 febbraio
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da La Nuova Sardegna, 15 febbraio 2008

NAPOLI. «Era un telefonata anonima, non ha fornito nome e cognome ma era …   Anche il direttore del reparto ostetricia difende l’operato di medici e infermieri.  Ferruccio Fabrizio


 NAPOLI. «Era un telefonata anonima, non ha fornito nome e cognome ma era talmente circostanziata che non appariva infondata». Così il procuratore della Repubblica di Napoli ha sferzato ieri le polemiche scoppiate dopo l’apertura dell’inchiesta in seguito alla segnalazione di un aborto che sarebbe avvenuto oltre i termini di legge al Secondo Policlinico napoletano. Lepore ha parlato a lungo e precisato molti dettagli della vicenda: «La telefonata proveniva dall’interno del Policlinico – ha continuato il procuratore capo – e al telefono era un uomo, potrebbe essere un infermiere. Verrà identificato ma, ribadisco, non ha lasciato le proprie generalità. La persona indicava la presenza di una donna in una precisa stanza del policlinico chiusa in bagno per abortire.  La centrale di polizia ha mandato un’ispettrice donna proprio per la situazione particolare e un agente uomo, entrambi in borghese. Sono saliti nella stanza, hanno trovato una donna in attesa e un letto vuoto e hanno saputo che la donna segnalata era in realtà in sala parto».   Sull’opportunità di intervenire proprio in quel momento, Lepore ha chiarito: «La telefonata era attuale e diceva "accorrete", per cui si fa intendere che si sta commettendo un reato. La procura di Napoli d’altronde è sempre molto attenta sul fenomeno degli aborti illegali, che a volte vengono effettuati anche nelle strutture pubbliche e molte volte da medici che si dichiarano obiettori. In passato abbiamo avuto denunce e rinvii a giudizio in questo senso. Quindi siamo intervenuti a tutela delle donne». Parole, quelle di Lepore, pronunciate con anche con l’intento di placare gli animi di una vicenda che divide anche la politica, ben oltre la questione di coscienza. E non a caso il procuratore di Napoli ha criticato il polverone mediatico: «Non è stato alcun intervento organizzato o precostituito, non è stato un blitz – ha chiosato. La privacy è stata violata, è vero, però qualcuno poi automaticamente ha chiamato i giornali montando un gran polverone. Non dico che la notizia dovesse rimanere segreta, ma proprio per rispetto della donna in questione si poteva benissimo fare le denunce del caso in un altro momento». E ieri il direttore della clinica di Ostetricia del Policlinico ha difeso il reparto. «La nostra è una struttura di eccellenza ed i numeri lo dimostrano», ha detto. Sul polverone è intervenuto il Consiglio superiore della magistratura che, seppur non abbia aperto finora alcun fascicolo nell’inchiesta della procura sul presunto «feticidio», ha pronto un documento. «Sara’ presentato e sarà valutato la settimana prossima» ha confermato il vicepresidente del Csm, Nicola Mancino che ha ricordato: «Per aprire un fascicolo bisogna aspettare queste valutazioni e quindi sottoporle a un consiglio di presidenza».  Intanto il caso infiamma anche la politica. integralismi. Per ora è approdato alla Camera, il governo ne riferirà proprio in commissione. A deciderlo è stata la conferenza dei capigruppo di Montecitorio che ha accolto la richiesta avanzata dalla presidente dei deputati Sd, Titti Di Salvo. La Di Salvo aveva inizialmente richiesto che l’informativa si tenesse in Aula, ma sul questo punto si è levato secco il «no» del capogruppo Udeur Mauro Fabris.

 

 

(foto di Fiorella Sanna e da www.agi.it)

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  1. freak
    15 Febbraio 2008 a 11:03 | #1

    sono assolutamente d’accordo con voi al 1000%.

  2. Vania
    14 Febbraio 2008 a 19:06 | #2

    tutto questo è pazzesco, vengono rimessi in discussione diritti e concetti che sembravano acquisiti da tutti, Ferrara poi è meglio non considerarlo nemmeno :/ ciao Vania

  3. claudia basciu
    14 Febbraio 2008 a 18:30 | #3

    Da Wikipedia

    La sindrome di Klinefelter è una patologia causata da una anomalia cromosomica, che prende il nome dal dott. Harry Klinefelter che per primo la descrisse nel 1942.

    La causa di tale malattia è stata individuata nella presenza di un cromosoma in più nella coppia di cromosomi sessuali: il cariotipo più frequente è 47,XXY. Più raramente è un mosaicismo 46,XY/47,XXY o un cariotipo X(n)Y.

    CAUSE

    Il cariotipo di 47 è dovuto alla non disgiunzione meiotica nella formazione dei gameti (gametogenesi).

    Durante una meiosi normale avviene una disgiunzione dei cromosomi che porta ogni gamete ad avere un solo rappresentante di ognuno dei 22 cromosomi somatici (detti autosomi) e uno dei due cromosomi sessuali: i gameti sono quindi cellule aploidi. Le femmine (XX) producono quindi solo gameti X mentre i maschi (XY) producono sia gameti X che Y. Se avviene una non disgiunzione uno dei gameti porterà due cromosomi sessuali.

    SINTOMATOLOGIA

    Gli individui affetti da sindrome Klinefelter sono maschi (perché con almeno un Y, che porta il gene per la determinazione del sesso maschile) aneuploidi, cioè con un assetto di cromosomi alterato.

    Il quadro clinico è caratterizzato da: insufficiente virilizzazione, testicoli piccoli, sterilità, azoospermia, elevata statura, aumento delle gonadotropine plasmatiche.

    Una minoranza dei soggetti affetti dalla sindrome di Klineferter presenta un ritardo mentale molti invece hanno difficoltà verbali. I bambini imparano spesso a parlare molto più tardi rispetto ai coetanei e possono avere difficoltà ad imparare a leggere ed a scrivere. I soggetti affetti hanno testicoli piccoli, disturbi della personalità fino al ridotto q.i., ginecomastia (mammelle simil-femminili) pene piccolo alterazioni ossee, prolasso della valvola mitralica 55%, diabete franco 10%, incidenza del carcinoma della mammella 20 volte superiore al normale, leucemie gravi, disturbi psicologici legati alla loro condizione legata all’abitus enucoide.

    Il sito dell’associazione Unione Italiana Sindrome di Klinefelter: http://www.unitask.it/portale/

    Forse anche Ferrara dovrebbe dargli uno sguardo.

  4. m.f.
    14 Febbraio 2008 a 17:19 | #4

    la polemica di Ferrara è un insulto a tutte le donne.

  5. Signora Pina
    14 Febbraio 2008 a 15:35 | #5

    Aspettiamo con ansia di vedere i testicoli di Ferrara, aborto mancato.

  6. licia
    14 Febbraio 2008 a 13:03 | #6

    senza parole, perché qualsiasi commento è superfluo.

    AGI – 14/2/2008

    FERRARA: FORSE HO STESSA SINDROME DI FETO ABORTITO A NAPOLI.

    “Domani faro’ le analisi del sangue. Credo di essere affetto anche io da una qualche forma di sindrome di Klinefelter”. Lo ha detto Giuliano Ferrara a “Panorama del giorno” di Maurizio Belpietro (Canale5). Al feto abortito a Napoli alla ventunesima settimana “i medici avevano diagnosticato (la diagnosi e’ sempre probabilistica) una sindrome di Klinefelter – ha spiegato il giornalista: – e’ una sindrome che e’ stata scoperta nel ’42 da questo medico che si chiamava Harry Klinefelter. La sindrome e’ questa: si hanno i testicoli piccoli, io ho i testicoli piccoli. Si hanno grandi mammelle e io fin da bambino ho grandi mammelle. E’ una alterazione ormonale dovuta ad una anomalia cromosomica. Gli effetti da sindrome da Klinefelter vivono, si sposano, hanno una vita ricca, sono uomini come tutti gli altri, hanno una vita normale. Ecco, io penso che i giornali che con tanta eleganza chiedono silenzio sull’aborto, che con tanta eleganza chiedono che non si discuta dello scandalo supremo del nostro tempo, cioe’ di un miliardo di aborti in trent’anni e di cinquanta milioni di aborti l’anno nel mondo, i giornali che non si scandalizzano per il dilagare dell’eugenetica, cioe’ della selezione della razza, dovrebbero forse prestare un po’ di attenzione al fatto anch’esso compassionevole che una persona piu’ o meno come me e’ stata abortita alla ventunesima settimana”. “Ho imparato molto dalla chiesa, ho imparato molto dai cristiani. Questa battaglia in realta’ da trent’anni la fanno i cattolici in condizione di clandestinita’. Il movimento per la vita coi suoi centri di aiuto alla vita fa questo: invece di chiamare la polizia, invece di lasciare che si proceda tranquillamente ad un aborto magari eugenetico, parlano con le donne. Cercano di aiutarle materialmente e moralmente, hanno una cultura antiabortista, cioe’ hanno il coraggio di dire che sono contrari all’aborto. Il che non significa che l’aborto debba essere perseguito penalmente. Io sono contrario a questo, ma deve essere combattuto spiritualmente e socialmente attraverso un grande impegno collettivo. Io sono contento di essere nato”. La sua iniziativa di presentarsi alle elezioni con una propria lista, ha detto Ferrara, “ha indotto molti a riflettere”: “Non ho mezzi, non ho forze. Ci metto un po’ dei miei quattrini. Duecentocinquantamila euro e’ il primo assegno di cui pubblichero’ la fotografia sul mio giornale.

    Penso che pubblichero’ anche la fotografia dei miei testicoli”.

    Ferrara si candidera’ nel Lazio e in Lombardia. (AGI) – Roma, 14 feb. -

  7. gruppodinterventogiuridico
    14 Febbraio 2008 a 12:46 | #7

    Da http://www.corriere.it del 14 febbraio 2008

    Aborto, manifestazione a Napoli

    La Turco: parteciperò anch’io

    «Molto colpita dall’episodio, segnale di una mancanza di serenità nell’affrontare un momento tragico»

    ROMA – «Aderirò alla manifestazione delle donne di oggi». Lo ha detto il ministro della Salute, Livia Turco, nel corso di una intervista a Rainews 24. Il ministro ha ribadito di essere rimasta molto colpita dall’episodio avvenuto al policlinico di Napoli, segnale di una mancanza di serenità nell’affrontare un momento tragico nella vita delle donna. «Conoscendo da vicino le problematiche legate all’aborto» , Turco ha detto che c’è bisogno di pacatezza e serenità su queste vicende , «un’attenzione attiva nei confronti della donna». «Difendo la legge 194 – ha sottolineato – perchè ho a cuore la cultura della vita». «Se il dibattito sulla vicenda – ha spiegato Turco – si fosse sviluppato attorno alle necessità di cura e di assistenza attorno alla donna che aveva avuto notizia della malformazione del feto, alla maggior presenza del pubblico, perchè non fosse lasciata in solitudine, e su come migliorare la qualità dei consultori, sarebbe stato un passo avanti per la promozione della cultura della vita». E di fronte all’accusa di eugenetica avanzata da Giuliano Ferrara, Livia Turco ha detto che questo modo di ragionare «è una sovrapposizione di schemi ideologici a una umanissima realtà. È lo scontro tra la vita come grande principio e quella delle persone. Il bambino era una potenzialità di vita e quì sta il dramma e occorre interrogarsi sulla capacità di accoglienza della donna rispetto alla quale non si può giudicare».

  8. Luisella
    14 Febbraio 2008 a 12:04 | #8

    Segnalo un articolo da altrenotizie.org

    NAPOLI, LA MORATORIA ALLA DECENZA

    Mercoledì, 13 Febbraio 2008 – 00:05 –

    di Maura Cossutta

    Gli orrori che sono stati evocati sono infine comparsi, dentro un ospedale pubblico, in un reparto di maternità, a Napoli, nell’anno 2008 dopo Cristo. Tutto è partito da una denuncia anonima, che ha scomodato direttamente un magistrato, che a sua volta ha coinvolto le forze dell’ordine, per indagare su un “feticidio”. Così è stato detto, così è stato denunciato. Ed ecco quindi i poliziotti armati sulla “scena del crimine”, che in questo caso è la sala operatoria dove si effettuano le interruzioni volontarie di gravidanze, nel rispetto della legge 194. Soprattutto, nel rispetto (dovrebbe almeno importare a qualcuno) di quelle donne che decidono di abortire. Si trattava di un aborto tardivo, cosiddetto “terapeutico”, che avviene cioè dopo i 90 giorni, quando la salute psico-fisica di una donna è a rischio a seguito della diagnosi di malformazione grave al feto che porta in grembo. In questo caso, come in tutti i casi di aborti terapeutici, si trattava di una gravidanza desiderata, cioè di una donna che voleva quel figlio, che l’ha desiderato, amato, immaginato. Un aborto insomma che è ancora più drammatico, perché quella donna si sentiva già madre.

    I poliziotti hanno sequestrato cartelle cliniche, hanno interrogato medici, infermieri, persino la vicina (non di cella , ma di letto) della donna indagata. E hanno sequestrato – cosa decisiva – il “corpo del reato”, cioè il prodotto abortivo, “il bambino” (direbbe propriamente Ferrara). Cosa si cercava? La denuncia, anonima ma evidentemente informatissima (da chi?), parlava di reato per la donna e per i medici, di un feto eliminato, contro le norme previste dalla legge 194.

    Bisognava trovare le prove, fare i riscontri autoptici, incastrare i criminali? Invece nulla di anomalo o di illegale è stato trovato. I medici, anche gli obiettori, hanno dichiarato che quell’interruzione di gravidanza non presentava “irregolarità”. Tutto insomma era a posto, tutto in ordine, tutto sotto controllo. Quindi, tutto bene? Allora, “scusate e buona sera?”

    L’orrore di quello che è successo deve scuotere i pigri, gli scettici, gli ignavi. Dopo le scene del blitz della polizia al Policlinico di Napoli, non è più accettabile minimizzare, sdrammatizzare. Quello che è stato evocato, si è materializzato e i mostri sono ormai tra noi, magari con le facce normali di cittadini banali, di quelli che nascondono le loro fobie dietro l’anonimato delle denunce. Ma finalmente legittimati, da chi è potente, da chi conta, da chi parla in nome di Dio.

    La moratoria contro l’aborto ha evocato i mostri, che puntualmente sono arrivati. Contro le donne assassine, contro i medici criminali. Anche da noi arriva l’America (si sa, come per la musica, per la moda, per i film, sempre comunque con un decennio di ritardo), anche da noi arrivano i cittadini e le liste “pro-life”. E arrivano i finanziamenti copiosi, si affollano gli sponsor, arrancano i ritardatari che non vogliono perdere il giro. L’orrore viene ormai rivendicato, gridato, organizzato.

    Chi ora indagherà su quella denuncia anonima? Su quel magistrato che ha autorizzato il blitz in un ospedale pubblico? Chi difende i diritti, la vita e l’anima violati di quella donna e di tutte le donne? A Napoli è avvenuto qualcosa di orribile e pericolosissimo, un salto di qualità, un’accelerazione impensabile eppure prevedibile. Dalla “parola pubblica” si è passati all’”azione pubblica”: un’indicazione precisa per le avanguardie integraliste, non contro l’aborto in astratto, ma contro la legge 194, contro la legalizzazione dell?aborto.

    “Il feto tutelato dallo Stato, la polizia in servizio contro il feticidio”: questa è la nuova strategia della difesa della vita. E mentre Ferrara si candida e la Binetti loda Berlusconi, passa la legittimazione del feto come “proprietà pubblica”, da difendere contro il potere criminale delle donne. Un’aberrazione giuridica, una barbarie, che apre scenari di nuovo fascismo. La difesa della vita fin dal concepimento da parte dello Stato evoca mostri che già la storia conosce, ma che non ha sconfitto.

  9. giusy
    14 Febbraio 2008 a 10:29 | #9

    Le donne scendono in piazza oggi a Napoli e in altre città, quindi la mobilitazione è stata immediata. Ieri sera a Primo Piano entrambi i rappresentanti di PD e PDL hanno assicurato di non volere la revisione della 194, e speriamo che sia davvero così.

  10. Luisella
    14 Febbraio 2008 a 9:51 | #10

    E’ tornata la Santa Inquisizione, siamo di nuovo alla caccia delle streghe? L’OMS e la Costituzione garantiscono il diritto alla salute. Tante donne affette da problemi di infertilità si sottopongono a pesanti terapie pur di diventare madri, e a loro viene negato il diritto alla diagnosi preimpianto per sapere se il figlio tanto atteso sarà sano. Contro le donne che scoprono, e con immenso dolore, di aspettare un figlio malato e decidono di abortire adesso viene scatenata anche la polizia, in nome di un garantismo della nuova vita privo di qualsiasi carità cristiana. Per quelle eroiche, coraggiose madri che hanno messo al mondo bambini con malattie genetiche, resta solo la lotta quotidiana per assicurare loro una vita degna di questo nome, senza che lo Stato o la Chiesa muovano un dito in difesa della persona disabile. E’ la profonda contraddizione voluta da un potere che pretende di comandare sull’individuo, dalla culla alla tomba, senza curarsi di assicurargli un’esistenza degna di questo nome. E’ ora di basta, in nome dei bambini che devono ancora venire al mondo, di quelli già nati sani e malati, in nome delle madri che sperano per loro in futuro migliore.

  11. 14 Febbraio 2008 a 9:19 | #11

    Non mi stancherò mai di dire che siamo nel pieno di una emergenza: stiamo arretrando sui diritti civili giorno dopo giorno, nell’indifferenza generale.

    L’unica è sperare che le donne non siano così sceme, o addormentate, o peggio indifferenti, e che alla prossima minaccia scendano in piazza, tanto per cominciare.

    Non mi ritengo, anche per ragioni anagrafiche, particolarmente femminista, pur essendo grata a quel movimento che a differenza di quello che accade oggi lottava per i diritti di tutte/i.

    Dunque pensiamo a quello che sta succedendo mentre andiamo a votare, e soprattutto vigiliamo! stiamo attenti, e cerchiamo di vendere cara la pelle, almeno!

  12. Maria Francesca
    13 Febbraio 2008 a 23:33 | #12

    brava Claudia! bravo Stefano! giusto, deve essere una posizione ufficiale del GRIG, siete gli unici che hanno detto qualcosa, tutti stanno zitti davanti agli attentati a quelli che pensavamo fossero elementari diritti civili di tutti! sono invece diritti ancora da conquistare giorno dopo giorno. Grazie.

  13. Edoardo
    13 Febbraio 2008 a 23:25 | #13

    articolo condivisibile al 100%

  14. Gruppo d’Intervento Giuridico
    13 Febbraio 2008 a 23:08 | #14

    Questo è quello che sentiamo come Associazione, non solo come singole persone. E’ ora di dire chiaro e tondo che questa Italia non può e non deve tornare indietro di decenni. Mai. Mai più. Nè donne nè uomini devono più essere carne da macello per posizioni ideologiche. E’ già accaduto troppo spesso in passato. E chiunque, politico o prete o chiunque altro, se lo metta in testa.

    Stefano Deliperi

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