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Stop alla diga anti-veleni, è inutile !

 

 

Il T.A.R. Sardegna ha accolto i ricorsi della Portovesme s.r.l. (sentenza sez. II, 12 febbraio 2008, n. 166) e dell’Eurallumina s.p.a. annullando il decreto del Ministero dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare che disponeva la realizzazione di un "muro" sotterraneo per contenere le sostanze inquinanti.  Così come anche nella zona industriale di Porto Torres.  Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico avevano contestato questa soluzione, indicando – sulla base delle precedenti indagini e studi condotte dalle medesime pubbliche amministrazioni – la soluzione dello sbarramento mobile idraulico quale preferibile con un esposto (21 maggio 2007) indirizzato alle amministrazioni pubbliche competenti ed alla Procura della Repubblica di Sassari (che aveva già aperto un’indagine per accertamenti in merito).  L’auspicio è che finalmente ora vengano posti in essere quegli interventi effettivamente riconosciuti validi per contenere e ridurre gli inquinamento di origine industriale.

 

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da La Nuova Sardegna, 16 febbraio 2008

No del Tar alla diga antiveleni. Annullato il decreto emanato dal ministero dell’Ambiente I giudici: quella soluzione non dà più sicurezza di altre. AMBIENTE E FABBRICHE. Accolto il ricorso presentato da Eurallumina e Portovesme.    Maurizio Porcu, Erminio Ariu

 PORTOVESME. La diga antinquinamento non s’ha da fare. Lo ha stabilito la seconda sezione del Tar, accogliendo i ricorsi presentati dalla Portovesme srl (rappresentata dagli avvocati Antonio Cosimo Cuppone, Ambrogio Papa ed Enrico Salone) e dall’Eurallumina spa, (tutelata dagli avvocati Giuliano Berruti ed Enrico Salone) contro i ministeri dell’Ambiente e delle Attività produttive e il Comune di Portoscuso.   Il Tribunale amministrativo regionale ha così annullato il decreto del direttore generale del ministero dell’ambiente che aveva approvato e rese definitive le prescrizioni riguardanti la messa in sicurezza e la bonifica delle falde acquifere sottostanti i terreni su cui insistono le industrie del polo di Portovesme. I ministeri dell’Ambiente e delle Attività produttive avevano imposto alla Portovesme srl e all’Eurallumina «la messa in sicurezza d’emergenza della falda, basata sul marginamento fisico integrale»: e cioè un’enorme diga sotterranea, in calcestruzzo, finalizzata a trattenere i liquidi inquinati ed inquinanti che sono presenti nelle acque di falda. Questa soluzione tecnica era stata ritenuta, dai due dicasteri, la più idonea per evitare la diffusione di sostanze tossiche e nocive e la contaminazione delle acque del mare. Il ministero dell’ambiente aveva anche emesso, sulla base delle varie conferenze dei servizi che si erano succedute, due distinti decreti: uno riguardante il blocco del progetto di bonifica presentato dalle due aziende e l’altro sulla prescrizione a realizzare la muraglia sotterranea ad una profondità variabile dai 30 a 50 metri. I due provvedimenti ministeriali, impugnati dalla due società operanti a Portovesme nel campo delle produzioni di piombo-zinco e di ossido di alluminio, avevano suscitato reazioni pesantissime anche a livello sindacale per le ripercussioni negative che avrebbero causato se avessero avuto applicazione. La prima conseguenza non si era fatta attendere: con un’ordinanza erano stati messa in stand bay i lavori di dragaggio del porto industriale di Portovesme in attesa della realizzazione della contestata barriera. In altri termini al Consorzio per il nucleo Industriale del Sulcis Iglesiente veniva vietata qualsiasi attività mirata a rendere più idoneo e moderno il bacino portuale e persino di rilasciare autorizzazioni per la costruzione di nuove fabbriche, senza il piano di caratterizzazione dei siti.   Sul piano economico le prescrizioni imposte alle due società avrebbero avuto pesanti conseguenze: una barriera fisica di quella portata avrebbe causato spese per centinaia di milioni di euro per le multinazionali che, da tempo, lamentano gli alti costi di esercizio per l’energia e la carenza di infrastrutture e servizi.   Portovesme srl ed Eurallumina spa avevano individuato una soluzione alternativa nella realizzazione di una barriera idraulica da attuarsi con la costruzione di 81 pozzi, con trattamento delle acque inquinate estratte con speciali sistemi. I giudici del Tar di Cagliari hanno ritenuto «che la prescrizione di utilizzare il confinamento delle acque di falda con una barriera fisica, anziché ricorrendo ad una barriera idraulica, costituita da pozzi di estrazione, o altra soluzione ipotizzabile, non risulta motivata da accertamenti tecnici che la indichino come unico e migliore sistema di messa in sicurezza del sito idoneo a scongiurare, in una situazione contingente e provvisoria, la diffusione della contaminazione, né la scelta risulta supportata da dati tecnici che illustrino modalità, tempi di realizzazione, obblighi giuridici coerenti con l’urgenza dell’intervento».   Insomma il ministero, secondo i giudici amministrativi, ha deciso senza alcun supporto tecnico e senza garantire che con la costruzione della diga sotterranea si sarebbe scongiurato l’inquinamento della zona costiera. Ed aggiungono persino che «non sono stati indicati gli elementi tecnici in base ai quali il marginamento fisico fosse il sistema migliore per limitare l’espansione del fenomeno inquinante. La decisione assunta, venata da arbitrio utilizzo della discrezionalità tecnica è illegittima». Se non dovessero intervenire ricorsi al Consiglio di Stato le draghe commissionate dal Cnisi, che da tempo sono inoperose, potrebbero riprendere a prelevare dal fondale le sabbie inquinate.

  

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. gruppodinterventogiuridico
    14 Maggio 2009 a 14:33 | #1

    da La Nuova Sardegna, 14 maggio 2009

    Svolta del ministero: nel Sulcis non serve più la diga sotterranea.

    INQUINAMENTO E BONIFICHE. Simeone: speriamo che valga anche per Porto Torres. (Giampaolo Meloni)

    PORTOVESME. Il ministero dell’Ambiente apre sulla costruzione delle barriere idrauliche e accantona la diga sotterranea contro l’inquinamento. L’assessore Simeone: speriamo così anche su Porto Torres. L?apertura del ministero sulla soluzione chiesta a gran voce e per lungo tempo dal presidente (ora ex) del Consorzio industriale Ignazio Cuccu e dal sistema delle fabbriche di Portovesme (è affiorata nella sede dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente a Cagliari, che ha ospitato la Conferenza istruttoria per gli interventi di bonifica nelle aree industriali compromesse dall’inquinamento sia nel Sulcis Iglesiente e sia nei versanti del Guspinese e Cagliaritano. Alla Conferenza, convocata dal ministero, hanno preso parte i delegati dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente, le Province di Carbonia Iglesias, Medio Campidano e Cagliari, Comuni e aziende interessate alle bonifiche, Arpas e Iss (Istituto superiore di Sanità). Durante la conferenza, i delegati del ministero guidati dall’ingegnere Marco Giangrasso, hanno manifestato aperture verso le soluzioni di bonifica della falda sostenuta da Regione e enti locali, basata sulla realizzazione di barriere idrauliche e non più su quelle fisiche (un muro sotterraneo) come da anni sostenuto dalle politiche ministeriali. Cinquanta i progetti esaminati dalla Conferenza relativi alle aree di Porto Vesme, Sarroch e Macchiareddu, ai quali sono state assegnate una serie di prescrizioni da mettere in opera. La scelta consentirà di evitare interventi di bonifica estremamente costosi e non facilmente realizzabili. L’assessore della Difesa dell’ambiente Emilio Simeone ha valutato con favore l’esito della Conferenza: «Riteniamo che con questa riunione si sia data una prima svolta e quindi un forte impulso alla potenziale risoluzione delle problematiche ambientali relative alle aree industriali del Sulcis-Iglesiente-Guspinese. Ci aspettiamo ora da parte del ministero una forte disponibilità anche sulle aree di Porto Torres. E’ bene ricordare che gran parte degli interventi oggetto delle bonifiche riguardanti sia il sito del Sulcis Iglesiente Guspinese, sia quello di Porto Torres, sono in capo a soggetti privati che per lunghissimi anni, anche attraverso diverse società, hanno gestito in Sardegna un’attività industriale fortemente critica sul piano ambientale». L’assessore Simeone ha inoltre sottolineato l’importanza della sede della Conferenza, che ha evitato spostamenti in massa a Roma.

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