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Cagliari, la ruota degli esposti.

 

 

 

La "capitale del Mediterraneo", vero fulcro di straordinarie iniziative che costituiscono un faro della civiltà e del buon governo per il Mare Nostrum, ne sta per fare un’altra delle sue.  Forse riesce anche a superare la desiderata corsa dei cammelli al Poetto o in Via Roma, il dissalatore alla casteddaia e la funivia sulla Sella del Diavolo.  Tutti progetti eccezionali fortunatamente non andati in porto.  E speriamo che vada in malòra pure questo.  In poche parole, secondo quanto reso noto con dovizia di particolari dall’edizione odierna de L’Unione Sarda, la grandiosa commissione comunale della pari opportunità, presieduta da Rita Petrini (F.I.), non particolarmente nota per iniziative di singolare rilievo, ha deciso di istituire la ruota degli esposti presso il convento delle suore sacramentine (Adoratrici perpetue del Santissimo Sacramento).  La stessa madre superiora è in attesa di disposizioni superiori (speriamo che la illuminino le più superiori possibili..), l’assessore ai servizi sociali Anselmo Piras sarebbe perplesso, mentre l’onnipresente dirigente dell’area servizi alla persona Ada Lai, in predicato per esser candidata alle prossime elezioni politiche, sarebbe possibilista. Il Presidente del Tribunale per i Minori di Cagliari Lucia La Corte sarebbe, invece, contraria.  10 mila euro sarebbe poi la cifra per realizzare questa follìa.  Decisivi i numeri che sosterrebbero la necessità della meritoria iniziativa: 11 bambini abbandonati fra il 2003 e il 2007.       In realtà, nessun bimbo è finito nel cassonetto dell’aliga, ma è stato semplicemente accolto nelle strutture ospedaliere al momento della nascita e, dopo i termini di legge, ne è stata dichiarata l’adottabilità. Come prescrive la legge.  E oggi hanno una vita migliore.   Di questa iniziativa retriva ed oscurantista non se ne sentiva proprio alcun bisogno. Inoltre, va contro il Regolamento generale per il servizio d’assistenza agli Esposti del 1923, di finalità ed obiettivi ben più moderni delle nostre consigliere della pari opportunità.    Però, forse, si tratta di un modo simpatico ed originale per celebrare la prossima festa della donna dell’8 marzo.      Io, tanto per andare sul sicuro, una proposta alternativa l’avrei: allestire una colorata ruota della fortuna e mettere in palio per le nostre consigliere delle pari opportunità un bel paio di viaggi a Santiago de Compostela.  A piedi.   Ci vuole un po’ di tempo e almeno per due mesi ce le leviamo di torno.  E quei soldi pubblici li dedichiamo ad aiutare chi ne ha bisogno per mantenere i suoi bimbi.

 

                                                         Stefano Deliperi

 

Aggiornamento: sempre secondo quanto riportato da L’Unione Sarda (5 marzo 2008), la madre superiora delle Adoratrici perpetue del SS. Sacramento ha avuto le necessarie autorizzazioni ed il convento è disponibile.     La Commissione pari opportunità del Comune di Cagliari è così costituita:
Presidente: Petrini Maria Rita
Vice Presidente: Zuncheddu Claudia
Componenti: Boldetti Alessandra, Castelli Danila Maria, Depau Marisa, Lai Ada, Lai Elena, Marini Luisa, Marongiu Rita, Matta Monia, Meloni Danila, Onano Marinella, Pinna Emanuela, Piras Daniela, Scano Alessandra, Silvestri Angela Maria, Soriga Maria Pina
Segretario: Rita Corsale
tel. 070 6777002 – fax 070 6778049 – email
rita.corsale@comune.cagliari.it

 

Secondo quanto pubblicato oggi, 10 marzo 2008, su Il Sardegna la proposta sembrerebbe miseramente naufragata.  Amen. 

 

 

(foto da http://wikimedia.org/, disegno S.D., archivio GrIG)

  1. Piera Monni
    7 Marzo 2008 a 11:34 | #1

    Capisco le ragioni di Marco e le condivido, però mi risulta che in ospedale assistano chiunque, anche clandestini.

  2. marco
    7 Marzo 2008 a 8:53 | #2

    Cagliari Special TOUR.

    Passiamo, a Cagliari, alla mensa delle suore in via Bellini, saliamo al Ritrovo di via S. Giovanni indi al pernotto di V.le Sant’Ignazio da Laconi per scendere al cunicolo delle scalette di V.le S. Avendrace. Una puntata in via S. Paolo e, essendosi fatto tardi, rechiamoci insieme nel V.le Elmas ed adiacenti, girare poi verso via del Lavoro, gironzolare un pò e correre a trovare amicizie lungo la ex strada statale 131.

    Lungo strada abbiamo incontrato persone con problemi, seri, di permesso di soggiorno, droga, violenza subita e quant’altro. Poche fra queste persone navigano in rete. Poche leggono un cartello in strada. Il loro unico intento è, la maggior parte delle volte, sopravvivere.

    Gente così non esiste? Forse non la vediamo. Forse non la frequentiamo. Forse non diamo loro confidenza. Forse, talvolta, diamo loro 1 euro, così… per mettere a posto la coscienza.

    Eppure, il passa parola per chi casa non ha, identità non ha, stupro ha subito (e magari dal padre o dal vicino di baracca) per cui il nascituro puo’ essere depositato in una ruota e qualcuno se ne occuperà, induce ad evitare il rischioso aborto clandestino. C’è un posto dove puoi mettere il bimbo, nessuno ti chiede nulla, nessuno ti cerca, nulla di nulla. Puoi partorire, imbucare, e sparire nuovamente.

    Perchè, (lo sapete?) il medico non può farti abortire o nascere un bambino se non sa chi sei. Deve avvisare gli organismi di controllo. Ma se tu non hai identità e non puoi quindi rivelarti causa espulsione, abortisci (nel migliore dei casi) illegalmente, oppure metti al mondo e sotterri.

    Una ruota che salva una sola vita nel suo periodo di esercizio vale piu’ di milioni di parole. Se nel frattempo, poi, riusciamo a creare e implementare il sistema solidaristico di assistenza ed informazione meglio.

    Ma intanto avremo salvato anche solo un un povero bimbo che non sarà stato soffocato od abbandonato al freddo.

  3. giovannadellestelle
    6 Marzo 2008 a 22:55 | #3

    a me pare una scelta molto infelice..

  4. maya
    6 Marzo 2008 a 17:43 | #4

    scusami marco, non credi che un neonato in stato di abbandono possa esser salvato e soprattutto curato meglio in un ospedalepubblico? non sarebbe meglio fare informazione capillare per far conoscere questa possibilità per chi si trova in condizioni drammatiche già per conto suo? penso ad avvisi in varie lingue nei luoghi pubblici (stazioni,aereoporti,bar,ecc). il ritorno alla ruota mi sa tanto di medioevo..

  5. marco
    6 Marzo 2008 a 16:39 | #5

    A Cagliari e in buona parte dell’hinterland è presente un sottobosco non del tutto noto alle persone che utilizzano la rete globale, persone civilizzate (come i milanesi) e non da terzo mondo.

    Un sottobosco fatto di ignoranza (reale), prostituzione, clandestinità, droga, schiavitù nel lavoro nero.

    Violenza.

    Qualcuno lo vuole negare?

    Si sa, ma non si agisce. Perchè? Mistero.

    Mi si spieghi altrimenti come sia possibile che siano presenti tante donne in strada che si vendono, tante persone che chiedono elemosina ai semafori, tante ragazze o donne mature che subiscono violenza e non hanno il coraggio di denunciare quanto subìto. E non penso che queste persone vogliano comportarsi così. Purtroppo subiscono.

    Avete ragione, bisognerebbe fare questo e quello, bisognerebbe sensibilizzare, entrare in merito a, istruire, aiutare…bla, bla, bla.

    Poi quante persone lavorano realmente nei centri di accoglienza, distribuiscono pasti caldi, raccolgono vestiario per i diseredati, aiutano queste persone (CLANDESTINE) nell’informazione?

    Se una ruota salva ORA anche uno dico UN SOLO BIMBO, prima di avere approntato la macchina del recupero socio assistenziale, penso che 10 o 20.000 euro siano spesi veramente bene.

    Ripeto. Anche una sola piccola vita salvata vale forse quanto una ruota.

    E non sono un sacerdote indottrinato. Marco.

  6. Piera Monni
    6 Marzo 2008 a 13:29 | #6

    non vedo scuse è un’iniziativa quantomeno ingiustificata e offensiva proprio sotto 8 marzo

  7. E.C.
    6 Marzo 2008 a 13:10 | #7

    da L’Altravoce, giovedì 6 marzo 2008

    I neonati affidati alla ruota, fuga nel passato

    A Cagliari l’abbandono non è emergenza

    meglio lavorare su informazione e sostegno.

    di Elvira Corona

    Figli di nessuno, figli della malasorte, figli della ruota. O ancora Mischineddus, parafrasando il titolo del libro di Anna Castellini, dedicato proprio ai bambini abbandonati all’ospedale Sant’Antonio di Cagliari. Introdotte nel 1188 e in funzione fino alla fine del 1800, le ruote degli esposti negli ultimi anni sono riapparse in alcune grandi città italiane, e ora qualcuno le vorrebbe riesumare anche a Cagliari. La ruota permetteva alle mamme che non potevano provvedere al proprio bambino appena dato alla luce di lasciarlo in una sorta di cassetto girevole, suonare la campanella e scappar via, nella certezza che qualcuno si sarebbe occupato della loro creatura.

    Un modo per tutelare la vita dei bambini che non avevano la fortuna di poter crescere con i propri genitori, e dunque venivano affidati a conventi o monasteri. Ma oggi per fortuna molti passi avanti sono stati fatti. Uno su tutti la possibilità data alle madri di partorire in ospedale in tutta sicurezza e poi, eventualmente, non riconoscere il bambino, con la garanzia di mantenere l’anonimato. Un gesto estremo, quello dell’abbandono in ospedale, ma che tutela almeno il bambino appena dato alla luce: se non gli viene garantito l’affetto della propria mamma, gli viene garantita la possibilità di nascere con ogni cura.

    Certe invece di fare cosa buona e giusta, le consigliere della Commissione Pari Opportunità al Comune di Cagliari ripropongono l’arcaica ruota degli esposti. Una decisione presa in altre città italiane, dove l’ abbandono di neonati è cosa purtroppo assai frequente. Spesso si tratta di bambini figli di donne che vivono situazioni difficili, ai margini della società, a volte immigrate, e che per la complessità della loro storia non hanno la possibilità di conoscere i propri diritti e tanto meno le opportunità che potrebbero sfruttare anche loro. A Cagliari però l’iniziativa appare quanto meno singolare, visto che nel capoluogo isolano non si registrano casi di abbandoni selvaggi.

    Almeno due consigliere non hanno condiviso la scelta della commissione: Marisa Depau (Pd) e Claudia Zuncheddu (Sd): prendono le distanze dall’iniziativa portata avanti dalla presidente Maria Rita Petrini (FI), e con una nota spiegano: «Consideriamo un eventuale ritorno della ruota degli esposti come l’ultima ed estrema via percorribile sia da una persona, che da una istituzione come il Comune di Cagliari. Anche il Tribunale dei Minori ha espresso perplessità perché nel capoluogo isolano le cifre sull’abbandono non sono certo allarmanti».

    E anche a sentire qualche opinione in giro per la città, non è chiaro quale problema reale si voglia risolvere. Roberta Vacca, psicologa e attualmente volontaria del Servizio civile all’Unicef a Cagliari dice: «Piuttosto che riproporre la ruota degli esposti, sarebbe opportuno far sapere a tutte le donne che è possibile partorire in ospedale e non riconoscere il bambino». «Anche perché – interviene Alessandra Corongiu, studentessa e anche lei volontaria del Servizio civile – se si dà l’opportunità di lasciare i bambini nella ruota dovremmo chiederci: dove sono stati partoriti? In ospedale si possono avere tutte le garanzie per la salute di madre e figlio». Per Tiziano Falchi, anche lui studente e volontario, «queste ruote possano essere utili come soluzione estrema, però penso che si debba insistere sull’informazione. Cercando di raggiungere soprattutto rom, immigrati extracomunitari e famiglie disagiate in generale».

    Anche per Veronica, Marika e Stefania, studentesse diciassettenni dell’Istituto tecnico femminile ?Sandro Pertini? nel quartiere di Mulinu Becciu, la ruota può essere presa in considerazione come una soluzione ultima, come alternativa alle tristi storie di abbandoni che diventano notizia: «Certo, meglio la ruota del cassonetto, come spesso sentiamo nei tg», dice Veronica. «Anche perché ci sono tante famiglie che vorrebbero avere un figlio e non possono, e se qualcun altro può dare affetto a questi bambini, anche se non sono i genitori naturali, non fa differenza», continua Marika. «Io andrei in ospedale – interviene Stefania – e se non potessi proprio occuparmi del bambino lo lascerei li, anche se non tutte sanno che si può fare così. Noi a scuola ne parliamo con i professori, ma a livello di chiacchierate. Ci dovrebbero essere delle campagne di informazione, soprattutto qui a scuola, questo poi è un istituto per la stragrande maggioranza composto da ragazze?».

    In giro per le stradine delle Marina, con un po’ di imbarazzo anche una suora dell’ordine delle Figlie della Carità parla favorevolmente della ruota solo come alternativa al cassonetto. E parla di quando c’erano le ruote anche a Cagliari, dalle suore cappuccine, o in piazza San Sepolcro: «Non è certo la soluzione ottimale ma se serve a salvaguardare la vita e la dignità dei bambini che sono gli esseri più deboli… Oggi però ci sono altre possibilità».

    Sandro Mascia, che gestisce un bar nel quartiere Marina e ne conosce praticamente tutti gli abitanti, dice che forse la ruota sarebbe una soluzione per le donne immigrate che sono costrette a lavorare in strada e non possono permettersi neppure di andare in ospedale, perché non sanno, o non gli viene comunque consentito, «e nel quartiere ce ne sono situazioni simili». La necessità di insistere su informazione e sensibilizzazione è confernata da Liza e Suye – due ragazze che arrivano da Zhejiang, non lontano da Shangai, a Cagliari da 10 anni la prima e da 7 la seconda -: nessuna delle due sapeva della possibilità di partorire in ospedale e lasciare là il bimbo. «In Cina – racconta Liza – era molto frequente abbandonare i bambini per strada. Oggi succede molto meno, e comunque è una cosa davvero triste, ogni mamma dovrebbe poter occuparsi del proprio figlio».

    Ma non tutte possono farlo, e nella nota della Depau e della Zuncheddu si mette l’accento sulle sacche di disagio sociale esistenti nei rioni popolari, «dove appaiono allarmanti i dati sulla disoccupazione, sull’abbandono scolastico, sulla carenza di strutture sociali e le cifre sugli adolescenti che, all’età di soli 14 anni, diventano genitori. A tal proposito il Comune di Cagliari, anziché allestire un sistema obsoleto come la ?ruota?, dovrebbe documentarsi con le competenti istituzioni regionali e provinciali prima di prendere qualsiasi iniziativa che potrebbe comportare lo sperpero di denaro pubblico».

    «Soldi che – dice con fermezza Claudia Zuncheddu – andrebbero investiti in educazione, sensibilizzazione, cultura. Riproporre le ruote è inopportuno e diseducativo, che messaggio stiamo mandando? Bisogna agire alla radice del problema, fare informazione capillare, raggiungendo le ragazze ma anche i ragazzi delle periferie, magari offrire un aiuto economico a favore dei genitori e delle ragazze-madri in condizioni disagiate. Non sprecare i soldi dei contribuenti in progetti inutili».

  8. Lilly
    6 Marzo 2008 a 12:47 | #8

    la ruota nel convento? roba da terzo mondo :( a Milano l’hanno fatta alla Mangiagalli ma è una clinica!!

  9. Sandro
    5 Marzo 2008 a 18:25 | #9

    Mi scuserà il signor Marco ma io non trovo giustificazioni per un’iniziativa avulsa dalle necessità di Cagliari e fuori dai tempi. Saluti.

  10. Simo
    5 Marzo 2008 a 18:10 | #10

    non vedo però nessuna replica da parte di partiti, forze politiche, associazioni femminili :( ((

  11. maya
    5 Marzo 2008 a 17:09 | #11

    non so come marco pensi che a Cagliari si buttino i neonati nel cassonetto: non mi ricordo che sia capitato; da molti anni basta partorire in ospedale (non in convento!) e dichiarare di non riconoscere il bambino. nessuno ne chiede il motivo e nessuno giudica e c’è assistenza sanitaria: se entro 10 giorni la madre non cambia idea può essere dato in adozione. è sempre meglio della ruota!

  12. marco
    5 Marzo 2008 a 16:45 | #12

    Incredibile, antiquato, quasi barbaro.

    Ma.

    E’ sempre meglio buttino il bambino nella ruota anzichè in un cassonetto.

  13. marta vinci
    5 Marzo 2008 a 12:59 | #13

    non trovo parole per commentare quest’offesa alle donne, trovo grave che venga da altre donne; mi sarei aspettata un’iniziativa per favorire il mantenimento del rapporto madre-figlio, aiuti concreti sul piano materiale e psicologico, non una riesumazione di qualcosa superato dal tempo. presso un convento di suore poi, nemmeno direttamente un ospedale o una struttura protetta. pessimo augurio per questo otto marzo.

  14. maya
    5 Marzo 2008 a 11:00 | #14

    pensavo che fosse uno scherzo ma anche oggi se ne parla sull’Unione sarda: perchè non dare quei soldi per aiutare le ragazze madri??? chi sono queste donne delle pari opportunità, potete pubblicare l’elenco? grazie

  15. m.francesca
    5 Marzo 2008 a 10:29 | #15

    queste “donne” dovrebbero vergognarsi: un salto indietro di 8oanni.

  16. several
    4 Marzo 2008 a 23:24 | #16

    tutto questo è completamente inconcepibile! sangue sudore fatica diritti buttati a mare, e la politica “buona” che fa, nulla???

  17. vanni
    4 Marzo 2008 a 22:13 | #17

    ma vi siete ‘ngrulliti tutti a Cagliari? io la ricordo come una città piena di sole e di belle figlie …’anta anni fa!

  18. Vania
    4 Marzo 2008 a 20:55 | #18

    che idiozia pazzescaaaaa!!!!!!! ciao ciao Vania

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