Home > Argomenti vari > Lago di Baratz a rischio !

Lago di Baratz a rischio !

 

 

Il Lago di Baratz, l’unico lago naturale, d’acqua dolce, della Sardegna, in Comune di Sassari, è proprio a rischio.  Le sue acque si ritirano. Diverse le ipotesi.   Forte evaporazione (ma solo estiva), eccessivi prelievi diretti, pesanti prelievi sulle falde idriche che alimentano il lago. Forse minore piovosità.  I motivi non sono chiari e definiti.   La soluzione di emergenza – al di là delle scontate diatribe – può essere una sola: l’immissione di acqua dolce da parte del soggetto gestore locale, il Consorzio di bonifica della Nurra.   Il Lago di Baratz è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), è destinato a riserva naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 – allegato A) ed è un sito di importanza comunitaria ("Lago di Baratz – Porto Ferro" – ITB011155", direttiva n. 92/43/CEE).    Devono, quindi, esser mantenute – per obblighi internazionali e comunitari dello Stato italiano e della Regione autonoma della Sardegna – le caratteristiche ecologiche e naturalistiche del sito.    Dovrebbe esser gestito attraverso uno specifico piano di gestione ed ogni sua modifica dello stato dei luoghi dovrebbe esser preceduta da una vincolante valutazione di incidenza ambientale.     Tuttavia di tali disposizioni sono le prime destinatarie le amministrazioni pubbliche, in primo luogo i Comuni territorialmente competenti.   

 

E qui si inserisce una vicenda – della quale recentemente siamo venuti a conoscenza – che ha dell’incredibile.    Naturalmente omettiamo i riferimenti nominativi e locali specifici per ragioni di riservatezza personale.    Un’Azienda agricola estesa circa 16 ettari ha richiesto nel 2005 per la sua attività l’autorizzazione allo "sportello unico" del Comune di Sassari per la realizzazione di un vascone in terra per l’accumulo di acqua piovana, di due vasche interrate in cemento armato per la distribuzione idrica e la ristrutturazione della recinzione. Nel febbraio 2005 veniva rilasciato il prescritto nullaosta paesaggistico. Successivamente (novembre 2005 e marzo 2006) la concessione idrica demaniale.  Nel giugno 2005 era stato rilasciato il provvedimento unico di autorizzazione per la realizzazione delle opere da parte dello "sportello unico" del Comune di Sassari.  Nel febbraio 2006 seguiva ulteriore provvedimento unico di autorizzazione per la realizzazione di alcune stradine di servizio e della sistemazione della recinzione.   Le opere autorizzate venivano, quindi realizzate secondo quanto assentito. Interventi tutti di modesta entità.   Nel maggio 2006, dietro segnalazione, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale – Servizio Ispettorato ripartimentale di Sassari accertava l’esecuzione dei lavori senza, però, che fosse stata preventivamente effettuata la prescritta fase di screening per verificare se dovesse esser effettuata la valutazione di incidenza ambientale, visto che l’area interessata dai lavori ricadeva (e ricade) nel sito di importanza comunitaria "Lago di Baratz – Porto Ferro".   Nel giugno 2006 il Servizio conservazione della natura dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente confermava l’assenza della preventiva fase di screening, rendendo noto che – anche sulla medesima area – era stata approvata una valutazione di incidenza relativa al P.I.T. SS 1 ("infrastrutturazione generale dell’area: recupero delle aree naturalistiche"), programma integrato di intervento proposto dal Comune di Sassari con fondi comunitari.        Nel mentre le opere originariamente assentite erano state realizzate.      Nel luglio 2006 lo "sportello unico" del Comune di Sassari provvedeva ad intimare la sospensione dei lavori..già realizzati.  Nel maggio 2007, all’avvenuto inoltro da parte dell’Azienda agricola della relazione di incidenza ambientale degli interventi realizzati, il Servizio conservazione della natura dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente ribadiva l’impossibilità di fornire un pronunciamento in merito in base alla preventività della procedura di valutazione di incidenza ed alla necessità di valutare cumulativamente il (piccolo) intervento con il complesso di interventi di cui al P.I.T. SS 1.   Nel mentre il Corpo forestale e di vigilanza ambientale – Stazione di Sassari effettuava (giugno 2006) una comunicazione notizie di reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari per violazione dell’art. 734 cod. pen., che – però – riguarda la distruzione o deturpamento di bellezze naturali in assenza di autorizzazione paesaggistica…in tale caso regolarmente ottenuto già dal febbraio 2005.   Infine, nel febbraio 2008, lo "sportello unico" del Comune di Sassari ha comunicato l’avvio del procedimento di revoca del provvedimento unico di autorizzazione.    Nessuna considerazione del fatto che proprio la normativa sullo "sportello unico" (decreto legislativo n. 112/1998, legge regionale n. 37/1998, deliberazione Giunta comunale n. 369/2003) preveda che sia la pubblica amministrazione ad indicare quali autorizzazioni amministrative debbano esser acquisite e ad attivarsi in tal senso.  Nessuna sui certificati comunali di destinazione urbanistica rilasciati all’interessato che non fanno alcun cenno della presenza del sito di importanza comunitaria.   Nessuna sul principio fondamentale di affidamento ingenerato nell’utente.     Naturalmente l’Azienda agricola provvederà a tutelare le proprie ragioni nelle sedi competenti, ma resta il fatto – grave – dell’inadeguatezza dimostrata da un istituto che avrebbe dovuto semplificare le procedure e migliorare l’efficacia dell’azione amministrativa.

 

Qualche domanda, invece, rimane tuttora senza risposta: si è verificato che cosa è accaduto quando – una decina di anni or sono – è stato bonificato il Lago dai residuati bellici dragandone il fondo: è stata forse lesa l’impermeabilità del fondo ?      Sono stati verificati gli effetti dei prelievi idrici per fini industriali nella zona di Porto Torres (ben maggiori di quelli delle piccole aziende agricole della Nurra), la cui falda appare in comunicazione con quella del Baratz ?   E’ vero quanto ci è stato segnalato ripetutamente in relazione ai notevoli prelievi idrici negli anni scorsi direttamente dal Baratz per irrigare ampie zone agricole oggetto di riforma agraria ?  Infine, risulta adeguata la rete irrigua del Consorzio di bonifica della Nurra ?   Se così fosse, a rigor di logica, vi sarebbe scarso interesse a scavar pozzi ed a far laghetti collinari per le colture ed il bestiame…

 

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

 

da La Nuova Sardegna, 6 marzo 2008

Non si uccide così l’unico lago naturale sardo. L’acqua si è ritirata di 60 metri, della vecchia oasi resta una pozzanghera.
La zona umida, classificata come Sito di interesse comunitario, si consuma giorno dopo giorno Solo un intervento urgente può fermare il disastro.   Gianni Bazzoni

SASSARI. L’acqua si ritira, quasi una fuga disperata, e dietro rimane solo fango e sabbia. Si spegne lentamente il lago di Baratz, l’unico naturale della Sardegna, tanto che nei giorni scorsi il Corpo forestale e di vigilanza ambientale ha lanciato l’allarme con una informativa inviata all’assessorato regionale alla difesa dell’Ambiente. Decametro alla mano gli agenti hanno tracciato una linea che indica la drammaticità della situazione: la zona umida, classificata Sito di interesse comunitario (Sic), si consuma giorno dopo giorno. Un arretramento che trasmette tristezza: 60 metri dal punto originario censito all’inizio dell’inverno, una decina persi solo nell’ultimo mese con una progressione che fa paura. Di questo passo, del lago potrebbe restare solo una pozzanghera.   E’ una emergenza ambientale, sicuramente la più grave degli ultimi trent’anni nel lago che, per la sua specificità, ha da sempre una condizione di forte criticità. La situazione attuale, però, aggiunge il timore di una crisi irreversibile, tanto da fare temere per la sua stessa sopravvivenza. Per questo occorre capire che cosa sta succedendo, decodificare gli indizi e studiare le alterazioni pesanti che stanno rendendo sempre più fragile il contesto del Baratz. Ieri mattina gli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale della Regione – che ormai da diverse settimane stanno monitorando la situazione nel bacino – sono tornati sul posto e hanno effettuato una serie di controlli. Binocoli, macchina fotografica e strumenti per i sondaggi del terreno, hanno compiuto un lungo giro di perlustrazione per rendersi conto di quel che sta accadendo. Hanno visto, così, le carpe in difficoltà (forse l’ultima specie ittica rimasta nel lago), le folaghe e le garzette concentrate nello specchio acqueo dove ancora è possibile la presenza dei volatili.  «Situazione difficile – hanno spiegato l’ispettore Salvatore Sanna e l’assistente Vittorio Pili – bisogna fare qualcosa al più presto. Se si continua di questo passo, d’estate resterà solo una pozza d’acqua al centro. Forse si potrebbe favorire l’apporto di acqua grezza attraverso le condotte del Consorzio di Bonifica della Nurra, è la cosa che in questo momento si può fare con maggiore tempestività».  Sfruttato per tanti anni, «derubato» della sua risorsa più preziosa anche dall’industria, il lago di Baratz ora ha disperatamente bisogno d’acqua. Non può più donare, ha necessità urgente di trasfusioni, deve lottare per salvarsi e per tutelare le specie faunistiche che ospita. Nel rapporto inviato all’assessorato regionale alla Difesa dell’ambiente, il Corpo forestale ha provato anche a ipotizzare le possibili cause dell’emergenza che ha colpito l’unico lago naturale della Sardegna situato tra Porto Ferro, l’Argentiera e Alghero: intanto la diminuzione della piovosità, ma anche la presenza di numerosi invasi di intercettazione e raccolta realizzati lungo il percorso del Rio dei Giunchi e utilizzati dalle aziende agricole per uso irriguo. Così, lentamente, il bacino ha perso i contributi d’acqua. La falda si è abbassata, ridotta al lumicino. E basta un giro attorno a quel che resta del lago per rendersi conto della «desertificazione» che avanza. Il Baratz sembra quasi volersi difendere, indietreggia per cercare la salvezza e si lascia dietro strisciate interminabili di fango e sabbia. Cespuglietti verdi che con il passare dei giorni si colorano di grigio fino a seccarsi. Intorno i cinghiali colonizzano ogni spazio, scavano e demoliscono come pale meccaniche. Nei sentieri che dal lago portano alla pineta ricca di macchia mediterranea (dove emergono anche diverse specie di orchidee selvatiche) si notano i segni dell’abbandono, dell’ambiente non curato nei modi che merita un parco, anzi un Sito di interesse comunitario. Le passerelle in legno sono in larga parte inaccessibili perchè invase dalla vegetazione (già una normale azione di pulizia risolverebbe il problema), disagi anche per raggiungere i punti di osservazione. Una condizione complessiva di precarietà, resa ancora più triste dalla grave situazione del lago. Al centro c’è l’isolotto preferito dai cacciatori: prima ci arrivavano da terra con una barchetta, si appostavano lì e sparavano alle anatre. Ora ci possono tranquillamente giungere a piedi, l’acqua non c’è più e l’imbarcazione non serve. Per terra cartucce di ogni colore: rosse, blu, verdi e gialle. Come regola dovrebbero essere raccolte, invece fanno bella mostra in mezzo alla sabbia. Una sfida per affermare che intanto ognuno può fare ciò che vuole e che non bisogna avere nessuna pietà di quel lago agonizzante. Bisognerebbe portare l’ossigeno, avviare la rianimazione. Invece quelli che ci vanno riescono ancora a sparare. Così si uccide l’unico lago naturale dell’isola.

Il racconto delle persone che abitano nella zona.  «Là sotto c’è un paese e tante bombe tedesche».

SASSARI. Il lago di Baratz ha da sempre alimentato leggende di ogni genere. Una delle tante racconta che la vallata che accoglie le acque si sia formata dopo lo sprofondamento del terreno che accoglieva una città chiamata Barax, un insediamento che sarebbe quindi sepolto sotto acqua e fango. E sul fondale del lago i tedeschi, nella seconda guerra mondiale, durante la ritirata abbandonarono numerose bombe.  Antonio Erre ha 77 anni, figlio di assegnatari, un passato da agricoltore, abita in via dei Fenicotteri da più di mezzo secolo, a un centinaio di metri dal lago di Baratz, immerso in un’oasi verde. Non crede alle leggende, ma la storia delle bombe è tutta vera: «Una decina d’anni fa hanno bonificato il lago – racconta – a casa mia tremavano i vetri, ne hanno tirato via di bombe. Un vero e proprio arsenale del quale nessuno aveva mai sospettato l’esistenza, almeno non in quelle proporzioni».   Guarda quel cerchio d’acqua che si restringe giorno per giorno e scuote la testa: «Il problema maggiore è che non piove più come prima – dice Antonio Erre – ma non è solo per quello che il lago muore. In quasi sessant’anni non l’ho mai visto nelle condizioni in cui si trova adesso. La situazione è davvero grave, spero facciano qualcosa in fretta, altrimenti si perde tutto». Il pensionato prova a immaginare gli altri elementi negativi, ci pensa un attimo e poi attacca: «L’acqua si disperde, prima filtrava da Porto Ferro, ora non più. E poi ci sono tutti quei bacini collinari che hanno privato il lago di quegli apporti naturali che erano vitali».   Villassunta è a poche centinaia di metri da Baratz, è una borgata di Sassari dove la gente vive tranquilla, immersa in un ambiente sereno, dove il rispetto della natura è una delle regole primarie. Poche lamentele e tante proposte, voglia di fare ma anche un grande bisogno di essere ascoltati. Angelo Serpi ha aperto un bar-pizzeria insieme a sua moglie, a due passi dalla chiesa e da un campo di calcio con manto erboso che, però, non ha gli spogliatoi.   «Li hanno promessi – dice – ma non li hanno mai costruiti. La borgata è nata attorno a una prospettiva turistica, guardando principalmente al lago di Baratz. Io ho girato il mondo e ho visto come valorizzano gli insediamenti attorno alle zone umide, dove si creano servizi. Qui il Baratz si sta spegnendo lentamente, se continua così porteranno la gente a costruire i castelli di sabbia. Altro che turismo».   Sebastiano Poddighe di anni ne ha compie 85 ad aprile, originario di Tonara, nella Nurra c’è arrivato a 13 anni, faceva il pastore. Conosce tutto il territorio a memoria, ha lavorato alla costruzione di qualche bacino collinare che le aziende hanno realizzato per le scorte d’acqua, per salvare le campagne.   «Tutte cose autorizzate – racconta – e non si tratta di corsi d’acqua deviati per fare danno al lago. Nella maggior parte dei casi sono state previste opere di raccolta per le acque piovane, in zone con inclinazioni significative per garantire lo "scivolo" verso le colture». E del lago in pericolo? «E’ stato sfruttato, oggi ha bisogno d’aiuto, e bisogna fare in fretta. Agire con le idee chiare e con le risorse che servono per un intervento di emergenza».

«Mia figlia sprofonda nelle sabbie mobili». Una ragazza è stata salvata dall’intervento dei genitori.

SASSARI. E’ uno dei punti di riferimento per le scuole. Appena arrivi, a destra, c’è il il Centro ambientale di Baratz dove sono previsti moduli formativi per gli studenti. Ma la situazione attuale pone anche qualche preoccupazione per l’incolumità delle persone che si avvicinano al lago. Ne sa qualcosa una bambina di 12 anni che la settimana scorsa è arrivata sulla riva del Baratz accompagnata dai genitori e dal fratellino. La bambina ha intuito il dramma del lago, ha compreso la sua sofferenza. E ha pensato di avvicinarsi, quasi per accarezzarlo. Ha percorso una decina di passi tra sabbia e fanghiglia, un terreno soffice come un materasso di gommapiuma. A un certo punto la trappola: la dodicenne è sprofondata nelle «sabbie mobili». Ha cominciato a chiedere aiuto disperata e i genitori, che erano a poca distanza, sono arrivati subito. Tirarla fuori, però, non è stato facile, tanto che alla fine nella fanghiglia ci sono rimaste le scarpe e anche i pantaloni della ragazzina. Tutto si è risolto con un grande spavento a senza danni. La situazione è stata segnalata alla polizia municipale di Sassari (competente per territorio è il distaccamento di Li Punti, guidato dal tenente Gavino Crescio) che ha effettuato un sopralluogo e rilevato la presenza di fanghi in putrefazione attorno a quel che resta del lago di Baratz. Anche da parte loro è stata sottolineata la necessità urgente di ripristinare gli apporti idrici necessari per la sopravvivenza del sito.

 

da La Nuova Sardegna, 7 marzo 2008

L’assessorato all’Ambiente annuncia un intervento straordinario. La Regione pronta a salvare Baratz.  Le prime indicazioni sulle cure necessarie sono vecchie di 30 anni.  Gianni Bazzoni
SASSARI.  L’assessorato regionale alla Difesa dell’Ambiente muove i primi passi per salvare il Baratz, unico lago naturale della Sardegna. E anche l’Università sassarese, che per anni ha studiato le problematiche di quel sito, è pronta a scendere in campo.  La situazione particolarmente critica rilevata nelle ultime settimane conferma la gravità della condizione del lago e pone una serie di quesiti relativi a una maggiore conoscenza dei meccanismi ecologico-ambientali. Anche l’intervento straordinario per «aiutare» il Baratz a non scomparire, infatti, non può prescindere dalle informazioni acquisite dagli studiosi attraverso una attività pluriennale di monitoraggio. E in questo senso possono tornare utili gli studi effettuati soprattutto tra il 1980 e i primi Anni Novanta dal Dipartimento di Botanica ed ecologia vegetale dell’Università di Sassari (con i professori Sechi e Cossu): attività importanti che, comunque, richiedevano la necessità di ulteriori approfondimenti, specialmente rivolti alla soluzione dei problemi già rilevati.  E quella che sta emergendo a pochi giorni dall’inizio della stagione primaverile, è probabilmente la parte più grave di tutta la travagliata storia del lago di Baratz che – proprio perchè unico lago naturale dell’isola e sito di interesse comunitario – meriterebbe ben altre attenzioni e la destinazione di risorse fondamentali per la sua tutela.  Già all’inizio degli Anni Ottanta, gli studiosi impegnati a verificare le criticità del lago avevano individuato due aspetti fondamentali: i problemi di bilancio idrico e di eutrofia. E da quelle valutazioni erano partiti per impostare un piano di risanamento.  Le prime «indicazioni» di quasi trent’anni fa tornano utili ora che il lago di Baratz – che si è ritirato su un fronte di 60 metri – ha bisogno di immediati contributi idrici (magari utilizzando apporti che, in simili condizioni, solo le condotte del Consorzio di Bonifica della Nurra possono garantire. Le indagini sui sedimenti (Lugliè 1984-86) avevano già testimoniato che i problemi di bilancio idrico, probabilmente intrinsechi al lago, si erano manifestati nel secolo scorso. Proprio la natura peculiare del Baratz – si è formato a seguito dello sbarramento da parte di una duna sabbiosa, l’assenza di un emissario, il bacino limitato e le oscillazioni climatiche (specie il calo della piovosità) – ha messo in risalto la criticità del lago dove i deflussi idrici avvengono per evaporazione e filtrazione (attraverso la duna). Una ragione in più, in effetti, per non interrompere il monitoraggio e varare un piano di «assistenza» che, superata la fase di risanamento, possa entrare in quella della piena valorizzazione sul fronte ambientale e turistico. La grave situazione denunciata in questi giorni – non solo i problemi idrici ma anche la condizione di evidente abbandono attorno al lago – porta ad affermare che qualcosa si deve essere inceppata nel meccanismo avviato per la tutela della «risorsa sensibile». Per migliorare lo stato ecologico delle acque erano stati individuati gli interventi prioritari: contrastare il progressivo interrimento del lago; controllo e abbattimento delle principali fonti inquinanti nel bacino imbrifero; asporto e smaltimento dei fanghi in putrefazione presenti sul fondo del lago e opera di ossigenazione delle sostanze organiche. Interventi più che mai urgenti se davvero si vuole salvare il Baratz e assicurare quello sviluppo sostenibile della zona (che coinvolge i comuni di Sassari e Alghero) più volte annunciato.

da La Nuova Sardegna, 14 marzo 2008

«A Baratz lavori senza controlli preventivi».  Stefano Deliperi: alcune opere potrebbero aver provocato danni al lago.  Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra contro le "facili" autorizzazioni a un’azienda agricola Vasconi costruiti prima della Valutazione ambientale.   Gianni Bazzoni

SASSARI. Si muovono anche le associazioni ambientaliste per salvare il Baratz, unico lago naturale d’acqua dolce della Sardegna che rischia di scomparire. La zona umida, classificata come Sito di interesse comunitario, si sta infatti consumando giorno dopo giorno. Per questo Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra – dopo la denuncia dei giorni scorsi fatta dalla Nuova – hanno condiviso la grave situazione di emergenza e individuato come soluzione immediata «l’immissione di acqua dolce da parte del soggetto gestore locale: il Consorzio di bonifica della Nurra».  Stefano Deliperi, rappresentante delle due associazioni, ha sottolineato che il lago di Baratz «dovrebbe essere gestito attraverso uno specifico Piano di gestione, e ogni sua modifica, dello stato dei luoghi dovrebbe essere preceduta da una vincolante Valutazione di incidenza ambientale». Disposizioni che riguardano da vicino le amministrazioni pubbliche e, in primo luogo, i Comuni competenti per territorio.  In questo quadro si inserisce una vicenda che merita di essere esaminata con interesse. Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra richiamano l’attenzione sulle concessioni rilasciate per la realizzazione di opere «collinari» che potrebbero in qualche modo avere condizionato la vita del lago dove, invece, per obblighi internazionali e comunitari «devono essere mantenute le caratteristiche ecologiche e naturalistiche del sito».  Una azienda agricola, con una estensione di circa 16 ettari, ha richiesto nel 2005 per la sua attività l’autorizzazione allo "sportello unico" del Comune di Sassari per la realizzazione di un vascone in terra da utilizzare per l’accumulo di acqua piovana. E inoltre di due vasche interrate in cemento armato per la distribuzione idrica.  Nel febbraio del 2005 è stato rilasciato il prescritto nullaosta paesaggistico. Successivamente (novembre 2005 e marzo 2006) la concessione idrica demaniale. Nel giugno del 2005 è arrivato il provvedimento unico di autorizzazione per la realizzazione delle opere da parte dello "sportello unico" del Comune di Sassari. Nel febbraio del 2006 un ulteriore autorizzazione per la costruzione di alcune stradine di servizio e la sistemazione della recinzione. Le opere autorizzate sono state eseguite secondo quanto previsto dalle licenze rilasciate dal Comune. Tutto sommato, interventi di modesta entità.  Secondo quanto denunciano Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra, però, nel maggio 2006 – a seguito di alcune segnalazioni – «il Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Sassari ha accertato l’esecuzione dei lavori senza che fosse stata preventivamente effettuata la prescritta fase di screening per verificare l’esigenza della Valutazione di incidenza ambientale, visto che l’area interessata dai lavori ricadeva (e ricade) nel sito di importanza comunitaria "Lago di Baratz – Porto Ferro". Nel giugno del 2006 il Servizio conservazione della natura dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente ha confermato l’assenza della preventiva fase di screening, e reso noto che – anche su quell’ area – era stata approvata una Valutazione di incidenza relativa al P.I.T. SS 1 ("infrastrutturazione generale dell’area: recupero delle aree naturalistiche"), programma integrato di intervento proposto dal comune di Sassari con fondi comunitari».  Un solo problema: le opere erano già state realizzate. Nel luglio del 2006 lo "sportello unico" del Comune di Sassari ha provveduto a intimare la sospensione dei lavori…già eseguiti. E nel maggio del 2007, quando l’azienda agricola ha prodotto la relazione di incidenza ambientale per gli interventi realizzati, il Servizio conservazione della natura dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente ha ribadito «l’impossibilità di fornire un pronunciamento in merito, in base alla preventività della procedura di Valutazione di incidenza e alla necessità di valutare cumulativamente il (piccolo) intervento con il complesso di interventi di cui al P.I.T. SS 1».  Nel frattempo, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Sassari ha effettuato (giugno 2006) una comunicazione per «notizia di reato alla procura della Repubblica del Tribunale di Sassari per violazione dell’articolo 734 del codice penale», che però riguarda «la distruzione o deturpamento di bellezze naturali in assenza di autorizzazione paesaggistica» (invece regolarmente ottenuto, già dal febbraio 2005).  Infine, nel febbraio 2008, lo "sportello unico" del Comune di Sassari ha comunicato l’avvio del procedimento di revoca del provvedimento unico di autorizzazione.  «Nessuna considerazione – spiega Stefano Deliperi – del fatto che proprio la normativa sullo "sportello unico" (decreto legislativo n. 112/1998, legge regionale n. 37/1998, deliberazione giunta comunale n. 369/2003) preveda che sia la pubblica amministrazione a indicare quali autorizzazioni amministrative debbano essere acquisite e ad attivarsi in tal senso. Nessuna sui certificati comunali di destinazione urbanistica rilasciati all’interessato che non fanno alcun cenno della presenza del sito di importanza comunitaria. Nessuna sul principio fondamentale di affidamento ingenerato nell’utente. Naturalmente l’azienda agricola provvederà a tutelare le proprie ragioni nelle sedi competenti, ma resta il fatto grave dell’inadeguatezza dimostrata da un istituto che avrebbe dovuto semplificare le procedure e migliorare l’efficacia dell’azione amministrativa».  Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra pongono anche qualche domanda su quel che si è verificato una decina di anni fa, quando è stato bonificato il lago di Baratz dai residuati bellici dragandone il fondo senza, forse, seguire le precauzioni indispensabili a evitare danni. «È stata forse lesa l’impermeabilità del fondo? Sono stati verificati gli effetti dei prelievi idrici per fini industriali nella zona di Porto Torres (ben maggiori di quelli delle piccole aziende agricole della Nurra), la cui falda appare in comunicazione con quella del Baratz? E’ vero quanto è stato segnalato ripetutamente, negli anni scorsi, in relazione ai notevoli prelievi idrici direttamente dal Baratz per irrigare ampie zone agricole oggetto di riforma agraria? Infine, risulta adeguata la rete irrigua del Consorzio di bonifica della Nurra? Se così fosse, a rigor di logica, vi sarebbe scarso interesse a scavare pozzi e a far laghetti collinari per le colture e il bestiame».

 

(foto S.D., archivio GrIG)

Categorie:Argomenti vari Tag: ,
  1. gruppodinterventogiuridico
    14 Marzo 2008 a 11:30 | #1

    da La Nuova Sardegna, 14 marzo 2008

    «A Baratz lavori senza controlli preventivi». Stefano Deliperi: alcune opere potrebbero aver provocato danni al lago. Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra contro le “facili” autorizzazioni a un’azienda agricola Vasconi costruiti prima della Valutazione ambientale. Gianni Bazzoni

    SASSARI. Si muovono anche le associazioni ambientaliste per salvare il Baratz, unico lago naturale d?acqua dolce della Sardegna che rischia di scomparire. La zona umida, classificata come Sito di interesse comunitario, si sta infatti consumando giorno dopo giorno. Per questo Gruppo d’intervento giuridico e Amici della Terra – dopo la denuncia dei giorni scorsi fatta dalla Nuova – hanno condiviso la grave situazione di emergenza e individuato come soluzione immediata «l’immissione di acqua dolce da parte del soggetto gestore locale: il Consorzio di bonifica della Nurra». Stefano Deliperi, rappresentante delle due associazioni, ha sottolineato che il lago di Baratz «dovrebbe essere gestito attraverso uno specifico Piano di gestione, e ogni sua modifica, dello stato dei luoghi dovrebbe essere preceduta da una vincolante Valutazione di incidenza ambientale». Disposizioni che riguardano da vicino le amministrazioni pubbliche e, in primo luogo, i Comuni competenti per territorio. In questo quadro si inserisce una vicenda che merita di essere esaminata con interesse. Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra richiamano l’attenzione sulle concessioni rilasciate per la realizzazione di opere «collinari» che potrebbero in qualche modo avere condizionato la vita del lago dove, invece, per obblighi internazionali e comunitari «devono essere mantenute le caratteristiche ecologiche e naturalistiche del sito». Una azienda agricola, con una estensione di circa 16 ettari, ha richiesto nel 2005 per la sua attività l’autorizzazione allo ‘sportello unico’ del Comune di Sassari per la realizzazione di un vascone in terra da utilizzare per l’accumulo di acqua piovana. E inoltre di due vasche interrate in cemento armato per la distribuzione idrica. Nel febbraio del 2005 è stato rilasciato il prescritto nullaosta paesaggistico. Successivamente (novembre 2005 e marzo 2006) la concessione idrica demaniale. Nel giugno del 2005 è arrivato il provvedimento unico di autorizzazione per la realizzazione delle opere da parte dello ‘sportello unico’ del Comune di Sassari. Nel febbraio del 2006 un ulteriore autorizzazione per la costruzione di alcune stradine di servizio e la sistemazione della recinzione. Le opere autorizzate sono state eseguite secondo quanto previsto dalle licenze rilasciate dal Comune. Tutto sommato, interventi di modesta entità. Secondo quanto denunciano Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra, però, nel maggio 2006 – a seguito di alcune segnalazioni – «il Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Sassari ha accertato l’esecuzione dei lavori senza che fosse stata preventivamente effettuata la prescritta fase di screening per verificare l’esigenza della Valutazione di incidenza ambientale, visto che l’area interessata dai lavori ricadeva (e ricade) nel sito di importanza comunitaria “Lago di Baratz – Porto Ferro”. Nel giugno del 2006 il Servizio conservazione della natura dell’assessorato regionale della Difesa dell’ambiente ha confermato l’assenza della preventiva fase di screening, e reso noto che – anche su quell’area – era stata approvata una Valutazione di incidenza relativa al P.I.T. SS 1 (“infrastrutturazione generale dell’area: recupero delle aree naturalistiche”), programma integrato di intervento proposto dal comune di Sassari con fondi comunitari». Un solo problema: le opere erano già state realizzate. Nel luglio del 2006 lo ‘sportello unico’ del Comune di Sassari ha provveduto a intimare la sospensione dei lavori…già eseguiti. E nel maggio del 2007, quando l’azienda agricola ha prodotto la relazione di incidenza ambientale per gli interventi realizzati, il Servizio conservazione della natura dell’assessorato regionale della Difesa dell?ambiente ha ribadito «l’impossibilità di fornire un pronunciamento in merito, in base alla preventività della procedura di Valutazione di incidenza e alla necessità di valutare cumulativamente il (piccolo) intervento con il complesso di interventi di cui al P.I.T. SS 1». Nel frattempo, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale di Sassari ha effettuato (giugno 2006) una comunicazione per «notizia di reato alla procura della Repubblica del Tribunale di Sassari per violazione dell’articolo 734 del codice penale», che però riguarda «la distruzione o deturpamento di bellezze naturali in assenza di autorizzazione paesaggistica» (invece regolarmente ottenuto, già dal febbraio 2005).

    Infine, nel febbraio 2008, lo ‘sportello unico’ del Comune di Sassari ha comunicato l’avvio del procedimento di revoca del provvedimento unico di autorizzazione. «Nessuna considerazione – spiega Stefano Deliperi – del fatto che proprio la normativa sullo ‘sportello unico’ (decreto legislativo n. 112/1998, legge regionale n. 37/1998, deliberazione giunta comunale n. 369/2003) preveda che sia la pubblica amministrazione a indicare quali autorizzazioni amministrative debbano essere acquisite e ad attivarsi in tal senso. Nessuna sui certificati comunali di destinazione urbanistica rilasciati all’interessato che non fanno alcun cenno della presenza del sito di importanza comunitaria. Nessuna sul principio fondamentale di affidamento ingenerato nell’utente. Naturalmente l’azienda agricola provvederà a tutelare le proprie ragioni nelle sedi competenti, ma resta il fatto grave dell’inadeguatezza dimostrata da un istituto che avrebbe dovuto semplificare le procedure e migliorare l’efficacia dell’azione amministrativa». Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra pongono anche qualche domanda su quel che si è verificato una decina di anni fa, quando è stato bonificato il lago di Baratz dai residuati bellici dragandone il fondo senza, forse, seguire le precauzioni indispensabili a evitare danni. «È stata forse lesa l’impermeabilità del fondo? Sono stati verificati gli effetti dei prelievi idrici per fini industriali nella zona di Porto Torres (ben maggiori di quelli delle piccole aziende agricole della Nurra), la cui falda appare in comunicazione con quella del Baratz? E’ vero quanto è stato segnalato ripetutamente, negli anni scorsi, in relazione ai notevoli prelievi idrici direttamente dal Baratz per irrigare ampie zone agricole oggetto di riforma agraria? Infine, risulta adeguata la rete irrigua del Consorzio di bonifica della Nurra? Se così fosse, a rigor di logica, vi sarebbe scarso interesse a scavare pozzi e a far laghetti collinari per le colture e il bestiame».

  2. gruppodinterventogiuridico
    12 Marzo 2008 a 22:15 | #2

    da http://www.algheronotizie.it, 12 marzo 2008

    Il Lago di Baratz muore, quali responsabilità?

    “Risulta adeguata la rete irrigua del Consorzio di bonifica della Nurra? Se così fosse vi sarebbe scarso interesse a scavar pozzi ed a far laghetti collinari”

    ALGHERO – Il Lago di Baratz, l’unico lago naturale d’acqua dolce della Sardegna, è a rischio. E’ l’allarme lanciato dalle due associazioni ecologiste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra.

    «Le sue acque si ritirano» afferma Stefano Deliperi, per il quale le ipotesi sono varie. Forte evaporazione (ma solo estiva), eccessivi prelievi diretti, pesanti prelievi sulle falde idriche che alimentano il lago, forse minore piovosità. Per il rappresentante delle due associazioni, la soluzione di emergenza può essere quella dell’immissione di acqua dolce da parte del soggetto gestore locale, il Consorzio di bonifica della Nurra.

    Deliperi denuncia un fatto avvenuto nel 2005, quando «un’azienda agricola estesa circa 16 ettari ha richiesto per la sua attività l’autorizzazione allo “sportello unico” del Comune di Sassari la realizzazione di un vascone in terra per l’accumulo di acqua piovana, di due vasche interrate in cemento armato per la distribuzione idrica e la ristrutturazione della recinzione. Nel febbraio 2005 veniva rilasciato il prescritto nullaosta paesaggistico. Successivamente (novembre 2005 e marzo 2006) la concessione idrica demaniale. Nel giugno 2005 era stato rilasciato il provvedimento unico di autorizzazione per la realizzazione delle opere da parte dello “sportello unico” del Comune di Sassari. Nel febbraio 2006 seguiva ulteriore provvedimento unico di autorizzazione per la realizzazione di alcune stradine di servizio e della sistemazione della recinzione».

    «Le opere autorizzate venivano, quindi realizzate secondo quanto assentito. Interventi tutti di modesta entità. Nel maggio 2006, dietro segnalazione, il Corpo forestale e di vigilanza ambientale – Servizio Ispettorato ripartimentale di Sassari accertava l’esecuzione dei lavori senza, però, che fosse stata preventivamente effettuata la prescritta fase di screening per verificare se dovesse esser effettuata la valutazione di incidenza ambientale, visto che l’area interessata dai lavori ricadeva (e ricade) nel sito di importanza comunitaria “Lago di Baratz – Porto Ferro”. Nel giugno 2006 il Servizio conservazione della natura dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente confermava l’assenza della preventiva fase di screening, rendendo noto che – anche sulla medesima area – era stata approvata una valutazione di incidenza relativa al P.I.T. SS 1 (“infrastrutturazione generale dell’area: recupero delle aree naturalistiche”), programma integrato di intervento proposto dal Comune di Sassari con fondi comunitari. Nel mentre le opere originariamente assentite erano state realizzate».

    Nel luglio 2006 lo “sportello unico” del Comune di Sassari provvedeva ad intimare la sospensione dei lavori..già realizzati. Nel maggio 2007, all’avvenuto inoltro da parte dell’Azienda agricola della relazione di incidenza ambientale degli interventi realizzati, il Servizio conservazione della natura dell’Assessorato regionale della difesa dell’ambiente ribadiva l’impossibilità di fornire un pronunciamento in merito in base alla preventività della procedura di valutazione di incidenza ed alla necessità di valutare cumulativamente il (piccolo) intervento con il complesso di interventi di cui al P.I.T. SS 1. Nel mentre il Corpo forestale e di vigilanza ambientale – Stazione di Sassari effettuava (giugno 2006) una comunicazione notizie di reato alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Sassari per violazione dell’art. 734 cod. pen., che – però – riguarda la distruzione o deturpamento di bellezze naturali in assenza di autorizzazione paesaggistica.in tale caso regolarmente ottenuto già dal febbraio 2005.

    «Infine, nel febbraio 2008, lo “sportello unico” del Comune di Sassari ha comunicato l’avvio del procedimento di revoca del provvedimento unico di autorizzazione. Nessuna considerazione del fatto che proprio la normativa sullo “sportello unico” (decreto legislativo n. 112/1998, legge regionale n. 37/1998, deliberazione Giunta comunale n. 369/2003) preveda che sia la pubblica amministrazione ad indicare quali autorizzazioni amministrative debbano esser acquisite e ad attivarsi in tal senso. Nessuna sui certificati comunali di destinazione urbanistica rilasciati all’interessato che non fanno alcun cenno della presenza del sito di importanza comunitaria. Nessuna sul principio fondamentale di affidamento ingenerato nell’utente. Naturalmente l’Azienda agricola provvederà a tutelare le proprie ragioni nelle sedi competenti, ma resta il fatto – grave – dell’inadeguatezza dimostrata da un istituto che avrebbe dovuto semplificare le procedure e migliorare l’efficacia dell’azione amministrativa».

    «Qualche domanda, invece, rimane tuttora senza risposta: si è verificato che cosa è accaduto quando – una decina di anni or sono – è stato bonificato il Lago dai residuati bellici dragandone il fondo: è stata forse lesa l’impermeabilità del fondo? Sono stati verificati gli effetti dei prelievi idrici per fini industriali nella zona di Porto Torres (ben maggiori di quelli delle piccole aziende agricole della Nurra), la cui falda appare in comunicazione con quella del Baratz? E’ vero quanto ci è stato segnalato ripetutamente in relazione ai notevoli prelievi idrici negli anni scorsi direttamente dal Baratz per irrigare ampie zone agricole oggetto di riforma agraria? Infine, risulta adeguata la rete irrigua del Consorzio di bonifica della Nurra? Se così fosse, a rigor di logica, vi sarebbe scarso interesse a scavar pozzi ed a far laghetti collinari per le colture ed il bestiame».

  3. gruppodinterventogiuridico
    12 Marzo 2008 a 22:13 | #3

    da http://www.alguer.it, 12 marzo 2008

    Baratz muore, Morittu corre ai ripari.

    «Ho attivato tutte le procedure per garantire un intervento straordinario urgente».

    ALGHERO – Il Lago di Baratz, l’unico lago naturale d’acqua dolce della Sardegna, è destinato a morire. Le sue acque si ritirano. Diverse le ipotesi. Forte evaporazione (ma solo estiva), eccessivi prelievi diretti, pesanti prelievi sulle falde idriche che alimentano il lago. Forse minore piovosità. I motivi non sono chiari e definiti. La soluzione di emergenza – al di là delle scontate diatribe – può essere una sola: l’immissione di acqua dolce da parte del soggetto gestore locale, il Consorzio di bonifica della Nurra. Il Lago di Baratz è tutelato con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni), è destinato a riserva naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 – allegato A) ed è un sito di importanza comunitaria (“Lago di Baratz – Porto Ferro” – ITB011155″, direttiva n. 92/43/CEE). Devono, quindi, esser mantenute – per obblighi internazionali e comunitari dello Stato italiano e della Regione autonoma della Sardegna – le caratteristiche ecologiche e naturalistiche del sito. Dovrebbe esser gestito attraverso uno specifico piano di gestione ed ogni sua modifica dello stato dei luoghi dovrebbe esser preceduta da una vincolante valutazione di incidenza ambientale. Tuttavia di tali disposizioni sono le prime destinatarie le amministrazioni pubbliche, in primo luogo i Comuni territorialmente competenti. Sassari prima e Alghero poi. Dall’assessore regionale all’Ambiente Ciccitto Morittu, intervenuto a Linea Diretta con la Regione, il programma radiofonico settimanale di Radio Onda Stereo, la piena disponibilità ad intervenire con estrema urgenza. «Ho attivato tutte le procedure per garantire un intervento straordinario urgente – ha dichiarato l’assessore – nella speranza di trovare subito una soluzione». Dalle associazioni ambientaliste Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della terra intanto, alcuni suggerimenti. La verificato di che cosa è accaduto quando – una decina di anni or sono – è stato bonificato il Lago dai residuati bellici dragandone il fondo; la verifica degli effetti prelievi idrici per fini industriali nella zona di Porto Torres (ben maggiori di quelli delle piccole aziende agricole della Nurra), la cui falda appare in comunicazione con quella del Baratz; la verifica dei notevoli prelievi idrici negli anni scorsi direttamente dal Baratz per irrigare ampie zone agricole oggetto di riforma agraria; una verifica della rete irrigua del Consorzio di bonifica della Nurra.

  4. mauro
    10 Marzo 2008 a 11:59 | #4

    E un po’ di acqua al Baratz non la possono dare?

    Nessun disagio nella Nurra nonostante la siccità (www.regione.sardegna.it).

    L’interconnessione tra i sistemi del Temo, del Cuga e del Bidighinzu consentiranno quest’anno di evitare restrizioni nell’erogazione dell’acqua ad uso potabile o produttivo, nei centri della Nurra, alla quale saranno garantiti 23 milioni di metri cubi d’acqua. Autorizzato l’avvio della stagione irrigua. Prevista la realizzazione di una nuova condotta di 10 km: collegherà il Coghinas a Porto Torres, sino alla vasca di carico di Campanedda.

    CAGLIARI, 7 MARZO 2008 – Il sistema di monitoraggio sulla siccità (aggiornato mensilmente sul portale della Regione a cura del Servizio infrastrutture e risorse idriche dell’Assessorato dei Lavori pubblici) e le indicazioni negative che lo stesso Servizio ha evidenziato sull’andamento climatico del periodo autunno-inverno 2007/2008, hanno fatto emergere evidenti criticità in alcuni sistemi minori di approvvigionamento idrico dell’isola.

    A seguito di questi allarmi, la scorsa settimana l’assessore regionale dei Lavori pubblici, Carlo Mannoni, con il supporto dell’Enas (l’ente che gestisce il sistema multisettoriale regionale) ha aperto un Tavolo di verifica con i soggetti gestori delle risorse idriche settoriali: oltre allo stesso Enas, vi hanno preso parte Abbanoa per il settore idropotabile; il Consorzio di Bonifica della Nurra, con il presidente Pietro Zirattu, per il settore irriguo; il Consorzio industriale di Porto Torres, con il presidente Bruno Gavino Lai, per il settore industriale.

    Questa mattina è stato raggiunto un accordo specifico di pianificazione delle risorse idriche per tutto il 2008, relativamente al sistema idrico Temo-Cuga-Bidighinzu, che interessa l’area nord-occidentale della Sardegna. Tale accordo prevede, nell’ambito di una razionale pianificazione delle risorse idriche ? con l’attivazione di tutti gli interventi utili al recupero delle risorse alternative e al risparmio idrico ?, la garanzia dell’alimentazione potabile senza restrizioni nei centri abitati serviti dagli acquedotti del Temo e del Bidighinzu, la garanzia dell’alimentazione industriale nell’area di Porto Torres e l’autorizzazione all’avvio della stagione irrigua nella Nurra, alla quale viene assegnato un volume di circa 23 milioni di metri cubi d’acqua. Nei prossimi mesi tale bilancio sarà aggiornato, verificando la possibilità di assegnare ulteriori risorse per l’irrigazione.

    Nell’ambito del Tavolo di verifica si è inoltre proceduto all’analisi degli interventi infrastrutturali di breve periodo, che possano consentire il recupero di ulteriori risorse idriche e la piena integrazione dei sistemi Coghinas e Temo al fine di incrementare l’utilizzazione dell’acqua oggi invasata nel lago del Coghinas, a Muzzone. A tal proposito sono stati individuati due interventi: il primo riguarda la realizzazione di un collegamento idraulico che consentirà di destinare i reflui trattati dal depuratore del Consorzio industriale, agli usi secondari dell’industria dell’area, riducendo di ben il 50% il prelievo di risorse fresche dal Coghinas. Il secondo intervento riguarda la realizzazione di una condotta di circa 10 km per l’interconnessione e la prosecuzione della condotta che, dal Coghinas, conduce a Porto Torres sino alla vasca di carico di Campanedda, a servizio del comprensorio irriguo della Nurra.

    Nei prossimi giorni, acquisiti gli elementi tecnico-economici che verranno forniti dal Consorzio industriale di Porto Torres e dal Consorzio di bonifica della Nurra, l’assessore Mannoni valuterà l’opportunità di inserire questi interventi nei prossimi programmi di finanziamento che saranno rapidamente definiti.

    Carlo Mannoni sottolinea che “grazie all’interconnessione con il sistema del Coghinas, pur in presenza di scarsi apporti meteorici naturali, anche quest’anno potrà essere garantita un’alimentazione idrica sufficiente per gli usi civili e produttivi. È, pertanto, intendimento della Regione incrementare ulteriormente tale grado di interconnessione, al fine di una migliore utilizzazione delle risorse idriche già disponibili nella Sardegna nord-occidentale”.

  5. Vania
    10 Marzo 2008 a 10:00 | #5

    non sapevo delle condizioni critiche del lago Baratz: è un posto bellissimo, dietro la spiaggia e la pineta di Porto Ferro, bisogna riuscire a fare qualcosa!! Regione e comuni di Sassari e Alghero che fanno?? ciao ciao Vania

  6. Silvio
    9 Marzo 2008 a 20:30 | #6

    A Proposito del BARATZ,

    leggendo l’articolo a firma di Stefano Deliperi che da una prima lettura mi sembra molto interessante, vorrei segnalare alla vostra attenzione un sito: http://www.progensar.it/baratz nel quale sono pubblicate tutta una serie di notizie che dopo un’attenta lettura possono aiutare a comprendere alcune delle ragioni che possono avere influenzato lo stato di salute del lago di Baratz.

    Infine mi trovo assai d’accordo sugli interrogativi posti da Stefano Deliperi anzi sè posso vorrei far presente quanto segue:

    Da tutte le documentazioni presenti sul sito citato e su tanti altri oltre che su documentazioni ufficiali, appare molto chiaro che in un certo periodo storico e sino agli anni 70 circa venivano prelevate dal lago sino a 500/ 800.000 MC annui, senza che ciò determinasse la sparizione del lago; anzi da studi fatti (già nel 1954) e richiamati nello studio, si osservava che tali prelievi potevano essere sostenibili e sostenuti dal lago.

    Appare altresi evidente chè fermo restando il fatto che dopo gli anni 70 non ci furono più prelievi di quelle entità dal lago, e mantenendo inalterati sia la situazione idrogeologica e pluviometrica generale nell’area del lago stesso, appare di scarsa considerazione l’asserito minor apporto così come sostenuto nell’articolo pubblicato dalla nuova sardegna dalla presenza di laghetti collinari, visto che nella maggior parte dei casi gli stessi esistono da decenni e il loro volume di invaso complessivo si rapporta dal volume del baratz per una percentuale molto modesta e di non giustificate proporzioni; se non PER COLPIRE e SCARICARE ai poveri agricoltori della zona tutte le colpe della situazione del lago.

    Forse Bisognerebbe indagare meglio come anche suggerito da Stefano Deliperi nel suo articolo sulle BONIFICHE BELLICHE Effettuate sul Lago con Fondi Pubblici e insine sull’uso indiscriminato e massiccio delle acque sulle falde profonde del Baratz.

    Infine vorrei SEGNALARE: La regione tramite l’Ass.to Regionale dell’Ambiente a Redatto nel Gennaio 2007 il PIANO FORESTALE AMBIENTALE REGIONALE che tra le altre cose stabilisce un principio INTERESSANTE e MOLTO AVANZATO sempre sè fosse APPLICATO, cioè quello di coinvolgere le persone e le attività economiche residenti ed interessate allo sviluppo di piani ricadenti su terreni di loro proprietà, per informarli, renderli consapevoli e formarli, oltre a coinvolgerli nell’analisi e redazione di piani e progetti di sviluppo sul territorio di loro interesse.

    Allora porrei una domanda: Perchè i privati, gli agricoltori, gli allevatori del Baratz non sono stati nè coinvolti nè consultati nella redazione sia del PIT SS1 ricadente sui loro terreni nè per la redazione del Piano di Gestione del SIC Baratz – Porto Ferro ?

    Spero che quanto sopra possa aiutare ad approfondire i temi trattati e a trovare soluzioni CONDIVISE E CONDIVISIBILI. Grazie

I commenti sono chiusi.