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S.O.S. Baratz !

 

 

Dopo l’allarme lanciato nelle scorse settimane, un vertice per stabilire e coordinare interventi di emergenza per salvaguardare e ripristinare le condizioni ecologiche del Lago di Baratz.   Speriamo che sia la volta buona e non si tratti dell’ennesimo inutile vertice: il Baratz ne ha già conosciuto diversi.   La presenza al capezzale del Baratz di soggetti già a conoscenza da lustri della critica situazione senza che abbiano mosso un dito appare comunque molto poco opportuna.  I valori ecologici e La malattia del Baratz sono abbastanza noti, che si aspetta ?

 

Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

da La Nuova Sardegna, 18 marzo 2008

Soccorso urgente per salvare il Baratz.   E l’assessore regionale Cicito Morittu annuncia: «Sarà monumento naturale».   Tra le soluzioni anche il possibile apporto di acqua dal bacino collaterale, ma l’intervento non è immediato. Esclusa la trasfusione idrica dalla condotta del Cuga.  Gianni Bazzoni

SASSARI. Il lago di Baratz diventerà monumento naturale della Sardegna: l’ha detto ieri mattina l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente Cicito Morittu a conclusione di un vertice con amministratori e tecnici che si è svolto nella sede della Regione a Sassari. L’incontro è stato convocato per individuare soluzioni urgenti e straordinarie per salvare l’unico lago naturale dell’isola.    L’assessore – che nei giorni scorsi aveva sollecitato un monitoraggio continuo della situazione da parte del Corpo forestale e di vigilanza ambientale – ha chiesto di procedere in fretta. Già individuate le prime cose da fare: un piano di gestione della risorsa idrica (considerato che si tratta di un Sito di interesse comunitario) con un disciplinare sugli usi dell’acqua che dovrà essere prodotto dal Comune di Sassari (presente al vertice con l’assessore all’Ambiente Salvatore Demontis). E uno studio del bacino da portare avanti con l’apporto fondamentale del Parco geominerario dell’Argentiera (all’incontro sono intervenuti il commissario Gianpiero Pinna e Toni Torre).    Il passo più delicato, però, è quello di dare corso a trasferimenti di acqua dolce attraverso altre fonti, a cominciare dalle risorse del Consorzio di bonifica della Nurra. Una ipotesi, questa, messa sul tavolo fin dal primo momento come praticabile che, però, viene esaminata con grande cautela. Il riscio, infatti, è quello di determinare una situazione di «shock» che potrebbe aggravare la già precaria situazione del lago di Baratz.    «Stiamo approfondendo anche la possibilità di utilizzare l’acqua di un bacino attiguo al lago – ha detto l’assessore Cicito Morittu – che va a mare a Porto Ferro. Insieme al Comune di Sassari e all’Università guardiamo all’idea, che appare praticabile, di creare una "traversa" per fare confluire l’acqua sul Baratz. Potrebbe essere questa una soluzione seria del problema».    Il tavolo tecnico voluto dall’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente resterà attivo fino alla definizione degli interventi utili per fronteggiare l’emergenza e avrà un ruolo anche nella fase successiva, quando sarà necessario seguire l’evoluzione dei progetti varati per salvare l’unico lago naturale della Sardegna.    «Il Comune di Sassari, che è già avanti in questo senso – ha detto Morittu – presenterà a breve la documentazione per consentire l’emissione del decreto con il quale il lago di Baratz diventerà monumento naturale. Si tratta di una iniziativa importante che, tra l’altro, consentirà di beneficiare dei finanziamenti della Legge regionale 31 e, quindi, di avere una programmazione chiara e puntuale degli interventi di conservazione e tutela».   Di fronte a una situazione particolarmente grave, con il lago di Baratz ridotto a poco più di una pozzanghera, l’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente ha indirettamente riconosciuto il bisogno di attivare una gestione più oculata dell’intera area Sic (Sito interesse comunitario) di Baratz. E dalle informazioni emerse finora, in effetti, è emerso un utilizzo della risorsa idrica non proprio sotto controllo.  «Mi dicono che una emergenza simile era stata rilevata in almeno altre due occasioni – ha sottolineato l’assessore – e cioè nel 1994 e nel 2000. Una situazione di grande preoccupazione con una morìa di carpe e condizioni ambientali di forte degrado per le altre specie animali presenti nella zona umida. Ora siamo concentrati su questa emergenza e contiamo di arrivare a un progetto esecutivo che ci permetta di agire su più fronti con la massima efficacia».   Si ragiona, intanto, sul livello dei prelievi idrici dal lago già sofferente per una serie di negatività che hanno origini diverse. Anche per capire se certe «concessioni» possono essere confermate (stante le mutate condizioni del bacino) e per studiare il peso delle asportazioni d’acqua, anche di quelle eventualmente non censite. In questo senso tornerà utile la collaborazione del Genio civile che è stato incaricato di fornire una mappa aggiornata dei punti di prelievo autorizzati sul Baratz. Prosegue, invece, l’attività di indagine del Corpo forestale e di vigilanza ambientale per accertare possibili situazioni di illegalità che potrebbero nascere anche da postazioni di rilancio non autorizzate. Subito dopo Pasqua ci sarà un primo appuntamento di verifica e si cercherà di correre ai ripari con provvedimenti scientificamente studiati e motivati, capaci di restituire piena funzionalità al lago di Baratz. La necessità di avere tra le mani una soluzione «non dannosa» nasce dal fatto che il sito ha una sua unicità nel panorama mondiale e che, quindi, già da diverso tempo avrebbe dovuto essere controllato e sostenuto nella sua criticità con iniziative che erano note da almeno quindici anni.    Nei giorni scorsi le associazioni ambientaliste Gruppo di intervento giuridico e Amici della Terra avevano posto una serie di domande relative agli effetti dei prelievi idrici (anche per fini industriali attivi per molti anni) e sollevato il dubbio che durante la fase di bonifica del lago dai residuati bellici (una decina d’anni fa) «possa essere stata lesa l’impermeabilità del fondo».

 

Nicola Sechi ha già studiato la situazione nel 1995. «Ora bisogna capire bene che cosa sta accadendo».

SASSARI. «Una situazione del genere in questo periodo è abbastanza anomala, sta accadendo qualcosa che bisogna capire fino in fondo prima di buttare la croce addosso a qualcuno». Nicola Sechi, docente universitario e studioso dell’ambiente, ordinario al Dipartimento di botanica ed ecologia vegetale (che adesso ha incluso anche l’Istituto geologico e mineralogico) si è già occupato più volte del lago di Baratz. Ieri ha preso parte al vertice convocato dall’assessore regionale alla Difesa dell’ambiente e si è detto disponibile a dare il proprio supporto e quello dell’Università «per capire come si può andare avanti per uscire dall’emergenza».  «Nel 1995 avevo partecipato a uno studio promosso dal Comune di Sassari, nell’ambito del programma Life – racconta il professor Sechi – ed erano state individuate anche alcune soluzioni da rendere praticabili». Da allora, però, non è stato fatto quasi niente. Nel senso che quelle variazioni «brutali» di livello del lago si sono ripetute nel tempo, fino alla situazione più drammatica di quest’ultimo periodo.  «Ciò che sta accadendo è veramente grave, e da qui a giugno occorre definire un piano operativo. Tutti gli anziani ricordano che in questa stagione solitamente il livello del lago aumentava – sottolinea Nicola Sechi – e se c’è stata una inversione così drastica bisogna scoprire da che cosa è stata determinata».  Sulle soluzioni, il professor Sechi tende a escludere l’apporto d’acqua dolce dalla condotta del Consorzio di bonifica della Nurra: «La vedo come ultima chance, perchè l’acqua del Cuga è inquinata, eutrofica. Perciò si può fare ancora più danno immettendo una risorsa non compatibile».  Praticabile, invece, l’altra soluzione emersa ieri al tavolo tecnico: «Il bacino idrografico collaterale al Baratz – afferma Nicola Sechi – è più o meno delle stesse dimensioni e con caratteristiche similari. L’acqua è molto vicina, come tipologia, ma la "trasfusione" non è automatica: bisogna intercettare, imbrigliare e canalizzare. Lavorare con criterio, senza invasioni violente e pericolose».  Per il docente universitario, quel lavoro del 1995 del Comune di Sassari «può essere una buona base di partenza».  L’ultima riflessione è sulla tutela reale del Sito di interesse comunitario lago di Baratz-Porto Ferro: «Non è possibile che ci vadano a cacciare, questa cosa non può continuare. La situazione va affrontata immediatamente».  In effetti è inspiegabile: si può cacciare in un parco? No. Invece nel lago di Baratz c’è chi continua a farlo tranquillamente e anche con minori difficoltà del passato. Prima l’isolotto centrale veniva raggiunto con una barchetta, ora basta incamminarsi a piedi e accedere dalla parte retrostante senza neppure toccare l’acqua (perchè in quel tratto il lago si è abbondantemente ritirato). Per terra cartucce di vario calibro e di ogni colore, segni evidenti di chi continua a «sparare sulla croce rossa», su una fauna in evidente sofferenza che non si ritrova più negli spazi esigui di un lago morente.

 

(foto da http://progensar.it, S.D., archivio GrIG)

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  1. Signora Pina
    20 Marzo 2008 a 0:00 | #1

    E se anche qualche cittadino provasse a muovere il deretano?

  2. el trò
    19 Marzo 2008 a 22:16 | #2

    meno male che ci siete Voi, continuate a seguire la cosa e intervenite quando necessario! la parola da digitare è “trista” come la situazione locale delle associazioni ambientaliste xchè nessuna interviene!

  3. S.C.
    18 Marzo 2008 a 22:55 | #3

    e tutta questa gente che ci ha guadagnato in questi anni sul Baratz dove stava quando l’acqua spariva??? bravi a dirlo!!

    http://www.alguer.it, 18/3/2008

    Baratz monumento della Sardegna

    Ieri a Sassari il tavolo tecnico per decidere gli interventi da programmare, tra le possibili soluzioni l’apporto di acqua dal bacino adiacente. Presente, tra gli altri, l’algherese Toni Torre, responsabile del Parco Geominerario del nord Sardegna.

    SASSARI – Dopo gli annunciati provvedimenti urgenti per salvare il Lago di Baratz, arrivano conferme dall’assessore regionale all’Ambiente Ciccito Morittu. Ieri a Sassari, nella sede della Regione, il primo tavolo tecnico per decidere gli interventi da programmare in soccorso dell’unico lago naturale dell’Isola . Già individuati i primi passi da compiere: un Piano di gestione della risorsa idrica, atto dovuto in presenza di un Sito d’interesse Comunitario, corredato da un apposito disciplinare sugli usi idrici; uno studio specifico del Bacino, da portare avanti col supporto del Parco Geominerario della Sardegna; il trasferimento di acqua dolce attraverso altre fonti (più verosimilmente utilizzando l’acqua da un bacino attiguo al lago); la realizzazione da parte del genio Civile di una mappa dettagliata dei punti autorizzati di prelievo idrico. All’incontro erano presenti, oltre le istituzioni competenti per gli interventi ambientali, l’assessore Morittu, il delegato all’Ambiente del comune di Sassari Demontis, e i commissari del Geominerario Giampiero Pinna e l’algherese Toni Torre. «Il comune di Sassari presenterà la documentazione per consentire l’emissione del decreto con cui il lago diventerà monumento naturale – ha detto Morittu – si tratta di un passo decisivo perché consentirà di beneficiare, tra l’altro, dei finanziamenti della legge regionale 31, avendo così una programmazione chiara sugli interventi di conservazione e tutela da attuare». Intanto proseguono su diversi fronti le attività d’indagine del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale dello Stato, per accertare possibili situazioni di illegalità. Dopo pasqua primo appuntamento di verifica in situ, per dare corso ai progetti.

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