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Parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei, requiem autolesionista.

 

 

Lunedì scorso è stata depositata la sentenza T.A.R. Sardegna, sez. I, 7 aprile 2008, n. 626 che ha posto fine alla querelle dell’istituzione del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei.  Il ricorso n. 1343/1998 del Comune di Gairo (con intervento ad adiuvandum del Comune di Urzulei ed intervento ad opponendum del WWF) per l’annullamento del D.P.R. 30 marzo 1998 istitutivo del parco nazionale del Gennargentu – Golfo di Orosei e del relativo Ente Parco è stato dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse.     Infatti, l’art. 1, coma 573°, della legge n. 266/2005 (legge finanziaria 2006) ha stabilito che «La concreta applicazione delle misure disposte ai sensi del decreto del Presidente della Repubblica 30 marzo 1998, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 110 del 14 maggio 1998, avviene previa intesa tra lo Stato e la regione Sardegna nella quale si determina anche la ripartizione, tra i comuni interessati, delle risorse finanziarie già stanziate sulla base dell’estensione delle aree soggette a vincolo. I comuni ricadenti nell’area individuata potranno aderire all’intesa e far parte dell’area parco attraverso apposita deliberazione dei propri consigli».      Questo dopo ben tre intese sottoscritte fra Stato e Regione (1992, 1995 e 1998) con 21 su 24 Comuni interessati che prestarono adesione con formali deliberazioni delle proprie assemblee elettive.

Si comprende davvero poco che cosa abbiano da gioire i vari rappresentanti dei Comuni di Baunei, Arzana, Seulo, Villagrande Strisaili, Gairo, Urzulei ed i loro avvocati, come si legge oggi sui mass media regionali.   La vicenda era già nota da anni e non c’è alcuna nuova notizia.   "No al parco e basta !"      Questo è l’unico programma politico-amministrativo che vogliono darsi ?  Quale futuro vogliono ?   Benissimo, le norme di tutela ambientale già ci sono, mentre si perde un’occasione più unica che rara per far finalmente crescere in modo equilibrato alcune delle zone interne e marginali sarde che ne evidenziano il maggior bisogno. Allora neppure più un euro finalizzato ai parchi venga distribuito, come anche avvenuto nel recente passato…..

 

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

 

  

(foto C.B., J.I., S.D., archivio GrIG)

  1. mellifluo
    11 Aprile 2008 a 12:30 | #1

    Cacciatori? Semmai semplici delinquenti.

    Circa 13 anni fa a Urzulei venni quasi assalito in un bar perchè difendevo l’importanza dell’idea di “Parco”. Ero lì per lavoro e mi venne addirittura detto che i cagliaritani devono restare dove sono ma quando risposi che loro, i barbaricini, stavano anche loro a Cagliari, trovarono risposte pretestuose per piangersi addosso come sempre.

    Al di la questo il Parco non si vuole perchè si preferuisce continuare a fare ciò che si vuole senza regole ed imposizioni da chichessia. In questo comunque posso anche comprendere ed associarmi: l’idea che il delfinario, la sezione ICRAM sarda, il centro cetacei siano gestiti da romani mi fa sentire il solito sardo scemo e contento di essere fregato, e devo anche ringraziare che questi vengono da noi a farsi le vacanze rimborsati di tutte le spese.

    In buona sostanza: parco si ma gestito da sardi con criteri europei, giammai italiani.

  2. Juri
    11 Aprile 2008 a 10:24 | #2

    La (deprimente) storia del Parco nazionale del Gennargentu è molto indicativa dello stato in cui versano le comunità di quelle zone. Ancora oggi molti, forse la maggioranza, ripetono che con il Parco sarebbero arrivati gli espropri, le recinzioni di vasti territori, il divieto di pascolo, il divieto di raccola del legantico, il divieto di accesso a vaste zone della montagna e altre stupidaggini del genere. Ciò si giustifica solo in parte con la disinformazione spaventosa che ha accompagnato la discussione sul Parco, specialità in cui si è distinto, come spesso capita, il principale gruppo editoriale sardo (mi è capitato di leggere articoli lunari da manuale della disinformazione). La vera causa, tuttavia è la volontà di “farsi disinformare” delle popolazioni, gli strumenti per capire come stanno veramente le cose sono oramai alla portata di tutti e ci sono esempi lampanti di come un Parco nazionale possa beneficiare un territorio. Il motivo di questo atteggiamento non è facile da capire, ma temo che la prepotenza dei cacciatori gioco un ruolo non secondario.

  3. Carlo
    11 Aprile 2008 a 0:06 | #3

    Non si capisce perchè nelle altre zone meno ricche di fauna e flora, fanno i salti mortali per istituire un parco e godere delle ricchezze che esso da, quì poveri e senza lavoro danno un calcio ai fondi e alla possibilità di occupazione. Nessuno ha pensato di organizzare una gita e portare questi quattro balentes da quattro soldi a visitare i parchi nazionali? Cosi si danno la zappa nei piedi e non sanno cosa hanno perso.

  4. pedru
    10 Aprile 2008 a 22:45 | #4

    vivo in uno di quelli che vengono chiamati “paesi del malessere” e il vero “malessere” è dato dai soliti balenteddus capaci solo di sparare ai lampioni e di vivere alle spalle dei loro vecchi pensionati. nullafacenti e con macchine di lusso che io non comprerò in tutta la vita perchè il mio lavoro non lo permette. nessuno li rimprovera più e nessuno rispettano. le famiglie non servono più. il lavoro “lo devono dare” e nessuno lo cerca davvero: trovare chi va a raccogliere olive è raro e il servo pastore è rumeno e disprezzato. non posso sapere se il parco tanto odiato poteva portare qualcosa di buono perchè parlare di parco è vergogna ed è modo di procurarsi odio. non penso nemmeno che sia la caccia il motivo: forse anni fa ora non è più così con la fame di lavoro che c’è per le persone oneste. con sacrificio mio e della mia famiglia ho studiato e non mi posso lamentare ma il mio paese così è diventato un paese di pensionati: siamo in via di estinzione come il panda. non in tutto ma una parte avete ragione, ma nessuno vuole sentire queste cose.

  5. paolo fiori
    10 Aprile 2008 a 22:07 | #5

    coincidenza vuole che proprio l’8 aprile scorso, con delibera n. 21/29, la giunta regionale ha in sostanza dichiarato il fallimento della legge regionale 7 giugno 1989 n. 31 che disciplinava l’istituzione e la gestione dei parchi e delle riserve naturali in Sardegna. Nella delibera si afferma che è stato dato troppo risalto al ruolo dello stato e della regione e quindi occorre introdurre il principio di sussidiarietà, cioè lasciare alle comunità locali e quindi ai comuni l’iniziativa per l’attivazione dei parchi regionali, prevedendo forme diverse di governo dei parchi…. quindi, campa cavallo……. aspettiamoci richieste di fondi per costruire strade per evitare di rovinare le gomme delle auto, attrezzare aree per l’esercizio della caccia,ed ogni libertà di furto e rapina del territorio (raccolta indiscriminata di funghi e legna, pascolo libero, costruzione di pinnette a 5 stelle per il turismo d’élite…… ho nella libreria un poderoso lavoro, commissionato dalla Regione più di venti anni fa e in cui ci hanno “mangiato” molti, di tredici tomi accompagnati da carte e cartine colorate uno per ciascun parco che si intendeva costituire…. a gentile richiesta ne farò dono; se ne sconsiglia l’uso succedaneo come carta igienica: troppo ruvida.

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