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Soldi portati dal vento…

 

 

Dopo gli interessanti articoli di Mario Pirani su La Repubblica relativi alla selvaggia proliferazione delle centrali eoliche in Italia, un’ancor più interessante inchiesta di Marco Lillo su L’Espresso.  Anche in Sardegna la situazione specifica ha presentato forti elementi critici (oggi un po’ meno) ed anche in Sardegna l’A.N.E.V. (insieme anche ad Enti locali e associazioni ambientaliste) ha provato a convincere amministrazioni pubbliche e residenti sulla bontà assoluta degli impianti eolici.   I risultati non sono stati, per fortuna, quelli da loro sperati.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da L’Espresso, 10 aprile 2008

Business al vento. Sovvenzioni più alte d’Europa. Prezzo generoso dei certificati verdi. Così in Italia gli impianti eolici sono diventati un affare. Che attrae grandi aziende internazionali. Ma anche la criminalità. L’utile lordo delle imprese è aumentato di otto volte in quattro anni.  Marco Lillo

 

La data in cui tutti hanno capito che le turbine non sono un giochino per ambientalisti, ma uno dei più grandi affari del secolo, è il 6 agosto del 2007. Quella mattina il ‘Wall Street Journal’ raccontava che il colosso britannico IP, International Power, aveva comprato al prezzo enorme di un miliardo e 830 milioni di euro una parte dei parchi eolici sviluppati nel Mezzogiorno dal principale operatore italiano: la Ivpc fondata da Oreste Vigorito. Per avere un ordine di grandezza, nella classifica dei dieci contratti più importanti del 2007, la cessione figurava al nono posto, mentre all’ottavo c’era lo stilista Valentino con una valutazione di 2,1 miliardi.  Tutto il mondo conosce Valentino, pochi sanno chi è Vigorito. E invece questo avvocato di Ercolano in soli 15 anni ha costruito un impero in uno dei settori più importanti per il futuro del nostro Paese. La ragione per cui International Power e gli altri colossi europei scalpitano per afferrare il vento italiano è l’incredibile massa di incentivi che piove sulla Penisola. La legge impone alle società che inquinano di compensare i propri peccati comprando i cosiddetti certificati verdi dai produttori di energia pulita. Grazie al prezzo generoso dei certificati italiani e alla riduzione dei costi di produzione, l’utile lordo delle imprese è aumentato di otto volte in quattro anni. Ecco perché l’Italia viene descritta nei report delle banche d’affari come la nuova frontiera, l’isola del tesoro, il paese della cuccagna.  Tutte le società nostrane cercano di cavalcare l’onda quotandosi in Borsa. Ivpc dovrebbe farsi accompagnare a Piazza Affari da Unicredit mentre la Fri-El di Bolzano, che è il quarto operatore italiano (dietro Ivpc, Enel ed Edison), ha già annunciato la quotazione con una valorizzazione oscillante tra i 900 milioni e il miliardo e 300 milioni di euro.

Lupare e turbine.   La capitale dell’energia alternativa sta diventando Isola Capo Rizzuto. In questo paese della costa calabrese di 12 mila abitanti sorge già un campo eolico costruito da Erg-Cesa. Ora stanno partendo i lavori per il più grande parco eolico d’Europa: 48 torri per 120 megawatt. Vista la concentrazione di pale ci si aspetterebbe di incrociare un uragano di vento e invece il mare qui è spesso calmo. In effetti il luogo non è famoso per lo scirocco, ma per le spiagge dorate. E per una famiglia di ‘ndrangheta: gli Arena. Il campo eolico più grande d’Europa nascerà sui terreni della famiglia. Il boss Nicola Arena, 70 anni, è recluso al 41 bis, come Riina e Provenzano. Mentre Nicola junior (figlio del fratello) è incensurato e segue una delle opere più importanti della Calabria. La costruzione della centrale è stata finanziata da una banca tedesca con 33 milioni garantiti da un pegno sulle quote della società che ha avuto l’autorizzazione. Si chiama Vent1 Capo Rizzuto Srl ed è partecipata dalla Purena di Nicola Arena che ne detiene il 10 per cento e da un gruppo di azionisti tedeschi rappresentati da Martin Josef Frick. ‘L’espresso’ ha verificato che diversi ettari del terreno sul quale sorgerà il parco sono intestati ai fratelli del padrino Arena, Carmine, Francesco e Raffaele e al figlio di quest’ultimo, Nicola junior. La presenza della famiglia potrebbe destare preoccupazione, visto che in passato il Comune è stato sciolto per le infiltrazioni di questo clan nel municipio. Eppure il commissario prefettizio, Giustino Di Santo, sembra tranquillo: "Il Comune svolge semplicemente un’attività amministrativa. L’azienda ha il certificato antimafia e non si può negare un permesso per il cognome di uno dei soci".   Alle cosche, comunque, il vento piace. Due settimane fa sono stati arrestati gli uomini del clan Bruno di Brindisi che volevano costruire un parco eolico sui terreni del boss. Mentre a Vicari, in provincia di Palermo, il Comune è stato sciolto per mafia anche per le turbine che stavano sorgendo sui terreni di presunti picciotti. In fondo le pale girano in cielo, ma si piantano nel territorio. E con le logiche del territorio devono fare i conti. Non sarà un caso se la principale società eolica nel paese di Zapatero, la Iberdrola, sta diventando un gigante mondiale grazie alla sua capacità industriale di produrre turbine con la consorella Gamesa. Mentre in Italia il campione nazionale è un avvocato amministrativista che, secondo la Guardia di Finanza, avrebbe brigato con i contributi della legge 488. Un mago delle domande, più che delle eliche.
   
L’avvocato del Bene-vento.  Oreste Vigorito, il padre dell’energia eolica italiana, oltre a essere presidente dell’Anev, l’associazione industriale di categoria, è uno degli uomini più ricchi e potenti della Campania. Presidente del Benevento Calcio e finanziatore di Clemente Mastella con un contributo della Ivpc Sardegna da 25 mila euro, con il suo accento campano e la sua travolgente cordialità è un buon esempio di imprenditore che pensa globale e agisce locale. I capitali per iniziare li ha avuti da americani e giapponesi, ma alcune controllate della sua Ivpc si sono viste assegnare finanziamenti pubblici per un centinaio di milioni di euro. Al riguardo ‘L’espresso’ è in grado di rivelare che il pm Maria Luisa Buono di Avellino ha iscritto da mesi Vigorito nel registro degli indagati per truffa aggravata finalizzata alla percezione dei fondi pubblici della legge 488. L’inchiesta del nucleo di polizia tributaria di Avellino, guidato dal colonnello Maurizio Guarino, ricostruisce i sistemi disinvolti adottati dalle controllate di Ivpc (e dai suoi partner siciliani) per acquisire contributi per una trentina di milioni. I finanzieri hanno già perquisito il ministero dello Sviluppo economico, la sede dell’Ivpc e quella di Centrobanca. L’estate scorsa, nel più completo riserbo, hanno sequestrato l’ultima tranche dei finanziamenti: 9 milioni che sarebbero andati a tre società, ora cedute al gruppo International Power. Secondo l’ipotesi dell’accusa, Vigorito e il suo rappresentante in Sicilia, Vito Nicastri, avrebbero prodotto nella domanda per i contributi pubblici "falsi contratti di locazione dei terreni su cui si sarebbero dovute installare le turbine eoliche" in modo da ingannare i funzionari del ministero. "Il Parco è stato realizzato ed è in funzione", ribatte Vigorito, "e comunque le domande dei contributi in questione sono state presentate da Nicastri, che non ha più rapporti con il gruppo".

Professione sviluppatore. Vito Nicastri è il personaggio chiave dell’indagine. Questo imprenditore di Alcamo è il classico esemplare di ‘sviluppatore’, una figura tutta italiana che ottiene le autorizzazioni e poi le cede a un prezzo profumato. Nei primi anni Novanta è stato coinvolto in una storia di corruzione e ne è uscito indenne raccontando le mazzette pagate ai politici per costruire impianti di energia solare. Un patteggiamento e la prescrizione hanno cancellato quelle vicende penali e così, all’inizio del nuovo Millennio Nicastri si è lanciato sull’eolico. Secondo la Procura di Avellino avrebbe taroccato i dati sul vento e i contratti di affitto, dichiarando anche la disponibilità di capitali che non aveva. Eppure al ministero dello Sviluppo non si erano mai accorti di nulla. Complessivamente si è interessato di una dozzina di pratiche e ha ottenuto un centinaio di milioni di agevolazioni, rivendendo poi i progetti approvati a colossi come Ivpc ed Endesa. Ogni regione ha i suoi sviluppatori. Quelli calabresi sono finiti nel mirino della Procura di Paola insieme ai loro referenti politici. Il pm Eugenio Facciolla ha iscritto nel registro degli indagati l’ex assessore alle Attività produttive dei Ds Nicola Adamo e il suo amico Nicola D’Agni. A metterli nei guai è stato un altro imprenditore del settore, Mario Nucaro, uno che conosce bene il sistema perché ne è stato un protagonista. Nucaro, nel periodo d’oro nel quale con la benedizione dei Ds locali era presidente del Cosenza calcio, è riuscito a firmare addirittura una convenzione con la Regione Calabria che stabiliva una corsia preferenziale per la sua società, la Cesp. Leggendola si apprende che in meno di tre anni la Cesp aveva ottenuto autorizzazioni per 230 megawatt, tutte girate al colosso italo-spagnolo Erg-Cesa. Non solo. Cesp dichiarava di avere in ballo altri progetti per ulteriori 500 megawatt. Invece di interrogarsi su questo mostro che stava crescendo sotto i suoi occhi, la Regione Calabria quel giorno si impegna con la convenzione ad aiutare Nucaro a realizzare tutti i suoi progetti: praticamente una selva di turbine pari a a un terzo di quelle esistenti in Italia. Poi Nucaro ha fatto bancarotta, ha litigato con i suoi referenti politici e ha raccontato tutto al pm. Il risultato di questo dispiego di carte e inchieste è il solito: la Calabria produce solo 4 mila kwh sui 4 milioni prodotti in tutta Italia.
E Moncada disse no.    Anche il gruppo siciliano Moncada ha deciso di varcare lo stretto. Il gruppo di Aragona è una realtà industriale importante, protagonista della svolta antimafia di Confindustria, che sta sviluppando una propria turbina con lungimiranza industriale unica tra le imprese italiane. Moncada ha costruito cinque impianti grazie al contributo di 28 milioni della Regione Sicilia e tre anni dopo l’inaugurazione del primo impianto sta cedendo una quota della società, che oggi potrebbe valere centinaia di milioni, a un gruppo straniero. L’incasso potrebbe essere investito in Calabria. A questo fine Moncada aveva creato la Sibaris New Energy, una società con sede a Cosenza e una compagine interessante. Tra i soci fondatori troviamo due cari amici dell’ex ministro Enrico La Loggia di Forza Italia. Sono l’ex dirigente Enel Francesco Massa e Maria Concetta Caldara, una collaboratrice dell’ex ministro che è indagata a Palermo in un procedimento di mafia per i terreni ereditati dal padre e cointestati a un prestanome vicino a Provenzano. L’altro socio della Sibaris è Ferdinando Marini, consulente che ha seguito alcune richieste di contributi per la legge 488 finiti nel mirino della Finanza e di un’inchiesta di ‘Report’.   Marini compare su Internet come presidente della Federazione della massoneria europea di Lugano e ha creato nel dicembre scorso una seconda società a Milano con un avvocato vicino ai verdi, Angelo Gangi, esperto di energia rinnovabile e collaboratore dell’assessore all’Ambiente della Calabria Diego Tommasi. Nella società, a sorpresa, troviamo anche Maria Elena Woodrow, moglie di Enrico La Loggia. Quando ‘L’espresso’ lo ha contattato, Salvatore Moncada ha risposto: "Non conosco questa società milanese. Comunque, dopo aver parlato con ‘L’espresso’ il mio gruppo ha deciso di cedere le quote della Sibaris New Energy, che voleva costruire tre centrali eoliche nell’alto Ionio. Non c’è niente di male, ma preferiamo perdere un’occasione di profitto piuttosto che lasciare adito a critiche".

 

tabelle da L’Espresso, foto da mailing list ecologista, C.B., S.D., archivio GrIG)

  1. 19 Ottobre 2010 a 0:59 | #1

    Che ingenuo sono, nonostante i 76 anni. Credevo che le Pale Eoliche fossero azionate dal Vento. Invece mi sembra di capire che sono mosse dal mal Affare. Scusate l’igenuità.
    Una cosa però ricordo bene : cosa significa scaldarsi con la legna e farsi luce con un lampione a petrolio. Menomale che non era alimentato dal vento, il lampione, altrimenti chissa quale danno ecologico avrebbe provocato.
    Termino, chi vive in Sadegna con l’aria tersa avrebbe , per capire, bisogmo di respirare un po’ di Polveri Sottili a Milano. un saluto affettuoso.

  2. 20 Novembre 2009 a 21:14 | #2

    Vi segnalo un piccolo reportage sul nostro sito.”Una schiera di betili giganteschi, per non usare paragoni volgari, che per una trentina d’anni orneranno lo skyline di campeda dalla catena del Marghine fino alla cosidetta Valle dei Nuraghi, ingravidando il cielo di eliche rotanti.A Bonorva sembra che finalmente abbiamo risolto i problemi con la soprintendenza e ricomposto i dissidi tra favorevoli e contrari, ora tutto il paese partecipa alla nascita di questa Disneyland di mulini bianchi, quanto mai opportuni nella patria dei mugnai e del zichi”segue qui =>> http://www.conchidortos.org/?menu_id=

    7&article=1702

  3. Stefano Deliperi
    28 Giugno 2009 a 18:18 | #3

    ciao Ospitone,

    hai qualche elemento in più? C’è già qualche provvedimento amministrativo in proposito? Puoi farci avere qualche fotografia ed indicazione fotografica dell’area interessata? Puoi inviare a grigsardegna5@gmail.com o a grigsardegna@tiscali.it. A presto, ciao.

  4. 28 Giugno 2009 a 16:07 | #4

    a giorni si firmerà l’accordo per le 37 pale eoliche di campeda – bonorva – nessuno sà se non il cielo quale immane disastro l’oasi protetta di campeda nord est alle falde del marghine subirà dopo quello della galleria ferroviaria. campeda è un mare d’acqua pura immenso e sotterraneo… forte e grave rischio idrogeologico, non piangete poi se le frane vi affogheranno, vi prego di mobilitare la sovrintendenza, il gruppo speleologico sardo di cagliari per fermare e bloccare i lavori dettati da uno scellerato business che con 4 spiccioli ha acquistato politici e teste d’uovo dei proprietari, lasciando al buio bonorva. tel. 079866788 tel 079867935

  5. gruppodinterventogiuridico
    17 Febbraio 2009 a 16:29 | #5

    A.N.S.A., 17 febbraio 2009

    MANI DEI BOSS SULL’EOLICO, ARRESTATI IMPRENDITORI E POLITICI.

    TRAPANI – I boss mafiosi avrebbero messo le mani sulla realizzazione dei parchi eolici in Sicilia. E’ quanto emerge dall’inchiesta che stamani ha portato all’arresto di imprenditori e politici trapanesi. Si tratta di otto provvedimenti cautelari emessi dal gip del tribunale di Palermo, Antonella Consiglio, su richiesta dei pm della Direzione distrettuale antimafia, Piero Padova e Gino Cartosio. Gli arresti sono stati eseguiti dai carabinieri del Reparto operativo di Trapani e dagli agenti della polizia di Stato in servizio alla Squadra mobile di Trapani. L’indagine mette in luce le dinamiche politiche e imprenditoriali che si sarebbero formate in questi anni per la realizzazione di “parchi eolici” in Sicilia, in particolare nel trapanese. L’operazione antimafia che stamani ha portato all’arresto di otto persone, fra cui un imprenditore di Trento, si basa sui risultati delle indagini condotte da polizia e carabinieri di Trapani su una serie di progetti per la realizzazione di vari impianti eolici nel Trapanese. L’indagine é stata denominata “Eolo”, ed analizza le dinamiche politiche e imprenditoriali che, in particolare, hanno spinto l’amministrazione comunale di Mazara del Vallo (ma anche altre amministrazioni locali) ad optare per un programma di progressiva espansione dell’energia eolica. Alla base dell’inchiesta vi è un’imponente attività d’intercettazione. Il risultato più rilevante consiste nell’aver appurato che l’attività illegale di imprenditori e politici avrebbe avuto un imprimatur mafioso. I boss avrebbero controllato gli affari sull’energia alternativa, anche mediante l’affidamento dei lavori necessari per la realizzazione degli impianti eolici (scavi, movimento terra, fornitura di cemento e di inerti) per un affare di centinaia di milioni di euro ai quali si aggiungono, per la stessa entità, gli ingenti finanziamenti regionali di cui le imprese hanno beneficiato.

  6. Juri
    16 Aprile 2008 a 16:23 | #6

    http://www.greenpeace.org/

    italy/ufficiostampa/comunicati/

    eolico-pecoraro. Mi era sfuggita questa stupefacente lettera a firma di Legambiente e greenpeace Italia. E’ davvero inedito leggere che due associazioni che si definiscono ambientaliste protestino contro l’imposizione del procedimento di impatto di valutazione ambientale! Penso che si tratti della prima volta in assoluto. Certo, poi continuando si legge che si parla di centrali eoliche e allora lo stupore si attenua, visto che le due associazioni quando si parla dell’eolico sono addirittura più estremiste degli stessi industriali del vento (“la questione paesaggistica è una bufala” “le strade di servizio per le windfarm non hanno ALCUN impatto ambientale perchè sono sterrate”). Leggere che addirittura protestano per il divieto di installare wind farm nelle Zone di Protezione Speciale rende davvero arduo non farsi venire cattivi pensieri.

    http://www.greenpeace.org/italy/

    ufficiostampa/comunicati/eolico-pecoraro “Egregio Ministro le scriviamo in merito ad alcuni recenti provvedimenti che riguardano gli impianti eolici e che rappresentano, a nostro avviso, un segnale molto negativo nella prospettiva di diffusione di questa fonte energetica in Italia”. Greenpeace e Legambiente puntano il dito contro il Decreto Legge 16 agosto 2006, n.251 in materia di conservazione della fauna selvatica che vieta la realizzazione di impianti nelle ZPS (zone a protezione speciale) e il Decreto Legislativo approvato il 12 Settembre 2007 che istituisce la Valutazione di Impatto ambientale nazionale per gli impianti eolici di potenza superiore ai 20MW.

  7. m
    14 Aprile 2008 a 9:25 | #7

    Non demonizziamo a priori.

    L’energia elettrica da eolico è utile, non inquina, deve e può essere utilizzata in modo razionale compatibilmente con il contesto ospitante gli impianti. In ogni caso è sempre preferibile ad impianti ad olio combustibile.

    In qualità di tecnico di settore vorrei avere maggiori informazioni sul Comitato salvagurdia dell’acqua.

    Grazie.

  8. pierflo
    14 Aprile 2008 a 1:16 | #8

    Una buona occasione per riflettere e ti ringrazio per il tuo continuo impegno!Questo può osservare il Comitato per la salvaguardia dell’Acqua e della Forza di Gravità. Il fatto che in Sardegna non ci sia “scuola idraulica” è abbastanza provato; purtroppo anche l’utilizzo del vento nasce colonizzato e così tutte le energie rinnovabili sono guadagni per gli scaltri. Abbiamo giovani senza opportunità di imparare perché tutte le tecnologie arrivano senza vincoli con le strutture sociali, quindi la conoscenza è altrove. Scuole e dopo il nulla se non quello di partire; mantenere questa classe politica è un lento suicidio.

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