Contribuenti cagliaritani e giaguari felici…

L’Agenzia delle Entrate ha diffuso nei giorni scorsi i dati relativi alle dichiarazioni dei redditi 2005 dei contribuenti italiani. Anche dei cagliaritani ovviamente. La loro pubblicità è prevista dagli artt. 69 del D.P.R. n. 600/1973 e 66 bis del D.P.R. n. 633/1972. E’ intervenuto subito il Garante della Privacy che ha chiesto ed ottenuto la sospensione della pubblicazione degli elenchi. E’ intervenuta rapidamente anche la Procura della Repubblica di Roma per verificare se siano stati commessi reati, in particolare ai sensi dell’art. 167 del decreto legislativo n. 196/2003 e successive modifiche ed integrazioni (codice della privacy). E’ intervenuto ancor più rapidamente Beppe Grillo a cui, questa volta, la trasparenza non piace perché favorirebbe le rapine in villa e gli estorsori, passando per gli odi familiari di chi si è visto rifiutare un prestito da un cugino insospettabilmente ricco. Qui da noi, in Sardistàn, difficilmente sequestri e grassazioni hanno visto i delinquenti autori passare prima sul sito internet dell’Agenzia delle Entrate. Invece, un po’ di sana trasparenza non farebbe proprio male: l’avreste mai detto che, nel 2005, un esponente di punta del mondo imprenditorialcostruttore, uno di quelli con tante società in vari settori, uno di quelli proprio più in vista nella nostra capitale del Mediterraneo aveva denunciato un reddito imponibile I.R.P.E.F. di poco superiore agli 85 mila euro ed un reddito d’impresa di poco superiore ai 3.500 euro ? Non conviene poi così tanto fare l’imprenditore, anche ai massimi livelli si guadagna solo un po’ di più di un dirigente pubblico normale al massimo della carriera. Ecco perché vanno sostenuti. Forse forse organizziamo pure una colletta, che ne dite ?
Stefano Deliperi
N.B. le foto riguardano cantieri cagliaritani e nulla hanno a che fare con i contribuenti.
A.N.S.A., 3 maggio 2008
FISCO ON LINE: PM ROMA APRE FASCICOLO, VIOLAZIONE PRIVACY.
ROMA – La Procura di Roma ha aperto un fascicolo processuale nella vicenda riguardante le pubblicazioni on line dei redditi dei contribuenti italiani. Il procuratore aggiunto, Franco Ionta, procede per il reato di violazione della privacy e ha aperto il fascicolo in iniziativa. Obiettivo dell’indagine è verificare se la pubblicazione dei dati possa aver creato pregiudizio per i contribuenti. Ieri il Codacons aveva annunciato l’invio di denunce a 104 Procure italiane affinché si indagasse sulla vicenda. La procura di Roma ha deciso, d’ufficio, di aprire il fascicolo processuale, per il momento contro ignoti, sulla base del presupposto che la pubblicazione di dati, anche non sensibili, come quelli sui redditi denunciati dagli italiani nel 2005, è comunque sottoposta a delle cautele e a delle modalità che non espongano a rischi i contribuenti. In sostanza, per la procura, è vero che si tratta di dati la cui accessibilità è regolamentata dalle norme, ma la loro pubblicazione in modo indiscriminato, e alla mercé di chiunque, non sarebbe consentita e potrebbe causare dei problemi ai titolari dei 730 e dei 740. Gli accertamenti sono stati affidati alla polizia postale e già nelle prossime ore dovrebbe essere acquisita, presso l’Agenzia delle Entrate, tutta la documentazione relativa alla pubblicazione dei dati. Il procuratore aggiunto Ionta, in particolare, vuole identificare chi abbia disposto la messa in rete dei dati e ricostruire tutti i passaggi della decisione che, a detta del viceministro Vincenzo Visco, è stata presa in applicazione della legge. Le stesse persone, ragionevolmente, saranno poi convocate in procura per dare la loro versione.
dal blog di Beppe Grillo (http://www.beppegrillo.it/)
La colonna infame, 30 aprile 2008
L’agenzia delle entrate ha messo on line tutti i redditi dichiarati dai cittadini italiani nel 2005. Chiunque può accedere liberamente, senza essere identificato.Gli è stato suggerito dalla Ndrangheta, dalla Mafia, dalla Camorra e dalla Sacra Corona Unita. Padoa Schioppa e Visco, con la benedizione di Prodi e del centro sinistra unido che mai sera vencido, hanno eseguito. I rapimenti di persone saranno facilitati, il pizzo potrà essere proporzionato al reddito dichiarato. La criminalità organizzata non dovrà più indagare, presumere. Potrà andare a colpo sicuro collegandosi al sito dell’agenzia delle entrate.
I nullatenenti e gli evasori non avranno comunque nulla da temere. Chi paga le tasse sarà punito, chi ne paga molte potrà essere sequestrato, taglieggiato, rapinato.
Le rapine in villa si faranno finalmente in tutta Italia e non saranno concentrate nel Lombardo Veneto.
Gli odi familiari troveranno libere manifestazioni, chi non ha concesso un prestito in famiglia e ha un alto reddito sarà finalmente smascherato.
Follia, questa è follia. Dopo l’indulto che ha liberato le carceri questo ex governo di imbelli, presuntuosi e deficienti fornisce ai criminali le informazioni sul reddito e l’indirizzo di casa dei contribuenti. Pagare le tasse così è troppo pericoloso, meglio una condanna per evasione fiscale che una coltellata o un rapimento. Il rapporto fiscale è tra il privato cittadino e lo Stato e tale deve rimanere.
Inviamo una mail al prossimo ministro dell’Economia Giulio Tremonti perché ristabilisca le regole della convivenza civile e blocchi l’accesso a chiunque di dati sensibili privati.
Nei prossimi giorni cercherò di capire chi è l’ispiratore di questa schifezza. È giusto che tutti lo vengano a sapere e che risponda delle eventuali conseguenze.

(foto P.F., S.D., archivio GrIG)




A.N.S.A., 6 maggio 2008
FISCO ONLINE: IL GARANTE, ILLEGITTIMA INIZIATIVA DELL’AGENZIA DELLE ENTRATE.
ROMA – La decisione dell’Agenzia contrasta con la normativa in materia ed è quindi stata dichiarata illegittima dal Garante per la privacy, che oggi ha concluso l’istruttoria avviata sulla diffusione, tramite il sito web dell’Agenzia delle entrate, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi dei contribuenti italiani. “Il Collegio (composto da Francesco Pizzetti, Giuseppe Chiaravalloti, Mauro Paissan, Giuseppe Fortunato), nel ribadire quanto già sostenuto nel provvedimento con il quale aveva immediatamente invitato a sospendere la pubblicazione on line, – continua il garante – ha stabilito che la modalità utilizzata dall’Agenzia è illegittima.
L’Agenzia delle entrate dovrà quindi far cessare definitivamente l’indiscriminata consultabilità, tramite il sito, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi per l’anno 2005. La decisione dell’Agenzia contrasta con la normativa in materia”, secondo il Garante per la protezione dei dati personali”.
“In primo luogo – spiega ancora il Garante -, perché il Dpr n.600/1973 stabilisce che al direttore dell’Agenzia delle entrate spetta solo il compito di fissare annualmente le modalità di formazione degli elenchi delle dichiarazioni dei redditi, non le modalità della loro pubblicazione, che rimangono prerogativa del legislatore. Attualmente, per le dichiarazioni ai fini dell’imposta sui redditi, la legge prevede unicamente la distribuzione degli elenchi ai soli uffici territoriali dell’Agenzia e la loro trasmissione ai soli comuni interessati e sempre con riferimento ai contribuenti residenti nei singoli ambiti territoriali”. “L’inserimento dei dati in Internet, inoltre, appare di per sé non proporzionato rispetto alla finalità della conoscibilità di questi dati. L’uso di uno strumento come Internet rende indispensabili rigorose garanzie a tutela dei cittadini.
L’immissione in rete generalizzata e non protetta dei dati di tutti i contribuenti italiani (non sono stati previsti ‘filtri’ per la consultazione on line) da parte dell’Agenzia delle entrate ha comportato una serie di conseguenze: la centralizzazione della consultazione a livello nazionale ha consentito, in poche ore, a numerosissimi utenti, non solo in Italia ma in ogni parte del mondo, di accedere a innumerevoli dati, di estrarne copia, di formare archivi, modificare ed elaborare i dati stessi, di creare liste di profilazione e immettere ulteriormente dati in circolazione, ponendo a rischio la loro stessa esattezza. Tale modalità ha, inoltre, dilatato senza limiti il periodo di conoscibilità di dati che la legge stabilisce invece in un anno. L’Autorità ha poi rilevato che non è stato chiesto al Garante il parere preventivo prescritto per legge”.
“L’Autorità ha altresì specificato che va ritenuta illecita anche l’eventuale ulteriore diffusione dei dati dei contribuenti da parte di chiunque li abbia acquisiti, anche indirettamente, dal sito Internet dell’Agenzia. Tale ulteriore diffusione – continua l’autorità – può esporre a conseguenze di carattere civile e penale. Resta fermo il diritto-dovere dei mezzi di informazione di rendere noti i dati delle posizioni di persone che, per il ruolo svolto, sono o possono essere di sicuro interesse pubblico, purché tali dati vengano estratti secondo le modalità attualmente previste dalla legge”. “L’Autorità sottolinea, sin d’ora, che, qualora il Parlamento e il Governo intendessero porre mano ad una revisione della normativa alla luce del mutato scenario tecnologico, si porrà l’esigenza di individuare, sentita l’Autorità, soluzioni che consentano un giusto equilibrio tra forme proporzionate di conoscenza dei dati dei contribuenti e la tutela dei diritti degli interessati”. “Il Garante ha stabilito, infine, di contestare all’Agenzia, con separato provvedimento, l’assenza di un’idonea informativa ai contribuenti riguardo alla forma adottata per la diffusione dei loro dati, anche al fine di determinare la relativa sanzione amministrativa. Per dare la massima conoscibilità al provvedimento e anche per consentire a tutti di avere maggiore consapevolezza che la ulteriore messa in circolazione dei dati é un fatto illecito che può avere anche rilevanza penale, l’Autorità ha disposto la pubblicazione del provvedimento sulla Gazzetta Ufficiale”.
Io sono d’accordo alla pubblicazione online dei redditi.Magari studiando un metodo più adatto.Mi fa sorridere (per non piangere) che in Italia la trasparenza sia vista come un così pericoloso problema.
Ciao Juri, solitamente leggo il Corriere della Sera:-) la stampa è quella che è, però la sentenza del T.A.R. mi sembra sufficiente per sospettare della scarsa trasparenza dell’operato del governo, spigole a parte, anche perchè se dovessimo elencare tutti i privilegi e gli usi impropri dei beni dello Stato da parte degli uomini delle Istituzioni, il nostro piccolo fegato non resisterebbe a lungo..
Ciao Claudia, solo un appunto: nel caso di Speciale (quello che attivava una staffetta aerea tra Roma e Bolazano con un ATR42 della Guardia di Finanza per avere le spigole a cena) le cose sono andate diversamente. Gli ufficiali non erano quelli che stavano indagando sulle schifezze unipol&C ed era Speciale che mise in atto un comportamente fortemente anomalo nel mantenerli nello stesso incarico nonostante fosse passato da tempo il momento del loro avvicendamento (come spiegato su Repubblica da vari articoli di D’Avanzo).
Sono d’accordo sulla necessità di un po’ di sana trasparenza ma, sinceramente, non credo che il modo trovato da Visco sia quello migliore. Sopratutto perchè proviene da un personaggio che non ha fatto della trasparenza il vessillo del suo operato e, quindi, non mi pare proprio in buona fede. La trasparenza avrebbe dovuto imporre al vice ministro Visco, nel governo Prodi, di chiarire la sua posizione riguardo alle minacce e alle pressioni da lui messe in atto nei confronti del generale della guardia di Finanza Speciale, per trasferire gli ufficiali che indagavano sulla scalata Unipol alla BNL, anziché rimuovere il generale dalle sue funzioni (rimozione dichiarata illegittima dal TAR del Lazio, e conseguente risarcimento danni). La trasparenza avrebbe dovuto imporre al suddetto vice ministro di chiarire esattamente i motivi che lo hanno spinto a demansionare Luigi Magistro, responsabile dell’Audit e dell’accertamento presso l’Agenzia delle entrate, da lui accusato di spionaggio fiscale nei confronti di Romano Prodi, di sua moglie, del Presidente Napolitano e altri. C’è qualcosa che non torna..sarebbe più utile per le finanza dello Stato e per il rispetto della legalità, fare dei controlli un po’ più approfonditi nei confronti di signori che dichiarano una miseria e magari realizzano progetti faraonici, o tengono un tenore di vita molto al di sopra delle possibilità economiche (dichiarate al fisco) la pubblicazione fa solo arrabbiare il parente che ha chiesto il prestito..
Certo che bisognerebbe, ma non puntando sul mucchio. Un cittadino, ogni volta che nella vita quotidiana gli capita un episodio vistoso, dovrebbe denunciarlo. Secondo me, è l’unica strada. La gente invece, se ha bisogno del dottore, e di ‘quel’ dottore, andrà anche da un chiaro evasore, se pensa che lui può risolvergli la situazione. E quasi sempre sono situazioni lampanti. Faccio due esempi: il primo è quello dei chirurghi plastici. Mi hanno riferito in 3 occasioni diverse, amici vicinissimi a me, che già al primo appuntamento si sono sentiti dire esplicitamente che su 9000 euro, 6000 euro li dovevano dare in contanti, altri 1500, chi per la clinica, naturalmente più o meno ma i prezzi erano quelli. Il fatto che un tale comportamento sia SEMPRE esplicito anche al primo appuntamento significa che c’é impunità a tutti i livelli, istituzionale, perché appunto non vengono fatti controlli, ma anche a livello del singolo cittadino che non manifesta il proprio dissenso e che anziché denunciare il medico, o quanto meno rifiutarsi di andare oltre dicendoglielo apertamente (per poi fare un sano passa parola), cosa fa? Dice ‘io l’operazione la voglio fare comunque quindi mi conviene fare come mi dice, altrimenti poi chi rischia sono io’ e paga tutto senza dire niente. D’altra parte, al coraggioso che ‘prova’ a denunciare il fatto, una volta approdato all’ufficio competente, NON viene permesso di fare una semplice segnalazione, no, ma lo si obbliga a fare una denuncia personale, o niente. Della serie che se poi al controllo non trovassero nulla (magari perché c’é chi avverte il dottore), il cittadino ci va di mezzo sia giuridicamente che pecuniarmente. Il secondo esempio che mi viene in mente è quello delle Scuole Guida, anzi le ‘lezioni’. Io non ho mai capito perchè almeno a Firenze per TUTTE , dico tutte, le lezioni di guida pratica (un giro d’affari non indifferente), non si rilasci mai una ricevuta, neanche su richiesta (io ne avevo bisogno per dividere le spese con il mio ex marito). Questo si verifica non in 1 scuola, non in 2, ma in TUTTE le scuole guida, da decine di anni, almeno a Firenze, è così. Perchè??? Anche qui, lo Stato secondo me nn può non sapere, altrimenti non si spiega la diffusione e la durata nel tempo della prassi. Non ho mai trovato una singola eccezione (Ho controllato tutte le scuole guida presenti in elenco). Anche in questo caso, perché mai il singolo cittadino non dovrebbe avere la possibilità di recarsi a fare una ‘segnalazione’ alla Finanza, senza essere costretti a fare ‘denunce’ personali??? Ho vissuto diversi anni negli Stati Uniti e lì anche noi insegnanti passavamo ogni trimestre al vaglio dei nostri studenti. Loro erano liberi di fare dei reclami contro i professori, e queste lamentele non solo venivano raccolte, ma prese in seria considerazione dal Preside e se numerose e fondate, la commissione poteva anche decidere di licenziare l’insegnante perfino quello prossimo alla pensione, se non lo ritenevano più all’altezza del suo compito. All’epoca io trovavo eccessivo un comportamento del genere, anche perché abituata all’Italia, credo, ma ora mi chiedo se noi non stiamo eccedendo in senso opposto, lasciando che i fruitori di un bene (nel caso di un servizio pubblico), o cittadini comuni che vogliano semplicemente ‘allertare’ la Finanza o l’Agenzie delle Entrate, non abbiano ALCUN potere nei confronti di niente e di nessuno senza ritorsioni. Dovremmo allora sì smettere di andare dal meccanico che non ci fa la ricevuta e rivolgerci a chi la fa, magari pagando l’ovvio ‘di più’, perchè il cambiamento di una cultura, come diceva la canzone, parte ‘dall’uomo nello specchio’. Certo è che se poi succede che uno denuncia il chirurgo, si becca una querela, non trova più nessuno che lo operi (perché nel frattempo la notizia si è sparsa) e per di più la Finanza non arriva (tipo Rin Tin Tin, ma arrivano i nostri o no?), nessuno si sentirà mai di intervenire. Pero’ attenzione.. perché nel mucchio degli evasori c’è gente a cui semplicemente vanno male gli affari (non tutti quelli che si improvvisano imprenditori hanno la capacità di farlo), oppure persone che per motivi vari se la passano male. Ho conosciuto un gioielliere anni fa che se non lo avessi conosciuto di persona, vedendo quanti pochi clienti aveva durante tutto l’arco dell’anno, non avrei creduto alla sua denuncia dei redditi. Invece, semplicemente il suo piccolo fondo, un tempo dignitoso, nel tempo si era andato circondando di botteghe che allontanavano di fatto la clientela di passaggio, una pescheria e una friggitoria (che sfortuna!) e lui era troppo anziano per voler abbandonare il proprio negozio. Putroppo ha dovuto chiudere lo stesso, ma di certo, anche se gioielliere, quel signore non se la passava per niente bene. Non voglio monopolizzare il dibattito su questo tema, avrei tantissime, troppe cose da dire su questo tema e dunque non farò più interventi così lunghi. Una cosa pero’ vorrei dire per concludere. In Italia è giunto il momento di non pensare più per ‘settori’ come si faceva un tempo tra gli operai e i ‘padroni’ e così via. Le situazioni attuali si sono talmente intrecciate che quelli fra noi un po’ lungimiranti dovrebbero essere già consapevoli di non poter più dividere in modo netto fra imprenditori e operai, dipendenti ed autonomi etc., ben sapendo che in ogni categoria si celano malfattori così come gente onesta, e sforzandosi di indagare sul singolo piuttosto che sulla ‘categoria’, proprio come si fa in altri campi, ad es. quello dell’immigrazione, dove se si parla di Rumeni, sarebbe ingiusto tirarli in ballo tutti i quanti se 1 di loro delinque. Non generalizzare comporta una più duro lavoro, ma secondo me, è l’unica strada. Mi dispiace essere stata così prolissa entrambe le volte, ma il tema mi prende in prima persona, pero’ non succederà di nuovo, ma mi ha fatto molto piacere questa ‘conversazione’ a distanza. Grazie.
Pat, sono d’accordo con te sul fatto che questo non è il modo migliore ed ho anch’io dubbi (dubbi, non certezze) sulla legittimità della pubblicazione sul sito web ufficiale dell’Agenzia delle Entrate di questi dati. Sono dieci volte d’accordo sulla scandalosa limitatezza di controlli nel settore del lavoro autonomo e delle imprese (io, con un reddito da lavoro dipendente, verificabilissimo in ogni momento, ne ho avuti tre in dieci anni). Tuttavia mi chiedo e ti chiedo: è possibile che chi mantiene un visibilissimo tenore di vita molto superiore a quanto corrisponderebbe alla sua denuncia dei redditi continui a farla franca ? Non c’è bisogno della “gogna pubblica”, anzi. C’è però bisogno di maggiore trasparenza, di maggior senso civico.
Mi dispiace ma stavolta non sono d’accordo. Trovo vergognoso che sia proceduto a mettere a pubblica conoscenza (e relativa gogna) i redditi di tutti, compresi quelli apparentemente incompatibili con gli studi di settore delle varie attività, quando l’Agenzia delle Entrate semplicemente non effettua nessun controllo. Posso assicurare, quale vera indigente quale sono da oltre 20 anni, che nessuno si è mai preso la briga di UNA verifica, nonostante centinaia e centinaia di richieste (a tutti i livelli, compresa la Caritas, ma ahimé NIENTE!)di aiuto da parte di un autonoma con gravi problemi di salute e famiglia a carico (autonoma non certo per scelta, come tantissime donne sole con bambini che non possono ‘permettersi’ una lavoro dipendente perché devono andare tutti i giorni a portarli e riprenderli da scuola e non possono ‘permettersi’ il lusso che qualcun altro se ne occupi). Ripeto, nessuno è mai venuto a verificare l’attendibilità delle mie dichiarazioni dei redditi, verifiche che tanti di noi autonomi VORREMMO proprio nella speranza che si attivi un aiuto concreto che non sia sempre ed unicamente rivolto alle solite categorie dei dipendenti (senza togliere nulla al loro stato di bisogno!) e dato che non siamo rappresentati da nessun sindacato. Persone come me sono tantissime, e non è giusto che per l’inefficienza dello Stato che NON va mai a vedere là dove saprebbe benissimo di ‘trovare’ degl’illeciti, debbano essere automaticamente ritenuti o degli evasori oppure dei poveracci senza arte né parte. Temo che se i pochi occasionali prestatori di lavoro che la mia poca salute ancora mi permette di fare scoprissero il grave stato di indigenza in cui mi trovo non per mia colpa, potrebbero anche dubitare della mia capacità professionale e dunque mi sento molto danneggiata nonostante il mio infimo reddito. Mi dispiace, ma non si può sostenere che si possa pubblicare su Internet un dato personalissimo come il reddito e le proprietà (o non proprietà) o nullatenenza o quasi incapienza, praticamente la ‘vita’ in numeri di una persona, e che questo sia messo in rete senza neanche il CONSENSO (secondo me la cosa più grave in assoluto) di un cittadino, consenso senza il quale ormai non si possono più neanche espletare le più banali azioni burocratiche, arrivando talora a delle esagerazioni risibili a protezione della privacy. Per la dichiarazione dei redditi la legge prevede che il richiedente di un dato specifico abbia un tale specifico interesse a sapere ‘quel’ determinato reddito (e non altri) che 1) vada con le proprie gambe a farne richiesta; 2) si renda riconoscibile mediante un documento 3) fornisca una motivazione. Come minimo, una pubblicazione su un mezzo così invasivo come Internet doveva richiedere il Consenso della singola persona alla divulgazione dei propri dati, una pratica costante su tutti i siti su cui navighiamo e in tutte le mailing list che riceviamo. Perfino il nostro numero telefonico non può apparire sulla pagine bianche se noi non diamo l’assenso e sono certa che il Garante della Privacy non potrà che pronunciarsi contro questo provvedimento che non ha ALCUNA utilità pubblica. La mia posizione finanziaria purtroppo non mi permette di pagare le spese di segreteria richieste per la diffida che la Corecons ha predisposto (ben 150 euro!!), altrimenti l’avrei fatta anche io molto, molto volentieri (ma mi informerò per il gratuito patricinio), e mi auguro che milioni di altri cittadini insorgano contro questo atto. Se fosse possibile, vorrei rivolgere a Visco questa domanda: in che modo questo provvedimento dovrebbe garantire la lotta all’evasione?? Forse che Visco, constatata l’inefficienza dei controlli della Agenzia delle Entrate, vorrebbe che noi privati cittadini istuitissimo delle ‘ronde’ contro i nostri stessi concittadini e che ci si denunciasse l’un l’altro per snellire la burocrazia colmando le lacune della pubblica amministrazione?? Sarebbe l’unica spiegazione che avrebbe un suo perverso senso logico rispetto ad un provvedimento vistosamente sbagliato: l’alternativa che mi rimane è pensare ad un banale colpo di calore di Visco. PS Ho parlato di me e della mia storia, ma ci tengo a specificare che per me rimane un atto sbagliato per TUTTI i cittadini italiani, indipendentemente da redditi, posizione lavorativa, dipendenti o autonomi. Grazie per aver ascoltato un’opinione che nel vostro blog, a quanto capisco anche se devo ammettere, con mio stupore, sarà sicuramente fuori dal coro.