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Il Gipeto ritorna in Sardegna !

 

 

E’ fatta.     Grazie all’ambito dell’iniziativa PIC INTERREG III A "Balbuzard", la Provincia di Nuoro in collaborazione con la Provincia dell’Ogliastra ha avviato il progetto di reintroduzione. Gipeto (Gypaetus barbatus) che, finalmente, ritorna in Sardegna.  Nidificante fino agli anni ’70 del secolo scorso, condotto all’estinzione da un assurdo bracconaggio ed erratico successivamente (grazie ad individui giovani provenienti dalla Corsica) viene ora reintrodotto sul Supramonte.  Appuntamento domenica 25 maggio 2008, presso la foresta demaniale di Montes, ad Orgosolo (NU).   Così come è stato reintrodotto sulle Alpi nel corso degli ultimi anni.  Il progetto prevede la realizzazione di una campagna di informazione e sensibilizzazione attraverso l’organizzazione di seminari – condotti da esperti naturalisti – rivolti alle scuole, alle associazioni dei cacciatori e degli agricoltori e una serie di conferenze rivolte a tutta la cittadinanza.   Bentornato !

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

Qui uno splendido video del Gipeto realizzato sui Pirenei.

Qui il programma della manifestazione di Orgosolo [file .pdf]

 

(foto da http://www.sardegnambiente.it/, da www.lanuovasardegna.it)

  1. gruppodinterventogiuridico
    21 Giugno 2008 a 12:35 | #1

    da La Nuova Sardegna, 21 giugno 2008

    Orgosolo, soltanto la femmina dei tre rapaci reinseriti non si è librata in cielo.

    I gipeti Balente e Sandalia volano.

    ORGOSOLO. Se vi capita di sollevare gli occhi al cielo nel cuore della Barabagia e scorgere un uccello che pensavate estinto, sappiate che non è una strana visione: il rapace barbuto (quello che non vola da queste parti da circa 40 anni) è tornato nei cieli della Sardegna: a meno di un mese del loro arrivo al Supramonte, due dei tre gipeti (Balente e Sandalia) portati in Barbagia da Innsbruk per la reintroduzione della specie in Sardegna, hanno spiccato il volo, mentre Ros’e Monte, la femmina del gruppo (non è ancora sicuro che lo sia visto che l’esame del Dna non ha ancora rivelato il mistero) passeggia ancora sulla cengia della cavità rocciosa del monte Subiu, in cui è stato allestito il nido. Proprio lei, la più grossa e la più forte che qualche settimana aveva ingaggiato una zuffa dentro il nido atterrando Balente, non è stata capace di librarsi in volo insieme agli altri. Quindici giorni fa i tre gipeti sono stati dotati di un collare radiosatellitare, attraverso il quale gli esperti della Fondazione internazionale seguiranno i loro spostamenti, operazione alla quale collaboreranno gli esperti della Provincia di Nuoro. Intanto gli uomini della società Caralighes continuano a seguire dalla loro postazione nei pressi del monte Subiu, Ros’e Monte, il cui involo è previsto tra qualche giorno. Il raggio d’azione dei gipeti nei cieli è ancora limitato, per questo è stato allestito un carnaio vicino alla cavità rocciosa dave si trovano i loro grandi nidi.

    Maria Giovanna Fossati

  2. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2008 a 22:10 | #2

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2008

    I gipeti ritornano a volare sulle montagne della Sardegna. IL RECUPERO DELLA FAUNA ESTINTA. Maria Giovanna Fossati

    ORGOSOLO. A mezzogiorno in punto due uomini dell’Ente Foreste e un cacciatore, trasportano Balente, Sandalia (maschi) e Ros’ e monte (femmina), all’interno della nicchia rocciosa che è stata predisposta per il loro rilascio. Siamo di fronte al monte Subiu, dietro il più famoso monte Novo San Giovanni, da qui ieri mattina per tre gipeti nati 3 mesi fa a Innsbruck, ha inizio una nuova vita in libertà. L’ultima tappa del viaggio che promette la reintroduzione della specie in Sardegna, avviene in presenza di pochi intimi: una cinquantina di amici del gipeto, che si posizionano a debita distanza: seguono la fase più delicata, quella del loro posizionamento nel nido ad opera degli esperti, tutti gli altri-centinaia-sono rimasti alla caserma di Montes per festeggiare l’evento di straordinaria importanza. I tre uomini salgono su una scala che li porterà nella parte centrale del monte dove è stato preparato il nido. Da ogni cassa escono i 3 gipeti che scorrazzano per un po’: tranquilli Balente e Sandalia, timorosa o forse ansiosa di prendere il volo e imporsi maestosa sui cieli della Barbagia, Ros’e monte: batte le ali e si agita l’unica femmina dei tre. Passerà un mese prima che i rapaci si levino spontaneamente in volo, tempo in cui verranno monitorati a vista dagli uomini dell’associazione Caralighes, gli stessi che seguono l’evoluzione del grifone a Bosa. Con loro anche il ricercatore austriaco Jerom Isenbert che ha la responsabilità di seguire i tre gipeti fino alla loro emanciapazione. L’arrivo di Balente, Sandalia e Ros’e monte è stato accolto da un bagno di folla alla caserma Montes. Alle 10 di ieri mattina nei boschi di Orgosolo, sede dell’ultima nidiata dei gipeti in Sardegna avvenuta nel 1969, comincia la festa. Nel cortile della caserma, tra magliette variopinte e cappellini distribuiti dagli organizzatori, sono state sbiancate alcune piume dei volatili per permettere il riconoscimento futuro. Grazie a dei collari radio satellitari di cui verranno dotati in prossimità dell’involo, i gipeti potranno essere individuati con facilità nei cieli della Sardegna. Nel primo mese avverrà l’acclimatamento dei rapaci al nuovo habitat. Emozionato e orgoglioso di fare da padrino ai piccoli gipeti, c’è Paolo Fasce presidente della Fcvb (Fondation conservation bearded volture, la Fondazione internazionale del gipeto): «Trent’anni fa – ricorda Fasce – venni qua a cercare un gipeto nei vostri cieli, è rimasto soltanto un sogno, non sono riuscito nell’impresa. Il mio sogno si avvera oggi. Abbiate pazienza quello della reintroduzione del gipeto, è un percorso lungo: nella Alpi dove questo è avvenuto, ci sono voluti 10 anni prima della riproduzione della specie. Basta il gesto sconsiderato di qualcuno per mandare all’aria anni di lavoro. Vi chiediamo collaborazione e rispetto per la nostra opera e siamo sicuri che verremo accontentati». Due anni di lavoro da parte delle due Province di Nuoro e Ogliastra, nella direzione della sensibilizzazione, dovrebbero bastare: più di 70 scuole hanno partecipato con convegni, ricerche, dipinti e temi alla fase preliminare della reintroduzione del gipeto in Sardegna. La partecipazione dal basso è sempre stato un punto fermo per istituzioni e addetti ai lavori. Un percorso messo a fuoco dagli assessori all’Ambiente delle due Provincie, Rocco Celentano e Luigi Lai, che ieri hanno visto decollare il progetto nel quale hanno creduto fortemente fin dal primo momento. Più volte è stato ricordato lo straordinario lavoro di sinergie oltre che delle due Provincie, anche dell’Ente Foreste del Corpo Forestale, del gruppo ornitologico della Sardegna, delle associazione dei cacciatori, degli agricoltori e allevatori. Lo ha fatto anche l’assessore al Lavoro Romina Congera presente ieri a Montes in rappresentanza della Regione, sottolineando l’aspetto della ricaduta occupazionale che potrebbe arrivare al territorio dal turismo ambientale. Carlo Murgia direttore scientifico del progetto, ha seguito l’operazione di rilascio dall’inizio fino alla fine: «Il nostro obiettivo è quello di reintrodurre la popolazione dei gipeti della Sardega e della Corsica – ha spiegato – ci vorranno 5 anni per le operazioni di rilascio che faremo al ritmo di due all’anno in paesi diversi delle due province». C’è una cosa però che Murgia tiene a precisare: si tratta delle leggende che vorrebbero il gipeto predatore sanguinario di agnelli, un marchio che più di quarant’anni fa aveva decretato la sua morte in Sardegna: «E’ una leggenda appunto – spiega il responsabile scientifico del progetto – il gipeto si nutre di animali morti, attacca le carcasse, non porta via gli agnelli come si pensava mezzo secolo fa. Ci teniamo a lanciare questo messaggio per evitare gesti sconsiderati». Solo pochi fortunati potranno assistere al primo volo del rapace barbuto, che avverrà presumibilmente a fine giugno. Bisognerà aspettare un po’ di anni invece – almeno cinque se la fortuna assiste i gipeti sardi – per la prima nidificazione. Finalmente a quel punto si potrà dire: il gipeto – ultimo anello della catena alimentare scomparso più quarant’anni fa – è ritornato in Sardegna. Missione compiuta.

  3. Vania
    21 Maggio 2008 a 9:50 | #3

    uauuuu!!!!! benvenuto di nuovo in Sardegna!!! ciao ciao Vania

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