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Petizione popolare: no al “ritorno” del nucleare, sì alla ricerca e promozione del solare !

 

 

Il Governo presieduto da Silvio Berlusconi si prepara a riportare l’Italia fra le nazioni che utilizzano l’energia nucleare fra le fonti di produzione energetica.  Non è proprio una sorpresa, se ne parlava da mesi. L’Italia l’ha già fatto, fra il 1960 ed il 1980, con risultati positivi scarsi (la percentuale di energia prodotta si aggirava sul 2 % del fabbisogno energetico) e problemi insoluti enormi, come quelli della sicurezza e delle scorie. Per il solo disastro nucleare di Chernobyl sono state stimate oltre 500 mila vittime dirette ed indirette (The Guardian, 2006).  Al contrario di quanto sostenuto dal Ministro per le attività produttive Claudio Scaiola, sono diversi i Paesi che hanno rinunciato all’energia nucleare proprio per la mancata soluzione di questi gravi problemi: l’Austria (1978), la Svezia (1980), l’Irlanda, la Danimarca, la Grecia, la Norvegia, il Belgio, la Germania.  Nemmeno appaiono convenienti i pesanti costi di investimento per la realizzazione degli impianti e per le necessarie – ma non risolutive – misure di sicurezza e di gestione e smaltimento delle scorie.  Nel 1987, a forte maggioranza (fra il 71,90 % e l’80,60 % dei votanti), gli elettori italiani con tre referendum decisero per l’uscita dell’Italia dal gruppo delle Nazioni che producevano energia elettrica anche con il nucleare.   Nel 2003 in Sardegna ci fu una vera e propria rivolta popolare contro l’ipotesi governativa di realizzarvi il deposito unico delle scorie nucleari nazionali.   Lo stesso avvenne qualche mese dopo a Scanzano, in Basilicata.  Una soluzione non è stata ancora trovata, ma il Governo Berlusconi vuole imbarcarci tutti in questa nuova avventura nucleare.  Avventura che sarà il più possibile coperta dal segreto di Stato. Naturalmente senza che gli italiani abbiano chiesto nulla né che siano stati consultati per scelte così rilevanti.   Anzi, l’unico pronunciamento degli elettori (1987) è stato fortemente contrario, i recenti sondaggi (Ipsos – Public affairs, 2007) anche, visto che gli italiani chiedono la promozione delle energie rinnovabili.

Gli Amici della Terra (promotori dei referendum anti-nucleari del 1987) e il Gruppo d’Intervento Giuridico respingono questo "ritorno" del nucleare in Italia, più imposto che voluto. Sostengono, invece, la ricerca e la promozione delle energie alternative e rinnovabili, in primo luogo quelle di fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica). Parte quindi da Cagliari la prima risposta concreta alle bellicose intenzioni governative.

INIZIAMO A DIRE CHE COSA NE PENSANO GLI ITALIANI: FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE CONTRO IL "RITORNO" DEL NUCLEARE IN ITALIA E PER LA PROMOZIONE DELL’ENERGIA SOLARE:

 No all’energia nucleare, sì all’energia solare ! 

Al Presidente del Consiglio dei Ministri,

i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Governo di non costruire nuove centrali nucleari e non riattivare quelle vecchie dismesse. Il problema della loro sicurezza e della gestione e smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto. Chiedono invece il potenziamento della ricerca e della produzione di energia da fonte solare. 

Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico 

 

A.N.S.A., 22 maggio 2008

Nell’87 ‘no grazie’, si riparte dopo 21 anni.

ROMA – L’Italia è pronta, nelle intenzioni del Governo, a ripartire sul fronte nucleare: dopo 21 anni da quel referendum che l’8 ed il 9 novembre del 1987 vide gli italiani dire ‘no grazie’ all’atomo, il ministro per lo sviluppo Economico, Claudio Scajola, annuncia infatti che entro il 2013 sarà posta la prima pietra di un gruppo di centrali nucleari in Italia. Se le intenzioni riusciranno a tradursi in realtà, per la penisola di tratterebbe di un ‘ritorno’: per venti anni il paese ha avuto centrali nucleari e prodotto energia dall’atomo: Ecco le principali tappe della vicenda dall’inizio dell’uso del nucleare, all’addio del 1987 fino alla riapertura arrivata oggi:
VENT’ANNI DI NUCLEARE - Per circa vent’anni l’Italia, dal 1960 al 1980, ha prodotto e utilizzato energia nucleare grazie a quattro centrali elettronucleari ex Enel (Caorso, Trino Vercellese, Garigliano e Latina) e di altri impianti nucleari ex Enea del ciclo del combustibile.
NUCLEARE? NO GRAZIE – Anche sull’onda emotiva dell’incidente di Chernobyl, avvenuto nell’aprile del 1986, l’Italia decise di affidare la scelta sul nucleare ad una consultazione popolare. Il referendum abrogativo si tenne l’8 e il 9 novembre e vinse il sì all’addio all’atomo con oltre il 71%.
LE SCORIE, LA SOGIN – In seguito al referendum iniziò un programma di dismissione delle centrali nucleari. Ma per lungo tempo fu sostanzialmente eluso il problema delle scorie. Nel 1999 fu disposto un piano strategico e definito un accordo di programma con le Regioni. Parallelamente, fu affidato a Enel il compito di costituire la Sogin, ‘Societa’ per lo smaltimento delle centrali elettronucleari dimesse, la chiusura del ciclo del combustibile e le attività connesse e conseguenti".
IL CASO SCANZANO – Nel novembre 2003 il governo approva il cosiddetto decreto "Scanzano", in base al quale tutti i rifiuti e i materiali nucleari esistenti in Italia vengono sistemati in un deposito nazionale geologico (e non di superficie) da realizzare nel comune di Scanzano Jonico, in Basilicata. La decisione provocò dure reazioni politiche e da parte delle comunità locali e degli ambientalisti, fino al fallimento dell’operazione.
LE SCORIE VANNO IN FRANCIA – La scorsa legislatura ha deciso di trasferire all’estero il combustibile irraggiato, anziché stoccarlo temporaneo nei siti con un accordo tra Sogin e Areva che, al termine di una gara internazionale, prevede che 235 tonnellate di rifiuti vengano inviate in Francia.
GIA’ 13 ANNI FA RIPRESA DIBATTITO – L’allora ministro dell’industria Alberto Clò dice che l’Italia è pronta a riaprire al nucleare: "Abbiamo intenzione – annunciò nel 1995 – di riprendere il discorso, mai chiuso completamente, "su basi nuove, con nuove capacità di ricerca e nuove tecnologie".
ENEL RIENTRA IN SETTORE ALL’ESTERO – due anni fa il gruppo elettrico italiano decide di tornare nel nucleare, ma all’estero, per riaquisire competenze. La società acquisisce una Sloveske Electrarne, società Slovena. Oggi il 12% dell’elettricità prodotta nel mondo dal gruppo è nucleare.
SCAJOLA ANNUNCIA, ENTRO 5 ANNI PIETRA PER CENTRALI IN ITALIA - entro il 2013, la fine cioé della legislatura, saranno avviati i lavori per la costruzione "di un gruppo di centrali di nuova generazione", annuncia dalla assemblea di Confindustria il ministro per lo sviluppo economico, Claudo Scajola.

 

197 centrali in 18 paesi Ue, 35% luce europa.

 ---------------------------------------------------------------- PAESE      CENTRALI ATTIVE                CENTRALI IN COSTRUZIONE               NUMERO    POTENZA (MW)        NUMERO    POTENZA (MW) ---------------------------------------------------------------- Belgio           7        5.824                                 -            -  Bulgaria         2        1.906                                2          1.906 Rep. Ceca        6        3.523                                -            -  Finlandia         4        2.696                               1          1.600 Francia          59       63.260                              1          1.600 Germania        17       20.470                               -            -  Ungheria         4        1.829                                  -            -  Lituania         1        1.185                                     -            -  Paesi Bassi       1          482                                   -            - Romania         1        1.310                                   -            - Russia          31       21.743                                7          4.789 Rep. Slovacca       5        2.034                             -            -  Slovenia         1          666                                   -            -  Spagna          8        7.450                                   -            - Svezia          10        8.974                                    -            -  Svizzera         5        3.220                                    -            - Ucraina          15       13.107                               2          1.900 Regno Unito      19       10.222                              -            -  ---------------------------------------------------------------- TOTALE         197      169.901                             13         11.795 ----------------------------------------------------------------

 

(foto da http://www.torinoscienza.com/, S.D. archivio GrIG)

  1. astrofishman
    30 Giugno 2008 a 23:51 | #1

    meglio la visuale rovinata dalle pale eoliche che la leucemia…..

    Questo dovrebbe essere chiaro per tutti perche’ e’ la verita’……Anche se la gente purtroppo continua a bendarsi gli occhi e comprare casa a Sarroch perche’ costa meno.

  2. freak
    31 Maggio 2008 a 19:04 | #2

    avevano trovato “siti idonei” in Sardegna e a Scanzano? e da dove tiri fuori queste “eco-balle”? la verità è che non sanno nemmeno dove mettere le scorie vecchie! il nucleare è un disastro!

  3. Stefano Deliperi
    29 Maggio 2008 a 22:28 | #3

    Vedi Teslacoil, tanto sono “facilmente smaltibili in luoghi idonei” le scorie nucleari che ancora – dopo decenni – l’Italia e tanti altri Paesi che hanno utilizzato l’energia nucleare non sono ancora riusciti a trovare ‘sto luogo idoneo. Quanto ai costi, ancora oggi il ministro Scaiola non ha tirato fuori una cifra che sia una relativa ai costi stimabili per il “ritorno” del nucleare in Italia. Ce n’è abbastanza per rispedire tutto il “pacchetto nucleare” al mittente…

  4. 29 Maggio 2008 a 18:52 | #4

    NON sono d’accordo con questa petizione, l’ energia nucleare e’ la meno inquinante tra le forme energetiche inquinanti perche’ produce una quantita’ piccolissima di rifiuti radioattivi, tutti in forma solida quindi facilmente smaltibili in luoghi idonei (sottoterra, in luoghi privi di acqua per millenni, allo scopo sono ottime le miniere di sale abbandonate) previa vetrificazione a scopo di ulteriore sicurezza; al contrario una centrale a carbone o turbogas bruciano ossigeno e producono tonnellate di CO2 al giorno, gas che NON puo’ fare nient’ altro che essere disperso nell’ atmosfera!L’ energia eolica??? certo che andrebbe incentivata un po di piu’, sia a livello di impianti personali che a livello di intere vallate piene di aerogeneratori, purtroppo pero’ a qualcuno l’ impatto estetico dei generatori NON piace…. e fa di tutto per impedirne la realizzazione; ad ogni modo e’ una forma energetica poco costosa che ha il grande svantaggio di NON essere costante nel tempo, buona dunque per integrare altre forme di produzione energetica ma NON idonea a coprire l’ intero fabbisogno! :-( Quanto all’ energia solare…. puo’ essere pulita quanto volete ma economicamente e’ svantaggiosissima, costa troppo e richiede spazi enormi.E’ praticamente impossibile realizzare una centrale solare che produca effettivamente un utile, quelle che ci sono sono solo uno specchietto per le allodole che funzionano solo perche’ vengono “foraggiate” da contributi dei vari stati che ne coprono le spese in favore del ritorno in termini di immagine; la stessa cosa vale, in parte, anche per i miniimpianti casalinghi, che pero’ hanno il vantaggio di sfruttare spazi gia’ esistenti che altrimenti rimarrebbero inusati (tetti)Se ci fosse piu’ informazione in merito, sono certo che nessuno si sognerebbe di protestare in merito alle centrali nucleari, ad ogni modo invito tutti coloro che sentiranno il bisogno di firmare la petizione ad installarsi pannelli fotovoltaici e/o generatori eolici sui propri tetti……… purtroppo, che se ne dica se ne dica, la questione energetica e’ piu’ complicata di quello che molti pensano, sperarla di risolverla a parole e’ inutile; tentare di fare ostruzionismo alle scelte energetiche del paese e’ ancora peggio e l’ unica soluzione che potrebbe risolvere la questione, consiste nel prendere coscienza del problema e darsi da fare per AUTOPRODURSI l’ energia da utilizzare poi per fini domestici. (l’ alternativa e’ quella di staccare il contatore elettrico, chiudere il rubinetto del gas e lasciare in garage l’ auto…… no….. e’ un alternativa poco praticabile questa…………)

  5. gruppodinterventogiuridico
    29 Maggio 2008 a 13:59 | #5

    il manifesto, 24 maggio 2008

    La favola atomica (Gianni Mattioli, Massimo Scalia)

    Ministri, politici e Confindustria ripetono che dall’energia nucleare si può trarre energia abbondante, tanto da liberarci dalla schiavitù del petrolio e del gas, energia pulita, tanto da contrastare l’incubo del cambiamento climatico, energia a prezzi ben più limitati, tanto da ridar fiato alla nostra stanca economia. Tutto ciò è una favola, non ha alcun fondamento scientifico razionale: non poco o tanto discutibile, semplicemente inesistente. Tanto che sorge una domanda ingenua: è possibile che ministri, politici e industriali possano proclamare tante assurdità senza che un tecnico amico gli suggerisca qualche dato? Basterebbe guardare gli altri paesi nucleari: forniscono un quadro di crisi dell’energia nucleare, documentata dai rapporti dell’Agenzia Internazionale dell’Energia (Aie) e, in particolare, dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea) delle Nazioni Unite. L’energia nucleare abbondante. Di che parliamo? Oggi essa copre il 6,4% del fabbisogno mondiale di energia, e di uranio fissile, a questo ritmo modesto di impiego, secondo il rapporto Aiea del 2001 ce n’era per 35 anni. Certo, si potrebbe ricorrere all’uranio 238, ben più abbondante in natura: si tratta di un tipo di uranio non fissile, ma attraverso il processo di cattura di un neutrone, si puo trasformare in plutonio, materiale fissile, anzi ingrediente principale per le bombe. Materiale dunque ad alto rischio di proliferazione militare e anche sanitario: un milionesimo di grammo è la dose che può essere letale per inalazione. La Francia, che aveva perseguito con decisione questa strada, l’ha abbandonata col venir meno dell’urgenza strategica della force de frappe. La questione delle scorie radioattive provenienti dalla fabbricazione e dall’impiego del combustibile nucleare. Solo per l’Italia, con il suo modesto passato nucleare, si tratta di un centinaio di migliaia di metri cubi, da sistemare in modo che non vengano più a contatto – per «ere» intere – con l’ambiente, la falda idrica, tutti noi. Oggi non c’è soluzione. Si era fatto molto affidamento – anche per Scanzano – sulle strutture geologiche saline, fidando sul carattere idrorepellente: l’acqua è un temibile avversario per la sua capacità di fessurazione di qualsiasi contenitore e conseguente messa in circolazione dei materiali radioattivi. La fiducia è crollata qualche anno fa, quando, nel corso della messa a punto del deposito Wipp del New Mexico, l’acqua ha fatto irruzione là dove non ci si sarebbe aspettati di trovarla e, inoltre, si è anche ipotizzata la possibile circolazione d’acqua a causa dell’insediamento di materiali ad alta temperatura (a causa della loro radioattività) con conseguente alterazione delle condizioni di stabilità geologica. Oggi si spera nelle rocce argillose e la Francia indirizza a queste strutture geologiche la sua ricerca. Ma allora quanto costa il kilowattora, in una situazione nella quale il ciclo del combustibile nucleare è tutt’ora materia di ricerca fondamentale? E si torna alla complessità di una tecnologia che ripropone il problema della radioattività, l’insoluta sfida che conosciamo dal 1896, con la scoperta di Becquerel. E’ questo in definitiva il fattore che ha fatto lievitare il costo dell’energia prodotta, man mano che le popolazioni (e i lavoratori) statunitensi chiedevano standard di protezione sempre più elevati. Vorremmo ricordare a ministri, politici e Confindustria che tutt’ora il danno sanitario da radiazioni non ammette soglia al di sotto della quale non c’è rischio: dosi comunque piccole – questa è la valutazione della Commissione Internazionale per la Protezione dalle Radiazioni Ionizzanti – possono innescare i processi di mutagenesi che portano al danno somatico (tumori, leucemia) o genetico. Da qui la lievitazione dei costi per la riduzione di rilasci di radiazioni, si badi, in condizioni di funzionamento di routine, degli impianti. E, a maggior ragione, la questione della sicurezza da incidenti. Nasce da tutto questo il progressivo abbandono del nucleare civile, che dal 1978 diviene totale per gli Usa e all’inizio degli anni ’90 per tutti i paesi Ocse (con la sola eccezione del Giappone), Francia compresa. Di qui il consorzio di ricerca guidato dagli Stati Uniti, Generation IV, che proclama la messa a punto di un reattore che si vorrebbe più sicuro, che usi con maggior efficienza l’uranio, non proliferante e che dovrebbe costare di meno. Il prototipo non è atteso prima del 2025, ma il premio Nobel Carlo Rubbia giudica già insufficiente il programma. In questo quadro è incredibile parlare di energia pulita e poco costosa: il Department of Energy situa a 0,06 euro il prevedibile costo del kWh al 2010 e vien da sorridere se si pensa al costo del vento e alla sua formidabile espansione, altro che nucleare, su scala mondiale. Certo, le imprese elettromeccaniche devono pur lavorare e forniscono impianti per esempio a Cina e India, ma continuano a non piazzarli in casa: solo gli enormi incentivi del provvedimento di Bush fanno dire alla Exelon, una delle principali elettriche Usa, che, in virtù di quegli incentivi, partiranno un paio di impianti entro il decennio, ancora di terza generazione, come di terza generazione è quello che si annuncia in Francia in mancanza di meglio. È questo che ci propongono Governo, politici e industriali? Attendiamo chiarimenti.

    Dai reattori alle scorie, un’eredità ingombante. (Eleonora Martini)

    L’Italia sarebbe pronta, secondo la visione del ministro per lo Sviluppo economico Claudio Scajola, per il ritorno alla produzione di energia atomica. Eppure, a distanza di vent’anni dalla chiusura delle centrali nucleari, il paese è ancora alle prese con lo smaltimento delle scorie radioattive derivanti dall’attività di quegli impianti e stoccate in alcuni depositi temporanei, o lasciate esattamente là dove sono state generate. Senza contare i rifiuti che ancora non ci sono ma che verranno fuori dallo smantellamento delle quattro centrali spente e in «custodia passiva» da diciotto anni, e dai quattro impianti di sperimentazione del ciclo del combustibile nucleare. Quando infatti verranno completamente smontati (il termine usato è decommissioning) i quattro reattori nucleari attualmente sotto gestione dell’Enel – Caorso (Emilia), Trino Vercellese (Piemonte), Latina e Garigliano (Lazio) -, e i quattro impianti che erano al servizio del ciclo del combustibile – Itrec (Basilicata), Eurex (Piemonte) Pec (Emilia Romagna) e Cirene (Lazio) -, i circa 80-90 mila metri cubi di rifiuti che ne deriveranno dovranno essere posti in sicurezza per 100 mila anni, il tempo necessario per il decadimento radioattivo. A questi vanno sommati, secondo un dossier che Legambiente ha stilato a novembre scorso e secondo l’inventario curato dalla stessa Apat, circa «250 tonnellate di combustibile irraggiato – pari al 99% della radioattività presente nel nostro Paese -, e i circa 1.500 m3 di rifiuti prodotti annualmente da ricerca, medicina e industria». Per un totale di circa 25 mila metri cubi di rifiuti radioattivi presenti ancora sul territorio italiano. Nel 2003 il governo Berlusconi e la Sogin (la Società di gestione degli impianti nucleari finita più volte nelle polemiche per una discutibile gestione del generale Carlo Jean), avevano progettato di accumulare questa montagna di scorie in un unico sito a Scanzano Ionico, in Basilicata. Non se ne fece nulla perché «il sito non era stato studiato con rilievi sul campo, ma solo con indagini bibliografiche», come spiega Legambiente. Attualmente tutte le centrali, tranne Caorso, sono state svuotate delle scorie radioattive e dal combustibile irraggiato che vi erano stoccati. Fino a qualche anno fa ce n’erano 950 metri cubi a Latina, 2.200 a Garigliano, 780 a Trino Vercellese (dove giacevano nella piscina di decadimento anche 47 elementi di combustibile irraggiato pari a 14,3 tonnellate), e 1600 a Caorso (assieme a 1032 elementi di combustibile irraggiato). È proprio qui, nella centrale piacentina, che è rimasta l’ultima tranche di 235 tonnellate di combustibile irraggiato da trasferire entro il 2008 in Francia per essere vetrificate grazie alla tecnologia della Framatome, la ditta che ha vinto la gara per il trattamento. La vetrificazione però non risolve il problema della radioattività: perché siano ridotte a scorie di seconda categoria, meno pericolose e longeve, andrebbero incenerite. Per quanto riguarda invece lo smantellamento, fissato entro il 2015, degli impianti destinati al trattamento del combustibile e alla ricerca scientifica, che hanno anche la funzione di piccoli depositi di rifiuti radioattivi, Legambiente calcola una spesa di circa 862 milioni di euro. Ma sul groppone, a distanza di più di venti anni, all’Italia sono rimasti anche i depositi di scorie, sia quelli di terza categoria (le più pericolose da stoccare per centinaia di migliaia di anni) che quelle di seconda (generalmente di natura ospedaliera, meno pericolose e con un tempo di decadenza radioattiva di poche centinaia di anni). I più grandi sono tre, quello di Saluggia in Piemonte, la Casaccia, il centro di ricerche dell’Enea vicino a Roma, e a Rondella (Basilicata). Senza contare le 5 mila tonnellate di grafite radioattiva ancora da smaltire, dell’impianto di Latina dove era in funzione un reattore di fabbricazione britannica a gas-grafite. Nel sito piemontese di Saluggia ci sono 110 metri cubi di liquidi radioattivi per i quali è prevista la cementificazione dei silos, una procedura lunga validata dalla commissione tecnico-scientifica ma che richiede ancora molti anni. Il deposito della Casaccia invece è destinato a stoccare solo rifiuti a bassa radioattività. Infine a Rondella, l’impianto Itrec contiene 3 metri cubi di liquido radioattivo, anche qui in attesa di cementificazione, e ancora 64 elementi di combustibile irraggiato da trattare (in tutti questi anni ne sono stati «lavorati» solo 20). Il problema è che stiamo parlando di Torio, un elemento di cui nessuno vuole occuparsi in Europa. Altra tecnologia, americana. Quello che è stipato a Rondella infatti è il risultato del primo trattamento effettuato con il metodo della centrale nucleare americana Elk River, dove negli anni ’60 venivano spedite le scorie e i combustibili radioattivi. Insomma, non sembra proprio un paese pronto a tornare all’atomo.

  6. Simo
    29 Maggio 2008 a 10:19 | #6

    ora le centrali le faremo in Albania e ci butteremo anche le scorie :( (

    L’Albania si fa avanti: “Da noi le centrali nucleari italiane” (Tiscalinotizie)

    L’Albania è pronta a collaborare con l’Italia sul fronte dell’energia nucleare e a ospitare centrali. Lo annuncia il premier di Tirana, Sali Berisha, in un’intervista al Corriere della Sera, sottolineando che “l’ideale sara’ arrivare a un accordo con i Paesi vicini, Italia per prima: finanzieremo con il governo di Roma un impianto da costruire in Albania”. Della questione, spiega il capo di governo, “non ho parlato con il governo italiano perche’ quelle precedente era antinucleare, ma con Berlusconi invece cambia tutto”. Berisha aggiunge che “c’e’ un gruppo italiano che e’ venuto a discutere la possibilita’ di una centrale” in Albania. Quanto ai tempi, il primo ministro ritiene cinque anni “un termine possibile” e, assicura, si trattera’ dei “migliori sistemi di quarta generazione” per cui “nessuno avra’ da temere nel Mediterraneo”.

    Scajola: “Bollette scontate a chi ospita centrali” – Proprio mercoledì, il ministro dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, ha promesso bollette scontate per i cittadini delle comunità che avessero ospitato centrali nucleari. “Chi subirà il disturbo psicologico (perché solo di questo si tratta) di ospitare una centrale – ha annunciato Scajola – dovrà essere premiato e non si tratta solo di premiare il Comune o la Provincia che certamente dovranno avere delle royalties”.

    Sulle centrali nucleare di quarta generazione – “Sono solo degli studi e i maggiori esperti garantiscono che non potranno essere realizzate prima del 2100″, ha sottolineato Scajola. Il ministro ha negato recisamente che le centrali di terza generazione possano essere considerate “vecchie” perche’ “non ve n’è neanche una operativa, se ne sta completando una in Finlandia. Sono avanguardia, non vecchie”, ha evidenziato. Chi pretende di attendere la quarta generazione per un ritorno dell’Italia al nucleare, ha concluso Scajola, “nasconde la testa sotto alla sabbia per non guardare al futuro”.

  7. maria francesca
    28 Maggio 2008 a 18:03 | #7

    Il ministro Scaiola non ci racconta nulla però su quanto costerebbero le centrali, la loro gestione, l’acquisto di uranio arricchito all’estero e soprattutto lo smaltimento delle scorie, il luogo prescelto. Il ministro Matteoli, che, dopo l’incapacità dimostrata nella gestione della perenne emergenza rifiuti campana (quando era ministro dell’ambiente) dovrebbe solo tacere, non ci spiega invece quand’è stato scoperto il “carbone pulito”. Anche questi sono “segreti”?

    Ansa, 28/5/2008

    NUCLEARE: SCAJOLA,BOLLETTE PIU’ BASSE PER CHI OSPITA IMPIANTI

    ROMA – “Bollette più leggere” per i cittadini dei comuni che ospiteranno gli impianti nucleari. E’ l’idea del ministro per lo Sviluppo Claudio Scajola, intervistato da SkyTg24 e interpellato sulle possibili resistenze delle comunità locali rispetto alla realizzazione di centrali atomiche. “Non si dovrà solo premiare le comunità locali, che dovranno certamente avere delle royalty – ha detto il ministro – ma i cittadini delle località in cui sorgeranno gli impianti dovranno pagare l’energia molto meno”.

    ZUCCOLI, SERVE CONSORZIO ITALIANO ENEL E PRODUTTORI – Una ”road map” per far tornare l’energia nucleare in Italia, con il primo impianto pronto tra 12 anni. E’ quanto propone il presidente di A2a Giuliano Zuccoli, che ha presentato oggi alla stampa i risultati di un sopralluogo in Finlandia di Energy Lab, la fondazione a sostegno della ricerca energetica creata da Regione Lombardia, Universita’ Bocconi, Universita’ Bicocca, Universita’ Cattolica, Politecnico, Statale, Fondazione Aem e Fondazione Edison. ”Vediamo Enel come soggetto principale per il ritorno al nucleare in Italia” ha aggiunto Zuccoli, precisando pero’ che si tratta di una ”opinione personale, da cittadino”. La tappa successiva, secondo Zuccoli e’ un ”accordo con i produttori e i consumatori di energia” sul modello del consorzio finlandese che gestisce l’impianto in costruzione di Olkiluoto, dove sono gia’ attive 2 centrali nucleari con il consenso della popolazione locale.

    MATTEOLI, BENE MA SERVONO ANCHE RIGASSIFICATORI- ”Il nucleare risolvera’ i problemi di produzione energetica dell’Italia, ma solo nel lungo periodo, in 10-15 anni”. Lo ha detto il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli nel suo intervento all’assemblea annuale dell’Unione industriale pratese. Nel frattempo, ha aggiunto il ministro, ”siccome non e’ pensabile che con le fonti alternative si possa risolvere il problema della produzione di energia, andiamo avanti con l’eolico ed il solare, ma occorre un mix per produrre energia: i rigassificatori vanno fatti, non e’ possibile tenerli bloccati. Ora bisogna partire, l’uso del gas e’ indispensabile, cosi’ come il carbone pulito, che non ha piu’ l’impatto ambientale di una volta”

  8. gruppodinterventogiuridico
    27 Maggio 2008 a 22:47 | #8

    dedicato agli sponsor entusiasti del nucleare ;-) )

    Il prof. Nicola Conenna, docente universitario di fisica, afferma che il ritorno del nucleare in Italia “è un’idiozia”.

    da Il Sardegna, 27 maggio 2008

    Il nucleare è carissimo: nel futuro c’è l’idrogeno. “Un impianto atomico costa 5 miliardi e non si sa dove mettere le scorie”. Mauro De Nigris

    Il nucleare in Italia non è mai stata una cosa seria. Pensare di costruire quattro centrali entro il 2020 avrebbe costi altissimi, è una totale idiozia». L’affermazione è di Nicola Conenna, docente di fisica, già responsabile per il nucleare in Italia di Greenpeace. Conenna, 53 anni, ha fondato a Monopoli l’Università dell’idrogeno: dopo l’accordo fra Regione e Ministero è al lavoro per far nascere in Puglia la prima rete al mondo di distributori di idrogeno da fonti rinnovabili.

    Professor Cotenna il nucleare oggi rappresenta ancora un rischio ?

    Purtroppo il rischio non è eliminabile. Non ci sono solo le centrali da tener presenti ma anche i trasporti. L’uranio non si trova sul posto ma arriva da lontano e poi ci sono i trattamenti. Il rischio delle centrali non è eccessivo ma se accade qualcosa sono guai. E poi è un ciclo che non si chiude. Occorrono 100.000 anni per ridurre le attività delle scorie e nessuno può dire cosa può verificarsi in tale tempo biologico.

    Ci sono siti in Italia dove potrebbero sorgere le centrali ?

    L’Italia non è un Paese dove è facile trovare un posto. Non abbiamo ampie zone disabitate. Si potrebbe pensare a qualche area della Sardegna, dell’Alta Murgia in Puglia, qualche zona in Sicilia, ma nessuno vuole una centrale sotto casa. E poi ricordo che in Italia il nucleare c’è già stato, è stato dismesso 22 anni fa e non si è riusciti a risolvere il problema di un piccolo quantitativo di scorie. Anzi, quando hanno provato a portarle a Scanzano Jonico sono rimasto scandalizzato per i criteri utilizzati nella scelta del sito.

    Perché questo scandalo ?

    Negli Stati Uniti prima di scegliere il sito di Yucca Mountain hanno fatto studi per vent’anni. A Scanzano si sono basati su quattro trivellazioni eseguite vent’anni prima per ricerche petrolifere e non hanno tenuto contoche a poche centinaia di metri c’è una spiaggia, alle spalle una grande diga e il sito doveva sorgere fra due fiumi. Secondo me le scorie sarebbero rimaste in superficie, in un territorio tra l’altro paludoso. La verità è che in Italia non c’è mai stata una cultura della sicurezza del nucleare dignitosa.

    E’ più conveniente investire sul nucleare o sulle fonti alternative ?

    Le centrali nucleari non sono economiche, lo dimostra l’unica centrale in costruzione in Europa, in Finlandia: l’impegno di spesa è già stato abbondantemente sforato. La scala dei tempi per la costruzione delle centrali non è compatibile con l’impellenza dell’aumento dei costi dei prodotti petroliferi. L’utilizzo dell’uranio su larga scala porterebbe al suo esaurimento in pochi decenni, vanificando giganteschi investimenti peraltro del tutto ipotetici, dal momento che non è evidente la copertura finanziaria. Bisognerebbe investire 5 miliardi di euro per centrale. L’Italia, poi, non dispone né di uranio, né di impianti per il trattamento del combustibile nucleare: la dipendenza dall’estero rimarrebbe intatta. Le rinnovabili forse non sono ancora pronte ma per farle decollare basta un investimento cinquanta volte inferiore a quello del nucleare. Ci doteremmo di attrezzature non nocive. Io punterei più sul sole che sul vento.

    L’idrogeno è una strada percorribile su larga scala ?

    Una volta avviate le tecnologie sì. Bisogna pensare ad un ordine di grandezza come quello dell’energia elettrica. Ogni attività umana, dal cellulare alle fabbriche, sarà permeata dall’idrogeno come accumulatore di energia da affiancare all’energia elettrica.

    Come funziona una centrale ad idrogeno ?

    Non è una centrale tradizionale. L’idrogeno si può bruciare come il metano ma non è conveniente. Va ossidato a basse temperature a celle a basso combustibile. Si tratta di piccole celle di cui saranno dotati gli oggetti che necessitano di energia. Le centrali sarebbero piccole e molto diffuse sul territorio in una rete simile al sistema di internet. I materiali di scarto sarebbero solo calore e acqua, anche da riutilizzare.

    Cosa pensa del piano energetico della Regione Puglia ?

    È migliorabile ma è stato impostato in maniera accettabile. Si è puntato sulle energie rinnovabili e sulla riduzione del carbone. Il nucleare è una energia vecchia. Lo ripeto. È una totale idiozia.

  9. 27 Maggio 2008 a 10:31 | #9

    Più che dell’eolico direi di non dimenticarci alcuni aspetti dell’eolico…

    LA REPUBBLICA – Ambiente e territorio : All’assalto della Toscana i don Chisciotte dell’Anev

    26.05.2008 – MARIO PIRANI «Non comprende e si rattrista» il segretario generale dell’Associazione nazionale energia del vento, Simone Togni, per le mie critiche alla allocazione, al di fuori di ogni pianificazione energetica nazionale, di innumerevoli parchi eolici che, dopo il Sud, ora dilagano in Toscana e altrove, con devastazione di insostituibili beni paesaggistici e rurali, grazie ad incentivi lucrosi. La prima tesi dell’Anev è che «non vi sono in Italia incentivi pubblici per l’eolico», essendo i certificati verdi un meccanismo che ricade sui produttori privati inadempienti. Si tratta di una mezza bugia. Infatti il costo dei Cv (contributo premiante per i produttori di energia alternativa), se in una fase intermedia viene in parte ripagato dai produttori di energia «sporca», che li acquistano, anche a prezzo maggiorato, sul mercato libero per rientrare nei parametri di Kyoto (con lucro aggiuntivo per i produttori di energia alternativa), nella fase finale viene scaricato sui consumatori, attraverso una maggiorazione della bolletta. Del resto nelle direttive del Gestore del Sistema elettrico si indicano le norme «per poter accedere all’incentivo», senza schermi semantici. Forse il sig. Togni non le ha lette. Così come non spiega perché i Cv italiani abbiano il costo più alto del mondo, almeno secondo la classifica pubblicata dall’Agenzia Internazionale per l’Energia. Ma quel che soprattutto mostra di ignorare è che oltre a questa voce, i costruttori dei parchi eolici ricevono contributi diretti, se allocati al Sud, in base alla legge 488 sull’industrializzazione del Mezzogiorno (dall’inchiesta dell’Espresso risulta il forte interessamento mafioso) mentre, se situati in Toscana e altrove, il sostegno pubblico avviene tramite contributi regionali ed europei. Posso girargli, ad esempio, il testo pubblicato dalla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea della concessione rilasciata alla società Cosvig per la costruzione dei parchi eolici di Montecatini Val di Cecina (Pisa) e Monterotondo Marittimo (Grosseto) dove, oltre a una linea di credito, si assicura «un contributo regionale a fondo perduto di 3.067.200 euro» con l’assicurazione di poter «fruire di ulteriore finanziamento a fondo perduto per gli altri MW installabili». Per un altro parco eolico, quello di Scansano, i contributi sono andati al gruppo spagnolo Gamesa. Gli esempi possono continuare ma passo all’altro argomento dell’Anev secondo cui «nessun paesaggio viene devastato dalla realizzazione di impianti eolici più di una qualsiasi altra opera di origine umana (sic!)». Rispondo pubblicando la foto che mostra due opere di «origine umana»: il castello di Montepò a Scansano e le torri eoliche che lo circondano. E’ proprio su questo scempio che sta deliberando il Consiglio di Stato anche perché le autorità toscane si erano rifiutate di sottoporre l’opera sia alla Valutazione d’impatto ambientale sia al placet della Sovrintendenza di Siena-Grosseto con la scusa che la zona non era vincolata. Ed ora la Giunta regionale teme, secondo quanto «la Nazione» attribuisce al presidente Martini, che i 14 milioni stanziati in bilancio per l’eolico… finiscano al vento. Ragion per cui la Regione «farà tutto ciò che sarà possibile fare per scongiurare lo smantellamento dell’impianto». Sembra una sceneggiatura impazzita del Don Chisciotte con i mostruosi mulini a vento all’assalto del castello di Dulcinea. E’ assente purtroppo la saggezza di Sancho Panza.

    http://www.regione.sardegna.it/

    documenti/1_56_20080526115018.pdf

  10. gruppodinterventogiuridico
    26 Maggio 2008 a 22:18 | #10

    ..e iniziano a giungere i primi “no”, la Sardegna attende..che cosa ?

    da La Nuova Sardegna, 26 maggio 2008

    Centrali nucleari, primi sì ai nuovi impianti. Veneto e Liguria disponibili a ospitarne uno, secco no di Toscana e Marche.

    ROMA. «Mi piacerebbe sapere dove si costruiranno». E’ la domanda che si é fatto il ministro per le Politiche Agricole, Luca Zaia, all’indomani dell’annuncio del collega dello Sviluppo Economico, Claudio Scajola, sul riavvio del nucleare in Italia entro il 2013. Domanda alla quale stanno cominciando a rispondere i Governatori delle regioni italiane che quando si passerà alla fase di individuazione dei siti dovranno ospitare sul territorio i delicati impianti Numerosi studi di esperti del settore suggeriscono una localizzazione delle centrali in luoghi scarsamente popolati, ricchi di risorse idriche, facilmente approvigionabili. Ma in Italia, anche in presenza di siti ideali, la costruzione di infrastrutture energetiche si é spesso scontrata con i ?no? delle amministrazioni locali, timorose delle ripercussioni sulla salute dei cittadini. Nonostante gli storici precedenti alcune aperture da presidenti di Regione sono arrivate: una sorta di partito dei possibilisti, trasversale agli schieramenti politici e presente dal Veneto alla Calabria, passando per la Liguria. Ecco un primo incompleto quadro delle Regioni che hanno aperto all’atomo e di quelle che invece preferiscono puntare sulle rinnovabili. Veneto: primo ad esporsi il presidente Pdl del Veneto, Giancarlo Galan: «Nucleare in Veneto? perché no», a patto di trovare il posto giusto». Un’ipotesi potrebbe essere Porto Tolle: per Galan «lì sarebbe stato meglio non costruire, ma visto che c’é una centrale, perché non nucleare, piuttosto che a carbone?». Liguria: atomo promosso anche dal presidente Claudio Burlando (Pd): «Sì al nucleare italiano perché lo consumiamo, pagandolo molto di più degli altri Paesi europei che posseggono impianti, correndo gli stessi rischi dei vicini francesi». Calabria: per Agazio Loiero (Pd), «il problema energetico é drammatico, anche a causa del petrolio che ha raggiunto cifre da capogiro, e non sono contrario a risolverlo anche con centrali nucleari». Bisogna però «verificare la compatibilità di queste centrali con il territorio». Piemonte: più defilata Mercedes Bresso (Pd). Nessuna chiusura ideologica ma l’esigenza di dare precedenza alla ricerca per trovare vie alternative e nel frattempo seguire massicciamente la via della produzione di energie rinnovabili. Anche perché i timori restano: «nel malaugurato caso di incidente, per la pianura Padana sarebbe una catastrofe, sarebbe praticamente cancellata». Toscana: «Il nucleare é una scelta che guarda più al passato che al futuro», il no più secco arriva dal presidente toscano, Claudio Martini (Pd), secondo il quale «costruire adesso nuove centrali vuol dire utilizzare vecchie tecnologie che comportano rischi». Marche: Il presidente Pd Gian Mario Spacca sottolinea che «il nucleare non é previsto tra le forme di produzione d?energia che la programmazione regionale promuove o persegue» e ribadisce le priorità della Regione: «risparmio, rinnovabili e cogenerazione». Campania: «E’ molto meglio puntare sulle energie rinnovabili», spiega Andrea Cozzolino, assessore alle attività produttive nella giunta Pd, soprattutto perché l’atomo richiederebbe «un arco di tempo incongruente rispetto alle urgenze poste dalla tumultuosità del mercato dei combustibili fossili». Valutare senza preconcetti ideologici il possibile ricorso all’energia nucleare. questa la posizione del leader della cisl, Raffaele Bonanni, che ha affrontato il tema a margine della mostra-convegno Terra Futura. «L’obiettivo prioritario é l’autonomia energetica. La scelta principale della Cisl é ricorrere all’eolico, fortificare l’idroelettrico e il fotovoltaico, cioé puntare sulle energie rinnovabili, dando loro impulso e buone politiche di incentivazione – ha affermato Bonanni – E solo se attraverso queste forme non si riesca a raggiungere l’autonomia, valutare senza preconcetti ideologici il possibile utilizzo di forme tradizionali, compreso il nucleare di quarta generazione».

  11. Stefano Deliperi
    26 Maggio 2008 a 20:19 | #11

    L’energia eolica mi pare già abbastanza “promossa” e sostenuta da forti contributi pubblici in Italia, le varie forme dell’energia solare molto meno, purtroppo ! Le centrali eoliche vanno benissimo se il loro inserimento territoriale è regolamentato e non vanno a creare danno al paesaggio ed all’ambiente.

  12. marco
    26 Maggio 2008 a 11:19 | #12

    Ricordiamo, caro Stefano, non solo fotovoltaico: anche eolico!

  13. Federico Palomba
    25 Maggio 2008 a 21:52 | #13

    Caro Stefano,

    sono d’accordo. Anche Di Pietro si é pronunciato nello stesso senso ed in favore delle energie rinnovabili.

    A presto, Cari saluti.

    Federico Palomba

  14. 23 Maggio 2008 a 20:36 | #14

    Abbiamo verificato: sembra che ci vorrà ancora un bel po’…

    da Il Messaggero, 22 maggio 2008

    Giappone, la fusione fredda funziona. Riuscito l’esperimento del professor Arata.

    di Laura Bogliolo

    ROMA (22 maggio) – La fusione fredda sembra funzionare correttamente. Parola, anzi “fatti” di Yoshiaki Arata, 85 anni, una vita per la ricerca, che oggi, alle 19.30 ora locale all’Università di Osaka in Giappone, in un esperimento aperto al pubblico di esperti e a pochissimi giornalisti, ha sconvolto ogni teoria scientifica.

    L’esperimento. La prova è stata compiuta inserendo in un contenitore di acciaio riempito di deuterio gassoso nanoparticelle di una lega composta da palladio-zirconia. Il professore ha osservato le reazioni termiche e ha calcolato che il calore sprigionato è di 100 volte più forte se si fosse utilizzato l’idrogeno. L’energia sprigionata ha attivato un piccolo motore termico che ha azionato, a titolo dimostrativo, un ventilatore o un piccolo alternatore che ha acceso dei Led. Alla fine dell’esperimento Arata ha riscaldato le nanoparticelle di palladio e analizzato il gas rimasto intrappolato. Dall’analisi è emerso che si trattava di Elio 4, prova che c’è stata una fusione fredda. Con 7 grammi di palladio-zirconia si calcola che siano stati prodotti oltre 100 k-joule, reazione cento volte più intensa di qualunque reazione chimica nota.

    Arata phenomena. La fusione fredda, ossia la Condensed-matter-nuclear-science, dunque sembra funzionare. Alla fine dell’esperimento il pubblico riunito ha deciso di chiamare la scoperta “Arata phenomena”, decisione che ha emozionato il professore che ha ringraziato con un solenne inchino.

    L’opinione degli esperti. Un grande passo nella ricerca scientifica quindi, come conferma Francesco Celani, primo ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. «Si apre una nuova possibilità – ha spiegato Celani – in questo modo non vengono prodotti elementi radioattivi». Celani, collega e amico di Arata, subito dopo l’esperimento ha sentito il professore giapponese. «Mi ha detto che stava festeggiando – ha raccontato Celani – era molto contento, e scherzando mi ha detto che stava bevendo finalmente vicino a una bottiglia di sachè e non a una bobola in acciaio con deuterio…». L’esperimento rimane comunque dimostrativo come sottolinea il professore di fisica nucleare: «Le nanoparticelle di palladio sono estremamente costose – spiega Celani – la loro fabbricazione è complessa. Sulla Terra c’è poca disponibilità del materiale, la sua concentrazione è di 5 volte superiore a quella dell’oro, ma non basta». Il palladio è la stessa sostanza che viene usata anche per purificare i gas di scarico tramite le marmitte cataliche. Ogni marmitta ne contiene un grammo. La nuova frontiera quindi è trovare materiale che si comporti come il palladio ma costi di meno.

    Si aspetta la pubblicazione scientifica. Il fisico Carlo Cosmelli, dell’università di Roma La Sapienza sottolinea che «negli ultimi anni le dimostrazioni sulla fusione fredda sono state numerose, ma nessuna è stata significativa». Soprattutto in Giappone, in Francia e negli Stati Uniti sono stati presentati test che però, una volta ripetuti a distanza di mesi da altri gruppi di ricerca, hanno dimostrato che l’energia prodotta alla fine era equiparabile a quella dell’energia immessa. «Inoltre – ha aggiunto Cosmelli – mi aspetterei che l’annuncio di un successo fosse accompagnato da una pubblicazione scientifica».

    La fusione fredda. Da circa 20 anni molti scienziati fanno test sulla fusione fredda, ossia il processo di fusione di atomi con sviluppo di energia che riproduce a temperatura ambiente fenomeni analoghi a quelli che avvengono nel cuore delle stelle. Spesso si usano materiali molto semplici, sulla scia di quanto fecero il 23 marzo 1989 i chimici dell’università americana dello Utah, Martin Fleischmann e Stanley Pons.

  15. Vania
    23 Maggio 2008 a 20:07 | #15

    si, sotto il cavolo :) ) andrò a firmare!! ciao ciao Vania

  16. 23 Maggio 2008 a 17:33 | #16

    sarà vero che hanno appena scoperto la fusione fredda?

I commenti sono chiusi.