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Ma che vogliono, l’acqua o la diga ?

 

 

Dodici consiglieri regionali del P.D. – primo firmatario l’on. Salvatore Mattana (già sindaco di Sarroch) a seguire i colleghi Biancu, Pinna, Corda, Manca, Pirisi, Sabatini, Silvio Cherchi, Espa, Meloni, Pacifico e Porcu – hanno presentato un’interrogazione consiliare all’Assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni per ottenere la ripresa dei lavori della diga di Monte Nieddu – Is Canargius, nei territori comunali di Villa San Pietro, Sarroch, Pula (CA).  Il motivo è l’incombente siccità.   C’è da chiedersi se davvero conoscano la vicenda della diga e delle opere connesse, c’è da chiedersi se a loro interessa davvero dare l’acqua all’agricoltura o se interessa fare opere pubbliche inutili e devastanti, c’è da chiedersi perché ignorino il fatto che il vicino depuratore consortile gestito da Tecnocasic s.p.a. scarichi in mare circa 20 milioni di metri cubi di acqua depurata all’anno che ben potrebbe esser destinata all’agricoltura della fascia costiera fra Sarroch e Domus de Maria, c’è infine da chiedersi per quale motivo non intendano proporre all’Aula consiliare una commissione d’inchiesta sull’assurda vicenda della diga di Monte Nieddu – Is Canargius.  Una delle peggiori e devastanti opere pubbliche sul piano ambientale e finanziario a livello nazionale.       Ecco qualche informazione utile.   E vedremo di fornirla direttamente ai consiglieri regionali firmatari dell’interrogazione.

La diga di Monte Nieddu – Is Canargius e tutte le opere connesse sono, di fatto, ormai moribonde.    La Regione autonoma della Sardegna dovrebbe finalmente prenderne atto, porre fine allo spreco di denaro pubblico e ripristinare un ambiente di eccezionale importanza, sebbene danneggiato.    Sono sembrate davvero fuori luogo, nello scorso gennaio 2008, le parole dell’Assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni che, commentando il recente mancato raggiungimento dell’accordo in sede arbitrale fra il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore dell’opera) ed il Consorzio di imprese spagnole Dragados y Fomento (vincitrici della gara d’appalto per la realizzazione delle opere) parlava ancora di ripresa dei lavori e di modifiche progettuali.    La Regione e il Consorzio di bonifica sanno benissimo che quest’opera pubblica, vero monumento allo scempio ambientale e all’inutile esborso di soldi pubblici, non và più da nessuna parte.  E lo sanno da tempo. 

E’ pervenuta, infatti, la risposta (nota n. UC/2007/12774 del 17 dicembre 2007) da parte del Ministro dell’ambiente, della tutela del territorio e del mare Alfonso Pecoraro Scanio all’interrogazione parlamentare n. 4-00627 del 3 ottobre 2006 del senatore Francesco Martone (R.C.-S.E.) inoltrata nella scorsa legislatura proprio sulla vicenda della diga di Monte Nieddu – Is Canargius e le opere connesse, insieme ad altra analoga inoltrata dal deputato verde Camillo Piazza (la n. 4-01172 del 4 ottobre 2006).       Dopo la ricostruzione della vicenda, il Ministero dell’ambiente è stato chiarissimo: "…la Corte di Giustizia europea con sentenza del 18 giugno 1998 (la n. C-81/96 del 18 giugno 1998, n.d.r.) ha stabilito che la data di entrata in vigore della direttiva comunitaria e quindi della normativa di VIA è da considerarsi il 3 luglio 1988. La stessa sentenza ha stabilito che alla procedura di VIA dovessero essere assoggettate anche le opere approvate prima di tale data, qualora non ancora realizzate o per la cui realizzazione si rendesse necessario il rinnovo delle autorizzazioni già avute o l’ottenimento di nuove.   Considerato che i lavori sono sospesi da anni e che le opere ad oggi realizzate sono meno del 20 % del totale e che nel frattempo nell’area sono state individuate aree SIC, si ritiene che sussistano i presupposti per applicare le norme in materia di VIA e di valutazione di incidenza".      La Direzione per la salvaguardia ambientale del Ministero dell’ambiente già con nota prot. n. 9564 del 2 aprile 2007 ha informato di questo la Regione autonoma della Sardegna, il Consorzio di bonifica, il Ministero per i beni e le attività culturali Sarebbe, quindi, necessario effettuare modifiche progettuali, procedimento di valutazione di impatto ambientale, sborsare un altro bel po’ di fondi pubblici per risoluzioni contrattuali e risarcimenti danni, nuovi lavori, ecc. mentre ormai sono attivati anche i collegamenti fra i sistemi del Tirso e del Flumendosa, può esser utilizzata l’acqua depurata dell’impianto Tecnocasic di Macchiareddu…      Il Ministero dell’ambiente si era attivato verso le amministrazioni ed enti sardi (nota n. 1930 del 23 gennaio 2007), come i due parlamentari ambientalisti, dietro richiesta delle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, impegnate da lunghi anni contro questo scempio ambientale ed economico.

Lo scorso 15 giugno 2007 si riunivano i consigli comunali congiunti di Sarroch, Pula e Villa San Pietro con la partecipazione dell’Assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni e del commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna Meridionale Dino Dessì ed alla presenza del consueto parterre di politici, sindacalisti, rappresentanti di associazioni agricole. All’unisono hanno chiesto il riavvio del cantiere della diga di Monte Nieddu – Is Canargius.      L’Assessore Mannoni ha detto: "la diga si farà, perché serve". Il commissario Dessì è stato lapidario: "Rispetto gli ambientalisti, ma non quando si mettono di traverso su un’opera già appaltata e coi contratti firmati".   Bravi, continuate così.  Ripetetelo all’infinito.   Il 12 settembre 2006 il Consorzio di Bonifica per la Sardegna Meridionale e l’A.T.I. Dragados S.A. e Fincosit s.p.a. hanno sottoscritto un accordo per la devoluzione ad un collegio arbitrale dei contenziosi esistenti in ordine alla realizzazione dell’invaso di Monti Nieddu – Is Canargius, nei Comuni di Pula, Sarroch, Villa San Pietro (CA).                Detti lavori, consegnati il 21 gennaio 1998, sono sospesi dal febbraio 2002 e risultano attuati per meno del 20 % (non il 30 %, come enunciato durante la riunione congiunta del giugno 2007 ed ancora in questa interrogazione consiliare, parole dello stesso Assessore Mannoni). Secondo notizie stampa (vds. La Nuova Sardegna, 14 giugno 2007), il risarcimento richiesto dal consorzio di costruttori sarebbe stimabile in circa 80 milioni di euro. Il collegio arbitrale avrebbe dovuto pronunciarsi entro 180 giorni, ma, dopo tre riunioni, le posizioni sono rimaste distanti e la conclusione è stata negativa (sarebbe necessaria l’unanimità).         Sempre secondo notizie stampa (vds. L’Unione Sarda, 14 giugno 2007), 35 miliardi di vecchie lire sarebbero già state spesi (25 in favore del consorzio di imprese spagnolo) e si stimano in 91 milioni di euro i fondi necessari per la realizzazione del nuovo invaso.    Parte dei fondi (52,33 milioni di euro) dovrebbero pervenire dalla delibera C.I.P.E. n. 48 del 29 settembre 2004 (legge obiettivo), a condizione della soluzione del noto contenzioso.

Ricordiamo che, nell’ottobre 2006, la Procura regionale della Corte dei conti ha fatto acquisire dalla Guardia di Finanza presso la sede del Consorzio di bonifica tutti i documenti relativi all’opera incompiuta per gli opportuni accertamenti. Inoltre, nella scorsa legislatura, il deputato verde Camillo Piazza ed il senatore ambientalista eletto nelle liste di R.C. Francesco Martone presentavano le due interrogazioni parlamentari (n. 4-0111172 presso la Camera dei Deputati e n. 4-00627 al Senato della Repubblica) al Ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli, al Ministro dell’economia Tommaso Padoa Schioppa ed al Ministro delle politiche comunitarie Emma Bonino riguardo la scandalosa vicenda della diga di Monte Nieddu – Is Canargius. I parlamentari interroganti avevano chiesto agli esponenti del Governo direttamente interessati quali iniziative intendano adottare per la tutela degli interessi alla salvaguardia ambientale ed alla rigorosa spesa pubblica posti in pericolo da un’opera pubblica tanto inutile e dispendiosa quanto devastante sul piano naturalistico.  Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico avevano in precedenza inviato una richiesta (istanza del 15 settembre 2006) di rescissione del contratto per la realizzazione della diga di Monte Nieddu – Is Canargius e di predisposizione di un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius al Presidente della Regione Renato Soru, all’Assessore regionale dei lavori pubblici e, ad interim, della difesa dell’ambiente Carlo Mannoni, all’Assessore regionale dei beni culturali Elisabetta Pilia, al commissario straordinario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale Dino Dessì, al Direttore generale per i beni culturali e paesaggistici della Sardegna Paolo Scarpellini, al Ministro dell’ambiente Alfonso Pecoraro Scanio ed al Ministro per i beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

Riassumiamo la vicenda, una delle più scandalose riguardo ambiente ed opere pubbliche avvenute in Sardegna. Da qualche anno una delle parti più pregevoli della più vasta foresta del Mediterraneo, le vallate contigue di Monte Nieddu e di Is Canargius (Comuni di Villa S. Pietro, Sarroch e Pula), è stata sventrata per un’opera pubblica tanto inutile quanto deleteria. Di un’importantissima area di rilevanza naturalistica, ricca di vegetazione mediterranea e di specie faunistiche di primaria importanza (Cervo sardo, Falco pellegrino, Aquila reale, ecc.) ne è stata fatto semplicemente carne da macello. Perché ? Per realizzare la diga di Monte Nieddu con la traversa di Is Canargius e le opere connesse. Il progetto: la costruzione di una diga sul Rio di Monte Nieddu (nei Comuni di Sarroch, Pula, Villa S.Pietro, in Provincia di Cagliari) in loc. Sa Stria, altezza mt. 87 (mt. 17 fondazioni + mt. 70 fuori terra), lunghezza mt. 340, in "calcestruzzo rullato" a gravità, capacità potenziale di invaso di 35,4 milioni di mc. di acqua; una traversa sul Rio Is Canargius in loc. Medau Aingiu, altezza mt. 15, lunghezza mt. 100 circa, destinata successivamente a diventare una diga alta mt. 40 fuori terra, con un invaso di circa 8 milioni di mc. potenziali. I due invasi saranno collegati da una galleria di valico lunga circa 1 Km., mentre sono previste altre tre traverse "minori" sui Rii Lilloni, Tintioni, Palaceris con una condotta irrigua addutrice di circa 8 Km. ed altre opere connesse (elettrodotti ad alta tensione a valle della diga, strade, accantieramenti, ecc.).

Questa immane opera pubblica venne progettata dal prof. Costantino Fassò, un’autorità in materia, negli anni ’60 del secolo scorso e poi approvata dal Consiglio superiore dei lavori pubblici nel lontano 1970. La concessione per la derivazione della risorsa idrica venne rilasciata al Consorzio di bonifica per la Sardegna meridionale, ente attuatore, dall’Assessorato regionale dei lavori pubblici nel lontano 1975 (decreto n. 663 del 5 agosto 1975). Per questa "archeologica" approvazione non si diede corso – contro ogni esigenza territoriale, economica e di buon senso – al procedimento di valutazione di impatto ambientale – V.I.A., obbligatorio per simili interventi dal 1988. Nel 1994 il progetto emerse dal lungo sonno e venne approvato dalla Regione autonoma della Sardegna.
 
Secondo gli intendimenti del Consorzio di bonifica, uno dei tanti "feudatari" delle acque sarde dell’epoca, le previsioni di utilizzazione idrica indicavano in origine 23.321.000 mc. di acqua/anno per l’irrigazione di 5.000 ettari, 6.300.000 mc. di acqua/anno per usi industriali, 3.500.000 mc. di acqua/anno per usi civili, mentre, nel bel mezzo della crisi idrica di metà degli anni ’90, affermavano che 21.500.000 mc. di acqua/anno sarebbero andrebbero ad irrigare 4.590 ettari e 9.600.000 mc. di acqua/anno per usi civili in favore della popolazione residente (circa 30 mila abitanti). Silenzio su quanta acqua finiva alle industrie. Le industrie del polo di Sarroch, infatti, hanno ricevuto negli anni 1995 e 1996 dall’acquedotto costiero del CASIC (attraverso la controllata TECNOCASIC s.p.a.) una media di circa 10 milioni di mc. di acqua annui (dati CASIC) a cui si sommano (stime 1994) altri 700 mila mc. di acqua attinti dalla SARAS spa dai pozzi. Soltanto una percentuale di circa il 30 % del consumo idrico industriale del polo di Sarroch proveniva dalla desalinizzazione e dal riciclaggio. Si tratta di svariati milioni di mc. di acqua che potevano essere destinati agli usi agricoli e civili (nel 1995 l’E.S.A.F. ha fornito circa 3.350.000 mc. di acqua nella zona per usi civili). E’ ovvio – e lo abbiamo sempre sostenuto – che la destinazione di questi quantitativi idrici agli usi civili ed agricoli avrebbe tolto i pretesi argomenti a sostegno della realizzazione della diga di Monte Nieddu.

La realizzazione dell’invaso e delle opere connesse è stata finanziata con il piano operativo plurifondo – P.O.P. 1994-1999 (fondi strutturali europei) con un finanziamento di 110 (anni 1994-1996) + 70 (anni 1997-1999) miliardi di lire che, però, sarebbero stati sufficienti per il solo 1° lotto. In totale la spesa prevista veniva stimata in circa 250 miliardi di vecchie lire.

Grazie ad una nutrita serie di azioni legali e di sensibilizzazione esperite in tutte le sedi dalle associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico a partire dal 1994 il progetto dal pesantissimo impatto ambientale venne ridimensionato: con decreto del 16 luglio 1996 (poi modificato) il Ministero per i beni e le attività culturali annullava l’autorizzazione paesaggistica regionale n. 894 del 19 gennaio 1996. Lo stesso Ministero dell’ambiente – Servizio VIA (nota n. 3976/VIA/A.51.10 del 14 maggio 1996) richiedeva radicali cambiamenti progettuali riguardo "il complesso delle opere" in relazione alle "destinazione d’uso previste" ed a "misure di mitigazione e compensazione tali da evitare problemi di salinizzazione delle falde (che risultano già fortemente presenti nella zona, n.d.r.), alterazione dei regimi idrici, compromissione di aree individuate ai sensi della Direttiva Comunitaria n. 92/43, ecc." , ritenendo inoltre "che si possano raggiungere notevoli risparmi nell’uso delle acque a scopo industriale così come negli susi agricoli attraverso la scelta di diversi sistemi irrigui o di riciclaggio dei reflui … alla luce delle mutate situazioni … alla luce delle mutate tecnologie". L’area interessata, infatti, è tutelata con vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004), destinata a parco naturale regionale (legge regionale n. 31/1989 – allegato A), inclusa nel sito di importanza comunitaria – SIC "Monte Arcosu" (direttiva n. 92/43/CEE), ricca di fauna e vegetazione mediterranea di primaria importanza. 

Per "sbloccare" l’invaso si mossero un po’ tutti: dall’allora Presidente della Giunta regionale Federico Palomba (oggi deputato) all’allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, parlamentari, consiglieri regionali (attivissimo l’attuale deputato Paolo Fadda), le organizzazioni degli agricoltori, l’allora Presidente della Provincia di Cagliari Nicola Scano, gli allora sindaci di Villa S. Pietro, Pula, Sarroch e Capoterra minacciarono le dimissioni. Aurelio Misiti, Presidente del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, dichiarava (1997) che "sotto un certo parallelo, più precisamente nel centro-sud, opere come questa di Monte Nieddu vengono spesso boicottate per i più svariati motivi. Non ultimo da pseudo culture che si richiamano all’ambientalismo. Nessuno può permettersi il lusso di dire che in Europa deve entrare solo una parte del nostro Paese, i ritardi nella realizzazione dei progetti dei progetti al sud rischiano però di avvalorare queste tesi" definite "pseudo culture ambientaliste". L’allora assessore regionale dei lavori pubblici Paolo Fadda, docente nella Facoltà di Ingegneria dell’Ateneo cagliaritano (oggi neo-nominato Presidente dell’Autorità Portuale), minacciava imprecisate azioni di rivalsa contro gli ecologisti "cattivi".

Per indorare la pillola veniva fatto, depositato (ottobre 1994) e pagato anche uno "studio per la valutazione di impatto ambientale" a babbo morto sottoscritto dal prof. Pasquale Mistretta, allora come oggi Magnifico Rettore dell’Università di Cagliari, dall’ing. Roberto Binaghi, presenza frequente nelle progettazioni della ricorrente "emergenza idrica" di quegli anni, dalla prof.ssa Emanuela Abis, allora assessore comunale dell’urbanistica cagliaritana, dal noto "ambientalista" Helmar Schenk e vari altri esperti…..

La "grande diga" si doveva fare, punto e basta.
 
Dopo la regolare gara d’appalto europea - con un ribasso del 21,4 % rispetto agli 87 miliardi e 447 milioni di vecchie lire dell’importo a base d’asta – si aggiudicava i lavori l’A.T.I. spagnola Dragados e FCC Fomento: il 21 gennaio 1998 venivano consegnati i lavori che dovevano concludersi, pena la perdita di ingenti fondi comunitari, entro il 30 dicembre 2001. In meno di tre anni. Roba da Guiness dei primati…..

Come era facilmente prevedibile, si scoprì che, per rendere utilizzabile l’invaso, sarebbero stati necessari altri 125 miliardi di vecchie lire per realizzare le condutture di adduzione ed irrigazione, non arrivarono i 200 posti di lavoro locali promessi, sparirono le decine e decine di alberi secolari (lecci, carrubi, ginepri, ecc.) che dovevano essere reimpiantati a valle dello sbarramento, vi furono i soliti "problemi tecnici". Dopo un paio di anni il cantiere veniva abbandonato dal consorzio spagnolo vincitore dell’appalto (A.T.I. Dragados e FCC Fomento) per presunte inadempienze del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (ente attuatore) con una richiesta di risarcimento danni di ben 60 miliardi di vecchie lire. Con lo svanire del termine ultimo per la chiusura dei lavori del 31 dicembre 2001 sono andati persi 38 miliardi e 628 milioni di vecchie lire di fondi comunitari.   Con la delibera C.I.P.E. n. 121/2001 del 21 dicembre 2001 il complesso di opere venne incluso, inutilmente, nel 1° programma delle infrastrutture strategiche (legge obiettivo n. 443/2001).   All’ottobre 2005 i lavori realizzati risultavano pari al 19,46 % di quelli previsti. Per il termine e la funzionalità dei lavori non saranno necessari, oggi, meno di 150 milioni di euro. L’attuale assessore regionale dei lavori pubblici Mannoni probabilmente spera di reperirne almeno un po’ dai fondi comunitari del piano operativo nazionale – P.O.N. "aree depresse". Un vero successo !

Oggi, nel silenzio dei tanti "padri" di questa vergogna istituzionale, di questo scempio ambientale ed economico, ci sembra esistere un’unica soluzione razionale anche per trarre d’impaccio la gestione commissariale del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale: la rescissione del contratto con indennizzo per la realizzazione dell’opera su adeguati indirizzi da parte della Regione autonoma della Sardegna in materia di politica di gestione della risorsa idrica ed un serio progetto di rinaturalizzazione delle vallate di Monte Nieddu e Is Canargius curato dalle strutture tecnico-amministrative regionali (Corpo forestale e di vigilanza ambientale, Ente foreste della Sardegna, Genio civile).

Qualche dato complessivo sulla disponibilità idrica regionale: la Sardegna possiede ben 32 invasi di grandi/medie dimensioni aventi una capacità massima attuale di 2 miliardi e 194 milioni di mc. di acqua, di cui 1 miliardo e 472,33 milioni di mc. con autorizzazione all’invaso (dati R.A.S.). Ha 1.640.000 residenti (la metà di Roma) e circa un sesto della risorsa idrica "invasabile" di tutto il territorio nazionale (526 bacini medio/grandi per circa 10 miliardi di mc. di risorsa idrica "invasabile", vi sono ulteriori 10 mila circa piccoli bacini con capacità inferiore a 100 mila mc., più facili da gestire – dati Ministero LL.PP.). A partire dal 31 dicembre 1995 è stata autorizzata una complessiva ulteriore capacità di invaso, in seguito alle previste procedure di collaudo (art. 14 regolamento dighe), di ben 328,359 milioni di mc. di acqua. La sola nuova diga sul Tirso (la 32^) potrà invasare, a collaudi ultimati, circa 800 milioni di mc. di acqua: è, quindi, agevole sostenere che, a operazioni di collaudo ultimate delle dighe già realizzate, la Sardegna potrà contare su circa 2 miliardi e 600 milioni di mc. di risorsa idrica "invasabile".

Non dobbiamo, poi, dimenticarci che attualmente si stimano in circa 350 milioni di mc. annui i reflui civili depurati scaricati direttamente in mare senza praticamente alcun riutilizzo (il solo depuratore consortile di Cagliari-Is Arenas scarica circa 60 milioni di mc. all’anno, che solo da poco vengono portati "in risalita" nel bacino di Simbirizzi per essere destinati all’agricoltura, con una spesa complessiva di circa 80 miliardi di vecchie lire, senza considerare le ingenti spese di esercizio). Analogamente avviene per i depuratori industriali: non siamo in possesso di dati complessivi, ma si tratta di una realtà certo non trascurabile. Il solo depuratore Tecnocasic produce circa 20 milioni di mc. all’anno di acqua depurata.

Il caso della diga di Monte Nieddu – Is Canargius dovrebbe insegnare qualcosa: gestire l’acqua vuol dire avere una regìa unica, collegamenti fra gli invasi, riciclaggio e riutilizzo dei reflui, risparmio idrico, sistemi a circuito chiuso e, soprattutto, basta con ulteriori dighe, basta con opere pubbliche fini a se stesse !               Ora è necessario voltare pagina rispetto ad una politica di gestione dell’acqua che non ha certo dato i migliori risultati.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

Qui il cantiere della diga di Monte Nieddu – Is Canargius su Google Earth

 

 

da L’Unione Sarda, 9 giugno 2008 

Sa Stria, nella vallata resta la beffa.  Il cantiere di Monte Nieddu è bloccato, il progetto è da rifare.    Andrea Piras

Tutto da rifare per la diga di Monte Nieddu. Il cantiere è chiuso da oltre sei anni e i lavori realizzati solo al trenta per cento. «Non si può perdere altro tempo, lo spettro della siccità è di nuovo dietro l’angolo». Salvatore Mattana, ex sindaco di Sarroch e oggi consigliere regionale con il Partito democratico, si fa portavoce del malcontento degli agricoltori della costa sud-occidentale dell’isola e presenta un’interpellanza al presidente della Regione e all’assessore ai Lavori pubblici per conoscere quale sia il futuro per la diga di Monte Nieddu, lo sbarramento diventato una vera incompiuta e che rischia di trasformarsi in una beffa. Mattana (primo firmatario del documento insieme ai colleghi Biancu, Pinna, Corda, Manca, Pirisi, Sabatini, Silvio Cherchi, Espa, Meloni, Pacifico e Porcu) ricorda che «a distanza di un anno dalla precedente richiesta di chiarimenti sul quadro giuridico e amministrativo riguardante la realizzazione dell’invaso» le cose sono ancora a un punto fermo. «Il rischio siccità è tutt’altro che scongiurato, il Servizio agro-meteorologico della Sardegna ha comunicato che da ottobre del 2007 ad aprile 2008 le piogge sono sensibilmente calate. Siamo alla terza annata consecutiva di siccità, quasi ai livelli record che si sono avuti tra il 1990 e il 2001. L’interruzione dei lavori», denuncia il consigliere regionale del Pd, «sta compromettendo il territorio dal punto di vista ambientale e la mancata ripresa delle opere determinerebbe una situazione di scempio irreversibile». Questioni già ampiamente denunciate in passato e proposte con forza durante l’ultima assemblea dei sindaci di Sarroch, Pula, Teulada, Villa San Pietro, Domus de Maria e Capoterra convocata l’anno scorso proprio all’interno del cantiere di Sa Stria, nella vallata di Monte Nieddu. «In quell’occasione – ricorda Mattana – l’assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni ribadì l’impegno a completare l’opera». In attesa anche dell’arbitrato tra il Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale e l’Associazione temporanea d’imprese spagnola Dragados y Fomento. Quest’ultima decisa a non cedere dopo aver chiesto al Consorzio un risarcimento di sessanta miliardi di vecchie lire per i ritardi. Arbitrato andato avanti per lungo tempo senza poter trovare alcun accordo tra le parti. «Sono passati parecchi mesi e non si hanno notizie sull’affidamento dei lavori ad altra impresa o sulle prospettive per il completamento dell’opera. Per questo chiediamo nuovamente un segnale dalla giunta regionale, un impegno preciso sui tempi e sui soggetti che saranno chiamati a completare la diga». Sta di fatto che nonostante la società iberica avesse eseguito i lavori al trenta per cento (al 18 dicembre del 2001), nella valle di Monte Nieddu è sceso il sipario. Cantiere chiuso, a spasso settanta operai. Ora si riparte. Anche se non sono pochi, tra i serricoltori e gli agricoltori (e non solo) della costa sud-occidentale a pensare che in quella vallata sconquassata dai lavori di predisposizione dell’area per la costruzione della diga rimanga soltanto il fantasma di un invaso da trenta milioni di metri cubi d’acqua e un territorio fortemente compromesso dagli scavi. Uno scempio – l’avevano definito sin dall’inizio gli ambientalisti e tanti cittadini – che potrebbe ora andar di pari passo con l’avvio di un nuovo progetto e la conferma di una beffa costata parecchi, troppi soldi pubblici. Uno spreco di quattrini pubblici che qualcuno dovrà pur giustificare. 

 

da La Nuova Sardegna, 6 giugno 2008

MONTE NIEDDU. Il Pd: «La diga non resti un’incompiuta».

SARROCH. Gli ambientalisti la considerano un monumento allo spreco di denaro pubblico, la Regione e gli amministratori comunali dei paesi interessati continuano a invocarla per sconfiggere la siccità dell’area costiera a sud di Cagliari. La diga di Monti Nieddu, in via di costruzione da circa un decennio fra una miriade di intoppi e stop burocratici, amministrativi e giudiziari, torna a far parlare di se fra quanti sostengono che deve essere ultimata una volta per tutte e dare acqua ai comuni di Sarroch, Pula e Villa San Pietro, assetati da sempre e da sempre con grossi problemi idrici sia nei centri abitati che negli insediamenti turistici e nell’agricoltura orticola.  A ribadire la necessità di completare l’opera sono dodici consiglieri regionali del Partito Democratico che, con una interrogazione al governatore Soru e all’assessore ai Lavori pubblici Carlo Mannoni (primo firmatario Salvatore Mattana), chiedono tempi certi per l’ultimazione della diga in quanto «non si può perdere altro tempo, lo spettro della siccità è di nuovo dietro l’angolo».  «L’invaso di Monti Nieddu è strategico per i comuni dell’intera fascia costiera della Sardegna merdionale – ribadiscono i consiglieri regionali del Piddì -, senza acqua non potrà esserci sviluppo». I dati indicati da Salvatore Mattana nell’interrogazione sono allarmante: «Il rischio siccità è tutt’altro che scongiurato. Il Servizio agro-meteorologico della Sardegna ha comunicato che da ottobre 2007 ad aprile 2008 le piogge sono sensibilmente diminuite. Siamo alla terza annata consecutiva di siccità, quasi ai livelli record che si sono avuti tra il 1990 e il 2001». Per questo occorre – sostengono gli esponenti del PD – che la diga sia ultimata, e in tempi brevi.  Un anno fa, i sindaci dei tre paesi interessati convocarono i consigli comunali nel cantiere di Monti Nieddu, presenti l’assessore Mannoni e il commissario del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale (committente dell’opera), Dino Dessì. Entrambi ribadirono l’impegno a completare la diga, sulla quale però pendeva un arbitrato giudiziale fra lo stesso Consorzio di bonifica e l’Ati appaltatrice dei lavori. La controversia si è risolta affatto bene: l’Ati avrà una barca di soldi e la Regione dovrà rifare l’appalto del lavori.

(foto C.B., Sammy, S.D. archivio GrIG)

 

  1. luka
    26 Settembre 2012 a 11:11 | #1

    Sarei proprio curioso di vedere il CV di Roberto Binaghi, e verificare se ha esperienze lavorative al di fuori della Sardegna e di enti regionali sostenuti dalla cassa del mezzogiorno.

  2. gruppodinterventogiuridico
    11 Giugno 2008 a 17:31 | #2

    da La Nuova Sardegna, 11 giugno 2008

    «La diga di Monte Nieddu è inutile». Il Gruppo di intervento giuridico contesta i sostenitori dell’opera idrica.

    SARROCH. «Ma che vogliono, l’acqua o la diga?». Il provocatorio interrogativo parte da Stefano Deliperi, rappresentante della sigla ambientalista Gruppo di intervento giuridico, ed è rivolto ai 12 consiglieri regionali del Pd che nei giorni scorsi hanno presentato un’interrogazione all’assessore regionale ai Lavori pubblici Carlo Mannoni per ottenere la ripresa dei lavori di costruzione della diga di Monte Nieddu-Is Canargius. E le domande di Deliperi non finiscono qui: «C’è da chiedersi se davvero conoscano la vicenda della diga e delle opere connesse, c’è da chiedersi se a loro interessa davvero dare l’acqua all’agricoltura». Ancora, «c’è da chiedersi perché ignorino il fatto che il vicino depuratore consortile gestito dal Tecnocasic scarichi in mare circa 20 milioni di metri cubi di acqua depurata all’anno – aggiunge Deliperi – che ben potrebbe essere destinata all’agricoltura della fascia costiera fra Sarroch e Domus de Maria. C’è infine da chiedersi per quale motivo non propongano all’aula consiliare una commissione d’inchiesta sull’assurda vicenda della diga di Monte Nieddu-Is Canargius, una delle peggiori e devastanti opere pubbliche sul piano ambientale e finanziario a livello nazionale. La Regione e il Consorzio di bonifica sanno benissimo che quest’opera, vero monumento allo scempio ambientale e all’inutile esborso di soldi pubblici, non và più da nessuna parte». (p.s.)

  3. Signora Pina
    11 Giugno 2008 a 16:19 | #3

    Non piove? E qual è il problema? Qualcosa per riempire la diga si trova sempre..scorie nucleari, rifiuti napoletani, consiglieri regionali, provinciali, sindaci..

  4. gruppodinterventogiuridico
    11 Giugno 2008 a 15:26 | #4

    L’on. Chicco Porcu ci ha comunicato testualmente: “Ci tengo a precisare di non aver mai firmato questa interrogazione.” Ne siamo contenti. Resta da comprendere come mai sui mass media è stato indicato fra i firmatari.

  5. Juri
    11 Giugno 2008 a 12:58 | #5

    Il fatto che le ultime due annate siano state siccitose mette ancor più in evidenza l’assurdità di questa diga: il rio Monte Nieddu sarà probabilmente rimasto in secca per molti mesi e quindi nell’invaso si sarebbe accumulata pochissima acqua. Adesso ci sarebbero solo dei fanghi inutilizzabili e quindi di che si blatera? La siccità ha colpito soprattutto la Sardegna meridionale, mentre in quella orientale, centrale e settentrionale la piovosità è stata buona e comunque più o meno nella media (a Maggio abbondanti e anomale piogge oltre i 150 mm mensili in molte zone): i grandi bacini del Tirso, del Flumendosa e del Coghinas sono infatti in ottime condizioni. Se anche ci fosse stata l’invaso di Monte Nieddu, quindi, l’unico modo per riempirlo sarebbe stato quello di convogliarvi acqua dai suddetti grandi bacini. Ma per portare l’acqua nella zona di Pula dal sistema già realizzato Omodeo/Flumendosa (dall’enorme capacità – circa 2 miliardi di metri cubi – senza paragoni nelle altre regioni, la Sardegna è “iper-invasata” soprattutto in considerazione della ridotta popolazione e dell’agricoltura poco sviluppata) NON è certo necessario costruire una diga enorme spendendo 200 milioni di euro e devastando un angolo intatto di Sardegna. Sì vogliono la diga, non l’acqua…

  6. maria francesca
    10 Giugno 2008 a 17:56 | #6

    ma Chicco Porcu non era il consigliere regionale ambientalista?!? e questo scempio che cosa c’entra con la difesa dell’ambiente??

  7. Davide
    10 Giugno 2008 a 17:04 | #7

    La diga, Stefano. Vogliono la diga. L’acqua se c’è va bane, altrimenti è uguale.

  8. Sandro
    10 Giugno 2008 a 10:43 | #8

    Che scandalo! Quanti soldi pubblici (cioè nostri!) buttati! Sembra proprio che l’acqua sia un semplice pretesto per aprire i cantieri e spendere soldi. Poi i soldi vengono sprecati e i cantieri chiudono. Saluti.

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