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Strade italiane in salsa cilena. Quali sono i veri obiettivi…

 

 

Quando vedrete i soldati per le strade delle città italiane non stupitevi.   Non sono tornati i tempi del terrorismo, la mafia non ha fatto altre stragi in Sicilia.      Non è successo nulla di tutto questo.    Non è successo pressoché niente.    Il Governo Berlusconi, silente l’opposizione ad eccezione dell’Italia dei Valori e di qualche sindaco, lo prevede nel disegno di legge di conversione del noto decreto-legge 23 maggio 2008, n. 90 con cui sono stati adottati gli ennesimi provvedimenti urgenti ed indifferibili per far fronte all’ormai quindicennale emergenza istituzionalizzata della gestione dei rifiuti in Campania.   E’ solo l’ultima delle varie possibilità di vere e proprie deroghe all’ordinamento della Repubblica adottate in via strisciante.   Si sta modificando il quadro dei rapporti fra Stato, Regioni e Autonomie locali, con buona pace del coinvolgimento dei cittadini nella gestione della cosa pubblica e del principio di sussidiarietà (art. 118 cost.).  Per non parlare della laicità della Repubblica che è andata letteralmente a farsi benedire. Oltre Tevere.  Ed è forse questo uno degli obiettivi, chissà quanti l’hanno capito.  Crediamo pochi.     Ma c’è un filo conduttore, negli ultimi mesi.   Non dobbiamo dimenticare uno dei non richiesti regali del Governo Prodi: il nuovo regolamento indicante i "criteri per l’individuazione delle notizie, delle informazioni, dei documenti, degli atti, delle attività, delle cose e dei luoghi suscettibili di essere oggetto di segreto di Stato" (D.P.C.M. 8 aprile 2008).  Ora il segreto di Stato potrà essere posto anche su materia come la produzione energetica, le scorie radioattive, l’ubicazione di impianti di smaltimento di rifiuti.   Con il "ritorno" del nucleare in Italia, la permanente emergenza rifiuti in Campania, comprendente anche le nuove spedizioni di rifiuti in Sardegna (dopo le precedenti del gennaio scorso) possiamo stare tutti tranquilli.     Il problema, per quanto riguarda la Sardegna, non è certo determinato dalle 1.700 tonnellate di rifiuti solidi urbani provenienti da Napoli, da smaltire in pochi giorni presso il termovalorizzatore-inceneritore di Macchiareddu (Tecnocasic s.p.a.) con tutte le ordinarie analisi ed operazioni di monitoraggio ambientale così come avviene per gli ordinari rifiuti sardi e così come già fatto in passato.   Il problema è sostanzialmente un altro: con investimento di energie, fondi e sacrifici la Sardegna sta cercando di migliorare sensibilmente la propria situazione nella gestione dei rifiuti, la solidarietà nel campo dei rifiuti già concretizzata ha forse risolto qualcosa ? Mentre la Magistratura napoletana e la Corte dei conti indagano e procedono sulla gestione del Commissariato straordinario per l’emergenza rifiuti e sull’attività in materia degli Enti locali, il Commissario delegato Gianni De Gennaro ha lasciato l’emergenza rifiuti campana senza averla risolta per andare a coordinare i Servizi segreti, è arrivato il vecchio-nuovo super-commissario-sottosegretario Guido Bertolaso con ulteriori poteri straordinari e possibilità più ampie di porre il segreto di Stato sulle attività connesse all’emergenza rifiuti, dopo quelle connesse alla riunione del G 8 a La Maddalena.   Arrivano, inoltre, nuove norme che prevedono fino a 5 anni di carcere per chi si oppone a discariche e smaltimenti imposti (punibilità ai sensi dell’art. 340 cod. pen.) in discariche ora definite "aree di interesse strategico nazionale" e presidiate dall’Esercito.    Oggi munnezza napulitana, tuttora fumi di acciaieria, domani scorie radioattive.  Il tutto blindato metaforicamente dal segreto di Stato e concretamente dai mezzi corazzati.     E i militari, in Italia, sono abituati ad eseguire gli ordini che arrivano dall’autorità politica.     Nei mesi scorsi cresceva la protesta e l’indignazione popolare contro una classe politica inadatta a gestire la cosa pubblica, ora, dopo le elezioni politiche, giunge la risposta.   Comunque non stupitevi, è solo l’inizio….

 

Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

A.G.I., 14 giugno 2008

LA RUSSA, SOLDATI IN CITTA’ 6-12 MESI.

"C’e’ una richiesta forte da parte dei cittadini di migliore controllo del territorio, di migliore sicurezza, di poter avvertire che lo Stato garantisce, con la sua presenza, una condizione di vita migliore." Lo ha detto il ministro della Difesa Ignazio la Russa intervistato da Sky Tg24. Aggiungendo che "Questo compito spetta alle forze dell’ordine e al ministro degli Interno, ma in questo momento c’e’ un problema di risorse e di numero di uomini". Per questo motivo – ha proseguito il ministro – "le Forze Armate hanno dato la loro disponibilita’ di incrementare, per il momento con sole 2500 unita’ in tutto il territorio nazionale, le forze che gia’ esistono sul campo sia della Polizia, dei Carabinieri che della Guardia di Finanza. Si tratta di apporto umano competente e professionale che le forze armate possono dare a chi ha la competenza dell’ordine pubblico sul territorio. Il mio auspicio e’ che possano, specialmente nelle periferie urbane, esserci queste squadre, queste pattuglie di carabinieri e polizia, congiuntamente alle forze armate che girano per le citta’ dando maggiore sicurezza, tutto li’, non vedo questo dramma". Per il titolare della Difesa, tanto l’intervento dei militari nell’emergenza rifiuti quanto l’apporto in merito alla questione sicurezza sono "un atto di amore e di generosita’ delle forze armate nei confronti dei cittadini".

CHIAMPARINO: SBAGLIATO E DEMAGOGICO L’USO DEI MILITARI.

Il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, boccia il piano del governo di inviare i militari a presidiare le citta’ definendolo "una mossa populista e demagogica". "Far intervenire i militari e’ un’iniziativa sbagliata – afferma Chiamparino in un’intervista a Repubblica – E’ un messaggio che fa crescere la spirale di paura e la preoccuopazione dei cittadini. Alla fine e’ tutta propaganda, ma non mi sembra un comportamento responsabile". "Spero – aggiunge con ironia – che i ministri la Russa e Maroni coinvolgeranno anche la marina e l’aviazione cosi’ la copertura sara’ completa". "Io i militari li ho visti solo a Bogota’ – sottolinea – ma li’ la situazione e’ ben diversa, hanno i terroristi alle porte della citta’".  Secondo Chiamparino l’Italia fara’ "una brutta figura" a livello internazionale: "Mi piacerebbe ricordare a la Russa e Maroni che siamo alla vigilia della stagione turistica. Forse avrebbero fatto meglio ad aspettare l’autunno". Le proposte del sindaco sono di riformare la legge che definisce ruoli e funzioni della polizia locale e attuare un piano per liberare nuove risorse tra le forze dell’ordine da mettere sulla strada.

 

da La Nuova Sardegna, 14 giugno 2008

ROMA. Duemilacinquecento militari per pattugliare le metropoli al fianco di polizia .Saranno impiegati reparti scelti che hanno già operato come forze di pace in missioni all’estero.     Natalia Andreani

ROMA. Duemilacinquecento militari per pattugliare le metropoli al fianco di polizia e carabinieri. Militari equiparati ad agenti di pubblica sicurezza che per i prossimi sei mesi, salvo proroghe, risponderanno agli ordini del Viminale. Prevede questo l’emendamento scritto a quattro mani dai titolari di Interni e Difesa e che il governo ha deciso di inserire nel decreto sicurezza già entrato in vigore nelle scorse settimane ed ora passato all’esame del Senato.   La misura annunciata ieri dal consiglio dei ministri dovrebbe consentire di rafforzare il controllo del territorio nelle aree a rischio individuate dai prefetti delle quindici città metropolitane della penisola: Bari, Bologna Firenze, Genova, Milano, Napoli, Roma, Torino e Venezia (ma anche Cagliari, Catania, Messina, Palermo, Sassari e Trieste se si includono nella lista quelle riconosciute dalle regioni a statuto speciale). I soldati messi a disposizione del ministro dell’Interno Roberto Maroni avranno compiti di pattugliamento e perlustrazione delle strade specialmente nelle ore notturne, come ha spiegato il ministro della Difesa Ignazio La Russa, ieri impegnato a Bruxelles. E come i colleghi di polizia e carabinieri avranno qualifica di agenti di pubblica sicurezza, ha aggiunto La Russa sottolineando che le pattuglie in circolazione saranno miste e che su tutte le modalità di intervento a decidere sarà comunque il ministero dell’Interno d’intesa coi prefetti.   Quanto alla scelta dei corpi chiamati a dar man forte alla sicurezza civile, «l’idea – ha continuato la Russa – è quella di dare priorità ai militari che hanno parteciato alle missioni di pace». Perchè «molti di loro hanno svolto compiti di polizia» e per il ministro «sarebbe un vero peccato non utilizzarli».   Ma sul merito del provvedimento adottato dall’esecutivo è già scontro politico. «Ribadiamo il nostro no più fermo alla militarizzazione del territorio», afferma Roberta Pinotti, ministro ombra del Pd per la Difesa. «Impiegare a tutela delle città personale addestrato per affrontare il ruolo specifico di un esercito professionale, per lo più impegnato in missioni internazionali, sarebbe uno sbaglio oltre che uno spreco di risorse», aggiunge l’esponente democratica. La contrarietà è forte anche fra gli addetti ai lavori. E la prima a dichiarare «tutto il proprio disappunto» è la Confederazione sindacale autonoma di polizia. «Mentre si tagliano le ore di straordinario ai poliziotti e non si fanno assunzioni da dieci anni, si affida il controllo delle città alle forze armate», polemizza il segretario nazionale della Consap, Giorgio Innocenzi, «sconcertato per le analogie create dal ministro La Russa fra i compiti di polizia svolti in paesi dilaniati dalla guerra e le attività di controllo del territorio nazionale». L’idea delle pattuglie miste lascia perplesso anche il Coordinamento del comparto sicurezza dell’Ugl. «I problemi di carenza di organico delle forze dell’ordine vanno risolti diversamente», attacca il responsabile Paolo Varesi. Soddisfatto, invece, il sindaco di Milano, Letizia Morati, che spera sull’arrivo di almeno trecento militari da destinare alla sorveglianza della stazione centrale.

 

Bertolaso: datemi qualche giorno prima di giudicare. Più peso all’esercito per uscire dall’emergenza.

ROMA. Cresce il ruolo dei militari nell’emergenza rifiuti in Campania. Sono equiparati agli agenti di pubblica sicurezza e a loro spetta la conduzione tecnica ed operativa degli impianti di cdr. Lo prevede il nuovo decreto legge approvato dal Consiglio dei ministri che il Governo intende inserire come emendamento al precedente decreto del 23 maggio scorso all’esame della Camera. I militari che sorveglieranno le discariche saranno probabilmente disarmati, mentre l’attività vera e propria di vigilanza – dunque armata – spetterà alle forze dell’ordine. Sarebbe questa la decisione presa nelle riunioni che si sono susseguite nei giorni scorsi, e che hanno preceduto il consiglio dei ministri di oggi, per chiarire una volta per tutte il ruolo dei soldati impegnati nell’emergenza rifiuti. Il Governo stringe i tempi, dunque, per dare al sottosegretario Guido Bertolaso strumenti adeguati ad uscire dall’emergenza in tempi brevi. «Quello che abbiamo – ha spiegato oggi Bertolaso – è un problema sul territorio, tecnico e operativo. Se non ci sono le discariche o altri strumenti la spazzatura resta per strada. E questo è il mio mandato. Solo da 48 ore ho acquisito la piena gestione dell’emergenza rifiuti in Campania. Spero mi si dia qualche giorno di tempo prima di essere giudicato». Il decreto – la versione definitiva non è ancora stata divulgata – si compone di 6 articoli. Il primo stabilisce l’impiego di ufficiali e marescialli particolarmente qualificati per la gestione degli impianti di selezione dei rifiuti solidi urbani (ex cdr) campani. Lo stesso articolo prevede poi l’obbligo di completare il termovalorizzatore di Acerra da parte della società affidataria del servizio di gestione rifiuti della regione, cioè la Fibe. L’articolo 2 introduce una nuova disciplina tecnica relativa alla lavorazione dei rifiuti negli impianti di selezione e trattamento meccanico che consente di evitarne il fermo. Il provvedimento stabilisce inoltre che il personale delle forze armate impiegato per lo svolgimento delle attività di vigilanza e protezione delle discariche agisca con le funzioni di agente di pubblica sicurezza. Ciò, indica la presidenza del Consiglio, «assicura la massima efficacia delle operazioni in condizioni di sicurezza».   Vengono quindi indicate le procedure di definizione dei rapporti pendenti: sarà una Commissione a fare entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto, la ricognizione delle posizioni debitorie e creditorie e dei contenziosi in atto riguardanti la gestione dei rifiuti in Campania e formulare quindi proposte idonee alla relativa definizione.

 

A.N.S.A., 14 giugno 2008

RIFIUTI, APERTA DISCARICA DI SAVIGNANO IRPINO.

SAVIGNANO IRPINO (AVELLINO) – Il sottosegretario con delega all’emergenza rifiuti, Guido Bertolaso, è giunto alla discarica di Savignano Irpino. Bertolaso effettuerà un sopralluogo all’impianto, che è entrato in funzione da ieri sera e dove da stamattina stanno scaricando decine di camion di rifiuti al ritmo di una ventina ogni due ore. Quella in funzione è la prima vasca della discarica, che a regime, ne prevede tre.
SINDACO SAVIGNANO, STIAMO SUBENDO UNA VIOLENZA - Il sindaco di Savignano Irpino, Oreste Ciasullo, commenta amaramente l’avvio dello sversamento dei rifiuti nella discarica di Pustarza, a lungo contrastato da una forte mobilitazione della popolazione di Ariano Irpino, Savignano e dei comuni vicini. "Noi subiamo la violenza dei forti sui deboli – dice il sindaco – per quattro anni abbiamo insistito per esporre le nostre ragioni, ma nessuno ha voluto ascoltarci. Abbiamo subito anche la violenza delle forze dell’ordine fino alla carica del 18 febbraio scorso". Il sindaco commenta anche l’ironico brindisi "alla salute di Bassolino" che ieri sera, all’arrivo dei primi quattro camion alla discarica di Pustarza ha fatto qualche decina di abitanti di Savignano. "Il grande assente, ed il maggiore responsabile dell’accaduto, Bassolino, non ha mai avuto il coraggio di parlarci". Pesante anche il giudizio sulla dirigenza del Pd: "Sono un indipendente di centrosinistra, e non mi riconosco nel Pd – dice il sindaco di Savignano – ma tutti i partiti hanno sbagliato, sono stati assenti da questa vicenda". A Savignano sembra prevalere la rassegnazione fra gli abitanti dopo le forti proteste dei mesi scorsi.
CONVOGLI A SAVIGNANO SCORTATI DA PS, MOLTI CONTROLLI
– Conferimento dei rifiuti alla discarica di Pustarza, nel territorio di Savignano Irpino (Avellino) sulla quale vigilano da ieri sera i militari dell’Esercito. Dopo il primo conferimento di circa cento tonnellate provenienti dalla vicina stazione di trasferenza di Flumeri (Avellino) avvenuto nella tarda serata di ieri, il primo convoglio di compattatori, scortato dalla Polizia, è arrivato in discarica soltanto alle 9.30 di stamattina, due ore dopo l’orario stabilito, e le operazioni risultano ulteriormente rallentate dai controlli che precedono l’ingresso degli automezzi all’interno dell’impianto. In pratica gli addetti alla discarica danno l’ok al conferimento soltanto dopo aver verificato che si tratti di rifiuti tal quale e, in presenza di rifiuti speciali o ingombranti, come ospedalieri, elettrodomestici, pneumatici, ferrosi, si procede alla "bonifica" del compattatore. Operazioni che ritardano il conferimento che, secondo i programmi, prevede 1.500 tonnellate al giorno, 500 delle quali provenienti dalla provincia di Avellino, destinate alla prima delle quattro vasche approntate, capace di contenere 200 mila tonnellate di rifiuti.  In particolare, altri controlli specifici vengono eseguiti sui singoli compattatori da uno speciale nucleo dell’Esercito che ha il compito di verificare la eventuale presenza di sostanze radioattive. All’esterno della discarica non si sono verificate proteste da parte dei movimenti e delle associazioni ambientaliste: ieri, mentre la commissione di collaudo dell’impianto si apprestava a concedere il via libera ai primi conferimenti, una decina di persone aveva ironicamente applaudito i militari che prendevano possesso dell’area. Le residue speranze del movimento che si batte contro la discarica sono affidate ai vari ricorsi amministrativi che contestano la legittimità dell’indicazione del sito, sui quali il prossimo primo luglio si esprimerà il Consiglio di Stato.

 

..giusto per capire con chi si ha a che fare e quali sono i veri, soliti, privati obiettivi…

 

A.N.S.A., 16 giugno 2008

Il testo al Senato. Norma salva-premier: presentato l’emendamento.        (di Antonella Loi)

Era nell’aria e infatti è arrivato. L’emendamento al decreto legge sulla sicurezza – domani in Aula al Senato per la conversione -, contenente la cosiddetta norma salva-premier, è stato presentato questa mattina a palazzo Madama a firma di Carlo Vizzini e Filippo Berselli, rispettivamente presidenti delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato. Il testo introduce nel provvedimento di urgenza un’accelerazione per i reati che "creano allarme sociale" antecedenti al 2001, sospendendo gli altri procedimenti in corso. Tra questi rientra anche il processo Mills, nel quale risulta imputato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, davanti alla decima sezione del tribunale di Milano, per corruzione in atti giudiziari.

Il Quirinale e il Csm contrari - Una norma inserita quindi nel dl in corso di conversione in Senato ma che trova molti giudizi negativi. A cominciare da quello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che già si era espresso contro il tentativo di inserire il dettato in sede di emanazione del decreto legge,in quanto non rispettava i criteri di "estrema necessità e urgenza" chiesti dalla Costituzione. Veto aggirabile, come si può intuire, nel passaggio parlamentare. A queste riserve si aggiungono quelle del presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, che si è detto "preoccupato" perché il provvedimento "scalfisce e attenua l’obbligatorietà dell’azione penale". In ballo ci sono infatti decine di processi che verrebbero "bloccati" con effetti sui tempi di prescrizione dei reati.

Prossimo passo, il Lodo Schifani – Nella stessa legge di conversione del decreto legge sulla sicurezza, il governo aveva tentato l’introduzione di quella norma che sospendeva i giudizi penali per le alte cariche dello Stato, già presentata durante il governo Berlusconi del 2001, poi bocciata dalla Corte Costituzionale, e nota con il nome di Lodo Schifani. Dopo aver scatenato le ire del Partito Democratico – Veltroni ha minacciato il premier di interrompere il dialogo tra maggioranza e opposizione – e la censura di Mancino ("si faccia una legge costituzionale"), l’emendamento è stato accantonato. Ma, assicurano a palazzo, se ne riparlerà presto.

  

(foto da http://www.difesa.esercito.it/, http://www.ansa.it/)

  1. gruppodinterventogiuridico
    16 Giugno 2008 a 18:50 | #1

    giusto per capire con chi si ha a che fare e quali sono i veri, soliti, privati obiettivi…

    A.N.S.A., 16 giugno 2008

    Il testo al Senato. Norma salva-premier: presentato l’emendamento.

    (di Antonella Loi)

    Era nell’aria e infatti è arrivato. L’emendamento al decreto legge sulla sicurezza – domani in Aula al Senato per la conversione -, contenente la cosiddetta norma salva-premier, è stato presentato questa mattina a palazzo Madama a firma di Carlo Vizzini e Filippo Berselli, rispettivamente presidenti delle commissioni Affari Costituzionali e Giustizia del Senato. Il testo introduce nel provvedimento di urgenza un’accelerazione per i reati che “creano allarme sociale” antecedenti al 2001, sospendendo gli altri procedimenti in corso. Tra questi rientra anche il processo Mills, nel quale risulta imputato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, davanti alla decima sezione del tribunale di Milano, per corruzione in atti giudiziari.

    Il Quirinale e il Csm contrari – Una norma inserita quindi nel dl in corso di conversione in Senato ma che trova molti giudizi negativi. A cominciare da quello del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che già si era espresso contro il tentativo di inserire il dettato in sede di emanazione del decreto legge,in quanto non rispettava i criteri di “estrema necessità e urgenza” chiesti dalla Costituzione. Veto aggirabile, come si può intuire, nel passaggio parlamentare. A queste riserve si aggiungono quelle del presidente del Consiglio superiore della magistratura, Nicola Mancino, che si è detto “preoccupato” perché il provvedimento “scalfisce e attenua l’obbligatorietà dell’azione penale”. In ballo ci sono infatti decine di processi che verrebbero “bloccati” con effetti sui tempi di prescrizione dei reati.

    Prossimo passo, il Lodo Schifani – Nella stessa legge di conversione del decreto legge sulla sicurezza, il governo aveva tentato l’introduzione di quella norma che sospendeva i giudizi penali per le alte cariche dello Stato, già presentata durante il governo Berlusconi del 2001, poi bocciata dalla Corte Costituzionale, e nota con il nome di Lodo Schifani. Dopo aver scatenato le ire del Partito Democratico – Veltroni ha minacciato il premier di interrompere il dialogo tra maggioranza e opposizione – e la censura di Mancino (“si faccia una legge costituzionale”), l’emendamento è stato accantonato. Ma, assicurano a palazzo, se ne riparlerà presto.

  2. freak
    15 Giugno 2008 a 21:47 | #2

    sarà bello vedere i parà a S.Elia..e Soru che ne dice?

  3. gruppodinterventogiuridico
    15 Giugno 2008 a 19:21 | #3

    A.G.I., 15 giugno 2008

    DI PIETRO: USARE ESERCITO E’ SCELTA DA REGIME

    “Utilizzare le forze armate per il controllo delle citta’ e’ una scelta errata, da regime autoritario. L’ordine pubblico deve essere assicurato dalle forze di polizia, compresa la polizia municipale”. Lo afferma l’onorevole Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori, che aggiunge: “Affidare il controllo del territorio alle forze armate significa snaturare le funzioni stesse dell’esercito. Non siamo in Colombia dove queste forze vengono utilizzate per combattere il terrorismo e l’insurrezione armata. L’esercito non ha compiti di ordine pubblico ma deve difendere lo Stato dalle aggressioni esterne. L’Italia dei Valori ribadisce che bisogna ridare dignita’ alle forze armate e non svilire i compiti loro affidati. Tra l’altro, questa scelta di militarizzare le citta’ non aiuta certamente ne’ il turismo ne’ lo sviluppo economico del territorio infatti da’ solo un’idea di insicurezza”. Sempre dall’opposizione un altro grido di allarme si alza dall’Udc. “Resto convinto – ha spiegato in un’intervista ad un quotidiano Pier Ferdinando Casini – che le forze armate vadano impiegate per i compiti istituzionalemente preposti. E soprattutto non svilite affidado loro soluzioni improprie. Capisco la situazione di emergenza, ma arttenzione al rischio di militarizzazione che diventa normalita’. Non e’ un problema ideologico, ma un richiamare ognuno ai propri compiti e non a quelli degli altri”. Decisa la difesa di Gasparri. “La stragrande maggioranza degli italiani plaude alla decisione di utilizzare soldati per l’ordine pubblico. L’esercito, del resto, esiste per garantire sicurezza agli italiani sia fuori dei confini della Patria, che all’interno del nostro territorio. Dispiace leggere dichiarazioni di Veltroni, della Finocchiaro e di altri che sembrano la fotocopia dei pensieri di Provenzano e dei capi della camorra”. Lo dichiara il presidente dei senatori del Pdl Maurizio Gasparri. “L’esercito e’ utile e nulla toglie al necessario sforzo di potenziamento delle Forze dell’ordine alle quali resta l’esclusiva gestione degli interventi per la sicurezza – aggiunge -. Alla senatrice Finocchiaro segnalo che sono un esperto, a differenza di quanto lei pensi, dei temi della sicurezza e della lotta alla mafia. Al punto che conosco anche le sacche di ambiguita’, solo per fare un esempio, del Pd ennese. Andremo avanti col decreto sicurezza e consigliamo ai nostri competitori politici di evitare toni simili a quelli dei casalesi e dei picciotti di Riina. Del resto anche le amministrazioni locali di sinistra, come a Venezia, invece di perdersi in inutili polemiche stanno applicando contro i clandestini il nostro decreto. A tal proposito suggerisco alla Guardia di Finanza di Roma di eliminare i vu’ cumpra’ che affollano la zona di Castel Sant’Angelo, invece di consentire loro attivita’ illegali sotto lo sguardo compiaciuto di finanzieri in divisa”. Estremo il giudizio della sinistra radicale: “Sulla sicurezza il governo mostra il vero volto autoritario. La decisione di impiegare i militari, oltre ad una sfiducia nelle forze dell’ordine preposte al controllo dell’ordine pubblico, e’ una inquietante risposta reazionaria. Di questo passo si arrivera’ al coprifuoco”, afferma Pino Sgobio, della segreteria del Pdci.

  4. gruppodinterventogiuridico
    15 Giugno 2008 a 16:54 | #4

    toh, anche il governo-ombra si sveglia e batte un colpo…

    A.N.S.A., 15 giugno 2008

    SOLDATI PER L’ORDINE PUBBLICO IN CITTA’, CONTINUA LA POLEMICA.

    ROMA – “Resto convinto, in linea di massima che le forze armate vadano impiegate per i compiti istituzionalmente preposti. E soprattutto non svilite affidando loro soluzioni improprie”. Il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini commenta così, in un’intervista a ‘Il Mattino’ la decisione del governo di ricorrere all’esercito per fronteggiare le emergenze rifiuti e sicurezza.

    “Capisco la situazione di emergenza – aggiunge – ma attenzione al rischio di militarizzazione che diventa normalità. Non è un problema ideologico, ma un richiamare ognuno ai propri compiti e non a quelli degli altri”.

    (di Anna Laura Bussa)

    ROMA – La maggioranza non arretra di un millimetro e difende ‘come un sol uomo’ la decisione del governo di usare l’esercito per affrontare l’emergenza rifiuti e sicurezza. L’opposizione invece è di nuovo sul piede di guerra e parla di “demagogia”. Anche i sindacati di polizia criticano e definiscono l’iniziativa “un’operazione di facciata”.

    “Non c’é alcun rischio di sovrapposizione tra gli agenti di pubblica sicurezza e i 2.500 militari che potranno essere utilizzati con funzioni di polizia”, assicura il ministro della Difesa Ignazio la Russa che ricorda come fu proprio l’attuale opposizione che ora “protesta tanto” a ricorrere all’esercito quando si trattò di rispondere alla criminalità organizzata nel meridione con la famosa operazione “Vespri siciliani”. La decisione di annunciare l’impiego dell’esercito per ragioni di ordine pubblico, taglia corto il segretario del Pd Walter Veltroni, “é una scelta sbagliata che mortifica le forze dell’ordine”.

    “E’ una scelta emotiva e poco efficace” gli fa eco il ministro dell’Interno-ombra Marco Minniti. Le Forze armate per controllare il territorio delle città, incalza il leader dell’Idv Antonio Di Pietro, “si usano solo in Colombia contro il terrorismo e l’insurrezione armata”. Il Sud America è un po’ il leit-motiv degli attacchi del centrosinistra: sia per il Verde Angelo Bonelli che avverte che così si corre il rischio di militarizzare le città; sia per il sindaco di Torino Sergio Chiamparino che ricorda il caso di Bogotà e boccia senza appello la misura adottata dal governo. Franco Giordano del Prc parla invece di “scelta gravissima” e punta il dito contro l’”ondata di demagogia securitaria che mobilita le Forze armate solo per fomentare le peggiori isterie”, senza produrre effetti concreti. “Chi si schiera contro l’uso dell’esercito – replica secco il presidente dei senatori del Pd Maurizio Gasparri – la pensa come Totò Riina e i casalesi”. “Sul territorio italiano – aggiunge – è meglio che ci siano i soldati della Repubblica, piuttosto che quelli del clan Nuvoletta”.

    E poi, cerca di tranquillizzare gli animi il leghista Roberto Calderoli, non può che trattarsi di “una misura transitoria”. Ma l’opposizione è un fiume in piena. E gli attacchi non si fermano. “E’ tutto solo un inutile spot pubblicitario” tuona il vicepresidente dei deputati Udc Michele Vietti. “Attribuire funzioni di polizia alle Forze armate – avverte il capogruppo centrista al Senato Giampiero D’Alia – è un precedente grave e pericoloso” considerando anche “la diversa professionalità” del personale. La natura “del nostro esercito e le qualità” degli ufficiali, risponde il presidente dei deputati del Pd Fabrizio Cicchitto, sono tali “da non dover temere per i diritti e le libertà dei cittadini”.

    Sulla sicurezza, insomma, il dialogo tra i poli è destinato probabilmente ad arenarsi visto che, mentre l’opposizione protesta, il vicecapogruppo del Pdl a Montecitorio Italo Bocchino cita il sondaggio di SkyTg24 secondo il quale l’82% degli italiani condivide le scelte del governo e Paola Pelino (Pdl) propone di far presidiare addirittura tutte le scuole italiane dalle forze dell’ordine per evitare casi di violenza sessuale sui minori.

  5. claudia basciu
    15 Giugno 2008 a 15:14 | #5

    In mancanza di una vera guerra, lo Stato deve pur impiegare le migliaia di giovani disoccupati che hanno scelto di arruolarsi. Un nuovo incentivo per sconfiggere la disoccupazione.

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