Quest’anno, secondo i dati del Corpo forestale dello Stato, si è registrato un forte calo dei roghi in tutta Italia. Si tratta, senza dubbio, di una buona notizia, ma non dimentichiamo che è necessario tenere alta l’attenzione, vigilare costantemente sul territorio (in caso di incendio la segnalazione può essere fatta al numero 1515) seguire le prescrizioni dettate dalla Regione Sardegna con la Campagna antincendio 2008 e, soprattutto, mettere in funzione il cervello prima di compiere un gesto che potrebbe provocare devastazione e morte, della vegetazione, degli animali e dei propri simili.
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Sempre più convinto che la Terra sia una sua proprietà, da sfruttare senza controllo, senza limiti e senza rispetto, l’uomo contribuisce all’estinzione degli altri abitanti del Pianeta ma non se ne cura, se non quando, all’estinzione consegue una perdita nel suo conto in banca. Di questo passo, ci ritroveremo a passeggiare per boschi di industrie, alberi di monete, prati sintetici, pervasi dal profumo di pesticidi e seguiremo le api e i pinguini.
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Come è noto, l’area di Molentargius – Saline, elevata a parco naturale regionale con legge regionale n. 5/1999, è classificata zona umida di importanza internazionale in seguito alla convenzione internazionale di Ramsar (D.P.R. n. 448/1976), tutelata con specifico vincolo paesaggistico (decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) e con specifico piano territoriale paesistico (decreto Ass.re reg.le P.I. e BB.CC. del 12 gennaio 1979). L’area è, inoltre, tutelata con vincolo di conservazione integrale (legge regionale n. 23/1993) e rientra nel sito di importanza comunitaria (SIC) "Stagno di Molentargius e territori limitrofi" (codice ITB040022) ai sensi della direttiva n. 92/43/CEE sulla salvaguardia degli habitat naturali e semi-naturali.
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In un post precedente si era parlato dell’importante ordinanza con la quale il comune di Villasimius ha stabilito delle regole per l’utilizzo degli ambienti costieri più delicati (dune e stagni retro-dunali).
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Mentre in Italia si discute di energia nucleare e non si parla né di riduzione dei consumi né di sviluppo di fonti alternative, in Spagna, all’Euroscience Open Forum di Barcellona, si pensa di illuminare l’Europa grazie all’energia prodotta dall’immensa distesa di pannelli solari nel Sahara. Sarebbe senz’altro saggio, da parte di tutti i governi europei, pensare e attuare seriamente una nuova politica energetica, senza necessariamente ricorrere al deserto.
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Tra il 27 e il 30 Maggio 2008 la zona occidentale del Piemonte veniva colpita da piogge molto intense, che andavano a interessare un territorio che nelle settimane precedenti aveva già visto cadere una quantità d’acqua superiore alla norma. I dati pluviometrici registrati in quei giorni dalla rete dell’ARPA Piemonte mostrano quantitativi di pioggia particolarmente elevati in alcune valli delle Alpi Graie e Cozie (val Pellice, Val Germanasca, Val Chisone, Valli di Lanzo) e soprattutto intensità orarie (pioggia caduta in un’ora) particolarmente elevate nella mattinata del 29. I tempi di ritorno dell’evento (ossia la distanza temporale tra eventi di quella entità prevista usando tecniche statistiche, in pratica ogni quanti anni c’è da attendersi che si verifichino fenomeni con quelle caratteristiche) variano da 20 a oltre 50 anni a seconda delle vallate. La zona più colpita è stata quella della Val Pellice. In sole 24 ore il pluviometro posto in località Bobbio Pellice registrava ben 312 mm di pioggia (che significano 312 litri d’acqua per ogni metro quadro di terreno). Considerando l’intervallo temporale 27-30 Maggio il totale ammontava a 426mm. Questo quantitativo rappresenta la piovosità media annuale di Cagliari.
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