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Censimenti etnici “democratici”.

 

 

Dedicato ad un avvocato, appassionato musicista, padano.   Oggi Ministro dell’interno.   Dovrebbe studiare un po’ di storia.  E come lui un po’ di altra bella gente.   Un tizio ossessionato dai magistrati, che pensa solo ai cavoli suoi e che crede che la res publica sia cosa sua, ad esempio.  Iniziate a leggere questo articolo.  E’ vero, i rom possono realizzare abusi edilizi, da buttar giù, mentre quelli nazionali rimangono in piedi alla faccia di ogni legge.   Possono anche avere il permesso di soggiorno o essere addirittura cittadini italiani, ma, in fondo, che cosa contano ?

Stefano Deliperi

 

 

da La Repubblica, 5 luglio 2008

Quel censimento etnico di settanta anni fa.  Gad Lerner

 

               Cominciò con un inaspettato censimento etnico, nel mezzo dell’estate di settant’anni fa, la vergognosa storia delle leggi razziali italiane. Alle prefetture fu diramata una circolare, in data 11 agosto 1938, disponendo una «esatta rilevazione degli ebrei residenti nelle provincie del regno», da compiersi «con celerità, precisione e massimo riserbo». La schedatura fu completata in una decina di giorni.
Furono 47.825 gli ebrei censiti sul territorio del regno, di cui 8.713 stranieri (nei confronti dei quali fu immediatamente decretata l’espulsione). Per la verità si trattava di cifre già note al Viminale. «Il censimento quindi fu destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare», scrive la storica francese Marie-Anne Matard-Bonucci ne L’Italia fascista e la persecuzione degli ebrei (il Mulino). Naturalmente, di fronte alle proteste dei malcapitati cittadini fatti oggetto di quella schedature etnica fu risposto che essa non aveva carattere persecutorio, anzi, sarebbe servita a proteggerli.
Nelle diversissime condizioni storiche, politiche e sociali di oggi, torna questo argomento beffardo e peloso: la rilevazione delle impronte ai bambini rom? Ma è una misura disposta nel loro interesse, contro la piaga dello sfruttamento minorile!
Si tratta di un artifizio retorico adoperato più volte nella storia da parte dei fautori di misure discriminatorie: «Lo facciamo per il loro bene». A sostenere la raccolta delle impronte sono gli stessi che inneggiano allo sgombero delle baracche anche là dove si lasciano in mezzo alla strada donne incinte e bambini. Ma che importa, se il popolo è con noi? Lo so che proporre un’analogia fra l’Italia 1938 e l’Italia 2008 non solo è arduo, ma stride con la sensibilità dei più. L’esperienza sollecita a distinguere fra l’innocenza degli ebrei e la colpevolezza dei rom. La percentuale di devianza riscontrabile fra gli zingari non è paragonabile allo stile di vita dei cittadini israeliti, settant’anni fa.
Eppure dovrebbero suonare familiari alle nostre orecchie contemporanee certi argomenti escogitati allora dalla propaganda razzista, circa le "tendenze del carattere ebraico". Li elenco così come riportati nel libro già citato: nomadismo e «repulsione congenita dell’idea di Stato»; assenza di scrupoli e avidità; intellettualismo esasperato; grande capacità ad adattarsi per mimetismo; sensualismo e immoralità; concezione tragica della vita e quindi aspirazioni rivoluzionarie, diffidenza, vittimismo, spirito polemico e così via.
Guarda caso, per primo veniva sempre il nomadismo. Seguito da quella che Gianfranco Fini, in un impeto lombrosiano, ha stigmatizzato come «non integrabilità» di «certe etnie»; propense – per natura? per cultura? per commercio? – al ratto dei bambini. Il che ci impone di ricordare per l’ennesima volta che negli ultimi vent’anni non è stato mai dimostrato il sequestro di un bambino ad opera degli zingari.
Un’opinione pubblica aizzata a temere i rom più della camorra, si trova così desensibilizzata di fronte al sopruso e all’ingiustizia quando essi si abbattono su una minoranza in cui si registrano percentuali di devianza superiori alla media. Tale è l’abitudine a considerare gli zingari nel loro insieme come popolo criminale, da giustificare ben più che la nomina di "Commissari per l’emergenza nomadi", incaricati del nuovo censimento etnico. Un giornalista come Magdi Allam è giunto a mostrare stupore per la facilità con cui si è concesso il passaporto italiano a settantamila rom. Ignorando forse che si tratta di comunità residenti nella penisola da oltre cinquecento anni: troppo pochi per concedere loro la cittadinanza? Eppure sono cristiani come lui…
Il censimento etnico del 1938, «destinato più a sottomettere che a conoscere, più a dimostrare che a valutare», come ci ricorda Marie-Anne Matard-Bonucci, in ciò non è molto dissimile dal censimento dei non meglio precisati "campi nomadi" del 2008. In conversazioni private lo confidano gli stessi funzionari prefettizi incaricati di eseguirlo: quasi dappertutto le schedature necessarie erano già state effettuate da tempo.
L’iniziativa in corso riveste dunque un carattere dimostrativo. E i responsabili delle forze dell’ordine procedono senza fretta, disobbedendo il più possibile alla richiesta di prendere le impronte digitali anche ai minori non punibili, nella speranza di dilazionare così le misure che in teoria dovrebbero immediatamente conseguirne: evacuazione totale dei campi abusivi e di quelli autorizzati ma fuori norma; espulsione immediata dei nomadi extracomunitari e, dopo un soggiorno di tre mesi, anche dei nomadi comunitari. Si tratta di promesse elettorali che per essere rispettate implicherebbero un salto di qualità organizzativo e politico difficilmente sostenibile. Dove mandare gli abitanti delle baraccopoli italiane – pochissime delle quali "in regola" – se venissero davvero smantellate tutte in pochi mesi? Chi lo predica può anche ipocritamente menare scandalo per il fatto che tanta povera gente, non tutti rom, non tutti stranieri, vivano fra i topi e l’immondizia. Ma sa benissimo di alludere a una "eliminazione del problema" che in altri tempi storici è sfociata nella deportazione e nello sterminio.
Un’insinuazione offensiva, la mia? Lo riconosco. Nessun leader politico italiano si dice favorevole alla "soluzione finale". Ma la deroga governativa al principio universalistico dei diritti di cittadinanza, sostenuta da giornali che esibiscono un linguaggio degno de "La Difesa della razza", aprono un varco all’inciviltà futura.
Negli anni scorsi fu purtroppo facile preconizzare la deriva razzista in atto. Per questo sarebbe miope illudersi di posticipare la denuncia, magari nell’attesa che si plachi l’allarmismo e venga ridimensionata la piaga della microcriminalità. Gli operatori sociali ci spiegano che sarebbe sbagliato manifestare indulgenza nei confronti dell’illegalità e dei comportamenti brutali contro le donne e i bambini, diffusi nelle comunità rom. Ma altrettanto pericoloso sarebbe manifestare indulgenza riguardo alla codificazione di norme palesemente discriminatorie, che incoraggiano l’odio e la guerra fra poveri.
Non si può sommare abuso ad abuso di fronte ai maltrattamenti subiti dai bambini rom. Quando i figli degli italiani poveri venivano venduti per fare i mendicanti nelle strade di Londra, l’esule Giuseppe Mazzini si dedicò alla loro istruzione, non a raccogliere le loro impronte digitali. L’ipocrisia di schedarli "per il loro bene" serve solo a rivendicare come prassi sistematica, e non eccezionale, la revoca della patria potestà. Dopo le impronte, è la prossima tappa simbolica della "linea dura". Siccome i rom non sono come noi, l’unico modo di salvare i loro figli è portarglieli via: così si ragiona nel paese che liquida l’"integrazione" come utopia buonista.
A proposito del sempre più diffuso impiego dispregiativo della parola "buonismo", vale infine la pena di evocare un’altra reminescenza dell’estate 1938. Chi ebbe il coraggio di criticare le leggi razziali fu allora tacciato di "pietismo". Con questa accusa furono espulsi circa mille tesserati dal Partito nazionale fascista. E allora viva il buonismo, viva il pietismo.

(foto da mailing list storico-sociale, da http://www.questotrentino.it/)

  1. gruppodinterventogiuridico
    4 Settembre 2008 a 16:49 | #1

    A.N.S.A., 4 settembre 2008

    NOMADI: UE, MISURE ITALIANE NON DISCRIMINATORIE.

    BRUXELLES – Le misure adottate dall’Italia per fare fronte all’emergenza dei campi nomadi illegali non sono risultate discriminatorie e quindi sono in linea con il diritto comunitario. Questo in sintesi il giudizio espresso dalla Commissione Europea dopo l’analisi condotta sul rapporto sul censimento dei campi nomadi inviato da Roma a Bruxelles il 1 agosto scorso. L’attenta analisi del documento inviato da Roma ha consentito di constatare che – ha detto Michele Cercone, portavoce del Commissario alla giustizia, alla libertà e alla sicurezza Jacques Barrot – “né le ordinanze né le linee direttrici né le condizioni di esecuzione” delle misure prese “autorizzano la raccolta di dati relativi all’origine etnica o alla religione delle persone censite”. Anche la raccolta delle impronte digitali “viene fatta solo al fine di identificare persone che non è possibile identificare in altro modo” ha aggiunto il portavoce di Barrot. Un sistema “valido in particolare per i minori nei confronti dei quali questi rilievi vengono effettuati solo nei casi strettamente necessari e come ultima possibilità di identificazione”. La “buona cooperazione” tra le autorità italiane e Bruxelles, ha osservato ancora Cercone, ha consentito di verificare le linee dei provvedimenti presi e di “correggere tutte le misure che potevano dare luogo a contestazioni”. Barrot continuerà a seguire il dossier prestando attenzione alle ulteriori informazioni che saranno fornite dall’Italia sull’applicazione delle misure prese e chiede di essere informato sullo svolgimento del censimento e dei suoi risultati.

  2. gruppodinterventogiridico
    10 Luglio 2008 a 18:25 | #2

    da http://www.lastampa.it, 10 luglio 2008

    L’Ue boccia le impronte rom.

    “Sospendete la raccolta!” Il parlamento europeo approva una risoluzione di condanna.

    Il Parlamento Europeo ha approvato con 336 voti favorevoli, 220 contrari e 77 astenuti una risoluzione che stigmatizza e condanna il piano di emergenza per l’immigrazione e le regole per gestione dei campi nomadi italiani. Una richiesta di rinvio del voto presentata dal Ppe è stata bocciata dall’assemblea.

    Gli europarlamentari hanno tra l’altro approvato un emendamento al testo della risoluzione col quale si esortano le autorità italiane “ad astenersi dal procedere alla raccolta delle impronte digitali dei rom, inclusi i minori e dall’utilizzare le impronte digitali già raccolte in attesa dell’imminente valutazione delle misure previste annunciata dalla Commissione, in quanto questo costituirebbe chiaramente un atto di discriminazione diretta fondata sulla razza e l’origine etnica”.

    Ecco la cronaca.

    09.08. La presidentessa dà la parola al commissario Barrot, responsabile per Immigrazione e Giustizia. Il quale assicura che l’Esecutivo è molto vigile sul caso. Il 26 giugno ne ha parlato col ministro per le politiche comunitarie Ronchi. Il 3 luglio ha chiesto chiarimenti sulle misure via lettera, chiedendo chiarimenti sulle finalità e sulla proporzione delle misure. Il 7 luglio ha avuto un faccia a faccia con Maroni a Cannes.

    Durante questo incontro, ha affermato Barrot, il ministro dell’Interno ha fornito alcune spiegazioni secondo le quali fra le finalità principali di questo censimento c’è quella di verificare la possibilità di accesso degli abitanti dei campi nomadi alle prestazioni sociali.

    Maroni gli ha inoltre riferito che la raccolta delle impronte avviene solo in caso di impossibilità di stabilire l’identità altrimenti. Che per farlo sui bambini c’è bisogno di una atto giudiziario ad hoc. Che si intendeva eliminare qualsiasi riferimento etnico e religiosi. Che si stava lavorando su un piano con l’Unicef per mandare tutti i minori a scuola “Questo è quello che mi ha detto, ve lo sto solo riferendo”, ha precisato Barrot. “Adesso vi dico quello che stiamo facendo noi”.

    La Commissione, annuncia il francese, ha chiesto scritto mercoledì alle autorità italiane per avere conferma scritta di quanto promesso lunedì da Maroni. “I miei servizi, ieri sera tardi, hanno ricevuto una prima risposta che contiene delle chiarificazioni su identificazione di religione e etnia. Sugli altri elementi non posso dirvi se corrispondano ai quesiti della commissione”.

    Per questo “intendiamo procurarci tutte le informazioni necessarie su questo procedimento della raccolta. E importante conoscerne la base giutirica, se e come saranno conservati, se verranno utilizzati e in che modo. E se la presa delle impronte dei bambini ha bisogno di informazione scritta preliminare”. “Sui Minori, vogliamo la conferma che le impronte siano raccolte previa autorizzarizazione giudici. Intendiamo sapere cosa avviene nelle diciasette regioni non di emergenza. Chiediamo la piena trasparenza e il rispetto dei diritti. Vogliamo dati obiettivi. Quando avremo informazioni pertinenti e poi vigilieremo sul rispetto del quadro comunitario”.

    “Servono soluzioni effettive e concrete per affrontare il problema. Occorre aiutare i rom, non stigmatizzarli”.

  3. gruppodinterventogiuridico
    8 Luglio 2008 a 22:34 | #3

    A.N.S.A., 8 luglio 2008

    Nomadi, Alemanno: sono contrario a prendere impronte a bimbi.

    ROMA – Nessun contrasto sulla questione delle impronte digitali ai rom, tra il sindaco di Roma, Gianni Alemanno e tra il ministro dell’Interno Roberto Maroni, che sempre oggi, in un’intervista aveva detto “non sono razzista: il mio è un censimento, non una schedatura su base etnica”. E il sindaco capitolino, lasciando il Viminale al termine dell’incontro programmato nel pomeriggio con i sindaci e i presidenti delle province sulla riforma delle autonomie locali era tornato sulla questione: “Maroni mi ha ribadito che tutte le iniziative del Governo per identificare i minori sono finalizzate a proteggerli da ogni forma di sfruttamento e di violenza e sono in linea con le normative Ue per evitare qualsiasi forma di discriminazione e di schedatura”. E “da questo punto di vista – ha puntualizzato Alemanno – per me il chiarimento è più che sufficiente”. In mattinata, il sindaco di Roma al termine di un incontro in Campidoglio si era detto “contrario alle impronte prese ai bambini”. Ma aveva allo stesso tempo difeso il titolare del Viminale: “Sono convinto che il ministro Maroni non voglia schedare nessuno, ma tutelare i bambini: c’é stato un equivoco, una sorta di forzatura”.

    Nel pomeriggio, dopo l’incontro al Viminale, il chiarimento cui è seguita anche una nota del Sindaco diffusa dal Campidoglio: “Sono destituite di fondamento le informazioni riportate dagli organi di stampa tese a rappresentare un contrasto tra me e il ministro Maroni per affrontare l’emergenza nomadi”. Sul censimento dei nomadi il ministro Maroni era tornato a parlare in una intervista rilasciata a Famiglia cristiana: Voglio far finire lo scandalo dei campi rom. Ho la coscienza a posto”. “Abbiamo previsto – ha aggiunto il titolare del Viminale – un piano d’azione per risolvere una volta per tutte l’indecente scandalo dei campi nomadi”. “Indecenti sono i campi nomadi – aggiunge – non la nostra ordinanza. Inoltre si tratta di un vero scandalo, perché esistono da anni e mai nessuno è intervenuto”. Maroni ha quindi puntualizzato:”Noi non abbiamo mai parlato di ‘emergenza rom’ noi parliamo di ‘emergenza campi nomadi’. Il viceministro dell’Interno del Governo Prodi, Marco Minniti, invece, ha firmato con il Comune di Milano il patto per Milano sicura, che prevedeva all’art.2 la nomina del prefetto come commissario straordinario per gestire l’emergenza rom. Dunque, il razzista non sono io e, di conseguenza, le accuse di voler discriminare i rom le giro al governo precedente e alla sinistra”. Maroni ha annunciato infine che il censimento si farà “solo a Roma, Milano e Napoli appunto perché non è fatto su base etnica, ma solo dove c’é un’emergenza campi nomadi”.

  4. 8 Luglio 2008 a 13:00 | #4

    Creazione di una banca dati per le impronte digitali dei rom in Italia.

    Intervento di Monica Frassoni, Presidente dei Verdi/ALE al Parlamento europeoInterrogazione orale – Creazione di una banca dati per le impronte digitali dei rom in Italia.

    “Presidente,il Ministro Maroni ha definito questo dibattito “grottesco”. Sarà, ma la realtà è che oggi il Ministro Maroni sta smettendo le sue arie da cow-boy e cerca disperatamente di convincere i colleghi europei che è tutta colpa della stampa, che il suo unico obiettivo è fare il bene dei poveri rom rinchiusi in campi invivibili, che con la schedatura etnica si possa obbligare tutti i bimbi rom ad andare a scuola e che non vuole criminalizzare “tutti” i nomadi. E già pare tornare indietro su molte cose, almeno a giudicare dalle note mandate in giro dalla diplomazia italiana e le dichiarazioni dei colleghi del centro destra: niente schedatura, uso selettivo dei dati, interventi combinati per scolarizzazione e integrazione. Vedremo se sarà vero. Ma resta che questo dibattito non è grottesco né inutile. L’attenzione suscitata insieme a tanti colleghi di diverse nazionalità, a tante ONG e a tante persone semplicemente preoccupate per la situazione dei diritti delle persone e delle minoranze in Italia e in Europa è una risposta importante a quella che è oggi percepita come una mancanza di “senso” della nostra avventura europea. L’Europa serve. Serve a arginare atteggiamenti da cow-boy e politiche crudeli e inefficaci. Serve a battersi contro razzismo e discriminazioni, usando le leggi e gli accordi esistenti, figli di una storia sanguinosa. Questo dibattito serve a ribadire che in Europa non c’è spazio per le schedature etniche; e serve a mettere pubblicamente e legittimamente in dubbio che sia necessario – in un in un Paese “avanzato” di 59 milioni di abitanti dove la mafia controlla 120 miliardi di euro di giro d’affari e intere fette del territorio, dove la spazzatura uccide una delle province più ricche di storia d’Europa – che si dichiari uno stato di emergenza tipo “terremoto” di 12 mesi per la presenza di 160000 “nomadi”, di cui la metà sono cittadini italiani. Perché con la schedatura etnica minacciata e con la costante criminalizzazione dei rom, dei sinti non saremo più sicuri, anzi. Il lavoro di coloro che lavorano con le comunità rom e sinti per farli uscire da una situazione dove marginalità, povertà, violenza sulle donne e sui bambini sono un nodo inestricabile sarà ancora più difficile, in Italia, ma anche in Europa. Ma è un fatto che molte delle famiglie che sono approdate nella penisola in provenienza dei Balcani, ma anche della Romania sono povere e discriminate anche a casa loro, come giustamente fa notare il rapporto che la Commissione europea ha presentato qualche giorno fa e che criminalizzarle e fare di tutti dei delinquenti in potenza non ci renderà più sicuri. Anzi. Noi vorremmo convincere quei cittadini italiani che – totalmente immemori del fatto che ben 4 milioni sui 26 milioni di migranti che hanno lasciato l’Italia erano illegali – se ne infischiano del fatto che la metà dei Rom e sinti sono italiani, che molti bimbi sono nati in Italia e fanno un’allegra amalgama tra “clandestino-rom-ladro” e pensano che l’unica cosa da fare è buttare fuori tutti. Le risposte del Commissario Spidla oggi mi sono sembrate particolarmente prudenti ed evasive, forse a causa di fatti “nuovi” di cui però non siamo al corrente. I fatti però rimangono. La schedatura etnica è contro la legge europea. E speriamo che la Commissione ne prenda atto al più presto.”

  5. gruppodinterventogiuridico
    7 Luglio 2008 a 22:38 | #5

    A.N.S.A., 7 luglio 2008

    A Roma contro provvedimento Maroni e solidarieta’ ai RomNomadi: 1000 schedature volontarie.

    ROMA, 7 LUG – Sono gia’ mille le persone che si sono fatte schedare lasciando le proprie impronte nel corso della protesta organizzata dall’Arci a Roma. Un’iniziativa nata contro il provvedimento del ministro degli Interni, Roberto Maroni, e in solidarieta’ alla popolazione rom. A circa due ore dall’inizio della ‘schedatura volontaria’, gli organizzatori hanno riferito che inizialmente erano stati stampati 650 moduli e che successivamente ne sono stati fotocopiati altri 400.

  6. gruppodinterventogiuridico
    7 Luglio 2008 a 22:35 | #6

    A.N.S.A., 7 luglio 2008

    MARONI: CHIARITI MALINTESI, A LUGLIO RAPPORTO ALL’UE.

    Dell’inviato Matteo Guidelli

    CANNES (FRANCIA) – Con l’Unione europea sono stati “chiariti tutti i malintesi” e le spiegazioni fornite dall’Italia sul censimento nei campi nomadi hanno rassicurato la Commissione, che a fine luglio riceverà un dettagliato rapporto su quello che si sta facendo e che, se lo vorrà, potrà visitare i campi per verificare di persona la situazione e approfondire i contenuti dei provvedimenti adottati. Il ministro dell’Interno Roberto Maroni arriva a Cannes per partecipare al Consiglio informale dei ministri della Giustizia e degli Interni dell’Ue che la Francia, presidente di turno, ha fortemente voluto incentrato sull’immigrazione, ma buona parte della giornata la dedica a chiarire il significato del provvedimento sui nomadi. E prima al commissario Ue Barrot e poi al presidente della commissione del Parlamento Europeo Deprez ripete che la scelta di censire i campi è innanzitutto una garanzia per chi ci vive, dando loro condizioni di vita umane e diritti. Parole che sembrano aver soddisfatto Barrot: “é stato un incontro molto costruttivo – sottolinea – nel quale si è aperto un dialogo sull’applicazione concreta delle misure assunte dal governo italiano, che è il punto al quale la Commissione europea tiene di più”. Resta però da un lato l’incognita del voto che il Parlamento europeo, giovedì a Strasburgo, darà sulla risoluzione presentata da liberali, verdi, socialisti e sinistra unitaria che definisce quello del governo italiano un provvedimento “discriminatorio basato sulla razza e l’origine etnica”.

    E dall’altro le dichiarazioni che, sempre da Strasburgo, ha fatto il commissario agli Affari Sociali Vladimir Spidla sostenendo che la Commissione valuterà le informazioni che l’Italia le farà avere e sottolineando che “ha appreso con un certo scontento dai media” delle misure relative alle impronte. Maroni non si preoccupa più di tanto, non replica a Spidla e bolla il dibattito come “grottesco”: “perché – dice – è la sinistra del parlamento europeo che accusa il governo italiano di attuare una decisione presa dal governo Prodi”. L’auspicio, invece, è che il dibattito a Strasburgo “tenga conto della realtà dei fatti e non dei pregiudizi e delle falsità su cui é stato montato il caso”.

    “Alla fine la verità trionfa sempre” aggiunge chiudendo l’argomento, Nessuna polemica né necessità di chiarimenti, invece, per quanto riguarda l’immigrazione. Il ‘patto per l’immigrazione e l’asilò proposto dalla presidenza francese, nonostante le modifiche apportate dalla Spagna, sposa in pieno la politica italiana in materia. E non a caso Maroni lo definisce un “ottimo documento” che fornisce “regole certe ed efficaci” e su cui bisogna puntare “senza temere le false accuse di razzismo” che arrivano “qualunque cosa si fa o si dice sull’immigrazione”. Al Patto deve però seguire un ulteriore passo: gli accordi tra i singoli stati dell’Unione europea e i paesi di provenienza degli immigrati devono essere sostituiti da intese tra l’Unione e i paesi. Sarebbe il “salto di qualità”, dice Maroni per risolvere la questione.

    “Altrimenti il problema resta e, anzi, si aggraverà”. Intesa con la Francia anche sul fronte della sicurezza, tanto che i due paesi hanno deciso di organizzare, per il mese di agosto e in via sperimentale, dei commissariati misti di polizia nelle località turistiche maggiormente frequentate da francesi e italiani, rispettivamente in Italia e Francia. I poliziotti italiani andranno a Nizza, Parigi e Versailles mentre quelli francesi saranno presumibilmente nelle città d’arte, Roma e Firenze su tutte, anche se il ministro deciderà dopo aver sentito, domani, Anci e Upi.

    NOMADI: AL PARLAMENTO UE SI VOTERA’ PER IL BLOCCO.

    Bloccare la “raccolta di impronte ai Rom”, una procedura che “costituisce chiaramente un atto di discriminazione basata sulla razza e l’origine etnica”: è quanto si chiede nella risoluzione firmata da socialisti, liberali, verdi e sinistra unitaria del Parlamento europeo e che verrà votata giovedì a Strasburgo. Nel testo i quattro gruppi invitano la Commissione Ue a “valutare se le misure legislative ed esecutive definite dal governo italiano sono compatibili con i Trattati e le leggi Ue”, in particolare con le misure contro la discriminazione, con la direttiva sulla parità di trattamento, con quella sulla libertà di circolazione e con quella sulla protezione dei dati personali. La risoluzione è stata firmata, tra gli altri, dagli eurodeputati socialisti Claudio Fava e Gianni Pittella; dai liberali Viktoria Mohacsi e Marco Cappato; da Giusto Catania per la sinistra unitaria e da Monica Frassoni per i verdi. Stasera sempre al Parlamento di Strasburgo si terrà un dibattito sulla situazione dei Rom in Italia con la presenza del commissario Ue alle politiche sociali, Vladimir Spidla.

  7. 7 Luglio 2008 a 16:10 | #7

    schedare i delinquenti(rom) significa ritornare a demonizzare una popolazione che non centra niente con l’imbecillità o la deficienza di qualcuno….torneremmo di 60 anni indietro…

  8. Sandro
    7 Luglio 2008 a 10:18 | #8

    L’articolo di Gad Lerner è illuminante, grazie. Saluti.

  9. claudia basciu
    6 Luglio 2008 a 23:10 | #9

    Il censimento, o schedatura anticipata di delinquenti in erba (li schediamo, tanto sappiamo già che delinqueranno, questa mi pare la filosofia) è il modo tipico dell’attuale governo di risolvere i problemi: agitarsi, fingendo di lavorare per il bene del Paese e, alla fine, lasciare le cose esattamente come stanno. Questo non risolverà il grave problema della sicurezza e, considerato l’intento sbandierato, non eviterà neppure che i bambini subiscano abusi e sfruttamento. Il tutto nel silenzio totale dell’opposizione. Viva l’Italia.

  10. maria francesca
    6 Luglio 2008 a 22:41 | #10

    è soltanto osceno questo “censimento”, bisognerebbe far qualcosa di più contro questa vergogna!!!

  11. 6 Luglio 2008 a 21:52 | #11

    fossero gli abusi edilizi il problema… parlo di un argomento che non può interessare, ma oggi ho trovato in clinica un cucciolo di cane lupo di due mesi con la colonna vertebrale spezzata. Il canile l’ha sequestrato a dei nomadi che lo usavano per accattonaggio. Io penso che si stia strumentalizzando politicamente la questione e questo fa davvero pietà perchè getta polvere negli occhi dell’opinione pubblica, si nasconde il vero problema che è il degrado umano!

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