Il Ministro Scajola vuole il nucleare proprio in Sardistan.

In Sardegna diminuisce il consumo di energia elettrica (-1,1 %, cioè 12,6 miliardi di kilowattora, dati Terna) nel 2007 e l’Isola si conferma fra le regioni italiane con un surplus di produzione energetica (+ 5,3 %, dati Terna). Mentre si diffondono in rete particolari non pubblicizzati dell’incidente piccolo piccolo alla centrale nucleare slovena di Krsko e notizie su un incidente ufficialmente sconosciuto in un impianto nucleare francese, il Ministro delle attività produttive Claudio Scajola ribadisce che l’energia nucleare deve approdare in Sardistàn. E un bel po’ di scienziati plaudono senza dirci nulla su scorie e loro depositi. Ricordiamo che è partita da Cagliari la prima risposta concreta alle bellicose intenzioni governative.
INIZIAMO A DIRE CHE COSA NE PENSANO GLI ITALIANI: FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE CONTRO IL "RITORNO" DEL NUCLEARE IN ITALIA E PER LA PROMOZIONE DELL’ENERGIA SOLARE:
No al nucleare, si all’energia solare.
Al Presidente del Consiglio dei Ministri,
i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Governo di non costruire nuove centrali nucleari e non riattivare quelle vecchie dismesse. Il problema della loro sicurezza e della gestione e smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto. Chiedono invece il potenziamento della ricerca e della produzione di energia da fonte solare.
Amici della Terra e Gruppo d'Intervento Giuridico
da La Nuova Sardegna, 9 luglio 2008
Nell’isola diminuisce il consumo di elettricità. Scajola: regioni insulari interessate al nucleare.
CAGLIARI. Ci sarebbero anche «regioni insulari» tra quelle interessate ad ospitare centrali nucleari. Lo ha detto il ministro per lo Sviluppo Economico Claudio Scajola, senza però specificare di quali regioni si tratti. Il ministro ha parlato del futuro nucleare dell’Italia nella sede genovese di Ansaldo Energia che proprio su suo invito nel 2005 creò la società Ansaldo Nucleare dalla divisione esistente che progettava impianti da realizzare all’estero. «Mi auguro che in Italia avvenga come negli Usa e in Francia dove sono le comunità locali a chiedere le installazioni delle centrali per ottenere agevolazioni di vario genere. Ci impegneremo per sfatare il tabù che le centrali nucleari fanno paura – ha aggiunto il ministro – ma la maggioranza degli italiani ha capito che non bisogna temere il nucleare e che questa energia è necessaria. Nel mondo sono in funzione più di 300 centrali e di queste 45 sono ai confini dell’Italia e producono energia che paghiamo fino al 30% in più». Intanto però il 2007 conferma la Sardegna tra le nove regioni italiane in surplus di produzione (+5,3%) rispetto al fabbisogno elettrico. La domanda è scesa dell’1,1% pari a 12,6 miliardi di kilowattora (3,7% del totale nazionale), con un consumo di 7.099 kWh per abitante. E’ quanto rileva Terna, la società responsabile della trasmissione dell’energia elettrica. Consumi in calo in tutti i settori: -4,7% l’industria, -2,7% l’agricoltura, -1,9% il domestico, -1% il terziario. Segnali probabilmente di una crisi che investe dalle famiglie alle aziende. Cagliari (4,3 mld kWh), Carbonia-Iglesias (3,4 mld) e Sassari (1,6 mld) le province con il più alto fabbisogno. Quanto alle centrali elettriche, sale a circa 3.900 MW la potenza installata, con un +15,2% dell’eolico. Complessivamente, la produzione nell’isola è stata di 13,3 miliardi di kWh, in calo del 2,1% rispetto al 2006. In dettaglio, la produzione idroelettrica (0,6 mld) è scesa dell’11,6%, quella termoelettrica (12,5 mld) è diminuita del 2,5%. In crescita, invece, la produzione eolica (0,6 mld), che ha chiuso il 2007 con un +2,8%. Buona la performance del fotovoltaico: nulla nel 2006, si è attestata lo scorso anno a 1,5 milioni di kwh. Il surplus, infine, come energia fornita all’estero e alle altre regioni, è stato circa 0,7 miliardi di kWh (5,3% del fabbisogno), registrando un calo del 18,7%.
Mario Comuzzi (8 luglio 2008): ricevo da Paolo Scampa, ricercatore triestino, vicepresidente dell’AIPRI (Associazione Internazionale per la Protezione contro le Radiazioni Ionizzanti) e questa email l’ha ricevuta da Leuren Moret, fisico nucleare americano, stamattina.
"I have news for you on the SLovenia nuke accident. It was a huge accident with a lot of radiation released which is killing the plants on top of the mountains around the nuclear reactor accident site. The radiation went into the clouds and atmosphere, and as the air rose to higher and colder altitudes, the moisture condensed on the radioactive particles and came down into the high mtn. environment. You were right – radiation everywhere."
La traduzione è questa: "Ho notizie per voi sull’incidente nucleare in Slovenia. E ‘stato un grande incidente con una quantità di radiazioni rilasciate, che stanno uccidendo le piante sulla cima delle montagne intorno al sito dell’incidente del reattore nucleare. La radiazione è finita sulle nuvole e nell’atmosfera, e come l’aria è salita a un’altitudine più elevata e più fredda, il tasso di umidità condensata sull particelle radioattive si è calato sull’ambiente di alta montagna. Avevi ragione: radiazioni ovunque."
da http://www.lastampa.it/, 9 luglio 2008
Incidente nucleare con black out di 12 ore, l’uranio contamina due fiumi francesi a 160 chilometri dal confine con l’Italia. Domenico Quirico
Tutti negano che ci siano rischi e ricordano, per confermare, che nella terribile graduatoria del pericolo nucleare che va da 0 a 7 l’allarme lanciato ieri si ferma all’1. Non c’è possibilità, almeno pare, di contaminazione dell’aria. Ma il consumo di acqua potabile, pesca e irrigazione in tre comuni della turistica Vaucluse sono stati vietati. La paura non si è dissolta nonostante le rassicurazioni delle autorità. E le associazioni ecologiste non si fidano, vogliono più informazioni. E subito. Preoccupa che l’incidente al sito di Tricastin (160 chilometri in linea d’aria dal confine italiano), dove si lavora il materiale nucleare per la centrale, la più grande di Francia, sia avvenuto alle 6.30 del mattino e che le informazioni, tranquillizzanti, siano state diffuse 12 ore dopo. Pratica che ricorda tristi precedenti di incidenti nucleari anche gravi. Si nota poi che neppure ieri sera i responsabili della «Socatri», un’associata di Areva, azienda numero uno nel mondo per il nucleare, erano ancora in grado di spiegarnee le cause tecniche dell’incidente, il primo di questo tipo nel mondo. Secondo la versione ufficiale l’incidente è avvenuto durante le normali operazioni di pulizia di una vasca di custodia. Una quantità di 30 metri cubi di soluzione radioattiva si è sparsa al suolo. Una parte ha raggiunto i corsi d’acqua de La Gaffière e dell’Auzon. Le ragioni dell’incidente sarebbero «cedimenti tecnici», dizione vaga che innesca altri sospetti. I liquidi contenevano, per ammissione delle stesse autorità della centrale , dodici grammi di uranio per litro, ovvero 360 chilogrammi, una parte dei quali, non si sa esattamente quanta, è finita nei corsi d’acqua. Sono, come si vede, cifre impressionanti; e secondo le associazioni ecologiste superano di cento volte il massimo che l’impresa Socatri è autorizzata a disperdere in un anno intero. Senza contare che questi calcoli non tengono conto dell’eventuale presenza di uranio di rilavorazione la cui dispersione è totalmente vietata. Sono scattate le operazioni di emergenza mentre l’autorità di sicurezza nucleare spediva esperti in tv ad assicurare che «non c’è assolutamente alcun rischio per la sanità pubblica». Anche dalla prefettura venivano sfornati comunicati intrisi di sollievo: «Non ci sono segnali che siano state inquinate le falde freatiche, quanto alle acque superficiali le misurazioni dimostrano che l’inquinamento sta diminuendo di ora in ora». Il consumo di acqua potabile infatti non è stato vietato: nei bacini di Trop Long, Baltarces e Girardes il tasso di 2 microgrammi di uranio per litro è conforme al normale. Ma i risultati delle ultime analisi le più dettagliate, saranno note solo stamani. Anche il sindaco di Bollène, il comune dove sorge l’impresa, Marie Claude Bompard, ha dichiarato che «per il momento tutto va bene». Per il momento. Non certo per la commissione di ricerca e di informazione indipendente sulla radioattività (Cirad) che ha denunciato la mancanza di affidabilità di Tricastin. Catastrofici quelli di «Sortir du nucleaire»: «360 chili di uranio dispersi nell’ambiente. E’ impossibile che quanto è successo non abbia conseguenze sulla salute della popolazione». L’incidente coincide con la tambureggiante campagna di Sarkozy per propagandare il nucleare francese nel mondo. Il presidente vuole sfruttare uno di settori in cui la Francia è all’avanguardia e fare incetta di contratti per nuove centrali e forniture di uranio nel. E’ il grande affare dei prossimi anni. Purché non ritorni la sindrome di Chernobyl.
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A.N.S.A., 10 luglio 2008 – NUCLEARE, IN FRANCIA MISURE SICUREZZA DOPO INCIDENTE TRICASTIN. |
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PARIGI – Sono state mantenute per tutta la notte le misure di sicurezza precauzionali nei comuni intorno alla centrale nucleare di Tricastin, nel sud della Francia, dopo che ieri, durante il lavaggio di una cisterna, parte di 30 metri cubi d’acqua usata, contenente 12 grammi di uranio per litro, era accidentalmente finita in due fiumi vicini. Divieto di attività nautiche, bagno e pesca lungo il Gauffiere e l’Auzon, blocco della distribuzione di acqua potabile e dei prelievi privati dai due fiumi, oltre che dell’irrigazione dei campi nelle aree interessate dalla fuoriuscita. Intanto arrivano critiche alla gestione della vicenda. La Commissione di ricerca e d’informazione indipendente sulla radioattività (Criirad) ha denunciato la "mancanza di affidabilità" della centrale di Tricastin, spiegando che "il rischio sanitario è effettivamente lieve, ma questo incidente, non trascurabile, giunge in seguito a un numero crescente di altri incidenti, che mostrano un degrado della gestione delle scorie su un sito destinato invece a svilupparsi". |
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NUCLEARE: ‘NO’ DELL’ITALIA COSTATO 60 MILIARDI. |
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ROMA – Il "no" dell’Italia all’energia nucleare è costato più di 60 miliardi di euro (circa 120.000 miliardi delle vecchie lire). E’ la stima contenuta nella lettera aperta alla quale hanno finora aderito oltre 120 fisici (la raccolta delle firme è ancora in corso) e che ha come primo firmatario il presidente onorario della Società italiana di fisica, Renato Angelo Ricci. Tra le firme, quelle di fisici illustri come Carlo Bernardini e Tullio Regge (a destra nella foto) ma anche di esponenti di altri settori scientifici, come il farmacologo Silvio Garattini, il chimico Luciano Caglioti e la bioeticista Cinzia Caporale. "L’energia nucleare – si legge nella lettera – riveste un ruolo fondamentale per soddisfare il fabbisogno di energia elettrica dei Paesi industrializzati in condizioni di sostenibilità economica ed ambientale". Gli autori della lettera rilevano che nel 2006 il nucleare in Europa ha contribuito per il 33% alla produzione elettrica, per il 27% nei 27 Paesi industrializzati che fanno parte dell’Ocse e per il 16% nel mondo. Complessivamente i reattori nucleari attivi nel mondo sono 439 reattori in funzione in 32 Paesi e altri 33 sono in costruzione in 14 Paesi. "L’Italia – rileva la lettera – è il solo Paese al mondo ad aver chiuso tutti i propri impianti nucleari" e questo è stato "un errore che è costato al Paese circa 120 mila miliardi di lire storiche e che continua a costare ulteriori decine di miliardi di euro all’anno per le importazioni di elettricità e combustibili". Attualmente, conclude, "nel momento in cui la politica italiana appare convinta di scelte concrete e non più procrastinabili e il sistema tecnico industriale dimostra apertamente la propria disponibilità, il nostro dovere di tecnici e scienziati è quello di contribuire a rendere queste scelte realizzabili poiché ogni rinvio metterebbe ormai seriamente a rischio l’equilibrio economico del Paese". |

(foto da www.scottsheehan.com.au, da www.torinoscienza.com)




A.N.S.A., 11 luglio 2008
SVEZIA, INCENDIO IN CENTRALE.
STOCCOLMA- Un incendio si è verificato oggi sul tetto di una turbina nella centrale nucleare di Ringhals, situata a 60 chilometri da Goteborg, nella Svezia occidentale. Secondo i responsabili dell’impianto, l’incendio è stato rapidamente spento senza che il reattore potesse costituire in alcun momento una vera minaccia. “La nostra equipe di pompieri è riuscita a spegnere le fiamme in pochi minuti” ha dichiarato Gosta Larsen, portavoce della centrale. L’incendio è stato provocato dagli operai che lavoravano con alcune torce sul tetto dell’edificio e che hanno involontariamente dato fuoco allo stesso. “Non c’é stato niente di drammatico”, ha aggiunto Larsen, riconoscendo però che una fitta nube di fumo ha invaso il sistema di ventilazione della turbina, facendo scattare gli allarmi anti-incendio esterni che hanno provocato l’arrivo immediato di altre squadre di pompieri locali. La centrale nucleare di Ringhals possiede quattro reattori e produce il 20% circa dell’elettricità consumata in Svezia.
dedicato a tutti gli scienziati “arrapati” dal nucleare: bevetevi l’acqua del canale di Tricastin…
A.N.S.A., 11 luglio 2008
FRANCIA: AUTORITA’ BLOCCA CENTRALE NUCLEARE.
PARIGI – L’Autorità per la sicurezza nucleare francese (Asn) ha imposto alla Socatri, società filiale del colosso energetico Areva, di cessare le attività di una delle due stazioni di trattamento nella centrale di Tricastin, nella Francia sud-orientale, dove nei giorni scorsi si era verificata una fuoriuscita di acque contenenti uranio, perché non sarebbe “sicura”. La Socatri ha risposto annunciando lo stop alle attività nella stazione indicata, la più vecchia delle due, per cui era comunque prevista la chiusura “nelle prossime settimane” nell’ambito di un piano di modernizzazione. La centrale di Tricastin si trova a nord di Avignone, a circa 300 chilometri dal confine con l’Italia. In un’ispezione tenuta ieri negli impianti di Tricastin, l’Asn ha rilevato che una delle cisterne della struttura colava ancora in un bacino di ritenzione non stagno e che nel canale, ormai secco, in cui si era riversata parte della fuoriuscita accidentale, in caso di pioggia si sarebbe potuta accumulare acqua sufficiente per trascinare di nuovo all’esterno detriti contaminati. Per quanto riguarda le circostanze dell’incidente, in cui durante un trasferimento d’acqua tra due cisterne una paratoia difettosa aveva consentito il passaggio dell’acqua contenente uranio in un bacino di ritenzione crepato da cui la perdita si é diffusa, l’Asn ha parlato di “una serie di disfuzioni e di negligenze umane che non è accettabile”.
Criticati in particolare i tempi di reazione dei responsabili della centrale, che pur avendo constatato già alle 23 di lunedì 7 luglio la presenza di fuoriuscite nelle zone vicine, non ha messo in atto un piano di emergenza fino alle 5.30 del giorno dopo. Inoltre, ha denunciato il responsabile Asn di Lione Charles-Antoine Louet, “Il bacino di ritenzione era crepato dal 2 luglio e non è stato riparato, anche se l’azienda sapeva. L’allarme non è stato seguito da un’ispezione sufficiente; i poteri pubblici non sono stati avvertiti presto come avrebbero dovuto”. Non è la prima volta che l’Asn critica la gestione della stazione di Tricastin da parte di Socatri. Già nel rapporto 2007 sullo stato della sicurezza nucleare e della radioprotezione nella regione, pubblicato a maggio, si parlava di “perdite ripetute” nel sistema di canalizzazione delle acque usate e “scarti ripetuti” rispetto alle autorizzazioni di scarico di residui chimici e radiologici, e si chiedeva all’azienda di sostituire i sistemi troppo vecchi e “assicurare d’ora in poi una sorveglianza rinforzata”.
Ma avete idea di quanta energia in più ci servirà per la “crescita” nazionale, ad esempio per caricare gli i-pod che stanno andando a ruba alla modica cifra di 400 euro?
Che fantastico paese l’Italia …
Comunque oggi non ho voglia di rovinarmi/Vi il week-end: vado al mare, prima che sparisca (o che spariamo noi).
Cordialità
Ma a noi Sardi qualcuno ha chiesto niente? Io continuo a pensare che sia un grave sopruso portare centrali o scorie nucleari in Sardegna senza che ci siamo espressi. Penso la stessa cosa rispetto alla politica nucleare nazionale. Ho firmato la vostra Petizione e invito a farlo tutti. Non si può stare zitti in silenzio in attesa del disastro. saluti.
Si al fotovoltaico e si all’eolico.
Siamo pragmatici.