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Come ti gestisco le coste: processo con molte condanne e qualche assoluzione.

 

 

Sentenza del Tribunale penale di Cagliari del processo relativo ad una serie di vicende connesse concernenti la gestione delle coste del sud Sardegna negli ultimi anni. Coinvolti funzionari ed amministratori pubblici, imprenditori. La cronaca delle varie udienze ed ulteriori informazioni potete trovarle in questo blog.  Dal dibattimento sono emerse vicende piuttosto inquietanti, soprattutto per chi, come noi, da molti anni combatte con tutti i mezzi leciti l’abusivismo e la speculazione edilizia sulle coste sarde ed ha avuto, proprio in vari casi fondamentali dell’oggetto dell’accusa (il complesso abusivo Tre P s.r.l. sul litorale di Baccu Mandara, Comune di Maracalagonis, il complesso abusivo Mara Mura, sulla costa capoterrese di Maddalena Spiaggia) un ruolo fondamentale nelle fasi della denuncia e dell’ottenimento della demolizione.

                                Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

A.G.I., 15 luglio 2008

CONCESSIONI FACILI: PANI CONDANNATO A 7 ANNI, ASSOLTO MILIA.
- Cagliari, 15 lug. (ore 16.53) – Si e’ concluso con la condanna a sette anni e sei mesi di reclusione dell’ex dirigente regionale Lucio Pani il processo per le cosidette "concessioni facili" che sarebbero rilasciate dal capo dell’Ufficio regionale Tutela del Paesaggio a parenti e amici. Assolto, invece, perche’ il fatto non costituisce reato il presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia, imputato come ex sindaco di Quartu Sant’Elena. I giudici della prima sezione del tribunale di Cagliari hanno condannato a pene tra gli otto mesi e i tre anni e sei mesi altre 15 persone. Sei in tutto le assoluzioni.

Cagliari, 15 lug. (ore 18.32) – Si e’ concluso con 15 condanne e sette assoluzioni (e non sei come appreso in un primo momento) il processo davanti alla prima sezione del tribunale civile di Cagliari per una serie di illeciti edilizi avvenuti tra il 2002 e il 2006 e che, secondo l’accusa, ruotavano tutti intorno a Lucio Pani, dirigente dell’ufficio regionale tutela del paesaggio. A lui i tre giudici Francesco Sette, Giovanni Massidda e Ornella Anedda hanno inflitto la pena piu’ pesante di 7 anni e 6 mesi, inferiore ai 9 anni di reclusione che erano stati richiesti dal pubblico ministero Daniele Caria. Tra le accuse a lui rivolte c’erano abuso d’ufficio, corruzione aggravata, truffa e reati di falso, collegati a una serie di interventi edilizi di natura diversa, dalla vicenda del complesso di Baccu Mandara alla costruzione del centro sportivo del Green Blu Center a Quartu Sant’Elena, passando per un chiosco a Capitana. Oltre al pagamento delle spese processuali, assieme agli altri condannati, e a quelle della custodia cautelare, Pani e’ stato interdetto dai pubblici uffici per 5 anni. Altri 21 erano gli imputati coinvolti a vario titolo nella lunga serie di capi di accusa. Tra questi, Alessandro Casu, dirigente del settore urbanistica del Comune di Quartu, e’ stato condannato a tre anni e sei mesi di reclusione, mentre tre anni e tre mesi sono stati inflitti a Mauro Pani (nipote di Lucio) e tre anni a Mario Dettori. Ad altre undici persone sono state inflitte pene dai 2 anni e otto mesi a otto mesi di reclusione. Sono stati assolti invece "perche’ il fatto non costituisce reato" l’allora sindaco di Quartu Graziano Milia, per il quale il pm aveva chiesto un anno per un presunto abuso d’ufficio, l’ex assessore all’urbanistica di Quartu Vincenzo Cossu, Ruggero Carta, Marco Sebastiano Bitti, Rita Satta, Luisa Loi e, per non aver commesso il fatto, Guido Alessandro Cogoni. Il tribunale ha anche ordinato la demolizione del Green Blue Center, oltre a una serie di risarcimenti per l’insieme degli abusi commessi.

 

 

da La Nuova Sardegna, 16 luglio 2008

Ex direttore dell’ufficio regionale per il paesaggio accusato di regalare le licenze edilizie. Sette anni e mezzo a Pani, tre e mezzo a Casu. Valanga di altre condanne, determinanti le intercettazioni. Assolti il presidente della Provincia Graziano Milia e 6 imputati.      Mauro Lissia

CAGLIARI. Facile firmare un nullaosta paesaggistico, più difficile spiegarne il perché ai giudici del tribunale: Lucio Pani, il dirigente regionale che regalava le autorizzazioni agli amici e ai parenti («dimmi dove vuoi l’hotel, te l’approvo io…») paga con sette anni e mezzo di carcere le sue libere interpretazioni delle norme ambientali. Non aveva scampo, a incastrarlo sono state soprattutto quelle intercettazioni telefoniche che il governo Berlusconi vorrebbe abolire o limitare allo stretto necessario, oltre alla montagna di documenti che la Procura ha scoperto in quasi due anni di indagini.  L’ex direttore dell’Ufficio tutela del paesaggio è colpevole di due fatti di corruzione, due falsi, tre abusi d’ufficio e tre truffe. Una sequenza ininterrotta di imbrogli messi in luce con la più grande e clamorosa inchiesta giudiziaria per reati contro la pubblica amministrazione mai condotta in Sardegna, portata a compimento dal pubblico ministero Daniele Caria con il Nucleo ispettivo della Guardia forestale. Con Pani il tribunale ha condannato altre quattordici persone per complessivi quarant’anni di reclusione e ne ha assolto sette, a conferma della sostanziale tenuta dell’impianto accusatorio. Un altro imputato – Raimondo Pani – è stato condannato a due anni col rito abbreviato. Fra i colpevoli anche l’ex potentissimo dirigente dell’urbanistica quartese Alessandro Casu (la pena: tre anni e mezzo) che soltanto alla lettura della sentenza ha perduto il proprio eterno e invidiabile buon umore. Casu però è stato assolto dall’accusa più grave, quella di corruzione aggravata: è responsabile soltanto di uno dei due falsi e uno degli abusi d’ufficio di cui era imputato. Assolto perché il fatto non costituisce reato dall’accusa di abuso d’ufficio il presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia, assolti con la stessa formula anche l’ex assessore all’urbanistica e l’ex responsabile del servizio urbanistica di Quartu Vincenzo Cossu e Sabastiano Bitti, il dirigente regionale Ruggero Carta, le due socie della «Sant’Elena Costruzioni» Rita Satta e Luisa Loi, il tecnico dell’ufficio regionale tutela paesaggio Alessandro Guido Cogoni.  Prevista per la tarda mattinata, la sentenza è arrivata alle 16.15, quando il presidente Francesco Sette – a latere Giovanni Massidda e Ornella Anedda – ha letto il lungo dispositivo in un’aula affollatissima non solo di avvocati. Nessuna reazione fra gli imputati – la maggior parte non c’era – e neppure dal pubblico ministero, che aveva chiesto soltanto due assoluzioni ma ha preso atto di una sentenza molto vicina alle sue richieste.  Pani era considerato dall’accusa il motore delle concessioni facili e il verdetto l’ha confermato: a parte la pena detentiva – che resta sospesa per lo scontato ricorso in appello – il dirigente regionale è interdetto dai pubblici uffici per cinque anni e la sua permanenza in servizio passa ora all’esame della Regione, che potrebbe sospenderlo. Per ora dovrà pagare una provvisionale di 15 mila euro alla famiglia Scacchia, la cui abitazione di Sant’Anastasia venne oscurata dal centro sportivo Green Blu, costruito in barba alla legge dalla famiglia Pani, per il quale il tribunale ha disposto la demolizione con rimessa in pristino dei luoghi a carico di Lucio Pani e altri quattro imputati. Non sarà raso al suolo, come aveva chiesto il pm Caria, il ristorante-discoteca Maramura sul litorale di Capoterra per la cui realizzazione illegale Pani e gli altri imputati dovranno comunque pagare i danni. Altri risarcimenti sono destinati al Wwf, poi c’è la condanna alle spese per gli imputati maggiori.  Ma vediamo la sentenza nel dettaglio. Le accuse contestate a Pani riguardano fatti diversi: si parte col blocco illegale alla demolizione del villaggio abusivo di Baccu Mandara per arrivare alla realizzazione del Green Blu Center a Quartu, il centro sportivo finanziato con denaro pubblico e destinato a parenti. Poi un accesso supplementare alla Statale 554 e un chiosco a mare a Capitana. Tutte opere vietate ma autorizzate secondo l’accusa grazie alla collaborazione di Rosemarie Patrizia Cogoni (condannata a due anni e 8 mesi per corruzione e abuso d’ufficio) come responsabile del procedimento, del dirigente del settore urbanistica di Quartu Alessandro Casu (3 anni e 6 mesi), del funzionario Giorgio Sedda (2 anni e 6 mesi per falso e abuso d’ufficio, assolto dalla corruzione) e dell’ingegnere progettista Maria Lucia Farci (2 anni e 8 mesi per truffa e abuso d’ufficio, assolta dalla corruzione). Assolto dall’accusa di corruzione ma colpevole di falso in atti pubblici per aver concesso un’autorizzazione non dovuta il dirigente del settore urbanistica del comune di Capoterra Giancarlo Suelzu paga con 1 anno e mezzo di reclusione, mentre all’imprenditore Mario Dettori i giudici hanno inflitto 3 anni per corruzione. Per concorso in truffa è stata condannata la moglie di Lucio Pani, Simonetta Birardi (2 anni) che è stata assolta dall’abuso d’ufficio, il nipote Mauro Pani (3 anni e 3 mesi per truffa e abuso d’ufficio), Giuseppe Solla (nipote dei fratelli Pani, 2 anni per truffa) e Lorenzo Collu (nipote di Lucio e Giuseppe Pani 2 anni per truffa, assolti entrambi dall’abuso d’ufficio). Per i reati di falso ideologico e abuso d’ufficio in relazione alla sanatoria del Baccu Mandara il tribunale ha condannato con Pani e Sedda, il proprietario del villaggio abusivo Antonio Monni (2 anni), Piergiorgio Loi (amministratore dell’immobiliare «Tre P» che aveva realizzato il complesso, 2 anni e mezzo) e il socio Salvatore De Donato (2 anni). È colpevole di truffa aggravata anche il dipendente regionale Gianni Erbì (8 mesi). Interdetti dai pubblici uffici per la durata della pena Casu, Mauro Pani, Patrizia Cogoni, Sedda e Suelzu.

(foto da www.lanuovasardegna.it, S.D., archivio GrIG)

  1. 26 Aprile 2011 a 16:14 | #1

    da La Nuova Sardegna, 26 aprile 2011
    A luglio il terzo grado del processo per le concessioni edilizie facili che determinerà il futuro politico del presidente della Provincia
    La posizione di Milia al vaglio della Cassazione. Condannato in appello per abuso d’ufficio potrebbe beneficiare della prescrizione del reato. Accuse cadute se il ricorso verrà accolto. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Il 13 luglio Graziano Milia saprà se la sua posizione giudiziaria gli consentirà di andare avanti nel mandato di presidente della Provincia o se invece dovrà valutare la possibilità di rassegnare le dimissioni anticipate.
    Quel giorno il mega-processo per le concessioni edilizie facili approderà in Cassazione e i giudici valuteranno l’ammissibilità del ricorso presentato per il capo dell’esecutivo provinciale dall’avvocato Paolo Sestu. Il 15 luglio 2008 Milia è stato assolto in primo grado dall’accusa di abuso d’ufficio, poi è arrivata la condanna in appello il 10 marzo 2010. La pena: un anno e quattro mesi. Se il ricorso al terzo grado del giudizio sarà accolto il reato, colpevole o no, risulterà prescritto. Se invece i giudici supremi decideranno di respingerlo la sentenza di Cagliari diventerà definitiva. A quel punto Milia potrebbe dimettersi e se il futuro politico di Renato Soru sembra riaprirsi dopo l’assoluzione al processo Saatchi, quello del presidente della Provincia prenderebbe una china negativa.
    Milia era praticamente uscito dalla vicenda quando il tribunale aveva deciso di chiudere il dibattimento di primo grado con quindici condanne e sette assoluzioni, compresa la sua. La sua posizione è precipitata in appello, quando i giudici Lelli, Arca e Onni hanno stabilito che da sindaco di Quartu avrebbe favorito la costruzione nella zona di Sant’Anastasia-Faccheri del Green Blue Center, un complesso turistico sportivo di proprietà della famiglia dell’ex dirigente del servizio regionale tutela del paesaggio Lucio Pani. Per la Corte d’Appello l’autorizzazione concessa nel luglio 1999 con una delibera di giunta presieduta da Milia era illegittima. E a nulla è valsa la tenace difesa del presidente, che ha sempre spiegato di aver dato il via libera a quell’autorizzazione in assoluta buona fede. Ora la questione verrà rivista in Cassazione insieme alle posizioni di Pani e degli altri cinque imputati, fra cui l’ex dirigente dell’urbanistica quartese Alessandro Casu.

    In dieci al secondo giudizio. In bilico le posizioni di Lucio Pani e di altri 9 imputati. Salvati in quattro in Corte d’Appello per i tempi lunghi.

    CAGLIARI. La prescrizione ha già salvato in appello quattro imputati giudicati colpevoli dal tribunale. Con quella di Milia in Cassazione restano in ballo le posizioni di Lucio Pani (condannato a sei anni e quattro mesi, erano stati sette e mezzo in primo grado), Alessandro Casu (tre anni e mezzo), Giancarlo Suelzu (un anno e mezzo), Mario Dettori e Maria Lucia Farci (tre anni) Patrizia Rosemarie Cogoni (un anno e due mesi), Giovanni Antonio Erbì (sei mesi) e Simonetta Birardi (otto mesi).
    In primo grado le condanne inflitte dai giudici della prima sezione furono quindici e sette le assoluzioni. Nei vari passaggi del giudizio il processo ha perso pezzi e altri potrebbe perderne a Roma, quando si lavorerà soprattutto sull’ammissibilità dei ricorsi e sul calcolo dei tempi della prescrizione. Calcolo quantomai complesso e probabilmente decisivo per una parte degli imputati.

  2. gruppodinterventogiuridico
    20 Gennaio 2010 a 22:55 | #2

    da La Nuova Sardegna, 20 gennaio 2010

    «Licenze facili, condannate Milia». Per il pg, l’ex sindaco pd di Quartu favorì Lucio Pani.

    IL PROCESSO D’APPELLO. In primo grado risultò estraneo. Ora rischia un anno di carcere. (Mauro Lissia)

    CAGLIARI. Assolto in primo grado dall’accusa di abuso d’ufficio nel processo per le licenze facili, il presidente della Provincia di Cagliari Graziano Milia ritorna nella graticola giudiziaria: chiusa la requisitoria dell’appello il pg Lucina Serra ha chiesto ai giudici – presidente Lelli, consiglieri Arca e Onni – la sua condanna a un anno di reclusione. Per il magistrato dell’accusa il politico del Pd, quand’era sindaco di Quartu, ha aiutato il dirigente dell’ufficio regionale tutela del paesaggio Lucio Pani a ottenere il via libera per la realizzazione del Green Blu Center, un complesso edilizio per abitazioni e impianti sportivi progettato e poi costruito dalla famiglia di Pani. La richiesta di condanna per Milia è la sola modifica richiesta dal pg rispetto alla sentenza di primo grado, emessa dal tribunale il 16 luglio del 2008: quindici colpevoli per complessivi quarant’anni di reclusione. Subito dopo l’intervento dell’accusa è scoppiata una polemica in aula. Luigi Concas, uno dei difensori impegnati nel processo, ha alzato la voce per rimproverare al magistrato la genericità delle argomentazioni: «Lei non ha letto neppure le prime tre righe del mio ricorso», ha quasi urlato l’avvocato. Sono stati attimi di tensione, con il magistrato che ha accennato a lasciare l’aula. Poi è tornata la calma. Su Milia il pg Serra è stato categorico: «I politici scaricano sui dirigenti la responsabilità delle decisioni – ha detto – ma esiste anche una responsabilità politica oltre quella tecnica. In questo caso Milia partecipa alla seduta delle giunta solo quando dev’essere trattata la questione del nullaosta per il Green Blu Center. Ed è lui che decide gli ordini del giorno delle sedute». Milia a parte, le richieste ricalcano il verdetto di un anno e mezzo fa. Per Lucio Pani, il dirigente regionale che regalava le autorizzazioni agli amici e ai parenti («dimmi dove vuoi l’hotel, te l’approvo io…») dev’essere confermata la condanna a sette anni e mezzo di carcere. L’ex dirigente regionale è colpevole di due fatti di corruzione, due falsi, tre abusi d’ufficio e tre truffe. Le accuse contestate a Pani: si parte col blocco illegale alla demolizione del villaggio abusivo di Baccu Mandara per arrivare alla realizzazione del Green Blu Center a Quartu, il centro sportivo finanziato con denaro pubblico e destinato a parenti. Poi un accesso supplementare alla Statale 554 e un chiosco a mare a Capitana. Tutte opere vietate ma autorizzate secondo l’accusa grazie alla collaborazione di Rosemarie Patrizia Cogoni (due anni e otto mesi per corruzione e abuso d’ufficio) come responsabile del procedimento, del dirigente del settore urbanistica di Quartu Alessandro Casu (tre anni e mezzo), del funzionario Giorgio Sedda (due anni e mezzo per falso e abuso d’ufficio) e dell’ingegnere progettista Maria Lucia Farci (due anni e otto mesi per truffa e abuso d’ufficio). Per l?accusa è colpevole di falso in atti pubblici per aver concesso un’autorizzazione non dovuta il dirigente del settore urbanistica del comune di Capoterra Giancarlo Suelzu (un anno e mezzo) mentre per l’imprenditore Mario Dettori il pg ha chiesto la conferma dei tre anni per corruzione. Per concorso in truffa dev’essere condannata la moglie di Lucio Pani, Simonetta Birardi (due anni), il nipote Mauro Pani (tre anni e tre mesi, truffa e abuso d’ufficio), Giuseppe Solla (nipote dei fratelli Pani, due anni per truffa) e Lorenzo Collu (nipote di Lucio e Giuseppe Pani, due anni per truffa). Per i reati di falso ideologico e abuso d’ufficio in relazione alla sanatoria del Baccu Mandara il pg ha sollecitato la condanna del proprietario del villaggio abusivo Antonio Monni (due anni), di Piergiorgio Loi (amministratore dell’immobiliare «Tre P» che aveva realizzato il complesso, due anni e mezzo) e del socio Salvatore De Donato (due anni). È colpevole di truffa aggravata anche il dipendente regionale Gianni Erbì (otto mesi). I difensori parleranno da giovedì prossimo.

  3. 16 Luglio 2008 a 17:35 | #3

    sull’altravoce, clikkare

    Tangentopoli sarda, altra stangata

    quindici condanne al processo

    contro Lucio Pani, Sandro Casu

    più amici della Regione da rubare

  1. 22 Dicembre 2011 a 18:05 | #1
Codice di sicurezza: