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Un bracconiere “va in pensione”. Ne rimangono sempre troppi.

 

 

 

Renzo Sanna, quasi 75 anni, storico bracconiere dei Sette Fratelli va in pensione.  Bene, gli auguriamo una vita migliore e non possiamo che esser contenti che c’è un bracconiere di meno.  Non così, evidentemente, D.G., 72 anni, di Lodè (NU) beccato dagli agenti del Corpo forestale e di vigilanza ambientale (stazione di Bitti) martedì notte nelle campagne di Gallè, in Comune di Onanì (NU). Sequestrate munizioni, torcia e fucile l’anziano è stato denunciato per bracconaggio alla magistratura (vds. L’Unione Sarda, 28 agosto 2000).  Il giro di affari del bracconaggio - conferma indirettamente anche il bracconiere Renzo Sanna – è di sensibili dimensioni: basti pensare che una sola "griva" (spiedo di 8 tordi) ha raggiunto al mercato illegale 50-80 euro al dettaglio !    Tuttavia i più grossi "fruitori" finali del bracconaggio sembrano proprio essere alcuni noti ristoranti del Cagliaritano nei confronti dei quali appaiono necessarie ispezioni senza preavviso da parte delle Forze dell’ordine.  Così come l’inasprimento e l’effettività delle pene e delle sanzioni amministrative nei confronti dei bracconieri (molti risultano ufficialmente nullatenenti) e degli acquirenti, di fatto veri e propri ricettatori. Altrimenti difficilmente l’impegno quotidiano del Corpo forestale e di vigilanza ambientale e delle altre Forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia di Stato), così come le campagne anti-bracconaggio ecologiste, potranno debellare questo grave attentato al patrimonio naturalistico.

Lega per l’Abolizione della Caccia, Amici della Terra, Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da L’Unione Sarda, 27 agosto 2008

Maracalagonis. Renzo Sanna appende i lacci al chiodo dopo una vita nei boschi. Lascia il re delle notti in foresta. Bracconiere da 60 anni: l’ho fatto per vivere, sono pentito. Prezzi variabili sotto le feste. Otto tordi spennati e bolliti costano da 50 a 80 euro. «Li comprano tutti».  Lorenzo Piras

Maracalagonis.    Avrebbe potuto fare i soldi, «moltissimi», con il bracconaggio. Chissà quante migliaia di pillonis de taccula, di grive e di merli sono finiti tra i suoi lacci. Poi nelle pentole e, infine, nelle tavole dei ristoranti dell’hinterland, cui li ha venduti fino a qualche tempo fa. Il decano dei bracconieri del Basso Campidano, però, non si è arricchito: «L’ho fatto soltanto per mantenere la famiglia, moglie e quattro figli». Renzo Sanna, sorriso guascone di chi sa di aver sfidato la vita in (quasi) tutti i modi, e di averla fatta franca (quasi) sempre, in vista dei suoi primi 75 anni, che festeggerà in ottobre, annuncia: «Conosco i Sette Fratelli come le mie tasche, non conto le prede che ho catturato, ma ogni cosa a suo tempo. Ormai ho una certa età: è arrivata l’ora di smettere». Tragedie a parte («l’unico mio figlio maschio,Antonello, che faceva il militare, è morto a Teulada schiacciato da una camionetta 18 anni fa»), in gioventù si è arrangiato. Da Maracalagonis è emigrato a Tarquinia, dove ha incontrato sua moglie, per fare il contadino. Quindi in Francia, per lavorare in una fabbrica di scarpe prima e come muratore poi. Infine, in Germania, dove ha fatto anche l’operaio alla Philips. Da qui il ritorno in Sardegna. Il suo è un ritiro dai boschi. E dal "mercato". «Sono pentito di essere stato bracconiere, ma per me non c’erano alternative», dice: «Non auguro a nessuno la vita che è toccata a me».

Perché? «Quando sono rientrato dall’estero, per me qui non c’era lavoro. La mia strada non è stata semplice».

Da quanti anni "esercita"?  «Sessanta. Tra una pausa e l’altra».

Si è redento altre volte?  «Redento è una parola grossa.Diciamo che ho fatto altri lavori».

In regola?  «Non sono un fuorilegge. Quando ho iniziato era lecito anche fare il bracconiere».

Poi? «L’aristocrazia ha deciso di tenere la caccia per sé».

Addirittura. Ci sono delle leggi che vietano il bracconaggio. Lo sa? «So, so. Ma per noi poveri era l’unica fonte di sopravvivenza. Ce l’hanno negata. Così i ricchi vanno a caccia e i poveri sono bracconieri».

Qualche cacciatore non certo aristocratico riferisce dei metodi fin troppo cruenti che utilizzate per catturare le prede. «Ci risiamo. Parlano dei tubi con le cartucce».

Esatto. In questa zona dicono che siano ancora in voga. «Io non li ho mai usati. Non ho mai fatto la spia e non lo farò

ora. Ma, se dovessi vedere qualcuno che li piazza, mi farei sentire».

Denuncerebbe la cosa? «Senz’altro farei sapere a chi di dovere, cioè alle autorità che controllano il territorio, che in una determinata zona è meglio non passare».

In che senso? «Con i tubi non si scherza. Si può ferire un cinghiale, ma può scapparci anche il morto. E di notte, nei boschi, non ci vanno i forestali, ma i bracconieri».

Quando si lavora meglio? «Premetto. Ora per me non è più un lavoro, praticamente ho smesso. Diciamo da novembre a gennaio».

I prezzi? «Per otto tordi o altrettanti merli, spennati e bolliti, da 50 a 80 euro».

Chi li compra? «Ristoranti, privati. Tutti».

Quanto si guadagna? «Chi lavora bene, 8-10 mila euro all’anno».

L’ultimo verbale che ha ricevuto? «È di gennaio. Ho pagato poco più di mille euro».

È mai finito in prigione? «Ho fatto in gabbia venti giorni, per una vecchia condanna a un anno e sei mesi».

Quanti processi ha subito? «Quattro. Sempre per reati connessi al bracconaggio. Sempre condannato».

Pentito? «Certo. Il mondo gira a velocità diverse rispetto a quando ero giovane io».

Si spieghi meglio. «Tornare a casa all’alba, fradicio di sudore dopo aver sparso lacci per chilometri e chilometri sui Sette Fratelli, è massacrante. Sarebbe una condanna esemplare per qualche delinquente vero».

Quante denunce ha accumulato nella sua "carriera"? «Non le conto più. Decine e decine. Ancora adesso sto pagando le sanzioni per le ultime marachelle».

Le chiama marachelle? «Quelle che io chiamo marachelle sono state una necessità. In questo paese non si viveva e,

forse ancora adesso non si vive, se non ci si accoda al carro di un potente».

Lei l’ha mai fatto? «Vi pare che farei il bracconiere? Vi pare che sarei andato a lavorare in Francia e in Germania? Vi pare che nella mia vita avrei fatto il vagabondo?».

Però ha fatto politica. «Contro i potenti. Contro chi si vende ai padroni. Ero, sono e sarò finché potrò comunista».

Giura che appenderà i lacci al chiodo? «Ho l’artrosi, qualche acciacco. Senza la montagna non vivo, ma cercherò di adeguarmi».

 

Ma niente scoraggia i fuorilegge. Gli ispettori forestali: condanne da inasprire.

Il bracconaggio riprende a galoppare anche in provincia di Cagliari. Secondo i dati forniti dall’Ispettorato ripartimentale del Corpo forestale, dal primo gennaio a oggi sono state 67 le comunicazioni di notizia di reato alla Procura, 45 le persone indagate, 4 i bracconieri arrestati, 874 i capi di selvaggina sequestrati, 8.745 i sistemi di cattura sequestrati, cioè lacci, tagliole e trappole e 43 le armi sottoposte a sequestro, comprendendo tra queste tubi-fucile e bocconi esplosivi. «Il fenomeno è consistente per vari motivi», dice Giovanni Monaci, direttore dell’Ispettorato forestale di Cagliari: «La recrudescenza degli episodi di bracconaggio è determinata dall’esigenza che hanno molti di integrare il reddito. Accade sempre in periodi di crisi». Il mercato non ha regole precise: «Non ci sono canali di mercato significativi, almeno ufficialmente», prosegue Monaci, «nel senso che la vendita dei capi avviene porta a porta. Ma, va detto, in Sardegna è una pratica che trova sia nel Sulcis e nel Campidano che nel Sarrabus legami con la tradizione e che, quindi, è difficile da sradicare». In ogni caso, molti continuano a fare i bracconieri per la non eccessiva severità delle pene: «Ultimamente, tra indulti e sospensioni condizionali, gli effetti della pena non si fanno sentire se non dopo la quarta o la quinta condanna». Ma quali sono i rischi per chi decide di mettere lacci o altre esche nei boschi per catturare selvaggina? «Si rischia un’ammenda fino a 10 mila euro o l’arresto fino a un anno. Pene più severe esistono se il bracconaggio viene praticato con armi clandestine o tubi- fucile: si rischia l’arresto fino a quattro anni. Chi viene beccato con un paio di grive, nella peggiore delle ipotesi», concludono dalla Forestale, «rischia una denuncia penale e una sanzione di non molto superiore ai mille euro».

 

(foto C.F.V.A.)

 

  1. Davide
    29 Agosto 2008 a 12:55 | #1

    Insomma, se ho capito bene, chi ha bisogno di soldi è giustificato se va a fare il bracconiere?

  2. marika
    29 Agosto 2008 a 10:43 | #2

    uno di meno!

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