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Il Baratz sarà salvo ?

28 Settembre 2008

 

 

Dopo le denunce ecologiste della scorsa primavera, sembra che finalmente le amministrazioni pubbliche competenti abbiano seriamente preso in carico il problema della sopravvivenza dell’unico lago naturale della Sardegna, il Baratz, in Comune di Sassari.  Era ora.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

da La Nuova Sardegna, 27 settembre 2008

Un’iniezione d’acqua salverà il lago di Baratz dalla sete.  Silvia Sanna

SASSARI. A spegnere la sete cronica del lago di Baratz potrebbero essere un laghetto di mille metri quadri e un paio di elettropompe posate sul fondo, capaci di sollevare centomila metri cubi d’acqua all’anno. È la soluzione ipotizzata da un pool di ingegneri per evitare che dell’unico bacino naturale dell’isola resti solo una misera pozzanghera di fango e sabbia.   Due metri in meno di profondità ogni 12 mesi negli anni ‘50, a partire dal valore massimo di 14,6 metri. Un innalzamento negli anni ‘60 e un brusco abbassamento nel decennio successivo, prima della timida ripresa a cavallo tra gli anni ‘80 e ‘90. Poi, a partire dal 1998, un crollo continuo. Nell’aprile scorso, il minimo storico: meno di tre metri di profondità e arretramento di 60 metri della zona umida. L’amministrazione comunale di Sassari ha accelerato i tempi di uno studio già avviato, portato avanti con il coinvolgimento del parco geominerario. A firmare la radiografia del bacino è stato il dipartimento di Ingegneria del territorio, sezione di Idraulica, della facoltà di Agraria dell’Università di Sassari. In primo piano tutti i fattori che hanno determinato l’emergenza ambientale e le possibili soluzioni. Che sono di tre tipi: a lungo, medio e breve termine. Nei primi due casi, gli interventi sono legati a doppio filo alla volontà e ai progetti della Regione, che ha già dichiarato il lago di Baratz monumento naturale della Sardegna. Il terzo intervento, a breve termine, verrà realizzato dall’amministrazione comunale (dopo l’approvazione da parte della Regione), se nei prossimi mesi dovesse ripresentarsi l’emergenza di aprile.
 Le cause del problema. Diminuzione delle precipitazioni nel corso degli anni e, soprattutto, forte antropizzazione del bacino idrografico che porta l’acqua al lago. Il principale imputato è il disboscamento selvaggio, che ha provocato un abbassamento del tasso di umidità e della permeabilità del terreno. Dice Salvatore Demontis, assessore comunale all’Ambiente: «In un’area secca, povera di vegetazione, oltre alle temperature più elevate si verifica un’altra situazione. Quando piove, l’acqua evapora più velocemente e non riesce a raggiungere le falde sottosuperficiali che alimentano il lago». L’altro grosso problema è legato all’utilizzo dell’acqua di Baratz per scopi irrigui. Trasfusioni continue e obbligate da parte delle aziende presenti nella zona.
 Le soluzioni possibili. La Regione ha garantito che il lago di Baratz sarà interessato da una massiccia operazione di risanamento. L’intervento si muoverà su due fronti. All’area Sic dovrà essere restituita la vegetazione cancellata dall’opera dell’uomo. La riforestazione è indispensabile per ottenere un abbassamento delle temperature e recuperare un livello di umidità sufficiente a garantire una buona permeabilità del terreno. Si tratta di una soluzione a medio-lungo termine, i cui effetti positivi non potranno vedersi prima dei prossimi dieci anni. «Nel frattempo – dice l’assessore Demontis -, è necessario che la Regione e il Consorzio di bonifica della Nurra trovino una soluzione per alimentare diversamente le aziende che operano intorno al lago. Dovranno, cioè, attingere dalla rete del Consorzio, in modo da non essere più costrette a prelevare l’acqua dal bacino».
  Le altre ipotesi. Lo studio del dipartimento di Ingegneria del territorio evidenzia la possibilità di intervenire con operazioni-tampone, in grado di fronteggiare l’emergenza. All’interno del bacino idrografico del lago di Baratz, in posizione più a monte, si trova un’altra vasca, più piccola, che attinge dalla medesima falda. «Si tratta di un bacino di dimensioni ridotte – dice Demontis -, realizzato dalla società agricola "Il grifone" con regolare autorizzazione del Genio civile. La vasca è stata sinora utilizzata per irrigare i campi. La soluzione ipotizzata prevede la riduzione drastica dell’acqua prelevata: verrà cioè attinta solo quella strettamente necessaria. I volumi più consistenti confluiranno direttamente verso il lago». C’è poi un’altra strada percorribile, quella per la quale il Comune ha disposto una perizia di variante al progetto iniziale. È l’ipotesi più impattante, perchè prevede la realizzazione di un laghetto all’interno del bacino Rio dei Giunchi, a poca distanza da Baratz, dal quale attingere l’acqua attraverso un sistema di pompe di sollevamento. «Si tratta di un’area meno antropizzata e più ricca di vegetazione – spiega Salvatore Demontis -, che ha un pregio fondamentale: l’acqua del bacino presenta caratteristiche analoghe rispetto a quelle di Baratz, dunque l’ecosistema non verrebbe minimamente alterato». Un aspetto fondamentale che induce l’amministrazione comunale, sulla base anche del parere degli esperti, a respingere con decisione un’altra ipotesi, suggerita dalla Regione: quella di alimentare il lago naturale di Baratz con le acque del Cuga, invaso artificiale nel territorio di Uri, di proprietà del Consorzio di bonifica della Nurra. «Le acque presentano caratteristiche molto diverse – dice l’assessore – e la condotta da realizzare sarebbe eccessivamente impattante».
 I dubbi. Le ipotesi di intervento a breve termine verranno illustrate nei prossimi giorni ai componenti della commissione consiliare Ambiente. Non è un atto dovuto, perchè il progetto non è vincolato all’esito di una votazione. Ma alcuni consiglieri sono piuttosto perplessi e tramite il presidente di commissione Dolores Lai, hanno sollecitato un incontro con l’assessore Demontis. Il problema è questo: c’è chi ha paura che con la realizzazione di un laghetto e la sistemazione nel fondale di due elettropompe, il dna di Baratz venga alterato. Non più lago naturale nel vero senso della parola, alimentato dalle piogge e dalla generosità della falda, ma bacino semi-artificiale che sta in vita soltanto grazie alle macchine.

 

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. gruppodinterventogiuridico
    9 Ottobre 2008 a 17:49 | #1

    da La Nuova Sardegna, 9 ottobre 2008

    La grande sete del lago di Baratz, gli interventi previsti dal Comune

    SASSARI. Le pompe di sollevamento entreranno in funzione solo se dovesse ripresentarsi l’emergenza dell’aprile scorso. Quando il livello del lago di Baratz toccò il minimo storico: meno di tre metri di profondità e arretramento di 60 metri della zona umida. Per spegnere la sete dell’unico lago naturale dell’isola, il comune di Sassari si è affidato agli esperti. Ieri mattina, in commissione Ambiente (presidente Dolores Lai), è stato stato illustrato lo studio realizzato dal dipartimento di Ingegneria del territorio, sezione di Idraulica, della facoltà di Agraria. L’assessore Salvatore Demontis ha spiegato insieme a due tecnici quali sono gli interventi previsti nel lungo, medio e breve termine. Nei primi due casi, entra in gioco la Regione, che ha garantito una massiccia operazione di risanamento, a partire dalla riforestazione. Per quanto riguarda gli interventi a breve termine, il Comune prevede di attingere una buona quantità d’acqua da un’altra vasca che si trova più a monte rispetto a Baratz. In caso di emergenza, ecco la soluzione B (che però dovrà avere il via libera della Regione): creare un laghetto all’interno del bacino Rio dei Giunchi, a poca distanza da Baratz. L’acqua (centomila metri cubi l’anno) verrebbe attinta con due pompe di sollevamento. Alcuni consiglieri hanno storto il naso. Giampaolo Mameli e Roberto Schirru hanno parlato di una sorta di “accanimento terapeutico”: a loro parere bisognerebbe rispettare le caratteristiche del lago, bacino naturale naturalmente soggetto a periodi di siccità. La discussione in commissione andrà avanti nella prossima seduta. (si. sa.)

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