Home > Primo piano > E’ giusto chiudere gli “anni di piombo” con un’amnistia? E siamo nella “rinascita democratica”?

E’ giusto chiudere gli “anni di piombo” con un’amnistia? E siamo nella “rinascita democratica”?

 

 

 

Il Presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozy ha reso noto che la brigatista Marina Petrella, condannata all’ergastolo, non sarà estradata in Italia per ragioni umanitarie.  Poco tempo fa il Tribunale di sorveglianza di Roma ha concesso la libertà condizionale a Francesca Mambro, dei N.A.R., anch’essa condannata all’ergastolo, fino al 2013 quando, in assenza di altri reati, la sua pena sarà estinta.  Da anni c’è un dibattito , spesso anche aspro, sull’opportunità o meno di chiudere con un’amnistia gli anni di piombo, la notte della Repubblica.   Personalmente non ho una convinzione netta.   Sono stati anni difficili, tragici, sanguinari.  Un periodo che ha segnato pesantemente moltissime persone e le loro vite.   C’è altro, però, che proviene da quegli anni, qualcosa che – forse meno conosciuto – forse è ancora più inquietante.   Ritengo molto rilevanti, pesanti e preoccupanti alcune realizzazioni concrete di una proposta reazionaria ed autoritaria piuttosto in voga qualche anno fa, un piano di rinascita democratica piuttosto discutibile.  Scodellato proprio nei medesimi anni.  Casualmente…   E voi che cosa ne pensate ?

Stefano Deliperi

 

 

A.N.S.A., 12 ottobre 2008

PETRELLA, EX BR NON SARA’ ESTRADATA IN ITALIA.

PARIGI – Marina Petrella, il suo comitato, i suoi difensori, gli amici e i parenti, hanno vinto la battaglia per l’applicazione della "clausola umanitaria": l’ex brigatista, condannata all’ergastolo in Italia nel 1992 per complicità in un omicidio, non sarà estradata dalla Francia. Il presidente Nicolas Sarkozy ha già dato disposizione in questo senso al primo ministro, Francois Fillon. All’origine della decisione, i "motivi umanitari", come ha spiegato stamane Irene Terrel, avvocato di molti fuorusciti italiani degli anni di piombo in Francia. Quelle stesse ragioni sono invocate da mesi dal comitato per la liberazione della Petrella, che si è autobattezzato ‘Parole donnee” (Parola data) in riferimento all’impegno preso negli anni Ottanta dall’allora presidente, Francois Mitterrand, di non estradare gli italiani latitanti che avessero rinunciato alla lotta armata e si fossero ricostruiti una vita in Francia. Irene Terrel, che ha combattuto questa ennesima battaglia soltanto parzialmente al fianco del compagno di vita e di professione Jean-Jacques de Felice, scomparso pochi mesi fa, ha spiegato stamane all’ospedale parigino Saint-Anne che lo stato francese "ha capito che non si poteva dare seguito a questa estradizione".   Nel reparto psichiatrico dove è da tempo ricoverata in gravi condizioni Marina Petrella, che da tempo rifiuta di parlare anche ai familiari e chiede notizie soltanto all’avvocato, la Terrel si è felicitata per una decisione "umana, necessaria e legittima". Le disposizioni di Sarkozy, adottate proprio nelle ore culminanti della preparazione del vertice dell’Eurogruppo sulla crisi finanziaria, sono state comunicate alla Petrella ieri sera tardi in ospedale. Lo stesso Sarkozy aveva sfruttato un altro importante evento internazionale, il vertice del G8 della scorsa estate in Giappone, per annunciare che avrebbe chiesto all’Italia di concedere la grazia a Marina Petrella dopo la sua estradizione. Il decreto che avrebbe estradato in Italia l’ex esponente della "colonna romana" delle Br era stato emesso il 3 giugno, in riferimento all’ergastolo pronunciato nel 1992. L’anno seguente, la Petrella, con la figlia Elisa, era fuggita in Francia dove aveva tranquillamente vissuto fino all’agosto 2007 lavorando come assistente sociale. Poi, l’incauta richiesta di un documento in commissariato fece scattare il dispositivo di Schengen e la procedura per l’attivazione dell’estradizione richiesta dall’Italia. In uno stato di grave prostrazione fisica e mentale, la Petrella era stata liberata sotto controllo giudiziario ad inizio agosto per consentire ai medici di seguire il decorso del suo stato di depressione. Dopo quella decisione, la Petrella disse soltanto che nulla sarebbe cambiato fin quando non fosse stato ritirato il decreto di estradizione.  "In Italia – disse – non tornerò, potranno riavere soltanto il mio corpo". In favore della sua liberazione per motivi umanitari si sono espressi in Francia numerose personalità della politica e della cultura. Carla Bruni, consorte del presidente Sarkozy, disse che una nelle sue condizioni "va curata e non tenuta in cella". La sorella di Carla, l’attrice Valeria Bruni-Tedeschi, è stata fra le pochissime persone alle quali è stato consentito di visitare la Petrella, durante l’estate.
ELISEO, DECISIONE UNICAMENTE PER MOTIVI SALUTE.        L’Eliseo precisa che la decisione di ritirare il decreto di estradizione di Marina Petrella è stata adottata "unicamente per la situazione di salute" dell’ex terrorista" e "non attenua in nulla l’impegno della Francia in materia di lotta contro il terrorismo e cooperazione in questo settore con le altre democrazie". "Nonostante le attente cure che le sono prodigate – spiega l’Eliseo in un comunicato – il suo stato di salute non è migliorato. I medici che l’hanno esaminata hanno concluso che la profonda depressione di cui soffre è tale da mettere in pericolo la sua sopravvivenza". "Per questo – conclude l’Eliseo – il presidente della Repubblica ha chiesto al primo ministro di applicare la clausola umanitaria della convenzione di estradizione del 1957 e di ritirare il decreto di estradizione che la riguarda".

    

Perplessita’ da governo per decisione Sarkozy.

 ROMA – Ha suscitato "perplessità", nel governo italiano, e anche nell’opposizione, la decisione del presidente francese Francois Sarkozy di non estradare, per motivi umanitari connessi alle cattive condizioni di salute – come spiegato da una nota dello stesso Eliseo che vuole fugare i dubbi sull’affievolimento della cooperazione italo-francese – l’ex brigatista Marina Petrella (54 anni), condannata all’ergastolo per gravi delitti negli anni di piombo e riparata in Francia. A Parigi è ricoverata per una grave depressione e viene nutrita artificialmente con un sondino. Ad esternare il malumore di Palazzo Chigi è stato il sottosegretario alla giustizia Elisabetta Alberti Casellati. "E’ una decisione che mi lascia perplessa. Non mi piace che la Francia – ha detto Casellati – consideri l’umanità nel trattamento dei detenuti quasi un marchio esclusivo. Nel nostro Paese la riabilitazione attraverso il reinserimento sociale e le cure adeguate, in caso di malattia, sono principi inseriti nella Costituzione, come patrimonio della nostra cultura e della nostra civiltà". Sulla stessa scia – sempre dall’interno della maggioranza – anche Isabella Bertolini (Pdl) che ha definito ‘l’affaire Petrellà "una terribile beffa". Non dissimile il commento che arriva dall’opposizione a voce dell’ex sottosegretario di Via Arenula Luigi Li Gotti, legale di fiducia della famiglia Calabresi e senatore dipietrista. "E’ uno smacco per l’Italia: il ‘no’ all’estradizione è una decisione esclusivamente politica, i presupposti giudiziari c’erano tutti. E suona come una beffa al governo Berlusconi che vanta tanta amicizia con l’Eliseo!". "Voglio solo ricordare – ha aggiunto – che la scorsa legislatura, invece, ottenemmo dalla Francia la consegna dell’ex terrorista Persichetti. Ora, evidentemente, il clima è cambiato e non si fanno scrupoli a farci dei piccoli sgarbi!". Critico anche il commento di Olga D’Antona (Pd), vedova del giuslavorista ucciso dalle nuove br. "E’ inaccettabile che Sarkozy continui a mantenere la linea di Mitterrand, è una mancanza di rispetto verso il nostro Paese che si batte contro la pena di morte e la tortura". Pollice verso per Sarkozy anche dal sindacato autonomo di polizia che ritiene "inaccettabile non concedere l’estradizione ad una terrorista condannata, tra l’altro, per l’omicidio di un poliziotto". "Amarezza" è stata espressa, inoltre, da Donato Capece sindacalista della polizia penitenziaria. Di segno opposto solo le dichiarazioni dei collettivi parigini a sostegno di Petrella che, adesso, auspicano "una soluzione politica anche per gli altri rifugiati italiani in Francia". E quelle di plauso venute dagli ex parlamentari Francesco Caruso (Prc) e Paolo Cento (verdi) che auspicano, anche con una amnistia, la "chiusura della stagione degli anni di piombo".

 

La figlia Elisa, spero possa pian piano recuperare.

PARIGI – "Ho trovato mia madre ancora indebolita, con problemi fisici creati dal dimagrimento, e come frastornata per la notizia della decisione di non estradarla. Si chiede: E’ vero? Ricomincerò a vivere? Potrò restare qui in Francia?". Parla Elisa Novelli, 25 anni, che oggi pomeriggio è andata a trovare all’ ospedale parigino di Sainte-Anne, la madre Marina Petrella, l’ ex membro delle Brigate Rosse, per la quale l’ Eliseo ha deciso di ritirare il decreto di estradizione in Italia. "Piano piano mia madre si riprenderà", dice all’ANSA Elisa, aggiungendo che questa mattina all’ ospedale sono andati anche il marito, Hamed Merakchi, e la figlia più piccola, di undici anni. Sulle dichiarazioni e le polemiche sorte oggi in Italia dopo la decisione del presidente francese Nicolas Sarkozy, Elisa Novelli non vuole esprimersi: "Io sono la più coinvolta in questa vicenda. Non mi compete, non ne ho l’ autorità, un mio commento sarebbe fuori luogo". Poi ammette che quella passata é stata "un vicenda tragica per tutti: capisco la sofferenza di tutti". La Novelli ribadisce in fine che quella di Sarkozy è stata una decisione "giusta: non c’ erano altre soluzioni".

 

Una vita tra terrorismo, carcere e latitanza.

ROMA – Una vita vissuta tra la lotta armata, il carcere, la latitanza in Francia. A 54 anni Marina Petrella è al momento ricoverata presso l’Ospedale parigino di Sainte-Anne in gravi condizioni fisiche e psichiche.
Ecco gli eventi principali della sua vita.
 - 4 gennaio 1979: Marina Petrella (che era stata segretaria in una scuola sulla Cassia) e il marito Luigi Novelli vennero arrestati per la prima volta e incriminati per partecipazione a banda armata e detenzione di armi nell’ambito dell’inchiesta sul sequestro di Aldo Moro.
- maggio 1980: i due, definiti dalla stampa dell’epoca "i coniugi del terrore" vengono mandati al soggiorno obbligato a Montereale, paese in provincia dell’Aquila.
- agosto 1980: fuggono dall’obbligo, secondo gli investigatori per partecipare alle riunioni della direzione delle Brigate Rosse.
- 7 dicembre 1982: Petrella e Novelli vengono di nuovo arrestati dopo uno scontro con i carabinieri su un autobus a Roma.
- 1983: nasce in prigione la prima figlia, Elisa, avuta da Novelli.
- 1988: Petrella esce da carcere per decorrenza dei termini, poco prima del termine del processo Moro-ter.
 - 1993: la condanna all’ergastolo diventa definitiva, ma Petrella è già latitante in Francia.
- 1998: nasce la seconda figlia, avuta dal compagno algerino con cui vive in Francia.
- 22 agosto 2007: è arrestata a causa di un controllo stradale ad Argenteuil, nella banlieu di Parigi, dopo una latitanza durata quasi 20 anni.
 - 14 dicembre 2007: la Corte d’Appello di Versailles concede l’estradizione richiesta dalle autorità italiane.
- 9 giugno 2008: il Governo francese conferma l’estradizione.
- 10 luglio 2008; il presidente Nicolas Sarkozy, che già aveva firmato l’estradizione ma anche proposto un provvedimento di clementa da parte dell’Italia, scrive una lettera a Napolitano e a Berlusconi, una lettera per chiedere "la grazia, il perdono" per Marina Petrella.
- 23 luglio 2008: è trasferita dal carcere di Fresnes all’ospedale parigino di Saint-Anne.
- 5 agosto 2008: la Corte d’Appello di Versailles ne dispone la scarcerazione.
- 12 ottobre 2008: il presidente francese Nicolas Sarkozy decide di non applicare il decreto sulla sua estradizione per "ragioni umanitarie".

 

da Il Corriere della Sera, 8 ottobre 2008

Terrorismo: Condannata all’ergastolo per la strage di Bologna. Mambro in libertà condizionale. I parenti delle vittime: vergogna. I giudici: si è ravveduta. La scelta criticata anche dal Pd bolognese: «Una decisione incomprensibile».   Lavinia Di Gianvito

ROMA – Fra cinque anni tutto sarà finito: Francesca Mambro avrà pagato il suo conto con la giustizia. La ex terrorista dei Nar, condannata anche per la strage alla stazione di Bologna, ha ottenuto la libertà condizionale: sarà in libertà vigilata fino al 16 settembre 2013, quando la pena sarà estinta.    La Mambro, 49 anni, aveva già ottenuto la semilibertà nel ’98 e la detenzione domiciliare speciale nel 2002, quando era nata la figlia Arianna. Tre settimane fa il tribunale di sorveglianza ha accolto l’istanza dell’avvocato Michele Leonardi soprattutto perché, spiega il legale, negli ultimi dieci anni l’ex terrorista «si è ravveduta» e si è dedicata senza risparmiarsi «alla riconciliazione e pacificazione con i familiari delle vittime ». In particolare, a convincere i giudici, sarebbero state le due lettere scritte alla Mambro e a Valerio Fioravanti (che è semilibertà da aprile 2004) da Anna Di Vittorio e Gian Carlo Calidori: una coppia che si è incontrata e innamorata in seguito alla bomba che aveva ucciso il fratello di lei, Mauro, e uno degli amici più cari di lui, Sergio Secci. «Ecco come i percorsi di sofferenza – chiosa l’avvocato Leonardi — possono trasformarsi in percorsi di riconciliazione ».   L’ordinanza valuta anche in modo positivo la capacità di reinserimento della ex estremista, che collabora all’associazione «Nessuno tocchi Caino», ed esclude che sia ancora pericolosa socialmente. Nel provvedimento viene poi ricostruito l’iter della detenzione della Mambro dall’arresto, nell’82, per la strage del 2 agosto di due anni prima: un attentato che la ex terrorista e il marito hanno sempre negato di aver commesso. Tuttavia fino al 2013 il tran-tran quotidiano non cambierà: la Mambro dovrà continuare a tornare a casa la sera e non potrà oltrepassare i confini del Comune di Roma. Sono le regole della libertà condizionale, che un altro dei suoi avvocati, Tommaso Mancini, definisce «una spada di Damocle ». «Nei prossimi cinque anni – spiega il legale che ha difeso l’ex terrorista nel processo per la bomba alla stazione – non potrà commettere errori, altrimenti perderà il beneficio ».   A criticare senza mezze misure la decisione del tribunale di sorveglianza è il presidente dell’associazione dei familiari e delle vittime, Paolo Bolognesi: «È una vergogna», sbotta. «È scandaloso – continua – che la libertà condizionale sia stata concessa a una terrorista che non ne ha i requisiti, che è stata condannata a sette ergastoli e che non ha mai espresso alcun sentimento di distacco dal suo passato ». Per Bolognesi, la Mambro ha avuto «un trattamento di favore», mentre «le vittime non hanno mai ottenuto alcun risarcimento nonostante le condanne definitive». Come in altre occasioni, conclude il presidente dell’associazione, «l’omertà di Stato è stata più forte della legge». Ma anche il Pd di Bologna, attraverso il segretario Andrea De Maria, boccia la scelta dei giudici romani: «La decisione è incomprensibile. Mentre siamo ancora in attesa di conoscere i mandanti della strage, arriva questo provvedimento che colpisce profondamente non solo la memoria delle vittime, ma l’intera città che da quella orribile strage fu così drammaticamente ferita». De Maria è amareggiato: «Ancora una volta – osserva – lo Stato appare più attento alle ragioni di chi ha commesso terribili atti di sangue che a quelle delle vittime ».  Fra i familiari, in effetti, Anna e Gian Carlo sono i soli che hanno voluto riconciliarsi con la Mambro e con Fioravanti. «Voi, a suo tempo – hanno scritto -, avete scelto la violenza. E in questo modo avete contribuito a creare e coltivare quel clima di violenza nel quale, poi, noi abbiamo fatto la nostra esperienza di morte e lutto. Per questo vi perdoniamo: per sempre e in modo assoluto, senza contingenza di scambio ».

      

 

(foto da mailing lists politico-sociali e da dove gli pare)

  1. seba
    17 Ottobre 2008 a 10:28 | #1

    non è l’ammistia la risposta giusta ma la galera.

  2. Myriam
    16 Ottobre 2008 a 23:33 | #2

    No, Stefano, non è possibile alcuna amnistia. No, Stefano. Troppo sangue, troppo odio, troppo dolore. Troppa solitudine. In certi giorni è sempre notte. Buio. Senza alcuna luce. No. Neppure il carcere a vita è abbastanza e la morte che toglie il rimorso è poca cosa. Il resto lasciamolo al Dio in cui crediamo, ma la vita lasciamola dentro il carcere. Nessuna amnistia. Tu mi capirai.

  3. Davide
    15 Ottobre 2008 a 23:29 | #3

    No. Per la cultura giuridica che abbiamo assimilato ogni amnistia sarebbe il contrario di quello che abbiamo studiato e praticato. No perchè pretendo un po’ di decenza e coerenza dal mio Stato.

  4. titti
    15 Ottobre 2008 a 17:03 | #4

    Mesina non era uno stinco di santo ma sono convinta che in questa Italia di buonisti sia stato l’unico carcerato a passare un bel po’ di anni in galera.E senza che nessuno protestasse.Ma lui non aveva ucciso in nome della politica.Bella giustizia e begli italiani.

  5. m.f.
    15 Ottobre 2008 a 12:03 | #5

    un’amnistia?? noooo!!!! sulla “rinascita democratica” hai pienamente ragione!

  6. BIONDABUGIARDA
    15 Ottobre 2008 a 11:07 | #6

    AMNISTIA?????Per delitti freddamente programmati a tavolino e altrettanto freddamente eseguiti?AMNISTIA perchè di matrice politica?Dentro, chi ha vissuto quegli anni,prova “rispetto”per tutti gli uccisi e per i loro parenti.Vogliamo riprendere la polemica della storia condivisa?

  7. Sandro
    15 Ottobre 2008 a 9:47 | #7

    No a qualsiasi amnistia. Troppo sangue è stato versato. Il piano di rinascita democratica è fonte di sconcerto come la sua attuazione. Saluti.

  8. giusy
    15 Ottobre 2008 a 9:16 | #8

    Non credo che sia giusto chiudere tutto con un’amnistia, anche perchè rimangono tuttora dei punti oscuri, relativi ad esempio al coinvolgimento di settori deviati dello Stato in molte sanguinose vicende.

  9. titti
    15 Ottobre 2008 a 1:04 | #9

    Io pensavo che la DEMOCRAZIA fosse una forma di protezione per i più deboli:quelli che lo sono sempre stati e non quelli diventati tali dopo la sopraffazione,fisica e psicologica,degli altri.Sarò cattiva,ma non mi intenerisce la loro malattia,mi rattrista di più l’anima malata dei parenti degli assassinati.Se i terroristi erano convinti che le loro azioni fossero l’unica risposta possibile per sanare il sistema perchè non sono rimasti ad affrontarne le conseguenze?La maggior parte di loro ha trovato comodi rifugi,nuovi compagni,e con la stessa incoscienza con cui ha ucciso si è riprodotta.Poveri figli!E adesso inizia, da parte dei politici, il toto-estradizione:tu uno,io due, mi tengono in considerazione e a te no.Forse faranno anche un nuovo gratta e vinci:chi riuscirà a trovare tre teste uguali di quei signori vincerà un viaggio in Francia e avrà la possibilità di consolare quei poverini che meritano una tranquilla vecchiaia.Tanto ormai i morti sono morti.

    P.S.Non sto nè ironizzando nè trattando con leggerezza l’argomento.Sono solo molto inca…..volata.

  10. freak
    15 Ottobre 2008 a 0:23 | #10

    sono stati anni terribili e solo chi li ha vissuti “dentro” lo può sapere e lo porta ancora addosso. ora è una stagione chiusa. lo “stato democratico” ha vinto e con un’amnistia può chiudere tutto definitivamente.

I commenti sono chiusi.