Una proposta di legge urbanistica da rivedere profondamente.

Il Consiglio regionale, con estremo travaglio interno e polemiche, sta esaminando il testo unificato n. 11-204-290/A in materia di governo del territorio. Il testo in discussione è stato approvato dalla competente IV Commissione permanente del Consiglio regionale il 24 luglio 2008, con parere fortemente negativo reso dal Consiglio delle autonomie del 18 luglio 2008. In precedenza la stessa Commissione aveva, il 27 maggio 2008, licenziato un differente testo unificato della proposta di legge in discussione risultato dalle varie proposte di legge regionale sull’urbanistica che erano al suo esame ("Disciplina di governo del territorio regionale"). Il Presidente della Commissione on. Stefano Pinna ha richiesto alle associazioni ambientaliste (nota prot. n. 6125/S.C. del 27 maggio 2008) osservazioni scritte sul testo da inviare entro il successivo 10 giugno. La consultazione delle parti sociali è senza dubbio un elemento positivo, ma pochi giorni a disposizione per svolgerle riducono ad un mero fatto formale la medesima consultazione. Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico avevano inviato (9 giugno 2008) un atto contenente le osservazioni in proposito, ma hanno anche richiesto di svolgerle più ampiamente – dato il ristretto termine – in audizione. Finora nessuna risposta. Anche il prof. Edoardo Salzano, uno dei più importanti urbanisti italiani e Presidente del Comitato scientifico del piano paesaggistico regionale, aveva inviato le sue osservazioni (14 giugno 2008, qui il commento pubblicizzato su Eddyburg), però al Presidente della Regione autonoma della Sardegna on. Renato Soru ed all’Assessore regionale dell’urbanistica ing. Gian Valerio Sanna, non alla IV Commissione permanente del Consiglio regionale, titolare della proposta unificata.
Tuttavia, nel testo definitivo ora in discussione, permangono carenze di varia entità e – in particolare – una previsione che costituisce un pesantissimo passo indietro negativo, assolutamente da evitare: l’abrogazione del vincolo di conservazione integrale della fascia costiera dei mt. 300 dalla battigia marina e di una serie di beni ambientali (es. spiagge, aree archeologiche, zone umide, ecc.) stabilito dall’art. 2 della legge regionale n. 23/1993. L’abrogazione dell’intera legge, infatti, prevista dall’art. 49, comma 1°, lettera f, del testo proposto porterebbe al travolgimento anche della misura di tutela, demandata soltanto alla pianificazione paesaggistica. Un folle passo indietro in palese contrasto, a puro titolo di esempio, con la dichiarata e perseguita azione della Regione autonoma della Sardegna per la sacrosanta tutela dell’area archeologica di Tuvixeddu (Cagliari), la cui salvaguardia verrebbe incredibilmente depotenziata.
A nostro parere, il testo necessita di profonda rivisitazione anche almeno nei seguenti altri punti:
* le finalità della valutazione ambientale strategica – V.A.S. sono indicate nella direttiva n. 2001/42/CE del 27 giugno 2001 e, sostanzialmente, trasposte correttamente nel decreto legislativo n. 152/2006 e successive modifiche ed integrazioni (codice dell’ambiente). Non può accettarsi una contrazione delle finalità ("la VAS è redatta esclusivamente al fine di valutare l’incidenza delle nuove scelte di pianificazione rispetto al contesto territoriale e urbano preesistente") in contrasto con gli obblighi comunitari: si chiede l’abrogazione dell’art. 8, comma 3°;
* andrebbero abrogate tutte le previsioni di silenzio-assenso che, in materia urbanistica, costituiscono spesso l’anticamera dell’abusivismo edilizio a causa della cronica assenza o scarsa efficienza dei controlli;
* il contenuto e le finalità del documento di programmazione territoriale, strumento di pianificazione generale introdotto dal testo proposto (artt. 26-27), appaiono potenzialmente costituire elemento limitativo e di contrasto con il piano paesaggistico, strumento di pianificazione fondamentale in materia ambientale/territoriale disposto dal decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni (codice dei beni culturali e del paesaggio): si chiede la revisione degli artt. 26-27 al fine di evitare contrasti normativi ed in sede applicativa;
* vista la grave situazione dell’abusivismo edilizio in Sardegna, soprattutto con particolare riferimento alle modifiche territoriali illecite in ambiti di particolare rilievo paesaggistico-ambientale, come le aree costiere, appare opportuno proporre (come già fatto anche all’Esecutivo regionale in varie occasioni) l’integrazione del testo in argomento con il seguente
articolo 41 bis
(procedure sostitutive in materia di abusivismo edilizio)
1. In caso di interventi eseguiti in assenza di permesso di costruire o in contrasto con questo o con le prescrizioni degli strumenti urbanistici o della normativa urbanistico-edilizia, qualora il Comune non abbia provveduto entro i termini stabiliti, la Regione può disporre la sospensione o la demolizione delle opere eseguite. Il provvedimento di demolizione è adottato entro cinque anni dalla dichiarazione di agibilità dell’intervento.
2. Il provvedimento di sospensione o di demolizione è notificato al titolare del permesso o, in mancanza di questo, al committente, al costruttore e al direttore dei lavori. Lo stesso provvedimento è comunicato inoltre al Comune.
3. La sospensione non può avere una durata superiore a tre mesi dalla data della notifica entro i quali sono adottati le misure necessarie per eliminare le ragioni della difformità, ovvero, ove non sia possibile, per la rimessa in pristino.
4. Con il provvedimento che dispone la modifica dell’intervento, la rimessa in pristino o la demolizione delle opere è assegnato un termine entro il quale il responsabile dell’abuso è tenuto a procedere, a proprie spese e senza pregiudizio delle sanzioni penali, alla esecuzione del provvedimento stesso. Scaduto inutilmente tale termine, la Regione dispone l’esecuzione in danno dei lavori.
Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico

da La Nuova Sardegna, 22 ottobre 2008 Scompare il vincolo sui 300 metri dal mare. Denuncia degli ambientalisti: «Grave errore abrogare la norma del 1993». La regola stabilisce l’inedificabilità in questa fascia. Piero Mannironi CAGLIARI. Nel testo definitivo del disegno di legge sull’urbanistica ci sarebbe un pericoloso punto di criticità per quanto riguarda la tutela delle coste. La denuncia arriva dall’associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico che parla di «pesantissimo passo indietro negativo, assolutamente da evitare» con l’abrogazione dell’intera legge regionale 23 del sette maggio 1993. In buona sostanza, la paura degli ambientalisti è la scomparsa dell’articolo 2 della norma, dove viene fissato il divieto di edificabilità nei «terreni costieri compresi in una fascia della profondità di trecento metri dalla linea della battigia». Ma questo è solo l’elemento di maggiore impatto contenuto in una griglia di tutele che va dalla tutela delle zone umide, ai siti di interesse archeologico, alle isole minori fino ai compendi sabbiosi. da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2008 Torna il vincolo dei 300 metri e forse sale a 500. La maggioranza riprende a dialogare, prime intese, la legge resta in Consiglio. La divergenza più forte tra giunta e alleati è sui poteri decisionali. Filippo Peretti CAGLIARI. La tragedia di Capoterra ha convinto la politica regionale che non poteva più limitarsi a litigare sulla riforma urbanistica ma che doveva passare dalle parole ai fatti. E così la maggioranza di Centrosinistra ha ripreso a dialogare e si è presa alcuni giorni di tempo. Un’intesa sembra già trovata: il vincolo sui 300 metri dal mare sarà di nuovo esplicitato e forse sarà portato a 500 metri. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, la svolta nel Centrosinistra si è avuta ieri. Con la Sardegna in lutto per le vittime del nubifragio, il Consiglio regionale ha ripreso ieri a discutere della nuova legge urbanistica e lo ha fatto anche con la convinzione che si debbano mettere regole più severe nel governo del territorio. La giunta di Renato Soru, data la spaccatura a metà della sua maggioranza, ha rinunciato a proporre il ritorno del testo in commissione per evitare una conta politicamente molto pericolosa e ha deciso di affidare all’assessore competenze, Gian Valerio Sanna, la mediazione tra i gruppi. Al termine della seduta consiliare, il Centrosinistra si è riunito con Sanna (c’erano i capigruppo e i membri della commissione Urbanistica) e ha fatto alcuni passi in avanti, anche se restano alcune tensioni, pure forti. Sui punti di maggior attrito Sanna porterà, al vertice di martedì, alcune correzioni. Una novità importante e significativa è quella sui vincoli nella fascia costiera. Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi, dall’associazione ecologista Gruppo di intervento giuridico, per l’abrogazione della legge del 1993 (che tutelava integralmente la costa nella fascia dei 300 metri dal mare, ieri Rifondazione comunista, con il capogruppo Luciano Uras, ha rilanciato la questione in aula (ne aveva però già parlato nei suoi documenti), ma è stata sorpassata dai rivali di Sinistra democratica che, con la capogruppo Paola Lanzi, ha proposto di ritornare al testo del 1989, quello di Luigi Cogodi (oggi in Rifondazione), che prevedeva un vincolo di inedificabilità di 500 metri. Sfidato dalla Lanzi, che aveva posto al Pd l’interrogativo sulla «fiducia nella maggioranza», il capogruppo Antonio Biancu ha dovuto rispondere, sempre in aula, che «il Centrosinistra c’è» e che, pertanto, la discussione può proseguire in aula (come chiedeva Sd) anziché tornare in commissione (come chiedeva la metà del Pd che sta con Soru e Biancu e come chiedeva Rifondazione). La questione del vincolo costiero ha un grande significato politico e può ridare slancio alla stessa coalizione. E’ vero che l’abrogazione della legge del 1993 non avrebbe aperto una falla in quanto la fascia dei 300 metri è comunque tutelata dal Codice Urbani (anche se non in modo rigorosissimo), ma anche vero che una modifica della legislazione nazionale avrebbe fatto correre rischi anche alle coste sarde. Da qui l’accordo ormai unanime di rimettere nella riforma urbanistica il vincolo regionale sui 300 metri dal mare. E nel vertice di ieri sera, alla Lanzi che ha rilanciato la proposta, c’è stato, oltre che quello del Pd, anche il «sì», inevitabile, di Rifondazione. E l’assessore Sanna ha detto: «Se la maggioranza è d’accordo la giunta non è contraria». Restano invece molti contrasti nella maggioranza, contrasti non eliminati dal vertice di ieri, sul punto più difficile: chi approva il Piano paesaggistico regionale, cioé il vero strumento di governo del territorio? La giunta (pare che su questo punto Soru sia rigidissimo) chiede che venga confermato il testo della commissione, quello che è all’esame dell’aula consiliare: il potere di approvazione resti all’organo esecutivo. Ma su questo punto la maggioranza era ed è spaccata, perché metà Pd, Sd e socialisti dicono che il Ppr è uno strumento di pianificazione per cui il varo definitivo spetta al Consiglio, come recita, per gli atti di grande programmazione, la legge statutaria. La giunta controreplica dicendo: è vero, ma la legge statutaria dice anche che una legge può assegnare la competenza all’esecutivo. La divergenza è strettamente politica, oltre che istituzionale, tanto che su questo punto si è schierato anche il presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu. Ed è su questo punto che si inserisce la questione del vincolo dei 300 o dei 500 metri dal mare. Chi teme lo strapotere della giunta («una maggioranza di Centrodestra può decidere di fare scempi se si assegna all’esecutivo tutto il potere», è stato detto ieri) può pensare di limitare i rischi proprio con i vincoli rigidi nelle zone più delicate e appetibili. Da qui, probabilmente, partirà il lavoro di mediazione di Sanna, che martedì dovrà portare agli alleati un testo in grado di mettere tutti d’accordo. Non sarà facile, ma, studiando alcune procedure nell’iter finale del Ppr, è possibile. Il dibattito in aula, a parte i passi in avanti sul vincolo dei 300 metri e sulla compattezza della maggioranza, non ha riservato sorprese. Il capogruppo di Forza Italia, Giorgio La Spisa, aveva già parlato nella precedente seduta e il ruolo di attacco, per l’opposizione, è stato svolto ier da Pierpaolo Vargiu (Riformatori), Giuseppe Atzeri (Psd’Az), Ignazio Artizzu (An) e Franco Ignazio Cuccu (Udc), che hanno duramente messo sotto accusa il ruolo preponderante di Soru, denunciando «centralismo», «dirigismo», «leggi trasformate in bolle medievali del governatore». I rappresentanti della minoranza hanno insistito anche su un altro punto: la legge non torni in commissione. Una presa di posizione che ha fatto riflettere la maggioranza, perché senza l’accordo del Centrodestra sarebbe inutile immaginare di fare, in commissione, un lavoro in grado di portare a una riforma più condivisa. Per il Centrosinistra, oltre ad Antonio Biancu e Paola Lanzi, ha parlato Luciano Uras, il quale si è scagliato contro un’ipotesi di accordi al ribasso: «I fatti di Capoterra ci dicono che bisogna assolutamente mettere norme ancora più rigide, non voteremo una legge qualsiasi».
Il Gruppo d’Intervento Giuridico infatti dice: «E’ un folle passo indietro, in palese contrasto, a puro titolo di esempio, con la dichiarata e perseguita azione della Regione per la sacrosanta tutela dell’area archeologica di Tuvixeddu, a Cagliari, la cui salvaguardia verrebbe incredibilmente depotenziata». Dice ancora il portavoce dell’associazione, Stefano Deliperi: «L’abrogazione dell’intera norma del 1993 è prevista dall’articolo 49 del testo proposto della nuova legge urbanistica. Se passasse l’abrogazione della legge 23, la tutela per le coste e per alcune aree di grande valore e pregio ambientale e archeologico sarebbe demandata soltanto alla pianificazione paesaggistica. Obiettivamente troppo poco. Per questo motivo chiediamo che si intervenga subito sul testo del disegno di legge». La norma che verrebbe spazzata via dall’articolo 49 del testo in discussione in questi giorni è figlia della legge regionale 45 del 22 dicembre 1989, conosciuta ormai come "legge Cogodi". In quella norma, all’articolo 13, la fascia di rispetto era addirittura più ampia di quella che oggi si vorrebbe abrogare: addirittura cinquecento metri dalla linea della battigia. Gli ambientalisti, dopo aver denunciato un possibile indebolimento degli strumenti legislativi di tutela, rilanciano le loro proposte in materia di urbanistica. Sono soprattutto quattro i punti del testo della legge che chiedono vengano rivisti e modificati. Il primo è un contrasto con gli obblighi comunitari sulle finalità della Vas, cioé la valutazione ambientale strategica. Per gli ambientalisti, infatti, non «può essere accettata una contrazione delle finalità della Vas. C’è poi il problema del silenzio-assenso. Secondo Deliperi, nel campo urbanistico il silenzio-assenso «costituisce spesso l’anticamera dell’abusivismo edilizio a causa della cronica assenza o scarsa efficienza dei controlli». Terza osservazione: il documento di programmazione territoriale, introdotto agli articoli 26 e 27 del disegno di legge sull’urbanistica, potrebbero avere un effetto limitante, o addirittura di contrasto, con il piano regionale paesaggistico e potrebbero perciò nascere pericolosi conflitti quando si dovrà passare alla fase attuativa. E infine la quarta proposta: gli ambientalisti suggeriscono una linea più severa nei confronti dell’abusivismo edilizio. Per questo propongono l’inserimento di un nuovo articolo della proposta di legge urbanistica, articolato in quattro commi.


(foto J.I., S.D., archivio GrIG)




Regole vere, chiare e uguali per tutti, con l’obiettivo primario di guidare lo sviluppo e tutelare il territorio. L’intervento di Gian Valerio Sanna sulla nuova Legge Urbanistica.
Oggi più che mai l’Italia deve allinearsi alle scelte mondiali che puntano ad arrestare il consumo sconsiderato del territorio che sta modificando radicalmente l’ambiente e compromettendolo per il futuro. L’Italia ha un trend di consumo del territorio tra i primi al mondo: superiore ben 5 volte in più della Francia. L’Unesco ha classificato il 52 per cento del patrimonio mondiale proprio nel nostro paese. Una grande ricchezza che va quindi difesa. La Sardegna presenta lungo la fascia costiera un quarto del proprio patrimonio residenziale non utilizzato a conferma di un uso eccessivo del proprio territorio. Una riflessione va fatta subito senza alcun dubbio anche perché oggi l’edilizia cammina stranamente più dei settori primari, va fatto ora che si stanno preparando le nuove regole del governod el territorio. Segnali d’allarme preoccupanti che devono farci riflettere. La Giunta Regionale ha voluto seguire questo indirizzo e il lavoro importante fatto in questa legislatura va difeso senza alcun compromesso. Sono alcuni dei passaggi salienti che emergono dall’intervento in Consiglio regionale dall’assessore dell’Urbanistica Gian Valerio Sanna, sul dibattito in atto della nuova legge urbanistica. L’assessore ha difeso il diritto della Giunta a fare scelte ben precise che garantiscano realmente un governo del territorio. “Ricordiamo tutti che i Giudici dello Stato bocciarono i Piani paesaggistici territoriali perché quelle norme permettevano di aggirare facilmente i vincoli – ha ribadito nel suo intervento Gian Valerio Sanna – oggi questo Consiglio non può indebolire le regole. Nel 2004 negli ambiti costieri avevamo sforato costuendo nelle zone F per oltre 4 milioni di metri cubi: ben oltre i limiti previsti dalla legge. Oggi abbiamo il dovere di contenere questo fenomeno – ha denunciato Gian Valerio Sanna – cito il caso di un Comune colpito dalla recente alluvione. In questi ultimi tre anni sono state presentati dei progetti edilizi per 800 mila metri cubi finalizzati ad ospitare 8.000 abitanti: ben 6 volte più del reale fabbisogno individuato dagli indici demografici”.
L’assessore Sanna ha poi ricordato che la legge non indebolisce affatto il ruolo dei Comuni e da anzi risposte adeguate alle richieste dei cittadini. Ha sottolineato, altresì, il buon lavoro svolto dalla Commissione regionale urbanistica: “tutti hanno fornito un importante contributo senza alcun condizionamento – ha ricordato Gian Valerio Sanna – la legge da un ruolo importante ai Comuni. Scomparirà anche il Ppr quando le amministrazioni comunali avranno lo strumento urbanistico adeguato alla legge. Spesso si è fatta tanta confusione, o peggio, non si sono lette bene le carte. Resto convinto che in futuro questa legge produrrà effetti positivi. Emerge prepotentemente l’idea di una forte semplificazione della burocrazia, da meno poteri alla Regione grazie alla pianificazione sovraordinata”. Gian Valerio Sanna ha infine voluto rispondere anche alle critiche che in questi mesi hanno accompagnato il cammino della nuova legge. L’assessore dell’Urbanistica ha ricordato che in questi mesi sono state promosse 800 intese, mentre 8.000 sono stati gli incontri di co-pianificazione: “parlate con i Sindaci, confrontatevi con loro – ha concluso Gian Valerio Sanna – sono e resto ottimista, perché credo nelle capacità di questo Consiglio e nella democrazia, che oggi più che mai deve fare i conti con le regole e le certezze del diritto. Il Consiglio regionale raggiungerà questi nobili obiettivi”. (e.s.)
Per entrare in politica dovrei essere senza tetto o avere una pistola puntata alla tempia o essere rimasta a corto di neuroni.E viste le”ministre” sono anche contro le quote rosa.Parola di femminista senza cortei.
da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2008
Torna il vincolo dei 300 metri e forse sale a 500. La maggioranza riprende a dialogare, prime intese, la legge resta in Consiglio. La divergenza più forte tra giunta e alleati è sui poteri decisionali. (Filippo Peretti)
CAGLIARI. La tragedia di Capoterra ha convinto la politica regionale che non poteva più limitarsi a litigare sulla riforma urbanistica ma che doveva passare dalle parole ai fatti. E così la maggioranza di Centrosinistra ha ripreso a dialogare e si è presa alcuni giorni di tempo. Un’intesa sembra già trovata: il vincolo sui 300 metri dal mare sarà di nuovo esplicitato e forse sarà portato a 500 metri. Dopo le polemiche dei giorni scorsi, la svolta nel Centrosinistra si è avuta ieri. Con la Sardegna in lutto per le vittime del nubifragio, il Consiglio regionale ha ripreso ieri a discutere della nuova legge urbanistica e lo ha fatto anche con la convinzione che si debbano mettere regole più severe nel governo del territorio. La giunta di Renato Soru, data la spaccatura a metà della sua maggioranza, ha rinunciato a proporre il ritorno del testo in commissione per evitare una conta politicamente molto pericolosa e ha deciso di affidare all’assessore competenze, Gian Valerio Sanna, la mediazione tra i gruppi. Al termine della seduta consiliare, il Centrosinistra si è riunito con Sanna (c’erano i capigruppo e i membri della commissione Urbanistica) e ha fatto alcuni passi in avanti, anche se restano alcune tensioni, pure forti. Sui punti di maggior attrito Sanna porterà, al vertice di martedì, alcune correzioni. Una novità importante e significativa è quella sui vincoli nella fascia costiera. Dopo l’allarme lanciato nei giorni scorsi, dall’associazione ecologista Gruppo di intervento giuridico, per l’abrogazione della legge del 1993 (che tutelava integralmente la costa nella fascia dei 300 metri dal mare, ieri Rifondazione comunista, con il capogruppo Luciano Uras, ha rilanciato la questione in aula (ne aveva però già parlato nei suoi documenti), ma è stata sorpassata dai rivali di Sinistra democratica che, con la capogruppo Paola Lanzi, ha proposto di ritornare al testo del 1989, quello di Luigi Cogodi (oggi in Rifondazione), che prevedeva un vincolo di inedificabilità di 500 metri. Sfidato dalla Lanzi, che aveva posto al Pd l’interrogativo sulla «fiducia nella maggioranza», il capogruppo Antonio Biancu ha dovuto rispondere, sempre in aula, che «il Centrosinistra c’è» e che, pertanto, la discussione può proseguire in aula (come chiedeva Sd) anziché tornare in commissione (come chiedeva la metà del Pd che sta con Soru e Biancu e come chiedeva Rifondazione). La questione del vincolo costiero ha un grande significato politico e può ridare slancio alla stessa coalizione. E’ vero che l’abrogazione della legge del 1993 non avrebbe aperto una falla in quanto la fascia dei 300 metri è comunque tutelata dal Codice Urbani (anche se non in modo rigorosissimo), ma anche vero che una modifica della legislazione nazionale avrebbe fatto correre rischi anche alle coste sarde. Da qui l’accordo ormai unanime di rimettere nella riforma urbanistica il vincolo regionale sui 300 metri dal mare. E nel vertice di ieri sera, alla Lanzi che ha rilanciato la proposta, c’è stato, oltre che quello del Pd, anche il «sì», inevitabile, di Rifondazione. E l’assessore Sanna ha detto: «Se la maggioranza è d’accordo la giunta non è contraria». Restano invece molti contrasti nella maggioranza, contrasti non eliminati dal vertice di ieri, sul punto più difficile: chi approva il Piano paesaggistico regionale, cioé il vero strumento di governo del territorio? La giunta (pare che su questo punto Soru sia rigidissimo) chiede che venga confermato il testo della commissione, quello che è all’esame dell’aula consiliare: il potere di approvazione resti all’organo esecutivo. Ma su questo punto la maggioranza era ed è spaccata, perché metà Pd, Sd e socialisti dicono che il Ppr è uno strumento di pianificazione per cui il varo definitivo spetta al Consiglio, come recita, per gli atti di grande programmazione, la legge statutaria. La giunta controreplica dicendo: è vero, ma la legge statutaria dice anche che una legge può assegnare la competenza all’esecutivo. La divergenza è strettamente politica, oltre che istituzionale, tanto che su questo punto si è schierato anche il presidente del Consiglio regionale, Giacomo Spissu. Ed è su questo punto che si inserisce la questione del vincolo dei 300 o dei 500 metri dal mare. Chi teme lo strapotere della giunta («una maggioranza di Centrodestra può decidere di fare scempi se si assegna all’esecutivo tutto il potere», è stato detto ieri) può pensare di limitare i rischi proprio con i vincoli rigidi nelle zone più delicate e appetibili. Da qui, probabilmente, partirà il lavoro di mediazione di Sanna, che martedì dovrà portare agli alleati un testo in grado di mettere tutti d’accordo. Non sarà facile, ma, studiando alcune procedure nell’iter finale del Ppr, è possibile. Il dibattito in aula, a parte i passi in avanti sul vincolo dei 300 metri e sulla compattezza della maggioranza, non ha riservato sorprese. Il capogruppo di Forza Italia, Giorgio La Spisa, aveva già parlato nella precedente seduta e il ruolo di attacco, per l’opposizione, è stato svolto ier da Pierpaolo Vargiu (Riformatori), Giuseppe Atzeri (Psd?Az), Ignazio Artizzu (An) e Franco Ignazio Cuccu (Udc), che hanno duramente messo sotto accusa il ruolo preponderante di Soru, denunciando «centralismo», «dirigismo», «leggi trasformate in bolle medievali del governatore». I rappresentanti della minoranza hanno insistito anche su un altro punto: la legge non torni in commissione. Una presa di posizione che ha fatto riflettere la maggioranza, perché senza l’accordo del Centrodestra sarebbe inutile immaginare di fare, in commissione, un lavoro in grado di portare a una riforma più condivisa. Per il Centrosinistra, oltre ad Antonio Biancu e Paola Lanzi, ha parlato Luciano Uras, il quale si è scagliato contro un’ipotesi di accordi al ribasso: «I fatti di Capoterra ci dicono che bisogna assolutamente mettere norme ancora più rigide, non voteremo una legge qualsiasi».
hai detto bene. forte e chiaro. ma è mai possibile?!? non l’ha abrogata pili e il cdx quando erano al governo e l’abroga ora il csx???
Davide, che ti posso dire? Oggi ho saputo che anche Luigi Cogodi, per Rifondazione Comunista, ne ha dette quattro su questi rischi. Per il resto ho sentito un’assordante silenzio. Spero di sbagliarmi e che sia dovuto al mio mal di testa. Però ho sentito solo il silenzio. Assordante e un po’ triste. Mi chiedo dove stanno, ad esempio, i tanti difensori di Tuvixeddu, dove stanno i tanti “esperti”, dove stanno i mille “progressisti, ambientalisti, terzomondisti, sostenitori della causa kurda, ecc.” Non lo so e, personalmente, non ho nemmeno voglia di saperlo. Santo Cielo, stanno facendo fuori una delle migliori norme di tutela territoriale in campo nazionale ed internazionale e siamo quasi i soli a denunciarlo!
P.S. scusate tutti quanti, kurdi compresi, lo sfogo. Onore al “compagno” Gigi il Rosso. Quando è necessario, c’è. Speriamo che ci sia anche il Presidente Soru, perchè questa è un’occasione proprio per tirar fuori tutti gli attributi per una causa giusta e sacrosanta. Questa è una norma di legge che DEVE rimanere. Punto e basta.
Preoccupano le dichiarazioni dell’on. Paolo Antonio Licheri (Sinistra Autonomista), presidente della Commissione permanente “Ambiente” del Consiglio regionale. Il vincolo previsto nel c.d. codice Urbani (il decreto legislativo n. 42/2004 e successive modifiche ed integrazioni) è un “semplice” vincolo paesaggistico, non prevede l’inedificabilità delle aree tutelate. Il vincolo di non modificabilità territoriale della legge regionale n. 23/1993 (art. 2) invece sì. Abbiamo detto che rimarrebbe soltanto nella pianificazione paesaggistica, con disposizioni di rango inferiore, non superiore in quanto non si tratta di norme di legge. Un po’ più di conoscenza del diritto ambientale aiuterebbe il Legislatore. Prendiamo atto che “è già concordato di esplicitare il vincolo anche nella nuova legge”, ma aspettiamo di vederlo scritto nel testo in discussione, mentre ora non c’è scritto un bel niente. E sappiamo anche leggere
)
da La Nuova Sardegna, 23 ottobre 2008
URBANISTICA. Oggi dibattito in aula Licheri: «Niente rischi».
CAGLIARI. Assente la giunta, che si è mobilitata sul fronte del maltempo, il consiglio regionale ha rinviato a oggi la ripresa della discussione generale sulla riforma urbanistica. Una breve riunione di capigruppo, presieduta da Giacomo Spissu, ha comunque chiarito che i contrasti tra maggioranza e opposizione sono rimasti invariati e che anche nel Centrosinistra lo scontro è apertissimo: il presidente Renato Soru vuole il rinvio in commissione, ma con lui al momento si sono schierati mezzo gruppo del Pd e due dei tre consiglieri di Rifondazione comunista. Polemiche ci sono state in aula anche sullo slittamento a oggi. Paola Lanzi, capogruppo di Sinistra democratica, ha dichiarato detto che sarebbe stato opportuno tenere aperti i lavori anche per consentire al Consiglio di essere informato dalla giunta sulla situazione provocata dal nubifragio di ieri». Anche altri della maggioranza hanno stigmatizzato il rinvio, mentre Giorgio La Spisa (FI) ha detto: «Il Centrosinistra chiarisca la sua posizione». Intanto, Antonello Licheri, presidente della commissione Ambiente, ha affermato, in replica agli ambientalisti, che «il vincolo dei 300 metri dal mare non è in discussione». Il consigliere di Sd, riferendosi anche a dichiarazioni di Luigi Cogodi, ha affermato che «dire che è in discussione è demagogico, perché la tutela è presente nel Codice Urbani e nelle norme di attuazione, è garantito quindi da una normativa nazionale che prevale». Inoltre il Piano paesaggistico «garantisce un livello di protezione superiore» ed «è già concordato di esplicitare il vincolo anche nella nuova legge».
Stefano, che cos’è questa abrogazione del vincolo dei 300 metri? Ma non se ne è accorto nessuno oltre il GIG? E Tuvixeddu? Tanto casino per bloccare Coimpresa e poi abrogano la norme di tutela? E Soru? Questa cosa mi lascia a bocca aperta.
da La Nuova Sardegna, 22 ottobre 2008
Scompare il vincolo sui 300 metri dal mare. Denuncia degli ambientalisti: «Grave errore abrogare la norma del 1993». La regola stabilisce l’inedificabilità in questa fascia. (Piero Mannironi)
CAGLIARI. Nel testo definitivo del disegno di legge sull’urbanistica ci sarebbe un pericoloso punto di criticità per quanto riguarda la tutela delle coste. La denuncia arriva dall’associazione ecologista Gruppo di Intervento Giuridico che parla di «pesantissimo passo indietro negativo, assolutamente da evitare» con l’abrogazione dell’intera legge regionale 23 del sette maggio 1993. In buona sostanza, la paura degli ambientalisti è la scomparsa dell’articolo 2 della norma, dove viene fissato il divieto di edificabilità nei «terreni costieri compresi in una fascia della profondità di trecento metri dalla linea della battigia». Ma questo è solo l’elemento di maggiore impatto contenuto in una griglia di tutele che va dalla tutela delle zone umide, ai siti di interesse archeologico, alle isole minori fino ai compendi sabbiosi. Il Gruppo d’Intervento Giuridico infatti dice: «E’ un folle passo indietro, in palese contrasto, a puro titolo di esempio, con la dichiarata e perseguita azione della Regione per la sacrosanta tutela dell’area archeologica di Tuvixeddu, a Cagliari, la cui salvaguardia verrebbe incredibilmente depotenziata». Dice ancora il portavoce dell’associazione, Stefano Deliperi: «L’abrogazione dell’intera norma del 1993 è prevista dall’articolo 49 del testo proposto della nuova legge urbanistica. Se passasse l’abrogazione della legge 23, la tutela per le coste e per alcune aree di grande valore e pregio ambientale e archeologico sarebbe demandata soltanto alla pianificazione paesaggistica. Obiettivamente troppo poco. Per questo motivo chiediamo che si intervenga subito sul testo del disegno di legge». La norma che verrebbe spazzata via dall’articolo 49 del testo in discussione in questi giorni è figlia della legge regionale 45 del 22 dicembre 1989, conosciuta ormai come “legge Cogodi”. In quella norma, all’articolo 13, la fascia di rispetto era addirittura più ampia di quella che oggi si vorrebbe abrogare: addirittura cinquecento metri dalla linea della battigia. Gli ambientalisti, dopo aver denunciato un possibile indebolimento degli strumenti legislativi di tutela, rilanciano le loro proposte in materia di urbanistica. Sono soprattutto quattro i punti del testo della legge che chiedono vengano rivisti e modificati. Il primo è un contrasto con gli obblighi comunitari sulle finalità della Vas, cioé la valutazione ambientale strategica. Per gli ambientalisti, infatti, non «può essere accettata una contrazione delle finalità della Vas. C’è poi il problema del silenzio-assenso. Secondo Deliperi, nel campo urbanistico il silenzio-assenso «costituisce spesso l’anticamera dell’abusivismo edilizio a causa della cronica assenza o scarsa efficienza dei controlli». Terza osservazione: il documento di programmazione territoriale, introdotto agli articoli 26 e 27 del disegno di legge sull’urbanistica, potrebbero avere un effetto limitante, o addirittura di contrasto, con il piano regionale paesaggistico e potrebbero perciò nascere pericolosi conflitti quando si dovrà passare alla fase attuativa. E infine la quarta proposta: gli ambientalisti suggeriscono una linea più severa nei confronti dell’abusivismo edilizio. Per questo propongono l’inserimento di un nuovo articolo della proposta di legge urbanistica, articolato in quattro commi.
la proposta è ripresa anche nel sito di Gian Valerio Sanna, Assessore regionale dell’Urbanistica
l’abrogazione delle norme di vincolo costiero di inedificabilità è solo vergognosa: spero che aprano gli occhi!!!