Alluvione nel Cagliaritano, la solita “calamità innaturale”.

E’ due volte angosciante commentare quanto accaduto ieri nel Cagliaritano. Il solito nubifragio che diventa la solita alluvione. Quattro morti, territori devastati, più di 15 milioni di euro di danni. Due volte angosciante perché ci sono vittime e tanta distruzione da una parte e ci sono tante denunce ecologiste in tutte le sedi possibili ed immaginabili dall’altra. Denunce documentate e troppo spesso inascoltate. Una dozzina di anni fa (1995-1996) abbiamo provato in tutti i modi a fermare la canalizzazione cementificata del Rio Santa Lucia, trasformato in un’autostrada d’acqua che riversa in velocità enormi ondate di piena verso lo Stagno di Capoterra, parte dell’ampia zona umida di Santa Gilla. Ecco i risultati. L’abusivismo edilizio, i ripetuti condoni edilizi e la penosa pianificazione urbanistica di Capoterra hanno fatto il resto. Qualche anno fa, a suon di denunce, gli Amici della Terra ed il Gruppo d’Intervento Giuridico riuscirono a sventare un’autentica follìa, la costruzione di una palazzina in località S’Acqua Tomasu. Il toponimo dice tutto, un impluvio naturale secco per anni, ma con tre metri d’acqua in queste occasioni: forse sulla coscienza abbiamo un disastro scampato. E, più recentemente, nelle campagne fra Sestu e Serdiana altre denunce ancora per far bonificare infinite discariche abusive spesso sulle rive, se non negli alvei, di corsi d’acqua. Ma quale calamità naturale c’è quando intere lottizzazioni sorgono nelle vie naturali di deflusso idrico? L’acqua riprende i suoi spazi e non guarda in faccia a nessuno. E sarebbe ora che qualche amministratore pubblico troppo affezionato allo sviluppo edilizio paghi per le scelte dissennate di uso del territorio e per i lutti che ha indirettamente provocato. Ma stiano tutti tranquilli, non accadrà nemmeno questa volta. E’ sempre tempo di prefiche in questo Sardistàn…
Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico
A.N.S.A., 23 ottobre 2008
|
NUBIFRAGIO SU CAGLIARI, SALE A 4 IL NUMERO DEI MORTI. |
|
CAGLIARI – Hanno provocato un autentico disastro, costato quattro vite umane (tre corpi recuperati e uno ancora ricercato) e centinaia di sfollati, i 276 millimetri di pioggia caduti in meno di cinque ore sulla Sardegna meridionale. Case e strade, costruite forse senza tener conto della situazione idrologica, sono state letteralmente spazzate via. Una prima stima della Regione Autonoma della Sardegna, che chiederà lo stato di calamità naturale, valuta a oltre 15 milioni di euro i danni, ma il loro ammontare effettivo potrebbe aumentare di molto. Il nubifragio è stato annunciato prima dell’alba da una serie ininterrotta di tuoni e fulmini, seguiti poi da uno scroscio di pioggia torrenziale che non è più cessata per cinque ore. La situazione più grave si è registrata a Capoterra dove l’acqua (che, dal mare, ha persino portato pesci in molte case allagate) ha invaso la zona di Rio San Girolamo e poi il villaggio residenziale di Frutti d’Oro. Un’onda di piena, che ha danneggiato anche la diga di Poggio dei Pini, ha poi travolto un ponte e alcune auto. Da una di queste tentavano di scendere un dirigente della Asl di Cagliari, Antonello Porcu e la suocera Licia Zucca, di 80 anni. Entrambi sono stati travolti. Il corpo della donna è stato trovato nel pomeriggio, quello del genero viene ancora cercato. La prima vittima ad essere trovata dai soccorritori, invece, é stata un’altra anziana, Speranza Sollai, di 85 anni. La donna aveva problemi di deambulazione e non è riuscita ad uscire dal seminterrato della sua abitazione invasa dall’acqua. A Sestu l’altra vittima: l’agricoltore Mariano Spiga, di 66 anni, rimasto incastrato nell’auto travolta e trascinata via dalla corrente del "Rio Turci", un torrente ingrossato all’improvviso dall’onda di piena. A bordo dell’auto c’era anche Renato Piras, di 35 anni, che è riuscito ad aprire la portiera dell’auto e a mettersi in salvo. Gli allarmi, provenienti da tutto il cagliaritano, alle centrali operative dei Vigili del Fuoco, 112 e 113, hanno fatto scattare il piano di emergenza predisposto dalla Prefettura. Il responsabile del settore previsione e prevenzione del Dipartimento della Protezione Civile, Bernardo De Bernardinis ha però criticato le modalità di intervento, sostenendo che vanno migliorate e denunciando difficoltà di coordinamento. "Il sistema di protezione civile in Sardegna è debole – ha detto De Bernardinis – deve ancora crescere e organizzarsi al meglio. E’ necessario migliorare, per dare una risposta anche a interventi così violenti, rapidi e impulsivi". A Capoterra, Assemini, Cagliari, Monserrato e negli altri centri investiti dal nubifragio il Comando regionale ha inviato tutte le forze disponibili mentre il Centro Operativo del Dipartimento dei Vigili del Fuoco ha disposto l’invio in Sardegna di cinque sezioni operative mobili da Toscana e Lazio per collaborare alle operazioni di soccorso. L’Esercito ha mobilitato, invece, uomini e mezzi della Brigata Sassari, dell’"Ariete" e del Comando militare Autonomo della Sardegna. |
|
Nelle case allagate anche pesci di mare. |
|
CAGLIARI – Nella case allagate della zona di rio San Girolamo, a Capoterra, i soccorritori hanno trovato anche pesci di mare a conferma della violenza delle acque il cui deflusso è stato ostacolato da una mareggiata che ha investito la costa meridionale della Sardegna. L’intensità della pioggia (80 millimetri all’ora registrati dai pluviometri per oltre cinque ore) ha originato un’onda di piena che ha prima disceso il letto del torrente e poi, respinta dal mare, e tornata indietro portando con se anche acqua salata e pesci, inondando tutta la zona e le abitazioni che sono semisommerse. |
![]() |
|
Crolla carreggiata su statale 195, chiusa provinciale 91 per rischio crolli. |
|
CAGLIARI – Eroso dalla violenza dell’acqua che continua a defluire in direzione del mare, è crollato un tratto della carreggiata della statale 195, la strada che collega Cagliari con Capoterra e tutte le località sulla costa sud-occidentale della Sardegna. Il manto stradale si è letteralmente dissolto, lasciando solo una piccolissima striscia, percorribile con pericolo anche a piedi, a poche decine di metri dal bivio per Capoterra. Sul posto stanno intervenendo i tecnici della Protezione Civile per una stima dei danni e studiare le soluzioni atte a consentire il transito dei mezzi di soccorso. Nel tratto interessato dal crollo la 195 passa tra una zona palustre (l’area occidentale dello stagno di Santa Gilla), e il mare. Dopo l’interruzione della provinciale 91 e della 195, Capoterra può essere raggiunta solo attraverso le bretelle di collegamento con l’area industriale del Casic e la statale 130. CHIUSA PROVINCIALE 91 PER RISCHIO CROLLI. L’Amministrazione provinciale di Cagliari, in accordo con la Protezione civile regionale e il Comune di Capoterra, ha disposto la chiusura al traffico della strada provinciale 91, unica via di collegamento tra il paese e la statale 195. La decisione e’ stata presa a causa del rischio di crolli. Il terreno sotto la sede stradale e’ stato completamente eroso dall’acqua e il manto bituminoso e’ letteralmente sospeso nel vuoto. Per effetto della chiusura al traffico, Capoterra potra’ essere raggiunta dai soccorritori solo attraverso la bretella di collegamento con l’area industriale di Macchiareddu e la statale 130. |
|
|
|
|
|
MALTEMPO IN SARDEGNA, ANCORA NON TROVATA LA QUARTA VITTIMA. |
|
CAGLIARI – Forze dell’ordine e uomini e mezzi impegnati impegnati nelle operazioni di soccorso nell’ area di Capoterra devastata dal nubifragio di ieri mattina continuano le ricerche delle tre persone disperse, ma col passare delle ore si riducono le possibilità di trovare ancora qualcuno in vita. Oltre all’ing. Antonello Porcu, 54 anni, dirigente dell’Asl di Cagliari, visto da alcuni testimoni nel momento in cui veniva trascinato via da una valanga d’acqua che aveva investito l’auto da cui era sceso per cercare di mettere in salvo la suocera (Licia Zucca, di 77 anni, trovata poi morta), è stato confermato che mancano all’appello un’agricoltore e una insegnante. Di quest’ultima si sa solo che si chiama Anna Rita Lepori e ha 51 anni, la stessa età dell’altra persona dispersa, Roberto Lai, responsabile della club house di Poggio dei Pini. L’uomo è stato visto l’ultima volta sul tetto del maneggio, dove era salito mentre cercava di mettere in salvo i cavalli.E’ arrivato a Cagliari il responsabile della Protezione civile, Guido Bertolaso, che fara’ un sopralluogo in elicottero nella zona e presiedera’ una riunione operativa nel centro di coordinamento allestito nel Comune di Capoterra. SORU, URGENTE MESSA IN SICUREZZA AREA CAPOTERRA - La dichiarazione dello stato di calamità naturale con la richiesta di 20 milioni al Governo, a cui si aggiungono 6,5 milioni messi a disposizione dalla Regione per interventi urgenti su viabilità e infrastrutture, e, infine, un disegno di legge (con uno stanziamento di 20 mln) che potrebbe essere approvato la prossima settimana dal Consiglio regionale. Sono i provvedimenti presi dalla Giunta regionale, riunita in seduta straordinaria il giorno dopo il violento nubifragio che ha colpito Cagliari e il suo hinterland. "La Giunta esprime cordoglio alle famiglie delle persone che hanno perso la vita", ha detto il presidente della Regione Renato Soru, prima di raggiungere Capoterra per partecipare alla riunione dell’Unità di crisi con Bertolaso. "Ora si tratta di verificare – ha aggiunto – un piano stralcio di bacino per un territorio che conta 30 mila persone che devono essere messe in sicurezza. Si tratta di un territorio delicato da un punto di vista idrografico e interessato nel passato da vasta antropizzazione. Alcune parti, per prudenza, dovevano essere sottratte all’edificazione. Ora dobbiamo correggere questi errori". |
da www.regione.sardegna.it
Nubifragio, riunione straordinaria della Giunta.
Saranno assegnate le risorse finanziarie per garantire i lavori più urgenti nelle zone colpite dall’eccezionale evento, in particolare il territorio di Capoterra. La diga più a monte del rio san Girolamo ha tracimato: il Genio Civile è al lavoro per mettere in sicurezza l’infrastruttura, ma la popolazione di Frutti d’Oro è stata evacuata. Chiusa temporaneamente al traffico la S.S. 195. Al lavoro Anas e Corpo forestale.
Ascolta la notizia
CAGLIARI, 22 OTTOBRE 2008 – È stata convocata per domani mattina una riunione straordinaria della Giunta regionale per assegnare le risorse finanziarie necessarie a garantire i lavori più urgenti e i primi interventi strutturali nelle zone colpite dal violento nubifragio di oggi, in particolare nel Comune di Capoterra. Questa mattina il Presidente della Regione, Renato Soru, ha sospeso la riunione della Giunta per recarsi con l’assessore degli Affari generali, Massimo Dadea, al Centro operativo regionale della Protezione civile e seguire le operazioni di soccorso. Gli assessori regionali dell’Ambiente, Cicito Morittu, e dei Lavori pubblici, Carlo Mannoni, hanno sorvolato in elicottero l’hinterland cagliaritano interessato dalla forte pioggia (372 mm. su Capoterra, di cui 350 mm. in tre ore; 94,6 mm. a Cagliari tra le 6 e le 11). Poi sono stati raggiunti a Capoterra dal Presidente Soru, e insieme hanno definito con il sindaco Giorgio Marongiu gli interventi più urgenti. Gli abitanti di Frutti d’Oro sono stati fatti evacuare a causa della tracimazione della diga più a monte sul rio San Girolamo. Il Genio Civile di Cagliari è al lavoro per mettere in sicurezza l’infrastruttura e svuotarla dell’acqua. Chiusa temporaneamente al traffico la Strada statale 195 a causa di alcuni problemi strutturali dei ponti in località Su Loi e in località Remaccio (al km 10): gli operai dell’Anas lavoreranno anche stanotte per ripristinare la circolazione entro domani mattina. Gli operai dell’Ente Foreste al lavoro da stasera per il ripristino delle strutture viarie secondarie. La Giunta regionale, attraverso l’assessore Morittu, esprime il cordoglio alle famiglie delle vittime "dell’ennesimo, gravissimo evento alluvionale che ha colpito l’area del Cagliaritano e del Comune di Capoterra". Morittu ha poi voluto rappresentare, con una nota, "la tempestiva e coordinata opera di soccorso posta in essere dall’insieme delle forze di protezione civile e di sicurezza che, fin dalle prime ore della giornata, sono state mobilitate dal sistema della protezione civile regionale, per il salvataggio di centinaia di persone e la messa in sicurezza dei siti danneggiati e coinvolti dagli allagamenti, frane e smottamenti". In particolare, nell’area del Comune di Capoterra, sono stati impegnati 32 uomini del Corpo forestale e di Vigilanza ambientale, 25 operai dell’Ente Foreste, circa 40 unità del Corpo dei Vigili del fuoco e 32 dell’Esercito, tutte le forze di Polizia e dei Carabinieri di stanza nell’area e oltre 50 volontari dell’associazionismo locale. "Il dispositivo di soccorso di tutte le forze in campo – precisa l’assessore Morittu – è in corso di ulteriore potenziamento con lo schieramento di personale che lavorerà per il ristabilimento completo delle condizioni minime di operatività di tutti i servizi essenziali. Non mancherà anche questa volta il contributo determinante della Protezione civile nazionale, soprattutto per quanto attiene alle attività di coordinamento necessaria per affrontare con forza e al meglio la grave emergenza".
Le misure d’urgenza della Giunta per Capoterra.
La Giunta regionale ha deciso oggi lo stanziamento di 6 milioni e mezzo di euro immediatamente disponibili per affrontare le conseguenze del nubifragio che si è abbattuto ieri a Capoterra e nell’hinterland di Cagliari. Nel richiedere al Governo la proclamazione dello stato di calamità naturale, la Giunta ha quantificato in 20 milioni di euro l’entità delle risorse necessarie. Nella stessa seduta straordinaria di stamattina ha approvato un disegno di legge che prevede il Piano stralcio di Bacino sul modello di quello adottato a Villagrande e in Ogliastra nel 2004.
Ascolta la notizia
CAGLIARI, 23 OTTOBRE 2008 – La Giunta regionale, sospesa ieri all’arrivo delle notizie sui danni provacati dal nubifragio soprattutto a Capoterra, ha adottato stamattina in una seduta straordinaria le prime misure per far fronte all’emergenza, ma ha anche approvato un disegno di legge che prevede di considerare l’area di Capoterra particolarmente delicata sotto il profilo idrogeologico, tra l’altro per le conseguenze di quella che il Presidente Soru ha definito "una edificazione imprudente". Il Presidente della Regione ha illustrato, in un’intervista subito dopo la riunione, la delibera con la quale vengono stanziati immediatamente sei milioni e mezzo di euro, la proclamazione dello stato di calamità e il contributo del Governo con 20 milioni di euro, soffermandosi poi sul disegno di legge per il quale verrà chiesto al Consiglio regionale la discussione urgente. Dopo aver espresso la vicinanza di tutta la Regione alle famiglie delle vittime del nubifragio il Presidente Soru ha chiesto alle comunità colpite di continuare ad avere il coraggio avuto sinora nel fronteggiare un evento così grave. Dopo avere garantito tutte le misure necessarie nell’immediato il Presidente della Regione ha detto: "Non è il momento di stare dietro a polemiche su come è stata affrontata questa emergenza: le precipitazioni erano state annunciate, ma nessuno aveva previsto un nubifragio di questa intensità. Adesso siamo tutti impegnati per dare una mano alle popolazioni colpite. Ma è chiaro che nel passato anche in questa aerea particolarmente delicata dal punto di vista dell’assetto idrogeologico è stato fatto un uso del territorio che ha privilegiato altri fini piuttosto che il rispetto della sicurezza delle persone, la sostenibilità ambientale e il rispetto della necessità e della forza della natura. La Regione – ha continuato il Presidente Soru – vuole investire in queste opere immediatamente e poi, come dimostra la proposta di legge urbanistica che è in discussione in questi giorni, vuole investire nel governo del territorio facendo leva sulla consapevolezza che con la natura e con l’ambiente va stabilito un rapporto diverso da quello del passato". Alle 10.30 il Presidente Soru si è spostato a Capoterra insieme agli assessori all’Ambiente e ai Lavori pubblici, Cicito Morittu e Carlo Mannoni, per un vertice con il Capo del Dipartimento per la Protezione civile, Guido Bertolaso.

da La Nuova Sardegna, 23 ottobre 2008
Roma accusa la protezione civile dell’isola. «L’intero sistema avrebbe potuto reagire meglio in fase di coordinamento». Il dirigente nazionale Edoardo De Bernardinis salva il monitoraggio di un evento definito eccezionale ma chiede migliori e più efficaci modalità d’intervento. Roberto Paracchini
CAGLIARI. La protezione civile romana bacchetta quella regionale. Tutto il sistema di intervento e soccorso regionale «avrebbe potuto reagire meglio, soprattutto per quanto riguarda il coordinamento». Lo afferma Edoardo De Bernardinis, responsabile della prevenzione della protezione civile. In Sardegna si è verificato un evento eccezionale, «violento, rapido e di difficile localizzazione, tanto che sono caduti 276 millimetri di pioggia in meno di cinque ore», ma il coordinamento poteva essere migliore. «L’allerta meteo che il dipartimento aveva diffuso ieri ha funzionato – precisa De Bernardinis – visto che le strutture regionali avevano già da ieri messo in atto tutte le misure per affrontare la situazione. E ha funzionato anche il monitoraggio del fenomeno, iniziato questa mattina (ieri mattina, per chi legge – ndr) verso le 5.30». Quello che ha funzionato meno, spiega però De Bernardinis, sono le «modalità di intervento per affrontare questa tipologia di eventi», che «vanno migliorate». Dalla Protezione Civile fanno anche sapere che già alle 7.00 di ieri un team di esperti era pronto a partire per Cagliari in modo da coordinare i soccorsi. Ma dalla Regione e dalla Prefettura hanno fatto sapere che «era in corso una piena urbana nella zona di Capoterra» e che il team «non avrebbe portato un ulteriore utile contributo al coordinamento dei soccorsi oltre quello che era già in atto tra il Dipartimento e le strutture locali». E invece, dice De Bernardinis, «delle difficoltà di coordinamento ci sono state». Il sistema di protezione civile in Sardegna «è debole, deve ancora crescere e organizzarsi al meglio». E dunque è necessario «migliorare, per dare una risposta anche a interventi così violenti, rapidi e impulsivi». Dai dati in possesso della protezione civile, alle 6,30 erano caduti circa 70 millimetri di pioggia, arrivati a 110 nella successiva mezzora, per poi diventare 276 in meno di cinque ore. La maggior parte in sole tre ore. Dopo il disastro il tempo sembra debba migliorare. Le previsione del centro agrometeorologico regionale della Sardegna dicono che le perturbazioni non interesseranno più il meridione dell’isola – spiega Giovanni Sica – vi saranno episodi nel settore nord occidentale dell’isola, ma di minore intensità».
Il geologo Aru: non si edifica vicino ai fiumi. «L’urbanizzazione causa del disastro». Roberto Paracchini
CAGLIARI. In poche ore è caduto il mondo. Ma come mai capitano questi fatti, con una pioggia che tutto travolge? Eppure si sapeva di questa perturbazione…
«Non esattamente: era prevista, sì, e anche intensa ma non di questa potenza, ovvero così concentrata in poche ore», spiega Angelo Aru, già professore ordinario di geopedologia all’università di Cagliari e coordinatore del progetto europeo sulla desertificazione in tutto il Mediterrano. «Il problema – precisa – è che questo tipo di piogge, chiamate convettive, a volte hanno questo andamento concentrato nel tempo e, quindi, violento, ma non è possibile conoscerlo in anticipo: è imprevedibile nella sua potenza. Di certo si sa che queste precipitazioni esistono e che, seppure in maniera casuale, avvengono».
- Non si può proprio fare niente, quindi?
«Si può fare moltissimo, invece. Se questa intensità non è prevedibile, lo è il modo di gestire il territorio e le opere di urbanizzazione. A Capoterra hanno edificato proprio alle falde del vicino rio. E questo non va assolutamente fatto. Nei pressi di un fiume, anche se piccolo, non si deve mai costruire».
- Ma i piani urbanistici non devono tener conto anche della situazione idrogeologica e della quantità di pioggia prevedibile?
«Certamente, solo che si prendono in esame le medie storiche, mentre il calcolo va fatto sulle punte, prodotte dalle precipitazioni convettive, che sono quelle più violente e che, se l’urbanizzazione è fatta male, provocano disastri».
- Niente da fare, quindi?
«Bisogna costruire in modo diverso. Certo, per le situazioni abitative già esistenti, bisogna cercare di ridurre il danno. Ma in tutta l’area del cagliaritano raramente si è tenuto conto di queste situazioni. A Monserrato, ad esempio, c’è Riu Mortu che, in genere, porta pochissima acqua, ma quando vi sono questo tipo di precipitazioni localizzate, è terribile perchè l’hanno quasi del tutto edificato. Lo stesso discorso vale per Pirri, dove gli scarichi naturali sono stati cementificati l’acqua assume la potenza di un cannone. Gli addetti ai lavori lo dicono da anni».
– E il piano idrogeologico della Regione…
«Questo prevede, finalmente, il rischio di inondazione perchè i corsi d’acqua hanno sempre bisogno di una fascia di rispetto, anche quando hanno gli argini che, di fronte a queste precipitazioni, non bastano mai. In tutti i terreni bisogna sempre fare un’analisi di suscettibilità in base ai diversi utilizzi: siano agricoli, turistici o abitativi. Altrimenti, quando avvengono questi disastri, non dobbiamo incolpare la natura, ma il nostro modo assurdo di edificare».
Mentre a Sestu, a Elmas e a Monserrato il bilancio della catastrofe si sta facendo di ora in ora sempre più angosciante. Fiumi deviati e costruzioni dissennate. È già polemica aperta sulle cause del disastro nell’area metropolitana. Pablo Sole
CAGLIARI. Sestu, Elmas, Monserrato: nelle tre cittadine, il nubifragio si è abbattuto con incredibile violenza lasciando segni profondi. E nella maggior parte dei casi, la responsabilità non è da attribuire esclusivamente alle nuvole cariche di pioggia che per diverse ore hanno scaricato una quantità d’acqua immensa: a ben vedere, si tratti della distruzione che ha interessato la zona della statale ex 131 o della circonvallazione 554, gran parte dei danni sono stati provocati dall’uomo. La mano dell’uomo infatti non ha esitato nel permettere colate di cemento persino negli alvei dei fiumi oppure, come nel caso di Monserrato, ha deviato il corso naturale dei ruscelli che garantivano una comoda via di fuga alle acque piovane. Sestu: il rio Matzeu si è ripreso i suoi spazi. Per il centro a dieci chilometri da Cagliari, i danni maggiori si sono registrati lungo la strada di collegamento che corre verso Elmas, proprio nel punto in cui il torrente abbandona il paese, attraversa la 131 e punta sulla 130 per Iglesias. In questo punto il corso del fiume è stato strozzato dalle infrastrutture stradali in primis, e come se non bastasse, pure da privati, che sono riusciti a tirar su un muro di recinzione in cemento a ridosso dell’argine. Il risultato è una strettoia che, dopo le incessanti piogge di ieri, non ha fatto altro che aumentare a dismisura la pressione del muro d’acqua in arrivo dalle sorgenti. Sono bastati pochi minuti perché il fiume si riprendesse i suoi spazi naturali: da una larghezza imposta dal cemento di circa cinque metri, ha esondato fino a corrodere gli argini in terra, sovrastando tutto quello che ha incontrato nel suo cammino e arrivando così a una larghezza di una cinquantina di metri. In mezzo: una trentina di automobili trascinate via da un vicino parcheggio, alberi sradicati dal terreno e animali in balia delle onde. Non è andata meglio all’ingresso del paese, verso Monserrato: gli scantinati allagati non si contano, soprattutto nelle vie Bologna e Iglesias. Nel primo pomeriggio, il rumore delle poche auto di passaggio – soprattutto fuoristrada, viste le strade occupate da quaranta centimetri d’acqua – era coperto dal ronzio delle pompe di filtraggio azionate per svuotare i seminterrati. Tutt’intorno, persone in lacrime che spalavano l’enorme quantità di fango portata a valle dai torrenti in piena. «È normale che succedano queste cose – tuona qualcuno – quando la grande collina alle nostre spalle è stata sacrificata per far posto alle villette a schiera: non c’è un centimetro quadrato libero, il terreno non drena e tutto si riserva a valle. Se poi aggiungiamo che tutto il complesso è stato costruito su S’arriu ’e su pardu, valvola di sfogo per le acque piovane, il cerchio è chiuso». La situazione peggiore però si è verificata a Sestu. Il sindaco, Aldo Pili, ha già presentato richiesta per il riconoscimento dello stato di emergenza in seguito a calamità naturale, e così ha fatto il primo cittadino di Monserrato, Marco Sini. Anche in questo caso, la furia dell’acqua unita alla mano dell’uomo ha causato danni per milioni di euro. Ancora nel primo pomeriggio, via Cesare Cabras era sommersa da un metro d’acqua e il centro città, zona via del Redentore, si è trasformato in una succursale veneziana: strade inondate da un incessante muro d’acqua che ha trasportato a valle tronchi, fango e tutto quello che ha incontrato nel suo cammino. In via San Gavino Monreale, la forza del fiume in piena ha trascinato le auto in sosta per centinaia di metri, e non è andata meglio nella zona del cimitero e in via Giulio Cesare. «La città ha subìto molti danni – ha detto il sindaco Sini – Le auto trasportate dall’acqua sono state decine. I negozi allagati non si contano: un disastro». Favorito anche dal fatto che nel corso degli anni, il corso di diversi ruscelli è stato deviato per far posto alle case: i tubi di scolo inadeguati hanno fatto il resto. E questo sia all’interno del centro urbano, sia nella zona della statale 554, area dalla quale è arrivata l’onda anomala che ha travolto la città, come se a monte ci fosse stata una diga che ha rotto gli argini. Infine, Elmas. I disagi maggiori si sono verificati intorno alla stazione. «Molte famiglie hanno perso tutto – raccontano i testimoni – La furia dell’acqua ha distrutto ogni cosa: c’è gente a cui non è rimasta nemmeno una maglietta. Le condotte fognarie sono esplose e hanno invaso le strade: è stato l’inferno. Abbiamo chiamato i vigili del fuoco, ma non sono arrivati. Idem per la polizia municipale e i carabinieri: ci hanno lasciati soli. Il momento più drammatico? Portare in salvo un ragazzo disabile, inchiodato al letto, che rischiava di essere travolto dall’acqua. Abbiamo chiamato il 118: ci hanno risposto che non potevano intervenire. Per fortuna, nel tardo pomeriggio, la situazione è andata normalizzandosi. Ma per molte famiglie, che non hanno più niente, la parola "normale" adesso non ha alcun senso».
Da Villagrande a Sassari lunga scia di devastazioni. Nel 1999 un’altra catastrofe aveva colpito Capoterra provocando due vittime. E già allora era stato lanciato l’allarme sicurezza.
CAGLIARI. Negli ultimi anni nubifragi, alluvioni e uragani hanno causato una lunga scia di devastazione e morte in Sardegna. Già delle prime ore della mattina di ieri gli abitanti di Capoterra hanno cominciato a rivivere l’incubo del 1999. Quell’anno in paese morirono due persone. E già allora molti avevano lanciato l’allarme sicurezza in una zona a rischio. In precedenza gravi disastri avevano interessato non soltanto il Campidano, ma anche l’Ogliastra e altre aree dell’isola. Risale addirittura al 1951 una disastrosa inondazione che, durante la torrida estate di quell’anno, aveva devastato Gairo. Oltre 35 anni fa, poi, un’onda di piena proveniente dalle colline di Sennori si era abbattuta con violenza inaudita su Sorso causando la morte di due persone e il crollo di un importante ponte di collegamento sul fiume Silis. Nel 1993 nuove distruzioni in Ogliastra, quando il rio Foddeddu rompe gli argini e investe l’abitato di Tortolì. Danni per quaranta miliardi di lire, una somma ingentissima per l’epoca. Nell’inverno 2004, altre devastazioni ancora una volta nelle zone sud orientali dell’isola. Ma anche la Gallura soffre. E Galtellì si trasforma in una palude nella quale strade e coltivazioni finiscono sott’acqua. Sempre quell’anno, in un tragico lunedì 6 dicembre, sono travolte e uccise da un fiume di fango una nonna e la sua nipotina a Villagrande Strisaili. La donna e la bambina perdono la vita nel disperato tentativo di mettersi in salvo: la scala della loro abitazione crolla all’improvviso e impedisce qualsiasi via di fuga. Nei giorni successivi l’entità del disastro diventa di ora in ora sempre più grave e spaventosa. Per fronteggiare la situazione devono intervenire seicento uomini della protezione civile. Ma l’emergenza maltempo, in quei drammatici giorni di quattro anni fa, diventa presto senza soste. La pioggia continua a non dare tregua. L’allarme si estende in Baronia e nel Sulcis Iglesiente. A Bassacutena famiglie isolate e torrenti in piena. A Talana salvati due allevatori isolati per un giorno nel loro ovile. L’allora ministro Beppe Pisanu stanzia 10 milioni. Anche la Regione si mobilita. Alla fine, mentre si tenta un lento ritorno alla normalità, arriva del tutto inaspettato persino un terremoto: una scossa registrata in mare, nel golfo di Orosei, non lontano dalla costa, fa risalire la tensione in Baronia e in Gallura. Almeno in quest’occasione, non si registrano però né feriti né danni. Passeranno diversi anni prima di rivedere in Sardegna altre immagini tanto angoscianti di devastazione in Sardegna. È il pomeriggio del 12 settembre scorso quando un ciclone di paurosa violenza spazza Alghero, Sassari e dal nord ovest dell’isola si sposta con inusitata rapidità verso est andando a esaurire la sua forza in Gallura. Chiuso lo scalo catalano per un giorno. Mille passeggeri restano a terra e devono ritardare la partenza. Diversi altri turisti restano feriti a Capo Caccia. Una cinquantina i salvataggi in mare. In un’ora 1500 fulmini e vento che supera i settanta nodi. Quindicimila famiglie al buio per i blackout nelle frazioni e in altri centri vicini al capoluogo. Il 4 ottobre un altro nubifragio si abbatte su Sassari causando danni, difficoltà e disagi. Ora nell’isola meteorologi e specialisti dell’ambiente studiano con preoccupazione il ripetersi di tanti eventi estremi in quest’area del Mediterraneo. In particolare cercano di valutare se i mutamenti climatici possano influire sulla loro frequenza. (r. at.)
da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2008 CAGLIARI. In Sardegna sono oltre cinquanta le cittadine e i paesi a forte rischio ambientale. «Ma è il disordine urbanistico di questi ultimi decenni il vero responsabile», spiega Felice Di Gregorio, professore di Geologia ambientale nella facoltà di Scienze dell’università di Cagliari. In pratica «non sono i capricci del clima o le violente precipitazioni meteoriche a dover essere incolpate, ma le dissennate scelte edilizie». Le previsioni meteo sono oggi sempre più precise, vi sono sistemi che permettono di sapere, come è avvenuto per l’alluvione di mercoledì, che vi sarebbe stata una pioggia molto intensa. «La responsabilità – continua Di Gregorio – nasce dal modo con cui si è urbanizzato. Spesso vi sono state costruzioni abusive, ma molto più spesso gli interventi di lottizzazione sono derivati dai piani urbanistici che hanno permesso di intervenire anche in zone sensibili, vicine ai letti dei fiumi e dei corsi d’acqua (da Pirri a Castiadas, da Bosa a valle di Quirra)». Lo studio dei territori e della loro orografia (coi relativi rilievi) racconta che si sono formati col tempo come dei "corridoi" funzionali al trasporto delle acque, piovane (ma non solo). Ma «quando l’uomo interferisce – sottolinea Di Gregorio – con urbanizzazioni che non lasciano un’area di rispetto sufficiente dal rio o dal fiume (come ad Assemini, Elmas, Sestu, Capoterra ecc.) allora si crea il rischio ambientale idrogeolgico». I geologi, da anni, hanno lanciato l’allarme: «Adesso purtroppo – precisa Di Gregorio – scontiamo l’effetto di questa mancata attenzione verso il territorio. Oggi, però, è stato redatto il Pai, il piano regionale di assetto idrogeologico in cui si individuano le principali zone a rischio. Anche se va detto che nell’attuazione del piano occorre una maggiore velocità». L’area di Capoterra è diventata un (tragico) esempio da manuale, «ma sono diverse le aree interessate a questo tipo di rischi. Tra queste – spiega Di Gregorio – c’è anche Bosa: in passato le acqua del Temo sono arrivate sino ai balconi del primo piano delle abitazioni. In tutta l’area vi sono pure tanti altri piccoli corsi d’acqua, interessati a varie lottizzazioni». Secondo il geologo, infatti, non bisogna incorrere nell’errore di pensare che solo i fiumi veri siano "pericolosi". Il rischio ambientale nasce dal fatto che l’acqua piovana durante le forti precipitazioni, non trovando più il suo canale, travolge tutto quel che incontra. In molti Comuni, purtroppo, i danni sono già stati fatti. In alcuni casi, quando si tratta di abusivismo, «può essere necessario intervenire rimuovendo, per evitare danni maggiori». In altri occorre organizzare un piano di assetto e sistemazione idrogeologica. Ed è questo a cui mira il Pai. «Ma il tutto va realizzato con maggiore celerità – afferma Di Gregorio – intervenendo soprattutto nella formazione del personale: i corpi di protezione civile, da quello forestale alle unità delle province, vanno rafforzate anche in termini qualitativi». Dove le lottizzazioni hanno coinvolto i letti dei fiumi e dei ruscelli bisogna studiare caso per caso come intervenire: a Pirri, municipalità di Cagliari, ad esempio, alcune aree dove c’erano i corsi d’acqua sono state del tutto cementificate. In questo caso occorre potenziare le strutture di deflusso idrico. Altrove, spiega Di Gregorio, «si può intervenire con opere di protezione e difesa. A Capoterra, ad esempio, con la sistemazione, a monte, dei bacini. Oggi, però, occorre vigilare per impedire che si costruisca a ridosso dei fiumi e dei ruscelli. Altrimenti capitano i disastri». 
Nell’isola più di 50 centri ad alto rischio. La vera causa del dissesto idrogeologico è il disordine urbanistico in zone sensibili. Roberto Paracchini

(foto da www.lanuovasardegna.it)






Siamo costernati, lasciatemi esprimere tutta la nostra solidarietà e affetto ai cittadini di Cagliari in questa ennesima tragedia. Siamo con voi.
Un abbraccione da Firenze
La situazione del globo è davvero seria, e il risultato si è svolto ancora una volta sotto i nostri sguardi impotenti.
Siamo costernati, e lasciateci esprimere tutta la nostra solidarietà e affetto, siamo con voi.
Un abbraccione da Firenze,
elena
L’Altravoce, venerdì 24 Ottobre 2008
Rabbia ecologista, «denunce documentate e inascoltate da anni», vince il re-cemento. Argea e Coldiretti per i danni in agricoltura.
«Calamità innaturali». Due parole che non ammettono scuse: la rabbia degli ecologisti è tutta rivolta contro l’edificazione selvaggia, chi l’ha permessa senza mai pagare e chi avrebbe intenzione a proseguire su quella strada. Niente repliche difensive: servono risposte immediate ed efficaci. Le stesse che chiede il mondo dell’agricoltura, con i danni quantificati dalla Coldiretti e dalle altre associazioni di categoria in altri 15 milioni di euro: solo per i campi e le aziende distrutte. Tutto mentre continuano le mobilitazioni per raccogliere fondi da destinare alle popolazioni più colpite: dalla Saras, ad esempio, sino all’Ebas (Ente bilaterale artigiano della Sardegna) per le imprese artigiane.
Dagli ambientalisti le critiche storiche: «Denunce di anni inascoltate».
Non sarà il tempo delle polemiche, ma della chiarezza sì. Secondo Stefano Deliperi, portavoce dell’associazione Amici della Terra-Gruppo di Intervento Giuridico, «è due volte angosciante commentare quanto accaduto nel Cagliaritano. Il solito nubifragio che diventa la solita alluvione. Quattro morti, territori devastati, più di 15 milioni di euro di danni. Due volte angosciante perché ci sono vittime e tanta distruzione da una parte e ci sono tante denunce ecologiste in tutte le sedi possibili ed immaginabili dall’altra. Denunce documentate e troppo spesso inascoltate».
L’ennesima è il ripercorrere di quei documenti: «Una dozzina di anni fa (1995-1996) abbiamo provato in tutti i modi a fermare la canalizzazione cementificata del Rio Santa Lucia, trasformato in un’autostrada d’acqua che riversa in velocità enormi ondate di piena verso lo stagno di Capoterra, parte dell’ampia zona umida di Santa Gilla. Ecco i risultati», dice Deliperi. «L’abusivismo edilizio, i ripetuti condoni edilizi e la penosa pianificazione urbanistica di Capoterra hanno fatto il resto. Qualche anno fa, a suon di denunce, gli Amici della Terra ed il Gruppo d’Intervento Giuridico riuscirono a sventare un’autentica follia, la costruzione di una palazzina in località S’Acqua Tomasu: forse sulla coscienza abbiamo un disastro scampato».
C’è dell’altro: «Più recentemente, nelle campagne fra Sestu e Serdiana», guarda caso, un’altra delle zone colpite due giorni fa, «altre denunce ancora per far bonificare infinite discariche abusive spesso sulle rive, se non negli alvei, di corsi d’acqua. Ma quale calamità naturale c’è quando intere lottizzazioni sorgono nelle vie naturali di deflusso idrico? L’acqua riprende i suoi spazi e non guarda in faccia a nessuno. E sarebbe ora che qualche amministratore pubblico troppo affezionato allo sviluppo edilizio paghi per le scelte dissennate di uso del territorio e per i lutti che ha indirettamente provocato. Ma stiano tutti tranquilli, non accadrà nemmeno questa volta».
Più o meno sulla stessa linea anche Legambiente: «Oltre 300 millimetri di pioggia caduti in poche ore sono un evento eccezionale ma non dimentichiamo che con il cambiamento climatico, purtroppo, ci troveremo sempre più spesso di fronte a eventi meteorologici estremi e dobbiamo assolutamente evitare che si trasformino sempre in tragedia», dice il presidente Vincenzo Tiana.
«Con una maggiore prevenzione e un’adeguata pianificazione del territorio, infatti, si sarebbe potuto evitare che il nubifragio di ieri diventasse una catastrofe. Occorre una seria riflessione sulla necessità di prevenire il dissesto idrogeologico in Sardegna, ma soprattutto convincere gli enti locali ad applicare il piano messo a punto dalla Regione. Purtroppo, infatti, le prescrizioni delle norme di attuazione fatte dalla Regione, con l’approvazione nel 2004 del Pai (Piano d’Assetto Idrogeologico) sono state percepite spesso solo come vincolo a qualunque attività edificatoria, per cui l’adeguamento è stato eseguito dai Comuni con grande lentezza e in molti casi perfino ignorato. Invece e’ proprio l’intensa urbanizzazione lungo il reticolo di corsi d’acqua minori intorno a Cagliari ad essere tra le prime cause del dissesto. Mi auguro dunque», conclude Tiana, «una rapida inversione di tendenza da parte degli amministratori perché una corretta e rigorosa pianificazione del territorio e’ fondamentale per la sicurezza della popolazione».
«È bene ricordare», aggiunge Franco Saba della segreteria regionale dell’associazione, «che insediamenti sviluppatisi nella litoranea del settore occidentale del golfo di Cagliari, siano stati negli anni scorsi aspramente censurati dalle associazioni ambientaliste perché inseriti in un contesto senza tenere debitamente conto del rischio idrogeologico, ossia del rischio di alluvioni ed esondazioni».
Danni nei campi: Argea verifica, Coldiretti quantifica.
L’assessore regionale dell’Agricoltura, Francesco Foddis ha dato disposizione al direttore generale di Argea, Gianni Ibba, di procedere tempestivamente alla rilevazione dei danni causati dal nubifragio di ieri alle aziende agricole del Cagliaritano. L’agenzia, secondo una nota dell’assessorato, ha già preso contatto con le amministrazioni comunali colpite. Tutta la struttura dell’Agenzia regionale è al lavoro per organizzare e coordinare le perizie nelle aziende agricole e fare le prime stime.
Inoltre, partecipando con gli altri assessori regionali dell’Agricoltura alla riunione del Comitato Tecnico Permanente per l’Agricoltura (al Lingotto di Torino), Foddis ha chiesto al ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali, Luca Zaia, un intervento straordinario del Governo: appuntamento fissato per il 29 ottobre, a Roma. In quell’occasione saranno presentate le schede indicative dei danni alle strutture aziendali, alle scorte e alle coltivazioni, in modo tale da poter quantificare l’intervento necessario.
«Pur riconoscendo la prontezza d’intervento del sottosegretario Guido Bertolaso, che è portatore delle tematiche della protezione civile e non ha potere d’intervento negli indennizzi all’agricoltura», sottolinea l’assessore, «non deve sfuggire che questo Governo nelle proposte inserite nella legge finanziaria ha cancellato le risorse del Fondo di solidarietà nazionale, attraverso il quale si dovrebbero compensare tutte le calamità naturali in ambito agricolo. Con questo Fondo, inoltre, il Governo ha sempre garantito la copertura del premio relativo alle polizze assicurative, relativamente alla parte spettante allo Stato. Anche per sopperire alla mancanza di quote statali, la Regione ha previsto nella Finanziaria 2009 un impegno di 9,5 milioni di euro per coprire l’80 per cento del premio delle cosiddette polizze assicurative agevolate su terreni e coltivazioni: il 20 per cento sarà invece a carico dei singoli agricoltori. Questo è un intervento coerente con l’orientamento comunitario».
Secondo le associazioni di categoria «è necessario dare risposte immediate alle imprese agricole danneggiate dall’eccezionale ondata di maltempo che ha colpito il sud della Sardegna». Se la Cia sottoporrà la richiesta al ministro Zaia già oggi, in occasione dell’incontro organizzato al Mediterraneo, la Coldiretti quantifica la prima stima dei danni nei campi. Arriva dal contatto costante con le strutture periferiche dell’organizzazione e vale 15 milioni di euro. «Dalle prime verifiche», sottolinea la segreteria regionale, «le zone maggiormente danneggiate risultano essere quelle di Capoterra, Assemini, Sestu e Sarroch ma danni ingenti sono segnalati anche Villa San Pietro, Pula a Dolianova, Serdiana, Soleminis, Donori, Monserrato, Selargius e Settimo San Pietro. La Coldiretti chiede agli Enti preposti immediati sopralluoghi tecnici nelle aziende colpite al fine di verificare e quantificare puntualmente i danni. Si chiede, inoltre, alla Regione uno stanziamento straordinario di fondi in modo da poter intervenire tempestivamente per consentire agli imprenditori agricoli colpiti di poter riavviare al più presto l’attività. Ancora, si chiedono la dichiarazione di crisi di mercato e la sospensione delle incombenze di natura fiscale e previdenziale a carico delle imprese colpite».
Altre iniziative: la Saras sospende «Raffineria aperta». L’Ebas per gli artigiani.
Il gruppo che fa capo alla famiglia Moratti, a seguito dei drammatici eventi causati dall’alluvione, ha deciso di sospendere tutte le iniziative previste per la manifestazione “Raffineria aperta” : quindi il tour in barca e in pullman e gli incontri in programma a Villa Siotto, a Sarroch. Non solo: Saras annuncia anche l’intenzione di partecipare alle iniziative di solidarietà che le istituzioni del territorio organizzeranno a favore delle famiglie colpite.
Sul versante artigiano, invece, l’Ente Bilaterale Artigiano della Sardegna, si rende disponibile ad assistere le imprese artigiane che avessero subito danni a seguito degli eventi calamitosi verificatisi nella zona del Comune di Cagliari e zone limitrofe. Le imprese interessate dovrebbero informare la struttura per ottenere i contributi previsti per eventi eccezionali.
(red)
Ho il sospetto che politici e costruttori dormiranno molto di più e meglio di un qualsiasi italiano che abbia visto la distruzione operata non dalla Natura ma dallo stomaco peloso dei veri colpevoli.E adesso?Forza italiani:abbiamo salvato,in ordine,l’Alitalia,le Banche e adesso Capoterra e dintorni.Quello che mi preoccupa,oltre a dover pagare,è che su questi salvataggi non so quanto ci sia d’aspettarsi.Pessimista???
A.N.S.A., 24 ottobre 2008
MALTEMPO: SARDEGNA; AVVISTATO CADAVERE DONNA IN MARE.
CAGLIARI – Il corpo di una donna è stato avvistato in mare, tra il pontile della raffineria Saras e una scogliera sul litorale di Sarroch (Cagliari).
Dall’abbigliamento descritto alla centrale operativa del Comando provinciale dei Carabinieri di Cagliari, potrebbe trattarsi del corpo di Annarita Lepori, l’insegnante dell’istituto alberghiero di Pula, uno dei due dispersi dopo il nubifragio che ha devastato, mercoledì scorso, la Sardegna meridionale.
E tanto la colpa è della Natura… violenta e selvaggia. La colpa chissà perchè non è mai dell’uomo, che sembra faccia sempre la cosa giusta a combatterla con tutti i mezzi! Ma che schifo… veramente! Il negozio in cui lavoro sta in un capannone, il primo di Via dell’Artigianato. Affianco passa un fiume, che quella tragica mattina ha straripato. L’incrocio che attraverso tutte le mattine per andare al lavoro era sommerso da un metro e mezzo d’acqua e mi sembra naturale: prima di esserci la strada C’E’ UN FIUME! L’acqua si è riversata negli scantinati del capannone, milioni di metri cubi… è stato impressionante e ha fatto molti danni. Mio cugino ha portato giù il gommone che usa a volte per andare a pesca e ha fatto avanti e indietro per ore, per portare in salvo una ventina di persone tra cui donne, bambini e anziani che erano rimasti bloccati sui tettucci delle loro auto lungo Via dell’Agricoltura. Le “forze dell’ordine” e non specifico “quali”, oggi l’hanno convocato con tanti complimenti in centrale e gli hanno chiesto di dichiarare che ha agito sotto la loro supervisione! Ma non si vergognano? Erano là che guardavano mentre altre persone si davano da fare! Non si sono bagnati neanche la punta degli stivali! “Ma bravo! Fossero tutti come te…” “Fossero tutti come me sareste senza lavoro!”
da La Nuova Sardegna, 24 ottobre 2008
Manifestazioni di cordoglio e solidarietà. La Lombardia pronta a inviare uomini e mezzi se la Regione vorrà.
CAGLIARI. Solidarietà e partecipazione da parte delle istituzioni e delle categorie dei lavoratori. «La Lombardia è pronta ad inviare mezzi e uomini se la Regione Sarda ne farà richiesta». Così, in un comunicato, Stefano Maullu, assessore regionale Lombardia alla Protezione civile, prevenzione e polizia locale, scrive in un documento. Maullu, oltre ad esprimere cordoglio alle famiglie che hanno perso i loro cari nell’alluvione, dichiara la disponibilità per un intervento concreto. Cordoglio e pieno sostegno alle rivendicazioni delle popolazioni di Cagliari e hinterland colpite dal nubifragio è stato espresso dal deputato del Pdl, Luca Barbareschi che ha sentito per telefono il sindaco di Cagliari Emilio Floris e quello di Capoterra Giorgio Marongiu assicurando sostegno personale e istituzionale. «Sono vicino ai cittadini e agli amministratori degli Enti locali colpiti dal nubifragio avvenuto nel Cagliaritano. Esprimo tutta la mia vicinanza alle famiglie delle vittime, nella speranza inoltre che ci siano le condizioni per il ritrovamento dei dispersi», dice il sottosegretario del ministero dell’Interno, Michelino Davico con delega agli Enti locali. Anche l’Anci Sardegna, nel corso dell’assemblea nazionale dei Comuni italiani in corso a Trieste, ha espresso cordoglio e solidarietà ai parenti delle vittime ed ai cittadini dei Comuni di Capoterra, Sestu, Cagliari, Selargius, Monserrato e dell’intera area coinvolta nel tragico nubifragio, e auspicato che lo Stato e la Regione in cooperazione con le Amministrazioni comunali dispieghino tutte le risorse necessarie per affrontare l’emergenza e per dare al territorio un solido assetto idrogeologico. Il sottosegretario alla Difesa Giuseppe Cossiga ha espresso la propria gratitudine alle unità dell’Esercito e anche della Protezione civile intervenute per l’emergenza maltempo. Il sottosegretario ha rivolto al comandante delle Brigata Sassari, il proprio «convinto compiacimento per quanto i suoi soldati, e quelli del 5º Reggimento genio guastatori in particolare, stanno facendo». Cordoglio e solidarietà sono stati espressi dal sindaco di Oristano, Angela Nonnis a nome della Giunta, del consiglio comunale e dell’intera comunità oristanese. «Interprete dell’unanime sentimento della città – ha scritto il sindaco – l’amministrazione comunale esprime la sua vicinanza e il suo affetto ai familiari delle vittime, a tutti coloro che hanno subito danni e alle intere comunità di tutti i centri del cagliaritano messi in ginocchio dal nubifragio». Il Gruppo di Intervento Giuridico e Amici della Terra, ricordano che da dodici anni presentano denunce documentate sui rischi della cementificazione in aree di canalizzazioni naturali delle acque. «Ma di quale calamità naturale si parla – dicono – quando intere lottizzazioni sorgono nelle vie naturali di deflusso idrico?», e sottolineano che sarebbe ora che «qualche amministratore paghi per le scelte dissennate», e denunce arrivano anche dalla federazione dei Verdi. L’Ebas, Ente bilaterale artigiano della Sardegna, ha dichiarato la disponibilità con tutte le associazioni di categoria per assistere le imprese artigiane in crisi mentre sul fronte dell’agricoltura, oltre alla solidarietà dei sindacati di categoria, la Coldiretti sollecita un immediato intervento da parte del Governo e della Regione proprio mentre l’assessore all’Agricoltura comunica di aver dato mandato per la stima dei danni. Infine, i sindacati confederali stanno studiano iniziative a favore delle popolazioni colpite.
quanto è accaduto è frutto della cementificazione del territorio, il resto è fuffa buona per abbindolare la gente. fa bene stefano a chiamarla sardistàn: è una terra unica ma facciamo di tutto per renderla uno schifo!
a Capoterra tre alluvioni distruttrici in 10 anni: vorrà dire qualcosa no? cmq non ho fiducia che i politici capiscano e vogliano fare qualcosa.
La famiglia di mio fratello vive a Poggio dei Pini. E’ un disastro. Per fortuna non hanno avuto danni alla persona. Carabinieri, Forestali, Anas, Protezione Civile sono encomiabili per la tempestività e l’efficacia degli interventi ma senza un completo ripristino del territorio la “calamità innaturale” (definizione perfetta!) fra un anno o due anni o tre si ripresenterà. E’ necessario riforestare e demolire gli edifici più pericolosi. E’ doloroso e duro ma non vedo alternative. Saluti.
ieri mattina sono passata in auto a is Mirrionis e ho avuto PAURA, molta PAURA. mi è andata bene questa volta. ciao ciao Vania
Dopo essermi sentita colpevole per aver lavato la macchina perchè è scientificamente dimostrato che dopo piove,mi sono ricordata delle “Leggi di Murphis”,anzi di alcuni corollari che oggi,purtroppo,sono molto calzanti.1)I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedirgli di nuocere.2)Per quanto nascosta sia una pecca,Madre Natura riuscirà sempre a scovarla.3)Madre Natura è una puttana.L’ultimo punto non mi trova d’accordo….sul soggetto della frase.
Si sapeva da tempo che qualcosa non andava bene.Bastavano due gocce d’acqua e le zone basse delle case si allagavano.Io non sono un’esperta e ciò che mi hanno detto non so se sia vero,ma a Capoterra e dintorni le villette pare che siano state costruite “su palafitte” come le piattaforme petrolifere.Ogni disastro in Italia è frutto di un imbroglio,dove hanno guadagnato in pochi e dove pagano,a tempo indeterminato,in molti:quelli direttamente colpiti e tutti noi tassati.Anche questa volta i colpevoli saranno figli di N.N.,che per tutela della privacy resteranno senza nome.E il cielo si sta annuvolando.Per favore,chiamatela Sardegna,Sardegna ferita,tradita,devastata ma non Sardistan:mi sembra un modo per oltraggiarla ancora.