37 milioni di euro ai danni dei Cagliaritani.

L’amministrazione comunale cagliaritana del Sindaco Emilio Floris avrebbe sottoscritto – secondo notizie stampa – una transazione (19 maggio 2005) per la modica cifra di euro 37.000.000,00 (euro trentasette milioni) con Con scoop (Consorzio fra cooperative di produzione e lavoro di Forlì società cooperativa a r.l.)-Cis (Consorzio intercomunale servizi di Forlì) – Isgas che gestisce in via provvisoria da 13 anni il servizio di gas di città. Ora cerca di correre ai ripari: spedisce un esposto alla Procura della Repubblica e chiede al Tribunale civile di Cagliari di dichiarare la nullità della transazione perché basata su presupposti errati, che, evidentemente, nessuno s’era preso la briga di controllare. Un ultimo aspetto. Pur non essendoci stato ancora l’esborso dello spaventoso importo di denaro pubblico, è opportuno che anche la Procura della Corte dei conti tenga in evidenza lo svolgersi dell’incredibile vicenda: una specifica segnalazione viene inoltrata oggi da parte nostra.
Gruppo d’Intervento Giuridico
da La Nuova Sardegna, 25 novembre 2008
Il Comune rischia di perdere il 10% del bilancio. Transazione per 37 milioni firmata con Isgas. Floris si rivolge alla Procura e resiste in giudizio. La rete del gas di città gestita per tredici anni «in via provvisoria». Mauro Lissia
CAGLIARI. Una transazione firmata allegramente il 19 maggio 2005 obbliga l’amministrazione Floris a versare trentasette milioni di euro – il dieci per cento del bilancio – nelle tasche di Isgas, la società che fa capo alla Conscoop di Forlì, la stessa che da quasi tredici anni gestisce «in via provvisoria» il servizio del gas di città. Il ministero dei lavori pubblici sostiene il contrario: il privato sarebbe in debito di due milioni. Ma nell’atto transattivo firmato dagli uffici comunali in base a una delibera, la giunta ha riconosciuto un debito di quaranta milioni e si è impegnata formalmente a saldarlo una volta ottenuto un lieve sconto: tre milioni. E’ una cifra da far impallidire un petroliere russo, evidentemente non il sindaco e gli assessori in carica tre anni fa. Almeno non in quel momento. Perchè adesso Floris, responsabile pieno della delibera e della scelta conseguente di pagare, ha deciso di provare la mossa della disperazione: prima si è rivolto all’avvocato Antonello Angioni perchè insieme al legale del comune Carla Curreli impugnasse l’atto di citazione in giudizio notificato all’amministrazione da Isgas, che chiede i soldi e li vuole subito. Poi, raccolte tutte le carte che riguardano la vicenda, le ha mandate al procuratore aggiunto Mario Marchetti nella speranza che scovi un reato, un’irregolarità, un sospetto sufficiente a rendere nulla la transazione di tre anni fa. Ma a parte reati in questo caso non configurabili, come la circonvenzione di incapaci, l’ipotesi che sia la Procura a salvare l’amministrazione dai propri svarioni è qualcosa di molto remoto. La società romagnola, che ha ottenuto l’appalto del servizio «in via provvisoria» per tredici anni malgrado una sentenza definitiva dei giudici amministrativi, ha in mano tutti gli assi: è stato l’avvocato Angelo Luminoso a elaborare il testo dell’atto di transazione. Sindaco e assessori l’hanno letto, approvato e sottoscritto senza farne controllare i dati di riferimento. In scioltezza, come se un’uscita non programmata di 37 milioni di euro fosse un problema di secondo piano. Peccato che dopo il ministero anche una società di consulenza abbia negato l’esistenza del debito. Adesso bisognerebbe pagare e se non ci fosse da piangere per i soldi dei contribuenti cagliaritani questa storia meriterebbe di finire seppellita da una risata. Magari ci sarebbe da chiedersi come mai, con un contenzioso di questo livello in atto, la Conscoop – la società madre della controllata Isgas – sia riuscita ad aggiudicarsi anche l’appalto per la costruzione del parcheggio di via Manzoni. Ma queste sono cose da avvocati, la figura di cui la giunta Floris avrebbe avuto un forte bisogno quando si è trovata di fronte alla proposta transattiva avanzata da Isgas. D’altronde un pasticcio come questo era prevedibile, perchè il cammino amministrativo del servizio per il gas di città è stato impervio fin dall’inizio. A bandire la gara fu il commissario straordinario Giuseppe Maniscalco, era il 1993. Avrebbe dovuto pensarci un esecutivo espresso da un’assemblea eletta. Ma il funzionario prefettizio si dimostrò molto attento, persino zelante di fronte a quel problema. La gara andò all’Isgas attraverso la Conscoop-Cis (Consorzio intercomunale servizi) di Forlì. Poi su ricorso della Medea di Bologna (ex Metanogas) il Tar annullò la gara perchè Conscoop-Cis non poteva gestire servizi se non a favore di comuni confinanti. Una sentenza tombale, che però non basta a fermare il Comune: stavolta è l’amministrazione Delogu a riconoscere come «pienamente legittimo» il contratto con il consorzio romagnolo. Così la Metanosarda viene fatta sgombrare dal deposito di Pirri per lasciare spazio al nuovo concessionario. Si va ancora al Tar, che dà ragione al Comune. Ma al giudizio finale – siamo all’11 gennaio 2000 – è il Consiglio di Stato a bocciare Conscoop-Cis «perchè la Cis non possedeva nè possiede a tutt’ora la capacità giuridica di partecipare alla gara e di risultare aggiudicataria del servizio». Come dire: Metanosarda aveva ragione. Malgrado ciò Isgas va avanti: grazie a una scelta dell’amministrazione comunale gestisce in via provvisoria il servizio per ragioni di interesse pubblico. E Medea (ex Metanosarda, a suo tempo partecipata di Italgas) chiede tre milioni e mezzo di euro al Comune per crediti maturati ai tempi in cui era concessionaria della rete del gas. Sono passati otto anni. Nel frattempo non solo Isgas – che non ha vinto formalmente alcun appalto pubblico – ha gestito il servizio della distribuzione del gas, ma si è fatta carico di realizzare la nuova rete destinata a diffondere il metano. I lavori si sono conclusi, con due anni e mezzo di ritardo, alla fine del 2006. Ed è da quel momento che Isgas ha cominciato a batter cassa. Legittimamente, perchè qui se qualcuno ha sbagliato oppure violato norme è il Comune, non certo la cooperativa romagnola che ha fatto soltanto i propri interessi. Che oggi reclama quanto i suoi legali ritengono sia dovuto da parte del Comune e quanto la giunta Floris, con una delibera da vita spericolata, ha ammesso di dover pagare. Così alla storia manca solo il finale. Con una probabilissima puntata intermedia: l’intervento della Corte dei Conti. Perchè se è vero che tra quanto il Comune è chiamato a pagare e quanto dovrebbe al contrario incassare la differenza è di 39 milioni di euro, non è detto che a sborsarli siano i contribuenti.
In aprile la decisione del giudice civile. Giagoni: «Quell’accordo è nullo perché fondato su informazioni errate».
CAGLIARI. Ma la battaglia Comune-Isgas è soltanto all’inizio: già ad aprile il giudice civile Grazia Bagella dovrebbe pronunciarsi sul ricorso presentato dalla società al giudice ordinario per ottenere il saldo della cifra concordata nella transazione del 31 marzo 2005. Il comune si è costituito con una comparsa di 45 pagine – che prevede anche alcune domande riconvenzionali, specie di controcitazioni – firmata dagli avvocati Antonello Angioni e Carla Curreli in cui si chiede l’annullamento di alcune clausole dell’atto transattivo, quelle che determinano l’indennizzo dovuto alla società concessionaria uscente. L’obbiettivo – come conferma l’assessore ai servizi tecnologici Gianni Giagoni – è arrivare alla revoca della transazione: «Nel 2005, quando la giunta ha firmato la delibera, è stato fatto sulla base di presupposti e di informazioni sbagliate». Sbagliate perchè – è scritto nella comparsa – - a fornirle era stata proprio Isgas e la giunta Floris le ha prese per buone, senza alcun controllo. Se la tesi dei due legali passasse, il contenzioso potrebbe prendere strade diverse. Ma c’è un altro problema: «Isgas era tenuta a garantire il servizio di gestione e di distribuzione dell’aria propanata fino a settembre del 2008 – spiega Giagoni – e con una lettera ci ha informato di non voler proseguire fino al bando pubblico del servizio. Allora abbiamo bandito una gara per nove mesi-un anno e Isgas ha ricorso al Tar, chiedendo la sospensiva dell’atto. Il Tar non ha sospeso e ha annunciato la decisione sul merito, il Consiglio di Stato ha respinto la nuova istanza di sospensiva di Isgas confermando la scelta del Tar Sardegna». Che dovrebbe arrivare di qui a qualche settimana. Nel frattempo Isgas – che nel ricorso al Tar ha negato di voler sospendere il servizio – va avanti e il Comune ha pubblicato sulla gazzetta dell’Unione Europea un avviso per manifestazioni di interesse, che precede il bando europeo per la copertura del servizio nei prossimi dodici anni. Qui però il contenzioso con Isgas potrebbe condizionare l’esito della gara, sempre per via di quei 37 milioni da pagare. Un regio decreto del 1925 stabilisce che il concessionario entrante debba farsi carico dei costi sostenuti dal concessionario uscente. In assenza di un privato pronto a rilevare la gestione del servizio, Isgas si è rivolto al Comune: o paga chi entra o paghi tu. Quindi se il Comune non dovesse pagare – sempre che la prossima sentenza del giudice civile lo obblighi – a metter mano al portafogli dovrebbe essere la società vincitrice della gara. Ma chi subentrerebbe nella gestione di un servizio che costa già in partenza 37 milioni di euro? Ecco perchè, posta con chiarezza questa domanda, l’avvocato Angioni punta a ottenere dal giudice l’annullamento delle clausole che riguardano l’indennizzo, fondando la sua istanza sulle norme che regolano la concorrenza a livello europeo. Ma c’è dell’altro: l’incredibile transazione del 2005 obbliga il comune, in caso di gara pubblica deserta, a confermare la concessione a Isgas per altri trent’anni. Per l’avvocato Angioni non è possibile: le norme stabiliscono un tetto di dodici. Ma questo spiega perchè Isgas punta con forza a mantenere alto l’indennizzo: se resta in piedi l’obbligo di pagare, nessuno parteciperà alla gara d’appalto europea. Lo scontro Comune-Isgas è ormai su tutti i fronti giudiziari, penale, civile e amministrativo. Ma è soprattutto dall’esito delle decisioni del giudice Bagella e del Tar che dipende la stabilità delle casse comunali e la possibilità di dare alla città un gestore del gas che garantisca il servizio a condizioni di mercato.
da La Nuova Sardegna, 26 novembre 2008 Nel 2006 la rete di tubazioni per l’aria propanata realizzata da Isgas avrebbe funzionato come un colabrodo. «Perdite di gas per 700mila metri cubi». Il Comune non intende pagare i 37 milioni della transazione e rilancia. Mauro Lissia
CAGLIARI. Soltanto nel 2006 le perdite di gas nella rete cittadina sono state pari a 700 mila metri cubi, pari al venti per cento del prodotto distribuito in rete. Non è la denuncia di un’associazione ecologista ma è l’amministrazione comunale a sollevare d’improvviso un problema che appare piuttosto preoccupante. Strano che venga fuori soltanto adesso che Comune e Isgas, la società che gestisce la rete dell’aria propanata in città, sono ai ferri corti per via di quei 37 milioni da pagare. Peraltro viene fuori in una sede giudiziaria, perchè sono i legali incaricati dalla giunta Floris – gli avvocati Antonello Angioni e Carla Curreli – a segnalare le perdite di gas fra le numerose altre presunte inadempienze contrattuali di cui la società controllata per il 95% dalla potente cooperativa rossa Conscoop di Forlì si sarebbe resa responsabile nel corso dei lavori di realizzazione della rete cittadina e della sua gestione. In quella che tecnicamente si chiama domanda riconvenzionale i due legali non solo negano qualsiasi debito da parte del Comune nei confronti di Isgas, nonostante una transazione del 19 maggio 2005 deliberata dalla giunta comunale il 31 marzo precedente imponga all’ente pubblico il pagamento di 37 milioni sui 40 dovuti. Ma dopo aver enumerato i lavori eseguiti irregolarmente da Isgas, chiedono che sia la società privata a pagare tre milioni e 254 mila euro per aggi non corrisposti sul fatturato del gas. Ma vediamo quali sarebbero i problemi riscontrati dai tecnici comunali sui lavori conclusi alla fine del 2006, con due anni e mezzo di ritardo sul termine stabilito nel contratto. A parte le perdite – sostengono gli avvocati – Isgas «non ha riempito in tutto o in parte gli scavi che ospitano le tubazioni (dell’aria propanata) con materiale idoneo sulla base delle previsioni di capitolato». Secondo i due legali «l’inidoneità dei ripristini stradali ha provocato in molte zone della città affossamenti di ampi tratti di manto stradale». Un dato questo del tutto inedito, di cui il Comune si è sempre ben guardato da fornine comunicazioni ai cittadini. Ma non è finita: nell’atto di costituzione in giudizio si parla di mescole inadatte per gli ‘alvei’ delle tubazioni, al punto da affermare che «Isgas ha realizzato o fatto realizzare opere nel complesso tecnicamente non idonee essendosi verificate, per ammissione della stessa concessionaria, nella rete cittadina perdite di gas per 700 mila metri cubi». Ma c’è dell’altro ed è materiale che potrebbe suscitare l’interesse del procuratore aggiunto Mario Marchetti, cui il Comune si è rivolto perchè verifichi se nella vicenda sia tutto regolare. Per esempio i due avvocati segnalano come nell’esame dei costi che hanno concorso alla determinazione delle perdite, quelle che il Comune dovrebbe ripianare, sia stata inserita la parcella dell’avvocato Renato Docimo di Ravenna, autore di una consulenza legata alla proposta di transazione del 2005: si tratta di 469 mila euro fatturati nel 2005-2006. Ancora: con un contratto datato 7 aprile 2003 «Isgas ha affidato a Conscoop (titolare del 95% del capitale di Isgas) la fornitura delle tubazioni d’acciaio e dei contatori del gas necessari per la realizzazione del secondo stralcio della rete di distribuzione» e «dai documenti acquisiti i prezzi di vendita praticati da Conscoop a Isgas non risultano assolutamente congrui, posto che in presenza di forniture di tale entità era possibile spuntare sul mercato prezzi di assoluto favore». Al contrario lo sconto ottenuto da Conscoop è soltanto del 3,13% contro quello medio nazionale che – stando agli avvocati del Comune – arriva al 33%. Come dire che Isgas avrebbe pagato la fornitura il 30% in più di quanto avrebbe potuto. Molto strano, ancora una volta, che l’amministrazione Floris sembri accorgersi soltanto adesso di questi aspetti poco chiari: quando sindaco e assessori si sono trovati davanti agli occhi una transazione da 37 milioni hanno firmato con tranquillità la delibera destinata a darle il via libera. Ora si tratta di attendere la decisione del giudice Grazia Bagella, che dovrebbe arrivare in primavera. Nel frattempo la Procura dovrebbe esaminare la vicenda e quando c’è di mezzo la magistratura penale le sorprese possono essere sempre dietro l’angolo.

(foto P.F., archivio GrIG)




da La Nuova Sardegna, 25 ottobre 2010
Il gas di città, un pasticcio da quarantadue milioni Bloccato il nuovo appalto.
Contenzioso aperto tra il Comune e l’IsGas, nuova spesa di quasi un milione e mezzo.
CAGLIARI. Dopo i rifiuti, la palma delle incompiute va alla questione-gas di città. In questo caso la giunta comunale non riesce a mettere a gara un appalto definitivo per la gestione del settore. A monte vi sono bandi bloccati da ricorsi e un contenzioso per 42 milioni di euro che l’IsGas chiede al Comune. Da cui un nuovo esborso per l’amministrazione di un milione e 480mila euro.
All’interno degli equilibri di bilancio, il consiglio comunale voterà in questi giorni la somma di un milione e 480mila euro per ripianare la mancanza di questa cifra nelle entrate del gas di città. Ma la storia viene da lontano. Vediamo.
Il contenzioso. A monte c’è una situazione di produzione e gestione del gas di città che vede una concessione provvisoria che dura da quindici anni. Nel 2005 si arrivò poi a un atto transativo (come indennizzo per il valore degli impianti) secondo cui il Comune avrebbe dovuto versare 42 milioni di euro all’IsGas. Nel 2008, però, l’amministrazione municipale fece ricorso – pur ammetendo di aver compiuto gravi errori di tipo industriale e amministrativo – chiedendo che la somma concordata fosse stabilita «utiizzando il criterio di stima industriale». Il che comporterebbe – secondo il Municipio – una diminuzione dell’indennizzo. Quindici giorni fa infine, informa l’assessore ai Servizi tecnologici Giovanni Giagoni, il giudice ha accettato che vi si una valutazione di «tipo industriale». Ora i due contendenti dovranno nominare i propri periti. Ma la partita è ancora lunga.
L’appalto. Due anni fa l’amministrazione stava preparando una gara per un anno (in attesa di dirimere il contenzioso accennato), ma l’IsGas e altre società impugnarono la predisposizione dell’iter. E questo primo round lo vinse il Comune. Poi si arrivò alla gara vera e propria a cui parteciparono l’IsGas e un’altra società, vinse quest’ultima, ma l’IsGas ha fatto ricorso. Il Tar diede ragione al Municipio, ma il Consiglio di Stato sospese il tutto per incogruenze. E siamo ancora in questa fase.
L’esborso finale. A questo punto il piatto piange della somma che l’amministrazione pensava di ricavare dall’affidamento dell’appalto per un anno: un milione e 480mila euro. Ed è qui che la ciambella di salvataggio viene data dagli «equilibri di bilancio» accennati.
Il servizio. A questo punto è evidente che i primi a rimetterci sono i fruitori del servizio. In secondo luogo è altrettanto chiaro che vi sono una serie di errori legati «all’atto transativo» del 2005, origine dei recenti intoppi del gas. Da cui l’accusa, lanciata più volte dall’opposizione comunale, ma anche da settori della maggioranza (come l’Udc), per le «gravi disfunzioni organizzative, burocratiche e politiche».
da La Nuova Sardegna, 11 dicembre 2008
Anche nel centrodestra monta la protesta contro la Giunta per il pasticcio del gas. «Isgas? Si tratta di una storia del tutto assurda». Ettore Businco (Udc): «Una commissione d’inchiesta chiarisca quel che è capitato». Il centrosinistra: «Operazione che mostra la leggerezza con cui si gestisce la cosa pubblica». (Roberto Paracchini)
CAGLIARI. «È assurdo, non è possibile firmare una transazione per una cifra di 37 milioni di euro con simile leggerezza», commenta Ettore Businco (consigliere comunale dell’Udc). La vicenda è quella dell’Isgas, il gestore del gas di città che ha chiamato in giudizio il Comune per 42 milioni di euro. La Giunta, su proposta del funzionario interessato, ha emesso una delibera per una transazione (da pagare) di 37 milioni. «Solo dopo l’amministrazione ha chiesto la consulenza di un esperto – continua Businco – che non solo ha detto che il Municipio non avrebbe dovuto pagare niente, ma che era l’Isgas a dover versare al Comune tre milioni». Per l’opposizione la storia è significativa di come «questa amministrazione di centrodestra» gestisce la cosa pubblica. «La leggerezza e l’incompetenza dimostrati nella stesura della transazione sono tanto più gravi in quanto i rapporti con la società avevano già creato notevoli controversie e conflittualità», hanno scritto in una interrogazione urgente presentata dalla minoranza. Poi hanno chiesto formalmente la predisposizione di una commissione d’inchiesta. Proposta che anche Businco sostiene: «Io l’ho chiesta nella commissione consiliare ai Servizi tecnologici perchè ritengo che sia indispensabile per vederci chiaro. Penso che, a fronte dell’interessamento della magistratura (visto che la causa è partita dall’Isgas) vi debba essere anche quello politico: credo che sia indispensabile cercare di capire perchè è potuto avvenire tutto questo e quali sono le responsabilità politiche di quanto è capitato». Secondo Ninni Depau (capo gruppo dei Ds) «tutta la storia è assurda, basti dire che con l’Isgas, il Comune ha un rapporto provvisorio sin dal 1995. Non solo: oggi il servizio è fornito, sempre dall’Isgas, ma in una situazione di provvisorietà di fatto perchè è scaduta anche la convenzione di provvisorietà». Per questo il centrosinistra ha chiesto di sapere «che su tutta la questione venga aperta un’inchiesta amministrativa. Non dimentichiamo che stiamo parlando del gas, quindi di un comparto che presenta anche profili di sicurezza che non vanno sottovalutati. Oltre al fatto che questa situazione di contenzioso ha bloccato qualsiasi nuovo allaccio». Prima l’accordo, poi il ritorno indietro da parte dell’amministrazione, ma «tali errori – si legge nell’interrogazione – rischiano di provocare effetti devastanti nel bilancio del Comune e per la stessa credibilità dell’istituzione». Per questo motivo il centrosinistra ha domandato al sindaco se non si ritenga «che tale transazione abbia evidenziato una gravissima carenza della struttura amministrativa e di controllo del Comune ai diversi livelli dirigenziali». Inoltre, sempre a parere della minoranza, il mancato inserimento del contenzioso sui 37 milioni fra i residui passivi può «evidenziare profili di illegittimità o comunque una mancanza di trasparenza particolarmente grave considerata l’entità della somma». Mentre il fondo di riserva «previsto nel bilancio a fronte dell’entità della cifra e dei numerosi ricorrenti debiti fuori bilancio» è del tutto inadeguato. Da parte sua l’amministrazione comunale ha sollevato un problema di legittimità di fronte alle aspettative dell’Isgas. A parte le perdite – sostengono gli avvocati del Comune – Isgas «non ha riempito in tutto o in parte gli scavi che ospitano le tubazioni con materiale idoneo sulla base delle previsioni di capitolato». Inoltre, secondo i legali, «l’inidoneità dei ripristini stradali ha provocato in molte zone della città affossamenti di ampi tratti di manto stradale». Ma non è finita: nell’atto di costituzione in giudizio si dice che l’Isgas «ha realizzato o fatto realizzare opere nel complesso tecnicamente non idonee essendosi verificate, per ammissione della stessa concessionaria, nella rete cittadina perdite di gas per 700 mila metri cubi». La protesta per la gestione di tutta la questione del gas cittadino non viene, però, solo dall’opposizione. Anche nell’Udc la questione è «fortemente criticata», come sottolinea Businco che precisa «che su tutta la vicenda si deve fare luce il prima possibile».
da La Nuova Sardegna, 27 novembre 2008
IL CASO ISGAS. «Troppa leggerezza e incompetenza». L’opposizione municipale: «Subito una commissione d’inchiesta».
CAGLIARI. L’Isgas e il Comune sono ai ferri corti, ma per l’opposizione la storia è significativa di come «questa amministrazione di centrodestra» gestisce la cosa pubblica. «La leggerezza e l’incompetenza dimostrati nella stesura della transazione sono tanto più gravi in quanto i rapporti con la società avevano già creato notevoli controversie e conflittualità (la stampa ha ipotizzato la circonvenzione di incapaci…)», si legge nell’interrogazione ugente presentata dalla minoranza. La storia racconta di un contenzioso (con una transazione iniziale per 37 milioni ai danni del Comune) finito nelle sedi legali. Prima l’accordo, poi il ritorno indietro da parte dell’amministrazione, ma «tali errori – si legge nell’interrogazione – rischiano di provocare effetti devastanti nel bilancio del Comune e per la stessa credibilità dell’istituzione». Inoltre «rischia di essere messo definitivamente a rischio il servizio di produzione e distribuzione del gas in città, la cui pessima qualità finalmente è stata riconosciuta anche dalla Giunta (mancato riempimento degli scavi, perdite consistenti di gas dalla rete cittadina etc.)». Per questo motivo il centrosinistra chiede al sindaco se non si ritenga «che tale transazione abbia evidenziato una gravissima carenza della struttura amministrativa e di controllo del Comune ai diversi livelli dirigenziali». E quali iniziative «politiche e organizzative intendano assumere per individuare e correggere le falle di tipo politico, tecnico ed amministrativo alla base di una serie così elevata di errori» Secondo l’opposizione vi sono anche una serie di responsabilità politiche. Da cui la domanda se il sindaco «non ritenga che la giunta comunale debba assumersi, in modo esplicito e trasparente, tutte le responsabilità politiche nei confronti dei cittadini colpiti sia dal servizio scadente di erogazione del gas che dal rischio di un consistente danno finanziario». E per questo viene chiesta «la nomina di una commissione tecnica indipendente di inchiesta per la verifica di tutti gli atti inerenti la transazione con la Isgas». E «un dibattito consiliare preceduto da una esaustiva relazione della Giunta». Inoltre, sempre a parere della minoranza, il mancato inserimento del contenzioso sui 37 milioni fra i residui passivi può «evidenziare profili di illegittimità o comunque una mancanza di trasparenza particolarmente grave considerata l’entità della somma». Mentre il fondo di riserva «previsto nel bilancio a fronte dell’entità della cifra e dei numerosi ricorrenti debiti fuori bilancio» è del tutto inadeguato. Da parte sua l’amministrazione comunale ha sollevato un problema di legittimità di fronte alle aspettative dell’Isgas. A parte le perdite – sostengono gli avvocati del Comune – Isgas «non ha riempito in tutto o in parte gli scavi che ospitano le tubazioni con materiale idoneo sulla base delle previsioni di capitolato». Inoltre secondo i legali «l’inidoneità dei ripristini stradali ha provocato in molte zone della città affossamenti di ampi tratti di manto stradale». Ma non è finita: nell’atto di costituzione in giudizio si parla di mescole inadatte per gli ‘alvei’ delle tubazioni, al punto da affermare che «Isgas ha realizzato o fatto realizzare opere nel complesso tecnicamente non idonee essendosi verificate, per ammissione della stessa concessionaria, nella rete cittadina perdite di gas per 700 mila metri cubi». (r.p.)
e chi dovrebbe pagare questa cifra???? io con il mio cocopro di tre mesi rinnovabili???ma sono pazzi???? ciao ciao Vania