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Facce di cemento armato per la diga di Monte Nieddu.

 

Il pazzesco, assurdo, dispendioso progetto della diga di Monte Nieddu-Is Canargius, tanto caro a parlamentari, amministratori locali e politici di terza linea ritorna alla ribalta grazie ad un Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale non pago del disastro ambientale e finanziario realizzato (sul quale ha avviato accertamenti la Procura regionale della Corte dei contie grazie ad una Regione autonoma della Sardegna che non pare conoscere la fondamentale analisi costi-benefici.  Da sottolineare ed evidenziare il ruolo dell’Assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni , già Coordinatore generale del medesimo Assessorato negli anni delle decisioni sul progetto ed oggi, dopo le dimissioni del Presidente della Regione Renato Soru, anche Vice-Presidente facente funzioni di Presidente fino alle prossime elezioni regionali del febbraio 2009.     Il disastroso invaso di Monte Nieddu-Is Canargius è andato alla ribalta nazionale grazie a "Sabato e Domenica" di Rai 1.    Vi proponiamo il video della trasmissione andata in onda il 17 agosto 2008.   Abbiamo potuto sentire l’Assessore regionale dei lavori pubblici Carlo Mannoni dire – in buona sostanza – che sarebbe un invaso assurdo e inutile, ma bisogna farlo a tutti i costi (e che costi !!!).     Qui il video.        Le associazioni ecologiste Amici della Terra e Gruppo d’Intervento Giuridico, come stanno facendo pressoché in solitudine da 15 anni, continueranno ad opporsi in tutte le sedi a quello che è soltanto uno scempio ambientale e finanziario, dai costi complessivi misteriosi e sconosciuti e che – soprattutto – c’entra ben poco con l’acqua

                                            Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

P.S.   ringraziamo Paola Maggioli ed Elisabetta Barozzi di Rai 1 per la cortese disponibilità, Juri Iurato per l’abilità informatica…

 

 

da L’Unione Sarda, 27 dicembre 2008

Sarroch. Accantonata definitivamente l’idea di usare la tecnica del calcestruzzo rullato. Monte Nieddu, ritorno al passato. La diga alta 80 metri sarà realizzata in cemento armato. La diga di Monte Nieddu sarà realizzata. Non più con la tecnica del calcestruzzo rullato ma nel più tradizionale cemento armato.   Andrea Piras

Doveva essere la grande alternativa, la svolta tecnologica per la Sardegna e le sue dighe. Come lo era stato molti anni fa per la Spagna e ancora prima per l’America. Un piccolo grande miracolo che avrebbe permesso, grazie all’uso del cosiddetto calcestruzzo rullato, di mandare a riposo il vecchio cemento armato, materia prima di tantissime dighe innalzate lungo i fiumi dell’Isola.

IL SOGNO. Monte Nieddu, il futuro. Almeno così l’avevano annunciato, quel progetto che dopo trent’anni d’attesa stava per vedere finalmente la luce nel cuore dell’assetata costa sud-occidentale sarda. Tra Capoterra e Teulada, passando per Pula, Villa San Pietro Domus de Maria, Sarroch. Proprio nel territorio di quest’ultimo comune rivierasco, nella vallata di Monte Nieddu-Is Canargius, a neppure quattro chilometri dalla statale Sulcitana, il programma del Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale aveva definitivamente trovato gli esecutori: un’associazione temporanea d’imprese italo-iberica formata dagli spagnoli Dragados y Costrucciones-Fomento de Costruccionese e la Grandi lavori Fincosit. Iper specialisti di fama mondiale capaci di innalzare in pochi anni, appena quattro, l’immensa muraglia alta ottanta metri e capace di intercettare le acque del rio Monti Nieddu e creare un invaso da trenta milioni di metri cubi. Era il 21 gennaio del 1998 quando l’Ati vinse la partita sfidando imprese altrettanto valide. E la Regione, annunciando soddisfatta la fine della partita (vinta anche grazie alle battaglie di sindaci, agricoltori e popolazione, seppure il progetto venne contrastato tenacemente dagli ambientalisti), spifferò anche la data per la consegna delle opere ultimate: il 21 gennaio del 2002.

LO SMACCO. Ne sono passati dieci, di anni, da allora. Il calcestruzzo rullato è rimasto un sogno, diventando col tempo una sorta di beffa. E se nella vallata di Monte Nieddu il cantiere venne anche aperto e l’area massicciamente interessata da lavori di sbancamento (un disastro ecologico, lo hanno definito in tanti), quello stesso cantiere venne ben presto chiuso. Troppi ritardi per colpa delle polveri di risulta (materia prima per realizzare il calcestruzzo rullato) che sarebbero dovute arrivare dalla Carbosulcis. Non avvenne nulla. Resta la diatriba tra Spagnoli e Consorzio. A colpi di milioni di euro (una trentina, per l’esattezza), richiesti dalla Dragados come penale per i troppi ritardi. «La causa andrà avanti per conto suo, il progetto della diga, evidentemente corretto, seguirà una strada diversa. Questo per evitare altri ritardi e ancora di più lo stallo», spiega l’assessore regionale ai Lavori pubblici, Carlo Mannoni. «Il Consorzio di bonifica ha aggiornato il suo progetto anche in seguito ai danni causati dall’alluvione nella zona dell’antidiga. Ora dovrà essere esaminato dall’Unità tecnica dei lavori pubblici del ministero e a Gennaio dovrà ottenere la Valutazione d’impatto ambientale e il parere della comunità europea. La prossima primavera il cantiere potrà essere riaperto».

LA SPERANZA. Ci spera, Mannoni. Non sarà più la diga del calcestruzzo rullato, la grande alternativa. Sarà ancora un immenso muro di cemento armato da ottanta milioni di euro. C’è ancora la richiesta degli spagnoli: 30 milioni che qualcuno dovrà pur versare. Forse il Consorzio, magari la Regione. Per mettere fine a una beffa che non sembra avere precisi responsabili. A Sa Stria gli spagnoli sono andati via da tempo. I loro impianti sono stati venduti e proprio in queste settimane il lavoro di smontaggio è in piena attività. Interventi che proprio nei giorni scorsi hanno fatto registrare l’ennesima sciagura sul lavoro: la morte di un operaio di appena 28 anni

(foto C.B., archivio GrIG)

  1. Pierflo
    1 Gennaio 2009 a 21:15 | #1

    Con tanti Dott. Ing. e Prof. Ing. alla ricerca perenne di moltiplicare i guadagni, qualsiasi incarico faraonico va più che bene, per questi signori non ci sono ragionamenti che tengano se non quello di fare cassa, pertanto stiamo attenti! anche il progetto di diga su monte Perdosu, a ridosso di San Vito, ottiene continuamente finanziamenti per gli “studi”; praticamente costruiranno una fondazione di cemento a soli sette metri sul livello del mare, togliendo, tra l’altro, definitivamente l’apporto d’acqua dolce alle falde costiere e per fare cosa? Un invaso dove si riverseranno gli scarichi di monte, incluse le acque del mancato lago istituzionale del Flumineddu sulle alture di Escalaplano, e dove verrà buttata (con altre dighe e dighette) anche l’acqua del Picocca e del rio Quirra; alla fine tutta l’acqua verrà sollevata con pompe, alte quanto un palazzo di 10 piani, e riversata sul lago Mulargia. Quindi non solo acqua, ma una “montagna” di energia sprecata. Mi fermo qui. In buona sostanza, in Sardegna bastavano poche dighe e opere connesse ben gestite, questo avrebbe consentito a molti manutentori di conservare le opere al meglio, viceversa di operai nemmeno l’ombra, così tutto si sfascia e gli “studi” possono continuare. Di questo malvezzo istituzionale il Comitato per la Salvaguardia dell’Acqua e della Forza di Gravità ne ha voluto divulgare l’esistenza, tuttavia è sorprendente come l’azione del Presidente, che voleva essere riformatrice, sia stata viceversa accondiscendente, come non mai, agli interessi particolari suaccennati che in definiva sono contrari ai principi di salvaguardia ambientale, dell’Acqua e Gravità

  2. m.f.
    28 Dicembre 2008 a 15:42 | #2

    bravi! concordo al 1000%.nessuno riprende l’argomento,a dx,a sx,indipendentisti,soriani,antisoriani.

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