Home > Primo piano > Raccolta differenziata in crescita in Sardegna.

Raccolta differenziata in crescita in Sardegna.

 

Divulgato dall’Assessorato della difesa dell’ambiente della Regione autonoma della Sardegna il rapporto predisposto dall’ A.R.P.A.S. sulla raccolta differenziata in Sardegna nel corso del 2008.   Di seguito trovate il testo del rapporto on line: secondo i dati diffusi dall’Assessorato, in Sardegna si avrebbe a dicembre 2008 la raccolta differenziata del 38 % dei rifiuti urbani prodotti, circa 300 mila tonnellate.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

da La Nuova Sardegna, 7 gennaio 2009

Riciclato il 38% dei rifiuti L’isola verso la volata finale. Pier Giorgio Pinna

SASSARI. Sprint finale da record per il riciclo dei rifiuti in Sardegna. Il dato medio tendenziale passa dal 30% d’inizio maggio al 38%. Con un conseguente incremento dei quantitativi smistati per il riuso di plastica, ferro, carta, vetro, sostanze organiche: in tutta l’isola si va da 230mila tonnellate a 300mila. Un’impresa quasi da guinness.  Non è l’unica performance degli ultimi mesi in questo settore. Altri dati, infatti, appaiono particolarmente confortanti, almeno secondo il nuovo rapporto sul controllo delle scorie nell’isola. Il dossier rientra nelle attività d’analisi con scadenze annuali promosse dalla Regione. In quest’occasione, per la prima volta, l’inchiesta è stata fatta dagli esperti dell’Arpas. Gli specialisti dell’agenzia istituita due anni fa per la protezione ambientale, radiografando la situazione per conto dell’assessorato, ipotizzano moderni scenari in un quadro di estremo interesse.  Soprattutto se si ricorda come il tema dello smaltimento delle scorie urbane abbia spesso arroventato il clima politico anche in Sardegna. Intanto, per la questione generale legata alla tutela del territorio e alla presenza delle discariche (dal dopoguerra non tutte costruite e gestite a norma di legge). In secondo luogo, per la polemica seguita alla decisione di consentire a navi di rifiuti campani lo sbarco nell’isola, per la successiva contestazione pacifica al porto canale di Cagliari e per gli scontri violenti tra gruppi ultras e forze dell’ordine davanti alla villa del governatore Renato Soru a Bonaria, per ore sotto assedio. Infine, per il tema più generale dell’affinamento degli strumenti e dei metodi per smaltire le immondizie in una logica che punta sempre più allo zero-rifiuti.
L’amministrazione.  In breve tempo la Sardegna è così divenuta la prima regione meridionale (e la sesta in assoluto) in una campagna che può trasformarsi in eco-business. Nell’ultimo semestre l’isola conferma i passi da gigante già compiuti. Sono 31 su 1081 censiti in Italia i comuni sardi più ricicloni dove si supera il 40% della differenziata. Nel presentare il report l’assessore Cicito Morittu si sofferma perciò su alcuni punti molto chiari. Le statistiche, a detta dell’esponente del Pd, attestano un salto di qualità. Specie se si rammenta come nel 2004 il riuso dei materiali di scarto fosse fermo ad appena il 4%. «Col varo del piano regionale sono stati invece stabiliti precisi obiettivi – dice Morittu – Il primo è la progressiva riduzione dei rifiuti urbani. Il secondo, il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata nel 2012. Il terzo, il recupero di materie per la produzione di beni. E, ancora, la valorizzazione energetica del "secco residuo" e lo smaltimento in discarica del solo rifiuto non altrimenti utilizzabile».
I «virtuosi». 
Con questi progetti sono stati stanziati 23 milioni per realizzare un eco-centro in ogni comune dell’isola. Sono poi previsti contributi «per l’attivazione d’iniziative di compostaggio domestico». Altre risorse sono fissate per interventi tesi a sensibilizzare tutti nell’impegno per la riduzione degli imballaggi e nell’impiego dell’acqua potabile dai rubinetti attraverso l’installazione di erogatori di rete filtrata. Si punta poi alla costituzione di una sola Autorità d’ambito per la gestione unitaria del recupero e dello smaltimento, con tariffa unica in tutta la regione.  «La Sardegna è tra le prime regioni d’Italia nell’acquisto di almeno il 50% di carta riciclata e nell’adozione di una politica organica che porti al raggiungimento di una quota di merci verdi non inferiore al 30% del fabbisogno territoriale – chiarisce ancora l’assessore – Grazie alla collaborazione dei cittadini, all’impegno delle amministrazioni e all’eccellenza dei risultati raggiunti la Sardegna è così divenuta un caso di studio nazionale».  Nella volata verso il riciclo diminuiscono le maglie nere e aumentano i comportamenti positivi da parte di molti abitanti. Dai 200 comuni che sino a metà dell’anno appena trascorso erano già attivi nella battaglia si è arrivati adesso a oltre 320 centri. Restano al palo una cinquantina di paesi e qualche città. Come per esempio Oristano. Nel suo caso, il più volte annunciato avvio delle procedure per la raccolta differenziata dovrebbe trovare finalmente attuazione il 19 gennaio. Ma alcuni ostacoli e difficoltà dell’ultim’ora invitano comunque alla prudenza: un altro rinvio, insomma, non è da escludere.  Oltre ai primati raggiunti da Sassari (per il riuso della carta) e dal consorzio di comuni che fa capo a Gavoi, Ollolai e Tiana (per il riciclo in generale), non va dimenticato l’exploit di Fonni. Assieme a Oliena e Orgosolo, il paese con la maggiore altitudine nell’isola, mille metri sul livello del mare, è infatti risultato il campione 2008 nella lotta per l’eliminazione dei rifiuti speciali. Ossia: frigo, lavatrici, lavastoviglie, apparecchiature elettriche, strumenti elettronici, tv, computer. Tutti, non appena dismessi, capaci di trasformarsi in bombe ecologiche e causare forte degrado, specie in montagna. Bene: analizzati i risultati del lavoro svolto in questo campo da Fonni, Orgosolo e Oliena, i dirigenti di Legambiente hanno dichiarato gli abitanti dei tre centri vincitori assoluti del premio bandito dall’associazione su scala nazionale nel 2008. Un riconoscimento al cuore verde dell’isola.  Ma non è solo nelle zone interne che il problema è stato affrontato di petto. Cagliari sta rapidamente recuperando il gap accumulato per il ritardo nella partenza della differenziata. Altri centri sono da tempo all’avanguardia. Soprattutto nel Campidano. È il caso, per esempio, di Elmas. Dove, con metodica svizzera, il ritiro di tutte le tipologie di scorie non subisce mai interruzioni o soste. Perfino durante le ultime festività, assicurano in tanti, non è mai passato un giorno, Natale e Capodanno compresi, senza che gli addetti garantissero puntualmente il servizio.
Il sistema. 
Nel recente passato la provincia più virtuosa in questo processo si è rivelata proprio il Medio Campidano (59,1%). Seguono Ogliastra (42,8%), Oristanese (37,5%), Nuorese (27,7%), Cagliaritano (27,6%), Olbi- Tempio (25,5%), Carbonia-Iglesias (20,2%). Il Sassarese è il fanalino di coda con appena il 19,8%. Un milione e 800mila tonnellate, pari ad altrettanti metri cubi di rifiuti: tra i 2 termovalorizzatori di Macchiareddu e Ottana e 5 tra le maggiori discariche è questa l’attuale capacità di assorbimento degli impianti sardi. Copre le esigenze del milione e 660mila abitanti dell’isola, che spesso durante l’estate raddoppiano. Anche questi numeri compaiono nelle oltre 200 pagine del dossier realizzato dall’Arpas. Un lavoro che ha visto in primo piano parecchi specialisti. Fra gli altri, Roberto Pisu, Amelia Pillai, Salvatore Pinna, Aldo Muntoni, Roberto Serra. Tratteggiate soprattutto le sfide del futuro. «L’aspetto più importante che ci conforta è la linea di tendenza ben rilevabile dal report: e cioè l’incremento del 10% all’anno nella differenziata», puntualizza, non senza soddisfazione, Alessandro De Martini, direttore generale dell’assessorato per la Difesa dell’ambiente. «Nel 2009 – aggiunge – la Sardegna dovrebbe raggiungere la quota del 50% e collocarsi così tra le prime 3-4 regioni italiane». Il dirigente tiene poi a sottolineare un’altra questione: «La storia di questi anni nell’isola – dice – dimostra l’infondatezza di alcuni pregiudizi di carattere ideologico. Non è infatti risultato vero l’assioma secondo cui c’è meno riciclo nelle aree dove esistono i termovalorizzatori. Anzi, da noi è accaduto che proprio in queste zone si sia registrata la raccolta differenziata più elevata».  All’Arpas come in assessorato, in ogni caso, tutti sono convinti che la rivoluzione consisterà nel progressivo calo della tendenza a produrre scorie. Il trend, del resto, è favorevole. Come ricordano tanti specialisti nell’isola, in questo campo i comportamenti encomiabili da parte dei cittadini si sono rivelati più diffusi di quanto si fosse in passato propensi a ritenere.
Gli obiettivi.  
In questo senso hanno influito positivamente sia le campagne di sensibilizzazione ecologica sia il ritorno alle antiche tradizioni tese a evitare inutili sprechi. E certo, per quanto riguarda le premialità finanziarie destinate ai comuni più "bravi", hanno dato buoni esiti proprio i programmi di penalizzazione per chi non segue le regole. Risultati che a breve scadenza, rimarcano i tecnici dell’assessorato, dovrebbero portare a riduzioni tariffarie per i singoli nuclei familiari. Ultimo traguardo: il drastico ridimensionamento degli imballaggi. «Dobbiamo impegnarci con la grande distribuzione: facendo sostituire le buste di plastica con altre biodegradabili, per esempio, si possono compiere passi avanti notevoli – è la conclusione di Alessandro De Martini – Se l’abbattimento funzionerà, ci saranno altri cinque milioni da spendere subito». E alla fine l’obiettivo di una raccolta differenziata pari al 70% nel 2012 potrebbe non apparire così utopistico come era sembrato a parecchi fino a qualche tempo fa.

 

 

da www.regione.sardegna.it

Rifiuti, la Sardegna tra le regioni più virtuose.

L’Isola si colloca ai primi posti della classifica nazionale nella capacità di raccolta differenziata: 31 Comuni hanno abbondantemente superato la soglia del 40% in ambito urbano. Si è passati dai minimi del 2004 (4%) al 28% registrato nel 2007, con il raggiungimento del 38% nello scorso mese di dicembre. Le amministrazioni comunali che praticano questo tipo di raccolta sono 320 sulle complessive 377. In luce la Provincia del Medio Campidano, che si è attestata sul 59,1%.

Ascolta la notizia
CAGLIARI, 8 GENNAIO 2009 – A due anni dalla sua istituzione, l’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente in Sardegna ha redatto il primo Rapporto sulla gestione dei rifiuti nell’Isola, andando a scandagliare l’andamento delle politiche sulla gestione integrata dei rifiuti dal 2004 sino a tutto il 2007 e registrando di volta in volta i miglioramenti registrati nel tempo.  La Sardegna si colloca ai primi posti della classifica nazionale nella capacità di raccolta differenziata: sui 1.081 Comuni più virtuosi d’Italia, l’isola occupa il sesto posto nella classifica nazionale, con 31 amministrazioni comunali che hanno abbondantemente superato la soglia del 40% di raccolta differenziata in ambito urbano.  In virtù del Piano regionale dei rifiuti che la Giunta regionale ha adottato nell’aprile del 2008, sono stati stabiliti alcuni obiettivi come la riduzione dei rifiuti urbani, il raggiungimento del 65% di raccolta differenziata entro il 2012, il recupero di materia dai rifiuti (carta, plastica, vetro, alluminio, acciaio, legno) per la produzione di beni riciclati, la valorizzazione energetica del secco residuo e lo smaltimento del solo rifiuto non altrimenti valorizzabile.  Attraverso l’atto di indirizzo premialità-penalità e l’erogazione di finanziamenti agli Enti Locali, è stata promossa la raccolta differenziata dei rifiuti su tutto il territorio regionale, passando dai minimi del 4% del 2004 al 28% del 2007, con il raggiungimento del 38% al dicembre 2008.  I Comuni che praticano la raccolta differenziata in Sardegna sono 320 su 377. A dicembre 2007 la quantità di differenziata raccolta nell’isola è stata di 240mila tonnellate. La Provincia più virtuosa in questo processo è il Medio Campidano, che si è attestata sul 59,1% di rifiuti differenziati raccolti. Seguono con il 42,8% l’Ogliastra, con il 37,5% Oristano, con il 27,7% Nuoro, con il 27,6% Cagliari, con il 25,5% Olbia Tempio, con il 20,2% Carbonia Iglesias e con il 19,8 % Sassari.  L’esito del buon andamento è certamente condizionato dall’impegno considerevole che la Regione ha messo in campo dal punto di vista finanziario. Per il conseguimento degli obiettivi previsti nel Piano è stata destinata la somma di 23 milioni di euro, al fine di ottenere la realizzazione di un ecocentro in ogni Comune. Il Piano si pone anche un’altro obiettivo strategico: la costituzione di una sola Autorità d’ambito per la gestione unitaria del recupero e dello smaltimento, con tariffa unica a livello regionale per tali fasi.  Sul fronte delle politiche per la riduzione dei rifiuti è stata attivata la procedura per l’erogazione, alle associazioni dei Comuni già costituite, di un contributo per l’attivazione di iniziative di compostaggio domestico. Sono state destinate risorse all’Ambito territoriale ottimale della Sardegna per la realizzazione di una campagna di sensibilizzazione, mirata alla riduzione degli imballaggi, a promuovere ed incentivare l’utilizzo dell’acqua del rubinetto anche attraverso l’installazione a scopo dimostrativo di erogatori d’acqua di rete filtrate, eventualmente refrigerata e gassata presso alcuni uffici delle amministrazioni pubbliche.  Per quanto riguarda il recupero, sono entrati in esercizio i nuovi impianti di compostaggio di qualità e inseriti nuovi impianti di recupero degli imballaggi nell’elenco allegato all’accordo di programma Regione-Conai (Consorzio nazionale imballaggi). Da sottolineare inoltre la realizzazione di nuovi impianti di recupero dei rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche (Raee) e il rafforzamento della filiera del riciclo della carta e del cartone, con incremento delle produzioni e delle vendite anche grazie alle buone pratiche degli acquisti pubblici verdi.  A Partire dal 2007 la Sardegna è impegnata, tra le prime regioni d’Italia, nell’adozione di una politica organica degli acquisti pubblici ecologici, ad esempio disponendo l’acquisto di almeno il 50% di carta riciclata che porti al raggiungimento, entro il 2008, di una quota di acquisti verdi compresi materiali riciclati e macchinari con marchi ecologici, in misura non inferiore al 30% del fabbisogno regionale, nonché nella promozione di tali buone pratiche anche presso gli enti regionali e gli enti locali.
- Consulta il Rapporto sulla gestione dei rifiuti urbani in Sardegna;
- Le slides del Rapporto;
- Il Piano regionale di gestione dei rifiuti;
- Obiettivi, premialita’ e penalita’;

 

(foto S.D., archivio GrIG)

  1. Juri
    8 Gennaio 2009 a 23:20 | #1

    La spiegazione è a pag.11. Secondo il Piano Regionale, anche con una quota di differenziata pari al 65%, ci saranno 237-307mila tonnellate/anno di rifiuti da smaltire. Attualmente la capacità di incenerimento è di 178mila tonnellate/anno, da qui la necessità di realizzare un altro inceneritore o di aumentare la capacità degli attuali.Restano comunque molti dubbi sugli inceneritori: per una ovvia legge fisica, quello che viene bruciato semplicemente si trasforma in altri materiali (la materia che si trasforma in energia secondo al nota legge relativistica E=mc^2, è una parte infinitesima): in fumi – contenenti pericolosi inquinanti tra cui le micidiali nanopolveri – e ceneri. Queste ultime sono circa un terzo della massa che viene bruciata e costituiscono rifiuti molto inquinanti e difficili da smaltire.

  2. Titti
    8 Gennaio 2009 a 17:37 | #2

    Per fortuna non abbiamo un diavolo anti-monnezza!Padre Amorth si rilassi,non ci serve il suo aiuto!!!!!!!

  3. Pat
    8 Gennaio 2009 a 17:07 | #3

    Abbiamo motivo di essere soddisfatti di questo risultato, raggiunto relativamente in poco tempo. E’ anche vero che, come dimostra l’ultima foto, c’è ancora resistenza da parte di alcuni cittadini, diciamo, frettolosi, ma la maggioranza del popolo sardo ha dimostrato un forte senso civico. Bene così.

  1. Nessun trackback ancora...
Codice di sicurezza: