Home > Primo piano > Il “ritorno” del nucleare in Italia, disastro ambientale e finanziario annunciato: diciamo “no !”

Il “ritorno” del nucleare in Italia, disastro ambientale e finanziario annunciato: diciamo “no !”

 

anche su Il Manifesto Sardo (16 gennaio 2009)

 

Il Governo Berlusconi insiste per il "ritorno" del nucleare in Italia. Sta per riportare l’Italia fra le nazioni che utilizzano l’energia nucleare fra le fonti di produzione energetica.  Senza "se" e senza "ma".  Il disegno di legge n. 1195 ("Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia"), attualmente in discussione al Senato della Repubblica, dà il "via libera" alle procedure per la localizzazione e realizzazione delle nuove centrali nucleari nel nostro Paese.    Non è proprio una sorpresa, se ne parlava da tempo. L’Italia ha già utilizzato l’energia nucleare, fra il 1960 ed il 1980, con risultati positivi scarsi (la percentuale di energia prodotta si aggirava sul 2 % del fabbisogno energetico) e problemi insoluti enormi, come quelli della sicurezza e delle scorieE’ un penoso, pericoloso e costoso ritorno al passato. Per il solo disastro nucleare di Chernobyl sono state stimate oltre 500 mila vittime dirette ed indirette (The Guardian, 2006).  Al contrario di quanto sostenuto dal Ministro per le attività produttive Claudio Scaiola, sono diversi i Paesi che hanno rinunciato all’energia nucleare proprio per la mancata soluzione di questi gravi problemi: l’Austria (1978), la Svezia (1980), l’Irlanda, la Danimarca, la Grecia, la Norvegia, il Belgio, la Germania.  Nemmeno appaiono convenienti i pesanti costi di investimento per la realizzazione degli impianti e per le necessarie – ma non risolutive – misure di sicurezza e di gestione e smaltimento delle scorie.  Nel 1987, a forte maggioranza (fra il 71,90 % e l’80,60 % dei votanti), gli elettori italiani con tre referendum decisero per l’uscita dell’Italia dal gruppo delle Nazioni che producevano energia elettrica anche con il nucleare.   Nel 2003 in Sardegna ci fu una vera e propria rivolta popolare contro l’ipotesi governativa di realizzarvi il deposito unico delle scorie nucleari nazionali.   Lo stesso avvenne qualche mese dopo a Scanzano, in Basilicata.  Una soluzione non è stata ancora trovata, ma il Governo Berlusconi vuole imbarcarci tutti in questa nuova avventura nucleareAvventura che sarà il più possibile coperta dal segreto di Stato. Naturalmente senza che gli italiani abbiano chiesto nulla né che siano stati consultati per scelte così rilevanti.   Anzi, l’unico pronunciamento degli elettori (1987) è stato fortemente contrario, i recenti sondaggi (Ipsos – Public affairs, 2007) anche, visto che gli italiani chiedono la promozione delle energie rinnovabili.  Ricordiamo qualche elemento di estrema importanza:

- l’energia nucleare non è abbondante: essa serve solo a produrre energia elettrica e l’energia elettrica rappresenta nel mondo meno di un terzo del bilancio energetico.  Alla produzione di energia elettrica, l’energia nucleare fornisce un contributo pari al 15 %, a fronte del 66 % rappresentato dai combustibili fossili come petrolio e carbone. A questo ritmo di consumo, c’è uranio fissile – ci dice il rapporto congiunto del 2008 dell’A.I.E.A. e della N.E.A., Agenzia dell’O.C.S.E. – per 50-70 anni, a seconda che si tratti di risorse "ragionevolmente assicurate" o di "risorse stimate". Se dunque si volesse almeno dimezzare la massiccia incidenza dei combustibili fossili, bisognerebbe almeno triplicare in tempi rapidi la percentuale nucleare: ci scanneremmo per l’uranio come ci scanniamo per il petrolio che è all’origine di tanti conflitti;

- l’energia nucleare non è pulita: dosi comunque piccole di radiazioni, sommandosi al fondo naturale di radioattività, possono causare eventi sanitari gravi (tumori, leucemie, effetti sulle generazioni future) ai lavoratori e alle popolazioni, nel funzionamento "normale" degli impianti e, ovviamente, nel caso di incidenti. Resta irrisolto il problema dei rifiuti radioattivi, materia tuttora di ricerca, dopo il fallimento della prospettiva di utilizzare strutture saline. E quanto ai cambiamenti climatici, anche un raddoppio – invero improbabile – dei reattori oggi esistenti nel mondo darebbe un contributo insignificante alla riduzione della concentrazione di anidride carbonica;

- l’energia nucleare non è a basso costo: la complessità del ciclo del combustibile, i dispositivi sempre più impegnativi per mitigare l’impatto sanitario degli impianti sono alla base della lievitazione del costo dell’energia prodotta e della situazione di stallo nei paesi più avanzati, che pure avevano perseguito con decisione nel passato questa produzione di energia anche per l’intreccio essenziale con la produzione degli armamenti nucleari. Oggi, mentre il costo del kWh nucleare continua a crescere, i costi delle fonti rinnovabili diminuiscono ogni anno e la loro diffusione cresce in modo esponenziale. I costi di alcune fonti energetiche rinnovabili sono già oggi del tutto paragonabili alle altre, nucleare in testa.

Gli Amici della Terra (promotori dei referendum anti-nucleari del 1987) e il Gruppo d’Intervento Giuridico ritengono che sia da respingere questo "ritorno" del nucleare in Italia, più imposto che voluto. Sostengono, invece, la ricerca e la promozione delle energie alternative e rinnovabili, in primo luogo quelle di fonte solare (energia solare termica, energia solare termodinamica, energia solare fotovoltaica). Hanno quindi promosso la seguente petizione:

Al Presidente del Consiglio dei Ministri,

i sottoscritti cittadini italiani chiedono al Governo di non costruire nuove centrali nucleari e non riattivare quelle vecchie dismesse. Il problema della loro sicurezza e della gestione e smaltimento delle scorie è grave ed irrisolto. Chiedono invece il potenziamento della ricerca e della produzione di energia da fonte solare. 

Già 1.546 italiani l’hanno sottoscritta sulla piattaforma petizioni Tiscali ed oggi è disponibile su www.firmiamo.it. Per sottoscrivere basta ciccare sul seguente link:

                             No all’energia nucleare, sì all’energia solare !  

Fermiamo questa folle corsa verso il nucleare, facciamo la nostra parte.

Gruppo d’Intervento Giuridico e Amici della Terra

 

 

 

(foto da mailing list ambientalista, E.R., archivio GrIG)

  1. Sandro
    31 Agosto 2010 a 14:13 | #1

    …scusate l’interruzione ma nel frattempo gli “altri” ,gli “spacca atomi” intendo, hanno già preparato tutto!…… in molti, specie in Sardegna, assisteremo alla comparsa improvvisa e rapida purtroppo, delle torri di raffreddamento …naturalmente delle centrali nucleari………..questo presentimento diventato convinzione l’ho maturata leggendo i link dedicati all’argomento DIRETTAMENTE DAL SITO DEI DIRETTI INTERESSATI (ECONOMICAMENTE) e cioè ENEL!!!!!!!!…..vi invito a leggere quanto in esso contenuto, pura propaganda e lavaggio del cervello con risciacquo e centrifuga……… per farci prendere “confidenza”con la fissione si sono prodigati davvero tanto! ….si può addirittura visitare l’interno della centrale , con annessa descrizione dei componenti principali e rassicurante visione esterna………parola d’ordine :sicurezza totale e nessun rischio per nessuno, nessun pericolo, solo vantaggi……….per loro naturalmente!!!!!!!!!!!!!!…..un classico trito e ritrito……………rassicurazioni da regime!!!!
    TERRIFICANTE!!!!!!!!!!!!
    enel.it – il nucleare comincia all’università-Link correlati
    Nucleare: la centrale si visita on line
    Nasce il Forum Nucleare Italiano
    Un investimento per la modernizzazione del Paese,
    correlati
    Investire sul nucleare per rilanciare il Paese
    Una scelta da fare insieme
    Nucleare e rinnovabili, un’opportunità per il business
    Assoelettrica: nucleare e rinnovabili, “obiettivi ineludibili”
    Centrali a partire dal 2020 e in assoluta sicurezza etc….etc…………….
    ATTENZIONE Per avere il quadro completo dell’attuale situazione leggere con attenzione tutti i documenti,link, e video propinati!!…..ESPRESSAMENTE VIETATO AI NON AVENTI SUFFICIENTE SENSO CRITICO E CAPACITA’ ANALISI.
    Saluti.

  2. 28 Agosto 2010 a 12:56 | #2

    Se avere un contatto col mondo reale significa incentivare il consumismo e lo spreco di risorse comuni, allora, è probabile che una parte di abitanti del mondo abbia un concetto molto personale e pure molto conveniente della “realtà”, dal momento che i propri comodi dovrebbero giustificare uno sfruttamento dissennato dell’ambiente, a discapito di chi, ancora oggi, per esempio, va avanti con un bicchiere d’acqua al giorno (pure inquinata). Naturalmente, non è semplice cambiare mentalità, sopratutto se questa soddisfa le proprie esigenze, ma è possibile.

  3. 28 Agosto 2010 a 10:43 | #3

    Uno degli errori più frequenti che commette la gente è quello di pensare che l’utile coincida con ciò che è auspicabile e così facendo perde ogni contatto con il mondo reale. Un esempio: il nucleare non piace a nessuno soprattutto per i problemi legati allo smaltimento delle scorie radioattive quindi, tutti siamo portati a dire che vogliamo energie alternative. Magari fosse così semplice! Facciamo quattro conti. Un abitante degli Stati Uniti consuma quanto 2 europei, 6 cinesi, 22 indiani e 70 kenioti. Che succederà se gli abitanti dei paesi poveri cominciassero, come ha fatto la Cina, a consumare quanto i paesi ricchi? E ancora, che succederà fra una quarantina d’anni quando il nostro pianeta sarà abitato da tre miliardi di esseri umani in più? Temo che pale eoliche e pannelli solari serviranno a ben poco.

  4. 28 Agosto 2010 a 10:22 | #4

    A nessuno piace il nucleare, ma fatevi due conti e vedrete che non ci sono alternative, purtroppo. Facciamo due conti lasciando da parte ciò che ci piacerebbe e sostituiamolo con ciò che è necessario: Fra qualche decina di anni la Terra avrà tre miliardi di abitanti in più. Vi tralascio la noia dei numeri, che pure sono evidenti, ma, per quanto sia sgradevole a dirsi, le fonti alternative non saranno sufficienti.

  5. gruppodinterventogiuridico
    3 Febbraio 2010 a 23:03 | #5

    da Tiscali Notizie, 1 febbraio 2010

    Regionali, da Errani a Galan: la campagna elettorale si gioca anche sul nucleare. (Antonella Loi)

    Non c’è verso: dei siti sui quali verranno realizzate le centrali nucleari, il governo non parla. I tempi non sono ancora maturi, dicono, lasciando intendere che i lavori necessari per individuare i luoghi più adatti, sulla base dei criteri indicati dal Consiglio dei ministri lo scorso dicembre, sono ancora in corso. Bocche cucite dunque, nonostante il tema sia pressante in questa campagna elettorale per le regionali, a partire dal ricorso alla Corte costituzionale di 11 Regioni contro il governo e il parere negativo della Conferenza Stato-Regioni. Vasco Errani, presidente uscente della giunta dell’Emilia Romagna dà la sua lettura: “Ci sono le elezioni e per questo il governo si guarda bene dal far sapere dove intende costruire le centrali”. L’impopolarità del nucleare potrebbe condizionare l’esito del voto?

    Raggiunto al telefono, il governatore, in corsa per un altro mandato col Pd, non ha dubbi e, allo stesso modo, si dice per nulla sorpreso del “no” (preso a maggioranza con il voto contrario delle nordiste Friuli Venezia Giulia, Lombardia e Veneto ndr) espresso dalla Conferenza, da lui stesso presieduta. “C’è un problema di metodo tanto per cominciare – spiega Errani – il governo ha agito con un atto istituzionale, senza coinvolgere le Regioni e senza un piano energetico nazionale. Per questo enti territoriali di sinistra ma anche di destra hanno fatto ricorso alla Consulta per violazione delle loro prerogative”.

    Regioni nettamente contro che il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, accusa di essere “pregiudizialmente contrarie alla modernizzazione del Paese”. Errani respinge al mittente e semmai ribalta: “Quelle che il governo vuole realizzare sono centrali di vecchia generazione con costi elevatissimi – dice – è una scelta arretrata fatta senza realizzare prima un piano energetico nazionale”.

    E non si dimentichi il problema dei costi altissimi dello smaltimento delle scorie nucleari di cui nessuno in Italia sembra volersi far carico. A Caorso, sede di una centrale dismessa dopo il referendum del 1987, “è attualmente in corso la fase di riprocessazione delle scorie, detta decommissioning: 1,5 miliardi già spesi per degradare il materiale radioattivo in un procedimento che si concluderà nel 2017″. Poi il dato politico: la contraddizione nella quale si perde una maggioranza “che si dice federalista”. “Al di là dei proclami roboanti, l’azione di questo governo è del massimo di centralizzazione e questo è chiarissimo”, dice Errani convinto che alle Regioni non resti altro che opporsi.

    “Siamo alla follia”, sintetizza Mercedes Bresso, governatrice del Piemonte, anch’essa ricandidata per un secondo mandato con il Pd. “Questo governo si vanta di essere federalista, poi su una materia essenziale per il nostro futuro come l’energia agisce per toglierla alle Regioni”. E aggiunge: “La continua convinzione che con atti di forza si possano convincere i cittadini e le istituzioni è follia. Questo governo non solo dimostra di essere completamente contro il federalismo, ma contro lo stato di diritto”.

    Come Errani si dice assolutamente contrario all’ipotesi di una riapertura della centrale di Caorso, così Bresso chiude le porte all’ipotesi che Trino Vercellese venga inserita nell’elenco dei siti per i futuri reattori. “Il Piemonte ha preso la strada delle energie rinnovabili – dice – e questa vuole continuare a seguire”. In ogni caso, precisa, “l’acqua del Po è scarsa e già sfruttata al massimo: a fronte di una crescente carenza idrica il governo ha un progetto per i prossimi 30 anni”. E poi l’ipotesi di un incidente “che non possiamo in alcun modo escludere” dice la presidente “può provocare la contaminazione di tutta la Pianura padana perché le falde sono uniche”.

    Minimizza invece lo sfidante alle prossime regionali in Piemonte, Roberto Cota. “Le centrali le abbiamo a due passi in Francia, quindi cosa cambia?”. Secondo il capogruppo leghista alla Camera, da parte del governo “non c’è stata nessuna violazione delle prerogative regionali”, anzi, “sono stati stabiliti dei criteri precisi e trasparenti”. Semmai compito del presidente della Regione è “vigilare che l’eventuale scelta di un sito venga fatta in rispetto di questi criteri”.

    Ma allora il principio federalista tanto caro alla Lega in questo caso non vale? “Quella del nucleare è una scelta per tutta l’Italia e le regioni devono semmai vigilare. Se verrò eletto – ci dice ancora Cota – verificherò che i criteri per l’individuazione dei siti siano applicati correttamente e poi parlerò ai sindaci e alla gente per spiegare che il nucleare di quarta generazione è tecnologicamente avanzato (ma l’Italia sta comprando dalla Francia quello di terza generazione ndr) e sicuro”. Quindi l’ipotesi Trino Vercellese è percorribile? “Non sono ipocrita, non ho problemi a dire che sono favorevole al nucleare, la scelta dei siti non spetta a me”.

    Nel Nord ricco e produttivo c’è anche chi le centrali nucleari le accoglierebbe a braccia aperte, purché non nel proprio territorio. E’ il caso del Friuli Venezia Giulia – una delle tre dissidenti in Conferenza Stato-Regioni – che, per bocca dell’assessore all’Energia, Sandra Savino (Pdl), aveva annunciato di esser pronta a fare accordi con la Slovenia per lo sviluppo del reattore di Krsko pur non essendo disposta ad ospitare centrali (si è parlato di Monfalcone) “perché il territorio – ha detto l’assessore – è già sfruttato industrialmente al suo massimo”.

    “Quelli del no al nucleare hanno fatto fino ad ora un danno all’Italia pari a 60 miliardi di euro”, tuona invece Giancarlo Galan, presidente uscente del Veneto, attraverso una breve nota. Rifiuta l’intervista perché “del nucleare ho già detto tutto”, un po’ come se la patata bollente passasse ora al leghista Luca Zaia che, con ogni probabilità (è lui il candidato del centrodestra), lo sostituirà alla presidenza della giunta. Il ministro dell’Agricoltura, interpellato sull’argomento, ha detto che il Veneto “è una regione già antropizzata” e che se verrà eletto terrà conto “delle ragioni del popolo”.

    Tutto da vedere insomma. Decisamente meno interlocutorio Galan che, esortando il governo “a non arretrare di un millimetro rispetto alla scelta del nucleare”, si scaglia contro chi nel Pd lo accusa di “aver deciso di costruire centrali nucleari in Veneto”. “Siamo alle solite bugie demagogiche – insiste Galan – portate avanti dalle Regioni guidate dai “rossi” amici della vergognosa politica del non fare. Grazie a costoro il “no” al nucleare è costato fino ad ora più di 60 miliardi di euro all’Italia”.

  6. gruppodinterventogiuridico
    27 Gennaio 2010 a 22:45 | #6

    A.N.S.A., 27 gennaio 2010

    Regioni: nucleare, no a nuove centrali.

    Voto contrario espresso da Lombardia, Veneto e Friuli.

    (ANSA) – ROMA, 27 GEN – La Conferenza delle Regioni ha dato parere negativo, a maggioranza, al piano di costruzione di nuove centrali nucleari. Voto contrario rispetto alla decisione della Conferenza e’ stato espresso dalla Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. ”Siamo contro il nucleare – ha detto il presidente della Basilicata, Vito De Filippo – e’ una scelta non positiva che non ha esiti immediati e che impatta negativamente sulle scelte energetiche”.

  7. gruppodinterventogiuridico
    18 Dicembre 2009 a 22:33 | #7

    A.N.S.A., 18 dicembre 2009

    Di Pietro: 2 referendum abrogativi. Il primo riguarda il nucleare, il secondo l’acqua.

    ANSA) – NOVARA, 18 DIC – Il leader dell’Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, ha annunciato la presentazione di due referendum abrogativi. ‘Il primo – ha detto – riguarda l’abolizione della legge che vuole realizzare centrali nucleari; il secondo punta a cancellare le norme che hanno privatizzato l’acqua’. L’occasione e’ stata l’inaugurazione della sede novarese dell’Idv.

  8. gruppodinterventogiuridico
    24 Novembre 2009 a 22:44 | #8

    da La Nuova Sardegna, 23 novembre 2009

    Contaminati 20 lavoratori della centrale. Usa, fuga radioattiva a Three Mile Island.

    ROMA. Circa 20 persone sono state esposte a leggera contaminazione radioattiva in seguito ad una fuga verificatasi oggi nella centrale di Three Mile Island in Pennsylvania, nota perché proprio trent’anni fa qui si registrò il più grave incidente mai avvenuto in una centrale nucleare statunitense. Stando a quanto riferisce il New York Daily News nella sua versione online, le persone coinvolte sarebbero tutti lavoratori impiegati nella centrale e sarebbero stati esposti ad un «livello basso di contaminazione». «Non sembra esserci alcun rischio per la salute e la sicurezza pubblica», ha detto al giornale Diane Screnci, portavoce della Nuclear Regulatori Commission impegnata nella verifica di quanto accaduto. L’incidente ha avuto luogo alle 16 locali dell’altro ieri: allo scattare dell’allarme tutti i 150 dipendenti della centrale sono stati evacuati. L’operaio maggiormente colpito ha subito un’esposizione di 16 millirem, mentre il limite annuo non considerato pericoloso è pari a 2.000 millirem. Non si conoscono ancora le cause della fuga radioattiva. Il 28 marzo del 1979 una valvola nel reattore-chiave della centrale atomica di Three Mile Island si guastò, dando inizio al peggior incidente nucleare nella storia Usa, da alcuni ritenuto anche il più grave disastro del nucleare civile dopo Chernobyl. Non vi furono morti dirette, ma dopo quel grave episodio negli Stati Uniti non venne più costruita alcuna centrale nucleare.

  9. gruppodinterventogiuridico
    17 Novembre 2009 a 23:02 | #9

    A.N.S.A., 17 novembre 2009

    Nucleare: Scajola, mappa a primavera. Prevede scelta siti per le nuove centrali e zone di esclusione.

    (ANSA) – ROMA, 17 NOV -’Siamo molto vicini alla conclusione della mappatura,l’annuncio entro primavera’:il ministro Scajola fa il punto sul ritorno al nucleare.

    In particolare sulla scelta del siti in cui verranno costruite le centrali.Si tratta,ha spiegato il ministro dello sviluppo economico alla trasmissione Mattino 5,della ‘mappatura del territorio che prevede le zone di esclusione,quelle che non hanno le caratteristiche adatte. Poi,le aziende faranno le loro proposte e i territori ne avranno grandi vantaggi’.

  10. gruppodinterventogiuridico
    23 Aprile 2009 a 16:21 | #10

    da La Nuova Sardegna, 23 aprile 2009

    Domani in campo Virginio Bettini (per il no al rilancio) e Franco Velonà (per il sì). Scontro aperto sul nucleare. L?isola ritorna al centro del dibattito tra tesi opposte. (Pier Giorgio Pinna)

    NUORO. Il nucleare divide. Soprattutto in Sardegna. Ancora di più quando a discuterne sono i sostenitori delle centrali e i nemici dell’atomo, spesso gli uni schierati contro gli altri. Facile dunque prevedere un dibattito dai toni animati per la tavola rotonda che si svolgerà domani sera a Nuoro su questo tema (ri)emergente. Gli organizzatori parlano in modo accademico di una «disputatio»: termine latino che significa appunto disputa, scambio d’idee, e così porta a evocare compassati duelli filosofici. Ma nell’auditorium della biblioteca Satta, alle 18.30, presenteranno i loro libri sulla delicatissima questione due teorici di fronti opposti: per il no Virginio Bettini con «Il nucleare impossibile» (Utet), per il sì Franco Velonà con «Maledetta Chernobyl» (Brioschi, prefazione di Piero Angela). Bettini è professore di Analisi e valutazione ambientale all’università Iuav di Venezia. Velonà, vicepresidente dell’Associazione termotecnica italiana, fa parte dell’Osservatorio di politica energetica della fondazione Luigi Einaudi ed è stato dirigente Enel nelle costruzioni e negli studi in questo campo scientifico. La loro presenza, di per sé, è già garanzia di un confronto a più voci di estremo interesse. E l’isola che c’entra? C’entra perché la Sardegna viene da tempo indicata, in maniera più o meno scoperta, come sito asismico per eccellenza destinato a questo tipo di possibili sviluppi energetici nazionali. Prima, nel 2003, per le scorie radiottive delle vecchie torri atomiche dismesse. Negli ultimi mesi, da metà del 2008, per i nuovi impianti che il governo Berlusconi intende costruire in Italia. Ce n’è quindi abbastanza per pensare che quella di domani sarà una discussione accesa, approfondita, ricca d’importanti spunti di riflessione. Al dibattito «Nucleare sì-Nucleare no» hanno dato sostegno la sede nuorese dell’ateneo di Sassari, e in particolare le facoltà di Scienze e di Agraria turritane. Tra i promotori ci sono poi l’Ordine dei medici di Nuoro, il Consorzio per la lettura della stessa «Satta», la Camera di commercio del capoluogo barbaricino. I due autori saranno presentati da Chiara Rosnati, consulente ambientale e docente di Valutazione d’impatto sul territorio nell’ateneo di Sassari. Tanti gli interrogativi sul tappeto. Il nucleare è davvero a emissione zero o la produzione ha conseguenze per la natura e l’uomo? Il suo utilizzo esaurirebbe, oppure no, l?assillante nodo della sicurezza degli approvvigionamenti energetici per l’Italia? Perché gli Stati Uniti non costruiscono più centrali nucleari dal 1973 e invece da noi il ministro Scajola e la Confindustria rilanciano progetti che sembravano definitivamente caduti con il referendum del 1987? Nelle intenzioni degli organizzatori del convegno di domani c’è la volontà di dare una risposta a queste e a tante altre domande. Oltre che di fare un’analisi a 360 gradi dell’intera questione. Certo, mettendo a confronto le tesi di chi è contrario e di chi invece è favorevole al nucleare. Ma anche tentando di fornire un’informazione completa, esauriente, libera da approcci ideologici. Magari basata su valutazioni di carattere economico. Quelle stesse valutazioni (ottimistiche) che spesso i fautori delle centrali richiamano per tentare di far superare pericoli e paure. E che adesso gli ecologisti usano a loro volta, con alla mano dati sull’incongruità finanziaria del nucleare, con l’obiettivo esattamente opposto di smontare le tesi degli avversari.

  11. 28 Gennaio 2009 a 12:26 | #11

    dall’Altravoce mercoledì 28 gennaio 2009

    Scajola sul nucleare corregge Berlusconi

    «Nell’isola? Mai detto ma non si esclude»

    Cinquanta per cento da fonti energetiche fossili: gas, petrolio, carbone pulito; venticinque per cento da fonti rinnovabili: fotovoltaico, biomasse, solare ed eolico; il restante 25 per cento dalle centrali nucleari. È il piano di approvvigionamento per l’energia studiato dal governo nazionale: un mix, dice il ministro Claudio Scajola, da mettere in campo «entro il 2020». In un colpo solo conferma il futuro ricorso al nucleare, «argomento su cui c’è molta ignoranza», e corregge il tiro di Silvio Berlusconi. Il premier aveva detto, durante l’ultima visita in Gallura, che non c’è nessuna ipotesi per una centrale nucleare in Sardegna: con grande gioia dei neo alleati del Psd’Az, che avevano posto la questione come determinante per il passaggio a destra del partito di Emilio Lussu.

    Invece Scajola non conferma e non smentisce: «Non spetta al governo decidere dove saranno costruite le centrali nucleari: saranno gli enti locali, con le società che intendono investire in energia, a valutare le condizioni di sicurezza e, con i benefici sulle popolazioni, quali saranno le collocazioni». Per essere più chiari: «Se la Sardegna rientrasse nei requisiti molto rigidi e nei piani di sicurezza, e se le popolazioni sarde, i Comuni e la Regione volessero una centrale, nessuno lo impedirebbe».

    Il punto è che è vero anche il contrario. Scajola non lo dice ma lo ricordano Renato Soru e i parlamentari del Pd Giampiero Scanu e Roberto Della Seta, capigruppo in Senato delle commissioni Difesa e Ambiente: «il ministro» attacca il candidato del centrosinistra, «ci dice che non si possono realizzare centrali contro il parere dei Comuni e delle Regioni. Ma lo ha detto in maniera vaga e se le volessero realizzare nessuno lo impedirebbe: anche se i Comuni e le Regioni non volessero le centrali nucleari, in base al decreto legge in discussione al Senato è previsto che il governo possa agire autonomamente per realizzarle». Anche qui: «Per le centrali e gli impianti di stoccaggio si è parlato a più riprese dei luoghi più adatti, le isole e soprattutto quelle con pochi abitanti: in pratica una fotografia della Sardegna. Ma noi non vogliamo un ritorno al passato ed entro il 2013 abbiamo previsto di produrre il 40 per cento di energia con fonti rinnovabili, mentre Kioto fissa per l’Italia il 23 per cento».

    Scajola ne aveva parlato in mattinata. Berlusconi aveva escluso la possibilità di una centrale nucleare nell’isola. Scajola conferma: «Non mi pare che qualcuno abbia parlato di collocarne una in Sardegna». Però «nulla è da escludere: credo che ogni valutazione debba essere fatta dai territori, secondo le convenienze e le condizioni di sicurezza». Tutto con accanto Cappellacci e il parlamentare Salvatore Cicu: che dice, fuori dal microfono e rivolto ai giornalisti, che «quindi in Sardegna no»: non è proprio così, ma tant’è. In ogni caso, aggiunge il ministro «parliamo di centrali sicure, innovative, con un impatto ambientale bassissimo che garantiscono un prezzo dell’energia costante. Certo non pensiamo a una centrale nucleare in ogni regione: seguiremo, invece, la logica della consultazione e della sicurezza». Piuttosto, messaggio a Soru, «chi in campagna elettorale non approfondisce questioni fondamentali ma cerca di mettere solo paura ai cittadini, non rende un buon servizio».

    Quella paura è il succo di quella «filosofia culturale che disegna la natura come statica e perfetta e l’uomo in evoluzione come distruttore, tipica della sinistra», spiega Scajola: «Invece sviluppo ed esigenze ambientali devono crescere insieme. Viviamo in un territorio prediletto dal Creatore, ma anche l’uomo è una meravigliosa creatura. La differenza tra Soru e Cappellacci è questa: la grande sfida di Ugo è quella di conciliare lo sviluppo con le bellezze del creato».

    Tutto molto epico, e Cappellacci si adegua: «Abbiamo tutte le possibilità per invertire la tendenza che prevede, per la nostra regione entro il 2015, il 127esimo posto tra 130 regioni europee per il Pil. Vogliamo dare il nostro contributo», dice il candidato del centrodestra, «come i sardi hanno sempre fatto senza mai tirarsi indietro: penso ai soldati della Brigata Sassari e ai nostri militari a Nassyria: abbiamo la grande opportunità di sentirci parte integrante del paese».

    A riportare tutti con i piedi per terra ci pensa Soru: «Scajola dice che io spavento i sardi. Ma i sardi sono già stati spaventati da lui quando, nel 2003, diede l’incarico al generale Jean di trovare un sito adatto a deposito di scorie delle centrali nucleari. Ci fu una rivolta popolare, forse la più partecipata di questi decenni. Con lui ministro, anche allora. E oggi ci dice che non si possono realizzare centrali contro il parere dei Comuni e delle Regioni ma lo ha detto in maniera vaga». Senza parlare del decreto legge in discussione al Senato: quello che permetterebbe al governo di decidere autonomamente i siti nucleari.

    (mamu)

  12. Vania
    18 Gennaio 2009 a 10:13 | #12

    già firmato e sto facendo marketing fra gli amici!ciao ciao Vania

I commenti sono chiusi.