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La Sardegna è piena d’acqua!

 

1 miliardo e 451 milioni di metri cubi d’acqua invasata al 31 dicembre 2008 nei 34 invasi sardi. Altro che nuove dighe in progetto e mai dimenticati dissalatori: dopo l’interconnessione fra sistemi idrici è ora di occuparsi seriamente di utilizzare l’acqua riciclata dei grandi depuratori industriali ed urbani e di abbattere quel 40 % di perdite delle reti di distribuzione che gridano vendetta.

Gruppo d’Intervento Giuridico

 

 

da La Nuova Sardegna, 29 gennaio 2009

Bacini pieni, è un record: ci sono riserve fino al 2011. Soltanto nel Sulcis si soffre la siccità. Sprechi nella rete, l’obiettivo è ridurli al 15% entro il 2013. Paoletta Farina

SASSARI. Se da domani non cadesse più una goccia di pioggia, la Sardegna avrebbe comunque riserve d’acqua per i prossimi due anni. Effetto dell’autunno piovoso che ha fatto dimenticare il 2007-2008, precedente anno idrologico, come viene classificato dagli esperti, che è stato il terzo più siccitoso dal Novecento in poi. Tanto che al 31 dicembre 2008 nei 34 bacini sardi sono stati invasati 1 miliardo 451 milioni di metri cubi di acqua, un record rispetto ai bisogni della popolazione. E considerato che il maltempo ha continuato a dispensare acquazzoni anche per tutto questo mese di gennaio, il prossimo bilancio vedrà le scorte ancora incrementate. Quindi l’ultima stagione climatica favorevole mette al riparo l’isola da emergenze che ha lungamente conosciuto. Basti pensare che la scorsa estate il bilancio era negativo, con le scorte più basse degli ultimi cinque anni, tanto che mancavano 200 milioni di metri cubi. Poi il maltempo che ha flagellato da nord a sud l’isola, pur causando devastazioni e morte, ha ribaltato la situazione tanto che il sistema degli invasi adesso è pieno al 76 per cento della capacità complessiva. E consente di guardare al futuro con serenità.
I consumi. All’Autorità di bacino, diretta dallo scorso luglio da Roberto Silvano, non si dovranno certo decidere restrizioni. «I sardi consumano 750 milioni di metri cubi d’acqua all’anno dal sistema dei grandi invasi e quindi se ora ne abbiamo disponibili un miliardo e mezzo possiamo stare tranquilli – affermano -. Siamo in quella che tecnicamente è detta una situazione ordinaria, cioè di normalità, ma che per la Sardegna rappresenta comunque una novità. Anche se ormai da cinque anni non ci sono vere emergenze, quelle, per intenderci che ci avevano abituato a lunghi periodi di razionamento. La scorsa estate, pur nella penuria d’acqua, un uso oculato delle scorte ha permesso che non ci fossero riflessi nell’erogazione e che quindi la popolazione non si accorgesse della situazione di piena siccità».
Le scorte. Il «Bollettino dei serbatoi artificiali del sistema idrico multisettoriale della Sardegna» nel fare il bilancio dell’anno passato, dà risultati positivi. L’incremento delle risorse accumulate nei bacini fino al 31 dicembre è stato di 334 milioni di metri cubi, il 30% delle risorse presenti il 30 novembre scorso. E grazie alla stagione piovosa, le scorte si sono incrementate di 410 milioni di metri cubi, cioè il 40% delle risorse accumulate sino al 31 ottobre 2008. Sempre secondo il bollettino, diffuso dalla Regione nei giorni scorsi, al 31 dicembre, nei bacini c’era acqua in quantità superiore all’anno precedente con una differenza di circa 80 milioni di metri cubi e, seppur di poco, anche a quella presente fino al 31 dicembre 2006.
Il caso Sulcis. Unico neo resta il Sulcis Iglesiente, dove l’emergenza è stata comunque gestita proprio grazie alle scorte incamerate precedentemente. La scorsa estate ha conosciuto limitazioni perché l’intera area non è connessa al sistema, ma l’erogazione che si è comunque riusciti ad assicurare «ha consentito che non ne soffrissero le colture, in particolare i vigneti del Parteolla», spiegano all’Autorità di bacino. Il Sulcis Iglesiente è la spina nel fianco della Regione che in questi anni è riuscita a gestire la ricchezza acqua senza problemi per la restante parte dell’isola. «La soluzione potrà arrivare solo quando verrà realizzata l’interconnessione del sistema del Tirso-Flumendosa con l’Iglesiente e con il Sulcis» spiegano all’Autorità d’ambito. L’opera è stata inserita fra le opere della legge Obbiettivo e tra i fondi Fas 2007-2013 programmati dalla giunta regionale. Per i lavori occorreranno non meno di 40 milioni di euro. Nel frattempo è stato completato il collegamento aggiuntivo per l’approvvigionamento dalle miniere della zona di Campo Pisano, ad Iglesias. «Con questo intervento, in pochi mesi, sono state raddoppiate le risorse potenzialmente disponibili per gli usi primari dell’area – si legge sempre nel bollettino -, sia quindi per le utenze civili della città di Iglesias che per l’irrigazione nei distretti del Cixerri» coprendo anche gli usi domestici di 3.000 famiglie che risiedono nell’agro. Raddoppiati anche i volumi annui disponibili passano da 2,7 milioni di metri cubi a circa 5,4 milioni di metri cubi. Non solo. E’ stato appaltato il nuovo collegamento di emergenza dalla diga sul Cixerri a Gennas Is Abis che potrà convogliare nell’intera area irrigua del Cixerri verso l’Iglesiente altri 4,7 milioni di metri cubi all’anno. A realizzare l’opera è stato l’Enas, l’Ente Acque della Sardegna.
Gli sprechi. Le perdite di acqua dalla rete sono del 40 per cento. Un fiume che si disperde e che rappresenta uno spreco intollerabile. Abbanoa, il gestore unico, sta investendo sulla rete di distribuzione proprio per eliminare le dispersioni esistenti. L’obiettivo, per il quale la Regione ha disposto uno specifico programma, è almeno di ridurle al 15 per cento entro il 2013: sarebbe un risultato accettabile. Il piano di interventi allo scopo prevede una spesa di 100 milioni di euro, tra fondi regionali e fondi Fas, quelli cioè destinate dall’Unione Europea alle aree sottoutilizzate.
Il bilancio. Nonostante le riserve, sul sistema idrico regionale sono ancora necessari interventi. La situazione viene definita complessa perchè c’è ancora da completare il sistema di interconnessione. Oltre al Sulcis, occorrono interventi anche sul Coghinas. In ogni caso l’acqua potabile può essere garantita su tutto il territorio. Altrettanto per l’industria.
Irrigazione. Diverso il discorso per quanto riguarda l’uso irriguo. Per garantire l’approvvigionamento all’agricoltura vengono impiegati 350-400 milioni di metri cubi all’anno. Acqua destinata a 150mila-170mila ettari. E che è quindi insufficiente, perchè occorrerebbero almeno 6-7mila metri cubi per ettaro. Quello dell’irrigazione per l’agricoltura è comunque un discorso legato alle colture. Serve una specifica pianificazione per decidere se privilegiare un tipo di coltura piuttosto che un altro e programmare la necessità d’acqua.
Le prospettive. Manutenzione straordinaria delle grandi opere, pianificazione del settore agricolo e piano di gestione dei bacini idrografici (quest’ultimo dovrà essere concretizzato entro l’anno prossimo): su questi tre temi si gioca il futuro delle risorse idriche.

 

L’EMERGENZA.  Troppa acqua, il Coghinas scoppia e si aprono le paratie.  Giampiero Cocco

PERFUGAS. Le sirene d’allarme hanno cominciato a suonare poco dopo le 21 di ieri: le tre paratie automatiche della diga del Coghinas si sono spalancate all’improvviso, liberando migliaia di metri cubi d’acqua al secondo. Una piena prevista, quella che ha percorso in poche ore la distanza che separa l’invaso di Oschiri dal mare di Valledoria, che però ha fatto scattare lo stato d’emergenza lungo tutto il corso d’acqua.  Un serpente tumultuoso d’acqua che si snoda tra le gole di Balascia, attraversa il fondovalle di Tisiennari, si allarga a macchia d’olio nella piana di Perfugas prima di tuffarsi – trattenuta dalla diga di Casteldoria -, nell’ampio delta tra Santa Maria e la fertile pianura di Valledoria, sfociando nel golfo dell’Asinara. Erano diversi anni che l’onda di piena non tracimava verso le campagne, ed erano anni che la foce non veniva allagata sino agli argini, all’interno dei quali qualcuno aveva anche piantato filari di carciofi. Tutto previsto, e ampiamente annunciato, dai tecnici dell’Enel, che nei giorni scorsi avevano informato la protezione civile e le amministrazioni interessate della possibile, anzi certa, apertura delle paratie di sicurezza. Un fiume in piena, dunque, che ha messo in allarme un’azienda di Donigazza (nelle vicinanze di Tisiennari) che nell’acqua del Coghinas alleva avanotti e anguille. Il vivaio, situato a quota di sicurezza, è stato letteralmetne allagato dalla piena, ma nessun "ospite" dell’allevamento è riuscito a conquistare la libertà. L’ondata di piena dovrebbe calare sin dalle prossime ore, non appena la pressione dell’acqua diminuirà sui contrappesi delle paratie d’emergenza. In questo ultimo mese le turbine dello sbarramento di Oschiri e quelle di Casteldoria funzionano 24 ore al giorno, producendo energia elettrica che viene immessa nella rete regionale. Le previsioni meteorologiche danno maltempo anche per la prossima settimana, con abbondanti precipitazioni sul nord dell’isola. Una ulteriore sferzata di energia per l’Enel, che gestisce i due invasi del Sassarese.  Una curiosità: il vecchio ponte di Viddalba (in disuso da anni) è stato per l’ennesima volta sommerso dalle acque. Prima della costruzione del nuovo viadotto gli abitanti del paese erano costretti, per rientrare a casa, a fare un lunghissimo giro per la piana di Valledoria.

 

(foto da www.lanuovasardegna.it)

  1. Juri
    4 Febbraio 2009 a 19:14 | #1

    Ieri son riuscito ad avvicinarmi a Soru (che ha suscitato un entusiasmo veramente notevole, che non mi aspettavo, oscurando completamente tutto lo stato maggione del PD piemontese, Chiamparino stava lì in disparte che non se lo filava nessuno mentre Soru era assediato da giornalisti e pubblico) alla fine dell’incontro che ha avuto a Torino con i sardi e gli ho chiesto perchè insistono a voler fare la diga di Monte Nieddu.Mi ha risposto che oramai “hanno già sberciato la montagna ed è meglio finirla”. Al che ho ribattuto che in realtà c’è ancora molto da salvare, la foresta della vallata in primis. Lui ha replicato insistendo che a questo punto è meglio portare a termine l’opera così almeno si crea un altro bacino. Al che gli ho fatto notare che si tratta di 15 milioni di metri cubi su un totale di 2 miliardi invasabili in Sardegna, cioè un nulla che costerà oltre 100 milioni di euro, e che sarebbe meglio procedere ad un ripristino ambientale. A quel punto mi ha invitato a scrivergli per mettere nero su bianco queste osservazioni. Mah..

  2. Juri
    30 Gennaio 2009 a 14:00 | #2

    1451 Milioni di metri cubi attualmente invasati. La diga di monte Nieddu permetterebbe di aggiungere al sistema nientemento che 15 milioni di metri cubi. L’uno per cento dell’acqua attualmente raccolta. Circa lo 0.75% del potenziale invasabile attualmente. Praticamente nulla. Gli sprechi invece sono dell’ordine del 40%. Questo significa che dell’accumulo attuale si perderanno 600milioni di metri cubi. Come 40 bacini di Monte Nieddu! In altri termini, facendo riferimento all’accumulo attuale, basterebbe ridurre le perdite dal 40% al 30% per avere l’equivalente di 10 dighe di monte Nieddu!Sono numeri che dovrebbero far arrossire chi ha ancora il coraggio di dire che la diga di monte Nieddu serve.

  3. Pina ridens
    29 Gennaio 2009 a 18:55 | #3

    Ora il governo smetterà di essere ladro per qualche giorno, così smetterà anche di piovere e potranno costruire tante nuove belle dighe.

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