Piazzisti nucleari.


In questi ultimi i tempi abbondano i piazzisti nucleari: rispediamoli a casa loro anche con una firma sotto la petizione No all’energia nucleare, sì all’energia solare ! Sono più di 2.300 i cittadini italiani che l’hanno già fatto.
Gruppo d’Intervento Giuridico
da La Nuova Sardegna, 12 marzo 2009
«Faranno a gara per ospitare le centrali». Scajola illustra l’accordo sul nucleare. Il Pd: mancano soldi e tecnologia.
ROMA. «Il nucleare è una fonte di ricchezza» e, alla fine, «ci sarà concorrenza tra i territori» per essere scelti come siti di nuove centrali. E a gara faranno anche gli operatori. La pensa così il ministro per lo Sviluppo economico, Claudio Scajola che ieri ha esposto alle commissioni Industria e Attività produttive di Camera e Senato i contenuti dell’accordo per la cooperazione sul nucleare civile, firmato da Berlusconi e Sarkozy, e dei due memorandum siglati da Enel ed Edf. «Quando sarà completato l’iter legislativo per il ritorno del nucleare in Italia, le società Enel ed Edf collaboreranno per sviluppare, costruire e fare entrare in esercizio in Italia almeno quattro unità Epr, con l’obiettivo di giungere all’avvio operativo della prima entro il 2020», ha detto Scajola parlando di «un accordo che permetterà al paese di dotarsi di una potenza di 6.400 Mw nucleari, da sviluppare in forma paritetica e successivamente da gestire con formule che garantiscano la maggioranza azionaria per l’impresa italiana». «Un ottimo risultato – ha aggiunto il ministro – che rappresenta circa la metà della potenza presumibilmente necessaria a coprire con l’energia nucleare il 25 per cento dei consumi elettrici attesi nel 2020». Quanto all’iter autorizzativo prefigurato dal governo, secondo Scajola, basteranno dai 3 ai 4 anni e poi altri 5 per costruire la prima centrale. La parole di Scajola, però, non convincono l’opposizione che guarda con robusto «scetticismo» al futuro disegnato dal titolare dello sviluppo economico. «Anche volendo aprire al nucleare, e non è questa la nostra posizione, qui il primo problema sono gli investitori che riteniamo inesistenti», commenta Andrea Lulli, capogruppo del Pd in commissione Attività produttive. «E poi, anche ammesso e non concesso l’investimento, parliamo di roba vecchia, di una tecnologia non conveniente sulla quale non si può ipotecare il futuro del paese e della ricerca», aggiunge Lulli ricordando che la strada da percorrere è quella del risparmio, dell’efficienza e delle fonti rinnovabili. I costi (superiori ai 5 miliardi di euro per impianto) non sono l’unico problema. Nel protocollo siglato da Berlusconi e Sarkozy c’è anche l’impegno a una collaborazione bilaterale sullo smantellamento degli impianti preesistenti e sul trattamento delle scorie che appare eccessivamente vincolante. Ma un altro aspetto sul quale infuria la polemica è quello che riguarda le «semplificazioni» dell’iter autorizzativo e che di fatto, secondo il Pd, prevede una militarizzazione del territorio (sul modello di quella attuata in Campania per le discariche) «sulla quale non si costruisce il consenso e che, anzi, è destinata a provocare conflitti molto seri nelle popolazioni locali». Critica anche l’Italia dei valori che accusa il governo di mandare in onda spot pubblicitari e di latitare sul nodo principale: lo smaltimento delle scorie. «Scajola ha detto che al momento non può pronunciarsi e che la questione andrà affrontata a livello europeo. Come dire chi vivrà vedrà», ha commentato la senatrice dell’Idv, Patrizia Bugnano.
da La Nuova Sardegna, 11 marzo 2009
E.On adesso punta sul nucleare italiano. I piani del gruppo tedesco proprietario della centrale di Fiume Santo. Sardigna Natzione denuncia il rischio di «nuove servitù».
SASSARI. Il rilancio del nucleare da parte del governo italiano scatena l’interesse del gruppo tedesco E.On, proprietario della centrale elettrica di Fiume Santo. La società, attiva nella produzione e distribuzione di elettricità e gas in tutta Italia, ma anche secondo maggior operatore di centrali nucleari in Europa, ha manifestato l’interesse a non restare fuori dalla partita sull’energia atomica. Un interesse che potrebbe portare la Sardegna, nonostante le rassicurazioni giunte dal fronte politico nazionale e regionale, ad ospitare una delle quattro centrali previste dall’accordo di cooperazione tra Berlusconi e il presidente francese Sarkozy. L’amministratore delegato di E.On, Wulf Bernotat, ha dato il benvenuto al «mutato clima» in Italia sul nucleare e la società si è detta pronta a fornire sostegno al ritorno del Paese all’energia nucleare. Anche il componente del cda con delega ai Nuovi Mercati, Lutz Feldmann, ha spiegato che «stiamo vedendo se ci sono nuove opportunità, in questo che rappresenta un mercato di nuova apertura». Intanto sulla possibilità che la Sardegna possa essere sede di una centrale nucleare cresce la preoccupazione. Domenica scorsa il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha affermato di credere nel nucleare e che «sia sbagliato dire ‘basta che non si faccia nel mio giardino’. Va fatta una valutazione seria e sono i tecnici che devono indicare i siti giusti». E un tecnico come il sismologo Enzo Boschi, presidente dell’Istituto nazionale di geofisica, ha affermato durante l’audizione in commissione ambiente del Senato che la Sardegna – essendo la regione italiana più stabile dal punto di vista sismico, e quella a più bassa densità di popolazione – «è certamente la sede più adatta per la costruzione e l’installazione di centrali nucleari». Un parere, quello di Boschi, che ha scatenato l’immediata reazione contraria di Sardigna Natzione che ha annunciato l’apertura di gazebo per una raccolta di firme contro il nucleare in tutta l’isola. In una nota firmata dai dirigenti nazionali Giampiero Zampa Marras, Nando Nocco, Franca Frigau e Gianni Satta, Sn sostiene che «si propone il nucleare nonostante si sappia che la nostra isola produce energia elettrica in misura di gran lunga superiore al proprio fabbisogno energetico, tant’è che l’esporta verso la Toscana. Per cui se dovesse passare una tale proposta oscena, oltre alle servitù militari, graverebbe sulla nostra terra una nuova servitù». Sardigna Naztione si chiede inoltre se «la Sardegna debba sin da ora accogliere e smaltire nell’Isola le scorie radioattive provenienti dalla Francia, da stoccare nelle miniere dismesse». Tutto questo «mentre in altre parti del mondo si privilegiano le energie alternative e rinnovabili».

(foto da mailing list ambientaliste)




Io non vorrei che fosse attendibile la notizia che ho letto nel “Il Sardegna”, ossia la possibilità che il super cavo, che collegherà la centrale di Fiumesanto a Latina, possa servire al trasporto dell’energia nucleare. Se l’intenzione è quella di piazzarci qualche centrale nucleare, la neccessità del trasferimento dell’energia prodotta nell’Isola al continente sarebbe in questo modo già adempiuta. Questo presupposto mi preoccupa e mi fa temere per il peggio. Purtroppo non riesco a postare l’articolo e quindi chiedo aiuto a voi, che siete più pratici, di farlo. Il Sardegna 14 marzo 2009, pag. 23 a firma di Marco Mostallino “Un cavo da record del mondo per esportare la corrente”.Per chi riesce a dormire, buona notte.
fin quando non riconoscerai che in quest’Isola i “signori del vento” hanno cercato di farne l’eldorado della speculazione eolica sarai tu, caro Marco, a non essere attendibile
) La nostra posizione sulla produzione di energia da fonte eolica è molto chiara ed è pubblicizzata da tempo anche su questo blog: leggila. Abbiamo bisogno di migliorare, non di ritornare indietro.
Finchè non vi impegnerete a propagandare la costruzione di impianti solari ed eolici in egual misura non sarete del tutto attendibili.
Penso che sia arrivato nuovamente il momento come già nel 1974, quando il centrosinistra proponeva la centrale nel Cirras di vederci per mettere su un Comitato Sardo Antinucleare per le energie alternative, chi è già in movimento , se vuole m’inviti, oppure iniziamo comunque a vederci.3920948064